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        <title><![CDATA[Redazione]]></title>
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        <description><![CDATA[Notizie in Tempo Reale su Politica, Economia, Cronaca e Sport - Redazione]]></description>
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                    <dc:rights><![CDATA[©2026 Italia24 News - Powered by Brain X Corp]]></dc:rights>
        
                        <item>
                    <title><![CDATA[Terremoti, Tsunami della Kamčatka 2025: la complessità della rottura sismica ne ha limitato l'impatto]]></title>

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                    <description><![CDATA[Uno studio offre nuove informazioni sul potenziale dei grandi terremoti di subduzione di generare tsunami, contribuendo a migliorare i sistemi di allerta e le valutazioni della pericolosità]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_1fa63a3d570be0ef5d971d8d9f2af1b4.webp" length="116080" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Fri, 02 Oct 2026 13:12:50 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span><strong>L'impatto limitato dello tsunami generato dal terremoto della Kamčatka del 2025</strong> è legato a specifiche caratteristiche della rottura sismica. È quanto emerge dal nuovo studio </span><span>"<a href="https://www.nature.com/articles/s43247-026-04050-5" target="_blank" rel="noopener">Limited impact of the 2025 Kamchatka tsunami explained by the complex seismic rupture</a>"</span><span>, pubblicato sulla rivista </span><strong>Communications Earth &amp; Environment di Nature</strong><span> e condotto dal team di ricerca <strong>dell'</strong></span><strong>Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), del CINECA in Italia, dell'Osservatorio Nazionale di Atene (NOA) in Grecia e dell'Università di Malaga in Spagna.</strong></p>
<p dir="ltr"><span>Lo studio nasce dalla necessità di spiegare </span><strong>l'impatto contenuto dello tsunami osservato a grande distanza dalla faglia del terremoto di magnitudo 8.8 del 29 luglio 2025</strong><span>. In prossimità della zona sorgente, lo tsunami del 2025 ha registrato un </span><span>run up</span><span> massimo delle onde di 18-19 metri lungo le coste della penisola della Kamčatka e delle isole Kurili, valore comparabile ai 20 metri registrati per lo tsunami del 1952 generato da un evento sismico di magnitudo 8.8-9.0 nella stessa zona. Tuttavia, l'esame delle ampiezze massime delle onde registrate dai mareografi costieri più distanti mostra che l'evento del 1952 ha avuto un impatto generale maggiore nel campo lontano.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Studiando le caratteristiche della rottura sismica del terremoto del 2025,</span><span> <strong>i ricercatori hanno rilevato che la dislocazione della placca</strong></span><span><strong>,</strong> avvenuta principalmente a profondità relativamente elevate all'interno della crosta terrestre e tale da generare una minore deformazione del fondale marino, </span><strong>ha limitato l'energia potenziale iniziale della massa d'acqua spostata e quindi l'impatto dello tsunami a grande distanza dalla sorgente</strong><span>, risultando inferiore rispetto a quello dello tsunami del 1952, data la minore magnitudo. Al contempo, settori di dislocazione a profondità minori, che hanno causato uno spostamento localizzato del fondale marino, spiegano l'impatto analogo tra lo tsunami del 2025 e quello del 1952 nelle vicinanze della zona sorgente.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il confronto con altri eventi del passato oltre a quello del 1952, come lo tsunami di Maule del 2010 (magnitudo 8.8 al largo delle coste del Cile) e lo tsunami di Nias-Simeulue del 2005 (magnitudo 8.6-8.7 al largo di Sumatra, Indonesia), ha permesso di validare i risultati dello studio.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«L'eccezionale combinazione di dati forniti dalla geodesia terrestre e spaziale, dal monitoraggio dello tsunami in acque profonde e da satellite ha offerto l'opportunità di svelare l'intricata relazione tra le caratteristiche del terremoto, la profondità marina locale e l'impatto dello tsunami sia vicino che lontano dalla sorgente - </span><span>spiega </span><strong>Stefano Lorito</strong><span><strong>,</strong> coordinatore del Centro Allerta Tsunami dell'INGV e primo autore dello studio - </span><span>Impariamo qualcosa da ogni nuovo evento e questi risultati rappresentano un altro piccolo passo per migliorare le valutazioni future di pericolosità e le allerte tsunami»</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Lo studio evidenzia </span><strong>le sfide che i centri di allerta tsunami devono affrontare per fornire previsioni accurate</strong><span><strong>,</strong> a causa delle incertezze legate al meccanismo di generazione dello tsunami e della finestra temporale ridotta disponibile per inviare allerte tempestive alle popolazioni costiere a rischio. </span><strong>Il futuro dell'allerta tsunami passa quindi dalla gestione di questi margini di errore</strong><span>, attraverso una maggiore disponibilità di dati in tempo reale da sensori in acque profonde e satelliti, oltre a una quantificazione sempre più accurata delle incertezze, a supporto dei decisori chiamati ad assumere decisioni basate su livelli di rischio accettabili.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Milano: a Palazzo Reale la mostra "Plurale femminile" dedicata a Carla Cerati]]></title>

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                    <description><![CDATA[Duecento fotografie oltre a libri, documenti, materiali d'archivio e video per una grande esposizione antologica nel centenario dalla nascita e a dieci anni dalla scomparsa di Carla Cerati]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_15b703940c770cac850ef1ddbbfd2b25.webp" length="54814" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Fri, 02 Oct 2026 13:12:47 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span><strong>Palazzo Reale celebra Carla Cerati</strong> e, nel centenario dalla nascita e a dieci anni dalla scomparsa, le dedica l'antologica "<strong>Plurale femminile. Fotografia e scrittura, 1926-2026</strong>". Aperta al pubblico <strong>da sabato 26 settembre, fino al 10 gennaio 2027</strong>, la mostra riunisce <strong>200 opere fotografiche, oltre a libri, documenti d'archivio e video</strong>, ripercorrendo il lavoro dell'artista che ha attraversato il secondo Novecento facendo della fotografia uno strumento di conoscenza della realtà e della scrittura un luogo di ritorno alla memoria.</span></p>
<p><span>Promossa da <strong>Comune di Milano - Cultura e prodotta da Palazzo Reale, Pernice Group e Cluster-A,</strong> la mostra è curata da <strong>Giovanna Calvenzi, Elena Ceratti e Mariateresa Cerretelli.</strong> L'esposizione antologica mette in relazione la dimensione pubblica e quella privata della ricerca di Carla Cerati. Da una parte la cronaca, la politica, le trasformazioni sociali; dall'altra la memoria familiare e l'elaborazione autobiografica affidata alla narrativa. Due dimensioni sviluppate lungo oltre trent'anni di attività, che dialogano nel percorso espositivo.</span></p>
<p><span>«Accogliere a Palazzo Reale una mostra antologica dedicata a Carla Cerati – dichiara l'assessore alla Cultura, <strong>Tommaso Sacchi</strong> – significa restituire a Milano lo sguardo di un'autrice che ha saputo raccontarne, con rigore e sensibilità rari, le trasformazioni sociali, urbane e culturali di oltre mezzo secolo. Nel centenario della nascita, la città riconosce nella sua opera un patrimonio vivo e ancora capace di interrogare il presente, di parlare alle nuove generazioni con la stessa forza con cui ha saputo raccontare la propria epoca. Questa mostra è un viaggio visivo e letterario attraverso oltre 200 opere, pensato per riscoprire una delle grandi protagoniste della cultura italiana e, con lei, le figure femminili che nel corso del Novecento hanno saputo farsi specchio critico del proprio tempo».</span></p>
<p><span>Bergamasca di nascita e milanese d'adozione, Cerati ha fatto del capoluogo lombardo uno dei nuclei centrali della sua ricerca fotografica. Ne ha seguito i cambiamenti dalla ricostruzione al boom economico, dalla contestazione alle tensioni degli anni Settanta, fotografando nuovi quartieri, lotte operaie, cortei studenteschi e prime manifestazioni femministe. Allo stesso tempo, ha rivolto uno sguardo ironico ai rituali della borghesia e della vita culturale milanese.</span></p>
<p><span>Nei ritratti dedicati ai grandi intellettuali del Novecento e in quelli realizzati alla <strong>Libreria Einaudi</strong> di via Manzoni a Milano, compaiono alcune delle figure più rilevanti della cultura italiana del dopoguerra; nel teatro, <strong>dal Living Theatre a Eduardo De Filippo</strong>, il gesto scenico diventa una riflessione sul rapporto tra realtà e rappresentazione. Tra i nuclei centrali della mostra figura <strong>Morire di Classe</strong>, il reportage realizzato con <strong>Gianni Berengo Gardin </strong>nel contesto del lavoro di <strong>Franco Basaglia e Franca Ongaro Basaglia</strong>, pubblicato da Einaudi nel 1969.</span></p>
<p><span>«La mostra nasce dalla volontà di restituire Carla Cerati nella sua interezza, senza separare la fotografa dalla scrittrice e la storia pubblica dalla memoria privata. Il suo lavoro è plurale nei linguaggi e nei temi, ma nasce da una stessa necessità: comprendere il proprio tempo e trovare una forma per raccontarlo», afferma <strong>Elena Ceratti</strong>, figlia dell'autrice e co-curatrice della mostra.</span></p>
<p><span>Il percorso espositivo si sviluppa in dieci sale, dove gigantografie, proiezioni, strutture tridimensionali e ambienti immersivi traducono nello spazio alcuni temi della ricerca, lasciando le fotografie al centro della narrazione. La mostra si conclude con documenti originali e contributi video che permettono di ascoltare la voce dell'autrice e di approfondirne il lavoro.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Festival del Cinema di Roma: nella sezione Special Screening, il film documentario "BLU" dedicato ai mari italiani]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/festival-del-cinema-di-roma-nella-sezione-special-screening-il-film-documentario-blu-dedicato-ai-mari-italiani</link>
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                    <description><![CDATA[Un viaggio cinematograﬁco attraverso i mari italiani, dove paesaggi marini, mito e scienza rivelano la fragile meraviglia di un mondo a rischio]]></description>

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                    <pubDate>Fri, 02 Oct 2026 13:12:44 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><b>Il film documentario BLU, diretto da Denis Brotto dell'Università di Padova</b>, è stato selezionato per la prossima Festa del Cinema di Roma <b>nella sezione Special Screening che accoglie eventi speciali, anteprime e documentari di grande rilevanza culturale</b>. BLU, regia di Denis Brotto, con Marco Baliani e la partecipazione di Susie Barrow, Tonino Bertoleoni, Silvia Cao, Guido Galletti, Andrea Mortolesa e Matteo Rigato, è una produzione National Biodiversity Future Centre in co-produzione con Università di Padova e produzione esecutiva AViLab. Nato da un'idea di Telmo Pievani, Mariella Rasotto e Denis Brotto e dal soggetto di Chiara Anzolini, Denis Brotto, Tommaso Brugin, Fabio De Pascale, Federico Massa, Telmo Pievani e Mariella Rasotto.<span></span></p>
<p class="v1MsoNormal">BLU è un viaggio cinematograﬁco attraverso i mari italiani, un percorso da sud a nord che segue il respiro dell'acqua e le tracce che essa continua a lasciare nel paesaggio, nella memoria e nell'immaginario. Attraverso la voce e lo sguardo di Marco Baliani, il ﬁlm esplora coste e isole, fondali e litorali. Da Aci Trezza e Siracusa a Ustica e Favignana, da Torre Guaceto all'Asinara e a Tavolara, ﬁno alle Cinque Terre e a Trieste: luoghi in cui il mare custodisce ancora storie antiche e testimonia profonde trasformazioni.<span></span></p>
<p class="v1MsoNormal">Muovendosi tra scienza e mito, osservazione e narrazione, BLU dà vita a un'esplorazione sensoriale e visiva di un universo vitale e al contempo fragile: una geograﬁa sommersa fatta di biodiversità, creature, correnti e presenze, intrecciata a leggende antiche e memorie stratiﬁcate nel tempo. Eppure, sotto la superﬁcie, emergono i segni di un equilibrio sempre più minacciato: l'aumento delle temperature, l'inquinamento e le conseguenze dell'attività umana. Ritratto contemplativo e al contempo urgente, BLU interroga il nostro rapporto con il mare: una presenza viva e vulnerabile che oggi richiede una nuova prospettiva e una consapevolezza più profonda.<span></span></p>
<p class="v1MsoNormal">«Ho sempre pensato al mare come a un luogo capace di custodire una memoria che non ci appartiene del tutto. Un luogo che cambia continuamente e che, sotto la superﬁcie, sembra conservare le tracce di tempi lontani, di miti e, forse, di ciò che un tempo siamo stati. Prima ancora di essere geograﬁa, il mare è un luogo dell'immaginazione che porta con sé racconti, divinità, mostri, naufragi, metamorfosi - <b>dice Denis Brotto regista di BLU e docente di Cinema e cultura visuale all'Università di Padova</b> -. BLU nasce dal desiderio di attraversare questi luoghi, di ascoltare ciò che ancora oggi nascondono. Un viaggio da Sud a Nord, seguendo le coste italiane e lasciandosi guidare dal movimento delle onde. Per mesi abbiamo cercato di cogliere l'anima profonda di paesaggi, fondali, creature terrestri e marine. E poi i suoni, solo in apparenza simili a silenzi. Nell'osservare il mare e i suoi mutamenti, è emersa una dimensione sospesa, lontana. Fatta di tempi dilatati, di luci che mutano, di inattese scoperte. Da questa dimensione - <b>conclude Brotto</b> - afﬁorano oggi i segni di una trasformazione: acque sempre più calde, ecosistemi in difﬁcoltà, presenze marine costrette a mutare i propri habitat. È questa distanza, tra ciò che il mare è stato e ciò che sta divenendo, ad attraversare l'intero ﬁlm».<span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b>Denis Brotto</b> è regista e docente di Cinema e cultura visuale all'Università di Padova. È autore di studi dedicati a Aleksandr Sokurov e Jean Vigo e di pubblicazioni nel campo della cultura visuale e del cinema contemporaneo, tra cui Trame digitali. Cinema e nuove tecnologie (2012), François Truffaut. La letteratura al cinema (2018, curatela), In una coltre di nubi. L'immagine contemporanea tra cinema e cultura visuale (2025).</p>
<p class="v1MsoNormal">Come regista ha realizzato: Esedra (2015), per il Museo della Padova Ebraica; il documentario In Bloom | Tito Livio (2020), con Marco Paolini e Gabriele Vacis, presentato su RAI5; Logos Zanzotto, dedicato al poeta Andrea Zanzotto, presentato come evento speciale alle Giornate degli Autori della Mostra del Cinema di Venezia; La Forma della Memoria (2022) video-installazione per gli 800 anni dell'Ateneo e Goethe. La vita delle foglie (2023), per il Museo dell'Orto Botanico di Padova con Giulio Casale; Estra (2026), ﬁlm-concerto dell'omonimo gruppo rock.</p>
<p class="v1MsoNormal"><a href="https://vimeo.com/avilab/blutrailer?share=copy&amp;fl=sv&amp;fe=ci" target="_blank" rel="noopener"><b><span>Link al trailer del film.</span></b></a><span></span><span> </span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[La fisica teorica aiuta a svelare i meccanismi molecolari del DNA extra-cromosomale nei tumori]]></title>

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                    <description><![CDATA[Un nuovo studio guidato da ricercatori dell'INFN e dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, mostra come gli strumenti della fisica teorica possano contribuire a comprendere meglio alcuni meccanismi che favoriscono la crescita dei tumori]]></description>

