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        <title><![CDATA[Redazione]]></title>
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        <description><![CDATA[Italia24.news | Notizie in Tempo Reale su Politica, Economia, Cronaca e Sport - Redazione]]></description>
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                    <dc:rights><![CDATA[©2026 Italia24 News - Powered by Brain X Corp]]></dc:rights>
        
                        <item>
                    <title><![CDATA[Al via alla prima edizione di "WOMA  Inspiring the WOrld of pharMA": la competitività e la trasformazione delle life sciences]]></title>

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                    <description><![CDATA[A Milano il via alla prima edizione di WOMA, forum internazionale dedicato a pharma, medtech e life sciences, il cui messaggio di apertura afferma l'importanza della capacità del sistema di portare innovazione al paziente prima degli altri]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_0be3721e7aff4a23d2056267b1d69d34.webp" length="26978" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Fri, 26 Jun 2026 12:25:52 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr">Si è aperta nella serata del 25 giugno <strong>allAllianz MiCo di Milano</strong> la prima edizione del <strong>Forum WOMA  Inspiring the WOrld of pharMA</strong>, il forum internazionale dedicato a <strong>pharma, medtech, healthcare e life sciences, promosso da BioPharma Network</strong>  <strong>Associazione Manager del Farmaceutico e 24OreSalute</strong>. Due le linee che hanno attraversato la serata inaugurale: il debutto di un format internazionale a palco unico pensato per lintero ecosistema del settore e la competitività delle life sciences italiane, al centro del primo panel. Ospite deccezione della serata, <strong>lex Presidente della Commissione Europea José Manuel Durão Barroso</strong>, che nella sessione New Health Economy ha riflettuto sullo scenario geopolitico e la competitività dellEuropa, levoluzione dei sistemi sanitari, il ruolo delle partnership pubblico-private e il purpose del settore farmaceutico come attore strategico per la generazione di salute e valore per la società.</p>
<p dir="ltr"><span>Ad aprire il Forum è stato </span><strong>Michele Barletta, Presidente del Comitato Scientifico di WOMA - Inspiring the WOrld of pharMA e Presidente di BioPharma Network  Associazione Manager del Farmaceutico</strong><span> che ha ricondotto la nascita del progetto alla trasformazione profonda che attraversa il comparto: «</span><span>Il mondo della salute sta vivendo una trasformazione profonda, guidata da intelligenza artificiale, biotecnologie, nuove frontiere scientifiche e sostenibilità dei sistemi sanitari. WOMA è uno spazio per fermarsi e confrontarsi, in modo da offrire uno sguardo al futuro e uno spazio di dialogo autorevole, internazionale e specifico per le Life Sciences».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Accanto a lui, </span><strong>Florencia Bechara, CEO di WOMA</strong><span>, ha messo a fuoco il senso dellesperienza per chi partecipa: «</span><span>Mi aspetto che chi prende parte al Forum porti a casa unesperienza concreta e vicina alla propria realtà professionale: loccasione di incontrare il settore, confrontarsi con aziende e istituzioni e sentirsi parte di una comunità più ampia. Il Forum nasce per diventare il momento annuale in cui tutto lecosistema delle Life Sciences si ritrova attorno ai grandi temi, per creare nuove conoscenze e collaborazioni»</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Lapertura istituzionale ha visto sul palco </span><strong>Emmanuel Conte, Assessore al Bilancio, Demanio e Piano Straordinario Casa del Comune di Milano</strong><span>, che ha collocato il Forum nel posizionamento di Milano come ecosistema europeo delle life sciences, motore di sviluppo, talenti e innovazione responsabile. «</span><span>Milano è una città della conoscenza, perché ha saputo unire università, ricerca, impresa, infrastrutture e qualità urbana. Le life sciences sono oggi una sfida strategica non solo scientifica, ma sociale e politica: riguardano laccesso alle cure, la sostenibilità dei sistemi sanitari e la riduzione delle disuguaglianze. WOMA rafforza lecosistema di relazioni e competenze che rende Milano un hub europeo dellinnovazione. La vera sfida resta trasformare la ricerca e la tecnologia in salute, sviluppo e opportunità condivise»</span><span>. </span></p>
<p dir="ltr"><span>Il primo panel della serata dal titolo <strong></strong></span><strong>Il valore della scienza, dellinnovazione, delle competenze e dellinformazione per il sistema</strong><span><strong></strong> ha riunito industria, ricerca, istituzioni e media. Al centro, la competitività del Paese, posta da </span><strong>Nicoletta Luppi, Vicepresidente di Assolombarda con delega a Europa e Life Sciences e Presidente e Amministratrice Delegata di MSD Italia</strong><span>: «</span><span>Il settore delle life sciences è uno dei pilastri più solidi della competitività del Paese e un motore essenziale di innovazione, crescita e occupazione qualificata. Ma in uno scenario globale sempre più competitivo, questo vantaggio non può essere dato per scontato: va difeso con scelte chiare e tempestive. Oggi la competitività si gioca sulla capacità di attrarre investimenti e accelerare linnovazione: servono regole più semplici, tempi certi, accesso rapido ai farmaci e alle nuove tecnologie e una forte valorizzazione della ricerca clinica. Allo stesso tempo, soprattutto per contrastare linverno demografico, è fondamentale un cambio di paradigma, partendo proprio dalla prevenzione, intesa come immunizzazione e screening, che non è un costo, ma un vero e proprio investimento strategico per la sostenibilità e la crescita del Paese. Se vogliamo che lItalia resti protagonista in Europa, dobbiamo creare un sistema capace di essere veloce, prevedibile e attrattivo. Perché oggi non vince chi innova di più, ma chi mette linnovazione nelle condizioni di arrivare prima»</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>In dialogo con lei, </span><strong>Daniele Finocchiaro, Consigliere delegato di Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro</strong><span>, ha richiamato linvestimento nella ricerca scientifica come motore di progresso sociale: «</span><span>Costruire una cultura diffusa della scienza e della ricerca è oggi fondamentale per affrontare le grandi sfide della salute. Da oltre sessantanni AIRC costruisce un ponte di fiducia tra cittadini e ricercatori, trasformando la partecipazione della società civile in un motore concreto per il progresso scientifico. La nostra presenza a WOMA si inserisce in questo impegno: unoccasione per dialogare con il mondo delle life sciences e promuovere insieme il valore della ricerca»</span><span>, ha affermato.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Al panel ha preso parte anche </span><strong>Federico Silvestri, CEO &amp; General Manager del Gruppo Il Sole 24 Ore</strong><span><strong>,</strong> sul ruolo in evoluzione dei media nel racconto della scienza e dellinnovazione.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La serata è culminata nella sessione </span><span><strong>New Health Economy</strong>,</span><span> introdotta da <strong>Alessandro Lattuada, CEO di Otsuka Pharmaceutical Italia, con il keynote di </strong></span><strong>José Manuel Durão Barroso, ex Presidente della Commissione Europea (20042014) e già Board Chair di Gavi, the Vaccine Alliance</strong><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Da una delle voci più autorevoli in Europa su governance globale e cooperazione internazionale, il Forum ha ricevuto una lettura del futuro della sanità globale e delle life sciences a partire dallo scenario geopolitico. </span><strong>Il punto di partenza è un sistema di cooperazione internazionale che si sta indebolendo</strong><span>: dopo decenni in cui i grandi Paesi affrontavano insieme i problemi comuni, oggi si assiste alla cosiddetta </span><span>stanchezza </span><span>di alcuni dei tradizionali finanziatori della salute globale,</span><span> </span><span>di chi per anni ha sostenuto economicamente i programmi sanitari nei Paesi a basso reddito. Da qui la necessità di coinvolgere nuovi attori, inclusi Paesi emergenti e settore privato, per garantire la sostenibilità dei programmi sanitari internazionali.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La risposta indicata da Barroso, infatti, indica proprio questo modello: </span><strong>le partnership tra pubblico e privato</strong><span>. «</span><span>La cooperazione internazionale sta attraversando il momento più difficile degli ultimi decenni: in un mondo multipolare, le tensioni geopolitiche e gli interessi nazionali prevalgono, e i finanziatori storici della salute globale si stanno ritirando»,</span><span> </span><span>ha dichiarato <strong>Barroso</strong></span><span>.</span><span> «Ma la risposta non è arrendersi, è cambiare modello. L'esperienza di GAVI lo dimostra: unendo governi, industria, fondazioni e società civile attorno a una missione comune, in venticinque anni abbiamo dimezzato la mortalità infantile in 78 Paesi. Le partnership pubblico-private guidate da una missione non sono una tra le tante opzioni, sono il modo più realistico per affrontare le grandi sfide del nostro tempo, dalla salute globale alla sicurezza sanitaria, fino all'accesso equo all'intelligenza artificiale».</span></p>
<p dir="ltr"><span>A chiudere la prima giornata, la <strong>Charity Dinner</strong> a sostegno di <strong>Fondazione AIRC, Charity Partner ufficiale</strong>: un momento che ha unito networking e sostegno concreto alla ricerca oncologica, con una raccolta fondi destinata alla carriera dei giovani ricercatori. Il Forum prosegue il 26 giugno con la giornata plenaria: tra gli ospiti, <strong>Bertalan Meskó, Zack Kass, la Premio Nobel Jennifer Doudna e Amy Cuddy e altre personalità del mondo delle istituzioni, industria, ricerca e innovazione</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Forum WOMA  Inspiring the WOrld of pharMA è promosso da BioPharma Network  Associazione Manager del Farmaceutico con il patrocinio del Comune di Milano. </span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Riparte "Milano Aiuta Estate": attività ricreative, spazi freschi e monitoraggio per anziani e persone fragili]]></title>

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                    <description><![CDATA[Il Comune rilancia "Milano Aiuta Estate" per sostenere anziani e persone fragili durante l'estate con assistenza, monitoraggio, supporto telefonico e attività sociali, offrendo anche spazi freschi e servizi dedicati per affrontare caldo e solitudine]]></description>

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                    <pubDate>Fri, 26 Jun 2026 12:25:49 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span>Per <strong>supportare le persone anziane e fragili </strong>che trascorrono luglio e agosto in città, indirizzare le loro famiglie alla rete dei servizi e favorire la socialità in sicurezza per chi può trovarsi in difficoltà a causa della solitudine o delle alte temperature, riparte "<strong>Milano Aiuta Estate</strong>", un piano per consentire l'intercettazione del bisogno e promuovere l'orientamento ai servizi cittadini nei quartieri.</span></p>
<p><span>«I cambiamenti climatici che rendono le città sempre più calde e i trend demografici che ci consegnano la fotografia di una società composta per la maggior parte da nuclei di una sola persona, spesso in età anche avanzata, sono due fenomeni strutturali del nostro tempo che ci mettono davanti a una sfida importante. Milano Aiuta Estate  spiega l'assessore al Welfare e Salute <strong>Lamberto Bertolé</strong>  riparte anche quest'anno proprio per intercettare questi bisogni - soprattutto quelli che non si manifestano spontaneamente - e costruire risposte mirate. Una linea telefonica dedicata all'ascolto, il monitoraggio attivo delle situazioni più a rischio e l'animazione nei quartieri in luoghi freschi sono i cardini di un sistema che vuole tutelare i più vulnerabili assicurandosi che i milanesi e le milanesi che restano in città a luglio e agosto abbiamo un'estate serena».</span></p>
<p><span><strong>Attraverso il contact center comunale 02.02.02, dal lunedì al sabato dalle 8 alle 18, è possibile chiedere aiuto e ricevere informazioni sui servizi cittadini dedicati</strong>: si va dal semplice orientamento verso le opportunità a disposizione all'assistenza domiciliare, dalla consegna dei pasti a domicilio al sostegno relazionale telefonico, dal supporto per l'igiene personale a quello per la casa.</span></p>
<p><span>Le situazioni più complesse verranno gestite da operatori e operatrici sociali professionisti che potranno valutare caso per caso la soluzione più adeguata alle esigenze delle persone.</span></p>
<p><span>Da quest'anno, a partire dal 1° luglio sarà, inoltre, possibile prenotare online una telefonata con un operatore, scegliendo giorno e fascia oraria sul sito del Comune di Milano al </span><a href="https://customer105044.musvc2.net/e/tr?q=4%3dJf9aMZ%26p%3dS%267%3dZDRSa%26s%3dUSZ7aRW%26y%3d9CPtJ_AwWq_Lg_vrlv_6g_AwWq_Kl1NF.9sDDJi.D2HeE8.Ex_IjyT_SYOiIEE40_AwWq_Kl165BeIx_NUti_XJD2HeE8-7mLC7-iJC7x6%26w%3dIyJE96.ExP%26mJ%3dQcDaPX%26xJ%3dKf6WSb6TJf5WKZ%26l%3dRQA03v78TSYD4vX03RBeavb75JZhSt9B6RWC2t7e3PBh6SbC2LB82PB95K8C2w0h7MX5&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noopener noreferrer">link</a><span>.</span></p>
<p><span>Oltre a rispondere alle sollecitazioni di chi chiede aiuto, <strong>il Comune farà un lavoro di monitoraggio attivo delle persone particolarmente fragili segnalate dai servizi sanitari</strong>. Già da questo mese, in caso di ondate di calore come quella che è in corso in questi giorni, gli operatori procedono a contattare telefonicamente gli oltre 850 casi attenzionati, per sincerarsi di eventuali condizioni di bisogno o pericolo. </span></p>
<p><span>Nelle giornate contrassegnate dal <strong>bollino rosso</strong>, è attiva anche la centrale operativa della <strong>Protezione Civile di Milano </strong>a supporto di <strong>tutte le aree del Comune</strong> e delle partecipate in caso di necessità.</span></p>
<p><span>Alla parte assistenziale del piano, si aggiunge, come ogni anno, una parte che riguarda la <strong>socialità</strong> che ha l'obiettivo di coinvolgere in <strong>attività ricreative</strong> le persone più anziane che non hanno una rete di relazioni consolidata in città o le cui famiglie sono lontane o si assentano temporaneamente per le vacanze.</span></p>
<p><span>È online, sul sito istituzionale, la </span><a href="https://customer105044.musvc2.net/e/tr?q=4%3d7ZGa0T%26x%3dS%26t%3dTLRFU%261%3dUFTEaEQ%267%3d9zJ2J_xqeq_9a_4rYp_Dg_xqeq_8f9N3.31D1Dq.DoBmEu.96_IWsb_SLIqI29B0_xqeq_8f96r6mIk_HctV_RRDoBmEu-1uLz1-qJz166_xqeq_8f5GgPu-7x554n9-uE-i96Kg%264%3dyLyLoS.t56%260y%3dXIaFWD%26Ky%3dRLSBZHS9QLRBRF%269%3d9UD6CQ2g1mLW9QGUl5nUASKTESCUCVrSE6LWiRH4j6mYF6KR9RGZl3HaBWqaA1q2BZm2&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noopener noreferrer">mappa</a><span> <strong>degli spazi freschi</strong>, costruita dagli assessorati all'Ambiente e Verde, al Welfare e Salute e alla Partecipazione e Municipi: una rete di 116 spazi pubblici ad accesso gratuito pensati per offrire riparo dal caldo.</span></p>
<p><span>All'interno delle </span><a href="https://customer105044.musvc2.net/e/tr?q=0%3dAeCgDY%26t%3dY%26x%3dYHXJZ%26w%3daJYAgIV%263%3dE4OxP_2vaw_Cf_zxcu_0m_2vaw_Bk5T7W.kLwPvB.wDt8xJ.qQ_2vaw_Bk5Bl_MYzZ_WN0kNmAsL382OqB20_zxcu_0m%26n%3dH3P680.KoO%26qP%3dHbHgGW%262P%3dBe0cJa0ZAe9cBY%26p%3dZkelbF0kCGeCAD9E8J90bAd9dIVnfkcGapWn9J6G8AaAdGdHbI8k6iYDcoX0CA0BaH6n&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noopener noreferrer">case di Quartiere</a><span> le <strong>attività continuano infatti anche in estate</strong>: dal ballo al gioco delle carte, dalle colazioni agli aperitivi condivisi, dai laboratori agli spettacoli teatrali, dagli incontri di formazione ai pomeriggi dedicati ai giochi. I fruitori delle Case avranno inoltre la possibilità di avere alcuni ingressi gratuiti per piscine, musei e visite guidate.</span><br><span></span></p>
<p><span>Al </span><a href="https://customer105044.musvc2.net/e/tr?q=8%3d4Z9e7T%26p%3dW%26q%3dTDVCU%26s%3dYCT7eBQ%26y%3dCwJtN_uqWu_6a_vvVp_6k_uqWu_5f1RzR.gJpKr0.p9p6qE.mO_uqWu_5f10e_HUxS_RJ8dIi9lGy6uJm0u5_vvVp_6khLiIw9%26h%3dHxIz85.DiO%26lI%3dBbCZAW%26wI%3d6e5VDa5S5e4V6Y%26k%3dX97hXAd5R6eAQhYfVf00U6biSg6eVjZ9Ye065fbA4g0A6d1eY9X6VAYAZ9ZAT9d7Z68g&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noopener noreferrer">link</a><span> è consultabile il calendario degli eventi.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[A casa dopo linfarto: dall'Ospedale San Gerardo di Monza un percorso di cura che continua oltre lospedale]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/a-casa-dopo-linfarto-dallospedale-san-gerardo-di-monza-un-percorso-di-cura-che-continua-oltre-lospedale</link>
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                    <description><![CDATA["A casa dopo l'infarto" è un progetto innovativo ideato dal dott.Davide Corsi, cardiologo della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori, che fornisce supporto psicologico, educazione agli stili di vita e attività di gruppo]]></description>

