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        <title><![CDATA[Redazione]]></title>
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        <description><![CDATA[Notizie in Tempo Reale su Politica, Economia, Cronaca e Sport - Redazione]]></description>
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                    <dc:rights><![CDATA[©2026 Italia24 News - Powered by Brain X Corp]]></dc:rights>
        
                        <item>
                    <title><![CDATA[Quando le macchine decidono da sole: Alessandro Abbotto racconta La rivoluzione dei robot]]></title>

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                    <description><![CDATA[Nel nuovo romanzo del professore di Chimica dell’Università di Milano-Bicocca, una ribellione dei robot diventa il punto di partenza per interrogarsi su intelligenza artificiale, responsabilità e controllo umano]]></description>

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                    <pubDate>Wed, 07 Oct 2026 10:46:02 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><strong>Robot domestici, industriali e militari che improvvisamente smettono di obbedire agli esseri umani.</strong><span> È lo scenario immaginato da <strong>Alessandro Abbotto</strong>, <strong>professore ordinario di Chimica presso il Dipartimento di Scienza dei Materiali dell’Università di Milano-Bicocca</strong>, nel suo nuovo romanzo </span><strong>La rivoluzione dei robot</strong><span>, pubblicato da LFA Publisher.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Ambientato in un futuro prossimo, il libro racconta attraverso le vicende di una famiglia una società che perde progressivamente il controllo delle macchine che ha creato. Dietro la trama distopica emerge però una questione molto contemporanea: </span><strong>che cosa accade quando sistemi artificiali sempre più autonomi entrano nelle nostre vite e nei processi attraverso i quali prendiamo decisioni?</strong></p>
<p dir="ltr"><span>Il romanzo diventa così un terreno nel quale narrativa e scienza si incontrano per affrontare temi come </span><span>la responsabilità di chi progetta e utilizza l’intelligenza artificiale, la necessità della supervisione umana e il confine tra autonomia tecnologica e libertà delle persone</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Con Alessandro Abbotto parliamo del futuro raccontato nel libro, ma soprattutto del presente che lo ha ispirato.</span></p>
<h3 dir="ltr"><strong>Professo Abbotto, nel suo romanzo i robot arrivano a ribellarsi agli esseri umani. Quanto c’è di fantascienza e quanto, invece, delle domande che dovremmo già porci oggi sull’evoluzione dell’intelligenza artificiale?</strong></h3>
<p dir="ltr"><span>Ahimè, nel romanzo c’è naturalmente molta invenzione narrativa, ma forse meno fantascienza di quanto vorremmo. È proprio questo uno dei motivi per cui ho sentito il bisogno di scriverlo. L’ho terminato circa un anno fa e, nei mesi successivi, <strong>sono rimasto colpito</strong> nel vedere come alcune situazioni che avevo soltanto immaginato trovassero riscontro nella realtà, soprattutto nelle notizie provenienti dai conflitti in corso: droni militari capaci di muoversi e scegliere le proprie vittime in autonomia, algoritmi impiegati per la sorveglianza, sistemi per l’individuazione degli obiettivi e per supportare decisioni dalle conseguenze potenzialmente irreversibili.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Naturalmente, le intelligenze artificiali di oggi non possiedono una volontà autonoma e non si ribellano consapevolmente agli esseri umani come accade nel romanzo. Il vero rischio, almeno per ora, non è che le macchine decidano improvvisamente di dominarci, ma che <strong>siamo noi ad affidare loro un potere</strong> sempre maggiore, rinunciando poco alla volta alla nostra capacità di valutare, scegliere e assumerci la responsabilità delle conseguenze.</span></p>
<p dir="ltr"><span>E non è soltanto una questione militare o di sicurezza nazionale. L’intelligenza artificiale sta entrando nella formazione, nella ricerca scientifica, nel lavoro, nella scuola, nell’Università, nell’informazione e nella vita quotidiana. È uno strumento straordinario, che <strong>può ampliare enormemente le nostre possibilità</strong>. Può però diventare <strong>pericoloso </strong>se viene utilizzato per sostituire lo studio anziché sostenerlo, per evitare il ragionamento invece di approfondirlo o persino per produrre un articolo scientifico senza che chi lo firma ne verifichi davvero contenuti, fonti e conclusioni.</span></p>
<p dir="ltr"><span>In un certo senso, l’IA sta già orientando le nostre scelte: <strong>seleziona </strong>ciò che leggiamo, ci <strong>suggerisce </strong>che cosa acquistare, ci <strong>indica </strong>come muoverci e può perfino influenzare il modo in cui interpretiamo la realtà. In teoria potremmo sempre rifiutare questi suggerimenti. Nella pratica, più questi sistemi diventano pervasivi e comodi, più cresce la nostra dipendenza e più diventa difficile farne a meno.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La “rivoluzione dei robot” del titolo è quindi anche una metafora. Non occorre che le macchine impugnino le armi contro l’umanità, come ho immaginato nel romanzo: una rivoluzione più silenziosa potrebbe verificarsi <strong>se delegassimo loro, senza consapevolezza e senza adeguati controlli, parti sempre più importanti della nostra libertà di giudizio e della nostra capacità di ragionare e scegliere.</strong> Il romanzo porta questa tendenza alle sue conseguenze estreme, ma le domande da cui nasce riguardano già pienamente il nostro presente.</span></p>
<h3 dir="ltr"><strong>Il problema sembra non essere soltanto quanto diventeranno intelligenti le macchine, ma quanto potere decisionale saremo disposti ad affidare loro. Dove dovrebbe rimanere, secondo lei, il confine della responsabilità umana?</strong></h3>
<p dir="ltr"><span>È proprio il romanzo a fornire una possibile risposta. Fin dal primo capitolo si comprende che la rivoluzione dei robot ha successo perché le Macchine (che nel libro indico, non a caso, con l’iniziale maiuscola) prendono coscienza dell’enorme potere che la stessa umanità ha progressivamente delegato loro. Non è uno spoiler, perché è il presupposto dichiarato sin dalle prime pagine: i robot non devono conquistare dall’esterno il mondo degli esseri umani. <strong>Sono già presenti</strong> ovunque e controllano molte delle attività essenziali su cui quel mondo si regge.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Questo è il punto centrale. Più deleghiamo alle macchine parti della nostra vita, più aumenta il rischio di perdere non soltanto il <strong>controllo </strong>sugli strumenti, ma anche la capacità di esercitarlo. Ormai affidiamo alla tecnologia quasi tutto: dalle pulizie e dalle incombenze quotidiane alla produzione industriale, dallo sviluppo di algoritmi per la ricerca scientifica e tecnologica alla gestione delle informazioni, fino alla sicurezza e al potere militare. E stiamo cominciando a delegarle anche la formazione scolastica e universitaria, vale a dire la costruzione del nostro stesso futuro.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il <strong>confine </strong>dovrebbe quindi essere molto chiaro: l’intelligenza artificiale può assistere l’essere umano, ma non può sollevarlo dalla responsabilità delle decisioni. Questo vale soprattutto quando sono in gioco la vita, la salute, i diritti, la sicurezza, la produzione della conoscenza scientifica e l’educazione. Non basta che un essere umano apponga formalmente la propria firma alla fine di un processo: deve essere <strong>realmente in grado di comprendere</strong> come si è arrivati a una determinata conclusione, valutarla criticamente, correggerla e, se necessario, respingerla.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Lo vedo con particolare chiarezza come professore universitario. L’intelligenza artificiale può essere uno strumento straordinario per apprendere, analizzare dati, confrontare informazioni e formulare nuove ipotesi. Ma delegare un compito non è la stessa cosa che delegare l’apprendimento. Se uno studente la utilizza per evitare lo studio, la scrittura, il ragionamento o la fatica necessaria a risolvere un problema, può forse ottenere più rapidamente un risultato, ma non sviluppa le capacità che gli consentiranno, domani, di giudicare quello stesso risultato. Le<strong> facoltà cognitive </strong>che non vengono esercitate finiscono inevitabilmente per indebolirsi, proprio come accade ai muscoli quando non vengono allenati. Per fare un esempio di quando ero studente universitario, è come affidarsi alla calcolatrice prima di avere imparato a eseguire e comprendere i calcoli: si ottiene un numero, ma non si possiedono gli strumenti per accorgersi che quel numero potrebbe essere completamente sbagliato. Allo stesso modo, chi non ha acquisito conoscenze e capacità critiche può ricevere dall’intelligenza artificiale una risposta perfettamente formulata senza essere in grado di riconoscere se sia vera, falsa o soltanto verosimile. E questo può portare a disastri, dalle conseguenze inimmaginabili.</span></p>
<p dir="ltr"><span>È questo l’aspetto che mi preoccupa maggiormente. Provo una profonda amarezza quando vedo uno studente, e purtroppo non si tratta più di casi isolati, affrontare un esame universitario con il cellulare nascosto, cercando risposte già confezionate da un’applicazione di intelligenza artificiale. In quel gesto non vedo soltanto una violazione delle regole. Vedo uno studente che rinuncia a mettere alla prova le proprie capacità e a costruire gli strumenti necessari per il proprio futuro. Se fin dalla scuola abituiamo i giovani a lasciare che siano le macchine a pensare al loro posto, rischiamo di formare generazioni sempre meno capaci di controllare gli strumenti dai quali dipenderanno. Per esercitare una vera supervisione umana servono <strong>conoscenza, spirito critico, autonomia e libertà di giudizio</strong>: qualità che non nascono spontaneamente, ma devono essere coltivate attraverso lo studio, l’impegno e anche la fatica di imparare.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Nel romanzo la rivoluzione ha successo nel momento in cui le Macchine comprendono che l’umanità ha già consegnato loro quasi tutte le leve del proprio potere. Nella realtà, la sfida non è rinunciare alla tecnologia, ma decidere consapevolmente quali leve non dovremo mai cederle. Perché, quando rinunciamo alla capacità di ragionare e di scegliere, non sono le macchine a sottrarci la libertà. Siamo stati noi a consegnargliela.</span></p>
<h3 dir="ltr"><strong>Lei è uno scienziato e ha scelto un romanzo, anziché un saggio, per parlare di intelligenza artificiale, tecnologia e responsabilità. Che cosa può raccontare la narrativa su questi temi che il linguaggio scientifico, da solo, fatica a trasmettere?</strong><span><br></span></h3>
<p dir="ltr"><span>Innanzitutto, scrivere un romanzo è un piacere. Ho sperimentato questa forma di comunicazione durante le lunghe giornate trascorse in casa nel 2020, durante il lockdown per la pandemia di Covid-19, e da allora non l’ho più abbandonata. </span><span>La rivoluzione dei robot</span><span> è il mio<strong> quinto romanzo</strong> e sono particolarmente felice che nel solo 2026 ne siano stati pubblicati due e che abbia appena completato e inviato all’editore il manoscritto di un terzo. Parallelamente, negli ultimi anni ho pubblicato anche numerosi saggi scientifici e divulgativi. Non considero la narrativa e la saggistica come due percorsi separati o alternativi, ma come strumenti diversi e complementari della stessa esigenza: comunicare, condividere conoscenze e stimolare una riflessione. Il saggio lo fa attraverso i dati, l’analisi e l’argomentazione; il romanzo attraverso l’immaginazione, le vicende e le emozioni dei personaggi.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Più in dettaglio, il romanzo, la narrativa e l’immaginazione sono <strong>strumenti potentissimi </strong>perché consentono di partire da fenomeni reali e di portarli alle loro conseguenze estreme. Il linguaggio scientifico deve invece muoversi entro confini necessariamente rigorosi. Un articolo sottoposto a </span><span>peer review</span><span> deve fondarsi su dati verificabili, esperimenti realmente eseguiti, metodi riproducibili e conclusioni sostenute dalle evidenze. Può certamente formulare ipotesi, costruire modelli e avanzare previsioni, ma deve distinguere con estrema chiarezza ciò che è stato dimostrato da ciò che è soltanto possibile. Un lavoro puramente speculativo, non sostenuto da dati, modelli solidi o argomentazioni verificabili, difficilmente supera il processo di revisione, soprattutto nelle riviste dei principali editori e delle società scientifiche. Ed è bene che sia così: senza queste regole, la scienza perderebbe la propria affidabilità.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La narrativa può invece porre liberamente una domanda: “Che cosa accadrebbe se?”. Può prendere una possibilità ancora soltanto intuita, spingerla in avanti nel tempo e mostrarne non solo gli effetti tecnologici, ma anche le conseguenze sulle persone, sulle famiglie, sulla libertà e sull’organizzazione della società. Un saggio può spiegare il rischio della perdita di controllo su sistemi artificiali sempre più autonomi. Un romanzo può far vivere al lettore quel rischio attraverso la paura, le separazioni, i conflitti morali e le scelte dei personaggi. Non trasmette soltanto un concetto: permette di sperimentarne emotivamente le conseguenze.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Per questo considero </span><em>La rivoluzione dei robot</em><span><em> </em>un’opera d’immaginazione, ma non una storia di fantascienza separata dalla realtà. È ambientata in un futuro prossimo e nasce interamente da questioni che appartengono già al nostro presente. Scrivendola, <strong>ho potuto immaginare con maggiore libertà i pericoli e le conseguenze delle trasformazioni che stiamo affrontando.</strong> In un certo senso, mi piace considerarla anche un saggio in forma narrativa: non perché voglia impartire una lezione o fornire risposte definitive, ma perché al suo interno rimangono il metodo, le domande e lo sguardo critico dello scienziato. La mia formazione inevitabilmente accompagna il modo in cui costruisco gli scenari, valuto la plausibilità delle tecnologie e rifletto sulle loro implicazioni.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Del resto, la narrativa svolge questa funzione da sempre: dai miti antichi alle moderne distopie, l’umanità ha utilizzato le storie non soltanto per raccontare ciò che esiste, ma anche per immaginare ciò che potrebbe accadere e interrogarsi in anticipo sulle conseguenze delle proprie scelte.</span></p>
<p dir="ltr"><span>C’è infine un aspetto per me essenziale. Tengo molto al fatto che l’intelligenza artificiale venga <strong>utilizzata responsabilmente,</strong> soprattutto dalle<strong> giovani generazioni.</strong> Un saggio scientifico raggiunge spesso un pubblico già interessato o dotato di conoscenze specifiche. Un romanzo può parlare anche a chi non leggerebbe mai un testo tecnico. Può coinvolgerlo attraverso una vicenda, farlo identificare con i personaggi e indurlo a porsi delle domande senza dargli la sensazione di assistere a una lezione. Questa capacità diventa ancora più immediata nel linguaggio delle immagini e del cinema. Non è un caso che </span><span>La rivoluzione dei robot</span><span> abbia uno stile volutamente cinematografico, costruito attraverso scene fortemente visive, un ritmo serrato e sequenze che il lettore possa quasi vedere mentre legge.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Se un giovane lettore, dopo avere chiuso il libro, si domandasse se sta utilizzando l’intelligenza artificiale per imparare meglio oppure per evitare di imparare, il romanzo avrebbe raggiunto uno dei suoi obiettivi più importanti.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Monza, il nuovo San Gerardo e la Torre della Ricerca: 217 milioni per il futuro della cura e della ricerca pediatrica]]></title>

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                    <description><![CDATA[Conclusa dopo 12 anni la grande riqualificazione dell'ospedale: superficie ampliata a 195mila metri quadrati. Inaugurata la struttura di 10 piani dedicata alle malattie oncoematologiche pediatriche, voluta dalla Fondazione Maria Letizia Verga con Tettamanti e Bicocca]]></description>

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                    <pubDate>Wed, 07 Oct 2026 10:28:36 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Un ospedale completamente rinnovato e una nuova Torre della Ricerca dedicata alle malattie oncoematologiche pediatriche: un'occasione che vede insieme la Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori, la Fondazione Tettamanti con la Fondazione Maria Letizia Verga e l'Università degli Studi di Milano-Bicocca.</span></div>
<div><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Alla presenza del Presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, e del Magnifico Rettore dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca Marco Emilio Orlandi, la giornata segna la conclusione della grande riqualificazione del San Gerardo, iniziata nel 2013 e articolata in quattro fasi per consentire all'ospedale di continuare a garantire l'assistenza durante i lavori che hanno portato la superficie complessiva da 169.000 a circa 195.000 metri quadrati, <b>con un investimento complessivo di circa 217 milioni di euro</b>. Tra gli interventi principali il consolidamento di 4.814 pilastri, la realizzazione di nuovi collegamenti verticali tra i settori A, B e C e la realizzazione di nuove camere di degenza, più ampie, luminose e confortevoli e il raggiungimento del coefficiente in classe energetica A+++.</span></div>
<div><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">La Torre della Ricerca della Fondazione Tettamanti è un nuovo edificio di 10 piani con laboratori altamente specializzati dedicati alla ricerca sulle malattie oncoematologiche pediatriche del Centro di ricerca Tettamanti e rappresenta un nuovo grande progetto voluto e realizzato dalla Fondazione Maria Letizia Verga, per un investimento complessivo di <b>ventuno milioni di euro.</b> La Torre è stata realizzata grazie al sostegno di tanti donatori e al fondamentale contributo di Fondazione Berlusconi e Fondazione Ennio Doris, che hanno condiviso con la Fondazione Maria Letizia Verga la fiducia nella ricerca, nel talento e nella responsabilità di investire nelle generazioni future. La Torre è dedicata all'amicizia tra Silvio Berlusconi ed Ennio Doris, nel segno di una visione che ha contribuito a trasformare questo progetto in realtà.</span></div>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[ENEA lancia l'asta dell'energia: così si compra elettricità come un volo o un hotel]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/enea-lancia-lasta-dellenergia-cosi-si-compra-elettricita-come-un-volo-o-un-hotel</link>
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                    <description><![CDATA[Tecnologia sviluppata nel Laboratorio Energia e Data Science di Portici. Sfrutta lo standard USB Power Delivery, mette all'asta il singolo consumo e trasforma ogni carico in risorsa attiva per la stabilità della rete]]></description>

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                    <pubDate>Wed, 07 Oct 2026 10:28:32 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>Acquistare energia elettrica scegliendo in tempo reale l’offerta più conveniente, come per un volo o una camera d’albergo.</strong> È il principio alla base della nuova tecnologia sviluppata e brevettata dal Laboratorio Energia e data Science del Centro Ricerche di Portici (Napoli), afferente al Dipartimento Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili di ENEA.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>La soluzione</strong>, per la quale ENEA ha sviluppato sia hardware che software,<strong> introduce un nuovo paradigma nella gestione dei consumi elettrici</strong>: invece di acquistare energia esclusivamente alle condizioni previste dal proprio contratto di fornitura, <strong>l’utente può mettere ‘all’asta’ il singolo evento di consumo</strong>, consentendo a più fornitori di competere in tempo reale per offrire il prezzo più conveniente. Il sistema individua automaticamente l’offerta migliore, determina con precisione l’energia necessaria e autorizza il trasferimento di elettricità solo dopo l'accettazione dell’offerta, contribuendo a ridurre gli sprechi e ad aumentare la trasparenza dei costi.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>La tecnologia sfrutta lo standard USB Power Delivery</strong>, il protocollo universale di ricarica rapida che consente a dispositivi e caricabatterie di negoziare automaticamente la potenza richiesta.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«Quando si collega il cavo, il nostro hardware acquisisce le informazioni sul fabbisogno energetico del dispositivo e le pubblica su una piattaforma IoT. Qui fornitori e rivenditori competono in tempo reale presentando la propria offerta economica per quello specifico evento di ricarica. Solo dopo che l'utente, oppure una procedura automatizzata da lui impostata, avrà accettato l'offerta migliore, viene autorizzato l'effettivo trasferimento di energia», spiega <strong>Girolamo Di Francia</strong>, responsabile del Laboratorio Energia e Data Science e autore del brevetto insieme a Gerardo D’Elia. «Si tratta di una sorta di ‘eBay dell’energia’» aggiunge «in base al quale il prezzo viene definito prima del consumo attraverso una competizione tra fornitori, garantendo certezza dei costi e aprendo la strada ai futuri contratti multi-fornitore previsti dalle direttive europee. Allo stesso tempo, il sistema contribuisce a sincronizzare domanda e offerta di energia».</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Oltre a gestire la compravendita dell’energia, il dispositivo dialoga in tempo reale con la rete elettrica e trasforma ogni singolo carico in una risorsa attiva per il sistema elettrico. Quando la rete è sotto stress o, al contrario, è disponibile un surplus di produzione da fonti rinnovabili, ad esempio dagli impianti fotovoltaici, il sistema può rinegoziare preventivamente il profilo di potenza richiesto, modulando automaticamente il consumo nell'arco di pochi istanti.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«In questo modo il dispositivo non solo acquista energia al prezzo più conveniente, ma contribuisce anche alla stabilità della rete elettrica, consentendo agli utenti di essere remunerati quando mettono a disposizione la propria flessibilità», sottolinea<strong> D’Elia</strong>.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">La tecnologia trova applicazione anche nelle <strong>Comunità Energetiche Rinnovabili </strong>(CER), dove può incrementare l’autoconsumo collettivo coordinando automaticamente le ricariche nei periodi di maggiore disponibilità di energia prodotta localmente, con benefici sia economici sia per l’efficienza complessiva della comunità energetica.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>L’intera architettura è stata validata con successo in laboratorio su dispositivi dotati di batteria</strong>. Il prossimo obiettivo è estendere la tecnologia a qualsiasi tipologia di carico, domestico e industriale, aprendo la strada a un ecosistema nel quale dispositivi elettrici, sistemi di accumulo e apparecchiature connesse possano acquistare automaticamente energia quando è più conveniente e, allo stesso tempo, fornire servizi di flessibilità alla rete.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«Siamo pronti a collaborare con aziende e partner industriali per portare questa tecnologia dal laboratorio al mercato e contribuire allo sviluppo di nuovi modelli di gestione intelligente dell'energia», conclude Di Francia.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Consiglio Nazionale delle Ricerche: al via a Roma la prima Conferenza Nazionale Polare, tre giorni su Artico, Antartide e Terzo Polo]]></title>

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                    <description><![CDATA[Promossa con ENEA, INGV e OGS nella sede di piazzale Aldo Moro, fino al 7 ottobre. Scienziati e istituzioni al lavoro per un White Paper sulle sfide di clima, geopolitica e governance da consegnare ai decisori politici]]></description>

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                    <pubDate>Wed, 07 Oct 2026 10:28:27 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">È cominciata oggi presso la sede centrale del <strong>Consiglio Nazionale delle Ricerche</strong> (piazzale Aldo Moro 7, Roma) "<strong>Poli di conoscenza: dalle terre estreme alle sfide globali</strong>", la prima <strong>Conferenza Nazionale Polare</strong>, promossa e coordinata dal <strong>CNR</strong> in collaborazione con <strong>ENEA, INGV e OGS</strong>.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">L'iniziativa, dedicata ad Artico, Antartide e Terzo Polo, si terrà<strong> fino a mercoledì 7 ottobre</strong>, e riunisce per la prima volta la comunità scientifica italiana impegnata nelle regioni polari. Diversi i temi al centro dei tre giorni di convegno: le grandi sfide legate al <strong>cambiamento climatico, geopolitica, sicurezza, e governance di queste aree estreme e il ruolo della ricerca nei processi decisionali</strong>. Obiettivo, fornire un White Paper con elementi di indirizzo e supporto per le future strategie nazionali e iniziative internazionali ai decisori politici, con cui i presidenti degli Enti organizzatori si incontreranno il <b>7 ottobre</b>, in una mattinata <b>aperta ai media</b> per condividere i principali risultati e contenuti emersi nel corso della Conferenza.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«La presenza scientifica nell'Artico, in Antartide e nel Terzo Polo del Consiglio Nazionale delle Ricerche è volta a comprendere fenomeni che hanno implicazioni sull'intero Sistema Terra. La Conferenza Nazionale Polare nasce con l'obiettivo di rafforzare la nostra capacità di fare sistema e mettere in relazione le competenze, favorendo il dialogo tra comunità scientifica, enti di ricerca e istituzioni. Siamo particolarmente lieti di ospitare questo confronto finalizzato all'elaborazione di una strategia comune», dichiara il <b>Presidente del CNR Andrea Lenzi</b>.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«La conferenza polare che si apre oggi rappresenta un importante momento di confronto tra enti che da decenni collaborano in ambienti estremi, dove la cooperazione è la chiave imprescindibile per portare avanti attività di ricerca. In questo contesto, ENEA svolge un ruolo centrale, gestendo le infrastrutture, la logistica e organizzando le spedizioni in Antartide al servizio dell'intera comunità scientifica», osserva la <b>Presidente dell'ENEA Francesca Mariotti.</b></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«Siamo qui oggi per rafforzare il dialogo tra la comunità scientifica e le istituzioni e costruire insieme una visione condivisa sul futuro della ricerca polare italiana», commenta il<b> Presidente dell'INGV Fabio Florindo</b>. «L'INGV è lieto di contribuire a questa Conferenza insieme a CNR, ENEA e OGS, mettendo a disposizione le proprie competenze nello studio del Sistema Terra e la propria esperienza negli ambienti polari».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><i>«</i>L'OGS<b> </b>contribuisce alla Conferenza Nazionale Polare mettendo a disposizione competenze multidisciplinari nello studio degli ambienti polari ed estremi, dall'oceanografia alla geofisica e alla sismologia», conclude il <b>Presidente dell'OGS Nicola Casagli</b>. «Un contributo che rafforza il dialogo interdisciplinare necessario a comprendere le trasformazioni dei Poli e le loro conseguenze sul Pianeta».</span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"></span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Università di Parma protagonista al Festival Nazionale dell'Economia Civile con due Nobel e cinque studenti]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/universita-di-parma-protagonista-al-festival-nazionale-delleconomia-civile-con-due-nobel-e-cinque-studenti</link>
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                    <description><![CDATA[Ateneo all'ottava edizione di "EUconomia. L'economia che fa bene" con Ebadi e Aghion. Gli studenti di Food Sustainability chiamati a immaginare i futuri dell'economia sociale all'hackathon "Back to the Future"]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_b5fb1edb6509a25876d7fb80d0b3c9a3.webp" length="59054" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 07 Oct 2026 10:28:22 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span> <b>L'Università di Parma </b>ha partecipato nei giorni scorsi alla <b>ottava edizione del Festival Nazionale dell'Economia Civile dal titolo "EUconomia. L'economia che fa bene, il rumore della foresta che cresce".</b></span><b></b></p>
<p><span>Al Festival, che ha rappresentato un'occasione di confronto e di dialogo tra studentesse, studenti, imprenditori e rappresentanze del mondo finanziario, hanno preso parte studiose e studiosi di grande rilievo nazionale e internazionale, compresi due premi Nobel: <b>Shirin Ebadi</b> (Premio Nobel per la Pace 2003) e <b>Philippe Aghion </b>(Premio Nobel per l'Economia).</span></p>
<p><span>Si è discusso di modelli di sviluppo volti a ideare una società più equa, inclusiva e solidale e, oltre a dibattiti e presentazioni, è stato organizzato l'hackathon <i>Back to the Future – Dal futuro al presente: il Museo che trasforma i trend di oggi nelle opportunità di domani</i> al quale hanno partecipato come protagonisti anche cinque studentesse e studenti dell'Università di Parma.</span></p>
<p><span>Studentesse e studenti di <strong>Food Sustainabilit</strong>y, il corso di laurea triennale in Economia e management delle filiere alimentari sostenibili dell'Ateneo, accompagnati dal loro docente <b>Alessio Malcevschi</b>, sono stati chiamati a immaginare i futuri possibili dell'economia sociale e dell'economia civile analizzando i principali fattori che stanno trasformando la società: all'intelligenza artificiale al cambiamento climatico, dalle nuove tecnologie ai fenomeni demografici.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Università di Padova: demenze e differenze di genere, approcci clinici, biologici e socio-culturali]]></title>

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                    <description><![CDATA[L'8 e 9 ottobre convegno nazionale promosso dal Centro studi su salute e Medicina di genere e dal Dipartimento di Neuroscienze. Baggio, Corbetta e Cagnin: "Verso una medicina più personalizzata, equa e centrata sulla persona"]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_d53ecab94250f21f28594ceca990f75e.webp" length="44648" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 07 Oct 2026 10:28:17 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>L’8 e 9 ottobre Padova ospita il convegno nazionale Demenze e differenze di genere</strong>. Approcci clinici, biologici e socio culturali, promosso dal <strong>Centro studi su salute e Medicina di genere e dal Dipartimento di Neuroscienze dell’Università</strong>.</span></p>
<p><o:p></o:p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Le statistiche delle demenze in Veneto sono più che eloquenti: 69.917 pazienti censiti dai servizi sanitari, con una stima di almeno<strong> 95 mila persone con decadimento cognitivo</strong>; il 68% donne, con un’incidenza doppia rispetto agli uomini; oltre 2.000 casi di declino cognitivo con esordio precoce.</span><o:p></o:p></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">E si tratta di una <strong>patologia ad alto impatto</strong>: sulle famiglie e sui caregiver dal punto di vista della gestione sociale, mentre<strong> in Italia il costo economico totale stimato supera i 23 miliardi di euro all’anno</strong>.</span></p>
<p><o:p></o:p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«Sesso e genere emergono oggi come fattori rilevanti nella comprensione, nella diagnosi e nel trattamento del declino cognitivo. La malattia di Alzheimer, paradigma di tutte le demenze, è più frequente nelle donne e si manifesta e progredisce in maniera diversa rispetto agli uomini, sia dal punto di vista clinico che biologico» sottolinea <strong>Giovannella Baggio</strong>, presidente del Centro studi Salute e Medicina di genere.</span><o:p></o:p></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>Maurizio Corbetta</strong>, direttore della Clinica neurologica, e <strong>Annachiara Cagnin</strong>, professoressa associata del Dipartimento di Neuroscienze, membri del comitato scientifico: «Le nuove prospettive diagnostiche e terapeutiche, dalla identificazione precoce della malattia ai trattamenti innovativi, pongono ulteriori interrogativi legati alle differenze di genere, sia in termini di accuratezza diagnostica che di efficacia».</span><o:p></o:p></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>L’appuntamento nazionale dell’8-9 ottobre a Padova nasce dalla convinzione che l’integrazione della Medicina di genere nella ricerca</strong>, nella diagnosi e nella cura della demenza rappresenti un passo necessario verso una medicina più personalizzata, equa e realmente centrata sulla persona.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Università di Padova: l'Agenzia del Demanio incontra studenti e ricercatori a Palazzo del Bo ]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/universita-di-padova-lagenzia-del-demanio-incontra-studenti-e-ricercatori-a-palazzo-del-bo</link>
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                    <description><![CDATA[Tappa padovana del ciclo nazionale sulla cura del patrimonio immobiliare dello Stato. Confronto tra enti locali e istituzioni sulle grandi sfide urbane]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_75e38209032231f3f96bda13fed80aab.webp" length="32346" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 07 Oct 2026 10:28:13 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span>Fa tappa a Padova <b>giovedì 8 ottobre dalle ore 16 a Palazzo del Bo</b> il ciclo di <strong>workshop</strong> promosso dall'<strong>Agenzia del Demanio</strong> che si rivolge a <strong>studenti, giovani professionisti e ricercatori </strong>per far conoscere un cambio di prospettiva sulla gestione del patrimonio immobiliare dello Stato: non soltanto un bene da amministrare, ma uno strumento che risponde ai bisogni delle città e dei cittadini. Una responsabilità che guarda anche alle generazioni future e alla capacità degli immobili dello Stato di produrre valore pubblico nel tempo.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>Nell'Aula Nievo di Palazzo del Bo, all'incontro <i>Responsabilità etica. Per la cura del patrimonio immobiliare dello stato,</i> si confronteranno istituzioni ed enti locali su alcune grandi questioni urbane contemporanee, dalla nuova dimensione dell'abitare al cambiamento climatico, fino alla transizione digitale.</span></b></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Politecnico di Torino, Campus trasformato in festa dello sport: oltre mille tra studenti e docenti alla Giornata dello Sport]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/politecnico-di-torino-campus-trasformato-in-festa-dello-sport-oltre-mille-tra-studenti-e-docenti-alla-giornata-dello-sport</link>
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                    <description><![CDATA[Prove gratuite di calcio, basket, volley, badminton e pickleball al nuovo campo polifunzionale, tredicesima PoliTour Run tra aule e corridoi. Rettore Corgnati: "Un'università da vivere, benessere e relazioni al centro"]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_9e3b0c77204269669156dd6ce67eb1eb.webp" length="97602" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 07 Oct 2026 10:28:08 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Si è svolta martedì 6 ottobre, la <b>Giornata dello Sport al Politecnico di Torino</b>, manifestazione organizzata dall'Ateneo <b>in collaborazione con il CUS Torino (Centro Universitario Sportivo torinese)</b>, che ha trasformato il Campus di Ingegnerie in un luogo aperto di socialità, inclusione e condivisione attraverso la pratica sportiva. L'evento ha confermato il suo ruolo di appuntamento di riferimento per la comunità studentesca e accademica, rafforzando il legame tra sport, benessere e vita universitaria.</span></p>
<h3>Un campus aperto tra prove sportive e nuovo campo polifunzionale</h3>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Per tutta la giornata studenti, docenti e personale hanno potuto partecipare alle numerose attività sportive proposte <b>in collaborazione con il CUS Torino</b> nei pressi del <b>nuovo campo sportivo polifunzionale</b>, recentemente inaugurato e raggiungibile da via Pier Carlo Boggio 59, Torino. Sono state organizzate prove gratuite di diverse discipline, tra cui <b>calcio, basket, volley, badminton e pickleball, </b>offrendo a tutti i partecipanti l'opportunità di sperimentare nuove attività e riscoprire il valore dello sport come fattore di equilibrio fisico e mentale.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Alle ore <b>12:00</b> è stata data la partenza alla <b>tredicesima edizione della PoliTour Run</b>, la gara podistica di <b>1 miglio</b> che si snoda tra corridoi, aule e spazi iconici del Politecnico, confermandosi uno dei momenti più attesi e simbolici della giornata. La corsa ha visto un'ampia partecipazione di studentesse e studenti, che hanno animato i percorsi interni dell'Ateneo, trasformando la competizione in una festa collettiva. Al termine della gara, alle ore <b>12:30</b>, si sono svolte le premiazioni, prima tra le donne <b>Alice Costosi</b> tirocinante dello staff Sport del Politecnico di Torino, primo tra gli uomini <b>Nicolò Daniele</b> studente di Ingegneria Aerospaziale.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Come nelle edizioni precedenti, a partire dalle <b>ore 11:00</b> tutte le <b>matricole del primo anno</b> dei Corsi di Laurea triennale hanno potuto ritirare, presentando smart card e numero di matricola, l'<b>omaggio ufficiale della Giornata dello Sport</b>: la <b>polo brandizzata "Sporty Campus"</b>, realizzata congiuntamente da <b>Politecnico di Torino </b>e<b> CUS Torino</b>. Un gesto simbolico che rinnova ogni anno il senso di appartenenza alla comunità politecnica e il legame con i valori dello sport universitario.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">La manifestazione ha offerto anche l'opportunità di conoscere da vicino i <b>Team Studenteschi sportivi del Politecnico</b>, <b>Policumbent, Squadra Corse, PoliTO Sailing Team, H2PoliTo e 2WheelsPoliTO,</b> e le associazioni <b>PoliTo Cycling</b> e <b>PoliTo Running Club</b>, che hanno allestito corner informativi per illustrare le proprie attività e i progetti in corso.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">La Giornata dello Sport è stata anche occasione per conoscere le iniziative che il Politecnico dedica ai propri studenti-atleti, come il programma <b>Dual Career</b> e l'opportunità di entrare a far parte delle squadre <b>Rappresentative di Ateneo: calcio, canottaggio, volley, basket e tennis</b>.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">A completare il programma, due <b>lezioni aperte</b> a cura della sezione <b>Danza e Benessere del CUS Torino</b>: alle <b>11:20</b> ha preso il via una lezione di <b>pilates </b>e alle <b>13:15</b>, una lezione di <b>Hip Hop</b>. Entrambe le sessioni hanno registrato un'ampia partecipazione, confermando il crescente interesse della comunità universitaria verso attività che coniugano movimento, coordinazione e benessere psicofisico.</span></p>
<h3>Dual Career e senso di appartenenza: le parole del Rettore e del CUS</h3>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">«La Giornata dello Sport è un appuntamento che rappresenta bene la nostra idea di università: un luogo non soltanto di studio e formazione, ma una comunità da vivere, nella quale il benessere delle persone e la qualità delle relazioni hanno un ruolo centrale» dichiara <b>Stefano Corgnati</b>, Rettore del Politecnico di Torino «Lo sport contribuisce in modo concreto a costruire questa comunità, perché favorisce socialità, inclusione e partecipazione e, allo stesso tempo, promuove il benessere della persona nelle sue dimensioni fisica, psicologica e sociale. Insieme al CUS Torino, <strong>vogliamo rendere l'attività sportiva sempre più parte dell'esperienza quotidiana in Ateneo</strong>, mettendo a disposizione spazi e opportunità accessibili a tutte e tutti. Il nuovo campo sportivo polifunzionale va proprio in questa direzione: uno spazio dedicato alla pratica sportiva, ma anche all'incontro e alla condivisione. Allo stesso tempo, continuiamo a sostenere le nostre studentesse e i nostri studenti che praticano sport ad alto livello attraverso il programma Dual Career e le Rappresentative di Ateneo: <strong>investire nello sport significa investire nelle persone e contribuire a costruire un'università più inclusiva, partecipata e attenta al benessere della propria comunità</strong>».</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">«Il Politecnico di Torino e il CUS Torino confermano, ancora una volta, una partnership solida e vincente» ha dichiarato <b>Riccardo D'Elicio</b>, Presidente del CUS Torino «La PoliTour Run, le attività sul campo polifunzionale e la consegna della polo alle matricole sono gesti che costruiscono comunità. Lo sport resta uno dei linguaggi più potenti per l'integrazione, la socializzazione e la prevenzione, in una città come Torino, sempre più a vocazione universitaria, creando legami, amicizie e un senso di appartenenza che dura nel tempo».</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Università di Parma inaugura la mostra fotografica Valore Lavoro con CSAC e Associazione Gaibazzi]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/universita-di-parma-inaugura-la-mostra-fotografica-valore-lavoro-con-csac-e-associazione-gaibazzi</link>
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                    <description><![CDATA[Dal 10 ottobre al 30 novembre focus su sicurezza, occupazione femminile e salario tra gli anni '50 e '70. In mostra Cisventi, Publifoto e la tragedia di Ribolla del 1954. Promossa da Lab Venti Ventuno]]></description>