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                    <pubDate>Fri, 02 Oct 2026 13:12:42 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-496a753b-7fff-c72e-b290-7eb1afe28ec0"><span><strong>Nuova luce sui meccanismi molecolari che regolano il DNA extra-cromosomale nei tumori</strong>: è il risultato di uno studio, guidato da un gruppo di ricerca dell’<strong>Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e dell’Università degli Studi di Napoli Federico II</strong>, che ha utilizzato modelli della <strong>fisica dei polimeri</strong> per esplorare la complessa organizzazione e il comportamento del DNA extra-cromosomale. Lo <a href="https://www.nature.com/articles/s41467-026-76447-x" target="_blank" rel="noopener">studio</a>, che combina gli strumenti della biologia molecolare e della fisica teorica per approfondire i meccanismi coinvolti nei processi tumorali, è stato </span><span>pubblicato</span><span> recentemente su </span><strong>Nature Communications</strong><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Le cellule tumorali possono contenere piccole molecole di DNA circolare localizzate al di fuori dei normali cromosomi, chiamate <strong>ecDNA</strong> (dall'inglese </span><span>extra-chromosomal circular DNA</span><span>). Gli ecDNA possono trasportare <strong>oncogeni</strong>, cioè geni che nelle cellule sane contribuiscono a regolarne la crescita ma che, quando diventano iperattivi o sfuggono ai normali meccanismi di controllo, possono favorire lo sviluppo del tumore. Insieme a elementi regolatori del DNA, gli ecDNA possono aumentarne ulteriormente l'attività, promuovendo la crescita delle cellule tumorali e la loro resistenza alle terapie. Comprendere i meccanismi che governano il comportamento degli ecDNA è perciò di grande interesse per la ricerca biomedica di base.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Nel nostro studio, abbiamo utilizzato modelli di fisica dei polimeri per descrivere le interazioni tra gli ecDNA e BRD4, una proteina coinvolta nella regolazione dell’espressione genica», spiega <strong>Mario Nicodemi</strong>, ricercatore all’INFN e professore all’Università di Napoli Federico II, che ha guidato la ricerca. «Grazie alla sua capacità di mediare interazioni tra molecole di DNA e altre proteine, BRD4 può favorire la formazione di condensati biomolecolari, strutture molto dinamiche che servono a concentrare rapidamente molecole e organizzare reazioni, e che pertanto posso avere un ruolo rilevante nell’evoluzione del tumore. Chiarire quali sono questi meccanismi di interazione è pertanto di fondamentale importanza per comprendere come poter interferire con essi, e quindi disinnescare gli oncogeni in queste cellule tumorali», conclude <strong>Nicodemi</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il lavoro mostra che queste interazioni portano all’aggregazione spontanea degli ecDNA nel nucleo cellulare attraverso un processo di separazione di fase, inducendo la formazione di condensati di ecDNA. All’interno di questi condensati, le interazioni tra diverse molecole di ecDNA portano in contatto specifici oncogeni con sequenze di DNA che ne favoriscono l’attivazione, aumentandone l’attività ben oltre quanto semplicemente dovuto all’incremento del numero di copie dei geni nel sistema. Le previsioni del modello sulla struttura dei condensati sono state confermate in laboratorio da dati sperimentali su cellule tumorali.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La ricerca ha, inoltre, analizzato gli effetti di <strong>JQ1</strong>, una molecola che interferisce con l’attività della <strong>proteina BRD4</strong> e quindi con la separazione di fase degli ecDNA. Anche in questo caso, le previsioni del modello, secondo cui JQ1 disperde i condensati e quindi riduce l’espressione degli oncogeni degli ecDNA, sono state confermate sperimentalmente</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Lo studio dimostra così come la fisica teorica possa diventare uno strumento prezioso per svelare i meccanismi alla base dell’organizzazione e dell’attività degli ecDNA, aprendo nuove prospettive per individuare strategie mirate a interferire con i processi che ne sostengono l’attività.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Costellazione IRIDE: al via i primi servizi geospaziali a supporto della pubblica amministrazione]]></title>

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                    <description><![CDATA[Dal 1° ottobre il Marketplace del programma nazionale di Osservazione della Terra IRIDE rende disponibili i primi servizi e prodotti geospaziali]]></description>

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                    <pubDate>Fri, 02 Oct 2026 13:12:39 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-8df5ffaa-7fff-2a2d-a907-6999c2406476"><span><strong>IRIDE</strong> entra in una nuova fase con l’avvio dei </span><strong>primi servizi geospaziali</strong><span> dedicati alla Pubblica Amministrazione. Sono 18 i servizi geospaziali disponibili, articolati in </span><span>109 prodotti </span><span>che trasformano i dati satellitari, le informazioni territoriali e modelli di analisi in strumenti per il monitoraggio e la gestione del territorio, a supporto degli utenti istituzionali. </span></p>
<p dir="ltr"><span>IRIDE è <strong>l’</strong></span><strong>infrastruttura nazionale di Osservazione della Terra</strong><span> di proprietà </span><strong>dell’Agenzia Spaziale Italiana</strong><span><strong> (ASI),</strong> sviluppata dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) in collaborazione con l’ASI grazie alle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), integrate dal Piano Nazionale Complementare (PNC). Dal 1° luglio 2026, con l’apertura del Marketplace agli utenti istituzionali nazionali, il programma sta progressivamente passando sotto la gestione operativa dell’ASI.</span></p>
<p dir="ltr"><span>I servizi utilizzano, in funzione delle applicazioni, dati provenienti da diverse missioni satellitari. Per la qualità delle acque costiere, i prodotti sono elaborati a partire dalle osservazioni dei satelliti europei Copernicus Sentinel-2 e Sentinel-3, utilizzati per monitorare clorofilla, solidi sospesi e torbidità.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Per il monitoraggio dei movimenti della superficie terrestre, IRIDE utilizza invece le osservazioni radar dei satelliti argentini SAOCOM e della costellazione COSMO-SkyMed, dell’ASI e del Ministero della Difesa. I dati SAOCOM assicurano la copertura nazionale, mentre COSMO-SkyMed consente osservazioni più frequenti su specifiche aree. I servizi permettono di individuare e seguire deformazioni del terreno legate a frane, terremoti e altri fenomeni naturali e antropici, oltre a monitorare frane, patrimonio culturale e infrastrutture critiche.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Tra gli altri ambiti applicativi ci sono le </span><strong>risorse idriche</strong><span>, con servizi per monitorare siccità, disponibilità e qualità dell’acqua e condizioni della vegetazione, e le </span><strong>aree urbane</strong><span><strong>,</strong> con il monitoraggio dell’</span><strong>isola di calore</strong><span> e delle zone maggiormente esposte. Completano l’offerta i servizi sulla qualità dell’aria, sui gas serra e su alcune variabili climatiche essenziali, tra cui temperatura delle superfici, precipitazioni, neve, nuvole, radiazione solare, metano e anidride carbonica.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Per le</span><span> <strong>emergenze</strong></span><span>, IRIDE mette a disposizione servizi attivabili su richiesta per mappare incendi, alluvioni, terremoti, eventi meteorologici estremi e tsunami. Sarà possibile delimitare le aree colpite, valutare i danni a edifici e infrastrutture e, in caso di allagamento, stimare la profondità dell’acqua.</span></p>
<p dir="ltr"><span>I servizi comprendono inoltre il </span><strong>monitoraggio degli insediamenti umani</strong><span> e </span><strong>l’Environmental Intelligence</strong><span>, con applicazioni per individuare e seguire nel tempo accumuli di rifiuti potenzialmente illeciti e scarichi nei corpi idrici, a supporto delle attività di controllo e tutela ambientale.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La gestione operativa del Service Segment di IRIDE è affidata a </span><span><strong>Planetek Italia</strong> </span><span>ed</span><span> e<strong>-GEOS</strong></span><span>, che coordinano i rispettivi raggruppamenti industriali. Al programma partecipano inoltre Also Space, CMCC, SAM scrl, Serco Italia e TeamDev srl, contribuendo a consolidare l’ecosistema italiano dei servizi geospaziali.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il rilascio del 1° ottobre inaugura una nuova fase del programma satellitare IRIDE, che proseguirà con <strong>l’</strong></span><span><strong>attivazione di ulteriori servizi e prodotti</strong>, </span><span>mettendo progressivamente</span><span> </span><span>i dati di </span><strong>Osservazione della Terra a disposizione delle istituzioni per conoscere, gestire e proteggere il territorio nazionale.</strong></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Archeologia, Padova-Berkeley confermano data eruzione Pompei 79 dopo Cristo con tecnica argon-argon]]></title>

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                    <description><![CDATA[Studio su Science Advances, campioni da Villa di Poppea a Oplontis. 
Prof. Marzoli (TESAF): risultato rafforza ruolo datazione per storia della Terra]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_70bf37895a9c5c8958fbfa4d2b0bf3c6.webp" length="57906" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Fri, 02 Oct 2026 11:41:57 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Berkeley e Padova, nel loro studio pubblicato su <i>Science Advances</i>, hanno perfezionato la tecnica argon-argon analizzando con spettrometri di massa di ultimissima generazione e nuove tecniche di irraggiamento di campioni di sanidino, un minerale ricchissimo di potassio, campionati dal professor <b>Andrea Marzoli del Dipartimento del Territorio e Sistemi Agro Forestali</b> dell'Università di Padova nella Villa di Poppea a Oplontis, zona suburbana della vicina Pompei corrispondente all'attuale Torre Annunziata.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Si tratta di <strong>campioni di roccia e minerali depositati nelle fasi iniziali dell'eruzione più conosciuta al mondo, quella del 79 d.C</strong>., che distrusse Pompei ed Ercolano. Descritta da Plinio il Giovane, l'eruzione offre oggi alla geologia una lente d'ingrandimento di incomparabile precisione per viaggiare a ritroso nel tempo e datare con precisione anche gli eventi di millenni fa.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Sapendo che l'eruzione era avvenut6a nel 79 dopo Cristo, gli studiosi hanno provato a confermare quella data utilizzando i campioni di Oplontis e sottoponendoli all'esame con il metodo argon-argon.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><strong>Il meccanismo chimico del metodo argon-argon</strong> si basa sul naturale decadimento dell'isotopo potassio-40 presente nei minerali vulcanici che con il tempo si trasforma in argon-40. Attraverso il bombardamento di neutroni in laboratorio, il potassio-39 viene convertito in argon-39: dal rapporto tra i due isotopi gassosi si ricava l'età del minerale.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">L'età dei minerali ottenuti con questo metodo è di 1939 ± 13 anni, ovvero corrisponde perfettamente con l'età del 79 dopo Cristo ricavata dagli scritti di Plinio il Giovane. Il livello di accuratezza raggiunto, con un errore analitico di 13 anni, meno dell'1% del valore, non era stato finora mai raggiunto per datazioni isotopiche di materiali così giovani. Questo livello di accuratezza permetterà di calibrare altri metodi di datazione importanti per studi archeologici, come il metodo del radiocarbonio. Inoltre permette di affinare la conoscenza della costante di decadimento del potassio-40, cioè della velocità di trasformazione di questo isotopo nell'isotopo 40 dell'argon, e quindi permette di aumentare l'accuratezza con cui vengono datate rocce lungo tutta la storia della Terra fin dalla sua origine.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">«Il lavoro dimostra che la datazione 40Ar/39Ar può raggiungere livelli di precisione e accuratezza finora impensabili per eventi dell'epoca storica, rafforzando il suo ruolo come uno dei principali strumenti per la ricostruzione della storia della Terra» dice <strong>Paul Renne, direttore del Berkeley Geochronology Center</strong> «I risultati contribuiranno a migliorare la ricostruzione cronologica di eruzioni vulcaniche, cambiamenti climatici, eventi di estinzione di massa e altri processi geologici, oltre a fornire un importante riferimento per la calibrazione di altri metodi di datazione».</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, tre stazioni sismologiche mobili in prestito al Venezuela]]></title>

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                    <description><![CDATA[Iniziativa della cooperazione scientifica internazionale: l'Osservatorio Nazionale Terremoti diretto da Lucia Margheriti condivide dati, tecnologie e competenze]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_9363616011e17482dedbc592888a6a9d.webp" length="59198" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Fri, 02 Oct 2026 11:41:57 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Tre stazioni sismologiche mobili dell'<b>Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) </b>sono state messe temporaneamente a disposizione del Venezuela per contribuire alla ricerca e al monitoraggio della sismicità del territorio e rafforzare le capacità scientifiche e operative del Paese.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">L'iniziativa, realizzata nell'ambito della cooperazione scientifica internazionale, ha ricevuto il riconoscimento ufficiale del <b>Governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela</b>. In una lettera indirizzata al Presidente dell'INGV, <b>Fabio Florindo</b>, il Ministro del Potere Popolare per la Scienza e la Tecnologia, <b>Yván Eduardo Gil Pinto</b>, ha espresso la gratitudine del Governo venezuelano, sottolineando il contributo delle apparecchiature al potenziamento della ricerca e della mitigazione del rischio sismico.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Le tre stazioni, di proprietà dell'INGV, erano state richieste attraverso l'Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia, con il sostegno dell'Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana (IILA). Consegnate alla Missione diplomatica venezuelana a Roma il 4 agosto 2026, sono state successivamente trasferite alla <strong>Fundación Venezolana de Investigaciones Sismológicas</strong> (FUNVISIS), che ne curerà la custodia e il corretto utilizzo durante il periodo della collaborazione.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«Questo riconoscimento testimonia come le competenze scientifiche e tecnologiche dell'INGV possano contribuire concretamente anche alla cooperazione internazionale», dichiara Fabio Florindo, Presidente dell'INGV. «Mettere a disposizione strumenti, dati e competenze significa rafforzare la capacità di comprendere e monitorare i territori e contribuire alla riduzione dei rischi e alla protezione delle comunità».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">La collaborazione ha coinvolto il personale dell'<b>Osservatorio Nazionale Terremoti (ONT) </b>dell'INGV, diretto da <b>Lucia Margheriti</b>, mettendo a disposizione competenze ed esperienza nel campo della ricerca e del monitoraggio sismologico.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«Le reti sismiche mobili consentono di incrementare temporaneamente la capacità osservativa e di acquisire dati utili allo studio della sismicità e dei processi geodinamici», spiega <strong>Lucia Margheriti</strong>, Direttrice dell'Osservatorio Nazionale Terremoti dell'INGV. «La collaborazione con i colleghi venezuelani rappresenta anche un'importante occasione di scambio di conoscenze ed esperienze tra le nostre comunità scientifiche».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>La disponibilità delle stazioni permetterà di integrare temporaneamente le reti di osservazione esistenti</strong>, fornendo <strong>nuovi dati per lo studio della sismicità e della geodinamica del territorio</strong>. L'iniziativa si inserisce nel più ampio impegno dell'INGV nella cooperazione scientifica internazionale, attraverso la condivisione di conoscenze, tecnologie e capacità osservative con istituzioni scientifiche di altri Paesi.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">A sottolineare il valore della collaborazione è stata anche l'Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia, che il 30 settembre ha trasmesso ufficialmente all'INGV la lettera del Ministro Gil Pinto, rinnovando i ringraziamenti all'Istituto per un sostegno definito di «rilevante valore strategico e scientifico» per il Paese.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Politecnico di Torino, basi artiche a energia rinnovabile e zero rifiuti]]></title>

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                    <description><![CDATA[Da REMOTE a SUSTAIN-ARCTIC: sistemi ibridi con fotovoltaico, eolico, recupero acque reflue e connessioni digitali avanzate per lavorare da remoto]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_3852675a6b144333851565bc5dff8d57.webp" length="47326" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Fri, 02 Oct 2026 11:41:57 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><b>L’Artico è una delle aree del pianeta in cui gli effetti del cambiamento climatico si manifestano con maggiore rapidità e intensità</b>. Comprendere ciò che sta accadendo in queste regioni è fondamentale per prevedere gli impatti globali della crisi climatica e supportare decisioni politiche, ambientali ed economiche basate su dati scientifici affidabili. Ma c’è una sfida nella sfida: come svolgere attività di ricerca in ecosistemi estremamente fragili senza contribuire ulteriormente al loro degrado?</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Per rispondere a questa domanda nasce <b>SUSTAIN-ARCTIC – Advancing Climate-Neutral Research in the Arctic and Sub-Arctic Regions</b>, un <b>progetto finanziato dall’Unione europea con 5,6 milioni di euro</b>, che sarà <b>coordinato</b> per i prossimi tre anni <b>dal Politecnico di Torino alla guida di un consorzio internazionale composto da 11 istituzioni di 6 Paesi</b>, Italia, Norvegia, Danimarca, Finlandia, Polonia e Francia.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">L’obiettivo è ambizioso: sviluppare, testare e diffondere <b>soluzioni capaci di</b> <b>rendere climaticamente neutre le attività di ricerca nelle regioni artiche e subartiche</b>, <b>riducendo</b> in modo significativo <b>l’impatto ambientale delle infrastrutture scientifiche.</b></span></p>