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                    <pubDate>Fri, 26 Jun 2026 12:25:46 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><strong>La cura del paziente cardiologico non si conclude con la dimissione dallospedale</strong>. Con questo obiettivo è nato il progetto <strong>A casa dopo linfarto</strong>, ideato dal dott. <strong>Davide Corsi</strong>, <strong>cardiologo della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori</strong>, e realizzato grazie alla collaborazione e al sostegno <strong>dellAssociazione Brianza per il Cuore ODV-ETS</strong>.</p>
<p>Liniziativa risponde a due bisogni fondamentali che emergono frequentemente dopo un <br>infarto, un arresto cardiocircolatorio o lesordio di una grave cardiopatia. Da un lato, la <br><strong>necessità di correggere in modo duraturo i fattori di rischio cardiovascolare</strong> che hanno contribuito allevento acuto; dallaltro, il bisogno di <strong>affrontare limpatto emotivo e psicologico</strong> che una malattia cardiaca può avere sulla vita della persona.</p>
<p>Molti pazienti, infatti, dopo il rientro a casa tendono gradualmente a riprendere le abitudini precedenti: il fumo viene spesso abbandonato solo temporaneamente, il sovrappeso e lobesità rimangono difficili da gestire senza un supporto specifico e la sedentarietà continua a rappresentare un ostacolo alla prevenzione di nuovi eventi cardiovascolari. Parallelamente, lesperienza della malattia può lasciare un segno profondo, generando ansia, preoccupazione e, in alcuni casi, veri e propri sintomi riconducibili a un disturbo post-traumatico da stress.</p>
<p>Per offrire una risposta concreta a queste esigenze, il progetto, avviato nel 2024 e <br>progressivamente sviluppato negli anni successivi, propone <strong>incontri in piccoli gruppi </strong><br><strong>organizzati a breve distanza dalla dimissione ospedaliera, costruiti attorno ai bisogni reali dei pazienti. </strong></p>
<p>«Dopo un infarto o un grave evento cardiaco il paziente non ha bisogno soltanto di cure mediche e controlli clinici, ma anche di strumenti concreti per affrontare il ritorno alla vita quotidiana - sottolinea <strong>Davide Corsi</strong> -. Con il progetto A casa dopo linfarto abbiamo voluto creare un percorso che accompagni le persone oltre la dimissione, aiutandole a modificare i fattori di rischio cardiovascolare e a superare le paure che spesso seguono lesperienza della malattia. Il nostro obiettivo è trasformare un momento difficile in unopportunità di cambiamento e di prevenzione per il futuro».</p>
<p>Il percorso coinvolge diversi professionisti e realtà del territorio:<br><strong></strong></p>
<ul>
<li><strong>Supporto psicologico</strong>, con il dott. <strong>Luca Mauri</strong>, per aiutare i pazienti a elaborare <br>lesperienza della malattia e ritrovare fiducia nella ripresa di una vita attiva e consapevole.</li>
<li><strong>Percorsi per smettere di fumare</strong>, guidati dal dott. <strong>Paolo Fortuna</strong> del Centro Antifumo, con il supporto dei servizi dedicati alle dipendenze di ATS Brianza.</li>
<li><strong>Consulenza nutrizionale</strong>, affidata alla dott.ssa <strong>Luana Molinari</strong>, per favorire cambiamenti alimentari efficaci e sostenibili nel tempo, con particolare attenzione alla riduzione del peso corporeo e dei fattori di rischio cardiovascolare.</li>
<li><strong>Ricomincia a camminare</strong>, il <strong>Gruppo di Cammino</strong> settimanale organizzato nel <strong>Parco di Monza</strong> dai volontari di Brianza per il Cuore, che promuove lattività fisica regolare e offre unimportante occasione di condivisione e sostegno reciproco tra persone che hanno vissuto esperienze simili.</li>
</ul>
<p>Ladesione al progetto avviene attraverso la segnalazione dei cardiologi curanti e viene <br>promossa direttamente nei reparti di Cardiologia e Unità Coronarica, anche tramite materiale informativo dedicato ai pazienti e ai loro familiari. È inoltre possibile manifestare volontariamente il proprio interesse alla partecipazione.</p>
<p>Tutte le attività sono rese possibili grazie al contributo di <strong>Brianza per il Cuore</strong>, lassociazione impegnata dal 1995 nel sostenere progetti a favore dei pazienti cardiopatici allinterno dellospedale e sul territorio, attraverso iniziative di prevenzione, informazione e promozione della salute cardiovascolare.</p>
<p>Con A casa dopo linfarto, la Cardiologia dellIRCCS San Gerardo conferma il proprio <br>impegno nel prendersi cura della persona nella sua globalità, accompagnandola nel delicato percorso di ritorno alla quotidianità e promuovendo una prevenzione efficace che guarda al benessere fisico, psicologico e sociale.</p>
<p>«Da oltre 30 anni Brianza per il Cuore è al fianco dei pazienti cardiopatici e delle loro famiglie. Abbiamo scelto di sostenere questo progetto perché crediamo che la prevenzione e laccompagnamento dopo la malattia siano fondamentali quanto le cure ricevute in ospedale. Offrire occasioni di incontro, attività fisica, supporto psicologico e informazioni corrette significa aiutare le persone a ritrovare fiducia e consapevolezza, riducendo il rischio di nuovi eventi cardiovascolari», aggiunge la presidente dellAssociazione <strong>Laura Colombo</strong>.</p>
<p>«Questo progetto rappresenta un esempio concreto di presa in carico globale del paziente, che è uno dei principi cardine della nostra attività. Leccellenza clinica deve essere accompagnata da percorsi capaci di sostenere la persona anche dopo il ricovero, favorendo il recupero della qualità di vita e l'adozione di comportamenti salutari. La collaborazione tra professionisti sanitari, associazioni di volontariato e territorio dimostra quanto sia importante costruire una rete che metta il paziente al centro», conclude <strong>Claudio Cogliati</strong>, presidente della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori.</p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA["Isola di Einstein": presso il Lago Trasimeno il festival scientifico che racconta il lato divertente della scienza]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/isola-di-einstein-presso-il-lago-trasimeno-il-festival-scientifico-che-racconta-il-lato-divertente-della-scienza</link>
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                    <description><![CDATA[Tre giorni di divertimento e divulgazione sulle sponde del lago umbro per conoscere meglio storie di scienza e fenomeni naturali]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_cc83a47a10892bc6016273bd3ab13bf3.webp" length="53758" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Fri, 26 Jun 2026 12:25:43 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-69000b54-7fff-3775-c13e-682cac0eb8df"><span><strong>Dal 26 al 28 giugno</strong> l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) saranno presenti con diverse iniziative al <strong>festival "L'Isola di Einstein"</strong>, la manifestazione per grandi e piccini che dopo sei anni torna a portare la scienza sulle rive del <strong>Lago Trasimeno,</strong></span></p>
<h3 dir="ltr"></h3>
<h3 dir="ltr">Gli eventi dell'<span>Istituto Nazionale di Fisica Nucleare</span></h3>
<p dir="ltr"><span>Per tutta la durata del festival sarà proposto "<strong>Il cosmo dell'oca</strong>", un gioco ideato per <strong>bambine e bambini dai 7 ai 10 anni</strong> che, insieme a ricercatori e ricercatrici, potranno intraprendere un <strong>percorso di scoperta tra stelle, galassie, buchi neri e tunnel spaziotemporali.</strong></span></p>
<p dir="ltr"><span>Attraverso il gioco e il dialogo, le giocatrici e i giocatori saranno accompagnati in un viaggio nella storia dell'universo, con la possibilità di soddisfare tantissime loro curiosità. L'attività si terrà per tutta la durata del festival dalle 11.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 18.00.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Venerdì 26 giugno alle 20.30, presso Campo del Sole, sarà la volta della conferenza-spettacolo "<strong>Questioni di Tempo</strong>", un racconto dedicato al grande tema del tempo affrontato da <strong>Simone Palluotto</strong>, ricercatrice INFN della Sezione Milano Bicocca, e <strong>Pierluigi Paolucci</strong>, ricercatore della Sezione INFN di Napoli, che si alterneranno in una serie di monologhi per accompagnare il pubblico tra scienza, riflessioni e nuove prospettive, con la conduzione di <strong>Sara Zambotti</strong>, conduttrice e speaker di Rai Radio 2.</span></p>
<p dir="ltr"><span>L'incontro verrà arricchito dalle performance artistiche del musicista Roberto Ficosecco e degli illustratori <strong>Roberto Ballestracci e Lorenzo Ottaviani</strong>, che coordinati dal collettivo <strong>Becoming X,</strong> daranno vita a un dialogo tra suoni, immagini e ricerca scientifica.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span></span></h3>
<h3 dir="ltr"><span>Gli eventi dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia</span></h3>
<p dir="ltr"><strong>Sabato 27 giugno | ore 16:00 | Einstein Stage | Campo del Sole - Tuoro sul Trasimeno</strong></p>
<p dir="ltr"><span>Spettacolo</span><span>  </span><strong>C'ERA UNA VOLTA IL PIANETA TERRA</strong></p>
<p dir="ltr"><span>di e con <strong>Stefano Solarino</strong> (INGV) e <strong>Vincenzo de Novellis</strong> (CNR-IREA)</span></p>
<p dir="ltr"><span>Con video, racconti e musica dal vivo verranno ripercorsi i principali eventi che hanno modellato la Terra da 4,5 miliardi di anni fa fino ai giorni nostri, trasformandola da pianeta inospitale a luogo ideale per la vita, per interrogarsi su un futuro che sembra segnato dall'impatto dell'uomo.</span><span></span></p>
<p dir="ltr"><strong></strong></p>
<p dir="ltr"><strong>Domenica 28 giugno | ore 17:00 | Einstein Stage | Campo del Sole - Tuoro sul Trasimeno</strong></p>
<p dir="ltr"><span>Talk scientifico</span><span>  </span><strong>CHI VUOLE ESSERE RICERCATORE?</strong></p>
<p dir="ltr"><span>di e con <strong>Marco Cirilli, Elena Eva e Carlo Alberto Brunori</strong> (INGV)</span></p>
<p dir="ltr"><span>Un format originale INGV in cui i ricercatori raccontano come hanno deciso di dedicare la loro vita alla ricerca e cosa significa vivere di scienza: percorsi di vita, esperienze, passioni, delusioni, miti e aneddoti di chi studia ogni giorno i fenomeni geofisici del nostro pianeta.</span><span></span></p>
<p dir="ltr"><span></span></p>
<p dir="ltr"><span>Per tutta la durata della manifestazione, l'</span><span>Isola Maggiore</span><span>, raggiungibile con i <strong>traghetti da Tuoro sul Trasimeno, Passignano sul Trasimeno e Castiglione del Lago</strong>, ospiterà incontri, </span><span>talk </span><span>e passeggiate a tema per scoprire i temi e i metodi della ricerca e l'ambiente naturale dell'isola.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Inoltre, a Campo del Sole di Tuoro sul Trasimeno sarà aperto <strong>l'</strong></span><strong>EINSTEIN VILLAGE</strong><span>, il villaggio della scienza curato da <strong>INGV, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), EGO-VIRGO, ESERO Italia e Club Alpino Italiano (CAI). </strong>Qui, dimostrazioni scientifiche, giochi e incontri intratterranno grandi e piccini.</span></p>
<p dir="ltr"><span>L'INGV, in particolare, incuriosirà il pubblico con un'appassionante </span><span>sfida a squadre</span><span> per mettere alla prova la propria preparazione in caso di terremoto e con </span><span>exhibit </span><span>per scoprire come vengono localizzati i terremoti nella Sala di Monitoraggio Sismico dell'Istituto e cosa accade sotto ai nostri piedi quando si propagano le onde sismiche.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Le attività dell'Isola di Einstein sono a </span><span>ingresso gratuito</span><span> e non necessitano di prenotazione.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Torna il "Festival Vulcani" a Trecastagni: tre giorni tra scienza, arte e il fascino dell'Etna]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/torna-il-festival-vulcani-a-trecastagni-tre-giorni-tra-scienza-arte-e-il-fascino-delletna</link>
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                    <description><![CDATA[Dal 26 al 28 giugno si svolge a Trecastagni la quarta edizione del "Festival Vulcani - Etna", dedicato alla divulgazione scientifica sui vulcani, con conferenze, mostre ed escursioni organizzate in collaborazione con l'INGV e altri enti]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_1a568c24c53ff3cfab660f94adf5873d.webp" length="31684" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Fri, 26 Jun 2026 12:25:40 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><strong>Dal 26 al 28 giugno</strong><span> torna la quarta edizione del "</span><strong>Festival Vulcani - Etna</strong><span>", l'appuntamento annuale dedicato alla <strong>divulgazione scientifica e alla cultura dei territori vulcanici.</strong></span></p>
<p dir="ltr"><span>Sotto la presidenza di </span><span><strong>Giovanni Barbagallo</strong> e </span><span>la direzione del giornalista e </span><span>divulgatore siciliano </span><span><strong>Giuseppe Riggio</strong> della <strong>Fondazione Trecastagni Patrimonio dell'Etna</strong>, </span><span>in collaborazione con il</span><span> <strong>Comune di Trecastagni</strong></span><span>, l'evento è patrocinato dall'</span><strong>Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia</strong><span> </span><span>(INGV)</span><span>, dall'</span><strong>Associazione Italiana di Vulcanologia</strong><span> </span><span>(AIV)</span><span>. Tre giorni di approfondimenti, mostre ed escursioni per scoprire da vicino i segreti dei vulcani.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il festival si aprirà ufficialmente </span><span>venerdì 26 giugno</span><span> alle ore 19:00 presso la sede principale della</span><a href="https://www.fondazionetrecastagni.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span> Fondazione Trecastagni Patrimonio dell'Etna</span></a><span> (</span><a href="https://www.google.com/maps/place//data=!4m2!3m1!1s0x1313ffd3bdac58e9:0x2735ff8ee4fde5c6?sa=X&amp;ved=1t:8290&amp;ictx=111" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span>Largo del Bianco, Trecastagni CT</span></a><span>) con l'intervento di </span><strong>Stefano Branca</strong><span>, </span><span>Direttore del</span><span> </span><span>Dipartimento Vulcani</span><span> </span><span>dell'INGV </span><span>che illustrerà il percorso espositivo della mostra fotografica su <strong>Gaetano Ponte</strong> (1876-1955), importante vulcanologo dell'<strong>Università di Catania</strong> della seconda metà del XX secolo. Il programma dell'INGV proseguirà alle 21:30 con l'associato di ricerca della</span><span> <strong>Sezione di Palermo</strong></span><span> (INGV - PA) </span><strong>Franco Foresta Martin</strong><span>, che dialogherà con il giornalista <strong>Gaetano Perricone</strong> nell'incontro dal titolo </span><strong>"Ustica: geologia, ricordi e immagini di un'isola vulcanica".</strong></p>
<p dir="ltr"><span>Sabato 27 giugno</span><span>, la </span><span>Direttrice dell'Osservatorio Vesuviano</span><span> </span><span>INGV</span><span> di Napoli, </span><span><strong>Lucia</strong> <strong>Pappalardo</strong></span><span>, terrà una conferenza dal titolo "<strong>Nel cuore del vulcano</strong>", un appassionante approfondimento scientifico incentrato sui vulcani campani di <strong>Vesuvio, Campi Flegrei e Ischia.</strong></span></p>
<p dir="ltr"><span>Domenica 28 giugno</span><span>, alle 19:45, presso la <strong>Biblioteca Comunale</strong>, da non perdere l'intervento di </span><span><strong>Mario</strong> <strong>Mattia</strong></span><span>, </span><span>Dirigente Tecnologo</span><span> </span><span>dell'Osservatorio Etneo dell'INGV (INGV - OE)</span><span>, che curerà un focus sul ruolo dei vulcani nei secoli passati.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Durante i tre giorni del Festival sarà possibile visitare, presso la <strong>sala della Fondazione Trecastagni-Largo del Bianco</strong>, un estratto della mostra </span><span>"</span><strong>Gaetano Ponte (1876-1955) scienziato e fotografo siciliano</strong><span>"</span><span> </span><span>realizzata dall'INGV</span><span> e dal </span><strong>Ministero della Protezione Civile e Politiche del Mare</strong><span><strong>, con il patrocinio del Comune di Palagonia e dell'Archivio Fotografico Toscano di Prato,</strong> che è stata inaugurata il </span><a href="https://www.ct.ingv.it/index.php/formazione-e-divulgazione/news/415-a-palagonia-una-mostra-fotografica-per-ricordare-gaetano-ponte-scienziato-e-fotografo-siciliano" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span>6 dicembre 2025 presso il Comune di Palagonia</span></a><span> e il cui percorso espositivo si concluderà a Catania il prossimo 31 luglio.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Per il programma completo della manifestazione  e per maggiori dettagli sulle modalità di partecipazione è possibile consultare i canali ufficiali del </span><span>Comune di Trecastagni</span><span> e della </span><span>Fondazione Trecastagni.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Milano, Hub Food Zero Sprechi: nel 2025 recuperate 730 tonnellate di eccedenze alimentari]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/milano-hub-food-zero-sprechi-nel-2025-recuperate-730-tonnellate-di-eccedenze-alimentari</link>
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                    <description><![CDATA[Pari al 69% del totale recuperato dalla rete cittadina, sono stati presentati all'interno del Mercato Ortofrutticolo i dati sulle eccedenze alimentari recuperate nell'Hub di Aiuto Alimentare Foody Zero Sprechi di Milano]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_3b848e3432342986c938acacbd0698fa.webp" length="83088" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 25 Jun 2026 12:02:25 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<div class="v1x_elementToProof">
<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-a8e63b2c-7fff-e6ae-5161-58c0a38112aa"><span>Continuano a crescere le eccedenze alimentari recuperate <strong>nell'Hub di Aiuto Alimentare Foody Zero Sprechi</strong>, il primo degli otto hub oggi attivi in città, nato nel 2020 all'interno del <strong>Mercato Ortofrutticolo di Milano SOGEMI </strong>grazie alla preziosa collaborazione con <strong>Fondazione Cariplo</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Le tonnellate recuperate da Foody Zero Sprechi sono infatti passate <strong>da 389 nel 2021 a più di 730 nel 2025</strong>, pari a circa il 69% del totale recuperato dall'intera rete cittadina degli hub. Un risultato raggiunto grazie all'attenzione di 119 donatori del mercato.</span></p>
<p dir="ltr"><span>I dati sono stati presentati la mattina del 24 giugno 2026 al Foody Business Center del Mercato Ortofrutticolo in occasione dell'incontro "<strong>Donare le eccedenze per generare valore"</strong>, a cui hanno partecipato, tra gli altri, la Vicesindaca con delega alla Food Policy <strong>Anna Scavuzzo, Cesare Ferrero</strong>, presidente di SOGEMI e <strong>Claudia Sorlini</strong>, vicepresidente di Fondazione Cariplo.</span></p>
<p dir="ltr"><span>L'evento è stato occasione per fare il punto sull'origine e il funzionamento degli Hub di Aiuto Alimentare e anche per ringraziare i diversi partner che, insieme al Comune di Milano, lavorano quotidianamente in sinergia per <strong>contrastare lo spreco alimentare in città</strong> e migliorare le politiche alimentari urbane di Milano, contribuendo allo sviluppo di una filiera più sostenibile e rafforzando le risposte ai bisogni della città.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Le oltre 730 tonnellate recuperate nel 2025 corrispondono, infatti, a più di 1,4 milioni di pasti equivalenti che grazie al lavoro di squadra con enti del Terzo settore come <strong>Banco Alimentare, Caritas, Eco dalle Città, IBVA, Recup</strong> hanno raggiunto famiglie e soggetti più fragili.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Per testimoniare l'impegno dei donatori e la gratitudine del Comune di Milano e di SOGEMI, sono state premiate diverse imprese che operano all'interno del Mercato: "per l'impegno costante nella donazione delle eccedenze alimentari" <strong>Arrigoni Chiara&amp;C S.r.l, Bacullo S.r.l, Bossi Mario ed Enrico F.lli, Fruttital S.r.l e Longa&amp;cugini S.r.l</strong> come "maggior donatore del 2025"; e ancora: <strong>La Romanifrutti A.r.l </strong>"per l'impegno nella condivisione solidale delle eccedenze" e la <strong>Cooperativa Lavoratori Ortomercato (C.L.O) S.c.r.l</strong>. "per la professionalità e efficienza nel recupero delle eccedenze".</span></p>
<p dir="ltr"><span>«I numeri presentati mostrano una continua crescita della quantità di cibo fresco raccolto e redistribuito dal 2020 a oggi. Ci confermano la bontà della scelta di aprire un Hub di Aiuto Alimentare proprio all'interno del Mercato Ortofrutticolo di SOGEMI  commenta la Vicesindaca <strong>Anna Scavuzzo</strong>  che può contare su una sinergia con gli operatori del nostro Mercato, uno dei più grandi d'Europa, con i grossisti e tutti i donatori che produce un impatto concreto sulla città. Il 2025 è stato un anno importante, il 2026 non sarà da meno: le eccedenze raccolte in questo primo semestre provengono da oltre 100 operatori, tra grossisti e produttori, che hanno donato oltre 263 tonnellate di cibo fresco. Partecipare alla raccolta donando le eccedenze dimostra grande senso civico e disponibilità a contribuire alla costruzione di una città più giusta, attenta e capace di trasformare una potenziale criticità in una risorsa condivisa. La giornata di oggi ci permette di riconoscere e valorizzare l'impegno di chi ha scelto di essere parte attiva della nostra rete».</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Io ritengo che il mercato abbia un compito: fornire cibo fresco e di qualità ogni giorno. Oggi però c'è un problema concreto: fare la spesa è sempre più costoso e mangiare bene sta diventando un lusso. Chi ha un reddito basso fa sempre più fatica a portare in tavola cibo buono e, per risparmiare, rischia di rivolgersi a canali meno sicuri, finendo per alimentare il mercato della contraffazione alimentare. Con il progetto Foody Hub zero sprechi abbiamo voluto contrastare questa tendenza, recuperando e ridistribuendo le eccedenze. Grazie al lavoro di squadra col Comune e le associazioni, i risultati sono migliorati di anno in anno e stiamo dimostrando che la sicurezza alimentare può e deve essere accessibile a tutti», dichiara il Presidente di Sogemi <strong>Cesare Ferrero</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Foody Zero Sprechi dimostra che una rete ben costruita può trasformare le eccedenze in una risorsa concreta per la città. Oltre 730 tonnellate recuperate significano meno spreco, ma soprattutto più sostegno alle persone in difficoltà. Come Fondazione Cariplo sosteniamo con convinzione questo modello, che mette insieme sostenibilità ambientale, innovazione sociale e responsabilità condivisa, contribuendo a costruire una Milano più giusta e inclusiva», conclude <strong>Claudia Sorlini</strong>, vicepresidente Fondazione Cariplo.</span></p>
</div>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Decarbonizzazione: ENEA ha presentato un prototipo per la cogenerazione di elettricità e calore]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/decarbonizzazione-enea-ha-presentato-un-prototipo-per-la-cogenerazione-di-elettricita-e-calore</link>
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                    <description><![CDATA[Per la progressiva decarbonizzazione delle reti gas e dellintegrazione dellidrogeno nei sistemi energetici, ENEA presenta un prototipo da 5 kilowatt di potenza elettrica per la produzione combinata di elettricità e calore tramite celle a combustibile ad ossido solido]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_76070a09d1e65ff3e04d4d756898c5c4.webp" length="125870" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 25 Jun 2026 12:02:19 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p>Un <strong>prototipo da 5 kilowatt di potenza elettrica</strong> per la produzione combinata di elettricità e calore tramite celle a combustibile ad ossido solido è stato presentato durante il workshop finale del <strong>progetto SO-FREE, coordinato da ENEA</strong>. Realizzato da <strong>ICI Powering Evolution</strong> con il contributo di altri partner di progetto, il sistema ha dimostrato la capacità di operare con diverse composizioni di combustibile, tra cui gas naturale, idrogeno e miscele idrogeno/gas naturale. Questa flessibilità è particolarmente rilevante in vista della progressiva <strong>decarbonizzazione</strong> delle reti gas e della futura integrazione dellidrogeno nei sistemi energetici.</p>
<p>Le prove funzionali hanno mostrato valori di efficienza elettrica netta dellordine del 5056%, variabili in funzione delle condizioni operative e del combustibile utilizzato. I test hanno inoltre evidenziato limportanza della gestione termica, del controllo del sistema e dellintegrazione dei sottosistemi per garantire un funzionamento stabile, sicuro e ripetibile.</p>
<p>«Il progetto SO-FREE rappresenta un esempio concreto di sviluppo tecnologico europeo nel campo della cogenerazione ad alta efficienza», osserva <strong>Viviana Cigolotti</strong>, responsabile della Divisione ENEA Tecnologie e vettori per la decarbonizzazione. «Il prototipo presentato a Varsavia  aggiunge - ci ha permesso di verificare il funzionamento di un sistema SOFC flessibile, capace di operare con combustibili diversi e progettato per accompagnare la transizione verso reti energetiche progressivamente più decarbonizzate. Uno degli elementi più significativi del progetto riguarda lintegrazione dei moduli<span> </span><em>stack</em><span> </span>SOFC, ovvero allinterno di unarchitettura di sistema flessibile».</p>
<p>Gli<span> </span><strong>stack</strong><span> </span>rappresentano il cuore elettrochimico del sistema: sono costituiti da più celle a combustibile impilate tra loro e convertono il combustibile in elettricità e calore attraverso reazioni elettrochimiche ad alta temperatura. Lapproccio modulare consente di semplificare lintegrazione di componenti differenti e rappresenta un passo importante verso soluzioni adattabili a diversi contesti applicativi.</p>
<p>Unattenzione specifica è stata dedicata anche agli <strong>aspetti di sicurezza, conformità e pre-certificazione</strong>: le attività condotte da uno dei partner, <strong>Kiwa</strong>, hanno permesso di analizzare gli standard e le direttive applicabili, di individuare le misure di sicurezza necessarie per lesercizio del dimostratore e definire le condizioni per il funzionamento sicuro del sistema.</p>
<p>«ENEA ha svolto un ruolo centrale nel progetto, non solo come coordinatore, ma anche attraverso il contributo tecnico-scientifico alla validazione della tecnologia, alla caratterizzazione degli stack SOFC, al percorso di standardizzazione dellinterfaccia stack-sistema e alla valorizzazione dei risultati verso il mondo industriale, scientifico e regolatorio», conclude <strong>Cigolotti</strong>.</p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Chimica dei materiali: nuovi materiali organici che si ricaricano con la luce]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/chimica-dei-materiali-nuovi-materiali-organici-che-si-ricaricano-con-la-luce</link>
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                    <description><![CDATA[Pubblicato sulla rivista «Chem» lo studio di un team internazionale dell'Università di Padova e della Northwestern University su un nuovo materiale organico che immagazzina energia solare e la rilascia al buio]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_823f8f8c4caa703d6646b68c40e2bec0.webp" length="76222" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 25 Jun 2026 12:02:13 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal">Molti materiali che usiamo nella vita quotidiana sono progettati per essere stabili e mantenere la propria struttura nel tempo. In natura, invece, molte strutture fondamentali sono dinamiche: si formano, si trasformano e si disfano in risposta a stimoli esterni. Un esempio emblematico è il <strong>citoscheletro</strong> <strong>delle cellule</strong>, una rete di filamenti che si <strong>assembla e si disassembla continuamente</strong> per permettere funzioni essenziali come il trasporto interno, la divisione cellulare e il movimento. Riprodurre questa capacità nei materiali sintetici è una delle sfide più affascinanti della chimica dei materiali: l'obiettivo non è solo <strong>creare materiali che cambiano forma, ma anche sistemi capaci di assorbire energia, conservarla temporaneamente e rilasciarla</strong> quando serve per svolgere una funzione.</p>
<p class="v1MsoNormal">Ispirandosi a questi processi dinamici, <b>un team internazionale di ricercatori dell'Università di Padova e della Northwestern University</b> (USA) ha sviluppato un <strong>nuovo materiale organico capace di cambiare struttura, immagazzinare elettroni e poi rilasciarli per attivare reazioni chimiche.</strong> I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica «<strong>Chem</strong>».</p>
<p class="v1MsoNormal">Il materiale è formato da <strong>molecole organiche progettate per attivarsi tramite assorbimento della luce e poi unirsi spontaneamente in acqua.</strong> Prima dell'attivazione si presenta come una soluzione gialla; dopo l'esposizione alla luce solare, le molecole si organizzano in filamenti nanoscopici e la soluzione si trasforma in un materiale soffice, detto anche <strong>idrogel</strong>. Questo cambiamento non è solo visivo: durante la trasformazione il materiale accumula elettroni, comportandosi come una sorta di gel "caricato".</p>
<p class="v1MsoNormal">«Abbiamo sviluppato un sistema in cui l'energia assorbita non viene immediatamente dissipata, ma viene immagazzinata sotto forma di elettroni all'interno di un materiale soffice  <b>spiega Luka Ðorevi, docente del Dipartimento di Scienze Chimiche dell'Università di Padova e primo autore dello studio</b> . Quando il materiale viene esposto alla luce, le molecole si auto-assemblano e passano da una soluzione a un idrogel. Quando invece entra in contatto con l'ossigeno, gli elettroni vengono rilasciati e il materiale ritorna allo stato iniziale».</p>
<p class="v1MsoNormal"><strong>Uno degli aspetti più interessanti dello studio è la reversibilità del processo, infatti il materiale può essere "caricato" e "scaricato" più volte:</strong> in assenza di ossigeno, la luce induce la formazione dell'idrogel nero; in presenza di ossigeno, il gel si disassembla e torna alla soluzione gialla di partenza. Gli elettroni immagazzinati funzionano quindi come una sorta di "colla" temporanea che tiene insieme le molecole e permette la formazione delle nanostrutture.</p>
<p class="v1MsoNormal">La stessa trasformazione può essere attivata non solo dalla luce visibile, ma anche da stimoli diversi, tra cui reagenti chimici, un impulso elettrochimico o raggi X. Questo rende il sistema particolarmente versatile e mostra come diverse forme di energia possano essere convertite in un cambiamento strutturale controllato del materiale.</p>
<p class="v1MsoNormal">«La cosa sorprendente è che stimoli molto diversi portano allo stesso risultato: la formazione di filamenti supramolecolari capaci di stabilizzare elettroni  <b>aggiunge Marianna Barbieri, autrice dello studio e dottoranda in Materials Science and Technology all'Università di Padova</b> . Questo ci permette di controllare quando il materiale si forma, quando si disfa e quando rilascia l'energia immagazzinata».</p>
<p class="v1MsoNormal">Gli elettroni immagazzinati possono essere utilizzati anche per promuovere <strong>reazioni chimiche al buio</strong>: dopo essere stato "caricato" con la luce, infatti, il gel può reagire con l'ossigeno e generare specie reattive dell'ossigeno, capaci di ossidare una molecola organica anche quando la sorgente luminosa è stata spenta. Questo comportamento rappresenta un modello di "<strong>fotocatalisi al buio</strong>", in cui l'energia viene raccolta in un primo momento e utilizzata successivamente, separando nel tempo l'assorbimento della luce dalla reazione chimica.</p>
<p class="v1MsoNormal">«Questo lavoro mostra che i materiali supramolecolari possono essere progettati non solo per rispondere a uno stimolo, ma anche per trattenere temporaneamente l'energia ricevuta e restituirla in modo controllato  <b>sottolinea Ðorevi</b> . È un passo verso materiali programmabili, capaci di combinare auto-assemblaggio, immagazzinamento di carica e reattività chimica».</p>
<p class="v1MsoNormal">Il sistema permette inoltre di creare motivi microscopici all'interno del materiale usando la luce: attraverso un'irradiazione localizzata, i ricercatori hanno ottenuto zone "caricate" nello spazio, che successivamente scompaiono quando l'ossigeno penetra nel materiale e consuma gli elettroni immagazzinati. Questa proprietà apre prospettive per materiali soffici capaci di rispondere nello spazio e nel tempo, con possibili applicazioni future nella microfabbricazione, nei dispositivi adattivi e nella chimica controllata localmente.</p>
<p class="v1MsoNormal">Lo studio è stato svolto nell'ambito di una collaborazione internazionale tra Northwestern University e Università di Padova. Il contributo dell'Università di Padova è stato sostenuto dal <strong>progetto europeo ERC Starting Grant del prof. Luka Ðorevi</strong>, dedicato allo sviluppo di nuovi materiali e processi fotocatalici.</p>
<p class="v1MsoNormal">Link all'articolo: <a href="https://www.cell.com/chem/abstract/S2451-9294(26)00141-5?_returnURL=https%3A%2F%2Flinkinghub.elsevier.com%2Fretrieve%2Fpii%2FS2451929426001415%3Fshowall%3Dtrue" target="_blank" rel="noopener">Dynamic self-assembly mediated by stored and released electrons in pimer supramolecular polymers of chromophore amphiphiles</a>  «Chem»  2026</p>
<p class="v1MsoNormal">Autori: Tyler J. Jaynes, Luka orevi, Hiroaki Sai, Marianna Barbieri, Simon A. Egner, Yang Yang, Yang Jiao, Aspen X.-Y. Chen, Steven Weigand, J. Fraser Stoddart and Samuel I. Stupp.</p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Oltre 60 milioni di stelle: l'European Space Agency ottiene la più grande e dettagliata foto del centro della Via Lattea]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/oltre-60-milioni-di-stelle-leuropean-space-agency-ottiene-la-piu-grande-e-dettagliata-foto-del-centro-della-via-lattea</link>
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                    <description><![CDATA[La missione Euclid dell'ESA, grazie allo strumento VIS realizzato con il contributo dellAgenzia Spaziale Italiana (ASI), ha ottenuto la più grande e dettagliata foto mai realizzata del centro della Via Lattea, nella luce visibile]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_9353a04cc904ce4493f59c0d9baa496c.webp" length="252008" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 25 Jun 2026 12:02:06 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-ed3fd6b4-7fff-fab5-c7b8-dae2889a792f"><span>Tra il 23 e il 24 marzo 2025, in circa 26 ore, il <strong>telescopio spaziale Euclid</strong> ha catturato una <strong>grande e dettagliatissima mappa del centro della nostra galassia</strong>. Si tratta di un mosaico di nove "puntamenti" della sua fotocamera a luce visibile, ognuno dei quali copre una porzione di cielo più grande della Luna piena.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Per un solo giorno, il nostro detective dell'Universo oscuro, Euclid, ha quindi distolto lo sguardo dalle galassie lontane che studia abitualmente, rivolgendolo verso la regione centrale, estremamente brillante della <strong>Via Lattea</strong>, nota come </span><strong>bulge</strong><span> (o rigonfiamento) <strong>galattico</strong>, riuscendo a distinguere le singole stelle senza che i suoi rivelatori venissero saturati. Questa richiesta speciale è arrivata dagli astronomi che desideravano ciò che Euclid sa fare meglio: catturare enormi porzioni di cielo con dettagli nitidissimi con lo scopo, in questo caso, di studiare gli <strong>esopianeti</strong>, pianeti in orbita attorno a stelle diverse dal Sole, utilizzando una tecnica speciale chiamata <strong>microlensing</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Catturare enormi porzioni di cielo con dettagli nitidissimi è proprio una delle caratteristiche della sonda europea Euclid. Per fare un confronto, la nitidezza e la sensibilità di Euclid nella luce visibile sono simili a quelle della fotocamera a campo largo del <strong>telescopio spaziale Hubble della NASA/ESA,</strong> ma ogni puntamento che Euclid cattura in poche ore copre <strong>un'area 270 volte più grande del campo visivo di Hubble</strong>. Per osservare lo stesso mosaico di Euclid, un grande osservatorio a terra come il <strong>Keck</strong>, alle Hawaii, avrebbe bisogno di circa 2000 ore. Euclid è più veloce ed è in grado di catturare dettagli di stelle più deboli che altrimenti andrebbero persi osservando da terra. La porzione di cielo osservata è stata scelta perché comprende anche l'intera regione che il <strong>futuro telescopio spaziale Roman</strong> monitorerà per la ricerca di pianeti extrasolari.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Per fare questo Euclid utilizza la <strong>fotocamera VIS (VISible Instrument)</strong>, uno dei due strumenti scientifici a bordo, progettata per osservare miliardi di galassie lontane e realizzata sotto la guida inglese, ma con un importante contributo dallItalia. <strong>LIstituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e lindustria nazionale</strong>, con il finanziamento e il coordinamento dellASI, hanno infatti avuto la responsabilità della progettazione e realizzazione dellhardware e del software dellelettronica di controllo di VIS: si tratta del cuore dello strumento che permette linvio e la ricezione dei comandi e raccoglie i dati preparandoli per linvio a terra.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Losservazione del </span><span>bulge</span><span> galattico è stata unoperazione complessa», riporta <strong>Andrea Zacchei</strong>, dirigente di ricerca INAF e responsabile del segmento di terra di Euclid. «Euclid ha a bordo due strumenti sensibilissimi realizzati per sondare gli oggetti più deboli delluniverso; per osservare il </span><span>bulge</span><span> abbiamo dovuto oscurare la camera infrarossa poiché i suoi sensori sarebbero stati sovraesposti causando un effetto di persistenza che avrebbe inficiato le osservazioni successive per diversi giorni. Un team di esperti ha inoltre sviluppato una </span><span>pipeline</span><span> di analisi dedicata, vista la peculiarità dellosservazione». </span></p>
<p dir="ltr"><span>Il lavoro svolto ha coinvolto molti ricercatori italiani che hanno con successo contribuito sia alla pianificazione delle misure, dimostrandone la fattibilità, che alla riduzione dei dati e infine alla loro importante analisi scientifica.</span></p>
<p dir="ltr"><span>In queste immagini Euclid ha catturato <strong>più di 60 milioni di stelle, </strong>insieme a nebulose e ammassi stellari. Questa regione densamente popolata della nostra galassia è il luogo perfetto per gli astronomi per cercare esopianeti con il microlensing, una particolare forma di lente gravitazionale. Mentre Euclid utilizza principalmente l'effetto di lente gravitazionale, descritto dalla teoria della relatività generale di Einstein, per esplorare oggetti massicci e lontani, come gli ammassi di galassie, o la distribuzione di materia oscura, questa nuova immagine del centro galattico aiuta gli scienziati e le scienziate a studiare su scala infinitesimale le lenti prodotte da stelle ed esopianeti nella nostra galassia.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Le scoperte degli esopianeti grazie alla tecnica del microlensing</span></h3>
<p dir="ltr"><span>Il microlensing si basa <strong>sull'allineamento casuale di due stelle con un osservatore</strong>. Quando due stelle si trovano lungo la stessa linea di vista, la stella più vicina agisce come una lente d'ingrandimento cosmica, deviando e intensificando la luce della stella di sfondo. Se un pianeta orbita attorno alla stella più vicina, quella che funge da lente, anche la gravità del pianeta contribuisce alla deviazione di questa luce, producendo una piccola anomalia. Questa minuscola variazione di luminosità è ciò che rivela la presenza di un pianeta. Per osservare un evento di microlensing, un telescopio dovrebbe studiare una stella per oltre venti giorni, ossia per il tempo necessario a caratterizzare le anomalie nella luce deviata causate dal pianeta che nel frattempo orbita intorno alla sua stella. Pertanto, nelle osservazioni di Euclid, durate un solo giorno, non è possibile individuare nuovi eventi, ma ciò che rende questa immagine così speciale è che permette agli scienziati e alle scienziate di misurare la massa di pianeti già noti che si trovano in questa regione, così come quella di pianeti ancora da scoprire.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Negli ultimi vent'anni, quasi 300 esopianeti sono stati scoperti utilizzando questa tecnica, tutti con telescopi terrestri e tutti situati verso il centro della nostra galassia. Uno studio guidato da <strong>Valerio Bozza</strong> <strong>dellUniversità di Salerno</strong> allinterno del Consorzio Euclid ha individuato in questa immagine di Euclid 51 sistemi planetari già noti; i dati resi pubblici oggi saranno estremamente utili per studiare i molti altri esopianeti che verranno scoperti.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Il microlensing è uno degli effetti più eleganti della relatività generale di Einstein: la massa curva lo spaziotempo e devia la luce, trasformando stelle e pianeti in lenti cosmiche. Euclid riesce a osservare con una precisione senza precedenti questo fenomeno, facendone uno strumento estremamente potente per studiare anche la nostra galassia», sottolinea <strong>Stefano Dusini</strong>, ricercatore dellINFN.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Euclid è uno dei progetti più ambiziosi del <strong>Programma Scientifico dellESA</strong> nel quale lItalia, attraverso <strong>ASI, INAF e INFN</strong>, gioca un ruolo da protagonista coinvolgendo oltre duecento scienziate e scienziati italiani, appartenenti anche a numerose università, tra cui <strong>Università di Bologna, Università Statale di Milano, Università di Genova, Università di Trieste, SISSA, Università di Ferrara, Università di Torino, CISAS dellUniversità di Padova</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Oltre alla fotocamera VIS, anche laltro occhio di Euclid, il <strong>Near Infrared Spectrometer Photometer (NISP)</strong>, è stato realizzato dal consorzio di enti europei finanziati dalle agenzie spaziali nazionali con un forte contributo italiano. LASI, in collaborazione con lINAF e con lINFN, ha guidato il team industriale che ha progettato e realizzato i contributi ai due strumenti, formato da unAssociazione Temporanea dImprese con OHB Italia mandataria, SAB Aerospace e Temis mandanti mentre la realizzazione del satellite è stata affidata da ESA a Thales Alenia Space Italia del gruppo Leonardo. LASI sta inoltre finanziando le attività industriali, affidate ad ALTEC di Torino, di supporto al Science Data Center italiano della missione, che si trova presso la sede INAF di Trieste. Infine, lItalia ha avuto il ruolo fondamentale di progettare la strategia osservativa della missione e ha oggi quello di coordinare tutte le attività per il processamento dei dati a terra.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Le prossime tappe</span></h3>
<p dir="ltr"><span>Prossimo appuntamento con Euclid è la nuova release di dati prevista a <strong>novembre 2026</strong>, che prevede di rendere disponibili a tutta la comunità scientifica le osservazioni di una regione di cielo extragalattico molto più ampia (circa 2000 gradi quadri), fornendo dati pronti per essere oggetto di studi di dettaglio in diverse branche dellastronomia e della cosmologia. </span></p>
<p dir="ltr"><span><strong>Elisabetta Tommasi</strong>, responsabile per ASI delle attività per Euclid ricorda che: «il rilascio dei dati alla comunità scientifica è possibile grazie allimmenso lavoro di quella parte del segmento di terra della missione, guidato dallItalia, che, realizzando appositamente software per lanalisi dei dati di Euclid e gestendo nove Data Center in tutta Europa, è in grado di processare e distribuire dati fruibili per le analisi scientifiche».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Nel frattempo, la comunità scientifica di Euclid sta lavorando senza sosta per trarre dalle osservazioni le informazioni sul ruolo di materia ed energia oscura nellevoluzione dellUniverso, che sono lo scopo principale della missione; la pubblicazione dei primi risultati cosmologici di Euclid, insieme alla prima release di dati completa, è prevista a <strong>metà del 2027</strong>.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Milano, cultura: a Palazzo Reale la mostra "Troilo. The Breach. Il muro rompe il silenzio"]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/milano-cultura-a-palazzo-reale-la-mostra-troilo-the-breach-il-muro-rompe-il-silenzio</link>
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                    <description><![CDATA[La mostra del pittore Paolo Troilo è un progetto in dialogo con il Palazzo Reale di Milano e la sua storia. L'ingresso è libero fino al 13 settembre nelle stanze dell'Appartemento dei Principi]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_94c17dfca7514962ae04ebe812eb9ad0.webp" length="108940" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 24 Jun 2026 14:35:27 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span>La storia del <strong>Palazzo Reale di Milano</strong> diventa fonte d'ispirazione per una <strong>mostra site-specific </strong>che porta le suggestive opere del pittore <strong>Paolo Troilo</strong> nelle stanze <strong>dell'Appartamento dei Principi</strong>. </span></p>
<p><span></span><span>Promosso da <strong>Comune di Milano-Cultura</strong>, prodotto e organizzato da <strong>Palazzo Reale e Nobile Agency</strong>, con la curatela del critico <strong>Marco Meneguzzo</strong> e il contributo scientifico di <strong>Domenico Piraina</strong>, Direttore di Palazzo Reale, e <strong>Simone Percacciolo</strong>, Responsabile della Valorizzazione di Palazzo Reale, "<strong>The Breach. Il muro rompe il silenzio</strong>" è aperta al pubblico <strong>fino al prossimo 13 settembre con ingresso gratuito. </strong></span></p>
<p><span>Reinterpretando le tappezzerie di Palazzo Reale, firmate dalla stessa antica tessitura Rubelli che realizzò gli originali, Troilo dialoga con la storia e l'architettura del Palazzo utilizzando le dita come pennelli e creando opere ispirate ai protagonisti della storia del luogo che diventano brecce, varchi temporali che connettono passato e presente.</span><br><span>L'inaugurazione della mostra è stata l'occasione per annunciare che la <strong>Federazione Europea delle Città Napoleoniche,</strong> promossa dal <strong>Consiglio d'Europa</strong>, ha conferito a Palazzo Reale il prestigioso '<strong>Premio per la ricerca e la cooperazione scientifica</strong>', assegnato al progetto che ospitato a novembre dello scorso anno e intitolato: "Un quadro da ricomporre: l'incoronazione di Napoleone re d'Italia attraverso abiti e oggetti".</span></p>
<p><span>«La giuria internazionale ha voluto premiare non solo l'alta qualità dell'approccio scientifico, ma in particolare la capacità di questa iniziativa di riconnettere collezioni storiche disperse, offrendo al pubblico e agli studiosi una visione d'insieme che sembrava perduta», ha commentato l'assessore alla Cultura <strong>Tommaso Sacchi</strong>.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Mieloma Multiplo: finanziato il progetto del ricercatore Enrico Milan per identificare nuove vulnerabilità potenzialmente sfruttabili]]></title>