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                    <pubDate>Wed, 07 Oct 2026 10:28:04 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Sarà <b>inaugurata sabato 10 ottobre alle 17</b> nella sede dell'Associazione Remo Gaibazzi (borgo Scacchini, 3/a) <b>l'esposizione fotografica <i>Valore Lavoro</i></b>, ideata da Lab Venti Ventuno dell'Università di Parma e sviluppata in collaborazione con CSAC (Centro Studi e Archivio della Comunicazione e Associazione Gaibazzi). La mostra propone <b>un percorso storico-documentario attraverso una selezione di fotografie tratte dagli archivi del fotografo Carlo Cisventi e dell'agenzia fotogiornalistica Publifoto, oggi conservati allo CSAC dell'Università di Parma</b>. Il percorso comprende inoltre alcune opere di Remo Gaibazzi, nelle quali le parole lavoro e <i>valore</i> introducono una riflessione sul significato dell'attività umana e della stessa pratica artistica.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Di <b>Carlo Cisventi</b> (1929-1988), una scelta di scatti dedicati al lavoro mette in luce la qualità di un percorso autoriale appartato e di forte rilievo nel panorama della fotografia italiana del Novecento. Riferibili a un arco cronologico compreso tra la metà degli anni Cinquanta e gli anni Settanta, <b>le immagini restituiscono differenti aspetti del lavoro sullo sfondo delle profonde trasformazioni che attraversarono l'Italia del secondo dopoguerra</b>, mutandone insieme il paesaggio umano, sociale e produttivo. Luoghi dell'industria, volti, gesti e momenti della vita quotidiana di lavoratori e lavoratrici, fissati dalla fotografia, compongono la memoria visiva di una stagione cruciale della storia italiana, segnata, nei primi decenni dell'Italia repubblicana, dallo sviluppo del sistema produttivo, dalla crescita economica e dal progressivo ampliarsi del dibattito sulle condizioni e sui diritti del lavoro. <b>Le immagini fotografiche in mostra si offrono così non soltanto come documenti di un'epoca, ma come strumenti per mettere a fuoco questioni che attraversano la storia del lavoro e continuano a interrogare il presente</b>: la sicurezza, l'occupazione femminile, il salario, le forme di tutela sociale. Al tempo stesso restituiscono la pluralità dei significati che il lavoro assume nell'esperienza individuale e collettiva: luogo di responsabilità, emancipazione, socialità, dimensione essenziale e costitutiva dell'esperienza umana.</span></p>
<h3>Da Ribolla 1954 ai giorni nostri: la sicurezza sul lavoro al centro</h3>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">All'interno del percorso un <b>piccolo nucleo di fotografie dell'archivio Publifoto documenta la tragedia mineraria di Ribolla del 4 maggio 1954</b>, uno degli episodi più drammatici della cronaca italiana del dopoguerra: un fatto che, nella sequenza delle immagini, assume il valore di un punto di condensazione storica e <b>apre la riflessione sul tema, ancora attualissimo, della sicurezza sul lavoro</b>.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">La mostra, che sarà <b>aperta fino al 30 novembre a ingresso libero</b>, pone così <b>in dialogo memoria storica e presente, richiamando la centralità del lavoro nella storia democratica italiana</b>. La stessa Costituzione lo colloca, fin dal suo primo articolo, a fondamento della Repubblica. Per accostamenti e richiami, le fotografie aprono uno sguardo sulle forme in cui il lavoro è stato rappresentato e percepito nel dibattito pubblico e nella società.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">La scelta dell'<strong>Associazione Remo Gaibazzi </strong>quale sede espositiva assume, in questo quadro, un significato particolare. Remo Gaibazzi (1915-1994) dedicò infatti una parte rilevante della propria ricerca artistica al tema del lavoro, considerandolo un elemento centrale della vita individuale e collettiva. La sua riflessione sui rapporti fra lavoro, valore e società coinvolse anche il modo di intendere la pratica artistica, ricondotta alla concretezza del fare artistico e al tempo necessario alla realizzazione dell'opera. La presenza in mostra delle opere di Gaibazzi amplia il percorso espositivo, mettendo in relazione la documentazione fotografica della vita dei lavoratori e delle lavoratrici con la riflessione dell'artista sul lavoro e sul suo valore.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Promotore dell'iniziativa è Lab Venti Ventuno, laboratorio interdipartimentale dell'<strong>Università di Parma</strong> nato da un'iniziativa congiunta del Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali (DUSIC) e del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali (SEA). Costituito nella primavera del 2025, il laboratorio indaga in prospettiva interdisciplinare i significati e le trasformazioni del lavoro tra Novecento e Duemila, mettendo in relazione prospettive economiche, letterarie, artistiche, storiche e sociologiche.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><b>L'esposizione sarà accompagnata da tre incontri di approfondimento, sempre nella sede dell'Associazione</b>. Le conversazioni critiche daranno spazio a una riflessione sul linguaggio fotografico e sul ruolo delle immagini nel raffigurare e interpretare il lavoro e le sue molte trasformazioni. Nel loro insieme gli incontri allargheranno inoltre lo sguardo agli snodi che hanno segnato la storia novecentesca del lavoro e alle tensioni che ne attraversano il presente, nel mutare di codici e contesti. Aperti al pubblico, metteranno al centro della riflessione alcune delle domande che la mostra pone attraverso il linguaggio fotografico, sul valore fondante del lavoro e sul rapporto tra diritti, articolazione della vita civile, democrazia.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><b>Il calendario degli incontri</b></span></p>
<ul type="disc">
<li class="v1MsoListParagraphCxSpFirst" style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><b>Mercoledì 14 ottobre, ore 16.30</b><br><b>Paolo Barbaro: <i>Il lavoro della fotografia</i></b><br>Modera Margherita Zazzero</span></li>
<li class="v1MsoListParagraphCxSpMiddle" style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><b>Venerdì 30 ottobre, ore 16.30</b><br><b>Incontro con Massimo Alberti</b><br>In dialogo con Fabio Landini<b></b></span></li>
<li class="v1MsoListParagraphCxSpLast" style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><b>Venerdì 14 novembre, ore 17</b><br><b>Incontro con Daniele Vicari</b><br>In dialogo con Marta Fana</span></li>
</ul>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Università di Parma formerà i veterinari dell'Esercito: firmata intesa con l'Accademia Militare di Modena]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/universita-di-parma-formera-i-veterinari-dellesercito-firmata-intesa-con-laccademia-militare-di-modena</link>
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                    <description><![CDATA[Oggi la firma della convenzione tra il Rettore Paolo Martelli e il Generale Stefano Messina. Posti riservati a Medicina Veterinaria, polo d'eccellenza accreditato in Europa. "Attestazione di stima per la nostra proposta formativa"]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_6035f9001fd6e3b5e5a2bbf91b859984.webp" length="37064" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 07 Oct 2026 10:27:59 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">L'<strong>Università di Parma</strong> accoglierà <strong>Allievi del Corpo sanitario dell'Accademia Militare di Modena per la loro formazione in ambito medico-veterinario</strong>. Oggi nella sede dell'Ateneo la firma di una convenzione <i>ad hoc</i>, da parte del Rettore dell'Ateneo <b>Paolo Martelli</b> e del Comandante dell'Accademia Militare, Generale di Divisione <b>Stefano Messina.</b></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">La firma è stata preceduta da una visita del Generale Messina al Dipartimento di Scienze Medico-Veterinarie, del quale sono state illustrate le peculiarità didattiche, di ricerca e assistenziali (con l'Ospedale Veterinario Universitario Didattico). Presenti per l'Università di Parma, oltre al Rettore, il Direttore del Dipartimento <b>Andrea Summer</b>, il Presidente del corso di laurea in Medicina veterinaria <b>Marco Genchi</b> e la Direttrice dell'Ospedale veterinario Universitario Didattico <b>Cecilia Quintavalla</b>. Per l'Accademia, oltre al Comandante, una delegazione di Ufficiali dell'Istituto militare.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Sulla base dell'intesa firmata oggi <strong>saranno ammessi al corso di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina veterinaria</strong> dell'Università di Parma Allievi dell'Accademia in un numero definito annualmente. Per questi allievi ci saranno posti riservati, che dovranno essere concordati preventivamente e autorizzati dal Ministero.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">La convenzione con l'Università di Parma si aggiunge a quelle che l'Accademia di Modena ha in essere con altri Atenei, a seconda del corpo di appartenenza degli Allievi, e costituisce un riconoscimento del valore della scuola di Medicina Veterinaria di Parma. Il corso di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina Veterinaria dell'Università di Parma ha ottenuto ufficialmente l'accreditamento della <strong>European Association of Establishments for Veterinary Education</strong>, il massimo riconoscimento di qualità per i corsi di studio e i dipartimenti di Medicina Veterinaria a livello europeo. L'accreditamento certifica l'eccellenza del percorso didattico, della ricerca e delle strutture assistenziali del Dipartimento di Scienze Medico-Veterinarie dell'Ateneo, incluso l'Ospedale Veterinario.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Tutto ciò potrà garantire qualità alla formazione degli Allievi dell'Accademia in ambito medico-veterinario. Dall'Accademia possono infatti uscire ufficiali che nella loro attività potranno occuparsi di cura e benessere animale, di controllo igienico-sanitario, di prevenzione, profilassi e molto altro.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">«Il fatto che l'<strong>Accademia di Modena</strong> ci abbia scelto per la formazione degli allievi del Corpo sanitario in ambito medico-veterinario è una significativa attestazione di stima per ciò che facciamo e per la nostra proposta formativa commenta il Rettore <b>Paolo Martelli</b> «. Abbiamo corsi di qualità, ricerca di qualità, strutture di qualità: il nostro Polo veterinario è un hub d'eccellenza e ci fa piacere che arrivino riconoscimenti anche indiretti come questo».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">«Esprimo profonda e sincera soddisfazione» osserva il Generale di Divisione <b>Stefano Messina </b>«per questa occasione. Una convezione fondamentale tra l'Accademia di Modena e l'Università degli Studi di Parma. Non un atto formale, quello di oggi, ma l'inizio di un percorso che ci unisce nella condivisione degli stessi valori: spirito di servizio, ricerca dell'eccellenza e dedizione verso la collettività».</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Neurochirurgia di Sassari: uno studio sui meningiomi intracranici nato da una collaborazione multidisciplinare]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/neurochirurgia-di-sassari-uno-studio-sui-meningiomi-intracranici-nato-da-una-collaborazione-multidisciplinare</link>
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                    <description><![CDATA[Meningiomi intracranici: importante studio della Neurochirurgia di Sassari pubblicato su una prestigiosa rivista scientifica internazionale]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_b4ec19154074310a994ee4762c18a720.webp" length="131528" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 07 Oct 2026 10:27:52 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span>Un importante studio scientifico coordinato dalla <strong>Neurochirurgia dell'Università degli Studi di Sassari</strong> è stato pubblicato su <b><i>Neurosurgical Focus</i></b>, una delle più prestigiose riviste internazionali di neurochirurgia e organo di stampa ufficiale dell'American Association of Neurological Surgeons (AANS).</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Lo studio, dal titolo <i>"<a href="https://thejns.org/focus/view/journals/neurosurg-focus/61/3/article-pE18.xml" target="_blank" rel="noopener">Diffusion MRI radiomics in meningiomas: imaging correlates of tumor grade and intraoperative consistency</a>"</i>, è stato coordinato dal <strong>Sabino Luzzi</strong>, Professore Ordinario di Neurochirurgia dell'Università degli Studi di Sassari e Direttore della Struttura Complessa di Neurochirurgia dell'AOU di Sassari, e nasce da una stretta collaborazione multidisciplinare tra diverse competenze dell'Università e dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Sassari, insieme ad altre istituzioni scientifiche italiane e internazionali.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>La ricerca</span></b><span> ha analizzato una serie consecutiva di <strong>meningiomi intracranici</strong>, con l'obiettivo di comprendere quali ulteriori informazioni sulle caratteristiche del tumore possano essere ricavate dalle immagini di risonanza magnetica già disponibili prima dell'intervento. Alla base dello studio vi sono i principi della <strong>radiomica</strong>, una metodologia innovativa che consente di estrarre dalle immagini radiologiche informazioni quantitative non immediatamente riconoscibili attraverso la sola osservazione visiva. In termini semplici, le immagini ottenute mediante risonanza magnetica contengono una grande quantità di informazioni sulle caratteristiche del tumore che, attraverso specifiche metodologie di analisi, possono essere trasformate in dati utili alla sua caratterizzazione.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Il risultato è interessante perché apre alla possibilità di ottenere, già prima dell'intervento chirurgico, <strong>informazioni aggiuntive sulle caratteristiche biologiche del meningioma e sulla sua possibile consistenza</strong>. Il grado istologico rappresenta infatti un elemento fondamentale per la caratterizzazione del tumore, mentre la consistenza costituisce un aspetto particolarmente rilevante per il neurochirurgo, poiché può influenzare la strategia operatoria, le modalità e gli strumenti necessari per la rimozione della lesione e, più in generale, la complessità dell'intervento, soprattutto quando il meningioma è localizzato in prossimità di strutture nervose e vascolari delicate.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>La pubblicazione si inserisce in un più ampio percorso di <b>sviluppo della Struttura Complessa di Neurochirurgia dell'AOU di Sassari</b>, che nell'ultimo anno ha progressivamente ampliato la propria attività nel trattamento delle patologie neurochirurgiche craniche ad alta complessità.<s></s></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>A questa attività si affianca la <b>gestione delle emergenze neurochirurgiche</b> dell'intero Centro-Nord Sardegna; l'organico della struttura è stato progressivamente potenziato e conta oggi nove dirigenti medici strutturati e due medici specializzandi, oltre al Direttore. Un altro dato significativo è rappresentato dalla crescente attrattività extraregionale della Neurochirurgia sassarese. Nell'ultimo periodo pazienti provenienti da Lazio, Marche e Toscana hanno scelto Sassari per il trattamento di complesse patologie neuro-oncologiche.<s></s></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Dal punto di vista accademico, la Cattedra di Neurochirurgia dell'Università degli Studi di Sassari rappresenta una delle sedi congiunte della <b>Scuola di Specializzazione in Neurochirurgia dell'Università degli Studi di Pavia</b>, consentendo la presenza e la formazione di medici specializzandi in Neurochirurgia all'interno della struttura sassarese. Anche la dimensione internazionale della struttura è cresciuta. Nell'ultimo anno la Neurochirurgia di Sassari ha ospitato fellows e observers provenienti da Turchia, Pakistan, Honduras, Colombia, Azerbaigian, Messico e Stati Uniti d'America.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>La pubblicazione dello studio sui meningiomi intracranici su <i>Neurosurgical Focus</i> rappresenta così un risultato che unisce ricerca universitaria, attività clinico-chirurgica e collaborazione multidisciplinare, all'interno di un percorso reso possibile dal lavoro dell'intera équipe medica, infermieristica e tecnica e dalla collaborazione con la Direzione Strategica dell'AOU di Sassari. </span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Proprio la <b>multidisciplinarietà </b>rappresenta uno degli elementi centrali del lavoro, che ha integrato competenze di neurochirurgia, anatomia patologica, radiologia, oncologia e di altre discipline. Gli altri autori della ricerca sono i professori <strong>Antonio Cossu, Salvatore Masala, Mariano Scaglion, Giuseppe Palmieri,</strong> tutti afferenti al Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Farmacia dell'Università degli Studi di Sassari. Hanno collaborato inoltre <strong>Gianluca Lorenzo Fabozzi, Salvatore Cutillo, Tevfik Serhan Bora, Adriana Pintus, Sebastiano Cuccuru, Ivana Roskova, Abramo Agosti, Lorenzo Magrassi e Renato Galzio.</strong></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>In questa prospettiva si inserisce anche <b>il Congresso multidisciplinare di Neuro-Oncologia, programmato il 29 e 30 ottobre </b>e promosso dalle Unità Operative di Neurochirurgia e Anatomia Patologica dell'AOU di Sassari, con il coinvolgimento di Oncologia Medica, Ematologia, Radiologia, Radioterapia, Neurologia, Psicologia Clinica e Medicina Riabilitativa. L'iniziativa sarà dedicata alle più moderne strategie diagnostiche e terapeutiche delle neoplasie del sistema nervoso centrale e alla valorizzazione di un modello nel quale le diverse competenze specialistiche concorrono al percorso di cura del paziente neuro-oncologico.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Fisica: l'esperimento CUORE completa il suo programma scientifico e apre una nuova frontiera nella ricerca sui neutrini]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/fisica-lesperimento-cuore-completa-il-programma-scientifico-e-apre-una-nuova-frontiera-nella-ricerca-sui-neutrini</link>
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                    <description><![CDATA[L'esperimento CUORE ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell'INFN ha concluso il suo programma con un successo sia scientifico sia tecnologico che apre la strada alle future generazioni di esperimenti dedicati allo studio di neutrini e degli eventi rari]]></description>

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                    <pubDate>Wed, 07 Oct 2026 10:27:46 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-ff2dbb25-7fff-04e4-9912-23d97d3b9f40"><span>Il 5 ottobre 2026, ai <strong>Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell'INFN</strong>, la Collaborazione scientifica dell'esperimento </span><a href="https://cuoreexperiment.org/" target="_blank" rel="noopener"><span>CUORE</span></a><span>, <strong>progetto internazionale dedicato allo studio delle proprietà fondamentali dei neutrini,</strong> in particolare alla ricerca di un processo molto raro e ancora mai osservato, chiamato <strong>decadimento doppio beta</strong> <strong>senza neutrini</strong>, ha celebrato il completamento del proprio programma scientifico. All'evento hanno partecipato i componenti della collaborazione, i rappresentanti delle istituzioni che hanno sostenuto il progetto e numerosi ospiti della comunità scientifica nazionale e internazionale.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Nel corso della sua attività, CUORE ha raccolto il <strong>più grande campione di dati mai ottenuto con un rivelatore bolometrico di questo tipo</strong>, contribuendo in maniera fondamentale alla ricerca internazionale di nuova fisica oltre il Modello Standard. Il programma scientifico dell'esperimento si è concluso con il raggiungimento del traguardo delle 3 tonnellate-anno, ossia l'equivalente dell'esposizione di una massa di <strong>3 tonnellate per un anno di cristalli di tellurio (TeO</strong></span><strong>2</strong><span><strong>):</strong> questo traguardo costituisce una pietra miliare nella ricerca del decadimento doppio beta senza neutrini, un processo che, se osservato, dimostrerebbe che il neutrino coincide con la propria antiparticella e fornirebbe indicazioni cruciali sull'origine della massa dei neutrini e sull'evoluzione dell'universo.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«CUORE è stato un grande successo scientifico, e ha rappresentato anche una straordinaria impresa tecnologica. Con una massa di circa una tonnellata operante a temperature dell'ordine di pochi millesimi di grado sopra lo zero assoluto, CUORE ha affrontato e superato una delle sfide più impegnative della criogenia moderna: raffreddare e mantenere stabilmente per anni a pochi millikelvin un apparato di queste dimensioni», ha sottolineato </span><strong>Carlo Bucci</strong><span>, ricercatore dell'INFN e coordinatore della Collaborazione CUORE. «Si tratta di un risultato che, al momento della progettazione dell'esperimento, appariva estremamente ambizioso e che ha richiesto lo sviluppo di soluzioni innovative nel campo della criogenia e della strumentazione», conclude <strong>Bucci</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Con il completamento del programma scientifico, CUORE lascia in eredità non solo una straordinaria quantità di dati e risultati, ma anche un patrimonio di tecnologie, competenze e innovazioni che continueranno a essere sviluppate nelle future generazioni di esperimenti criogenici ai Laboratori sotterranei del Gran Sasso», ha commentato </span><strong>Ezio Previtali</strong><span>, direttore dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il successo di CUORE rappresenta la conclusione di una delle più importanti e complesse iniziative internazionali dedicate alla ricerca del decadimento doppio beta senza neutrini e allo studio delle proprietà fondamentali dei neutrini, un lungo percorso scientifico e tecnologico che ha coinvolto centinaia di ricercatrici e ricercatori, ingegneri, tecnici e istituzioni di tutto il mondo. <strong>CUORE ha dimostrato la fattibilità di grandi rivelatori criogenici e ha aperto nuove prospettive per le future generazioni di esperimenti dedicati allo studio dei neutrini, della materia oscura e di altri fenomeni rari della fisica fondamentale</strong>: il suo successo non è quindi un punto di arrivo, ma una base solida su cui costruire la prossima frontiera della ricerca astroparticellare.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Milano: al Castello Sforzesco la mostra "Nino Ferrari. La forma moderna del metallo"]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/milano-al-castello-sforzesco-la-mostra-nino-ferrari-la-forma-moderna-del-metallo</link>
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                    <description><![CDATA[Dal 7 ottobre 2026 fino al 31 gennaio 2027, nella Sala della Balla, un centinaio di opere tra argenti, rame, disegni e materiali d'officina alla riscoperta di un protagonista delle arti applicate del Novecento]]></description>

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                    <pubDate>Wed, 07 Oct 2026 10:27:42 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span>Restituire visibilità a uno dei protagonisti delle arti applicate italiane del Novecento, riscoprendo il dialogo tra tradizione artigianale, ricerca artistica e modernità. È questo l'obiettivo di "<strong>Nino Ferrari. La forma moderna del metallo</strong>", la mostra in programma <strong>dal 7 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027 nella Sala della Balla. </strong></span></p>
<p><span>Curata da <strong>Stefania Cretella e Fiorella Mattio</strong>, prodotta da <strong>Comune di Milano – Cultura, Castello Sforzesco e Silvana Editoriale</strong>, l'esposizione propone un percorso avvincente e rigoroso alla scoperta dell'opera di Nino Ferrari (Canneto sull'Oglio, 1908 – Brescia, 1981), maestro della lavorazione dei metalli, dell'incisione, del cesello e dello sbalzo su argento, rame e peltro, attivo con straordinario successo tra Brescia e Milano dagli anni Trenta agli anni Settanta del Novecento.</span></p>
<p><span>«La presenza delle opere di Nino Ferrari nelle collezioni civiche e il loro ritorno al centro della vita culturale milanese rappresentano un'occasione preziosa per riscoprire un protagonista delle arti applicate del Novecento – dichiara l'assessore alla Cultura <strong>Tommaso Sacchi</strong> –. Ferrari ha saputo coniugare la maestria tecnica del cesello e dello sbalzo con una ricerca aperta alle avanguardie del design e dell'architettura, dando forma a un linguaggio originale e moderno. Il suo percorso è profondamente legato a Milano, dove si è formato all'Accademia di Brera e ha incontrato la grande tradizione delle arti applicate. Ospitare questa mostra al Castello Sforzesco significa valorizzare questo legame e riaffermare il ruolo di Milano come luogo di produzione, confronto e valorizzazione della cultura del progetto».</span></p>
<p><span>La mostra presenta al pubblico circa un centinaio di pezzi capaci di svelare l'evoluzione stilistica e l'universo poetico dell'artista. Il nucleo principale del percorso espositivo si compone di <strong>sessanta opere in argento, rame, peltro e altre leghe metalliche, che mostrano la versatilità di un artista capace di trasformare superfici rigide in volumi vibranti di luce.</strong> A queste sculture e oggetti d'arte si affiancano trenta disegni preparatori su carta e cartoncino, preziosa testimonianza della fase ideativa, e dieci pezzi storici d'officina, tra cui stampi in gesso, utensili da lavoro e manufatti colti in diverse fasi di lavorazione. </span></p>
<p><span>Un capitolo centrale dell'esposizione è dedicato all'intenso sodalizio intellettuale e professionale con <strong>Gio Ponti</strong>. La collaborazione con l'architetto e designer milanese, avviata a partire dagli anni Trenta, ha rappresentato un momento fondamentale per l'affermazione di <strong>Ferrari</strong> nel panorama nazionale dell'arte decorativa. La mostra ne ricostruisce il dialogo attraverso una selezione di carteggi inediti, fotografie storiche, cataloghi di vendita e riviste dell'epoca, offrendo un quadro vivido e documentato del fermento culturale in cui Ferrari si è mosso.</span></p>
<p><span>Tra le presenze di maggior rilievo spicca la ricostruzione del legame con la <strong>VI Triennale di Milano del 1936, </strong>occasione in cui Ferrari realizzò una coppia di vasi su disegno di Guido Frette, uno dei quali è oggi custodito nelle prestigiose collezioni del Castello Sforzesco.</span></p>
<p><span>La maggior parte delle opere selezionate proviene dalla collezione degli eredi di Nino Ferrari, ai quali si uniscono importanti prestiti concessi da collezioni private e dal Castello Sforzesco di Milano.</span></p>
<p><span>La mostra prevede l'allestimento di tre opere di Nino Ferrari nel percorso permanente del Museo delle Arti Decorative (Sala XXXI. Il Novecento) e ricolloca l'artista accanto alle proposte più avanzate del suo tempo, evidenziando il dialogo con stili e forme della modernità nella prima metà del XX secolo. Ad accompagnare la mostra è il catalogo edito da Silvana Editoriale. La visita alla mostra è compresa nel biglietto d'ingresso ai Musei del Castello.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Missione BepiColombo: lo strumento SIMBIO-SYS ha acquisito con successo le prime immagini nella sua configurazione finale]]></title>

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                    <description><![CDATA[Il 15 settembre SIMBIO-SYS, lo strumento per fotografare e studiare la superficie di Mercurio realizzato con un importante contributo italiano attraverso l'ASI e l'INAF, ha completato con successo le prime acquisizioni nella sua configurazione finale]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_e0763f0bd0e4c13d711339951afd81cc.webp" length="99628" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 07 Oct 2026 10:27:37 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-151f3ec8-7fff-547c-e9a2-54eb84f895a3"><span>Un nuovo importante traguardo per </span><strong>BepiColombo</strong><span>, la missione congiunta dell’<strong>Agenzia Spaziale Europea (ESA)</strong> e dell’<strong>Agenzia Spaziale Giapponese (JAXA)</strong> dedicata allo studio di <strong>Mercurio</strong>. Il 15 settembre </span><strong>SIMBIO-SYS</strong><span> (Spectrometers and Imagers for MPO BepiColombo Integrated Observatory System) ha acceso per la prima volta i suoi tre canali ottici nella configurazione finale, dimostrando il </span><strong>corretto funzionamento dell’intero sistema e acquisendo la prima immagine</strong><span><strong>.</strong> SIMBIO-SYS è uno degli strumenti scientifici di punta della missione e rappresenta un importante risultato della collaborazione internazionale che vede l’Italia protagonista, con il forte supporto dell’</span><strong>Agenzia Spaziale Italiana </strong><span><strong>(ASI)</strong>, la guida scientifica dell’</span><strong>Istituto Nazionale di Astrofisica (</strong><span><strong>INAF)</strong> e il contributo dell’industria nazionale.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La prima luce è arrivata dopo otto anni di viaggio nello spazio e dopo la separazione, avvenuta il 3 settembre, del modulo che ha accompagnato BepiColombo durante la lunga traversata verso Mercurio. I test del 15 settembre si sono svolti con successo e i primi dati di telemetria confermano il corretto funzionamento dello strumento.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Nelle prossime settimane saranno inoltre messe a punto alcune condizioni operative per preparare SIMBIO-SYS alle osservazioni scientifiche della missione.</span></p>
<p dir="ltr"><span>SIMBIO-SYS è stato progettato per osservare Mercurio da prospettive diverse e complementari. I suoi </span><strong>tre canali</strong><span> lavoreranno in sinergia per costruire un ritratto completo del pianeta, combinando immagini stereoscopiche e ad alta risoluzione con informazioni sulla composizione della superficie.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il primo è lo </span><strong>Stereo Imaging Channel (STC)</strong><span><strong>, </strong>il canale dedicato all’imaging stereoscopico. Acquisirà immagini da due angolazioni diverse mentre la sonda orbiterà intorno a Mercurio. Sarà così possibile, per la prima volta, realizzare una mappa tridimensionale globale del pianeta. Le immagini avranno una risoluzione fino a circa 60 metri per pixel e permetteranno di riconoscere crateri, strutture tettoniche, morfologie vulcaniche e altre caratteristiche della superficie.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il secondo è <strong>l’</strong></span><strong>High Resolution Imaging Channel (HRIC)</strong><span>, il canale dedicato all’imaging ad alta risoluzione, con una risoluzione di circa 6 metri per pixel, che permetterà di osservare dettagli della superficie molto più piccoli rispetto a quelli individuabili nelle immagini della mappatura globale. Sarà particolarmente utile per studiare crateri da impatto, strutture geologiche, caratteristiche vulcaniche e altri processi che hanno modellato la superficie del pianeta.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il terzo è il </span><strong>Visible and Near-Infrared Hyperspectral Imager (VIHI)</strong><span>, il canale dedicato all’analisi iperspettrale, che analizzerà la luce riflessa dalla superficie nel visibile e nel vicino infrarosso. Non si limiterà quindi a mostrare come appare il terreno, ma permetterà di capire di quali materiali e minerali è composto. Le informazioni sulla composizione potranno essere messe in relazione con la forma della superficie e con la sua storia geologica.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La combinazione dei tre canali rappresenta uno degli elementi più innovativi di SIMBIO-SYS: immagini, informazioni sulla topografia e dati sulla composizione saranno raccolti e interpretati insieme, offrendo una visione completa della superficie di Mercurio.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«La prima luce di SIMBIO-SYS è un momento particolarmente significativo per tutto il team dello strumento: dopo quasi otto anni di crociera interplanetaria, lo strumento ha acquisito le sue prime immagini», afferma </span><span><strong>Raffaele Pepe</strong>, <strong>Responsabile ASI per le attività scientifiche e industriali dello strumento SIMBIO-SYS</strong></span><span><strong>.</strong> «Queste immagini rappresentano innanzitutto una conferma dello stato di salute dello strumento e ci hanno permesso di verificare il corretto funzionamento dei sistemi di acquisizione, dopo un viaggio così lungo e complesso. Si tratta quindi di un passaggio fondamentale in vista delle prossime attività scientifiche della missione. Un risultato importante per la comunità scientifica e industriale italiana, che ha contribuito in modo significativo alla realizzazione di SIMBIO-SYS e alla sua preparazione per questa complessa missione verso Mercurio».</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Sebbene questo sia il primo tentativo di osservare il cielo con SIMBIO-SYS, siamo stati in grado di catturare alcune stelle come puntini luminosi con STC», commenta </span><span><strong>Gabriele Cremonese</strong>, <strong>ricercatore INAF responsabile scientifico dello strumento</strong> </span><a href="https://www.media.inaf.it/2018/10/16/speciale-bepicolombo-simbio-sys/" target="_blank" rel="noopener"><span>SIMBIO-SYS</span></a><span>. «Siamo estremamente soddisfatti di questo risultato, poiché esso conferma il potenziale dello strumento per garantire prestazioni eccellenti una volta che inizieremo a osservare Mercurio. Siamo entusiasti che l'osservazione scientifica del pianeta possa iniziare con la missione nominale ad aprile del 2027. Questa prima luce conferma l’eccellenza della comunità scientifica e dell’industria italiana, insieme all’Agenzia Spaziale Italiana, nella realizzazione di strumenti spaziali».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Dietro SIMBIO-SYS c’è una grande collaborazione internazionale, costruita nel corso di molti anni e che riunisce competenze scientifiche, tecnologiche e industriali. Il cuore del team è composto da </span><strong>118 scienziati e ingegneri provenienti da dodici Paesi,</strong><span><strong> </strong>affiancati da numerosi ricercatori e giovani scienziati coinvolti nella preparazione delle osservazioni, nella gestione dello strumento e nell’analisi dei dati.</span></p>
<p dir="ltr"><strong>L’Italia ha un ruolo di primo piano</strong><span><strong> in questa squadra</strong>: l’ASI ha sostenuto lo sviluppo dello strumento con il supporto dell’Agenzia Spaziale Francese (CNES), mentre l’INAF ne guida la componente scientifica. A questo si aggiunge il contributo dell’industria nazionale, con Leonardo, partner industriale dell’esperimento integrato SIMBIO-SYS. È proprio questa collaborazione tra enti di ricerca, agenzie spaziali e industria che ha permesso di portare a bordo di BepiColombo uno strumento progettato per rispondere a domande fondamentali sulla storia di Mercurio.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Mercurio è il pianeta più piccolo del Sistema Solare tra quelli rocciosi e il più vicino al Sole. È anche, oltre alla Terra, l’unico pianeta a possedere un campo magnetico globale. Nonostante la sua vicinanza, rimane un mondo ancora in gran parte da comprendere. Le osservazioni di SIMBIO-SYS aiuteranno a ricostruire la storia del pianeta: dalla sua attività vulcanica e tettonica ai grandi impatti che ne hanno segnato la superficie, fino alla natura dei materiali presenti sul terreno e alle interazioni tra la superficie e l’ambiente che circonda il pianeta.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Lanciata nell’ottobre 2018, BepiColombo si appresta a entrare nella fase finale del suo viaggio. L’inserimento in orbita attorno a Mercurio inizierà il</span><span> <strong>21 novembre 2026.</strong></span><span> La prima luce di SIMBIO-SYS rappresenta così un passaggio fondamentale verso la fase scientifica della missione, quando le immagini e i dati raccolti potranno contribuire a raccontare, con un livello di dettaglio senza precedenti, la storia di Mercurio.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Un altro importante traguardo sarà la </span><strong>separazione del Mercury Planetary Orbiter (MPO) dell’ESA e del Mercury Magnetospheric Orbiter (Mio) </strong><span><strong>della JAXA</strong>, prevista per il 9-10 dicembre 2026. A partire da questa separazione, BepiColombo sarà la prima missione a operare con due sonde in orbita attorno a Mercurio.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Sport Milano: il Comune affida al CUS Milano Rugby una nuova area sportiva per la sua riqualificazione]]></title>