<h3>Le tre strade per una ricerca a impatto zero: logistica, campo e digitale</h3>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">L’approccio di SUSTAIN-ARCTIC si fonda su tre direttrici principali: <b>logistica sostenibile</b>, <b>ottimizzazione delle operazioni scientifiche sul campo</b> e <b>digitalizzazione delle attività di ricerca</b>. Oggi molte basi di ricerca presenti nell’Artico dipendono infatti dal trasporto di grandi quantità di carburante necessario ad alimentare generatori diesel, con costi ambientali e logistici elevati. Il progetto europeo intende superare questo modello attraverso un <b>approccio integrato che combina produzione locale di energia rinnovabile, sistemi avanzati di accumulo, gestione intelligente delle risorse e strumenti digitali</b> in grado di ridurre la necessità di spostamenti e permanenze sul campo.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">SUSTAIN-ARCTIC lavorerà in particolare su <b>due installazioni dimostrative, una nelle isole Svalbard, in Norvegia, e una in Finlandia, dove verranno sviluppati sistemi energetici basati su fonti rinnovabili locali,</b> fotovoltaico ed eolico, capaci di garantire l’approvvigionamento energetico delle basi durante tutto l’anno. Le nuove infrastrutture saranno inoltre progettate per valorizzare il recupero di rifiuti e acque reflue, e per consentire un numero crescente di operazioni da remoto grazie a connessioni digitali avanzate.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«L’ambiente artico, come evidente dalle cronache, è sotto la lente dell’attenzione internazionale, per motivi essenzialmente geopolitici e di potenziale presenza di risorse (energia, materiali) e per gli effetti purtroppo amplificati che il climate change determina a quelle latitudini (come anche nelle terre alte quali le Alpi)» commenta <b>Massimo Santarelli</b>, docente del Dipartimento Energia-DENERG del Politecnico di Torino alla guida del progetto «Nelle nostre attività di ricerca, portiamo il Politecnico ad essere al centro di una prima esperienza di sostenibilità e decarbonizzazione nelle strutture di ricerca scientifica che operano nell’area Artica. Ma penso che questo sia solo il primo passo, anche piccolo in un contesto di ricerca che è appunto molto più ampio. In tal senso, su mandato del Rettore parteciperò ad una seconda (dopo quella del 2025) missione Ministeriale a Nuuk (Groenlandia) per stringere ancora di più accordi di ricerca in quella regione (in accordo con il governo Danese). Inoltre, stiamo cercando di organizzare una conferenza in Ateneo su temi artici, da svolgersi a metà Ottobre 2026, in cui spero che verranno messe in luce varie tematiche di ricerca che riguardano il mondo artico, e che possono interessare trasversalmente il corpo dei ricercatori e delle ricercatrici del Politecnico, dalla ricerca di base fisico/chimica, al settore primario della ricerca sull’ecosistema, all’ambiente costruito e le relative comunità di persone compresi gli aspetti di cultura e tradizioni da preservare, fino alla necessaria adozione di tecnologie informatiche (telecomunicazioni, gestione, AI) di particolare utilità in terre remote e con clima aggressivo. Penso che come ateneo tecnico/scientifico potremmo avere molte opportunità per dare un contributo di tecnologico avanzata alla lunga e gloriosa tradizione di studi artici in cui l’Italia è stata ed è tutt’ora molto attiva<i>»</i>.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">La leadership del Politecnico di Torino in un progetto strategico per il futuro della ricerca polare nasce dall’esperienza maturata nel coordinamento di grandi programmi europei e, in particolare, dal <strong>progetto REMOTE</strong> (Remote area Energy supply with Multiple Options for integrated hydrogen-based Technologies). Svolto tra il 2018 e il 2022, REMOTE ha portato alla realizzazione di un <strong>innovativo sistema energetico ibrido basato sull’idrogeno</strong> nel fiordo di Rye, nel Mare di Norvegia, dimostrando come le energie rinnovabili possano garantire autonomia energetica anche in contesti remoti e caratterizzati da condizioni ambientali estreme.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><b>Tra i partner italiani di SUSTAIN-ARCTIC</b> figura <b>anche l’Istituto di Scienze Polari (ISP) del Consiglio Nazionale delle Ricerche</b>, punto di riferimento nazionale per la ricerca nelle regioni polari, che contribuirà con competenze multidisciplinari e tecnologie avanzate per lo studio e la tutela degli ecosistemi artici.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Il progetto si inserisce inoltre in un contesto sociale e geopolitico di crescente rilevanza. L’Artico è oggi al centro di profonde trasformazioni ambientali, economiche e strategiche che richiedono approcci responsabili e inclusivi. <b>Le attività previste da SUSTAIN-ARCTIC saranno sviluppate coinvolgendo le comunità locali e le popolazioni indigene, con l’obiettivo di promuovere modelli di ricerca sostenibili, condivisi e replicabili</b>.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Uno dei primi risultati attesi sarà la definizione di una proposta da presentare all’<b>Arctic Circle Assembly 2026</b>, il principale forum internazionale dedicato al futuro delle regioni artiche, che si svolge ogni anno a Reykjavík e riunisce governi, istituzioni scientifiche, organizzazioni internazionali e rappresentanti delle comunità locali.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Con SUSTAIN-ARCTIC, il Politecnico di Torino rafforza il proprio ruolo nella ricerca europea sulla <b>transizione energetica e climatica</b>, contribuendo a coniugare avanzamento della conoscenza scientifica e tutela degli ecosistemi più vulnerabili.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Astrofisica: scoperto un raro sistema binario formato da una pulsar millisecondo e la nana bianca più giovane mai osservata]]></title>

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                    <description><![CDATA[Un team di ricerca guidato dall'INAF e dall'Università di Bologna ha scoperto un sistema binario in una fase rarissima della sua evoluzione, formato da una pulsar millisecondo e dalla più giovane nana bianca finora osservata in un sistema di questo tipo]]></description>

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                    <pubDate>Thu, 01 Oct 2026 11:31:51 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span>Una nana bianca colta in una fase rarissima della sua evoluzione, in un sistema binario con una stella di neutroni che ruota centinaia di volte al secondo.</span><span> <strong>NGC 362D offre agli astronomi un'istantanea di una fase molto precoce nell'evoluzione di due stelle che, per milioni di anni, si sono scambiate materia. </strong></span><span>Oggi il sistema è composto da una pulsar millisecondo e dalla stella che in passato le ha ceduto materia, che ora è nelle prime fasi della sua evoluzione come nana bianca.</span></p>
<p dir="ltr"><span>I risultati dello studio internazionale, guidato dall'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e dall'Alma</span><a href="https://www.google.com/search?sca_esv=a3001f49f76e5e3f&amp;rlz=1C1CHBF_enIT1203IT1203&amp;sxsrf=APpeQnveSs17qsjDrjfby-cuSs6TWlgJLQ:1789996354618&amp;q=Alma+Mater+Studiorum+-+Universit%C3%A0+di+Bologna&amp;si=APenkKlisoOXLiCMwraINHtdqOQii4CK9kOlkQc8Apn-pS60yVycooSBK6nCxp7J8gv1LXlgCZroHas0geQLpTLuuEhr3gvoEImb1WWR2VJL8XswpUkYC1AETbIaPFyO4DoigTPP6HKHWsXkHaiuGzqexLRCY-GgXg%3D%3D&amp;sa=X&amp;ved=2ahUKEwicyvaG4P-WAxXb_7sIHfZtBAIQ_coHegQIOBAB" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span> Mater Studiorum Università di Bologna</span></a><span>, sono stati pubblicati su </span><span>Astronomy &amp; Astrophysics Letters</span><span>. NGC 362D è stata recentemente scoperta grazie alle osservazioni del radiotelescopio MeerKAT, in Sudafrica, nell'ambito del progetto <span class="v1gmail-LI v1gmail-ng"><span class="v1LI v1ng">TRAPUM</span></span> (TRAnsients and PUlsars with MeerKAT). I dati radio hanno permesso di </span><strong>caratterizzare con grande precisione la pulsar e il suo sistema binario</strong><span><strong>,</strong> determinandone la posizione e rendendo così possibile la ricerca della sua debole compagna nelle immagini d'archivio del telescopio spaziale Hubble. Le osservazioni di Hubble, raccolte tra il 2006 e il 2016 in nove diversi filtri, dall'ultravioletto al vicino infrarosso, hanno permesso di identificare la stella compagna della pulsar e, attraverso il confronto con modelli di evoluzione stellare, di <span class="v1gmail-LI v1gmail-ng"><span class="v1LI v1ng">ricostruirne</span></span> le proprietà e la storia evolutiva.</span></p>
<p dir="ltr"><span>L'analisi ha mostrato che </span><span>la <strong>compagna di NGC 362D è la più giovane nana bianca mai identificata in un sistema binario con una pulsar millisecondo</strong></span><span>. Si tratta, più precisamente, di una proto-nana bianca di elio di appena 0,18 masse solari, ancora in una fase precedente al completo raffreddamento come nana bianca. Il trasferimento di materia verso la stella di neutroni si è concluso circa 600 milioni di anni fa, un intervallo relativamente breve su scala astronomica. La stella si trova quindi ancora in una fase precedente alla normale sequenza di raffreddamento delle nane bianche.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Ma lo studio mette in luce anche un secondo primato. Per la prima volta in un sistema di questo tipo, le osservazioni mostrano che la nana bianca emette nell'ultravioletto meno luce di quanto atteso, come se una parte della sua radiazione venisse attenuata prima di raggiungerci. Una possibile spiegazione è che attorno alla stella sia ancora presente del materiale, capace di assorbire parte della radiazione emessa. «Quello che rende questo sistema particolarmente interessante è la possibilità di osservarlo in una fase molto precoce della sua evoluzione», spiega </span><strong>Greta Ettorre</strong><span>, prima autrice dello studio e dottoranda dell'</span><a href="https://www.google.com/search?sca_esv=a3001f49f76e5e3f&amp;rlz=1C1CHBF_enIT1203IT1203&amp;sxsrf=APpeQnveSs17qsjDrjfby-cuSs6TWlgJLQ:1789996354618&amp;q=Alma+Mater+Studiorum+-+Universit%C3%A0+di+Bologna&amp;si=APenkKlisoOXLiCMwraINHtdqOQii4CK9kOlkQc8Apn-pS60yVycooSBK6nCxp7J8gv1LXlgCZroHas0geQLpTLuuEhr3gvoEImb1WWR2VJL8XswpUkYC1AETbIaPFyO4DoigTPP6HKHWsXkHaiuGzqexLRCY-GgXg%3D%3D&amp;sa=X&amp;ved=2ahUKEwicyvaG4P-WAxXb_7sIHfZtBAIQ_coHegQIOBAB" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span>Alma Mater Studiorum Università di Bologna</span></a><span>. «Inoltre, l'attenuazione del segnale che abbiamo osservato nell'ultravioletto potrebbe indicare la presenza di materiale che ancora circonda la nana bianca».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Per comprendere l'importanza del risultato bisogna fare un passo indietro e ricostruire la storia di questa coppia di stelle. Le pulsar millisecondo sono stelle di neutroni estremamente compatte, capaci di ruotare su sé stesse centinaia di volte al secondo. Questa rapidissima rotazione è il risultato di un lungo processo di trasferimento di materia dalla stella compagna alla stella di neutroni. Insieme alla massa viene infatti trasferito anche il </span><strong>momento angolare</strong><span>: l'effetto è simile a quello di una spinta applicata a una trottola, che la porta a girare sempre più velocemente. È il cosiddetto meccanismo di "riciclo" delle pulsar. </span><strong>Durante questo scambio, la stella donatrice perde progressivamente i suoi strati esterni</strong><span><strong>, </strong>fino a lasciare un nucleo compatto destinato a evolvere in una nana bianca. È proprio in questa fase iniziale che le osservazioni di Hubble hanno immortalato la compagna di NGC 362D.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«NGC 362D ci offre la possibilità unica, al momento, di studiare ciò che accade subito dopo il riciclo di una pulsar millisecondo», sottolinea </span><span><strong>Emanuele Dalessandro</strong></span><span>, ricercatore INAF e coautore dello studio. «In questo contesto, la possibile presenza di materiale attorno alla nana bianca risulta particolarmente interessante. Essa, infatti, potrebbe produrre segnali anche <span class="v1gmail-Lm v1gmail-ng"><span class="v1Lm v1ng">nel</span></span> radio, oltre che nell'ottico, simili a quelli osservati in sistemi con compagne non degeneri e aiutarci così a interpretare correttamente altri sistemi giovani».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il risultato va quindi oltre il caso di NGC <span class="v1gmail-LI v1gmail-ng"><span class="v1LI v1ng">362D:</span></span> riconoscere le tracce di queste fasi, ancora poco conosciute, può aiutare a ricostruire correttamente la storia evolutiva di altri sistemi con pulsar millisecondo. «Le pulsar millisecondo ruotano con una regolarità straordinaria e possono essere utilizzate come </span><strong>veri e propri orologi naturali</strong><span>, permettendoci di studiare la gravità in condizioni estreme e di sottoporre la relatività generale a test sempre più precisi», conclude </span><strong>Ettorre</strong><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Link all'articolo "<a href="https://www.aanda.org/component/article?access=doi&amp;doi=10.1051/0004-6361/202662038" target="_blank" rel="noopener noreferrer">The youngest white dwarf companion to a millisecond pulsar: Insights from NGC 362D</a>", di <a href="https://arxiv.org/search/astro-ph?searchtype=author&amp;query=Ettorre,+G" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Greta Ettorre</a>, <a href="https://arxiv.org/search/astro-ph?searchtype=author&amp;query=Dalessandro,+E" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Emanuele Dalessandro</a>, <a href="https://arxiv.org/search/astro-ph?searchtype=author&amp;query=Cadelano,+M" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Mario Cadelano</a>, <a href="https://arxiv.org/search/astro-ph?searchtype=author&amp;query=Ridolfi,+A" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Alessandro Ridolfi</a>, <a href="https://arxiv.org/search/astro-ph?searchtype=author&amp;query=Pallanca,+C" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Cristina Pallanca</a>, <a href="https://arxiv.org/search/astro-ph?searchtype=author&amp;query=Freire,+P+C+C" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Paulo C. C. Freire</a>, <a href="https://arxiv.org/search/astro-ph?searchtype=author&amp;query=Krishnan,+V+V" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vivek Venkatraman Krishnan</a>, <a href="https://arxiv.org/search/astro-ph?searchtype=author&amp;query=Salaris,+M" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Maurizio Salaris</a>, <a href="https://arxiv.org/search/astro-ph?searchtype=author&amp;query=D%27Antona,+F" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Franca D'Antona</a>, <a href="https://arxiv.org/search/astro-ph?searchtype=author&amp;query=Nag,+R" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Rouhin Nag</a>, pubblicato su Astronomy &amp; Astrophysics Letters.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Milano Digital Week: al via all'edizione dedicata alla "Città Generativa", dal 30 settembre al 4 ottobre]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/milano-digital-week-al-via-alledizione-dedicata-alla-citta-generativa-dal-30-settembre-al-4-ottobre</link>
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                    <description><![CDATA[Prende il via la Milano Digital Week 2026 che, fino al 4 ottobre, animerà la città con incontri, workshop, webinar, installazioni ed esperienze dedicate all'innovazione e alla trasformazione digitale]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_c702f34dfe13733a1895d5f7d268e4ad.webp" length="108946" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 01 Oct 2026 11:31:48 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span>Prende il via il 30 settembre la <strong>Milano Digital Week 2026,</strong> la manifestazione promossa dal <strong>Comune di Milano</strong> e realizzata insieme a <strong>TIG – The Innovation Group</strong> che, fino al 4 ottobre, animerà la città con incontri, workshop, webinar, installazioni ed esperienze dedicate all'innovazione e alla trasformazione digitale.</span></p>