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                    <description><![CDATA[Sarà finanziato dalla "International Myeloma Society - Paula & Rodger Riney foundation translational research award" il progetto del ricercatore Enrico Milan sul mieloma multiplo, che identificherà nuove vulnerabilità potenzialmente sfruttabili a scopo terapeutico]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_05f2de50996594697f2b2c5cb42a8469.webp" length="83900" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 24 Jun 2026 14:35:23 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>mieloma multiplo</strong> è un <strong>tumore del sangue che origina dalle plasmacellule</strong>, cellule del sistema immunitario specializzate nella produzione di anticorpi. Nonostante i grandi progressi terapeutici degli ultimi decenni abbiano migliorato significativamente la sopravvivenza dei pazienti, la malattia rimane nella maggior parte dei casi non guaribile e tende a sviluppare resistenza ai trattamenti nel tempo.<span></span></p>
<p>Una caratteristica distintiva delle cellule di mieloma è la loro straordinaria <strong>attività secretoria</strong>, che le sottopone a un costante stress legato alla produzione proteica e al mantenimento dell'equilibrio cellulare.</p>
<p class="v1MsoNormal">Il<span> </span><strong>progetto proposto da Enrico Milan</strong><span> </span>del Dipartimento di Biologia dell'Università di Padova<span> </span>indagherà proprio questo comportamento per <strong>identificare nuove vulnerabilità potenzialmente sfruttabili a scopo terapeutico</strong><strong><span>.</span></strong><strong><span></span></strong></p>
<p class="v1MsoNormal">Enrico Milan ha ricevuto un <strong>finanziamento di 250.000 dollari</strong> - il massimo importo previsto dal riconoscimento scientifico - nell'ambito del "<strong>IMS and Paula and Rodger Riney Foundation Translational Research Award</strong>", un programma internazionale dedicato al sostegno della ricerca traslazionale innovativa nel mieloma multiplo.<span></span></p>
<p class="v1MsoNormal">«Il mio progetto mira a comprendere come le cellule di mieloma si adattino a questa estrema richiesta biosintetica attraverso meccanismi specializzati che regolano la sintesi proteica e il controllo di qualità delle proteine. Identificando le vulnerabilità associate a questi processi adattativi, lo studio punta a creare le basi per nuove strategie terapeutiche che possano affiancare i trattamenti già disponibili per il mieloma multiplo -<span> </span><b>dice Enrico Milan del Dipartimento di Biologia dell'Università di Padova</b><span> </span>-.<span> </span><strong><span>Grazie a questo progetto potremo comprendere meglio i meccanismi biologici che permettono alle cellule di mieloma di sopravvivere sotto intenso stress secretorio, con l'obiettivo di identificare nuove vulnerabilità potenzialmente sfruttabili a scopo terapeutico».</span></strong><strong><span></span></strong></p>
<p><b>Enrico Milan</b>, nato a Rovigo nel 1985, è ricercatore al Dipartimento di Biologia dell'Università di Padova. Laureato in Biotecnologie Sanitarie nell'ateneo patavino, ha conseguito la laurea magistrale e il dottorato in Medicina Molecolare all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e ha svolto attività di ricerca al Sanford Burnham Prebys Medical Discovery Institute di La Jolla (California). La sua attività scientifica è focalizzata sullo studio del mieloma multiplo e dei meccanismi che regolano la sintesi proteica e la secrezione di anticorpi nelle plasmacellule.<span></span></p>
<p class="v1MsoNormal">L'<b>International Myeloma Society - Paula &amp; Rodger Riney Foundation Translational Research Award</b><span> </span>è un prestigioso finanziamento internazionale destinato alla ricerca scientifica sul mieloma multiplo e sulle altre discrasie plasmacellulari come tumori e patologie legate alle plasmatiche del sangue.<span>  </span>Nasce dalla collaborazione tra due enti principali: l'International Myeloma Society che è la principale società scientifica globale che riunisce i massimi esperti e ricercatori nel campo del mieloma e la Paula and Rodger Riney Foundation: una fondazione filantropica creata da Rodger Riney, fondatore del colosso di intermediazione finanziaria Scottrade, e sua moglie Paula, nata dopo che al marito fu diagnosticato il mieloma multiplo. Il riconoscimento vuole incentivare la ricerca traslazionale, quel filone della scienza medica che fa da "ponte" tra i laboratori e le corsie d'ospedale. L'obiettivo è accelerare il trasferimento delle scoperte biologiche di base in soluzioni cliniche concrete per i pazienti, puntando sulla prevenzione e diagnosi precoce del mieloma, sullo sviluppo di terapie innovative e farmaci biologici - come gli studi avanzati sulle terapie cellulari come le CAR-T o l'immunoterapia - e sul miglioramento dei trattamenti attuali per renderli più efficaci e meno tossici.</p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Verso nuovi stati della materia: i simulatori quantistici realizzati con atomi ultrafreddi aprono scenari inesplorati]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/verso-nuovi-stati-della-materia-i-simulatori-quantistici-realizzati-con-atomi-ultrafreddi-aprono-scenari-inesplorati</link>
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                    <description><![CDATA[Lo studio co-firmato dal ricercatore Luca Barbiero del Politecnico di Torino svela un nuovo fenomeno fisico, osservabile in simulatori quantistici basati su atomi magnetici ultrafreddi, capace di descrivere e controllare fasi della materia inesplorate]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_8b3c969508b884621227096d31a50fd4.webp" length="64762" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 24 Jun 2026 14:35:18 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<div class="v1elementToProof">
<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-e145305e-7fff-9770-beae-311696f0be33"><span>Spingersi oltre gli stati classici della materia e progettarne di nuovi è una delle sfide più affascinanti della fisica contemporanea.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il team di ricerca internazionale che coinvolge il ricercatore </span><strong>Luca Barbiero</strong><span> del <strong>Dipartimento Scienza Applicata e Tecnologia-DISAT del Politecnico di Torino </strong>ha sviluppato un </span><strong>nuovo modello teorico</strong><span> basato su </span><strong>atomi magnetici ultrafreddi</strong><span>, in grado di rivelare una </span><strong>fase della materia inesplorata</strong><span> in cui forti correlazioni quantistiche permettono alla </span><strong>superconduttività</strong><span> di coesistere con <strong>l'</strong></span><strong>ordine topologico</strong><span> dando quindi origine a </span><span>un <strong>superconduttore topologico</strong></span><span>, cioè un materiale in cui la conduzione elettrica avviene senza resistenza e, allo stesso tempo, presenta proprietà topologiche robuste che lo rendono intrinsecamente protetto da perturbazioni e difetti.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Questa combinazione rappresenta un passo decisivo verso la realizzazione di </span><strong>sistemi quantistici più stabili</strong><span>, e controllabili </span><strong>potenzialmente aprendo la strada verso lo sviluppo di nuove tecnologie quantistiche.</strong></p>
<p dir="ltr"><a href="https://email.mddr.polito.it/c/eJxskMGu3CAMRb8GdoPAEAILFpVG-Y3Ixc48pCSMgOlI_foqo1d10-21de1zKE0bZbKSk5mDCdMMECUfWPa1P5nK71JPTpANajSbdsLpoz88qIOpIFHj3lUZ8ivFmDdvrSaLvPFkjAakSEATxMA8y5JAg9feRB1AQ1QuarSeadpoMxF_Xt1ETT3rXka9Wvf0NcazC_tDwCJgeb_f6sTxaqxyPQQs2EbJO3cBS3fG-fmmwd9mAy7cgrDLaxxrr6-WWdh7y2PN9Xw0HB_CIcBfCxfK6xD2_km_w4zHE8vjFPZecf3-fP47rOfgcwh7N1oZbcN_78uWGhN-FAqny8C9IDh18rvLf3bXQgmCBTPLkeSvBH8CAAD__-xkfYc" target="_blank" rel="noopener"><span>Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista </span><span>Nature Communications</span></a><span>, è stato condotto presso il <strong>Dipartimento di Fisica Sperimentale dell'Università di Innsbruck e l'Istituto per l'Ottica Quantistica e l'Informazione Quantistica (IQOQI) dell'Accademia Austriaca delle Scienze</strong>, in collaborazione con il <strong>Politecnico di Torino e con il supporto del Fondo Austriaco per la Scienza (FWF) e del Consiglio Europeo della Ricerca (ERC).</strong></span></p>
<p dir="ltr"><span>Al centro del lavoro c'è lo sviluppo di un </span><strong>modello teorico avanzato</strong><span> per descrivere sistemi quantistici costituiti da </span><strong>particelle fortemente interagenti</strong><span>, cioè particelle le cui interazioni sono così dominanti da generare </span><strong>fenomeni collettivi complessi difficili da prevedere e controllare</strong><span>. In questi sistemi, </span><strong>il comportamento complessivo non è semplicemente la somma delle singole parti</strong><span><strong>:</strong> nasce invece dalle interazioni tra le particelle, che si influenzano a vicenda in modo profondo, dando origine a proprietà collettive emergenti.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Per rendere il modello concretamente realizzabile, i ricercatori hanno progettato </span><span>una <strong>piattaforma sperimentale basata su atomi magnetici ultrafreddi</strong></span><span> della famiglia dei </span><strong>lantanidi</strong><span>  una classe di elementi noti per le loro peculiari proprietà magnetiche, molto più intense rispetto a quelle di altri atomi  in particolare erbio e disprosio.</span></p>
<p dir="ltr"><span><strong>Questi atomi vengono raffreddati a temperature prossime allo zero assoluto tramite tecniche di raffreddamento laser ed evaporativo, da cui il termine "ultrafreddi</strong>"</span><span>. In queste condizioni, il loro comportamento è dominato dalle leggi della meccanica quantistica, rendendo osservabili fenomeni che non emergono nella materia descritta dalla fisica classica. Gli atomi ultrafreddi possono, infatti, venire confinati in un reticolo ottico unidimensionale, una sorta di "cristallo di luce" creato con fasci laser, che permette ai ricercatori di posizionarli e controllarli con estrema precisione. In particolare, è possibile regolare tre parametri fondamentali: </span><span>il <strong>movimento delle particelle tra i siti del reticolo</strong></span><span> (cioè la possibilità per gli atomi di "spostarsi" da una posizione all'altra), </span><strong>l'accoppiamento magnetico</strong><span> (ovvero il modo in cui i momenti magnetici degli atomi interagiscono tra loro, influenzandosi a vicenda) e </span><strong>l'interazione locale</strong><span><strong> (</strong>le interazioni tra particelle che occupano lo stesso sito del reticolo). Questo livello di controllo trasforma il sistema in un vero </span><strong>simulatore quantistico, capace di riprodurre con grande accuratezza stati complessi della materia quantistica.</strong></p>
<p dir="ltr"><span>Attraverso una combinazione di </span><strong>metodi analitici e simulazioni numeriche avanzate</strong><span>, il team ha ricostruito un dettagliato </span><strong>diagramma di fase</strong><span>, individuando </span><strong>sette distinti stati quantistici</strong><span><strong>.</strong> Tra questi figurano </span><strong>diverse forme di superconduttività unidimensionale, un liquido topologico</strong><span> e, soprattutto, un </span><strong>superconduttore topologico</strong><span><strong>,</strong> cioè uno stato della materia in cui </span><span>il <strong>trasporto di carica avviene senza dissipazione</strong></span><strong> ed è al tempo stesso protetto da perturbazioni esterne</strong><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><strong>Perché la scoperta di uno stato superconduttivo topologico rappresenta un risultato particolarmente significativo?</strong><span> Perché questi materiali possono ospitare quasiparticelle esotiche, come i fermioni di Majorana (speciali stati quantistici che si comportano come se una particella e la sua antiparticella coincidessero), considerate tra i candidati più promettenti per la realizzazione di computer quantistici più stabili e affidabili. Queste quasiparticelle consentono, infatti, di codificare l'informazione quantistica in modo non locale, distribuendola su più punti del sistema. In questo modo, l'informazione risulta maggiormente protetta dagli errori e dai disturbi esterni, come la </span><span>decoerenza</span><span>, il fenomeno per cui l'interazione con l'ambiente fa perdere ai sistemi quantistici le loro proprietà caratteristiche, compromettendone la stabilità. In prospettiva, </span><strong>questi sistemi potrebbero aprire la strada a una nuova generazione di computer quantistici tolleranti agli errori</strong><span>, grazie alla loro robustezza intrinseca nei confronti dei disturbi ambientali.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Un ulteriore elemento rilevante del lavoro è la definizione di un </span><strong>protocollo sperimentale dettagliato per la preparazione e la rilevazione di tutte le fasi previste</strong><span>, utilizzando tecniche già disponibili come il </span><strong>quantum gas microscope</strong><span>, ovvero la microscopia a gas quantistici, che consente di osservare e manipolare </span><strong>singoli atomi</strong><span><strong> </strong>con risoluzione estremamente elevata. Questo rende il modello non solo </span><strong>teoricamente solido</strong><span><strong>,</strong> ma anche </span><strong>immediatamente verificabile in laboratorio, avvicinando concretamente la scoperta di nuovi stati della materia alla loro realizzazione sperimentale.</strong></p>
<p dir="ltr"><span>«I</span><span>l nostro studio rappresenta un passo concreto verso una comprensione più profonda degli stati della materia che emergono in presenza di forti correlazioni quantistiche. </span><span> dichiara il ricercatore </span><strong>Luca Barbiero</strong><span> </span><span> </span><span> È importante sottolineare che il regime quantistico che abbiamo rivelato può essere direttamente creato in simulatori quantistici basati su atomi ultrafreddi, un aspetto particolarmente rilevante se si considera che i superconduttori topologici sono tra i candidati più promettenti per lo sviluppo di nuove tecnologie quantistiche».</span></p>
</div>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Dermatomiosite: una nuova ricerca associa la rara malattia autoimmune al declino vocale del soprano Maria Callas]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/dermatomiosite-una-nuova-ricerca-associa-la-rara-malattia-autoimmune-al-declino-vocale-del-soprano-maria-callas</link>
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                    <description><![CDATA[Pubblicata sul "Journal of Voice" una ricerca che rilegge il declino vocale della Divina alla luce della dermatomiosite, una malattia infiammatoria che può colpire anche la laringe e i muscoli della respirazione]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_d45a027e6a95d4d0ddd9e7e9b1fc8330.webp" length="48980" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 24 Jun 2026 14:35:10 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-5e7253e0-7fff-fd5b-e0f7-081abc48ab20"><span>Per oltre mezzo secolo il progressivo declino vocale di <strong>Maria Callas</strong> è stato attribuito a molteplici fattori: stress emotivo, drastico dimagrimento, eccessivo utilizzo della voce, problemi psicologici o effetti collaterali farmacologici.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Lo studio "</span><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0892199726002389" target="_blank" rel="noopener"><span>Hoarseness and Dermatomyositis: Insights from the Historical Case of Maria Callas</span></a>"<span> effettuato da un <strong>gruppo di ricerca dell'Università di Padova</strong>, composto da specialisti <strong>dell'UOC di Otorinolaringoiatria dell'Azienda Ospedale-Università di Padova e dell'Istituto di Storia della Reumatologia,</strong> propone oggi un'interpretazione clinica diversa del caso della celebre soprano.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Secondo gli autori, una possibile spiegazione del declino vocale della Callas potrebbe essere la </span><strong>dermatomiosite</strong><span>, una <strong>rara malattia autoimmune</strong> che colpisce muscoli e cute e che, in alcuni casi, può interessare anche la laringe e la muscolatura respiratoria coinvolta nella produzione della voce.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«La dermatomiosite può manifestarsi inizialmente con disfonia isolata o predominante dovuta al coinvolgimento infiammatorio dei muscoli intrinseci della laringe, a lesioni della mucosa delle corde vocali o, più raramente, a paresi cordali», spiega il <strong>professor </strong></span><strong>Rosario Marchese-Ragona, primo autore dello studio</strong><span> -. Nei casi descritti in letteratura i sintomi vocali possono variare parallelamente all'attività della malattia e alla risposta alle terapie immunosoppressive. Nel caso di Maria Callas abbiamo identificato numerose analogie cliniche e funzionali, tra cui affaticamento vocale progressivo, perdita del sostegno respiratorio, difficoltà nel mantenere la potenza del canto, disfonia fluttuante e un miglioramento parziale dopo trattamento con corticosteroidi. L'applicazione retrospettiva dei criteri diagnostici storici e contemporanei suggerisce che la dermatomiosite rappresenti un'ipotesi clinicamente plausibile per spiegare almeno una parte del declino vocale e fisico della cantante».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Lo studio ha integrato una <strong>revisione della letteratura otorinolaringoiatrica e reumatologica internazionale</strong> con fonti storiche, testimonianze mediche dell'epoca, analisi foniatriche e valutazioni delle registrazioni e delle esibizioni filmate della Callas.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Oltre all'interesse storico e culturale legato alla figura di Maria Callas, il lavoro richiama l'attenzione degli specialisti sul fatto che la <strong>disfonia persistente</strong> può rappresentare una manifestazione precoce di malattie autoimmuni sistemiche.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Il messaggio clinico più importante - </span><span>sottolineano gli autori</span><span> -, è che una raucedine persistente o atipica non dovrebbe mai essere sottovalutata. In alcuni casi può rappresentare il primo segnale di una malattia sistemica e richiedere una valutazione multidisciplinare che coinvolga otorinolaringoiatri, foniatri, neurologi e reumatologi».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Lo studio contribuisce inoltre a una rilettura scientificamente fondata della vicenda clinica della cantante, offrendo una possibile spiegazione biologica di sintomi che per decenni sono stati interpretati quasi esclusivamente in chiave psicologica, artistica o personale.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[A Milano la mostra su Chernobyl a 40 anni dal disastro]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/a-milano-la-mostra-su-chernobyl-a-40-anni-dal-disastro</link>
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                    <description><![CDATA[Al Museo di Storia Naturale fino al 20 settembre: scienza, memoria e rinascita]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_238cc9367b44e0409b1fba4b55394f2c.webp" length="129690" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 23 Jun 2026 17:24:21 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><strong>Da domani al 20 settembre il Museo di Storia Naturale di Milano ospita la mostra "Chernobyl 1986. Disastro, abbandono e rinascita"</strong>, promossa dal <strong>Comune di Milano, realizzata in collaborazione con la Società Italiana di Scienze Naturali </strong>e curata da <strong>Andrea Bonisoli Alquati, Giorgio Chiozzi e Fabrizio Vergani</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">A quarant'anni dall'incidente che distrusse il reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl, la <strong>mostra propone un percorso divulgativo e scientifico dedicato alla comprensione del disastro nucleare, dell'energia atomica e degli effetti delle radiazioni e dell'abbandono umano sull'ambiente naturale dell'area di esclusione</strong>. Attraverso immagini, video, esemplari naturalistici, reperti, documenti storici e oggetti della cultura pop, l'<strong>esposizione racconta la tragedia del 26 aprile 1986 </strong>e approfondisce i temi della radioattività naturale, degli impieghi dell'energia nucleare, della fissione e della fusione, offrendo al pubblico strumenti di conoscenza sugli effetti biologici delle radiazioni e sulle trasformazioni dell'ecosistema sviluppatosi attorno alla centrale abbandonata.</span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">«Con questa iniziativa vogliamo non solo ricordare le innumerevoli vittime del disastro che nel 1986 colpì l'Europa, ma anche offrire un'occasione di conoscenza e riflessione su un tema complesso come la radioattività. Un argomento che trova naturale spazio nelle raccolte scientifiche e nelle attività educative del Museo di Storia Naturale» afferma l'assessore alla Cultura <strong>Tommaso Sacchi</strong>. </span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">L'esposizione inaugura "TRACCE", il primo dei quattro nuclei tematici del percorso multidisciplinare e quadriennale promosso dagli Istituti Scientifici del Comune di Milano, Museo di Storia Naturale, Acquario Civico e Planetario, dedicato al dialogo tra scienza e cultura. </span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Per maggior informazioni <a href="https://customer105044.musvc2.net/e/tr?q=9%3dJa7fMU%26n%3dX%267%3dUBWJR%26q%3dZSU5fRR%26w%3dDCKrO_ArUv_Lb_twlq_4l_ArUv_KgoQB6q02JvKA0cJtKwNtCgI2CcJ8.0v_NjtR_XY-_ISyi_SH916tJ831H-JZ0b-w0u7BKtK-t3d775qJ8-6-tE72u92Kc%260%3d6LuRvS.pAC%260u%3ddPaBdO%26Ku%3dXSS8fOS5WLR3WK%269%3deAtWdexTeZM65Wxa7aSYg7t2cWL20cSWA8JacXvV7Ay75ASZedtRgbM33avaBZt3eew5&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt." target="_blank" rel="noopener">cliccare qui </a></span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[ Università dell'Aquila e Consiglio nazionale delle ricerche: riscaldamento globale raddoppiato dal 2013]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/universita-dellaquila-e-consiglio-nazionale-delle-ricerche-riscaldamento-globale-raddoppiato-dal-2013</link>
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                    <description><![CDATA[Punto di svolta individuato con metodo statistico su dati NASA, NOAA, HadCRU]]></description>

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                    <pubDate>Tue, 23 Jun 2026 17:24:21 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><strong>Diversi studi scientifici cercano di stabilire se il riscaldamento globale stia subendo un'accelerazione</strong> ma, a causa di fattori naturali nella variabilità del clima da un anno all'altro, per esempio, l'oscillazione del Pacifico legata a El Niño, che incidono nelle tendenze globali, i risultati sono stati finora piuttosto contrastanti. In questo quadro si inserisce una ricerca congiunta dell'<strong>Università dell'Aquila e dell'Istituto sull'inquinamento atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche </strong>(Cnr-Iia) che ha applicato un metodo statistico robusto all'analisi di serie di temperature medie globali. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Climate, evidenzia un punto di cambiamento significativo nel tasso di aumento delle temperature a partire dal 2013-2014 e una rapidità di aumento circa raddoppiata nell'ultimo decennio rispetto ai precedenti. </span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">«Nel nostro lavoro» spiega <strong>Umberto Triacca</strong> del Dipartimento di ingegneria e scienze dell'informazione e matematica (Disim) dell'Università dell'Aquila, primo autore dell'articolo «siamo partiti da uno <strong>studio recente </strong>di colleghi stranieri che, una volta depurate cinque diverse serie di temperature globali dai fattori di variabilità naturale,<strong> riscontravano effettivamente un cambiamento nel tasso di riscaldamento dai primi anni del decennio scorso</strong>. Tuttavia, come mostriamo, la loro analisi statistica non rendeva assolutamente affidabili i risultati. Abbiamo così applicato una metodica diversa, evidenziando un chiaro punto di svolta nel 2013-2014, anni da cui il tasso di aumento della temperatura globale è addirittura raddoppiato, da 0,16-0,18 °C/decennio a 0,34-0,42». </span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><strong>L'aumento misurato in gradi centigradi per decennio è quindi doppio negli ultimi 10 anni rispetto al periodo prima del 2013-2014</strong>. «I nostri risultati sono estremamente affidabili e valgono per tutte le serie considerate, che vengono dai centri di ricerca più importanti: NASA, NOAA, HadCRU, Berkeley ed ERA5» , aggiunge<strong> Antonello Pasini</strong> (Cnr-Iia), autore corrispondente dell'articolo. «Lo <strong>sviluppo di questi studi sarà collegare questo cambio di passo della temperatura globale alle sue possibili cause</strong>, naturali o dovute all'azione umana, cercando analoghi punti di cambiamento in altre variabili causali come le emissioni antropogeniche di solfati o le proprietà di riflettività del pianeta. Dopo queste analisi statistiche potremo analizzare l'evoluzione del sistema clima con i nostri modelli dinamici e di intelligenza artificiale» .<br>«<strong>Nell'attuale contesto</strong>, in cui assistiamo a un nuovo cambiamento ma non ne comprendiamo ancora le cause specifiche,<strong> riteniamo che diventi ancora più importante agire negli ambiti che possiamo controllare e ridurre al minimo, per quanto possibile, l'impatto umano sull'aumento delle temperature</strong>» , conclude Pasini.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Politecnico di Torino: 2,5 milioni di euro per TESSERHACK, gemelli digitali più veloci]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/politecnico-di-torino-25-milioni-erc-per-tesserhack-gemelli-digitali-piu-veloci</link>
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                    <description><![CDATA[Il progetto del prof. Andriulli riduce di ordini di grandezza i calcoli per elettromagnetismo, medicina e industria]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_4c68c76a47784dcf6fc11fdad8497a83.webp" length="37246" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 23 Jun 2026 17:24:21 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Un finanziamento da 2,5 milioni di euro per aprire nuove frontiere nellelettromagnetismo computazionale e rendere più efficienti i modelli matematici che sono alla base dei gemelli digitali utilizzati nella ricerca, nella medicina e nellindustria. È questo lobiettivo di <b>TESSERHACK</b>, il progetto del professor <b>Francesco Andriulli</b> del Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni-DET del <b>Politecnico di Torino</b>, selezionato dallo <b>European Research Council (ERC)</b> nellambito degli <b>Advanced Grant</b>, tra i più prestigiosi e competitivi programmi europei dedicati alla ricerca di frontiera.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">L<b>elettromagnetismo computazionale </b>è alla base di numerose tecnologie che utilizziamo ogni giorno: dai dispositivi medicali ai sistemi di telecomunicazione, fino agli strumenti che permettono di progettare, simulare e testare sistemi complessi attraverso i cosiddetti <b>gemelli digitali</b>, modelli virtuali in grado di riprodurre il comportamento del mondo reale.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">La crescente complessità di queste tecnologie richiede però una quantità sempre maggiore di potenza di calcolo, memoria ed energia. TESSERHACK nasce per affrontare proprio questa sfida, sviluppando nuovi strumenti matematici e algoritmici capaci di <b>ridurre</b> drasticamente il <b>costo computazionale necessario per analizzare e interpretare fenomeni elettromagnetici complessi</b>.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">In particolare, il progetto si concentrerà sullaccelerazione dei cosiddetti <b>problemi inversi</b>, che permettono di ricostruire informazioni non direttamente osservabili a partire da misure esterne. È il principio alla base di molte tecniche di <b>imaging</b>: dalle applicazioni biomediche per lo studio non invasivo dellattività cerebrale, ai sistemi utilizzati per identificare anomalie allinterno di un oggetto o di un dispositivo senza intervenire fisicamente su di esso.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Lidea innovativa di TESSERHACK è ripensare alla radice il modo stesso in cui questi problemi vengono affrontati, intervenendo direttamente sui modelli matematici che descrivono il fenomeno fisico. Così il progetto si propone di ridurre di ordini di grandezza il tempo e le risorse necessarie per ottenere simulazioni e ricostruzioni avanzate.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><i>«</i>La possibilità di creare modelli virtuali sempre più accurati è diventata fondamentale sia per la ricerca scientifica che per lo sviluppo industriale di nuove tecnologie» commenta il professor <b>Francesco Andriulli</b> «Con TESSERHACK vogliamo compiere un salto di qualità nellefficienza di questi processi, rendendo possibili in tempi e costi ridotti analisi e ricostruzioni che oggi richiederebbero anni di calcoli e risorse estremamente elevate<i>».</i><i> </i><o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Le <b>potenziali ricadute</b> spaziano dal <b>neuroimaging</b> e dalla <b>diagnostica medica avanzata</b> alla <b>progettazione di sistemi elettromagnetici sempre più sofisticati per lelettronica e le telecomunicazioni</b>, fino allo <b>sviluppo di tecnologie innovative nei settori dellenergia e dei processi industriali</b> basate su simulazioni efficienti, test virtuali e controlli non distruttivi. La drastica riduzione del costo computazionale potrebbe avere un duplice impatto. Da un lato, potrebbe favorire lo sviluppo di dispositivi più compatti e portatili, ad esempio strumenti per limaging cerebrale utilizzabili direttamente a bordo di unambulanza. Dallaltro, potrebbe rendere possibile estrarre dalle misure informazioni più precise e più ricche. Se da una parte ciò migliorerà le applicazioni di imaging a supporto della ricerca medica e neurologica, dall'altra aprirà in ambito industriale la strada a sistemi di monitoraggio diagnostico e di progettazione di dispositivi sempre più sofisticati, potenzialmente in tempo reale, per l'ingegneria elettromagnetica avanzata.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; text-align: justify; mso-hyphenate: auto;"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Il progetto sarà sviluppato allinterno del <b><a href="https://cerl.polito.it/" target="_blank" rel="noopener">Computational Electromagnetics Research Lab (CERL)</a></b> guidato dal professor Andriulli, laboratorio di ricerca del Politecnico di Torino che opera allintersezione tra ingegneria elettronica, calcolo ad alte prestazioni e matematica applicata, e che si occupa dello sviluppo di metodi e solutori numerici a complessità ridotta per la modellazione di sistemi elettromagnetici complessi.<o:p></o:p></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Con questo risultato lateneo torinese conferma il proprio ruolo di protagonista nella ricerca internazionale e la capacità di produrre conoscenza di frontiera con un forte potenziale di impatto sulla società e sullinnovazione tecnologica.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[ENEA e Prometheus insieme su energia da reazioni nucleari a bassa energia]]></title>

