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        <title><![CDATA[Redazione]]></title>
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        <description><![CDATA[Italia24.news | Notizie in Tempo Reale su Politica, Economia, Cronaca e Sport - Redazione]]></description>
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                    <dc:rights><![CDATA[©2026 Italia24 News - Powered by Brain X Corp]]></dc:rights>
        
                        <item>
                    <title><![CDATA[Un nuovo modello di IA stima il volume dei ghiacciai del pianeta ]]></title>

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                    <description><![CDATA[Lo studio, coordinato dall'Università Ca' Foscari Venezia in collaborazione con il Cnr-Isp e pubblicato su Scientific Data (Nature), presenta IceBoost v2.0. Il modello, addestrato con oltre 7 milioni di misure, ricostruisce volume e distribuzione del ghiaccio. Una web-app consente di esplorare visivamente i dati di tutti i ghiacciai della Terra ]]></description>

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                    <pubDate>Thu, 06 Aug 2026 16:44:02 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p>Quanto ghiaccio è racchiuso nei <strong>ghiacciai del mondo</strong>? E dove si trova esattamente? Una nuova ricerca coordinata dall’<strong>Università Ca’ Foscari Venezia</strong>, in collaborazione con l’<strong>Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isp)</strong>, aggiorna la mappa globale del volume dei ghiacciai.</p>
<p>Il lavoro, pubblicato su <strong>Scientific Data (Nature)</strong>, presenta <strong>IceBoost v2.0</strong>, un modello di machine learning sviluppato da <strong>Niccolò Maffezzoli</strong>, fisico e ricercatore dell’Università Ca’ Foscari Venezia, associato al Cnr-Isp. IceBoost v2.0 è stato addestrato con oltre <strong>7 milioni di misure di spessore del ghiaccio</strong> raccolte in diverse aree del pianeta. Il modello combina questi dati con <strong>26 variabili fisiche e geometriche</strong>, tra cui pendenza e curvatura del terreno, velocità del ghiaccio e temperatura.</p>
<p>In questo modo ricostruisce, punto per punto, lo spessore del ghiaccio e quindi il volume di ogni ghiacciaio del <strong>Randolph Glacier Inventory</strong>, la mappatura più aggiornata dei ghiacciai esistenti, escluse le calotte polari.</p>
<p>Una web-app interattiva consente di esplorare i dati del modello realizzato da Maffezzoli per tutti i ghiacciai del mondo:</p>
<p><strong><a href="https://nmaffe.github.io/iceboost_webapp/" target="_blank" rel="noopener">Esplora la web-app di IceBoost v2.0</a></strong></p>
<p>Secondo la nuova stima, i ghiacciai del pianeta contengono circa <strong>150 mila chilometri cubi di ghiaccio</strong>, equivalenti a <strong>32,3 centimetri di innalzamento del livello medio del mare</strong> nel caso di fusione completa di tutti i ghiacciai, esclusi Antartide e Groenlandia. Il dato complessivo è in linea con i risultati di studi precedenti. IceBoost v2.0 riesce però a stimare in modo più realistico la distribuzione di ogni ghiacciaio, risultando più fedele, fino al <strong>40%</strong>, alle misure ottenute sul campo.</p>
<p>Uno degli esempi più significativi riguarda il <strong>Geikie Plateau</strong>, in Groenlandia orientale, dove il ghiacciaio è spesso fino a <strong>2 chilometri</strong>. In quest’area, IceBoost v2.0 stima quasi il doppio del ghiaccio rispetto a quanto riportato in precedenza.</p>
<p>«La distribuzione dello spessore del ghiaccio è una variabile fondamentale per i modelli glaciologici e climatici», spiega <strong>Niccolò Maffezzoli</strong>. «Per prevedere come evolveranno i ghiacciai al 2100 e il loro contributo all’innalzamento del livello dei mari serve conoscerne lo stato attuale con il maggiore dettaglio possibile. Ricercatrici e ricercatori del <strong>Glacier Model Intercomparison Project (GlacierMIP4)</strong> che si stanno occupando delle prossime simulazioni per informare l’<strong>IPCC</strong> sull’evoluzione dei ghiacciai al 2100 utilizzeranno IceBoost v2.0 come unica rappresentazione della situazione attuale».</p>
<p>Il nuovo dataset offre una base utile anche per orientare future campagne di misura e pianificare investimenti scientifici. Le mappe di IceBoost v2.0 indicano, infatti, le aree per le quali le stime sono più affidabili e quelle dove servono ulteriori dati, come le catene dell’<strong>Himalaya</strong>, il <strong>Karakoram</strong> e i grandi «ice fields» della <strong>Patagonia</strong>.</p>
<p>La ricerca ha inoltre ricadute fondamentali sulla <strong>gestione delle risorse idriche</strong>. I ghiacciai alimentano fiumi, ecosistemi, agricoltura e comunità locali, supportando un totale di <strong>1,9 miliardi di persone</strong> in tutto il globo. Conoscere meglio lo spessore e il volume del ghiaccio aiuta a costruire scenari più affidabili sulla disponibilità futura di acqua dolce, specialmente nelle zone più aride che si stanno desertificando, come il Sud America.</p>
<p>«I ghiacciai sono sistemi complessi. La fisica che li descrive è nota. Tuttavia, molti parametri che entrano nelle equazioni sono ignoti oppure le variabili sono difficilmente misurabili», conclude Maffezzoli. «I modelli basati su machine learning offrono un approccio alternativo. Imparano dai dati, formulando previsioni senza una descrizione fisica imposta a priori. Spesso, se abbiamo dati sufficienti, questo approccio è vincente. In futuro andremo verso lo sviluppo di <strong>modelli ibridi</strong>, in cui la descrizione fisica e l’apprendimento dalle misure sperimentali lavoreranno insieme per produrre stime più accurate. Dobbiamo fare in fretta, i ghiacciai alle medie latitudini, Alpi comprese, scompariranno entro qualche decennio».</p>
<p>La ricerca è stata resa possibile grazie a una <strong>fellowship Marie Skłodowska-Curie Actions</strong> del programma <strong>Horizon Europe</strong>, progetto <strong>SKYNET</strong>, ed è stata realizzata in collaborazione con l’<strong>Università della California Irvine</strong>, il <strong>Jet Propulsion Laboratory della NASA</strong>, il <strong>Dartmouth College</strong> e l’<strong>Università di Copenaghen</strong>.</p>
<p><strong>Approfondisci </strong></p>
<div class="v1elementToProof">Un nuovo modello di IA rivela lo spessore dei ghiacciai del pianeta  </div>
<div class="v1elementToProof"><a href="https://www.nature.com/articles/s41597-026-07744-9" target="_blank" rel="noopener">Studio pubblicato su Nature Scientific Data</a></div>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Paleosismologia | Un nuovo metodo probabilistico stima la magnitudo dei terremoti antichi a partire da tre misure geologiche ]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/paleosismologia-un-nuovo-metodo-probabilistico-stima-la-magnitudo-dei-terremoti-antichi-a-partire-da-tre-misure-geologiche</link>
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                    <description><![CDATA[Un nuovo software e un nuovo database tracciano la rotta verso una ricostruzione sempre più accurata della storia sismica dei territori]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202608/image_900x600_30cef6a535728738c0b60e001a42b449.webp" length="158360" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 06 Aug 2026 16:36:05 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p>Un team di ricercatori dell’<strong>Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)</strong>, in collaborazione con la <strong>Southern University of Science and Technology di Shenzhen (SUSTech, Cina)</strong>, ha sviluppato un algoritmo che integra per la prima volta tre misure geologiche fondamentali per lo studio dei terremoti del passato: <strong>rigetto, lunghezza della rottura della crosta ed età del sisma</strong>.</p>
<p>L’algoritmo è stato presentato in uno studio recentemente pubblicato sulla rivista scientifica <strong>Bulletin of the Seismological Society of America (BSSA)</strong>. L’articolo fornisce stime di magnitudo con tutte le incertezze esplicitamente quantificate e mostra che, nell’<strong>Appennino centrale</strong>, le serie storiche paleosismologiche catturano quasi esclusivamente le magnitudo estreme, ovvero più grandi di <strong>6.5</strong>, con importanti implicazioni per la valutazione della pericolosità sismica.</p>
<p>Ricostruire la storia sismica di un territorio precedente all’avvento dei sismografi è un’operazione tanto indispensabile quanto delicata. I terremoti sufficientemente energetici «rompono» la superficie terrestre: individuando queste fratture, misurando di quanto si è spostata la superficie in un singolo evento, vale a dire il <strong>rigetto</strong>, e datando i sedimenti che ne registrano l’età, i paleosismologi possono identificare i terremoti preistorici e storici. Tuttavia, tradurre queste misure di terreno in una magnitudo affidabile è un problema tutt’altro che banale, pieno di incertezze di misura, problemi di conservazione e di modellazione.</p>
<p>Alla base del lavoro c’è <strong>PaleoEcA</strong>, un nuovo database che raccoglie <strong>44 paleoterremoti dell’Appennino centrale verificatisi negli ultimi 27.000 anni</strong>.</p>
<p>«Abbiamo armonizzato decenni di indagini paleosismologiche, associando a ogni misura la sua incertezza», spiega <strong>Deborah Di Naccio</strong>, ricercatrice dell’INGV e prima autrice dell’articolo. «Senza questa trasparenza, qualsiasi elaborazione successiva rischia di produrre magnitudo solo apparentemente precise».</p>
<p>I risultati presentati nello studio si basano su un nuovo software, <strong>PaleoBAYES</strong>, un algoritmo open-source che impiega il metodo statistico dell’<strong>inferenza bayesiana</strong> per fondere simultaneamente tre dati geologici: il rigetto, la lunghezza della rottura in superficie e l’età dell’evento.</p>
<p>«PaleoBAYES considera non solo gli errori di osservazione, ma anche due fattori spesso trascurati», aggiunge <strong>Davide Zaccagnino</strong>, ricercatore della SUSTech di Shenzhen e coautore dell’articolo. «Da un lato, la probabilità di preservazione diminuisce col passare del tempo: una traccia più antica ha maggiori probabilità di essere stata cancellata. D’altro canto, è risaputo che la distribuzione dei terremoti nel tempo non è uniforme: secondo la <strong>legge di Gutenberg-Richter</strong>, la frequenza degli eventi diminuisce esponenzialmente con l’aumentare della magnitudo. Considerare tale proprietà nell’interpretazione degli eventi riconosciuti nelle trincee paleosismologiche è pertanto più realistico rispetto all’assunzione di una distribuzione uniforme delle diverse magnitudo. In questo modo la stima finale non è un numero solo, ma un intervallo di credibilità: per i nostri 44 eventi, l’incertezza al 95% si attesta tipicamente entro <strong>±0.3-0.7 unità di magnitudo</strong>».</p>
<p>Il banco di prova sono stati i terremoti storici di magnitudo nota. Per il <strong>terremoto del Fucino del 1915</strong>, ad esempio, il metodo restituisce una magnitudo <strong>M 6.83 ± 0.13</strong>, in piena coerenza con le stime strumentali e macrosismiche, comprese tra <strong>M 6.7 e 7.0</strong>. Ma la vera rivelazione dello studio è un’altra.</p>
<p>«In Appennino centrale, i terremoti con magnitudo inferiore a circa 6.5 hanno una probabilità bassissima di lasciare tracce che sopravvivano abbastanza a lungo da essere osservate oggi», afferma <strong>Michele Carafa</strong>, ricercatore dell’INGV e coautore dello studio. «Questo implica che il catalogo paleosismologico campioni quasi esclusivamente la coda estrema della distribuzione di magnitudo, cioè i grandissimi eventi. Qualsiasi valutazione di pericolosità che ignori questa soglia di completezza effettiva – e che non propaghi le incertezze in modo rigoroso – può introdurre distorsioni sistematiche».</p>
<p>Lo studio mostra anche che i risultati dipendono pesantemente dalle <strong>leggi di scala</strong> scelte, rafforzando la necessità di un approccio probabilistico unico e riproducibile. Con PaleoBAYES e l’esempio di PaleoEcA, la comunità scientifica dispone ora di una cassetta degli attrezzi per una transizione dalla stima deterministica delle magnitudo dei terremoti pre-strumentali alla <strong>quantificazione sistematica delle incertezze in paleosismologia</strong>.</p>
<p dir="ltr"><a href="https://pubs.geoscienceworld.org/ssa/bssa/article/doi/10.1785/0120250194/733708/Bayesian-Estimation-of-Paleoearthquake-Magnitudes" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span>Link all'articolo scientifico</span></a></p>
<p dir="ltr"><a href="https://zenodo.org/records/20823369" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span>Link al software PaleoBAYES e al database PaleoEcA</span></a></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Quantum computing: l’Università degli Studi di Palermo protagonista di una ricerca pubblicata su Nature Communications]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/quantum-computing-luniversita-degli-studi-di-palermo-protagonista-di-una-ricerca-pubblicata-su-nature-communications</link>
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                    <description><![CDATA[Grazie a dispositivi superconduttori basati su giunzioni Josephson, lo studio apre la strada alla generazione programmabile di stati quantistici complessi e a piattaforme di calcolo quantistico più scalabili e riconfigurabili]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202608/image_900x600_3b6981248d7c5ff62142d8426b95bbbb.webp" length="93040" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 06 Aug 2026 16:28:45 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd"><span>L’articolo scientifico «</span><a href="https://www.nature.com/articles/s41467-026-74377-2"><span>Programmable microwave cluster states via Josephson metamaterials</span></a><span>», realizzato in collaborazione tra l’</span><strong><span>Università degli Studi di Palermo</span></strong><span>, l’</span><strong><span>Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica (INRiM)</span></strong><span> e il </span><strong><span>Politecnico di Torino</span></strong><span>, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale </span><strong><span>Nature Communications</span></strong><span>.</span></p>
<p class="isSelectedEnd"><span>Tra gli autori vi sono la </span><strong><span>prof.ssa Patrizia Livreri</span></strong><span>, Ordinaria di Elettronica, e il dottorando </span><strong><span>Bernardo Galvano</span></strong><span> del </span><strong><span>Dipartimento di Ingegneria di UniPa</span></strong><span>, impegnati nello studio dei </span><strong><span>Josephson Traveling-Wave Parametric Amplifier (JTWPA)</span></strong><span> per lo sviluppo delle tecnologie quantistiche del futuro.</span></p>
<p class="isSelectedEnd"><span>«La pubblicazione su Nature Communications conferma l’elevato livello della ricerca svolta e il ruolo di primo piano della collaborazione tra INRiM, Politecnico di Torino e Università degli Studi di Palermo nello sviluppo delle tecnologie quantistiche di nuova generazione, a riprova del valore della ricerca italiana nel settore delle tecnologie quantistiche – dichiara la </span><strong><span>prof.ssa Patrizia Livreri</span></strong><span> –. Per il nostro gruppo dell’Università di Palermo è motivo di particolare soddisfazione aver contribuito a un progetto che affronta una delle sfide più ambiziose della ricerca contemporanea: lo sviluppo di nuove architetture hardware per il quantum computing. La partecipazione a questa ricerca testimonia l’impegno del Dipartimento di Ingegneria nella formazione di giovani ricercatori altamente qualificati e nella costruzione di collaborazioni con centri di eccellenza come l’INRiM e il Politecnico di Torino. Siamo convinti che investire nella ricerca sulla quantistica oggi significhi contribuire alle tecnologie che avranno un impatto sulla società e sull’industria nei prossimi decenni».</span></p>
<p class="isSelectedEnd"><span>La ricerca presenta un innovativo approccio per la </span><strong><span>generazione programmabile di stati quantistici a microonde</span></strong><span>, utilizzando dispositivi superconduttori basati su </span><strong><span>giunzioni Josephson</span></strong><span>. I risultati dimostrano che questi dispositivi possono essere impiegati non solo come amplificatori a bassissimo rumore, ma anche come strumenti per generare e controllare </span><strong><span>stati quantistici complessi</span></strong><span>, una risorsa fondamentale per le future architetture di quantum computing.</span></p>
<p class="isSelectedEnd"><span>Lo studio rappresenta un importante passo avanti verso </span><strong><span>piattaforme quantistiche sempre più scalabili e riconfigurabili</span></strong><span>, compatibili con i circuiti superconduttori impiegati nei più avanzati computer quantistici.</span></p>
<p><a href="https://www.nature.com/articles/s41467-026-74377-2"><strong><span>Leggi lo studio su Nature Communications</span></strong></a></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Il codice segreto dei neuroni: la memoria della nascita che costruisce il cervello]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/il-codice-segreto-dei-neuroni-la-memoria-della-nascita-che-costruisce-il-cervello</link>
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                    <description><![CDATA[Pubblicato su Nature lo studio frutto di una collaborazione tra Italia e Regno Unito che ha svelato la più completa mappa molecolare mai ottenuta del cordone nervoso del moscerino della frutta. La ricerca, che ha coinvolto per l'Italia il Cnr-In, suggerisce un nuovo approccio per indagare lo sviluppo della diversità neuronale del cervello]]></description>

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                    <pubDate>Thu, 06 Aug 2026 16:07:47 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<div align="justify">
<p>Ecco il testo con <strong>grassetti selettivi</strong>, citazioni tra <strong>virgolette caporali</strong> e pronto da copiare e incollare.</p>
<p>Come fa un sistema nervoso a generare <strong>migliaia di tipi diversi di neuroni</strong> e ad organizzarli in circuiti funzionali?</p>
<p>Per rispondere a questa domanda, l’<strong>Istituto di Neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche di Milano</strong> e l’<strong>MRC Laboratory of Molecular Biology di Cambridge</strong>, nel Regno Unito, hanno realizzato la <strong>più completa mappa molecolare mai ottenuta del cordone nervoso del moscerino della frutta</strong>, <em>Drosophila melanogaster</em>, l’equivalente del midollo spinale nei vertebrati. Il risultato è pubblicato sulla rivista <strong>Nature</strong>.</p>
<p>Il moscerino della frutta è uno degli organismi modello più importanti per le neuroscienze. Negli ultimi anni è stato il primo animale per cui è stata ricostruita l’intera rete delle connessioni neuronali, il cosiddetto <strong>connettoma</strong>. La nuova mappa molecolare rappresenta un tassello fondamentale per comprendere non solo come i neuroni sono collegati tra loro, ma anche come acquisiscono la propria identità durante lo sviluppo.</p>
<p>Grazie a questa visione d’insieme senza precedenti, lo studio ha rivelato un <strong>nuovo principio organizzativo del sistema nervoso</strong>. «Abbiamo scoperto che ogni neurone conserva una sorta di “codice a barre molecolare” che riflette l’ordine in cui è stato generato durante lo sviluppo. Questo meccanismo, già ipotizzato in parte nel midollo spinale dei mammiferi, emerge qui per la prima volta a livello dell’intero sistema nervoso, offrendo una prospettiva globale su come nasce e si organizza la diversità neuronale», spiega <strong>Erika Donà</strong>, ricercatrice del <strong>Cnr-In</strong>, che ha guidato lo studio insieme a <strong>Sebastian Cachero</strong> e <strong>Greg Jefferis</strong> dell’MRC Laboratory of Molecular Biology.</p>
<p>La ricerca ha inoltre fatto luce sui <strong>meccanismi che generano le differenze tra maschi e femmine</strong>: analizzando contemporaneamente individui di entrambi i sessi, gli scienziati hanno scoperto che la <strong>morte programmata di specifiche cellule durante lo sviluppo</strong> svolge un ruolo molto più esteso del previsto nella formazione di neuroni esclusivi dei maschi. Hanno inoltre mostrato come neuroni nati nello stesso momento possano seguire programmi genetici differenti, acquisendo connessioni e caratteristiche diverse nei due sessi.</p>
<p>Oltre alle scoperte biologiche, il progetto mette a disposizione della comunità scientifica una <strong>piattaforma online aperta</strong> che consente di esplorare, analizzare e scaricare i dati raccolti. Questa risorsa rappresenta un passo importante verso la costruzione di una <strong>mappa completa del sistema nervoso</strong> che integri identità molecolare, anatomica e funzionale, e potrà accelerare nuove scoperte sul funzionamento del cervello, non solo negli insetti ma, più in generale, sui principi che guidano l’organizzazione dei sistemi nervosi animali.</p>
</div>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Dear future, un viaggio nel 2226 per riflettere sulle scelte ambientali di oggi]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/dear-future-un-viaggio-nel-2226-per-riflettere-sulle-scelte-ambientali-di-oggi</link>
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                    <description><![CDATA[Milano-Bicocca porta i turisti nel futuro per capire quali emozioni spingono ad agire sul clima. Il progetto ha già coinvolto oltre 1.500 persone]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202608/image_900x600_df0af484a3656e27d5fddac0654f34eb.webp" length="115426" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 06 Aug 2026 16:00:18 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Un viaggio nel 2226 per convincere le persone a cambiare il presente. A Marina di Bibbona, in provincia di Livorno, un gruppo di turisti viene trasportato simbolicamente<span> </span><b>nel 2226 per incontrare gli abitanti del futuro</b><span> </span>e vedere le conseguenze ambientali delle scelte di oggi. È il cuore di<span> </span><b><i>Dear Future</i></b>, il progetto di ricerca promosso per il secondo anno consecutivo dal<span> </span><b>Dipartimento di Psicologia dell'Università di Milano-Bicocca</b>.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Attraverso<span> </span><b>la realtà virtuale e altre modalità narrative immersive</b>, il camping si trasforma in un laboratorio sul campo dedicato al rapporto tra cambiamento climatico, emozioni e responsabilità intergenerazionale. La campagna, avviata all'inizio dell'estate e in programma fino ai primi giorni di settembre, è ancora in corso; ha già coinvolto circa 600 persone negli studi e registrato più di 1.000 presenze alle attività di divulgazione scientifica, con oltre 500 bambini che hanno partecipato ad attività scientifico-educative.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">«Ci siamo chiesti - spiega<span> </span><b>Alessandro Gabbiadini</b>, coordinatore del progetto e docente di Cyberpsicologa - se rappresentare le generazioni future in modo più concreto possa rafforzare il senso di responsabilità e la disponibilità ad adottare comportamenti più sostenibili. La ricerca analizza in particolare<span> </span><b>il ruolo di emozioni come paura, speranza, impotenza ed efficacia</b>: un messaggio allarmante può accrescere la percezione dell'urgenza, ma anche generare rifiuto o paralisi; uno scenario positivo può invece favorire il coinvolgimento, rischiando però di attenuare la percezione della gravità».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">In una prima fase, i partecipanti incontrano simbolicamente alcune persone provenienti dal futuro attraverso<span> </span><b>brevi racconti accompagnati da immagini</b>. In uno degli scenari, gli abitanti del futuro descrivono un mondo più sostenibile e ringraziano le persone del presente per le decisioni che hanno contribuito a renderlo possibile. In un altro, raccontano invece un futuro segnato dall'aumento delle temperature e dalle conseguenze sociali dell'inazione in campo climatico.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Una seconda parte del progetto utilizza la<span> </span><b>realtà virtuale</b><span> </span>immersiva per trasformare il futuro da concetto astratto a pratica esperienziale. Dopo aver indossato un visore, i partecipanti compiono simbolicamente<span> </span><b>un viaggio nel tempo e raggiungono una città del 2226</b>. Qui incontrano due persone che descrivono il mondo nel quale vivono e, a seconda degli scenari, il racconto può mettere in evidenza le conseguenze ambientali e sociali del cambiamento climatico oppure concentrarsi su altri aspetti.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Durante le attività, i ricercatori analizzano le emozioni positive e negative associate agli scenari, il livello di identificazione con le generazioni future e le intenzioni di adottare comportamenti pro-ambientali, come ridurre l'impiego di plastica monouso o compiere scelte di acquisto più sostenibili.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">«Ricostruire questi processi psicologici – osserva il professor Gabbiadini -<b><span> </span></b>potrà aiutare a capire come<span> </span><b>comunicare efficacemente politiche relative a mobilità, consumo energetico o tutela del territorio</b>. Le scuole e i musei potrebbero sviluppare percorsi educativi sul concetto di eredità intergenerazionale. Le strutture turistiche avrebbero l'opportunità di collegare campagne su biodiversità e gestione dei rifiuti alle conseguenze cumulative delle scelte quotidiane. Le azioni del presente acquistano significato quando diventano parte di una trasformazione collettiva».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">La scelta di realizzare la ricerca presso il Camping Village Le Esperidi si inserisce nell'ambito di una collaborazione avviata con il Dipartimento di Psicologia di Milano-Bicocca sui temi della sostenibilità ambientale e si svolge in un<span> </span><b>contesto turistico reale</b>. L'incontro tra esperienza turistica e ricerca scientifica è stato percepito come qualcosa di insolito, capace di interrompere temporaneamente la quotidianità della vacanza e di creare uno spazio di riflessione.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Malattie Neurodegenerative: il ruolo cruciale dell’intestino]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/malattie-neurodegenerative-il-ruolo-cruciale-dellintestino</link>
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                    <description><![CDATA[Studio padovano identifica meccanismo attraverso cui lo sterolo glicosilato BSSG induce stato di infiammazione intestinale precursore di neurodegenerazione]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202608/image_900x600_1209613a29cae4f36a5d710b14988c54.webp" length="141526" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 06 Aug 2026 14:17:13 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p>Un passo avanti nella ricerca sulle <strong>origini e le possibili cause delle malattie neurodegenerative</strong> viene da uno studio condotto dalla <strong>dott.ssa Francesca Terrin</strong> e coordinato dalle professoresse <strong>Nicoletta Plotegher</strong> e <strong>Luisa Dalla Valle</strong> del <strong>Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova</strong>, pubblicato sulla rivista «<strong>Journal of Biomedical Science</strong>».</p>
<p>Alla base della neurodegenerazione potrebbe esserci una condizione di <strong>infiammazione dell’intestino</strong>, in grado poi di estendersi al sistema nervoso centrale. In particolare, lo studio si concentra su uno sterolo glicosilato di origine vegetale, il <strong>BSSG (β-sitosterolo β-D-glucoside)</strong>, che è presente in alcuni alimenti ed è già stato associato in passato alla comparsa della patologia neurodegenerativa chiamata <strong>ALS-PDC (Complesso Sclerosi Laterale Amiotrofica/Parkinsonismo-Demenza)</strong>, osservata nella popolazione dell’isola di Guam.</p>
<p>«Sebbene il legame tra il BSSG e le malattie neurodegenerative fosse noto, il meccanismo con cui questa molecola esercita la sua tossicità non era ancora stato chiarito – spiega la <strong>dott.ssa Francesca Terrin</strong> –. Attraverso l’impiego di due modelli animali, <strong>zebrafish e topo</strong>, abbiamo dimostrato come l’esposizione cronica al BSSG induca precocemente un marcato stato di infiammazione intestinale, che si manifesta molto prima della comparsa di segni di neurodegenerazione».</p>
<p>Questa condizione è evidenziata da un aumento dell’espressione di numerosi geni coinvolti nei processi infiammatori, alterazioni morfologiche della mucosa e compromissione della motilità e funzionalità intestinali. Inoltre, analisi preliminari condotte sul <strong>microbiota intestinale dello zebrafish e del topo</strong> suggeriscono che l’esposizione al BSSG possa favorire una situazione di <strong>disbiosi</strong>, ovvero uno squilibrio della normale flora batterica.</p>
<p>«Un aspetto particolarmente interessante di questo lavoro riguarda il possibile meccanismo molecolare attraverso cui il BSSG induce tali effetti dannosi – dice la <strong>prof.ssa Luisa Dalla Valle</strong> –. Utilizzando linee transgeniche e mutanti di zebrafish, abbiamo osservato che la molecola sembra interferire con il <strong>recettore dei glucocorticoidi</strong>, un importante regolatore delle risposte antinfiammatorie dell’organismo. Questa interferenza potrebbe ridurre la normale capacità del recettore di limitare l’infiammazione, favorendo così uno stato infiammatorio persistente a livello intestinale».</p>
<p>È ormai sempre più avvalorata l’ipotesi che l’<strong>infiammazione intestinale</strong> possa precedere temporalmente l’insorgenza della neurodegenerazione, supportando la possibilità, proposta dagli autori, di un coinvolgimento dell’<strong>asse intestino-cervello</strong> nella patogenesi delle malattie neurodegenerative. Questo sistema di comunicazione bidirezionale collega l’intestino al sistema nervoso centrale tramite vie nervose, immunitarie e metaboliche e, quando viene alterato dall’infiammazione cronica, da modificazioni della barriera intestinale e da disbiosi, può favorire processi neuroinfiammatori e quindi neurodegenerativi.</p>
<p>«Nel complesso, il lavoro identifica l’intestino come un possibile punto di partenza dei processi neurodegenerativi indotti dal BSSG e contribuisce a ridefinire la comprensione delle fasi iniziali della malattia ALS-PDC», conclude la <strong>prof.ssa Nicoletta Plotegher</strong>.</p>
<p>Pur trattandosi di evidenze ottenute in <strong>modelli animali</strong>, lo studio sottolinea il ruolo cruciale dell’<strong>omeostasi intestinale</strong> nella patogenesi delle malattie neurodegenerative e apre nuove prospettive per lo sviluppo di strategie preventive e terapeutiche mirate alla tutela del benessere dell’asse intestino-cervello.</p>
<p><strong><a href="https://link.springer.com/article/10.1186/s12929-026-01249-8">Link alla ricerca</a></strong></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[I colori del futuro, prodotti dai batteri]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/i-colori-del-futuro-prodotti-dai-batteri</link>
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                    <description><![CDATA[Un gruppo di ricerca guidato da studiosi dell'Università di Bologna ha isolato 51 nuovi microrganismi che potrebbero essere utilizzati per realizzare pigmenti naturali a partire da scarti vegetali]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202608/image_900x600_94e9fca2025a016fbec2ff269634aa40.webp" length="45356" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 06 Aug 2026 14:12:01 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<div>I colori del futuro? Sostenibili, economici e<span> </span><b>prodotti dai batteri</b>. In un articolo pubblicato<span> </span><a href="https://doi.org/10.3389/fmicb.2026.1872113" title="https://doi.org/10.3389/fmicb.2026.1872113" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sulla rivista<span> </span><i>Frontiers in Microbiology</i></a>, un gruppo di ricerca guidato da studiosi dell'Università di Bologna mostra come sia possibile realizzare pigmenti naturali a partire da "fabbriche microbiche" alimentate con scarti vegetali.</div>
<div class="v1elementToProof"></div>
<div class="v1elementToProof"><span>«Molti batteri producono naturalmente pigmenti per difendersi dai raggi ultravioletti, dall’ossidazione, dalle alte concentrazioni saline o dalle temperature estreme», spiega </span><strong><span>Marco Candela</span></strong><span>, professore al </span><strong><span>Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna</span></strong><span>, che ha coordinato lo studio. «Abbiamo cercato questi microrganismi proprio negli ambienti in cui tali condizioni sono più severe, individuando una straordinaria biodiversità di possibili colori».</span></div>
<div class="v1elementToProof"></div>
<div class="v1elementToProof">L'industria tessile è tra i comparti industriali<span> </span><b>con il maggiore impatto ambientale</b>. Gran parte dei coloranti impiegati deriva infatti da composti petrolchimici, prodotti attraverso processi ad elevato consumo energetico e con l'impiego di solventi e reagenti chimici. Ogni anno, inoltre, una parte consistente dei coloranti utilizzati viene dispersa negli scarichi industriali, contribuendo all'inquinamento dei corsi d'acqua e alterando gli ecosistemi acquatici.</div>
<div class="v1elementToProof"></div>
<div class="v1elementToProof">Esistono da secoli alternative naturali: pigmenti estratti da piante come robbia, indaco o curcuma, oppure da organismi animali come il murice, da cui si otteneva la porpora. Ma anche queste soluzioni<span> </span><b>hanno limiti importanti</b>: le coltivazioni richiedono terreno, acqua e risorse agricole, e l'utilizzo di organismi animali comporta problemi etici ed ecologici.</div>
<div class="v1elementToProof"></div>
<div class="v1elementToProof">Per superare questi ostacoli e cercare nuove soluzioni, gli studiosi sono quindi arrivati a isolare<span> </span><b>51 nuovi microrganismi pigmentati</b>, provenienti da tre ambienti estremi italiani: la neve del Ghiacciaio Presena, nei pressi del Passo del Tonale, i sedimenti vulcanici dell'isola di Vulcano e gli ecosistemi marini soggetti alle emissioni idrotermali dell'isola di Panarea.</div>
<div class="v1elementToProof"></div>
<div class="v1elementToProof"><span>«Abbiamo analizzato il comportamento di questi microrganismi con un approccio integrato di </span><strong><span>genomica e metabolomica</span></strong><span>, cioè lo studio delle impronte chimiche lasciate dai processi cellulari», dice <strong>Candela</strong>. «E siamo arrivati a dimostrare che sono in grado di produrre numerosi pigmenti naturali e altre molecole bioattive di potenziale interesse industriale».</span></div>
<div class="v1elementToProof"></div>
<div class="v1elementToProof">Dal giallo all'arancione, dal rosso al nero, i 51 microrganismi isolati producono infatti<span> </span><b>un'ampia gamma di pigmenti naturali</b>. Le analisi genomiche hanno identificato 61 cluster genetici coinvolti nella sintesi di metaboliti naturali, mentre la caratterizzazione chimica ha permesso di individuare 58 diverse molecole bioattive, tra cui pigmenti come carotenoidi, antrachinoni e melanine</div>
<div class="v1elementToProof"></div>
<div class="v1elementToProof">Non solo: gli studiosi hanno anche dimostrato che molti di questi microrganismi sono capaci di crescere utilizzando<b><span> </span>carboidrati e biomasse vegetali</b>. Diventa quindi possibile immaginare una produzione industriale di pigmenti sostenibili alimentata da sottoprodotti dell'industria agroalimentare.</div>
<div class="v1elementToProof"></div>
<div class="v1elementToProof">«L’idea è utilizzare i batteri come vere e proprie biofabbriche», conferma <strong>Candela</strong>. «Crescono in <strong>bioreattori alimentati con materiali di scarto</strong> e producono pigmenti naturali che possono essere recuperati e utilizzati per la tintura dei tessuti».</div>
<div class="v1elementToProof"></div>
<div class="v1elementToProof">Lo studio, del resto, è nato nell'ambito di una collaborazione tra università e impresa finanziata dal PNRR, con l'obiettivo di sviluppare nuove tecnologie<span> </span><b>per la transizione sostenibile dell'industria tessile</b>. E i ricercatori sono già al lavoro per mettere a punto i prossimi passi.</div>
<div class="v1elementToProof"></div>
<div class="v1elementToProof"><span>«Stiamo già lavorando alla fase successiva: sviluppare processi tintori industriali nei quali i pigmenti microbici vengano impiegati direttamente per colorare i tessuti, sia sotto forma di estratti in polvere sia come bagni tintori», dice </span><strong><span>Andrea Nicolò Dell’Acqua</span></strong><span>, ricercatore all’Università di Bologna e primo autore dello studio. «Il nostro obiettivo è costruire un processo completamente circolare, in cui gli scarti diventano materia prima e i batteri producono colori naturali destinati ai tessuti del futuro».</span></div>
<div class="v1elementToProof"></div>
<div class="v1elementToProof">Coordinato dall'Unità di Scienze e Biotecnologie dei Microbiomi dell'<b>Università di Bologna</b><span> </span>(Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie), il lavoro di ricerca è stato realizzato insieme a ITENE Research Centre (Valencia, Spagna), all'Università Politecnica delle Marche e a C.P. Company, storico marchio italiano dell'abbigliamento tecnico nato a Bologna.</div>
<div class="v1elementToProof"></div>
<div class="v1elementToProof">Lo studio è stato pubblicato<span> </span><a href="https://doi.org/10.3389/fmicb.2026.1872113" title="https://doi.org/10.3389/fmicb.2026.1872113" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sulla rivista<span> </span><i>Frontiers in Microbiology</i></a><span> </span>con il titolo "Isolation and characterization of novel microorganisms producing natural compounds of possible industrial interest: an integrated genomic and metabolomic approach". Per l'Università di Bologna hanno partecipato<span> </span><b>Andrea Nicolò Dell'Acqua</b>,<span> </span><b>Giorgia Palladino</b>,<span> </span><b>Simone Rampelli</b>,<span> </span><b>Daniela Leuzzi</b>,<span> </span><b>Daniel Scicchitano<span> </span></b>e<span> </span><b>Marco Candela</b><span> </span>del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie, insieme a<b><span> </span>Arianna Mancuso</b><span> </span>e<span> </span><b>Stefano Goffredo</b><span> </span>del Fano Marine Center,<span> </span><b>Emanuele Porru</b><span> </span>del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, e<span> </span><b>Jessica Fiori<span> </span></b>del Dipartimento di Chimica "Giacomo Ciamician".</div>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Distrofia di Duchenne: nuove evidenze sul ruolo del microbiota intestinale]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/distrofia-di-duchenne-nuove-evidenze-sul-ruolo-del-microbiota-intestinale</link>
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                    <description><![CDATA[Lo studio, condotto dai ricercatori del Cnr-Icb di Napoli e pubblicato sulla rivista Journal of Translational Medicine, identifica molecole prodotte dal microbiota intestinale in grado di contrastare la degenerazione muscolare nella distrofia muscolare di Duchenne, fornendo nuove evidenze sul ruolo dell'asse microbiota-muscolo nella progressione della malattia
]]></description>

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                    <pubDate>Thu, 06 Aug 2026 14:06:18 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<div align="justify" class="v1elementToProof">
<p>Ecco il testo formattato con <strong>grassetti selettivi</strong>, citazioni tra <strong>virgolette caporali</strong> e pronto per il copia e incolla.</p>
<p>Un nuovo tassello si aggiunge alla comprensione della <strong>Distrofia Muscolare di Duchenne (DMD)</strong>, malattia rara geneticamente trasmessa che causa la degenerazione irreversibile del tessuto muscolare. Uno studio condotto dal gruppo di ricerca coordinato da <strong>Fabio Arturo Iannotti</strong> presso l’<strong>Istituto di Chimica Biomolecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Pozzuoli (Cnr-Icb)</strong> ha portato alla luce come specifici batteri intestinali, appartenenti principalmente al genere <strong>Bacteroides</strong>, attraverso specifiche classi di metaboliti siano necessari per le funzioni muscolari e svolgano un ruolo chiave nel proteggere il muscolo dalla malattia. La scoperta amplia le conoscenze sul ruolo del <strong>microbiota intestinale nella DMD</strong> e apre nuove prospettive contro una patologia per la quale ancora non è disponibile una cura efficace.</p>
<p>Negli ultimi anni il <strong>microbiota intestinale</strong>, straordinario ecosistema costituito di microrganismi che convivono con il nostro organismo, un vero e proprio «organo nascosto», è emerso come uno dei grandi protagonisti della ricerca biomedica. Oltre a svolgere un ruolo fondamentale nei processi digestivi, produce un vasto repertorio di molecole che agiscono come messaggeri chimici, capaci di modulare funzioni fisiologiche e influenzare la salute di organi e tessuti.</p>
<p>Il nuovo lavoro ha approfondito il ruolo dei <strong>metaboliti prodotti dal microbiota</strong>, identificando un possibile elemento chiave nella comunicazione tra intestino e muscolo nella carenza di <strong>commendamide</strong>, prodotta da batteri intestinali appartenenti al genere <strong>Bacteroides</strong> e strettamente correlata al <strong>sistema degli endocannabinoidi</strong>. «Questa molecola risulta significativamente ridotta sia in modelli murini che in individui affetti da DMD e i ricercatori hanno dimostrato il nesso con i meccanismi che causano il danno muscolare. Lo studio evidenzia un vero e proprio <strong>asse microbiota-muscolo</strong>, dimostrando come le molecole prodotte dai batteri intestinali agiscano da mediatori biologici e influenzino funzionalità e vulnerabilità del tessuto muscolare», spiega <strong>Fabio Arturo Iannotti</strong>.</p>
<p>Sebbene si tratti di <strong>risultati preclinici</strong>, la ricerca rappresenta un importante passo avanti. «Il microbiota intestinale è un vero e proprio organo funzionale e comunica con il resto dell’organismo attraverso le molecole prodotte, una complessa rete di segnali biologici che può influenzare tessuti molto distanti, modulando processi fisiologici e patologici. Per malattie rare prive di terapie risolutive, come la <strong>Distrofia Muscolare di Duchenne</strong>, questi risultati aprono la possibilità di sviluppare strategie innovative», commenta il ricercatore.</p>
<p>La scoperta rappresenta la prosecuzione delle ricerche con cui lo stesso gruppo ha dimostrato per la prima volta che nel modello animale di patologia la composizione del microbiota intestinale risulta essere diversa rispetto agli individui sani. In particolare, evidenziando una significativa riduzione degli <strong>acidi grassi a catena corta</strong>, tra cui il <strong>butirrato</strong>, associata ad un’alterazione degli endocannabinoidi.</p>
<p>Lo studio multidisciplinare è stato svolto in collaborazione con: <strong>Dipartimento di Farmacia e Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università degli Studi di Napoli Federico II</strong>; <strong>Dipartimento della Donna, del Bambino e di Chirurgia Generale e Specialistica dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”</strong>; <strong>Centro Clinico NEMO - AORN Ospedali dei Colli, Ospedale Monaldi di Napoli</strong>; <strong>NUTRISS Centre dell’Università Laval in Québec, Canada</strong>.</p>
</div>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Cardiologia pediatrica: al San Gerardo la sonda ecocardiografica per neonati e bambini]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/cardiologia-pediatrica-al-san-gerardo-la-sonda-ecocardiografica-per-neonati-e-bambini</link>
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                    <description><![CDATA[Esami diagnostici avanzati direttamente a Monza, evitando trasferimenti verso altri centri specializzati]]></description>

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                    <pubDate>Thu, 06 Aug 2026 14:03:06 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Monza, 3 agosto 2026</strong> – Un importante passo avanti per la <strong>cardiologia pediatrica del territorio</strong> e per l’assistenza ai più piccoli. Grazie alla generosa donazione dell’associazione <strong>Brianza per il Cuore</strong>, da sempre vicina alle esigenze della Cardiologia della <strong>Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza</strong>, il <strong>Servizio di Diagnostica Cardiologica Ambulatoriale e Cardiologia Pediatrica</strong>, diretto dal <strong>dott. Giuseppe Trocino</strong>, si è dotato qualche mese fa di una modernissima <strong>sonda per ecocardiografia transesofagea (EcoTE)</strong> specificamente progettata per l’età pediatrica e neonatale.</p>
<p>L’<strong>ecocardiografia transesofagea</strong> rappresenta uno strumento diagnostico fondamentale per lo studio approfondito delle <strong>cardiopatie congenite</strong> e per la diagnostica differenziale nei pazienti pediatrici. Grazie all’introduzione di una sonda miniaturizzata nell’esofago, è possibile osservare il cuore da una posizione ravvicinata, senza l’interferenza delle strutture ossee del torace, ottenendo <strong>immagini ad altissima definizione</strong> e informazioni diagnostiche di grande precisione.</p>
<p>Fino a oggi, l’assenza di una strumentazione di dimensioni adeguate ai pazienti più piccoli rendeva necessario il trasferimento dei bambini verso altri centri altamente specializzati. Con l’acquisizione della nuova sonda, l’équipe di <strong>Cardiologia Pediatrica</strong>, composta dalla <strong>dott.ssa Maria Lucia Boffi</strong> e dalla <strong>dott.ssa Maria Bianchi Janetti</strong>, ha già eseguito con successo <strong>quattro procedure direttamente presso il San Gerardo</strong>, garantendo elevati standard di sicurezza e riducendo sensibilmente il disagio e lo stress emotivo per i bambini e le loro famiglie.</p>
<p>Questo importante risultato è stato reso possibile anche grazie alla preziosa collaborazione del <strong>Servizio di Anestesia Ostetrica e Pediatrica</strong>, diretto dalla <strong>dott.ssa Alessandra Moretto</strong>, il cui contributo è essenziale per l’esecuzione delle procedure nei piccoli pazienti.</p>
<p>«La disponibilità di questa nuova sonda rappresenta un significativo avanzamento delle nostre capacità diagnostiche – sottolinea il <strong>dott. Giuseppe Trocino</strong> –. Possiamo offrire ai bambini e ai neonati un esame altamente specialistico direttamente nella nostra struttura, evitando trasferimenti spesso complessi e garantendo una presa in carico più rapida, sicura e vicina alle famiglie. Si tratta di uno strumento che migliora concretamente la qualità dell’assistenza e amplia le possibilità diagnostiche a nostra disposizione».</p>
<p>«Investire in tecnologie innovative dedicate all’età pediatrica significa rispondere in modo concreto ai bisogni dei pazienti più fragili e delle loro famiglie – aggiunge il presidente della <strong>Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori, Claudio Cogliati</strong> –. L’acquisizione della nuova sonda si inserisce pienamente nel percorso di sviluppo dell’<strong>area materno-infantile e pediatrica</strong> previsto dalla mission della Fondazione, con l’obiettivo di offrire cure sempre più avanzate, accessibili e di qualità».</p>
<p>L’introduzione della nuova tecnologia si inserisce infatti in un più ampio programma di <strong>potenziamento dei servizi dedicati all’età pediatrica</strong>, confermando l’impegno della <strong>Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori</strong> nel garantire percorsi di cura altamente specializzati e centrati sui bisogni dei pazienti e delle loro famiglie.</p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Ricerca biomedica, la parità resta lontana]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/ricerca-biomedica-la-parita-resta-lontana</link>
                    <guid isPermaLink="true">https://www.italia24.news/ricerca-biomedica-la-parita-resta-lontana</guid>