<p><span>Tema dell'edizione è "<strong>La Città Generativa</strong>", una visione della città come ecosistema capace di creare nuove opportunità, connessioni e forme di partecipazione attraverso l'innovazione tecnologica e la collaborazione tra istituzioni, imprese, università, associazioni e cittadini. Un approccio che interpreta il digitale non solo come strumento tecnologico, ma come motore di sviluppo sociale, culturale ed economico.</span></p>
<p><span>In occasione della Milano Digital Week, TIG – The Innovation Group ha, inoltre, realizzato una ricerca che sottolinea come nel 2026 il mercato digitale italiano raggiungerà un valore stimato di 87,8 miliardi di euro, con una crescita del 3,4% rispetto al 2025, per superare i 90 miliardi nel 2027, sostenuto soprattutto dallo sviluppo dell'intelligenza artificiale, del cloud e della sicurezza informatica. In questo scenario, Milano si conferma uno dei principali motori dell'innovazione del Paese: il mercato digitale della Città Metropolitana vale 15,5 miliardi di euro e cresce del 4,7%, un ritmo superiore sia alla media lombarda pari al 4,3%, sia a quella nazionale pari al +3,4%. La maggiore dinamicità del capoluogo emerge anche dalle previsioni economiche e occupazionali: nel 2026 il PIL milanese è atteso in aumento dell'1,2%, contro lo 0,7% della Lombardia, mentre l'occupazione dovrebbe crescere dell'1,5%, tre volte il dato regionale dello 0,5%, grazie alla spinta dei servizi e alla ripresa del comparto industriale.</span></p>
<p><span>«Milano – ha dichiarato il sindaco, <strong>Giuseppe Sala, </strong>presente alla conferenza inaugurale - ha intrapreso con convinzione un interessante e proficuo percorso di transizione tecnologica e digitale. Se oggi la nostra città è considerata un punto di riferimento nel campo dell'innovazione a livello nazionale è perché, in questi anni, si è investito molto anche in progetti e iniziative in grado di rendere l'azione dell'Amministrazione più efficiente e più vicina ai cittadini: dai servizi anagrafici a quelli di mobilità, la città si è impegnata affinché la 'persona' fosse al centro della trasformazione digitale. La Milano Digital Week 2026 valorizzerà questo percorso, dando voce agli attori che alimentano l'ecosistema digitale milanese - istituzioni, università, mondo della ricerca, imprese, cittadini - per dimostrare che l'innovazione tecnologica realizza il proprio potenziale solo se diventa strumento efficace di partecipazione e democrazia, se diventa abilitatore di inclusione e di comunità, per migliorare la vita delle persone».</span></p>
<p><span>«Con la Milano Digital Week 2026 vogliamo affrontare i temi dell'innovazione tecnologica mettendone a fuoco i valori per il bene comune. Una città è generativa quando è capace di utilizzare l'innovazione per generare nuove opportunità, connessioni, nuove relazioni e impatti sociali positivi. La Città Generativa è, prima di tutto, un ecosistema in cui intelligenza artificiale, dati e innovazione possono diventare leve per immaginare e costruire nuovi modi di vivere, lavorare e produrre valore. Per questo abbiamo scelto di mettere a confronto competenze ed esperienze diverse, creando uno spazio aperto in cui istituzioni, imprese, università, professionisti e cittadini possano contribuire alla costruzione della città di domani. La sfida non è soltanto capire come cambierà la tecnologia, ma come saremo capaci di governarne il cambiamento e trasformarlo in nuove possibilità per il territorio e per le persone», ha aggiunto <strong>Layla Pavone</strong>, Coordinatrice del Board per l'Innovazione tecnologica e la trasformazione digitale del Comune di Milano.</span></p>
<p><span><strong>Pietro Cerretani</strong>, CEO di TIG Events sottolinea: «La Milano Digital Week si è affermata negli anni come un importante laboratorio di idee e innovazione dedicato alla trasformazione digitale, un punto di riferimento per comprendere e anticipare i cambiamenti che stanno ridefinendo imprese, pubbliche amministrazioni e società. L'edizione 2026 mette al centro il tema della Città Generativa, raccontando una nuova visione: una città capace di creare valore grazie all'incontro tra persone, competenze e nuove tecnologie. Per una settimana Milano diventerà il luogo in cui istituzioni, aziende, università, startup e cittadini si confronteranno sulle sfide e sulle opportunità che determineranno il futuro della città e la qualità della vita delle persone».</span></p>
<p><span>Il programma della Milano Digital Week si articola in cinque giornate di appuntamenti in presenza e online, sviluppati attorno a sei track tematici che approfondiscono le principali direttrici della trasformazione digitale: <strong>Tecnologie, Digitale per le Imprese, Lavoro e Formazione, Cittadinanza Digitale, Smart City, Cultura, Arte e Sport.</strong></span></p>
<p><span>Hub centrale è lo <strong>SmartCityLab</strong> Milano, dedicato all'innovazione urbana nato dalla collaborazione tra Comune di Milano, Ministero delle Imprese e del Made in Italy e Invitalia. Qui si terranno alcuni dei principali appuntamenti della manifestazione, pensati per favorire il confronto tra amministrazioni, aziende, accademia e cittadini sui temi che stanno ridefinendo le città contemporanee.</span></p>
<p><span>Tra gli appuntamenti di punta in programma allo SmartCityLab Milano figurano gli incontri dedicati a "<strong>La città generativa: sfide e cambiamenti nell'era dell'AI</strong>" e "<strong>La città aumentata: servizi intelligenti e infrastrutture digitali per la cittadinanza</strong>", che vedranno la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, esperti, accademici e protagonisti dell'innovazione. I temi al centro del dibattito spazieranno dal ruolo dell'intelligenza artificiale nella trasformazione urbana all'evoluzione dei servizi pubblici, dalla mobilità intelligente alle nuove competenze richieste dal mercato del lavoro, fino allo sviluppo di città sempre più data-driven e orientate ai bisogni delle persone.</span></p>
<p><span>Accanto agli eventi promossi dagli organizzatori, la Milano Digital Week sarà animata dalle iniziative selezionate attraverso la <strong>Call for Proposal</strong>, che porteranno in tutta la città un ampio programma di workshop, webinar, incontri divulgativi, momenti di networking, installazioni interattive, esperienze immersive e attività sportive e partecipative, contribuendo a rendere Milano un grande laboratorio diffuso di innovazione aperto a tutti.</span></p>
<p><span>Oltre centoquaranta gli appuntamenti distribuiti sul territorio e online. Il programma completo è consultabile online sul sito della <a href="https://customer105044.musvc2.net/e/tr?q=6%3d9e6cBY%26m%3dU%26v%3dY2UDb%26p%3dWHY4cGV%26v%3dA2OqL_zvTs_Af_stau_3i_zvTs_0kxP5.HjEiIp7qBjMiGx8mF.dHu_MRvX_WGAwHf%267%3duPtOkW.o82%26Dt%3da4i6bEd5XE%26Ot%3dUHW7cGXATAX3UH%26C%3d3aA0dTjX28E0b5GX9Xi629De960W3Vja4ci6AUAeA5Ac96Da9T9Xd99Y249b0Umd&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noopener">Milano Digital Week</a> con le indicazioni per partecipare.<br></span></p>
<p><span>La Milano Digital Week 2026 è organizzata con il patrocinio di <strong>Camera del Commercio Lombardia, Camera di Commercio Milano Monza Brianza Lodi, Italian Tech ManagerItalia Executive professional, Università degli Studi di Milano e UPA.</strong></span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Parma: torna FuturoPresente, il festival universitario che unisce scienza, etica e società]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/parma-torna-futuropresente-il-festival-universitario-che-unisce-scienza-etica-e-societa</link>
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                    <description><![CDATA[Tre giorni, oltre 30 appuntamenti e 50 relatori di rilievo nazionale e internazionale, dal 2 al 4 ottobre 2026 in una città che guarda al 2027 da Capitale Europea dei Giovani]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_8ce5e6cc0dade754d2b35fa301c52963.webp" length="57484" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 01 Oct 2026 11:31:45 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span>Torna a<b> </b><strong>Parma</strong> uno degli appuntamenti più originali del panorama universitario italiano. La città, che nel 2027 sarà Capitale Europea dei Giovani, <strong>dal 2 al 4 ottobre 2026</strong> ospita infatti la seconda edizione del <strong>Festival FuturoPresente</strong>, Scienza Etica Società, promosso dal Centro Universitario di Bioetica (UCB) dell'Università di Parma. Forte del riscontro ottenuto l’anno scorso con la prima edizione, la manifestazione rilancia la propria formula: intrecciare i progressi della scienza e della tecnologia con le domande etiche, giuridiche e sociali che ne discendono, in un confronto pubblico aperto a tutti.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>La tre giorni è stata presentata al ParmaUniverCity Info Point dal Rettore dell’Università di Parma<b> Paolo Martelli</b>, dal responsabile scientifico <b>Antonio D’Aloia</b>, dall’Assessora <b>Chiara Vernizzi</b> in rappresentanza del Comune di Parma. Presente per breve un saluto iniziale anche il Sindaco <b>Michele Guerra</b>.</span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">Un approccio innovativo</h3>
<p class="v1MsoNormal"><span>Ciò che rende FuturoPresente un riferimento importante nel panorama nazionale è lo sguardo interdisciplinare con cui affronta, su una scala tanto ampia, il rapporto tra le conquiste della scienza e le loro ricadute etiche, ambientali e sociali. Per tre giorni la città emiliana si trasforma in un laboratorio a cielo aperto: 50 relatori di rilievo nazionale e internazionale, tra docenti universitari, esperti e voci del dibattito culturale contemporaneo, si alterneranno in oltre 30 appuntamenti (lectures, dialoghi a più voci, incontri con gli autori) dando forma a uno spazio pubblico diffuso in cui interrogarsi sulle questioni sollevate dai più recenti sviluppi scientifici e tecnologici.</span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">Il valore aggiunto dell'Università pubblica</h3>
<p class="v1MsoNormal"><span>Che un progetto di questa ampiezza e profondità sia nato e continui a crescere all'interno dell'Università è molto positivo, come sottolinea <b>il Rettore dell'Università di Parma Paolo Martelli</b>: «Per sua natura l’Università è luogo di dialogo, di riflessione, di confronto, di innovazione. Oggi per molti versi ci troviamo davvero su un crinale fra il prima e il dopo, affacciati su un futuro che presenta incognite da molti punti di vista. Pensiamo solo allo sviluppo vertiginoso dell’intelligenza artificiale, di cui dobbiamo continuare a tenere saldamente in mano le redini, o al cambiamento climatico e ai suoi segni, che sono evidenti e inequivocabili non solo nel macro ma anche nel micro, nel quotidiano delle persone. Un festival come questo, con uno spettro così ampio di argomenti, ci aiuta a riflettere insieme, e con ospiti di grande rilievo, su alcune delle questioni più urgenti del nostro tempo, fondamentali non soltanto per l’oggi ma appunto per il futuro, prossimo e non solo».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>«Per la prima volta il futuro non è più soltanto qualcosa da costruire e migliorare, ma qualcosa da difendere e rendere possibile - dichiara <b>l’ideatore del Festival e direttore di UCB Antonio D’Aloia</b> - Le tecnologie profonde stanno ridisegnando i confini stessi dell’umano e del naturale chiamando in causa le generazioni che verranno: con questa seconda edizione di FuturoPresente proseguiamo così nel nostro tentativo di fornire alle persone idee e riflessioni per provare a capire e vivere questo passaggio epocale senza subirlo. Il filo conduttore è la consapevolezza che oggi si decide il futuro del mondo nei prossimi 30-50 anni, anche se talvolta il futuro arriva improvvisamente, le linee del tempo si accorciano fino quasi a scomparire, e ciò che pensiamo possa essere un problema solo del futuro si manifesta già qui e ora».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Fin dalla sua ideazione il Festival ha una vocazione dichiaratamente divulgativa e inclusiva, pensata prima di tutto per i cittadini. Gli incontri animeranno diversi luoghi del centro di Parma, dall'Università al Palazzo del Governatore, dall'APE Museo alla Feltrinelli fino all'Area Talk di Piazza Garibaldi, dando vita a una manifestazione diffusa che fa dell'intera città un palcoscenico di idee. L'obiettivo non è quello di un convegno per addetti ai lavori, ma di un'esperienza culturale alla portata di tutti, capace di rendere comprensibile e coinvolgente il dibattito sulle implicazioni etiche e sociali del progresso scientifico e tecnologico.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>«Con la seconda edizione, FuturoPresente torna ad arricchire la proposta culturale della città di Parma, e il Comune lo sostiene con convinzione – commenta il <b>Sindaco di Parma Michele Guerra</b> - È un festival universitario che ha avuto il pregio di portare nelle piazze e nei luoghi della città domande che tutti noi abbiamo il dovere di porci con urgenza, per contribuire a trovare risposte a beneficio delle future generazioni: che uso faremo delle tecnologie? Quali limiti vorremo e riusciremo a darci? È questo il tipo di conversazione che la futura Capitale Europea dei Giovani 2027 vuole ospitare e stimolare».</span></p>
<h3 class="v1MsoNormal"><span><b></b></span>I grandi temi e i protagonisti</h3>
<p class="v1MsoNormal"><span>Il cartellone della seconda edizione del Festival attraversa alcune delle questioni più urgenti del presente e del futuro: intelligenza artificiale, neurotecnologie e neuroscienze, crisi climatica e responsabilità verso le generazioni, biodiversità, etica della cura e decisioni alla fine della vita, natura umana e morale, la frontiera dell’esplorazione spaziale, i nuovi diritti del mondo digitale come il  diritto all'oblio e le problematiche legate all’uso eccessivo dei social da parte dei minori, lo sviluppo dei computer quantistici, il lato oscuro e insostenibile della moda.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>La tre giorni si aprirà venerdì 2 ottobre con l'intervento inaugurale «Riformare la democrazia per difenderla dai suoi nemici» di Luciano Violante, che è stato Presidente della Camera dei deputati ed è attualmente Presidente della Fondazione Multiversity, e si concluderà con Alessandro Cecchi Paone, che domenica 4 ottobre parlerà sul tema «Chi ha paura dell’intelligenza artificiale?» in dialogo con Persio Tincani.</span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">Tra i principali eventi in programma<b><span>:</span></b></h3>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>«Macchine senza guidatore. Ipotesi sulla mobilità intelligente», </span></b><span>con l’intervento di uno dei padri della tecnologia della guida autonoma: <strong>Alberto Broggi</strong>, professore di Computer engineering dell'Università di Parma e direttore generale di VisLab.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>«Tutela della biodiversità: un bene comune tra Costituzione e futuro», </span></b><span>con la partecipazione di <strong>Luigi Fiorentino</strong>, Presidente del National Biodiversity Future Center (NBFC).</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>«Il sé digitale» </span></b><span>con <strong>Vittorio Gallese</strong>, tra i più autorevoli neuroscienziati del nostro tempo e componente del gruppo dell'Università di Parma che nel 1992 individuò i cosiddetti neuroni specchio.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>«L'intelligenza creata: l'AI e il nostro futuro» </span></b><span>con <strong>Alfio Quarteroni</strong>, professore emerito al Politecnico di Milano e all'EPFL di Losanna, fondatore del laboratorio MOX del Politecnico di Milano.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>«In punta di piedi: scelte alla fine della vita» </span></b><span>con <strong>Giuseppe Remuzzi</strong>, Direttore dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>«Generazioni future. Un'etica per l'antropocene» </span></b><span>con <strong>Simone Pollo</strong>, professore di Filosofia morale alla Sapienza Università di Roma.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>«<i>Oltre la terra. Presente e futuro dell'esplorazione spaziale</i>» </span></b><span>con <strong>Tommaso Edoardo</strong> <strong>Frosini</strong>, professore ordinario di Diritto pubblico comparato all'Università Suor Orsola Benincasa e Presidente del Centro Italiano Ricerche Aerospaziali (CIRA), <strong>Patrizia Caraveo</strong>, astrofisica e dirigente di ricerca INAF, e <strong>Massimo Comparini</strong>, dirigente di Leonardo.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>«Magnifica Humanitas» </span></b><span>con <strong>Tiziana Catarci</strong>, dirigente di ricerca all'Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR e Presidente del SIpEIA (Società Italiana per l’Etica dell’IA), Padre <strong>Tiziano Tosolini</strong>, missionario e docente alla Pontificia Università Gregoriana, <strong>Andrea Simoncini</strong>, professore ordinario di Diritto costituzionale all'Università di Firenze, e <strong>Vittorio Gallese</strong>.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>«Il filosofo, lo psichiatra e l'automa» </span></b><span>con <strong>Franco Berardi</strong>, filosofo, scrittore e attivista, e <strong>Leonardo Montecchi</strong>, psichiatra e psicoanalista, direttore della Scuola di Prevenzione José Bleger di Rimini.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>«La domanda sbagliata: per natura siamo buoni o cattivi?» </span></b><span>con <strong>Alfonso Troisi</strong>, medico psichiatra tra i fondatori della psichiatria evoluzionistica, Giuseppe Sartori, professore ordinario di Neuropsicologia forense all'Università di Padova, <strong>Federico Gustavo Pizzetti</strong>, professore ordinario di Diritto pubblico all'Università degli Studi di Milano, Francesco Nonnis Marzano, professore ordinario di Biologia animale dell’Università di Parma.</span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">Organizzatori e patrocinatori<span></span></h3>