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                    <description><![CDATA[Accordo quinquennale per studiare LENR con modelli teorici e materiali avanzati]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_ae3377fd015867315c5c9136a926cb1d.webp" length="149000" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 23 Jun 2026 15:51:44 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>ENEA e la start-up Prometheus</strong>, attiva nel settore delle tecnologie energetiche innovative, hanno siglato un <strong>accordo di collaborazione scientifica per esplorare le nuove frontiere dellenergia sostenibile basata su reazioni nucleari a bassa energia LENR</strong> (<em>Low Energy Nuclear Reaction</em>), che avvengono a temperature e pressioni molto più basse rispetto alla fusione termonucleare convenzionale.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">L<strong>accordo di durata quinquennale </strong>prevede attività congiunte nellambito dello <strong>sviluppo di modelli teorici per linterpretazione delle LENR, la caratterizzazione di materiali avanzati sottoposti a condizioni chimico-fisiche estreme, la messa a punto di tecniche di rivelazione di radiazioni nucleari a bassa intensità</strong>, con particolare attenzione ai neutroni ma anche la validazione delle misure e dei modelli di calcolo.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">ENEA e Prometheus potranno inoltre partecipare congiuntamente a bandi di ricerca nazionali e internazionali, consolidando così una collaborazione che punta a integrare le competenze tecnologiche di Prometheus con le infrastrutture e il know-how scientifico del Dipartimento Nucleare di ENEA.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«Questo accordo testimonia la<strong> volontà di ENEA di mantenere unattenzione su tutti i fronti della ricerca nucleare, inclusi quelli più sperimentali</strong>», ha dichiarato <strong>Alessandro Dodaro, Direttore del Dipartimento Nucleare di ENEA</strong>. «Le tecnologie energetiche a bassa energia richiedono approcci scientifici solidi e strumenti di misura affidabili e lavorare insieme a Prometheus ci permetterà di applicare le nostre competenze in modo rigoroso, contribuendo a fare chiarezza su fenomeni ancora poco compresi ma potenzialmente rilevanti per il futuro energetico a zero emissioni».</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«<strong>Non è più possibile negare levidenza di risultati sperimentali che provano generazione di potenza e trasmutazioni nucleari non previste dalle teorie scientifiche consolidate</strong> e sarebbe un grave errore non proseguire nell'approfondimento sia sul piano della modellistica sia su quello della teoria dei fenomeni fisici alla base di questi risultati», ha dichiarato <strong>Fabio Pistella, responsabile del programma di lavoro designato da Prometheus</strong>. «Prometheus sta intanto continuando a perseguire l'obiettivo di arrivare a mettere sul mercato, auspicabilmente entro tre anni, dispositivi che producano calore con maggiore efficienza rispetto ad apparecchi tradizionali» ha aggiunto<strong> Fabrizio Petrucci, Presidente di Prometheus</strong>. «Il lavoro con ENEA potrà contribuire a raggiungere anche questo risultato», ha concluso.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Milano: al via alla seconda edizione di "Le Civiche FEST 2026", dal 1 al 17 luglio]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/milano-al-via-alla-seconda-edizione-di-le-civiche-fest-2026-dal-1-al-17-luglio</link>
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                    <description><![CDATA[Spettacoli teatrali, concerti, installazioni multimediali e incontri culturali realizzati dalle quattro Scuole Civiche di Fondazione Milano per la seconda edizione di "Le Civiche FEST 2026"]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_22ce110eccaec35d5b1d16d77202dc07.webp" length="36614" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 23 Jun 2026 13:55:22 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span>È stata presentata il 22 giugno a <strong>Palazzo Marino</strong> la <strong>seconda edizione di Le Civiche FEST</strong>, il <strong>Festival estivo diffuso </strong>che trasforma la città di <strong>Milano</strong> in un <strong>palcoscenico aperto al pubblico.</strong> Dopo il successo dell'anno d'esordio, la manifestazione consolida il proprio formato riunendo in un unico e ricco palinsesto le produzioni culturali e performative realizzate dalle <strong>quattro Scuole Civiche di Fondazione Milano</strong>, con l'obiettivo di renderle sempre più accessibili e visibili all'intera cittadinanza. </span></p>
<p><span>A presentare l'iniziativa, in programma <strong>dal 1 al 17 luglio</strong>, sono intervenuti l'assessore alla Cultura <strong>Tommaso Sacchi, Domenico Piraina</strong>, Direttore Cultura del Comune di Milano, <strong>Matteo Bartolomeo</strong>, Presidente di Fondazione Milano, e <strong>Sara Abram</strong>, Direttrice Generale di Fondazione Milano.</span></p>
<p><span>Il Festival, organizzato con il sostegno di <strong>Fondazione Cariplo</strong>, rientra in "<strong>Milano è Viva nei Quartieri 2026"</strong>, il palinsesto estivo del Comune di Milano, ed è costituito da molteplici appuntamenti multidisciplinari, tra spettacoli teatrali, concerti, installazioni multimediali e incontri culturali. Archiviate le celebrazioni del venticinquesimo dello scorso anno, la kermesse guarda al futuro rilanciando i suoi valori fondanti: inclusività, creatività, innovazione dei linguaggi e formazione d'eccellenza. </span></p>
<p><span>Protagonisti assoluti sono, ancora una volta, i giovani talenti creativi under 35, attualmente allieve e allievi diplomandi della <strong>Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti, della Civica Scuola Interpreti e Traduttori Altiero Spinelli, della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado, della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi. </strong></span></p>
<p><span>L'alto profilo professionale delle rassegne proposte conferma l'eccellenza formativa delle Scuole e la competenza di docenti, professioniste e professionisti che ogni giorno affiancano allieve e allievi nei percorsi didattici. Il programma di questa seconda edizione si articola in quattro rassegne: la Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti inaugura il Festival invitando il pubblico ad assistere e a partecipare attivamente a <strong>due installazioni multimediali</strong>; la Civica Interpreti e Traduttori Altiero Spinelli presenta due incontri di approfondimento culturale dedicati alle <strong>dimensioni del linguaggio contemporaneo</strong>; la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi propone <strong>sei serate di spettacolo presso il Teatro dell'Elfo;</strong> la Civica Scuola di Musica Claudio Abbado anima il Teatro Out Off con <strong>cinque serate di concerti. </strong></span></p>
<p><span>«Le Civiche FEST 2026  dichiara l'Assessore alla Cultura <strong>Tommaso Sacchi</strong>  dimostra come il talento di giovani artiste e artisti possa accendere la città, trasformandola per diciassette giorni in un laboratorio di creatività diffusa. Il Festival rientra nel palinsesto del progetto 'Milano è Viva nei Quartieri' per sostenere festival e iniziative dal vivo nel periodo estivo. Il livello della formazione garantito dalle Scuole Civiche di Milano risponde alla nostra visione di una cultura aperta, partecipata e capace di dialogare con quartieri e pubblici diversi. Dal teatro alla musica, fino alle nuove frontiere del cinema e dell'accessibilità linguistica, Le Civiche FEST 2026 è l'esempio di come Milano sappia essere un punto di riferimento per la formazione e la sperimentazione artistica». </span></p>
<p><span>«La seconda edizione di Le Civiche FEST segna il passaggio da grande novità ad appuntamento fisso e atteso nell'estate milanese  dichiara il presidente di Fondazione Milano <strong>Matteo Bartolomeo</strong> . Forti dell'esperienza dell'anno scorso, torniamo nei quartieri e nei teatri della città con una ricca formula di eventi che testimoniano la vivacità e la crescita costante delle nostre Scuole. Superato il traguardo dei venticinque anni di storia, Fondazione Milano guarda oggi al domani, offrendo ad allieve e allievi palcoscenici reali in cui misurarsi con il pubblico. In un momento storico complesso, investire sulle nuove generazioni e sulla cultura diffusa, accessibile e inclusiva non è solo una scelta educativa, ma un preciso dovere civico. Siamo orgogliosi di condividere questa visione con Milano, rinnovando le preziose sinergie con il Teatro dell'Elfo e l'Accademia di Brera e inaugurando quella con il Teatro Out Off. Ringraziamo ancora Fondazione Cariplo per aver supportato e creduto nel nostro progetto». </span></p>
<p><span>Informazioni </span><a href="https://customer105044.musvc2.net/e/tr?q=5%3dAh0bDb%26q%3dT%26x%3dbEbIb%26t%3dVJb8bIY%26z%3d04Ru_Ja1U_UK_PVuZ_ZK_Ja1U_TPJj5sTn5rCk73R.kGxBfRsMs7wGq3xM.jM_2yXr_Bn%26i%3dE5Q15B.LjL%26s3k9fQ%3dCXIgBW%264Q%3d7bBdEXBZ6UDhES%26r%3dA0YmB6WkYCWlAj4pf0TEBAVkhgYJ0A8C086EYg8Aa66E9C4JZAUJA96CbD5pCA8o&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noopener">sul sito.</a></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Dalla Luna uno sguardo inedito sulla Terra: così può essere studiato il guscio di plasma che circonda il nostro Pianeta]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/dalla-luna-uno-sguardo-inedito-sulla-terra-cosi-puo-essere-studiato-il-guscio-di-plasma-che-circonda-il-nostro-pianeta</link>
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                    <description><![CDATA[Novità nella ricerca spaziale: i segnali dei navigatori satellitari che usiamo tutti i giorni sono stati intercettati direttamente dalla Luna per studiare l'ambiente che circonda la Terra]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_bb3ada6f891577b8d9deddd1adb186f2.webp" length="89024" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 23 Jun 2026 13:55:20 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span>Una ricerca guidata dall'<b>Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)</b> in collaborazione con il <b>Politecnico di Torino</b>, realizzata nell'ambito dell'esperimento <b>NASAASI LuGRE</b>, presenta i risultati della prima caratterizzazione dell'ambiente di plasma terrestre ottenuta tracciando i segnali dei sistemi di navigazione satellitare (GNSS) direttamente dal suolo lunare in un lavoro appena pubblicato sulla rivista scientifica <b>AGU</b> </span><span>Geophysical Research Letter</span></p>
<p dir="ltr"><strong>La ionosfera e la plasmasfera terrestri (gli involucri di particelle cariche che avvolgono il nostro pianeta) sono state osservate per la prima volta  "dall'esterno", utilizzando un ricevitore per i segnali dei sistemi di navigazione satellitare</strong><span> (GNSS, come GPS e Galileo) posto sulla superficie della Luna. </span></p>
<p dir="ltr"><span>È il </span><strong>risultato della missione LuGRE</strong><span> (</span><span>Lunar GNSS Receiver Experiment</span><span>), iniziativa congiunta della NASA e dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI), che ha volato a bordo del lander </span><span>Blue Ghost 1</span><span> della Firefly Aerospace, lanciato nel gennaio 2025 e atterrato sulla Luna nel marzo dello stesso anno nel sito di Mare Crisium.</span></p>
<p dir="ltr"><span>A differenza dei sensori a terra o dei satelliti in orbita bassa, che osservano la ionosfera "dal basso", LuGRE ha guardato verso la Terra: i segnali dei satelliti GNSS hanno raggiunto il ricevitore lunare dopo aver attraversato il plasma terrestre lungo traiettorie quasi orizzontali, su percorsi lunghi oltre 380.000 chilometri. Questa geometria, una sorta di "radiografia di profilo", ha permesso di sondare regioni dello spazio circumterrestre molto difficili da misurare con tecniche tradizionali.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Esiste infatti una vera e propria "zona cieca" tra circa 1000 e 8000 chilometri di quota, la regione di transizione tra la ionosfera e la plasmasfera. È un intervallo che i radar a terra raggiungono solo da pochissimi siti nel mondo e in modo non continuativo mentre i satelliti in orbita bassa non lo coprono affatto. Proprio in questa zona di transizione si concentrano molti dei processi che governano la dinamica dell'ambiente spaziale terrestre, che incidono sulla qualità dei segnali satellitari: il contenuto di plasma può infatti spiegare fino al 60% del ritardo notturno dei segnali GNSS, con effetti diretti su navigazione e telecomunicazioni.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Per derivare la densità del plasma, i ricercatori hanno calcolato il Contenuto Elettronico Totale (TEC) lungo le traiettorie dei segnali di GPS e Galileo e lo hanno confrontato con le previsioni del </span><span>Global Core Plasma Model</span><span> (GCPM), uno dei modelli di riferimento</span><span> per descrivere l'ambiente di plasma interno alla magnetosfera. L'analisi delle misure di LuGRE conferma la capacità del modello di riprodurre la morfologia generale dell'ambiente di plasma, evidenziando tuttavia discrepanze significative nella regione di transizione. Nella fase diurna il modello sovrastima la densità del plasma, segno di una capacità di "ricarica" della ionosfera inferiore a quella ipotizzata mentre nella fase notturna, le misure mostrano densità superiori alle attese. <strong>Le </strong></span><strong>osservazioni hanno inoltre evidenziato strutture fini della densità elettronica non riprodotte dai modelli e hanno permesso di "vedere" il confine geometrico della plasmasfera</strong><span>, distinguendo le regioni dense a basse latitudini da quelle rarefatte delle alte latitudini.</span></p>
<p dir="ltr"><strong>I </strong><span><strong>risultati dimostrano che la superficie lunare offre un punto di osservazione privilegiato per studiare "dall'esterno" il plasma terrestre</strong>.</span><span> Questo studio rappresenta una dimostrazione di principio, ottenuta sfruttando in modo opportunistico i segnali GNSS; in prospettiva, </span><span>un <strong>osservatorio permanente sulla Luna potrebbe trasformare queste misure sporadiche in un monitoraggio continuo e globale</strong></span><span>. Combinando il moto orbitale mensile della Luna con la rotazione giornaliera della Terra, un ricevitore stabile potrebbe misurare sistematicamente il plasma a tutte le ore locali e tutte le latitudini, </span><strong>aprendo la strada a una ricostruzione quadridimensionale delle strutture di plasma e a una migliore comprensione dei fenomeni di "meteorologia spaziale" (space weather)</strong><span> che possono disturbare satelliti, sistemi di navigazione e comunicazioni.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Per la prima volta abbiamo usato la Luna come punto di vista per osservare il plasma che circonda la Terra, colmando una lacuna osservativa che resisteva da decenni»</span><span>, spiega </span><strong>Claudio Cesaroni</strong><span>, primo ricercatore dell'INGV e primo autore dello studio. </span><span>«Le differenze che troviamo rispetto ai modelli ci dicono che la rappresentazione attuale dell'ambiente circumterrestre deve ancora essere o affinata».</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Questo lavoro nasce da una collaborazione tra geofisica e ingegneria della navigazione satellitare»</span><span>, continua </span><strong>Claudio Cesaroni</strong><span>. </span><span>«La geometria Terra-Luna ci rende particolarmente sensibili alle quote più alte, dove il contributo della plasmasfera è dominante e più difficile da misurare con gli strumenti convenzionali».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Lo studio è frutto della collaborazione tra <strong>l'INGV e il Politecnico di Torino</strong>, e si è avvalsa del supporto del <strong>Centro di Osservazioni Spaziali della Terra (COS) dell'INGV.</strong></span></p>
<p dir="ltr">Link allo studio: Cesaroni, C., Spogli, L., Guerra, M., Ghidoni, R., Ventriglia, V., Minetto, A., et al. (2026). <a href="https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1029/2026GL121811" target="_blank" rel="noopener">Observing the Earth's plasmasphere and ionosphere from the lunar surface</a>. Geophysical Research Letters, 53, e2026GL121811.</p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Digital Education Hub: a Milano-Bicocca il laboratorio della didattica digitale e delle tecnologie A.I. per una formazione avanzata ]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/digital-education-hub-a-milano-bicocca-il-laboratorio-della-didattica-digitale-e-delle-tecnologie-ai-per-una-formazione-avanzata</link>
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                    <description><![CDATA[Milano-Bicocca presenta BICOCCA-DEH (Digital Education Hub), il progetto dell'Ateneo che fornirà strumenti che si affiancheranno all'attuale offerta formativa, per portare il sapere universitario oltre i confini dell'Ateneo, a cittadini, professionisti e lifelong learners]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_bcc7264c28531aa34dbc1442f0f15b12.webp" length="64266" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 23 Jun 2026 13:55:17 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><strong>Le università devono sempre più guardare oltre i loro confini non rivolgendosi solo ai propri studenti, ma coinvolgendo in percorsi formativi online, gratuiti e accessibili anche chi non è iscritto all'ateneo</strong><span>. Una rete di università si è unita per realizzare percorsi grazie <strong>all'</strong></span><strong>Intelligenza Artificiale</strong><span> e alle </span><span><strong>tecnologie digitali</strong> </span><span>in un'ottica di didattica inclusiva, innovativa e human-centered, che metta cioè la persona al centro dell'attività educativa. Fiore all'occhiello di questo progetto, la realizzazione</span><span> di un </span><span>centro per la progettazione, sviluppo e distribuzione </span><span>di questi corsi.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Ne fa parte </span><strong>Bicocca-DEH</strong><span><strong> (Digital Education Hub),</strong> il progetto promosso dall'</span><span>Università di Milano-Bicocca</span><span> e da </span><span>Fondazione Bicocc</span><span>a</span><span> all'interno della rete nazionale </span><a href="https://customer72157g.musvc2.net/e/tr?q=4%3d6e6R0d%26p%3dR%26s%3dbCU%26t%3dY8S0a%26y%3d9yRtJ_wyWq_8i_vrXx_6g_wyWq_7n1N2.9pDfPiKj.Gx_IV1T_SK%26B%3dqLxTgS.sCx%260x%3dY0ZB%26Rw%3dSEZ0aAZ6aDh2f9e6R0%26F%3d978Ze5gCj2DA82E9756d73jCjWDgi469g2B952Ab9V8gDU6BAYkg7S9BCX8bAR7B&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span>ALMA</span></a><span> (</span><strong>Advanced Learning Multimedia Alliance for Inclusive Academic Innovation</strong><span>). ALMA è uno dei tre Digital Education Hub (DEH) nazionali, finanziati dal PNRR, e che ha avuto una dotazione di 24 milioni di euro (1 milione e 670mila euro dei quali destinati all'ateneo milanese).</span></p>
<p dir="ltr"><span>Bicocca-DEH è stato presentato durante l'evento </span><span>"</span><a href="https://customer72157g.musvc2.net/e/tr?q=A%3dNc5YRb%26o%3dY%26A%3dZBb%26B%3dW7ZRY%26x%3dFGPsQ_EwVx_Pg_uypv_5n_EwVx_OlzUJ.QqG0Ee.GG_NT1m_XICIAqR6_NT1m_XIJBKnGAC-iMESdP1-7f91ApGz-DxKxJ-fCAPhP20-hBH9dR6Kq%26B%3d0QvTzX.qCG%26Ev%3dYSe0%26RF%3dXCZSf9ZOfBhOW8%26F%3dxeCfTdgeT8Chye0eOZfgUf0aUefY309gV0e9x7dd386eSf0DOa7bRe4YxW0gWBeB1A5A&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span>LOOKING FORWARD: Academic Human-Centered Education</span></a><span>"</span><span>, promosso dall'Università e dalla Fondazione e svoltosi il 22 giugno al <strong>Bicocca Pavilion</strong>. Un confronto sul ruolo dell'Intelligenza Artificiale nella didattica accademica, con interventi istituzionali, tavola rotonda e workshop. Tra gli altri, hanno preso parte il rettore dell'Università di Milano-Bicocca, </span><strong>Marco Emilio Orlandi</strong><span>, la presidente di Fondazione Bicocca, </span><strong>Giovanna Iannantuoni</strong><span>, la Chief Information Officer (CIO) del CERN, </span><strong>Enrica Porcari</strong><span>, il presidente onorario di Federica Web Learning (Università di Napoli Federico II), </span><strong>Mauro Calise</strong><span>, il direttore del Laboratorio di Intelligenza Artificiale, già rettore dell'Università della Calabria, </span><strong>Nicola Leone</strong><span>, la prorettrice alla Didattica di Milano-Bicocca, </span><strong>Cristina Palmieri</strong><span>, il delegato del rettore per le Tecnologie per il supporto didattico e responsabile scientifico del progetto, </span><strong>Maurizio Casiraghi</strong><span>, il giornalista, editorialista e inviato del Corriere della Sera, </span><strong>Massimo Sideri</strong><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il Digital Education Hub (DEH) dell'Università di Milano-Bicocca è un progetto dedicato <strong>all'</strong></span><strong>innovazione didattica inclusiva e allo sviluppo di competenze digitali per la formazione continua</strong><span>. i MOOC prodotti sono disponibili online, gratuiti e aperti anche alla cittadinanza, con possibilità di ottenere attestati e badge di partecipazione e l'obiettivo di fare della formazione digitale uno </span><strong>strumento di crescita personale e professionale per tutti</strong><span><strong>.</strong> All'interno del progetto verrà inaugurata</span><span> a breve anche una </span><strong>sala di registrazione e produzione multimediale</strong><span>, tecnologicamente ava</span><span>nzata, con sede principale nell'Edificio U1 "Atlas" del campus milanese, e sedi secondarie in altri Edifici e nel polo monzese. La sala di registrazione e produzione verrà</span><span> <strong>intitolata a Marco Bondi</strong></span><span>, ex responsabile settore Servizi digitali per la didattica, scomparso due anni fa.</span></p>
<p dir="ltr"><span>ALMA-DEH è </span><span>una </span><strong>rete composta da 13 università pubbliche italiane</strong><span>, compresa Milano-Bicocca, e <strong>dall'</strong></span><strong>Accademia di Belle Arti di Napoli</strong><span>, con <strong>l'</strong></span><strong>Università Federico II di Napoli</strong><span><strong> </strong>come capofila. L'obiettivo di ALMA è creare un </span><strong>ecosistema nazionale per la didattica digitale universitaria</strong><span><strong>,</strong> fondato su: formazione online aperta, innovazione didattica, micro-credential, lifelong learning, intelligenza artificiale applicata all'educazione, accessibilità e inclusione. </span><span>L'ateneo milanese guida l'Osservatorio Micro-Credential</span><span>, certificati digitali che attestano l'acquisizione di competenze trasversali, la formazione continua e l'aggiornamento professionale ottenuti tramite percorsi di apprendimento modulari e flessibili, un ponte tra università e mondo del lavoro.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il Bicocca-Digital Education Hub e gli altri progetti di ALMA si fondano su sei pilastri:</span></p>
<ul>
<li dir="ltr">
<p dir="ltr"><strong>Modularità e scalabilità</strong><span>: Percorsi formativi accessibili senza limiti geografici e facilmente componibili.</span></p>
</li>
<li dir="ltr">
<p dir="ltr"><strong>Convergenza</strong><span>: Integrazione tra apprendimento in presenza e online.</span></p>
</li>
<li dir="ltr">
<p dir="ltr"><strong>Apertura</strong><span>: Formazione aperta anche a pubblici esterni all'università.</span></p>
</li>
<li dir="ltr">
<p dir="ltr"><strong>Knowledge building</strong><span>: Formazione di docenti e personale sulla digital education.</span></p>
</li>
<li dir="ltr">
<p dir="ltr"><strong>Interattività e AI</strong><span>: Uso dell'intelligenza artificiale per migliorare apprendimento e coinvolgimento degli studenti.</span></p>
</li>
<li dir="ltr">
<p dir="ltr"><strong>Condivisione delle competenze</strong><span>: Scambio di pratiche e risorse tra gli atenei della rete.</span></p>
</li>
</ul>
<p dir="ltr"><span>ALMA-DEH garantirà la realizzazione di 100 MOOC (Massive Open Online Courses, corsi online aperti e accessibili a tutti), 50 contenuti digitali per programmi universitari, 50 contenuti digitali per il lifelong learning. </span><span><strong>Una vera e propria infrastruttura nazionale avanzata per la digital education</strong>.</span><span> È prevista un'utenza di almeno 80mila partecipanti in tutta Italia ai percorsi formativi.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Tra i contenuti al momento disponibili sulla </span><a href="https://customer72157g.musvc2.net/e/tr?q=0%3dLa4XPZ%26n%3dX%269%3dXAa%260%3dU6YPW%26w%3dEENrP_CuUw_Ne_txnt_4m_CuUw_MjqMzH.gIz5tK4Hi.R9CoFw.Cv_OlwR_Ya7qRCMg_OlwR_YaCpAzR.rEA_LSzk_WH0vNgD0L1Fy_LSzk_WFXLa%26f%3dJFMx0M.HgQ%264M%3d3cTa%26vP%3dMd4cUZ4YUcBYLY%26j%3dX1W5AUWBbS860L79YPY6bT9dB1VAdvd9cN68v5c8CMbgAxVe9P67gLY0cxXc9U66gU9A&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span>pagina web del progetto di Milano-Bicocca</span></a><span> e prodotti nel nostro Ateneo, si possono segnalare </span><strong>quattro MOOC</strong><span> ("Open Badge e Microcredenziali: capire, valutare e progettare"; "Biodiversità"; "Esplorare l'Anatomia Umana in 3D" e "Corso di produzione video in e-Learning") </span><span>e il <strong>webinar</strong></span><span> "<strong>AI e Universal Design for Learning: possibili connessioni tra linee guida, strategie e pratiche inclusive</strong>".</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Il Digital Education Hub è uno strumento attraverso cui l'università mette il proprio sapere a disposizione di chi desidera accedere a nuove opportunità di apprendimento </span><span></span><span> ha dichiarato il rettore dell'Università di Milano-Bicocca, </span><strong>Marco Emilio Orlandi</strong><span> </span><span></span><span>. La conoscenza è un bene pubblico e, come tale, non riguarda soltanto gli studenti dell'Ateneo, ma anche chi, nelle diverse fasi della vita, desidera continuare a formarsi e aggiornare le proprie competenze». </span></p>
<p dir="ltr"><span>«L'Intelligenza artificiale è già entrata nei luoghi della formazione e la vera sfida non è inseguirla, ma costringerla dentro una gerarchia di valori educativi. ha dichiarato </span><strong>Giovanna Iannantuoni</strong><span>, presidente di Fondazione Bicocca . Innovare non significa rendere più rapido ciò che prima richiedeva fatica, confronto, dubbio ed errore, ma usare la tecnologia per rafforzare competenze, autonomia, coscienza critica e libertà. Il Digital Education Hub nasce anche per questo: mettere gli strumenti digitali al servizio della persona, della qualità dell'apprendimento e di una formazione realmente inclusiva».</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Accademia Nazionale di Agricoltura: la salvaguardia del suolo come nuovo asset produttivo e ambientale]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/accademia-nazionale-di-agricoltura-la-salvaguardia-del-suolo-come-nuovo-asset-produttivo-e-ambientale</link>
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                    <description><![CDATA[Oggi l'unico settore in grado di assorbire CO2 è la gestione del suolo. L'incremento del sequestro di carbonio rappresenta una necessità prioritaria per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici in agricoltura]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_d604518194e228f907dcbd0608a59764.webp" length="118428" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 23 Jun 2026 13:55:14 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span>Si è tenuto il 16 giugno 2026 l'incontro <b><i>"</i>Crediti di carbonio e di natura<i>" </i></b>che ha visto il <b>Dott.</b> <b>Gian Luca Bagnara</b>, economista esperto di agribusiness, <b>ospite dell''Accademia Nazionale di Agricoltura</b>, per trattare il ruolo della biodiversità del suolo e del carbon farming come strumenti chiave per la neutralità climatica e il ripristino degli ecosistemi in Europa.</span><span> </span><span>In particolare il Dott. Bagnara ha approfondito il concetto di <b>"nature credits"</b>, cioè quei meccanismi finanziari, capaci di valorizzare economicamente i servizi ecosistemici generati dai suoli agricoli.</span><span></span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">Il carbon credits copre il 28% delle emissioni globali, ma 1 miliardo di tonnellate di crediti non sono stati ritirati</h3>
<p class="v1MsoNormal"><span>A livello mondiale il <strong>mercato dei crediti di carbonio</strong> rappresenta uno dei principali strumenti economici delle politiche climatiche internazionali e, secondo il report <strong>"State and Trends of Carbon Pricing 2025" </strong>promosso dalla Banca Mondiale, i sistemi di carbon pricing coprono circa il 28% delle emissioni globali e hanno generato oltre 100 miliardi di dollari di entrate pubbliche nel 2024. Nonostante ciò il settore evidenzia un eccesso di offerta rispetto alla domanda, con circa 1 miliardo di tonnellate di crediti non ritirati, e un conseguente indebolimento delle quotazioni a livello internazionale. In agricoltura il <strong>carbon farming</strong> assume una valenza strategica non solo per la mitigazione climatica, ma anche per contrastare il progressivo declino della fertilità dei suoli e della produttività agricola, con numerose opportunità che riguardano la valorizzazione economica del capitale naturale e dei servizi ecosistemici.</span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">La europea: obiettivo -90% di emissioni, ma NET zero difficile da raggiungere</h3>
<p class="v1MsoNormal"><span>La legge europea sul clima prevede un traguardo intermedio vincolante di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 90%, rispetto ai livelli del 1990, e l'uso di crediti internazionali di alta qualità fino a un massimo del 5%, a partire dal 2036. Un traguardo che si scontra con le criticità rappresentate, nell'UE, da un <strong>gap di competenze per la transizione ecologica</strong> nel settore agroalimentare e poca trasparenza dei mercati degli ETS (European Unione Emission Trading System) che rischiano di portare alla compensazione lungo la filiera fino al consumatore. In Europa industria e supermercati possono ridurre le emissioni, con forti investimenti, ma difficilmente raggiungere "NET zero" senza acquisire certificati di carbonio dal mercato o dai fornitori, e la carenza di metodologie, strumenti di tracciabilità, monitoraggio e verifica scoraggiano tali investimenti. Per l'agricoltura i costi non sono competitivi e i valori inferiori a 70 $/t CO e superfici inferiori a 1.000 ettari rendono poco sostenibili i progetti.</span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">Il passaggio da carbon credit a nature credit e il suolo come asset fondamentale</h3>
<p class="v1MsoNormal"><span>Oggi l'elemento innovativo più rilevante è il passaggio dal concetto di "<strong>Carbon Credit</strong>" a quello di "<strong>Nature Credit</strong>", che amplia la valutazione economica includendo non solo il carbonio sequestrato, ma l'insieme dei servizi ecosistemici generati dal capitale naturale. Il <strong>suolo</strong>, in questo modo, viene considerato un asset produttivo e ambientale in grado di generare valore attraverso carbonio, biodiversità e qualità biologica aiutato, inoltre, dall'esistenza di sistemi di misurazione del carbonio organico del suolo e del microbioma che consentono di sviluppare metodi di certificazione più completi e coerenti. Gli <strong>obiettivi di sostenibilità</strong>, insieme all'utilizzo della blockchain e di tecnologie avanzate di monitoraggio, quali sensori, telerilevamento, droni e sistemi di raccolta dati in tempo reale per capire la salute del suolo potrebbero così essere raggiunti in maniera sostenibile grazie a tale sistema integrato.</span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">Opportunità storica per le caratteristiche dell'agricoltura italiana</h3>
<p class="v1MsoNormal"><span>Per l'agricoltura italiana caratterizzata, in particolare, da produzioni ad elevato valore aggiunto e forte legame territoriale, il "natura credit" può diventare un alleato fondamentale, in grado di rendere economicamente riconoscibili carbonio, biodiversità e capitale naturale fornendo l'opportunità di integrare la produzione agricola tradizionale con la generazione certificata di servizi ecosistemici. Lo stesso dicasi anche per il comparto zootecnico nazionale che potrebbe usufruire di significative opportunità, attraverso la riduzione delle emissioni di CH e NO, la valorizzazione dei reflui e l'impiego dei <strong>prodotti RENURE</strong> (fertilizzanti ottenuti dal recupero dei liquami e digestati che, attraverso i processi di trattamento che separano e concentrano l'azoto li rendono simili ai concimi minerali).</span><span class="v1Titolo1Carattere"><span> </span></span><span>Un modello di filiera integrata in cui il valore ambientale, prodotto dall'azienda agricola, viene trasferito lungo la catena agroalimentare fino al consumatore.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Astrofisica: individuato un sistema planetario "improbabile" modellato da una nana bruna]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/astrofisica-individuato-un-sistema-planetario-improbabile-modellato-da-una-nana-bruna</link>
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                    <description><![CDATA[Lo studio di un team internazionale che ha caratterizzato TOI-201 c, una nana bruna transitante, rivela un sistema compatto e complanare in cui la presenza di un oggetto massiccio ed eccentrico ridefinisce i confini di stabilità dei pianeti interni]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_60177bae5bb0ecd5790355c43d5e45b2.webp" length="66720" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 23 Jun 2026 13:55:12 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span>Individuando un singolo e rarissimo evento di "mono-transito" nei dati del satellite <strong>TESS</strong> della <strong>NASA</strong>, un team internazionale guidato dall'<strong>European Southern Observatory (ESO)</strong>, a cui partecipa anche <strong>l'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF),</strong> ha portato alla luce un sistema planetario che sfida le nostre conoscenze sui meccanismi di formazione planetaria. All'origine della scoperta c'è la <strong>nana bruna massiccia </strong></span><span><strong>TOI-201 c</strong>, </span><span>cioè una stella mancata con una massa a cavallo tra i pianeti giganti e le stelle di piccola massa, che, </span><strong>nonostante la sua orbita fortemente ellittica, ha permesso la formazione di un sistema multi-pianeta in una zona ristretta all'interno della sua orbita</strong><span>. Si tratta di uno scenario nuovo e inaspettato.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Lo studio, pubblicato il 17 giugno</span><span> </span><span>sulla rivista </span><strong>Nature</strong><span>, vede una forte impronta italiana; tra i primi firmatari figura infatti </span><span><strong>Luca Naponiello</strong>, </span><span>ricercatore dell'INAF e secondo autore del paper, assieme ai colleghi <strong>Aldo Bonomo e Alessandro Sozzetti</strong>. La collaborazione, inoltre, ha coinvolto anche ricercatori delle </span><span><strong>Università di Milano e di Roma Tor Vergata</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>TOI-201 c ha una massa che lo colloca quasi al limite superiore "classico" che separa i pianeti giganti dalle nane brune, fissato convenzionalmente a 13 masse gioviane, ed è un oggetto molto singolare sotto diversi aspetti. In primo luogo, «è l'oggetto transitante con il </span><span><strong>periodo orbitale più lungo di cui sia nota la massa»</strong></span><span>, come sottolinea lo stesso <strong>Naponiello</strong>, pari a circa <strong>2881 giorni</strong>, equivalenti a poco meno di otto anni. «A causa della grande distanza dalla stella, la probabilità che un simile oggetto passi esattamente davanti al disco stellare, visto dalla Terra, è molto bassa», aggiunge.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Ma la novità </span><span>emersa da questo studio </span><span>è che gli <strong>altri due "inquilini" ospitati all'interno del sistema sono entrambi transitanti e disposti su</strong></span><strong> piani orbitali perfettamente allineati e complanari</strong><span> rispetto alla nana bruna: una super-Terra rocciosa (TOI-201 d) con un periodo di appena 5,8 giorni e un gioviano moderatamente caldo gassoso (TOI-201 b) situato su un'orbita intermedia di circa 53 giorni. </span><span>La nana bruna </span><span>TOI-201 c, infatti, </span><span>ha <strong>un'orbita molto ellittica</strong></span><span> (eccentricità 0,622) e questo, unito alla sua grande massa, </span><strong>causa una forte perturbazione gravitazionale che rende dinamicamente instabili tutte le regioni a distanze superiori a quella Sole-Marte.</strong></p>
<p dir="ltr"><span>Gli astronomi lo definiscono un </span><strong>sistema ristretto</strong><span>: pur non impedendo la loro formazione, «la presenza della nana bruna su un'orbita così ellittica ha costretto i pianeti a formarsi e sopravvivere occupando esclusivamente i confini più interni e caldi del disco primordiale. Inoltre, i dati mostrano che al passaggio ravvicinato della nana bruna, il gioviano subisce</span><span> </span><span>forti e repentine variazioni sul tempo di transito</span><span>, </span><span>a testimonianza di una serrata e vigorosa interazione dinamica in corso tra i due giganti», evidenzia il ricercatore.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il risultato è stato reso possibile combinando i transiti fotometrici dallo spazio con una massiccia campagna di monitoraggio spettroscopico da terra. Ai dati della letteratura scientifica si sono aggiunte nuove misurazioni della velocità radiale ottenute con spettrografi dell'ESO come FEROS e PLATOSPEC. </span></p>
<p dir="ltr"><span>«Questa scoperta aggiunge un tassello fondamentale alla comprensione di come nascano i pianeti, anche in compagnia di oggetti massicci in orbite esterne, perfino molto eccentriche. Essa sfida i modelli teorici che prevedono generalmente la formazione dei gioviani nelle regioni più esterne, oltre la linea di condensazione dell'acqua, a circa 2-3 unità astronomiche, con successiva migrazione verso la stella», sottolinea</span><span> <strong>Aldo Bonomo</strong></span><span> dell'INAF.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Gli oggetti con periodi così lunghi scoperti in transito si contano sulle dita di una mano, e TOI-201 d è in assoluto il primo ad avere una massa confermata grazie a precise misurazioni della velocità radiale. In secondo luogo, si tratta «del primo corpo celeste che potrà essere caratterizzato contemporaneamente attraverso quattro metodi diversi, ovvero i transiti fotometrici, le variazioni dei tempi di transito, le velocità radiali e, non appena saranno pubblicati i dati della release Gaia DR4, l'astrometria spaziale. Con il quarto rilascio dei dati di Gaia potremo, inoltre, ricostruire l'orbita 3D della nana bruna», conclude </span><strong>Alessandro Sozzetti</strong><span>, direttore dell'INAF-Osservatorio Astrofisico di Torino.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Link allo studio: <a href="https://www.nature.com/articles/s41586-026-10586-5" target="_blank" rel="noopener">"A very eccentric brown dwarf coplanar to a warm Jupiter and a hot super Earth"</a>, di Matías I. Jones, Luca Naponiello, Trifon Trifonov et al., pubblicato sulla rivista Nature.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Politiche abitative: dal Comune di Milano sostegno staordinario all'affitto per giovani lavoratrici e lavoratori]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/politiche-abitative-dal-comune-di-milano-sostegno-staordinario-allaffitto-per-giovani-lavoratrici-e-lavoratori</link>
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                    <description><![CDATA[La misura del Comune di Milano comprende fino a 2.400 euro per chi spende oltre un terzo del reddito in canone. Risorse per due milioni di euro nel Bilancio 2026 per sostenere giovani lavoratrici e lavoratori nel pagamento dell'affitto sul mercato libero]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_e0bd722e8251c37882a4202d6698fe95.webp" length="141100" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Mon, 22 Jun 2026 13:45:35 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span><strong>Il Comune di Milano</strong> <strong>stanzia 2 milioni di euro di risorse proprie nel Bilancio 2026 per sostenere giovani lavoratrici e lavoratori nel pagamento dell'affitto sul mercato libero</strong>. La misura, approvata oggi dalla Giunta comunale su proposta degli assessori <strong>Emmanuel Conte e Fabio Bottero, </strong>prevede l'erogazione di un contributo economico <strong>una tantum fino a 2.400 euro a favore di chi destina più del 30% del proprio reddito netto mensile al canone di locazione. </strong></span></p>
<p><span>L'iniziativa, tassello importante delle <strong>Politiche Abitative e del Piano straordinario per la Casa Accessibile,</strong> concorre a rispondere a un'esigenza documentata e crescente: quella di lavoratori e lavoratrici dipendenti, precari, autonomi, con contratti di ricerca, apprendistato, tirocinio, che pur avendo un impiego faticano a restare in città perché il costo dell'affitto erode una quota non sostenibile del loro reddito. Una dinamica che non riguarda più solo chi si trova in condizioni di estremo disagio, ma categorie essenziali per il funzionamento della città: personale sanitario, insegnanti, addetti ai trasporti, lavoratori al primo impiego. </span></p>
<p><span>Possono presentare domanda <strong>le lavoratrici e i lavoratori under 35 residenti a Milano</strong> (o che si impegnano a trasferirvi la residenza entro sei mesi) <strong>e titolari di un contratto di locazione per un'abitazione sul territorio del Comune</strong>. I limiti di reddito lordo annuo sono fissati a 40.000 euro per i nuclei monocomponenti e a 60.000 euro per i nuclei di due o più persone. Il contributo copre la differenza necessaria a ricondurre l'incidenza del canone entro il 30% del reddito netto, fino a un massimo di 2.400 euro, che saranno erogati direttamente all'inquilino. </span></p>
<p><span>Sono ammessi i contratti di locazione ordinari a canone libero e a canone concordato. Sono esclusi i contratti transitori e chi ha già beneficiato di un contributo pubblico a sostegno dell'affitto. </span></p>
<p><span>«Con questa delibera  spiega l'assessore al Bilancio, Demanio e Piano straordinario Casa, Emmanuel Conte  chiudiamo un ciclo di iniziative che abbiamo avviato sei mesi fa con la presentazione del Piano Straordinario per la Casa Accessibile. Siamo intervenuti su tre orizzonti temporali: nel lungo periodo con i bandi per realizzare nuove case accessibili, nel medio con il recupero del patrimonio esistente e gli avvisi per acquistare immobili da soggetti pubblici e privati e, con questa misura, nell'immediato aiutiamo chi oggi fatica a sostenere il costo dell'affitto. Le giovani e i giovani lavoratori non sono soltanto una categoria da sostenere: sono una risorsa indispensabile per Milano. Se un infermiere, una insegnante, un ricercatore o una giovane professionista non riescono a vivere nella città in cui lavorano, la politica deve intervenire. Per questo abbiamo scelto di finanziare questa misura con risorse comunali: sostenere chi contribuisce ogni giorno alla vita economica e sociale della città è una responsabilità pubblica e un investimento sulla sua attrattività». </span></p>
<p><span>«Con questa nuova misura si amplia il ventaglio dell'offerta di sostegni e strumenti che l'Amministrazione comunale mette a disposizione di giovani lavoratori e lavoratrici under 35 residenti nella nostra città, per il mantenimento dell'affitto nel mercato privato  spiega l'assessore all'Edilizia Residenziale Pubblica <strong>Fabio Bottero</strong> . La nuova misura andrà ad affiancare e a rendere più completa la risposta che il Comune di Milano ha elaborato e sta realizzando per ridurre l'impatto del caro-affitti sulla fascia intermedia della popolazione, a cominciare da chi è entrato da poco nel mondo del lavoro. Vogliamo che coloro che stanno iniziando a Milano il loro percorso di vita, personale e professionale trovino nella nostra città un interlocutore in grado di accogliere le loro esigenze abitative, di dare loro fiducia e un aiuto concreto a costruire il loro futuro». </span></p>
<p><span>La misura verrà gestita con il supporto di <strong>Milano Abitare</strong>, agenzia per l'affitto accessibile del Comune. Le domande saranno valutate in ordine cronologico di presentazione fino a esaurimento delle risorse. L'avviso pubblico per poter accedere alla nuova misura sarà a breve pubblicato sul sito del Comune di Milano. </span></p>
<p><span>Al contributo varato oggi si affianca "<strong>Misura Unica Sostegno Affitti Giovani Lavoratori</strong>", attiva da giugno 2025 e attualmente in corso, che prevede l'erogazione di un contributo fino a 2.400 euro, una tantum, per sostenere i costi dell'affitto privato in città di lavoratori e lavoratrici under 35 residenti a Milano (Isee fino a 26.000 euro), la cui sede di impiego è nel territorio comunale. In questo caso, il contributo viene richiesto dall'inquilino ed è erogato al proprietario, a parziale copertura del canone di locazione.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Il Politecnico di Torino al centro del dialogo accademico tra Europa e Cina]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/europa-e-cina-presso-il-politecnico-di-torino-leurope-china-technical-university-presidents-dialogue-forum-e-il-workshop-seeep</link>
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                    <description><![CDATA[L'ateneo torinese ha ospitato l'Europe-China Technical University Presidents Dialogue Forum e il workshop SEEEP, riunendo a Torino i vertici di alcune delle più prestigiose università europee e cinesi]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_dbf3dbb11dec165c5509575961837a14.webp" length="58732" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Mon, 22 Jun 2026 13:45:27 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<div class="v1elementToProof">
<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-6e69c296-7fff-c0ae-f827-24ebf5797ffc"><span>Il <strong>Politecnico di Torino</strong> è stato il punto di riferimento del dialogo accademico tra Europa e Cina, accogliendo il 15 e 16 giugno <strong>l'</strong></span><strong>Europe-China Technical University Presidents Dialogue Forum e il 14° Workshop della Sino-European Engineering Education Platform (SEEEP)</strong><span><strong>:</strong> due eventi che hanno riunito rettori, docenti, ricercatori e delegazioni accademiche per confrontarsi sulle prospettive della collaborazione internazionale nell'ambito della ricerca e della formazione universitaria.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La giornata del 15 giugno è stata dedicata al </span><strong>Dialogue Forum</strong><span>, iniziativa promossa dal </span><strong>Ministero dell'Istruzione della Repubblica Popolare Cinese</strong><span> che rappresenta uno dei principali momenti di confronto tra i sistemi universitari dei due continenti. Giunto alla sua </span><strong>terza edizione</strong><span>, dopo quelle ospitate dall'Università Politecnica di Madrid e dalla Tongji University di Shanghai, il Forum ha scelto Torino come sede dell'appuntamento 2026, riconoscendo il ruolo sempre più strategico del Politecnico nello sviluppo delle relazioni accademiche internazionali e nella costruzione di partnership globali nei settori della formazione superiore, della ricerca e dell'innovazione.</span></p>
<p dir="ltr"><span>L'evento ha riunito i rappresentanti di </span><strong>25 università europee e cinesi</strong><span>, tra cui 12 dei più importanti atenei della Cina, appartenenti al programma nazionale "Double First Rate", che identifica le università di eccellenza del Paese. Molte di queste istituzioni collaborano da anni con il Politecnico attraverso programmi di doppio titolo, laboratori congiunti, progetti di ricerca e iniziative di mobilità internazionale.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Ad aprire il Forum è stata la cerimonia inaugurale, durante la quale il Politecnico di Torino ha accolto le delegazioni partecipanti in qualità di sede dell'evento, seguita da una serie di sessioni plenarie dedicate alle prospettive della collaborazione universitaria tra Europa e Cina. L'Ateneo ha inoltre promosso momenti di confronto diretto con le università partner, finalizzati a consolidare le collaborazioni in corso e a individuare nuove progettualità condivise nei principali ambiti strategici della ricerca e dell'innovazione.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Le grandi sfide globali che caratterizzano il nostro tempo richiedono una capacità sempre maggiore di costruire ponti tra università e sistemi della ricerca in un contesto di dialogo internazionale. </span><span>  ha dichiarato il Rettore </span><strong>Stefano Corgnati</strong><span> aprendo i lavori del Forum  </span><span>In questo quadro, le relazioni accademiche non rappresentano soltanto un'opportunità di collaborazione, ma una responsabilità condivisa per generare conoscenza, formare nuove competenze e contribuire allo sviluppo delle nostre società. Da anni il Politecnico investe nello sviluppo di una rete internazionale solida e dinamica, fondata sulla condivisione di conoscenze, competenze e progettualità comuni e ha nella Cina un partner distintivo. Ospitare l'Europe-China Technical University Presidents Dialogue Forum e il workshop SEEEP significa contribuire concretamente al rafforzamento del dialogo accademico tra Europa e Cina, favorendo la costruzione di reti internazionali fondate sulla collaborazione, sulla condivisione delle competenze e sulla crescita reciproca. Si tratta di iniziative che danno forma a uno degli obiettivi strategici del nostro Ateneo: consolidare la dimensione internazionale del Politecnico attraverso partnership di alto profilo, la mobilità di studenti, docenti e ricercatori e lo sviluppo di progetti comuni capaci di generare valore per la ricerca, la formazione e la società».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il </span><strong>16 giugno</strong><span> nella sede centrale del Politecnico di Torino si è svolto il </span><strong>14° Workshop della Sino-European Engineering Education Platform (SEEEP), nell'ambito della rete CLUSTER, attualmente guidata dal Politecnico di Torino</strong><span>. Dal suo lancio a Shanghai nel 2010, SEEEP riunisce 18 atenei tecnologici cinesi di primo piano e 12 prestigiose università europee, che quest'anno diventano 13 con l'ingresso dell'Università di Strathclyde, fra cui le 7 fondatrici della </span><a href="https://email.mddr.polito.it/c/eJxEzz1uxCAQQOHTQBcEAwa7mCKNr7HCnnF2JP8J8FrJ6aNNkwt8eo-wW2gmrxld6l20XR-T5i3L-qgnk_zIsTNC9J23DAwq2K1-RTAbk2SiwrUaafqJgQKn2Q1-SpQSTMFTDrMfOstLnxenBcFCtNFFZ72zyaQ45LwssedguzhNb5uomPNYpR1vdcVna2dV_lPBqGC879tcuzT-uHZ5canSvg1fCkZdsDDlv1wVrLS8SoZgdr6r_j95CCH0kMKgG-oXwm8AAAD__3Z9UHc" target="_blank" rel="noopener"><span>European University Alliance Unite!</span></a><span>.</span><span> L'obiettivo primario di SEEEP è agevolare l'eccellenza nella formazione dei talenti, i programmi di doppia laurea, lo scambio di studenti e docenti, e la ricerca congiunta. In questo contesto si inserisce anche il più ampio coordinamento con la rete, che rafforza le attività di cooperazione accademica e scientifica tra i partner europei e cinesi. Su questa scia </span><span>il <strong>17 e 18 giugno si è tenuta la General Assembly di CLUSTER</strong></span><span>, ospitata anch'essa dall'ateneo torinese, confermando il ruolo dell'Ateneo nel coordinamento strategico delle attività e nello sviluppo delle linee future della collaborazione internazionale.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Docenti, ricercatori e delegazioni accademiche sono stati coinvolti in sessioni dedicate a temi strategici come </span><strong>fonti di energia rinnovabili, robotica e intelligenza artificiale, energia nucleare</strong><span><strong>.</strong> A conclusione della giornata è stato sottoscritto, nell'ambito del SEEEP, un </span><span>nuovo Memorandum of Understanding</span><span> che definirà il quadro della collaborazione </span><span>per i prossimi cinque anni</span><span>. L'accordo rafforza il partenariato tra gli atenei coinvolti, promuovendo nuove opportunità di cooperazione nella formazione, nella ricerca e nella mobilità internazionale e consolidando le attività già sviluppate in ambiti strategici quali la sostenibilità, l'ingegneria e l'innovazione.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La scelta di Torino come sede del Forum e del workshop SEEEP testimonia il ruolo sempre più rilevante del Politecnico nelle relazioni accademiche tra Europa e Cina: </span><span>«Questi due importanti appuntamenti hanno offerto l'opportunità di consolidare partnership scientifiche e formative già attive e di sviluppare nuove prospettive di collaborazione in ambiti strategici per il futuro, dalla transizione energetica alle tecnologie avanzate, dal design all'architettura. </span><span> commenta il Vicerettore per l'Internazionalizzazione </span><strong>Alberto Sapora</strong><span>  </span><span>In particolare, il dialogo con le università cinesi si conferma di grande rilevanza per il Politecnico di Torino, alla luce del ruolo strategico che la Cina riveste nel panorama globale della ricerca, dell'innovazione e della formazione avanzata. In un contesto internazionale caratterizzato da sfide sempre più complesse, il confronto tra università rappresenta uno strumento essenziale per favorire la circolazione delle conoscenze, promuovere l'innovazione e costruire reti di collaborazione capaci di generare nuove opportunità di ricerca, formazione e sviluppo per le nuove generazioni».</span></p>
<p dir="ltr"><span>A evidenziare il significato del nuovo Memorandum SEEEP e le prospettive future della collaborazione è stato il professor </span><strong>Roberto Zanino</strong><span>, Segretario Generale della rete CLUSTER:</span><span> «Dopo quindici anni di collaborazione con i nostri partner cinesi in SEEEP, CLUSTER rinnova il suo impegno nel costruire una comunità internazionale solida, dinamica e di ampio respiro. Il nuovo memorandum prevede un impegno crescente nell'organizzazione di scambi, azioni e opportunità per le comunità di tutte le università coinvolte, dimostrando che la ricerca, l'istruzione e la cooperazione tra Atenei d'eccellenza possono creare legami duraturi fra Europa e Cina, strutturati e capaci di rispondere alle nuove sfide globali».</span></p>
</div>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Da Lecce una nuova tecnologia green: scarti di sughero per depurare l'acqua]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/da-lecce-una-nuova-tecnologia-green-scarti-di-sughero-per-depurare-lacqua</link>
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                    <description><![CDATA[Un team Cnr-Nanotec, in collaborazione con l'Università del Salento, ha sviluppato un materiale in grado di rimuovere oli e sostanze inquinanti dall'acqua, ottenuto da scarti industriali di sughero. I risultati sono pubblicati sul Journal of Hazardous Materials]]></description>