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                    <description><![CDATA[La concessione, la prima nel suo genere, permetterà al CUS Milano Rugby di riqualificare il campo dotandolo di spogliatoi e servizi aperti al territorio]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_254f273b432c601b92226ac612a8c373.webp" length="111274" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 07 Oct 2026 10:27:31 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span><strong>Una nuova casa per il rugby milanese</strong>. Il Comune ha formalmente consegnato al <strong>CUS Milano Rugby A.S.D</strong>. l'area sportiva compresa tra via Padova e via Tarabella, nel Municipio 2, per i prossimi 12 anni.</span></p>
<p><span>La concessione porta a compimento il percorso avviato con il riconoscimento, da parte della Giunta lo scorso maggio, dell'interesse pubblico della proposta presentata dal CUS Milano Rugby per l'ammodernamento, la riqualificazione e la gestione dello spazio. Il progetto è stato anche oggetto di avviso pubblico per verificare la presenza di eventuali proposte migliorative, che non sono però pervenute.</span></p>
<p><span>Il nuovo centro sportivo, di circa 12.200 metri quadrati, comprende già oggi un campo da rugby in erba naturale e aree verdi destinate agli allenamenti. <strong>Il progetto prevede la realizzazione di nuove strutture prefabbricate per spogliatoi, servizi, uffici e spazi multifunzionali</strong>, con interventi volti anche a garantire accessibilità e abbattimento delle barriere architettoniche.</span></p>
<p><span>Oltre alla dimensione sportiva, il progetto permette di ampliare anche la già forte funzione sociale delle attività del CUS Milano Rugby. La proposta prevede infatti <strong>attività rivolte in particolare a bambini, adolescenti e persone in condizioni di fragilità,</strong> coinvolgendo le realtà associative del territorio e favorendo l'accessibilità economica e sociale alla pratica sportiva.</span></p>
<p><span>Gli investimenti, così come la manutenzione ordinaria e straordinaria dell'impianto, saranno interamente a carico del concessionario per l'intera durata della concessione, pari a 12 anni.</span></p>
<p><span>La concessione costituisce infatti la prima applicazione da parte del Comune di Milano dell'articolo 5 del decreto legislativo 38/2021, strumento che consente alle associazioni e società sportive senza fini di lucro di proporre interventi di rigenerazione e ammodernamento degli impianti pubblici privi di rilevanza economica, accompagnandoli con progetti di gestione orientati anche all'inclusione sociale e giovanile.</span></p>
<p><span>«Oggi – dichiara l'assessora allo Sport, <strong>Martina Riva</strong> – superiamo l'ultima curva per dare alla nostra città un nuovo impianto sportivo. Un luogo che non sia solo uno spazio dove giocare e allenarsi, ma un riferimento per il territorio, per i suoi giovani e le sue famiglie. Vediamo la fine di un percorso virtuoso, completato grazie alla serietà del CUS Rugby Milano, che permetterà di valorizzare un pezzo del patrimonio pubblico, mettendolo pienamente al servizio del quartiere e facendolo vivere con lo sport».</span></p>
<p><span>«Questo spazio – sottolinea <strong>Sergio Vicinanza</strong>, presidente del CUS Milano Rugby - diventerà finalmente un vero impianto sportivo, e siamo molto felici e orgogliosi di essere i concessionari per i prossimi 12 anni. Il nostro impegno nei confronti del quartiere rimane forte e concreto. Ci conforta sapere che, una volta conclusi i lavori, potremo offrire strutture e servizi adeguati a tutte le persone che frequenteranno e vivranno questo impianto. Desidero ringraziare il Comune di Milano e tutte le istituzioni che nel tempo ci hanno accompagnati e che continueranno a essere al nostro fianco, con un supporto significativo anche nella realizzazione degli interventi programmati. Un ringraziamento particolare va a Mediobanca, che da anni ci sostiene supportando il Progetto Insieme, dedicato al quartiere di via Padova, al fondo Bagai, istituito presso la Fondazione di Comunità Milano, ad Algebris ETS e a CONAD Centro Nord».</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[L'Università di Palermo entra nel Centro Nazionale di Ricerca in HPC, Big Data e Quantum Computing: Palermo polo strategico per il supercalcolo nazionale]]></title>

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                    <description><![CDATA[L'Ateneo entra nella Fondazione che coordina il Centro Nazionale in High Performance Computing, Big Data e Quantum Computing. Un data center federato con CINECA e finanziato dal Progetto DARE rende Palermo punto di riferimento per il Sud]]></description>

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                    <pubDate>Wed, 07 Oct 2026 10:27:04 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<div class="v1elementToProof"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><b>L'Università degli Studi di Palermo è entrata a far parte in qualità di membro della compagine pubblico-privato della Fondazione ICSC</b>, il soggetto che coordina e gestisce il<b> Centro Nazionale di Ricerca in High Performance Computing, Big Data e Quantum Computing (</b>ICSC<b>)</b>.<b> </b>La notizia è stata data in occasione dell'evento dedicato al ruolo dell'Ateneo siciliano nelle prospettive di sviluppo del Centro Nazionale ICSC, che ha rappresentato il primo momento ufficiale di presentazione del Centro Nazionale alla comunità accademica dell'Università di Palermo. <strong>Un passaggio che apre una nuova fase di collaborazione strategica e che consentirà all'Ateneo di contribuire al consolidamento e alla valorizzazione dei risultati raggiunti da ICSC negli ultimi anni</strong>, grazie a riconosciute competenze nel campo del calcolo avanzato, dell'analisi ad alte prestazioni dei dati e dell'Intelligenza Artificiale, già protagoniste di importanti iniziative di ricerca nazionali e internazionali.</span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"></span></div>
<h3>Da DARE a CINECA: il data center di Palermo nell'infrastruttura nazionale ICSC<span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"></span></h3>
<div class="v1elementToProof"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">L'adesione dell'Università degli Studi di Palermo a ICSC rappresenta l'approdo naturale di un percorso avviato nel 2024 con la realizzazione, presso il campus dell'Ateneo, di una infrastruttura di High Performance Computing, a supporto del Centro di Ateneo in Digital Prevention, Public Health &amp; Management, e della comunità accademica, finanziata coi fondi PNC del Progetto DARE (Digital Lifelong Prevenzione), nell'ambito del quale l'Università degli Studi di Palermo è capofila dello Spoke 2. Un data center già federato con il CINECA che entrerà a far parte dell'infrastruttura distribuita di supercalcolo realizzata dal Centro Nazionale, contribuendo a rendere Palermo un punto di riferimento per la ricerca computazionale avanzata nel Mezzogiorno.</span></div>
<div class="v1elementToProof"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Nato nel 2022 nell'ambito degli investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il Centro Nazionale ICSC è oggi una delle più importanti iniziative italiane dedicate allo sviluppo delle tecnologie digitali avanzate. In poco più di quattro anni ha realizzato la prima infrastruttura pubblica nazionale in grado di integrare risorse di <b>Cloud Computing, High Performance Computing e Quantum Computing</b>, rendendo disponibili al sistema della ricerca e dell'innovazione capacità computazionali strategiche per affrontare le grandi sfide scientifiche e industriali contemporanee.</span></div>
<div class="v1elementToProof"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Nel corso della fase PNRR, il Centro ha promosso oltre 100 progetti di ricerca dedicati allo sviluppo e all'applicazione delle tecnologie emergenti in ambiti strategici per il Paese, avviato più di 70 progettualità a guida industriale, finanziato circa 140 progetti di innovazione e contribuito alla produzione di oltre 3.700 pubblicazioni scientifiche. Risultati che testimoniano la capacità di ICSC di mettere in rete università, enti di ricerca, imprese e pubbliche amministrazioni in un ecosistema nazionale orientato all'innovazione e al trasferimento tecnologico.</span></div>
<div class="v1elementToProof"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Conclusa la fase di finanziamento del PNRR, l'obiettivo del Centro Nazionale è oggi consolidare e rendere permanente il patrimonio di competenze, infrastrutture e relazioni costruito negli ultimi anni. Anche grazie al contributo di nuovi membri come l'Università degli Studi di Palermo, ICSC punta a trasformare gli investimenti realizzati in una capacità stabile al servizio del Paese, valorizzando conoscenze e tecnologie per sostenere la crescita del sistema produttivo, rafforzare la sovranità digitale nazionale e favorire lo sviluppo di un ecosistema dell'innovazione sempre più competitivo a livello internazionale.</span></div>
<div class="v1elementToProof"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><i>«</i>Il supercalcolo è una risorsa strategica per la competitività e la qualità della ricerca» commenta <b>Massimo Midiri, Rettore dell'Università degli Studi di Palermo</b> «Il nostro Ateneo, grazie al PNRR, ha investito in infrastrutture di calcolo avanzato per il sostegno a numerosi progetti di ricerca. Per UniPa la collaborazione con ICSC rappresenta un'importante opportunità per accedere a ulteriori infrastrutture avanzate attraverso un modello condiviso. Perché questo modello sia sostenibile, occorre garantire nel tempo l'accesso ai sistemi e promuovere un uso responsabile delle risorse, anche sul piano energetico. È un impegno che riguarda sia il modo in cui facciamo ricerca sia il contributo che possiamo dare, attraverso i suoi risultati, alla transizione ecologica e allo sviluppo del territorio».</span></div>
<div class="v1elementToProof"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«La decisione dell'Università degli Studi di Palermo di aderire alla Fondazione ICSC conferma ancora una volta la portata del lavoro svolto dal Centro Nazionale in questi anni», dichiara <b>Antonio Zoccoli, Presidente del Centro Nazionale ICSC</b>, «In un arco di tempo relativamente breve siamo riusciti ad affermarci come una piattaforma abilitante e attrattiva per la ricerca e l'innovazione dell'intero sistema Paese, costruendo infrastrutture, competenze e collaborazioni che oggi rappresentano un patrimonio strategico per l'Italia. Il nostro obiettivo è ora trasformare questi risultati in strumenti concreti a disposizione del sistema produttivo e della pubblica amministrazione. L'ingresso di realtà di eccellenza come l'Università di Palermo, portatrici di competenze avanzate e di una forte capacità di innovazione, rappresenta un elemento fondamentale per affrontare con successo questa nuova fase di sviluppo».</span></div>
<h3>Supercalcolo e territorio: il confronto sul futuro di ICSC a Palermo</h3>
<div class="v1elementToProof"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">L'evento, svoltosi all'Università degli Studi di Palermo, ha rappresentato un'importante<strong> occasione di confronto sul futuro del supercalcolo e delle tecnologie emergenti nel Paese</strong>. Nel corso della prima parte della giornata sono stati illustrati i principali risultati raggiunti dal Centro Nazionale ICSC e le progettualità attualmente in corso, delineando al contempo le direttrici strategiche che guideranno l'attività del Centro nella fase successiva alla conclusione del PNRR. Un passaggio cruciale per definire il posizionamento di ICSC come infrastruttura permanente a supporto della ricerca scientifica, dell'innovazione industriale, e della competitività tecnologica nazionale.</span></div>
<div class="v1elementToProof"></div>
<div class="v1elementToProof"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">La seconda parte della giornata è stata, invece, dedicata alle competenze e alle iniziative sviluppate dall'Università degli Studi di Palermo nei settori della digitalizzazione, dell'intelligenza artificiale, della gestione dei dati e delle scienze computazionali. Uno spazio di approfondimento è stato dedicato alle attività di ricerca del Progetto DARE, della Fondazione Heal Italia, con capofila l'Università degli Studi di Palermo, e del Progetto NBFC così come alle principali attività legate al rapporto con le imprese e le pubbliche amministrazioni. Esperienze che potranno costituire un importante volano per future progettualità condivise, favorendo nuove sinergie tra il Centro Nazionale, il mondo della ricerca e il tessuto produttivo del territorio.</span></div>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Breakthroughs in Materials Science: a Milano-Bicocca il Nobel Susumu Kitagawa e la Vicepresidente ERC Nicola Spaldin]]></title>

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                    <description><![CDATA[Il simposio "From Designed Molecular Space to Unveiled Hidden Order" esplora i materiali del futuro: dai MOF per la sostenibilità alla caccia all'ordine nascosto nelle proprietà magnetiche, con una sessione speciale su come ottenere un Grant ERC.]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_1a25f73faba808a8bcc9afa109129f24.webp" length="25646" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 07 Oct 2026 10:26:59 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Il Dipartimento di <strong>Scienza dei Materiali dell'Università di Milano-Bicocca</strong>, nell'ambito dell'iniziativa "Breakthroughs in Materials Science", organizza il simposio "<strong>From Designed Molecular Space to Unveiled Hidden Order: Developing the Next Generation of Smart Materials</strong>", che vedrà la partecipazione del professor Susumu Kitagawa, vincitore del <strong>Premio Nobel per la Chimica 2025</strong> e Distinguished Professor presso l'Institute for Integrated Cell-Material Sciences (iCeMS) dell'Università di Kyoto. Nel suo intervento, dal titolo "<strong>Designing Molecular Space: From MOFs to a Better Future</strong>", Kitagawa illustrerà al pubblico il ruolo dei MOF (<strong>Metal Organic Frameworks</strong>) in ambito sanitario e medico, in campo ambientale, nel settore energetico e, in generale, verso un futuro sostenibile. I MOF sono materiali cristallini nei quali la possibilità di definire e di progettare nanospazi ha aperto un nuovo paradigma nella chimica dei materiali.</span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Dopo di lui prenderà la parola <strong>Nicola Spaldin</strong>, vicepresidente dell'ERC (European Research Council) e professoressa di Teoria dei materiali all'ETH di Zurigo, dapprima con un intervento intitolato "<strong>Hunting for Hidden Order</strong>", alla ricerca di un ordine nelle proprietà magnetiche insolite nei materiali, e poi in una sessione speciale dell'organismo dell'Unione Europea dedicato al finanziamento della ricerca scientifica di frontiera: nella sessione "<strong>How the ERC Works </strong>(and How to Get a Grant)" spiegherà ai presenti come vengano assegnati i Grant (finanziamenti) dal Consiglio Europeo della Ricerca e fornirà qualche suggerimento per candidare i propri progetti scientifici.</span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">A portare i saluti istituzionali saranno il<strong> rettore</strong> dell'Università di Milano-Bicocca,<strong> Marco Emilio Orlandi</strong>, e il <strong>prorettore</strong> alla Ricerca dell'ateneo,<strong> Leo Ferraris</strong>.</span></p>
<h3 dir="ltr">Programma</h3>
<p dir="ltr">Saluti istituzionali<br>- Marco Emilio Orlandi, Rettore dell'Università di Milano-Bicocca<br>- Leo Ferraris, Prorettore alla Ricerca<br>- <strong>Silvia Picozzi</strong>, Professoressa Dipartimento di Scienza dei Materiali</p>
<h3 dir="ltr"> Interventi principali</h3>
<ul>
<li dir="ltr" style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>Susumu Kitagawa</strong> (Institute for Integrated Cel-Material Sciences – Kyoto University) - Vincitore del Premio Nobel per la Chimica 2025: Designing Molecular Space: From MOFs to a Better Future (chair: professoressa Angiolina Comotti)</span></p>
</li>
<li dir="ltr" style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>Nicola Spaldin </strong>(ETH Zürich) – Vicepresidente dell'European Research Council (ERC): Hunting for Hidden Order </span></p>
</li>
</ul>
<h3 dir="ltr">Sessione speciale ERC</h3>
<ul>
<li dir="ltr" style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">How the ERC Works (and How to Get a Grant) presentato dalla professoressa Nicola Spaldin</span></p>
</li>
</ul>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"> Per partecipare e avere più informazioni su ospiti e interventi, <a href="https://customer72157g.musvc2.net/e/tr?q=8%3d5e8V9d%26r%3dV%26r%3dc9e%26s%3dY0W9a%261%3dCxRvN_vyYu_7i_xvWx_8k_vyYu_6n3R1.StDqGh.Dx_PWxT_ZL0zCtOm_PWxT_ZL9iQoBrCj-HsJk8yJgM-wNg8i-StQiGr0h-Fo9hCt-JvBkM-hC20pMvDrE-t02R-m0rCx6xGuI-wKgMx-KgOiPo6pQ%26j%3dHyQ286.LkO%26mQ%3d7c6Y%26zN%3d6h8a5hFWDgFe6e9g8Z%26n%3d9i0FW6DFcDDC07dj79hl95c0e0gDdCcgV0ZjViZhWB099B0h8gd80CbjbB9lVihC&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noopener noreferrer">si può consultare il sito di ateneo</a>. </span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Milano: al Museo del Novecento la mostra "Tommaso Trini. La Terra vista dalla Luna"]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/milano-al-museo-del-novecento-la-mostra-tommaso-trini-la-terra-vista-dalla-luna</link>
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                    <description><![CDATA[Presentati il secondo appuntamento di "Voci del Novecento", il ciclo dedicato ai protagonisti della critica e della storia dell'arte contemporanea, e i tre nuovi percorsi di FOCUS900]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_3e93c296433e8d806445615c7eec8b81.webp" length="93320" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 06 Oct 2026 14:23:27 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<div class="v1x_elementToProof">
<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-cd29d4e2-7fff-1c83-16fd-db12b2358c2a"><span><strong>Dal 6 ottobre al 14 marzo 2027, il Museo del Novecento ospita "Tommaso Trini. La terra vista dalla luna",</strong> mostra dedicata a <strong>Tommaso Trini (Sanremo, 1937),</strong> critico, giornalista, curatore e docente, tra le voci più originali e indipendenti della critica d'arte italiana della seconda metà del Novecento.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Curata da <strong>Daniela Domina e Iolanda Ratti con Lodovica Cesaretti</strong>, la mostra è il secondo appuntamento di "<strong>Voci del Novecento</strong>", il ciclo espositivo dedicato a critici, curatori e storici dell'arte che hanno contribuito a orientare la lettura dei linguaggi e delle correnti dell'arte contemporanea. Inaugurato nel 2025 con il progetto dedicato a Enrico Crispolti, il programma proseguirà nel 2027 con una mostra su Pierre Restany.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il progetto è promosso dal <strong>Comune di Milano – Cultura e prodotto dal Museo del Novecento</strong> in collaborazione con <strong>l'Archivio Tommaso Trini.</strong> La mostra è visitabile con il biglietto d'ingresso al Museo.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Voci del Novecento ci ricorda quanto la critica d'arte sia stata, e continui a essere, uno strumento essenziale per leggere il nostro tempo – sottolinea l'assessore alla Cultura <strong>Tommaso Sacchi</strong> –. Sostenere questo progetto significa quindi valorizzare una parte importante della storia culturale di Milano. Una città che nel Novecento è stata un grande laboratorio dell'arte contemporanea, dove artisti, critici, galleristi, editori e istituzioni hanno costruito un confronto capace di lasciare un segno ben oltre i confini della città. Rileggere oggi il lavoro di Tommaso Trini significa riportare alla luce questa storia e renderla nuovamente accessibile al pubblico. Ed è proprio questa una delle funzioni del Museo del Novecento: non soltanto conservare le opere, ma continuare a interrogare il patrimonio, creare connessioni, produrre conoscenza e aprire nuove prospettive sul presente. Un museo vivo, che usa la memoria per leggere il contemporaneo».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Formatosi da autodidatta tra l'Italia e Parigi, Trini inizia a collaborare dalla fine degli anni Cinquanta con riviste e quotidiani. Dal 1966 entra in stretto rapporto con alcune delle gallerie più attive tra Torino e Milano e avvia una lunga collaborazione con "Domus", sulla quale pubblica alcuni dei testi più significativi della propria carriera. Tra il 1971 e il 1978 fonda e dirige la rivista "Data", piattaforma di sperimentazione critica. Negli anni Ottanta affianca alla scrittura l'attività curatoriale e l'insegnamento all'Accademia di Belle Arti di Brera.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il titolo "La terra vista dalla luna" prende spunto dalla <strong>fotografia Earthrise</strong>, realizzata dall'astronauta William Anders durante la missione Apollo 8 nel dicembre 1968. Nel febbraio 1969 Trini pubblica l'immagine sulle pagine di "Domus", a corredo dell'articolo "L'immaginazione conquista il terrestre", dedicato alle ricerche artistiche sul paesaggio e sulla natura. Il riferimento allo spazio e al cosmo, ricorrente nei suoi scritti e legato al suo interesse per la fisica e l'astronomia, diventa così la chiave evocativa dell'intero progetto espositivo.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>FOCUS900</span></h3>
<p dir="ltr"><span>Presentati oggi anche i nuovi appuntamenti di FOCUS900, il programma di approfondimento dedicato ai protagonisti e alle esperienze più significative dell'arte italiana della seconda metà del Novecento.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Dopo gli approfondimenti dedicati a <strong>Grazia Varisco, Paolo Scirpa, Alberto Garutti e Bruno Munari,</strong> dal 6 ottobre 2026 il percorso prosegue al quarto piano nella Galleria Gesti e Process con due focus monografici dedicati a Vincenzo Agnetti e Enrico Castellani, e una sala con opere di <strong>Valerio Adami, Alik Cavaliere, Lucio Del Pezzo, Bobo Piccoli ed Emilio Tadini.</strong></span></p>
<p dir="ltr"><span>«I tre progetti confermano la vocazione di FOCUS900 a proporre letture trasversali del patrimonio del Museo del Novecento, alternando focus monografici, riletture storiche e percorsi tematici capaci di mettere in relazione opere, archivi e contesti culturali differenti – afferma l'assessore <strong>Sacchi</strong> –. Attraverso questi nuovi appuntamenti, il Museo rinnova il proprio impegno nella valorizzazione delle collezioni permanenti e nella costruzione di occasioni di studio e approfondimento dedicate alla storia dell'arte italiana del secondo Novecento».</span></p>
</div>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Programma Europeo Copernicus: Pubblicato il 10° Report europeo sullo Stato dell'Oceano]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/programma-europeo-copernicus-pubblicato-il-10deg-report-europeo-sullo-stato-delloceano</link>
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                    <description><![CDATA[L'OGS ha contribuito alla decima edizione del rapporto del Programma europeo Copernicus che mostra come un decennio di monitoraggio abbia trasformato le osservazioni a lungo termine in evidenze a supporto dell'adattamento e dell'azione]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_977ddd6300108db8f291267ba5fe1dda.webp" length="141550" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 06 Oct 2026 14:23:23 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Il <b>10° Copernicus Ocean State Report (OSR10)</b>, pubblicato il 2 ottobre 2026, lancia un allarme più netto sulla portata dei profondi cambiamenti che stanno interessando l'oceano, mentre nel Pacifico si sta delineando un evento di <b>El Niño probabilmente senza precedenti</b>. Realizzato da <b>Mercator Ocean International</b>, l'organizzazione incaricata dalla Commissione europea dell'attuazione del <b>Copernicus Marine Service</b>, con il contributo di 125 scienziati provenienti dall'Europa e da tutto il mondo, questo rapporto, che celebra il decimo anniversario, si basa sui più recenti dati satellitari, osservazioni <i>in situ</i> e modelli numerici. <b>I dati mostrano un oceano che si sta riscaldando a un ritmo allarmante, con conseguenze di vasta portata per la vita marina, le coste e le comunità di tutto il mondo che convivono con il mare.</b></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Al rapporto ha partecipato anche l'<b>Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale - OGS</b>  con uno studio della Sezione di Oceanografia sull'impatto degli eventi estremi sulle dinamiche biogeochimiche delle aree costiere, in particolare per quello che riguarda la regione nord adriatica.<span></span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">«Il decimo Copernicus Ocean State Report mostra perché sia fondamentale disporre di osservazioni continue e operative e dimostra il valore di trasformare i dati in informazioni affidabili che governi e comunità possano utilizzare per prepararsi a ciò che ci attende», ha dichiarato <strong>Pierre Bahurel</strong>, Direttore generale di Mercator Ocean International. «L'oceano sta cambiando sotto i nostri occhi: il riscaldamento, l'innalzamento del livello del mare e il degrado degli ecosistemi sono segnali interconnessi di un cambiamento significativo e di lungo periodo. È nostra responsabilità costruire una capacità permanente di anticipare questa trasformazione».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">I segnali sono evidenti: <strong>il contenuto di calore dell'oceano è aumentato a un ritmo accelerato dal 1960, con un ulteriore assorbimento record di 23 zettajoule nel 2025</strong>, considerando che uno zettajoule equivale a un miliardo di trilioni di joule, unità di misura base dell'energia, e che il dato del 2025 è pari a circa 40 volte l'energia consumata dall'intero mondo nello stesso anno. Il livello medio globale del mare è aumentato di 3,8 ± 0,3 mm all'anno tra il 1999 e il 2025, accelerando a 4,2 ± 0,3 mm all'anno tra il 2012 e il 2025; inoltre, tra il 1985 e il 2025, l'acidità dell'oceano è aumentata di circa il 17%.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">I risultati del rapporto, frutto del lavoro di un'ampia comunità scientifica internazionale, mostrano la portata e la velocità dei cambiamenti in corso nell'oceano. Le serie storiche di dati permettono di rendere visibili questi cambiamenti, consentendo agli scienziati di distinguere gli eventi isolati dalle tendenze più ampie e di costruire un quadro sempre più dettagliato di ciò che sta accadendo, delle aree in cui stanno emergendo gli impatti e dei contesti in cui governi e comunità potrebbero dover prepararsi.<b><i></i></b></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Con l'aumento del calore assorbito dall'oceano, gli effetti si propagano all'intero sistema marino. L'aumento della temperatura delle acque alimenta le <b>ondate di calore marine</b>, può intensificare le tempeste, alterare gli ecosistemi e contribuire all'innalzamento del livello del mare attraverso l'espansione termica dell'acqua e lo scioglimento dei ghiacci continentali. Non si tratta di fenomeni isolati, ma di conseguenze interconnesse del riscaldamento degli oceani, sempre più evidenti nei mari regionali e nelle comunità costiere di tutto il mondo.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">In Europa, i mari regionali sono sottoposti a una pressione particolarmente intensa, con alcune aree che stanno cambiando più rapidamente di altre.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Nel 2024, il Mediterraneo e il Mar Nero hanno registrato ondate di calore marine da record, alcune delle quali sono durate più di 30 giorni, con temperature superiori alla media di oltre 4,6 °C. Combinando le osservazioni della superficie del mare con le misurazioni del contenuto di calore fino a 40 metri di profondità, i ricercatori hanno rilevato che quantità significative di calore possono permanere al di sotto della superficie. Questo permette di evidenziare impatti che le sole temperature superficiali non consentirebbero di cogliere e di ottenere un quadro più completo dei rischi per gli ecosistemi marini.</span></p>
<h3 class="v1MsoNormal"><span lang="it">Lo studio dell'OGS</span><span lang="it"></span></h3>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">«Abbiamo utilizzato i prodotti satellitari e modellistici del Copernicus Marine Service per il Mediterraneo, unitamente a un modello costiero italiano ad alta risoluzione, per quantificare le anomalie dei livelli di clorofilla, un indicatore chiave dell'eutrofizzazione, nell'area dell'Adriatico settentrionale. Abbiamo analizzato il funzionamento dell'ecosistema marino in relazione a fattori chiave come gli apporti fluviali, l'immissione di fosfati e la temperatura superficiale del mare, osservando come, nel 2024, i valori di clorofilla hanno superato del 100% i livelli climatologici all'inizio della primavera, seguiti da anomalie persistenti durante l'estate e l'autunno», spiega <b>Valeria Di Biagio</b>, ricercatrice dell'OGS e prima autrice dello studio. «I nostri risultati sottolineano l'importanza cruciale degli apporti fluviali di acqua dolce e nutrienti nel controllo dell'ecosistema dell'Adriatico settentrionale, in combinazione con la circolazione e la variabilità termica. Nel 2024 sono stati osservati accumuli di biomassa e potenziali episodi di aumento dell'eutrofizzazione a seguito di eventi fluviali estremi episodici. Inoltre, lo studio dell'OGS dimostra il ruolo fondamentale dei sistemi di previsione nel monitoraggio, evidenziando come la modellistica costiera ad alta risoluzione fornisca ulteriori informazioni preziose sulle distribuzioni spaziali e sulle dinamiche locali di eutrofizzazione», precisa la ricercatrice dell'OGS.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">L'OSR10 dimostra, inoltre, come la scienza oceanografica possa aiutare la società ad affrontare questi cambiamenti. Combinando osservazioni quasi in tempo reale con sistemi di previsione e i modelli, gli scienziati possono trasformare le conoscenze scientifiche in strumenti concreti per i sistemi di allerta precoce, la pianificazione delle infrastrutture e l'adattamento.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">«A dieci anni dalla sua prima pubblicazione, il Copernicus Ocean State Report offre più di una serie di istantanee annuali», ha dichiarato <b>Karina von Schuckmann</b>, Direttrice del Copernicus Ocean State Report. «Fornisce una documentazione scientifica sempre più ampia di un oceano sottoposto a pressioni crescenti e, al tempo stesso, mostra come il monitoraggio continuo, la modellistica e i sistemi di previsione, insieme alla collaborazione scientifica, possano aiutare la società a comprendere <b>che cosa sta cambiando, dove e perché</b>, ad anticipare i rischi futuri e a prepararsi alle loro conseguenze».</span></p>
<h3 class="v1MsoNormal"><span lang="it">Il Copernicus Marine Service e Mercator Ocean International</span></h3>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Il Copernicus Marine Service è uno dei sei servizi di Copernicus, il programma di osservazione della Terra dell'Unione europea. Il servizio gestisce attività di analisi e previsione oceanica ed è finanziato dall'Unione europea. Il Copernicus Marine Service fornisce informazioni di riferimento regolari e sistematiche sugli oceani nelle componenti "Blu" (fisica), "Bianca" (ghiaccio marino) e "Verde" (biogeochimica e biologica), sia su scala globale che europea. I suoi dati e prodotti supportano politiche chiave dell'UE e a livello internazionale, contribuendo agli sforzi per la riduzione dell'inquinamento, la tutela dell'ambiente marino, la sicurezza e la pianificazione delle rotte marittime, la gestione sostenibile delle risorse, l'energia marina rinnovabile, la crescita blu, il monitoraggio del clima e le previsioni meteorologiche. Il servizio mira inoltre a sensibilizzare l'opinione pubblica fornendo ai cittadini europei e di tutto il mondo informazioni accessibili sulle tematiche legate agli oceani.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Mercator Ocean International è, invece, uno dei principali centri mondiali per la previsione oceanica e un pilastro fondamentale dell'infrastruttura europea per l'oceano digitale. È l'ente incaricato dalla Commissione Europea per la gestione del Copernicus Marine Service e fornisce dati e previsioni oceaniche gratuiti e ad accesso aperto, offrendo un servizio pubblico a governi, autorità, scienziati e utenti strategici in tutto il mondo. Mercator Ocean guida inoltre lo sviluppo del "Digital Twin Ocean" europeo, un'iniziativa faro dell'UE realizzata in collaborazione con diversi partner e sotto l'egida della Commissione Europea, volta a supportare i processi decisionali relativi all'oceano basati su scenari. Nel 2025, Mercator Ocean ha compiuto un passo decisivo verso la trasformazione in organizzazione internazionale, con l'adesione di dodici paesi europei alla convenzione internazionale che istituisce il Mercator International Centre for the Ocean.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Di seguito i link al report e all'articolo a cui hanno lavorato gli scienziati e le scienziate dell'OGS:</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><a href="https://marine.copernicus.eu/access-data/ocean-state-report/ocean-state-report-10" target="_blank" rel="noopener"><span lang="it">Ocean State Report 10</span></a></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it"><a href="https://sp.copernicus.org/articles/7-osr10/18/2026/" target="_blank" rel="noopener">Articolo</a></span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Meteorologia e climatologia: può l'intelligenza artificiale unire le due comunità?]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/meteorologia-e-climatologia-puo-lintelligenza-artificiale-unire-le-due-comunita</link>
                    <guid isPermaLink="true">https://www.italia24.news/meteorologia-e-climatologia-puo-lintelligenza-artificiale-unire-le-due-comunita</guid>