<p class="v1MsoNormal"><span>A promuovere l'iniziativa è il Centro Universitario di Bioetica dell'Università di Parma, struttura interdipartimentale nata nel 2016 e ormai punto di riferimento nazionale per la riflessione interdisciplinare su medicina, ricerca scientifica e politiche ambientali.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Il Festival ha ottenuto il patrocinio dell'Università di Parma, del Comune di Parma, del Ministero dell’Università e della Ricerca, della Regione Emilia-Romagna, dell’associazione “Parma Io Ci Sto!” e dell'Ordine dei medici di Parma. Tra i partner e contributors del Festival: Fondazione Monteparma, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, Fondazione Cariparma, Barilla, Synergetic, IREN, Conad, Crédit Agricole, Ds Solutions, Rotary Club Parma, LaFeltrinelli e Ape Parma Museo. Alla realizzazione di FuturoPresente ha collaborato [humans/AI] Advisory Lab.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span><a href="https://festivalfuturopresente.com/" target="_blank" rel="noopener">Il programma completo è disponibile (e costantemente aggiornato) sul sito</a>.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[ENEA e Università di Bologna: l'utilizzo di carotenoidi per "regolare" i meccanismi cellulari]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/enea-e-universita-di-bologna-lutilizzo-di-carotenoidi-per-regolare-i-meccanismi-cellulari</link>
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                    <description><![CDATA[ENEA, in collaborazione con l'Università di Bologna, ha brevettato un metodo per condizionare i meccanismi delle cellule impiegando la torularodina, un carotenoide naturale con potenziale effetto antitumorale che può modulare il funzionamento dei mitocondri]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202610/image_900x600_d33288f435f11ff283ce4fb54edb2d56.webp" length="90518" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 01 Oct 2026 11:31:37 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p>I ricercatori <strong>ENEA del Centro Ricerche Trisaia (Matera)</strong>, in collaborazione con <strong>l’Università di Bologna,</strong> hanno brevettato un metodo per <strong>condizionare i meccanismi di vita e morte delle cellule</strong> impiegando la <strong>torularodina</strong>, un <strong>carotenoide naturale</strong> con potenziale effetto antitumorale che può modulare il funzionamento delle ‘centrali energetiche’ della cellula stessa, i mitocondri.</p>
<p>La torularodina, nota anche per le sue proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, è in grado di attivare, in combinazione con specifici agenti, un meccanismo molecolare che può essere impiegato in ambito oncologico e nel trattamento delle disfunzioni mitocondriali (a<span>lterazioni nel funzionamento dei mitocondri, i corpuscoli presenti all'interno delle cellule incaricati di produrre l'energia necessaria alla sopravvivenza dell'organismo)</span>.</p>
<p>«Per lo sviluppo di questo brevetto sono stati utilizzati estratti ricchi di torularodina ottenuti da lieviti rossi allevati su scarti derivanti dal settore agroindustriale, attraverso una <a href="https://www.media.enea.it/comunicati-e-news/archivio-anni/anno-2024/salute-da-enea-processo-per-estrarre-carotenoidi-per-prodotti-farmaceutici-e-nutraceutici.html" target="_blank" rel="noopener">tecnologia precedentemente brevettata in ENEA</a>», spiega <strong>Anna Spagnoletta</strong> ricercatrice del Laboratorio ENEA di Bieoconomia circolare rigenerativa ed autrice del brevetto insieme ai colleghi <strong>Vincenzo Larocca, Mario Trupo, Alfredo Ambrico, Maria Martino, Rosaria Alessandra Magarelli e Roberto Balducchi</strong>. «Il loro impiego in ambito biomedico – prosegue - rappresenta un’evoluzione significativa del nostro percorso di ricerca e conferma il potenziale applicativo delle molecole bioattive ottenute attraverso processi innovativi messi a punto nei nostri laboratori».</p>
<p>«Ciò che rende particolarmente interessante l’estratto ricco di torularodina è la sua capacità di modulare selettivamente la F₁F₀-ATPasi mitocondriale, un enzima chiave coinvolto sia nella produzione di energia cellulare sia nel controllo dei processi che determinano il destino della cellula», spiega il professor <strong>Nesci</strong> del Dipartimento di Scienze mediche veterinarie dell’Università di Bologna, che ha partecipato allo sviluppo del brevetto insieme ai colleghi di dipartimento <strong>Cristina Algieri e Antonia Cugliari</strong>.</p>
<p>«In particolare - conclude <strong>Nesci</strong> - attraverso una serie di processi, l’estratto di torularodina potenzia l’attività dell’enzima, favorendo, tra le altre cose, l’attivazione dei meccanismi di morte cellulare. La possibilità di amplificare questa risposta mediante agenti tiolici apre nuove prospettive per la modulazione farmacologica di questo percorso e per il potenziamento dell’efficacia antitumorale della torularodina».</p>
<p>La sinergia tra ENEA e Università di Bologna ha permesso di raggiungere il risultato attraverso l’integrazione di competenze interdisciplinari e ricerca avanzata per sviluppare soluzioni innovative in ottica di bioeconomia circolare, aprendo, in questo modo, nuove prospettive nei settori biomedicale e farmacologico.</p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[ENEA, nuova generazione di batterie al sodio più sicure e affidabili]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/enea-nuova-generazione-di-batterie-al-sodio-piu-sicure-e-affidabili</link>
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                    <description><![CDATA[Oltre 100 composti sintetizzati con un metodo brevettato a basso impatto che usa solo acqua. Ora applicati alle batterie sodio-ione, alternativa al litio]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_852305824bd3fd96744809502494a107.webp" length="72806" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 30 Sep 2026 13:22:20 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Batterie di nuova generazione sempre più sicure e affidabili grazie all’impiego di elettroliti più stabili e non infiammabili, in grado di garantire il corretto funzionamento dei sistemi di accumulo elettrochimico anche a temperature ad oggi impensabili per modelli commerciali. È questa la nuova frontiera della ricerca ENEA, delineata in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica<strong> <em>Batteries</em></strong>, che per la prima volta sta sperimentando sulle batterie agli ioni di sodio nuove soluzioni elettrolitiche per superare uno dei maggiori limiti di questa tecnologia: <strong>la sicurezza</strong>.<strong></strong></span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Il principale punto critico è rappresentato dagli elettroliti, i componenti (in genere liquidi) che consentono il movimento degli ioni all’interno della batteria e ne rendono possibile il funzionamento. Gli elettroliti convenzionali delle batterie commerciali sodio-ione (e litio-ione) sono infiammabili, instabili alle alte temperature e soggetti a fenomeni di degradazione, con conseguenze negative sulle prestazioni, sulla durata e sull’affidabilità del dispositivo. In tali condizioni, eventi come il sovraccarico o il cortocircuito possono innescare processi che, nei casi più gravi, portano all’incendio o addirittura all’esplosione della batteria.</span></p>
<h3>La soluzione ENEA: elettroliti ibridi a base di liquidi ionici</h3>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">In questo contesto, la<strong> strategia </strong>sviluppata da ENEA per realizzare batterie più sicure e altamente performanti si basa sulle <strong>tecnologie elettrolitiche ibride</strong>. «Si tratta di un <strong>nuovo approccio concettuale che combina i vantaggi dei liquidi ionici con quelli dei solventi organici commerciali per ottenere un elettrolita in grado di rendere la batteria più sicura e stabile</strong>, migliorandone al contempo le prestazioni. I primi test di laboratorio hanno finora mostrato risultati promettenti: abbiamo verificato che la nostra miscela elettrolitica consente di ampliare l’operatività delle batterie al sodio a temperature inferiori a -20 °C», spiega <strong>Giovanni Battista</strong> Appetecchi del Laboratorio Tecnologie e dispositivi per l’accumulo elettrochimico (ACEL) del Dipartimento Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili ENEA (TERIN).</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«ENEA ha un’esperienza nel settore dei liquidi ionici riconosciuta a livello internazionale e consolidata da oltre 25 anni di attività di ricerca», spiega <strong>Antonio Rinaldi</strong>, responsabile del Laboratorio ACEL. «Questa competenza ha consentito di sviluppare e brevettare una procedura di sintesi scalabile, a basso costo e a ridotto impatto ambientale, che utilizza l’acqua come unico solvente di processo e permette di ottenere liquidi ionici caratterizzati da elevata purezza e prestazioni. Ad oggi ne abbiamo sintetizzati oltre cento».</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">I liquidi ionici (sali fusi a temperatura ambiente o a temperature inferiori) rappresentano materiali di grande interesse nel campo delle batterie e dell’elettrochimica: non evaporano, non sono infiammabili e possiedono un buon potere solvente, oltre a una buona conducibilità ionica e a un’elevata stabilità termo-chimico-elettrochimica. Inoltre, hanno dimostrato un’ottima resistenza anche a temperature superiori a 70 °C, condizioni oggi difficilmente raggiungibili dalle batterie commerciali, mantenendo stabilità chimica e risultando quindi adatti a scenari operativi estremi. «Per questi motivi vengono considerati più sicuri rispetto ai comuni elettroliti organici utilizzati nelle batterie convenzionali, come quelle agli ioni di litio», sottolinea <strong>Giovanni Battista Appetecchi</strong>.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Tuttavia, i liquidi ionici presentano anche alcuni limiti. Il principale è l’elevata viscosità, che li rende più ‘densi’ e meno fluidi. Di conseguenza, gli ioni si muovono più lentamente al loro interno, con una riduzione della conducibilità e quindi dell’efficienza del trasporto di carica nella batteria. Questi materiali offrono grandi vantaggi in termini di sicurezza e stabilità, ma devono essere ottimizzati per superare il limite della minore mobilità ionica. «Ed è proprio ciò che perseguiamo nei nostri laboratori, prima sulle batterie al litio, ed ora su quelle al sodio che rappresentano una delle nuove frontiere dell’accumulo elettrochimico», spiega Antonio Rinaldi.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Guardando al futuro, i sistemi di batterie agli ioni di sodio rappresentano una promettente alternativa alle batterie agli ioni di litio, attualmente la tecnologia di riferimento nei settori dell’<em>automotive</em>, in applicazioni quali i sistemi di accumulo stazionario per energia da fonti rinnovabili (domestici e utility scale denominati BESS), la stabilizzazione della rete elettrica, le smart grid e perfino alcune applicazioni di piccola scala, come dispositivi elettronici e utensili portatili.<strong> Questa tecnologia si distingue per la maggiore abbondanza del sodio rispetto al litio</strong> (oltre 1.000 volte), per il potenziale costo inferiore e per la minore dipendenza da materie prime critiche come litio, rame, cobalto e nichel, che oltre a essere costose non sono distribuite in modo uniforme a livello globale, determinando una significativa dipendenza geopolitica da paesi terzi. Inoltre, <strong>queste batterie presentano comportamenti elettrochimici relativamente simili a quelli delle batterie al litio</strong>, con potenziali di reazione comparabili, rendendo possibile lo sviluppo di dispositivi con prestazioni elettriche vicine a quelle delle tecnologie al litio. Un ulteriore vantaggio è la possibilità di utilizzare collettori di corrente in alluminio, più leggeri ed economici, riducendo la dipendenza dal rame impiegato nelle batterie agli ioni di litio.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«Elettroliti a parte,<strong> le nostre attività coprono una parte rilevante della filiera di sviluppo delle batterie del futuro e vanno dalla sintesi dei materiali elettrodici alla realizzazione dei componenti di cella</strong>, fino al <em>manufacturing</em> e al <em>testing</em> prolungato di prototipi di batteria da 1 Ah. Nei prossimi mesi, grazie alle nuove infrastrutture rese disponibili dal progetto IPCEI EuBatIn, il laboratorio ACEL sarà in grado di realizzare anche prototipi da 10-30 Ah, una taglia vicina ad applicazioni commerciali, ampliando così ulteriormente le capacità di sviluppo e validazione tecnologica in ENEA», conclude Antonio Rinaldi.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[ Politecnico di Torino, ecco FLOSEV: la scala di gravità delle alluvioni storiche]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/politecnico-di-torino-ecco-flosev-la-scala-di-gravita-delle-alluvioni-storiche</link>
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                    <description><![CDATA[Cinque livelli, da 1 a 5. Per raggiungerli servono almeno due criteri su tre: vittime, danni a beni e infrastrutture, vastità dell'area]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_6dd5f360edebd1a295f8d7774627f68b.webp" length="155602" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 30 Sep 2026 13:17:03 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>Come valutare la gravità di un evento naturale?</strong> Per i terremoti conosciamo la scala Mercalli; per le grandinate esiste la meno nota scala <strong>TORRO</strong>. Ora, per le grandi alluvioni storiche, arriva la scala <strong>FLOSEV</strong>, che aiuta a comprenderne la severità.</span></div>
<div><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">A presentare questa scala è lo studio pubblicato sulla rivista Natural Hazards, che propone di classificare le alluvioni in base al loro impatto: da qui il nome FLOSEV, che unisce i termini inglesi FLOods (alluvioni) e SEVerity (severità).</span></div>
<div></div>
<div><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Allo studio hanno lavorato <b>Alessandro Giacalone</b>, classe 2005, laureato in Matematica per l'Ingegneria al Politecnico di Torino, <b>Anna D'Andrilli</b>, dottoranda in Ingegneria Civile e Ambientale, la ricercatrice <b>Paola Mazzoglio</b> e il professor <b>Pierluigi Claps</b> del Dipartimento di Ingegneria dell'Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture-DIATI del Politecnico di Torino.</span></div>
<div></div>
<div><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><b>Questo approccio</b> non <b>considera</b> la magnitudo degli eventi, che dovrebbe basarsi su misurazioni idrologiche spesso non disponibili o molto difficili da ricostruire, <b>ma i loro effetti e i danni causati</b>, consentendo di confrontare tra loro l'entità di eventi verificatisi in epoche molto diverse, contribuendo a valorizzare l'informazione storica e la consapevolezza di quello che potrebbe accadere in zone già colpite da alluvioni in epoche lontane.</span></div>
<div><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">La scala è stata, infatti, sviluppata e calibrata sulla base degli eventi censiti in AVI, il database della <b>Aree Vulnerate Italiane</b>, che copre oltre un secolo di eventi alluvionali in Italia, ma è <b>pensata per essere applicabile ovunque esistano registrazioni comparabili relative all'impatto</b>.</span></div>
<h3><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><br></span>Come funziona la scala FLOSEV: i 5 livelli di gravità</h3>
<div><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><b></b></span></div>
<div><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><b>Gli eventi di piena sono classificati in cinque livelli</b>: per raggiungere un determinato livello, ogni evento deve soddisfare almeno due criteri di severità su tre, basati sul <b>numero di vittime</b>, l'<b>entità dei danni </b>a beni e infrastrutture e la <b>vastità delle aree colpite</b> (espressa in numero di municipalità coinvolte).</span></div>