                    <description><![CDATA[9 scienziate italiane in campo biomedico su 10 riferiscono almeno una barriera legata al genere, il 91% incontra difficoltà nel conciliare carriera e vita privata e solo il 17% si dichiara soddisfatta della parità raggiunta. Il 37% ha pensato almeno una volta di lasciare la ricerca. I dati di uno studio pubblicato sullo European Journal of Cancer Prevention, promosso dal Club Top Italian Women Scientists, sostenuto da Fondazione Onda ETS]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202608/image_900x600_f6f4661fa9ed8cdb990e04363f1abbf5.webp" length="99488" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 06 Aug 2026 13:56:08 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span>Per le donne, raggiungere i massimi livelli della ricerca scientifica con un alto numero di citazioni non elimina le barriere nel percorso professionale. L'89% delle scienziate italiane più citate in campo biomedico dichiara di avere incontrato almeno un ostacolo legato al genere durante la propria carriera; il 91% ha sperimentato difficoltà nel conciliare responsabilità professionali e vita privata e appena il 17% si considera soddisfatta dell'attuale livello di parità e inclusività nel campo della ricerca medica. Sono alcuni dei risultati dello studio pubblicato sullo <i>European Journal of Cancer Prevention</i> realizzato dal Club delle<b> Top Italian Women Scientists (TIWS)</b>, promosso da <b>Fondazione Onda ETS</b>.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span><b>Adriana Albini</b>, co-presidente del Club Top Italian Women Scientists di Fondazione Onda, scientific advisor della Direzione scientifica dell'Istituto Europeo di Oncologia (IEO) e autrice dello studio con Sonia Levi, co-presidente del Club TIWS e</span><span> </span><span>preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università Vita-Salute San Raffaele, commenta: <i>"Il dato più significativo è che a raccontare questi ostacoli non sono donne rimaste ai margini della ricerca, ma scienziate che hanno raggiunto risultati importanti. Significa che il problema non riguarda le capacità, la preparazione o la determinazione delle donne, ma il contesto nel quale devono costruire la propria carriera. Il successo individuale non può diventare un alibi per non intervenire sulle barriere strutturali, culturali e organizzative ancora presenti."</i></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Il quadro che emerge mostra come il talento, la produttività scientifica e il riconoscimento internazionale non siano ancora sufficienti a garantire pari opportunità:</span></p>
<ul>
<li><span>il 57% delle intervistate riferisce maggiori difficoltà nell'accedere a posizioni di leadership</span></li>
<li><span>il 52% nella progressione di carriera</span></li>
<li><span>il 39% segnala stereotipi o pregiudizi nei confronti delle donne nella ricerca biomedica. </span></li>
</ul>
<p class="v1MsoNormal"><span>A pesare è anche l'organizzazione del lavoro:</span></p>
<ul>
<li><span>il 56% fatica a disconnettersi completamente dagli impegni professionali</span></li>
<li><span>la stessa percentuale lamenta la mancanza di tempo da dedicare a sé</span></li>
<li><span>tra le ricercatrici con figli, 9 su 10 hanno incontrato difficoltà da moderate a severe nel conciliare la cura dei bambini con la carriera</span></li>
<li><span>il 72% delle intervistate ha inoltre prestato assistenza ad altri familiari.</span></li>
</ul>
<p class="v1MsoNormal"><span>La somma di pressioni professionali, responsabilità di cura e limitate possibilità di avanzamento ha portato <b>il 37% delle scienziate a pensare di lasciare la ricerca biomedica o di cambiare organizzazione</b>, pur decidendo poi di proseguire il proprio percorso.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span><b>Le istanze delle ricercatrici</b></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Le ricercatrici indicano anche le priorità sulle quali intervenire: </span></p>
<ul>
<li><span>il 65% chiede maggiori strumenti per conciliare vita privata e lavoro </span></li>
<li><span>il 59% una più adeguata valorizzazione del contributo delle scienziate attraverso riconoscimenti e opportunità di visibilità</span></li>
<li><span>il 56% maggiore flessibilità lavorativa</span></li>
<li><span>il 54% politiche concrete per favorire avanzamenti di carriera e promozioni</span></li>
<li><span>il 74% considera inoltre estremamente importante aumentare la presenza femminile nei ruoli decisionali.</span></li>
</ul>
<p class="v1MsoNormal"><span><b>Francesca Merzagora</b>, presidente di Fondazione Onda ETS, dichiara: <i>"Questi risultati confermano che la piena valorizzazione del talento femminile richiede un cambiamento sistemico. Servono criteri di selezione e promozione trasparenti, modelli organizzativi sostenibili, supporto alla genitorialità e al caregiving, mentoring e una maggiore presenza delle donne nei luoghi in cui si assumono le decisioni. Non è soltanto una questione di equità: una ricerca più inclusiva è una ricerca capace di integrare prospettive diverse, innovare e rispondere meglio ai bisogni di salute."</i></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>L'indagine</span><span><a name="v1_ftnref1"></a><u>[1]</u></span><span> ha coinvolto una selezione di ricercatrici senior in campo biomedico con un h-index pari o superiore a 60, indice di una produzione scientifica continuativa e di elevato impatto di citazioni. Delle 100 scienziate invitate, 82 hanno risposto al questionario. Le partecipanti hanno alle spalle, in media, 32 anni di carriera e operano prevalentemente nelle università e negli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) del Paese, in settori quali biologia,  immunologia, genetica, oncologia, farmacologia, neuroscienze ed epidemiologia.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Secondo gli autori – tra cui il professore Giovanni Corso, presidente della European Cancer Prevention Organization, le TIWS Eva Negri, Delia Goletti, Sara Gandin e la ricercatrice di Onda Elisabetta Veresi – investire nella valorizzazione del talento femminile non rappresenta soltanto una questione di equità, ma costituisce anche un'opportunità per migliorare la qualità della ricerca scientifica e dell'innovazione.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Lo studio traduce in evidenze scientifiche il percorso avviato dal Club TIWS con il </span><span><a href="https://fondazioneonda.it/ondauploads/2026/05/Manifesto-per-la-ricerca-biomedica-delle-donne.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><b><u>Manifesto per la ricerca biomedica delle donne</u></b></a></span><span>, che individua dieci azioni per superare i bias di genere, contrastare stereotipi e discriminazioni, valorizzare la leadership femminile, sostenere le giovani ricercatrici e garantire un equilibrio sostenibile tra vita professionale e personale.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Nato nel 2016, il Club TIWS di Fondazione Onda ETS riunisce oggi oltre cento scienziate italiane in campo biomedico con h-index</span><span>≥</span><span>60 e rappresenta una rete di competenze impegnata non solo a dare visibilità all'eccellenza femminile, ma anche a promuovere un modello di ricerca più equo, inclusivo e orientato al futuro.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span><b>Studio completo pubblicato sullo European Journal of Cancer Prevention</b></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span><a href="https://www.ovid.com/jnls/eurjcancerprev/fulltext/10.1097/cej.0000000000001031~challenges-and-barriers-to-womens-leadership-in-medical" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><i><u>Challenges and barriers to women's leadership in medical research and how to prevent and overcome them</u></i></a></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Adriana Albini<sup>a</sup>, Elisabetta Vercesi<sup>b</sup>, Eva Negri<sup>c</sup>, Delia Goletti<sup>d</sup>, Sara Gandini<sup>e</sup>, Giovanni Corso<sup>f,g</sup>, Sonia Levi<sup>h,i</sup></span></p>
<ol start="1">
<li><span>Scientific Directorate, European Institute of Oncology (IEO), Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS)</span></li>
<li><span>Fondazione Onda – Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere ETS, Milan</span></li>
<li><span>Department of Medical and Surgical Sciences, University of Bologna, Bologna</span></li>
<li><span>Translational Research Unit, Department of Epidemiology, Preclinical Research and Advanced Diagnostics, National Institute for Infectious Diseases 'Lazzaro Spallanzani'-IRCCS, Rome</span></li>
<li><span>Molecular and Pharmaco-Epidemiology Unit, Department of Experimental Oncology, IEO, European Institute of Oncology IRCCS</span></li>
<li><span>Department of Oncology and Hemato-Oncology, University of Milan 'La Statale'</span></li>
<li><span>Division of Breast Surgery, European Institute of Oncology (IEO), Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS)</span></li>
<li><span>IRCCS San Raffaele Scientific Institute</span></li>
<li><span>Faculty of Medicine, Vita-Salute San Raffaele University, Milan, Italy</span></li>
</ol>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Progetto ROOTS: nasce l'International Media Network che mette in relazione l'Italia e le sue comunità oltre i confini nazionali]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/progetto-roots-nasce-linternational-media-network-che-mette-in-relazione-litalia-e-le-sue-comunita-oltre-i-confini-nazionali</link>
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                    <description><![CDATA[Accordi con Brasile e Stati Uniti per costruire una rete internazionale di comunicazione che connetterà l'Italia con gli italiani nel mondo]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202607/image_900x600_002c347369eed7968155b997f4037241.webp" length="100194" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Fri, 31 Jul 2026 16:25:48 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1western" align="left"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nell'ambito della creative economy, il Progetto<span> </span></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>ROOTS – Network Internazionale delle Radici,</b></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span> </span>avviato da Fondazione Made in Sicily ETS nel 2023 e già forte di una piattaforma nazionale grazie alla collaborazione con il network 5VIE, protagonista del Fuori Salone Design Week di Milano, compie un nuovo e significativo passo nel proprio sviluppo con la nascita del<span> </span></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>ROOTS International Media Network</b></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, rete internazionale di media partner destinata a diventare uno degli strumenti strategici per mettere in relazione l'Italia con le sue comunità oltre i confini nazionali.</span></span></p>
<p class="v1western" align="left"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La <strong>Fondazione Made in Sicily ETS</strong> ha avviato la sottoscrizione dei primi protocolli di intesa con alcune tra le più autorevoli testate dedicate agli italiani nei diversi Paesi esteri, per dare vita ad una collaborazione stabile e di lungo periodo che consentirà non solo di raccontare il Progetto ROOTS direttamente a milioni di italiani e italo-discendenti, ma anche di costruire un flusso costante di informazioni, storie, esperienze e progettualità provenienti da quella grande Italia che vive oltre i confini nazionali e che ha finalmente trovato nel progetto ROOTS un sistema di relazioni, incontri e scambi.</span></span></p>
<p class="v1western" align="left"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I primi partner internazionali della rete sono:</span></span></p>
<p class="v1western" align="left"><a href="https://jornalitalia.com/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Jornal Italia</b></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span> </span>(</span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Brasile</b></span></span></a><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://jornalitalia.com/" target="_blank" rel="noopener">)</a>, uno dei principali magazine digitali dedicati alla comunità italo-brasiliana, con sede a San Paolo. La testata racconta quotidianamente il rapporto tra Brasile e Italia attraverso cultura, economia, turismo, imprese e storie delle comunità di origine italiana. Rappresenta un canale privilegiato verso una platea di<span> </span></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>oltre 35 milioni di italiani e italo-discendenti</b></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, in pratica la più grande comunità di origine italiana al mondo dopo quella residente in Italia. Per ROOTS questa collaborazione rappresenta un ponte diretto con uno dei luoghi simbolo della storia dell'emigrazione italiana.</span></span></p>
<p class="v1western" align="left"><a href="https://www.italy2california.com/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Italy2California</b></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span> </span>(</span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>California – Stati Uniti</b></span></span></a><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.italy2california.com/" target="_blank" rel="noopener">)</a>, magazine bilingue italiano-inglese che rappresenta un punto di riferimento per i rapporti tra Italia e la West Coast americana. Attraverso approfondimenti dedicati al Made in Italy, all'innovazione, alla cultura, al turismo e all'imprenditoria il media collega il Sistema Italia con una delle aree economicamente e culturalmente più dinamiche del mondo, caratterizzata da una presenza qualificata di professionisti, imprenditori e comunità italiane.</span></span></p>
<p class="v1western" align="left"><a href="https://ilpensiero.net/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Il Pensiero – The Thought</b></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span> </span>(</span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Missouri – Stati Uniti</b></span></span></a><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://ilpensiero.net/" target="_blank" rel="noopener">),</a> storica testata della comunità italo-americana di St. Louis e punto di riferimento per il Midwest americano. Da anni promuove la lingua, la cultura e le tradizioni italiane, raccontando la vita delle associazioni, delle famiglie e delle istituzioni italiane presenti sul territorio e contribuendo a mantenere vivo il legame con il Paese d'origine.</span></span></p>
<p class="v1western" align="left"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La nascita del<span> </span></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>ROOTS International Media Network</b></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span> </span>rappresenta molto più di una tradizionale media partnership. L'obiettivo è infatti costruire una<span> </span></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>rete internazionale permanente di comunicazione</b></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, capace di mettere in connessione territori, comunità, istituzioni, imprese, università, associazioni e cittadini italiani nel mondo, realizzando iniziative culturali e di cooperazione internazionali.</span></span></p>
<p class="v1western" align="left"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Grazie a questa rete,<span> </span></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>ROOTS</b></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span> </span>potrà raccontare le proprie attività direttamente alle comunità italiane all'estero, ma soprattutto ricevere in maniera continuativa notizie, testimonianze, progetti, storie di successo e buone pratiche provenienti dai diversi Paesi, contribuendo così a costruire un racconto corale dell'Italia globale e delle sue radici.Il primo grande appuntamento pubblico di questo percorso sarà il<span> </span></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Gala Internazionale delle Radici</b></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, in programma il<span> </span></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>4 gennaio 2027</b></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span> </span>al<span> </span></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Teatro Massimo di Palermo</b></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, evento destinato a riunire rappresentanti delle comunità italiane provenienti da numerosi Paesi e a dare ufficialmente avvio ad una nuova stagione di collaborazione internazionale. </span></span></p>
<p class="v1western" align="left"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dichiarano i fondatori della Fondazione Made in Sicily Giovanni Callea e Davide Morici: «</span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le radici non sono soltanto memoria: sono una rete viva di relazioni. Con il ROOTS International Media Network vogliamo creare un dialogo permanente tra l'Italia e gli italiani nel mondo. Non vogliamo semplicemente comunicare ciò che facciamo, ma costruire insieme una narrazione condivisa che valorizzi il patrimonio umano, culturale, creativo ed economico delle nostre comunità oltre i confini nazionali</span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">».</span></span></p>
<p class="v1western" align="left"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Con la nascita del<span> </span></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>ROOTS International Media Network</b></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, ROOTS conferma sempre più la propria vocazione di<span> </span></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>piattaforma internazionale per l'Italia nel mondo</b></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">: un progetto nato in Sicilia ma oggi anche nazionale, pensato per mettere insieme, attraverso la cultura, le relazioni e la comunicazione, milioni di italiani e di italo-discendenti che continuano a riconoscere nelle proprie radici un patrimonio condiviso e una straordinaria opportunità per costruire insieme il futuro.</span></span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Dall'Etna alla Luna: conclusa la campagna di test del rover lunare ETNA]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/dalletna-alla-luna-conclusa-la-campagna-di-test-del-rover-lunare-etna</link>
                    <guid isPermaLink="true">https://www.italia24.news/dalletna-alla-luna-conclusa-la-campagna-di-test-del-rover-lunare-etna</guid>

                    <description><![CDATA[Si è conclusa la campagna di test del rover ETNA, progetto italiano coordinato e finanziato dall'Agenzia Spaziale Italiana per l'esplorazione lunare, che ha avuto come teatro il monte Etna]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202607/image_900x600_3c509591f19eaee9bc5bd23c2728bd81.webp" length="67012" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Fri, 31 Jul 2026 16:25:45 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-11ba7d96-7fff-8c66-0b93-ebb03ba9a683"><span><strong>L'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) </strong>compie un nuovo passo nello sviluppo delle <strong>tecnologie per l'esplorazione della Luna</strong> con il successo della campagna sperimentale del <strong>rover ETNA</strong></span><strong> </strong><span><strong>(acronimo di Exploration Technology for Navigation &amp; Autonomy)</strong>, realizzato nell'ambito del <strong>programma Universal Locomotion System (ULS).</strong></span></p>
<p dir="ltr"><span>I test del rover, coordinato e finanziato da ASI, svolti sul Monte Etna, hanno rappresentato una tappa fondamentale del percorso di validazione di una nuova generazione di sistemi di mobilità robotica progettati per operare negli ambienti estremi dello spazio. <strong>Lo sviluppo di sistemi robotici sempre più autonomi costituisce una delle tecnologie chiave per le future missioni lunari</strong>. I rover saranno chiamati a trasportare strumenti scientifici, effettuare attività di ispezione e costruzione, supportare gli astronauti e operare anche in assenza di supervisione diretta, contribuendo alla realizzazione di una presenza umana sostenibile sulla superficie della Luna.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il Monte Etna è stato scelto come sito di prova per le sue caratteristiche geologiche uniche. Le estese superfici laviche, i pendii irregolari, il materiale non compatto e la complessità morfologica del terreno costituiscono uno degli analoghi terrestri più rappresentativi delle condizioni che i rover dovranno affrontare sulla superficie lunare.</span></p>
<p dir="ltr"><span>In questo contesto, <strong>ETNA ha dimostrato la capacità di affrontare terreni altamente accidentati,</strong> confermando la validità delle soluzioni tecnologiche sviluppate nell'ambito del programma, quali la locomozione, la navigazione autonoma, il controllo intelligente e la gestione dei payload scientifici, e offrendo una base tecnologica flessibile per le prossime generazioni di rover destinati all'esplorazione della superficie lunare.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il programma ULS rientra all’interno della <strong>roadmap di Robotica ed Intelligenza Artificiale</strong> definita da ASI per lo sviluppo delle tecnologie abilitanti per la futura esplorazione robotica e umana della Luna. ULS è guidato da <strong>Thales Alenia Space Italia</strong>, con il contributo di <strong>Leonardo, IIT – Istituto Italiano di Tecnologia, ALTEC, AIKO, Politecnico di Torino e Volta Structural Energy</strong>, riunendo quindi alcune delle principali eccellenze italiane nei settori della robotica, dell'aerospazio e dell'innovazione tecnologica.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Grazie al programma Universal Locomotion System ed ai risultati ottenuti durante la campagna di test sul Monte Etna, ASI conferma il proprio impegno nel sostenere lo sviluppo di tecnologie strategiche per le future missioni spaziali, rafforzando il ruolo dell'industria e della comunità scientifica e contribuendo alla crescita delle competenze nazionali nei settori della robotica avanzata e della mobilità spaziale»,</span><span> ha dichiarato </span><strong>Roberto Formaro</strong><span>, direttore Ingegneria e Tecnologie dell’Agenzia.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Il programma Universal Locomotion System, e le operazioni svolte sul rover “Etna” rappresentano a pieno la virtuosità del sistema spazio dell’esplorazione umana e robotica in Italia», </span><span>ha dichiarato </span><strong>Roberto Angelini</strong><span>, Responsabile Esplorazione e Scienza di Thales Alenia Space.</span><span> </span></p>
<p dir="ltr"><span>Le competenze di attori industriali di riferimento come Thales Alenia Space e Leonardo, messe a fattor comune con importanti realtà quali ALTEC, Aiko, Volta Structural Energy e poli d’eccellenza quali il Politecnico di Torino e l’ IIT - Istituto Italiano di Tecnologia, sotto la guida e sostenendo la visione dell’Agenzia Spaziale Italiana, costituiscono esempio di progressione tecnologica, base per estendere le ambizioni, Italiane, Europee ed Internazionali per la scoperta di Luna, Marte e dello spazio profondo.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Dalla connettività alla rete come infrastruttura tecnologica nazionale: INGV e GARR potenziano l'interconnessione dei Centri Elaborazione Dati]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/dalla-connettivita-alla-rete-come-infrastruttura-tecnologica-nazionale-ingv-e-garr-potenziano-linterconnessione-dei-centri-elaborazione-dati</link>
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                    <description><![CDATA[La storica collaborazione tra INGV e GARR si arricchisce con il passaggio dalla connettività delle sedi a una infrastruttura tecnologica nazionale integrata con servizi avanzati per le Scienze della Terra]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202607/image_900x600_8f1f7941c1dc169068dbe109fbcd0f01.webp" length="104500" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Fri, 31 Jul 2026 16:25:43 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span><strong>Passare dalla connettività delle sedi a un sistema integrato a livello nazionale di interconnessioni per i data centre dell'INGV</strong> – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia è il cambio di paradigma che l'ente ha posto al centro del nuovo Piano di sviluppo 2027, definito nell'ambito del rapporto associativo con <strong>GARR</strong>, la rete nazionale della ricerca e dell'istruzione. L'obiettivo è <strong>potenziare l'infrastruttura tecnologica che unisce Sezioni, archivi scientifici, centri di elaborazione e li collega alle grandi piattaforme nazionali di supercalcolo, intelligenza artificiale e Big Data.</strong></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>L'INGV acquisisce, senza interruzione, grandi moli di dati sismologici, vulcanologici, geodetici, oceanografici, satellitari e ambientali attraverso reti di monitoraggio diffuse nel Paese. Questi flussi alimentano banche dati scientifiche, servizi di sorveglianza, sistemi di allerta, modelli numerici, simulazioni, elaborazioni e applicazioni di intelligenza artificiale. Per valorizzare questo patrimonio, i CED delle Sezioni devono operare come componenti di un unico sistema scientifico distribuito, capace di scambiare ed elaborare dati, sincronizzare e replicare archivi, e sostenere workflow.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>La crescita dei volumi e della complessità delle analisi richiede di scalare dalle risorse locali verso le infrastrutture avanzate di supercalcolo, intelligenza artificiale e Big Data collegate al DAMA Tecnopolo di Bologna. Grazie all'evoluzione della rete <b>GARR-T, </b>sostenuta anche da due progetti in ambito PNRR <b>ICSC </b>e <b>TeRABIT</b> che hanno permesso di estendere la dorsale in fibra ottica alle regioni Abruzzo e Sardegna e di potenziare fino al Terabit la rete nelle regioni del Sud, GARR mette a disposizione dorsale, PoP e servizi avanzati di routing, automazione e monitoraggio per gestire la rete in modo più rapido e sicuro.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Il Piano di sviluppo 2027 rinsalda questa interconnessione con maggiore capacità di banda, collegamenti ridondati, percorsi differenziati e attestazioni su PoP distinti delle sedi INGV.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Il rafforzamento della collaborazione tra INGV e GARR è stato al centro di un incontro al quale hanno partecipato il Presidente GARR <b>Maurizio Tira </b>e la Direttrice GARR <b>Claudia Battista</b> e  per l'INGV, il Presidente <b>Fabio Florindo</b>, il Responsabile del Centro Servizi Informatici <b>Stefano Cacciaguerra</b>, il Coordinatore della Rete Nazionale INGV <b>Luca Nannipieri</b>, il Responsabile del Settore Servizi Networking &amp; Connectivity <b>Pietro Ficeli </b>e il Responsabile del Settore Centri di Elaborazione e Servizi <b>Francesco Zanolin</b>.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>«Le moderne infrastrutture di ricerca non sono costituite soltanto da laboratori e grandi strumenti scientifici. Per l'INGV, la rete telematica è parte dello strumento scientifico che collega l'osservazione della Terra, le banche dati, i CED distribuiti e la capacità di calcolo. Rafforzare la collaborazione con GARR significa rendere questo sistema più resiliente e trasformare con maggiore efficacia i dati in conoscenza e servizi per il Paese», ha dichiarato <b>Fabio Florindo, Presidente dell'INGV</b>.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>«La rete della ricerca esprime pienamente il proprio valore quando collega i luoghi nei quali i dati vengono prodotti, gli archivi che li custodiscono e le infrastrutture che li elaborano. Con INGV stiamo costruendo un'architettura coordinata, con maggiore capacità, percorsi e PoP differenziati, un Autonomous System e servizi avanzati, rafforzando il collegamento tra CED distribuiti e infrastrutture nazionali di High Performance Computing, Big Data e Quantum Computing», ha dichiarato <b>Maurizio Tira, Presidente GARR</b>.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Al potenziamento fisico si affianca l'avvio del nuovo <b>Autonomous System pubblico dell'INGV </b>(<b>AS200375</b>) e del relativo peering con GARR. L'Autonomous System consente all'Istituto di operare sulla rete pubblica come attore autonomo e coordinato, di governare più direttamente l'instradamento dei flussi di pacchetti e passare da una somma di collegamenti di sede a un'architettura istituzionale integrata, più autonoma, resiliente e controllabile.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>In questa architettura, il CED INGV ospitato nel <b>DAMA Tecnopolo </b>a Bologna diventa il <b>nodo di interconnessione ad alte prestazioni</b>, tra i CED delle Sezioni e il supercomputer Leonardo, l'AI Factory, le infrastrutture nazionali per i Big Data e il Quantum Computing. Il nodo consente quindi di trasformare il potenziamento della rete in una maggiore capacità scientifica, mettendo in relazione i luoghi nei quali i dati vengono acquisiti e conservati con quelli nei quali possono essere elaborati su scala nazionale. Si rafforzano quindi sia la partecipazione dell'INGV a ICSC – Centro Nazionale di Ricerca in High Performance Computing, Big Data e Quantum Computing – come socio partecipante, sia la collaborazione con CINECA nei settori del monitoraggio sismico, dell'allerta tsunami, dell'urgent computing, del supercalcolo e dell'intelligenza artificiale, già illustrata nel</span><span lang="it"><a href="https://www.ingv.it/stampa-urp/ufficio-stampa/comunicati-stampa/ingv-e-cineca-avviata-una-collaborazione-strategica-su-monitoraggio-sismico-allerta-tsunami-calcolo-scientifico-ad-alte-prestazioni-e-intelligenza-artificiale" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span> </span><span lang="IT">comunicato stampa del 28 maggio 2026</span></a></span><span>.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>L'<b>ampliamento della connettività INGV sulla rete GARR</b>, parte integrante del nuovo Piano, è stato predisposto da Stefano Cacciaguerra e Luca Nannipieri e sviluppato con il contributo tecnico di Sabrina Tomassini, responsabile del dipartimento Network di GARR. Il Piano ha già prodotto un primo risultato concreto con l'aumento a <b>10 Gbps </b>del collegamento della sede di Roma. Inoltre, prevede una seconda tratta in fibra da 10 Gbps, realizzata su un percorso differenziato e attestata su un secondo PoP GARR. Il modello sarà esteso, dove tecnicamente possibile, alle altre sezioni, aumentando la banda e adottando due collegamenti geograficamente distinti verso due PoP, così da rafforzare la resilienza e la continuità dei flussi scientifici.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Il cambio di paradigma trova riscontro anche nella governance. Per il prossimo biennio, l'INGV svolgerà il ruolo di <b>Rappresentante dei Soci Aderenti </b>partecipando con diritto di voto all'Assemblea dei Soci del Consortium GARR e contribuendo direttamente alla definizione delle priorità e delle strategie dell'infrastruttura nazionale della ricerca.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>L'accordo INGV - GARR rende operativo il passaggio dalla <b>connettività </b>alla <b>Rete come Infrastruttura Tecnologica Nazionale</b>. Per l'INGV significa utilizzare la rete come base comune per far circolare i dati tra le sezioni, coordinare i CED distribuiti e scalare verso le grandi infrastrutture collegate al DAMA Tecnopolo.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Antichi calendari lunari polinesiani: svelate le tracce di una delle più grandi migrazioni della storia umana]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/antichi-calendari-lunari-polinesiani-svelate-le-tracce-di-una-delle-piu-grandi-migrazioni-della-storia-umana</link>
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                    <description><![CDATA[Mettendo a confronto 48 antichi calendari lunari polinesiani, un gruppo di studiosi dell'Università di Bologna e dell'Università di Murcia ha ricostruito un'antica separazione tra le popolazioni di questa remota regione]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202607/image_900x600_294e4e733907dc24ee165be395dcbbc5.webp" length="140926" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Fri, 31 Jul 2026 16:25:40 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-ed20d3ab-7fff-f646-b3f4-97e98dff485a"><strong>Gli antichi calendari lunari polinesiani conservano la memoria di una delle più grandi migrazioni</strong><span><strong> della storia umana: il popolamento del Pacifico remoto</strong>. A mostrarlo è uno studio – pubblicato </span><a href="https://doi.org/10.1371/journal.pone.0353287" target="_blank" rel="noopener"><span>sulla rivista </span><span>PLOS One</span></a><span> – che ha messo a confronto <strong>48 elenchi tradizionali delle "notti della luna" provenienti da tutta la Polinesia orientale</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Dall'indagine sono emerse le tracce </span><span>di un'antica separazione</span><span> tra le popolazioni di questa remota regione: da un lato gli abitanti delle <strong>isole Marchesi, dell'isola di Mangareva e di Rapa Nui (l'Isola di Pasqua), e dall'altro la maggior parte dei restanti arcipelaghi della Polinesia orientale.</strong></span></p>
<p dir="ltr"><span>«Come le lingue, anche i calendari sono sistemi simbolici trasmessi di generazione in generazione», spiega </span><strong>Miguel Valério</strong><span>, ricercatore all'Università di Murcia, tra gli autori dello studio. «Con l'isolamento progressivo delle comunità nei diversi gruppi di isole del Pacifico, questi documenti si sono trasformati nel tempo, pur conservando tracce condivise del calendario originario».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il calendario lunare - ovvero</span><span> <strong>l'elenco delle "notti della luna"</strong></span><span> - era un elemento fondamentale della vita quotidiana nella Polinesia precoloniale: veniva utilizzato per <strong>stabilire i momenti più favorevoli per attività come la pesca e l'agricoltura</strong>. Ogni notte del mese lunare aveva un proprio nome: alcuni richiamavano divinità, mentre altri descrivevano l'aspetto della Luna nelle diverse fasi del suo ciclo. Queste conoscenze furono trasmesse oralmente per generazioni prima dell'arrivo degli europei nel Pacifico.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Dopo l'introduzione del calendario europeo, questo sistema tradizionale di misurazione del tempo cadde gradualmente in disuso nella maggior parte della Polinesia», dice </span><strong>Fabio Tamburini</strong><span>, professore al Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica dell'Università di Bologna, coautore dello studio. «È sopravvissuto fino all'età contemporanea soprattutto perché fu messo per iscritto sia da esperti indigeni sia da osservatori non indigeni».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Nel corso dei secoli, questi calendari </span><span>si trasformarono in modo diverso</span><span> nelle varie isole della Polinesia orientale. Alcuni nomi delle notti furono sostituiti, altri scomparvero, mentre altri ancora cambiarono posizione all'interno del mese lunare, dando gradualmente origine a <strong>tradizioni locali distinte</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Per studiare queste trasformazioni, gli autori hanno raccolto </span><strong>il più ampio database mai realizzato </strong><span><strong>sui calendari lunari della Polinesia orientale</strong>: 48 elenchi delle "notti della luna" provenienti dalle <strong>Hawaii, dalla Nuova Zelanda, da Tahiti, dalle Isole Cook, dalle isole Marchesi, da Mangareva, da Rapa Nui e da altri arcipelaghi</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Una volta raccolti i dati, i ricercatori hanno analizzato il grado di affinità tra i diversi calendari e costruito quindi </span><span>il <strong>primo "albero genealogico" dei calendari lunari</strong> </span><span>della Polinesia orientale.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Abbiamo confrontato non solo i nomi delle notti lunari, ma anche la loro posizione relativa all'interno del mese lunare», spiega </span><strong>Michele Corazza</strong><span>, ricercatore al Dipartimento di Scienze Giuridiche dell'Università di Bologna, coautore dello studio. «Misurare la posizione relativa delle notti lunari significava infatti quantificare quanto le notti corrispondenti si fossero spostate all'interno del ciclo mensile, cosa che abbiamo fatto utilizzando un metodo quantitativo computazionale».</span></p>
<p dir="ltr"><span>L'analisi ha rivelato l'esistenza </span><span>di <strong>due principali gruppi di calendari</strong></span><span>. Uno dei due rami sembra essere associato alle popolazioni delle isole Marchesi, dell'isola di Mangareva e di Rapa Nui, mentre l'altro comprende la maggior parte delle restanti isole della Polinesia orientale: una suddivisione che coincide molto strettamente con una classificazione delle lingue della Polinesia orientale ottenuta di recente a partire da evidenze completamente indipendenti.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«È improbabile che questa corrispondenza sia casuale», commenta </span><strong>Fabio Tamburini</strong><span>. «Al contrario, suggerisce che calendari e lingue si siano differenziati parallelamente, man mano che le comunità ancestrali polinesiane si diffusero nel Pacifico e si trasformarono gradualmente in società insulari distinte».</span></p>
<p dir="ltr"><span>I ricercatori sperano ora che questo nuovo "albero genealogico" dei calendari lunari della Polinesia orientale - reso pubblico nello spirito dell'Open Science - possa contribuire alla <strong>ricostruzione </strong></span><span><strong>del calendario lunare ancestrale</strong> </span><span>da cui derivano tutte le liste oggi conosciute.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Siccità e Alluvioni: l’ingegneria romana di 2000 anni fa torna utile per la crisi idrica ]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/siccita-e-alluvioni-lingegneria-romana-di-2000-anni-fa-torna-utile-per-la-crisi-idrica</link>
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                    <description><![CDATA[L'università di Padova, partner del progetto europeo WatHer, sperimenta sul campo l'utilità idraulica del "modello romano"]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202607/image_900x600_b51332fb699a908b2dbdadad56dfd7fe.webp" length="160128" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Fri, 31 Jul 2026 16:25:36 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><strong>Quella del 2026 si prospetta come l'estate più calda registrata dal 1992</strong>. Un primato certificato dagli ultimi dati Arpav: nei mesi di giugno e luglio la temperatura media regionale ha raggiunto 23,1 gradi frantumando i record del 2003 (22,7) e del 2022 (22,7). Le altissime temperature e l'assenza di precipitazioni degli ultimi mesi hanno costretto la Regione del Veneto a dichiarare lo stato di emergenza regionale per deficit idrico con l'Ordinanza n. 72 del 1° luglio 2026. Le principali criticità includono un calo delle precipitazioni del 28% con un deficit di 2,4 miliardi di metri cubi d'acqua, la portata del fiume Adige ridotta del 21% e il rischio di ingresso del cuneo salino.<span></span></p>
<p class="v1MsoNormal">Di fronte a questa crisi idrica senza precedenti la storia può insegnarci qualcosa? E la risposta a questa crisi potrebbe arrivare dall'eredità del nostro passato?<span></span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">La centuriazione: c'era una volta, o c'è ancora?</h3>
<p class="v1MsoNormal">C'erano una volta le <strong>centuriazioni romane</strong>, <strong>i fossi di scolo e le siepi campestri</strong>, che per secoli hanno modellato e protetto il paesaggio rurale padovano. In particolare il <strong>Graticolato Romano</strong> si estendeva nell'area a nord-est della città, tra le attuali province di Padova e Venezia. Nate come opere idrauliche antiche (risalenti al I secolo a.C.), recentemente patrimonializzate (con il Museo della Centuriazione a Borgoricco e un Osservatorio del paesaggio del Graticolato), ma anche in parte cancellate dall'urbanizzazione e dall'agricoltura intensiva, oggi tornano a candidarsi come risposta concreta alle emergenze climatiche del XXI secolo.<span></span></p>
<p class="v1MsoNormal">È questo il cuore di<span> </span><b>WatHer</b><span> </span>(Water Heritage in European Rural Mediterranean<span>), il progetto di cooperazione transnazionale co-finanziato per 3 milioni di euro dal programma Interreg Euro-MED a cui partecipa <strong>l'Università di Padova</strong>, e che vede coinvolti <strong>12 partner da otto paesi del Mediterraneo, coordinati dal Politecnico di Milano,</strong> con l'obiettivo di recuperare la "saggezza" dei sistemi storici di gestione dell'acqua per rafforzare la resilienza del territorio. </span>Il principal investigator per l'Università di Padova è il<span> </span><b>professor Mauro Varotto</b><span> </span>che unitamente alla<span> </span><b>ricercatrice Tanja Kremenić</b><span> </span>del Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell'Antichità hanno concentrato la loro ricerca sui <strong>territori comunali di Mirano e Borgoricco</strong> compresi nei 200 km quadrati di estensione dell'intera centuriazione.<span></span><b><span> </span></b></p>
<h3 class="v1MsoNormal">Il «trilemma dell'acqua» e la centuriazione patavina</h3>
<p class="v1MsoNormal">WatHer si propone di elaborare e applicare a fossi e siepi dell'agro centuriato un modello eco-idrologico che possa rispondere al "<strong>trilemma dell'acqua</strong>" nel Mediterraneo, ovvero le tre sfide da affrontare per il prossimo futuro: <strong>siccità prolungate e scarsità d'acqua, precipitazioni estreme e repentini rischi di alluvione, degrado della qualità idrica causato dall'inquinamento della falda superficiale</strong>. Le tre criticità sono strettamente interconnesse e quindi necessitano di un approccio congiunto per essere affrontate.<span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>«Si tratta di immaginare per il futuro una "terza centuriazione" - </span><b>dice Mauro Varotto</b><span>, </span><b>geografo e coordinatore del progetto per l'Università di Padova<span> </span></b><span>- in continuità ma diversa dalle precedenti: la prima era principalmente vocata alla produzione agricola, la seconda è diventata una città diffusa con il paesaggio dei capannoni che conosciamo, la terza deve essere una centuriazione verde-blu, una infrastruttura ambientale e idraulica capace di affrontare le sfide del cambiamento climatico. Per fare questo serve un nuovo modello di governance per queste millenarie linee d'acqua, oggi frammentate in miriadi di proprietà private prive di una cabina di regia».</span></p>
<p class="v1MsoNormal">Questa porzione di territorio è particolarmente indicata per studiare il "trilemma dell'acqua": il caso di studio padovano si concentra sulla rete degli scoli minori che caratterizza lo storico paesaggio centuriato per denunciare la scomparsa negli ultimi cinquant'anni di molti fossi e delle relative siepi alberate, fenomeno che ha ridotto la capacità del territorio di mitigare le piene e contrastare la siccità.<span></span></p>
<p class="v1MsoNormal">Se il cambio di paradigma del dopoguerra rispondeva alla logica di estendere i terreni coltivati, migliorare la produttività degli stessi e implementare la meccanizzazione "senza barriere", come le siepi, oggi a fronte dell'aumento di precipitazioni intense e prolungati periodi di siccità il recupero del concetto idrologico legato alla centuriazione romana non è un mero ritorno al passato.<span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>«Le analisi GIS del Comune di Borgoricco, cuore simbolico della centuriazione, mostrano che, tra il 2008 e il 2022, la rete dei fossi si è ridotta in media di circa 2,4 chilometri l'anno e quella delle siepi, nello stesso periodo, di circa 1,8 chilometri l'anno - </span><b>sottolinea Tanja Kremenić</b><span> -. Nonostante alle priorità produttive dei decenni del boom economico si siano recentemente affiancate norme di maggiore tutela ambientale, la perdita continua ancora oggi. WatHer nasce da questa emergenza e sperimenta su piccola scala la fattibilità e i benefici della reintegrazione del sistema fosso-siepe, riproponendo l'eredità culturale come risorsa idraulica e climatica».</span></p>
<p class="v1MsoNormal">Da questa analisi risulta evidente che il patrimonio della centuriazione romana non consiste soltanto nella divisione agraria in centurie per ripartire terreni agricoli tra coloni, ma si rivela prima di tutto <strong>imponente e strategica opera di ingegneria idraulica e bonifica territoriale</strong>. La griglia ortogonale di strade e canali era stata pensata soprattutto per distribuire l'acqua, e favorirne il deflusso seguendo la naturale inclinazione della pianura, un sistema sapiente che proprio per la sua efficacia è giunto fino a noi, drenando le acque in eccesso e convogliandole fino all'Adriatico.<span></span></p>
<p class="v1MsoNormal">Il progetto WatHer mette in dialogo la conoscenza ancestrale dei gromatici antichi con i più avanzati strumenti tecnologici: <strong>dati LiDAR e analisi cartografiche in ambiente GIS, sensori ambientali di monitoraggio sul campo</strong>, che serviranno ad elaborare piani d'azione co-progettati con le amministrazioni e le comunità locali (i Comuni di Borgoricco e Mirano sono partner associati del progetto), con il supporto tecnico del <strong>Consorzio di Bonifica Acque Risorgive.</strong><span></span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">Il progetto WatHer alla prova pratica</h3>
<p class="v1MsoNormal">Da settembre 2026 saranno individuati alcuni tratti pilota di scoli, nei quali il progetto intende intervenire con il ripristino del sistema integrato fosso-siepe, paesaggio storico della maglia di origine romana, potenziandone le funzioni di collettore d'acqua, mitigazione climatica e corridoio ecologico, allargando lo scavo del fosso e aggiungendo la siepe alberata con funzione di ombreggiamento anti-evaporazione. La riqualificazione di questi elementi in un sistema integrato offrirà nel tempo molteplici vantaggi: aiuterà a rallentare i picchi di piena, a stoccare acqua per la ricarica della falda, a fitodepurare con la vegetazione riparia gli inquinanti prima che raggiungano i fiumi, a ridurre l'evaporazione grazie all'ombra portata dalle siepi, e a creare corridoi ecologici e isole climatiche anche per la fauna.<span></span></p>
<p class="v1MsoNormal">Insieme agli altri siti pilota distribuiti tra <strong>Spagna, Portogallo, Italia, Croazia, Slovenia, Cipro, Albania e Francia</strong>, l'esperienza di Padova servirà a dimostrare che attraverso una gestione sapiente dei sistemi bimillenari di irrigazione tradizionale si possono ottenere molteplici benefici: garantire servizi ecosistemici misurabili, salvaguardare la risorsa acqua, mantenere il bel paesaggio celebrato da Goethe e, si spera, anche un ritorno economico nel medio-lungo termine. La centuriazione esce così dal museo e torna ad essere paesaggio vivo.<span></span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">Progetto WatHere</h3>
<p class="v1MsoNormal"><b>WatHer – Water Heritage in European Rural Mediterranean</b><span> </span>è un progetto cofinanziato dal programma Interreg Euro-MED, coordinato dal Politecnico di Milano e attivo da settembre 2025 a febbraio 2029. Coinvolge 12 partner di otto Paesi e dieci siti pilota: dai canali irrigui a gravità di Spagna, Portogallo, Francia e Albania alle marcite lombarde e alla centuriazione padovana, dalle pozze pastorali della Croazia e della Slovenia ai sistemi idraulici di Cipro. Il progetto è articolato in tre fasi - studio, sperimentazione e trasferimento dei risultati - che confluiranno in una strategia comune per i territori rurali mediterranei, con l'obiettivo di rispondere al problema della siccità riscoprendo, recuperando e rafforzando i sistemi storici di gestione dell'acqua.</p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Calo della fecondità: le emergenti incertezze globali incidono in modo negativo sulla decisione di avere figli]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/calo-della-fecondita-le-emergenti-incertezze-globali-incidono-in-modo-negativo-sulla-decisione-di-avere-figli</link>
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                    <description><![CDATA[Uno studio dell'Università di Padova insieme all'Università Bocconi di Milano conferma che il peggioramento delle condizioni climatiche, l'incertezza delle prospettive economiche, l'instabilità democratica e i conflitti geopolitici incidono in modo negativo sulla decisione di avere figli]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202607/image_900x600_19914e4fd4490cb9035b2a292ac0a890.webp" length="32620" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 30 Jul 2026 12:31:14 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><strong>Il tasso di fecondità</strong> - il numero medio di figli per donna - è ormai ben <strong>al di sotto del livello di rimpiazzo generazionale in tutto il mondo sviluppato</strong>. Le teorie classiche sono diventate poco adatte a spiegare le dinamiche recenti del comportamento riproduttivo, tanto che diventa sempre più complesso identificare le cause di questo continuo declino. Sebbene le interpretazioni legate alle difficoltà economiche e alle disuguaglianze di genere abbiano a lungo dominato la ricerca sulla bassissima fecondità, oggi sono messe in crisi dal fatto che la fecondità è diminuita sensibilmente anche in quei Paesi che hanno sempre mostrato migliori condizioni economiche, politiche di sostegno generose e relazioni di genere più egualitarie.</p>
<p class="v1MsoNormal">Si è più volte ipotizzato che le emergenti incertezze globali - come il peggioramento del cambiamento climatico, l'acuirsi delle crisi democratiche ed economiche, l'inasprimento dei conflitti armati - potessero influenzare le decisioni in ambito riproduttivo e ciò ha trovato conferma in un lavoro appena pubblicato sulla prestigiosa rivista multidisciplinare statunitense <strong>PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences).</strong></p>
<p class="v1MsoNormal">Lo studio comparativo internazionale<span> </span><a href="https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.2601690123" target="_blank" rel="noopener"><i>Parenthood decisions in uncertain times: experimental evidence from four countries</i></a><span> </span>("Decisioni sulla genitorialità in tempi di incertezza: evidenze sperimentali su quattro paesi")<span> </span><strong>è stato condotto da un team di ricercatori dell'Università Bocconi di Milano insieme alla prof.ssa Maria Letizia Tanturri del dipartimento di Scienze Statistiche dell'Università di Padova. La ricerca ha preso in esame quattro Paesi: Italia, Germania, Stati Uniti e Argentina</strong>, interessanti perché presentano differenti traiettorie di fecondità e, al tempo stesso, affrontano combinazioni peculiari di sfide socio-politiche e/o ambientali.</p>
<p class="v1MsoNormal">«L'indagine ad hoc, finanziata dal Ministero dell'Università e della Ricerca (PRIN 2022), nell'ambito del progetto FER.MO (<i>Italians' FERtility MOtivations in disorienting and uncertain time</i>) ci ha permesso di condurre una sorta di esperimento su più di 8.000 individui tra i 20 e i 44 anni -<span> </span><b>sottolinea Maria Letizia Tanturri, professoressa associata di Demografia, co-autrice della pubblicazione</b><span> </span>-. Abbiamo presentato agli intervistati degli scenari ipotetici in cui una coppia avrebbe potuto trovarsi, con diverse combinazioni di circostanze familiari e di situazioni globali, più o meno favorevoli; gli intervistati dovevano confrontare due scenari alla volta e decidere in quale dei due la coppia avrebbe deciso di fare un figlio. In questo modo abbiamo potuto studiare come gli individui, nelle scelte riproduttive, soppesino le risorse familiari, la divisione dei compiti domestici secondo il genere, i servizi di child-care, nonché diverse tipologie di incertezze macro-sistemiche. In tutti e quattro i paesi, il reddito e la stabilità abitativa rimangono determinanti centrali delle intenzioni di fecondità, mentre la disponibilità di servizi per l'infanzia e la divisione dei compiti domestici, esercitano sì un effetto positivo, ma più contenuto.<span> </span><strong>Parallelamente, la percezione della stabilità a livello macro - incluse le aspettative sulle condizioni climatiche, le prospettive economiche, il funzionamento democratico e l'assenza di conflitti internazionali - esercita un'influenza significativa e pressoché analoga sulle intenzioni di fecondità, seppure con alcune differenze tra Paesi. </strong>La stabilità macroeconomica e il cambiamento climatico, per esempio, rivestono un ruolo cruciale in Argentina, mentre negli Stati Uniti le intenzioni di fecondità risultano meno sensibili ai conflitti geopolitici; al contrario, in Germania sono condizionate maggiormente dalla paura della guerra e della crisi delle istituzioni democratiche, mentre in Italia, non c'è un motivo di preoccupazione che prevale fortemente sugli altri».</p>
<p class="v1MsoNormal">Per spiegare l'attuale calo della fecondità si deve quindi andare oltre le motivazioni centrate solo sulle caratteristiche del nucleo familiare e sulle politiche di assistenza all'infanzia (comunque rilevanti), riconoscendo che gli individui prendono decisioni familiari all'interno di un contesto più ampio, caratterizzato da determinati rischi sociali.<span> </span><strong>I risultati raggiunti dimostrano che la decisione di avere figli non è ponderata dai giovani intervistati in base alle sole proprie circostanze immediate, ma anche in funzione delle aspettative riguardo al futuro della società nel suo complesso: individui preoccupati per le sorti del loro Paese potrebbero decidere di non fare figli, e questo pesa in una situazione globale caratterizzata da una pluralità di shock.</strong></p>
<p class="v1MsoNormal">Ciò evidenzia, dunque, <strong>l'importanza di includere le condizioni di stabilità macro-sistemica</strong> (e le aspettative dei cittadini a riguardo) nei modelli esplicativi dell'attuale calo della fecondità. Analogamente, le misure di policy a sostegno della fecondità oltre a indirizzarsi alle politiche familiari dovrebbero tenere conto anche di quanto i cittadini siano esposti ai rischi globali, di come li percepiscano e di quanto possano essere influenzati da essi nelle scelte riproduttive.</p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[L'Italia si unisce agli sforzi europei senza precedenti per contrastare gli incendi boschivi]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/litalia-si-unisce-agli-sforzi-europei-senza-precedenti-per-contrastare-gli-incendi-boschivi</link>
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                    <description><![CDATA[Di fronte ai vasti incendi in Europa, l'Italia ha inviato due Canadair in Spagna tramite il meccanismo di protezione civile dell'UE, confermando il suo ruolo chiave nella solidarietà europea]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202607/image_900x600_e6c19e2827e154623b9f5961b4c4c398.webp" length="75710" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 30 Jul 2026 12:31:12 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">Mentre gli incendi boschivi si propagano in tutta Europa, un numero record di vigili del fuoco, aerei ed esperti di emergenza viene mobilitato nell'ambito del <strong>meccanismo di protezione civile dell'UE.</strong></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">L'Italia continua a essere un Paese fondamentale nel garantire la solidarietà europea in caso di emergenza e un contributore stabile al contingente comune dell'UE, composto da oltre 770 vigili del fuoco provenienti da 14 Paesi europei, preposizionati strategicamente nelle aree ad alto rischio. Parallelamente, 22 aerei antincendio e 5 elicotteri della flotta dell'UE sono pronti a sostenere i Paesi colpiti.</span><span lang="IT"> </span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">Gli incendi boschivi tuttora in corso in Francia e Spagna hanno dato luogo a una delle più grandi operazioni di evacuazione mai realizzate in Europa, costringendo oltre 60 000 persone a lasciare le proprie abitazioni.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">In risposta a una richiesta di assistenza delle autorità spagnole pervenuta al Centro di coordinamento della risposta alle emergenze di Bruxelles, la Protezione civile italiana ha coordinato l'invio di due Canadair antincendio per sostenere gli interventi volti a contenere gli incendi in Spagna nell'ambito del meccanismo di protezione civile dell'UE, attraverso "<strong>rescEU-IT</strong>".</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">La Presidente della Commissione europea, <strong>Ursula</strong><span> </span><b>von der Leyen</b>, ha dichiarato: «In momenti di emergenza, il nostro pensiero va a tutte le persone colpite e alle squadre di soccorso che lavorano nelle condizioni più difficili per salvare vite umane e proteggere le comunità. Dal profondo del cuore, ringrazio i vigili del fuoco italiani che stanno dimostrando, con i fatti, cosa significa solidarietà europea. Il loro coraggio e la loro dedizione ci ricordano una semplice verità: quando siamo uniti, siamo più forti».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">Anche il servizio satellitare dell'<strong>UE Copernicus</strong> sta fornendo rapidamente mappe di emergenza per sostenere gli interventi sul terreno. Il Centro di coordinamento della risposta alle emergenze dell'UE resta in stretto contatto con le autorità francesi e spagnole per valutare quale ulteriore sostegno possa essere mobilitato. Un funzionario di collegamento della Commissione europea si trova inoltre a Bordeaux per aiutare le autorità nazionali a coordinare l'assistenza dell'UE.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">Nell'ambito delle<span> </span></span><span lang="EN-GB"><a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_26_1230" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span lang="IT">misure di preparazione</span></a></span><span lang="IT"><span> </span>dell'UE in vista della stagione degli incendi boschivi di quest'anno, squadre antincendio provenienti da altri Paesi europei erano già state<span> </span></span><span lang="EN-GB"><a href="https://erccportal.jrc.ec.europa.eu/API/ERCC/Maps/DownloadPublicMap?contentItemID=5680&amp;fileN=ThumbFile&amp;forceDownload=False" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span lang="IT">preposizionate in Francia e Spagna</span></a></span><span lang="IT"><span> </span>prima dell'inizio degli incendi, consentendo loro di rafforzare immediatamente le squadre nazionali di intervento.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">Quando un Paese chiede assistenza attraverso il<span> </span></span><span lang="EN-GB"><a href="https://civil-protection-humanitarian-aid.ec.europa.eu/what/civil-protection/eu-civil-protection-mechanism_en" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span lang="IT">meccanismo di protezione civile dell'UE</span></a></span><span lang="IT">, la richiesta viene condivisa con tutti i 37 Paesi partecipanti. Ciascuno di essi può mettere a disposizione gli aerei, gli elicotteri, le squadre antincendio, le attrezzature o gli esperti di cui dispone, mentre la Commissione ne coordina e cofinanzia il dispiegamento. Se tali offerte nazionali non sono sufficienti, l'UE può attingere a rescEU, la propria riserva strategica, che comprende una flotta di 22 aerei e cinque elicotteri.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[PRISMA Second Generation: la nuova frontiera iperspettrale dell'Agenzia Spaziale Italiana ]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/prisma-second-generation-la-nuova-frontiera-iperspettrale-dellagenzia-spaziale-italiana</link>
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                    <description><![CDATA[Firmato il contratto tra l'Agenzia Spaziale Italiana e OHB Italia per lo sviluppo del satellite iperspettrale PRISMA Second Generation che potenzierà le capacità nazionali di Osservazione della Terra]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202607/image_900x600_e7f7da149184cc9c7129729dd5a2fa73.webp" length="61950" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 30 Jul 2026 12:31:08 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-22eb3f6c-7fff-c379-c947-012c5792c19d"><strong>L’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) ha siglato con OHB Italia il contratto per lo sviluppo della missione </strong><span><strong>PRISMA Second Generation (PSG)</strong>,</span><span> il cui lancio è previsto entro la fine del 2031. La nuova missione di <strong>Osservazione della Terra</strong> garantirà la continuità delle capacità iperspettrali nazionali, introducendo prestazioni evolute rispetto alla prima generazione di PRISMA, operativa dal 2019.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Grazie a un satellite dotato di uno </span><strong>strumento iperspettrale di nuova generazione</strong><span>, PSG consentirà di acquisire <strong>informazioni più precise sulla composizione e sulle caratteristiche della superficie terrestre</strong>, rafforzando le capacità italiane nel </span><span>monitoraggio ambientale</span><span>, nella </span><span>gestione delle risorse naturali</span><span> e nello studio dei fenomeni legati al </span><span>cambiamento climatico</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La missione si basa su una filiera industriale nazionale altamente specializzata. OHB Italia opererà come prime contractor per la realizzazione del sistema e del satellite di osservazione terrestre; Thales Alenia Space Italia fornirà la piattaforma in qualità di subcontractor, mentre Leonardo svilupperà lo strumento iperspettrale attraverso un contratto dedicato già sottoscritto nel dicembre scorso. Lo strumento sarà successivamente integrato nel sistema satellitare, valorizzando le competenze tecnologiche e industriali maturate dal comparto spaziale italiano.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«PRISMA Second Generation rappresenta un’importante evoluzione delle capacità italiane nell’Osservazione della Terra e conferma il valore delle competenze tecnologiche e industriali nazionali», ha dichiarato </span><strong>Roberto Formaro</strong><span>, Direttore della Direzione Ingegneria e Tecnologie dell’Agenzia Spaziale Italiana. «La missione consentirà di disporre di dati sempre più accurati a supporto della ricerca scientifica, delle istituzioni e delle applicazioni operative per il monitoraggio dell’ambiente e del territorio. Questo programma valorizza il patrimonio di competenze sviluppato dall’industria nazionale e consolida un percorso di innovazione tecnologica che consentirà di affrontare con strumenti sempre più avanzati le sfide future nel campo dell’osservazione iperspettrale della Terra».</span></p>
<p dir="ltr"><span>«La firma di questo contratto con l'Agenzia Spaziale Italiana rappresenta per OHB Italia una responsabilità importante e dà continuità al ruolo già ricoperto con successo nella missione PRISMA, lanciata nel 2019», ha commentato <strong>Roberto Aceti</strong>, amministratore delegato di OHB Italia. «Come </span><span>prime</span><span> </span><span>contractor</span><span> guideremo un programma che coinvolge alcune delle principali eccellenze dell'industria spaziale italiana, integrando tecnologie altamente innovative in un sistema progettato per rispondere ai requisiti più avanzati dell'osservazione iperspettrale. PRISMA Second Generation conferma la capacità della filiera nazionale, in stretta collaborazione con l'ASI, di lavorare in modo sinergico per realizzare missioni strategiche, trasformando innovazione, esperienza e collaborazione in un'infrastruttura spaziale al servizio del Paese».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Rispetto alla prima generazione, la nuova missione introdurrà <strong>capacità operative potenziate e un significativo incremento della risoluzione spaziale</strong>, che passerà dagli attuali 30 metri a </span><span>un <strong>dettaglio</strong></span><strong> inferiore ai 10 metri</strong><span>. Questo miglioramento consentirà analisi più accurate del territorio e un supporto più efficace alle applicazioni scientifiche, istituzionali e industriali.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il payload iperspettrale sarà costituito da uno spettrometro ottico avanzato in grado di acquisire bande spettrali strette e continue nel campo VNIR/SWIR, da 400 a 2500 nanometri, con una <strong>risoluzione spettrale di 10 nanometri</strong>. Questa capacità permetterà di identificare con elevata accuratezza la composizione chimico-fisica degli elementi presenti sulla superficie terrestre, fornendo nuove informazioni per lo studio dei processi ambientali e territoriali.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Per gestire l’elevato volume di dati generato dalla missione, stimato in circa 3 terabyte al giorno, il payload sarà dotato di sistemi avanzati di elaborazione a bordo basati su </span><span>intelligenza artificiale</span><span> e tecniche di apprendimento automatico. Queste tecnologie consentiranno di ottimizzare la gestione delle informazioni acquisite e supportare, tra le altre funzionalità, l’analisi della copertura nuvolosa in tempo reale.</span></p>
<p dir="ltr"><span>PRISMA Second Generation metterà a disposizione della comunità scientifica, delle istituzioni e degli operatori industriali una capacità osservativa avanzata per applicazioni nei settori della sostenibilità ambientale e della gestione del territorio. I dati della missione contribuiranno al <strong>miglioramento dei modelli previsionali e al supporto delle attività di monitoraggio dei cambiamenti climatici, dell’agricoltura, dei disastri naturali, della desertificazione e della tutela degli ecosistemi</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Le informazioni raccolte dallo strumento iperspettrale potranno inoltre essere utilizzate per <strong>individuare fenomeni difficilmente rilevabili con tecniche tradizionali</strong>, come discariche abusive, emissioni di gas inquinanti, presenza di materiali contenenti amianto e alterazioni della superficie terrestre, offrendo nuove opportunità per la gestione sostenibile delle risorse naturali.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Fisica moderna: un nuovo test della gravità conferma la relatività generale di Einstein]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/fisica-moderna-un-nuovo-test-della-gravita-conferma-la-relativita-generale-di-einstein</link>
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                    <description><![CDATA[Un nuovo studio conferma l'invarianza di Lorentz, principio su cui si fondano la relatività generale e il modello standard delle particelle elementari. Lo studio, guidato da ricercatori INAF della collaborazione SaToR-G e finanziato dall'INFN, vincola fortemente le possibili violazioni]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202607/image_900x600_0364910a996d61142d2b363cd5bbf18a.webp" length="190340" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 30 Jul 2026 12:31:06 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-5ba4064d-7fff-7a32-8480-017fb4e0e0e1"><span><strong>La teoria della relatività generale di Albert Einstein</strong> <strong>supera un nuovo e rigoroso test, ottenendo una delle sue più accurate verifiche sperimentali in un regime di campo gravitazionale debole</strong>. Si tratta della conferma di un principio fondante della relatività generale, <strong>l'</strong></span><strong>Invarianza Locale di Lorentz</strong><span><strong> (LLI)</strong>: le leggi della natura rimangono identiche qualunque sia la velocità o l'orientazione con cui l'osservatore si muove nello spazio. Questo principio è matematicamente riassunto da un particolare parametro, chiamato PPN α₁, che è rigorosamente nullo se vale la LLI, e di conseguenza la relatività generale.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il nuovo risultato migliora di oltre un fattore quattro il precedente limite sperimentale che resisteva da circa trent'anni, ed è stato pubblicato il 27 luglio 2026, simultaneamente su due delle più prestigiose riviste internazionali del settore: </span><a href="https://journals.aps.org/prl/abstract/10.1103/v88p-965w"><span>Physical Review Letters</span></a><span>, dove viene presentato il risultato principale, e </span><a href="https://journals.aps.org/prd/abstract/10.1103/hj6p-bfyr"><span>Physical Review D</span></a><span>, dove il risultato viene discusso nell'ambito di un'analisi teorica e di una rigorosa caratterizzazione degli errori statistici e sistematici.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Lo studio è stato condotto da una <strong>collaborazione, guidata da ricercatori dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), cui partecipano anche ricercatori dell'Università di Roma Tor Vergata, dell'Istituto di Scienza e Tecnologie dell'Informazione del CNR (ISTI-CNR), del British Geological Survey (Regno Unito) e dell'Instituto Geográfico Nacional (Spagna). Il progetto, dal nome SaToR-G, è stato finanziato dalla Commissione Scientifica Nazionale 2 dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN).</strong></span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Alla ricerca di nuova fisica</span></h3>
<p dir="ltr"><span>L'invarianza locale di Lorentz rappresenta un pilastro della fisica moderna, una vera pietra angolare su cui si reggono sia la relatività generale, sia il modello standard della fisica delle particelle e dei campi: come tale, è alle fondamenta della nostra comprensione più profonda dello spaziotempo. Molte teorie che cercano di estendere la teoria di Einstein o di unificare la gravità con la meccanica quantistica prevedono la possibile esistenza di un sistema di riferimento privilegiato nell'universo (tipicamente identificato con quello della radiazione cosmica di fondo), in contrasto con il principio di invarianza locale di Lorentz.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Una simile violazione lascerebbe una firma misurabile nel moto dei satelliti artificiali.</span><span> </span><span>Il parametro PPN α₁ quantifica proprio questa eventuale deviazione. Nella relatività generale il suo valore è esattamente pari a zero: qualsiasi valore diverso da zero, quindi, costituirebbe un'indicazione di nuova fisica.</span><span> </span><span>L'analisi ha permesso di stabilire un nuovo limite, in base al quale il valore di PPN α₁ è compatibile con zero con una incertezza inferiore a due parti su centomila: si tratta del suo più stringente limite mai ottenuto nel regime della gravitazione in campo debole, che migliora di oltre un fattore quattro il precedente limite sperimentale, ottenuto nel 1996 con misurazioni di Lunar Laser Ranging sulla distanza Terra-Luna.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«La teoria della Relatività Generale di Einstein continua a dimostrarsi incredibilmente solida», commenta </span><strong>David Lucchesi</strong><span>, ricercatore INAF associato all'INFN e responsabile nazionale dell'esperimento. «Con questa misura – prosegue <strong>Lucchesi</strong> – abbiamo spinto il limite di una possibile violazione dell'invarianza locale di Lorentz a un livello di accuratezza mai raggiunto prima in un campo gravitazionale debole come quello terrestre. Abbattere un primato scientifico che resisteva da ben trent'anni, stabilito dalle storiche misurazioni laser agli specchi lasciati sulla superficie lunare dalle missioni Apollo e LunoKhod, dimostra che la fisica fondamentale ha ancora moltissimo da scoprire e verificare anche 'nel giardino di casa', studiando lo spazio circumterrestre attorno al nostro pianeta».</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Trent'anni di osservazioni</span></h3>
<p dir="ltr"><span>Per ottenere questo risultato i ricercatori e le ricercatrici hanno <strong>analizzato circa trent'anni di misure di Satellite Laser Ranging effettuate sui satelliti geodetici LAGEOS I e LAGEOS II,</strong> due satelliti passivi progettati proprio per studi di geodesia e fisica gravitazionale. Ricoperti da centinaia di retroriflettori, i satelliti vengono continuamente 'illuminati' da impulsi laser provenienti dalle stazioni dell'International Laser Ranging Service, tra cui la stazione di Matera dell'Agenzia Spaziale Italiana. Misurando il tempo impiegato dalla luce per raggiungere il satellite e tornare a terra è possibile determinarne la distanza con precisione millimetrica e ricostruirne l'orbita con accuratezza centimetrica. L'eventuale violazione dell'invarianza di Lorentz produrrebbe una minuscola oscillazione annuale nell'orbita dei satelliti. Rivelare un segnale così debole richiede però di distinguerlo dalle numerose perturbazioni che agiscono continuamente sul loro moto.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Isolare un segnale così infinitesimale in mezzo al caos delle perturbazioni dello spazio vicino alla Terra è stato come cercare il classico ago in un pagliaio orbitale», spiega </span><strong>Massimo Bassan</strong><span><strong>,</strong> già professore all'Università di Roma Tor Vergata e ricercatore associato all'INFN. «I satelliti LAGEOS sono continuamente disturbati dal campo gravitazionale asimmetrico del pianeta, dalle maree, dalla pressione della luce solare - sia diretta sia riflessa dalla Terra - e dalle spinte termiche».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Per superare questo sbarramento il gruppo di ricerca ha applicato algoritmi di filtraggio ultra-selettivi.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Abbiamo sviluppato - spiega </span><strong>Massimo Visco</strong><span>, ricercatore INAF associato all'INFN - una strategia di analisi che combina matematicamente le orbite dei due satelliti eliminando la principale sorgente di errore sistematico. Abbiamo utilizzato una tecnica di Phase-Sensitive Detection capace di isolare selettivamente il solo segnale ricercato. A garanzia dell'assoluta solidità del risultato, abbiamo condotto l'analisi su due software di calcolo completamente indipendenti. In questa delicata fase di validazione, il ruolo della collaborazione internazionale è stato cruciale, in particolare grazie al collega spagnolo José C. Rodriguez che ha gestito le analisi con il codice britannico SATAN, mentre il collega dell'INAF Roberto Peron le ha effettuate con GEODYN II, sviluppato dalla NASA. Le due analisi hanno fornito risultati pienamente concordanti».</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Einstein resiste, ma la ricerca continua</span></h3>
<p dir="ltr"><span>Il risultato finale è netto: <strong>non è stata osservata alcuna violazione dell'invarianza locale di Lorentz. Ancora una volta, la relatività generale descrive con straordinaria precisione il comportamento della gravità nel Sistema Solare</strong>.</span><span> </span><span>Questo 'risultato nullo' rappresenta tuttavia un importante avanzamento della fisica fondamentale. Restringendo ulteriormente il valore possibile del parametro α₁, lo studio pone nuovi vincoli ad alcune teorie alternative della gravitazione, come la teoria Einstein-aether e i modelli di gravità quantistica di Hořava-Lifshitz nel loro limite di basse energie, riducendone sensibilmente lo spazio dei parametri compatibili con gli esperimenti.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Un investimento nella fisica della gravitazione</span></h3>
<p dir="ltr"><span>Il risultato testimonia l'efficacia della collaborazione tra istituzioni italiane ed europee. Negli ultimi anni l'INFN ha investito in modo crescente nello studio della gravità, dai test di precisione nel regime dei campi deboli fino alle osservazioni delle onde gravitazionali con Virgo e ai futuri esperimenti, come LISA ed Einstein Telescope.</span><span> </span><span>Le verifiche sperimentali della gravità nei campi deboli e in quelli forti sono infatti complementari: insieme permettono di mettere alla prova la relatività generale in condizioni molto diverse e di cercare eventuali indizi di una teoria più generale capace di unificare la gravità con la meccanica quantistica. Per il momento, però, la teoria di Einstein continua a superare brillantemente ogni test.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Astrofisica: la produzione di polvere cosmica anche in ambienti estremamente poveri di metalli]]></title>