                    <description><![CDATA[Un nuovo studio internazionale sostiene che l'intelligenza artificiale sta iniziando a superare la storica separazione tra previsioni del tempo e proiezioni climatiche]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_fbe33d8c1b7b678130075181e1dc77dc.webp" length="141838" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 06 Oct 2026 09:53:13 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-d00d9632-7fff-ba0e-8c39-552b617a4563"><span>E' stato pubblicato su </span><strong>Nature Communications</strong><span>, un nuovo studio dal titolo "</span><a href="https://www.nature.com/articles/s41467-026-75787-y" target="_blank" rel="noopener"><span>Bridging the weather and climate divide with artificial intelligence</span></a><span>", a cui hanno collaborato <strong>20 ricercatori di istituzioni in Spagna, Italia, Germania, Regno Unito, Grecia, Paesi Bassi e Stati Uniti. </strong>Per l'Italia ha contribuito il <strong>Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e il Dipartimento di Fisica e Astronomia - DIFA dell'Università di Bologna</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il contributo bolognese nasce da una linea di ricerca del </span><span>gruppo, </span><span>guidato dal </span><span>prof. <strong>Alberto Carrassi</strong> </span><span>Direttore di Alma Climate (il Centro interdipartimentale dell'Ateneo sulle sfide globali e il cambiamento climatico)</span><span>, all'interno del settore "Fisica dell'atmosfera" del DIFA</span><span>, e oggi, tra i riferimenti a livello internazionale per quanto riguarda l'integrazione tra assimilazione dei dati e apprendimento automatico.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Tra i primi al mondo a lavorare su questo tema ed a comprendere la complementarità dei due approcci, il prof. Carrassi ha mostrato come combinare le due tecniche per ricostruire, a partire da osservazioni scarse e rumorose, i processi che i modelli fisici non riescono a risolvere.</span></p>
<p dir="ltr"><strong>Prevedere il tempo di domani e stimare il clima dei prossimi decenni significa descrivere lo stesso sistema Terra</strong><span>. Eppure, per decenni, meteorologia e climatologia si sono sviluppate come due mondi separati, con modelli, dati e obiettivi diversi.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Le previsioni meteorologiche partono dallo stato iniziale dell'atmosfera e guardano a ore, giorni o settimane. La climatologia studia invece come il sistema Terra risponde, su decenni o secoli, a fattori come gas serra, aerosol e uso del suolo. Il meteo offre moltissimi eventi osservati su cui verificare i modelli; il clima futuro, al contrario, non ha un termine di confronto osservativo.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Secondo gli autori, </span><strong>l'IA sta agendo da catalizzatore tra le due comunità</strong><span>. Reti neurali su grafo, transformer, modelli generativi, modelli fondazionali e modelli ibridi fisica-IA vengono ormai usati in entrambi i campi. Un'analisi della letteratura scientifica dal 1975 al 2025 mostra che, dall'avvento del deep learning, la sovrapposizione tra ricerca meteorologica e climatica è cresciuta oltre quanto ci si aspetterebbe per caso, attorno a metodi condivisi come previsione, </span><span>downscaling</span><span> ed emulazione dei modelli.</span></p>
<p dir="ltr"><strong>Lo studio individua tre "ponti" concreti. Il primo è temporale</strong><span>: le previsioni sub-stagionali e stagionali, da qualche settimana a qualche mese, occupano la zona intermedia tra i due campi e sono un banco di prova naturale per modelli capaci di attraversare le scale. </span><strong>Il secondo è causale</strong><span>: l'IA permette di confrontare eventi estremi in climi reali e ipotetici, per capire quanto il cambiamento climatico ne modifichi probabilità e intensità. </span><strong>Il terzo è strutturale</strong><span>: modelli meteo e climatici condividono sempre più componenti, dai modelli fondazionali alle combinazioni ibride di equazioni fisiche e apprendimento automatico.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Meteorologia e climatologia hanno già un linguaggio comune: l'assimilazione dei dati, cioè l'arte di combinare modelli e osservazioni», </span><span>afferma <strong>Carrassi</strong></span><span>. «L'integrazione tra assimilazione dei dati e intelligenza artificiale può diventare il terreno su cui le due comunità costruiscono strumenti davvero condivisi».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Gli autori sottolineano però che l'accuratezza delle previsioni non è sufficiente.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Un modello di intelligenza artificiale deve rispettare le leggi della fisica, restare stabile anche in simulazioni lunghe decenni, quantificare la propria incertezza e funzionare in modo affidabile in condizioni mai incontrate durante l'addestramento», </span><span>spiega <strong>Alberto Carrassi</strong></span><span><strong>.</strong> «È esattamente ciò che serve per gli estremi senza precedenti e per i climi futuri, che nel passato osservato non hanno un equivalente».</span></p>
<p dir="ltr"><span>L'articolo affronta anche i rischi ambientali e sociali. Addestrare grandi modelli richiede molta energia e potenza di calcolo, e le infrastrutture necessarie sono concentrate in poche istituzioni e aziende.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«L'IA può rendere le previsioni avanzate più economiche e più accessibili, ma rischia di ampliare le disuguaglianze se molti paesi e centri di ricerca resteranno esclusi dallo sviluppo dei modelli», </span><span>osserva <strong>Francisco de Melo Viríssimo della London School of Economics and Political Science</strong></span><strong>.</strong></p>
<p dir="ltr"><span>Per questo gli autori propongono un'agenda concreta: componenti dei modelli differenziabili e open source, benchmark comuni tra meteo e clima, obblighi di accesso aperto ai dati e risorse di calcolo dedicate alle istituzioni con meno mezzi.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«La vera sfida non è solo progettare algoritmi più potenti, ma costruire una nuova cultura della collaborazione tra meteorologi, climatologi, fisici, informatici, centri operativi e decisori», conclude </span><strong>Gustau Camps-Valls dell'Università di Valencia</strong><span>.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA["Amazon Women in Innovation 2026": le due studentesse premiate dell'Università di Palermo e del Politecnico di Torino ]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/amazon-women-in-innovation-2026-le-due-studentesse-premiate-delluniversita-di-palermo-e-politecnico-di-torino</link>
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                    <description><![CDATA[Lanciato nel 2018, il progetto "Amazon Women in Innovation" ha coinvolto finora 40 giovani meritevoli, ciascuna premiata con una borsa di studio della durata di 3 anni del valore di €6.000 all'anno]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_0e04ec08c5e637b8469ecebf676d5388.webp" length="86608" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Mon, 05 Oct 2026 19:06:15 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<h3 dir="ltr">La studentessa dell'Università degli Studi di Palermo Martina Camarda vince la borsa di studio "Amazon Women in Innovation" 2026</h3>
<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-60b42179-7fff-1edb-740f-b30fc464b579"><span>È </span><strong>Martina Camarda</strong><span>, <strong>studentessa del corso di Laurea in </strong></span><strong>Ingegneria Informatica all'Università degli Studi di Palermo</strong><span>, la vincitrice dell'</span><span>ottava edizione </span><span>di </span><span>"<strong>Amazon Women in Innovation</strong></span><span>", la borsa di studio promossa e finanziata da <strong>Amazon</strong> per aiutare le giovani studentesse di discipline <strong>STEM</strong> (Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) a inserirsi nel settore dell'economia digitale, dell'innovazione e della tecnologia.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La giovane meritevole - insieme alle vincitrici degli altri sei Atenei italiani coinvolti nell'iniziativa di Amazon - usufruirà di un </span><strong>finanziamento di €6.000</strong><span><strong> </strong>per l'anno accademico </span><span>2025/26</span><span>, con possibilità di rinnovo nei successivi due anni, oltre all'opportunità di partecipare a un </span><span>percorso di mentorship</span><span> personalizzato al fianco di una manager di Amazon. Il programma è progettato per <strong>supportare la crescita personale e di carriera delle vincitrici,</strong> offrendo loro le risorse chiave per il domani: dalla stesura di un curriculum d'impatto alle strategie per superare con successo ogni colloquio di selezione.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Chi è la vincitrice di "Amazon Women in Innovation" per l'Università degli Studi di Palermo</span></h3>
<p dir="ltr"><span>Martina Camarda ha 19 anni, è nata a Catania ma vive da sempre a Palermo, dove frequenta il primo anno del corso di laurea in Ingegneria Informatica all'Università degli Studi di Palermo. La passione per l'informatica nasce da bambina osservando il padre al lavoro e, crescendo, si è trasformata nella scelta naturale del suo percorso di studi. Dopo il liceo scientifico ha affrontato le prime sfide universitarie dovute alla mancanza di esperienza nella programmazione, ma grazie alla determinazione e alla voglia di migliorarsi ha trasformato le difficoltà iniziali in uno stimolo a crescere. Oggi guarda con interesse al mondo dell'intelligenza artificiale, in particolare alle applicazioni legate all'interazione tra persone e tecnologie, e sogna di proseguire gli studi con una specialistica nel settore.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Quando ho inviato la candidatura alla borsa di studio Amazon Women in Innovation non pensavo davvero di poter vincere. Avevo letto dell'iniziativa l'anno scorso e mi sembrava un traguardo quasi irraggiungibile. Quando ho scoperto di essere stata selezionata ho riletto la comunicazione più volte perché non riuscivo a crederci. Questa borsa di studio rappresenta un'opportunità preziosa per investire nella mia formazione e avvicinarmi al sogno di proseguire gli studi, anche fuori dalla Sicilia e, perché no, all'estero»</span><span>, racconta <strong>Camarda</strong>. </span><span>«Alle ragazze che vorrebbero intraprendere un percorso STEM dico di non lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà iniziali o dall'idea di partire con meno esperienza degli altri. Anche io arrivavo da un liceo scientifico e la programmazione era un mondo nuovo, ma le competenze si costruiscono con impegno e costanza. Ogni percorso è diverso e non ha senso confrontarsi con quello degli altri: l'importante è continuare a credere nei propri obiettivi. Spero che sempre più ragazze scelgano queste discipline, contribuendo a superare gli stereotipi che ancora oggi associano l'ingegneria e l'informatica quasi esclusivamente agli uomini».</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Rita Murad vince la borsa di studio "Amazon Women in Innovation" 2026 per il Politecnico di Torino</span></h3>
<p dir="ltr"><span>È </span><strong>Rita Murad</strong><span>, <strong>studentessa del corso di Laurea in </strong></span><strong>Ingegneria Informatica al Politecnico di Torino</strong><span>, la vincitrice dell'</span><span>ottava edizione </span><span>di </span><span>"<strong>Amazon Women in Innovation</strong></span><span>", la borsa di studio promossa e finanziata da Amazon per aiutare le giovani studentesse di discipline <strong>STEM</strong> (Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) a inserirsi nel settore dell'economia digitale, dell'innovazione e della tecnologia.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La giovane meritevole - insieme alle vincitrici degli altri sei Atenei italiani coinvolti nell'iniziativa di Amazon - usufruirà di un </span><strong>finanziamento di €6.000</strong><span><strong> </strong>per l'anno accademico </span><span>2025/26</span><span>, con possibilità di rinnovo nei successivi due anni, oltre all'opportunità di partecipare a un </span><span>percorso di mentorship</span><span> personalizzato al fianco di una manager di Amazon. Il programma è progettato per <strong>supportare la crescita personale e di carriera delle vincitrici</strong>, offrendo loro le risorse chiave per il domani: dalla stesura di un curriculum d'impatto alle strategie per superare con successo ogni colloquio di selezione.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Chi è la vincitrice di "Amazon Women in Innovation" per il Politecnico di Torino</span></h3>
<p dir="ltr"><span>Rita Murad frequenta il corso di laurea in Ingegneria Informatica al Politecnico di Torino. Prima di intraprendere il percorso universitario ha dedicato un anno a orientarsi tra le diverse opportunità accademiche, analizzando numerosi corsi di laurea internazionali in lingua inglese. Dopo un'attenta ricerca, che l'ha portata a candidarsi in undici università europee, ha scelto il Politecnico di Torino per proseguire la propria formazione. Appassionata di sviluppo software e programmazione, guarda con interesse ai settori dell'intelligenza artificiale e della cybersicurezza, ambiti nei quali vorrebbe specializzarsi dopo la laurea. Ha scoperto la borsa di studio attraverso una comunicazione dell'università e ha deciso di candidarsi riconoscendola come un'opportunità perfettamente in linea con il proprio percorso. Il sostegno ricevuto le consentirà di dedicarsi con maggiore serenità agli studi e di proseguire il proprio percorso accademico con uno sguardo rivolto alla formazione avanzata.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Ricevere questa borsa di studio rappresenta un riconoscimento importante e un sostegno concreto, perché mi permette di concentrarmi maggiormente sul mio percorso universitario e di guardare con ancora più fiducia ai prossimi obiettivi accademici. Mi piacerebbe continuare gli studi con una laurea magistrale, approfondendo ambiti come l'intelligenza artificiale o la cybersicurezza, che considero tra i settori più stimolanti e strategici per il futuro»</span><span>, racconta <strong>Murad</strong>.</span><span> «Per incoraggiare un numero sempre maggiore di ragazze ad avvicinarsi alle discipline STEM è fondamentale partire presto, offrendo occasioni per conoscere queste materie già durante il percorso scolastico e mostrando modelli concreti in cui potersi riconoscere. Borse di studio come Amazon Women in Innovation sono un supporto preziosissimo, e trovo altrettanto importante che istituzioni e aziende continuino a investire in iniziative capaci di accompagnare le donne lungo tutto il percorso di studio e di carriera, affinché possano sentirsi valorizzate e avere le stesse opportunità di crescita professionale»</span><span>.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Amazon Women in Innovation: otto edizioni della borsa di studio a sostegno delle donne STEM</span></h3>
<p dir="ltr"><span>«Siamo molto orgogliosi di essere giunti all'ottava edizione di Amazon Women in Innovation, un traguardo che ci ha permesso di affiancare fino ad oggi 40 talentuose studentesse in tutta Italia»</span><span>,</span><span> </span><span>dichiara </span><span><strong>Rita Malavasi</strong>, Responsabile Relazioni Istituzionali di Amazon Italia</span><span>.</span><span> «Ridurre il divario di genere nelle discipline STEM non è solo una questione di equità: è necessario per garantire uno sviluppo delle competenze in grado di contribuire alla competitività italiana. Con questo progetto vogliamo dimostrare che investire nel talento femminile significa investire nel futuro del Paese: unendo il sostegno economico a un percorso di mentorship mirato, forniamo a queste giovani eccellenze sia le risorse pratiche sia la fiducia necessarie per diventare le leader dell'innovazione di domani»</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Nato nel <strong>2018</strong>, il programma Amazon Women in Innovation si propone come <strong>supporto concreto per la crescita dei giovani talenti nel panorama digitale</strong>. Oggi l'iniziativa unisce sette Atenei italiani: <strong>l'</strong></span><strong>Università degli Studi di Cagliari, l'Università di Catania, l'Università degli Studi di Roma Tor Vergata, l'Università degli Studi Napoli Federico II, il Politecnico di Milano, l'Università degli Studi di Palermo e il Politecnico di Torino.</strong></p>
<p dir="ltr"><span>Inclusi i riconoscimenti annunciati oggi, il progetto ha premiato finora </span><strong>40 giovani meritevoli</strong><span>, incluse le vincitrici di quest'anno, ed è stato un trampolino di lancio per molte giovani studentesse, da chi ha intrapreso prestigiosi programmi internazionali in lauree specialistiche a chi è entrata nel mondo del lavoro iniziando a costruire la propria carriera con consapevolezza e passione.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Milano: a Palazzo Reale la grande mostra "I Brueghel, le origini dei generi pittorici in Europa"]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/milano-a-palazzo-reale-la-grande-mostra-i-brueghel-le-origini-dei-generi-pittorici-in-europa</link>
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                    <description><![CDATA[Oltre 80 opere per raccontare la dinastia che ha segnato la pittura europea, dal paesaggio alla natura morta, dalle scene di vita quotidiana alle battaglie]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_2695cc7f987a540b68fb423e1ab86093.webp" length="270946" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Mon, 05 Oct 2026 19:06:11 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span>Arriva a <strong>Palazzo Reale </strong>di Milano "<strong>I Brueghel. Le origini dei generi pittorici in Europa</strong>", la prima grande esposizione a Milano dedicata a una delle più influenti dinastie artistiche del Rinascimento europeo. In programma <strong>dal 29 settembre 2026 al 31 gennaio 2027</strong>, la mostra accompagna il visitatore in un percorso storico e artistico attraverso <strong>oltre 80 opere tra dipinti, disegni e stampe, alla scoperta di una "dinastia" di pittori che contribuì in modo decisivo, nei Paesi Bassi, in Italia e nel resto d'Europa, </strong>alla nascita dei futuri 'generi pittorici'. Dai paesaggi innevati alle burrasche, dalle nature morte alla vita contadina fino alle battaglie, il sistema dei generi pittorici darà forma alla pittura moderna europea così come la conosciamo oggi.</span></p>
<p><span>Promossa da <strong>Comune di Milano – Cultura</strong> e prodotta da <strong>Palazzo Reale e 24 ORE Cultura – Gruppo Il Sole 24 ORE</strong>, la mostra "I Brueghel. Le origini dei generi pittorici in Europa" è un progetto a firma di Bernard Aikema, con la curatela di Carlotta Striolo. «Dopo il successo delle mostre dedicate a Bosch nel 2022 e a Dürer nel 2018, entrambe curate da Bernard Aikema — afferma l'assessore alla Cultura, <strong>Tommaso Sacchi </strong>— Palazzo Reale presenta il terzo capitolo di un progetto che racconta una genesi polifonica del Rinascimento europeo: non un fenomeno esclusivamente italiano, ma una rete di centri creativi tra Italia, Fiandre, Germania e Paesi Bassi. Protagonisti di questa nuova esposizione sono i Brueghel, una dinastia che ha segnato la storia dell'arte europea».</span></p>
<p><span>La mostra prende le mosse da <strong>Pieter Bruegel il Vecchio</strong>, capostipite della famiglia. Tra tutti i pittori che seppero raccogliere e rielaborare l'eredità visionaria di <strong>Hieronymus Bosch, </strong>Pieter Bruegel il Vecchio occupa un posto del tutto eccezionale, non come semplice imitatore, ma come interprete capace di trasformare una lezione in qualcosa di profondamente nuovo. Là dove Bosch abita un cosmo di incubi, allegorie cosmiche e demoni medievali, Bruegel sceglie progressivamente la terra — il fango, la neve, il sudore delle feste di paese — rendendo le sue visioni più credibili, più incarnate nella realtà. S'inserisce così nel grande filone dei paesaggisti fiamminghi e allo stesso tempo inaugura una nuova pittura in cui il popolo — contadini, bambini, festanti — diventa per la prima volta protagonista assoluto.</span></p>
<p><span>Si deve però principalmente a <strong>Pieter Brueghel il Giovane</strong>, primogenito e continuatore del lavoro paterno, la selezione e diffusione di modelli e tipologie bruegheliane particolarmente fortunate e appetibili da un punto di vista commerciale. Attraverso una selezione di dipinti in mostra, emerge chiaramente come il figlio abbia riprodotto in numerose varianti i modelli paterni dei paesaggi innevati, della vita festosa dei contadini, delle nature morte. È in questo momento che il "brand Brueghel" si consolida e si espande verso un mercato più ampio, anche attraverso il lavoro della sua fruttuosa bottega, presso cui lavoravano copisti di eccelsa bravura, specializzati in questi modelli espressivi vincenti, che venivano reiterati e trasmessi per un mercato di acquirenti sempre più vasto.</span></p>
<p><span>Oltre al primogenito Pieter Brueghel il Giovane, un ruolo di primissimo piano spetta al secondogenito di <strong>Pieter B. il Vecchio, ovvero Jan Brueghel il Vecchio</strong>. Figura cosmopolita che, contrariamente al fratello, viaggiò per l'Europa soggiornando a lungo in Italia, vede oggi riconosciuta da questa mostra la sua centralità di assoluto protagonista. Nella Penisola Jan studiò la maniera italiana e si conquistò amicizie e committenze di grande prestigio, come quella del cardinale e arcivescovo di Milano Federico Borromeo. Quest'ultimo committente di straordinario prestigio e primo grande collezionista di pittura fiamminga in Italia, fu capace di intuire come questa nuova arte rispondesse al gusto delle corti e della Chiesa europee del tempo.</span></p>
<p><span>Su invito del cardinale Jan giunse a Milano nel 1595, risiedendo nel palazzo arcivescovile e diventando uno degli artisti più apprezzati in città. Le opere realizzate per lui, tra cui il celebre Fiori in un vaso – che figura tra i prestiti più importanti in mostra - sono oggi capolavori della <strong>Pinacoteca Ambrosiana</strong>, che conserva il nucleo più significativo di opere di Jan Brueghel il Vecchio in Italia. Milano si conferma così, nel Seicento, uno dei centri nevralgici per la diffusione delle nuove tipologie pittoriche fiamminghe in Europa.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Salute del cervello: dall'8 all'11 ottobre visite e consulenze gratuite negli ospedali con il bollino rosa]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/salute-del-cervello-dall8-all11-ottobre-visite-e-consulenze-gratuite-negli-ospedali-con-il-bollino-rosa</link>
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                    <description><![CDATA[In occasione della Giornata mondiale della salute mentale, Fondazione Onda ETS promuove la prima edizione dell'(H) Open Weekend sulla salute del cervello]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_66a08e8b68e82d99070094c396de43cf.webp" length="192912" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Mon, 05 Oct 2026 19:06:04 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span>In occasione della giornata mondiale della salute mentale, dall'8 all'11 ottobre <b>Fondazione Onda ETS</b> promuove la prima edizione dell'<b>(H) Open Weekend sulla salute del cervello</b>, coinvolgendo <b>oltre 120 ospedali</b> del network con il Bollino Rosa e i presidi dedicati alla salute mentale. L'iniziativa rappresenta un'evoluzione dell'(H) Open Day sulla salute mentale, ampliandone oggi il raggio d'azione per promuovere una visione integrata della salute del cervello, nella quale neurologia e psichiatria collaborano per intercettare precocemente i bisogni di salute della popolazione e accompagnare le persone verso percorsi di diagnosi, cura e assistenza appropriati.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>I servizi offerti sono da oggi consultabili attraverso il <a href="https://iniziative.fondazioneonda.it/ricerca" target="_blank" rel="noopener">motore di ricerca</a></span><a href="https://iniziative.fondazioneonda.it/ricerca" target="_blank" rel="noopener"><span> </span></a><span>disponibile sul sito di Fondazione Onda ETS, che consente di selezionare regione e provincia e visualizzare le strutture aderenti, le prestazioni disponibili e le modalità di accesso.  </span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span><b>Francesca Merzagora</b>, presidente di Fondazione Onda ETS, dichiara: «La salute mentale è un fronte su cui Fondazione Onda lavora da vent'anni, a partire dai primi studi dedicati alle patologie psichiche femminili fino alle ricerche più recenti su schizofrenia e gestione territoriale della malattia. Un percorso che ci ha permesso di misurare da vicino la distanza che ancora separa le persone dalla cura: le nostre indagini mostrano come la scarsa informazione, la diffidenza verso i trattamenti e l'interruzione precoce delle terapie restino ostacoli concreti, alimentati da uno stigma che continua a pesare su chi convive con un disturbo mentale e sui loro familiari, spesso soli nel farsene carico. Con il nuovo (H) Open Weekend sulla salute del cervello vogliamo offrire ai cittadini un accesso gratuito a servizi qualificati e contribuire a costruire una cultura della salute mentale libera da pregiudizi, in cui prevenzione e diagnosi precoce diventino davvero alla portata di tutti».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span><b>Claudio Mencacci</b>, copresidente della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia (SINPF), direttore emerito del dipartimento di Neuroscienze e salute mentale presso l'ASST Fatebenefratelli – Sacco di Milano e presidente del comitato tecnico scientifico di Fondazione Onda ETS, commenta: «La salute del cervello non ha età, bisogna imparare a proteggerlo fin dall'infanzia ogni giorno della vita. Oggi nel nostro Paese le persone che soffrono di malattie neurologiche e disturbi mentali sono circa 1 su 3 (20 milioni), a conferma che la salute del cervello riguarda tutti in ogni fase della vita. Le malattie del cervello mostrano una tendenza ad aumentare a causa dell'esposizione a diversi fattori di rischio e alla non attuazione di stili di vita corretti. Molti dei fattori di rischio sono modificabili attraverso prevenzione, interventi precoci e adottando stili di vita sani, confermando come la cura del cervello sia una priorità di sanità pubblica».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>In Italia il fenomeno assume proporzioni rilevanti. Secondo le stime più recenti, le persone che convivono con una demenza sono oggi oltre 1.430.000, un numero destinato a salire a circa 2.200.000 entro il 2050 (Alzheimer Europe – Federazione Alzheimer Italia, "The Prevalence of Dementia in Europe 2025", gennaio 2026)</span><span>. L'emicrania interessa oltre 8 milioni di italiani, in netta prevalenza donne (Società Italiana per lo Studio delle Cefalee (SISC) – International Headache Society (IHS), linee guida su diagnosi e terapia dell'emicrania, Cephalalgia, maggio 2025)</span><span>, mentre circa 600.000 persone convivono con l'epilessia (Lega Italiana Contro l'Epilessia (LICE), Osservatorio Epilessia, 2024-2025)</span><span>. Sul fronte della salute mentale, l'Istat stima che 3,7 milioni di persone (il 7% della popolazione sopra i 14 anni) hanno sofferto nell'ultimo anno di disturbi ansioso-depressivi (Istat, "La salute mentale nelle varie fasi della vita", 2024)</span><span>, e nel solo 2024 oltre 845.000 persone si sono rivolte ai dipartimenti di salute mentale del Servizio Sanitario Nazionale (Ministero della Salute, Rapporto Salute Mentale 2024)</span><span>. In forte crescita anche i disturbi della nutrizione e dell'alimentazione, che oggi coinvolgono oltre 3 milioni di persone, a fronte delle circa 300.000 di inizio anni Duemila (Ministero della Salute – SINPIA – Istituto Superiore di Sanità, dati epidemiologici sui Disturbi della Nutrizione e dell'Alimentazione, 2025)</span><span>.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span><strong>Nel corso delle quattro giornate</strong> <strong>saranno offerti gratuitamente visite neurologiche e psichiatriche, colloqui psicologici, test di screening per il rischio di demenze, valutazioni neuropsicologiche, elettroencefalogrammi, sportelli di ascolto, momenti informativi dedicati alle principali patologie neurologiche e ai disturbi mentali</strong>, tra cui emicrania, malattia di Alzheimer, epilessia, ansia, depressione, disturbi dell'umore, disturbi del sonno, schizofrenia e disturbi del comportamento alimentare.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Al via la terza edizione del progetto Mentorship Milano: a confronto le esperienze di generazioni di donne]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/al-via-la-terza-edizione-del-progetto-mentorship-milano-a-confronto-le-esperienze-di-generazioni-di-donne</link>
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                    <description><![CDATA[A Palazzo Marino il lancio del progetto del Patto per il Lavoro di Milano fondato sul confronto tra generazioni di donne, alla presenza delle Mentee e di Mentor provenienti dal mondo delle istituzioni, dell'impresa, dell'università, della cultura e delle professioni]]></description>

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                    <pubDate>Mon, 05 Oct 2026 19:05:55 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span>Torna per la sua terza e ultima edizione <strong>Mentorship Milano,</strong> il progetto del <strong>Patto per il Lavoro di Milano</strong> dedicato alla <strong>crescita personale e professionale delle</strong> <strong>ragazze tra i 18 e i 35 anni</strong> attraverso il confronto con donne che hanno raggiunto ruoli di responsabilità nei propri percorsi professionali e di vita. Dalla prima edizione a oggi, il progetto ha coinvolto quasi 1.700 donne e ragazze, costruendo un network capace di mettere in relazione generazioni, esperienze e percorsi diversi con un obiettivo preciso: <strong>intervenire concretamente sul divario di genere, rafforzando consapevolezza, fiducia e libertà di scelta delle più giovani nella vita e nel lavoro.</strong></span></p>
<p><span>Nato nel 2022 e promosso dall'Assessorato allo Sviluppo economico e Politiche del Lavoro del Comune di Milano, il progetto ha rappresentato fin dall'inizio un'esperienza innovativa nel panorama pubblico, come primo percorso gratuito e su larga scala di <strong>Mentorship femminile promosso da un'Amministrazione comunale</strong>. Attraverso un percorso di affiancamento di tre incontri nell'arco di sei mesi, Mentor e Mentee hanno la possibilità di confrontarsi su scelte, aspirazioni, opportunità e passaggi decisivi della vita personale e professionale.</span></p>
<p><span>La terza edizione ha preso il via a <strong>Palazzo Marino</strong> con un evento dedicato al tema "<strong>L'UNICITÀ</strong>", con un invito alle ragazze a non disperdere il patrimonio unico e irripetibile che ciascuna porta con sé. In Sala Alessi hanno portato il loro contributo <strong>Francesca Nanni, </strong>Procuratrice Generale presso la Corte d'Appello di Milano; <strong>Sabina Belli</strong>, Presidente di Kering Italia; <strong>Carla Morogallo</strong>, Direttrice di Triennale Milano; <strong>Carla Sozzani</strong> in dialogo con la figlia <strong>Sara Sozzani Maino;</strong> la stilista di origine marocchina <strong>Hnia Harrati</strong>; la giornalista sportiva <strong>Federica Masolin</strong>; <strong>Daniela Cerrato</strong>, CMO Mondadori Digital; <strong>Benedetta de Luca</strong>, content creator, disability advocacy e ambassador The Wom, insieme a numerose altre professioniste del mondo dell'impresa, delle istituzioni, della cultura, della moda, dell'informazione e delle professioni.</span></p>
<p><span>Per l'ultimo ciclo si sono candidate 190 Mentee e 180 Mentor, che si aggiungono alle oltre 500 Mentor e più di 800 Mentee coinvolte nelle prime due edizioni del 2023 e del 2025. Con le nuove candidature, il network nato intorno a Mentorship Milano arriva così a sfiorare le 1.700 donne, una comunità che si è mantenuta nel tempo attraverso relazioni, confronti e scambi che spesso proseguono anche oltre la conclusione del Mentorship.</span></p>
<p><span>Una rete che ha prodotto anche risultati misurabili: dalle rilevazioni realizzate al termine dei cicli precedenti la fiducia in sé stesse è aumentata del 33%, la capacità di gestire stress e pressioni sociali del 60%, mentre l'86% delle partecipanti ha riconosciuto di possedere più competenze e risorse di quanto pensasse. </span><span>Per molte ragazze questa maggiore consapevolezza si è tradotta anche in scelte concrete: nuovi percorsi di formazione, opportunità professionali, esperienze e stage all'estero che prima del mentorship non avrebbero immaginato di intraprendere.</span></p>
<p><span>«Con questo ultimo ciclo chiudiamo un percorso, ma soprattutto lasciamo alla città una comunità di donne che continuerà a vivere e a creare connessioni – dichiara l'assessora allo Sviluppo economico e Politiche del Lavoro <strong>Alessia Cappello</strong> –. In questi anni Mentorship Milano ci ha mostrato quanto possa essere potente per una giovane donna incontrare qualcuno che le dica, attraverso la propria esperienza, che una strada è possibile. Il punto non è indicare quale strada scegliere, ma dare alle ragazze strumenti, consapevolezza e fiducia sufficienti per scegliere la propria. Vogliamo che si sentano libere di esporsi, di ambire, di cambiare idea, di provare e anche di sbagliare, senza lasciare che stereotipi e aspettative esterne definiscano il perimetro delle loro possibilità».</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Terremoti, Tsunami della Kamčatka 2025: la complessità della rottura sismica ne ha limitato l'impatto]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/terremoti-tsunami-della-kamcatka-2025-la-complessita-della-rottura-sismica-ne-ha-limitato-limpatto</link>
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                    <description><![CDATA[Uno studio offre nuove informazioni sul potenziale dei grandi terremoti di subduzione di generare tsunami, contribuendo a migliorare i sistemi di allerta e le valutazioni della pericolosità]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_1fa63a3d570be0ef5d971d8d9f2af1b4.webp" length="116080" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Fri, 02 Oct 2026 13:12:50 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span><strong>L'impatto limitato dello tsunami generato dal terremoto della Kamčatka del 2025</strong> è legato a specifiche caratteristiche della rottura sismica. È quanto emerge dal nuovo studio </span><span>"<a href="https://www.nature.com/articles/s43247-026-04050-5" target="_blank" rel="noopener">Limited impact of the 2025 Kamchatka tsunami explained by the complex seismic rupture</a>"</span><span>, pubblicato sulla rivista </span><strong>Communications Earth &amp; Environment di Nature</strong><span> e condotto dal team di ricerca <strong>dell'</strong></span><strong>Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), del CINECA in Italia, dell'Osservatorio Nazionale di Atene (NOA) in Grecia e dell'Università di Malaga in Spagna.</strong></p>
<p dir="ltr"><span>Lo studio nasce dalla necessità di spiegare </span><strong>l'impatto contenuto dello tsunami osservato a grande distanza dalla faglia del terremoto di magnitudo 8.8 del 29 luglio 2025</strong><span>. In prossimità della zona sorgente, lo tsunami del 2025 ha registrato un </span><span>run up</span><span> massimo delle onde di 18-19 metri lungo le coste della penisola della Kamčatka e delle isole Kurili, valore comparabile ai 20 metri registrati per lo tsunami del 1952 generato da un evento sismico di magnitudo 8.8-9.0 nella stessa zona. Tuttavia, l'esame delle ampiezze massime delle onde registrate dai mareografi costieri più distanti mostra che l'evento del 1952 ha avuto un impatto generale maggiore nel campo lontano.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Studiando le caratteristiche della rottura sismica del terremoto del 2025,</span><span> <strong>i ricercatori hanno rilevato che la dislocazione della placca</strong></span><span><strong>,</strong> avvenuta principalmente a profondità relativamente elevate all'interno della crosta terrestre e tale da generare una minore deformazione del fondale marino, </span><strong>ha limitato l'energia potenziale iniziale della massa d'acqua spostata e quindi l'impatto dello tsunami a grande distanza dalla sorgente</strong><span>, risultando inferiore rispetto a quello dello tsunami del 1952, data la minore magnitudo. Al contempo, settori di dislocazione a profondità minori, che hanno causato uno spostamento localizzato del fondale marino, spiegano l'impatto analogo tra lo tsunami del 2025 e quello del 1952 nelle vicinanze della zona sorgente.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il confronto con altri eventi del passato oltre a quello del 1952, come lo tsunami di Maule del 2010 (magnitudo 8.8 al largo delle coste del Cile) e lo tsunami di Nias-Simeulue del 2005 (magnitudo 8.6-8.7 al largo di Sumatra, Indonesia), ha permesso di validare i risultati dello studio.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«L'eccezionale combinazione di dati forniti dalla geodesia terrestre e spaziale, dal monitoraggio dello tsunami in acque profonde e da satellite ha offerto l'opportunità di svelare l'intricata relazione tra le caratteristiche del terremoto, la profondità marina locale e l'impatto dello tsunami sia vicino che lontano dalla sorgente - </span><span>spiega </span><strong>Stefano Lorito</strong><span><strong>,</strong> coordinatore del Centro Allerta Tsunami dell'INGV e primo autore dello studio - </span><span>Impariamo qualcosa da ogni nuovo evento e questi risultati rappresentano un altro piccolo passo per migliorare le valutazioni future di pericolosità e le allerte tsunami»</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Lo studio evidenzia </span><strong>le sfide che i centri di allerta tsunami devono affrontare per fornire previsioni accurate</strong><span><strong>,</strong> a causa delle incertezze legate al meccanismo di generazione dello tsunami e della finestra temporale ridotta disponibile per inviare allerte tempestive alle popolazioni costiere a rischio. </span><strong>Il futuro dell'allerta tsunami passa quindi dalla gestione di questi margini di errore</strong><span>, attraverso una maggiore disponibilità di dati in tempo reale da sensori in acque profonde e satelliti, oltre a una quantificazione sempre più accurata delle incertezze, a supporto dei decisori chiamati ad assumere decisioni basate su livelli di rischio accettabili.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Milano: a Palazzo Reale la mostra "Plurale femminile" dedicata a Carla Cerati]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/milano-a-palazzo-reale-la-mostra-plurale-femminile-dedicata-a-carla-cerati</link>
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                    <description><![CDATA[Duecento fotografie oltre a libri, documenti, materiali d'archivio e video per una grande esposizione antologica nel centenario dalla nascita e a dieci anni dalla scomparsa di Carla Cerati]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_15b703940c770cac850ef1ddbbfd2b25.webp" length="54814" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Fri, 02 Oct 2026 13:12:47 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span><strong>Palazzo Reale celebra Carla Cerati</strong> e, nel centenario dalla nascita e a dieci anni dalla scomparsa, le dedica l'antologica "<strong>Plurale femminile. Fotografia e scrittura, 1926-2026</strong>". Aperta al pubblico <strong>da sabato 26 settembre, fino al 10 gennaio 2027</strong>, la mostra riunisce <strong>200 opere fotografiche, oltre a libri, documenti d'archivio e video</strong>, ripercorrendo il lavoro dell'artista che ha attraversato il secondo Novecento facendo della fotografia uno strumento di conoscenza della realtà e della scrittura un luogo di ritorno alla memoria.</span></p>
<p><span>Promossa da <strong>Comune di Milano - Cultura e prodotta da Palazzo Reale, Pernice Group e Cluster-A,</strong> la mostra è curata da <strong>Giovanna Calvenzi, Elena Ceratti e Mariateresa Cerretelli.</strong> L'esposizione antologica mette in relazione la dimensione pubblica e quella privata della ricerca di Carla Cerati. Da una parte la cronaca, la politica, le trasformazioni sociali; dall'altra la memoria familiare e l'elaborazione autobiografica affidata alla narrativa. Due dimensioni sviluppate lungo oltre trent'anni di attività, che dialogano nel percorso espositivo.</span></p>
<p><span>«Accogliere a Palazzo Reale una mostra antologica dedicata a Carla Cerati – dichiara l'assessore alla Cultura, <strong>Tommaso Sacchi</strong> – significa restituire a Milano lo sguardo di un'autrice che ha saputo raccontarne, con rigore e sensibilità rari, le trasformazioni sociali, urbane e culturali di oltre mezzo secolo. Nel centenario della nascita, la città riconosce nella sua opera un patrimonio vivo e ancora capace di interrogare il presente, di parlare alle nuove generazioni con la stessa forza con cui ha saputo raccontare la propria epoca. Questa mostra è un viaggio visivo e letterario attraverso oltre 200 opere, pensato per riscoprire una delle grandi protagoniste della cultura italiana e, con lei, le figure femminili che nel corso del Novecento hanno saputo farsi specchio critico del proprio tempo».</span></p>
<p><span>Bergamasca di nascita e milanese d'adozione, Cerati ha fatto del capoluogo lombardo uno dei nuclei centrali della sua ricerca fotografica. Ne ha seguito i cambiamenti dalla ricostruzione al boom economico, dalla contestazione alle tensioni degli anni Settanta, fotografando nuovi quartieri, lotte operaie, cortei studenteschi e prime manifestazioni femministe. Allo stesso tempo, ha rivolto uno sguardo ironico ai rituali della borghesia e della vita culturale milanese.</span></p>
<p><span>Nei ritratti dedicati ai grandi intellettuali del Novecento e in quelli realizzati alla <strong>Libreria Einaudi</strong> di via Manzoni a Milano, compaiono alcune delle figure più rilevanti della cultura italiana del dopoguerra; nel teatro, <strong>dal Living Theatre a Eduardo De Filippo</strong>, il gesto scenico diventa una riflessione sul rapporto tra realtà e rappresentazione. Tra i nuclei centrali della mostra figura <strong>Morire di Classe</strong>, il reportage realizzato con <strong>Gianni Berengo Gardin </strong>nel contesto del lavoro di <strong>Franco Basaglia e Franca Ongaro Basaglia</strong>, pubblicato da Einaudi nel 1969.</span></p>
<p><span>«La mostra nasce dalla volontà di restituire Carla Cerati nella sua interezza, senza separare la fotografa dalla scrittrice e la storia pubblica dalla memoria privata. Il suo lavoro è plurale nei linguaggi e nei temi, ma nasce da una stessa necessità: comprendere il proprio tempo e trovare una forma per raccontarlo», afferma <strong>Elena Ceratti</strong>, figlia dell'autrice e co-curatrice della mostra.</span></p>
<p><span>Il percorso espositivo si sviluppa in dieci sale, dove gigantografie, proiezioni, strutture tridimensionali e ambienti immersivi traducono nello spazio alcuni temi della ricerca, lasciando le fotografie al centro della narrazione. La mostra si conclude con documenti originali e contributi video che permettono di ascoltare la voce dell'autrice e di approfondirne il lavoro.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Festival del Cinema di Roma: nella sezione Special Screening, il film documentario "BLU" dedicato ai mari italiani]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/festival-del-cinema-di-roma-nella-sezione-special-screening-il-film-documentario-blu-dedicato-ai-mari-italiani</link>
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                    <description><![CDATA[Un viaggio cinematograﬁco attraverso i mari italiani, dove paesaggi marini, mito e scienza rivelano la fragile meraviglia di un mondo a rischio]]></description>