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                    <pubDate>Mon, 22 Jun 2026 13:45:24 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-5e871952-7fff-0b66-245b-4663d29d98f0"><span>Un team di ricerca <strong>dell'Istituto di nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche di Lecce (Cnr-Nanotec)</strong> ha sviluppato, in collaborazione con <strong>l'Università del Salento</strong>, un <strong>nuovo materiale ottenuto dal riutilizzo di scarti industriali di sughero</strong>, <strong>in grado di rimuovere oli e inquinanti dall'acqua.</strong> La nuova <strong>tecnologia green</strong> è un risultato del progetto <strong>MSP4Water</strong>, finanziato dal fondo per la crescita sostenibile del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), dedicato allo sviluppo di innovazioni per affrontare le crescenti sfide legate alla scarsità e alla qualità dell'acqua. Il risultato è pubblicato sulla rivista </span><strong>Journal of Hazardous Materials</strong><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Il processo sviluppato si basa sul riutilizzo di scarti industriali di sughero, trasformati in carbonio grafitico e integrati in una struttura porosa in grado di assorbire selettivamente oli e sostanze inquinanti», spiega il ricercatore <strong>Antonio Turco</strong>, uno dei responsabili del gruppo EDGE-Tech di Cnr-Nanotec. «Si evita così l'impiego di solventi chimici, utilizzando tecniche a basso impatto, rendendo il materiale efficace e potenzialmente applicabile a livello industriale».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Le spugne ottenute sono prive di tossicità e mostrano elevata capacità di assorbimento, rapidità di azione e riutilizzabilità, caratteristiche utili nella bonifica ambientale, dalla gestione di sversamenti industriali al trattamento di acque contaminate.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Il percorso di ricerca che portiamo avanti da anni sui materiali a base di carbonio per applicazioni ambientali ha consentito di sviluppare diverse soluzioni innovative basate su nanotubi di carbonio e grafene per la separazione acqua-olio e la rimozione di contaminanti», aggiunge <strong>Francesco Ferrara</strong>, coordinatore dell'unità Cnr nel progetto MSP4Water. «Questo risultato ne rappresenta un'evoluzione, con una crescente attenzione a sostenibilità e valorizzazione di materiali di scarto».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Lo studio Cnr-Nanotec vede il coinvolgimento tra gli altri del primo ricercatore <strong>Clara Piccirillo</strong> e delle assegniste di ricerca <strong>Roberta Di Maio e Antonella Iaia</strong>. «Questo nuovo avanzamento nelle soluzioni sostenibili per la tutela delle risorse idriche conferma la rilevanza della ricerca sviluppata a Lecce nei materiali avanzati per la bonifica ambientale, un filone riconosciuto a livello internazionale, e rafforza il nostro territorio come riferimento nel settore», conclude <strong>Fabrizio Illuminati</strong>, direttore Cnr-Nanotec.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Link all'articolo: "<a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0304389426010666?via%3Dihub" target="_blank" rel="noopener">Mechanochemical upcycling of pyrolyzed cork waste into biocompatible superhydrophobic PDMS sponges for passive oilwater separation</a>" </span></p>
<p dir="ltr"><span>Antonella Iaia, Roberta Di Maio, Clara Piccirillo, Valeria Garzarelli, Concetta Nobile, Alessia Rinaldi, Viviana Vergaro, Elisabetta Primiceri, Antonio Grieco, Maria Serena Chiriaco, Antonio Turco, Francesco Ferrara - Journal of Hazardous Materials, Volume 510, 1 June 2026</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Sicurezza dei minori online: l'Eurobarometro conferma il legame tra uso dei social media e il benessere dei giovani]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/sicurezza-dei-minori-online-leurobarometro-conferma-il-legame-tra-uso-dei-social-media-e-il-benessere</link>
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                    <description><![CDATA[Il panel UE sulla sicurezza dei minori online ha concluso i lavori e presenterà raccomandazioni il 13 luglio. I dati Eurobarometro mostrano che luso intenso dei social media e del tempo davanti agli schermi influisce sul benessere dei giovani]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_cc1b7c9cd7632629fd3a1c5b19ad45d9.webp" length="74284" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Mon, 22 Jun 2026 13:45:18 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p>Il 16 giugno 2026 il panel speciale sulla <strong>sicurezza dei minori online</strong> si è riunito per la terza e ultima volta. Il 13 luglio i copresidenti del panel presenteranno alla presidente <strong>Ursula</strong><span> </span><strong>von der Leyen</strong><span> </span>raccomandazioni su come rafforzare ulteriormente il quadro innovativo dell'UE per la protezione dei minori online.</p>
<p>Una nuova<span> </span>indagine Eurobarometro<span> </span>pubblicata in occasione della riunione finale del panel conferma l'impatto significativo dei social media e dell'eccessivo tempo trascorso davanti allo schermo sulla salute mentale e fisica dei giovani. In media, i giovani di tutta Europa trascorrono online 4,5 ore durante una giornata scolastica e 6,1 ore al giorno nei fine settimana. Il dato più eclatante è che il 14% degli adolescenti riferisce di trascorrere davanti a uno schermo oltre 10 ore al giorno.</p>
<p>La Presidente della Commissione europea, <strong>Ursula</strong><span> </span><strong>von der Leyen</strong>, ha dichiarato: <span>«</span>I social media possono mettere le persone in contatto tra di loro ed essere fonte di ispirazione. Ma quando un giovane su tre afferma che utilizzandoli avverte un senso di stress, di tristezza o di esclusione, non possiamo ignorare l'impatto che hanno sulla sua salute mentale e sul suo benessere. Inoltre il fatto che un quarto dei nostri giovani si trovi ad affrontare contenuti problematici online, dai discorsi d'odio alle pressioni estetiche o all'improvvisa comparsa di immagini violente, rivela chiaramente che un cambiamento è necessario».</p>
<h3>Riunione finale del panel speciale</h3>
<p>Alla riunione finale del panel speciale hanno partecipato rappresentanti di giovani, educatori, rappresentanti di genitori, esperti giuridici, specialisti informatici, professionisti del settore medico e difensori dei diritti dei minori. Le discussioni sono state incentrate sugli insegnamenti appresi e sulle buone pratiche nell'UE e nei paesi partner, come pure su temi cruciali quali la responsabilizzazione dei genitori e dei tutori per garantire il benessere dei loro figli online.</p>
<p>Il punto di partenza della riunione sono state le informazioni tratte dai<span> </span><a href="https://commission.europa.eu/topics/digital-economy-and-society/protecting-children-online/special-panel_en?prefLang=it" target="_blank" rel="noopener">due precedenti incontri del panel speciale</a><span> </span>sulla sicurezza dei minori online, in cui erano stati esaminati rispettivamente i rischi e i vantaggi dei servizi digitali per i minori e il quadro normativo dell'UE per la protezione dei minori online.</p>
<h3>Indagine Eurobarometro sull'uso dei social media</h3>
<p>Dagli ultimi dati della nuova indagine Eurobarometro pubblicata oggi si evince che quasi un adolescente su tre riferisce esplicitamente di sentirsi stressato, triste o socialmente escluso a motivo dei social media. <strong>Il 45% degli adolescenti intervistati riconosce che quando utilizza i social media tende a confrontarsi con gli altri, mentre circa un quarto degli adolescenti si è imbattuto in contenuti problematici online, tra cui i discorsi d'odio (25%).</strong></p>
<p>Sebbene Eurobarometro riconosca l'importanza dei social media per mantenersi in contatto con gli altri e quale fonte di informazioni, i risultati evidenziano il forte legame tra l'età in cui i giovani iniziano a utilizzare i social media e il tempo totale che trascorrono davanti a uno schermo. Coloro che hanno iniziato a utilizzare i social media prima dei 10 anni riferiscono di trascorrere quotidianamente 7,5 ore davanti a uno schermo nel fine settimana, rispetto alle 5,7 ore di chi ha iniziato a utilizzare i social media dopo i 14 anni.</p>
<p>Dall'<a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/factpages/childrens-protection-online-high-priority-92-europeans" target="_blank" rel="noopener">Eurobarometro sul decennio digitale</a>, condotto tra febbraio e marzo 2026, è emerso che il 92% degli europei considera quale priorità politica assoluta la necessità di rafforzare ulteriormente la protezione dei minori e dei giovani online.</p>
<h3>Prossime tappe</h3>
<p>Il 13 luglio i copresidenti del panel speciale, la dott.ssa <strong>Maria Melchior</strong> e il prof. dott. <strong>Jörg M. Fegert</strong>, presenteranno alla presidente<span> </span><strong>von der Leyen</strong><span> </span>una relazione con le loro raccomandazioni.</p>
<h3>Contesto</h3>
<p>La protezione dei minori online e il sostegno alla salute mentale sono priorità assolute per la Commissione. A tale proposito l'UE vanta un quadro normativo altamente ambizioso, in cui rientrano il<span> </span><a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/it/policies/digital-services-act" target="_blank" rel="noopener">regolamento sui servizi digitali</a><span> </span>e i relativi<span> </span><a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/it/library/commission-publishes-guidelines-protection-minors" target="_blank" rel="noopener">orientamenti sulla protezione dei minori</a>, la<span> </span><a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/it/library/commission-publishes-guidelines-protection-minors" target="_blank" rel="noopener">direttiva sui servizi di media audiovisivi</a>, la<span> </span><a href="https://better-internet-for-kids.europa.eu/en" target="_blank" rel="noopener">strategia per un'internet migliore per i ragazzi</a><span> </span>e la sua rete di<span> </span><a href="https://better-internet-for-kids.europa.eu/en/sic" target="_blank" rel="noopener">centri per un'internet più sicura</a><span> </span>cofinanziati dall'UE.</p>
<p>A ciò si aggiunge l'<a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/it/news/commission-makes-available-age-verification-blueprint" target="_blank" rel="noopener">app dell'UE per la verifica dell'età</a>, che consente agli utenti di dimostrare la loro età online con un metodo rispettoso della vita privata. L'app dispone già di tutte le funzioni ed è pronta per essere personalizzata e messa a disposizione dei cittadini dell'UE da parte degli Stati membri.</p>
<p>La Commissione ha inoltre adottato un<span> </span>piano d'azione dell'UE contro il bullismo online<span> </span>e sta promuovendo norme volte a<span> </span><a href="https://home-affairs.ec.europa.eu/policies/internal-security/protecting-children-sexual-abuse_en?prefLang=it">combattere l'abuso sessuale sui minori online</a>, compresa la messa a punto di misure volte a proteggere i minori dallo sfruttamento.</p>
<p><span><strong>Per ulteriori informazioni</strong></span></p>
<p><a href="https://europa.eu/eurobarometer/surveys/detail/3686" target="_blank" rel="noopener">Eurobarometro  Effetti dell'eccessiva esposizione allo schermo e ai social media sulla salute mentale dei giovani</a><u></u></p>
<p><a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/it/policies/protecting-young-people-online" target="_blank" rel="noopener">Proteggere e responsabilizzare i giovani online | Plasmare il futuro digitale dell'Europa</a></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Torino: dal 22 al 26 giugno il Festival "Learning from Satoyama", la via giapponese alla sostenibilità dell'ambiente costruito]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/torino-dal-22-al-26-giugno-il-festival-learning-from-satoyama-la-via-giapponese-alla-sostenibilita-dellambiente-costruito</link>
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                    <description><![CDATA[Si terrà dal 22 al 26 giugno il Festival "Learning from Satoyama" organizzato in partnership da Politecnico di Torino Japan Hub, Waseda University (Tokio) e MAO Museo d'Arte Orientale di Torino]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_5651021ff70353c3ea9d392b07d9e9bf.webp" length="77984" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Mon, 22 Jun 2026 13:45:13 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<div class="v1elementToProof"><span>Dal 22 al </span><span>26 giugno 2026 presso</span><span> Politecnico di Torino (Castello del Valentino) e MAO Museo d'Arte Orientale di Torino si terrà i</span><span>l Festival </span><strong>Learning from Satoyama. </strong><span></span><span>Il Festival affronta temi relativi alla sostenibilità dell'ambiente costruito, dall'architettura al territorio, </span><strong>attraverso la collaborazione tra esperti italiani e giapponesi, studiosi, professionisti e studenti. </strong><span></span></div>
<div class="v1elementToProof"><span>Il concetto di Satoyama rappresenta l'equilibrio tra la società e l'ambiente in cui è insediata, a partire dall'uso circolare delle risorse naturali propria del modello rurale tradizionale, fino alla ricerca contemporanea di sostenibilità ecologica nell'abitare e nella trasformazione del territorio e della città. Le teorie e i principi che guidano la progettazione e la trasformazione dell'ambiente tra tradizione e sfide contemporanee saranno affrontati attraverso </span><strong>tre attività</strong><span>: <strong>un</strong></span><strong> seminario di studi riservato a ricercatori, un workshop di progettazione dedicato a docenti, ricercatori e studenti del Politecnico e due conferenze aperte al pubblico.</strong></div>
<p dir="ltr"><span>Attraverso questo Festival, il <strong>Japan Hub del Politecnico di Torino</strong> si apre alla collaborazione con le istituzioni culturali della città, in particolare <strong>Fondazione Torino Musei e Fondazione per l'Architettura.</strong></span></p>
<p dir="ltr"><span>Il Festival coinvolge i giovani, protagonisti dell'ideazione di nuovi spazi e nuove modalità di fruizione per il <strong>MAO</strong> e della presentazione finale. Attraverso le conferenze si rivolge anche al pubblico dei professionisti e, più in generale, di chi vuole approfondire la progettazione dell'ambiente costruito, permettendo attraverso i dialoghi con gli esperti del Politecnico di comprendere i punti di sorprendente comunanza e di grande differenza tra le due culture.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>I partner</span></h3>
<p dir="ltr"><span>Il </span><strong>Politecnico di Torino</strong><span> vanta relazioni decennali con università e istituzioni giapponesi ed è stato il primo ateneo italiano a inaugurare nel 2023 una propria antenna in Giappone: il </span><span>PoliTO</span><span> </span><a href="https://email.mddr.polito.it/c/eJxEkDGOrDAQRE9jZyC7bQwEDn7CNUaNu_nTK2MQeBZpT78aNpispNJ7KhXFbqFETnO0_WDDOAbbaV5R8uPcmeRHtsIxuGSWgZCT8mY9_wdoVyZBooPPs5Wqn3Fm76GbnUe2PFC_cOJ5cQzBo3G20xLBQDDB9hYAurHtwQZIQzCDH613t5voaPctS93e1hyfte6ncv8UTAqm67o-rYIJKxfeFEyv0vzlRkrlo-B7N2ZWMEluboRTkbQ1hXOzboXe1BfuWJrna9ZHPJhuiJU3UjELgm8LX6f-_PAQijDA2Bldo_6O8BsAAP__jBJnOw" target="_blank" rel="noopener"><span>Japan Hub</span></a><span>,</span><span> antenna del Politecnico in Estremo Oriente, è un centro finalizzato a rafforzare le relazioni esistenti con il paese del Sol Levante e a promuovere nuove collaborazioni negli ambiti della </span><strong>ricerca, formazione e trasferimento tecnologico</strong><span>. Ha una sede a Tokyo.</span></p>
<p dir="ltr"><span>In particolare, questa iniziativa è curata dal </span><span>DIST - Dipartimento Interateneo di Scienze Progetto e Politiche del Territorio</span><span> e dal </span><span>DAD - Dipartimento di Architettura e Design</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><strong>Waseda University</strong><span> è una delle più prestigiose università private di Tokyo, con cui il Politecnico ha scambi di docenti e studenti e accordi istituzionali sin dal 2021. In particolare, il festival è realizzato in partnership con </span><a href="https://email.mddr.polito.it/c/eJxEzzuO7CAUhOHVQIigwBgCgpt4G61jDr5m5JcMGkuz-lF3MmkFn-rnNCyc2cqSzBiMj9GbQZad6vZqV-H6U8-jJG-zXgJTycLpvf33UHvhSsx3aU3VLteU4YZ5xAwfMyFYBgwWt7CdsyZ4WRM0vPZmNACGqEYYjxy8Di4aZz82862uc6v9fKtbWnu_mrD_BCaB6XkeRXde1UOtMCnK6ut67yQwlUNgkne6C9PntnC6dtoqwamjPE3-Fb0qJwTEQcue5HfCbwAAAP__rPZRaQ" target="_blank" rel="noopener"><span>Department of Architecture</span></a><span>, Graduate School of Creative Science and Engineering.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Inaugurato nel 2008 nella sede storica di Palazzo Mazzonis, il </span><strong>MAO Museo d'Arte Orientale</strong><span><strong> di Torino</strong> custodisce una delle più importanti collezioni di arte asiatica in Italia e in Europa: circa 2500 opere dal Neolitico agli inizi del '900 suddivise in cinque gallerie corrispondenti ad altrettante aree culturali, oltre a più di 1400 reperti di scavo di periodo pre-islamico dai siti iracheni di Seleucia e Coche.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il museo si propone anche come spazio sociale, luogo di incontro e come #MAOtempopresente: un ambiente vivo e propositivo, in cui si producono costantemente nuove visioni, si rinnovano i linguaggi e si stimolano pubblico, staff e professionisti esterni, tutti invitati a una collaborazione attiva che rende il museo un luogo realmente partecipativo.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Con il patrocinio di</span><span>: <strong>Consolato generale del Giappone a Milano, Fondazione per l'Architettura (Torino).</strong></span></p>
<p dir="ltr"><span>A cura di</span><span>:</span></p>
<p dir="ltr"><span>Per il Politecnico di Torino: <strong>Claudia Cassatella, Michele Bonino, Andrea Bocco</strong></span></p>
<p dir="ltr"><span>Per il MAO: <strong>Davide Quadrio</strong></span></p>
<p dir="ltr"><span>Per Waseda University: <strong>Takashi Ariga</strong></span></p>
<p dir="ltr"><span><strong></strong></span></p>
<h3 dir="ltr"><span>IL PROGRAMMA COMPLETO</span></h3>
<p dir="ltr"><strong>#1 International Seminar</strong></p>
<p dir="ltr"><strong>22 giugno 2026 dalle 8:30 alle 14:00</strong></p>
<p dir="ltr"><strong>Castello del Valentino, Sala Zodiaco (Torino)</strong></p>
<p dir="ltr"><strong>Sustainable built environment. Research topics and methods</strong></p>
<p dir="ltr"><span>A cura di Politecnico di Torino e Waseda University</span></p>
<p dir="ltr"><span>RISERVATO ai ricercatori dei due atenei</span></p>
<p dir="ltr"><span>Coordinamento scientifico: Ariga Takashi (Waseda University), Cassatella Claudia (Politecnico di Torino DIST)</span></p>
<p dir="ltr"><span>Comitato scientifico e organizzatore: Cassatella Claudia, Andrea Bocco, Michele Bonino, Marco Santangelo, Magda Bolzoni, Mauro Berta, Mauro Volpiano.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Organizzato congiuntamente dal Politecnico di Torino (DIST  Dipartimento Interuniversitario di Studi e Pianificazione Territoriale e Urbana e DAD  Dipartimento di Architettura e Design) e dall'Università di Waseda (Department of Architecture, Graduate School of Creative Science and Engineering), questo seminario esplora aree di ricerca di interesse comune alle due università al fine di favorire future collaborazioni, in particolare: patrimonio architettonico: storia, recupero, gestione; Progettazione architettonica e urbana, Pianificazione urbana e regionale; Progettazione strutturale e Ambiente edilizio sostenibile.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il seminario prevede diverse sessioni, ciascuna con quattro relatori, in cui i docenti terranno brevi presentazioni sui principali interessi di ricerca e sugli esempi del loro approccio metodologico, seguite da una discussione. È aperto ai ricercatori e ai dottorandi.</span><span></span></p>
<p dir="ltr"><strong>#2 International Design Workshop</strong></p>
<p dir="ltr"><strong>23-26 giugno 2026</strong></p>
<p dir="ltr"><strong>Campus Valentino</strong></p>
<p dir="ltr"><strong>Designing the Open Museum: from Heritage to Living Courtyard</strong></p>
<p dir="ltr"><span>A cura di Politecnico di Torino, Waseda University, MAO Museo d'Arte Orientale</span></p>
<p dir="ltr"><span>Riservato agli studenti selezionati dai due atenei</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><strong>Docenti</strong></p>
<p dir="ltr"><span>Prof. <strong>Takashi Ariga, Prof. Keigo Kobayashi, Dr. Mei Komatsu, Prof. Claudia Cassatella, Prof. Michele Bonino, Prof. Andrea Bocco, Arch. PhD Ilaria Tonti, Arch. Giorgia Greco, Arch. Shushanik Ovakimian</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Coordinamento scientifico e organizzativo</span></p>
<p dir="ltr"><span>Politecnico di Torino  Dipartimenti DAD e DIST</span></p>
<p dir="ltr"><span>Prof. <strong>Claudia Cassatella [coordinamento], Prof. Michele Bonino [Direttore DAD], Prof. Andrea Bocco [Direttore DIST], Arch. PhD Ilaria Tonti [DAD], Arch. Giorgia Greco [DAD]</strong></span></p>
<p dir="ltr"><span>Lavorando sullo spazio d'ingresso, sul cortile-giardino coperto e sul rapporto con la terrazza del MAO, i partecipanti esploreranno come uno spazio urbano semichiuso possa trasformarsi in un ambiente aperto, vivace e interattivo con la città, in cui coesistano processi ecologici e attività umane. Il progetto invita gli studenti a concettualizzare e immaginare spazi che siano: spazi adattivi e flessibili, in grado di ospitare diversi usi nel tempo; sistemi micro-ecologici, reattivi, che integrino nuove strutture aggiuntive, ricoperti di vegetazione e con un microclima informato sia dalla conoscenza tradizionale che dalla pratica del design contemporaneo; relazionali, che incoraggino nuove forme di interazione tra l'interno e l'esterno del museo, flussi tra le persone e gli spazi diversi.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Piuttosto che applicare modelli, il workshop incoraggia un approccio situato e sperimentale, traducendo i principi di Satoyama in pratiche di progettazione contemporanea e aprendo nuove possibilità per lo spazio pubblico in città.</span><span></span></p>
<p dir="ltr"><strong>#3 CONFERENZE ED EVENTO FINALE</strong></p>
<p dir="ltr"><strong>Conferenze "LEARNING FROM SATOYAMA. La via giapponese alla sostenibilità dell'ambiente costruito"</strong></p>
<p dir="ltr"><strong>23 giugno 2026 ore 17:30</strong></p>
<p dir="ltr"><strong>MAO Torino, Sala Polifunzionale</strong></p>
<p dir="ltr"><strong>Cultivating Incomplete Circulations - Mediating ecologies of living and production</strong></p>
<p dir="ltr"><strong>Incontro con KOBAYASHI Keigo</strong><span>, Dipartimento di Architettura dell'Università di Waseda.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Introduce e modera il professor <strong>Michele Bonino</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Kobayashi ha studiato architettura presso l'Università Waseda e la Harvard Graduate School of Design, per poi entrare a far parte di OMA a Rotterdam nel 2005, dove ha lavorato a progetti architettonici e urbani nell'area MENA. Nel 2012 ha iniziato a insegnare progettazione presso il Dipartimento di Architettura dell'Università Waseda, affiancando parallelamente la pratica professionale con lo studio NoRA (Network of Research and Architecture). Tra le sue opere figurano il Padiglione Giapponese alla Biennale di Architettura di Venezia del 2014, la mostra su Gordon Matta-Clark al MOMAT e la residenza House+O.</span></p>
<p dir="ltr"><strong>Conferenza in lingua inglese.</strong></p>
<p dir="ltr"><strong>Ingresso su prenotazione tramite <a href="https://email.mddr.polito.it/c/eJxEz02K7CAQAODT6FKs0vizcPHgkWs0xqpMC0kbVDowpx-mN3OBDz5Ky06FjOQEPoCL0cEi-cz1eIyLqX7X9uLkTNF7oMxFWH2OL4fqZKqZqPMYqk75TAFMCMXkkiHqvYDXYCxnv0Esftu8rAk1Ou3AAyIuUXkEhyU4HWwEaz42UVdXO-psv-qRnnNeQ5h_AleB633fit_8mluvk1Vpp8CVBa4QozbgwhKMBmHWvO_C_G9Ek2bpnGfrsqfOlD8hYXWd-agZrXrxPeTf9VEpYcC4aDmTfCf8CQAA__8nO1l7">EVENTBRITE</a></strong></p>
<p dir="ltr"><strong>26 giugno 2026 ore 18:00</strong></p>
<p dir="ltr"><strong>MAO, Sala Polifunzionale</strong></p>
<p dir="ltr"><strong>Presentation of the Workshop outcomes</strong></p>
<p dir="ltr"><span>Intervengono:</span></p>
<p dir="ltr"><span>Dott. Davide QUADRIO, Direttore del MAO</span></p>
<p dir="ltr"><span>YAGI Koji, Console Generale del Giappone in Milano</span></p>
<p dir="ltr"><span>Prof. Alberto SAPORA, Vice-Rettore per l'Internazionalizzazione, Politecnico di Torino</span></p>
<p dir="ltr"><span>Prof. Giuseppe QUAGLIA, Direttore del Japan Hub del Politecnico di Torino</span></p>
<p dir="ltr"><span>Ore 19:00</span></p>
<p dir="ltr"><span>Design for Sustainable Urbanism: Learning From the Idea of "Satoyama"</span></p>
<p dir="ltr"><span>Incontro con ARIGA Takashi</span><span>, Dipartimento di Architettura dell'Università di Waseda</span></p>
<p dir="ltr"><span>Introduce e modera la professoressa Claudia Cassatella</span></p>
<p dir="ltr"><span>Ariga Takashi, Ph.D., è professore presso il Dipartimento di Architettura e già Preside della Facoltà e della Scuola di Dottorato in Scienze e Ingegneria Creative dell'Università Waseda, in Giappone. Da trent'anni si occupa di progettazione urbana e ambientale, sia sul piano professionale che su quello didattico. Attualmente ricopre la carica di Vicepresidente dell'Istituto Architettonico del Giappone (AIJ). Il suo ambito di ricerca comprende le teorie e i metodi della pianificazione partecipata con il coinvolgimento dei cittadini. Ha fornito consulenza a governi nazionali e locali in Giappone ed è stato invitato come relatore d'onore presso numerose università straniere e in occasione di conferenze internazionali.</span></p>
<p dir="ltr"><strong>Conferenza in lingua inglese.</strong></p>
<p dir="ltr"><strong>Ingresso su prenotazione tramite <a href="https://email.mddr.polito.it/c/eJxEz02K7CAQAODT6FKs0vizcPHgkWs0xqpMC0kbVDowpx-mN3OBDz5Ky06FjOQEPoCL0cEi-cz1eIyLqX7X9uLkTNF7oMxFWH2OL4fqZKqZqPMYqk75TAFMCMXkkiHqvYDXYCxnv0Esftu8rAk1Ou3AAyIuUXkEhyU4HWwEaz42UVdXO-psv-qRnnNeQ5h_AleB633fit_8mluvk1Vpp8CVBa4QozbgwhKMBmHWvO_C_G9Ek2bpnGfrsqfOlD8hYXWd-agZrXrxPeTf9VEpYcC4aDmTfCf8CQAA__8nO1l7">EVENTBRITE</a></strong></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[la Commissione Europea e l'OCSE presentano un quadro di riferimento per l'alfabetizzazione all'IA dedicata a studenti e insegnanti]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/la-commissione-europea-e-locse-presentano-un-quadro-di-riferimento-per-lalfabetizzazione-allia-dedicata-a-studenti-e-insegnanti</link>
                    <guid isPermaLink="true">https://www.italia24.news/la-commissione-europea-e-locse-presentano-un-quadro-di-riferimento-per-lalfabetizzazione-allia-dedicata-a-studenti-e-insegnanti</guid>