<div><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Tra gli eventi analizzati del secolo scorso, soltanto due hanno raggiunto il livello 5, il più elevato: <b>il disastro del Vajont del 1963 e l'alluvione di Salerno e della costiera amalfitana del 1954</b>. La minore notorietà di quest'ultima mostra come la scala FLOSEV possa contribuire a riportare l'attenzione su eventi di grande impatto meno presenti nella memoria collettiva, rafforzando la consapevolezza dei rischi alluvionali.</span></div>
<div></div>
<div><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><b>La scala permette di classificare e confrontare alluvioni di epoche diverse e potrà essere applicata anche agli eventi futuri</b>, una volta documentati i loro effetti. Non richiede infatti misurazioni idrologiche strumentali, spesso assenti per gli eventi più antichi, ma informazioni sulle vittime, sui danni materiali e sulle località colpite, ottenibili anche da notiziari e articoli di giornale.</span></div>
<div></div>
<div><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">In questo lavoro di ricostruzione, un ruolo centrale spetta al <b>database AVI</b>, costruito attraverso la raccolta, l'analisi e la sintesi di articoli di giornale, cronache locali e resoconti tecnici. Queste fonti rappresentano spesso l'unica testimonianza disponibile dell'impatto delle alluvioni avvenute prima della diffusione degli strumenti di monitoraggio e forniscono i dati necessari per applicare la scala FLOSEV.</span></div>
<div></div>
<div><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">In prospettiva, <b>l'intelligenza artificiale potrebbe accelerare il recupero di queste informazioni</b> attraverso tecniche automatiche di analisi del testo, attingendo a fonti eterogenee e contribuendo alla costruzione di banche dati sempre più ricche e dettagliate sugli effetti delle alluvioni.</span></div>
<div></div>
<div><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">L'articolo è frutto di un progetto di ricerca svolto nell'ambito dell'Early Research Honors Schoo<u>l</u> (ERHS), il programma di eccellenza del Politecnico di Torino che prevede borse di studio per sostenere gli studenti e le studentesse altamente meritevoli che vogliono dedicarsi alla ricerca scientifica fin dal primo anno della laurea triennale. Lo studente <b>Alessandro Giacalone</b> si è aggiudicato la borsa per il progetto proposto dal professor Claps nell'anno accademico 2023/2024, contemporaneamente all'iscrizione al primo anno del corso di laurea in Matematica per l'Ingegneria.</span></div>
<div><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"></span></div>
<div><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><i>«</i>Ci auguriamo che la diffusione della scala proposta in questa ricerca possa rappresentare un incentivo ad arricchire le raccolte di dati storici di alluvioni, non solo in Italia, dati fondamentali per descrivere la pericolosità da alluvione. Il fatto che la valorizzazione di alluvioni antiche sia il anche frutto del lavoro di un giovanissimo studioso, diventato ingegnere mentre collaborava alla ricerca, ci riempie di soddisfazione e rafforza l'importanza del programma ERHS di valorizzazione dei talenti neo-iscritti al Politecnico di Torino<i>»</i>, conclude il professor <b>Pierluigi Claps</b>.</span></div>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[ENEA collabora con Costa Crociere: protocollo per monitorare naturalità di spiagge e dune]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/enea-costa-crociere-protocollo-per-monitorare-naturalita-di-spiagge-e-dune</link>
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                    <description><![CDATA[Coinvolti oltre 100 tratti di costa: lo studio conferma il valore della citizen science come strumento complementare al monitoraggio tradizionale]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_a5896c8bac828ea97754241e85876cc4.webp" length="155648" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 30 Sep 2026 13:17:03 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>ENEA</strong>, in collaborazione con <strong>Costa Crociere Foundation</strong>, ha messo a punto un <strong>protocollo per il monitoraggio</strong> su larga scala del livello di naturalità delle <strong>spiagge</strong> e degli <strong>ecosistemi dunali</strong>. Il metodo descritto in un nuovo studio pubblicato sulla rivista Ecological Solutions and Evidence, è stato applicato su scala nazionale nell'ambito del progetto di <strong>citizen science “Guardiani della Costa”</strong>, promosso da Costa Crociere Foundation con il contributo scientifico di ENEA.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Lo studio, che ha <strong>coinvolto oltre 3.200 studenti nella raccolta di dati in oltre 100 tratti di costa italiana</strong>, ha individuato indicatori di naturalità quali: presenza e caratteristiche delle dune, tipologia del sedimento, condizioni del retrospiaggia, segni di erosione, strutture di protezione e specie vegetali indicatrici degli habitat dunali.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Il protocollo sviluppato è rivolto a operatori e amministrazioni locali per facilitare l’individuazione delle aree costiere più a rischio e pianificare <strong>interventi di salvaguardia e ripristino</strong>. Non meno importante è la ricaduta educativa dell’iniziativa: oltre a produrre dati utili alla comunità scientifica, il coinvolgimento diretto degli studenti nelle attività di campo rafforza <strong>consapevolezza ambientale</strong>, partecipazione attiva e senso di responsabilità verso la tutela del patrimonio costiero.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«I risultati confermano il valore della <strong>citizen science</strong> come strumento complementare ai programmi di monitoraggio ambientale tradizionali, al fine di ampliare la copertura spaziale delle osservazioni», ha commentato <strong>Ivo Rossetti</strong> del Laboratorio Biodiversità ed ecosistemi del Centro Ricerche ENEA di S. Teresa (La Spezia). «Le spiagge e gli ecosistemi dunali costieri» ha aggiunto «sono ambienti fragili, sempre più minacciati dal cambiamento climatico, dall'urbanizzazione e dal turismo intensivo. Proteggerli significa salvaguardare biodiversità, protezione dall'erosione e attrattività turistica, per questo monitorarne costantemente lo stato di conservazione è essenziale, ma richiede una copertura territoriale difficile da garantire con le sole risorse della ricerca scientifica e qui può entrare in gioco il contributo dei cittadini».</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">La qualità delle informazioni raccolte dagli studenti è stata verificata da esperti attraverso analisi statistiche e GIS, a conferma che un protocollo con dati raccolti da non specialisti può produrre informazioni ecologicamente significative.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Etna, 160 anni di trasformazioni dei crateri ricostruiti con una "macchina del tempo"]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/etna-160-anni-di-trasformazioni-dei-crateri-ricostruiti-con-una-macchina-del-tempo</link>
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                    <description><![CDATA[Lo studio INGV e Milano-Bicocca pubblicato sull'International Journal integra carte del 1865, foto aeree e droni. Da un unico cratere a quattro: l'evoluzione quantitativa della vetta]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_d18566da19c08ae59e3f935c954d8d83.webp" length="98524" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 30 Sep 2026 13:17:03 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Oltre un secolo e mezzo di <strong>trasformazioni dei crateri sommitali dell'Etna</strong> ricostruiti attraverso una sorta di <strong>"macchina del tempo" fotogrammetrica</strong>, capace di integrare le prime carte topografiche del vulcano con fotografie aeree, immagini satellitari e moderni rilievi effettuati con droni. È quanto è stato presentato con lo studio <strong>"160 Years of Etna summit craters through a photogrammetry-based time machine"</strong>, condotto da un team di ricercatori dell'<strong>Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia</strong> (INGV) e dell'<strong>Università degli Studi di Milano-Bicocca</strong> (GeoVires Lab) e appena pubblicato sulla rivista International Journal of Applied Earth Observation and Geoinformation.</span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">La ricerca ricostruisce quantitativamente l'evoluzione morfo-strutturale dell'area sommitale dell'Etna tra il 1865, anno di realizzazione della carta topografica realizzata dall'Istituto Geografico Militare (IGM), e il 2024. </span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">160 anni fa la sommità del vulcano era dominata da un unico grande Cratere Centrale: attraverso l<strong>'integrazione e la validazione di 14 dataset</strong>, acquisiti con tecniche e risoluzioni differenti, i ricercatori hanno seguito la progressiva trasformazione dell'area craterica fino alla configurazione attuale, caratterizzata da quattro crateri attivi sommitali: Voragine, Bocca Nuova, Cratere di Nord-Est e Cratere di Sud-Est. </span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«Abbiamo riportato nello stesso sistema di riferimento dati prodotti nell'arco di quasi 160 anni e con tecniche profondamente diverse: dalle carte topografiche storiche alle fotografie aeree, fino ai dati satellitari e ai rilievi da drone ad alta risoluzione», spiega <strong>Cristina Proietti</strong>, tecnologa dell'INGV e prima autrice dello studio. «Questo ci ha permesso di costruire una vera e propria macchina del tempo topografica con cui osservare quantitativamente <strong>come è cambiata la sommità dell'Etna</strong>. Un elemento centrale della ricerca ha riguardato proprio la possibilità di confrontare fonti molto eterogenee: abbiamo sviluppato una procedura di co-registrazione, validazione e propagazione statistica degli errori, che permette di valutare le incertezze associate ai diversi dataset e di distinguere le variazioni morfologiche significative dagli errori propri delle differenti fonti cartografiche e topografiche». </span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">La ricostruzione documenta il passaggio da una configurazione prevalentemente monocentrica a un sistema policentrico altamente dinamico, nel quale i quattro crateri mostrano comportamenti morfologici differenti. <strong>La Voragine è caratterizzata dalla recente crescita costruttiva</strong>; la Bocca Nuova e il Cratere di Nord-Est mostrano, invece, cicli di riempimento seguiti da subsidenza; il Cratere di Sud-Est, infine, si distingue per una marcata crescita accompagnata da una progressiva espansione verso est. </span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«La prospettiva di lungo periodo mostra che i quattro crateri, pur appartenendo allo stesso sistema sommitale, hanno seguito evoluzioni morfologiche differenti», aggiunge<strong> Emanuela De Beni</strong>, ricercatrice dell'INGV e co-autrice dello studio. «La loro evoluzione risulta coerente con il complesso assetto strutturale del vulcano e, in particolare, con l'influenza delle zone di rift di Nord-Est e Sud. La progressiva espansione verso est del Cratere di Sud-Est si inserisce inoltre nel contesto della deformazione verso mare del fianco orientale dell'Etna, già documentata da studi geologici e geodetici».</span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">La ricerca mostra come l'integrazione tra cartografia storica, fotogrammetria e moderne tecniche di telerilevamento possa estendere l'osservazione quantitativa di un vulcano ben oltre l'epoca del monitoraggio strumentale moderno. Il metodo proposto costituisce inoltre un approccio riproducibile e potenzialmente trasferibile allo studio dell'evoluzione morfo-strutturale di altri vulcani attivi nel mondo. </span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«Il progetto ha avuto anche una ricaduta nell'ambito della divulgazione scientifica accessibile», conclude De Beni. «<strong>I modelli digitali utilizzati per ricostruire l'evoluzione dei crateri sono stati riprodotti mediante stampa 3D</strong>, consentendo a persone non vedenti di esplorare, con il tatto, la morfologia della sommità dell'Etna e le sue trasformazioni nel tempo».</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Monza: alla Fondazione IRCCS San Gerardo la prima conferenza internazionale sulla fibrosi polmonare]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/monza-alla-fondazione-irccs-san-gerardo-la-prima-conferenza-internazionale-sulla-fibrosi-polmonare</link>
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                    <description><![CDATA[Esperti italiani e internazionali a confronto sulle nuove sfide alle malattie polmonari al 1st "San Gerardo" International Conference on Pulmonary Fibrosis, in programma giovedì 1° ottobre, dalle 9.15 alle 17.50]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_fcc5e6a13d4ed12016eeef737a938a9f.webp" length="34618" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 30 Sep 2026 12:56:06 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Portare a Monza il confronto internazionale multidisciplinare sulle malattie polmonari interstiziali e sulla fibrosi polmonare</strong>, mettendo in dialogo competenze, esperienze cliniche e prospettive di ricerca provenienti da diversi Paesi. È questo l’obiettivo della <strong>1st <a href="https://www.irccs-sangerardo.it/contenuto-web/-/asset_publisher/MTuVH3eDHjDg/content/1st-san-gerardo-international-conference-on-pulmonary-fibrosis" target="_blank" rel="noopener">“San Gerardo” International Conference on Pulmonary Fibrosis</a>, in programma giovedì 1° ottobre, dalle 9.15 alle 17.50,</strong> presso l’Auditorium Enrico Pogliani della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori.</p>
<p>Si tratta della prima edizione di un congresso a carattere internazionale che nasce con l’obiettivo di offrire alla comunità scientifica un momento di aggiornamento e di confronto sulle più recenti evidenze relative alle <strong>fibrosi polmonari</strong>. La responsabilità scientifica dell’evento è affidata al prof. <strong>Fabrizio Luppi</strong>, direttore Clinica Pneumologica dell’Ospedale San Gerardo e Professore Ordinario di malattie dell’Apparato Respiratorio presso l’Università degli Studi Milano Bicocca.</p>
<p>Il livello internazionale dell’incontro è testimoniato anche dal parterre dei relatori, che comprende alcuni tra i nomi più autorevoli della pneumologia e delle discipline coinvolte nella gestione della fibrosi polmonare e nel percorso diagnostico-terapeutico. «La fibrosi polmonare non è una singola malattia, ma un insieme eterogeneo di condizioni che richiedono competenze diverse e un approccio sempre più personalizzato e multidisciplinare - sottolinea il prof. <strong>Luppi</strong> -. Abbiamo voluto realizzare al San Gerardo un appuntamento internazionale capace di mettere a confronto specialisti considerati opinion leader a livello internazionale, per discutere non soltanto delle novità terapeutiche, ma dell’intero percorso del paziente: dalla epidemiologia, alla diagnosi, alla caratterizzazione della malattia, dalla valutazione multidisciplinare alla gestione delle complicanze e al follow-up. La presenza di relatori di così alto profilo rappresenta un’importante occasione di confronto e di crescita scientifica per tutti i professionisti che si occupano di queste patologie».</p>
<p>Il programma scientifico è articolato in diverse sessioni e affronta i principali temi oggi al centro della ricerca e della pratica clinica. Si parte <strong>dagli aspetti epidemiologici e dalle caratteristiche delle malattie polmonari interstiziali, per arrivare alla diagnosi delle diverse forme di fibrosi</strong>, tra cui la fibrosi polmonare idiopatica, la polmonite da ipersensibilità fibrotica e le interstiziopatie associate alle malattie reumatiche autoimmuni. Ampio spazio è inoltre dedicato alla relazione tra broncopneumopatia cronica ostruttiva e fibrosi polmonare.</p>
<p>Una parte centrale della giornata sarà dedicata agli <strong>strumenti diagnostici più avanzati</strong>, dalla fenotipizzazione mediante TC alle procedure invasive e alla discussione multidisciplinare dei casi. Un approccio che riflette la crescente necessità di integrare competenze differenti per arrivare a una diagnosi più precisa e a una scelta terapeutica sempre più mirata.</p>
<p>«Uno degli aspetti che abbiamo voluto valorizzare è proprio la multidisciplinarietà - aggiunge <strong>Luppi</strong>. - Oggi la gestione delle interstiziopatie fibrosanti richiede il contributo coordinato di pneumologi, radiologi, reumatologi, anatomo-patologi e di altri specialisti. La qualità della diagnosi e la tempestività della presa in carico possono avere un impatto importante sul percorso di cura. Per questo il confronto tra competenze diverse, anche a livello internazionale, è fondamentale».</p>