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                    <pubDate>Fri, 02 Oct 2026 13:12:44 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><b>Il film documentario BLU, diretto da Denis Brotto dell'Università di Padova</b>, è stato selezionato per la prossima Festa del Cinema di Roma <b>nella sezione Special Screening che accoglie eventi speciali, anteprime e documentari di grande rilevanza culturale</b>. BLU, regia di Denis Brotto, con Marco Baliani e la partecipazione di Susie Barrow, Tonino Bertoleoni, Silvia Cao, Guido Galletti, Andrea Mortolesa e Matteo Rigato, è una produzione National Biodiversity Future Centre in co-produzione con Università di Padova e produzione esecutiva AViLab. Nato da un'idea di Telmo Pievani, Mariella Rasotto e Denis Brotto e dal soggetto di Chiara Anzolini, Denis Brotto, Tommaso Brugin, Fabio De Pascale, Federico Massa, Telmo Pievani e Mariella Rasotto.<span></span></p>
<p class="v1MsoNormal">BLU è un viaggio cinematograﬁco attraverso i mari italiani, un percorso da sud a nord che segue il respiro dell'acqua e le tracce che essa continua a lasciare nel paesaggio, nella memoria e nell'immaginario. Attraverso la voce e lo sguardo di Marco Baliani, il ﬁlm esplora coste e isole, fondali e litorali. Da Aci Trezza e Siracusa a Ustica e Favignana, da Torre Guaceto all'Asinara e a Tavolara, ﬁno alle Cinque Terre e a Trieste: luoghi in cui il mare custodisce ancora storie antiche e testimonia profonde trasformazioni.<span></span></p>
<p class="v1MsoNormal">Muovendosi tra scienza e mito, osservazione e narrazione, BLU dà vita a un'esplorazione sensoriale e visiva di un universo vitale e al contempo fragile: una geograﬁa sommersa fatta di biodiversità, creature, correnti e presenze, intrecciata a leggende antiche e memorie stratiﬁcate nel tempo. Eppure, sotto la superﬁcie, emergono i segni di un equilibrio sempre più minacciato: l'aumento delle temperature, l'inquinamento e le conseguenze dell'attività umana. Ritratto contemplativo e al contempo urgente, BLU interroga il nostro rapporto con il mare: una presenza viva e vulnerabile che oggi richiede una nuova prospettiva e una consapevolezza più profonda.<span></span></p>
<p class="v1MsoNormal">«Ho sempre pensato al mare come a un luogo capace di custodire una memoria che non ci appartiene del tutto. Un luogo che cambia continuamente e che, sotto la superﬁcie, sembra conservare le tracce di tempi lontani, di miti e, forse, di ciò che un tempo siamo stati. Prima ancora di essere geograﬁa, il mare è un luogo dell'immaginazione che porta con sé racconti, divinità, mostri, naufragi, metamorfosi - <b>dice Denis Brotto regista di BLU e docente di Cinema e cultura visuale all'Università di Padova</b> -. BLU nasce dal desiderio di attraversare questi luoghi, di ascoltare ciò che ancora oggi nascondono. Un viaggio da Sud a Nord, seguendo le coste italiane e lasciandosi guidare dal movimento delle onde. Per mesi abbiamo cercato di cogliere l'anima profonda di paesaggi, fondali, creature terrestri e marine. E poi i suoni, solo in apparenza simili a silenzi. Nell'osservare il mare e i suoi mutamenti, è emersa una dimensione sospesa, lontana. Fatta di tempi dilatati, di luci che mutano, di inattese scoperte. Da questa dimensione - <b>conclude Brotto</b> - afﬁorano oggi i segni di una trasformazione: acque sempre più calde, ecosistemi in difﬁcoltà, presenze marine costrette a mutare i propri habitat. È questa distanza, tra ciò che il mare è stato e ciò che sta divenendo, ad attraversare l'intero ﬁlm».<span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b>Denis Brotto</b> è regista e docente di Cinema e cultura visuale all'Università di Padova. È autore di studi dedicati a Aleksandr Sokurov e Jean Vigo e di pubblicazioni nel campo della cultura visuale e del cinema contemporaneo, tra cui Trame digitali. Cinema e nuove tecnologie (2012), François Truffaut. La letteratura al cinema (2018, curatela), In una coltre di nubi. L'immagine contemporanea tra cinema e cultura visuale (2025).</p>
<p class="v1MsoNormal">Come regista ha realizzato: Esedra (2015), per il Museo della Padova Ebraica; il documentario In Bloom | Tito Livio (2020), con Marco Paolini e Gabriele Vacis, presentato su RAI5; Logos Zanzotto, dedicato al poeta Andrea Zanzotto, presentato come evento speciale alle Giornate degli Autori della Mostra del Cinema di Venezia; La Forma della Memoria (2022) video-installazione per gli 800 anni dell'Ateneo e Goethe. La vita delle foglie (2023), per il Museo dell'Orto Botanico di Padova con Giulio Casale; Estra (2026), ﬁlm-concerto dell'omonimo gruppo rock.</p>
<p class="v1MsoNormal"><a href="https://vimeo.com/avilab/blutrailer?share=copy&amp;fl=sv&amp;fe=ci" target="_blank" rel="noopener"><b><span>Link al trailer del film.</span></b></a><span></span><span> </span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[La fisica teorica aiuta a svelare i meccanismi molecolari del DNA extra-cromosomale nei tumori]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/la-fisica-teorica-aiuta-a-svelare-i-meccanismi-molecolari-del-dna-extra-cromosomale-nei-tumori</link>
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                    <description><![CDATA[Un nuovo studio guidato da ricercatori dell'INFN e dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, mostra come gli strumenti della fisica teorica possano contribuire a comprendere meglio alcuni meccanismi che favoriscono la crescita dei tumori]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_4deeffecfa49b1d7e655f40a1a5eea5d.webp" length="68022" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Fri, 02 Oct 2026 13:12:42 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-496a753b-7fff-c72e-b290-7eb1afe28ec0"><span><strong>Nuova luce sui meccanismi molecolari che regolano il DNA extra-cromosomale nei tumori</strong>: è il risultato di uno studio, guidato da un gruppo di ricerca dell’<strong>Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e dell’Università degli Studi di Napoli Federico II</strong>, che ha utilizzato modelli della <strong>fisica dei polimeri</strong> per esplorare la complessa organizzazione e il comportamento del DNA extra-cromosomale. Lo <a href="https://www.nature.com/articles/s41467-026-76447-x" target="_blank" rel="noopener">studio</a>, che combina gli strumenti della biologia molecolare e della fisica teorica per approfondire i meccanismi coinvolti nei processi tumorali, è stato </span><span>pubblicato</span><span> recentemente su </span><strong>Nature Communications</strong><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Le cellule tumorali possono contenere piccole molecole di DNA circolare localizzate al di fuori dei normali cromosomi, chiamate <strong>ecDNA</strong> (dall'inglese </span><span>extra-chromosomal circular DNA</span><span>). Gli ecDNA possono trasportare <strong>oncogeni</strong>, cioè geni che nelle cellule sane contribuiscono a regolarne la crescita ma che, quando diventano iperattivi o sfuggono ai normali meccanismi di controllo, possono favorire lo sviluppo del tumore. Insieme a elementi regolatori del DNA, gli ecDNA possono aumentarne ulteriormente l'attività, promuovendo la crescita delle cellule tumorali e la loro resistenza alle terapie. Comprendere i meccanismi che governano il comportamento degli ecDNA è perciò di grande interesse per la ricerca biomedica di base.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Nel nostro studio, abbiamo utilizzato modelli di fisica dei polimeri per descrivere le interazioni tra gli ecDNA e BRD4, una proteina coinvolta nella regolazione dell’espressione genica», spiega <strong>Mario Nicodemi</strong>, ricercatore all’INFN e professore all’Università di Napoli Federico II, che ha guidato la ricerca. «Grazie alla sua capacità di mediare interazioni tra molecole di DNA e altre proteine, BRD4 può favorire la formazione di condensati biomolecolari, strutture molto dinamiche che servono a concentrare rapidamente molecole e organizzare reazioni, e che pertanto posso avere un ruolo rilevante nell’evoluzione del tumore. Chiarire quali sono questi meccanismi di interazione è pertanto di fondamentale importanza per comprendere come poter interferire con essi, e quindi disinnescare gli oncogeni in queste cellule tumorali», conclude <strong>Nicodemi</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il lavoro mostra che queste interazioni portano all’aggregazione spontanea degli ecDNA nel nucleo cellulare attraverso un processo di separazione di fase, inducendo la formazione di condensati di ecDNA. All’interno di questi condensati, le interazioni tra diverse molecole di ecDNA portano in contatto specifici oncogeni con sequenze di DNA che ne favoriscono l’attivazione, aumentandone l’attività ben oltre quanto semplicemente dovuto all’incremento del numero di copie dei geni nel sistema. Le previsioni del modello sulla struttura dei condensati sono state confermate in laboratorio da dati sperimentali su cellule tumorali.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La ricerca ha, inoltre, analizzato gli effetti di <strong>JQ1</strong>, una molecola che interferisce con l’attività della <strong>proteina BRD4</strong> e quindi con la separazione di fase degli ecDNA. Anche in questo caso, le previsioni del modello, secondo cui JQ1 disperde i condensati e quindi riduce l’espressione degli oncogeni degli ecDNA, sono state confermate sperimentalmente</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Lo studio dimostra così come la fisica teorica possa diventare uno strumento prezioso per svelare i meccanismi alla base dell’organizzazione e dell’attività degli ecDNA, aprendo nuove prospettive per individuare strategie mirate a interferire con i processi che ne sostengono l’attività.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Costellazione IRIDE: al via i primi servizi geospaziali a supporto della pubblica amministrazione]]></title>

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                    <description><![CDATA[Dal 1° ottobre il Marketplace del programma nazionale di Osservazione della Terra IRIDE rende disponibili i primi servizi e prodotti geospaziali]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_feb889071fc0d45136d1fedb1e6478ce.webp" length="123682" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Fri, 02 Oct 2026 13:12:39 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-8df5ffaa-7fff-2a2d-a907-6999c2406476"><span><strong>IRIDE</strong> entra in una nuova fase con l’avvio dei </span><strong>primi servizi geospaziali</strong><span> dedicati alla Pubblica Amministrazione. Sono 18 i servizi geospaziali disponibili, articolati in </span><span>109 prodotti </span><span>che trasformano i dati satellitari, le informazioni territoriali e modelli di analisi in strumenti per il monitoraggio e la gestione del territorio, a supporto degli utenti istituzionali. </span></p>
<p dir="ltr"><span>IRIDE è <strong>l’</strong></span><strong>infrastruttura nazionale di Osservazione della Terra</strong><span> di proprietà </span><strong>dell’Agenzia Spaziale Italiana</strong><span><strong> (ASI),</strong> sviluppata dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) in collaborazione con l’ASI grazie alle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), integrate dal Piano Nazionale Complementare (PNC). Dal 1° luglio 2026, con l’apertura del Marketplace agli utenti istituzionali nazionali, il programma sta progressivamente passando sotto la gestione operativa dell’ASI.</span></p>
<p dir="ltr"><span>I servizi utilizzano, in funzione delle applicazioni, dati provenienti da diverse missioni satellitari. Per la qualità delle acque costiere, i prodotti sono elaborati a partire dalle osservazioni dei satelliti europei Copernicus Sentinel-2 e Sentinel-3, utilizzati per monitorare clorofilla, solidi sospesi e torbidità.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Per il monitoraggio dei movimenti della superficie terrestre, IRIDE utilizza invece le osservazioni radar dei satelliti argentini SAOCOM e della costellazione COSMO-SkyMed, dell’ASI e del Ministero della Difesa. I dati SAOCOM assicurano la copertura nazionale, mentre COSMO-SkyMed consente osservazioni più frequenti su specifiche aree. I servizi permettono di individuare e seguire deformazioni del terreno legate a frane, terremoti e altri fenomeni naturali e antropici, oltre a monitorare frane, patrimonio culturale e infrastrutture critiche.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Tra gli altri ambiti applicativi ci sono le </span><strong>risorse idriche</strong><span>, con servizi per monitorare siccità, disponibilità e qualità dell’acqua e condizioni della vegetazione, e le </span><strong>aree urbane</strong><span><strong>,</strong> con il monitoraggio dell’</span><strong>isola di calore</strong><span> e delle zone maggiormente esposte. Completano l’offerta i servizi sulla qualità dell’aria, sui gas serra e su alcune variabili climatiche essenziali, tra cui temperatura delle superfici, precipitazioni, neve, nuvole, radiazione solare, metano e anidride carbonica.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Per le</span><span> <strong>emergenze</strong></span><span>, IRIDE mette a disposizione servizi attivabili su richiesta per mappare incendi, alluvioni, terremoti, eventi meteorologici estremi e tsunami. Sarà possibile delimitare le aree colpite, valutare i danni a edifici e infrastrutture e, in caso di allagamento, stimare la profondità dell’acqua.</span></p>
<p dir="ltr"><span>I servizi comprendono inoltre il </span><strong>monitoraggio degli insediamenti umani</strong><span> e </span><strong>l’Environmental Intelligence</strong><span>, con applicazioni per individuare e seguire nel tempo accumuli di rifiuti potenzialmente illeciti e scarichi nei corpi idrici, a supporto delle attività di controllo e tutela ambientale.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La gestione operativa del Service Segment di IRIDE è affidata a </span><span><strong>Planetek Italia</strong> </span><span>ed</span><span> e<strong>-GEOS</strong></span><span>, che coordinano i rispettivi raggruppamenti industriali. Al programma partecipano inoltre Also Space, CMCC, SAM scrl, Serco Italia e TeamDev srl, contribuendo a consolidare l’ecosistema italiano dei servizi geospaziali.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il rilascio del 1° ottobre inaugura una nuova fase del programma satellitare IRIDE, che proseguirà con <strong>l’</strong></span><span><strong>attivazione di ulteriori servizi e prodotti</strong>, </span><span>mettendo progressivamente</span><span> </span><span>i dati di </span><strong>Osservazione della Terra a disposizione delle istituzioni per conoscere, gestire e proteggere il territorio nazionale.</strong></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Archeologia, Padova-Berkeley confermano data eruzione Pompei 79 dopo Cristo con tecnica argon-argon]]></title>

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                    <description><![CDATA[Studio su Science Advances, campioni da Villa di Poppea a Oplontis. 
Prof. Marzoli (TESAF): risultato rafforza ruolo datazione per storia della Terra]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_70bf37895a9c5c8958fbfa4d2b0bf3c6.webp" length="57906" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Fri, 02 Oct 2026 11:41:57 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Berkeley e Padova, nel loro studio pubblicato su <i>Science Advances</i>, hanno perfezionato la tecnica argon-argon analizzando con spettrometri di massa di ultimissima generazione e nuove tecniche di irraggiamento di campioni di sanidino, un minerale ricchissimo di potassio, campionati dal professor <b>Andrea Marzoli del Dipartimento del Territorio e Sistemi Agro Forestali</b> dell'Università di Padova nella Villa di Poppea a Oplontis, zona suburbana della vicina Pompei corrispondente all'attuale Torre Annunziata.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Si tratta di <strong>campioni di roccia e minerali depositati nelle fasi iniziali dell'eruzione più conosciuta al mondo, quella del 79 d.C</strong>., che distrusse Pompei ed Ercolano. Descritta da Plinio il Giovane, l'eruzione offre oggi alla geologia una lente d'ingrandimento di incomparabile precisione per viaggiare a ritroso nel tempo e datare con precisione anche gli eventi di millenni fa.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Sapendo che l'eruzione era avvenut6a nel 79 dopo Cristo, gli studiosi hanno provato a confermare quella data utilizzando i campioni di Oplontis e sottoponendoli all'esame con il metodo argon-argon.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><strong>Il meccanismo chimico del metodo argon-argon</strong> si basa sul naturale decadimento dell'isotopo potassio-40 presente nei minerali vulcanici che con il tempo si trasforma in argon-40. Attraverso il bombardamento di neutroni in laboratorio, il potassio-39 viene convertito in argon-39: dal rapporto tra i due isotopi gassosi si ricava l'età del minerale.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">L'età dei minerali ottenuti con questo metodo è di 1939 ± 13 anni, ovvero corrisponde perfettamente con l'età del 79 dopo Cristo ricavata dagli scritti di Plinio il Giovane. Il livello di accuratezza raggiunto, con un errore analitico di 13 anni, meno dell'1% del valore, non era stato finora mai raggiunto per datazioni isotopiche di materiali così giovani. Questo livello di accuratezza permetterà di calibrare altri metodi di datazione importanti per studi archeologici, come il metodo del radiocarbonio. Inoltre permette di affinare la conoscenza della costante di decadimento del potassio-40, cioè della velocità di trasformazione di questo isotopo nell'isotopo 40 dell'argon, e quindi permette di aumentare l'accuratezza con cui vengono datate rocce lungo tutta la storia della Terra fin dalla sua origine.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">«Il lavoro dimostra che la datazione 40Ar/39Ar può raggiungere livelli di precisione e accuratezza finora impensabili per eventi dell'epoca storica, rafforzando il suo ruolo come uno dei principali strumenti per la ricostruzione della storia della Terra» dice <strong>Paul Renne, direttore del Berkeley Geochronology Center</strong> «I risultati contribuiranno a migliorare la ricostruzione cronologica di eruzioni vulcaniche, cambiamenti climatici, eventi di estinzione di massa e altri processi geologici, oltre a fornire un importante riferimento per la calibrazione di altri metodi di datazione».</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, tre stazioni sismologiche mobili in prestito al Venezuela]]></title>

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                    <description><![CDATA[Iniziativa della cooperazione scientifica internazionale: l'Osservatorio Nazionale Terremoti diretto da Lucia Margheriti condivide dati, tecnologie e competenze]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_9363616011e17482dedbc592888a6a9d.webp" length="59198" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Fri, 02 Oct 2026 11:41:57 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Tre stazioni sismologiche mobili dell'<b>Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) </b>sono state messe temporaneamente a disposizione del Venezuela per contribuire alla ricerca e al monitoraggio della sismicità del territorio e rafforzare le capacità scientifiche e operative del Paese.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">L'iniziativa, realizzata nell'ambito della cooperazione scientifica internazionale, ha ricevuto il riconoscimento ufficiale del <b>Governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela</b>. In una lettera indirizzata al Presidente dell'INGV, <b>Fabio Florindo</b>, il Ministro del Potere Popolare per la Scienza e la Tecnologia, <b>Yván Eduardo Gil Pinto</b>, ha espresso la gratitudine del Governo venezuelano, sottolineando il contributo delle apparecchiature al potenziamento della ricerca e della mitigazione del rischio sismico.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Le tre stazioni, di proprietà dell'INGV, erano state richieste attraverso l'Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia, con il sostegno dell'Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana (IILA). Consegnate alla Missione diplomatica venezuelana a Roma il 4 agosto 2026, sono state successivamente trasferite alla <strong>Fundación Venezolana de Investigaciones Sismológicas</strong> (FUNVISIS), che ne curerà la custodia e il corretto utilizzo durante il periodo della collaborazione.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«Questo riconoscimento testimonia come le competenze scientifiche e tecnologiche dell'INGV possano contribuire concretamente anche alla cooperazione internazionale», dichiara Fabio Florindo, Presidente dell'INGV. «Mettere a disposizione strumenti, dati e competenze significa rafforzare la capacità di comprendere e monitorare i territori e contribuire alla riduzione dei rischi e alla protezione delle comunità».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">La collaborazione ha coinvolto il personale dell'<b>Osservatorio Nazionale Terremoti (ONT) </b>dell'INGV, diretto da <b>Lucia Margheriti</b>, mettendo a disposizione competenze ed esperienza nel campo della ricerca e del monitoraggio sismologico.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«Le reti sismiche mobili consentono di incrementare temporaneamente la capacità osservativa e di acquisire dati utili allo studio della sismicità e dei processi geodinamici», spiega <strong>Lucia Margheriti</strong>, Direttrice dell'Osservatorio Nazionale Terremoti dell'INGV. «La collaborazione con i colleghi venezuelani rappresenta anche un'importante occasione di scambio di conoscenze ed esperienze tra le nostre comunità scientifiche».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>La disponibilità delle stazioni permetterà di integrare temporaneamente le reti di osservazione esistenti</strong>, fornendo <strong>nuovi dati per lo studio della sismicità e della geodinamica del territorio</strong>. L'iniziativa si inserisce nel più ampio impegno dell'INGV nella cooperazione scientifica internazionale, attraverso la condivisione di conoscenze, tecnologie e capacità osservative con istituzioni scientifiche di altri Paesi.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">A sottolineare il valore della collaborazione è stata anche l'Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia, che il 30 settembre ha trasmesso ufficialmente all'INGV la lettera del Ministro Gil Pinto, rinnovando i ringraziamenti all'Istituto per un sostegno definito di «rilevante valore strategico e scientifico» per il Paese.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Politecnico di Torino, basi artiche a energia rinnovabile e zero rifiuti]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/politecnico-di-torino-basi-artiche-a-energia-rinnovabile-e-zero-rifiuti</link>
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                    <description><![CDATA[Da REMOTE a SUSTAIN-ARCTIC: sistemi ibridi con fotovoltaico, eolico, recupero acque reflue e connessioni digitali avanzate per lavorare da remoto]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_3852675a6b144333851565bc5dff8d57.webp" length="47326" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Fri, 02 Oct 2026 11:41:57 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><b>L’Artico è una delle aree del pianeta in cui gli effetti del cambiamento climatico si manifestano con maggiore rapidità e intensità</b>. Comprendere ciò che sta accadendo in queste regioni è fondamentale per prevedere gli impatti globali della crisi climatica e supportare decisioni politiche, ambientali ed economiche basate su dati scientifici affidabili. Ma c’è una sfida nella sfida: come svolgere attività di ricerca in ecosistemi estremamente fragili senza contribuire ulteriormente al loro degrado?</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Per rispondere a questa domanda nasce <b>SUSTAIN-ARCTIC – Advancing Climate-Neutral Research in the Arctic and Sub-Arctic Regions</b>, un <b>progetto finanziato dall’Unione europea con 5,6 milioni di euro</b>, che sarà <b>coordinato</b> per i prossimi tre anni <b>dal Politecnico di Torino alla guida di un consorzio internazionale composto da 11 istituzioni di 6 Paesi</b>, Italia, Norvegia, Danimarca, Finlandia, Polonia e Francia.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">L’obiettivo è ambizioso: sviluppare, testare e diffondere <b>soluzioni capaci di</b> <b>rendere climaticamente neutre le attività di ricerca nelle regioni artiche e subartiche</b>, <b>riducendo</b> in modo significativo <b>l’impatto ambientale delle infrastrutture scientifiche.</b></span></p>
<h3>Le tre strade per una ricerca a impatto zero: logistica, campo e digitale</h3>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">L’approccio di SUSTAIN-ARCTIC si fonda su tre direttrici principali: <b>logistica sostenibile</b>, <b>ottimizzazione delle operazioni scientifiche sul campo</b> e <b>digitalizzazione delle attività di ricerca</b>. Oggi molte basi di ricerca presenti nell’Artico dipendono infatti dal trasporto di grandi quantità di carburante necessario ad alimentare generatori diesel, con costi ambientali e logistici elevati. Il progetto europeo intende superare questo modello attraverso un <b>approccio integrato che combina produzione locale di energia rinnovabile, sistemi avanzati di accumulo, gestione intelligente delle risorse e strumenti digitali</b> in grado di ridurre la necessità di spostamenti e permanenze sul campo.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">SUSTAIN-ARCTIC lavorerà in particolare su <b>due installazioni dimostrative, una nelle isole Svalbard, in Norvegia, e una in Finlandia, dove verranno sviluppati sistemi energetici basati su fonti rinnovabili locali,</b> fotovoltaico ed eolico, capaci di garantire l’approvvigionamento energetico delle basi durante tutto l’anno. Le nuove infrastrutture saranno inoltre progettate per valorizzare il recupero di rifiuti e acque reflue, e per consentire un numero crescente di operazioni da remoto grazie a connessioni digitali avanzate.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«L’ambiente artico, come evidente dalle cronache, è sotto la lente dell’attenzione internazionale, per motivi essenzialmente geopolitici e di potenziale presenza di risorse (energia, materiali) e per gli effetti purtroppo amplificati che il climate change determina a quelle latitudini (come anche nelle terre alte quali le Alpi)» commenta <b>Massimo Santarelli</b>, docente del Dipartimento Energia-DENERG del Politecnico di Torino alla guida del progetto «Nelle nostre attività di ricerca, portiamo il Politecnico ad essere al centro di una prima esperienza di sostenibilità e decarbonizzazione nelle strutture di ricerca scientifica che operano nell’area Artica. Ma penso che questo sia solo il primo passo, anche piccolo in un contesto di ricerca che è appunto molto più ampio. In tal senso, su mandato del Rettore parteciperò ad una seconda (dopo quella del 2025) missione Ministeriale a Nuuk (Groenlandia) per stringere ancora di più accordi di ricerca in quella regione (in accordo con il governo Danese). Inoltre, stiamo cercando di organizzare una conferenza in Ateneo su temi artici, da svolgersi a metà Ottobre 2026, in cui spero che verranno messe in luce varie tematiche di ricerca che riguardano il mondo artico, e che possono interessare trasversalmente il corpo dei ricercatori e delle ricercatrici del Politecnico, dalla ricerca di base fisico/chimica, al settore primario della ricerca sull’ecosistema, all’ambiente costruito e le relative comunità di persone compresi gli aspetti di cultura e tradizioni da preservare, fino alla necessaria adozione di tecnologie informatiche (telecomunicazioni, gestione, AI) di particolare utilità in terre remote e con clima aggressivo. Penso che come ateneo tecnico/scientifico potremmo avere molte opportunità per dare un contributo di tecnologico avanzata alla lunga e gloriosa tradizione di studi artici in cui l’Italia è stata ed è tutt’ora molto attiva<i>»</i>.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">La leadership del Politecnico di Torino in un progetto strategico per il futuro della ricerca polare nasce dall’esperienza maturata nel coordinamento di grandi programmi europei e, in particolare, dal <strong>progetto REMOTE</strong> (Remote area Energy supply with Multiple Options for integrated hydrogen-based Technologies). Svolto tra il 2018 e il 2022, REMOTE ha portato alla realizzazione di un <strong>innovativo sistema energetico ibrido basato sull’idrogeno</strong> nel fiordo di Rye, nel Mare di Norvegia, dimostrando come le energie rinnovabili possano garantire autonomia energetica anche in contesti remoti e caratterizzati da condizioni ambientali estreme.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><b>Tra i partner italiani di SUSTAIN-ARCTIC</b> figura <b>anche l’Istituto di Scienze Polari (ISP) del Consiglio Nazionale delle Ricerche</b>, punto di riferimento nazionale per la ricerca nelle regioni polari, che contribuirà con competenze multidisciplinari e tecnologie avanzate per lo studio e la tutela degli ecosistemi artici.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Il progetto si inserisce inoltre in un contesto sociale e geopolitico di crescente rilevanza. L’Artico è oggi al centro di profonde trasformazioni ambientali, economiche e strategiche che richiedono approcci responsabili e inclusivi. <b>Le attività previste da SUSTAIN-ARCTIC saranno sviluppate coinvolgendo le comunità locali e le popolazioni indigene, con l’obiettivo di promuovere modelli di ricerca sostenibili, condivisi e replicabili</b>.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Uno dei primi risultati attesi sarà la definizione di una proposta da presentare all’<b>Arctic Circle Assembly 2026</b>, il principale forum internazionale dedicato al futuro delle regioni artiche, che si svolge ogni anno a Reykjavík e riunisce governi, istituzioni scientifiche, organizzazioni internazionali e rappresentanti delle comunità locali.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Con SUSTAIN-ARCTIC, il Politecnico di Torino rafforza il proprio ruolo nella ricerca europea sulla <b>transizione energetica e climatica</b>, contribuendo a coniugare avanzamento della conoscenza scientifica e tutela degli ecosistemi più vulnerabili.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Astrofisica: scoperto un raro sistema binario formato da una pulsar millisecondo e la nana bianca più giovane mai osservata]]></title>

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                    <description><![CDATA[Un team di ricerca guidato dall'INAF e dall'Università di Bologna ha scoperto un sistema binario in una fase rarissima della sua evoluzione, formato da una pulsar millisecondo e dalla più giovane nana bianca finora osservata in un sistema di questo tipo]]></description>