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                    <description><![CDATA[Uno studio a guida INAF, basato sui dati del telescopio spaziale James Webb, rivela come le stelle giganti nelle fasi finali della loro evoluzione siano in grado di produrre polvere cosmica anche in ambienti estremamente poveri di metalli]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202607/image_900x600_5c63e0c3f8f7ba8eed6185b79aa63c1f.webp" length="187384" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 30 Jul 2026 12:31:03 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Grazie alle straordinarie capacità del <strong>telescopio spaziale James Webb Space Telescope (JWST) della NASA</strong>, un team internazionale di scienziati guidato da <strong>Claudio Gavetti</strong>, dottorando presso l'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e l'Università degli Studi Roma Tre, ha svelato i meccanismi con cui le stelle che si trovano nelle ultime fasi della loro evoluzione producono <strong>polvere cosmica in ambienti estremamente poveri di elementi chimici più pesanti di idrogeno ed elio</strong>, che in astronomia vengono indicati con il termine "metalli". Il lavoro, pubblicato oggi sulla rivista<span> </span><strong>The Astrophysical Journal</strong>, fornisce nuovi vincoli osservativi per comprendere come le stelle evolute formano polvere in condizioni simili a quelle dell'Universo primordiale.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">L'oggetto dello studio è la <strong>galassia nana Sextans A,</strong> un laboratorio cosmico situato ai margini del nostro Gruppo Locale, caratterizzato da un contenuto di metalli eccezionalmente basso, stimato tra l'1% e il 7% di quello del Sole. Questa peculiare composizione rende Sextans A molto simile alle galassie che<span> </span><span class="v1Lm v1ng">popolavano</span><span> </span>l'Universo giovane e primordiale, offrendo ai ricercatori una rara opportunità di analizzare processi simili a quelli che avvenivano nell'Universo miliardi di anni fa.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">«Studiare direttamente le galassie che popolavano l'Universo primordiale è ancora molto difficile», spiega<span> </span><b>Claudio Gavetti</b>, «per questo osservare una galassia vicina come Sextans A, che presenta condizioni chimiche simili, ci offre un'opportunità preziosa per capire come si siano evolute le prime generazioni di stelle e quale ruolo abbiano avuto nel trasformare il mezzo interstellare».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Combinando le osservazioni ad altissima risoluzione degli strumenti <strong>NIRCam e MIRI</strong> a bordo di JWST con modelli teorici d'avanguardia, che accoppiano l'evoluzione della stella alla formazione della polvere nel suo vento circumstellare, gli autori dello studio sono riusciti a mappare l'intera popolazione di stelle nella fase evolutiva che prende il nome di "<strong>ramo asintotico delle giganti rosse</strong>".</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">«Il James Webb ci permette di osservare con un livello di dettaglio senza precedenti ambienti che fino a pochi anni fa erano fuori dalla nostra portata. Il valore di questi dati non è solo nelle immagini, ma nella possibilità di confrontarle con i modelli teorici e verificare quanto descrivano correttamente l'evoluzione delle stelle», commenta<span> </span><b>Flavia Dell'Agli</b>, ricercatrice INAF e coautrice del lavoro.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">I risultati mostrano che la stragrande maggioranza (oltre il 90%) di queste stelle giganti è quasi del tutto priva di polvere circostante. Tuttavia, il team ha individuato un sottoinsieme di 20 stelle, avvolte da spessi gusci di polvere. L'analisi ha rivelato che quasi la totalità di queste fabbriche di polvere si è formata tra 2 e 3 miliardi di anni fa a partire da astri con una massa iniziale di circa una volta e mezzo quella del Sole.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Questo lavoro compie un passo in avanti decisivo per comprendere meglio <strong>se e quanto efficacemente le stelle giganti riescano a produrre la polvere interstellare negli ambienti primordiali</strong>, dove le materie prime<span> </span><span class="v1Lm v1ng">scarseggiavano.</span><span> </span>Un tassello fondamentale per comprendere meglio l'Universo di oggi, dal momento che la polvere interstellare agisce come catalizzatore per il raffreddamento del gas, permettendo quindi la nascita di nuove generazioni di stelle e sistemi planetari.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Link all'articolo "<a href="https://doi.org/10.3847/1538-4357/ae7bee" target="_blank" rel="noopener"><b><span>Dust in the Very Metal-poor Galaxy Sextans A with JWST. I. Characterizing the Evolved Stellar Population of <span class="v1Lm v1ng">Sextans A Based</span> on JWST Observations and Stellar Evolution Models</span></b></a><b>"</b><span> </span>di C. Gavetti, F. Dell'Agli, E. Tarantino, M. L. Boyer, I. McDonald, J. Th. van Loon, D. A. García-Hernández, M. A. T. Groenewegen, A. Nanni, J. A. D. L. Blommaert, R. D.<span> </span><span class="v1LI v1ng">Gehrz,</span><span> </span>L. M. Gerlach, S. Goldman, M. Marengo, K. B. W. McQuinn, J. M. Oliveira, J. Roman-Duval, R. Sahai, E. D. Skillman, B. F. Williams, A. Javadi, O. C. Jones, F. Kemper, F. La Franca e G. C. Sloan, pubblicato online sulla rivista<span> </span><i>The Astrophysical Journal.</i></span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Fondazione Don Gnocchi promuove ARIANNA: un nuovo modello di presa in carico delle persone con demenza e dei loro caregiver]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/fondazione-don-gnocchi-promuove-arianna-un-nuovo-modello-di-presa-in-carico-delle-persone-con-demenza-e-dei-loro-caregiver</link>
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                    <description><![CDATA[Un numero verde, che resterà attivo per tutto il mese di agosto per raccogliere e rispondere alle richieste, e un case manager dedicato, per accompagnare le famiglie nella scelta e nell'attivazione dei servizi sanitari, sociosanitari, sociali e del Terzo Settore più appropriati]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202607/image_900x600_d36c9570c042a42ef17b56821b7277a2.webp" length="87496" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 30 Jul 2026 08:57:31 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1ms-outlook-mobile-reference-message v1skipProofing"><span>Un numero verde e un case manager dedicato, per accompagnare le persone con demenza e i loro familiari nella scelta e nell'attivazione dei servizi sanitari, sociosanitari, sociali e del Terzo Settore più appropriati. Sono gli elementi distintivi di <b>ARIANNA </b>– Accompagnamento e Reti Integrate per l'Assistenza nella Neurofragilità e nella Non Autosufficienza, il nuovo modello di presa in carico promosso da <b>Fondazione Don Gnocchi</b> insieme a <b>Sociòsfera</b>, <b>Fondazione Maddalena Grassi </b>e<b> A Casa Tua – Cure domiciliari</b>, nell'ambito della misura di ATS Milano Città Metropolitana dedicata agli anziani fragili.</span></p>
<p class="v1ms-outlook-mobile-reference-message v1skipProofing"><span>Il progetto si rivolge alle persone con decadimento cognitivo o demenza e ai loro caregiver residenti nei territori di <b>ATS Milano Città Metropolitana </b>e di <b>ATS Monza Brianza</b>. L'accesso è gratuito attraverso il <b>Numero Verde 800 815 904</b> e prevede l'affiancamento di un case manager, uno psicologo o un assistente sociale appositamente formato, che diventa il punto di riferimento stabile della famiglia nel rapporto con i diversi servizi.</span></p>
<p class="v1ms-outlook-mobile-reference-message v1skipProofing"><span>Il Numero Verde resterà attivo per tutto il mese di agosto per raccogliere e rispondere alle richieste delle famiglie. Le attività di presa in carico dei pazienti riprenderanno a partire da settembre, insieme agli incontri dedicati ai caregiver.</span></p>
<p class="v1ms-outlook-mobile-reference-message v1skipProofing"><span><b>Emanuele Tomasini, </b>clinical manager RSA aperta di Fondazione Don Gnocchi e coordinatore del progetto, dichiara: «I servizi esistono, ma spesso sono distribuiti tra interlocutori diversi, che non sempre riescono a comunicare tra loro, e per le famiglie capire da dove iniziare può diventare difficile. Per questo non basta aggiungere nuove prestazioni: serve qualcuno che accompagni la persona e i suoi familiari lungo tutto il percorso, aiutandoli a orientarsi e costruendo un dialogo tra tutti gli attori coinvolti. ARIANNA intende promuovere un nuovo modo di garantire continuità assistenziale».</span></p>
<p class="v1ms-outlook-mobile-reference-message v1skipProofing"><span>Il percorso prende avvio con un primo colloquio di orientamento, seguito da una valutazione multidimensionale che considera non soltanto gli aspetti clinici e cognitivi, ma anche la situazione familiare, relazionale e sociale. L'obiettivo è comprendere in quale fase del percorso di malattia si trovi la persona e costruire, insieme alla famiglia, un progetto personalizzato, capace di evolvere nel tempo e di attivare, di volta in volta, le risorse più appropriate.</span></p>
<p class="v1ms-outlook-mobile-reference-message v1skipProofing"><span>Attraverso il Numero Verde, ARIANNA garantisce supporto alle famiglie anche durante il mese di agosto, una fase dell'anno in cui il peso dell'assistenza può farsi ancora più intenso. Durante l'estate, infatti, le ferie, la temporanea assenza di alcuni punti di riferimento, il cambiamento delle routine e la necessità di riorganizzare l'assistenza aumentano il carico che grava sulle famiglie. Alle difficoltà organizzative possono aggiungersi gli effetti delle alte temperature, che rendono le persone anziane e con decadimento cognitivo particolarmente vulnerabili alla disidratazione e agli episodi acuti di disorientamento (Istituto Superiore di Sanità, Ondate di calore: raccomandazioni per la popolazione anziana e le persone fragili<i>)</i></span><span>. </span></p>
<p class="v1ms-outlook-mobile-reference-message v1skipProofing"><span>Le persone con demenza beneficiano, inoltre, di abitudini quotidiane il più possibile stabili, mentre cambiamenti negli orari, negli ambienti e nelle figure di riferimento possono contribuire ad aumentare disorientamento, agitazione e sintomi comportamentali (National Institute for Health and Care Excellence, Dementia: assessment, management and support for people living with dementia and their carers)</span><span>. Non a caso, quasi <b>sei caregiver su dieci</b> di persone con demenza riferiscono livelli elevati di stress emotivo, a conferma di quanto sia fondamentale poter contare su un accompagnamento continuativo e su una rete di servizi facilmente accessibile (Alzheimer's Association, 2024 Alzheimer's Disease Facts and Figures)</span><span>.</span></p>
<p class="v1ms-outlook-mobile-reference-message v1skipProofing"><span>In Lombardia convivono con la demenza quasi 192 mila persone, oltre 79 mila delle quali residenti tra Milano e Monza Brianza. A queste si aggiungono 158.098 persone con decadimento cognitivo lieve (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale Regionale sulle Demenze, Regione Lombardia)</span><span>. Eppure, il problema non è sempre la mancanza di servizi. In un territorio come quello lombardo, le opportunità di assistenza sono numerose: medici di medicina generale, Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze (CDCD), RSA aperta, servizi domiciliari, assistenza sociale comunale, centri diurni, associazioni e realtà del Terzo Settore.</span></p>
<p class="v1ms-outlook-mobile-reference-message v1skipProofing"><span>«La vera sfida è aiutare le famiglie a orientarsi in questa complessità, individuando il servizio più appropriato nel momento giusto e favorendo il dialogo tra professionisti e organizzazioni», conclude <strong>Tomasini</strong>.</span></p>
<p class="v1ms-outlook-mobile-reference-message v1skipProofing"><span>ARIANNA nasce dall'esperienza del progetto TESEO, che ha già accompagnato oltre 200 persone con demenza e più di 400 caregiver e ha permesso di costruire una mappatura ampia e aggiornata dei servizi presenti sul territorio. Il nuovo progetto amplia ulteriormente gli strumenti a disposizione delle famiglie, affiancando al case management il family coaching anticrisi, pensato per sostenere i nuclei familiari nei momenti di maggiore complessità, gruppi di confronto e psicoterapia dedicati ai caregiver, consulenze specialistiche in telemedicina, percorsi di stimolazione cognitiva online e una costante attività di informazione rivolta alla cittadinanza.</span></p>
<p class="v1ms-outlook-mobile-reference-message v1skipProofing"><span>Per maggiori informazioni è possibile <a href="https://www.progettoteseo.it/arianna/" target="_blank" rel="noopener">consultare il sito</a>.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Fibrillazione atriale: la sola terapia anticoagulante potrebbe non essere sufficiente a ridurre il rischio di declino cognitivo]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/fibrillazione-atriale-la-sola-terapia-anticoagulante-potrebbe-non-essere-sufficiente-a-ridurre-il-rischio-di-declino-cognitivo</link>
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                    <description><![CDATA[Lo studio Strat-AF - condotto dall'Istituto di neuroscienze del Cnr, dall'Azienda ospedaliero-universitaria Careggi e dall'Università di Firenze - è il primo al mondo a stimare l'incidenza del declino cognitivo negli anziani con fibrillazione atriale in terapia anticoagulante orale]]></description>