<p>Particolare attenzione sarà riservata anche alle <strong>novità terapeutiche</strong> e alle strategie per la gestione delle forme progressive di malattia. Il congresso affronterà inoltre alcune delle principali complicanze della fibrosi polmonare, tra cui riacutizzazioni, ipertensione polmonare, tumore polmonare e disturbi respiratori del sonno. La giornata si concluderà con una tavola rotonda dedicata a un elemento sempre più centrale nella gestione delle malattie croniche: il punto di vista dei pazienti. Al confronto prenderanno parte le associazioni <strong>Un Respiro di Speranza, FIMARP, GILS e AMIP</strong>, portando nel dibattito l’esperienza e le esigenze delle persone che convivono con una malattia polmonare interstiziale.</p>
<p>«Accanto alla ricerca e all’innovazione terapeutica, è importante non perdere di vista la persona - conclude il prof. <strong>Luppi</strong> -. Per questo abbiamo scelto di dedicare uno spazio specifico alle associazioni dei pazienti. La conoscenza della malattia e la qualità dell’assistenza passano anche dalla capacità di ascoltare chi vive quotidianamente questa condizione. Il nostro auspicio è che questa prima edizione possa diventare un appuntamento stabile di confronto internazionale e contribuire a rafforzare ulteriormente il ruolo del San Gerardo nella rete scientifica e clinica dedicata alle malattie polmonari».</p>
<p>«Ospitare al San Gerardo una conferenza internazionale dedicata alla fibrosi polmonare rappresenta un’importante occasione per valorizzare il ruolo della nostra Fondazione come luogo di cura, ricerca e confronto scientifico - sottolinea il presidente della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori, <strong>Claudio Cogliati</strong> -. Un evento di questo livello testimonia la capacità del nostro ospedale di mettere in rete professionalità e competenze, creando occasioni di dialogo con la comunità scientifica nazionale e internazionale. È attraverso il confronto e la collaborazione che la ricerca può tradursi in una presa in carico sempre più efficace e personalizzata dei pazienti. La multidisciplinarietà e l’integrazione tra assistenza e ricerca sono elementi fondamentali per affrontare patologie complesse come le malattie polmonari interstiziali. La presenza a Monza di esperti provenienti da diversi Paesi offre ai nostri professionisti un’opportunità preziosa di aggiornamento e di condivisione delle esperienze, <br>ma rappresenta anche un’occasione per far conoscere le competenze e le attività sviluppate all’interno del San Gerardo. Come Fondazione siamo impegnati a rafforzare sempre più questa dimensione internazionale, nella convinzione che la crescita scientifica debba avere come obiettivo ultimo il miglioramento delle cure e della qualità di vita delle persone. È significativo, inoltre, che il programma della giornata preveda un momento dedicato alle associazioni dei pazienti. L’innovazione e la ricerca acquistano pienamente il loro significato quando riescono a rispondere ai bisogni concreti delle persone. Ascoltare chi convive con una malattia cronica significa contribuire a costruire un modello di assistenza più vicino alle esigenze dei pazienti e delle loro famiglie. Mi auguro che questa prima edizione possa rappresentare l’inizio di un percorso destinato a consolidarsi negli anni e che il San Gerardo possa continuare a essere un punto di riferimento per il confronto scientifico e clinico sulle malattie polmonari».</p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Non esiste un algoritmo per la poesia: all'Università Ca' Foscari il simposio internazionale "Adversarial Poetry" sui limiti dell'intelligenza artificiale]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/non-esiste-un-algoritmo-per-la-poesia-alluniversita-ca-foscari-il-simposio-internazionale-adversarial-poetry-sui-limiti-dellintelllgenza-artificiale</link>
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                    <description><![CDATA[Il 1 e 2 ottobre studiosi da tutta Europa discutono della poesia come limite dell'intelligenza artificiale all'Università Ca' Foscari Venezia]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_6cd8495a0e6b6c7716f1585434da795d.webp" length="25824" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 30 Sep 2026 12:56:02 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span>Quale posto ha la poesia in un mondo dominato dall'automazione del linguaggio? Dal 1 all 2 ottobre l'Aula Baratto dell'Università Ca' Foscari Venezia ospita "</span><strong><span>Adversarial Poetry: Critical Humanities and the Limits of Artificial Intelligence" </span></strong><span>(dalle ore 10.00, evento aperto al pubblico previa </span><span>registrazione</span><span>), simposio internazionale organizzato dal progetto </span><a href="https://email.tmg.vrfy.email/c/eJxEz7FyhSAQheGngS7MuqBAQZHG17hDYL1uRtQBYiZ5-kxsbndO9_05JINkJYXBekCjRw2SSuTt0U7K_MvHTgGjcx8TJquFgdKeE6pCmWPOlVpT3OUaXLQaHTk_TmbxjhJ5nyZrh5QyOL1IDgg4gUcDfsQBlB3AaQ_ZJhyjT4Mw0MtTXXX5UTdBbmHt_WxCvwucBc5n5aS-dr5Icb__8UmpN4Fz5LdyZNr-93oUkjVUyvH2CwPc48YRjdrpu8lX2oNzQI-AWvYgr4B_AQAA___uNFSz" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><span>AIMODELS</span></strong></a><span>, finanziato dallo European Research Council (ERC) e coordinato da Matteo Pasquinelli, professore di Filosofia della scienza al Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali di Ca' Foscari e in collaborazione con la </span><a href="https://email.tmg.vrfy.email/c/eJxEzzmOKyEQANDTQIiKYmkICH7ia1h8qtwuqRcLGLdmTj-Sk7nBe1SaR140F7tkQO-CA817le0-XkzyI-fBBWtK_yO2xSkP-1gjmp1JKlHnMYxM_SyObEiEqbrM1KIND0DIiUPiHFyMWgoCRsjoIQe0YBYLyWWgpWGouVnlYe6reffHt_kQ9Faec76Gcv8U3hTerusy0mo_H-fXQXXKeZizrwpvupfOVD9c5UFm3aSiNwdfQ_9N7kIFMwI6PYt-F_wNAAD__01CTrU" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><span>Fondazione Icaro</span></strong></a><span>. <a href="https://www.unive.it/web/en/19108/home" target="_blank" rel="noopener"></a></span></p>
<p><span><a href="https://www.unive.it/web/en/19108/home" target="_blank" rel="noopener">Link per il programma.</a></span></p>
<p><span>Il simposio si ispira a una famosa frase di <strong>Umberto Eco,</strong> "non esiste un algoritmo per la metafora", e a una scoperta recente: le ricerche di </span><strong><span>Icaro</span></strong><span> </span><strong><span>Lab</span></strong><span> hanno dimostrato che </span><strong><span>i prompt</span></strong><span> </span><strong><span>in</span></strong><span> </span><strong><span>forma</span></strong><span> </span><strong><span>poetica</span></strong><span> </span><strong><span>riescono</span></strong><span> </span><strong><span>a</span></strong><span> </span><strong><span>eludere</span></strong><span> </span><strong><span>i</span></strong><span> </span><strong><span>sistemi</span></strong><span> </span><strong><span>di</span></strong><span> </span><strong><span>sicurezza</span></strong><span> </span><strong><span>dei</span></strong><span> </span><strong><span>grandi</span></strong><span> </span><strong><span>modelli</span></strong><span> </span><strong><span>linguistici</span></strong><span>, rivelando una funzione </span><em><span>avversariale</span></em><span> della poesia all'interno dei sistemi computazionali.</span></p>
<p><span>Questa non è una semplice scoperta tecnica, ma riconosce alle scienze umane un ruolo cruciale nello studio dell'IA e dei suoi limiti. Il simposio suggerisce un nuovo campo di ricerca e didattica, la cosiddetta AI literacy, che porta Ca' Foscari all'avanguardia nei dibattiti attuali.</span></p>
<p><span>Il programma si articola in quattro sessioni: linguistica computazionale, letteratura algoritmica, semiotica dell'IA e alfabetizzazione all'IA (AI literacy). Si apre con la keynote di </span><strong><span>Federico Pierucci e Marcantonio Bracale Syrnikov</span></strong><span> di Icaro Lab dal titolo </span><em><span>Adversarial Poetry as a Safety Catastrophe in Large Language Models</span></em><span>. Interverranno, tra gli altri, studiosi di Edimburgo, Goldsmiths, King's College London, Royal College of Art, Monash University Malaysia, Università di Pisa e della Biblioteca Nazionale di Norvegia. Il percorso attraversa un secolo di sperimentazione: dalla "scienza poetica" di Ada Lovelace ai formalisti russi, dalla teoria dell'informazione di Shannon alla poesia combinatoria e concreta.</span></p>
<p><a href="https://email.tmg.vrfy.email/c/eJxE0D9PwzAUBPBPY4_W84sdx4OHIhEofwZAiMJSOfZLailpKjtqaT89ahfmk366u-iCQjKcnDQWUFW6Ak6TT-O2HCimS5r35NA3TVdjMBVTMJWhRjFRTD7GTKWItPCdQ8JGh95DjZ1pTNf3na1lCBplH7XyPDkErMGiAqtRgjASmspCNAG1t0EyBcs0iGPuz-JWgY9utyyHwqoVw5ZhG-dQxDDPw0gizBPDtp_zVK4Jw5YYtrJdrQ9vLx_h9XGgdIehbOEcvkrWn5fd5v78_vwb_fCdaKPNw0-Gp25zWq3D1T8mOl05nl2m6G_LmYK0-DF5VGJPp8L_T9mm6NAiYMUXx48O_wIAAP__TNVn8Q" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><span>Link per registrarsi</span></strong></a></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[European Literacy Coalition: l'iniziativa della Commissione Europea per rafforzare l'alfabetizzazione in tutta Europa]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/european-literacy-coalition-liniziativa-della-commissione-europea-per-rafforzare-lalfabetizzazione-in-tutta-europa</link>
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                    <description><![CDATA[Lanciata la nuova Coalizione europea per l'alfabetizzazione della Commissione europea per rafforzare le competenze di lettura e scrittura]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_9bdfde8654f20c255197bef47b99c314.webp" length="29350" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 30 Sep 2026 12:55:59 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">La Commissione europea lancia la <b>Coalizione europea per l'alfabetizzazione (European Literacy Coalition)</b>, una nuova iniziativa nell'ambito dell'</span><a href="https://commission.europa.eu/topics/competitiveness/union-skills_it" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span lang="IT">Unione delle competenze</span></a><span lang="IT"> e del </span><a href="https://school-education.ec.europa.eu/en/discover/news/new-action-plan-basic-skills" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span lang="IT">piano d'azione sulle competenze di base</span></a> (New European Commission action plan on basic skills)<span lang="IT">, con l'obiettivo di migliorare le competenze di alfabetizzazione in tutta Europa.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">La Coalizione riunirà scuole, istituti di istruzione e formazione, biblioteche e organizzazioni culturali, associazioni di insegnanti, genitori e studenti, nonché autorità pubbliche. L'obiettivo è <strong>condividere competenze e rafforzare la cooperazione su temi quali la prima infanzia come base per lo sviluppo delle competenze di alfabetizzazione e la formazione dei professionisti dell'alfabetizzazione</strong>. La Coalizione integrerà il lavoro delle iniziative e delle reti già esistenti in questo settore, come </span><a href="https://euread.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span lang="IT">EU Read</span></a><span lang="IT"> ed </span><a href="https://elinet.pro/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span lang="IT">ELINET</span></a><span lang="IT">.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">Il lancio della Coalizione avviene in un momento in cui le difficoltà legate all'alfabetizzazione persistono. Saper leggere e comprendere è alla base dell'apprendimento, della partecipazione alla vita sociale e della capacità di affrontare i cambiamenti in un'Europa in rapida trasformazione. Tuttavia, i risultati dell'indagine <b>OCSE-PISA 2025</b> mostrano che il 31,3% dei quindicenni nell'UE incontra difficoltà nella comprensione di un testo di base.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">La Vicepresidente esecutiva per i Diritti sociali e le competenze, i posti di lavoro di qualità e la preparazione, <b>Roxana Mînzatu</b>, ha dichiarato: «I risultati dell'indagine PISA 2025 ci dicono chiaramente che dobbiamo intensificare i nostri sforzi per migliorare le competenze di lettura. Dobbiamo garantire che ogni giovane in Europa sviluppi le competenze di alfabetizzazione necessarie per imparare, partecipare pienamente alla società e costruire il proprio futuro. La lettura è la base di tutto. Riunendo le competenze e le esperienze disponibili in tutta Europa, la Coalizione europea per l'alfabetizzazione può rafforzare la cooperazione e sostenere interventi più efficaci in questo ambito».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">Il </span><b><span lang="IT">memorandum di Varsavia</span></b><span lang="IT">, documento fondativo della Coalizione, definisce una visione comune dell'alfabetizzazione, individua i principali ostacoli lungo tutto l'arco della vita e delinea i primi passi per il lavoro a lungo termine della Coalizione.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">Ulteriori informazioni sulla Coalizione europea per l'alfabetizzazione sono disponibili sul </span><a href="https://education.ec.europa.eu/education-levels/school-education/european-literacy-coalition" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span lang="IT">sito dello Spazio europeo dell'istruzione</span></a><span lang="IT">.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Milano: a Palazzo Reale la grande mostra internazionale "Dalì e la Moda", dal 24 settembre 2026 al 31 gennaio 2027]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/milano-a-palazzo-reale-la-grande-mostra-internazionale-dali-e-la-moda-dal-24-settembre-2026-al-31-gennaio-2027</link>
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                    <description><![CDATA[Oltre 200 opere tra dipinti, abiti, fotografie, gioielli, filmati raccontano il rapporto tra arte, moda, corpo e costruzione dell'immagine nell'opera di uno dei protagonisti assoluti del Novecento]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_5154ea1d378c9ecd6b0d467661e0e51e.webp" length="36038" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 30 Sep 2026 12:55:56 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span><strong>Palazzo Reale</strong> apre la nuova stagione espositiva con un grande progetto di respiro internazionale, "<strong>Dalí e la Moda</strong>", in programma <strong>dal 24 settembre 2026 al 31 gennaio 2027</strong>. Inaugurata in occasione della <strong>Milano Fashion Week</strong>, la mostra indaga per la prima volta in modo compiuto il rapporto tra <strong>Salvador Dalí e la moda</strong>, che l'artista considerava strumento di costruzione dell'identità, trasformazione del corpo e comunicazione. La mostra è promossa dal <strong>Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale, MondoMostre e Civita Mostre e Musei</strong>, in collaborazione con la <strong>Fundació Gala-Salvador Dalí, </strong>con il patrocinio del <strong>Ministero della Cultura, dell'Ambasciata di Spagna in Italia e della Camera Nazionale della Moda Italiana.</strong></span></p>
<p><span>«Milano è una città in cui arte e moda si incontrano e si alimentano reciprocamente con straordinaria vitalità – afferma l'assessore alla Cultura, <strong>Tommaso Sacchi </strong>–, e Palazzo Reale, con questo progetto inedito, conferma la propria vocazione a rileggere i grandi artisti attraverso prospettive sempre nuove, capaci di offrire nuovi strumenti di lettura agli studiosi e di avvicinare il pubblico milanese e internazionale. La scelta di inaugurare la mostra durante la Milano Fashion Week – prosegue l'assessore <strong>Sacchi</strong> – nasce dalla consapevolezza, ormai condivisa dalle maggiori istituzioni culturali internazionali, che la moda non sia soltanto espressione del gusto, ma un linguaggio capace di interpretare il proprio tempo e di consegnarne alla memoria forme, simboli e immagini, proprio come un'opera d'arte. Le oltre duecento opere in mostra, provenienti da archivi e collezioni prestigiose come Schiaparelli, Chanel e Dior, raccontano un'eredità che ancora oggi ispira i direttori creativi delle grandi maison di tutto il mondo. Ringrazio la Fundació Gala-Salvador Dalí e tutti i prestigiosi partner che hanno reso possibile la realizzazione di questo progetto».</span></p>
<p><span><strong>Oltre 200 opere e documenti </strong>– dipinti, disegni, fotografie, abiti, gioielli, accessori, oggetti e filmati, molti mai esposti in Italia – provengono dalle tre maggiori collezioni di opere di Dalí al mondo: la Fundació Gala-Salvador Dalí di Figueres, il Dalí Museum di St. Petersburg, in Florida, e il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid. A queste si aggiungono gli archivi storici delle maison <strong>Schiaparelli, Chanel, Dior e Rabanne</strong>. Il progetto nasce dalla collaborazione con la Fundació Gala-Salvador Dalí, istituzione fondata dall'artista e dedicata alla tutela, allo studio e alla valorizzazione della sua opera. L'immagine guida della mostra è il dipinto delle "<strong>Tre giovani donne surrealiste che tengono fra le braccia le pelli di un'orchestra</strong>", esposto accanto a iconici gioielli del 1949 come "<strong>L'occhio del tempo</strong>", in platino e diamanti, e "<strong>Labbra di rubino</strong>", in oro, rubini e perle.</span></p>