                    <description><![CDATA[La Commissione europea e lOCSE hanno presentato un quadro per lalfabetizzazione sullIA nelle scuole primarie e secondarie, con linee guida per insegnanti e studenti sulluso responsabile ed etico dellintelligenza artificiale]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_49a7b6f3f669a65264c8c4272895c9e0.webp" length="86772" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 13:06:30 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT"><strong>La Commissione europea, insieme all'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE)</strong>, ha presentato oggi un<span> </span><b>quadro per l'alfabetizzazione in materia di IA</b><span> </span>per l'istruzione primaria e secondaria. L'iniziativa è stata sviluppata con il sostegno di<span> </span></span><span lang="EN-GB"><a href="https://code.org/en-US" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span lang="IT">CodeAI</span></a></span><span lang="IT"><span> </span>e grazie al contributo di esperti internazionali.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">Il quadro di riferimento offre a <strong>insegnanti, dirigenti scolastici e responsabili delle politiche educative una comprensione condivisa delle competenze di cui gli studenti hanno bisogno per comprendere e utilizzare l'IA in modo responsabile ed etico</strong>. Esso fornisce orientamenti ed esempi di attività da svolgere in classe ed è articolato attorno a quattro ambiti: interagire con l'IA, creare con l'IA, gestire l'IA e plasmare l'IA.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">Il quadro sostiene inoltre l'ambizione dell'Unione europea di garantire un'istruzione digitale di alta qualità, inclusiva e orientata al futuro. Nell'ambito della<span> </span><a href="https://commission.europa.eu/topics/competitiveness/union-skills_it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Union of Skills</a>, il pacchetto sull'istruzione che sarà presentato nel corso dell'anno contribuirà ulteriormente ad adattare i sistemi educativi alla trasformazione digitale e all'intelligenza artificiale.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">La Vicepresidente esecutiva per i Diritti sociali e le competenze, i lavori di qualità e la preparazione, <strong>Roxana</strong><span> </span><b>Mînzatu</b>, ha dichiarato: </span><span lang="IT">«L'alfabetizzazione in materia di intelligenza artificiale è una competenza fondamentale per i nostri giovani. Comprendere e utilizzare l'IA in modo responsabile è essenziale per la competitività dell'Europa, oltre che per proteggere la nostra democrazia e la nostra coesione sociale, e tutto ciò inizia nelle nostre aule scolastiche. Con il lancio di questo quadro di riferimento compiamo un passo importante per sostenere l'educazione all'alfabetizzazione in materia di IA in tutta Europa».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">Maggiori informazioni sono disponibili sul<span> </span></span><span lang="EN-GB"><a href="https://ailiteracyframework.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span lang="IT">sito dedicato al quadro di riferimento per l'alfabetizzazione in materia di IA</span></a></span><span lang="IT"><span> </span>e sulla<span> </span></span><span lang="EN-GB"><a href="https://education.ec.europa.eu/whats-new/events/collaborate-for-impact-advancing-european-digital-education-and-skills#participate" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span lang="IT">pagina dell'evento del polo europeo per l'istruzione digitale (EDEH)</span></a></span><span lang="IT">.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Rovigo: inaugurato lo sportello universitario contro la violenza sulle donne]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/rovigo-inaugurato-lo-sportello-universitario-contro-la-violenza-sulle-donne</link>
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                    <description><![CDATA[A Palazzo Nodari, Rovigo è stato presentato il nuovo Sportello Universitario contro la violenza sulle donne: un nuovo presidio di ascolto, supporto e tutela per studentesse, ricercatrici, docenti e personale universitario]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_e203e2656181d249406234dd33d1760c.webp" length="91606" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 13:06:27 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p>È stato presentato il 17 giugno 2026 a Palazzo Nodari il nuovo <strong>Sportello Universitario contro la </strong><strong>violenza sulle donne</strong>, nato dalla collaborazione tra il <strong>Comune di Rovigo, lUniversità </strong><strong>degli Studi di Padova, il Centro Antiviolenza e Casa Rifugio del Polesine, il Consorzio </strong><strong>Università Rovigo (CUR), il Centro Veneto Progetti Donna e la rete Rel.Azioni Positive.</strong></p>
<p>Il nuovo servizio rappresenta un importante strumento di prossimità e supporto dedicato alle donne che vivono <strong>situazioni di disagio, discriminazione o violenza, sia allinterno che allesterno dellambiente accademico</strong>. Lo sportello si rivolge in particolare a studentesse, ricercatrici, docenti e personale tecnico-amministrativo che operano nelle sedi universitarie rodigine.</p>
<p>«La nascita dello sportello antiviolenza universitario nella sede del CUR rappresenta un traguardo fondamentale per la tutela e la sicurezza delle nostre studentesse e dellintera comunità accademica  ha dichiarato lassessore alle Pari Opportunità <strong>Dominga Milan</strong> . Come amministrazione comunale abbiamo lavorato intensamente per raggiungere questo obiettivo, convinti che luniversità debba essere non solo un luogo di formazione e cultura, ma anche uno spazio sicuro, inclusivo e libero da discriminazioni e molestie».</p>
<p>Lassessore ha sottolineato il valore della collaborazione istituzionale che ha reso possibile liniziativa, ringraziando lUniversità di Padova, il Consorzio Università Rovigo, le operatrici del Centro Antiviolenza del Polesine e Chiara Boldrin, referente comunale del progetto. </p>
<p>«Solo attraverso una rete solida e competente possiamo fornire risposte concrete a un fenomeno complesso che richiede un impegno costante e condiviso», ha aggiunto. Il prorettore alle sedi decentrate dellUniversità di Padova, <strong>Paolo Sambo</strong>, ha evidenziato il carattere sperimentale del progetto: «Abbiamo sottoscritto una convenzione della durata di un anno, rinnovabile e implementabile. Partiamo con un servizio attivo una volta alla settimana negli spazi universitari, con lauspicio che non debba essere utilizzato, ma con la consapevolezza dellimportanza di garantire un punto di riferimento concreto per chi ne avesse bisogno».</p>
<p>Anche la presidente del Consorzio Università Rovigo, <strong>Mariacristina Acquaviva</strong>, ha<br>espresso soddisfazione per lavvio delliniziativa: «Il CUR svolge un ruolo di collegamento tra il mondo accademico e il territorio. Siamo orgogliosi di aver contribuito alla realizzazione di questo protocollo dintesa, che risponde a un bisogno reale e rafforza limpegno comune nel garantire unesperienza universitaria e di vita più sicura, consapevole e vicina alle persone».</p>
<p>Durante la presentazione, <strong>Eleonora Lozzi e Annalisa Ghisellini</strong> del Centro Veneto Progetti Donna hanno illustrato le caratteristiche del servizio, che si configura come uno spazio protetto e riservato, dove ogni donna può trovare ascolto, accoglienza e sostegno personalizzato.</p>
<p>Tutti i servizi offerti sono completamente gratuiti e garantiscono anonimato, riservatezza e tutela della privacy. Lo sportello mette a disposizione attività di ascolto e prima accoglienza, sostegno psicologico e consulenza legale. Nei casi che lo richiedano, il servizio opera in stretta collaborazione con la rete socio-sanitaria del territorio, favorendo percorsi integrati di tutela, orientamento al lavoro, supporto alla genitorialità e inclusione sociale. È possibile rivolgersi allo sportello anche semplicemente per ricevere informazioni, un consiglio o un primo confronto, senza alcun obbligo di fornire le proprie generalità.</p>
<p>Lo Sportello Universitario contro la violenza sulle donne ha sede presso il <strong>Consorzio</strong><br><strong>Università Rovigo, in Viale Porta Adige  Piazza Bruno Migliorini 45. Riceve</strong><br><strong>esclusivamente su appuntamento ogni martedì dalle 14.30 alle 16.30.</strong></p>
<p><a href="https://www.comune.rovigo.it/home/dettaglio/news/apertura-dello-sportello-universitario-contro-la-violenza-sulle-donne" target="_blank" rel="noopener">Maggiori informazioni per contatti e prenotazioni sono disponibili alla pagina del ufficiale del Comune di Rovigo.</a></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Università di Padova e Medici con l'Africa Cuamm: conclusa una missione istituzionale in Ghana e Costa d'Avorio]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/universita-di-padova-e-medici-con-lafrica-cuamm-conclusa-una-missione-istituzionale-in-ghana-e-costa-davorio</link>
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                    <description><![CDATA[Una delegazione dellUniversità di Padova ha visitato Ghana e Costa dAvorio per consolidare partnership nella ricerca, nella formazione e nella cooperazione sanitaria]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_062012ffbce96a7ca5029b13257fd89d.webp" length="86434" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 13:06:24 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span>Si è conclusa in questi giorni la visita in <strong>Ghana</strong> e ad <strong>Abidjan in Costa d'Avorio</strong> di una delegazione speciale partita da <strong>Padova</strong> nei giorni scorsi, composta dalla rettrice dell'Università di Padova <strong>Daniela</strong> <b>Mapelli</b>, dal prorettore per le Relazioni internazionali <strong>Massimiliano</strong> <b>Zattin</b> e dalla dirigente dell'Area relazioni internazionali <strong>Camilla</strong> <b>Girasole</b>, da <strong>Eugenio Baraldi</strong> del Dipartimento di Salute della donna e del bambino, e dalla prof.ssa<b> Liviana Da Dalt. </b>Ad affiancare la delegazione universitaria <b>Don Dante Carraro</b> e <strong>Giovanni</strong> <b>Putoto</b> di Medici con l'Africa Cuamm.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>«Con questa missione istituzionale L'Università di Padova rafforza la propria presenza nel continente africano  <b>spiega la rettrice Daniela Mapelli </b>-, un'iniziativa strategica per il posizionamento accademico e la diplomazia scientifica dell'Ateneo, concentrata su network di ricerca ad alto livello e consolidamento di progetti di cooperazione allo sviluppo».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Ad <strong>Accra</strong>, l'Università di Padova ha formalizzato un accordo strategico con la rete di eccellenza <strong>African Research Universities Alliance (ARUA)</strong>  per lo scambio e la supervisione congiunta di dottorandi selezionati, e l'adesione all'<b>Africa Charter. </b></span><span>La Carta promuove un approccio più equilibrato alle partnership internazionali, volto a superare le asimmetrie strutturali del sistema della ricerca globale e a favorire modelli fondati sulla co-creazione della conoscenza, sull'equità e sulla reciprocità.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>Come sottolineato dal prorettore alle Relazioni Internazionali, Massimiliano Zattin</span></b><span>, «con la sottoscrizione dell'Africa Charter, l'Università di Padova ribadisce il proprio impegno verso una cooperazione accademica responsabile, fondata su equità, trasparenza e responsabilità condivisa tra tutti i partner. Questo approccio mira a costruire collaborazioni sostenibili nel lungo periodo, capaci di generare risultati scientifici di qualità e un impatto positivo e duraturo sui territori e sulle comunità coinvolte».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Con questo spirito, la delegazione ha preso parte a fruttuosi incontri con il Ministro dell'Istruzione, <strong>On. Iddrisu</strong>, ed i suoi sottosegretari, e con 3 istituzioni accademiche nazionali parte di ARUA - <strong>la University of Ghana, la KNUST e la University of Capecoast, affiancata dall'Ambasciata italiana</strong>.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>In Costa d'Avorio invece la delegazione dell'Università di Padova è stata affiancata dai rappresentanti di Medici con l'Africa Cuamm per una missione di cooperazione scientifica e sanitaria, volta a </span><span>incontrare la comunità locale, rafforzare il dialogo con le autorità e toccare con mano l'intervento avviato con il progetto<b> "</b><strong>Verso la copertura sanitaria universale: potenziare la qualità delle cure materno-neonatale in Costa d'Avorio</strong>", finanziato dal Ministero degli Affari Esteri attraverso la Cooperazione italiana nell'ambito del Piano Mattei.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Durante la missione, la delegazione ha partecipato ad una serie di incontri istituzionali, con l'Ambasciata d'Italia, i Ministeri della Salute e dell'Educazione superiore, che hanno permesso di conoscere da vicino l'intervento di <b>rafforzamento del sistema sanitario nazionale</b> e di <b>formazione del personale non specialistico</b>. Tra i temi discussi: scambi e percorsi di internazionalizzazione, progetti di ricerca e iniziative capaci di valorizzare il reciproco sviluppo di competenze ed esperienze, con l'obiettivo di creare un impatto reale sulla comunità.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Si è inoltre svolto un importante incontro con le autorità e la popolazione di <b>Abobo</b>, per informarla dei nuovi percorsi di accesso del <b>Centro Ospedaliero Regionale Félix Houphouët-Boigny </b>previsti dal progetto<b>.</b> Una struttura che ad oggi rappresenta l'unico ospedale di secondo livello per un'area di 1,5 milioni di persone. Centro di riferimento per le emergenze ostetriche, neonatali e mediche, l'ospedale ha ad ora una capacità di<b> </b>soli <b>120 posti letto </b>e gestisce una media di<b> 7.000 parti l'anno. </b>Con l'intervento in corso, la struttura passerà da 770 mq a oltre 2.250mq. E insieme, si garantiranno una banca del sangue, un centro per la produzione e la distribuzione dell'ossigeno e un generatore.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>«Oggi siamo qui per dire che, con voi, vogliamo impegnarci perché nessuna mamma debba più morire di parto e nessun bambino debba perdere la vita nei suoi primi giorni di vita. È l'impegno che ci siamo dati con l'Università di Padova e la Cooperazione italiana. Sappiamo che questo è possibile solo se anche voi, che abitate qui, credete in questo progetto», ha affermato <b>don Dante Carraro durante una seduta cittadina organizzata ad Abobo.</b></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>L'<i>ownership</i> e la collaborazione della comunità quindi, come leva fondamentale per costruire insieme il cambiamento. È quello che ha sottolineato anche la Rettrice dell'Università di Padova, <b>Daniela Mapelli</b> nel suo discorso: «Siamo convinti che le sfide della salute si affrontino insieme, attraverso una stretta collaborazione tra istituzioni, professionisti sanitari e comunità - ha detto -. Fin dall'inizio di questa collaborazione, la nostra ambizione è stata quella di sostenere in modo duraturo le istituzioni sanitarie ivoriane, mettendo a disposizione competenze tecniche, scientifiche e organizzative al servizio delle popolazioni».</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Tumori del sangue: nasce ProgEvo il modello che ricostruisce la storia genetica del tumore per aiutare medici e pazienti]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/tumori-del-sangue-nasce-progevo-il-modello-che-ricostruisce-la-storia-genetica-del-tumore-per-aiutare-medici-e-pazienti</link>
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                    <description><![CDATA[Un gruppo di ricerca internazionale guidato da Milano-Bicocca ha sviluppato una nuova architettura computazionale che, ricostruendo i percorsi evolutivi dei tumori, aiuta nella previsione del rischio di progressione della malattia]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_30879ef96a34f459738a3c0fb8d23744.webp" length="54272" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 13:06:20 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-1440751a-7fff-bee3-f1b3-c17a03f0841f"><span><strong>Migliorare l'identificazione del rischio clinico, grazie ad un nuovo modello computazionale che ricostruisce il percorso di sviluppo del tumore nel tempo a partire dalle informazioni contenute nel DNA dei pazienti. </strong>Lo sviluppo di questa tecnologia è al centro della ricerca</span><a href="https://customer72157g.musvc2.net/e/tr?q=A%3d0ZHYDY%262%3dY%26w%3dWOa%26x%3dTJZDV%26A%3dF3M6Q_1tix_Bd_8ybs_Hn_1tix_AiuTr7uLl8.4CsF.5Pp_Kg1Y_UVBxB_8ybs_HnoN2J_1tix_AiGh.0cKd_1tix_AiU4Rg59AXPh0UJ%26B%3dvN9TlU.4C3%26B9%3dYEbK%26R2%3dUPZEcLYGcNa0TN%26F%3dAaHfnatACcNbmYtDmbOgH4MdFbPBl8qfGbJClVsfAbH9j4qdGaMYmVsfm9MBEZqd0TIZ&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noopener"><span> </span><span>"Prognostic Score for Myelodysplastic Syndromes Based on Molecular Evolution"</span></a><span> </span><span> ed è frutto della sinergia tra gruppi di <strong>ricercatori di Milano-Bicocca e Humanitas, Yale University e Moffit Cancer Center (USA), e altri centri europei di riferimento nel campo dell'ematologia.</strong></span></p>
<p dir="ltr"><span>Il gruppo di ricerca dell'Università di Milano-Bicocca, che ha guidato i lavori, è composto da </span><strong>Daniele Ramazzotti</strong><span> (Medicina e Chirurgia), </span><strong>Alex Graudenzi</strong><span> (Informatica, sistemistica e comunicazione) e </span><strong>Ivan Civettini</strong><span> (Milano-Bicocca e Università Vita-Salute San Raffaele).</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il lavoro, appena pubblicato su </span><strong>NEJM Evidence</strong><span><strong> (New England Journal of Medicine Evidence),</strong> presenta lo sviluppo e la validazione di un nuovo <strong>strumento per prevedere l'evoluzione della malattia per le sindromi mielodisplastiche (MDS)</strong>, un insieme di malattie del sangue diverse tra loro, che presentano una probabilità differente di evolvere verso forme più aggressive come la leucemia. Lo studio introduce </span><strong>ProgEvo</strong><span>, una <strong>piattaforma sviluppata dai ricercatori che ricostruisce le traiettorie evolutive molecolari dei tumori a partire dai dati genomici dei pazienti</strong>. Grazie alla combinazione tra dati genetici e informazioni cliniche, il nuovo modello permette di classificare i pazienti in modo più preciso in base al loro livello di rischio, migliorando le previsioni sull'andamento della malattia. </span></p>
<p dir="ltr"><span>Da questo approccio nasce <strong>IPSS-M-Evo</strong>, un nuovo strumento che aggiorna il sistema oggi usato dai clinici per valutare il rischio nei pazienti, aggiungendo informazioni su come la malattia può evolvere nel tempo a partire dal profilo genetico. Il modello è stato addestrato e validato su coorti indipendenti per un totale di oltre </span><span>6.000 pazienti</span><span>, mostrando un miglioramento consistente nella previsione della sopravvivenza e del rischio di progressione della malattia.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Un risultato particolarmente rilevante è la riclassificazione di circa il </span><strong>40 per cento</strong><span> dei pazienti in classi di rischio clinico differenti, con un miglioramento significativo</span><span> </span><span>rispetto agli strumenti attualmente in uso. Il modello è inoltre accompagnato da strumenti web liberamente accessibili per il calcolo del rischio e il supporto decisionale clinico.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Con ProgEvo abbiamo cercato di fare un passo avanti rispetto alla semplice analisi delle mutazioni presenti in un tumore. - ha detto </span><strong>Daniele Ramazzotti</strong><span> - Non ci limitiamo a osservare quali alterazioni genetiche ci sono, ma ricostruiamo il percorso con cui la malattia può essersi sviluppata. Questa informazione evolutiva può aiutare a identificare i pazienti a maggior rischio e a supportare decisioni cliniche personalizzate».</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Siccità e agricoltura: lo studio del Politecnico di Torino su Nature]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/siccita-e-agricoltura-lo-studio-del-politecnico-di-torino-su-nature</link>
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                    <description><![CDATA[Lo studio di PoliTo-Università del Delaware offre un nuovo metodo per ridurre le perdite agricole]]></description>

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                    <pubDate>Wed, 17 Jun 2026 17:38:33 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><strong>Dove colpirà più duramente la siccità? Quali colture sono più vulnerabili agli eventi climatici estremi? E come è possibile ridurre le perdite agricole in un mondo sempre più esposto agli effetti del cambiamento climatico?</strong> A queste domande risponde uno <b>studio del Politecnico di Torino e dellUniversità del Delaware</b>, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica <b>Nature Communications</b>, che propone un <b>nuovo quadro metodologico per valutare la vulnerabilità delle principali colture agricole alla siccità su scala globale</b> <b>e individuare le aree del pianeta più esposte al rischio di perdite produttive</b>.<o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Dagli anni Sessanta a oggi la produzione alimentare mondiale è triplicata, sostenuta principalmente da poche colture ad alta resa, come riso, mais e frumento. Questa crescente specializzazione ha però reso molti sistemi agricoli meno diversificati e, in alcuni casi, meno resilienti alle variazioni climatiche. Garantire la<b> sicurezza alimentare globale </b>significa quindi non solo aumentare la produzione e ridurne gli impatti ambientali, ma anche <b>assicurare che le colture siano in grado di resistere a fenomeni sempre più frequenti e intensi, come la siccità</b>.<o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Nonostante decenni di studi sul rapporto tra clima e agricoltura, mancava finora una valutazione dettagliata della sensibilità delle diverse colture alla siccità nelle specifiche aree di coltivazione del pianeta. Per colmare questa lacuna, <b>Marta Tuninetti</b> <b>del Politecnico di Torino</b> e <b>Kyle Davis</b> <b>dellUniversità del Delaware</b> hanno <b>sviluppato nuove metriche in grado di misurare, con elevato dettaglio spaziale, quanto specifiche colture risultino influenzate da condizioni di scarsità idrica o temperature elevate nei diversi contesti geografici</b>.<o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Gli autori dello studio hanno quindi analizzato 17 tra le principali colture alimentari mondiali, tra cui riso, mais, frumento e soia, che rappresentano complessivamente circa tre quarti della produzione agricola globale, quantificando i modelli di sensibilità alla siccità e le perdite produttive ad essa associate.<o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><b>Uno dei risultati più rilevanti riguarda il diverso comportamento delle colture irrigue e non irrigue</b>  rispettivamente coltivazioni che richiedono apporti artificiali di acqua e coltivazioni che dipendono esclusivamente dalle precipitazioni naturali. Durante i periodi di siccità, infatti, le colture irrigue possono continuare a ricevere acqua attraverso sistemi di irrigazione, mantenendo stabili le rese o addirittura aumentandole. Le colture che dipendono esclusivamente dalle precipitazioni risultano invece molto più vulnerabili agli eventi climatici estremi.<o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">«Nonostante lampia letteratura sul rapporto tra siccità e agricoltura, fino ad oggi mancava una comprensione dettagliata di quali colture risultino più sensibili alla siccità nei diversi territori del pianeta» spiega <b>Marta Tuninetti</b>, ricercatrice del Dipartimento di Ingegneria dellAmbiente, del Territorio e delle Infrastrutture-DIATI del Politecnico di Torino e prima autrice dello studio «Prendiamo ad esempio le cosiddette colture monsoniche, come il mais o il miglio: il nostro studio dimostra che, combinando due strategie, espansione dell'irrigazione, dove sostenibile, cioè senza ulteriore abbassamento delle falde acquifere, e la sostituzione di alcune colture con specie più resistenti,  sarebbe possibile ridurre di oltre il 60% le perdite produttive durante gli eventi climatici estremi e, al tempo stesso, aumentare la resa media del 14%».<o:p></o:p></span></p>
<h3>Gli hotspot di siccità nel mondo</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><b>Lo studio ha inoltre identificato una serie di aree particolarmente vulnerabili, definite hotspot di sensibilità alla siccità</b>, dove le condizioni climatiche e le caratteristiche delle colture coltivate si combinano amplificando il rischio di perdite agricole. Tra queste figurano alcune regioni del Midwest statunitense, del Brasile orientale, della Spagna orientale e dellIndia centrale e settentrionale.<o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Lindividuazione di questi hotspot offre uno <b>strumento concreto per orientare le politiche agricole e gli investimenti pubblici</b>. Governi, organizzazioni internazionali e agenzie di sviluppo possono infatti utilizzare queste informazioni per individuare le aree in cui gli interventi di adattamento climatico risultano più urgenti ed efficaci, concentrando le risorse dove è possibile ridurre maggiormente gli impatti e le perdite di produzione agricola legate alla siccità. <o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">«I ricercatori e i decisori potranno utilizzare queste informazioni per testare diverse soluzioni su ampia scala e stimarne il beneficio» concludono i due autori dello studio «Si tratta di un quadro metodologico scalabile che consente di orientare in modo proattivo azioni di mitigazione e investimenti, con lobiettivo di stabilizzare e aumentare lofferta agricola globale e sviluppare strategie attente alle esigenze di una specifica popolazione e di un determinato luogo».<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="tab-stops: 196.5pt;"><span style="font-size: 11.0pt; font-family: 'Century Gothic',sans-serif;"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Per maggiori informazioni: <a href="https://www.nature.com/articles/s41467-026-72715-y">https://www.nature.com/articles/s41467-026-72715-y</a></span><o:p></o:p></span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Università di Padova prima in Italia per sostenibilità nel QS 2027]]></title>

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                    <description><![CDATA[LAteneo patavino guadagna 29 posizioni e si conferma nel 14% delle migliori università al mondo]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_5390581f69c196a7e73a5dffd6affa5f.webp" length="93044" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 17 Jun 2026 17:38:33 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">L<strong>Università di Padova guadagna 29 posizioni e raggiunge il 204° posto al mondo nel QS World University Rankings 2027, il ranking di riferimento dellagenzia internazionale QS, Quacquarelli Symonds</strong>, ottenendo la migliore performance della propria storia in questa classifica.</span><o:p></o:p></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Ledizione 2027 del ranking QS ha considerato 8.808 istituzioni (4% in più rispetto alla scorsa edizione) in 106 Paesi, con 1.504 università pubblicate a livello mondiale. In uno scenario sempre più competitivo, l<strong>Ateneo patavino si colloca nel 14% delle migliori università al mondo</strong>.   </span><o:p></o:p></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Di <strong>particolare rilievo è il risultato nellindicatore International Research Network, che misura la ricchezza e la diversità delle collaborazioni scientifiche internazionali e delle pubblicazioni congiunte</strong>, cresce di otto posizioni, portando <strong>Padova al 62° posto al mondo e al 2° posto in Italia</strong>. Migliora anche la <strong>reputazione accademica</strong>, che guadagna quattro posizioni e raggiunge il <strong>115° posto mondiale</strong>, confermando il riconoscimento della comunità scientifica internazionale nei confronti della qualità della ricerca e della formazione dellAteneo.</span><o:p></o:p></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Il risultato complessivo è sostenuto da progressi significativi in diversi indicatori chiave, come lindicatore Sustainability, in cui Padova mantiene la leadership, confermandosi prima in Italia collocandosi al 122° posto a livello mondiale. Particolarmente significativo è anche lavanzamento nella reputazione aziendale, che sale di 100 posizioni, portando lUniversità di Padova al 241° posto al mondo. Questo indicatore riflette la percezione dei datori di lavoro a livello globale sulla qualità dei laureati e sulla capacità delle università di formare profili preparati, competenti e pronti a contribuire allo sviluppo economico, sociale e produttivo.</span><o:p></o:p></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Il valore della ricerca internazionale è convalidato anche dallindicatore Citation per Faculty che migliora di 71 posizioni, collocandosi al 266° posto al mondo.</span><o:p></o:p></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">«Il risultato nel QS World University Rankings rappresenta un riconoscimento importante per tutta la nostra comunità universitaria. È il segno di un lavoro condiviso, che coinvolge docenti, ricercatrici e ricercatori, personale tecnico-amministrativo, studentesse e studenti» afferma Daniela Mapelli, rettrice dellUniversità di Padova «. <strong>La qualità della ricerca, la forza delle collaborazioni internazionali e lattenzione alla formazione sono elementi che contribuiscono a definire il profilo del nostro Ateneo in un contesto globale sempre più competitivo</strong>. È su questo percorso che continuiamo a lavorare, nella consapevolezza che la crescita di ununiversità si costruisce nel tempo, attraverso impegno, apertura e responsabilità. Siamo infine particolarmente lieti di confermarci primi in Italia per sostenibilità, un ambito che consideriamo parte integrante della nostra missione e del nostro impegno verso il futuro».</span><o:p></o:p></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">«Il nuovo posizionamento rafforza la presenza dellUniversità di Padova nello scenario globale dellalta formazione e della ricerca» dichiara <strong>Mara Thiene delegata a Joint Degree e Ranking Internazionali</strong> «consolidando la capacità di attrazione verso gli studenti internazionali».</span><o:p></o:p></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Per garantire trasparenza e promuovere la cultura dei dati, lUniversità di Padova rende disponibili analisi e approfondimenti nella sezione dedicata del portale istituzionale allindirizzo  <a href="http://www.unipd.it/ranking"></a></span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><a href="http://www.unipd.it/ranking" target="_blank" rel="noopener">www.unipd.it/ranking</a>.</span><o:p></o:p></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[ Agenzia Italiana del Farmaco e Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani insieme per il farmacista digitale]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/agenzia-italiana-del-farmaco-e-federazione-degli-ordini-dei-farmacisti-italiani-insieme-per-il-farmacista-digitale</link>
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                    <description><![CDATA[Nuove soluzioni digitali per cronicità, aderenza terapeutica e carenze farmaci]]></description>

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                    <pubDate>Wed, 17 Jun 2026 17:38:33 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>L'Agenzia Italiana del Farmaco</strong> (AIFA) e la <strong>Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani</strong> (FOFI) hanno sottoscritto un<strong> accordo di collaborazione allo scopo di promuovere iniziative congiunte in ambito tecnico-specialistico e regolatorio </strong>e sviluppare<strong> nuove soluzioni digitali a supporto dell'assistenza farmaceutica</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">L'intesa punta a<strong> valorizzare le potenzialità offerte dall'interoperabilità dei dati pubblici e dalle più avanzate tecnologie digitali</strong>, favorendo l'integrazione delle informazioni regolatorie sui medicinali con strumenti di supporto professionale destinati ai farmacisti.</span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Nell'ambito della collaborazione, AIFA metterà a disposizione, attraverso la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND), informazioni aggiornate e affidabili sui medicinali autorizzati in Italia, comprese le relative documentazioni ufficiali e i dati sulle carenze. FOFI renderà disponibile un servizio basato sull'intelligenza artificiale in grado di integrare tali informazioni e supportare il farmacista nell'esercizio quotidiano della professione.</span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>Particolare attenzione sarà dedicata alle attività di monitoraggio delle patologie croniche e di promozione dell'aderenza terapeutica</strong>, anche attraverso l'interoperabilità con l'Ecosistema Dati Sanitari.</span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«La disponibilità di informazioni corrette, aggiornate e facilmente accessibili rappresenta oggi una componente essenziale della tutela della salute. Attraverso questo accordo» ha spiegato il <strong>Presidente AIFA, Robert Nisticò «vogliamo favorire un ecosistema digitale nel quale il patrimonio informativo dell'AIFA possa dialogare con strumenti innovativi a supporto dei farmacisti</strong>. La tecnologia non sostituisce il giudizio professionale, ma può aiutarlo a esprimersi al meglio nell'interesse dei pazienti. È anche attraverso strumenti come questi che il farmacista può rafforzare il proprio ruolo di presidio sanitario di prossimità, contribuendo al monitoraggio delle cronicità, all'aderenza terapeutica e, più in generale, alla tutela della salute pubblica».</span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«<strong>L'interoperabilità dei dati e l'intelligenza artificiale aprono nuove opportunità per supportare il lavoro dei professionisti sanitari e migliorare la qualità dell'assistenza</strong>», ha dichiarato il <strong>Presidente FOFI, Andrea Mandelli</strong>. «Grazie a questo accordo, che consolida la collaborazione tra FOFI e AIFA a tutela della salute dei cittadini, i farmacisti potranno accedere in modo semplice e immediato a informazioni sui medicinali aggiornate e certificate, rafforzando il loro contributo alla presa in carico dei pazienti e la capacità di affrontare sfide sempre più rilevanti, come la gestione delle carenze di farmaci. L'intesa dà nuovo impulso al progetto federale sull'IA e valorizza il ruolo del farmacista nella sanità di prossimità, mettendo la tecnologia al servizio della competenza del professionista e del rapporto di fiducia con il cittadino».</span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">L'<strong>accordo ha durata triennale e prevede la costituzione di un gruppo tecnico dedicato</strong> che definirà le attività operative e gli ambiti di sviluppo della collaborazione.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Due anni di "100 IDEE": a BASE Milano oltre 350 progetti presentati e 800 ragazzi coivolti]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/due-anni-di-100-idee-a-base-milano-oltre-350-progetti-presentati-e-800-ragazzi-coivolti</link>
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                    <description><![CDATA[Presentati a BASE Milano i risultati del programma "100 IDEE" che sostiene le idee dei giovani tra i 14 e i 35 anni: 150 gruppi accompagnati e tre nuovi spazi di aggregazione]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_cc0b2f8990ebca924b3146a67aeaf26e.webp" length="86008" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 17 Jun 2026 15:50:19 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<div class="v1x_elementToProof">
<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-60f72c05-7fff-cf70-650f-f540b718531c"><span><strong>Oltre 350 idee presentate, 880 giovani</strong> <strong>coinvolti</strong>, 150 gruppi accompagnati nella realizzazione dei propri progetti e quasi 100 orientati verso altre opportunità di sostegno in città. Sono i risultati dei primi due anni di "<strong>100 IDEE  Se non c'è lo facciamo</strong>", il programma sostenuto dal <strong>Comune di Milano e da "Con i Bambini" </strong>nell'ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, che ieri, negli spazi di <strong>BASE Milano</strong>, ha presentato il bilancio della propria attività e le prospettive future.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Alla base di "100 IDEE" c'è una visione dei giovani che non li veda solo come destinatari delle politiche cittadine, ma come protagonisti attivi in grado di dare il proprio contributo. Il programma è rivolto a ragazze e ragazzi tra i 14 e i 35 anni che desiderano realizzare un progetto o un'iniziativa, offrendo loro accompagnamento, formazione, contributi economici, mentor e spazi in cui sviluppare le proprie idee.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Attraverso quattro diverse call, "100 IDEE" ha raccolto ben 352 proposte, coinvolgendo 880 giovani e attivando 150 gruppi progettuali, accompagnati da 58 mentor provenienti da realtà del mondo educativo, culturale, sociale e professionale.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Le idee realizzate, raccolte sul </span><a href="https://customer105044.musvc2.net/e/tr?q=9%3dBbBfEV%26s%3dX%26y%3dUFeGX%26v%3dZKV0fJS%262%3dD5LwO_3sZv_Dc_ywdr_9l_3sZv_Ch4S8.SGft6lA.zJn_NbuW_XQ4sKr_JXya_TM9lLlCzJpA4_JXya_TMEo7l%260%3dxMzRnT.uA5%26Az%3ddGZDWD%26Lz%3dXKTCfGS0fJb8WK%260%3dDdCUFWD6l9lSCelSCZGXFdm5BACTFfmVlWmXk0I40BJW9Al70XHSCYCT7l3hmZEYEalX&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noopener"><span>sito</span></a><span>, hanno riguardato gli ambiti più diversi con focus ricorrenti su arte, musica, sport, viaggi, cura degli spazi pubblici e innovazione tecnologica.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Tra gli esempi, il <strong>corso di arabo peer-to-peer avviato al Giambellino</strong>, dove l'apprendimento della lingua è diventato occasione di <strong>incontro e socialità;</strong> <strong>l'installazione al Liceo Vittorio Veneto di un cestino intelligente per incentivare la raccolta differenziata, e sostenere, attraverso le donazioni raccolte, gli adolescenti ospiti della Casa dell'Accoglienza Enzo Jannacci</strong>. Diverse anche le <strong>proposte legate a viaggi</strong>, come l'esperienza a <strong>Disneyland Paris di un gruppo di giovani con disabilità</strong>, le due settimane di <strong>volontariato in Senegal</strong> immaginate dai ragazzi di un <strong>Centro di Aggregazione Giovanile</strong> o la giornata sulla neve di alcuni ragazzi che non l'avevano mai vista.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Oltre a iniziative e viaggi, la richiesta emersa con maggior forza è stata quella di <strong>spazi da abitare per partecipare alla trasformazione della città</strong>. È in quest'ottica che "100 IDEE" ha permesso l'attivazione di tre nuovi spazi autogestiti o cogestiti da gruppi giovanili in via San Paolino, in piazza San Giuseppe e in via Dolomiti.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Una città cresce  sottolinea l'assessora alle Politiche giovanili <strong>Martina Riva</strong>  quando i giovani non vengono considerati semplici destinatari di servizi, ma protagonisti delle sue trasformazioni. Per questo abbiamo scelto di partire dalle loro idee, accompagnandole e dando loro fiducia e i tre spazi attivati nei quartieri di Barona, Bicocca e Martesana sono tasselli fondamentali di questo percorso. Se messi nelle condizioni di esprimersi, ragazzi e ragazze non generano valore solo per se stessi, ma per l'intera comunità».</span></p>
<p dir="ltr"><span>I dati raccolti confermano l'impatto del programma: oltre otto giovani su dieci dichiarano di aver raggiunto totalmente o almeno in parte gli obiettivi che si erano prefissati; l'88% parteciperebbe nuovamente all'esperienza e oltre il 60% immagina una prosecuzione del proprio progetto nel tempo. Due terzi dei partecipanti hanno tra i 16 e i 18 anni e tre ragazzi su quattro riconoscono un impatto diretto del progetto sullo sviluppo delle proprie competenze e della capacità di lavorare insieme agli altri.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Oltre ai 150 gruppi attivati, "100 IDEE" ne ha accompagnati altri 98 verso differenti opportunità di sostegno presenti in città. L'obiettivo infatti è quello di superare la logica competitiva dei bandi e sostenere il maggior numero possibile di percorsi.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Finanziato e sostenuto dal Comune di Milano e da "Con i bambini" nell'ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, il progetto è realizzato in coprogettazione con <strong>ICEI  Istituto Cooperazione Economica Internazionale</strong>, capofila del progetto, insieme ai partner <strong>Codici Ricerca e Intervento, cheFare, Comunità del Giambellino, Comunità Nuova, Fondazione Aquilone e Magma Impresa Sociale.</strong></span></p>
</div>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Università di Bologna e Padova: l'analisi di un omero fossile di un leone delle caverne vissuto tra 160 e 190 mila anni fa]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/universita-di-bologna-e-padova-lanalisi-di-un-omero-fossile-di-un-leone-delle-caverne-vissuto-tra-160-e-190-mila-anni</link>
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                    <description><![CDATA[L'analisi di un omero fossile conservato nella Collezione di Geologia "Museo Giovanni Capellini" dell'Università di Bologna documenta uno dei più antichi casi noti di guarigione da una grave frattura nei leoni delle caverne]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_12850d9b95d3f70780f85e5288eea09e.webp" length="65186" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 17 Jun 2026 15:50:17 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal">Lo studio di un <strong>omero fossile</strong> appartenente a un <strong>leone delle caverne vissuto tra 160 e 190 mila anni fa </strong>ha permesso di rivelare le tracce di una grave frattura, completamente guarita. I risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista «<strong>Quaternary International</strong>» e coordinata dall'<strong>Università di Padova</strong>, documentano uno dei <strong>più antichi casi noti di sopravvivenza a una frattura scomposta</strong> <strong>in questa specie</strong> e offrono nuove informazioni sulla biologia e sul comportamento dei grandi felini del Pleistocene.</p>
<p class="v1MsoNormal">«Quando ho visto quell'omero di leone e la frattura profonda, mi sono bloccata dall'emozione perché ho capito subito che si trattava di un reperto eccezionale. Abbiamo pochissimi resti di ossa di leone delle caverne con patologie evidenti, e gran parte delle ricerche precedenti si sono concentrate sul confronto tra i pochi esempi conosciuti, per la maggior parte provenienti da grotte in Germania. Segni di trauma sono ancora meno frequenti, e non sono certamente all'altezza del reperto da noi studiato», <b>racconta Elena Ghezzo, ricercatrice al Dipartimento di Geoscienze dell'Università di Padova e prima autrice dello studio.</b></p>
<p class="v1MsoNormal">Il reperto, rinvenuto nella <strong>grotta di Kanegra, in Slovenia</strong>, era arrivato nella <strong>Collezione di Geologia "Museo Giovanni Capellini" del Sistema Museale di Ateneo dell'Università di Bologna</strong> durante la seconda guerra mondiale, ma non era ancora mai stato studiato così nel dettaglio.</p>
<p class="v1MsoNormal">Per lo studio, l'omero è stato sottoposto a tomografia computerizzata (TAC) nel Centro di Anatomia dell'Università di Bologna, sotto la responsabilità scientifica del professor <strong>Stefano Ratti</strong>. Le analisi morfologiche e patologiche sono state condotte da <strong>Giulio Vara ed Elisa Lodolo.</strong></p>
<p class="v1MsoNormal"><strong>Le scansioni hanno permesso di osservare l'interno della frattura</strong>, evidenziando come il tessuto osseo spugnoso si sia completamente riorganizzato e rimodellato per preservare la funzionalità dei muscoli dell'arto anteriore. La frattura si è risaldata ma l'osso è rimasto in parte disallineato. L'osso è diventato più corto rispetto a un animale sano, mentre si è enormemente sviluppata la parte di articolazione con il muscolo della spalla, per compensare la rottura. Secondo i ricercatori, per sopravvivere dopo l'infortunio il leone ha affrontato condizioni molto difficili.</p>
<p class="v1MsoNormal">«Questo lavoro dimostra il valore scientifico che il patrimonio museale può ancora offrire alla ricerca contemporanea, soprattutto grazie alle moderne tecniche di analisi che oggi abbiamo a disposizione», <b>spiega Michela Contessi, curatrice della Collezione di Geologia "Museo Giovanni Capellini".</b></p>
<p class="v1MsoNormal">Assieme a <strong>Federico Fanti e Jo de Waele</strong>, entrambi professori al Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell'Università di Bologna, i ricercatori hanno promosso e coordinato l'analisi dettagliata del materiale, che è stato datato nei laboratori della National Taiwan University.</p>
<p class="v1MsoNormal">«L'animale si è probabilmente nascosto per settimane da possibili predatori, come iene o altri leoni, a digiuno e senza accesso a cibo o acqua, in attesa di guarire, come fanno i leoni attuali in Africa. Solitamente i leoni riportano ferite nella parte posteriore del corpo, quindi questo reperto è davvero una eccezione», <b>conclude Paul Funston della African Lion Conservation</b>, aggiungendo che nella specie attuale i feriti non accedono alle cure del resto del branco, contrariamente a quanto accade nei lupi e in altre specie sociali.</p>
<p class="v1MsoNormal">Per i ricercatori, reperti come questo rappresentano una rara opportunità per comprendere aspetti del comportamento degli animali estinti difficili da ricostruire.</p>
<p class="v1MsoNormal">«Una delle maggiori difficoltà per noi paleontologi è riuscire a comprendere il comportamento degli animali estinti. L'omero di Kanegra è unico perché apre una finestra sul passato», <b>concludono gli autori.</b></p>
<p class="v1MsoNormal">Lo studio evidenzia anche l'importanza del <strong>confronto con i leoni africani attuali, gli unici felidi con comportamento sociale strutturato</strong>, per interpretare i dati fossili. Quando e come questo comportamento si sia evoluto nei leoni resta ancora oggetto di studio.</p>
<p class="v1MsoNormal">L'omero è stato esposto al pubblico nell'ambito della <strong>mostra PALEOTAC</strong>, finanziata su fondi PNRR  Spoke 4 e conclusa lo scorso 17 maggio, ed è attualmente visibile a Bologna presso le sale della Collezione di Geologia "Museo Giovanni Capellini".</p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Politecnico di Milano: dal 16 al 19 giugno l'evento internazionale Participatory Design Conference (PDC) 2026]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/politecnico-di-milano-dal-16-al-19-giugno-levento-internazionale-participatory-design-conference-pdc-2026</link>
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                    <description><![CDATA[Dal 16 al 19 giugno al Politecnico di Milano l'appuntamento internazionale Participatory Design Conference (PDC) 2026 dedicato al design partecipativo, che mette al centro i temi della pace, del dialogo e della convivenza]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_d41a1f2c53c8178c57f1e0ce87c83c65.webp" length="33704" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 17 Jun 2026 15:50:13 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-86170f9f-7fff-e95a-48d8-5f33ee15d2f1"><span><strong>Dal 16 al 19 giugno 2026</strong>, la città di <strong>Milano</strong> ospita per la prima volta la <strong>Participatory Design Conference (PDC) 2026, al Campus Bovisa Durando del Politecnico di Milano</strong>. L'evento, promosso dal <strong>Sistema Design del Politecnico di Milano</strong> (Dipartimento di Design, Scuola di Design e la società consortile POLI.Design) con il supporto dell'Amministrazione comunale milanese, rappresenta uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati alla ricerca e alle pratiche del design partecipativo.</span></p>
<p dir="ltr"><span>L'iniziativa internazionale dal titolo "<strong>Peace, Dialogue, Coexistence. Designing for living together"</strong>, apre uno spazio di confronto interdisciplinare su come il <strong>design possa contribuire a costruire condizioni di dialogo, cooperazione e convivenza in un contesto globale segnato da conflitti, trasformazioni sociali, crisi ambientali e transizioni tecnologiche.</strong></span></p>
<p dir="ltr"><span>Attraverso le voci di ricercatori e ricercatrici, istituzioni, organizzazioni e comunità provenienti da diversi Paesi, in un'edizione che registra un record di presenze rispetto alle precedenti, la conferenza conferma il crescente interesse internazionale verso i temi del design partecipativo e del co-design. In questo contesto, PDC 2026 affronta alcune delle questioni più rilevanti del nostro tempo: il ruolo del design nella costruzione di processi di pace e solidarietà; le conseguenze sociali e territoriali dei conflitti; il rapporto tra sistemi globali ed esperienze locali; le interazioni tra intelligenza artificiale, democrazia e partecipazione; il contributo del design alla partecipazione civica, alla democrazia deliberativa e alle politiche pubbliche; le sfide poste dalla crisi climatica e dalle prospettive più che umane e multispecie.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il programma di PDC 2026 supera il formato tradizionale della conferenza accademica e combina contributi scientifici, Workshop, Doctoral colloquium, installazioni e Situated Actions, ovvero momenti espositivi e performativi, aperti a tutti, che portano la ricerca vicina a persone, comunità e territori. <strong>Milano diventa così il punto di incontro di una rete internazionale che si estende oltre il campus anche attraverso i PDC Places</strong>, iniziative organizzate in diverse città del mondo e dedicate alla sperimentazione locale di pratiche partecipative. Una struttura di conferenza che ambisce a costruire dialogo e convivenza mettendo in relazione contesti, culture ed esperienze arricchita anche dalla presenza di <strong>Local Practices</strong> che raccontano buone pratiche nazionali e due premi dedicati a studenti e ricercatori meritevoli: <strong>il David Hakken Participatory Design Grant e l'Artful Integrators Award 2026.</strong></span></p>
<p dir="ltr"><span>Al centro dell'edizione 2026 vi è poi il formato sperimentale delle <strong>Conversations</strong>, che mette in dialogo gli autori degli studi, superando il modello tradizionale delle presentazioni frontali.</span></p>
<p dir="ltr"><span>L'impianto culturale della conferenza si inserisce nelle attività del Sistema Design del Politecnico di Milano, riconosciuto come principale centro italiano per la ricerca scientifica nel design e impegnato nello sviluppo di approcci orientati al cambiamento sistemico, all'innovazione sociale e alla sostenibilità. Una visione che interpreta il design come pratica capace di mettere in relazione saperi ed esperienze, favorendo processi di ascolto, partecipazione e costruzione condivisa della conoscenza in risposta alle sfide del nostro tempo.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La conferenza ospiterà keynote di rilievo nel corso della settimana fra cui: <strong>Vadim Georgienko</strong> Social entrepreneur, Creator of the Citizen Token System (CTS), <strong>Lucas Mertehikian</strong> direttore del  Humanities Institute al New York Botanical Garden e la sociolinguista <strong>Vera Gheno</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Accogliere a Milano e supportare una conferenza dedicata al design partecipativo significa valorizzare il dialogo tra istituzioni, ricerca e comunità nella lettura della complessità urbana e nella costruzione di spazi di collaborazione e partecipazione», afferma <strong>Gaia Romani</strong>, assessora al Decentramento, Quartieri, Partecipazione e Servizi civici.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«PDC 2026 porta a Milano una comunità internazionale con una lunga tradizione e la connette alla ricerca e alle pratiche di design partecipativo che pure caratterizzano molta della ricerca svolta al Politecnico di Milano. Un modo di intendere il design che mette in discussione la gerarchia delle competenze, dei ruoli e del potere, per aprirsi all'ascolto anche di chi non sempre ha modo di esprimersi. Proprio per questo, il design partecipativo può essere oggi una strada per affrontare anche temi cruciali come pace, dialogo e convivenza», dichiara <strong>Anna Meroni</strong>, Professoressa del Dipartimento di Design e presidente della conferenza insieme a Joon Sang Baek della Yonsei University in Corea del Sud e Teresa Franqueira dell'Università di Aveiro in Portogallo.</span></p>
<p dir="ltr"><span>L'iniziativa, quindi, si integra nel contesto milanese e si realizza in collaborazione con il <strong>Comune di Milano e Fondazione Cariplo</strong>, rafforzando il legame tra ricerca, istituzioni e città sui temi della partecipazione e del confronto pubblico. Diverse pratiche ed esperienze partecipative sviluppate nel contesto cittadino saranno pertanto portate e discusse nella conferenza.</span></p>
<p dir="ltr"><span>L'impegno del Comune nel promuovere il confronto tra ricerca, istituzioni e cittadinanza si riflette anche nell'organizzazione di un momento informale di discussione e networking presso <strong>CASVA-Centro di Alti Studi sulle Arti Visive</strong>, nuova istituzione culturale milanese e a <strong>Open Casello</strong> dove saranno ospitate una serie di performance sul tema.</span></p>
<p dir="ltr"><span>L'apertura ufficiale di PDC 2026 si terrà oggi, martedì 16 giugno alle ore 17 presso il Teatro della <strong>Triennale Milano</strong>, che ha aperto le sue porte alla comunità internazionale della conferenza.</span></p>
<p dir="ltr"><span>L'opening vedrà la partecipazione della Rettrice del Politecnico di Milano, Donatella Sciuto, del Vicerettore per lo Sviluppo Sostenibile, Alessandro Perego, della Direttrice del Dipartimento di Design, Paola Bertola, e del Preside della Scuola del Design, Francesco Zurlo. Ad aprire i lavori saranno Anna Meroni, Joon Sang Baek e Teresa Franqueira, Davide Fassi, Laura Galluzzo e Daniela Selloni, chair di PDC 2026, che introdurranno i temi e le prospettive che guideranno la conferenza a cui seguiranno dei talk con Lorenzo Imbesi (presidente di Cumulus Association), Ezio Manzini (Presidente di DESIS Network), Maurizio Teli (PDC Advisory board), Marco Mazziotti, Direttore di EU Direct Funding &amp; Citizen Participation del Comune di Milano e Thania Paffenholz del Graduate Institute International and Development Studies di Ginevra.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Il Politecnico di Torino alla guida del progetto GENMAT: l'intelligenza artificiale che accelera la scoperta di nuovi materiali]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/il-politecnico-di-torino-alla-guida-del-progetto-genmat-lintelligenza-artificiale-che-accelera-la-scoperta-di-nuovi-materiali</link>
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                    <description><![CDATA[Al via il progetto europeo GENMAT che punta a ridurre tempi e costi nella ricerca e sviluppo di materiali, contribuendo a rendere l'industria più sostenibile e competitiva]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_d7957b494b29e0241c6ab1b192ff5ca3.webp" length="51738" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 17 Jun 2026 15:50:09 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><b><span>Ridurre da decenni a pochi anni il tempo necessario per portare un nuovo materiale dal laboratorio al mercato</span></b><span>: è questo l'obiettivo ambizioso di <b>GENMAT</b>, il nuovo <b>progetto europeo coordinato dal Politecnico di Torino</b> che punta a <b>rivoluzionare lo sviluppo dei materiali grazie all'intelligenza artificiale</b>. Finanziato nell'ambito del <b>bando europeo "AI Foundation Models in Science"</b>, GENMAT riunisce un <b>consorzio di 14 partner</b> tra università, aziende e organizzazioni esperte di etica dell'IA. Il progetto avrà una durata di <b>tre anni</b> e mira a sviluppare un <b>innovativo modello di base</b> (foundation model) dedicato alla scienza dei materiali.</span></p>
<p><span>A differenza delle tradizionali applicazioni di intelligenza artificiale, spesso progettate per compiti specifici, GENMAT svilupperà un <b>unico sistema</b> in grado di lavorare su più fronti. Questo modello integrerà dati scientifici di diversa natura  dalla chimica atomica alle immagini microscopiche, fino ai dati provenienti da sensori  per supportare l'<b>intero ciclo di vita dei materiali</b>, dalla progettazione alla produzione, fino al loro utilizzo. L'elemento innovativo è la capacità di collegare informazioni su più scale, dagli atomi alle molecole, dai polimeri fino ai materiali compositi, consentendo risultati scientificamente coerenti e fisicamente plausibili, e superando i limiti degli attuali strumenti di IA generativa.</span></p>
<p><span>Lo <b>sviluppo di nuovi materiali è cruciale per</b> la <b>competitività e</b> la <b>sicurezza economica dell'Unione europea</b>, con applicazioni strategiche in settori come energia, mobilità, edilizia, sanità ed elettronica. In questo contesto, GENMAT si concentrerà su <b>quattro ambiti applicativi</b>, che spaziano dai materiali compositi avanzati con specifiche proprietà meccaniche ed elettriche, ad esempio per l'aerospazio, ai materiali innovativi che favoriscono l'economia circolare, come polimeri riciclabili di nuova generazione. Il progetto affronterà inoltre lo sviluppo di rivestimenti più sostenibili privi di PFAS  sostanze note come "inquinanti eterni" per la loro persistenza nell'ambiente  e di sistemi intelligenti per monitorare lo stato di salute delle strutture composite, migliorandone sicurezza e durata.</span></p>
<p><span>Uno dei principali vantaggi attesi è la drastica <b>riduzione di tempi e costi di sviluppo</b>. Oggi la progettazione di un nuovo materiale richiede spesso anni di test e centinaia di tentativi; grazie all'intelligenza artificiale sviluppata in GENMAT sarà invece possibile individuare fin dalle prime fasi un numero limitato di soluzioni promettenti, <b>accelerando in modo significativo il processo di innovazione</b>. Il progetto non porterà immediatamente a un prodotto commerciale, ma rappresenta un passo fondamentale verso una <b>nuova generazione di strumenti digitali per l'industria dei materiali</b>, destinati in futuro a essere adottati da aziende chimiche, meccaniche ed edilizie.</span></p>
<p><span>GENMAT punta inoltre a costruire un'<b>infrastruttura di intelligenza artificiale aperta, trasparente e affidabile, </b>in linea con i valori europei. Il modello sarà addestrato su dati scientifici certificati e integrerà vincoli fisici, strumenti di interpretabilità e sistemi per stimare l'incertezza dei risultati, garantendo maggiore fiducia nelle decisioni. Le risorse sviluppate saranno condivise attraverso piattaforme europee di open science, contribuendo a <b>rafforzare la sovranità tecnologica dell'Europa in un settore strategico</b>.</span></p>
<p>«In qualità di coordinatore del progetto GENMAT, porto in questa iniziativa anche l'esperienza maturata all'interno del gruppo di ricerca Mechanics of Advanced Materials, coordinato dal professor Davide Paolino, che da anni lavora nel campo dei materiali compositi avanzati e intelligenti. Le competenze sviluppate nella meccanica dei materiali compositi, nella produzione e integrazione di sensori in materiali avanzati, nello sviluppo di materiali multifunzionali per il monitoraggio strutturale, nella modellazione numerica multiscala e basata sull'intelligenza artificiale e nel testing avanzato ci permettono di contribuire allo sviluppo di un foundation model capace di mettere a sistema dati, conoscenza fisica, anni di esperienza sperimentale e requisiti applicativi reali»<span>, dichiara <b>Raffaele Ciardiello</b>, docente del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale-DIMEAS del Politecnico di Torino.</span></p>
<p><span>Oltre al coordinamento del progetto, l'ateneo torinese sarà impegnato nello sviluppo delle applicazioni legate ai materiali compositi e parteciperà alla progettazione del modello di intelligenza artificiale, anche grazie al contributo del ricercatore del DIMEAS <b>Alberto Ciampaglia</b>.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Università di Padova: Metis Vela secondo posto alla SuMoth Challenge 2026 con Atlas]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/universita-di-padova-metis-vela-secondo-posto-alla-sumoth-challenge-2026-con-atlas</link>
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                    <description><![CDATA[La barca foilante in fibra di lino e materiali riciclati premia ingegneria e sostenibilità]]></description>