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                    <pubDate>Thu, 30 Jul 2026 08:57:28 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-1a5bbeac-7fff-8276-beef-c4cfd8eef616"><span><strong>La fibrillazione atriale è l'aritmia cardiaca più diffusa al mondo</strong>, con circa 59 milioni di persone colpite, ed è un riconosciuto fattore di rischio per il declino cognitivo. Sebbene la terapia anticoagulante orale rappresenti il trattamento standard per prevenire ictus ed embolie, finora mancavano studi in grado di <strong>quantificare l'incidenza del declino cognitivo nei pazienti anziani con fibrillazione atriale in terapia anticoagulante</strong>. </span></p>
<p dir="ltr"><span>A colmare questa lacuna è uno studio condotto dall'<strong>Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-In), dall'Azienda ospedaliero-universitaria Careggi e dall'Università di Firenze</strong>. La ricerca è pubblicata sulla rivista <strong>EP Europace</strong>. I risultati indicano che <strong>la sola terapia anticoagulante potrebbe non essere sufficiente a ridurre il rischio di declino cognitivo</strong>, suggerendo che alla prevenzione del rischio tromboembolico debbano affiancarsi il controllo dei fattori di rischio vascolare e uno screening cognitivo sistematico.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Abbiamo seguito per circa due anni 140 pazienti ultra65enni con fibrillazione atriale, in trattamento con anticoagulanti e cognitivamente normali all'ingresso nello studio, sottoponendoli a una valutazione neuropsicologica completa al basale e nel corso del follow-up», spiega <strong>Antonio Di Carlo,</strong> ricercatore dell'Istituto di neuroscienze del Cnr (Cnr-In): «Nel periodo di osservazione, 30 pazienti hanno sviluppato deterioramento cognitivo con un'incidenza stimata di circa 14 casi all'anno ogni 100 persone seguite: un valore all'incirca doppio rispetto a quello osservato nella popolazione anziana generale. Abbiamo inoltre riscontrato che, anche nei pazienti anziani con fibrillazione atriale in terapia anticoagulante, la presenza di cardiopatia coronarica, un precedente ictus e il diabete aumentano significativamente il rischio di declino cognitivo. Al contrario, un livello di istruzione più elevato e migliori prestazioni cognitive all'inizio dello studio si sono confermati fattori protettivi».</span></p>
<p dir="ltr"><span>«I dati rilevati mostrano come, anche nei pazienti correttamente trattati con anticoagulanti per la prevenzione dell'ictus, il rischio di declino cognitivo resti elevato e legato al carico di comorbidità vascolare accumulato nel corso della vita. Questo suggerisce che i meccanismi alla base del legame tra fibrillazione atriale e declino cognitivo vadano oltre la sola prevenzione del rischio tromboembolico, e chiama in causa fenomeni come l'ipoperfusione cronica e l'infiammazione», prosegue <strong>Costanza Parenti, </strong>ricercatrice Cnr-In.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«I risultati dovranno essere confermati da studi multicentrici su casistiche più ampie, ma la stima dell'incidenza del deterioramento cognitivo, disponibile per la prima volta in questa specifica popolazione di pazienti, rappresenta uno strumento importante per programmare percorsi mirati, integrando lo screening cognitivo sistematico con la valutazione multifattoriale del rischio vascolare nella gestione dei pazienti con fibrillazione atriale, in particolare di quelli con basso livello di istruzione o con altre condizioni vascolari a rischio», conclude <strong>Di Carlo</strong>. «L'effetto protettivo di un più elevato livello di istruzione si inserisce nel concetto di riserva cognitiva: anni di studio e attività intellettuali prolungate possono contribuire a compensare più a lungo i danni cerebrali di natura vascolare o degenerativa. Inoltre, un più alto livello di istruzione tende ad associarsi a stili di vita più salutari e a una migliore aderenza alle terapie, elementi che possono contribuire a ritardare la manifestazione clinica del danno cerebrale».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Lo studio, coordinato dalle principal investigator <strong>Anna Poggesi e Rossella Marcucci</strong> (Università degli studi di Firenze), è stato condotto nell'ambito del <strong>progetto Strat-AF, finanziato dalla Regione Toscana e dal Ministero della Salute</strong> nell'ambito dei bandi ricerca finalizzata 2013 e 2021 e del programma ricerca salute della Regione Toscana 2018.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Link allo studio: Antonio Di Carlo, Costanza Parenti, Eleonora Barucci, Giulia Salti, Emilia Salvadori, Giacomo Redi, Benedetta Formelli, Filippo Fratini, Anna Maria Gori, Giovanni Pracucci, Marzia Baldereschi, Francesco Meucci, Martina Berteotti, Francesco Alfano, Andrea Ginestroni, Enrico Fainardi, Rossella Marcucci, Anna Poggesi, <a href="https://academic.oup.com/europace/article/28/7/euag168/8723969" target="_blank" rel="noopener">Incidence and clinical predictors of cognitive decline in anticoagulated patients with atrial fibrillation: the Strat-AF Study</a>, EP Europace, Volume 28, Issue 7, July 2026, euag168,</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Confindustria e CRUI: università e imprese alleate per la competitvità del Paese]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/confindustria-e-crui-universita-e-imprese-alleate-per-la-competitvita-del-paese</link>
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                    <description><![CDATA[L'iniziativa "Alta Formazione, Ricerca e Innovazione: Università e Imprese per la Competitività del Paese" promossa da CRUI e Confindustria, incentrata sulla collaborazione tra università e imprese per rafforzare la competitività del Paese]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202607/image_900x600_75ad52be6538cd4859e2685d8f617943.webp" length="44332" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 30 Jul 2026 08:57:24 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-ccecacad-7fff-d68b-7d51-fd748c121eaf"><span><strong>Rendere strutturale la collaborazione tra università e imprese per rafforzare la competitività del Paese</strong>, accelerare il trasferimento tecnologico e valorizzare ricerca e formazione. È questo il messaggio emerso dalla seconda edizione di </span><strong>"Alta Formazione, Ricerca e Innovazione: Università e Imprese per la Competitività del Paese"</strong><span>, promossa da <strong>CRUI e Confindustria</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>L'iniziativa, che si è svolta il 23 luglio 2026 a <strong>Roma</strong> presso la sede di Confindustria, ha coinvolto il sistema universitario, il mondo delle imprese e numerosi soggetti istituzionali, con l'obiettivo di individuare <strong>proposte operative e priorità condivise per rafforzare il contributo della conoscenza allo sviluppo economico e sociale dell'Italia</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>L’evento ha concluso un percorso di confronto sviluppato negli ultimi mesi attraverso </span><strong>sei tavoli di lavoro</strong><span> dedicati a </span><strong>formazione, innovazione, trasferimento tecnologico, imprenditorialità accademica, proprietà intellettuale, internazionalizzazione dei talenti e dottorati innovativi</strong><span><strong>.</strong></span></p>
<p dir="ltr"><span>Tra i principali temi emersi dal confronto figurano il rafforzamento delle lauree professionalizzanti e dei raccordi con gli <strong>ITS Academy</strong>, il sostegno all'imprenditorialità accademica, la valorizzazione dei brevetti e della proprietà intellettuale, il consolidamento dei dottorati innovativi e industriali, l'attrazione e il placement dei talenti internazionali, nonché la necessità di rendere il trasferimento tecnologico una componente strutturale delle politiche universitarie e industriali.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Particolare attenzione è stata dedicata al <strong>tema dell'innovazione e del trasferimento tecnologico,</strong> sul quale università e imprese hanno registrato importanti convergenze. Tra queste, l'esigenza di riconoscere e valorizzare il trasferimento tecnologico nei sistemi di valutazione degli atenei e delle carriere accademiche, rafforzare le strutture dedicate all'innovazione, promuovere strumenti più efficaci di incontro tra domanda industriale e offerta di ricerca e garantire continuità ai dottorati industriali e innovativi oltre la stagione del PNRR.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Nel corso della giornata è stato inoltre evidenziato il valore strategico dell'internazionalizzazione e del progetto “</span><strong>Italy Calls India</strong><span>”, nato per favorire l'incontro tra studenti internazionali formati negli atenei italiani e il sistema produttivo nazionale, valorizzando competenze già presenti nel Paese e contribuendo ad attrarre nuovi talenti. Un modello, quello immaginato per l’India, che potrebbe essere replicato con altri Paesi partner.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«La competitività dell’Italia non dipenderà semplicemente dalla quantità di risorse investite nella ricerca o dal numero dei laureati che riusciremo a formare – ha detto </span><strong>Laura Ramaciotti, Presidente della CRUI</strong><span><strong> </strong>–. Dipenderà soprattutto dalla nostra capacità di trasformare la conoscenza in sviluppo, facendo lavorare università e imprese come parti di uno stesso progetto per il Paese. Non dobbiamo costruire da zero un rapporto tra università e impresa, ma renderlo più diffuso, più stabile e più capace di generare valore».</span></p>
<p dir="ltr"><span>«L’incontro di oggi con la CRUI, nella casa delle imprese italiane, conferma un’alleanza strategica tra chi genera conoscenza e chi la trasforma in valore, tra chi forma e chi produce, tra università e imprese. L’obiettivo è rendere questa relazione strutturale a partire dalla condivisione delle nostre riflessioni sui temi chiave, dal rapporto università-ITS alle startup, dall’innovazione ai brevetti, fino ai dottorati industriali e ai progetti sull’internazionalizzazione, come Italy Calls India». Così </span><strong>Riccardo Di Stefano, Vice Presidente di Confindustria per Education e Open Innovation</strong><span>, secondo cui «È il tempo dei ponti. I ponti che servono all’Italia per affrontare le grandi transizioni – verde, digitale, tecnologica, demografica – non da spettatori, ma da protagonista, ricordandoci chi siamo, una grande tradizione manifatturiera e una grande tradizione accademica».</span></p>
<p dir="ltr"><span>«L'Italia dispone di imprese che continuano ad aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo e di una ricerca pubblica di eccellenza. La sfida, oggi, è trasformare sempre di più questa capacità in brevetti, prodotti processi e servizi innovativi, quindi competitività. I segnali sono incoraggianti: nel 2025 le domande di brevetto di università ed enti pubblici di ricerca sono cresciute di circa il 20%, mentre i dottorati innovativi e industriali hanno superato quota 6.000 grazie al PNRR. Gli investimenti in R&amp;S dei privati crescono al 7% all’anno e cresce l’export». Così </span><strong>Francesco De Santis, Vice Presidente di Confindustria per Ricerca e Sviluppo</strong><span><strong>,</strong> secondo cui «ora occorre consolidare questi risultati, rendendo strutturale la collaborazione tra università e imprese e rafforzando il trasferimento tecnologico. Solo così potremo superare il paradosso italiano di un'eccellente produzione scientifica che spesso non si traduce in innovazione industriale. Va sostenuta anche a livello nazionale la scelta europea di mettere al centro delle politiche per la crescita la competitività legata e la ricerca e innovazione».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il percorso avviato da CRUI e Confindustria proseguirà nei prossimi mesi attraverso iniziative di approfondimento e gruppi di lavoro dedicati ai temi emersi, con l'obiettivo di tradurre le proposte formulate in azioni concrete e strumenti operativi a supporto delle collaborazioni. In questa prospettiva, università e imprese confermano la comune volontà di rafforzare il dialogo istituzionale e la collaborazione strategica per sostenere innovazione, competitività e sviluppo delle persone, in quanto basi sostanziali del benessere.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Vino, solfiti e sicurezza stradale: uno studio al simulatore analizza cosa cambia alla guida]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/vino-solfiti-e-sicurezza-stradale-uno-studio-al-simulatore-analizza-cosa-cambia-alla-guida</link>
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                    <description><![CDATA[Uno studio sulla sicurezza stradale condotto dal Politecnico di Torino e dall'Università di Torino è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica PLOS One]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202607/image_900x600_80814c6df3c5f826407276c06ae34cb8.webp" length="60830" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 30 Jul 2026 08:57:17 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-422de2fa-7fff-19e8-9423-b7ee7a4cd179"><span>Quanto conta, per la sicurezza stradale, non solo la quantità di alcol assunta, ma anche la composizione della bevanda consumata? E in che modo componenti non alcolici del vino, come i solfiti, possono associarsi a cambiamenti nel comportamento dei conducenti, anche quando l'alcolemia resta entro i limiti previsti dalla legge? A queste domande risponde uno </span><strong>studio condotto dal Politecnico di Torino e dall'Università degli Studi di Torino, che ha analizzato il comportamento alla guida dopo il consumo di vini rossi convenzionali con diversi livelli di solfiti.</strong></p>
<p dir="ltr"><span>Lo studio, dal titolo </span><a href="https://email.mddr.polito.it/c/eJxEz7Fu7CAQheGngRINM9jgguJKV36NFfaMd4lYYwFJpDx9tGm2O835pY_jdPDOpCVaH5xfgp1JyzPlcuuXcP7J9ZRIYT6WjZ23ysGz32c0T-GcmJv0bvLQj0i7FWDnUtqOBAndNu_7BmytBzz2ReeIgDN4JFhgIjTTcSwBg1CgOaDQq83czFVLHvVVLfExxtUV_VO4Klw_6mc7U-nmKrWb2u4K19espyhcUxt5L6JozazovwVjydv3zVz1FAPkJktOt9iE059POcgjlZzQmVO-u37Tb5kjBg_O6RH1V8TfAAAA__8t1l8M" target="_blank" rel="noopener"><span>"</span><span>Understanding driver behaviour after consuming conventional wines with different sulphite contents: insights from a driving simulator study"</span></a><span>, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica </span><a href="https://email.mddr.polito.it/c/eJxEzzFuxCAQheHTQIlgBttQUKTxNVZkZ9idiDUWkETK6SOnSfeqT--ntBS6E2pObgt-i8GtqPmVpd7GySQ_0g5OGNYS38lvTnn7Go8VzItJMlHnMYxM_UwFY-aC5CMyFxfdUtDdmaMlR6GwlgQWVrsB2mgXBLOUEgMExoBrAMbLJurmbFVmu9SannOeQ-Gbgl3B_tE--5HrMGdtw7T-ULBfsx2sYNc9dab8d1l5KzNXyeDNwd9D_9fchBKEzXqvZ9JfCX4DAAD__xQKUfI" target="_blank" rel="noopener"><span>PLOS One</span></a><span> e si inserisce nell'ambito del </span><strong>progetto VINALIA</strong><span>, sostenuto dalla Fondazione CRC (Cassa di Risparmio di Cuneo). La ricerca propone un approccio sperimentale per </span><strong>valutare se e in che modo il contenuto di anidride solforosa, comunemente indicata anche come solfiti, possa influenzare le prestazioni di guida in condizioni controllate.</strong></p>
<p dir="ltr"><span>I solfiti sono utilizzati in enologia per le loro proprietà antimicrobiche e antiossidanti, nonché per preservare la qualità e la stabilità del vino. In Europa, per i vini convenzionali, il limite di anidride solforosa totale è pari a 150 mg/l per i vini rossi e a 200 mg/l per i vini bianchi con un contenuto zuccherino inferiore a 5 g/l. La presenza di solfiti deve inoltre essere indicata in etichetta quando supera i 10 mg/l. Sebbene la produzione di vini totalmente privi di solfiti aggiunti sia difficile, il loro impiego è oggi oggetto di crescente attenzione, anche per i possibili effetti in soggetti sensibili.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Per approfondire questo tema, il </span><strong>Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA) dell'Università di Torino ha prodotto due vini rossi Barbera convenzionali con diversi livelli di solfiti</strong><span><strong>,</strong> entrambi al di sotto dei limiti normativi: uno con un contenuto più basso, pari a 86 mg/l di SO₂ totale, e uno con un contenuto più alto, pari a 126 mg/l. I vini sono stati poi utilizzati presso il </span><span>Road Safety Laboratory</span><span> del </span><strong>Dipartimento di Ingegneria dell'Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture (DIATI) del Politecnico di Torino per una sperimentazione al simulatore di guida.</strong></p>
<p dir="ltr"><strong>La ricerca ha coinvolto 32 conducenti, 16 uomini e 16 donne</strong><span>, in un disegno sperimentale randomizzato e triplo cieco (con assegnazione casuale delle prove e senza che partecipanti, sperimentatori e analisti conoscessero il vino somministrato in ciascun test). Ogni partecipante ha completato </span><span><strong>tre sessioni di guida in giorni</strong> diversi</span><span>: una in condizioni sobrie, una dopo aver consumato un vino con un contenuto di solfiti più basso e una dopo aver consumato un vino con un contenuto di solfiti più alto. La quantità somministrata, pari a 190 ml di vino, è stata definita per mantenere il tasso alcolemico intorno a 0,5%, corrispondente al limite legale previsto in Italia per la guida. I test sono stati svolti su un simulatore di guida a base fissa validato sotto il profilo comportamentale (ovvero già verificato scientificamente come strumento affidabile per analizzare il comportamento dei conducenti).</span></p>
<p dir="ltr"><strong>I risultati mostrano che, negli scenari meno complessi, non emergono differenze significative attribuibili al contenuto di solfiti</strong><span>. In queste condizioni, il principale effetto osservato riguarda proprio l'alcolemia, associata a un peggioramento del controllo laterale del veicolo in curva.</span></p>
<p dir="ltr"><strong>Gli effetti più interessanti emergono invece negli scenari di guida più complessi</strong><span>, come quelli urbani o con più interazioni con altri utenti, in cui la guida richiede maggiore attenzione e una regolazione continua della velocità e delle distanze di sicurezza. <strong>Se </strong></span><strong>nell'interazione con i pedoni il maggiore contenuto di solfiti è risultato associato a un comportamento più prudente, nell'interazione con altri veicoli i conducenti tendevano a guidare a velocità più elevate e a mantenere una distanza più vicina rispetto al veicolo di fronte</strong><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«L'obiettivo dello studio era isolare, per quanto possibile, il ruolo del contenuto di solfiti, mantenendo l'alcolemia in condizioni compatibili con il limite legale italiano. I risultati indicano che, negli scenari di guida più complessi, il comportamento dei conducenti può variare non solo in funzione dell'alcol, ma anche in funzione di alcune caratteristiche della bevanda consumata. Si tratta però di effetti limitati e dipendenti dal contesto, da interpretare con cautela»</span><span>, spiega </span><strong>Marco Bassani</strong><span>, docente del Dipartimento di Ingegneria dell'Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture (DIATI) del Politecnico di Torino e corresponding author dello studio.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Dal punto di vista enologico, l'anidride solforosa resta uno strumento importante per preservare la stabilità e la qualità del vino. Studiare i possibili effetti dei diversi livelli di solfiti, entro i limiti consentiti, permette di affrontare il tema in modo scientifico e interdisciplinare, mettendo in dialogo tecnologia alimentare, comportamento umano e sicurezza stradale»</span><span>, sottolinea </span><strong>Luca Rolle</strong><span>, docente del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA) dell'Università di Torino.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Gli autori precisano che lo studio è stato condotto esclusivamente in condizioni controllate: sia il tasso alcolemico sia il contenuto di solfiti dei vini rientravano nei limiti previsti dalla normativa. Il numero limitato di effetti statisticamente significativi conferma l'efficacia degli attuali limiti legali nel mantenere condizioni di guida generalmente sicure negli scenari simulati meno complessi. Allo stesso tempo, i risultati indicano che, in compiti urbani ad alta richiesta cognitiva, componenti non alcoliche del vino potrebbero contribuire a modificare il comportamento alla guida.</span></p>
<p dir="ltr"><span>L'indagine apre quindi una </span><strong>nuova prospettiva per la ricerca sulla sicurezza stradale, suggerendo di considerare non soltanto il livello di alcolemia, ma anche la composizione delle bevande alcoliche consumate</strong><span>. Le prossime ricerche dovranno ampliare il numero di concentrazioni di solfiti analizzate, includere misure fisiologiche e soggettive, valutare eventuali sintomi individuali e testare scenari di guida più lunghi e complessi.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Non si tratta di indicare i solfiti come causa diretta e generalizzata di comportamenti pericolosi, né di estendere i risultati oltre le condizioni testate. Il valore dello studio è mostrare che, anche entro i limiti di legge, il comportamento di guida può cambiare a seconda del contesto e che servono nuove analisi per comprendere meglio i meccanismi coinvolti</span><span> – concludono gli autori – </span><span>La sicurezza stradale richiede strumenti sempre più raffinati per valutare il comportamento dei conducenti in condizioni realistiche, controllate e scientificamente misurabili»</span><span>.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Progetto SURE: la realizzazione di un cavo superconduttore italiano a zero perdite per i data centre del futuro]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/progetto-sure-la-realizzazione-di-un-cavo-superconduttore-italiano-a-zero-perdite-per-i-data-centre-del-futuro</link>
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                    <description><![CDATA[Dalla sinergia tra ricerca fondamentale e industria nasce SURE, un progetto per sviluppare una tecnologia italiana in grado di rendere più efficiente e sostenibile l'alimentazione energetica dei data centre]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202607/image_900x600_607143857e7c8fc075e6309d625bb3dd.webp" length="142744" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 28 Jul 2026 13:40:53 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-982609ea-7fff-1138-e53b-5de5740e6b8e"><span><strong>Trasportare grandi quantità di energia elettrica senza perdite e con un ridotto impatto ambientale</strong>. È questa la sfida del <strong>progetto SURE</strong>, che unisce le competenze dell'<strong>Istituto Nazionale di Fisica Nucleare</strong> (INFN) nella ricerca di frontiera con gli acceleratori di particelle e l'esperienza di <strong>ASG Superconductors</strong> nella progettazione e produzione di magneti, cavi e sistemi superconduttivi. L'obiettivo è realizzare un <strong>cavo superconduttore in diboruro di magnesio (MgB₂)</strong> capace di rispondere a una delle principali criticità dei data centre di nuova generazione: coniugare la crescente domanda di potenza elettrica richiesta, in particolare, dalle applicazioni di intelligenza artificiale con efficienza energetica e sostenibilità ambientale.</span></p>
<p dir="ltr"><span><strong>SURE (acronimo di SUperconducting – REliability &amp; Efficiency)</strong> nasce da un accordo </span><span>siglato da ASG Superconductors e INFN, impegnato con il laboratorio INFN-LASA (Laboratorio Acceleratori e Superconduttività Applicata) di Milano, che guida il progetto, e i Laboratori Nazionali di Frascati (LNF) dell'INFN. Il progetto è finanziato dal Ministero dell'Università e della Ricerca (MUR) attraverso il Fondo Italiano per le Scienze Applicate (FISA), con un finanziamento complessivo di 5,8 milioni di euro nell'arco di cinque anni e conclusione prevista nel 2031.</span></p>
<p dir="ltr"><span>SURE è un'iniziativa di trasferimento tecnologico che si sviluppa dai risultati del progetto IRIS, finanziato dal MUR con fondi PNRR, che sta portando alla realizzazione di un prototipo di un cavo superconduttivo da 1GW per il trasporto più efficiente di grandi potenze elettriche.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«SURE è un esempio virtuoso di trasferimento tecnologico dalla ricerca all'industria», sottolinea <strong>Antonio Zoccoli</strong>, presidente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. «Le tecnologie sviluppate dall'INFN per la fisica di frontiera trovano oggi una nuova applicazione in un settore strategico come quello dei data centre, il cui fabbisogno energetico è destinato a crescere con lo sviluppo dell'intelligenza artificiale e del calcolo ad alte prestazioni. Inoltre, possono essere impiegate anche in molti altri ambiti caratterizzati da elevati consumi energetici. Progetti come questo dimostrano come la ricerca possa contribuire a realizzare infrastrutture più efficienti e sostenibili, favorendo al tempo stesso l'innovazione e rafforzando la competitività del Paese».</span></p>
<p dir="ltr"><span><strong>Davide Malacalza</strong>, Presidente di ASG Superconductors, ha dichiarato: «Investiamo da anni nello sviluppo della tecnologia dei cavi superconduttivi in diboruro di magnesio (MgB₂), una soluzione che consente di trasportare quantità significativamente maggiori di energia in spazi ridotti. Siamo orgogliosi che questa iniziativa, destinata a supportare l'evoluzione dei data centre, nasca in Italia e rappresenti un esempio virtuoso di collaborazione tra industria e ricerca, grazie alla partnership con l'INFN, per rispondere a una sfida strategica di rilevanza globale».</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>La tecnologia</span></h3>
<p dir="ltr"><span>SURE prevede la progettazione, la realizzazione e l'installazione di un cavo superconduttivo (che funziona come linea elettrica) destinato ad alimentare il nuovo data center dei Laboratori Nazionali di Frascati dell'INFN, realizzato grazie ai finanziamenti del PNRR assegnati al Centro Nazionale di ricerca in HPC, big data e quantum computing ICSC.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il cuore della linea è costituito da un cavo in diboruro di magnesio, un materiale superconduttore innovativo scoperto nel 2001 e sviluppato da ASG anche grazie alle competenze maturate nell'ambito di HiLumi-LHC, il programma di potenziamento del Large Hadron Collider del CERN.</span></p>
<p dir="ltr"><span>A differenza dei superconduttori impiegati nei grandi acceleratori di particelle, che richiedono il raffreddamento con elio liquido a circa 2 kelvin, il cavo sviluppato nell'ambito di SURE utilizza <strong>diboruro di magnesio, un materiale che opera a circa 20 kelvin (-253 gradi Celsius) riducendo il costo di raffreddamento di oltre dieci volte</strong>. Questa temperatura può essere raggiunta mediante sistemi criogenici a ciclo chiuso, già ampiamente utilizzati in applicazioni industriali, rendendo la tecnologia più semplice da integrare e più adatta a un impiego continuativo nelle infrastrutture energetiche dei data centre.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«La tecnologia che stiamo sviluppando consente di trasportare grandi quantità di energia in modo efficiente e sostenibile, integrandosi naturalmente con sistemi di produzione da fonti rinnovabili. L'obiettivo è contribuire a rispondere alla crescente domanda energetica dei data centre di nuova generazione, riducendone l'impatto ambientale», commenta <strong>Marco Statera</strong>, ricercatore del LASA-INFN e responsabile del progetto SURE.</span></p>
<p dir="ltr"><span><strong>Marco Nassi</strong>, Amministratore Delegato di ASG Superconductors, ha aggiunto: «Il progetto SURE avvicina l'applicazione dei cavi superconduttivi ai data centre, un settore legato all'Intelligenza Artificiale con domanda di energia elettrica in crescita esponenziale. Questa innovazione consente di trasportare fino a dieci volte più energia, a parità di dimensioni, rispetto alle tecnologie di cavo tradizionali. Inoltre, il superconduttore ad alta temperatura MgB2 è sviluppato e prodotto in Italia e non richiede l'impiego di terre rare».</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Cavi superconduttori e data centre</span></h3>
<p dir="ltr"><span>Il progetto SURE punta a dimostrare, attraverso il sito pilota dei Laboratori Nazionali di Frascati dell'INFN, come la tecnologia dei cavi superconduttivi possa rappresentare una soluzione efficace per l'alimentazione delle infrastrutture digitali dedicate all'intelligenza artificiale, comprendenti server, sistemi di storage e reti ad alta capacità.</span></p>
<p dir="ltr"><span>I cavi superconduttivi operano a <strong>temperature criogeniche</strong>. A queste temperature materiali come il diboruro di magnesio consentono il trasporto di quantità di energia molto superiori, a parità di ingombro, rispetto ai cavi convenzionali, eliminando le perdite dovute alla resistenza elettrica. La superconduttività permette infatti il passaggio della corrente elettrica in condizioni di resistenza praticamente nulla.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La tecnologia MgB₂, sviluppata e prodotta interamente in Italia da ASG Superconductors, è facilmente applicabile a cavi e si distingue per l'assenza di dissipazione di calore lungo il cavo durante il funzionamento insieme alla facilità di cablatura e di connessione elettrica. Questa caratteristica, insieme alla disponibilità di sistemi criogenici industriali in grado di mantenere la temperatura operativa di circa 20 kelvin, rende il diboruro di magnesio una soluzione particolarmente promettente per le infrastrutture digitali di nuova generazione. Inoltre, la produzione di questo superconduttore avviene senza utilizzo di terre rare e con "filiera corta".</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Sostenibilità e impatto ambientale</span></h3>
<p dir="ltr"><span><strong>L'impiego di cavi superconduttivi consente inoltre di ridurre gli ingombri fino a un fattore dieci rispetto ai cavi tradizionali o alle convenzionali busway impiegate nelle sale dati</strong>. Questa maggiore densità di potenza permette di ottimizzare gli spazi e di semplificare la progettazione delle infrastrutture elettriche. In SURE, il sistema sarà inoltre progettato per rendere disponibile una capacità di trasporto superiore alle esigenze iniziali del data centre, rendendo l'infrastruttura predisposta a futuri ampliamenti della capacità di calcolo e dei relativi fabbisogni energetici. Oggi, infatti, una quota significativa degli investimenti necessari per la realizzazione di un data centre deve essere ripetuta dopo pochi anni per adeguare gli impianti elettrici alla rapida crescita della capacità di calcolo e dei relativi fabbisogni energetici. Una rete di alimentazione superconduttiva potrà contribuire a ridurre questi interventi, aumentando la flessibilità dell'infrastruttura e migliorandone la sostenibilità nel lungo periodo.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Inoltre, grazie all'elevata densità di potenza e alla maggiore compattezza dei cavi superconduttivi si aprono nuove prospettive per la realizzazione e l'espansione dei data centre in aree densamente urbanizzate o caratterizzate da vincoli infrastrutturali, dove l'impiego delle tecnologie tradizionali risulta più complesso o non possibile.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Il contributo di ASG e le caratteristiche del cavo superconduttivo</span></h3>
<p dir="ltr"><span>Nell'ambito di SURE, ASG Superconductors svolgerà un ruolo strategico occupandosi, in collaborazione con il personale tecnico e di ricerca dell'INFN, delle attività di progettazione, produzione e installazione del cavo prototipo che avrà le seguenti caratteristiche tecniche: lunghezza 50 m, potenza 0,6 MW, parte superconduttiva 1500A a 400V.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Il contributo dell'INFN</span></h3>
<p dir="ltr"><span>Per L'INFN al progetto SURE lavorano ricercatori e ricercatrici del laboratorio LASA di Milano e dei Laboratori Nazionali di Frascati (LNF). Il <strong>Laboratorio Acceleratori e Superconduttività Applicata (LASA)</strong> è un'infrastruttura per lo sviluppo di tecnologie di frontiera nel campo degli acceleratori, dei magneti e delle loro applicazioni con sede a Milano. Al LASA si progettano e realizzano tecnologie per la superconduttività, la criogenia e la produzione di campi magnetici. Qui è nato il progetto IRIS che ha portato allo sviluppo del primo prototipo di cavo superconduttivo da 1GW.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il LASA studia l'utilizzo di tecnologie superconduttive per aumentare la sostenibilità di infrastrutture di ricerca e di applicazioni industriali, tra cui le linee superconduttive per trasporto di energia. Nell'ambito di SURE il LASA organizza il progetto, supervisiona le scelte tecniche e misura le proprietà del conduttore di nuova generazione nei propri laboratori.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Costruiti nel 1955, i <strong>Laboratori Nazionali di Frascati (LNF)</strong> sono stati la prima struttura di ricerca italiana per lo studio della fisica nucleare e subnucleare con macchine acceleratrici e sono il più grande laboratorio dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). Oggi, questi laboratori sono all'avanguardia in vari settori della fisica e nelle sue applicazioni. Sono la sede italiana di <strong>EUPRAXIA</strong>, un'infrastruttura europea distribuita per lo sviluppo di acceleratori al plasma ultracompatti per applicazioni industriali, mediche e di ricerca di base.</span></p>
<p dir="ltr"><span>I LNF si occupano <strong>dell'integrazione della linea superconduttiva</strong> per garantirne la funzionalità e la compatibilità con tutte le altre attività scientifiche e supervisionano il funzionamento del sistema progettato, ricavando informazioni fondamentali sull'affidabilità delle linee superconduttive collegate alla rete elettrica, ottimizzandole per l'utilizzo su larga scala.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Cambiamento Climatico: uno studio condotto nella Tenuta presidenziale di Castelporziano dimostra che i lecci sono più resilienti dei pini ]]></title>

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                    <description><![CDATA[Da uno studio condotto nella Tenuta presidenziale di Castelporziano (Roma) è risultato che il leccio è più resiliente del pino domestico agli effetti del cambiamento climatico nel bacino del Mediterraneo]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202607/image_900x600_3d365da0f73a6b15e37ccd0a535e295b.webp" length="73782" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 28 Jul 2026 13:40:46 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p>La diffusione di insetti parassiti, combinata a una maggiore siccità, ha danneggiato il 13% dei 6 mila ettari di foreste della <strong>Tenuta Presidenziale di Castelporziano</strong>, una riserva naturale sul litorale laziale all’interno del territorio di Roma Capitale. È quanto emerge dallo<span> </span><a target="_blank" rel="noopener" href="https://link.springer.com/article/10.1007/s12210-025-01403-8">studio</a> (<span>Rendiconti Lincei Volume 37, Issue 1 supplement - 2026) </span>promosso e coordinato dal <strong>Consiglio scientifico della Tenuta presidenziale di Castelporziano</strong>, in collaborazione con <strong>ENEA, Sapienza Università di Roma, Cnr e European Forest Institute</strong>, che evidenzia come le<span> </span><strong>aree più colpite</strong><span> </span>siano le<span> </span><strong>pinete </strong>(d<span>i pino domestico)</span>, interessate dal 2018 da infestazioni di bostrico del pino e cocciniglia tartaruga. Al contrario, i<span> </span><strong>lecci</strong><span> </span>si sono dimostrati<span> </span><strong>più resilienti</strong>, continuando a svolgere un ruolo importante come serbatoio di carbonio e nell’assorbimento di inquinanti atmosferici come l’ozono.</p>
<p>«Per analizzare lo stato di salute della vegetazione dell’intera Tenuta si sono rivelate uno strumento essenziale le immagini satellitari acquisite dalla missione Sentinel-2 (<span>Rilevazione per gli anni 2018 e 2024, con risoluzione spaziale di 10 metri)»</span>, spiega <strong>Alessandro Sebastiani</strong>, ricercatore del dipartimento ENEA di Sostenibilità e coautore dello studio insieme a <strong>Giuseppe Scarascia-Mugnozza</strong> (vice presidente del Consiglio scientifico della Tenuta presidenziale di Castelporziano<em><span> </span></em>e membro dello<span> </span><em>European Forest Institute</em><span> </span>e dell’Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL), <strong>Fausto Manes</strong> (Sapienza Università di Roma) e <strong>Silvano Fares</strong> (Cnr).</p>
<p>Le foreste di pino, a seguito dell’infestazione, hanno subito un drastico peggioramento dello stato di salute. Il resto della vegetazione della Tenuta di Castelporziano mostra invece una condizione complessivamente stabile, con la<span> </span><strong>foresta di lecci</strong> che mantiene elevati tassi di<span> </span><strong>assimilazione del carbonio</strong><span> </span>e<span> </span><strong>variazioni minime in risposta alla siccità</strong><span> </span>e<span> </span><strong>alle alte temperature</strong>. Nel dettaglio, la lecceta assorbe<span> </span><strong>8 tonnellate di carbonio per ettaro</strong><span> </span>in media all’anno, un valore che risulta maggiore<strong><span> </span></strong>del 20% rispetto a quello osservato negli stessi tipi di foresta negli anni ’90. Inoltre, il leccio rappresenta anche un importante alleato nella rimozione dell’ozono troposferico, con un assorbimento medio annuo fino a circa 8 grammi per metro quadrato.</p>
<p>«I risultati dello studio ci indicano di puntare nelle aree mediterranee su specie più resilienti, come il leccio, a scapito di specie più vulnerabili, come il pino domestico e alcune querce decidue. Si tratta di un vero e proprio cambio di paradigma nella gestione forestale, anche perché molte delle specie più colpite sono tra le più tipiche del paesaggio mediterraneo. Infatti, solo le specie capaci di adottare strategie di adattamento efficaci riusciranno a prosperare in un clima in evoluzione. La scelta di specie idonee sarà cruciale per sostenere la capacità delle foreste urbane e periurbane di fornire servizi ecosistemici preziosi quali l’assorbimento di CO2, la mitigazione dell’effetto isola di calore e la rimozione di inquinanti atmosferici», aggiunge <strong>Sebastiani</strong>.</p>
<p>Con oltre 30 anni di raccolta dati sul campo, la Tenuta di Castelporziano rappresenta un ecosistema che contribuisce a comprendere gli effetti degli stress legati al cambiamento climatico sulla vegetazione naturale e sulla fornitura dei relativi servizi ecosistemici nel bacino del Mediterraneo; nel 2022 è stata riconosciuta come stazione di Classe 1 da ICOS (<span>Integrated Carbon Observation System, un’infrastruttura di ricerca europea che fornisce dati ad alta precisione sul ciclo del carbonio e sui flussi di gas serra)</span>,  l’unica stazione forestale nazionale ad aver ottenuto questo massimo riconoscimento per la qualità dei dati forniti. E per questo motivo l’area naturale è destinata a diventare sempre più un modello di<span> </span><strong>Forest Living Lab</strong>, un laboratorio a cielo aperto in linea con i tre obiettivi della Strategia europea per la biodiversità al 2030 (<span>EU Nature Restoration Law, 2024)</span>: arrestare la perdita di biodiversità, contrastare il degrado dei servizi ecosistemici e promuoverne il ripristino su larga scala.</p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Universo Primordiale: individuata la più chiara emissione di gas caldo attorno a un quasar "silenzioso"]]></title>

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                    <description><![CDATA[Un team internazionale, guidato dall'Università di Milano-Bicocca con il contributo dell'INAF, ha individuato la più chiara emissione di gas caldo attorno a un quasar "silenzioso", circa 2,1 miliardi di anni dopo il Big Bang]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202607/image_900x600_16872fd225a9666a37d9259a28e34642.webp" length="75038" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 28 Jul 2026 13:40:42 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span>Nell'Universo locale, i grandi ammassi di galassie sono immersi in gigantesche e dense "atmosfere" di gas caldissimo, a temperature di decine di milioni di kelvin, noto come <strong>mezzo intra-ammasso</strong> (in inglese </span><strong>intracluster medium</strong><span>, da cui <strong>ICM</strong>). Al contrario, guardando all'Universo più lontano e antico, i telescopi hanno finora rilevato quasi sempre soltanto la componente di gas freddo. Oggi, uno studio pubblicato sulla rivista </span><strong>Astronomy &amp; Astrophysics</strong><span> svela, per la prima volta e con chiarezza, </span><strong>il momento esatto in cui questa imponente atmosfera calda comincia a formarsi, quando l'Universo aveva appena una frazione della sua età attuale.</strong></p>
<p dir="ltr"><span>La scoperta è stata ottenuta analizzando ben <strong>634 mila secondi</strong> (circa 180 ore) di dati del <strong>telescopio spaziale a raggi X Chandra della NASA</strong>. Il lavoro di ricerca - guidato da </span><strong>Andrea Travascio</strong><span> ricercatore presso l'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e da </span><strong>Sebastiano Cantalupo</strong><span>, professore di astrofisica all'Università di Milano-Bicocca - ha permesso di identificare una <strong>struttura di gas ad altissima temperatura e densità che si estende fino a circa 100 mila anni luce attorno a un quasar</strong>, ovvero il nucleo molto luminoso e attivo di una galassia lontanissima, posizionato al centro del gigantesco <strong><span class="v1LI v1ng">protoammasso</span> MQN01</strong>, un agglomerato di galassie ancora in fase di formazione </span><span>risalente a quando l'Universo aveva circa 2 miliardi di anni</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il ricercatore, che ha condotto la ricerca come post-doc all'Università di Milano-Bicocca, spiega: «La domanda scientifica centrale è capire come si formi questa fase calda: quali siano le condizioni fisiche del gas durante la sua formazione e quali processi <span class="v1Lm v1ng">contribuiscano</span> al suo riscaldamento». I dati «mostrano proprietà del gas straordinarie che potrebbero darci le prime informazioni su come si è formata questa fase calda del mezzo <span class="v1LI v1ng">circumgalattico,</span> che oggi vediamo sotto forma di  mezzo intra-ammasso».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Fino a oggi, le rarissime emissioni X estese individuate a tali distanze erano associate a galassie attive (</span><span>active galactic nuclei</span><span> o AGN) "radio-forti", in cui la radiazione X è prodotta da getti di particelle che viaggiano a velocità prossime a quella della luce. Il quasar al centro di MQN01 è invece </span><span>radio-quiet</span><span> (silenzioso nello spettro radio), il che esclude contaminazioni dovute a getti.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Siamo di fronte a una delle più lontane rilevazioni di emissione X termica estesa associata alla formazione di gas caldo in regioni dense dell'Universo, che probabilmente evolverà nel conosciuto ICM locale», aggiunge <strong>Cantalupo</strong>, che guida il gruppo di ricerca </span><span>"Cosmic Web"</span><span> che ha prodotto questo lavoro. «Pensiamo di aver identificato una fase di vita in cui il gas freddo precipita verso il potenziale gravitazionale di questo alone massiccio e si scalda per effetto di shock gravitazionali, raggiungendo temperature di circa 20 milioni di kelvin. Le densità e le pressioni che abbiamo misurato sono elevate: da uno a due ordini di grandezza superiori rispetto a quelle degli ammassi del nostro Universo locale».</span></p>
<p dir="ltr"><span>A rendere possibile il risultato è stata un'intuizione metodologica di <strong>Travascio</strong>. «Mi è venuta la curiosità di applicare a questi lontanissimi e iperluminosi quasar dell'Universo primordiale un metodo di analisi solitamente riservato alle galassie di Seyfert, che ospitano i buchi neri attivi dell'Universo locale», racconta. La sfida è stata quindi isolare la flebile luce diffusa del gas dall'accecante bagliore del buco nero centrale.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«All'inizio eravamo noi stessi estremamente scettici», confessa <strong>Travascio</strong>. «Vista l'eccezionalità del dato, abbiamo setacciato ogni spiegazione alternativa: dai deflussi artificiali alle contaminazioni strumentali o ad altri effetti insospettati. Ma ogni scenario alternativo si è scontrato con limiti teorici insuperabili. La spiegazione termica è l'unica coerente con i dati fisici». E aggiunge: «Considerando quanto il risultato fosse peculiare e tenendo conto anche delle difficoltà tecniche di Chandra nelle ultime fasi della sua missione, il satellite ha dimostrato ancora una volta di essere uno strumento straordinario, capace di produrre risultati scientificamente rilevanti anche dopo decenni di attività».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Travascio e colleghi stanno già analizzando numerosi pacchetti di dati d'archivio relativi a centinaia di altri quasar per capire se questa fase di riscaldamento sia comune ai <span class="v1LI v1ng">protoammassi</span> o se MQN01 rappresenti un caso raro. E il futuro dell'indagine è già tracciato: il team ha ottenuto tempo di osservazione con il <strong>telescopio ALMA dell'ESO</strong>, in Cile, per cercare conferme indipendenti, mentre le risposte definitive sulla distribuzione di questo gas caldo arriveranno dai telescopi spaziali per raggi X di prossima generazione, come <strong>AXIS e </strong><span class="v1LI v1ng"><strong>NewAthena</strong>.</span></span></p>
<p dir="ltr"><span><span class="v1LI v1ng">Link all'articolo <a href="https://www.aanda.org/10.1051/0004-6361/202557020" target="_blank" rel="noopener noreferrer">"X-ray view of a massive node of the Cosmic Web at z ∼ 3 II. Discovery of extended X-ray emission around a hyperluminous QSO"</a>, di A. Travascio, S. Cantalupo, G. Pezzulli, P. Tozzi, L. Di Mascolo, M. Esposito, T. Lazeyras, M. Lepore, S. Borgani, M. Elvis, G. Fabbiano, F. Fiore, M. Galbiati, N. Ledos, R. Middei, A. Pensabene, E. Piconcelli, G. Quadri, F. Vito, W. Wang, e L. Zappacosta, accettato per la pubblicazione sulla rivista Astronomy &amp; Astrophysics.</span></span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Al via a iCEALP: il progetto dell'INGV che studia la risposta della Terra solida ai cambiamenti climatici]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/al-via-a-icealp-il-progetto-dellingv-che-studia-la-risposta-della-terra-solida-ai-cambiamenti-climatici</link>
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                    <description><![CDATA[iCEALP (ice–Climate–solid Earth coupling driving ALPine uplift) è il nuovo progetto di ricerca dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, nato con l'obiettivo di comprendere e quantificare la risposta della Terra solida ai cambiamenti climatici]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202607/image_900x600_24575dd830a2870c4c87e58b7a088d26.webp" length="56694" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 28 Jul 2026 13:40:34 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span>L'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha avviato </span><strong>iCEALP (ice–Climate–solid Earth coupling driving ALPine uplift)</strong><span><strong>,</strong> il nuovo progetto di ricerca sviluppato nell'ambito del <strong>programma </strong></span><strong>Pianeta Dinamico 2026–2029</strong><span>, nato con l'obiettivo di </span><span>comprendere e quantificare la risposta della Terra solida ai cambiamenti climatici</span><span>. Il progetto, coordinato da <strong>Enrico Serpelloni</strong>, Primo Ricercatore della Sezione di Bologna dell'INGV, coinvolge un team multidisciplinare dell'INGV. Le attività sono sviluppate in collaborazione con il <strong>Laboratorio di Climatologia Alpina dell'Università degli Studi di Torino, la Fondazione Montagna Sicura, l'Università degli Studi di Milano-Bicocca, l'Università di Bologna, l'Università di Trento, </strong></span><strong>l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) e i partner internazionali Politecnico federale di Zurigo (ETH Zürich, Svizzera) e il Department of Space Research and Space Technology (DTU Space, Danimarca).</strong></p>
<p dir="ltr"><span>Il progetto fornirà preziose <strong>informazioni su come lo scioglimento dei ghiacciai, gli eventi idrologici estremi, la siccità e la ridistribuzione delle masse d'acqua e di ghiaccio influenzino lo stato di sforzo e la deformazione della crosta terrestre</strong>, inserendo questi fenomeni nel più ampio contesto dei processi tettonici e geodinamici che governano l'evoluzione delle catene montuose.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Tra gli elementi più innovativi di </span><span>iCEALP figura lo sviluppo di un "<strong>Digital Twin</strong>", cioè un "Gemello Digitale" del sistema alpino</span><span>, che consiste in un simulatore avanzato in grado di integrare osservazioni geodetiche, sismologiche, idrologiche e satellitari con modelli numerici tridimensionali per simulare scenari futuri fino al </span><span>2050 e oltre</span><span>, lungo diverse traiettorie climatiche. L'obiettivo è superare l'approccio tradizionale che analizza questi fenomeni separatamente, sviluppando un quadro scientifico integrato delle interazioni tra clima e Terra solida.</span></p>
<p dir="ltr"><span>iCEALP prevede inoltre la realizzazione di </span><strong>AMIGHO  - Alpine Mountain Integrated Geophysical High-altitude Observatory, il nuovo osservatorio geofisico integrato dell'INGV nell'area del Monte Ros</strong><span><strong>a</strong>, progettato per </span><span>monitorare direttamente le aree alpine in cui gli effetti del cambiamento climatico e della deglaciazione risultano più intensi</span><span>. L'infrastruttura contribuirà a colmare l'attuale carenza di osservazioni geofisiche integrate in alta quota.</span></p>
<p dir="ltr"><span>I programmi scientifici e di lavoro dei prossimi quattro anni sono stati definiti durante il recente meeting di avvio del progetto mentre sono già state avviate le prime attività operative con i sopralluoghi finalizzati alla realizzazione dell'osservatorio AMIGHO nell'area del Monte Rosa e al <strong>potenziamento dell'osservatorio polare </strong></span><strong>HySO (Hydro-Seismological Observatory)</strong><span>, già operativo nella Groenlandia nord-occidentale. Le due infrastrutture costituiranno elementi chiave della rete osservativa di iCEALP</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Le attività di ricerca saranno sviluppate e validate in </span><strong>due laboratori naturali complementari: Alpi e Groenlandia</strong><span>. Le Alpi rappresentano un sistema vulnerabile e complesso, dove interagiscono processi geodinamici, tettonici, climatici e idrologici, offrendo un contesto osservativo unico per studiare la risposta della Terra solida ai cambiamenti climatici.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La Groenlandia, con particolare riferimento al <strong>Fiordo di Wolstenholme</strong> e al potenziamento degli <strong>osservatori polari "HySO" e "THAAO",</strong> costituirà invece un ambiente di riferimento per calibrare e validare i modelli sviluppati dal progetto grazie alla intensa perdita di massa glaciale e ai conseguenti segnali di deformazione della Terra solida.</span></p>
<p dir="ltr"><strong>I risultati di iCEALP contribuiranno a sviluppare una nuova visione delle interazioni tra clima, criosfera, ciclo idrologico e dinamica della Terra solida</strong><span>, migliorando la comprensione degli effetti dei cambiamenti climatici sulla deformazione della crosta terrestre e sui rischi geologici associati, tra cui l'instabilità dei versanti, le variazioni dello stato di sforzo crostale e i possibili effetti sulla sismicità. Le nuove conoscenze forniranno inoltre basi scientifiche per il monitoraggio dell'ambiente alpino e per il supporto alle attività di prevenzione e pianificazione territoriale.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Anche gli ostracodi imparano e hanno “memoria”: una ricerca sulle capacità comportamentali dei piccoli crostacei acquatici]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/anche-gli-ostracodi-imparano-e-hanno-memoria-una-ricerca-sulle-capacita-comportamentali-dei-piccoli-crostacei-acquatici</link>
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                    <description><![CDATA[Una ricerca guidata dall'Università di Parma mostra che i piccoli crostacei acquatici possiedono capacità comportamentali più complesse di quanto finora noto]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202607/image_900x600_e169f253dd6b54ea24e0e4300b8e7b75.webp" length="33734" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Mon, 27 Jul 2026 20:22:50 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span>Un <b>nuovo studio guidato dall'Università di Parma</b> mostra <b>che gli ostracodi, piccoli crostacei acquatici racchiusi in un carapace bivalve, possiedono capacità comportamentali più complesse di quanto finora noto</b>. La ricerca, pubblicata sulla rivista internazionale <i>BMC Biology</i>, fornisce evidenze di apprendimento associativo visivo e di risposte differenziate a diverse lunghezze d'onda della luce in tre specie di ostracodi podocopidi: <i>Vizcainocypria viator</i>, <i>Loxoconcha elliptica </i>e <i>Xestoleberis nitida</i>.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Il lavoro è stato coordinato da <b>Elena Bellavere</b> e <b>Giampaolo Rossetti</b> del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale dell'Università di Parma, in collaborazione con <b>Francesc Mesquita-Joanes</b> dell'Institut Cavanilles de Biodiversitat i Biologia Evolutiva dell'<b>Universitat de València</b> e <b>Donato Romano</b> dell'Istituto di BioRobotica della <b>Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa.</b></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Attraverso <strong>arene miniaturizzate "lab-on-a-chip"</strong>, progettate per osservare con precisione il comportamento di organismi di dimensioni microscopiche, il gruppo di ricerca ha studiato come <strong>gli ostracodi reagiscono alla luce verde e blu, sia in condizioni spontanee sia dopo un addestramento con stimoli positivi</strong>, come la presenza di cibo, o negativi, come segnali chimici di stress. I risultati mostrano che le risposte alla luce non sono semplici riflessi, ma possono essere modulate dall'esperienza e variano tra specie, trattamento e lunghezza d'onda.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>Lo studio indica, in particolare, la presenza di una forma semplice di memoria associativa di medio-lungo termine</span></b><span>: alcuni individui hanno modificato il proprio comportamento anche a distanza di 16–24 ore dall'addestramento. Le differenze osservate non riguardano soltanto la preferenza per una camera illuminata o buia, ma anche parametri di locomozione come esplorazione, inattività e velocità di movimento.</span></p>
<p class="v1MsoNormal">«Questi risultati mostrano che anche organismi molto piccoli, dotati di sistemi nervosi relativamente semplici, possono esprimere forme di plasticità comportamentale sorprendenti»<span>, spiega<b> Elena Bellavere</b>, prima autrice e corresponding author dello studio. «Gli ostracodi si confermano così modelli promettenti per indagare le basi evolutive della percezione, dell'apprendimento e dell'adattamento agli ambienti acquatici».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Il ruolo dell'Università di Parma è stato centrale nella concezione dello studio, nell'analisi dei dati, nell'interpretazione biologica dei risultati e nella stesura del manoscritto. La collaborazione internazionale ha permesso di integrare competenze complementari: la conoscenza ecologica e tassonomica degli ostracodi dell'<strong>Universitat de València</strong>, l'approccio bioingegneristico e di analisi del comportamento della <strong>Scuola Superiore Sant'Anna</strong>, e l'esperienza dell'U<strong>niversità di Parma</strong> nello studio della biologia, ecologia ed evoluzione degli ostracodi.</span></p>
<p class="v1MsoNormal">«L'integrazione tra biologia evolutiva, ecologia comportamentale e tecnologie miniaturizzate è uno degli aspetti più innovativi del lavoro», sottolinea <b>Giampaolo Rossetti</b>. «Questa ricerca dimostra come strumenti sviluppati in ambito bioingegneristico possano aprire nuove possibilità nello studio di organismi poco studiati, ma fondamentali per comprendere l'evoluzione della vita acquatica».</p>
<p class="v1MsoNormal"><span>La <strong>componente bioingegneristica</strong> ha avuto un ruolo determinante nello sviluppo dell'approccio sperimentale. Le arene lab-on-a-chip e il sistema di tracciamento delle traiettorie hanno consentito di osservare in modo controllato e quantitativo il comportamento di animali lunghi circa mezzo millimetro, registrando non solo la scelta tra ambienti illuminati e non illuminati, ma anche aspetti fini della locomozione.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Il contributo dell'Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant'Anna si è concentrato sullo sviluppo della componente tecnologica e metodologici dello studio. In particolare, ha contribuito alla progettazione dei <strong>paradigmi sperimentali e degli approcci etologici</strong> utilizzati nei test comportamentali, oltre allo sviluppo delle piattaforme miniaturizzate abilitando tracking automatizzati impiegati per quantificare con precisione il comportamento degli ostracodi.</span><span> </span></p>
<p class="v1MsoNormal">«Dal punto di vista neuroetologico questi risultati mostrano che anche organismi con sistemi nervosi molto semplici possono integrare stimoli sensoriali, modificare il comportamento in base all'esperienza e mantenere forme di memoria associativa», commenta <b>Donato Romano</b>. «Gli ostracodi diventano così un modello interessante per studiare l'evoluzione dell'apprendimento e dei sistemi sensoriali negli invertebrati acquatici». «La scoperta ha implicazioni rilevanti anche per la robotica bioispirata», aggiunge <b>Donato Romano</b>. «Capire come organismi microscopici riescano a navigare, apprendere e adattarsi ad ambienti dinamici e destrutturati può ispirare nuovi approcci per robot autonomi capaci di esplorazione, navigazione e apprendimento efficiente in contesti complessi».</p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Il contributo dell'Universitat de València è stato particolarmente importante per <strong>l'inquadramento ecologico e biologico delle specie studiate</strong>, raccolte in ambienti umidi e salmastri della Comunità Valenciana. Le tre specie considerate differiscono per habitat, tolleranza alla salinità, struttura dell'occhio e modalità di movimento, offrendo così un quadro comparativo utile per comprendere come ecologia, morfologia e comportamento possano influenzare la risposta alla luce.</span></p>
<p class="v1MsoNormal">«Gli ostracodi sono spesso studiati per il loro valore tassonomico, ecologico o paleontologico, ma il loro comportamento rimane ancora poco esplorato», osserva il docente dell'Universitat de València <b>Francesc Mesquita-Joanes</b>, ricercatore dell'Institut Cavanilles de Biodiversitat i Biologia Evolutiva (ICBiBE UV). «Questo lavoro mostra che specie diverse possono rispondere in modo diverso agli stessi stimoli luminosi, probabilmente in relazione alla loro ecologia, alla struttura dei loro organi visivi e al modo in cui esplorano l'ambiente. È un passo importante per comprendere meglio il ruolo del comportamento nell'adattamento di questi piccoli crostacei agli habitat acquatici».</p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>Oltre al valore di base per la biologia evolutiva, i risultati hanno implicazioni più ampie per lo studio dell'ecologia sensoriale</span></b><span>. La capacità di distinguere e apprendere segnali luminosi potrebbe infatti aiutare questi animali nella scelta del microhabitat, nella ricerca di cibo, nell'evitamento dei predatori e, potenzialmente, nei comportamenti riproduttivi<b>. Lo studio suggerisce quindi che la complessità comportamentale degli ostracodi sia stata finora sottovalutata.</b></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>La ricerca apre inoltre la strada a futuri studi integrati che combinino comportamento, morfologia, genomica e analisi dei sistemi visivi.</span></b><span> In particolare, l'applicazione di piattaforme lab-on-a-chip e di sistemi automatici di tracciamento potrà contribuire a comprendere meglio come piccoli invertebrati acquatici percepiscono l'ambiente e adattano il proprio comportamento.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Nanomateriali antiossidanti per ambienti spaziali: il progetto SMARTS dell'Università degli Studi di Sassari e la società ViroStatics]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/nanomateriali-antiossidanti-per-ambienti-spaziali-il-progetto-smarts-delluniversita-degli-studi-di-sassari-e-la-societa-virostatics</link>
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                    <description><![CDATA[Il progetto SMARTS raggiunge importanti risultati e consente alla Sardegna l'ingresso nella space economy della salute]]></description>