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                    <pubDate>Thu, 01 Oct 2026 11:31:51 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span>Una nana bianca colta in una fase rarissima della sua evoluzione, in un sistema binario con una stella di neutroni che ruota centinaia di volte al secondo.</span><span> <strong>NGC 362D offre agli astronomi un'istantanea di una fase molto precoce nell'evoluzione di due stelle che, per milioni di anni, si sono scambiate materia. </strong></span><span>Oggi il sistema è composto da una pulsar millisecondo e dalla stella che in passato le ha ceduto materia, che ora è nelle prime fasi della sua evoluzione come nana bianca.</span></p>
<p dir="ltr"><span>I risultati dello studio internazionale, guidato dall'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e dall'Alma</span><a href="https://www.google.com/search?sca_esv=a3001f49f76e5e3f&amp;rlz=1C1CHBF_enIT1203IT1203&amp;sxsrf=APpeQnveSs17qsjDrjfby-cuSs6TWlgJLQ:1789996354618&amp;q=Alma+Mater+Studiorum+-+Universit%C3%A0+di+Bologna&amp;si=APenkKlisoOXLiCMwraINHtdqOQii4CK9kOlkQc8Apn-pS60yVycooSBK6nCxp7J8gv1LXlgCZroHas0geQLpTLuuEhr3gvoEImb1WWR2VJL8XswpUkYC1AETbIaPFyO4DoigTPP6HKHWsXkHaiuGzqexLRCY-GgXg%3D%3D&amp;sa=X&amp;ved=2ahUKEwicyvaG4P-WAxXb_7sIHfZtBAIQ_coHegQIOBAB" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span> Mater Studiorum Università di Bologna</span></a><span>, sono stati pubblicati su </span><span>Astronomy &amp; Astrophysics Letters</span><span>. NGC 362D è stata recentemente scoperta grazie alle osservazioni del radiotelescopio MeerKAT, in Sudafrica, nell'ambito del progetto <span class="v1gmail-LI v1gmail-ng"><span class="v1LI v1ng">TRAPUM</span></span> (TRAnsients and PUlsars with MeerKAT). I dati radio hanno permesso di </span><strong>caratterizzare con grande precisione la pulsar e il suo sistema binario</strong><span><strong>,</strong> determinandone la posizione e rendendo così possibile la ricerca della sua debole compagna nelle immagini d'archivio del telescopio spaziale Hubble. Le osservazioni di Hubble, raccolte tra il 2006 e il 2016 in nove diversi filtri, dall'ultravioletto al vicino infrarosso, hanno permesso di identificare la stella compagna della pulsar e, attraverso il confronto con modelli di evoluzione stellare, di <span class="v1gmail-LI v1gmail-ng"><span class="v1LI v1ng">ricostruirne</span></span> le proprietà e la storia evolutiva.</span></p>
<p dir="ltr"><span>L'analisi ha mostrato che </span><span>la <strong>compagna di NGC 362D è la più giovane nana bianca mai identificata in un sistema binario con una pulsar millisecondo</strong></span><span>. Si tratta, più precisamente, di una proto-nana bianca di elio di appena 0,18 masse solari, ancora in una fase precedente al completo raffreddamento come nana bianca. Il trasferimento di materia verso la stella di neutroni si è concluso circa 600 milioni di anni fa, un intervallo relativamente breve su scala astronomica. La stella si trova quindi ancora in una fase precedente alla normale sequenza di raffreddamento delle nane bianche.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Ma lo studio mette in luce anche un secondo primato. Per la prima volta in un sistema di questo tipo, le osservazioni mostrano che la nana bianca emette nell'ultravioletto meno luce di quanto atteso, come se una parte della sua radiazione venisse attenuata prima di raggiungerci. Una possibile spiegazione è che attorno alla stella sia ancora presente del materiale, capace di assorbire parte della radiazione emessa. «Quello che rende questo sistema particolarmente interessante è la possibilità di osservarlo in una fase molto precoce della sua evoluzione», spiega </span><strong>Greta Ettorre</strong><span>, prima autrice dello studio e dottoranda dell'</span><a href="https://www.google.com/search?sca_esv=a3001f49f76e5e3f&amp;rlz=1C1CHBF_enIT1203IT1203&amp;sxsrf=APpeQnveSs17qsjDrjfby-cuSs6TWlgJLQ:1789996354618&amp;q=Alma+Mater+Studiorum+-+Universit%C3%A0+di+Bologna&amp;si=APenkKlisoOXLiCMwraINHtdqOQii4CK9kOlkQc8Apn-pS60yVycooSBK6nCxp7J8gv1LXlgCZroHas0geQLpTLuuEhr3gvoEImb1WWR2VJL8XswpUkYC1AETbIaPFyO4DoigTPP6HKHWsXkHaiuGzqexLRCY-GgXg%3D%3D&amp;sa=X&amp;ved=2ahUKEwicyvaG4P-WAxXb_7sIHfZtBAIQ_coHegQIOBAB" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span>Alma Mater Studiorum Università di Bologna</span></a><span>. «Inoltre, l'attenuazione del segnale che abbiamo osservato nell'ultravioletto potrebbe indicare la presenza di materiale che ancora circonda la nana bianca».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Per comprendere l'importanza del risultato bisogna fare un passo indietro e ricostruire la storia di questa coppia di stelle. Le pulsar millisecondo sono stelle di neutroni estremamente compatte, capaci di ruotare su sé stesse centinaia di volte al secondo. Questa rapidissima rotazione è il risultato di un lungo processo di trasferimento di materia dalla stella compagna alla stella di neutroni. Insieme alla massa viene infatti trasferito anche il </span><strong>momento angolare</strong><span>: l'effetto è simile a quello di una spinta applicata a una trottola, che la porta a girare sempre più velocemente. È il cosiddetto meccanismo di "riciclo" delle pulsar. </span><strong>Durante questo scambio, la stella donatrice perde progressivamente i suoi strati esterni</strong><span><strong>, </strong>fino a lasciare un nucleo compatto destinato a evolvere in una nana bianca. È proprio in questa fase iniziale che le osservazioni di Hubble hanno immortalato la compagna di NGC 362D.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«NGC 362D ci offre la possibilità unica, al momento, di studiare ciò che accade subito dopo il riciclo di una pulsar millisecondo», sottolinea </span><span><strong>Emanuele Dalessandro</strong></span><span>, ricercatore INAF e coautore dello studio. «In questo contesto, la possibile presenza di materiale attorno alla nana bianca risulta particolarmente interessante. Essa, infatti, potrebbe produrre segnali anche <span class="v1gmail-Lm v1gmail-ng"><span class="v1Lm v1ng">nel</span></span> radio, oltre che nell'ottico, simili a quelli osservati in sistemi con compagne non degeneri e aiutarci così a interpretare correttamente altri sistemi giovani».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il risultato va quindi oltre il caso di NGC <span class="v1gmail-LI v1gmail-ng"><span class="v1LI v1ng">362D:</span></span> riconoscere le tracce di queste fasi, ancora poco conosciute, può aiutare a ricostruire correttamente la storia evolutiva di altri sistemi con pulsar millisecondo. «Le pulsar millisecondo ruotano con una regolarità straordinaria e possono essere utilizzate come </span><strong>veri e propri orologi naturali</strong><span>, permettendoci di studiare la gravità in condizioni estreme e di sottoporre la relatività generale a test sempre più precisi», conclude </span><strong>Ettorre</strong><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Link all'articolo "<a href="https://www.aanda.org/component/article?access=doi&amp;doi=10.1051/0004-6361/202662038" target="_blank" rel="noopener noreferrer">The youngest white dwarf companion to a millisecond pulsar: Insights from NGC 362D</a>", di <a href="https://arxiv.org/search/astro-ph?searchtype=author&amp;query=Ettorre,+G" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Greta Ettorre</a>, <a href="https://arxiv.org/search/astro-ph?searchtype=author&amp;query=Dalessandro,+E" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Emanuele Dalessandro</a>, <a href="https://arxiv.org/search/astro-ph?searchtype=author&amp;query=Cadelano,+M" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Mario Cadelano</a>, <a href="https://arxiv.org/search/astro-ph?searchtype=author&amp;query=Ridolfi,+A" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Alessandro Ridolfi</a>, <a href="https://arxiv.org/search/astro-ph?searchtype=author&amp;query=Pallanca,+C" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Cristina Pallanca</a>, <a href="https://arxiv.org/search/astro-ph?searchtype=author&amp;query=Freire,+P+C+C" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Paulo C. C. Freire</a>, <a href="https://arxiv.org/search/astro-ph?searchtype=author&amp;query=Krishnan,+V+V" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vivek Venkatraman Krishnan</a>, <a href="https://arxiv.org/search/astro-ph?searchtype=author&amp;query=Salaris,+M" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Maurizio Salaris</a>, <a href="https://arxiv.org/search/astro-ph?searchtype=author&amp;query=D%27Antona,+F" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Franca D'Antona</a>, <a href="https://arxiv.org/search/astro-ph?searchtype=author&amp;query=Nag,+R" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Rouhin Nag</a>, pubblicato su Astronomy &amp; Astrophysics Letters.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Milano Digital Week: al via all'edizione dedicata alla "Città Generativa", dal 30 settembre al 4 ottobre]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/milano-digital-week-al-via-alledizione-dedicata-alla-citta-generativa-dal-30-settembre-al-4-ottobre</link>
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                    <description><![CDATA[Prende il via la Milano Digital Week 2026 che, fino al 4 ottobre, animerà la città con incontri, workshop, webinar, installazioni ed esperienze dedicate all'innovazione e alla trasformazione digitale]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_c702f34dfe13733a1895d5f7d268e4ad.webp" length="108946" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 01 Oct 2026 11:31:48 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span>Prende il via il 30 settembre la <strong>Milano Digital Week 2026,</strong> la manifestazione promossa dal <strong>Comune di Milano</strong> e realizzata insieme a <strong>TIG – The Innovation Group</strong> che, fino al 4 ottobre, animerà la città con incontri, workshop, webinar, installazioni ed esperienze dedicate all'innovazione e alla trasformazione digitale.</span></p>
<p><span>Tema dell'edizione è "<strong>La Città Generativa</strong>", una visione della città come ecosistema capace di creare nuove opportunità, connessioni e forme di partecipazione attraverso l'innovazione tecnologica e la collaborazione tra istituzioni, imprese, università, associazioni e cittadini. Un approccio che interpreta il digitale non solo come strumento tecnologico, ma come motore di sviluppo sociale, culturale ed economico.</span></p>
<p><span>In occasione della Milano Digital Week, TIG – The Innovation Group ha, inoltre, realizzato una ricerca che sottolinea come nel 2026 il mercato digitale italiano raggiungerà un valore stimato di 87,8 miliardi di euro, con una crescita del 3,4% rispetto al 2025, per superare i 90 miliardi nel 2027, sostenuto soprattutto dallo sviluppo dell'intelligenza artificiale, del cloud e della sicurezza informatica. In questo scenario, Milano si conferma uno dei principali motori dell'innovazione del Paese: il mercato digitale della Città Metropolitana vale 15,5 miliardi di euro e cresce del 4,7%, un ritmo superiore sia alla media lombarda pari al 4,3%, sia a quella nazionale pari al +3,4%. La maggiore dinamicità del capoluogo emerge anche dalle previsioni economiche e occupazionali: nel 2026 il PIL milanese è atteso in aumento dell'1,2%, contro lo 0,7% della Lombardia, mentre l'occupazione dovrebbe crescere dell'1,5%, tre volte il dato regionale dello 0,5%, grazie alla spinta dei servizi e alla ripresa del comparto industriale.</span></p>
<p><span>«Milano – ha dichiarato il sindaco, <strong>Giuseppe Sala, </strong>presente alla conferenza inaugurale - ha intrapreso con convinzione un interessante e proficuo percorso di transizione tecnologica e digitale. Se oggi la nostra città è considerata un punto di riferimento nel campo dell'innovazione a livello nazionale è perché, in questi anni, si è investito molto anche in progetti e iniziative in grado di rendere l'azione dell'Amministrazione più efficiente e più vicina ai cittadini: dai servizi anagrafici a quelli di mobilità, la città si è impegnata affinché la 'persona' fosse al centro della trasformazione digitale. La Milano Digital Week 2026 valorizzerà questo percorso, dando voce agli attori che alimentano l'ecosistema digitale milanese - istituzioni, università, mondo della ricerca, imprese, cittadini - per dimostrare che l'innovazione tecnologica realizza il proprio potenziale solo se diventa strumento efficace di partecipazione e democrazia, se diventa abilitatore di inclusione e di comunità, per migliorare la vita delle persone».</span></p>
<p><span>«Con la Milano Digital Week 2026 vogliamo affrontare i temi dell'innovazione tecnologica mettendone a fuoco i valori per il bene comune. Una città è generativa quando è capace di utilizzare l'innovazione per generare nuove opportunità, connessioni, nuove relazioni e impatti sociali positivi. La Città Generativa è, prima di tutto, un ecosistema in cui intelligenza artificiale, dati e innovazione possono diventare leve per immaginare e costruire nuovi modi di vivere, lavorare e produrre valore. Per questo abbiamo scelto di mettere a confronto competenze ed esperienze diverse, creando uno spazio aperto in cui istituzioni, imprese, università, professionisti e cittadini possano contribuire alla costruzione della città di domani. La sfida non è soltanto capire come cambierà la tecnologia, ma come saremo capaci di governarne il cambiamento e trasformarlo in nuove possibilità per il territorio e per le persone», ha aggiunto <strong>Layla Pavone</strong>, Coordinatrice del Board per l'Innovazione tecnologica e la trasformazione digitale del Comune di Milano.</span></p>
<p><span><strong>Pietro Cerretani</strong>, CEO di TIG Events sottolinea: «La Milano Digital Week si è affermata negli anni come un importante laboratorio di idee e innovazione dedicato alla trasformazione digitale, un punto di riferimento per comprendere e anticipare i cambiamenti che stanno ridefinendo imprese, pubbliche amministrazioni e società. L'edizione 2026 mette al centro il tema della Città Generativa, raccontando una nuova visione: una città capace di creare valore grazie all'incontro tra persone, competenze e nuove tecnologie. Per una settimana Milano diventerà il luogo in cui istituzioni, aziende, università, startup e cittadini si confronteranno sulle sfide e sulle opportunità che determineranno il futuro della città e la qualità della vita delle persone».</span></p>
<p><span>Il programma della Milano Digital Week si articola in cinque giornate di appuntamenti in presenza e online, sviluppati attorno a sei track tematici che approfondiscono le principali direttrici della trasformazione digitale: <strong>Tecnologie, Digitale per le Imprese, Lavoro e Formazione, Cittadinanza Digitale, Smart City, Cultura, Arte e Sport.</strong></span></p>
<p><span>Hub centrale è lo <strong>SmartCityLab</strong> Milano, dedicato all'innovazione urbana nato dalla collaborazione tra Comune di Milano, Ministero delle Imprese e del Made in Italy e Invitalia. Qui si terranno alcuni dei principali appuntamenti della manifestazione, pensati per favorire il confronto tra amministrazioni, aziende, accademia e cittadini sui temi che stanno ridefinendo le città contemporanee.</span></p>
<p><span>Tra gli appuntamenti di punta in programma allo SmartCityLab Milano figurano gli incontri dedicati a "<strong>La città generativa: sfide e cambiamenti nell'era dell'AI</strong>" e "<strong>La città aumentata: servizi intelligenti e infrastrutture digitali per la cittadinanza</strong>", che vedranno la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, esperti, accademici e protagonisti dell'innovazione. I temi al centro del dibattito spazieranno dal ruolo dell'intelligenza artificiale nella trasformazione urbana all'evoluzione dei servizi pubblici, dalla mobilità intelligente alle nuove competenze richieste dal mercato del lavoro, fino allo sviluppo di città sempre più data-driven e orientate ai bisogni delle persone.</span></p>
<p><span>Accanto agli eventi promossi dagli organizzatori, la Milano Digital Week sarà animata dalle iniziative selezionate attraverso la <strong>Call for Proposal</strong>, che porteranno in tutta la città un ampio programma di workshop, webinar, incontri divulgativi, momenti di networking, installazioni interattive, esperienze immersive e attività sportive e partecipative, contribuendo a rendere Milano un grande laboratorio diffuso di innovazione aperto a tutti.</span></p>
<p><span>Oltre centoquaranta gli appuntamenti distribuiti sul territorio e online. Il programma completo è consultabile online sul sito della <a href="https://customer105044.musvc2.net/e/tr?q=6%3d9e6cBY%26m%3dU%26v%3dY2UDb%26p%3dWHY4cGV%26v%3dA2OqL_zvTs_Af_stau_3i_zvTs_0kxP5.HjEiIp7qBjMiGx8mF.dHu_MRvX_WGAwHf%267%3duPtOkW.o82%26Dt%3da4i6bEd5XE%26Ot%3dUHW7cGXATAX3UH%26C%3d3aA0dTjX28E0b5GX9Xi629De960W3Vja4ci6AUAeA5Ac96Da9T9Xd99Y249b0Umd&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noopener">Milano Digital Week</a> con le indicazioni per partecipare.<br></span></p>
<p><span>La Milano Digital Week 2026 è organizzata con il patrocinio di <strong>Camera del Commercio Lombardia, Camera di Commercio Milano Monza Brianza Lodi, Italian Tech ManagerItalia Executive professional, Università degli Studi di Milano e UPA.</strong></span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Parma: torna FuturoPresente, il festival universitario che unisce scienza, etica e società]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/parma-torna-futuropresente-il-festival-universitario-che-unisce-scienza-etica-e-societa</link>
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                    <description><![CDATA[Tre giorni, oltre 30 appuntamenti e 50 relatori di rilievo nazionale e internazionale, dal 2 al 4 ottobre 2026 in una città che guarda al 2027 da Capitale Europea dei Giovani]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_8ce5e6cc0dade754d2b35fa301c52963.webp" length="57484" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 01 Oct 2026 11:31:45 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span>Torna a<b> </b><strong>Parma</strong> uno degli appuntamenti più originali del panorama universitario italiano. La città, che nel 2027 sarà Capitale Europea dei Giovani, <strong>dal 2 al 4 ottobre 2026</strong> ospita infatti la seconda edizione del <strong>Festival FuturoPresente</strong>, Scienza Etica Società, promosso dal Centro Universitario di Bioetica (UCB) dell'Università di Parma. Forte del riscontro ottenuto l’anno scorso con la prima edizione, la manifestazione rilancia la propria formula: intrecciare i progressi della scienza e della tecnologia con le domande etiche, giuridiche e sociali che ne discendono, in un confronto pubblico aperto a tutti.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>La tre giorni è stata presentata al ParmaUniverCity Info Point dal Rettore dell’Università di Parma<b> Paolo Martelli</b>, dal responsabile scientifico <b>Antonio D’Aloia</b>, dall’Assessora <b>Chiara Vernizzi</b> in rappresentanza del Comune di Parma. Presente per breve un saluto iniziale anche il Sindaco <b>Michele Guerra</b>.</span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">Un approccio innovativo</h3>
<p class="v1MsoNormal"><span>Ciò che rende FuturoPresente un riferimento importante nel panorama nazionale è lo sguardo interdisciplinare con cui affronta, su una scala tanto ampia, il rapporto tra le conquiste della scienza e le loro ricadute etiche, ambientali e sociali. Per tre giorni la città emiliana si trasforma in un laboratorio a cielo aperto: 50 relatori di rilievo nazionale e internazionale, tra docenti universitari, esperti e voci del dibattito culturale contemporaneo, si alterneranno in oltre 30 appuntamenti (lectures, dialoghi a più voci, incontri con gli autori) dando forma a uno spazio pubblico diffuso in cui interrogarsi sulle questioni sollevate dai più recenti sviluppi scientifici e tecnologici.</span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">Il valore aggiunto dell'Università pubblica</h3>
<p class="v1MsoNormal"><span>Che un progetto di questa ampiezza e profondità sia nato e continui a crescere all'interno dell'Università è molto positivo, come sottolinea <b>il Rettore dell'Università di Parma Paolo Martelli</b>: «Per sua natura l’Università è luogo di dialogo, di riflessione, di confronto, di innovazione. Oggi per molti versi ci troviamo davvero su un crinale fra il prima e il dopo, affacciati su un futuro che presenta incognite da molti punti di vista. Pensiamo solo allo sviluppo vertiginoso dell’intelligenza artificiale, di cui dobbiamo continuare a tenere saldamente in mano le redini, o al cambiamento climatico e ai suoi segni, che sono evidenti e inequivocabili non solo nel macro ma anche nel micro, nel quotidiano delle persone. Un festival come questo, con uno spettro così ampio di argomenti, ci aiuta a riflettere insieme, e con ospiti di grande rilievo, su alcune delle questioni più urgenti del nostro tempo, fondamentali non soltanto per l’oggi ma appunto per il futuro, prossimo e non solo».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>«Per la prima volta il futuro non è più soltanto qualcosa da costruire e migliorare, ma qualcosa da difendere e rendere possibile - dichiara <b>l’ideatore del Festival e direttore di UCB Antonio D’Aloia</b> - Le tecnologie profonde stanno ridisegnando i confini stessi dell’umano e del naturale chiamando in causa le generazioni che verranno: con questa seconda edizione di FuturoPresente proseguiamo così nel nostro tentativo di fornire alle persone idee e riflessioni per provare a capire e vivere questo passaggio epocale senza subirlo. Il filo conduttore è la consapevolezza che oggi si decide il futuro del mondo nei prossimi 30-50 anni, anche se talvolta il futuro arriva improvvisamente, le linee del tempo si accorciano fino quasi a scomparire, e ciò che pensiamo possa essere un problema solo del futuro si manifesta già qui e ora».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Fin dalla sua ideazione il Festival ha una vocazione dichiaratamente divulgativa e inclusiva, pensata prima di tutto per i cittadini. Gli incontri animeranno diversi luoghi del centro di Parma, dall'Università al Palazzo del Governatore, dall'APE Museo alla Feltrinelli fino all'Area Talk di Piazza Garibaldi, dando vita a una manifestazione diffusa che fa dell'intera città un palcoscenico di idee. L'obiettivo non è quello di un convegno per addetti ai lavori, ma di un'esperienza culturale alla portata di tutti, capace di rendere comprensibile e coinvolgente il dibattito sulle implicazioni etiche e sociali del progresso scientifico e tecnologico.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>«Con la seconda edizione, FuturoPresente torna ad arricchire la proposta culturale della città di Parma, e il Comune lo sostiene con convinzione – commenta il <b>Sindaco di Parma Michele Guerra</b> - È un festival universitario che ha avuto il pregio di portare nelle piazze e nei luoghi della città domande che tutti noi abbiamo il dovere di porci con urgenza, per contribuire a trovare risposte a beneficio delle future generazioni: che uso faremo delle tecnologie? Quali limiti vorremo e riusciremo a darci? È questo il tipo di conversazione che la futura Capitale Europea dei Giovani 2027 vuole ospitare e stimolare».</span></p>
<h3 class="v1MsoNormal"><span><b></b></span>I grandi temi e i protagonisti</h3>
<p class="v1MsoNormal"><span>Il cartellone della seconda edizione del Festival attraversa alcune delle questioni più urgenti del presente e del futuro: intelligenza artificiale, neurotecnologie e neuroscienze, crisi climatica e responsabilità verso le generazioni, biodiversità, etica della cura e decisioni alla fine della vita, natura umana e morale, la frontiera dell’esplorazione spaziale, i nuovi diritti del mondo digitale come il  diritto all'oblio e le problematiche legate all’uso eccessivo dei social da parte dei minori, lo sviluppo dei computer quantistici, il lato oscuro e insostenibile della moda.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>La tre giorni si aprirà venerdì 2 ottobre con l'intervento inaugurale «Riformare la democrazia per difenderla dai suoi nemici» di Luciano Violante, che è stato Presidente della Camera dei deputati ed è attualmente Presidente della Fondazione Multiversity, e si concluderà con Alessandro Cecchi Paone, che domenica 4 ottobre parlerà sul tema «Chi ha paura dell’intelligenza artificiale?» in dialogo con Persio Tincani.</span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">Tra i principali eventi in programma<b><span>:</span></b></h3>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>«Macchine senza guidatore. Ipotesi sulla mobilità intelligente», </span></b><span>con l’intervento di uno dei padri della tecnologia della guida autonoma: <strong>Alberto Broggi</strong>, professore di Computer engineering dell'Università di Parma e direttore generale di VisLab.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>«Tutela della biodiversità: un bene comune tra Costituzione e futuro», </span></b><span>con la partecipazione di <strong>Luigi Fiorentino</strong>, Presidente del National Biodiversity Future Center (NBFC).</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>«Il sé digitale» </span></b><span>con <strong>Vittorio Gallese</strong>, tra i più autorevoli neuroscienziati del nostro tempo e componente del gruppo dell'Università di Parma che nel 1992 individuò i cosiddetti neuroni specchio.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>«L'intelligenza creata: l'AI e il nostro futuro» </span></b><span>con <strong>Alfio Quarteroni</strong>, professore emerito al Politecnico di Milano e all'EPFL di Losanna, fondatore del laboratorio MOX del Politecnico di Milano.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>«In punta di piedi: scelte alla fine della vita» </span></b><span>con <strong>Giuseppe Remuzzi</strong>, Direttore dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>«Generazioni future. Un'etica per l'antropocene» </span></b><span>con <strong>Simone Pollo</strong>, professore di Filosofia morale alla Sapienza Università di Roma.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>«<i>Oltre la terra. Presente e futuro dell'esplorazione spaziale</i>» </span></b><span>con <strong>Tommaso Edoardo</strong> <strong>Frosini</strong>, professore ordinario di Diritto pubblico comparato all'Università Suor Orsola Benincasa e Presidente del Centro Italiano Ricerche Aerospaziali (CIRA), <strong>Patrizia Caraveo</strong>, astrofisica e dirigente di ricerca INAF, e <strong>Massimo Comparini</strong>, dirigente di Leonardo.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>«Magnifica Humanitas» </span></b><span>con <strong>Tiziana Catarci</strong>, dirigente di ricerca all'Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR e Presidente del SIpEIA (Società Italiana per l’Etica dell’IA), Padre <strong>Tiziano Tosolini</strong>, missionario e docente alla Pontificia Università Gregoriana, <strong>Andrea Simoncini</strong>, professore ordinario di Diritto costituzionale all'Università di Firenze, e <strong>Vittorio Gallese</strong>.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>«Il filosofo, lo psichiatra e l'automa» </span></b><span>con <strong>Franco Berardi</strong>, filosofo, scrittore e attivista, e <strong>Leonardo Montecchi</strong>, psichiatra e psicoanalista, direttore della Scuola di Prevenzione José Bleger di Rimini.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>«La domanda sbagliata: per natura siamo buoni o cattivi?» </span></b><span>con <strong>Alfonso Troisi</strong>, medico psichiatra tra i fondatori della psichiatria evoluzionistica, Giuseppe Sartori, professore ordinario di Neuropsicologia forense all'Università di Padova, <strong>Federico Gustavo Pizzetti</strong>, professore ordinario di Diritto pubblico all'Università degli Studi di Milano, Francesco Nonnis Marzano, professore ordinario di Biologia animale dell’Università di Parma.</span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">Organizzatori e patrocinatori<span></span></h3>
<p class="v1MsoNormal"><span>A promuovere l'iniziativa è il Centro Universitario di Bioetica dell'Università di Parma, struttura interdipartimentale nata nel 2016 e ormai punto di riferimento nazionale per la riflessione interdisciplinare su medicina, ricerca scientifica e politiche ambientali.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Il Festival ha ottenuto il patrocinio dell'Università di Parma, del Comune di Parma, del Ministero dell’Università e della Ricerca, della Regione Emilia-Romagna, dell’associazione “Parma Io Ci Sto!” e dell'Ordine dei medici di Parma. Tra i partner e contributors del Festival: Fondazione Monteparma, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, Fondazione Cariparma, Barilla, Synergetic, IREN, Conad, Crédit Agricole, Ds Solutions, Rotary Club Parma, LaFeltrinelli e Ape Parma Museo. Alla realizzazione di FuturoPresente ha collaborato [humans/AI] Advisory Lab.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span><a href="https://festivalfuturopresente.com/" target="_blank" rel="noopener">Il programma completo è disponibile (e costantemente aggiornato) sul sito</a>.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[ENEA e Università di Bologna: l'utilizzo di carotenoidi per "regolare" i meccanismi cellulari]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/enea-e-universita-di-bologna-lutilizzo-di-carotenoidi-per-regolare-i-meccanismi-cellulari</link>
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                    <description><![CDATA[ENEA, in collaborazione con l'Università di Bologna, ha brevettato un metodo per condizionare i meccanismi delle cellule impiegando la torularodina, un carotenoide naturale con potenziale effetto antitumorale che può modulare il funzionamento dei mitocondri]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_d33288f435f11ff283ce4fb54edb2d56.webp" length="90518" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 01 Oct 2026 11:31:37 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p>I ricercatori <strong>ENEA del Centro Ricerche Trisaia (Matera)</strong>, in collaborazione con <strong>l’Università di Bologna,</strong> hanno brevettato un metodo per <strong>condizionare i meccanismi di vita e morte delle cellule</strong> impiegando la <strong>torularodina</strong>, un <strong>carotenoide naturale</strong> con potenziale effetto antitumorale che può modulare il funzionamento delle ‘centrali energetiche’ della cellula stessa, i mitocondri.</p>
<p>La torularodina, nota anche per le sue proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, è in grado di attivare, in combinazione con specifici agenti, un meccanismo molecolare che può essere impiegato in ambito oncologico e nel trattamento delle disfunzioni mitocondriali (a<span>lterazioni nel funzionamento dei mitocondri, i corpuscoli presenti all'interno delle cellule incaricati di produrre l'energia necessaria alla sopravvivenza dell'organismo)</span>.</p>
<p>«Per lo sviluppo di questo brevetto sono stati utilizzati estratti ricchi di torularodina ottenuti da lieviti rossi allevati su scarti derivanti dal settore agroindustriale, attraverso una <a href="https://www.media.enea.it/comunicati-e-news/archivio-anni/anno-2024/salute-da-enea-processo-per-estrarre-carotenoidi-per-prodotti-farmaceutici-e-nutraceutici.html" target="_blank" rel="noopener">tecnologia precedentemente brevettata in ENEA</a>», spiega <strong>Anna Spagnoletta</strong> ricercatrice del Laboratorio ENEA di Bieoconomia circolare rigenerativa ed autrice del brevetto insieme ai colleghi <strong>Vincenzo Larocca, Mario Trupo, Alfredo Ambrico, Maria Martino, Rosaria Alessandra Magarelli e Roberto Balducchi</strong>. «Il loro impiego in ambito biomedico – prosegue - rappresenta un’evoluzione significativa del nostro percorso di ricerca e conferma il potenziale applicativo delle molecole bioattive ottenute attraverso processi innovativi messi a punto nei nostri laboratori».</p>
<p>«Ciò che rende particolarmente interessante l’estratto ricco di torularodina è la sua capacità di modulare selettivamente la F₁F₀-ATPasi mitocondriale, un enzima chiave coinvolto sia nella produzione di energia cellulare sia nel controllo dei processi che determinano il destino della cellula», spiega il professor <strong>Nesci</strong> del Dipartimento di Scienze mediche veterinarie dell’Università di Bologna, che ha partecipato allo sviluppo del brevetto insieme ai colleghi di dipartimento <strong>Cristina Algieri e Antonia Cugliari</strong>.</p>
<p>«In particolare - conclude <strong>Nesci</strong> - attraverso una serie di processi, l’estratto di torularodina potenzia l’attività dell’enzima, favorendo, tra le altre cose, l’attivazione dei meccanismi di morte cellulare. La possibilità di amplificare questa risposta mediante agenti tiolici apre nuove prospettive per la modulazione farmacologica di questo percorso e per il potenziamento dell’efficacia antitumorale della torularodina».</p>
<p>La sinergia tra ENEA e Università di Bologna ha permesso di raggiungere il risultato attraverso l’integrazione di competenze interdisciplinari e ricerca avanzata per sviluppare soluzioni innovative in ottica di bioeconomia circolare, aprendo, in questo modo, nuove prospettive nei settori biomedicale e farmacologico.</p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[ENEA, nuova generazione di batterie al sodio più sicure e affidabili]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/enea-nuova-generazione-di-batterie-al-sodio-piu-sicure-e-affidabili</link>
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                    <description><![CDATA[Oltre 100 composti sintetizzati con un metodo brevettato a basso impatto che usa solo acqua. Ora applicati alle batterie sodio-ione, alternativa al litio]]></description>

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                    <pubDate>Wed, 30 Sep 2026 13:22:20 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Batterie di nuova generazione sempre più sicure e affidabili grazie all’impiego di elettroliti più stabili e non infiammabili, in grado di garantire il corretto funzionamento dei sistemi di accumulo elettrochimico anche a temperature ad oggi impensabili per modelli commerciali. È questa la nuova frontiera della ricerca ENEA, delineata in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica<strong> <em>Batteries</em></strong>, che per la prima volta sta sperimentando sulle batterie agli ioni di sodio nuove soluzioni elettrolitiche per superare uno dei maggiori limiti di questa tecnologia: <strong>la sicurezza</strong>.<strong></strong></span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Il principale punto critico è rappresentato dagli elettroliti, i componenti (in genere liquidi) che consentono il movimento degli ioni all’interno della batteria e ne rendono possibile il funzionamento. Gli elettroliti convenzionali delle batterie commerciali sodio-ione (e litio-ione) sono infiammabili, instabili alle alte temperature e soggetti a fenomeni di degradazione, con conseguenze negative sulle prestazioni, sulla durata e sull’affidabilità del dispositivo. In tali condizioni, eventi come il sovraccarico o il cortocircuito possono innescare processi che, nei casi più gravi, portano all’incendio o addirittura all’esplosione della batteria.</span></p>
<h3>La soluzione ENEA: elettroliti ibridi a base di liquidi ionici</h3>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">In questo contesto, la<strong> strategia </strong>sviluppata da ENEA per realizzare batterie più sicure e altamente performanti si basa sulle <strong>tecnologie elettrolitiche ibride</strong>. «Si tratta di un <strong>nuovo approccio concettuale che combina i vantaggi dei liquidi ionici con quelli dei solventi organici commerciali per ottenere un elettrolita in grado di rendere la batteria più sicura e stabile</strong>, migliorandone al contempo le prestazioni. I primi test di laboratorio hanno finora mostrato risultati promettenti: abbiamo verificato che la nostra miscela elettrolitica consente di ampliare l’operatività delle batterie al sodio a temperature inferiori a -20 °C», spiega <strong>Giovanni Battista</strong> Appetecchi del Laboratorio Tecnologie e dispositivi per l’accumulo elettrochimico (ACEL) del Dipartimento Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili ENEA (TERIN).</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«ENEA ha un’esperienza nel settore dei liquidi ionici riconosciuta a livello internazionale e consolidata da oltre 25 anni di attività di ricerca», spiega <strong>Antonio Rinaldi</strong>, responsabile del Laboratorio ACEL. «Questa competenza ha consentito di sviluppare e brevettare una procedura di sintesi scalabile, a basso costo e a ridotto impatto ambientale, che utilizza l’acqua come unico solvente di processo e permette di ottenere liquidi ionici caratterizzati da elevata purezza e prestazioni. Ad oggi ne abbiamo sintetizzati oltre cento».</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">I liquidi ionici (sali fusi a temperatura ambiente o a temperature inferiori) rappresentano materiali di grande interesse nel campo delle batterie e dell’elettrochimica: non evaporano, non sono infiammabili e possiedono un buon potere solvente, oltre a una buona conducibilità ionica e a un’elevata stabilità termo-chimico-elettrochimica. Inoltre, hanno dimostrato un’ottima resistenza anche a temperature superiori a 70 °C, condizioni oggi difficilmente raggiungibili dalle batterie commerciali, mantenendo stabilità chimica e risultando quindi adatti a scenari operativi estremi. «Per questi motivi vengono considerati più sicuri rispetto ai comuni elettroliti organici utilizzati nelle batterie convenzionali, come quelle agli ioni di litio», sottolinea <strong>Giovanni Battista Appetecchi</strong>.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Tuttavia, i liquidi ionici presentano anche alcuni limiti. Il principale è l’elevata viscosità, che li rende più ‘densi’ e meno fluidi. Di conseguenza, gli ioni si muovono più lentamente al loro interno, con una riduzione della conducibilità e quindi dell’efficienza del trasporto di carica nella batteria. Questi materiali offrono grandi vantaggi in termini di sicurezza e stabilità, ma devono essere ottimizzati per superare il limite della minore mobilità ionica. «Ed è proprio ciò che perseguiamo nei nostri laboratori, prima sulle batterie al litio, ed ora su quelle al sodio che rappresentano una delle nuove frontiere dell’accumulo elettrochimico», spiega Antonio Rinaldi.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Guardando al futuro, i sistemi di batterie agli ioni di sodio rappresentano una promettente alternativa alle batterie agli ioni di litio, attualmente la tecnologia di riferimento nei settori dell’<em>automotive</em>, in applicazioni quali i sistemi di accumulo stazionario per energia da fonti rinnovabili (domestici e utility scale denominati BESS), la stabilizzazione della rete elettrica, le smart grid e perfino alcune applicazioni di piccola scala, come dispositivi elettronici e utensili portatili.<strong> Questa tecnologia si distingue per la maggiore abbondanza del sodio rispetto al litio</strong> (oltre 1.000 volte), per il potenziale costo inferiore e per la minore dipendenza da materie prime critiche come litio, rame, cobalto e nichel, che oltre a essere costose non sono distribuite in modo uniforme a livello globale, determinando una significativa dipendenza geopolitica da paesi terzi. Inoltre, <strong>queste batterie presentano comportamenti elettrochimici relativamente simili a quelli delle batterie al litio</strong>, con potenziali di reazione comparabili, rendendo possibile lo sviluppo di dispositivi con prestazioni elettriche vicine a quelle delle tecnologie al litio. Un ulteriore vantaggio è la possibilità di utilizzare collettori di corrente in alluminio, più leggeri ed economici, riducendo la dipendenza dal rame impiegato nelle batterie agli ioni di litio.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«Elettroliti a parte,<strong> le nostre attività coprono una parte rilevante della filiera di sviluppo delle batterie del futuro e vanno dalla sintesi dei materiali elettrodici alla realizzazione dei componenti di cella</strong>, fino al <em>manufacturing</em> e al <em>testing</em> prolungato di prototipi di batteria da 1 Ah. Nei prossimi mesi, grazie alle nuove infrastrutture rese disponibili dal progetto IPCEI EuBatIn, il laboratorio ACEL sarà in grado di realizzare anche prototipi da 10-30 Ah, una taglia vicina ad applicazioni commerciali, ampliando così ulteriormente le capacità di sviluppo e validazione tecnologica in ENEA», conclude Antonio Rinaldi.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[ Politecnico di Torino, ecco FLOSEV: la scala di gravità delle alluvioni storiche]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/politecnico-di-torino-ecco-flosev-la-scala-di-gravita-delle-alluvioni-storiche</link>
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                    <description><![CDATA[Cinque livelli, da 1 a 5. Per raggiungerli servono almeno due criteri su tre: vittime, danni a beni e infrastrutture, vastità dell'area]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_6dd5f360edebd1a295f8d7774627f68b.webp" length="155602" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 30 Sep 2026 13:17:03 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>Come valutare la gravità di un evento naturale?</strong> Per i terremoti conosciamo la scala Mercalli; per le grandinate esiste la meno nota scala <strong>TORRO</strong>. Ora, per le grandi alluvioni storiche, arriva la scala <strong>FLOSEV</strong>, che aiuta a comprenderne la severità.</span></div>
<div><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">A presentare questa scala è lo studio pubblicato sulla rivista Natural Hazards, che propone di classificare le alluvioni in base al loro impatto: da qui il nome FLOSEV, che unisce i termini inglesi FLOods (alluvioni) e SEVerity (severità).</span></div>
<div></div>
<div><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Allo studio hanno lavorato <b>Alessandro Giacalone</b>, classe 2005, laureato in Matematica per l'Ingegneria al Politecnico di Torino, <b>Anna D'Andrilli</b>, dottoranda in Ingegneria Civile e Ambientale, la ricercatrice <b>Paola Mazzoglio</b> e il professor <b>Pierluigi Claps</b> del Dipartimento di Ingegneria dell'Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture-DIATI del Politecnico di Torino.</span></div>
<div></div>
<div><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><b>Questo approccio</b> non <b>considera</b> la magnitudo degli eventi, che dovrebbe basarsi su misurazioni idrologiche spesso non disponibili o molto difficili da ricostruire, <b>ma i loro effetti e i danni causati</b>, consentendo di confrontare tra loro l'entità di eventi verificatisi in epoche molto diverse, contribuendo a valorizzare l'informazione storica e la consapevolezza di quello che potrebbe accadere in zone già colpite da alluvioni in epoche lontane.</span></div>
<div><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">La scala è stata, infatti, sviluppata e calibrata sulla base degli eventi censiti in AVI, il database della <b>Aree Vulnerate Italiane</b>, che copre oltre un secolo di eventi alluvionali in Italia, ma è <b>pensata per essere applicabile ovunque esistano registrazioni comparabili relative all'impatto</b>.</span></div>
<h3><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><br></span>Come funziona la scala FLOSEV: i 5 livelli di gravità</h3>
<div><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><b></b></span></div>
<div><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><b>Gli eventi di piena sono classificati in cinque livelli</b>: per raggiungere un determinato livello, ogni evento deve soddisfare almeno due criteri di severità su tre, basati sul <b>numero di vittime</b>, l'<b>entità dei danni </b>a beni e infrastrutture e la <b>vastità delle aree colpite</b> (espressa in numero di municipalità coinvolte).</span></div>
<div><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Tra gli eventi analizzati del secolo scorso, soltanto due hanno raggiunto il livello 5, il più elevato: <b>il disastro del Vajont del 1963 e l'alluvione di Salerno e della costiera amalfitana del 1954</b>. La minore notorietà di quest'ultima mostra come la scala FLOSEV possa contribuire a riportare l'attenzione su eventi di grande impatto meno presenti nella memoria collettiva, rafforzando la consapevolezza dei rischi alluvionali.</span></div>
<div></div>
<div><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><b>La scala permette di classificare e confrontare alluvioni di epoche diverse e potrà essere applicata anche agli eventi futuri</b>, una volta documentati i loro effetti. Non richiede infatti misurazioni idrologiche strumentali, spesso assenti per gli eventi più antichi, ma informazioni sulle vittime, sui danni materiali e sulle località colpite, ottenibili anche da notiziari e articoli di giornale.</span></div>
<div></div>
<div><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">In questo lavoro di ricostruzione, un ruolo centrale spetta al <b>database AVI</b>, costruito attraverso la raccolta, l'analisi e la sintesi di articoli di giornale, cronache locali e resoconti tecnici. Queste fonti rappresentano spesso l'unica testimonianza disponibile dell'impatto delle alluvioni avvenute prima della diffusione degli strumenti di monitoraggio e forniscono i dati necessari per applicare la scala FLOSEV.</span></div>
<div></div>
<div><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">In prospettiva, <b>l'intelligenza artificiale potrebbe accelerare il recupero di queste informazioni</b> attraverso tecniche automatiche di analisi del testo, attingendo a fonti eterogenee e contribuendo alla costruzione di banche dati sempre più ricche e dettagliate sugli effetti delle alluvioni.</span></div>
<div></div>
<div><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">L'articolo è frutto di un progetto di ricerca svolto nell'ambito dell'Early Research Honors Schoo<u>l</u> (ERHS), il programma di eccellenza del Politecnico di Torino che prevede borse di studio per sostenere gli studenti e le studentesse altamente meritevoli che vogliono dedicarsi alla ricerca scientifica fin dal primo anno della laurea triennale. Lo studente <b>Alessandro Giacalone</b> si è aggiudicato la borsa per il progetto proposto dal professor Claps nell'anno accademico 2023/2024, contemporaneamente all'iscrizione al primo anno del corso di laurea in Matematica per l'Ingegneria.</span></div>
<div><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"></span></div>
<div><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><i>«</i>Ci auguriamo che la diffusione della scala proposta in questa ricerca possa rappresentare un incentivo ad arricchire le raccolte di dati storici di alluvioni, non solo in Italia, dati fondamentali per descrivere la pericolosità da alluvione. Il fatto che la valorizzazione di alluvioni antiche sia il anche frutto del lavoro di un giovanissimo studioso, diventato ingegnere mentre collaborava alla ricerca, ci riempie di soddisfazione e rafforza l'importanza del programma ERHS di valorizzazione dei talenti neo-iscritti al Politecnico di Torino<i>»</i>, conclude il professor <b>Pierluigi Claps</b>.</span></div>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[ENEA collabora con Costa Crociere: protocollo per monitorare naturalità di spiagge e dune]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/enea-costa-crociere-protocollo-per-monitorare-naturalita-di-spiagge-e-dune</link>
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                    <description><![CDATA[Coinvolti oltre 100 tratti di costa: lo studio conferma il valore della citizen science come strumento complementare al monitoraggio tradizionale]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_a5896c8bac828ea97754241e85876cc4.webp" length="155648" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 30 Sep 2026 13:17:03 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>ENEA</strong>, in collaborazione con <strong>Costa Crociere Foundation</strong>, ha messo a punto un <strong>protocollo per il monitoraggio</strong> su larga scala del livello di naturalità delle <strong>spiagge</strong> e degli <strong>ecosistemi dunali</strong>. Il metodo descritto in un nuovo studio pubblicato sulla rivista Ecological Solutions and Evidence, è stato applicato su scala nazionale nell'ambito del progetto di <strong>citizen science “Guardiani della Costa”</strong>, promosso da Costa Crociere Foundation con il contributo scientifico di ENEA.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Lo studio, che ha <strong>coinvolto oltre 3.200 studenti nella raccolta di dati in oltre 100 tratti di costa italiana</strong>, ha individuato indicatori di naturalità quali: presenza e caratteristiche delle dune, tipologia del sedimento, condizioni del retrospiaggia, segni di erosione, strutture di protezione e specie vegetali indicatrici degli habitat dunali.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Il protocollo sviluppato è rivolto a operatori e amministrazioni locali per facilitare l’individuazione delle aree costiere più a rischio e pianificare <strong>interventi di salvaguardia e ripristino</strong>. Non meno importante è la ricaduta educativa dell’iniziativa: oltre a produrre dati utili alla comunità scientifica, il coinvolgimento diretto degli studenti nelle attività di campo rafforza <strong>consapevolezza ambientale</strong>, partecipazione attiva e senso di responsabilità verso la tutela del patrimonio costiero.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«I risultati confermano il valore della <strong>citizen science</strong> come strumento complementare ai programmi di monitoraggio ambientale tradizionali, al fine di ampliare la copertura spaziale delle osservazioni», ha commentato <strong>Ivo Rossetti</strong> del Laboratorio Biodiversità ed ecosistemi del Centro Ricerche ENEA di S. Teresa (La Spezia). «Le spiagge e gli ecosistemi dunali costieri» ha aggiunto «sono ambienti fragili, sempre più minacciati dal cambiamento climatico, dall'urbanizzazione e dal turismo intensivo. Proteggerli significa salvaguardare biodiversità, protezione dall'erosione e attrattività turistica, per questo monitorarne costantemente lo stato di conservazione è essenziale, ma richiede una copertura territoriale difficile da garantire con le sole risorse della ricerca scientifica e qui può entrare in gioco il contributo dei cittadini».</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">La qualità delle informazioni raccolte dagli studenti è stata verificata da esperti attraverso analisi statistiche e GIS, a conferma che un protocollo con dati raccolti da non specialisti può produrre informazioni ecologicamente significative.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Etna, 160 anni di trasformazioni dei crateri ricostruiti con una "macchina del tempo"]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/etna-160-anni-di-trasformazioni-dei-crateri-ricostruiti-con-una-macchina-del-tempo</link>
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                    <description><![CDATA[Lo studio INGV e Milano-Bicocca pubblicato sull'International Journal integra carte del 1865, foto aeree e droni. Da un unico cratere a quattro: l'evoluzione quantitativa della vetta]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_d18566da19c08ae59e3f935c954d8d83.webp" length="98524" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 30 Sep 2026 13:17:03 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Oltre un secolo e mezzo di <strong>trasformazioni dei crateri sommitali dell'Etna</strong> ricostruiti attraverso una sorta di <strong>"macchina del tempo" fotogrammetrica</strong>, capace di integrare le prime carte topografiche del vulcano con fotografie aeree, immagini satellitari e moderni rilievi effettuati con droni. È quanto è stato presentato con lo studio <strong>"160 Years of Etna summit craters through a photogrammetry-based time machine"</strong>, condotto da un team di ricercatori dell'<strong>Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia</strong> (INGV) e dell'<strong>Università degli Studi di Milano-Bicocca</strong> (GeoVires Lab) e appena pubblicato sulla rivista International Journal of Applied Earth Observation and Geoinformation.</span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">La ricerca ricostruisce quantitativamente l'evoluzione morfo-strutturale dell'area sommitale dell'Etna tra il 1865, anno di realizzazione della carta topografica realizzata dall'Istituto Geografico Militare (IGM), e il 2024. </span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">160 anni fa la sommità del vulcano era dominata da un unico grande Cratere Centrale: attraverso l<strong>'integrazione e la validazione di 14 dataset</strong>, acquisiti con tecniche e risoluzioni differenti, i ricercatori hanno seguito la progressiva trasformazione dell'area craterica fino alla configurazione attuale, caratterizzata da quattro crateri attivi sommitali: Voragine, Bocca Nuova, Cratere di Nord-Est e Cratere di Sud-Est. </span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«Abbiamo riportato nello stesso sistema di riferimento dati prodotti nell'arco di quasi 160 anni e con tecniche profondamente diverse: dalle carte topografiche storiche alle fotografie aeree, fino ai dati satellitari e ai rilievi da drone ad alta risoluzione», spiega <strong>Cristina Proietti</strong>, tecnologa dell'INGV e prima autrice dello studio. «Questo ci ha permesso di costruire una vera e propria macchina del tempo topografica con cui osservare quantitativamente <strong>come è cambiata la sommità dell'Etna</strong>. Un elemento centrale della ricerca ha riguardato proprio la possibilità di confrontare fonti molto eterogenee: abbiamo sviluppato una procedura di co-registrazione, validazione e propagazione statistica degli errori, che permette di valutare le incertezze associate ai diversi dataset e di distinguere le variazioni morfologiche significative dagli errori propri delle differenti fonti cartografiche e topografiche». </span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">La ricostruzione documenta il passaggio da una configurazione prevalentemente monocentrica a un sistema policentrico altamente dinamico, nel quale i quattro crateri mostrano comportamenti morfologici differenti. <strong>La Voragine è caratterizzata dalla recente crescita costruttiva</strong>; la Bocca Nuova e il Cratere di Nord-Est mostrano, invece, cicli di riempimento seguiti da subsidenza; il Cratere di Sud-Est, infine, si distingue per una marcata crescita accompagnata da una progressiva espansione verso est. </span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«La prospettiva di lungo periodo mostra che i quattro crateri, pur appartenendo allo stesso sistema sommitale, hanno seguito evoluzioni morfologiche differenti», aggiunge<strong> Emanuela De Beni</strong>, ricercatrice dell'INGV e co-autrice dello studio. «La loro evoluzione risulta coerente con il complesso assetto strutturale del vulcano e, in particolare, con l'influenza delle zone di rift di Nord-Est e Sud. La progressiva espansione verso est del Cratere di Sud-Est si inserisce inoltre nel contesto della deformazione verso mare del fianco orientale dell'Etna, già documentata da studi geologici e geodetici».</span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">La ricerca mostra come l'integrazione tra cartografia storica, fotogrammetria e moderne tecniche di telerilevamento possa estendere l'osservazione quantitativa di un vulcano ben oltre l'epoca del monitoraggio strumentale moderno. Il metodo proposto costituisce inoltre un approccio riproducibile e potenzialmente trasferibile allo studio dell'evoluzione morfo-strutturale di altri vulcani attivi nel mondo. </span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«Il progetto ha avuto anche una ricaduta nell'ambito della divulgazione scientifica accessibile», conclude De Beni. «<strong>I modelli digitali utilizzati per ricostruire l'evoluzione dei crateri sono stati riprodotti mediante stampa 3D</strong>, consentendo a persone non vedenti di esplorare, con il tatto, la morfologia della sommità dell'Etna e le sue trasformazioni nel tempo».</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Monza: alla Fondazione IRCCS San Gerardo la prima conferenza internazionale sulla fibrosi polmonare]]></title>