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                    <pubDate>Tue, 16 Jun 2026 18:31:27 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>Dal 7 al 14 giugno 2026, il team Metis Vela dellUniversità di Padova ha partecipato sul Lago di Garda, alla Fraglia Vela Malcesine, alledizione 2026 della SuMoth Challenge</strong>. La competizione internazionale ha visto la partecipazione delle imbarcazioni provenienti da atenei italiani, tra cui le Università di Trieste, Torino, Milano, Cagliari e La Spezia, e dalle Università di Karlsruhe, Sheffield, Southampton, Delft, Stoccolma, Nantes e Politecnico di Monaco di Baviera.</span><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">La <strong>SuMoth Challenge</strong> è una <strong>competizione ingegneristica e velica internazionale rivolta a team universitari di tutto il mondo</strong>. I<strong> partecipanti hanno il compito di progettare, costruire e condurre un'imbarcazione ad alte prestazioni di classe International Moth, dotata di "foil" per volare sull'acqua</strong>. L'<strong>obiettivo principale</strong> della sfida è<strong> promuovere l'eco-progettazione, l'uso di materiali a basso impatto ambientale e l'economia circolare nella nautica</strong>.</span><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">La SuMoth Challenge 2026 ha messo alla prova non solo la velocità delle imbarcazioni, ma anche le loro capacità ingegneristiche e le scelte di progetto improntate alla sostenibilità. Con<span style="mso-bidi-font-size: 11.5pt;"> il numero di prua 12, il <strong>team Metis Vela</strong> ha rappresentato lAteneo patavino proponendo per la prima volta in gara la sua ultima creazione foilante Atlas, conquistando il <strong>secondo posto nella fase di valutazione ingegneristica del progetto</strong>, subito dopo il Politecnico di Milano, vincitore della classifica generale.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><o:p></o:p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Atlas è una barca monoposto foilante, capace di sollevarsi dallacqua durante la navigazione. Oltre ai foil, Atlas utilizza una struttura di tipo honeycomb di alluminio per il core dello scafo, che permette di risparmiare molto peso senza compromettere le prestazioni. <strong>Atlas nasce con un obiettivo chiaro: dimostrare che alte prestazioni e sostenibilità possono convivere</strong>. È stata progettata per la competizione velica SuMoth Challenge e segue una filosofia di costruzione </span><o:p></o:p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">che ha scelto di utilizzare materiali innovativi e più sostenibili, come la fibra di lino e componenti riciclati da vecchie imbarcazioni, sviluppando soluzioni che riducono limpatto ambientale senza rinunciare alle prestazioni. Atlas non è solo una barca, ma il risultato di un lavoro di squadra che unisce ingegneria, sostenibilità e passione, con lobiettivo di contribuire a un futuro più innovativo e responsabile nel mondo della vela. A differenza di molte imbarcazioni di questo tipo, spesso progettate per essere estremamente leggere, ma poco durature, il<strong> progetto punta su affidabilità, riutilizzo dei materiali e lunga vita operativa</strong>. Alla costruzione di Atlas <strong>hanno contribuito circa 70 studenti </strong>provenienti da diversi dipartimenti dellUniversità di Padova tra cui Ingegneria Industriale, Ingegneria dellInformazione, Scienze Economiche e Aziendali, Territorio e Sistemi Agro-Forestali, Psicologia Generale, a testimonianza della forte multidisciplinarietà del progetto. Il team è organizzato in reparti: 12 membri dellequipaggio, circa 50 progettisti impegnati anche nella costruzione e realizzazione delle imbarcazioni, 8 membri dedicati allarea amministrativa.</span></p>
<h3>Otto giorni di gara sul Lago di Garda</h3>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Il programma della competizione, suddiviso in otto intense giornate, ha visto le fasi della valutazione di progettazione, costruzione e prestazioni in acqua svolgersi in parallelo. Dopo larrivo dei team e le misurazioni di stazza, lazione in acqua è stata vagliata co prove libere e quindi con le regate di prova e i primi test prestazionali, monitorati tramite sistemi GPS forniti dallorganizzazione per registrare le velocità di punta. Successivamente i team sono stati impegnati nella valutazione costruttiva, ovvero unintervista approfondita in cui la <strong>giuria <span style="mso-bidi-font-size: 11.5pt;">di 24 esperti del settore</span> ha esaminato la qualità della manifattura, laccuratezza dei costi e leffettivo piano di fine vita dei materiali utilizzati</strong>. Nei giorni successivi si sono tenute le competizioni sul lago,<strong> <span style="mso-bidi-font-size: 11.5pt;">12 regate di flotta svolte nel corso della settimana</span></strong>, fino al gran finale di domenica 14 giugno.</span><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Limpegnativa competizione ha evidenziato il potenziale dellimbarcazione che si è meravigliosamente alzata dallacqua dimostrando lassoluta validità del progetto e della costruzione.</span><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Questo risultato conferma la validità delle scelte progettuali adottate dal team e segna un <strong>nuovo importante traguardo nel percorso di crescita di Metis Vela </strong>che verranno vagliate sviluppando e perfezionando il lavoro svolto attraverso i feedback dei velisti e i dati raccolti dai sensori di bordo.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Gli studenti padovani che hanno partecipato al <strong>progetto, supervisionato dal Professor Andrea Lazzaretto</strong>, era così composto: gli equipaggi Giulia Galletti, Lorenzo Del Re, Enea Chirizzi, la team leader Sofia Bertolaso, il capo progettazione Mattia Gaggiato, i progettisti Marco Pitteri, Alberto Pinato, Filippo Flisi, Matteo Grossule, Tommaso Zoppè, Leonardo Corradin, Matteo Pivotto, Kaan Bek <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>e tutti gli altri membri del team che hanno partecipato con impegno alla preparazione e alla competizione.<o:p></o:p></span></p>
<h3>Spirito di squadra e sostenibilità</h3>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">In uno spirito di collaborazione e con una forte anima sportiva,<strong> i 19 team hanno saputo sostenersi nei momenti di necessità, condividendo attrezzature, competenze ed esperienza</strong>. Questi gesti testimoniano limportanza della solidarietà e della cooperazione nel mondo accademico e sportivo, valori fondanti della Sumoth Challenge.<o:p></o:p></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">«Un<strong> ringraziamento speciale </strong>va al nostro responsabile di progetto il professor<strong> Andrea Lazzaretto</strong> che, tramite la sua esperienza, ha saputo guidare il gruppo nelle fasi più critiche» <b>dicono i ragazzi del gruppo Metis Vela Unipd</b> «, al Dipartimento di Ingegneria Industriale e il suo Direttore, <strong>Fabrizio Dughiero</strong>, per lopportunità di partecipare a competizioni di alto livello che offrono agli studenti unesperienza formativa unica, capace di andare ben oltre le aule universitarie. Non solo, in linea con la visione di UniPadova Sostenibile, lobiettivo perseguito dal team in ogni progetto è minimizzare limpatto ambientale, a partire dalla scelta dei materiali da costruzione, senza compromettere le prestazioni in acqua» <b>continuano i componenti del gruppo universitario velico</b> «e quindi un grazie va ad <strong>Antonio Paoli</strong>, Prorettore al Benessere e allo Sport, e all<strong>Ufficio Public Engagement</strong>».</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Heckman all'Università Cattolica del Sacro Cuore: l'educazione è un investimento]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/heckman-alluniversita-cattolica-del-sacro-cuore-leducazione-e-un-investimento</link>
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                    <description><![CDATA[Nella sede di Brescia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore la Lectio magistralis del Nobel per l'economia 2000, promossa dalla facoltà di Scienze della formazione, in collaborazione con la Fondazione Iseo e con il contributo di Banca Generali]]></description>

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                    <pubDate>Tue, 16 Jun 2026 18:31:27 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">«Le mie ricerche documentano che gli investimenti effettuati nei primi anni di vita possono generare elevati rendimenti perché le esperienze precoci gettano le basi per lapprendimento, la salute e il comportamento futuri». È la tesi che il Nobel per leconomia 2000 <b>James Heckman</b> ha proposto in unaffollata aula magna della<strong> sede di Brescia dellUniversità Cattolica del Sacro Cuore</strong>, nella <i>Lectio magistralis</i> promossa dalla facoltà di Scienze della formazione, in collaborazione con la Fondazione Iseo e con il contributo di Banca Generali. Secondo Heckman, infatti, «<strong>le competenze si costruiscono sulle competenze</strong>. I bambini che sviluppano solide capacità cognitive, sociali ed emotive nella prima infanzia sono più capaci di apprendere a scuola, instaurare relazioni produttive e adattarsi alle circostanze mutevoli durante l'età adulta. Gli investimenti precoci rendono più efficaci gli investimenti successivi perché creano la capacità di beneficiare delle opportunità future. Questo non significa che lapprendimento si fermi dopo la prima infanzia o che gli investimenti nei bambini e negli anziani siano irrilevanti. Piuttosto, significa che<strong> la riparazione è spesso più costosa della prevenzione. In generale, è più efficace costruire solide basi fin da piccoli piuttosto che affrontare le difficoltà dopo che si sono radicate</strong>».<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><strong>Tra le linee di ricerca più innovative del premio Nobel figurano le analisi sulleducazione e sul capitale umano</strong>, sintetizzate nella celebre <strong><i>Heckman Equation</i></strong>, secondo cui investire nei bambini produce a lungo termine benefici economici e sociali, con effetti positivi sulla produttività e sulla riduzione dei costi sociali, fa notare la rettrice dellUniversità Cattolica del Sacro Cuore <b>Elena Beccalli</b>. «Una sua nota ricerca evidenzia che i <strong>programmi di sviluppo della prima infanzia di alta qualità possono generare un rendimento annuale del 13% per ogni bambino sul costo iniziale</strong>, grazie a migliori risultati scolastici, qualità della vita, occupazione, reddito e inclusione sociale nei decenni successivi. Un rendimento la cui portata mette in luce, in maniera indiscutibile, la valenza dellinvestimento in educazione».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><o:p></o:p>Nella sua ricerca il <strong>Nobel Heckman, direttore del <i>Center for the Economics of Human Development </i>dellUniversità di Chicago</strong>, un centro di ricerca interdisciplinare dedicato allo studio dello sviluppo umano e delle competenze, <strong>ha dimostrato che «il successo dipende da ben più del solo rendimento scolastico</strong>. Qualità come la perseveranza, la motivazione e la capacità di lavorare in gruppo si sviluppano attraverso le prime interazioni con la famiglia, gli educatori e gli ambienti scolastici. Queste competenze svolgono un ruolo cruciale nel plasmare il futuro».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><o:p></o:p>Ne deriva un appello alla politica: «La lezione per i responsabili politici non è che dovremmo investire solo nei bambini piccoli, ma che dovremmo riconoscere la particolare importanza dei primi anni di vita e garantire che i bambini abbiano accesso ad ambienti stimolanti che favoriscano uno sviluppo sano fin dall'inizio. In questo modo, aumentiamo lefficacia degli investimenti effettuati in ogni fase successiva della vita».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><o:p></o:p>Le evidenze empiriche dimostrano che per promuovere uguaglianza e mobilità sociale il welfare non basta. «Questa è forse la tesi più controintuitiva negli studi di Heckman: <strong>le politiche redistributive e i servizi universali non producono automaticamente uguaglianza di opportunità</strong>. La leva più efficace rimane linvestimento nelleducazione di qualità» fa notare il preside della facoltà di Scienze della formazione <b>Domenico Simeone</b>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><o:p></o:p></span><span style="font-size: 11.0pt; font-family: 'Arial',sans-serif;"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Unaffermazione ripresa con convinzione dalla <strong>rettrice Beccalli</strong>: «<strong>Credo fermamente nella forza trasformativa delleducazione</strong>. Per questo insisto nel sostenere che il destino del secolo che stiamo vivendo dipenderà dal ruolo che sapremo riservare in ogni parte del mondo alleducazione».</span><o:p></o:p></span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[ENEA lancia PULSAR: nuove terapie mirate contro il tumore al seno]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/enea-lancia-pulsar-nuove-terapie-mirate-contro-il-tumore-al-seno</link>
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                    <description><![CDATA[Meno effetti collaterali e costi ridotti grazie a elettrochemioterapia e immunoterapia con interleuchina-12]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_0d214d49c562a2fa38fd23112406676d.webp" length="39368" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 16 Jun 2026 18:31:27 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>Nuove terapie contro i tumori al seno </strong>caratterizzate da minimi effetti collaterali e costi ridotti. È quanto si propone di sviluppare il progetto di ricerca <strong>PULSAR</strong>, al quale ENEA ha deciso di destinare i fondi del <strong>5 per mille alla ricerca scientifica </strong>(codice fiscale ENEA: 01320740580).</span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">La<strong> ricerca punta a migliorare le terapie contro il carcinoma mammario, con particolare attenzione alle forme più aggressive e resistenti ai trattamenti</strong>: ad esempio il tumore triplo negativo, caratterizzato da una sorta di mantello biologico di invisibilità che ostacola il lavoro delle difese dellorganismo.</span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«I risultati attesi consentiranno di veicolare i farmaci antitumorali in modo più mirato, aumentandone lefficacia e riducendone la tossicità», spiega lideatrice del progetto <strong>Arianna Casciati</strong>, ricercatrice del Laboratorio ENEA Biotecnologie RED presso il Dipartimento Sostenibilità.</span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>Lapproccio ideato dai ricercatori ENEA combina elettrochemioterapia e immunoterapia</strong> basata sullinterleuchina-12, una molecola in grado di riattivare la risposta immunitaria antitumorale. Il progetto prevede inoltre limpiego di due brevetti ENEA: uno relativo a un sistema che utilizza campi elettrici ultra-brevi per il trattamento dei tumori e laltro dedicato alla produzione dellinterleuchina-12 tramite le piante.</span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">L<strong>elettrochemioterapia </strong>è una <strong>tecnologia clinicamente validata che utilizza impulsi elettrici controllati per aumentare temporaneamente la permeabilità delle cellule tumorali, favorendo lingresso dei farmaci chemioterapici e potenziandone lefficacia</strong>. Limmunoterapia, invece, sfrutta il sistema immunitario per riconoscere e combattere le cellule tumorali. In questo contesto, è stato evidenziato il ruolo cruciale dellinterleuchina-12 nel riattivare e potenziare la risposta immunitaria antitumorale. Tuttavia, lapplicazione clinica di questa molecola è ancora limitata dalla significativa tossicità sistemica (causa febbre alta o addirittura danni epatici) e dagli elevati costi di produzione.</span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«Grazie alla piattaforma Pharmagreen sviluppata da ENEA <strong>siamo in grado di produrre questa molecola tramite piante ingegnerizzate</strong>, un sistema innovativo che rende la produzione di biofarmaci più sicura, sostenibile ed economica», aggiunge Casciati.</span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Questo approccio innovativo integra la somministrazione di interleuchina-12 con lapplicazione di brevi impulsi elettrici direttamente nel sito tumorale, sia come monoterapia sia in combinazione con un chemioterapico. «<strong>Tale strategia permette di massimizzare la concentrazione della molecola nel target oncologico, rendendo il microambiente tumorale ostile alla crescita e alla diffusione delle cellule cancerose, riducendo al contempo gli effetti collaterali sistemici</strong>», conclude la ricercatrice ENEA.</span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Per validare la piattaforma terapeutica, i ricercatori utilizzeranno mammosfere, ossia modelli tridimensionali avanzati di tumore al seno, capaci di riprodurre fedelmente larchitettura tridimensionale e lelevata eterogeneità cellulare della patologia. <strong>Verranno utilizzate due linee cellulari umane rappresentative del tumore al seno: una forma meno aggressiva e una definita triplo negativo</strong>, quest'ultima particolarmente complessa da trattare a causa dell'assenza di recettori target per le terapie tradizionali. Questo permetterà di valutare in modo più ampio lefficacia del trattamento, la risposta immunitaria e le modifiche del microambiente tumorale.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Milano: a Palazzo Reale dal 16 giugno al 6 settembre la mostra "Capolavori Fotografati" di Aurelio Amendola]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/milano-a-palazzo-reale-dal-16-giugno-al-6-settembre-la-mostra-capolavori-fotografati-di-aurelio-amendola</link>
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                    <description><![CDATA[A Palazzo Reale in mostra 85 fotografie di grande formato del fotografo Aurelio Amendola dedicate a Burri, Vedova, Nitsch, alle opere di Bernini, Canova, Michelangelo e gli scatti inediti del Duomo di Milano]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_6527f1f5d3563ce3401641aec1db1a9a.webp" length="53590" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 16 Jun 2026 13:01:12 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span><strong>Aurelio Amendola</strong> torna a <strong>Palazzo Reale di Milano</strong> a trent'anni dalla mostra personale Cappelle Medicee (1995): <strong>dal 16 giugno al 6 settembre 2026 </strong>le sale del palazzo ospiteranno "<strong>Aurelio Amendola. Capolavori fotografati. Burri, Vedova, Nitsch, Duomo di Milano, Bernini, Canova, Michelangelo</strong>", esposizione promossa da <strong>Comune di Milano  Cultura</strong>, prodotta da <strong>Palazzo Reale</strong>, in collaborazione con <strong>Associazione Culturale Building.</strong></span><br><span></span></p>
<p><span>Attraverso <strong>85 fotografie di grande formato</strong>, realizzate tra il 1976 e il 2025, la mostra celebra gli aspetti più emblematici della ricerca di Amendola (Pistoia, 1938), figura centrale della fotografia d'arte contemporanea, che si distingue per la capacità di attraversare la storia dell'arte e trasformare la luce in racconto, con uno sguardo sensibile e intenso. Cuore della mostra è il <strong>dialogo che il fotografo ha saputo instaurare, attraverso il proprio obiettivo, con alcuni dei più grandi protagonisti della storia dell'arte</strong>. Dalle sculture immortali di <strong>Michelangelo Buonarroti (14751564), Gian Lorenzo Bernini (15981680) e Antonio Canova (1757-1822), fino alla forza espressiva del contemporaneo  rappresentata da Alberto Burri (1915-1995), Emilio Vedova (19192006) e Hermann Nitsch (1938-2022)</strong>  le sue immagini rivelano tanto la vita segreta delle opere quanto l'identità profonda degli artisti. A questa ricerca si affianca una sezione dedicata al Duomo di Milano con una serie di scatti inediti che indagano la cattedrale come organismo plastico e materia scolpita: non solo architettura, ma vera e propria scultura attraversata dalla luce e dal tempo. </span></p>
<p><span>«Accogliere a Palazzo Reale la mostra di Aurelio Amendola significa rendere omaggio a uno dei grandi interpreti della fotografia d'arte contemporanea  afferma l'assessore alla Cultura, <strong>Tommaso Sacchi</strong> . Il suo sguardo ha saputo instaurare un dialogo unico con alcuni dei massimi protagonisti della storia dell'arte, da Michelangelo a Bernini, da Canova a Burri, Vedova e Nitsch. Particolarmente emozionante è la sezione dedicata al Duomo di Milano, che attraverso l'obiettivo di Amendola rivela tutta la sua forza espressiva e la sua bellezza». </span></p>
<p><span>Il percorso espositivo si apre con un <strong>primo nucleo di 41 fotografie</strong>  qui riunite anche grazie ai prestiti di prestigiose collezioni italiane e internazionali, come la <strong>Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri di Città di Castello, la Fondazione Emilio e Annabianca Vedova di Venezia e Nitsch Foundation di Vienna </strong> dedicate a tre grandi protagonisti del secondo Novecento, la cui pratica artistica è profondamente legata all'azione: <strong>Hermann Nitsch, Alberto Burri ed Emilio Vedova.</strong> Nei loro lavori il gesto si fa segno, materia, energia e poi opera: traccia visibile dell'atto creativo. Amendola li ritrae nei rispettivi atelier, cogliendone la dimensione più intima e, al tempo stesso, dinamica, restituendo nelle immagini la forza e l'intensità della loro arte. Tra le opere presentate, una selezione di scatti illustra le "<strong>azioni rosso sangue</strong>" realizzate da <strong>Hermann Nitsch nel castello di Prinzendorf nel 2012,</strong> condensando l'essenza della sua pratica in una narrazione più raccolta e inedita rispetto alla dimensione performativa e corale che caratterizza le sue azioni. </span></p>
<p><span>Di particolare rilievo sono le celebri <strong>Combustioni di Alberto Burri</strong>: nel 1976, a Città di Castello, Amendola realizza una sequenza fotografica in cui l'artista è colto nell'atto di bruciare una superficie plastica, alterandone la materia. In queste immagini emerge con chiarezza un processo creativo, in cui il gesto  insieme meccanico e spontaneo  dà forma ad alcuni dei suoi esiti più iconici. <strong>Nelle fotografie del 1987 dedicate a Emilio Vedova, emerge invece il vortice generativo della sua arte</strong>. L'energia che attraversa le opere  in particolare i grandi tondi  si manifesta come estensione diretta di una gestualità tesa, nervosa, ma al contempo controllata: Vedova è colto mentre si muove nello spazio dell'atelier come in un campo d'azione, e il suo corpo diviene matrice del segno pittorico. </span></p>
<p><span>La mostra prosegue con una sala interamente dedicata a <strong>nove fotografie del Duomo di Milano (2009), </strong>esposte per la prima volta al pubblico. Attraverso dettagli, prospettive e giochi di luce, la cattedrale viene riletta nella sua complessità formale e forza espressiva. Nel contesto di Palazzo Reale e della sua prossimità fisica con il Duomo, la presenza di questi scatti assume un valore particolarmente evocativo, rafforzando il dialogo tra immagine e luogo, rappresentazione e presenza. </span></p>
<p><span>Il percorso espositivo include inoltre con <strong>35 scatti che ritraggono alcuni dei più celebri capolavori scultorei di grandi Maestri italiani del passato: Gian Lorenzo Bernini, Antonio Canova e Michelangelo Buonarroti</strong>. Attraverso eleganti giochi di luce che esaltano la superficie marmorea, le fotografie in bianco e nero di Amendola mettono in evidenza prospettive e dettagli, offrendo scorci inediti dei diversi gruppi scultorei: dalla drammaticità del <strong>Ratto di Proserpina (1621-1622) di Bernini, alla delicatezza del tempo sospeso nell'abbraccio tra Amore e Psiche (1787-1793) di Canova, fino allo sguardo profondo della statua di Giuliano de' Medici, realizzata da Michelangelo per le Cappelle Medicee della Sagrestia Nuova a Firenze (1521-1534)</strong>. </span></p>
<p><span>In occasione della mostra sarà pubblicato un catalogo edito da <strong>Skira</strong>, in <strong>edizione bilingue (italiano e inglese),</strong> che presenta il lavoro di Aurelio Amendola attraverso la selezione delle opere esposte in questa occasione a Palazzo Reale.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Milano: alla Fabbrica del Vapore dal 17 giugno al 14 ottobre la mostra "Il cosmo" dell'artista giapponese Susumu Shingu]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/milano-alla-fabbrica-del-vapore-dal-17-giugno-al-14-ottobre-la-mostra-il-cosmo-dellartista-giapponese-susumu-shingu</link>
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                    <description><![CDATA[Dal 17 giugno al 14 ottobre 2026, presso la Fabbrica del Vapore, la mostra "Il cosmo": un ampio percorso espositivo che ripercorre oltre sessant'anni di ricerca dell'artista giapponese Susumu Shingu]]></description>