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                    <pubDate>Mon, 27 Jul 2026 20:22:40 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span><strong>L'Università degli Studi di Sassari e la società ViroStatics</strong> hanno conseguito importanti risultati con il <strong>progetto SMARTS</strong> finanziato con i bandi a cascata promossi nell'ambito dell'ecosistema dell'innovazione e.INS sostenuto dal PNRR nel contesto dello spoke 05 Aerospace Science and Technology coordinato dal <strong>Distretto AeroSpaziale della Sardegna (DASS):</strong> dalla Sardegna una filiera che unisce spazio, salute e materiali avanzati.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Un'alleanza tutta sarda — l'impresa biotech ViroStatics e l'Università degli Studi di Sassari con il supporto gestionale del DASS — ha portato a termine con pieno successo il progetto di ricerca SMARTS, sviluppando e validando <strong>nanomateriali antiossidanti capaci di proteggere le cellule dallo stress ossidativo indotto da radiazioni e microgravità</strong>, le condizioni estreme degli ambienti spaziali confinati come le stazioni orbitanti e le future basi planetarie. Il progetto dimostra come nell'isola si portino avanti ricerche di frontiera con applicazioni che abbracciano temi quali lo spazio e la salute umana.</span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">Dalla sintesi alla validazione in condizioni spaziali<span></span></h3>
<p class="v1MsoNormal"><span>Il progetto SMARTS ha coperto l'intera catena di ricerca e sviluppo: <strong>dalla progettazione e sintesi di diverse classi di nanomateriali a base di carbonio, alla loro caratterizzazione fisico-chimica, fino ai test biologici in vitro</strong> che ne hanno confermato l'attività antiossidante e un profilo di sicurezza favorevole. Il risultato più significativo è la validazione dell'efficacia di questi nanomateriali in condizioni che simulano l'ambiente spaziale — stress ossidativo e microgravità riprodotta in laboratorio mediante clinostato — con un effetto protettivo misurabile su modelli cellulari. Sono stati inoltre realizzati e testati prototipi funzionalizzati, a conferma dell'applicabilità della tecnologia sia nella formulazione di vernici sia nei tessuti delle tute degli astronauti che ne determinano interessanti applicazioni non solo per future missioni spaziali come pure all'interno della stazione orbitante ma anche in chiave terrestre. Tutti gli obiettivi del piano di lavoro sono stati raggiunti.</span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">Un risultato nato e cresciuto in Sardegna<span></span></h3>
<p class="v1MsoNormal"><span>Il progetto è nato e si è svolto interamente sul territorio isolano, valorizzando competenze e capitale umano altamente qualificato e rafforzando l'ecosistema dell'innovazione promosso in ambito e.INS coordinato dall'Università di Sassari. I risultati confermano che l'isola può essere un polo credibile della space economy — uno dei settori a più rapida crescita in Europa — con una filiera emergente che unisce imprese, università e mondo aerospaziale e che ha tutte le carte in regola per trasformare la ricerca in prodotti, brevetti e occupazione qualificata, trattenendo sull'isola talenti e valore. I partner guardano ora allo scale-up industriale, alla tutela della proprietà intellettuale e a nuove collaborazioni nazionali ed europee, per dare continuità a un percorso che ha già dato prova della sua valenza.</span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">Le dichiarazioni<span></span></h3>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>Dr. Franco Lori, ViroStatics — </span></b><span>«SMARTS dimostra che dalla Regione Sardegna si può competere sulla frontiera dei nanomateriali per lo spazio e per la salute. Abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi e validato la tecnologia in condizioni spaziali simulate: materiali che proteggono le cellule dallo stress ossidativo indotto da radiazioni e microgravità. È la prova che la ricerca anche in campo imprenditoriale produce nell'isola risultati di livello internazionale».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>Prof. Plinio Innocenzi, Università degli Studi di Sassari — </span></b><span>«Questo progetto nasce dall'incontro tra scienza dei materiali e biotecnologie ed è cresciuto dentro l'ecosistema e.INS. È esattamente il modello che vogliamo: conoscenza generata nei laboratori che si materializza in tecnologia validata e prototipi, con ricadute concrete. La Sardegna ha le competenze e le infrastrutture per essere protagonista nella scienza dei materiali per lo spazio».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>Prof. Giacomo Cao, Presidente del DASS e coordinatore scientifico dello Spoke 05 Aerospace Science and Technology dell'ecosistema e.INS — </span></b><span>«E' stato un grande onore svolgere questo doppio ruolo di coordinamento delle attività scientifiche dello spoke e di contributo alla gestione dello stesso per il tramite del distretto. La space economy è una delle grandi opportunità del presente come pure del futuro e la Sardegna parte da una posizione di vantaggio: infrastrutture, ricerca e imprese che già lavorano insieme. Il progetto SMARTS aggiunge un tassello prezioso — materiali avanzati per la salute e la sicurezza nello spazio — e dimostra ancora una volta che sull'isola è presente una filiera aerospaziale ad alto valore aggiunto, capace di attrarre talenti e investimenti».</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Preservare Venezia e la sua Laguna: una ricerca su una gestione "adattiva" del sistema Mo.S.E.]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/preservare-venezia-e-la-sua-laguna-la-ricerca-su-una-gestione-adattiva-del-sistema-mose</link>
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                    <description><![CDATA[Pubblicata su «Nature Water» la ricerca coordinata dal Dipartimento di Geoscienze dell'Università di Padova, in collaborazione con l'ISPRA e l'Università di Southampton, su una gestione "adattiva" del Mo.S.E.]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202607/image_900x600_08355bdb658e04a3c00dd6b2d2f7bad7.webp" length="74060" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Mon, 27 Jul 2026 20:22:34 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1gmail-CorpoA"><span><strong>Dal 2020 il sistema Mo.S.E. protegge Venezia e gli altri centri urbani lagunari</strong> dagli eventi di acqua alta più sostenuti. Quando le paratoie vengono sollevate, l'ingresso della marea attraverso le bocche di porto viene limitato, mantenendo più bassi i livelli dell'acqua in laguna e riducendo il rischio di allagamento.</span></p>
<p class="v1gmail-CorpoA"><span>Le chiusure riducono però anche la quantità di sedimenti che raggiungono le <strong>barene</strong>, superfici vegetate periodicamente sommerse dalle maree. Questi ambienti ospitano una grande <strong>biodiversità</strong>, accumulano carbonio e attenuano il moto ondoso. Durante le alte maree e le mareggiate, i sedimenti provenienti dai bassifondali si depositano sulle barene, permettendo loro di crescere verticalmente e contrastare l'innalzamento del livello del mare.</span></p>
<p class="v1gmail-CorpoA"><span>La ricerca pubblicata su «<strong>Nature Water</strong>» valuta quindi se sia possibile ridurre questi effetti attraverso una gestione più selettiva del Mo.S.E. I risultati mostrano che numero e durata delle chiusure possono essere ridotti senza compromettere la protezione di Venezia e degli altri centri abitati lagunari.</span></p>
<h3 class="v1gmail-CorpoA">I risultati</h3>
<p class="v1gmail-CorpoA"><span>I ricercatori hanno ricostruito mediante modellazione numerica tutti i 69 eventi di chiusura del Mo.S.E. avvenuti tra il 2020 e il 2023, simulando la propagazione della marea, le correnti lagunari e gli effetti del vento.<strong> I risultati dimostrano che, nel 30% dei casi, una strategia alternativa avrebbe evitato la chiusura garantendo comunque la sicurezza di Venezia.</strong> Il Mo.S.E. è fondamentale nella protezione di Venezia dagli eventi di acqua alta, ma <strong>può essere gestito selettivamente</strong> in modo da conciliare sicurezza urbana e resilienza dell'ecosistema lagunare.</span></p>
<p class="v1gmail-CorpoA"><span>«Abbiamo confrontato tre scenari: la Laguna con le bocche di porto sempre aperte, la gestione del Mo.S.E. effettivamente adottata e una strategia alternativa e ottimizzata, denominata AThOS - <b>dice Alessandro Michielotto, assegnista di ricerca a Geoscienze e primo autore dello studio</b> -. Quest'ultima mira a ridurre il numero e la durata delle chiusure, mantenendo comunque i livelli dell'acqua al di sotto delle soglie di sicurezza previste per Venezia e per i principali centri lagunari tra cui Burano e Chioggia».</span></p>
<p class="v1gmail-CorpoA"><span>«Con l'attuale strategia di gestione, la superficie di barena allagata si riduce mediamente del 27,5% rispetto allo scenario con le bocche aperte. Durante alcuni eventi, la riduzione supera il 75%, a seconda del momento in cui vengono sollevate le barriere e delle condizioni del vento. Anche la profondità media dell'acqua sulle barene diminuisce, in media, di circa il 45% - <b>spiega Alvise Finotello, ricercatore a Geoscienze </b>-. La minore sommersione porta a una significativa riduzione dell'apporto di sedimenti: nel periodo esaminato le chiusure hanno ridotto del 32% l'accumulo di sedimento sulle barene rispetto a quanto sarebbe avvenuto mantenendo aperte le bocche di porto. In termini di crescita verticale, ciò equivale a una riduzione media di 2,6 ± 1,9 millimetri all'anno, un valore considerevole per un ecosistema che deve già confrontarsi con un innalzamento relativo del livello del mare dell'ordine di 4–5 millimetri all'anno».</span></p>
<h3 class="v1gmail-CorpoA">La strategia AThOS applicata agli eventi del 2020–2023</h3>
<p class="v1gmail-CorpoA"><span>«I nostri risultati mostrano chiaramente che la strategia adottata nei primi anni di esercizio del Mo.S.E.  è stata molto cautelativa e fortemente orientata alla prevenzione del rischio di allagamento. Le simulazioni indicano che la durata totale annuale delle chiusure è stata, in media, più che doppia rispetto a quella strettamente necessaria per garantire la protezione urbana. Una strategia come AThOS, applicata retrospettivamente agli eventi del 2020 - 2023 e pertanto non soggetta alle incertezze proprie di una gestione basata sulle previsioni meteo, evidenzia che sarebbe stato possibile <strong>evitare circa il 30% delle chiusure</strong>, vale a dire una ventina di eventi su 69 totali - <b>rileva Luca Carniello, professore al Dipartimento ICEA dell'Ateneo patavino</b> -. Con AThOS, la riduzione della superficie di barena allagata sarebbe scesa dal 27,5% al 2,9%: la sedimentazione sulle barene sarebbe inoltre aumentata del 19% rispetto a quella realmente osservata, permettendo di <strong>recuperare mediamente circa 1,3 millimetri all'anno di accrescimento verticale, senza compromettere la protezione di Venezia e degli altri centri urbani lagunari</strong>».</span></p>
<p class="v1gmail-CorpoA"><span>«La gestione del Mo.S.E. sembra essersi già progressivamente evoluta: è un aspetto importante perché dimostra che la gestione delle barriere non è statica, ma può essere migliorata nel tempo alla luce dei dati, dell'esperienza accumulata e degli effetti osservati sull'intero sistema lagunare. Nel 2023, durante le chiusure del Mo.S.E., i livelli osservati in Laguna sono stati generalmente più elevati rispetto ai primi anni di esercizio - <b>osserva Andrea D'Alpaos, coordinatore dello studio e professore a Geoscienze -</b>. Anche la differenza tra i livelli previsti dal sistema di allerta e quelli effettivamente osservati tende a ridursi. Questo può indicare un progressivo affinamento operativo e un'evoluzione verso una gestione meno cautelativa, pur rimanendo pienamente orientata alla sicurezza».</span><span> </span></p>
<h3 class="v1gmail-CorpoA">Verso una gestione adattiva del Mo.S.E.</h3>
<p class="v1gmail-CorpoA"><span>«La sfida non sarà semplicemente sollevare le barriere ogni volta che le previsioni indicano il possibile superamento di soglie locali di allagamento, bensì individuare quando la chiusura è realmente necessaria e limitarne la durata al tempo strettamente indispensabile - <b>conclude D'Alpaos</b> -. È in questa direzione che si trova la possibilità concreta di proteggere insieme il patrimonio storico, culturale e urbano della città </span><span lang="FR">e l</span><span>'integrità dell'ecosistema lagunare che, per secoli, ne ha sostenuto lo sviluppo e la stessa esistenza».</span></p>
<p class="v1gmail-CorpoA"><span>Link alla ricerca: "<a href="https://www.nature.com/articles/s44221-026-00658-1" target="_blank" rel="noopener">Reconciling flood-risk reduction and wetland resilience behind coastal floodgates</a>" - «Nature Water» - 2026.</span><span></span></p>
<p class="v1gmail-CorpoA"><span>Autori: Alessandro Michielotto, Alvise Finotello, Riccardo A. Mel, Eli D. Lazarus, Luca Carniello, Davide Tognin &amp; Andrea D'Alpaos</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Un ponte tra ricerca e industria: il nuovo accordo tra Politecnico di Torino e Inalpi]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/un-ponte-tra-ricerca-e-industria-il-nuovo-accordo-tra-politecnico-di-torino-e-inalpi</link>
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                    <description><![CDATA[Competitività e sostenibilità delle filiere produttive: l'ateneo torinese e Inalpi insieme per affrontare le principali sfide del settore agroalimentare grazie a iniziative di ricerca e di formazione avanzata]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202607/image_900x600_b2b26b2a123cff60fa5af5928ef2d96d.webp" length="87856" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Mon, 27 Jul 2026 20:22:26 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-a0b9c90b-7fff-bb4d-ee50-4f6ed2c741cb"><span>Innovazione nei processi alimentari, sostenibilità ambientale e valorizzazione della ricerca applicata sono al centro della </span><strong>collaborazione avviata tra il Politecnico di Torino e Inalpi S.p.A.</strong><span><strong>,</strong> una delle principali realtà italiane del settore lattiero-caseario. L'obiettivo della collaborazione è sviluppare nuove soluzioni tecnologiche per il settore agroalimentare e contribuire alla competitività e alla sostenibilità delle filiere produttive.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il Politecnico di Torino e Inalpi S.p.A. hanno siglato un accordo quadro di collaborazione finalizzato allo </span><strong>sviluppo di attività congiunte di ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico nei settori dell'agroalimentare, della sostenibilità ambientale e dell'ottimizzazione dei processi industriali.</strong></p>
<p dir="ltr"><span>Le </span><span>competenze scientifiche e tecnologiche del Politecnico di Torino</span><span> e l'</span><span>esperienza</span><span> </span><span>industriale di Inalpi</span><span> convergono in una collaborazione strategica volta ad </span><strong>affrontare le principali sfide del settore agroalimentare</strong><span>, sviluppando soluzioni innovative capaci di coniugare competitività, sostenibilità ambientale ed efficienza energetica. Nell'ambito della collaborazione saranno sviluppati specifici progetti di ricerca che coinvolgeranno </span><span>ricercatori, docenti, dottorandi e giovani studiosi del Politecnico di Torino</span><span>, in sinergia con il personale tecnico e scientifico di </span><span>Inalpi</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Le attività si concentreranno inizialmente su </span><strong>quattro ambiti strategici</strong><span>: lo studio dei processi di </span><strong>cristallizzazione nei prodotti alimentari</strong><span>, con particolare attenzione al burro destinato alla pasticceria e all'ottimizzazione delle sue caratteristiche di lavorazione e qualità; lo sviluppo di </span><strong>sistemi innovativi per l'incapsulamento e la protezione di micronutrienti sensibili</strong><span><strong>,</strong> come le vitamine termolabili, destinati ad </span><span>alimenti funzionali ad alto valore aggiunto</span><span>; la sperimentazione di </span><strong>tecnologie di processo innovative e a basso impatto</strong><span>, tra cui <strong>l'</strong></span><strong>High Pressure Processing (HPP)</strong><span> e i trattamenti a radiofrequenza, per migliorare la conservazione degli alimenti preservandone le proprietà nutrizionali e sensoriali; infine, lo studio di </span><strong>soluzioni sostenibili per la produzione e il raffreddamento dell'acqua potabilizzata</strong><span>, con particolare attenzione all'impiego di </span><strong>tecnologie geotermiche</strong><span> e alla valutazione del loro </span><strong>impatto ambientale sulle falde acquifere.</strong></p>
<p dir="ltr"><span>L'accordo prevede inoltre la possibilità di attivare contratti di ricerca, borse di dottorato, assegni di ricerca e ulteriori iniziative di formazione avanzata, favorendo la crescita di nuove competenze professionali e il trasferimento delle conoscenze dal mondo accademico a quello industriale.</span></p>
<p dir="ltr"><span>L'intesa testimonia l'impegno condiviso del Politecnico di Torino e di Inalpi nel promuovere un percorso comune di ricerca e innovazione, capace di generare valore per il sistema produttivo, la comunità scientifica e l'intera filiera agroalimentare italiana.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«La sostenibilità ambientale e l'ottimizzazione dei processi industriali sono tematiche fondamentali per il Politecnico di Torino. Per questo motivo, l'accordo con Inalpi S.p.A., una delle principali realtà italiane del settore lattiero-caseario, rappresenta un'occasione preziosa per contribuire concretamente all'innovazione del comparto. – </span><span>commenta il rettore del Politecnico di Torino, </span><strong>Stefano Corgnati</strong><span> – </span><span>La ricerca applicata costituisce uno dei pilastri di questa collaborazione e consente al nostro Ateneo di mettere a disposizione competenze scientifiche e tecnologiche, integrandole con il know-how industriale di Inalpi S.p.A., per sviluppare soluzioni innovative e sostenibili a beneficio dell'intero settore».</span></p>
<p dir="ltr"><span>«La capacità di innovare nasce dalla volontà di guardare avanti, investendo nella ricerca e nella conoscenza per interpretare un contesto in continua evoluzione.</span><span> –  dichiara il </span><strong>Cavaliere del Lavoro Ambrogio Invernizzi Presidente Holding Inalpi S.p.A.</strong><span> – Oggi il nostro obiettivo non è soltanto rispondere alle esigenze del mercato lattiero-caseario, ma anticiparne i cambiamenti, cogliendo tempestivamente le nuove richieste e le sfide che interessano l'intera filiera.</span><span> </span><span>Per questo crediamo che il dialogo tra impresa e università rappresenti un fattore strategico per trasformare la ricerca in soluzioni concrete.</span><span> </span><span>La collaborazione con il Politecnico di Torino si inserisce pienamente in questa visione. Sviluppare insieme conoscenza, trasformarla in innovazione concreta e favorire la crescita di una nuova generazione di professionisti capaci di guidare l'evoluzione del nostro settore significa investire nel futuro. Crediamo che valorizzare i talenti, offrendo loro percorsi di formazione avanzata e l'opportunità di confrontarsi con sfide reali, sia il modo migliore per generare valore duraturo per l'azienda, per la filiera agroalimentare italiana e per il Paese</span><span>».</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Il primo esosatellite non orbita intorno ad un pianeta]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/il-primo-esosatellite-non-orbita-intorno-ad-un-pianeta</link>
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                    <description><![CDATA[Osservazioni condotte con il Very Large Telescope dell'ESO hanno individuato il primo esosatellite mai scoperto, un grande corpo gassoso che orbita una nana bruna nel sistema CD-35 2722. La scoperta mette in discussione le attuali definizioni di pianeta e satellite, e apre la strada verso un nuovo metodo di individuazione di esosatelliti con i futuri strumenti del telescopio ELT]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202607/image_900x600_5284159fbde91945f88c652f6f7519d8.webp" length="34470" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 23 Jul 2026 16:33:21 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p>Grazie alle osservazioni effettuate con il <strong>Very Large Telescope (VLT) dell'ESO</strong>, i ricercatori dell'<strong>Università Diego Portales in Cile</strong>, dell'<strong>ESO</strong> e dell'<strong>INAF</strong> hanno presentato le <strong>prime prove solide dell'esistenza di un oggetto simile a una luna</strong> attorno alla <strong>nana bruna del sistema CD-35 2722</strong>, con dimensioni paragonabili al più massiccio dei pianeti del <strong>Sistema solare</strong>. La scoperta è stata pubblicata sulla rivista <strong>Nature</strong>.</p>
<p>Sono più di <strong>seimila gli esopianeti</strong> scoperti dagli anni '90 ad oggi, ma finora non è stata comprovata l'esistenza di nessun satellite, o <strong>esoluna</strong>, attorno a uno di questi. Il sistema analizzato da questo studio è composto dalla stella <strong>CD-35 2722</strong> (che dà il nome al sistema), che possiede circa metà della massa del Sole ed è l'oggetto più grande e massiccio; attorno ad essa orbita una compagna <strong>nana bruna</strong>, un oggetto troppo massiccio per essere considerato un pianeta ma troppo poco massiccio per essere una stella, scoperta mediante la tecnica dell'<strong>imaging diretto</strong>; attorno a quest'ultima, poi, orbiterebbe un <strong>satellite naturale</strong>.</p>
<p>Il sistema, dicono i ricercatori, è alquanto insolito e difficile da definire utilizzando termini che usiamo per descrivere i corpi del Sistema solare come «pianeta» e «luna». Il nuovo oggetto, che il gruppo di ricerca definisce «<strong>esosatellite</strong>», possiede infatti una massa almeno pari a quella di <strong>Giove</strong>, mentre la nana bruna ha una massa superiore a 30 volte quella del gigante gassoso. L'esosatellite è abbastanza massiccio da poter essere considerato un pianeta – prendendo come riferimento il Sistema solare –, ma non può essere definito tale in quanto non orbita attorno a una stella, bensì attorno a un altro oggetto a sua volta in orbita attorno a una stella. Per questo è stato chiamato «luna», anche se non assomiglia affatto alle piccole lune rocciose presenti nel nostro Sistema solare.</p>
<p>«Il satellite che riportiamo è un gigantesco corpo gassoso che orbita attorno a un compagno estremamente massiccio, esso stesso con una massa pari a diverse volte quella di Giove», spiega <strong>Alice Zurlo</strong>, professoressa all'<strong>Universidad Diego Portales</strong>, direttrice del team <strong>Millennium Nucleus of Young Exoplanets and their Moons (YEMS)</strong>, associata <strong>INAF</strong> e coautrice dello studio. «Nel Sistema solare esiste una netta distinzione tra i pianeti e il Sole, quindi definire oggetti come le lune è semplice. Nel sistema CD-35 2722, dove i confini tra stelle, pianeti e lune diventano sfumati, l'intero quadro risulta molto più complesso da descrivere. Per quanto esotico possa apparire, questo sistema è davvero unico e rappresenta una svolta: la prima rilevazione plausibile di un esosatellite».</p>
<p>Indipendentemente da come si scelga di chiamare questo oggetto, gli astronomi cercano da anni di individuare satelliti al di fuori del Sistema solare, senza che finora sia stata ottenuta alcuna rilevazione inequivocabile. Per le osservazioni del sistema <strong>CD-35 2722</strong>, i ricercatori hanno utilizzato lo strumento <strong>CRIRES+</strong> installato al telescopio <strong>VLT dell'ESO</strong>, in Cile, impiegando il metodo delle <strong>velocità radiali</strong>, lo stesso che fu utilizzato per scoprire il primo esopianeta attorno a una stella simile al Sole. Questa tecnica consente di rilevare le piccole oscillazioni della nana bruna causate dall'oggetto in orbita attorno a essa, viene spesso utilizzato per confermare la presenza di esopianeti in orbita attorno a stelle nella nostra galassia e, in questo caso, è in grado di fornire la <strong>prima solida evidenza dell'esistenza di questo satellite</strong>.</p>
<p>«Questo è uno dei sistemi più adatti a cui applicare questa tecnica, per questo l'abbiamo scelto», spiega <strong>Silvano Desidera</strong>, ricercatore all'<strong>INAF di Padova</strong> e coautore dello studio. «Per effettuare misure di velocità radiali della nana bruna – e in prospettiva di pianeti veri e propri – abbiamo bisogno che gli spettri non abbiano una contaminazione elevata da parte della stella centrale, che è molto più brillante rispetto alla nana bruna. Il caso di CD-35 2722 è perfetto perché la stella centrale ha una massa ridotta (e quindi è meno luminosa rispetto ad altre stelle) e la nana bruna è ben separata da essa in cielo, perché il sistema è vicino a noi».</p>
<p>Oltre all'importanza di aver scoperto una <strong>classe di oggetti finora rimasta prerogativa del Sistema solare</strong>, l'individuazione di satelliti in altri sistemi planetari può contribuire a comprendere quanto siano diversi i processi di formazione ed evoluzione di tali sistemi. Solo pochi mesi fa, un lavoro basato su osservazioni condotte con l'<strong>Interferometro del Very Large Telescope dell'ESO</strong> nel sistema stellare <strong>HD 206893</strong>, aveva rivelato indizi della presenza di un satellite, ma senza una rilevazione certa. In quel caso, la luminosità della stella era molto maggiore e il sistema risultava poco adatto all'applicazione della tecnica delle velocità radiali con gli strumenti oggi disponibili. Nel prossimo futuro, l'<strong>Extremely Large Telescope (ELT) dell'ESO</strong>, con il suo specchio da 39 metri e la sua strumentazione avanzata, consentirà agli astronomi di individuare <strong>esosatelliti di dimensioni più ridotte</strong>.</p>
<p>«Questa scoperta così particolare apre il percorso verso la rivelazione di esosatelliti più simili a quelle del Sistema solare, che sarà possibile usando alcuni strumenti attualmente in costruzione», in particolare, lo spettrografo <strong>ANDES</strong> (a guida italiana) al telescopio <strong>ELT</strong>» conclude <strong>Desidera</strong>. «Il miglioramento rispetto agli strumenti attuali riguarderà, da un lato, la miglior risoluzione angolare di ELT (che ridurrà la contaminazione della stella centrale sugli spettri di nane brune/pianeti) e dall'altro la miglior precisione nella misura delle velocità radiali resa possibile dallo spettrografo stesso. Potremo quindi applicare questa tecnica a un numero maggiore di pianeti o nane brune e raggiungere sensibilità che ci porteranno a scoprire esolune ed esosatelliti più piccoli».</p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Aspirina e dieta pesco-vegetariana: insieme migliorano la salute intestinale]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/aspirina-e-dieta-pesco-vegetariana-insieme-migliorano-la-salute-intestinale</link>
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                    <description><![CDATA[Uno studio del Cnr-Ibba ha evidenziato come una dieta a base di pesce, verdure e alimenti di origine vegetale, se associata all'aspirina, migliori la salute intestinale e svolga un'azione preventiva rispetto all'insorgenza di processi infiammatori, anche potenzialmente legati allo sviluppo di tumori del colon-retto. La ricerca è pubblicata su Scientific Reports]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202607/image_900x600_87705b76c859c44f6452e528e074eecc.webp" length="164562" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 23 Jul 2026 16:29:27 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<div class="v1elementToProof">Uno studio coordinato dall'Istituto di biologia e biotecnologia agraria del <strong>Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibba),</strong> in collaborazione con ricercatori dell'<strong>Università di Firenze</strong>, ha confermato che una <strong>dieta pesco-vegetariana</strong> – ricca di pesce, verdure e alimenti di origine vegetale- se associata all'acido acetilsalicilico (aspirina), <strong>migliora la salute intestinale</strong> e svolge un'azione preventiva rispetto all'insorgenza di processi infiammatori anche potenzialmente legati allo sviluppo di tumori del colon-retto, ad oggi la seconda causa di morte per cancro nel mondo (IARC, 20221).</div>
<div class="v1elementToProof"> </div>
<div class="v1elementToProof">La ricerca, <a href="https://doi.org/10.1038/s41598-026-48074-5" target="_blank" rel="noopener">pubblicata sulla rivista<span> </span><i>Scientific Reports,</i></a><span> </span>prosegue un filone di ricerca già intrapreso da anni presso l'Istituto, che aveva già evidenziato come il microbiota intestinale sia uno dei principali mediatori degli effetti della dieta sul rischio di sviluppare il tumore del colon-retto. L'attuale studio, oltre a confermare il ruolo centrale dell'alimentazione nel modulare le comunità microbiche dell'intestino, e lo sviluppo di cancro colorettale, evidenzia anche l'effetto combinato di dieta e trattamento farmacologico (aspirina). In particolare, sono stati analizzati gli effetti di una dieta pesco-vegetariana in modelli animali geneticamente predisposti allo sviluppo del tumore del colon-retto: i risultati mostrano che l'adozione di questo tipo di dieta riduce in modo significativo la formazione di tumori intestinali a livello del colon-retto, parallelamente ai cambiamenti del<strong> microbiota intestinale,</strong> fenomeno ancora più marcato quando la dieta viene associata all'acido acetilsalicilico (aspirina), farmaco già noto per le sue proprietà antinfiammatorie e preventive nei confronti di diverse patologie croniche.</div>
<div class="v1elementToProof"> </div>
<div class="v1elementToProof">Ma il dato forse più interessante emerge dall'analisi del microbiota intestinale, l'enorme ecosistema di microrganismi che vive nel nostro intestino e che svolge un ruolo cruciale nella salute umana: lo studio dimostra, infatti, che tra i microrganismi favoriti dalla dieta pesco-vegetariana figurano gruppi batterici già noti per la produzione di metaboliti benefici e per la loro capacità di mantenere l'equilibrio dell'ambiente intestinale. Anche l'aspirina ha mostrato la capacità di influenzare il microbiota, selezionando specifici batteri potenzialmente coinvolti negli effetti protettivi osservati: tra questi, il genere<span> </span><i>Roseburia</i>, produttore di butirrato, una sostanza fondamentale per il benessere della mucosa intestinale e per il controllo dell'infiammazione.</div>
<div class="v1elementToProof">"I nostri risultati confermano che il microbiota intestinale rappresenta un punto di incontro fondamentale tra alimentazione e salute", spiega <strong>Carlotta De Filippo,</strong> ricercatrice del Cnr-Ibba che ha coordinato lo studio. "Comprendere come dieta, farmaci e microbiota interagiscano tra loro ci permetterà di sviluppare in futuro strategie di prevenzione sempre più efficaci e personalizzate, soprattutto per le persone a maggior rischio di sviluppare questa malattia".</div>
<div class="v1elementToProof">La <strong>prevenzione del tumore del colon-retto</strong> dipende, quindi, anche dalle scelte alimentari quotidiane: "Lo studio suggerisce che, in futuro, la combinazione di diete mirate e interventi capaci di modulare il microbiota potrebbe diventare uno strumento importante della medicina di precisione per la prevenzione oncologica", conclude De Filippo.</div>
<div class="v1elementToProof">Hanno collaborato alla ricerca anche: Sofia Chioccioli (già dottoranda presso il Dip.to Neurofarba dell'Università degli studi di Firenze, attualmente ricercatrice presso il Meyer Children's Hospital); Giovanna Caderni (Professore associato Dip.to Neurofarba dell'Università degli studi di Firenze), Niccolò Meriggi (Cnr-Ibba), Mariela Mejia Monroy (Dottoranda dell'Università di Siena associata al Cnr-Ibba); Sonia Renzi e Benedetta Cerasuolo (Dipartimento di Biologia dell'Università degli studi di Firenze).</div>
<div class="v1elementToProof"> </div>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[I giovani salvano i giovani e cercano nuove "connessioni". Dai The Kolors a Ditonellapiaga sui palchi della rassegna "Effetto Venezia", diretta da Grazia Di Michele, la terapia contro il bullismo si combatte con arte, musica, teatro]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/i-giovani-salvano-i-giovani-e-cercano-nuove-connessioni-dai-the-kolors-a-ditonellapiaga-sui-palchi-della-rassegna-effetto-venezia-diretta-da-grazia-di-michele-la-terapia-contro-il-bullismo-si-combatte-con-arte-musica-teatro</link>
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                    <description><![CDATA[Dal 29 luglio al 2 agosto al via la kermesse internazionale
]]></description>

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                    <pubDate>Thu, 23 Jul 2026 15:33:35 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<div>Artisti della nuova generazione si confrontano con le altre generazioni di artisti e si incontrano a Livorno per dare risposta alle tensioni e alle sfide di questa epoca.</div>
<div>La kermesse internazionale <strong>"Effetto Venezia", giunta alla sua 41ª edizione e diretta ancora una volta dalla cantautrice Grazia Di Michele</strong>, riparte dalle nuove generazioni e si prepara a trasformare i palcoscenici e le piazze del celebre quartiere "Venezia" di Livorno in un'arena dove i giovani portano l'energia della musica, la forza del loro linguaggio, la risposta all'ingiustizia sociale, alla violenza e al bullismo. Un'arena dove è possibile anche il confronto fra generazioni – quello artistico e quello sociale - per trovare nuove connessioni, sintonie, alleanze. Una rivoluzione sociale, insomma, che vede in prima linea i ragazzi lontani dall'essere visti esclusivamente come "bulli" o "vittime" e piuttosto pronti a dare la loro lettura della realtà e la loro ricetta per superare gli stereotipi e le divisioni. Ad ospitare come sempre la rassegna è la città di Livorno, che dal 29 luglio al 2 agosto 2026, accende i riflettori sul tema "Futuro Prossimo – Idee e storie delle nuove generazioni". La direzione artistica di Grazia Di Michele decide di utilizzare i vari linguaggi dello spettacolo per sviluppare una nuova coscienza collettiva, forte dell'impegno della Fondazione Lem, Livorno Euro Mediterranea, la realtà organizzatrice, insieme al Comune di Livorno, di una manifestazione reduce dalla vittoria del premio "Best of the best" ai PA Awards2026 di Scandicci - riconoscimento nazionale tributato agli eventi prodotti da Pubbliche Amministrazioni - come la migliore in assoluto tra tutte le categorie in concorso. Il cartellone si apre nella location principale, Piazza del Luogo Pio, con i The Kolors Live 2026 e si addentra nei tributi storici con l'omaggio alla poesia di Lucio Dalla, affidato a quattro giovani promesse della musica italiana. Una prima serata impreziosita dal Conversa Concerto di Tosca e dalla presentazione del volume di Marcello Balestra "Lucio c'è". L'impegno civile e la forza della parola saranno i temi dominanti grazie all'energia radicale di Frankie HI-NRG MC, voce e batteria, mentre l'1 agosto la spensieratezza pop e la versatilità camaleontica di Ditonellapiaga seguiranno il momento di sensibilizzazione sul bullismo, sempre sul palco centrale, con Teresa Manes, madre di Andrea Spezzacatena, il ragazzo che nel 2012 si tolse la vita a causa del cyberbullismo. Insieme a lei, l'1 agosto, sul palco ci sarà anche Samuele Carrino, il giovanissimo attore che ha prestato il volto e la voce ad Andrea sia al cinema che nel musical "Il ragazzo dai pantaloni rosa". Non sarà questa l'unica tematica sociale trattata, poiché si parlerà anche di Intelligenza artificiale, di ambiente, di impegno politico e sociale, di temi e istanze a cuore delle nuove generazioni.</div>
<p><span>A suggellare questo percorso ideale nel cartellone il 2 agosto ci sarà la profondità interpretativa di Ginevra Di Marco - Kaleidoscope Live, artista mossa da una rigorosa professionalità e ampiamente celebrata nello studio storiografico Matrilineare di Piergiorgio Pardo, anticipata da Giulia Mei, una delle voci più colte del pop d'autore contemporaneo. Sul piano organizzativo, Fondazione LEM ha tradotto questa centralità giovanile destinando un'area strategica del quartiere, che dà il nome all'evento, all'espressione creativa dei ragazzi che, come i capitani della nave, prendono il comando per partire verso il futuro. Questo spazio fisico trova il suo baricentro nel progetto KomBo Lab, proprio per dare visibilità a proposte di artisti emergenti. Tra i momenti più attesi anche gli eventi ai palcoscenici delle Fortezze con una grande discoteca all'aperto nata per offrire ai giovani uno spazio suggestivo e sicuro a piedi nel cuore della città, riducendo gli spostamenti in auto. In consolle si alterneranno tanti noti DJ. Inoltre l'arena cinematografica e i palchi diffusi con cortometraggi under 18. Anche quest'anno l'immagine del progetto è firmata da Valentina Calvani e Fabiana Iacolucci di IACA Studio. Il manifesto dell'evento ospita la traduzione in simboli della Comunicazione Aumentativa Alternativa: un approccio che si propone di rivolgersi a chi, oltre ad essere escluso dalla comunicazione verbale e orale a causa di patologie congenite o acquisite, presenta anche deficit cognitivi più o meno severi. Effetto Venezia è realizzata con il patrocinio della Regione Toscana e si realizza grazie a Unicoop Firenze. </span></p>
<p><span>Tutte le iniziative sono ad ingresso libero e gratuito. Info su </span><a href="https://www.effettovenezia.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">www.effettovenezia.it</a></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Milano-Bicocca, quando il buco nero di una galassia spegne le stelle di un'altra galassia]]></title>