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                    <description><![CDATA[Esperti italiani e internazionali a confronto sulle nuove sfide alle malattie polmonari al 1st "San Gerardo" International Conference on Pulmonary Fibrosis, in programma giovedì 1° ottobre, dalle 9.15 alle 17.50]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_fcc5e6a13d4ed12016eeef737a938a9f.webp" length="34618" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 30 Sep 2026 12:56:06 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Portare a Monza il confronto internazionale multidisciplinare sulle malattie polmonari interstiziali e sulla fibrosi polmonare</strong>, mettendo in dialogo competenze, esperienze cliniche e prospettive di ricerca provenienti da diversi Paesi. È questo l’obiettivo della <strong>1st <a href="https://www.irccs-sangerardo.it/contenuto-web/-/asset_publisher/MTuVH3eDHjDg/content/1st-san-gerardo-international-conference-on-pulmonary-fibrosis" target="_blank" rel="noopener">“San Gerardo” International Conference on Pulmonary Fibrosis</a>, in programma giovedì 1° ottobre, dalle 9.15 alle 17.50,</strong> presso l’Auditorium Enrico Pogliani della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori.</p>
<p>Si tratta della prima edizione di un congresso a carattere internazionale che nasce con l’obiettivo di offrire alla comunità scientifica un momento di aggiornamento e di confronto sulle più recenti evidenze relative alle <strong>fibrosi polmonari</strong>. La responsabilità scientifica dell’evento è affidata al prof. <strong>Fabrizio Luppi</strong>, direttore Clinica Pneumologica dell’Ospedale San Gerardo e Professore Ordinario di malattie dell’Apparato Respiratorio presso l’Università degli Studi Milano Bicocca.</p>
<p>Il livello internazionale dell’incontro è testimoniato anche dal parterre dei relatori, che comprende alcuni tra i nomi più autorevoli della pneumologia e delle discipline coinvolte nella gestione della fibrosi polmonare e nel percorso diagnostico-terapeutico. «La fibrosi polmonare non è una singola malattia, ma un insieme eterogeneo di condizioni che richiedono competenze diverse e un approccio sempre più personalizzato e multidisciplinare - sottolinea il prof. <strong>Luppi</strong> -. Abbiamo voluto realizzare al San Gerardo un appuntamento internazionale capace di mettere a confronto specialisti considerati opinion leader a livello internazionale, per discutere non soltanto delle novità terapeutiche, ma dell’intero percorso del paziente: dalla epidemiologia, alla diagnosi, alla caratterizzazione della malattia, dalla valutazione multidisciplinare alla gestione delle complicanze e al follow-up. La presenza di relatori di così alto profilo rappresenta un’importante occasione di confronto e di crescita scientifica per tutti i professionisti che si occupano di queste patologie».</p>
<p>Il programma scientifico è articolato in diverse sessioni e affronta i principali temi oggi al centro della ricerca e della pratica clinica. Si parte <strong>dagli aspetti epidemiologici e dalle caratteristiche delle malattie polmonari interstiziali, per arrivare alla diagnosi delle diverse forme di fibrosi</strong>, tra cui la fibrosi polmonare idiopatica, la polmonite da ipersensibilità fibrotica e le interstiziopatie associate alle malattie reumatiche autoimmuni. Ampio spazio è inoltre dedicato alla relazione tra broncopneumopatia cronica ostruttiva e fibrosi polmonare.</p>
<p>Una parte centrale della giornata sarà dedicata agli <strong>strumenti diagnostici più avanzati</strong>, dalla fenotipizzazione mediante TC alle procedure invasive e alla discussione multidisciplinare dei casi. Un approccio che riflette la crescente necessità di integrare competenze differenti per arrivare a una diagnosi più precisa e a una scelta terapeutica sempre più mirata.</p>
<p>«Uno degli aspetti che abbiamo voluto valorizzare è proprio la multidisciplinarietà - aggiunge <strong>Luppi</strong>. - Oggi la gestione delle interstiziopatie fibrosanti richiede il contributo coordinato di pneumologi, radiologi, reumatologi, anatomo-patologi e di altri specialisti. La qualità della diagnosi e la tempestività della presa in carico possono avere un impatto importante sul percorso di cura. Per questo il confronto tra competenze diverse, anche a livello internazionale, è fondamentale».</p>
<p>Particolare attenzione sarà riservata anche alle <strong>novità terapeutiche</strong> e alle strategie per la gestione delle forme progressive di malattia. Il congresso affronterà inoltre alcune delle principali complicanze della fibrosi polmonare, tra cui riacutizzazioni, ipertensione polmonare, tumore polmonare e disturbi respiratori del sonno. La giornata si concluderà con una tavola rotonda dedicata a un elemento sempre più centrale nella gestione delle malattie croniche: il punto di vista dei pazienti. Al confronto prenderanno parte le associazioni <strong>Un Respiro di Speranza, FIMARP, GILS e AMIP</strong>, portando nel dibattito l’esperienza e le esigenze delle persone che convivono con una malattia polmonare interstiziale.</p>
<p>«Accanto alla ricerca e all’innovazione terapeutica, è importante non perdere di vista la persona - conclude il prof. <strong>Luppi</strong> -. Per questo abbiamo scelto di dedicare uno spazio specifico alle associazioni dei pazienti. La conoscenza della malattia e la qualità dell’assistenza passano anche dalla capacità di ascoltare chi vive quotidianamente questa condizione. Il nostro auspicio è che questa prima edizione possa diventare un appuntamento stabile di confronto internazionale e contribuire a rafforzare ulteriormente il ruolo del San Gerardo nella rete scientifica e clinica dedicata alle malattie polmonari».</p>
<p>«Ospitare al San Gerardo una conferenza internazionale dedicata alla fibrosi polmonare rappresenta un’importante occasione per valorizzare il ruolo della nostra Fondazione come luogo di cura, ricerca e confronto scientifico - sottolinea il presidente della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori, <strong>Claudio Cogliati</strong> -. Un evento di questo livello testimonia la capacità del nostro ospedale di mettere in rete professionalità e competenze, creando occasioni di dialogo con la comunità scientifica nazionale e internazionale. È attraverso il confronto e la collaborazione che la ricerca può tradursi in una presa in carico sempre più efficace e personalizzata dei pazienti. La multidisciplinarietà e l’integrazione tra assistenza e ricerca sono elementi fondamentali per affrontare patologie complesse come le malattie polmonari interstiziali. La presenza a Monza di esperti provenienti da diversi Paesi offre ai nostri professionisti un’opportunità preziosa di aggiornamento e di condivisione delle esperienze, <br>ma rappresenta anche un’occasione per far conoscere le competenze e le attività sviluppate all’interno del San Gerardo. Come Fondazione siamo impegnati a rafforzare sempre più questa dimensione internazionale, nella convinzione che la crescita scientifica debba avere come obiettivo ultimo il miglioramento delle cure e della qualità di vita delle persone. È significativo, inoltre, che il programma della giornata preveda un momento dedicato alle associazioni dei pazienti. L’innovazione e la ricerca acquistano pienamente il loro significato quando riescono a rispondere ai bisogni concreti delle persone. Ascoltare chi convive con una malattia cronica significa contribuire a costruire un modello di assistenza più vicino alle esigenze dei pazienti e delle loro famiglie. Mi auguro che questa prima edizione possa rappresentare l’inizio di un percorso destinato a consolidarsi negli anni e che il San Gerardo possa continuare a essere un punto di riferimento per il confronto scientifico e clinico sulle malattie polmonari».</p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Non esiste un algoritmo per la poesia: all'Università Ca' Foscari il simposio internazionale "Adversarial Poetry" sui limiti dell'intelligenza artificiale]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/non-esiste-un-algoritmo-per-la-poesia-alluniversita-ca-foscari-il-simposio-internazionale-adversarial-poetry-sui-limiti-dellintelllgenza-artificiale</link>
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                    <description><![CDATA[Il 1 e 2 ottobre studiosi da tutta Europa discutono della poesia come limite dell'intelligenza artificiale all'Università Ca' Foscari Venezia]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_6cd8495a0e6b6c7716f1585434da795d.webp" length="25824" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 30 Sep 2026 12:56:02 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span>Quale posto ha la poesia in un mondo dominato dall'automazione del linguaggio? Dal 1 all 2 ottobre l'Aula Baratto dell'Università Ca' Foscari Venezia ospita "</span><strong><span>Adversarial Poetry: Critical Humanities and the Limits of Artificial Intelligence" </span></strong><span>(dalle ore 10.00, evento aperto al pubblico previa </span><span>registrazione</span><span>), simposio internazionale organizzato dal progetto </span><a href="https://email.tmg.vrfy.email/c/eJxEz7FyhSAQheGngS7MuqBAQZHG17hDYL1uRtQBYiZ5-kxsbndO9_05JINkJYXBekCjRw2SSuTt0U7K_MvHTgGjcx8TJquFgdKeE6pCmWPOlVpT3OUaXLQaHTk_TmbxjhJ5nyZrh5QyOL1IDgg4gUcDfsQBlB3AaQ_ZJhyjT4Mw0MtTXXX5UTdBbmHt_WxCvwucBc5n5aS-dr5Icb__8UmpN4Fz5LdyZNr-93oUkjVUyvH2CwPc48YRjdrpu8lX2oNzQI-AWvYgr4B_AQAA___uNFSz" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><span>AIMODELS</span></strong></a><span>, finanziato dallo European Research Council (ERC) e coordinato da Matteo Pasquinelli, professore di Filosofia della scienza al Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali di Ca' Foscari e in collaborazione con la </span><a href="https://email.tmg.vrfy.email/c/eJxEzzmOKyEQANDTQIiKYmkICH7ia1h8qtwuqRcLGLdmTj-Sk7nBe1SaR140F7tkQO-CA817le0-XkzyI-fBBWtK_yO2xSkP-1gjmp1JKlHnMYxM_SyObEiEqbrM1KIND0DIiUPiHFyMWgoCRsjoIQe0YBYLyWWgpWGouVnlYe6reffHt_kQ9Faec76Gcv8U3hTerusy0mo_H-fXQXXKeZizrwpvupfOVD9c5UFm3aSiNwdfQ_9N7kIFMwI6PYt-F_wNAAD__01CTrU" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><span>Fondazione Icaro</span></strong></a><span>. <a href="https://www.unive.it/web/en/19108/home" target="_blank" rel="noopener"></a></span></p>
<p><span><a href="https://www.unive.it/web/en/19108/home" target="_blank" rel="noopener">Link per il programma.</a></span></p>
<p><span>Il simposio si ispira a una famosa frase di <strong>Umberto Eco,</strong> "non esiste un algoritmo per la metafora", e a una scoperta recente: le ricerche di </span><strong><span>Icaro</span></strong><span> </span><strong><span>Lab</span></strong><span> hanno dimostrato che </span><strong><span>i prompt</span></strong><span> </span><strong><span>in</span></strong><span> </span><strong><span>forma</span></strong><span> </span><strong><span>poetica</span></strong><span> </span><strong><span>riescono</span></strong><span> </span><strong><span>a</span></strong><span> </span><strong><span>eludere</span></strong><span> </span><strong><span>i</span></strong><span> </span><strong><span>sistemi</span></strong><span> </span><strong><span>di</span></strong><span> </span><strong><span>sicurezza</span></strong><span> </span><strong><span>dei</span></strong><span> </span><strong><span>grandi</span></strong><span> </span><strong><span>modelli</span></strong><span> </span><strong><span>linguistici</span></strong><span>, rivelando una funzione </span><em><span>avversariale</span></em><span> della poesia all'interno dei sistemi computazionali.</span></p>
<p><span>Questa non è una semplice scoperta tecnica, ma riconosce alle scienze umane un ruolo cruciale nello studio dell'IA e dei suoi limiti. Il simposio suggerisce un nuovo campo di ricerca e didattica, la cosiddetta AI literacy, che porta Ca' Foscari all'avanguardia nei dibattiti attuali.</span></p>
<p><span>Il programma si articola in quattro sessioni: linguistica computazionale, letteratura algoritmica, semiotica dell'IA e alfabetizzazione all'IA (AI literacy). Si apre con la keynote di </span><strong><span>Federico Pierucci e Marcantonio Bracale Syrnikov</span></strong><span> di Icaro Lab dal titolo </span><em><span>Adversarial Poetry as a Safety Catastrophe in Large Language Models</span></em><span>. Interverranno, tra gli altri, studiosi di Edimburgo, Goldsmiths, King's College London, Royal College of Art, Monash University Malaysia, Università di Pisa e della Biblioteca Nazionale di Norvegia. Il percorso attraversa un secolo di sperimentazione: dalla "scienza poetica" di Ada Lovelace ai formalisti russi, dalla teoria dell'informazione di Shannon alla poesia combinatoria e concreta.</span></p>
<p><a href="https://email.tmg.vrfy.email/c/eJxE0D9PwzAUBPBPY4_W84sdx4OHIhEofwZAiMJSOfZLailpKjtqaT89ahfmk366u-iCQjKcnDQWUFW6Ak6TT-O2HCimS5r35NA3TVdjMBVTMJWhRjFRTD7GTKWItPCdQ8JGh95DjZ1pTNf3na1lCBplH7XyPDkErMGiAqtRgjASmspCNAG1t0EyBcs0iGPuz-JWgY9utyyHwqoVw5ZhG-dQxDDPw0gizBPDtp_zVK4Jw5YYtrJdrQ9vLx_h9XGgdIehbOEcvkrWn5fd5v78_vwb_fCdaKPNw0-Gp25zWq3D1T8mOl05nl2m6G_LmYK0-DF5VGJPp8L_T9mm6NAiYMUXx48O_wIAAP__TNVn8Q" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><span>Link per registrarsi</span></strong></a></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[European Literacy Coalition: l'iniziativa della Commissione Europea per rafforzare l'alfabetizzazione in tutta Europa]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/european-literacy-coalition-liniziativa-della-commissione-europea-per-rafforzare-lalfabetizzazione-in-tutta-europa</link>
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                    <description><![CDATA[Lanciata la nuova Coalizione europea per l'alfabetizzazione della Commissione europea per rafforzare le competenze di lettura e scrittura]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_9bdfde8654f20c255197bef47b99c314.webp" length="29350" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 30 Sep 2026 12:55:59 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">La Commissione europea lancia la <b>Coalizione europea per l'alfabetizzazione (European Literacy Coalition)</b>, una nuova iniziativa nell'ambito dell'</span><a href="https://commission.europa.eu/topics/competitiveness/union-skills_it" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span lang="IT">Unione delle competenze</span></a><span lang="IT"> e del </span><a href="https://school-education.ec.europa.eu/en/discover/news/new-action-plan-basic-skills" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span lang="IT">piano d'azione sulle competenze di base</span></a> (New European Commission action plan on basic skills)<span lang="IT">, con l'obiettivo di migliorare le competenze di alfabetizzazione in tutta Europa.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">La Coalizione riunirà scuole, istituti di istruzione e formazione, biblioteche e organizzazioni culturali, associazioni di insegnanti, genitori e studenti, nonché autorità pubbliche. L'obiettivo è <strong>condividere competenze e rafforzare la cooperazione su temi quali la prima infanzia come base per lo sviluppo delle competenze di alfabetizzazione e la formazione dei professionisti dell'alfabetizzazione</strong>. La Coalizione integrerà il lavoro delle iniziative e delle reti già esistenti in questo settore, come </span><a href="https://euread.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span lang="IT">EU Read</span></a><span lang="IT"> ed </span><a href="https://elinet.pro/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span lang="IT">ELINET</span></a><span lang="IT">.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">Il lancio della Coalizione avviene in un momento in cui le difficoltà legate all'alfabetizzazione persistono. Saper leggere e comprendere è alla base dell'apprendimento, della partecipazione alla vita sociale e della capacità di affrontare i cambiamenti in un'Europa in rapida trasformazione. Tuttavia, i risultati dell'indagine <b>OCSE-PISA 2025</b> mostrano che il 31,3% dei quindicenni nell'UE incontra difficoltà nella comprensione di un testo di base.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">La Vicepresidente esecutiva per i Diritti sociali e le competenze, i posti di lavoro di qualità e la preparazione, <b>Roxana Mînzatu</b>, ha dichiarato: «I risultati dell'indagine PISA 2025 ci dicono chiaramente che dobbiamo intensificare i nostri sforzi per migliorare le competenze di lettura. Dobbiamo garantire che ogni giovane in Europa sviluppi le competenze di alfabetizzazione necessarie per imparare, partecipare pienamente alla società e costruire il proprio futuro. La lettura è la base di tutto. Riunendo le competenze e le esperienze disponibili in tutta Europa, la Coalizione europea per l'alfabetizzazione può rafforzare la cooperazione e sostenere interventi più efficaci in questo ambito».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">Il </span><b><span lang="IT">memorandum di Varsavia</span></b><span lang="IT">, documento fondativo della Coalizione, definisce una visione comune dell'alfabetizzazione, individua i principali ostacoli lungo tutto l'arco della vita e delinea i primi passi per il lavoro a lungo termine della Coalizione.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">Ulteriori informazioni sulla Coalizione europea per l'alfabetizzazione sono disponibili sul </span><a href="https://education.ec.europa.eu/education-levels/school-education/european-literacy-coalition" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span lang="IT">sito dello Spazio europeo dell'istruzione</span></a><span lang="IT">.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Milano: a Palazzo Reale la grande mostra internazionale "Dalì e la Moda", dal 24 settembre 2026 al 31 gennaio 2027]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/milano-a-palazzo-reale-la-grande-mostra-internazionale-dali-e-la-moda-dal-24-settembre-2026-al-31-gennaio-2027</link>
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                    <description><![CDATA[Oltre 200 opere tra dipinti, abiti, fotografie, gioielli, filmati raccontano il rapporto tra arte, moda, corpo e costruzione dell'immagine nell'opera di uno dei protagonisti assoluti del Novecento]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_5154ea1d378c9ecd6b0d467661e0e51e.webp" length="36038" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 30 Sep 2026 12:55:56 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span><strong>Palazzo Reale</strong> apre la nuova stagione espositiva con un grande progetto di respiro internazionale, "<strong>Dalí e la Moda</strong>", in programma <strong>dal 24 settembre 2026 al 31 gennaio 2027</strong>. Inaugurata in occasione della <strong>Milano Fashion Week</strong>, la mostra indaga per la prima volta in modo compiuto il rapporto tra <strong>Salvador Dalí e la moda</strong>, che l'artista considerava strumento di costruzione dell'identità, trasformazione del corpo e comunicazione. La mostra è promossa dal <strong>Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale, MondoMostre e Civita Mostre e Musei</strong>, in collaborazione con la <strong>Fundació Gala-Salvador Dalí, </strong>con il patrocinio del <strong>Ministero della Cultura, dell'Ambasciata di Spagna in Italia e della Camera Nazionale della Moda Italiana.</strong></span></p>
<p><span>«Milano è una città in cui arte e moda si incontrano e si alimentano reciprocamente con straordinaria vitalità – afferma l'assessore alla Cultura, <strong>Tommaso Sacchi </strong>–, e Palazzo Reale, con questo progetto inedito, conferma la propria vocazione a rileggere i grandi artisti attraverso prospettive sempre nuove, capaci di offrire nuovi strumenti di lettura agli studiosi e di avvicinare il pubblico milanese e internazionale. La scelta di inaugurare la mostra durante la Milano Fashion Week – prosegue l'assessore <strong>Sacchi</strong> – nasce dalla consapevolezza, ormai condivisa dalle maggiori istituzioni culturali internazionali, che la moda non sia soltanto espressione del gusto, ma un linguaggio capace di interpretare il proprio tempo e di consegnarne alla memoria forme, simboli e immagini, proprio come un'opera d'arte. Le oltre duecento opere in mostra, provenienti da archivi e collezioni prestigiose come Schiaparelli, Chanel e Dior, raccontano un'eredità che ancora oggi ispira i direttori creativi delle grandi maison di tutto il mondo. Ringrazio la Fundació Gala-Salvador Dalí e tutti i prestigiosi partner che hanno reso possibile la realizzazione di questo progetto».</span></p>
<p><span><strong>Oltre 200 opere e documenti </strong>– dipinti, disegni, fotografie, abiti, gioielli, accessori, oggetti e filmati, molti mai esposti in Italia – provengono dalle tre maggiori collezioni di opere di Dalí al mondo: la Fundació Gala-Salvador Dalí di Figueres, il Dalí Museum di St. Petersburg, in Florida, e il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid. A queste si aggiungono gli archivi storici delle maison <strong>Schiaparelli, Chanel, Dior e Rabanne</strong>. Il progetto nasce dalla collaborazione con la Fundació Gala-Salvador Dalí, istituzione fondata dall'artista e dedicata alla tutela, allo studio e alla valorizzazione della sua opera. L'immagine guida della mostra è il dipinto delle "<strong>Tre giovani donne surrealiste che tengono fra le braccia le pelli di un'orchestra</strong>", esposto accanto a iconici gioielli del 1949 come "<strong>L'occhio del tempo</strong>", in platino e diamanti, e "<strong>Labbra di rubino</strong>", in oro, rubini e perle.</span></p>
<p><span>La direzione scientifica è di <strong>Montse Aguer,</strong> direttrice dei Musei Dalí; la curatela è di <strong>Laura Bartolomé,</strong> vicedirettrice Ricerca e Progetti della Fundació, e di <strong>Judith Clark</strong>, storica della moda e docente alla University of the Arts di Londra, con il contributo delle curatrici senior <strong>Lucia Moni e Bea Crespo</strong>. «Questa è una mostra che ci invita alla scoperta di Salvador Dalí da un nuovo punto di vista della sua cosmogonia. Non esiste un Dalí artista e un Dalí stilista, solo un artista totale in grado di lasciare il suo segno ovunque fosse possibile. Come i maestri del Rinascimento, come Leonardo o come Michelangelo», dichiarano <strong>Montse Aguer e Laura Bartolomé</strong>.</span></p>
<p><span>«Non esiste una parola definitiva sul rapporto tra Dalí e la moda – afferma la curatrice <strong>Judith Clark </strong>–. Il moltiplicarsi, proprio quest'anno, delle occasioni di confronto su questo tema in istituzioni di primo piano, quali il FIT, il V&amp;A e il Metropolitan Museum of Art, ci invita ancora una volta a interrogare i nostri stessi criteri di giudizio: può la moda esistere quale atto concettuale, al di là delle sue modalità di produzione? Dalí amava profondamente i sistemi della moda: se ne appropriò, li imitò e li trasformò in arte. La sua straordinaria vocazione scenografica mette in guardia ogni exhibition designer dalla tentazione dell'imitazione. Gli spazi drammatici, fluidi e onirici della sua opera necessitano di una cornice propria. In questa mostra, la pluralità delle sue idee viene celebrata attraverso una molteplicità di supporti e linguaggi: i dipinti, le riviste, le fotografie e naturalmente, la moda stessa».</span></p>
<p><span>Fin dall'infanzia l'abbigliamento è per Dalí uno strumento di definizione di sé. Con l'arrivo di <strong>Gala</strong> nella sua vita, nel 1929, abiti e accessori diventano parte di un linguaggio condiviso con cui la coppia costruisce la propria immagine pubblica, amplificata da fotografi, riviste e campagne pubblicitarie. Il percorso mette in relazione le opere dell'artista con una selezione di capi e accessori appartenuti a Dalí e Gala, presentati per la prima volta fuori dalla Spagna. Il guardaroba di Gala comprende creazioni di <strong>Elsa Schiaparelli, Christian Dior, Coco Chanel, Pierre Cardin, Hubert de Givenchy, Gucci ed Emilio Pucci</strong>; quello di Dalí, più eclettico, riunisce elementi legati alle sue performance, alle fotografie e alle apparizioni pubbliche che diventano strumenti di una continua reinvenzione dell'identità.</span></p>
<p><span>Il rapporto tra guardaroba e pittura emerge anche nei numerosi dipinti in cui Dalí rappresenta gli abiti con straordinaria precisione: alcuni di questi possono essere messi in relazione diretta con i capi conservati ed esposti grazie alla sponsorizzazione tecnica di <strong>Bonaveri</strong>, che ha contribuito all'allestimento espositivo con 26 busti sartoriali appositamente selezionati.</span></p>
<p><span>Una delle più feconde collaborazioni tra arte e moda del Novecento nasce nel 1936, quando Dalì firma per Elsa Schiaparelli la sua prima vetrina per il grande magazzino <strong>Bonwit Teller di New York</strong>. Da allora il suo immaginario attraversa abiti, accessori, gioielli, costumi, tessuti, illustrazioni e campagne pubblicitarie. Il vestito diventa un mezzo per alterare la percezione del corpo e introdurre nella vita quotidiana elementi ironici, erotici e perturbanti. Le riviste diffondono queste invenzioni su scala internazionale: emblematica è la fotografia di <strong>Cecil Beaton</strong> che ritrae <strong>Wallis Simpson</strong> con l'Abito Aragosta, pubblicata da Vogue in occasione del suo matrimonio con il Duca di Windsor.</span></p>
<p><span>Il dialogo con Coco Chanel si estende alla scena teatrale: nel 1939 la stilista collabora ai costumi di <strong>Bacchanale</strong>, produzione dei <strong>Ballets Russes de Monte Carlo</strong> per la quale Dalí realizza anche scenografia e libretto. Nel 1951, al Bal Oriental organizzato da Carlo de Beistegui a Palazzo Labia, Dalí, Gala, Christian Dior e i loro amici indossano costumi progettati da Dalí e Dior, con il contributo di Gala e del giovane Pierre Cardin. Sono episodi che mostrano come pittura, moda, teatro e spettacolo confluiscano in un'unica visione. Negli anni Sessanta la moda entra pienamente nelle performance di Dalí. Tra il 1966 e il 1969, a Portlligat, Cadaqués, Barcellona e Parigi, l'artista coinvolge modelle e performer nelle creazioni di <strong>Paco Rabanne</strong>, tra cui <strong>Donyale Luna, Elsa Peretti e Amanda Lear</strong>. In alcune azioni dipinge all'interno di grandi bolle di plastica, mentre il colore invade gli abiti e trasforma pittura, corpo e spettacolo in una sola esperienza. Un ulteriore filo conduttore della mostra è il corpo, che costituisce l'altro grande terreno comune tra surrealismo e moda. Nelle opere di Dalí occhi, labbra, mani e altre parti anatomiche vengono isolate e ricomposte; il manichino diventa una figura sospesa tra individuo e oggetto. La stessa ricerca prosegue nei gioielli disegnati a partire dal 1949, esposti in Italia per la prima volta dalla loro acquisizione da parte della Fundació nel 1999: una reinvenzione del corpo che anticipa molte sperimentazioni della moda contemporanea.</span></p>
<p><span>"Dalí e la Moda" restituisce così il profilo di un artista capace di attraversare discipline e mezzi diversi e di comprendere in anticipo il potere della moda nel produrre immagini, identità e cultura di massa. La sua eredità continua a riaffiorare nel lavoro di stilisti, direttori creativi, fotografi e artisti contemporanei. <strong>Vogue Italia</strong> è media partner della mostra, mentre <strong>StreetVox</strong> è Official OOH partner. L'esposizione è realizzata grazie a <strong>Enel</strong>, main partner, e <strong>Fineco</strong>, premium partner, con la sponsorizzazione tecnica di <strong>ATM, Bonaveri, VCPC e Novacolor; Radio Monte Carlo</strong> è radio ufficiale, <strong>X-Style</strong> supporta il progetto e <strong>Vivaticket</strong> è Official Ticketing Partner. La mostra è accompagnata da un volume pubblicato da <strong>Skira Editore</strong>.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Fisica, "l'anomalia del gallio": una possibile soluzione dopo oltre trent'anni]]></title>