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                    <pubDate>Tue, 16 Jun 2026 13:01:09 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span><strong>Sculture che si muovono con il vento, forme leggere che rispondono all'aria, all'acqua e alla gravità, trasformando forze invisibili in esperienza visibile</strong>: è questo l'universo poetico di <strong>Susumu Shingu</strong>, tra i più autorevoli protagonisti dell'arte cinetica contemporanea, a cui Fabbrica del Vapore dedica una grande mostra personale.</span></p>
<p><span><strong>Dal 17 giugno al 14 ottobre 2026</strong>, il polo di via Procaccini ospita in Cattedrale "<strong>Il cosmo</strong>", un ampio percorso espositivo che ripercorre oltre sessant'anni di ricerca dell'artista giapponese, mettendo al centro il dialogo tra movimento, natura e percezione. Attraverso opere in continua evoluzione, la mostra invita il pubblico a osservare il mondo da una prospettiva inedita, riscoprendo il legame profondo tra l'essere umano e le forze che animano il pianeta.</span></p>
<p><span>Curata da <strong>Shingu Atelier</strong>, lo studio dell'artista, la mostra è coprodotta dal <strong>Comune di Milano  Fabbrica del Vapore,</strong> con il contributo di <strong>Videomobile srl </strong>per la produzione, dello <strong>Studio Origoni Steiner</strong> per il progetto di graphic design, di <strong>Studio Azzurro</strong> per la realizzazione dei contenuti multimediali presenti nel percorso espositivo e della <strong>ARTantide Gallery</strong> per la gestione della biglietteria e del bookshop.</span></p>
<p><span>«"Il cosmo" conferma la Fabbrica del Vapore come luogo di riferimento per l'arte contemporanea. L'allestimento offre un'esperienza immersiva dove luce, architettura e movimento dialogano con le opere. Le sculture cinetiche di Susumu Shingu, tra vento e natura, trasformano lo spazio in un paesaggio poetico. <strong>La mostra invita a riflettere sul rapporto tra uomo e ambiente e sulla fragilità del pianeta.</strong> Un messaggio di grande valore culturale e simbolico, che la città è orgogliosa di accogliere e condividere con il pubblico», afferma l'assessore alla Cultura, <strong>Tommaso Sacchi</strong>.</span></p>
<p><span>«Sono molto felice e onorato di esporre per la prima volta in Italia 9 sculture fondamentali del mio percorso insieme a un gruppo di 21 sculture di vento del progetto 'Windcaravanch' che ha girato il mondo, partendo nel 2000 dalle risaie del Giappone fino all'estrema Nuova Zelanda, attraversando il lago ghiacciato della Finlandia fino alle steppe della Mongolia. Sculture mosse dal vento che hanno collegato popoli e culture delle terre più lontane, dove l'uomo convive ancora in sintonia con le forze della natura, sono esposte qui oggi in questa cattedrale riunendo nella mostra 'Il Cosmo' un'intera vita e il mio profondo e lungo legame con l'Italia, proprio nell'anno in cui si festeggiano i 160 anni di relazioni tra Italia e Giappone e i 45 anni di gemellaggio tra Osaka e Milano», dichiara l'artista <strong>Susumu Shingu</strong>.</span></p>
<p><span>Nato a Osaka nel 1937, Susumu Shingu arriva in Italia nel 1960 grazie a una borsa di studio del Governo italiano. Gli anni della formazione romana segnano l'incontro con Franco Gentilini all'Accademia di Belle Arti e l'inizio di un percorso che lo conduce dalla pittura alla scultura, fino alla scoperta del movimento come elemento fondante del suo linguaggio. Da allora, la sua ricerca si sviluppa come un continuo dialogo tra arte, ingegneria e fenomeni naturali.</span></p>
<p><span>Il legame con l'Italia è profondo e duraturo. Nel nostro Paese l'artista ha realizzato importanti opere pubbliche, tra cui <strong>Il vento di Colombo nel porto di Genova, Il luogo della pioggia al Lingotto di Torino e Dialogo con le nuvole a Lecco</strong>: interventi che testimoniano una ricerca costantemente in dialogo con il paesaggio e gli elementi naturali e la lunga amicizia e collaborazione professionale con il maestro <strong>Renzo Piano</strong>.</span></p>
<p><span>La mostra riunisce una significativa selezione di opere storiche e recenti, offrendo un attraversamento completo del percorso creativo dell'artista. <strong>Il progetto espositivo comprende sculture cinetiche, modelli, materiali documentari e approfondimenti dedicati al suo pensiero, restituendo la complessità di una pratica che unisce rigore progettuale e sensibilità poetica.</strong></span></p>
<p><span>In mostra è presente anche '<strong>Sandalino</strong>', il personaggio immaginario ideato da Shingu negli ultimi anni: un piccolo viaggiatore proveniente da un altro pianeta che osserva la Terra con stupore e inquietudine, invitandoci a guardare il mondo con occhi nuovi e a riconoscerne la fragilità.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Patrimonio alimentare: salgono a 3.700 gli alimenti e le bevande europee con Indicazione Geografica protetta]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/patrimonio-alimentare-salgono-a-3700-gli-alimenti-e-le-bevande-europee-con-indicazione-geografica-protetta</link>
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                    <description><![CDATA[La Commissione europea ha aggiunto 13 nuovi prodotti al registro delle indicazioni geografiche (IG), superando i 3.700 prodotti protetti, a conferma dellimpegno europeo nella valorizzazione delle tradizioni agroalimentari e della qualità dei prodotti]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_95639e7f98be0065f1a589a048900f7b.webp" length="51058" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 16 Jun 2026 13:01:06 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">La Commissione europea ha raggiunto un importante traguardo nella protezione del patrimonio alimentare e delle bevande europee. Grazie all'odierno inserimento di<span> </span><a href="https://eur-lex.europa.eu/oj/direct-access.html?locale=it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">13 nuovi prodotti</a><span> </span>nel registro, <strong>l'UE protegge ufficialmente oltre 3.700 indicazioni geografiche (IG) e continua così a svolgere un ruolo guida a livello mondiale nella protezione della tradizione, nella promozione della sostenibilità e nella premiazione dell'eccellenza. </strong></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">Le tredici nuove IG comprendono prodotti provenienti dall' Italia (la<span> </span><a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=OJ:C_202601038" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Zampina di Sammichele di Bari</a><span> </span>e il<span> </span><a href="https://eur-lex.europa.eu/eli/C/2026/1101/oj" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Peperoncino di Calabria</a>), dalla<span> </span></span><span><a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/HTML/?uri=CELEX:52026XC00735" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span lang="IT">Finlandia</span></a></span><span lang="IT">, dalla Francia, dalla<span> </span></span><span><a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/HTML/?uri=OJ:C_202600750" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span lang="IT">Romania,</span></a></span><span lang="IT"> dalla Spagna, e dalla<span> </span></span><span><a href="http://data.europa.eu/eli/C/2026/902/oj" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span lang="IT">Svezia</span></a></span><span lang="IT">.</span><span lang="IT"></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT"><strong>Le IG preservano il patrimonio alimentare e delle bevande europeo e promuovono prodotti di qualità in tutta l'UE e nel resto del mondo</strong>. Proteggono i nomi dei prodotti profondamente radicati nelle loro regioni - garantendo che i consumatori possano fidarsi della loro origine, della loro qualità e dei loro metodi di produzione tradizionali - e si applicano a un'ampia gamma di prodotti agricoli, prodotti alimentari, vini e bevande spiritose prodotte in varie regioni.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">Le<span> </span><a href="https://agriculture.ec.europa.eu/farming/geographical-indications-and-quality-schemes/geographical-indications-and-quality-schemes-explained_it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">indicazioni geografiche dell'UE</a><span> </span>comprendono le<span> </span><a href="https://agriculture.ec.europa.eu/farming/geographical-indications-and-quality-schemes/geographical-indications-and-quality-schemes-explained_it#pdo" target="_blank" rel="noopener noreferrer">denominazioni di origine protetta (DOP)</a>, le<span> </span><a href="https://agriculture.ec.europa.eu/farming/geographical-indications-and-quality-schemes/geographical-indications-and-quality-schemes-explained_it#pgi" target="_blank" rel="noopener noreferrer">indicazioni geografiche protette (IGP)</a><span> </span>e le<span> </span><a href="https://agriculture.ec.europa.eu/farming/geographical-indications-and-quality-schemes/geographical-indications-and-quality-schemes-explained_it#gi" target="_blank" rel="noopener noreferrer">indicazioni geografiche</a><span> </span>(IG).</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">Tra gli esempi più noti vi sono <strong>il Parmigiano Reggiano e altri formaggi (come il Queso Manchego e il Roquefort), la birra bavarese, lo champagne, il whiskey irlandese, le olive Kalamata o la vodka polacca. </strong>I prodotti aggiunti oggi rafforzano ulteriormente un sistema che genera oltre 75 miliardi di euro di vendite annuali e sostiene centinaia di migliaia di posti di lavoro nelle comunità rurali. Le IG rappresentano il 15,5% delle esportazioni agroalimentari dell'UE.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">Il<span> </span><a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=OJ:L_202401143" target="_blank" rel="noopener noreferrer">regolamento aggiornato dell'UE sulle IG</a>, entrato in vigore nel maggio 2024, ha reso la registrazione più rapida e più accessibile, rafforzando nel contempo le tutele contro gli abusi. Una nuova<span> </span><a href="https://agriculture.ec.europa.eu/media/news/all-you-need-know-about-how-register-your-geographical-indication-product-2025-11-06_en?prefLang=it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">guida passo per passo</a><span> </span>alle IG aiuta ora i produttori a orientarsi nella procedura di domanda.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">Maggiori informazioni sono disponibili<span> </span><a href="https://agriculture.ec.europa.eu/media/news/protecting-local-food-and-drinks-2026-06-11_en?prefLang=it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">online</a>.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Agroalimentare: ENEA sperimenta la produzione di proteine dal lievito di birra]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/agroalimentare-enea-sperimenta-la-produzione-di-proteine-dal-lievito-di-birra</link>
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                    <description><![CDATA[Dalla fermentazione del lievito di birra ENEA sta lavorando alla produzione di proteine di alta qualità, che potranno essere impiegate in prodotti e integratori alimentari e in mangimi per animali]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_6ae7924460be6ffbc2659140123eb16d.webp" length="55314" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 16 Jun 2026 13:01:02 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Proteine di alta qualità<span> </span></strong>ottenute<strong><span> </span></strong>dalla fermentazione del<span> </span><strong>lievito di birra</strong><span> </span>da utilizzarsi in<span> </span><strong>prodotti</strong><span> </span>e<span> </span><strong>integratori</strong><span> </span><strong>alimentari</strong>, ma anche in<span> </span><strong>mangimi<span> </span></strong>per<strong><span> </span>animali</strong>. È lobiettivo del nuovo progetto PRO-MICRO-FER (<span>PROteine alternative da MICROrganismi mediante FERmentazione)</span><span> </span>targato ENEA, in collaborazione con lazienda di nutraceutica Esserre.</p>
<p>«Con la crescita della popolazione globale la domanda di proteine alimentari è in continuo aumento, con una conseguente pressione sulle risorse naturali e sullambiente. Grazie a questa ricerca puntiamo a sviluppare una soluzione tecnologica innovativa in grado, da una parte, di garantire proteine di elevata qualità e dallaltra di ridurre il consumo di risorse e le emissioni di gas a effetto serra», commenta <strong>Maria Pierdomenico, </strong>ricercatrice del Laboratorio ENEA Biotecnologie RED e responsabile del progetto, che coinvolge anche le competenze dei laboratori di<strong><span> </span></strong>Bioeconomia circolare rigenerativa e di Tecnologie per la salvaguardia del patrimonio architettonico e culturale. «La produzione di proteine alternative, come quelle che otterremo in laboratorio dalla coltivazione del lievito -  aggiunge - potrebbe rappresentare una nuova fonte di nutrienti sana e sostenibile, in grado di ridurre la dipendenza da modelli produttivi ad elevato impatto ambientale, come lallevamento intensivo».</p>
<p>La fermentazione del lievito<span> </span><strong>Saccharomyces cerevisiae </strong>(<span>microrganismo naturale e non patogeno ampiamente impiegato nella panificazione e nella produzione di bevande fermentate come birra e vino)</span><span> </span>consentirà di ottenere grandi quantità di proteine in modo efficiente e sostenibile, grazie alla sua capacità di trasformare zuccheri e altri substrati in biomassa proteica e di sintetizzare unampia gamma di proteine di elevata qualità. Nel settore alimentare potranno essere impiegate come ingredienti per la formulazione di<span> </span><strong>alimenti</strong>, in sostituzione o integrazione di proteine tradizionali di origine animale e vegetale. Nel comparto<span> </span><strong>integratori<span> </span></strong>alimentari potranno trovare applicazione nella produzione di preparati proteici destinati a sportivi, persone vegane o soggetti con specifiche esigenze o carenze nutrizionali. Ulteriori ambiti di applicazione potrebbero essere i<span> </span><strong>mangimi</strong><span> </span>per animali domestici e per lallevamento zootecnico e i prodotti formulati senza derivati di origine animale per lindustria<strong><span> </span>cosmetica.</strong></p>
<p>«Questa soluzione rappresenta uninteressante alternativa alle opzioni oggi disponibili sul mercato, grazie ai suoi vantaggi nutrizionali e funzionali. A differenza di molte proteine vegetali, che possono essere carenti di alcuni amminoacidi essenziali, le<span> </span><strong>proteine ottenute dal lievito<span> </span></strong>presentano un<strong><span> </span>profilo amminoacidico più completo</strong><span> </span>e risultano generalmente<strong><span> </span>più digeribili</strong>. Inoltre, lutilizzo del lievito consente di<span> </span><strong>superare il problema degli allergeni comuni</strong>, come soia e grano, offrendo prodotti adatti anche a chi soffre di allergie o di intolleranze alimentari», spiega <strong>Costanza Riccioni</strong>, responsabile Ricerca e Sviluppo di Esserre.</p>
<p>In questo progetto, il lievito verrà fatto crescere utilizzando, come substrato, la mucillagine estratta dalla pala del<span> </span><strong>fico dIndia</strong><span> </span>(cladodio), ricca di zuccheri complessi, mentre lo strato più esterno del cladodio, che non entrerà nel processo fermentativo, sarà impiegato per estrarre altre biomolecole benefiche, come i polifenoli.</p>
<p>«Utilizzare la pala del fico dIndia come nutrimento per la fermentazione del lievito rappresenta unopportunità economica e sostenibile: si tratta di una pianta resistente, che richiede poche cure e risorse, può crescere su terreni poveri e non necessita di irrigazioni frequenti. Inoltre, le aziende che la coltivano potrebbero ridurre i costi elevati di smaltimento delle pale, ottenendo un netto vantaggio economico», spiega <strong>Maria Pierdomenico </strong>di ENEA.</p>
<p>Nei prossimi mesi il team di ricerca punterà a mettere a punto le condizioni ottimali di crescita e fermentazione del lievito, al fine di massimizzare la produzione della biomassa proteica. La biomassa ottenuta sarà analizzata per valutarne contenuto proteico, valore nutrizionale e citotossicità, in modo da ottimizzare il processo e trasferirlo dalla scala di laboratorio a quella industriale, grazie al coinvolgimento del partner industriale Esserre.</p>
<p>Secondo lo studio<span> </span><a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.bcg.com/publications/2021/the-benefits-of-plant-based-meats">Food for thought: the protein transformation</a> (s<span>tudio condotto da Blue Horizon, venture capital leader nel settore, insieme a Boston Consulting Group)</span>, entro il 2035 il mercato delle proteine alternative (sia vegetali che ottenute tramite fermentazione) raggiungerà un valore di<span> </span><strong>290 miliardi di dollari</strong>. Entro quella data, l11% delle<strong><span> </span>proteine di origine animale<span> </span></strong>utilizzate oggi<strong><span> </span></strong>(e fino al 22% in caso di forte innovazione e sostegno normativo) saranno sostituite da proteine di origine alternativa.</p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Milano, Cultura: l'installazione site-specific di Joseph Kosuth illumina il Museo del Novecento]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/milano-cultura-linstallazione-site-specific-di-joseph-kosuth-illumina-il-museo-del-novecento</link>
                    <guid isPermaLink="true">https://www.italia24.news/milano-cultura-linstallazione-site-specific-di-joseph-kosuth-illumina-il-museo-del-novecento</guid>

                    <description><![CDATA[Entra a far parte della collezione del Museo Vedere le cose (per A.S.) 2025, installazione site-specific di Joseph Kosuth. Inaugurazione dell'opera il 1° luglio, alla presenza dell'artista]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_cd82b4d123c356b60819800e08a739c7.webp" length="101974" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Mon, 15 Jun 2026 12:22:57 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span>Si è "accesa" sulla <strong>facciata laterale del Museo del Novecento Vedere le cose (per A.S.), 2025, </strong>la nuova installazione site-specific di <strong>Joseph Kosuth</strong>. L'opera, una "scrittura di luce" che si allunga per 28 metri sul lato di via Marconi, trasforma il muro esterno del Museo in un luogo di riflessione in dialogo con la città. Acquisita dal Comune di Milano e quindi entrata a far parte della Collezione permanente del Museo, sarà inaugurata ufficialmente il prossimo 1° luglio alle ore 19 dall'assessore alla Cultura Tommaso Sacchi, alla presenza dell'artista. </span></p>
<p><span>"Il presente, che è nel tempo quello che la facciata è nello spazio, impedisce di vedere le cose in profondità: questa la frase, tratta dagli "Scritti dispersi (1943-1952)" di Alberto Savinio, che Joseph Kosuth ha scelto di realizzare in neon per la facciata del Museo. La <strong>riflessione metafisica evocata da Savinio</strong> incontra così il linguaggio concettuale di Kosuth, proponendo una riflessione che invita a superare l'immediatezza del presente per cercare, nella profondità delle cose, nuove possibilità di senso. </span></p>
<p><span>L'installazione arriva in un momento particolarmente significativo per il Museo del Novecento, che con l'avvio del cantiere per l'ampliamento nella seconda torre dell'Arengario apre una nuova stagione di trasformazione dei propri spazi e della propria identità.</span><span></span></p>
<p><span>«L'opera di Kosuth getta idealmente un ponte verso il secondo Arengario, destinato a diventare estensione del Museo, accompagnandolo fino alle soglie del contemporaneo», afferma l'assessore alla Cultura <strong>Tommaso Sacchi</strong>. </span></p>
<p><span>Il progetto è nato nel contesto del <strong>progetto di Metafisica/Metafisiche</strong>, la grande mostra diffusa  curata da <strong>Vincenzo Trione e prodotta da Palazzo Reale, Museo del Novecento, Grande Brera-Palazzo Citterio e Gallerie d'Italia con Electa</strong>  che indaga proprio la persistenza della visione metafisica dal primo Novecento alla contemporaneità. Se il progetto espositivo si avvia alla conclusione il prossimo 21 giugno, l'opera di Kosuth ne prolunga idealmente la riflessione estendendola allo spazio urbano, per lasciare un segno visibile e permanente alla città.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[La Commissione Europea pubblica il Codice di buone pratiche sulla marcatura e l'etichettatura dei contenuti generati dall'IA]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/la-commissione-europea-pubblica-il-codice-di-buone-pratiche-sulla-marcatura-e-letichettatura-dei-contenuti-generati-dallia</link>
                    <guid isPermaLink="true">https://www.italia24.news/la-commissione-europea-pubblica-il-codice-di-buone-pratiche-sulla-marcatura-e-letichettatura-dei-contenuti-generati-dallia</guid>

                    <description><![CDATA[La Commissione europea ha pubblicato un codice volontario che guida letichettatura dei contenuti generati dallIA in vista dellentrata in vigore del regolamento IA il 2 agosto 2026]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_0715b0df836f695942855fc30fd159bb.webp" length="13324" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Mon, 15 Jun 2026 12:22:54 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">Il 10 giugno 2026 la Commissione europea ha pubblicato la <a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/code-practice-ai-generated-content" target="_blank" rel="noopener">versione finale del<span> </span><b>Codice di buone pratiche sulla marcatura e l'etichettatura dei contenuti generati dall'intelligenza artificiale (IA)</b>.</a> Il codice è volontario e definisce misure pratiche per aiutare i<span> </span><b>fornitori</b><span> </span>e gli<span> </span><b>utilizzatori</b><span> </span>di sistemi di IA generativa a rispettare gli obblighi di trasparenza previsti dal<span> </span></span><span lang="EN-GB"><a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/it/policies/regulatory-framework-ai" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><b><span lang="IT">regolamento sull'IA</span></b></a></span><span lang="IT">, che entreranno in vigore il 2 agosto 2026.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">Da tale data, il regolamento richiederà un'etichettatura chiara in alcuni casi principali. I<span> </span><b>deepfake</b><span> </span>e i<span> </span><b>testi generati o manipolati dall'IA pubblicati su temi di interesse pubblico</b><span> </span>dovranno essere chiaramente identificati. Gli utenti dovranno inoltre essere informati quando interagiscono con un<span> </span><b>sistema di IA interattivo</b>, come un chatbot. Questi requisiti di trasparenza aiutano le persone a riconoscere quando un contenuto è stato generato o modificato dall'IA, riducendo il rischio di inganno e manipolazione.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">Il codice è stato elaborato da<span> </span><b>sei esperti indipendenti</b>, con il contributo di oltre<span> </span><b>180 soggetti interessati</b>. Tra i partecipanti figuravano fornitori e utilizzatori di sistemi e modelli di IA interattiva e generativa, associazioni che rappresentano gli utilizzatori, piccole e medie imprese, il mondo accademico, il settore pubblico e organizzazioni della società civile.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">Maggiori informazioni sono disponibili nel<span> </span></span><span lang="EN-GB"><a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_26_1328" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span lang="IT">comunicato stampa</span></a></span><span lang="IT"><span> </span>online.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Il Politecnico di Torino conferisce a Teresa Ribera il PoliTO Foresight & Innovation International Award 2026]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/il-politecnico-di-torino-conferisce-a-teresa-ribera-il-polito-foresight-and-innovation-international-award-2026</link>
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                    <description><![CDATA[Il riconoscimento PoliTO Foresight & Innovation International Award 2026 premia una delle principali protagoniste europee della transizione energetica e industriale: Teresa Ribera, Vicepresidente Esecutiva della Commissione Europea]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_a000077b623f4fd7663378b2698dd968.webp" length="88178" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Mon, 15 Jun 2026 12:22:49 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<div class="v1elementToProof">
<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-e88e4527-7fff-0a5d-c48f-ed7d0db75a42"><strong>Il Politecnico di Torino ha conferito a Teresa Ribera, Vicepresidente Esecutiva della Commissione Europea, il PoliTO Foresight &amp; Innovation International Award 2026, premio internazionale istituito dall'Ateneo per valorizzare personalità che si distinguono nell'affrontare le grandi sfide dell'innovazione con visione strategica e impatto globale.</strong></p>
<p dir="ltr"><span>La cerimonia si è svolta nella mattinata di </span><strong>venerdì 12 giugno presso la Sala Mappamondi dell'Accademia delle Scienze di Torino</strong><span> nell'ambito di un evento dedicato ai temi della transizione energetica, dell'innovazione e della competitività europea, alla presenza di rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e dell'industria.</span></p>
<p dir="ltr"><span>L'evento si è aperto con i saluti istituzionali del </span><strong>Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, del Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, del Sindaco della Città di Torino Stefano Lo Russo e del Rettore del Politecnico di Torino Stefano Corgnati.</strong></p>
<p dir="ltr"><span>«Con questo riconoscimento, il Politecnico di Torino vuole celebrare non soltanto un percorso individuale di eccellenza, ma una più ampia capacità di interpretare il cambiamento e di orientarlo. Il Foresight &amp; Innovation International Award è infatti dedicato a figure che comprendono come il progresso non sia soltanto una questione tecnologica, ma anche politica, istituzionale e strategica, e che sappiano trasformare tale consapevolezza in azione pubblica e visione di lungo periodo  commenta il </span><strong>Rettore Stefano Corgnati</strong><span>  Il premio è stato attribuito a Teresa Ribera per l'autorevolezza del suo percorso istituzionale e internazionale e per il contributo offerto alla costruzione di un'agenda europea capace di coniugare transizione ecologica, competitività, sviluppo delle competenze, responsabilità pubblica e visione strategica».</span></p>
<p dir="ltr"><span>La cerimonia ha visto la Laudatio di </span><span><strong>Giovanni Federigo De Santi</strong> </span><span>del Politecnico di Torino e Presidente dell'Energy &amp; Climate High Level Group. «Il premio ha inteso sottolineare una leadership che richiama una delle sfide fondamentali del nostro tempo: costruire sostenibilità e competitività insieme  evidenzia </span><strong>Giovanni Federigo De Sant</strong><span><strong>i</strong>  Una visione che punta a ridurre le vulnerabilità strategiche dell'Europa senza rinunciare all'apertura, ad accelerare la decarbonizzazione senza indebolire la manifattura europea, a rafforzare la sicurezza energetica senza perdere di vista l'equità sociale, garantendo al tempo stesso investimenti, infrastrutture, materiali critici e competenze indispensabili per affrontare le trasformazioni in corso».</span><span></span></p>
<p dir="ltr"><span>È seguita quindi la consegna ufficiale del premio da parte del Ministro Pichetto Fratin e del Rettore Stefano Corgnati. Teresa Ribera ha successivamente tenuto una Lectio Magistralis dedicata alle prospettive della transizione energetica e industriale europea.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Il futuro dell'Europa dipenderà dalla nostra capacità di trasformare l'innovazione in opportunità, la sostenibilità in competitività, e la leadership tecnologica in prosperità condivisa. La transizione pulita non è solo un imperativo ambientale. È la strategia di crescita dell'Europa per i decenni a venire. È il modo in cui rafforziamo la nostra sicurezza energetica, riduciamo le dipendenze strategiche, creiamo lavori di qualità e garantiamo che l'industria europea rimanga leader globale in un mondo in rapido cambiamento. Questo riconoscimento appartiene a tutti coloro  ricercatori, innovatori, imprenditori, lavoratori e istituzioni pubbliche  che in Europa contribuiscono ogni giorno a costruire quel futuro», afferma </span><strong>Teresa Ribera, Vicepresidente Esecutiva della Commissione Europea.</strong></p>
<p dir="ltr"><span>L'evento è proseguito con la keynote lecture di </span><strong>Lucia Visconti Parisio (High Level Group e Università Milano-Bicocca) </strong><span>sui contratti di lungo periodo nel nuovo sistema elettrico e con un panel dedicato all'innovazione nel settore dell'energia per la competitività, in cui hanno dialogato il Rettore Corgnati e </span><strong>Giulia Genuardi, Direttrice Generale Enel Foundation.</strong></p>
<p dir="ltr"><span>Con il conferimento del premio a Teresa Ribera, il Politecnico di Torino ha rinnovato il proprio impegno nel promuovere il dialogo tra ricerca, istituzioni e industria sui temi strategici della transizione energetica e dello sviluppo sostenibile, valorizzando leadership capaci di orientare il cambiamento.</span></p>
<p dir="ltr"><span><strong>Teresa Ribera</strong>: </span><span>nel corso della sua carriera, Ribera si è affermata come una delle figure europee più influenti nel campo della governance climatica e delle politiche per lo sviluppo sostenibile. Prima dell'attuale incarico presso la Commissione Europea, è stata Vicepresidente del Governo di Spagna e Ministra per la Transizione Ecologica e la Sfida Demografica. In precedenza ha ricoperto il ruolo di Segretaria di Stato per il Cambiamento Climatico e di Direttrice generale dell'Ufficio spagnolo per il cambiamento climatico, contribuendo direttamente alla definizione delle politiche ambientali e climatiche del Paese. A questa esperienza si è affiancata una significativa attività internazionale e di elaborazione strategica, maturata anche alla guida dell'Institut du Développement Durable et des Relations Internationales (IDDRI) di Parigi, tra i più autorevoli centri europei di analisi sulle politiche per lo sviluppo sostenibile.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Nel suo percorso ha inoltre svolto un ruolo di primo piano in occasione della COP25 di Madrid del 2019, confermando il proprio profilo internazionale e il proprio impegno nella promozione della cooperazione multilaterale sui temi del clima.</span><span></span></p>
<p dir="ltr"><span>Nel suo attuale ruolo di Vicepresidente Esecutiva della Commissione Europea, Teresa Ribera opera al centro di alcune delle questioni più decisive per il futuro dell'Unione: la transizione pulita, la competitività europea, la sicurezza economica, l'energia, la trasformazione industriale e la tutela degli asset strategici. La sua azione contribuisce alla costruzione di una transizione che sia al tempo stesso pulita, giusta e competitiva, in continuità con gli obiettivi del Green Deal europeo e con la necessità di rafforzare la base industriale del continente.</span></p>
<p dir="ltr"><span><strong>PoliTO Foresight &amp; Innovation International Award:</strong> </span><span>istituito nel 2025, il Foresight &amp; Innovation International Award viene assegnato annualmente dal Rettore del Politecnico di Torino su proposta dell'Energy &amp; Climate High Level Group, il gruppo indipendente di esperti europei che affianca l'Ateneo nella propria missione di supporto al policy making. Il vincitore viene annunciato nell'ambito degli EU-Italy Energy Days, il simposio internazionale organizzato dal Politecnico di Torino in collaborazione con il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica e con il supporto del Ministero dell'Università e della Ricerca e della Commissione Europea.</span><span></span></p>
<p dir="ltr"><span>La prima edizione del premio era stata conferita a Mario Draghi, autore del rapporto The Future of European Competitiveness, per il contributo offerto alla riflessione sul futuro economico e industriale dell'Europa e per il ruolo svolto alla guida delle istituzioni europee e italiane.</span></p>
</div>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Università di Padova: a Palazzo del Bo inaugurate le rampe in mattoncini LEGO realizzate dai ragazzi di "Talents Lab"]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/universita-di-padova-a-palazzo-del-bo-inaugurate-le-rampe-in-mattoncini-lego-realizzate-dai-ragazzi-di-talents-lab</link>
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                    <description><![CDATA[L'Università di Padova ha inaugurato a Palazzo del Bo delle rampe di accessibilità realizzate con mattoncini LEGO dai giovani di Talents Lab. Liniziativa promuove inclusione, creatività e superamento delle barriere architettoniche]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_d40796561cb1878efdb91dd0820b82e8.webp" length="175808" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Mon, 15 Jun 2026 12:22:44 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span>Il cuore storico dell'Università di Padova si arricchisce di un <strong>nuovo simbolo di accessibilità</strong>. Sono state inaugurate questa mattina, nel <strong>Cortile Antico di Palazzo del Bo</strong>, <strong>le prime rampe interamente realizzate con mattoncini LEGO dai ragazzi di Talents Lab</strong>, l'officina creativa che valorizza il talento di giovani con disturbi dello spettro autistico e disabilità cognitive.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>Le rampe LEGO, che resteranno al Bo per due mesi per poi essere utilizzate in altri edifici dell'Ateneo, non sono solo un intervento funzionale, ma anche un simbolo di creatività, riuso, partecipazione attiva e impegno sociale.</span></b><span> Inserite nel contesto monumentale del Palazzo, dimostrano come il superamento delle barriere architettoniche possa passare attraverso soluzioni innovative e comunitarie, frutto dell'iniziativa di giovani adulti che sperimentano a loro volta barriere.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>«Le rampe Talents a Palazzo del Bo diventano simbolo di una comunità che auspichiamo sia sempre più capace di abbattere le barriere fisiche, relazionali e culturali che ancora limitano la partecipazione di tutte e tutti  <b>commenta la professoressa Barbara Arfé, Delegata all'Inclusione</b> . I Talents ci insegnano che le barriere si superano costruendo, e grazie al contributo di tutte e tutti».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>«Aiutare le persone con disabilità mi fa sentire vivo - <b>aggiunge Enrico Balestra, il 31enne nello spettro autistico che ama definirsi come "il primo assunto al mondo per realizzare rampe di LEGO" -.</b> Le installazioni al Bo sono il coronamento di un sogno: con i Talents abbiamo realizzato 60 rampe fra Roma, Milano, Napoli, Campobasso e Catanzaro, ma queste sono sicuramente nel contesto più prestigioso».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Il gioco e la passione dell'autismo a servizio di una Storia centenaria e della disabilità fisica: «Grazie a questo progetto abbiamo avuto pure una conferma scientifica: l'Università ha testato la tenuta solidissima delle nostre costruzioni» <b>conclude </b></span><b><span>Enrico Balestra, capoprogetto delle rampe di lego dei Talents</span></b><b><span>.</span></b></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>L'evento di oggi lancia una raccolta di mattoncini LEGO aperta a tutta la comunità universitaria e la cittadinanza collocando al Bo e in altre strutture appositi contenitori brandizzati. L'invito è rivolto a chiunque abbia in soffitta vecchie scatole di costruzioni inutilizzate: <strong>mattoncini di qualsiasi dimensione, forma e colore diventeranno preziosi tasselli di una Padova senza barriere.</strong></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>L'installazione a Palazzo del Bo, realizzata grazie al contributo dell'Area Edilizia e Sicurezza e dell'Area Comunicazione e marketing dell'Ateneo, si inserisce nel solco delle iniziative dell'Università di Padova per l'inclusione, pilastro strategico dell'Ateneo che richiede l'impegno dell'intera comunità accademica.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Canapa industriale: dalle infiorescenze di scarto nuove polveri proteiche sostenibili quasi prive di THC]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/canapa-industriale-dalle-infiorescenze-di-scarto-nuove-polveri-proteiche-sostenibili-quasi-prive-di-thc</link>
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                    <description><![CDATA[Un gruppo di ricerca internazionale scopre come le infiorescenze della canapa industriale possano diventare una nuova fonte di proteine vegetali grazie a tecnologie di estrazione sostenibili basate su acqua, ultrasuoni e microonde]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202606/image_900x600_b48f9f66faf6a486de1c77dbd8c32a16.webp" length="55632" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Mon, 15 Jun 2026 12:22:35 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le infiorescenze della canapa industriale</strong>, spesso considerate un sottoprodotto difficile da valorizzare, potrebbero diventare una nuova risorsa per <strong>l'alimentazione sostenibile</strong>. È quanto emerge dallo studio nato da anni di ricerca sulla filiera della canapa industriale e sulla valorizzazione degli scarti vegetali e pubblicato sulla rivista scientifica «<strong>ACS Food Science &amp; Technology</strong>», frutto di una collaborazione internazionale tra <strong>l'Università di Camerino, l'Università di Padova e partner di Dublino e della Repubblica Ceca. </strong></p>
<p>«La canapa è una pianta con un enorme potenziale industriale: dalle fibre tessili all'edilizia, fino agli oli e ai derivati vegetali. La parte proteica, però, è stata ancora poco investigata» spiega il prof. <strong>Stefano Dall'Acqua</strong>, autore della ricerca e docente al Dipartimento di Scienze del Farmaco dell'Università di Padova.</p>
<p>I ricercatori hanno sviluppato un processo di <strong>estrazione "green"</strong> utilizzando esclusivamente <strong>acqua e tecnologie basate su ultrasuoni e microonde</strong> per recuperare frazioni proteiche dalle infiorescenze di <strong>Cannabis sativa varietà Finola</strong>.</p>
<p>«L'obiettivo era duplice: ottenere estratti ricchi di proteine e aminoacidi e verificare l'assenza di livelli problematici di THC, il principale cannabinoide psicotropo, responsabile dello sballo: anche quantità minime possono diventare un problema normativo e commerciale, soprattutto quando si concentrano gli estratti» aggiunge <strong>Dall'Acqua</strong>.</p>
<p>Le analisi effettuate dall'Università di Padova hanno mostrato che gli estratti ottenuti presentano <strong>livelli di THC assenti o estremamente bassi</strong>, inferiori ai limiti previsti per la canapa industriale.</p>
<p>Gli ultrasuoni si sono rivelati particolarmente efficaci nell'aumentare il recupero delle proteine, con estratti che in <strong>alcuni casi superano il 50% di contenuto proteico dopo purificazione</strong> e che contengono aminoacidi di interesse nutrizionale come glutammato, arginina e leucina.</p>
<p>«In alcune coltivazioni si producono enormi quantità di infiorescenze residue dopo la raccolta dei semi, ma molto spesso questo materiale resta inutilizzato o rappresenta addirittura un problema gestionale. L'idea era trovare un utilizzo alternativo e sostenibile perché valorizzare questi scarti significa ridurre l'impatto ambientale e creare nuove filiere produttive», sottolinea ancora <strong>Dall'Acqua</strong>. Lo studio si inserisce in una linea di ricerca più ampia dedicata al recupero di sottoprodotti vegetali e allo sviluppo di nuovi ingredienti sostenibili.<strong></strong></p>
<p><strong>Gli estratti finali vengono liofilizzati ottenendo polveri proteiche stabili, potenzialmente utilizzabili come ingredienti per alimenti plant-based, integratori, mangimi e prodotti ad alto contenuto proteico.</strong></p>
<p>Resta però aperta la <strong>questione normativa</strong>: l'utilizzo alimentare di nuovi ingredienti derivati dalle infiorescenze della canapa potrebbe infatti richiedere procedure autorizzative nell'ambito della normativa europea sui "<strong>novel food</strong>", alimenti di nuova concezione che, per poter essere commercializzati nell'UE, richiedono un'approvazione rigorosa per garantire che non comportino rischi per la salute.</p>
<p>Link allo studio: </p>
<p class="v1MsoNormal"><a href="https://pubs.acs.org/doi/10.1021/acsfoodscitech.6c00123" target="_blank" rel="noopener"><i>Production of Protein-Rich and Cannabinoid-Free Extracts from Industrial Hemp by Combined Solvent-Free Ultrasound- and Microwave-Assisted Extraction</i></a><span> </span> «ACS Food Science &amp; Technology»  2026</p>
<p class="v1MsoNormal">Autori: Xianglu Zhu, Brijesh K. Tiwari, Stefania Sut, Stefano Dall'Acqua, Filippo Maggi, Riccardo Petrelli, Dimitrios Argyropoulos, Liming Zhao, Mahesha M. Poojary, Eugenia Mazzara</p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                </channel>
</rss>