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                    <description><![CDATA[n uno studio pubblicato su "Astronomy & Astrophysics", le nuove osservazioni condotte dall'Università milanese e dalla NASA utilizzando l'Osservatorio a raggi X Chandra]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202607/image_900x600_f9afbb24ef283b01451c5b6b058a1658.webp" length="55028" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 23 Jul 2026 15:25:01 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span>Secondo un nuovo studio condotto dal gruppo di ricerca "<strong>Cosmic Web</strong>" dell'</span><strong>Università di </strong><span><strong>Milano-Bicocca</strong> e dalla </span><strong>NASA</strong><span>, utilizzando l'</span><span>Osservatorio a raggi X Chandra </span><span>dell'Agenzia spaziale degli Stati Uniti, nell'universo primordiale, </span><span>un getto di particelle</span><span> proveniente da un </span><span>buco nero</span><span> di una galassia starebbe interferendo con una nube di gas che circonda un'altra </span><span>galassia</span><span> – ad essa vicina – colpendola e</span><span> </span><span>rallentandone il processo di formazione di nuove stelle</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Per esemplificare questa scoperta i ricercatori hanno utilizzato una </span><span>metafora culinaria</span><span>: il buco nero starebbe </span><span>mescolando una "pentola" di gas contenente una "Red Potato"</span><span>, ovvero l'altra galassia. La galassia che viene lentamente "cucinata" si chiama MQN01 J004131.9-493704, ma gli astronomi l'hanno soprannominata </span><span>"Red Potato"</span><span>, per via del suo aspetto nelle immagini del telescopio spaziale James Webb della NASA.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La galassia "Red Potato" si trova a circa <strong>11,7 miliardi di anni luce dalla Terra</strong> </span><span>e si trova nella stessa struttura cosmica </span><a href="https://customer72157g.musvc2.net/e/tr?q=9%3d5ZIW9Y%263%3dW%26r%3dXQb%26s%3dTKX9V%26B%3dDxM7O_vtjv_7d_9wWs_Il_vtjv_6iDS1.N5EqBs.Ex_KhyT_UW9sFBJm6rPm_KhyT_UW8m0-DDi83-OgH7AvMr-CeErOwBr-0mLtK-wH9Lv850iGAAq85Pi-097r7v-JiE3QrBCAvL6-LvB4Kv7z7p8%26u%3dIyLC96.GvP%26mL%3dHc8X%26AO%3d6cIbDZIXDbKY9c7e4r%26y%3dB6buX5WJXCXrBDXs0BZLa6YQbgZOc94te8cPd86tb97NAgUNAeTve65wX9XrBhYu&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span>dove era stata trovata dai ricercatori del gruppo Cosmic Web la galassia a disco gigante "Big Wheel"</span></a><span>, in un punto di intersezione dove gigantesche strutture reticolari di galassie e gas si incontrano. Gli astronomi hanno scelto di puntare il </span><span>telescopio James Webb</span><span> </span><span>su quest'area perché sapevano che contiene una delle più alte concentrazioni di galassie</span><span> e buchi neri supermassicci in crescita mai identificate nell'universo primordiale.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Poiché i dati del<strong> </strong></span><strong>Very Large Telescope dell'Osservatorio Europeo Australe (ESO)</strong><span> mostrano che la galassia della<strong> "Red Potato"</strong> è circondata da un'enorme nube, o "pentola", di gas relativamente freddo, </span><span>gli astronomi si aspettavano che contenesse un gran numero di giovani stelle</span><span> formatesi dopo che parte del gas era stata attratta nella galassia. Questo fenomeno era già stato osservato per galassie vicine circondate da gas freddo. Ma, sorprendentemente, non per questa galassia.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Le stelle non si stanno formando come previsto, quindi abbiamo cercato di capirne il motivo – afferma </span><strong>Weichen Wang</strong><span>, ricercatore di Astronomia e Astrofisica dell'Università di Milano-Bicocca – e abbiamo scoperto che </span><span>potrebbe esserci un "cuoco" in questa "cucina cosmica"</span><span>». Un indizio importante di questo è che </span><span>la nube di gas</span><span> che circonda la galassia "Red Potato" </span><span>è insolitamente turbolenta</span><span> rispetto alle grandi nubi di gas che circondano altre galassie. Tale turbolenza potrebbe impedire alla maggior parte del gas di precipitare su MQN01 J004131.9-493704 per formare un gran numero di nuove stelle.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Wang e i suoi colleghi, in un team internazionale di ricercatori, hanno quindi cercato l'origine di questa turbolenza. Utilizzando Chandra, hanno scoperto che </span><span>un getto di particelle proveniente da un buco nero</span><span> in una galassia vicina è diretto verso la nube di gas che circonda la galassia in oggetto e potrebbe colpirla, causando potenzialmente la turbolenza.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Se il getto del buco nero sta agitando il gas intorno alla galassia "Red Potato", </span><span>potrebbe rallentare notevolmente la velocità con cui la galassia può acquisire nuovo materiale</span><span> per formare stelle», ha affermato il coautore – e coordinatore del gruppo di ricerca – </span><strong>Sebastiano Cantalupo</strong><span>, professore di Astronomia, cosmologia e scienza dello spazio dell'Università di Milano-Bicocca che guida il gruppo di ricerca "Cosmic Web". «Con l'energia derivante da questo rimescolamento, </span><span>la galassia non riceverà più combustibile per formare nuove stelle</span><span> al ritmo previsto per galassie simili nella stessa epoca cosmica».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Mentre la galassia "Red Potato" è composta principalmente da stelle più vecchie e fredde e appare quindi rossa nei dati ottici e infrarossi, la galassia che ospita il buco nero con il getto non lo è. Al contrario, questa galassia, che si trova a circa 200mila anni luce da MQN01 J004131.9-493704, è in fase di intensa formazione stellare, con la formazione di stelle massicce e calde, come del resto la maggior parte delle altre galassie vicine.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Gli astronomi vogliono ora capire come interagiscono le galassie e i buchi neri tra loro</span><span> – soprattutto in quest'epoca critica della storia dell'universo – e come ciò influenzi i tempi e le modalità di formazione delle stelle.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Gli autori hanno preso in considerazione </span><span>altre spiegazioni</span><span> per la turbolenza del gas, tra le quali le eruzioni di un buco nero supermassiccio al centro della galassia della "Red Potato", o l'energia derivante da un'intensa formazione di nuove stelle. Tuttavia, ritengono queste spiegazioni </span><span>meno probabili</span><span> rispetto al getto della galassia vicina.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Questo lavoro </span><span>è uno dei pochi studi pubblicati ad aver indagato il comportamento del gas che circonda le galassie</span><span> </span><span>passive </span><span>nell'universo primordiale. Sono stati utilizzati anche i dati del </span><span>telescopio spaziale Hubble</span><span> della NASA, a supporto delle misurazioni necessarie per rivelare il colore rosso della galassia e il suo basso tasso di formazione stellare.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Parte di questo testo si basa sul comunicato stampa pubblicato dalla NASA e dallo Smithsonian Astrophysical Observatory:</span><a href="https://customer72157g.musvc2.net/e/tr?q=0%3d4ePX8d%260%3dX%26q%3dcXc%26r%3dYRY8a%26I%3dEwRDP_uyqw_6i_FxVx_Pm_uyqw_5n1EdL2Od.Q7.BgS_FxVx_PmsFCQr_PozS_ZdYCZT_OT1n_YIP3AsMH8wM_FxVx_Pm_uyqw_5caY_uyqw_5cZi%26g%3dKIPyAP.KhR%267P%3d4eRb%26wQ%3dPg5dXd5ZXf7aSg%26k%3dgTZ0A195hVXdB2Z09Rc7CVeBcQAC9PACbX98d9yfYWe4Z3bCB4dCh2adAWC00XBd0UAB&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span> </span><span>https://chandra.si.edu/photo/2026/redpotato/</span></a><span> </span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Un Almanacco della Scienza invisibile]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/un-almanacco-della-scienza-invisibile</link>
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                    <description><![CDATA[Sono tante le realtà che non vediamo, sia dentro che fuori di noi, e che svolgono funzioni importanti. Per conoscere qualcosa di più su di esse abbiamo dedicato questo numero del magazine on line del Cnr al tema invisibile, facendoci supportare dalle ricercatrici e dai ricercatori dell'Ente]]></description>

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                    <pubDate>Thu, 23 Jul 2026 14:45:01 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p>Il mondo attorno a noi non è fatto solo di elementi visibili, ci sono realtà che non possono essere percepite dalla vista perché estremamente piccole o immateriali o anche semplicemente perché sono celate ai nostri occhi. Per esplorare una parte di questo universo nascosto, abbiamo dedicato al tema invisibile il numero dell'Almanacco della Scienza on line da oggi, facendoci supportare dalle ricercatrici e dai ricercatori del Cnr.<br>Nel Focus, Antonello Pasini dell'Istituto di tecnologie e intelligenza ambientale spiega la composizione e i processi che caratterizzano l'aria; le reti sotterranee che le piante creano sono illustrate da Cristiana Sbrana, responsabile della sede di Pisa dell'Istituto di biologia e biotecnologia agraria; il mondo formato dai numerosi organismi che vivono negli abissi marini è raccontato da Simone Cappello dell'Istituto per le risorse e le biotecnologie marine; l'intervento di Silvia Galafassi dell'Istituto di ricerca sulle acque è invece dedicato alle micro e nanoplastiche, estremamente diffuse nell'ambiente, e ai danni che provocano agli animali e agli esseri umani.<br>Del microbioma - l'enorme comunità di microrganismi presente nel nostro corpo - e delle importanti funzioni che svolge parla Serena Sanna dell'Istituto di ricerca genetica e biomedica; la coscienza, processo fisiologico complesso e fondamentale per garantire la nostra consapevolezza, è il tema trattato da Antonio Cerasa, neuroscienziato dell'Istituto di bioimmagini e sistemi biologici complessi; a narrare la storia e le tecnologie della comunicazione senza fili è Paolo Barsocchi dell'Istituto di scienza e tecnologie dell'informazione "A. Faedo".<br>Il tema torna in Salute a tavola, in cui Filomena Nazzaro dell'Istituto di scienze dell'alimentazione evidenzia come spesso gli alimenti contengano minacce occulte per il nostro organismo, costituite da batteri, virus e tossine; in Vita di mare, in cui Ester Cecere, già ricercatrice dell'Istituto di ricerca sulle acque, ricorda come esistano animali marini diventati trasparenti per sfuggire ai predatori; in Musei scientifici, in cui si parla del Museo laboratorio della mente di Roma; in Cinescienza, in cui Manuela Melucci, direttrice dell'Istituto per la sintesi organica e la fotoreattività, prendendo spunto dal film "Erin Brokovic-Forte come la verità", tratta degli inquinanti presenti nelle acque; in Sonetti matematici, in cui Alessandro Moriconi dell'Istituto di ingegneria del mare nel suo componimento in dialetto romanesco parla della materia oscura; nelle Recensioni, con il volume "Le specie Lazzaro" (Edizioni Dedalo), che ricorda animali che si pensava fossero estinti, ma che invece erano solo nascosti al nostro sguardo.<br>In Altra ricerca si ricordano il bando del programma Life 2026 a sostegno di iniziative per ambiente, clima ed energia; la Call for Papers del convegno nazionale DiCulther; il Toti Submarine Escape, ideato dal Museo nazionale scienza e tecnologia Leonardo da Vinci; la Serra della biodiversità tropicale, inaugurata presso l'Orto botanico di Roma.<br>In Recensioni si parla anche dei volumi "Ritorno sulla Luna" (Apogeo); "Neuroscience of Love" (Franco Angeli); "Blu il granchio" (EV); "Scienza è cultura" (Egea).<br>Il magazine del Cnr è on line all'indirizzo <a href="https://almanacco.cnr.it/">https://almanacco.cnr.it/</a></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Sessantacinque edizioni di intrecci, memoria e futuro:  la Fiera dell'Artigianato Artistico della Sardegna  rinnova la sua identità]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/sessantacinque-edizioni-di-intrecci-memoria-e-futuro-la-fiera-dellartigianato-artistico-della-sardegna-rinnova-la-sua-identita</link>
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                    <description><![CDATA[Dal 18 luglio al 13 settembre Mogoro ospita la 65ª edizione della manifestazione. Il progetto curatoriale "Intrecci" ridefinisce il percorso espositivo trasformando la Fiera in uno spazio di relazioni, dialogo e contaminazione tra linguaggi, materiali e saperi]]></description>

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                    <pubDate>Thu, 23 Jul 2026 14:38:24 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">Sessantacinque edizioni raccontano una storia che attraversa il tempo senza perdere la capacità di rinnovarsi. È la storia della<span> </span><strong><a href="https://www.fierartigianatosardegna.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Fiera dell'Artigianato Artistico della Sardegna</a></strong>, uno degli appuntamenti culturali più rappresentativi dell'Isola, che dal<span> </span><strong>18 luglio al 13 settembre</strong>, tutti i giorni con orario continuato dalle<span> </span><strong>10 alle 21</strong>, tornerà ad abitare gli spazi del<span> </span><strong>Centro Fiera del Tappeto di Mogoro</strong><span> </span>con la sua<span> </span><strong>65ª edizione</strong>.<span> </span><strong>L'inaugurazione ufficiale si terrà venerdì 17 luglio alle ore 19, con il tradizionale taglio del nastro affidato all'ex sindaco di Mogoro Sandro Broccia</strong>, figura che ha legato il proprio nome a una stagione significativa di crescita e consolidamento della manifestazione.</span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, sans-serif;"><strong>Saranno 113 gli artigiani protagonisti della manifestazione</strong>, provenienti da tutta la Sardegna e rappresentativi di<span> </span><strong>13 settori dell'artigianato artistico</strong>, chiamati a raccontare la ricchezza e la contemporaneità del saper fare isolano attraverso un percorso espositivo completamente ripensato secondo il concept<span> </span><strong>"Intrecci"</strong>. Ceramica, tessitura, oreficeria, legno, vetro, metalli, pelletteria, coltelleria, ricamo, intreccio, pietra, tessuti e produzioni agroalimentari dialogheranno all'interno di un allestimento che supera la tradizionale suddivisione per categorie e costruisce nuove relazioni tra opere, materiali e linguaggi.</span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">Nata per promuovere il sapere manifatturiero della Sardegna e sostenere il lavoro delle sue imprese artigiane, la Fiera è oggi molto più di una vetrina espositiva. Nel corso dei decenni è diventata un luogo di incontro tra tradizione e ricerca, tra memoria e innovazione, tra territori, progettisti, artigiani e pubblico. Un patrimonio culturale collettivo che continua a interrogarsi sul ruolo dell'artigianato nella società contemporanea, riconoscendolo come espressione viva della cultura materiale e della capacità di un territorio di raccontarsi attraverso il lavoro delle mani.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">La sessantacinquesima edizione si inserisce in questo percorso proponendo una riflessione che parte dall'identità stessa della manifestazione. Il tema scelto dalla direzione artistica, <b>"Intrecci"</b>, non rappresenta soltanto un riferimento alla tessitura, profondamente legata alla storia di Mogoro, ma diventa la metafora di una rete di relazioni che rende possibile l'esistenza stessa della Fiera. È un intreccio di persone, competenze, materiali, linguaggi, esperienze e visioni che, anno dopo anno, costruisce un'identità collettiva in continua trasformazione.</span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">La Fiera viene così interpretata come un organismo vivo, frutto di una lunga stratificazione di esperienze. Ogni edizione lascia una traccia che dialoga con quelle precedenti, contribuendo a costruire un racconto condiviso fatto di opere, allestimenti, idee e relazioni. Nulla nasce in maniera isolata: ogni manufatto porta con sé una storia, ogni artigiano custodisce un sapere, ogni visitatore aggiunge uno sguardo nuovo a un patrimonio che continua ad arricchirsi nel tempo. È proprio questa rete di connessioni il cuore del progetto culturale del 2026.</span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">Accanto alla qualità delle produzioni artigianali, la manifestazione conferma la volontà di affermarsi come uno spazio di riflessione sul contemporaneo, capace di mettere in dialogo discipline differenti e di raccontare come il valore dell'artigianato non risieda soltanto nell'oggetto finale, ma anche nel processo creativo, nella trasmissione dei saperi, nella relazione tra chi realizza un'opera e chi la osserva. È una prospettiva che amplia lo sguardo sulla cultura del fare, trasformando la visita alla Fiera in un'esperienza che invita a comprendere i gesti, le tecniche e le storie racchiuse in ogni manufatto.</span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;"><i><span>«La sessantacinquesima edizione della Fiera dell'Artigianato Artistico della Sardegna rappresenta un traguardo importante non solo per Mogoro, ma per tutta l'Isola»</span></i><span>, afferma <strong>il sindaco di Mogoro, Luca Orrù</strong>. <i>«Da oltre sessant'anni questa manifestazione custodisce e valorizza il patrimonio dell'artigianato artistico sardo, diventando un punto di riferimento per artigiani, visitatori e operatori del settore. È un patrimonio che appartiene alla nostra comunità e che continuiamo a sostenere con convinzione, nella consapevolezza che cultura, tradizione e innovazione possano crescere insieme. Il tema </i><em>Intrecci</em><i> interpreta perfettamente questa visione: racconta le relazioni tra persone, competenze e territori che, anno dopo anno, rendono possibile la Fiera. Invito tutti a visitare Mogoro e a vivere un'edizione che celebra la nostra storia guardando con fiducia al futuro.»</i></span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;"><i><span>«La Fiera dell'Artigianato Artistico della Sardegna raggiunge quest'anno la sessantacinquesima edizione e porta con sé un patrimonio fatto di storia, coraggio, dedizione e sacrificio»</span></i><span>, sottolinea <b>l'assessore comunale all'Artigianato Francesco Serrenti</b>. <i>«Sono felice di poter proseguire il lavoro avviato nei cinque anni precedenti con l'amministrazione guidata dal sindaco Donato Cau e di continuare a seguire una manifestazione che conosco sempre più da vicino. Ringrazio il sindaco Luca Orrù per la fiducia e tutte le persone che, dentro e fuori il Comune, lavorano ogni anno con passione perché la Fiera continui a crescere. Un ringraziamento particolare va a Violetta Scanu, che ha ideato il progetto curatoriale di questa edizione. Il tema scelto, Intrecci, racconta perfettamente l'identità della Fiera. L'intreccio richiama immediatamente Mogoro, la sua tradizione tessile, i suoi arazzi e i manufatti che fanno parte della nostra storia, ma rappresenta anche molto di più. La Fiera è essa stessa un intreccio di persone, relazioni, competenze, idee, colori, allestimenti e professionalità che, anno dopo anno, si arricchisce di nuovi contributi senza perdere la memoria del proprio passato. È questo il valore più autentico della manifestazione: una comunità che continua a costruire il proprio futuro partendo da una storia condivisa».</i></span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">La direzione artistica, affidata a <b>Violetta Scanu</b>, ha costruito questa edizione partendo proprio dall'idea che ogni Fiera sia una stratificazione di esperienze. Il progetto curatoriale non guarda quindi soltanto alle opere esposte, ma alle relazioni che le generano: tra gli artigiani, tra i materiali, tra i diversi linguaggi espressivi e tra la memoria della tradizione e le possibilità offerte dalla ricerca contemporanea. Una visione che troverà espressione non soltanto nei contenuti della manifestazione, ma anche nel nuovo allestimento degli spazi espositivi, pensato per accompagnare il visitatore all'interno di un racconto unitario.</span></span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, sans-serif;"><i>«La Fiera dell'Artigianato Artistico della Sardegna rappresenta uno dei momenti più importanti per il nostro territorio»</i>, afferma<span> </span><strong>la direttrice artistica della 65ª edizione, Violetta Scanu</strong>.<span> </span><i>«Assumere la direzione artistica di questa edizione ha significato affrontare una grande responsabilità, fatta di ascolto, confronto e costante ricerca di equilibrio. Il concept<span> </span></i><em><span>Intrecci</span></em><i><span> </span>nasce proprio da questo percorso: non racconta soltanto i fili della tessitura, profondamente legata all'identità di Mogoro, ma anche le relazioni che uniscono artigiani, maestranze, idee, istituzioni e comunità. Ogni scelta progettuale è il risultato di un dialogo condiviso, con l'obiettivo di valorizzare il lavoro degli artigiani e offrire ai visitatori un'esperienza capace di raccontare la Sardegna contemporanea senza perdere il legame con le proprie radici. Mi auguro che chi attraverserà questi spazi possa percepire il valore umano, culturale e creativo che questa Fiera custodisce e continua a rinnovare, edizione dopo edizione».</i></span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">Se il tema dell'edizione 2026 è<span> </span><strong>"Intrecci"</strong>, il progetto curatoriale ne rappresenta la traduzione concreta. L'idea sviluppata dalla direzione artistica parte da una riflessione semplice quanto profonda: la Fiera dell'Artigianato Artistico della Sardegna non è soltanto un luogo espositivo, ma una rete di relazioni costruita nel tempo. Le persone che l'hanno ideata e fatta crescere, gli artigiani, i progettisti, gli allestitori, le istituzioni, gli organizzatori e il pubblico hanno contribuito, ciascuno con il proprio ruolo, a dare forma a un'identità che continua a evolversi. È proprio da questa consapevolezza che nasce il concept di quest'anno, che interpreta l'intreccio non come semplice tecnica artigianale, ma come metafora delle connessioni che rendono possibile la manifestazione stessa.</span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">L'intreccio diventa così il filo conduttore di una narrazione che attraversa l'intero percorso espositivo. È l'intreccio dei materiali, dei gesti, delle competenze, delle generazioni, della memoria e della ricerca. È il dialogo continuo tra tradizione e innovazione, tra il patrimonio storico dell'artigianato sardo e la sua capacità di interpretare il presente. In questa prospettiva, ogni opera non racconta soltanto il lavoro di un singolo artigiano, ma entra a far parte di un racconto collettivo nel quale ogni esperienza contribuisce ad arricchire quella delle altre.</span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">Questa visione si riflette direttamente nell'allestimento, che rappresenta uno degli elementi di maggiore novità della sessantacinquesima edizione. La tradizionale suddivisione degli spazi per comparti produttivi lascia infatti il posto a un percorso costruito sulle relazioni tra le opere. Materiali differenti vengono messi in dialogo tra loro, creando accostamenti inediti che invitano il visitatore a osservare l'artigianato da una prospettiva diversa. Ceramica, vetro, legno, metalli, tessuti, pelletteria, coltelleria e gli altri linguaggi della manifattura isolana convivono così all'interno di uno spazio che privilegia le affinità progettuali, le contaminazioni e i rimandi reciproci rispetto alla semplice classificazione merceologica.</span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">L'obiettivo è costruire una visita che non proceda per compartimenti stagni, ma per scoperte successive, mettendo in evidenza il modo in cui tecniche e materiali apparentemente lontani condividano processi creativi, sensibilità progettuali e una comune attenzione al valore della materia. La Fiera si trasforma così in un paesaggio di connessioni, dove ogni manufatto dialoga con gli altri e contribuisce a costruire un'esperienza unitaria.</span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">A rappresentare simbolicamente questa idea sarà anche la grande<span> </span><strong>installazione centrale sospesa</strong>, destinata a diventare il cuore visivo della manifestazione. L'opera utilizza fili di lana reinterpretati attraverso un linguaggio essenziale e contemporaneo, recuperando uno dei materiali più identitari della storia della Fiera e trasformandolo in un elemento architettonico capace di attraversare lo spazio. Non si tratta di una semplice installazione scenografica, ma di una vera dichiarazione d'intenti: il filo, nella sua apparente semplicità, diventa il segno che unisce persone, opere e luoghi, rendendo visibile il concetto di intreccio che attraversa l'intera manifestazione.</span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">Anche la distribuzione degli ambienti contribuisce a rafforzare questa visione. Il visitatore attraverserà spazi dedicati ai diversi linguaggi dell'artigianato, alternati ad aree ibride pensate per favorire il dialogo tra discipline differenti, mentre il percorso sarà scandito da elementi capaci di mettere continuamente in relazione opere, materiali e territori. Il risultato è un'esperienza di visita dinamica, nella quale ogni ambiente diventa parte di un racconto più ampio e coerente.</span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">L'allestimento, dunque, non svolge soltanto una funzione espositiva. Diventa esso stesso uno strumento di interpretazione, accompagnando il pubblico nella comprensione del progetto culturale della Fiera. Le opere non vengono semplicemente presentate, ma inserite in un contesto che ne valorizza i rimandi, le influenze reciproche e la capacità di raccontare un patrimonio che continua a reinventarsi senza perdere il legame con le proprie radici.</span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">È questa la cifra distintiva della 65ª edizione: non limitarsi a esporre il meglio dell'artigianato artistico della Sardegna, ma offrire una lettura contemporanea del suo significato culturale, mostrando come dietro ogni manufatto si nasconda una trama fatta di relazioni, competenze, memoria, ricerca e futuro. Ed è proprio in questa trama, invisibile ma fondamentale, che il tema degli<span> </span><strong>"Intrecci"</strong><span> </span>trova la sua espressione più autentica.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;"><span>·        </span><b><i><span>Gli artigiani, il territorio e una comunità che continua a crescere</span></i></b></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">Il cuore della Fiera resta naturalmente rappresentato dagli artigiani. Anche l'edizione 2026 riunirà a Mogoro decine di maestri provenienti da tutta la Sardegna, interpreti di una straordinaria varietà di tecniche e linguaggi espressivi: dalla tessitura alla ceramica, dalla lavorazione del legno alla coltelleria, dalla pelletteria al vetro, dalla pietra ai metalli, fino all'oreficeria, all'intreccio e alle produzioni che raccontano la continua evoluzione dell'artigianato artistico isolano. Un patrimonio di competenze che testimonia la vitalità di un settore capace di custodire antichi saperi e, allo stesso tempo, di dialogare con il design contemporaneo, la ricerca sui materiali e le nuove forme dell'abitare.</span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">La Fiera conferma così la propria vocazione a essere non soltanto una vetrina delle eccellenze produttive, ma anche uno spazio di incontro tra generazioni, esperienze e sensibilità differenti. Ogni laboratorio, ogni opera e ogni artigiano raccontano infatti una storia unica, che trova nella manifestazione un luogo privilegiato di confronto con il pubblico, con gli operatori del settore e con il mondo della progettazione.</span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">Accanto all'esposizione principale, la manifestazione rinnova anche la collaborazione con numerose realtà culturali che contribuiscono ad ampliare l'esperienza di visita. Tra queste figura l'<b>Accademia di Musica Sarda</b>, progetto ideato da <b>Simone Grussu</b> per la valorizzazione della musica tradizionale e dell'artigianato musicale dell'Isola. Ospitata negli spazi del Centro Fieristico, l'Accademia propone un percorso dedicato agli strumenti della tradizione, alla ricerca, alla divulgazione e alla trasmissione dei saperi, confermando il dialogo tra patrimonio materiale e patrimonio immateriale che caratterizza la filosofia della Fiera.</span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">La presenza dell'Accademia si inserisce perfettamente nel tema degli "Intrecci", perché mette in relazione il lavoro degli artigiani con quello dei musicisti, dei ricercatori e delle comunità che continuano a custodire e rinnovare la cultura popolare della Sardegna. È un ulteriore esempio di come la manifestazione scelga di interpretare l'artigianato come parte di un sistema culturale più ampio, nel quale gli oggetti dialogano con i gesti, i suoni, i racconti e la memoria dei territori.</span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">Anche quest'anno la Fiera sarà accompagnata dalla presenza di realtà associative che da tempo collaborano con la manifestazione e ne arricchiscono l'offerta culturale. Dalla mostra dedicata all'arazzo storico curata dal Gruppo Folk Su Sticcau al bookshop della Pro Loco di Mogoro, fino alle collaborazioni con istituzioni e associazioni impegnate nella promozione dei saperi artigianali, il programma contribuirà a rafforzare il ruolo della Fiera come luogo di incontro tra produzione, divulgazione e partecipazione.</span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;"><span>Il programma sarà ulteriormente arricchito da un calendario di appuntamenti collaterali, attualmente in fase di definizione, che sarà presentato nei prossimi giorni e accompagnerà la manifestazione con incontri, laboratori e iniziative dedicate al pubblico.</span><span></span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">A sostenere la sessantacinquesima edizione sono il <b>Comune di Mogoro</b>, la <b>Regione Autonoma della Sardegna</b>, attraverso l'Assessorato del Turismo, Artigianato e Commercio, la <b>Fondazione di Sardegna</b> e l'<b>Unione dei Comuni Parte Montis</b>, partner che negli anni hanno contribuito alla crescita della manifestazione e al suo consolidamento come uno dei principali appuntamenti dedicati all'artigianato artistico italiano.</span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">Con i suoi sessantacinque anni di storia, la Fiera dell'Artigianato Artistico della Sardegna continua così a rinnovare la propria missione: custodire la memoria del saper fare, promuovere l'innovazione progettuale e offrire uno spazio nel quale tradizione e contemporaneità possano incontrarsi. L'edizione 2026 invita il pubblico a guardare oltre il singolo manufatto, riconoscendo nell'intreccio delle relazioni, delle competenze e delle esperienze il vero patrimonio che rende unica questa manifestazione.</span></span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">Tra i progetti ospitati dalla Fiera trova spazio anche la<span> </span><strong>Scuola di Intreccio del Comune di Sinnai</strong>, iniziativa dedicata alla salvaguardia e alla trasmissione dell'antica arte de<span> </span><strong>"su strexu e fenu"</strong>, la tecnica tradizionale di intreccio di giunco e fieno da cui nascono i caratteristici cestini sinnesi. Attraverso questo progetto il Comune intende promuovere un patrimonio identitario profondamente radicato nella propria comunità, favorendo il passaggio di competenze alle nuove generazioni e trasformando un sapere antico in una concreta opportunità formativa e professionale. L'iniziativa si accompagna al percorso avviato per il riconoscimento ufficiale del<span> </span><strong>cestino di Sinnai</strong><span> </span>quale prodotto tipico del territorio, con l'obiettivo di tutelarne l'autenticità e valorizzarne il ruolo nel patrimonio dell'artigianato artistico della Sardegna. La presenza della Scuola di Intreccio alla Fiera rafforza il dialogo tra territori e tradizioni che caratterizza l'edizione 2026, confermando la manifestazione come luogo di incontro, trasmissione dei saperi e costruzione di nuove relazioni, in piena sintonia con il tema<span> </span><strong>"Intrecci"</strong>.</span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, sans-serif;"><b>I COLORI DI GIULIA -</b><span> </span>Tra le novità dell'edizione 2026 trova spazio anche<span> </span><strong>"I Colori di Giulia"</strong>, progetto che racconta il valore dell'arte come strumento di espressione, inclusione e dialogo. Protagonista è<span> </span><strong>Giulia</strong>, giovane artista di ventiquattro anni nello spettro autistico, che ha trovato nella pittura il linguaggio attraverso cui esprimere emozioni e sensibilità. Le sue opere, realizzate con il DAS, supporti in legno e colori vivaci, nascono da un percorso creativo avviato durante la pandemia e si distinguono per la presenza ricorrente di pesci, fiori e forme modellate con le mani. La partecipazione alla Fiera testimonia la volontà della manifestazione di valorizzare anche esperienze capaci di promuovere una cultura dell'inclusione, riconoscendo nella neurodiversità una risorsa creativa e uno sguardo originale sul mondo, in sintonia con il tema<span> </span><strong>"Intrecci"</strong>, che invita a costruire relazioni attraverso linguaggi, sensibilità ed esperienze differenti.</span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, sans-serif;"><b>L'ORGANIZZAZIONE -</b><span> </span>Il tema<span> </span><strong>"Intrecci"</strong><span> </span>trova una delle sue espressioni più concrete anche nel modello organizzativo che sostiene la manifestazione, costruito sulla collaborazione tra professionalità, competenze e realtà profondamente radicate nel territorio. Per l'edizione 2026 il Comune di Mogoro ha affidato a<span> </span><strong>Mariposas de Sardinia Società Cooperativa Sociale</strong><span> </span>il coordinamento organizzativo della Fiera, comprendente la gestione delle relazioni con gli artigiani e le associazioni partner, la formazione del personale, l'accoglienza, la gestione delle vendite, le attività dedicate all'accessibilità e il coordinamento dell'esperienza di visita. Nell'ambito di questo progetto la cooperativa ha affidato la direzione artistica a<span> </span><strong>Violetta Scanu</strong>, che ha sviluppato il percorso curatoriale<span> </span><em>Intrecci</em><span> </span>in costante dialogo con il gruppo di lavoro e con<span> </span><strong>Sara Frau</strong>, impegnata nella progettazione e nella realizzazione dell'allestimento espositivo. Il coordinamento operativo è seguito da<span> </span><strong>Laura Frau</strong><span> </span>e<span> </span><strong>Roberta Orrù</strong>, mentre<span> </span><strong>Silvia Vizilio</strong><span> </span>cura l'Infopoint e le attività di promozione territoriale, contribuendo negli anni allo sviluppo di una rete di collaborazioni tra la Fiera e le realtà culturali e turistiche del Parte Montis, anche attraverso percorsi integrati di visita e sistemi di bigliettazione condivisa.</span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">Accanto a Mariposas opera<span> </span><strong>Fainas – cultura creativa</strong>, che dal 2024 cura la comunicazione della manifestazione. Attraverso il lavoro di<span> </span><strong>Lara Melis</strong>,<span> </span><strong>Ismaele Marongiu</strong><span> </span>e<span> </span><strong>Roberto Pia</strong>, l'associazione mette a disposizione un'esperienza maturata anche nella progettazione culturale, nell'organizzazione e nella gestione della Fiera nelle edizioni 2016, 2017 e 2018, contribuendo oggi alla definizione della strategia di comunicazione e alla valorizzazione dell'identità della manifestazione in stretta collaborazione con il Comune di Mogoro, gli uffici comunali e tutti i partner coinvolti. È anche in questa rete di relazioni, competenze e visioni condivise che il tema<span> </span><strong>"Intrecci"</strong><span> </span>trova una delle sue espressioni più autentiche.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">La <b>65ª Fiera dell'Artigianato Artistico della Sardegna</b> sarà aperta al pubblico <b>dal 18 luglio al 13 settembre 2026</b> negli spazi del Centro Fieristico di Mogoro.</span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;"><strong><span>INFO BIGLIETTI </span></strong><b><span>-</span></b><span> La <strong>65ª Fiera dell'Artigianato Artistico della Sardegna</strong> sarà visitabile dal <strong>18 luglio al 13 settembre 2026</strong> (</span>tutti i giorni con orario continuato dalle 10 alle 21)<span> </span><span>negli spazi del <strong>Centro Fiera del Tappeto di Mogoro</strong>. Il biglietto d'ingresso intero ha un costo di <strong>4 euro</strong>, mentre il ridotto (<strong>2 euro</strong>) è riservato ai bambini fino a 12 anni, agli over 65 e agli associati FASI. L'ingresso è gratuito per i bambini fino a 6 anni e per le persone con disabilità, con il relativo accompagnatore.</span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" align="center"></p>
<p class="v1MsoNormal"><span><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">Durante il periodo della manifestazione sarà attivo il numero <strong>+39 0783 997034</strong>, raggiungibile esclusivamente negli orari di apertura della Fiera. Per informazioni è inoltre possibile scrivere all'indirizzo <strong><a href="mailto:info@fierartigianatosardegna.it" onclick="return rcmail.command('compose','info@fierartigianatosardegna.it',this)" rel="noreferrer">info@fierartigianatosardegna.it</a></strong> oppure consultare il sito ufficiale <strong><a href="http://www.fierartigianatosardegna.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">www.fierartigianatosardegna.it</a></strong>.</span></span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[MusicalBrolo ]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/musicalbrolo</link>
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                    <description><![CDATA[1a Edizione 7-9 agosto 2026 Castelnuovo del Garda (VR)]]></description>

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                    <pubDate>Thu, 23 Jul 2026 14:35:41 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal" align="justify"><span style="font-family: Leelawadee UI;"><span>A Castelnuovo del Garda (VR) nasce una nuova manifestazione musicale: <b>MusicalBrolo</b>, la cui prima edizione si terrà <b>dal 7 al 9 agosto</b> al Brolo delle Melanie (con location alternativa il Dim - Teatro Comunale in caso di maltempo). La kermesse musicale esplorerà le più eccitanti formule ritmiche (funky, swing e latin, soul), invitando formazioni tra le più accreditate per questi generi: i</span><span> <b>Dirotta su Cuba</b>, </span><span>l'<b>Orchestra Ottovolante</b> di <b>Mauro Ottolini</b>, il <b>Trio Soul</b> con la cantante <b>Chiara Luppi</b>. Tutti i concerti sono a ingresso gratuito a eccezione di quello dei Dirotta su Cuba.</span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" align="justify"><span><span style="font-family: Leelawadee UI;">MusicalBrolo è organizzato dal Comune di Castelnuovo del Garda in collaborazione con la Pro Loco di Castelnuovo del Garda e con il sostegno di RMI Srl.</span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" align="justify"><span><span style="font-family: Leelawadee UI;">L'inaugurazione del festival, venerdì 7 agosto, è affidata al <b>Trio Soul</b>, ampliato dalla presenza come ospite del trombettista <b>Gianluca Carollo</b>. La band reinterpreta (con in più una buona dose di improvvisazione) brani che catapultano l'ascoltatore nei music club di Detroit e Memphis degli anni Settanta. Musica profondamente fisica, che trascina il corpo, ma capace per sua natura anche di ispirare l'anima. Presenza carismatica nel Trio Soul è la cantante <b>Chiara Luppi</b>, la cui voce è un dono per qualunque declinazione di <i>black music</i>.</span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" align="justify"><span style="font-family: Leelawadee UI;"><span>Appuntamento di punta del cartellone è il concerto di sabato 8 agosto con i</span><span> <b>Dirotta su Cuba</b>. La band è la massima espressione della musica funky <i>made in Italy</i>. Fondati nel 1989 da Rossano Gentili e Stefano De Donato, accolsero poi nel 1990 la cantante Simona Bencini, che è ancora oggi saldamente alla guida della formazione. La loro vicenda ha preso slancio nel corso degli anni Novanta, con brani ballabili, coinvolgenti e magnetici, che si inserirono con autorevolezza nel panorama dell'acid jazz. </span><span>L'attuale corso della band è una sferzata di energia, con una scaletta rinnovata, arrangiamenti freschi e una formazione ancora più potente nelle sonorità, arricchite dalle percussioni. Il titolo del nuovo tour, "Into the Gruv", mette perfettamente a fuoco lo spirito dello show: ritmo, anima e vibrazioni funk che tolgono il fiato.</span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" align="justify"><span><span style="font-family: Leelawadee UI;">Per la conclusione della prima edizione di MusicalBrolo, domenica 9 agosto, è convocata l'<b>Orchestra Ottovolante</b> creata e diretta da <b>Mauro Ottolini</b>, bandleader nel triplice ruolo di trombonista, cantante e suonatore di conchiglie. In attività da oltre vent'anni, l'Orchestra Ottovolante è tornata alla ribalta anche grazie alla partecipazione al Festival di Sanremo (nel 2019 con Raphael Gualazzi) e alla finale di X Factor nel 2021 (dove ha accompagnato il cantante Mika). L'orchestra si ispira alle formazioni musicali dei primi varietà televisivi e dà vita a un omaggio alla musica italiana del dopoguerra in chiave jazz, swing, mambo, cha cha cha. Un repertorio popolare ma anche musicalmente sofisticato.</span></span><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" align="center"><b><span style="font-family: Times New Roman;"><span>PROGRAMMA</span></span></b></p>
<p class="v1MsoNormal"><span></span> </p>
<h5 align="left"><b><span><span style="font-family: Leelawadee UI;"><u>venerdì 7 agosto</u></span></span></b></h5>
<p class="v1MsoNormal"><i><span><span style="font-family: Leelawadee UI;">Brolo delle Melanie (in caso di maltempo Dim - Teatro Comunale), ore 21</span></span></i></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: Leelawadee UI;"><span style="color: #ff0000;"><b><span>Chiara Luppi &amp; Trio Soul</span></b><b><span></span></b></span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span><span style="font-family: Leelawadee UI;"><span style="color: #ff0000;">feat. Gianluca Carollo</span></span></span></b></p>
<p class="v1MsoNormal"><span><span style="font-family: Leelawadee UI;">Chiara Luppi (voce), Gianluca Carollo (tromba), </span></span><span><span style="font-family: Leelawadee UI;">Pietro Taucher (organo Hammond), Carmine Bloisi (batteria)</span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><i><span><span style="font-family: Leelawadee UI;">Ingresso libero</span></span></i></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><u><span><span style="font-family: Leelawadee UI;">sabato 8 agosto</span></span></u></b></p>
<p class="v1MsoNormal"><i><span><span style="font-family: Leelawadee UI;">Brolo delle Melanie (in caso di maltempo Dim - Teatro Comunale), ore 21</span></span></i></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span><span style="font-family: Leelawadee UI;"><span style="color: #ff0000;">Dirotta su Cuba</span></span></span></b></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span><span style="font-family: Leelawadee UI;">"Into the Gruv"</span></span></b></p>
<p class="v1MsoNormal"><span><span style="font-family: Leelawadee UI;">Simona Bencini (voce), Antonio Scannapieco (tromba), Donato Sensini (sax), </span></span><span><span style="font-family: Leelawadee UI;">Stefano Profazi (chitarra),</span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span><span style="font-family: Leelawadee UI;">Emiliano Pari (tastiere), Patrizio Sacco (basso), </span></span><span><span style="font-family: Leelawadee UI;">Vincenzo Protano (batteria), Federico Fioravanti (percussioni)</span></span></p>
<h5 align="left"><b><span><span style="font-family: Leelawadee UI;"><u>domenica 9 agosto</u></span></span></b></h5>
<p class="v1MsoNormal"><i><span><span style="font-family: Leelawadee UI;">Brolo delle Melanie (in caso di maltempo Dim - Teatro Comunale), ore 21</span></span></i></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span><span style="font-family: Leelawadee UI;"><span style="color: #ff0000;">Mauro Ottolini &amp; ORCHESTRA OTTOVOLANTE</span></span></span></b></p>
<p class="v1MsoNormal"><span><span style="font-family: Leelawadee UI;">Mauro Ottolini <span style="color: #202020;">(voce, trombone, conchiglie), </span>Anna Passuello (voce), </span></span><span><span style="font-family: Leelawadee UI;">Davide Ghidoni (tromba), Paolo Malacarne (tromba), Lino Bragantini (trombone),</span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span><span style="font-family: Leelawadee UI;">Matteo Del Miglio (trombone), Emiliano Vernizzi (sax alto), </span></span><span><span style="font-family: Leelawadee UI;">Stefano Menato (sax tenore), Corrado Terzi (sax baritono),</span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span><span style="font-family: Leelawadee UI;">Enrico Trevisanato (pianoforte), Giulio Corini (contrabbasso), </span></span><span><span style="font-family: Leelawadee UI;">Luca Colussi (batteria), Valerio Galla (percussioni)</span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><i><span><span style="font-family: Leelawadee UI;">Ingresso libero</span></span></i><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span><span style="font-family: Leelawadee UI;">Informazioni:</span></span></b></p>
<p class="v1MsoNormal"><span><span style="font-family: Leelawadee UI;">www.comune.castelnuovodelgarda.vr.it</span></span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[San Teodoro Jazz, undici anni di musica, incontri e nuovi orizzonti.  Dal 31 agosto al 5 settembre torna il festival diretto da Matteo Pastorino]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/san-teodoro-jazz-undici-anni-di-musica-incontri-e-nuovi-orizzonti-dal-31-agosto-al-5-settembre-torna-il-festival-diretto-da-matteo-pastorino</link>
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                    <description><![CDATA[Sei giorni di concerti tra mare, montagna e piazze con Logan Richardson, Giacomo Smith, Matteo Pastorino, Marco Valeri Quartet e una nuova generazione di musicisti protagonisti della scena jazz. Tra le novità l'arrivo di Henri Selmer Paris, nuove location e il ritorno dello STJ Lab dedicato ai bambini ]]></description>