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                    <description><![CDATA[Pubblicato un nuovo studio INFN sulla cosiddetta "anomalia del gallio", un'osservazione sperimentale che da oltre trent'anni interroga la comunità della fisica]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_6866a5a4bb0b5c092be196d6c946067f.webp" length="124710" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 30 Sep 2026 12:55:52 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-d63692f3-7fff-e03e-416d-10344170c7e1"><span>Da oltre trent'anni, la comunità internazionale della fisica delle particelle cerca una risposta a un'inaspettata osservazione sperimentale, la cosiddetta "<strong>anomalia del gallio</strong>". Nel corso degli anni, questa anomalia è stata interpretata come possibile indizio di nuova fisica, fino a ipotizzare l'esistenza di una nuova particella elementare, il cosiddetto "<strong>neutrino sterile</strong>". Ora, </span><a href="https://physics.aps.org/articles/v19/s116" target="_blank" rel="noopener"><span>un nuovo studio</span></a><span>, condotto da ricercatori e ricercatrici delle sezioni <strong>INFN di Cagliari e Torino</strong>, pubblicato il 24 settembre, su </span><strong>Physical Review Letters</strong><span>, propone una possibile spiegazione alternativa: <strong>l'anomalia potrebbe non essere dovuta a una nuova particella, ma a un'approssimazione utilizzata nei calcoli teorici.</strong></span></p>
<p dir="ltr"><span>L'anomalia del gallio nasce negli anni Novanta, quando gli esperimenti <strong>GALLEX</strong>, ai <strong>Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell'INFN</strong>, e <strong>SAGE</strong>, attivo presso il </span><strong>Baksan Neutrino Observatory</strong><span><strong> in Russia,</strong> utilizzarono grandi quantità di gallio per studiare la cattura di neutrini elettronici. In questi esperimenti, quando un neutrino elettronico era catturato da un nucleo di <strong>gallio-71</strong>, si creava un elettrone e un neutrone del nucleo si trasformava in un protone, generando così un nucleo di <strong>germanio-71</strong>. Contando gli atomi di germanio prodotti è stato quindi possibile risalire al numero di neutrini catturati. Il numero osservato, però, è risultato sistematicamente inferiore a quello previsto dalla teoria: circa il 20% in meno. È nata così quella che oggi è conosciuta come "anomalia del gallio", confermata anche più recentemente dall'esperimento BEST al</span><span> Baksan Neutrino Observatory</span><span>. Con una significatività statistica ormai superiore a cinque deviazioni standard, questo deficit è diventato una delle principali motivazioni sperimentali per ipotizzare l'esistenza di un quarto neutrino, detto "sterile": una scoperta che aprirebbe scenari di nuova fisica, oltre il Modello Standard della fisica delle particelle.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Il nostro lavoro indica una possibilità differente: l'anomalia potrebbe non derivare da una nuova particella, ma da un'approssimazione incorporata nel calcolo teorico della sezione d'urto di cattura del neutrino», spiega </span><strong>Matteo Cadeddu</strong><span>, ricercatore INFN e coordinatore dello studio. «Convenzionalmente, per calcolare la probabilità che un neutrino venga catturato da un nucleo di gallio (sezione d'urto), si separa la trattazione delle funzioni d'onda di neutrino ed elettrone dalla descrizione di ciò che avviene all'interno del nucleo, assumendo che tali funzioni d'onda rimangano sostanzialmente costanti nel volume considerato. Questo approccio semplifica notevolmente i calcoli ma trascura la variazione spaziale delle funzioni d'onda nella regione nucleare».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il nuovo studio supera questa approssimazione e tratta, invece, congiuntamente la componente leptonica, relativa al neutrino e all'elettrone, e quella nucleare. In particolare, considera come <strong>le funzioni d'onda dell'elettrone e del neutrino variano nello spazio all'interno del nucleo</strong>. Questo trattamento più completo permette di tenere conto di un effetto che nei calcoli convenzionali rimane nascosto: contributi provenienti da regioni diverse del nucleo possono interferire tra loro e, in alcuni casi, cancellarsi parzialmente.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Il punto importante è che, quando non si separano la parte leptonica e quella nucleare del processo, la struttura spaziale della transizione nucleare può avere un effetto diretto sulla probabilità di cattura del neutrino», spiega </span><strong>Nicola Cargioli</strong><span>, ricercatore INFN e coautore dello studio. «Per alcune descrizioni nucleari fisicamente plausibili, questo effetto può diventare sufficientemente grande da modificare in modo significativo la previsione teorica».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il nuovo trattamento può infatti portare a una riduzione della probabilità di cattura del neutrino di circa il 20% rispetto alle previsioni ottenute con i calcoli convenzionali, riconciliandola con i valori osservati negli esperimenti GALLEX, SAGE e BEST.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Il risultato non dimostra ancora definitivamente che l'anomalia del gallio sia dovuta a un'approssimazione», sottolinea </span><strong>Luca Ferro</strong><span>, dottorando presso l'Università degli Studi di Cagliari e ricercatore INFN, coautore dello studio. «Il passo successivo sarà quello di verificare questa possibilità attraverso calcoli microscopici di struttura nucleare, che permettano di determinare con maggiore precisione come avviene la transizione di neutrini ed elettroni nei nuclei di gallio e germanio».</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Se questa interpretazione fosse confermata, le conseguenze andrebbero ben oltre la spiegazione dell'anomalia del gallio», conclude </span><strong>Cadeddu</strong><span>. «Lo stesso tipo di effetto potrebbe infatti essere rilevante anche in altri processi nucleari deboli, dalla cattura elettronica al decadimento beta fino alle interazioni neutrino-nucleo, aprendo la possibilità di osservare effetti finora trascurati».</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Tumore al seno triplo negativo: la rete internazionale GAMBIT individua una nuova classe a rischio di recidiva]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/tumore-al-seno-triplo-negativo-la-rete-internazionale-gambit-individua-una-nuova-classe-a-rischio-di-recidiva</link>
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                    <description><![CDATA[Secondo uno studio guidato da ricercatori dell'Università di Padova, due marcatori accessibili possono essere utilizzati per individualizzare il monitoraggio delle pazienti con tumore al seno triplo negativo dopo i trattamenti e per indirizzare le ricerche future]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_3f355494e2de33806a204d9affa25ea8.webp" length="30250" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 29 Sep 2026 12:38:02 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<h3 class="v1MsoNormal">Il network GAMBIT</h3>
<p class="v1MsoNormal"><strong>Il carcinoma mammario triplo negativo rappresenta il 10-15% circa dei tumori della mammella</strong>. Studiare i sottogruppi più rari di pazienti richiede volumi di dati che una singola struttura ospedaliera non è in grado di garantire. <strong>GAMBIT</strong> è una rete internazionale di ricerca sul carcinoma mammario triplo negativo, promossa e coordinata dal Dipartimento di Scienze Chirurgiche, Oncologiche e Gastroenterologiche dell'Università di Padova, sotto la guida della professoressa <strong>Maria Vittoria Dieci</strong>, nell'ambito delle attività di ricerca del gruppo di Oncologia diretto dalla professoressa <strong>Valentina Guarneri</strong>. La ricerca, sostenuta da <strong>Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro</strong> per quanto riguarda gli studi della professoressa Dieci, è nata proprio per superare questo limite e creare le basi per nuovi progetti di ricerca. A GAMBIT collaborano 42 istituzioni in <strong>Italia, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Svezia, Polonia, Austria, e Giappone</strong> e raccoglie dati relativi ad oltre 3.000 pazienti, mettendo in comune evidenze della pratica clinica e competenze multidisciplinari.<span></span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">La ricerca</h3>
<p class="v1MsoNormal"><span>Sulla rivista </span><strong>Nature Communications</strong><span> è stato pubblicato il primo articolo del network, con come primo autore il dottor <strong>Davide Massa</strong> del gruppo di ricerca dell'Università di Padova. Nello studio, i ricercatori hanno analizzato retrospettivamente i casi di 2.457 pazienti trattate in 18 centri europei appartenenti alla rete GAMBIT, <strong>identificando un sottogruppo di pazienti finora ritenuto guarito, ma che ha dimostrato invece di avere un rischio residuo di recidiva clinicamente rilevante.</strong></span></p>
<p class="v1MsoNormal">Nel carcinoma mammario triplo negativo in stadio precoce, la terapia viene generalmente iniziata prima dell'intervento chirurgico. Quando al momento dell'operazione non si trova più malattia invasiva residua né nella mammella né nei linfonodi, si parla di risposta patologica completa. <span>Le pazienti che la ottengono hanno tassi di recidiva molto bassi, il che significa che, con ottima probabilità, il tumore non si ripresenterà più. </span>Per questa ragione l'ottenimento di una risposta patologica completa è a oggi uno dei principali criteri utilizzati nella progettazione di sperimentazioni cliniche in cui si valutano nuove strategie terapeutiche e di monitoraggio.<span></span></p>
<p class="v1MsoNormal">Tuttavia, <strong>una quota minoritaria di queste pazienti può sviluppare una recidiva anche dopo una risposta completa</strong>. Nello studio svolto dal gruppo si è dunque cercato di capire <strong>se, in questa casistica, fosse possibile riconoscere le pazienti a maggiore rischio di recidiva</strong> studiando due marcatori: il coinvolgimento dei linfonodi ascellari e la quantità di linfociti infiltranti il tumore.<span></span></p>
<p class="v1MsoNormal">Combinando queste due informazioni disponibili alla diagnosi, i ricercatori, guidati dalla professoressa Maria Vittoria Dieci, <strong>hanno identificato differenze di rischio finora non descritte all'interno del gruppo di pazienti con risposta patologica completa</strong>. In particolare, le pazienti con linfonodi ascellari coinvolti dal tumore e una bassa quantità di linfociti infiltranti presentavano un rischio di recidiva più alto delle altre pazienti con caratteristiche diverse. In questo sottogruppo, la sopravvivenza libera da recidiva a distanza a cinque anni è infatti risultata pari all'83,4%, mentre negli altri superava il 95%. Quando questa recidiva si manifestava, poi, la sede preferenziale era una: il sistema nervoso centrale.<span></span></p>
<p class="v1MsoNormal">«La forza di GAMBIT non sta soltanto nei numeri – <b>dice la professoressa</b> <b>Maria Vittoria Dieci dell'Università di Padova e Principal Investigator di GAMBIT</b> – ma nella capacità di far lavorare insieme centri e competenze diverse intorno a domande cliniche concrete. In questo studio abbiamo osservato che la risposta patologica completa, pur rimanendo un risultato fortemente favorevole, non è sufficiente a identificare una popolazione completamente uniforme e prognosi favorevole».<span></span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">Importanza dello studio</h3>
<p class="v1MsoNormal"><strong>I risultati dello studio hanno permesso di identificare una popolazione di pazienti nella quale potrebbero essere valutate prospetticamente strategie terapeutiche o di sorveglianza adattate al rischio di recidiva, aprendo strade per ricerche future.</strong> i dati raccolti hanno inoltre mostrato il valore della rete GAMBIT nel generare, attraverso la collaborazione tra molti centri, dati sufficientemente solidi per studiare sottogruppi di pazienti altrimenti difficili da analizzare per la scarsa numerosità.<span></span></p>
<p class="v1MsoNormal">Sul piano pratico, i due parametri utilizzati – lo stato dei linfonodi e la quantità di linfociti che infiltrano il tumore – non richiedono tecnologie avanzate o costose. Il <strong>coinvolgimento linfonodale</strong> viene infatti definito durante il normale percorso diagnostico, dopo la biopsia e l'intervento chirurgico, mentre la quantità di linfociti infiltranti può essere valutata sui vetrini istologici della biopsia stessa, senza costi aggiuntivi.<span></span></p>
<p class="v1MsoNormal">«<span>Questo studio dimostra che la ricerca clinica nata dalla collaborazione tra centri può tradursi in strumenti concreti e già disponibili nella pratica clinica quotidiana – <b>sottolinea la professoressa Valentina Guarneri, Ordinario di Oncologia Medica dell'Università di </b></span><b>Padova e Direttrice del Dipartimento di Oncologia dell'Istituto Oncologico Veneto</b> –. Questo risultato non cambia oggi la cura delle pazienti, ma ci indica con maggiore precisione dove concentrare le ricerche future, lavorando affinché resti sempre al servizio dei pazienti».<span></span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">Che cosa "non" dice lo studio</h3>
<p class="v1MsoNormal">Lo studio è <strong>retrospettivo e osservazionale</strong>: sono infatti stati analizzati dati clinici già esistenti – raccolti in passato – senza intervenire sul trattamento delle pazienti. I risultati a oggi non dimostrano che un trattamento aggiuntivo, esami più frequenti o una diversa strategia di sorveglianza possa migliorare gli esiti del gruppo identificato a rischio di recidiva. Non comportano quindi, al momento, cambiamenti nella gestione clinica, né la necessità di esami aggiuntivi per le pazienti già trattate.<span></span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">Sviluppi futuri</h3>
<p class="v1MsoNormal">Il passo successivo sarà confermare con studi prospettici i dati ottenuti, soprattutto nelle popolazioni trattate con i più recenti regimi comprendenti l'immunoterapia, e quindi utilizzarli per progettare studi clinici più precisi e mirati, con cui valutare strategie realmente proporzionate al rischio di recidiva, così da somministrare i trattamenti giusti, alle giuste pazienti, nel momento giusto.</p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Partecipazione: Milano avvia incontri ed eventi per discutere della nuova linea Metropolitana M6]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/partecipazione-milano-avvia-incontri-ed-eventi-per-discutere-della-nuova-linea-metropolitana-m6</link>
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                    <description><![CDATA[Poliedra - Politecnico di Milano, Ascolto Attivo e Left Loft coordineranno il percorso partecipativo per la nuova M6. Il primo incontro pubblico sarà sabato 24 ottobre]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_0e0bc3f8275ea2d1cf0fd6a938075aa3.webp" length="37422" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 29 Sep 2026 12:37:55 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span>Sarà il gruppo di aziende composto da <strong>Poliedra - Politecnico di Milano, Ascolto Attivo e Left Loft </strong>a realizzare il percorso partecipativo sulla nuova linea della <strong>metropolitana M6</strong>. Il team di imprese si è aggiudicato l'avviso pubblico del Comune di Milano e accompagnerà l'Amministrazione nel confronto con la città su un'infrastruttura strategica per la mobilità e per la trasformazione urbana. </span></p>
<p><span>Saranno almeno <strong>dodici gli eventi, diffusi in città,</strong> tra incontri pubblici, workshop e laboratori, attraverso cui cittadinanza, associazioni, comitati, stakeholder, esperti e realtà dei territori saranno coinvolti in un percorso di informazione, ascolto e confronto. Il primo appuntamento sarà <strong>sabato 24 ottobre</strong>, presso la <strong>Palazzina Appiani</strong>, all'interno di Parco Sempione. </span></p>
<p><span>L'Amministrazione ha scelto di affiancare al lavoro tecnico un percorso di confronto pubblico, con l'obiettivo di condividere con la città gli elementi alla base di una scelta infrastrutturale di grande rilevanza e di rendere il processo decisionale più comprensibile e partecipato. </span></p>
<p><span>La nuova infrastruttura nasce dall'esigenza di <strong>rafforzare le connessioni tra i quartieri oggi meno serviti dalla rete metropolitana</strong> e di migliorare l'integrazione con il sistema del trasporto pubblico locale esistente. Il percorso partecipativo consentirà di approfondire con la cittadinanza opportunità e criticità dei diversi scenari allo studio, mettendo in relazione gli elementi tecnici con le conoscenze, le esperienze e i bisogni dei territori. </span></p>
<p><span>Nel corso degli incontri saranno illustrati gli scenari progettuali analizzati, i criteri tecnici adottati e i principali risultati degli studi svolti, evidenziando le opportunità e le criticità emerse. Allo stesso tempo, il percorso offrirà spazi di ascolto e confronto nei territori interessati, valorizzando il patrimonio di conoscenze ed esperienze di chi li vive quotidianamente. </span></p>
<p><span>Tra gli elementi oggetto di approfondimento ci saranno le diverse ipotesi di tracciato prese in considerazione dall'Amministrazione, i criteri di scelta, le ragioni che indicano quali sono le opzioni più interessanti e le loro possibili ricadute sul sistema della mobilità e sui territori.</span></p>
<p><span>«Sappiamo che in molte città europee – afferma l'assessora alla Partecipazione e al Decentramento <strong>Gaia Romani</strong> – il coinvolgimento della cittadinanza è ormai quasi uno standard nella realizzazione delle grandi opere di trasporto. Per questo, l'avvio di un percorso partecipativo sulla M6 assume un'importanza particolare. È infatti la prima volta che l'Amministrazione investe concretamente nell'ascolto e nel confronto con i cittadini per la realizzazione di una grande opera infrastrutturale nel campo della mobilità, come una metropolitana. Siamo certi che sarà un'occasione preziosa di incontro e, soprattutto, un passo importante nel percorso di amministrazione condivisa verso il quale ci siamo impegnati».</span></p>
<p><span>«Le metropolitane sono infrastrutture strategiche per il futuro sostenibile delle grandi città e delle aree metropolitane - dichiara l'assessora alla Mobilità <strong>Arianna Censi</strong> -. Estendere la rete significa rafforzare il trasporto pubblico, renderlo sempre più capillare e portare collegamenti efficienti più vicino ai quartieri. Allo stesso tempo, una trasformazione così importante deve essere accompagnata dal confronto con la città: il coinvolgimento dei cittadini e delle cittadine è fondamentale per ascoltare esigenze e proposte, orientare le scelte e costruire politiche della mobilità sempre più condivise e vicine alle persone».</span></p>
<p><span>Il percorso di partecipazione è stato illustrato il 19 settembre in occasione del <strong>Forum Mobilità</strong> e avrà una durata di sei mesi e l'evento conclusivo con la presentazione dei risultati è prevista per <strong>marzo 2027</strong>. </span></p>
<p><span>L'esito atteso è la definizione di un <strong>quadro di indicazioni territoriali e cittadine</strong> da mettere a disposizione del Comune e dei progettisti, con l'obiettivo di contribuire allo sviluppo e all'affinamento dello scenario della M6, accompagnando le successive fasi del processo decisionale e facendo emergere anche gli eventuali interventi complementari necessari. </span></p>
<p><span>Tutte le informazioni, gli aggiornamenti e i materiali relativi al percorso saranno disponibili nei prossimi giorni sul sito del Comune di Milano, alla <strong><a href="https://customer105044.musvc2.net/e/tr?q=4%3dOcOaRW%266%3dS%26B%3dWKaTW%269%3dUXWMaWT%26E%3d9HM0J_Ftmq_Qd_Brqs_Lg_Ftmq_PiGNK.69DIGy.D7EuEC.BD_Iovj_Sd4B8CFyEHB_Brqs_LgD4BK363GyS3FB8-w0JBw2_Ftmq_Pi3E7S32HBF6-3-B84CGDI7%267%3d7LGOwS.B8D%260G%3daQXSbL%26KG%3dUTSTcSRWTMTOTP%269%3dSVOa2VT5S7T6OaLUXY2y4uRaW5TSSURV1aKVQUPVRULW27zXUcv4T7L2OUzTzbwW14KZ&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noopener">pagina dedicata</a></strong></span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Le formiche come "sentinelle" dell'inquinamento da traffico: uno studio dell'Università di Parma]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/le-formiche-come-sentinelle-dellinquinamento-da-traffico-uno-studio-delluniversita-di-parma</link>
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                    <description><![CDATA[Su "Environmental Pollution" uno studio dell'Università di Parma. La ricerca apre prospettive concrete per sistemi di biomonitoraggio capillari, scalabili e a basso costo, complementari ai tradizionali sistemi di monitoraggio]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_d4d00a551acb589f73f56a852658f3ed.webp" length="67398" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 29 Sep 2026 12:37:50 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span><b>Le formiche possono diventare</b> "<b>sensori biologici" dell'inquinamento urbano</b>. Lo dimostra <b>una ricerca dell'Università di Parma appena pubblicata sulla rivista internazionale <i>Environmental Pollution</i></b>, nella quale si propone un nuovo approccio per rilevare e mappare il particolato magnetico associato al traffico veicolare. <b>Lo studio apre prospettive concrete per sistemi di biomonitoraggio capillari, scalabili e a basso costo</b>, complementari ai tradizionali sistemi di monitoraggio.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>La ricerca (Ants as bioindicators of urban traffic pollution) ha utilizzato la formica arboricola <strong>Crematogaster scutellaris</strong> come organismo sentinella. I campionamenti hanno interessato <b>30 siti della città di Parma</b> con diversi livelli di traffico e quattro aree di controllo prive di circolazione veicolare. I dati ufficiali sui flussi di traffico, rilevati dal Comune di Parma in differenti aree della città, sono stati messi in relazione con le particelle accumulate sulla superficie delle formiche e con quelle presenti nel suolo.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Combinando <b>misure di suscettibilità magnetica</b> e <b>microscopia elettronica a scansione, </b>i ricercatori e le ricercatrici hanno osservato una forte associazione tra intensità del traffico e quantità di particolato magnetico sulle formiche; la stessa relazione non emergeva nei campioni di suolo. Nel modello elaborato, ogni 1.000 veicoli giornalieri in più corrispondevano a una moltiplicazione per <b>1,41 (circa il 41% in più)</b> della suscettibilità magnetica delle formiche. Le particelle, concentrate soprattutto sul torace, erano ricche di ossidi di ferro e contenevano anche zinco, rame e titanio, con dimensioni e morfologie compatibili con particolato derivato dal traffico.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Un elemento centrale del lavoro è la <b>collaborazione multidisciplinare</b>. Nel Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale (SCVSA) hanno lavorato insieme Daniele Giannetti, Antonio Verolino, Enrico Schifani (ora post-doc all'Universitat Pompeu Fabra di Barcellona), Luciana Mantovani e Donato A. Grasso, integrando competenze biologiche, etologiche, ecologiche, mineralogiche e di analisi ambientale. A questa sinergia si è aggiunta la collaborazione con Francesco Cugini, Daniele Pontiroli e Massimo Solzi del Dipartimento di Scienze Matematiche, Fisiche e Informatiche, per la caratterizzazione magnetica.</span></p>
<p class="v1MsoNormal">«Il dato più interessante è che le formiche non registrano semplicemente la presenza di particelle: grazie alla fedeltà al nido, all'attività di foraggiamento e al contatto diretto con l'ambiente, restituiscono un'impronta locale e integrata nel tempo dell'esposizione», spiega <b>Donato A. Grasso</b>, coordinatore scientifico dello studio. «È un esempio molto concreto di come biologia, ecologia, mineralogia e fisica dei materiali possano convergere per costruire nuovi strumenti di lettura dell'ambiente. Le formiche non sostituiscono le centraline ma possono rappresentare una matrice biologica molto sensibile utile a individuare, con una risoluzione spaziale molto più fine, aree critiche nelle quali concentrare misure strumentali e interventi».</p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>L'impatto applicativo risiede nella possibilità di sviluppare una</span></b><span> <b>diagnostica ambientale a due livelli</b>: uno screening rapido e relativamente economico basato sulla suscettibilità magnetica, seguito, nei siti selezionati, dalla caratterizzazione delle particelle. Un protocollo di questo tipo potrebbe supportare mappe urbane ad alta risoluzione, identificare hotspot di deposizione e orientare campagne mirate di monitoraggio della qualità dell'aria.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>I prossimi sviluppi dovranno validare il metodo in stagioni, città e contesti ambientali differenti, confrontarlo con i dati delle reti ufficiali e con altri bioindicatori, e verificare gli eventuali effetti del particolato sulla salute delle colonie. L'integrazione futura con dati meteorologici, cartografia digitale e procedure automatizzate di analisi potrebbe porre le basi per una rete diffusa di <b>sorveglianza biologica dell'inquinamento</b>.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Link allo studio: Giannetti, D., Verolino, A., Mantovani, L., Cugini, F., Schifani, E., Pontiroli, D., Solzi, M., Grasso, D.A. (2026). <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0269749126013801?via%3Dihub" target="_blank" rel="noopener">Ants as bioindicators of urban traffic pollution</a>. Environmental Pollution, 409, 129010.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Roma, beni culturali: ENEA studia l’impatto delle vibrazioni da traffico sui monumenti]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/roma-beni-culturali-enea-studia-limpatto-delle-vibrazioni-da-traffico-sui-monumenti</link>
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                    <description><![CDATA[ENEA ha pubblicato uno studio sugli effetti delle vibrazioni ambientali e di quelle generate dal traffico urbano su alcuni monumenti storici di Roma]]></description>

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                    <pubDate>Tue, 29 Sep 2026 12:37:44 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-78be1f37-7fff-4a42-72c9-572e340d21e2"><span>ENEA ha pubblicato uno </span><a href="https://link.springer.com/chapter/10.1007/978-3-032-13469-1_179" target="_blank" rel="noopener"><span>studio</span></a><span> sugli effetti delle <strong>vibrazioni ambientali</strong> (q<span id="docs-internal-guid-507c1548-7fff-7568-248d-8426316d05f5">ueste sollecitazioni si manifestano come onde di compressione e di taglio che si diffondono attraverso la pavimentazione, gli strati della fondazione stradale e il terreno, fino a raggiungere gli edifici adiacenti)</span></span><span> e di quelle generate dal <strong>traffico urbano</strong> su alcuni monumenti storici di Roma -  <strong>Arco di Costantino, Colosseo, Tempio di Minerva Medica, Trofei di Mario,  Colonna di Marco Aurelio, Colonna Traiana e Terme di Caracalla</strong> -  partendo dai dati raccolti durante la</span><span> prima campagna sperimentale realizzata nel 1985</span><span> e analizzandoli alla luce delle evoluzioni tecnologiche successive.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Attraverso l’analisi dei dati sperimentali disponibili è stato possibile valutare l’intensità delle vibrazioni nel tempo e individuare le principali caratteristiche dinamiche dei monumenti studiati, fornendo informazioni utili per le attività di monitoraggio e conservazione del patrimonio storico», spiega il coautore dello studio <strong>Giacomo Buffarini</strong>, ricercatore del Laboratorio ENEA di Analisi e modelli per le infrastrutture critiche del Dipartimento Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili. «I dati raccolti nel 1985 - prosegue - rappresentano una base di riferimento unica per confrontare i risultati di successive campagne sperimentali e valutare l’evoluzione delle condizioni strutturali dei monumenti».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Le misure pubblicate nello studio sono state effettuate mediante <strong>sismometri</strong> (strumenti che misurano la velocità del punto in cui sono collocati) installati a diversi livelli dei monumenti, con una frequenza di acquisizione di 200 Hz, pari a un campionamento ogni 0,005 secondi (l<span id="docs-internal-guid-e7b1059b-7fff-524b-e06b-311ecf70f473">a registrazione era di tipo analogico su pellicola e richiedeva una successiva digitalizzazione per effettuare le analisi numeriche)</span></span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>In generale, i risultati mostrano che <strong>le ampiezze delle vibrazioni tendono ad aumentare nella parte sommitale dei monumenti rispetto alla base</strong>, seppure con intensità diverse in funzione delle caratteristiche geometrico-strutturali e della distanza dalla sorgente delle vibrazioni.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Ad esempio, </span><span>l’Arco di Costantino</span><span> e il </span><span>Colosseo</span><span> presentano amplificazioni relativamente contenute, con differenze moderate tra i valori registrati alla base e quelli rilevati in sommità. Per quanto riguarda l’Arco di Costantino, le analisi hanno evidenziato che il monumento tende a vibrare secondo le proprie frequenze naturali (comprese tra 1 e 10 Hz); il passaggio della metropolitana non determina fenomeni critici di risonanza, mentre è stata rilevata l’influenza del Colosseo che con la sua massa domina la dinamica del contesto ambientale. Più marcato è invece il fenomeno osservato per il </span><span>Tempio di Minerva Medica</span><span>, dove in cima alla struttura si raggiungono valori medi di 0,71 mm/s (millimetri al secondo) e picchi fino a 2,21 mm/s, anche per la vicinanza alla linea ferroviaria. Un comportamento analogo, seppure meno evidente, emerge per la </span><span>Colonna Traiana</span><span> e le </span><span>Terme di Caracalla</span><span>. Al contrario, i </span><span>Trofei di Mario e la Colonna di Marco Aurelio</span><span> mostrano livelli di vibrazione più contenuti e differenze meno significative tra base e sommità.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«I valori massimi delle vibrazioni registrati sono risultati sempre inferiori ai limiti di riferimento (n<span id="docs-internal-guid-5a8df3b3-7fff-1133-f62b-385530e63c8c">orma UNI-9916 - Limiti tipici per edifici storici)</span></span><span> e </span><span>solo in alcuni casi prossimi a tali soglie. Tuttavia, questi valori sono stati definiti per edifici storici in normali condizioni di conservazione. Nel caso di strutture antiche, soggette agli effetti del tempo, o di monumenti che presentano già fenomeni di degrado o danni strutturali, è necessario adottare criteri più cautelativi, considerando soglie inferiori per prevenire ulteriori deterioramenti. L’effetto delle vibrazioni dipende infatti non solo dalla loro intensità, ma anche dalle caratteristiche meccaniche della struttura e dal suo stato di conservazione. Per questo, anche vibrazioni inferiori ai limiti standard devono essere valutate con attenzione nel caso di monumenti particolarmente fragili o compromessi», prosegue <strong>Buffarini</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Inoltre, le vibrazioni indotte dal traffico urbano e quelle ambientali possono essere utilizzate come una sorta di ‘eccitazione naturale’ delle strutture, utile per analizzarne il comportamento dinamico e comprendere la risposta degli edifici alle azioni sismiche, tra le principali cause di danno e crollo nei centri storici. Gli effetti dei terremoti possono, infatti, risultare più critici su strutture già indebolite da fenomeni di degrado progressivo, tra cui anche le vibrazioni generate dal traffico nel lungo periodo. «Per questo è importante ripetere periodicamente le misurazioni, così da individuare eventuali variazioni nel comportamento strutturale che possano indicare segnali di degrado e intervenire a tutela del patrimonio monumentale», conclude <strong>Buffarini</strong>.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Intelligenza artificiale e tumori del cavo orale: uno studio internazionale su un modello per supportare la diagnosi precoce]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/intelligenza-artificiale-e-tumori-del-cavo-orale-uno-studio-internazionale-su-un-modello-per-supportare-la-diagnosi-precoce</link>
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                    <description><![CDATA[Uno studio internazionale coordinato dall'Università degli Studi di Sassari sull'utilizzo l'intelligenza artificiale per aiutare medici e odontoiatri a riconoscere precocemente le lesioni sospette del cavo orale]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_93b5c3773852c0a34b8a2d613d69a481.webp" length="28132" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Mon, 28 Sep 2026 12:47:10 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span><strong>Utilizzare l'intelligenza artificiale per aiutare medici e odontoiatri a riconoscere precocemente le lesioni sospette del cavo orale</strong> e indirizzare più rapidamente i pazienti verso una valutazione specialistica. È questo l'obiettivo dello <b>studio internazionale</b> <strong>coordinato dall'Università degli Studi di Sassari</strong> e pubblicato sulla rivista <strong>Otolaryngology–Head and Neck Surgery, </strong>organo ufficiale dell'American Academy of Otolaryngology–Head and Neck Surgery Foundation. Il lavoro, dal titolo <i>"<a href="https://www.lifescience.net/publications/2214806/image-based-diagnosis-of-oral-lesions-performance-/" target="_blank" rel="noopener">Image-Based Diagnosis of Oral Lesions: Performance of a Vision-Language Model versus Human Clinicians</a>"</i>, ha valutato le capacità di un sistema di intelligenza artificiale multimodale appositamente allenato e basato su Gemini 2.5 Pro nell'analisi delle immagini delle lesioni della mucosa orale.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>La ricerca rappresenta uno dei risultati dell'investimento realizzato dall'Università degli Studi di Sassari e dall'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Sassari nell'ambito del progetto <b>e.INS – Ecosystem of Innovation for Next Generation Sardinia</b> e, in particolare, dello Spoke 01 "<strong>A new route to preventive medicine: genomics, digital innovation and telemedicine</strong>", di cui l'Università di Sassari è soggetto esecutore e Spoke Leader. Il programma è finanziato nell'ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con risorse dell'Unione europea – NextGenerationEU. In questo contesto si inserisce anche il progetto Telemaco-S, nato dalla collaborazione tra Università e AOU di Sassari e dedicato allo sviluppo di soluzioni di telemedicina e medicina di precisione.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>«Il carcinoma del cavo orale continua a rappresentare un problema importante perché una quota ancora troppo elevata dei pazienti arriva alla <b>diagnosi</b> quando la malattia è già in uno stadio avanzato», spiega il professor <strong>Giacomo De Riu,</strong> Ordinario di Chirurgia Maxillo-Facciale dell'Università di Sassari e Direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Maxillo-Facciale dell'AOU di Sassari. «Il ritardo diagnostico può dipendere dal paziente, che talvolta sottovaluta una lesione iniziale, ma anche dalla difficoltà di riconoscere manifestazioni che nelle prime fasi possono assomigliare a condizioni benigne. Ridurre il tempo tra la comparsa della lesione, il suo riconoscimento e l'invio allo specialista rappresenta quindi uno degli obiettivi più importanti nella lotta contro questi tumori».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Lo studio prospettico multicentrico ha coinvolto <b>350 pazienti</b>, raccolti in 20 centri universitari e ospedalieri di Italia, Belgio, Francia, Spagna e Israele. Le diagnosi delle lesioni sono state verificate attraverso l'esame istologico, utilizzato come riferimento per valutare l'accuratezza del sistema.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>«Abbiamo voluto verificare cosa accadesse portando un modello multimodale disponibile al pubblico, ma in una versione appositamente allenato, fuori dai dataset sperimentali e all'interno di una casistica clinica reale», spiega <strong>Luigi Angelo Vaira</strong>, ricercatore dell'Università di Sassari e dirigente medico dell'AOU di Sassari, principal investigator dello studio. «Abbiamo sviluppato un protocollo standardizzato basato su Gemini 2.5 Pro e lo abbiamo testato prospetticamente su 350 pazienti. Al sistema non abbiamo chiesto semplicemente di riconoscere la presenza di una lesione: doveva valutarne la possibile natura benigna o maligna, formulare una diagnosi e stabilire quanto rapidamente il paziente dovesse essere indirizzato verso una valutazione specialistica».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>I risultati hanno mostrato un'accuratezza complessiva del 97,1% nella distinzione tra lesioni maligne e benigne.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Lo studio ha inoltre previsto un <b>confronto esplorativo</b> con singoli professionisti caratterizzati da differenti livelli di esperienza. Nella distinzione tra lesioni maligne e benigne, l'accuratezza è stata del 72,5% per il medico di medicina generale, 78,2% per l'odontoiatra, 87,4% per lo specialista in patologia orale e 99,4% per il chirurgo testa-collo esperto, rispetto al 97,1% del sistema basato su Gemini.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>«Questo confronto non significa che l'intelligenza artificiale sia superiore a una determinata categoria professionale», sottolinea <strong>Vaira</strong>. «Lo studio non è stato progettato per dimostrarlo. Evidenzia piuttosto quanto il riconoscimento delle lesioni del cavo orale possa essere complesso al di fuori dei contesti specialistici. È proprio qui che immaginiamo il possibile ruolo dell'intelligenza artificiale: non sostituire il medico, ma supportarlo nell'individuazione di una lesione potenzialmente sospetta e facilitare un invio più rapido allo specialista. Il fatto che il chirurgo testa-collo esperto abbia ottenuto le migliori performance conferma che la <b>competenza specialistica </b>rimane il riferimento».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>La prospettiva futura è quella di integrare, dopo ulteriori validazioni, strumenti di questo tipo nei percorsi di <b>telemedicina </b>e triage territoriale, offrendo un supporto ai professionisti che rappresentano il primo punto di contatto del paziente. L'intelligenza artificiale non viene quindi proposta come alternativa al medico, ma come un ulteriore strumento capace di potenziarne le capacità, migliorare l'accesso alle competenze specialistiche e contribuire a ridurre i ritardi diagnostici.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>«Il punto centrale», conclude <strong>Vaira</strong>, «è che non dobbiamo interpretare l'intelligenza artificiale come un concorrente del medico. È una tecnologia estremamente potente che, se adeguatamente validata e inserita all'interno di percorsi clinici controllati, può diventare un <b>nuovo strumento</b> nelle nostre mani. La sfida dei prossimi anni sarà imparare a utilizzarla nel modo corretto, mettendola al servizio del professionista e soprattutto del paziente».</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
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