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                    <pubDate>Thu, 23 Jul 2026 14:29:40 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span lang="it"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">Ci sono festival che si limitano a ospitare concerti e altri che, anno dopo anno, riescono a costruire una comunità. Il<span> </span><b><a href="https://santeodorojazz.com/info-contatti-prenotazioni/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">San Teodoro Jazz</a></b><span> </span>appartiene a questa seconda categoria. In undici anni ha saputo trasformarsi in un laboratorio permanente di idee, incontri e relazioni, facendo dialogare artisti affermati e giovani musicisti, residenti e visitatori, paesaggi naturali e ricerca musicale. Un percorso costruito con pazienza, che oggi rappresenta uno degli appuntamenti più riconoscibili del panorama jazzistico sardo.</span></span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, sans-serif;"><b><span lang="it">Dal 31 agosto al 5 settembre</span></b><span lang="it"><span> </span>il festival organizzato dall'<b>Associazione Culturale San Teodoro Jazz</b><span> </span>torna ad animare il paese con<span> </span><b>sei giornate</b><span> </span>di concerti, laboratori, jam session e appuntamenti diffusi che avranno come scenario alcune delle località più suggestive del territorio. Il mare continuerà a essere protagonista, ma quest'anno il festival allargherà ancora i propri orizzonti raggiungendo, per la prima volta, anche la montagna di Monte Nieddu, aggiungendo un nuovo tassello al dialogo tra musica e paesaggio che caratterizza la manifestazione fin dalla sua nascita. Accanto a questa novità entrerà nel percorso del festival anche Puntaldia, una nuova tappa che conferma la volontà di valorizzare il territorio attraverso esperienze musicali intime e di qualità.</span></span></p>
<p><span lang="it"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">L'identità del San Teodoro Jazz rimane quella che negli anni ne ha accompagnato la crescita: offrire spazio ai linguaggi più contemporanei del jazz senza perdere il contatto con il pubblico, creare occasioni di incontro tra generazioni differenti e sostenere concretamente i giovani musicisti, affiancandoli a protagonisti della scena nazionale e internazionale. È una visione che continua a tradursi in opportunità concrete, come dimostra la presenza nel cartellone dei vincitori dello STJ Contest 2025, protagonisti di un percorso che il festival continua ad accompagnare anche oltre il concorso.</span></span></p>
<p><span lang="it"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">Il programma dell'undicesima edizione riunisce artisti provenienti da esperienze e percorsi molto diversi. Dall'altra parte dell'Atlantico arriverà il sassofonista statunitense<span> </span><b>Logan Richardson</b>, una delle personalità più autorevoli del jazz contemporaneo, protagonista del concerto conclusivo in Piazza Gallura con il progetto<span> </span><i>A Living Score</i>. Dall'Inghilterra giungerà invece il clarinettista<span> </span><b>Giacomo Smith</b>, musicista capace di coniugare la grande tradizione del jazz con una sensibilità profondamente contemporanea, protagonista di un concerto pensato per uno degli scenari più affascinanti del festival, affacciato sul mare di Costa Caddu.</span></span></p>
<p><span lang="it"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">Tra gli appuntamenti più attesi figura anche il ritorno sul palco del direttore artistico<span> </span><b>Matteo Pastorino</b><span> </span>che, per la prima volta nelle undici edizioni del festival, presenterà un proprio progetto originale sul main stage di Piazza Gallura.<span> </span><em>Chimera</em>, produzione originale di Insulae Lab – Centro di Produzione Musica, è un lavoro che intreccia clarinetto basso, elettronica, scrittura contemporanea e groove, dando forma a un universo sonoro in continua trasformazione. Un progetto che restituisce l'evoluzione artistica del musicista sardo, oggi tra le figure più apprezzate della scena jazz europea. Accanto a lui saliranno sul palco Francesca Palamidessi alla voce e all'elettronica, Federico Casagrande alla chitarra e Armando Luongo alla batteria.</span></span></p>
<p><span lang="it"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">Tra gli ospiti spicca inoltre il<span> </span><b>Marco Valeri Quartet</b>, formazione guidata da uno dei batteristi più interessanti del jazz italiano. Un ruolo centrale sarà affidato ancora una volta alla nuova scena musicale sarda con il<span> </span><b>Marco Morandini Trio</b>, il<span> </span><b>Far Side Quartet</b><span> </span>guidato dalla cantante<span> </span><b>Chiara Atzori</b><span> </span>e il duo formato da<span> </span><b>Claudia Belli</b><span> </span>e<span> </span><b>Alessio Concas</b>. Completa il cartellone<span> </span><b>Mila Trani</b>, cantautrice e interprete italiana residente a Barcellona, protagonista di una ricerca musicale che intreccia jazz, tradizione mediterranea e scrittura d'autore, in un percorso artistico di grande sensibilità espressiva. A fare da filo conduttore dell'intera manifestazione saranno infine i numerosi giovani protagonisti delle STJ Sessions, appuntamenti che ogni sera trasformeranno il festival in uno spazio aperto all'incontro, all'improvvisazione e alla condivisione musicale.</span></span></p>
<p><span lang="it"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">Tra le principali novità dell'edizione 2026 si distingue la collaborazione con<span> </span><b>Henri Selmer Paris</b>, marchio storico nella costruzione di sassofoni e clarinetti e punto di riferimento internazionale per generazioni di musicisti. La partnership si concretizzerà in una giornata interamente dedicata alla maison francese, con uno showcase degli strumenti più recenti, concerti affidati ai suoi artisti ambasciatori e la prima Selmer Jam Session mai organizzata in Sardegna. Un riconoscimento importante per un festival che negli anni ha saputo conquistare credibilità ben oltre i confini regionali.</span></span></p>
<p><span lang="it"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">Accanto ai concerti, il San Teodoro Jazz rinnova il proprio investimento nella formazione con il ritorno dello<span> </span><b>STJ Lab</b>, laboratorio musicale gratuito dedicato ai bambini dai sette anni. Dopo il successo della scorsa edizione, il progetto curato da<span> </span><b>Sara Cuzzupoli</b><span> </span>offrirà ancora una volta ai più piccoli l'opportunità di avvicinarsi al jazz attraverso il gioco, l'ascolto e l'improvvisazione, nella convinzione che la curiosità e la creatività possano essere coltivate fin dall'infanzia.</span></span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, sans-serif;"><i><span lang="it">«Dopo aver festeggiato il decimo anniversario, il San Teodoro Jazz apre oggi un nuovo capitolo della sua storia»</span></i><span lang="it">, osserva il direttore artistico<span> </span><b>Matteo Pastorino</b>.<span> </span><i>«In un tempo segnato da divisioni e conflitti, la cultura può ancora creare occasioni di incontro, favorire il dialogo e costruire relazioni autentiche. È questa la responsabilità che sentiamo come festival. Continueremo a mettere al centro i giovani artisti, il confronto con grandi musicisti della scena internazionale e il legame con il territorio, esplorando nuovi luoghi e nuove collaborazioni, senza rinunciare a quell'identità che in undici anni ha fatto del San Teodoro Jazz una comunità prima ancora che una rassegna musicale.»</i></span></span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, sans-serif;"><span lang="it">●<span>       </span></span><b><i><span lang="it">IL PROGRAMMA</span></i></b><span lang="it"></span></span></p>
<p><span lang="it"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">Il viaggio del San Teodoro Jazz prenderà il via<span> </span><b>lunedì 31 agosto</b><span> </span>con la tradizionale anteprima sulla spiaggia di<span> </span><b>Cala d'Ambra</b><span> </span>e accompagnerà il pubblico fino a sabato 5 settembre attraverso sei giornate in cui concerti, incontri e jam session trasformeranno ancora una volta San Teodoro in uno dei principali punti di riferimento del jazz nel Mediterraneo.</span></span></p>
<p><span lang="it"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">Ad aprire il cartellone sarà alle<b><span> </span>20.30</b><span> </span>un appuntamento che negli anni è diventato una vera e propria tradizione del festival. L'anteprima del San Teodoro Jazz tornerà infatti sulla spiaggia di Cala d'Ambra, ospite della Blu Notte del Cala d'Ambra Music Festival, per una serata che mette al centro il piacere dell'incontro e della musica condivisa. In riva al mare, davanti all'Esagono, il pubblico assisterà a un concerto seguito da una jam session con ospiti a sorpresa, inaugurando nel modo più spontaneo lo spirito che accompagnerà l'intera manifestazione. Un momento informale, costruito sulla libertà dell'improvvisazione e sulla voglia di ritrovarsi, realizzato in collaborazione con il Cala d'Ambra Music Festival e l'Associazione La Jacia.</span></span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, sans-serif;"><b><span lang="it">Martedì 1 settembre</span></b><span lang="it"><span> </span>alle<span> </span><b>18.30</b><span> </span>il festival entrerà nel vivo con una delle principali novità dell'edizione 2026: l'approdo a<span> </span><b>Puntaldia</b>. Sarà il giardino della piazzetta a ospitare il primo concerto ufficiale della manifestazione, affidato al<span> </span><b>Marco Morandini Trio</b>. Pianista tra i talenti più interessanti della nuova scena jazz sarda, Morandini torna al San Teodoro Jazz dopo aver conquistato il premio come miglior solista allo STJ Contest 2025. Insieme al contrabbassista Giulio Pisu e al batterista Jacopo Careddu darà vita a un repertorio capace di coniugare eleganza, swing e freschezza interpretativa, confermando l'attenzione che il festival dedica ai giovani musicisti dell'isola. La nuova collaborazione con The Agency Sardinia contribuirà inoltre a valorizzare uno degli angoli più suggestivi della costa nord-orientale, rafforzando il dialogo tra paesaggio e musica che caratterizza da sempre la manifestazione.</span></span></p>
<p><span lang="it"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">La giornata proseguirà in serata (dalle<span> </span><b>22</b>) al<span> </span><b>Food Lab</b><span> </span>con la prima delle<span> </span><b>STJ Sessions</b>, appuntamenti ormai irrinunciabili del festival. Più che semplici concerti, le jam session rappresentano uno spazio di incontro tra artisti provenienti da esperienze differenti, dove il programma lascia spazio all'ascolto reciproco e all'improvvisazione. È proprio in questi momenti che il San Teodoro Jazz rivela una delle sue anime più autentiche: quella di una comunità musicale che cresce attraverso il confronto e la condivisione, ben oltre la dimensione del concerto tradizionale.</span></span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, sans-serif;"><b><span lang="it">Mercoledì 2 settembre</span></b><span lang="it"><span> </span>sarà una giornata dedicata sia alla formazione sia alla valorizzazione dei nuovi talenti. Al mattino (dalle 10.30 alle 12.30) e nel pomeriggio (dalle 16 alle 18) gli spazi del<span> </span><b>MAST</b>, il<b><span> </span>Museo Archeologico di San Teodoro</b>, ospiteranno il ritorno dello STJ Lab, il laboratorio gratuito condotto da Sara Cuzzupoli e rivolto ai bambini dai sette anni. Attraverso giochi musicali, attività ritmiche e momenti di improvvisazione, i partecipanti saranno accompagnati alla scoperta del linguaggio del jazz in un percorso pensato per sviluppare curiosità, ascolto e creatività. Dopo il grande successo della passata edizione, il laboratorio si conferma uno dei progetti più significativi del festival, testimoniando la volontà di investire sulla formazione del pubblico di domani.</span></span></p>
<p><span lang="it"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">Nel tardo pomeriggio (alle<span> </span><b>18.30</b>) sarà ancora il<span> </span><b>MAST<span> </span></b>a ospitare uno dei concerti più attesi dell'intera rassegna dedicati alle nuove generazioni. Sul palco salirà infatti il<span> </span><b>Far Side Quartet</b>, vincitore dello STJ Contest 2025 come miglior gruppo. Guidata dalla giovane cantante e compositrice cagliaritana<span> </span><b>Chiara Atzori</b>, la formazione propone un linguaggio capace di coniugare scrittura originale, sensibilità contemporanea e forte attenzione all'interplay, qualità che lo scorso anno hanno convinto la giuria del concorso. Il concerto rappresenta uno dei momenti simbolici della filosofia del San Teodoro Jazz: non limitarsi a premiare i giovani talenti, ma accompagnarne concretamente il percorso artistico offrendo loro un palco all'interno del festival.</span></span></p>
<p><span lang="it"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">La serata si concluderà nel<span> </span><b>Largo Emilio Lussu</b>, negli spazi de<span> </span><b>La Posta</b>, con una nuova STJ Session che dalle<span> </span><b>22<span> </span></b>vedrà protagonista il progetto<span> </span><b>US Beat</b>, formato da<span> </span><b>Jacopo Tore</b><span> </span>alle tastiere,<span> </span><b>Paolo Corda</b><span> </span>al basso e alla chitarra e<span> </span><b>Juri Altana</b><span> </span>alla batteria. Ancora una volta il concerto si trasformerà progressivamente in una jam session aperta, occasione di incontro tra i musicisti ospiti del festival e quelli del territorio, in un clima informale che rappresenta uno dei segni distintivi della manifestazione e contribuisce ogni anno a creare un rapporto diretto tra artisti e pubblico.</span></span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, sans-serif;"><b><span lang="it">Giovedì 3 settembre</span></b><span lang="it"><span> </span>il San Teodoro Jazz continuerà il proprio viaggio alla scoperta del territorio raggiungendo per la prima volta<span> </span><b>Monte Nieddu</b>, una delle novità più significative dell'edizione 2026.<span> </span><b>Alle 18.30<span> </span></b>sarà la suggestiva cornice di<span> </span><b>Casa Pitrisconi</b>, immersa nella natura, a ospitare il concerto del duo formato dalla cantante<span> </span><b>Claudia Belli</b><span> </span>e dal bassista<span> </span><b>Alessio Concas</b>.<span> </span><i>A bassa voce</i><span> </span>è un progetto costruito sull'essenzialità del dialogo musicale, dove la voce e il basso intrecciano un racconto intimo e raffinato che attraversa jazz, canzone d'autore e sonorità mediterranee. La scelta di inaugurare questa nuova location con una formazione così raccolta riflette la volontà del festival di creare un rapporto sempre più stretto tra musica, paesaggio e ascolto, trasformando il concerto in un'esperienza immersiva.</span></span></p>
<p><span lang="it"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">La serata si sposterà poi in<span> </span><b>Piazza Gallura</b>, cuore pulsante del festival, dove<span> </span><b>alle 21</b><span> </span>salirà sul palco il<span> </span><b>Marco Valeri Quartet</b>. Batterista tra i più apprezzati della scena jazz italiana,<span> </span><b>Marco Valeri</b><span> </span>guiderà una formazione di grande spessore completata da<span> </span><b>Daniele Tittarelli</b><span> </span>al sax contralto,<span> </span><b>Vittorio Esposito</b><span> </span>al pianoforte e<span> </span><b>Alessandro Bintzios</b><span> </span>al contrabbasso. Musicisti accomunati da una profonda conoscenza della tradizione jazzistica ma aperti ai linguaggi della contemporaneità, proporranno un repertorio nel quale scrittura e improvvisazione convivono con naturalezza, dando vita a un concerto capace di unire energia, lirismo e continua ricerca sonora.</span></span></p>
<p><span lang="it"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">Come ormai da tradizione, anche la terza giornata si concluderà con uno degli appuntamenti più attesi dal pubblico e dagli stessi musicisti. Negli spazi del<span> </span><b>Kumbia<span> </span></b>tornerà dalle<b><span> </span>23</b><span> </span>infatti la<span> </span><b>STJ Session</b>, questa volta guidata dal pianista<span> </span><b>Matteo Cara</b>, che insieme agli ospiti del festival darà vita a una nuova notte di improvvisazione. Sono momenti come questi a raccontare forse meglio di ogni altro il carattere del San Teodoro Jazz: un luogo in cui il programma non termina con il concerto, ma continua attraverso l'incontro spontaneo tra artisti, la curiosità del pubblico e quella libertà creativa che rappresenta l'essenza stessa del jazz.</span></span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, sans-serif;"><b><span lang="it">Venerdì 4 settembre</span></b><span lang="it"><span> </span>sarà invece il momento di una delle principali novità dell'undicesima edizione. L'intera giornata sarà infatti dedicata a<span> </span><b>Henri Selmer Paris</b>, storico marchio francese che da oltre un secolo rappresenta un punto di riferimento mondiale nella costruzione di clarinetti e sassofoni. Una collaborazione prestigiosa che testimonia il crescente riconoscimento internazionale conquistato dal festival e che si tradurrà in un percorso articolato tra incontri, concerti e momenti di approfondimento rivolti sia ai musicisti sia agli appassionati.</span></span></p>
<p><span lang="it"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">Il<span> </span><b>Selmer Day</b><span> </span>prenderà il via nel pomeriggio al<span> </span><b>MAST<span> </span></b>con uno showcase dedicato agli strumenti della maison francese. Musicisti, studenti e curiosi potranno conoscere da vicino i modelli più recenti di clarinetti e sassofoni, provarli e confrontarsi con i rappresentanti dell'azienda, in un'occasione di incontro che conferma la vocazione del San Teodoro Jazz non solo come festival di spettacolo, ma anche come luogo di formazione, divulgazione e crescita culturale.</span></span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, sans-serif;"><b><span lang="it">Alle 18.30</span></b><span lang="it"><span> </span>il festival raggiungerà un'altra delle sue cornici più spettacolari, la spiaggia di<span> </span><b>Costa Caddu</b>, dove il clarinettista britannico<span> </span><b>Giacomo Smith</b><span> </span>si esibirà in duo con il chitarrista<span> </span><b>Saverio Zura</b>. Tra i musicisti più autorevoli della scena europea, Smith ha costruito negli anni un percorso artistico capace di coniugare il linguaggio della tradizione con una sensibilità contemporanea, restituendo al clarinetto un ruolo centrale nel jazz di oggi. L'incontro tra la sua musica e il paesaggio costiero di San Teodoro promette uno degli appuntamenti più suggestivi dell'intera manifestazione.</span></span></p>
<p><span lang="it"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">La serata proseguirà alle<span> </span><b>21</b><span> </span>in<span> </span><b>Piazza Gallura</b><span> </span>con uno dei concerti più attesi dell'edizione 2026. Per la prima volta dalla nascita del festival, il direttore artistico<span> </span><b>Matteo Pastorino</b><span> </span>presenterà sul palco principale un proprio progetto originale.<span> </span><i>Chimera</i>, produzione di<span> </span><b>Insulae Lab – Centro di Produzione Musica</b>, nasce dall'incontro tra jazz contemporaneo, elettronica, scrittura originale e improvvisazione, in un percorso sonoro che supera i confini tra i generi. Insieme a Pastorino saliranno sul palco<span> </span><b>Francesca Palamidessi</b><span> </span>alla voce e all'elettronica,<span> </span><b>Federico Casagrande</b><span> </span>alla chitarra e<span> </span><b>Armando Luongo</b><span> </span>alla batteria, dando vita a una delle produzioni italiane più originali degli ultimi anni dedicate alla ricerca musicale contemporanea.</span></span></p>
<p><span lang="it"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">A chiudere il<span> </span><b>Selmer Day</b><span> </span>sarà infine un appuntamento destinato a entrare nella storia del festival. Negli spazi del<span> </span><b>Gallo Blu</b><span> </span>prenderà infatti vita alle<span> </span><b>23</b><span> </span>la prima<span> </span><b>Selmer Jam Session</b><span> </span>mai organizzata in Sardegna, guidata da<span> </span><b>Giacomo Smith</b><span> </span>insieme a<span> </span><b>Paolo Corda</b>,<span> </span><b>Lorenzo Agus</b><span> </span>e<span> </span><b>Federico Pintus</b>. Ancora una volta il jazz tornerà alla sua dimensione più autentica, quella dell'incontro spontaneo, dell'ascolto reciproco e della libertà espressiva, suggellando una giornata che rappresenta uno dei punti più alti dell'intera undicesima edizione del San Teodoro Jazz.</span></span></p>
<p><span lang="it"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">L'ultima giornata del San Teodoro Jazz,<span> </span><b>sabato 5 settembre</b>, accompagnerà il pubblico verso il gran finale attraverso un itinerario musicale che, ancora una volta, metterà al centro la ricerca, il dialogo tra culture e la capacità del jazz di raccontare paesaggi ed emozioni differenti.</span></span></p>
<p><span lang="it"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">Il pomeriggio si aprirà alle<span> </span><b>18.30<span> </span></b>negli spazi di<span> </span><b>2B</b>, a<span> </span><b>Lu Impostu</b>, con<span> </span><i>Menta Selvatica</i>, il progetto della cantante e autrice<span> </span><b>Mila Trani</b><span> </span>e del chitarrista classico<span> </span><b>Bartolomeo Barenghi</b>. Un concerto essenziale e poetico, costruito sull'incontro tra parola, voce e chitarra, nel quale la tradizione mediterranea dialoga con la scrittura contemporanea, dando vita a un repertorio intimo, raffinato e profondamente evocativo. Un appuntamento che conferma la volontà del festival di alternare i grandi concerti serali a momenti di ascolto raccolto, nei quali il paesaggio diventa parte integrante dell'esperienza musicale.</span></span></p>
<p><span lang="it"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">A chiudere il programma dei concerti sarà uno dei nomi più prestigiosi dell'intera undicesima edizione. In<span> </span><b>Piazza Gallura</b><span> </span>alle<span> </span><b>21</b><span> </span>salirà infatti sul palco<span> </span><b>Logan Richardson</b>, sassofonista statunitense tra le figure più autorevoli del jazz contemporaneo internazionale. Musicista capace di attraversare con naturalezza jazz, elettronica e nuove forme di sperimentazione, Richardson presenterà<span> </span><i>A Living Score</i>, progetto aperto e in continua evoluzione che interpreta la musica come organismo vivo, in costante trasformazione attraverso l'incontro con i musicisti e con il pubblico. La sua presenza rappresenta il naturale approdo di un cartellone che, anche quest'anno, ha saputo intrecciare giovani promesse e grandi protagonisti della scena mondiale, mantenendo fede alla vocazione internazionale del festival.</span></span></p>
<p><span lang="it"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">Come ogni sera, anche l'ultima giornata si concluderà alle<span> </span><b>23</b><span> </span>con una<span> </span><b>STJ Session</b>, ospitata negli spazi del<span> </span><b>Gallo Blu</b>. Sarà il momento dell'ultimo saluto, della musica che continua oltre il programma ufficiale, degli incontri che nascono spontaneamente attorno agli strumenti e che spesso diventano uno dei ricordi più intensi per chi vive il festival. È proprio nelle jam session, infatti, che il San Teodoro Jazz ritrova ogni anno la propria dimensione più autentica: quella di un luogo aperto, dove professionisti, giovani musicisti e pubblico condividono lo stesso spazio, superando il confine tra palco e platea.</span></span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, sans-serif;"><span lang="it">Tutti gli appuntamenti del San Teodoro Jazz sono a<span> </span><b>ingresso gratuito</b><span> </span>con<span> </span><strong>offerta libera</strong><span> </span>a sostegno dell'Associazione Culturale San Teodoro Jazz, promotrice della manifestazione. Un invito a partecipare e, per chi lo desidera, a contribuire concretamente alla crescita di un progetto culturale che da undici anni investe nella musica, nei giovani talenti e nella valorizzazione del territorio.</span><span lang="it"></span></span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, sans-serif;"><span lang="it">●<span>       </span></span><b><i><span lang="it">EVENTI COLLATERALI</span></i></b><span lang="it"></span></span></p>
<p><span lang="it"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">Accanto ai concerti, il San Teodoro Jazz conferma anche quest'anno la propria attenzione alla formazione e alla divulgazione musicale. Il ritorno dello<span> </span><b>STJ Lab</b>, il laboratorio gratuito dedicato ai bambini e curato da<span> </span><b>Sara Cuzzupoli</b>, testimonia la volontà di avvicinare le nuove generazioni al linguaggio del jazz attraverso il gioco, l'ascolto e l'improvvisazione, offrendo ai più piccoli un primo contatto con una musica capace di stimolare creatività, curiosità e relazione. Un investimento culturale che guarda al futuro e che negli anni è diventato uno degli elementi qualificanti del progetto artistico del festival.</span></span></p>
<p><span lang="it"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;">A rafforzare la dimensione internazionale della manifestazione contribuirà inoltre la presenza di<span> </span><b>Henri Selmer Paris</b>, partner dell'edizione 2026, che affiancherà il festival con il proprio showcase dedicato agli strumenti a fiato e con una giornata interamente costruita attorno ai propri artisti ambasciatori. Una collaborazione prestigiosa che conferma la credibilità conquistata dal San Teodoro Jazz ben oltre i confini dell'isola e la capacità della manifestazione di dialogare con alcune delle realtà più autorevoli del panorama musicale internazionale.</span></span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, sans-serif;"><span lang="it">Organizzato dall'<b>Associazione Culturale San Teodoro Jazz</b><span> </span>con il supporto, il patrocinio e il contributo dell'<b>Assessorato alla Cultura<span> </span></b>del<b><span> </span>Comune di San Teodoro</b>, il festival rinnova anche quest'anno una rete di collaborazioni che coinvolge istituzioni, associazioni, operatori culturali e attività del territorio, confermando una formula che in undici anni ha saputo coniugare qualità artistica, partecipazione e valorizzazione del paesaggio. Dal mare alle piazze, dalla montagna ai luoghi della quotidianità, il San Teodoro Jazz continua così a costruire il proprio racconto, facendo della musica uno strumento di incontro e di scoperta. Undici anni dopo la sua nascita, il festival mantiene intatta la propria identità: creare occasioni di ascolto, sostenere il talento, favorire il dialogo tra generazioni e trasformare ogni concerto in un'esperienza condivisa. È questa, ancora oggi, la sua cifra più autentica e il motivo per cui continua a rappresentare uno degli appuntamenti più significativi del panorama jazzistico della Sardegna.</span></span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Catania: il 31 luglio la mostra dedicata allo scienziato e fotografo Gaetano Ponte a 150 anni dalla sua nascita]]></title>

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                    <description><![CDATA[Il 31 luglio il Palazzo della Cultura di Catania ospiterà la presentazione del volume e della mostra fotografica dedicati al vulcanologo siciliano, a conclusione del percorso espositivo avviato nel 2025 a Palagonia, sua città natale]]></description>

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                    <pubDate>Wed, 22 Jul 2026 22:19:22 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span>Venerdì 31 luglio, a partire dalle ore 18.00, sarà presentato presso il Palazzo della Cultura del Comune di Catania il volume <b>"Gaetano Ponte (1876-1955). Scienziato e fotografo siciliano"</b> dedicato all'illustre vulcanologo dell'Università di Catania nel 150° anniversario della sua nascita a Palagonia (CT).</span><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>L'evento è organizzato dal <b>Dipartimento Vulcani dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) </b>in collaborazione con il<b> Comune di Catania </b>e<b> </b>il <b>Ministero per la Protezione Civile e le Politiche del Mare</b>.</span><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>La presentazione del volume vedrà i saluti istituzionali del Sindaco di Catania, <b>Enrico Trantino</b>, del Sindaco di Palagonia, <b>Salvo Astuti</b>, del Presidente dell'INGV, <b>Fabio Florindo</b> e del Ministro per la Protezione civile e le Politiche del Mare, <b>Nello Musumeci</b>. Seguiranno gli interventi dei curatori del volume<b> Stefano Branca</b>, Direttore del Dipartimento Vulcani dell'INGV, e <b>Daniele Musumeci </b>dell'Università di Catania<b>.</b></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Nel corso dell'evento sarà presentata la relativa mostra fotografica, realizzata anche con il patrocinio del <strong>Comune di Palagonia e dell'Archivio Fotografico Toscano di Prato</strong>. Il percorso espositivo, iniziato il 6 dicembre 2025 presso il Comune di Palagonia, ha fatto successivamente tappa a Trecastagni, dove una selezione di fotografie è stata esposta dal 26 al 28 giugno in occasione della quarta edizione del Festival Vulcani.</span><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>La mostra, che si compone di cinquanta soggetti realizzati dallo scienziato, vuole restituire il valore dello sguardo scientifico e umano che lo stesso ebbe durante la sua lunga carriera. Ponte, da esperto fotoamatore, non documentò solamente eruzioni e vulcani, ma anche personaggi e luoghi della sua epoca. Le fotografie selezionate ricostruiscono<b> un affascinante viaggio che attraversa le vicende storiche della prima metà del Novecento</b>, un periodo segnato da profondi contrasti, da due guerre mondiali e da un rapido sviluppo scientifico, tecnologico e culturale. Un racconto per immagini in cui arte e scienza si fondono in modo naturale.</span><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>Le immagini in mostra provengono dal Fondo Gaetano Ponte, dell'Archivio Fotografico Toscano di Prato (AFT)</span></b><span>. Il fondo comprende 2897 pezzi, costituiti da negativi su vetro e pellicola, diapositive, stampe, cartoline postali d'epoca e materiali miscellanei, tra cui aristotipi, autocromie e lastre di grande formato (30x40 cm).</span><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Attraverso una collaborazione avviata nel 2008 tra l'INGV e l'AFT, il materiale è stato oggetto di tre interventi di conservazione, digitalizzazione e catalogazione, e ha dato vita a un catalogo on line realizzato secondo le normative ministeriali (ICCD).</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Esso<b> </b>rappresenta<b> una banca dati di grande valore e un patrimonio unico per la documentazione storica dei vulcani attivi italiani.</b> Una parte rilevante è dedicata all'Etna, con immagini che documentano in dettaglio eruzioni laterali, attività esplosiva e cambiamenti morfologici dei crateri sommitali della prima metà del XX secolo. A queste si aggiungono numerose fotografie personali che testimoniano i molteplici interessi culturali dell'autore e il suo talento fotografico.</span><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>La mostra sarà visitabile fino al 30 settembre 2026 presso la Sala Parlatorio del Palazzo della Cultura. Ingresso libero. Orario di apertura: 09:00-13:00 e 15:00-19:00.</span><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it"><a href="https://www.aft.it/it/catalogo-on-line/fondo-ponte-catalogo/pagina2780.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span>Link al catalogo online.</span></a></span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Il recupero dei pazienti dopo la Terapia Intensiva: Il San Gerardo di Monza rafforza il proprio programma di Follow-up ]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/il-recupero-dei-pazienti-dopo-la-terapia-intensiva-il-san-gerardo-di-monza-rafforza-il-proprio-programma-di-follow-up</link>
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                    <description><![CDATA[Cresce il programma di Follow-up dell'IRCCS San Gerardo dei Tintori che oggi riunisce quattro percorsi specialistici]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202607/image_900x600_12492c1be99001b2ca568ee4d444d313.webp" length="206842" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 22 Jul 2026 22:19:19 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’IRCCS San Gerardo dei Tintori</strong> <strong>rafforza il proprio programma di Follow-up dedicato ai pazienti dimessi dalle Terapie Intensive</strong>, un percorso che accompagna il recupero dopo la fase acuta e che oggi si articola in quattro ambulatori specialistici.</p>
<p>L’attivazione del percorso dedicato alla <strong>Terapia Intensiva Neurochirurgica</strong> da gennaio 2025, completa infatti un modello assistenziale tra i più strutturati e consolidati a livello nazionale.</p>
<p>Nato circa dieci anni fa dalla <strong>Rianimazione Generale</strong>, il programma si è progressivamente ampliato fino a <strong>coinvolgere i pazienti provenienti dalla Rianimazione Generale, dalla Terapia Intensiva Cardiochirurgica, dall’Area Critica Generale</strong> e, più recentemente, dalla <strong>Terapia Intensiva Neurochirurgica</strong>. Quest’ultimo percorso è rivolto ai pazienti sopravvissuti a gravi eventi cerebrali acuti, come traumi cranici, ictus ed emorragie cerebrali, una popolazione tradizionalmente esclusa dai programmi di follow-up perché le disabilità residue venivano attribuite esclusivamente alla patologia neurologica.</p>
<p>Pazienti che possono invece sviluppare le conseguenze tipiche della sindrome post-terapia intensiva e necessitano quindi di una presa in carico multidisciplinare che integri aspetti neurologici, cognitivi, funzionali, psicologici e sociali.</p>
<p>Con oltre 500 pazienti seguiti nel tempo e circa 150-180 visite ambulatoriali ogni anno, il <br>programma rappresenta una delle esperienze italiane più consolidate in questo ambito.<br>Per decenni il successo delle cure nei reparti di Rianimazione è stato valutato soprattutto in termini di sopravvivenza. Oggi, però, è sempre più evidente che salvare una vita rappresenta soltanto il primo passo. Dopo la dimissione, molti pazienti affrontano infatti un percorso di recupero che può durare mesi o anni e che coinvolge profondamente anche le loro famiglie.</p>
<p>La letteratura scientifica identifica queste conseguenze con il termine <strong>Post-Intensive Care Syndrome (PICS)</strong>, una condizione caratterizzata da deficit fisici, cognitivi e psicologici conseguenti alla malattia critica e al ricovero in Terapia Intensiva. A questa si affianca la <strong>PICS-Family (PICS-F)</strong>, che descrive l’impatto psicologico e assistenziale sui familiari e sui caregiver, chiamati spesso ad affrontare un improvviso cambiamento del proprio ruolo. È proprio per rispondere a questi bisogni che la Fondazione IRCCS San Gerardo ha sviluppato un <strong>programma strutturato di Follow-up, con l’obiettivo di identificare precocemente le problematiche che possono emergere dopo la dimissione, monitorarne l’evoluzione e indirizzare pazienti e famiglie verso i percorsi terapeutici, riabilitativi e assistenziali più appropriati.</strong></p>
<p>I pazienti vengono seguiti dagli stessi professionisti che li hanno assistiti durante il ricovero, attraverso visite ambulatoriali fino a due anni dalla dimissione. Durante gli incontri vengono valutati <strong>lo stato funzionale, gli esiti neurologici, le capacità fisiche e cognitive, il benessere psicologico, la qualità della vita, il dolore, il grado di autonomia e il carico assistenziale del caregiver</strong>. Il monitoraggio nel tempo permette inoltre di intercettare problematiche che possono comparire anche molti mesi dopo la fase acuta, facilitando il collegamento con specialisti ospedalieri, servizi riabilitativi e rete territoriale. Ogni ambulatorio condivide la stessa filosofia assistenziale, ma costruisce percorsi personalizzati sulla base delle caratteristiche dei diversi pazienti.</p>
<p>Le esigenze di una persona sopravvissuta a un grave trauma cranico, infatti, sono differenti da quelle di un paziente trattato con ECMO per insufficienza respiratoria o ricoverato dopo un arresto cardiaco. <strong>L’obiettivo comune rimane quello di favorire il miglior recupero possibile della qualità della vita e il ritorno al proprio ruolo familiare, lavorativo e sociale.</strong></p>
<p>Il Follow-up rappresenta inoltre uno strumento prezioso anche per i professionisti della <br>Terapia Intensiva. Ritrovare i pazienti dopo mesi consente infatti di comprendere gli esiti <br>reali delle cure, osservare il recupero oltre la fase acuta, migliorare le decisioni cliniche <br>durante il ricovero e rafforzare il rapporto di fiducia con pazienti e familiari. </p>
<p>Un altro elemento distintivo del progetto è il <strong>modello organizzativo medico-infermieristico</strong>: medici e infermieri gestiscono insieme l’ambulatorio, mettendo a frutto la stessa integrazione professionale che caratterizza il lavoro quotidiano nei reparti di Terapia Intensiva.</p>
<p>Con questo progetto l’IRCCS San Gerardo dei Tintori conferma la propria vocazione <br>all’innovazione clinica e organizzativa, trasformando il <strong>Follow-up in una parte integrante del percorso di cura.</strong> Perché oggi il successo delle cure intensive non si misura più soltanto nel numero di vite salvate, ma anche nella qualità della vita restituita ai pazienti e alle loro famiglie.</p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Biologia cellulare: scoperto il checkpoint molecolare che regola la maturazione delle proteine]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/biologia-cellulare-scoperto-il-checkpoint-molecolare-che-regola-la-maturazione-delle-proteine</link>
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                    <description><![CDATA[Uno studio internazionale coordinato dall'Università degli Studi di Milano, identifica un nuovo checkpoint molecolare che regola la maturazione delle proteine e la comunicazione tra le cellule]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202607/image_900x600_8d68e1e9f3aca903fb0212ca7b9a62cf.webp" length="159116" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 22 Jul 2026 22:19:14 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<div class="v1elementToProof">
<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-741896c1-7fff-7747-cac7-2d210bc8fa7d"><span><strong>Un team internazionale guidato da Thomas Vaccari del Dipartimento di Bioscienze dell'Università degli Studi di Milano</strong> <strong>ha scoperto un nuovo meccanismo che controlla la maturazione delle proteine e la comunicazione tra le cellule</strong>. Alla ricerca hanno collaborato il gruppo di <strong>Antonio Galeone dell'Istituto di Nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche di Lecce (Cnr-Nanotec) nell'ambito di Tecnomed Puglia - joint center tra Cnr e Università del Salento</strong> dedicato alla ricerca biomedica e tecnologica - e <strong>Hamed Jafar-Nejad del Baylor College of Medicine di Houston</strong>. Lo studio, pubblicato sulla rivista </span><strong>Cell Reports</strong><span>, descrive per la prima volta un checkpoint molecolare precoce che stabilisce se una proteina potrà completare correttamente il proprio percorso di maturazione oppure verrà trattenuta all'interno della cellula.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Le proteine destinate alla secrezione o alla superficie cellulare vengono prodotte nel reticolo endoplasmatico, dove molte subiscono la <strong>N-glicosilazione</strong>, ossia un processo in cui vengono <strong>aggiunti zuccheri alle proteine appena sintetizzate</strong>. Questa modifica rappresenta un passaggio essenziale che favorisce il corretto ripiegamento, la stabilità e la funzionalità delle proteine.</span></p>
<p dir="ltr"><span>I ricercatori hanno scoperto che </span><strong>TUSC3</strong><span>, una proteina del reticolo endoplasmatico coinvolta nella N-glicosilazione, svolge un ruolo chiave in questa fase. Agisce come un vero checkpoint molecolare che consente alle proteine di superare uno snodo cruciale del loro percorso di maturazione. <strong>In assenza di TUSC3, le proteine rimangono bloccate in uno stato intermedio,</strong> tendono a diventare insolubili e possono accumularsi all'interno della cellula con effetti potenzialmente dannosi.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Per comprendere il funzionamento di questo meccanismo, il team ha studiato </span><strong>BMP4</strong><span>, una proteina segnale che permette alle cellule di comunicare tra loro e coordina la formazione di tessuti e organi durante lo sviluppo embrionale. I risultati mostrano che, <strong>in assenza di TUSC3, BMP4 resta intrappolata nel reticolo endoplasmatico e la sua capacità di trasmettere segnali si riduce significativamente.</strong> Al contrario, aumentando i livelli di TUSC3 cresce la quantità di BMP4 secreta e il segnale cellulare si rafforza.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Gli esperimenti, condotti in cellule di mammifero e sul moscerino </span><span>Drosophila</span><span>, dimostrano che questo meccanismo è conservato nel corso dell'evoluzione, confermandone la rilevanza biologica.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Lo studio rivela così un passaggio finora sconosciuto nel controllo qualità delle proteine: una fase molto precoce in cui la cellula stabilisce quali molecole possono proseguire il loro percorso di maturazione prima ancora dell'intervento dei sistemi di sorveglianza già noti. Questa scoperta amplia la comprensione dei meccanismi che regolano la comunicazione tra cellule e il corretto funzionamento di tessuti e organi.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Le implicazioni per la salute umana sono significative. <strong>Mutazioni del gene TUSC3, che contiene le istruzioni per produrre l'omonima proteina, sono associate a rare malattie congenite della glicosilazione e a forme di disabilità intellettiva</strong>. Il nuovo meccanismo suggerisce che alterazioni di questo checkpoint possano contribuire ai difetti dello sviluppo osservati nei pazienti e offre una nuova chiave di lettura dei processi patologici alla base di queste condizioni.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Inoltre, poiché TUSC3 è coinvolta anche in diversi tipi di tumore, questi risultati aprono nuove prospettive per comprendere il ruolo del controllo qualità delle proteine nella progressione tumorale.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Abbiamo identificato un passaggio precoce e finora inatteso nel controllo qualità delle proteine, che agisce come un vero punto decisionale nel determinarne la corretta maturazione», commenta <strong>Thomas Vaccari</strong>, professore del Dipartimento di Bioscienze dell'Università degli Studi di Milano. «Questo meccanismo è fondamentale per regolare la comunicazione tra le cellule e potrebbe estendersi a molti altri processi biologici essenziali per lo sviluppo e il funzionamento dei tessuti e degli organi».</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Il nostro studio dimostra che la glicosilazione non è una semplice modifica delle proteine, ma un vero codice funzionale che ne guida la maturazione, la qualità e la capacità di comunicare con l'ambiente cellulare», aggiunge <strong>Antonio Galeone</strong>, ricercatore del Cnr-Nanotec e del Tecnomed Puglia. «Comprendere questi passaggi precoci può aiutarci a interpretare meglio sia le malattie congenite della glicosilazione sia altri contesti patologici in cui il controllo qualità delle proteine risulta alterato».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Link all'articolo: "<a href="https://www.cell.com/cell-reports/fulltext/S2211-1247(26)00706-0?_returnURL=https%3A%2F%2Flinkinghub.elsevier.com%2Fretrieve%2Fpii%2FS2211124726007060%3Fshowall%3Dtrue">TUSC3 serves as a rate-limiting gatekeeper of a glycan-mediated ER triage checkpoint for BMP4/Dpp</a>"- </span><span>Antonio Galeone, Emilio Solazzo, Francesco Lavezzari, Seung Yeop Han, Gaia Consonni, Bruna My, Riccardo Rizzo, Giuseppe Gigli, Hamed Jafar-Nejad, Thomas Vaccari</span></p>
</div>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Milano, nasce Spazio BLOOM: un nuovo spazio di comunità e partecipazione nell'ambito del progetto "The Queer City"]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/milano-nasce-spazio-bloom-un-nuovo-spazio-di-comunita-e-partecipazione-nellambito-del-progetto-the-queer-city</link>
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                    <description><![CDATA[Firmato il Patto di Collaborazione tra Comune di Milano, Municipio 6, Collettivo SMOLL e Il Rasoio per trasformare l'area verde davanti al Centro Civico di via San Paolino 18 in un luogo di incontro, cultura e partecipazione]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202607/image_900x600_c1d4d3c81bd2107426bbd43a3b0c5c5d.webp" length="146884" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 22 Jul 2026 22:19:10 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-52025200-7fff-3d54-5811-d3cde0d49c86"><span>Un nuovo spazio pubblico dedicato all'aggregazione spontanea, alla cultura e alla partecipazione prende forma nel <strong>quartiere Sant'Ambrogio 1°, nel Municipio 6.</strong></span></p>
<p dir="ltr"><span>È stato inaugurato il 21 luglio, davanti al <strong>Centro Civico di via San Paolino 18, Spazio BLOOM,</strong> realizzato nell'ambito di <strong>The Queer City</strong>, progetto del <strong>POLIMI DESIS Lab del Dipartimento di Design del Politecnico di Milano,</strong> sviluppato in partnership con <strong>ALA Milano ETS e LILA Milano ETS</strong>, grazie al contributo di <strong>Fondazione di Comunità Milano</strong>, nell'ambito del Bando 57.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il progetto si sviluppa con il supporto di una rete composta <strong>dai nove Municipi e da otto associazioni LGBTQIA+ (Agedo, CIG Arcigay Milano, Famiglie Arcobaleno, GayMiN Out, Nina's Drag Queens – Aparte, PoliHERo, Poliedro e Pride Sport Milano)</strong> e ha l'obiettivo di <strong>promuovere spazi urbani più inclusivi, plurali e accessibili.</strong></span></p>
<p dir="ltr"><span>Spazio BLOOM nasce attraverso la firma di un Patto di Collaborazione tra il Comune di Milano, il Municipio 6, il Collettivo SMOLL e Il Rasoio, con il supporto della Biblioteca Sant'Ambrogio.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il progetto interesserà <strong>l'area verde antistante la Biblioteca Sant'Ambrogio 1°, </strong>all'interno del Centro Civico di via San Paolino 18, con l'obiettivo di riattivare lo spazio attraverso arredi mobili, verde condiviso e installazioni artistiche partecipate.</span></p>
<p dir="ltr"><span>The Queer City nasce dall'idea che gli spazi pubblici possano essere progettati insieme alle comunità che li abitano, attraverso percorsi di co-design e workshop che coinvolgono cittadinanza, associazioni e realtà territoriali.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Quando un Patto di collaborazione diventa uno strumento di cambiamento concreto, capace di costruire spazi pubblici non solo partecipati, ma anche accoglienti e aperti, può generare nuove forme di comunità - afferma l'assessora alla Partecipazione, <strong>Gaia</strong> <strong>Romani</strong> -. È questo il valore del progetto che prende vita oggi davanti al Centro civico di San Paolino: uno spazio nato attraverso uno sguardo queer, frutto di un percorso di ascolto, co-design e della volontà condivisa di renderlo sempre più accessibile e vissuto da tutte le persone. Un ringraziamento va a tutti coloro che, con passione e impegno, continuano a prendersi cura dei beni comuni, dimostrando ogni giorno attenzione e amore per la nostra Milano».</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Dopo la facciata arcobaleno che si accende sul Municipio durante la settimana del Pride, questa nuova proposta degli studenti del Politecnico, sviluppata nell'ambito di Queer City, porta un forte messaggio di inclusione nel centro civico di San Paolino – aggiunge il Presidente del Municipio 6 <strong>Santo Minniti</strong> -. Parliamo del cuore della Barona, un quartiere su cui stiamo investendo molto attraverso la nuova anagrafe, il raddoppio della biblioteca, la riqualificazione della Casa di Quartiere e l'impegno a riattivare il prima possibile il mercato comunale».</span></p>
<p dir="ltr"><span>L'intervento Spazio BLOOM si sviluppa a partire da due progetti elaborati dagli studenti del corso <strong>TIUS – Temporary and Inclusive Urban Solutions</strong> della Scuola del Design del Politecnico di Milano, selezionati da una giuria composta dai partner e dai soggetti della rete di progetto.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il primo progetto, <strong>Revive</strong>, prevede la realizzazione di un giardino di comunità composto da fioriere mobili che potranno essere riposizionate dagli abitanti e dalle associazioni in base alle attività e agli eventi ospitati nello spazio. Le fioriere diventano così strumenti di trasformazione e partecipazione, capaci di adattare il luogo alle esigenze del quartiere.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il secondo progetto, <strong>Embracing Thread</strong>, consiste in un'installazione sospesa realizzata con tessuti colorati che richiama il filo come metafora del legame tra persone e comunità.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Attraverso laboratori aperti alla cittadinanza, i tessuti sono stati, e potranno continuare a essere, arricchiti con messaggi di speranza e citazioni tratte da libri dedicati ai temi dell'identità, della diversità e dell'inclusione presenti presso la Biblioteca Sant'Ambrogio.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Alzheimer: scoperto un nuovo meccanismo che regola la perdita di sinapsi]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/alzheimer-scoperto-un-nuovo-meccanismo-che-regola-la-perdita-di-sinapsi</link>
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                    <description><![CDATA[Pubblicato sulla rivista «Molecular Neurodegeneration» lo studio coordinato dall'Università di Padova sul ruolo degli astrociti nel controllo e rimozione delle sinapsi e come questo processo contribuisca alla perdita di connessioni nervose]]></description>

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                    <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 12:19:32 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><strong>Nel cervello, le connessioni tra neuroni, chiamate sinapsi, vengono continuamente controllate e rimodellate</strong>: l'eliminazione delle sinapsi danneggiate o non più funzionali è un processo essenziale per mantenere l'equilibrio delle reti neuronali. Questa funzione è svolta soprattutto dalla microglia, le cellule immunitarie residenti del cervello. Molto meno si sa, invece, del contributo di altre cellule gliali, come gli astrociti, soprattutto quando questi meccanismi diventano alterati nelle malattie neurodegenerative.</p>
<p class="v1MsoNormal">Grazie a un finanziamento <strong>STARS (Supporting Talent in ReSearch) dell'Università di Padova, la</strong> <b>prof.ssa Laura Civiero del Dipartimento di Biologia</b> (che ha ottenuto di recente un <a href="https://wwwassets.unipd.it/sites/default/files/2026-06/COMUNICATO%20UNIPD___PARKINSON%20e%20MICHAEL%20J%20FOX%20FOUNDATION%282%29.pdf" target="_blank" rel="noopener">finanziamento della Michael J. Fox Foundation</a> per sviluppare strategie terapeutiche innovative a beneficio delle persone affette da malattia di Parkinson) ha avviato e rafforzato una nuova linea di ricerca dedicata proprio allo studio della <strong>glia</strong>, un gruppo di cellule fondamentali per il funzionamento del cervello. Per molto tempo considerate semplici cellule di supporto ai neuroni, oggi le cellule gliali sono riconosciute come protagoniste attive nella salute del sistema nervoso e nelle malattie neurodegenerative.</p>
<p class="v1MsoNormal">La ricerca sviluppata si è concentrata sulla comprensione di come gli astrociti partecipino al controllo e alla rimozione delle sinapsi e in che modo questo processo contribuisca alla perdita di connessioni nervose nella malattia di Alzheimer. Lo studio ha identificato un nuovo meccanismo attraverso cui gli astrociti riconoscono e rimuovono sinapsi alterate: i risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica «<strong>Molecular Neurodegeneration</strong>» nell'articolo <a href="https://link.springer.com/article/10.1186/s13024-026-00976-8" target="_blank" rel="noopener"><i>Atypical chemokine receptor 3 regulates synaptic removal in disease astrocytes</i>.</a></p>
<p class="v1MsoNormal">«Nel cervello, le sinapsi sono continuamente controllate per garantire che le reti neuronali funzionino correttamente. Quando una sinapsi diventa danneggiata o non più funzionale, deve essere riconosciuta ed eliminata. Il nostro studio mostra che, nella malattia di Alzheimer, gli astrociti possono contribuire a questo processo attraverso il recettore ACKR3 – <b>commenta Laura Civiero, prima autrice dell'articolo</b> –. Questo recettore agisce come una sorta di sensore molecolare: riconosce un segnale presente sulle sinapsi alterate e guida gli astrociti verso la loro rimozione. Quando questo meccanismo è eccessivamente attivo, però, può contribuire alla perdita patologica di connessioni neuronali. Ridurre l'attività di ACKR3 nei modelli sperimentali ha permesso di proteggere le sinapsi e di migliorare alcuni aspetti della funzione cognitiva».</p>
<p class="v1MsoNormal">Questi risultati aprono <strong>nuove prospettive nello studio della neurodegenerazione</strong>: comprendere meglio il ruolo degli astrociti significa guardare oltre il neurone e considerare il cervello come un sistema complesso, in cui diverse popolazioni cellulari collaborano al mantenimento della sua funzione. La glia emerge così come un possibile bersaglio per future strategie terapeutiche volte a proteggere le connessioni neuronali e rallentare la progressione delle malattie neurodegenerative.</p>
<p class="v1MsoNormal"><strong>Laura Civiero</strong> vanta oltre quindici anni di esperienza nello studio dei meccanismi molecolari alla base della malattia di Parkinson. La sua attività di ricerca si concentra sull'analisi delle vie di segnalazione coinvolte nella patologia attraverso approcci biochimici e cellulari avanzati, integrati con studi condotti in modelli complessi, inclusi neuroni e cellule gliali derivati da cellule staminali pluripotenti indotte umane (iPSC) e modelli animali. Negli ultimi anni ha approfondito in particolare il ruolo delle cellule gliali nella patogenesi del Parkinson, con un focus specifico sugli astrociti e sul contributo della proteina LRRK2, uno dei principali fattori genetici associati alla malattia. Recentemente ha ottenuto un finanziamento della Michael J. Fox Foundation per sviluppare strategie terapeutiche innovative a beneficio delle persone affette da malattia di Parkinson.</p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Materia quantistica: uno studio sul suo comportamento che sfrutta una tecnica basata sull'effetto Doppler]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/materia-quantistica-uno-studio-sul-suo-comportamento-che-sfrutta-una-tecnica-basata-sulleffetto-doppler</link>
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                    <description><![CDATA[L'esperimento, svolto presso il LENS di Sesto Fiorentino e condotto da ricercatori CNR-INO, apre nuove prospettive per l'indagine dei sistemi quantistici]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202607/image_900x600_b3b8e47fd46a4805b0a89d0debf8610a.webp" length="56376" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 12:19:30 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-6cbd905f-7fff-160b-7468-340394ea2828"><span>Un team di ricerca che coinvolge il <strong>Laboratorio europeo di spettroscopia non lineare LENS, l'Istituto nazionale di ottica del CNR di Sesto Fiorentino e le Università di Firenze, Trieste e Trento</strong> ha sviluppato una tecnica innovativa basata sulla propagazione di onde sonore per studiare la materia in condizioni estreme. Il risultato è pubblicato sulla rivista </span><strong>Nature Physics</strong><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il gruppo di ricerca ha sviluppato una <strong>tecnica innovativa per studiare il comportamento della materia quantistica che sfrutta un fenomeno comune, l'effetto Doppler</strong>, per cui quando la sirena di un'ambulanza ci supera la percepiamo più acuta mentre si avvicina e più grave quando si allontana.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Allo stesso modo, il suono che si propaga in un superfluido in rotazione cambia a seconda che si muova nella stessa direzione od opposta rispetto al superfluido: grazie a queste minuscole variazioni che il team è riuscito a svelare la struttura interna nei gas di Fermi superfluidi, sistemi costituiti da atomi raffreddati a temperature prossime allo zero assoluto. In tali condizioni, le particelle di Fermi si accoppiano dando origine alla superfluidità, uno stato della materia in cui scompare l'attrito», spiegano <strong>Marcia Fròmeta Fernandez e Diego Hernandez-Rajkov, </strong>ricercatori Cnr-Ino e principali autori del lavoro. «Abbiamo creato un superfluido di Fermi a forma di anello, in cui onde sonore si propagano simultaneamente in direzioni opposte. Quando viene messo in rotazione, le onde sonore risentono in modo diverso del flusso, accumulando una piccolissima differenza di frequenza: l'effetto Doppler».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Misurando questo effetto con estrema precisione, «si è dimostrato che la circolazione del superfluido nell'anello non può assumere valori arbitrari, ma solo valori quantizzati (cioè discreti), determinati dal rapporto tra la costante di Planck e la massa delle particelle. In questo caso, tali valori risultano dimezzati rispetto a quelli previsti per particelle singole», chiarisce <strong>Francesco Scazza, </strong>docente di fisica della materia dell'Università di Trieste. «La nostra osservazione dimostra che il superfluido è costituito da fermioni che si accoppiano due a due, formando unità quantistiche composite di massa doppia, le cosiddette coppie di Cooper, analogamente a quanto avviene nei superconduttori. Il risultato conferma che, anche in questi sistemi gassosi ultrafreddi, la superfluidità nasce dalla formazione di coppie di fermioni», conclude <strong>Giacomo Roati</strong>, dirigente di ricerca Cnr-Ino e responsabile del gruppo sperimentale.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Lo studio conferma le potenzialità dell'<strong>interferometria atomica</strong>, una tecnica che sfrutta le proprietà ondulatorie degli atomi per effettuare misure di elevatissima precisione. In questo lavoro, la tecnica è stata implementata utilizzando onde sonore nel superfluido, dimostrandosi un efficace strumento per indagare sistemi quantistici fortemente correlati. Tra i primi risultati ottenuti vi è l'osservazione della progressiva riduzione della superfluidità con l'aumento della temperatura. </span></p>
<p dir="ltr"><span>«Si apre una nuova strada per studiare il comportamento collettivo delle particelle e approfondire la comprensione dei meccanismi alla base della superfluidità e della superconduttività, di dinamiche della materia quantistica ancora misteriose e di fondamentale importanza per le moderne tecnologie quantistiche», concludono <strong>Massimo Inguscio (LENS) e Sandro Stringari (Pitaevskii BEC Center Università di Trento),</strong> protagonisti di sviluppi della fisica atomica dalla cui sinergia nasce il lavoro svolto presso il laboratorio del Lens. che arriva nell'anno del centenario della formulazione della statistica ideata da Enrico Fermi nel 1926 sulle colline di Arcetri, presso l'Università di Firenze, per descrivere il comportamento di particelle come elettroni, protoni e neutroni.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Link allo studio: Frómeta Fernández, M., Hernández-Rajkov, D., Del Pace, G., Grani, N.., Inguscio, M., Scazza, F., Stringari, S., Roati, G., <a href="https://www.nature.com/articles/s41567-026-03349-6" target="_blank" rel="noopener">Angular momentum of rotating fermionic superfluids by Sagnac phonon interferometry</a>. Nat. Phys. (2026).</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Astrofisica: il Radiotelescopio LOFAR mappa il campo magnetico di un intero ammasso di galassie]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/astrofisica-il-radiotelescopio-lofar-mappa-il-campo-magnetico-di-un-intero-ammasso-di-galassie</link>
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                    <description><![CDATA[Uno studio internazionale guidato dall'Istituto Nazionale di Astrofisica svela per la prima volta la struttura del campo magnetico di un intero ammasso di galassie grazie alle osservazioni più profonde mai realizzate con il radiotelescopio europeo LOFAR]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202607/image_900x600_db81c62d91b25d4799ad68a7bb6746dd.webp" length="60422" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 12:19:28 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Per la prima volta<span> </span><b>è stato possibile ricostruire la struttura del campo magnetico che permea un intero ammasso di galassie</b>, dal nucleo fino alle regioni più esterne. Il risultato è stato ottenuto combinando le osservazioni radio più profonde mai effettuate con il radiotelescopio europeo<span> </span><b>LOFAR</b><span> </span><b>(LOw Frequency ARray)</b><span> </span>dell'ammasso di galassie<span> </span><b>Abell 2255</b>, utilizzando un'innovativa tecnica di analisi delle immagini radio.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Lo studio, accettato per la pubblicazione sulla rivista<span> </span><strong>Astronomy &amp; Astrophysics</strong><span> </span>e guidato dall'<strong>Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF)</strong>, suggerisce che questi campi magnetici su larga scala non siano distribuiti casualmente, bensì modellati dai <strong>moti del gas durante la formazione dell'ammasso</strong>. Comprendere come questi campi magnetici si originino e si evolvano rappresenta una delle principali sfide dell'astrofisica moderna, poiché influenzano profondamente la dinamica del gas caldo negli ammassi di galassie e, più in generale, la formazione e l'evoluzione delle più grandi strutture dell'Universo.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it"><strong>Abell 2255 </strong>è un ammasso di galassie situato a circa un miliardo di anni luce dalla Terra, esteso per diversi milioni di anni luce ed è uno dei laboratori cosmici più interessanti per studiare l'Universo alle onde radio. Già noto per la straordinaria complessità della sua emissione radio, il sistema ospita non solo numerose radiogalassie, ma anche una vasta emissione diffusa prodotta dall'interazione tra elettroni che si muovono a velocità prossime a quella della luce e i campi magnetici che permeano il gas caldo dell'ammasso.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Il progetto<span> </span><b><i>LOFAR Galaxy Cluster Ultra-Deep Field</i></b>, presentato in questo studio e frutto della collaborazione tra ricercatrici e ricercatori dell'INAF e numerosi istituti di ricerca europei e statunitensi, rappresenta l'evoluzione del precedente<span> </span><i>LOFAR Galaxy Cluster Deep Field</i>, pubblicato nel 2022, in cui Abell 2255 era stato osservato originariamente per circa 72 ore nell'intervallo di frequenze compreso tra 120 e 168 MHz (corrispondenti a lunghezze d'onda di circa due metri). Negli ultimi anni, il tempo di integrazione su Abell 2255 è stato esteso a<span> </span><b>oltre 330 ore</b>, realizzando il più profondo studio radio mai dedicato a un ammasso di galassie.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Dopo un rigoroso processo di selezione della qualità dei dati, il team ha utilizzato le migliori 224 ore di osservazione, ottenendo immagini radio con sensibilità e risoluzione già paragonabili a quelle che in futuro diventeranno di routine con SKA-Low, la componente del futuro radiotelescopio internazionale SKA dedicata alle basse frequenze (50–350 MHz), di cui LOFAR (10–240 MHz) costituisce uno dei principali precursori, attualmente in costruzione in Australia.<span></span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">«Ottenere immagini degli ammassi di galassie molto sensibili in banda radio è fondamentale per comprendere come gli elettroni vengono accelerati a velocità relativistiche e i campi magnetici amplificati su grandi scale cosmiche», afferma<span> </span><b>Andrea Botteon</b>,<b><span> </span></b>ricercatore INAF e primo autore dello studio<b>.<span> «</span></b>La complessità di questi studi è dovuta all'elusività del segnale radio proveniente dagli elettroni che si muovono in campi magnetici molto deboli. Riteniamo che il meccanismo che "accende" queste gigantesche emissioni radio sia legato al processo di formazione degli ammassi di galassie. In questo studio, abbiamo combinato le osservazioni radio più profonde mai realizzate finora con un'innovativa tecnica di analisi dei dati che ci ha permesso di ricostruire per la prima volta la topologia del campo magnetico di un ammasso di galassie. La coerenza delle linee di campo magnetiche osservata in alcune regioni dell'ammasso ci suggerisce che la morfologia del campo sia intimamente legata alla dinamica del gas in cui risiede, dove può essere 'stirato' o "compresso" dai moti legati alla formazione dell'ammasso stesso», conclude <strong>Botteon</strong>.<b></b></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">L'eccezionale qualità di questo patrimonio di osservazioni ha reso possibile applicare una nuova tecnica di analisi che ricava direttamente la direzione del campo magnetico dalla morfologia dell'emissione radio osservata da LOFAR, anziché dalla misura della rotazione di Faraday, una tecnica consolidata ma che presenta importanti limitazioni alle basse frequenze radio.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Grazie al nuovo approccio è stato possibile <strong>mappare, per la prima volta, la geometria del campo magnetico di un intero ammasso di galassie,</strong> dal nucleo fino ai suoi confini gravitazionali, nel caso di Abell 2255 su un'estensione di oltre 13 milioni di anni luce.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">L'analisi mostra che il campo magnetico su larga scala non è orientato in modo casuale. In alcune regioni segue direzioni ben precise: lungo le estensioni dell'emissione radio appare prevalentemente allungato in direzione radiale, mentre nelle regioni in cui sono presenti onde d'urto cosmiche assume orientazioni tangenziali. Secondo gli autori, questa è la prima evidenza osservativa che la topologia del campo magnetico sia modellata dalla complessa dinamica di accrescimento che determina la crescita delle grandi strutture cosmiche e dei moti del gas durante il processo di formazione degli ammassi di galassie. Il confronto con sofisticate simulazioni cosmologiche conferma questa interpretazione.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Dietro queste immagini si nasconde anche un'importante sfida tecnologica. Il progetto ha richiesto<span> </span><b>circa tre anni di lavoro e l'elaborazione di quasi</b><span> </span><b>200 terabyte</b><span> </span><b>di dati grezzi</b>, processati interamente sull'infrastruttura italiana dedicata all'analisi dei dati LOFAR, utilizzando sistemi di calcolo ad alte prestazioni (HPC) dell'INAF tra Bologna e Trieste.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">La mole di dati era tale che, al ritmo di trasferimento iniziale, il solo download avrebbe richiesto quasi un anno. Si tratta di un esempio concreto di come le moderne infrastrutture computazionali siano ormai parte integrante della ricerca astronomica di frontiera e di come gli investimenti nelle infrastrutture di ricerca siano essenziali per affrontare le grandi sfide dell'astrofisica contemporanea.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">«Questi studi aprono nuove prospettive — afferma<span> </span><b>Gianfranco Brunetti</b>, Dirigente di ricerca INAF e Direttore dell'Istituto di Radioastronomia di Bologna. — Per quanto ne sappiamo al momento, i dati mostrano un ottimo accordo con le previsioni teoriche ottenute dalle simulazioni numeriche con i supercomputer. In futuro potremo spingerci molto oltre. In questo campo di ricerca gli scienziati dell'INAF sono protagonisti: stiamo creando una comunità con grandi competenze, capace di sfruttare al meglio i dati dei futuri osservatori LOFAR 2.0 e SKA-Low, che saranno operativi tra pochi anni».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Grazie a questa nuova generazione di radiotelescopi a bassa frequenza, quali SKA-Low e LOFAR 2.0, sarà possibile estendere questo tipo di analisi a molti altri ammassi di galassie, ricostruendo il ruolo dei campi magnetici nella formazione delle grandi strutture cosmiche con un livello di dettaglio finora irraggiungibile.</span><b><span lang="it"> </span></b></p>
<h3 class="v1MsoNormal"><span lang="it">PER ULTERIORI INFORMAZIONI:</span></h3>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Alla fine del 2023, LOFAR è diventato un European Research Infrastructure Consortium (ERIC), di cui l'Italia – tramite l'INAF – è tra i membri fondatori. Questo nuovo assetto rafforza il coordinamento scientifico e tecnico su scala europea, promuovendo una maggiore interoperabilità tra i nodi della rete e creando sinergie con altre grandi infrastrutture astronomiche di ricerca. L'INAF guida un consorzio nazionale e sta contribuendo allo sviluppo della nuova generazione di dispositivi elettronici che equipaggeranno questo radiotelescopio diffuso sul territorio europeo. Il consorzio ha l'obiettivo di fornire agli scienziati italiani le condizioni per l'accesso e l'analisi dei dati di LOFAR, massimizzando l'impatto scientifico della ricerca. L'INAF gestisce anche l'infrastruttura computazionale nazionale per l'analisi dei dati LOFAR, distribuita tra tre siti: Bologna, Trieste e Catania. Entro la fine del 2026 inizieranno i lavori per l'installazione di una stazione LOFAR di nuova generazione (LOFAR 2.0) presso la stazione radioastronomica dell'INAF a Medicina (Bologna), mentre nel 2029 è prevista una seconda stazione LOFAR 2.0 presso la stazione radioastronomica dell'INAF di Noto (Siracusa) che amplierà in modo considerevole le capacità di LOFAR.</span><b><span lang="it"></span></b></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">L'articolo<span> </span></span><span lang="it"><a href="https://arxiv.org/abs/2607.14209" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><b><i><span>"The topology of the magnetic field in Abell 2255 out to its virial radius Results from the LOFAR Galaxy Cluster Ultra-Deep Field"</span></i></b></a></span><span lang="it">, di A. Botteon, R. J. van Weeren, Y. Hu, F. Vazza, G. Brunetti, K. Rajpurohit, A. Lazarian, T. W.<span> </span><span class="v1LI v1ng">Shimwell,</span><span> </span>E. De Rubeis, M. Balboni, A. Bonafede, R. Cassano, G. Di Gennaro, F. Gastaldello, M. J. Hardcastle, A. Ignesti, e H. J. A. Röttgering, è stato accettato per la pubblicazione sulla rivista<span> </span><i>Astronomy &amp; Astrophysics.</i></span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Alla Musicologa Elena Murarotto il prestigioso premio IMSODA 2026 dell'International Musicological Society]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/alla-musicologa-elena-murarotto-il-prestigioso-premio-imsoda-2026-dellinternational-musicological-society</link>
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                    <description><![CDATA[La dott.ssa Elena Murarotto, ricercatrice in Musicologia dell'Università di Padova, è la vincitrice dell'IMS Outstanding Dissertation Award 2026 (IMSODA), il premio dell'International Musicological Society (IMS)]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202607/image_900x600_b57f29d5d9e5489b8e23f37bdc1a322a.webp" length="35422" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 09:19:06 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-821972be-7fff-2aa7-3e59-6c2728649c59"><span>Importante riconoscimento internazionale premia la ricerca dell’Università di Padova. <strong>La dott.ssa Elena Murarotto</strong>, ricercatrice in <strong>Musicologia</strong> presso il Dipartimento dei Beni Culturali, è la vincitrice dell’<strong>IMS Outstanding Dissertation Award 2026 (IMSODA)</strong>, il premio dell’<strong>International Musicological Society (IMS) destinato </strong></span><span><strong>alla migliore tesi di dottorato in lingua non inglese in ambito musicologico</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"><strong>Lo studio di Elena Murarotto analizza diari di viaggi di esploratori veneziani tra 1492 e il 1860, ricostruendo paesaggi sonori e pratiche culturali del Nilo, considerando percezioni soggettive e contesti culturali</strong><span>. I diari riportano descrizioni di suoni come il rumore dell'acqua, del vento e degli animali, documentano espressioni vocali rituali, canti religiosi, canti durante matrimoni e funerali, e altre forme di vocalità sia sacra che profana. Vengono inoltre menzionati strumenti come tamburi, flauti, lire e strumenti a fiato tradizionali. Tutti questi elementi contribuiscono a ricostruire il <strong>paesaggio sonoro naturale delle regioni attraversate</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Elena Murarotto usa strumenti di musicologia, etnomusicologia e studi sul suono, sviluppando la <strong>piattaforma digitale Echos</strong> per archiviare e confrontare testimonianze sonore e materiali etnografici, promuovendo la preservazione e lo studio delle tradizioni musicali e performative.</span></p>
<p dir="ltr"><span>L’edizione 2026 ha registrato 25 candidature provenienti da 12 paesi e redatte in 8 lingue diverse. La commissione internazionale ha deciso di assegnare un solo premio e una menzione d’onore, decretando la vittoria della studiosa padovana. <strong>La tesi premiata, "Echi dal Nilo</strong>. <strong>Musiche, suoni e danze dai racconti di viaggiatori veneti in Età moderna"</strong>, è stata discussa presso l’Università degli Studi di Padova nell’ambito del Dottorato in Storia, Critica e Conservazione dei Beni Culturali del Dipartimento dei Beni Culturali</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La ricerca ricostruisce il <strong>patrimonio sonoro dell’Egitto e del bacino del Nilo</strong> attraverso le testimonianze dei viaggiatori veneti di età moderna, offrendo un contributo innovativo agli studi di musicologia storica e alla valorizzazione del patrimonio culturale immateriale. </span></p>
<p dir="ltr"><span>Il percorso accademico di Elena Murarotto è caratterizzato da un’intensa attività di ricerca internazionale dedicata alle musiche del mondo, agli ecosistemi sonori storici e ai racconti di viaggio (ultima monografia </span><span>La collezione etnografica di Giovanni Miani, strumenti musicali del continente africano</span><span>, 2026).</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il riconoscimento conferma il valore della ricerca sviluppata nell’Ateneo patavino e la qualità della formazione offerta dai Dottorati Unipd, e contribuisce a rafforzarne il profilo di eccellenza nel panorama della ricerca musicologica internazionale.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Proteste, Media e Intelligenza Artificiale: dall'Università di Parma uno studio comparativo in 5 paesi europei]]></title>

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                    <description><![CDATA[Analizzati oltre 83 mila articoli di giornale nell'ambito del progetto INTERFACED per comprendere come i media raccontano la partecipazione politica e le contestazioni]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202607/image_900x600_d41f4948e7de14fe7781d3f18a572736.webp" length="17658" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 09:19:04 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span>Come raccontano le proteste i media e quale ruolo svolgono nella costruzione del dibattito pubblico? A questi interrogativi risponde un nuovo studio coordinato dall'<b>Università di Parma</b>, realizzato nell'ambito del <a href="https://www.interfaced.eu/" target="_blank" rel="noopener">progetto europeo </a><b><a href="https://www.interfaced.eu/" target="_blank" rel="noopener">INTERFACED</a> – Interfaces for Democratic Participation: Deliberation, Mobilization and Contestation Since the Onset of the Covid-19 Pandemic</b>, finanziato dal programma Horizon Europe.</span></p>
<p><span>Il lavoro, intitolato <i>Protest Event Analysis (PEA) and Frame Analysis of Political Participation</i>, è stato realizzato dal <b>gruppo di ricerca dell'Ateneo</b>, coordinato dal docente <b>Lorenzo Mosca</b>.</span></p>
<p><span>Lo studio ha utilizzato strumenti di intelligenza artificiale e analisi computazionale per esaminare oltre <b>83.000 articoli</b> pubblicati tra il 2020 e il 2025 da <b>14 quotidiani</b> di <b>Italia, Regno Unito, Ungheria, Romania e Tunisia</b>, ricostruendo quasi <b>9.500 eventi di protesta</b> e analizzando le modalità con cui i quotidiani rappresentano gli eventi di protesta in <b>oltre 16.000 articoli</b>. Il documento rappresenta uno dei principali <b>risultati del progetto</b> dedicati allo studio della rappresentazione mediatica della partecipazione politica.</span></p>
<p><span>Tra i principali risultati emerge il ruolo della <b>dimensione territoriale</b> della protesta. L'analisi mostra che una parte consistente della copertura dei quotidiani nazionali riguarda proteste di carattere locale. In Italia, ad esempio, il <b>73,2%</b> degli eventi analizzati è riconducibile a mobilitazioni territoriali; la quota è pari al <b>65,7%</b> nel Regno Unito, mentre in Romania, Tunisia e Ungheria la distribuzione tra proteste locali e nazionali risulta più equilibrata. Il dato conferma come i media nazionali raccontino frequentemente conflitti legati al lavoro, ai servizi pubblici, all'ambiente e alle comunità locali, evidenziando l'importanza della dimensione territoriale nella partecipazione politica contemporanea.</span></p>
<p><span>Lo studio restituisce inoltre un quadro tematico articolato, nel quale le mobilitazioni per il lavoro convivono con quelle <strong>ambientali, per i diritti civili, per la democrazia, contro il carovita e sui conflitti internazionali</strong>. Pur in presenza di tendenze comuni, emergono differenze significative tra i Paesi analizzati, legate ai rispettivi contesti politici, economici e istituzionali, così come un'evoluzione nel tempo che riflette i cambiamenti intervenuti dopo la pandemia.</span></p>
<p><span>L'analisi evidenzia anche come il modo in cui le proteste vengono rappresentate vari sensibilmente in funzione dei temi trattati e delle <b>modalità con cui si svolgono</b> (il cosiddetto <b>repertorio d'azione</b>). Le mobilitazioni legate al lavoro e alle questioni sociali ricevono prevalentemente una copertura neutrale e descrittiva, mentre quelle connesse a temi geopolitici, identitari o maggiormente polarizzati tendono più spesso a essere rappresentate in termini negativi.</span></p>
<p><span>A incidere sul tono della copertura non è tanto la dimensione delle proteste quanto le modalità di svolgimento delle mobilitazioni: le proteste violente ricevono una rappresentazione negativa nell'<b>86,8%</b> dei casi, mentre le azioni convenzionali e simboliche sono raccontate prevalentemente con un tono neutrale (rispettivamente <b>57,1%</b> e <b>60,4%</b>) e presentano anche quote di rappresentazione positiva (<b>7,8%</b> e <b>10,1%</b>). I risultati confermano così che i media non si limitano a documentare le proteste, ma contribuiscono attivamente a costruirne la visibilità pubblica e il significato politico.</span></p>
<p><span>Lo studio mostra infine che, nella maggior parte degli articoli analizzati, i quotidiani danno maggiore spazio agli oppositori delle proteste rispetto ai loro sostenitori. <strong>Questa asimmetria suggerisce che il dibattito pubblico tende a concentrarsi più sulle conseguenze e sulle criticità delle mobilitazioni che sulle ragioni di chi protesta.</strong></span></p>
<p><span>Uno degli aspetti più innovativi della ricerca riguarda la metodologia sviluppata dal gruppo di ricerca, che combina <b>Large Language Models (LLMs), modelli linguistici di intelligenza artificiale</b>, tecniche di elaborazione automatica del linguaggio naturale e un articolato sistema di validazione umana. La <b>procedura computazionale</b> sviluppata consente di identificare, classificare e confrontare eventi di protesta in contesti linguistici e politici differenti mantenendo elevati standard di affidabilità metodologica. Rispetto ai tradizionali studi di <i>Protest Event Analysis</i>, il progetto introduce inoltre procedure originali di deduplicazione e ricostruzione degli eventi, evitando di conteggiare più volte le stesse proteste riportate da quotidiani diversi, e integra l'analisi degli eventi con quella della loro rappresentazione mediatica, permettendo di studiare non solo quali mobilitazioni ricevono attenzione, ma anche come vengono raccontate.</span></p>
<p><span>I risultati rappresentano una tappa significativa del progetto INTERFACED e mettono a disposizione della comunità scientifica nuovi strumenti per <strong>comprendere come la protesta contemporanea venga rappresentata dai media </strong>e come tali rappresentazioni contribuiscano a orientare il dibattito pubblico nelle democrazie contemporanee.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Zanzara tigre: sperimentata in Europa una piattaforma innovativa che ne riduce la capacità riproduttiva]]></title>

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                    <description><![CDATA[Per la prima volta in Europa è stata sperimentata su larga scala una piattaforma sviluppata da ENEA per il controllo sostenibile della zanzara tigre, in grado di ridurre in modo naturale la fertilità delle femmine]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202607/image_900x600_414a3eaa5ce20f61c042a64bd4d9ba44.webp" length="71010" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 09:19:00 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p>Per la prima volta in Europa, è stata sperimentata su larga scala una piattaforma innovativa sviluppata da ENEA per l’applicazione della<span> </span><strong>Tecnica del Maschio Incompatibile</strong><span> </span>(IIT), una strategia di controllo sostenibile della zanzara tigre e di altri insetti dannosi in grado di ridurre in modo naturale la fertilità delle femmine. Condotta presso il Centro Ricerche ENEA Casaccia (Roma) nell’ambito di una collaborazione tra <strong>ENEA, Google LLC<span> </span></strong>(progetto<strong><span> </span>Debug</strong>)<strong><span> </span></strong>e<strong><span> </span>Sapienza Università di Roma</strong>, la prima parte della campagna sperimentale ha evidenziato una riduzione<strong><span> </span>significativa del numero e della fertilità delle uova</strong> della zanzara tigre, col risultato di<span> </span><strong>abbattere le capacità della specie di produrre uova fertili destinate a superare l’inverno dell’88%<span> </span></strong>rispetto al controllo.</p>
<p>La zanzara tigre (<em>Aedes albopictus</em>) è un insetto invasivo che, oltre a rappresentare un elemento di disturbo per cittadini e lavoratori, può trasmettere i virus di<span> </span><strong>dengue, chikungunya<span> </span></strong>e<strong><span> </span>Zika</strong>, responsabili di malattie diffuse soprattutto nelle regioni tropicali e subtropicali che, a causa dei cambiamenti climatici, presentano un numero di casi in rapido aumento anche in Europa con centinaia di casi di infezione nell’ultimo anno.</p>
<p>La tecnica IIT si basa sul rilascio di grandi numeri di<span> </span><strong>maschi<span> </span></strong>che, grazie alla<span> </span><strong>simbiosi con un batterio molto comune ed innocuo,<span> </span></strong><em>Wolbachia</em>,<strong><span> </span></strong>risultano<strong><span> </span>riproduttivamente incompatibili con le femmine selvatiche</strong>. A valle di questi accoppiamenti, tutte le uova che le femmine selvatiche producono risultano sterili. Più alto sarà il numero di zanzare rese sterili e maggiore sarà l’impatto della strategia sulla capacità della popolazione di zanzare di riprodursi e moltiplicarsi.</p>
<p>«Questo approccio, applicato esclusivamente alla zanzara tigre, offre<span> </span><strong>un’alternativa concreta all’uso massiccio di insetticidi chimici</strong>. Il risultato osservato è particolarmente rilevante perché ridurre in modo stabile la presenza di zanzare in grado di veicolare virus pericolosi significa rafforzare la prevenzione sanitaria, in particolare nei contesti urbani e periurbani più esposti e ci si aspetta che la<span> </span><strong>ripresa delle attività nel 2026 amplifichi ancora di più questo effetto positivo»</strong>, ha dichiarato <strong>Riccardo Moretti</strong>, ricercatore del Laboratorio Agricoltura 4.0 dell’ENEA. «Inoltre, agendo sulla dinamica della popolazione nel tempo, vengono poste le basi per un controllo più<span> </span><strong>duraturo,<span> </span></strong>efficace<span> </span><strong>e sostenibile</strong> delle popolazioni, mantenendole costantemente al di sotto delle soglie di rischio epidemiologico».</p>
<p>Il team di ricerca dell’ENEA è stato<span> </span><strong>il primo al mondo ad ottenere una linea di zanzara tigre con le caratteristiche descritte</strong>.<span> </span><strong>Google<span> </span></strong>ha sviluppato questa strategia di controllo in parallelo all’ENEA per combattere altre specie di zanzara ed è già protagonista di vari programmi di implementazione su larga scala in diverse aree del mondo. Nell’ambito di questo progetto, Google ha il compito di<span> </span><strong>moltiplicare</strong><span> </span>la popolazione di zanzara tigre che produce maschi incompatibili sviluppata dall’ENEA, selezionare esclusivamente i maschi ed occuparsi del loro inscatolamento e trasporto aereo da Miami (Stati Uniti) all’area di rilascio.<span> </span><strong>Sapienza Università di Roma</strong>, in virtù della sua esperienza nello studio delle zanzare che trasmettono patogeni, contribuisce al programma attraverso metodi di<span> </span><strong>validazione</strong><span> </span>della tecnica e tramite il<span> </span><strong>monitoraggio di aree di controllo</strong><span> </span>non trattate.</p>
<p>«Il progetto si inserisce in una visione più ampia che considera il controllo biologico dei vettori come parte integrante delle strategie di transizione ecologica, di adattamento ai cambiamenti climatici e di rigenerazione urbana», ha dichiarato <strong>Maurizio Calvitti</strong>, ricercatore della Divisione Sistemi Agroalimentari Sostenibili dell’ENEA. «In questa prospettiva, il Centro ENEA Casaccia rappresenta un modello pilota di particolare valore per la trasferibilità della metodologia ad altri contesti operativi, sia in Italia sia a livello internazionale, un esempio concreto di come innovazione scientifica, sostenibilità e gestione del territorio possano convergere verso obiettivi comuni di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici», ha concluso.</p>
<h3>La campagna sperimentale presso il Centro Ricerche ENEA Casaccia</h3>
<p>Tra fine luglio e fine ottobre<strong><span> </span></strong>2025,<strong><span> </span></strong>nei 53 ettari all’interno del campus del Centro Ricerche ENEA Casaccia, selezionato per le sue caratteristiche ambientali e per la sua rappresentatività come contesto periurbano del Centro-Italia, sono stati rilasciati in totale circa <strong>1,6 milioni di maschi</strong><span> </span><strong>incompatibili</strong><span> </span>della zanzara tigre. Il monitoraggio, effettuato con ovitrappole e trappole per adulti, ha consentito di confrontare i dati del sito trattato con quelli dell’anno precedente e con un’area di controllo monitorata presso Sapienza Università di Roma.</p>
<p>I dati raccolti mostrano che, nell’area ENEA trattata, il numero medio settimanale di uova raccolte è stato <strong>significativamente inferiore</strong> rispetto ai controlli e che la soglia di riferimento di <strong>100 uova per trappola</strong>, indicata in letteratura come valore di attenzione in presenza di virus trasmessi da zanzare circolanti, è stata superata solo in <strong>2 campionamenti su 16</strong>, contro <strong>12 su 16</strong> nell’area di controllo della Sapienza e <strong>14 su 16</strong> nell’ENEA 2024. A questo si aggiunge una marcata riduzione della fertilità delle uova, con valori prossimi allo zero nella fase finale della stagione sperimentale nonostante il rapporto medio tra maschi incompatibili e maschi selvatici non sia stato alto (1,7:1).</p>
<p>Alla luce dei risultati ottenuti, il team afferente al Dipartimento Sostenibilità, Circolarità e Adattamento al Cambiamento Climatico dei Sistemi Produttivi e Territoriali (SSPT) dell’ENEA, in collaborazione con gli stessi partner, sta proseguendo la sperimentazione anche nel corso del 2026, secondo una logica di continuità con l’anno precedente, anticipando i rilasci, in modo da intervenire sulla popolazione della zanzara tigre fin dall'esordio della stagione riproduttiva, ma anche incrementando i dosaggi di rilascio. In base alla necessità, si valuterà inoltre se integrare l’IIT con altre misure compatibili, come la rimozione dei focolai larvali e il supporto di trattamenti larvicidi.</p>
<h3 class="sppb-addon-title">Wolbachia e la Tecnica dell’Insetto Incompatibile (IIT)</h3>
<div class="sppb-addon-content  ">
<p><em>Wolbachia</em><span> </span>è un batterio innocuo presente nella maggior parte delle specie di insetti con cui vive in simbiosi, cioè in una stretta relazione biologica. Viene trasmesso dalle femmine degli insetti a tutta la propria progenie ed è quindi vantaggioso per il batterio stesso favorire sopravvivenza e riproduzione. In particolare,<span> </span><em>Wolbachia</em><span> </span>rende riproduttivamente compatibili le femmine in cui è presente, sia con maschi in cui è presente sia con maschi che ne sono privi; le femmine prive di<span> </span><em>Wolbachia</em><span> </span>invece sono sterilizzate dai maschi che ospitano questo batterio.</p>
<p>ENEA ha riprodotto questo meccanismo naturale sostituendo la<span> </span><em>Wolbachia</em><span> </span>presente nella zanzara tigre con un altro ceppo del batterio già diffusissimo in natura perché ospitato dalla zanzara comune. I maschi di questa nuova linea fecondano in modo sterile le femmine selvatiche e, rilasciati in grandi quantità in modo che possano sopraffare numericamente i maschi selvatici, possono rendere sterili la maggioranza delle uova prodotte dalla popolazione bersaglio con l’effetto di determinarne la progressiva riduzione. I maschi delle zanzare non pungono e il loro uso rende la<span> </span><strong>tecnica altamente specifica</strong><span> </span>perché una volta rilasciati cercheranno esclusivamente le femmine della propria specie.<span> </span><strong>Non basandosi sul rilascio nell’ambiente di alcuna molecola o organismo che non siano già comunemente presenti, questa strategia risulta assolutamente sicura</strong>. Questa tecnica sviluppata dall’ENEA e da altri gruppi di ricerca nel mondo rappresenta oggi una delle più innovative strategie di gestione sostenibile dei vettori e sta trovando impiego operativo in varie aree del globo (soprattutto di clima tropicale) tanto da essere<span> </span><a href="https://www.who.int/publications/i/item/9789240077300" target="_blank" rel="noopener">raccomandata dalla WHO come una delle strategie più efficaci e sicure per contrastare le malattie trasmesse da zanzare</a>. Un approccio che si inserisce pienamente nelle più ampie politiche di promozione della salute pubblica, sostenibilità ambientale, economica e sociale delle città del futuro.</p>
</div>]]></content:encoded>
                                    </item>
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