<p><span>La direzione scientifica è di <strong>Montse Aguer,</strong> direttrice dei Musei Dalí; la curatela è di <strong>Laura Bartolomé,</strong> vicedirettrice Ricerca e Progetti della Fundació, e di <strong>Judith Clark</strong>, storica della moda e docente alla University of the Arts di Londra, con il contributo delle curatrici senior <strong>Lucia Moni e Bea Crespo</strong>. «Questa è una mostra che ci invita alla scoperta di Salvador Dalí da un nuovo punto di vista della sua cosmogonia. Non esiste un Dalí artista e un Dalí stilista, solo un artista totale in grado di lasciare il suo segno ovunque fosse possibile. Come i maestri del Rinascimento, come Leonardo o come Michelangelo», dichiarano <strong>Montse Aguer e Laura Bartolomé</strong>.</span></p>
<p><span>«Non esiste una parola definitiva sul rapporto tra Dalí e la moda – afferma la curatrice <strong>Judith Clark </strong>–. Il moltiplicarsi, proprio quest'anno, delle occasioni di confronto su questo tema in istituzioni di primo piano, quali il FIT, il V&amp;A e il Metropolitan Museum of Art, ci invita ancora una volta a interrogare i nostri stessi criteri di giudizio: può la moda esistere quale atto concettuale, al di là delle sue modalità di produzione? Dalí amava profondamente i sistemi della moda: se ne appropriò, li imitò e li trasformò in arte. La sua straordinaria vocazione scenografica mette in guardia ogni exhibition designer dalla tentazione dell'imitazione. Gli spazi drammatici, fluidi e onirici della sua opera necessitano di una cornice propria. In questa mostra, la pluralità delle sue idee viene celebrata attraverso una molteplicità di supporti e linguaggi: i dipinti, le riviste, le fotografie e naturalmente, la moda stessa».</span></p>
<p><span>Fin dall'infanzia l'abbigliamento è per Dalí uno strumento di definizione di sé. Con l'arrivo di <strong>Gala</strong> nella sua vita, nel 1929, abiti e accessori diventano parte di un linguaggio condiviso con cui la coppia costruisce la propria immagine pubblica, amplificata da fotografi, riviste e campagne pubblicitarie. Il percorso mette in relazione le opere dell'artista con una selezione di capi e accessori appartenuti a Dalí e Gala, presentati per la prima volta fuori dalla Spagna. Il guardaroba di Gala comprende creazioni di <strong>Elsa Schiaparelli, Christian Dior, Coco Chanel, Pierre Cardin, Hubert de Givenchy, Gucci ed Emilio Pucci</strong>; quello di Dalí, più eclettico, riunisce elementi legati alle sue performance, alle fotografie e alle apparizioni pubbliche che diventano strumenti di una continua reinvenzione dell'identità.</span></p>
<p><span>Il rapporto tra guardaroba e pittura emerge anche nei numerosi dipinti in cui Dalí rappresenta gli abiti con straordinaria precisione: alcuni di questi possono essere messi in relazione diretta con i capi conservati ed esposti grazie alla sponsorizzazione tecnica di <strong>Bonaveri</strong>, che ha contribuito all'allestimento espositivo con 26 busti sartoriali appositamente selezionati.</span></p>
<p><span>Una delle più feconde collaborazioni tra arte e moda del Novecento nasce nel 1936, quando Dalì firma per Elsa Schiaparelli la sua prima vetrina per il grande magazzino <strong>Bonwit Teller di New York</strong>. Da allora il suo immaginario attraversa abiti, accessori, gioielli, costumi, tessuti, illustrazioni e campagne pubblicitarie. Il vestito diventa un mezzo per alterare la percezione del corpo e introdurre nella vita quotidiana elementi ironici, erotici e perturbanti. Le riviste diffondono queste invenzioni su scala internazionale: emblematica è la fotografia di <strong>Cecil Beaton</strong> che ritrae <strong>Wallis Simpson</strong> con l'Abito Aragosta, pubblicata da Vogue in occasione del suo matrimonio con il Duca di Windsor.</span></p>
<p><span>Il dialogo con Coco Chanel si estende alla scena teatrale: nel 1939 la stilista collabora ai costumi di <strong>Bacchanale</strong>, produzione dei <strong>Ballets Russes de Monte Carlo</strong> per la quale Dalí realizza anche scenografia e libretto. Nel 1951, al Bal Oriental organizzato da Carlo de Beistegui a Palazzo Labia, Dalí, Gala, Christian Dior e i loro amici indossano costumi progettati da Dalí e Dior, con il contributo di Gala e del giovane Pierre Cardin. Sono episodi che mostrano come pittura, moda, teatro e spettacolo confluiscano in un'unica visione. Negli anni Sessanta la moda entra pienamente nelle performance di Dalí. Tra il 1966 e il 1969, a Portlligat, Cadaqués, Barcellona e Parigi, l'artista coinvolge modelle e performer nelle creazioni di <strong>Paco Rabanne</strong>, tra cui <strong>Donyale Luna, Elsa Peretti e Amanda Lear</strong>. In alcune azioni dipinge all'interno di grandi bolle di plastica, mentre il colore invade gli abiti e trasforma pittura, corpo e spettacolo in una sola esperienza. Un ulteriore filo conduttore della mostra è il corpo, che costituisce l'altro grande terreno comune tra surrealismo e moda. Nelle opere di Dalí occhi, labbra, mani e altre parti anatomiche vengono isolate e ricomposte; il manichino diventa una figura sospesa tra individuo e oggetto. La stessa ricerca prosegue nei gioielli disegnati a partire dal 1949, esposti in Italia per la prima volta dalla loro acquisizione da parte della Fundació nel 1999: una reinvenzione del corpo che anticipa molte sperimentazioni della moda contemporanea.</span></p>
<p><span>"Dalí e la Moda" restituisce così il profilo di un artista capace di attraversare discipline e mezzi diversi e di comprendere in anticipo il potere della moda nel produrre immagini, identità e cultura di massa. La sua eredità continua a riaffiorare nel lavoro di stilisti, direttori creativi, fotografi e artisti contemporanei. <strong>Vogue Italia</strong> è media partner della mostra, mentre <strong>StreetVox</strong> è Official OOH partner. L'esposizione è realizzata grazie a <strong>Enel</strong>, main partner, e <strong>Fineco</strong>, premium partner, con la sponsorizzazione tecnica di <strong>ATM, Bonaveri, VCPC e Novacolor; Radio Monte Carlo</strong> è radio ufficiale, <strong>X-Style</strong> supporta il progetto e <strong>Vivaticket</strong> è Official Ticketing Partner. La mostra è accompagnata da un volume pubblicato da <strong>Skira Editore</strong>.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Fisica, "l'anomalia del gallio": una possibile soluzione dopo oltre trent'anni]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/fisica-lanomalia-del-gallio-una-possibile-soluzione-dopo-oltre-trentanni</link>
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                    <description><![CDATA[Pubblicato un nuovo studio INFN sulla cosiddetta "anomalia del gallio", un'osservazione sperimentale che da oltre trent'anni interroga la comunità della fisica]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_6866a5a4bb0b5c092be196d6c946067f.webp" length="124710" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 30 Sep 2026 12:55:52 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-d63692f3-7fff-e03e-416d-10344170c7e1"><span>Da oltre trent'anni, la comunità internazionale della fisica delle particelle cerca una risposta a un'inaspettata osservazione sperimentale, la cosiddetta "<strong>anomalia del gallio</strong>". Nel corso degli anni, questa anomalia è stata interpretata come possibile indizio di nuova fisica, fino a ipotizzare l'esistenza di una nuova particella elementare, il cosiddetto "<strong>neutrino sterile</strong>". Ora, </span><a href="https://physics.aps.org/articles/v19/s116" target="_blank" rel="noopener"><span>un nuovo studio</span></a><span>, condotto da ricercatori e ricercatrici delle sezioni <strong>INFN di Cagliari e Torino</strong>, pubblicato il 24 settembre, su </span><strong>Physical Review Letters</strong><span>, propone una possibile spiegazione alternativa: <strong>l'anomalia potrebbe non essere dovuta a una nuova particella, ma a un'approssimazione utilizzata nei calcoli teorici.</strong></span></p>
<p dir="ltr"><span>L'anomalia del gallio nasce negli anni Novanta, quando gli esperimenti <strong>GALLEX</strong>, ai <strong>Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell'INFN</strong>, e <strong>SAGE</strong>, attivo presso il </span><strong>Baksan Neutrino Observatory</strong><span><strong> in Russia,</strong> utilizzarono grandi quantità di gallio per studiare la cattura di neutrini elettronici. In questi esperimenti, quando un neutrino elettronico era catturato da un nucleo di <strong>gallio-71</strong>, si creava un elettrone e un neutrone del nucleo si trasformava in un protone, generando così un nucleo di <strong>germanio-71</strong>. Contando gli atomi di germanio prodotti è stato quindi possibile risalire al numero di neutrini catturati. Il numero osservato, però, è risultato sistematicamente inferiore a quello previsto dalla teoria: circa il 20% in meno. È nata così quella che oggi è conosciuta come "anomalia del gallio", confermata anche più recentemente dall'esperimento BEST al</span><span> Baksan Neutrino Observatory</span><span>. Con una significatività statistica ormai superiore a cinque deviazioni standard, questo deficit è diventato una delle principali motivazioni sperimentali per ipotizzare l'esistenza di un quarto neutrino, detto "sterile": una scoperta che aprirebbe scenari di nuova fisica, oltre il Modello Standard della fisica delle particelle.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Il nostro lavoro indica una possibilità differente: l'anomalia potrebbe non derivare da una nuova particella, ma da un'approssimazione incorporata nel calcolo teorico della sezione d'urto di cattura del neutrino», spiega </span><strong>Matteo Cadeddu</strong><span>, ricercatore INFN e coordinatore dello studio. «Convenzionalmente, per calcolare la probabilità che un neutrino venga catturato da un nucleo di gallio (sezione d'urto), si separa la trattazione delle funzioni d'onda di neutrino ed elettrone dalla descrizione di ciò che avviene all'interno del nucleo, assumendo che tali funzioni d'onda rimangano sostanzialmente costanti nel volume considerato. Questo approccio semplifica notevolmente i calcoli ma trascura la variazione spaziale delle funzioni d'onda nella regione nucleare».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il nuovo studio supera questa approssimazione e tratta, invece, congiuntamente la componente leptonica, relativa al neutrino e all'elettrone, e quella nucleare. In particolare, considera come <strong>le funzioni d'onda dell'elettrone e del neutrino variano nello spazio all'interno del nucleo</strong>. Questo trattamento più completo permette di tenere conto di un effetto che nei calcoli convenzionali rimane nascosto: contributi provenienti da regioni diverse del nucleo possono interferire tra loro e, in alcuni casi, cancellarsi parzialmente.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Il punto importante è che, quando non si separano la parte leptonica e quella nucleare del processo, la struttura spaziale della transizione nucleare può avere un effetto diretto sulla probabilità di cattura del neutrino», spiega </span><strong>Nicola Cargioli</strong><span>, ricercatore INFN e coautore dello studio. «Per alcune descrizioni nucleari fisicamente plausibili, questo effetto può diventare sufficientemente grande da modificare in modo significativo la previsione teorica».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il nuovo trattamento può infatti portare a una riduzione della probabilità di cattura del neutrino di circa il 20% rispetto alle previsioni ottenute con i calcoli convenzionali, riconciliandola con i valori osservati negli esperimenti GALLEX, SAGE e BEST.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Il risultato non dimostra ancora definitivamente che l'anomalia del gallio sia dovuta a un'approssimazione», sottolinea </span><strong>Luca Ferro</strong><span>, dottorando presso l'Università degli Studi di Cagliari e ricercatore INFN, coautore dello studio. «Il passo successivo sarà quello di verificare questa possibilità attraverso calcoli microscopici di struttura nucleare, che permettano di determinare con maggiore precisione come avviene la transizione di neutrini ed elettroni nei nuclei di gallio e germanio».</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Se questa interpretazione fosse confermata, le conseguenze andrebbero ben oltre la spiegazione dell'anomalia del gallio», conclude </span><strong>Cadeddu</strong><span>. «Lo stesso tipo di effetto potrebbe infatti essere rilevante anche in altri processi nucleari deboli, dalla cattura elettronica al decadimento beta fino alle interazioni neutrino-nucleo, aprendo la possibilità di osservare effetti finora trascurati».</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Tumore al seno triplo negativo: la rete internazionale GAMBIT individua una nuova classe a rischio di recidiva]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/tumore-al-seno-triplo-negativo-la-rete-internazionale-gambit-individua-una-nuova-classe-a-rischio-di-recidiva</link>
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                    <description><![CDATA[Secondo uno studio guidato da ricercatori dell'Università di Padova, due marcatori accessibili possono essere utilizzati per individualizzare il monitoraggio delle pazienti con tumore al seno triplo negativo dopo i trattamenti e per indirizzare le ricerche future]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_3f355494e2de33806a204d9affa25ea8.webp" length="30250" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 29 Sep 2026 12:38:02 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<h3 class="v1MsoNormal">Il network GAMBIT</h3>
<p class="v1MsoNormal"><strong>Il carcinoma mammario triplo negativo rappresenta il 10-15% circa dei tumori della mammella</strong>. Studiare i sottogruppi più rari di pazienti richiede volumi di dati che una singola struttura ospedaliera non è in grado di garantire. <strong>GAMBIT</strong> è una rete internazionale di ricerca sul carcinoma mammario triplo negativo, promossa e coordinata dal Dipartimento di Scienze Chirurgiche, Oncologiche e Gastroenterologiche dell'Università di Padova, sotto la guida della professoressa <strong>Maria Vittoria Dieci</strong>, nell'ambito delle attività di ricerca del gruppo di Oncologia diretto dalla professoressa <strong>Valentina Guarneri</strong>. La ricerca, sostenuta da <strong>Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro</strong> per quanto riguarda gli studi della professoressa Dieci, è nata proprio per superare questo limite e creare le basi per nuovi progetti di ricerca. A GAMBIT collaborano 42 istituzioni in <strong>Italia, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Svezia, Polonia, Austria, e Giappone</strong> e raccoglie dati relativi ad oltre 3.000 pazienti, mettendo in comune evidenze della pratica clinica e competenze multidisciplinari.<span></span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">La ricerca</h3>
<p class="v1MsoNormal"><span>Sulla rivista </span><strong>Nature Communications</strong><span> è stato pubblicato il primo articolo del network, con come primo autore il dottor <strong>Davide Massa</strong> del gruppo di ricerca dell'Università di Padova. Nello studio, i ricercatori hanno analizzato retrospettivamente i casi di 2.457 pazienti trattate in 18 centri europei appartenenti alla rete GAMBIT, <strong>identificando un sottogruppo di pazienti finora ritenuto guarito, ma che ha dimostrato invece di avere un rischio residuo di recidiva clinicamente rilevante.</strong></span></p>
<p class="v1MsoNormal">Nel carcinoma mammario triplo negativo in stadio precoce, la terapia viene generalmente iniziata prima dell'intervento chirurgico. Quando al momento dell'operazione non si trova più malattia invasiva residua né nella mammella né nei linfonodi, si parla di risposta patologica completa. <span>Le pazienti che la ottengono hanno tassi di recidiva molto bassi, il che significa che, con ottima probabilità, il tumore non si ripresenterà più. </span>Per questa ragione l'ottenimento di una risposta patologica completa è a oggi uno dei principali criteri utilizzati nella progettazione di sperimentazioni cliniche in cui si valutano nuove strategie terapeutiche e di monitoraggio.<span></span></p>
<p class="v1MsoNormal">Tuttavia, <strong>una quota minoritaria di queste pazienti può sviluppare una recidiva anche dopo una risposta completa</strong>. Nello studio svolto dal gruppo si è dunque cercato di capire <strong>se, in questa casistica, fosse possibile riconoscere le pazienti a maggiore rischio di recidiva</strong> studiando due marcatori: il coinvolgimento dei linfonodi ascellari e la quantità di linfociti infiltranti il tumore.<span></span></p>
<p class="v1MsoNormal">Combinando queste due informazioni disponibili alla diagnosi, i ricercatori, guidati dalla professoressa Maria Vittoria Dieci, <strong>hanno identificato differenze di rischio finora non descritte all'interno del gruppo di pazienti con risposta patologica completa</strong>. In particolare, le pazienti con linfonodi ascellari coinvolti dal tumore e una bassa quantità di linfociti infiltranti presentavano un rischio di recidiva più alto delle altre pazienti con caratteristiche diverse. In questo sottogruppo, la sopravvivenza libera da recidiva a distanza a cinque anni è infatti risultata pari all'83,4%, mentre negli altri superava il 95%. Quando questa recidiva si manifestava, poi, la sede preferenziale era una: il sistema nervoso centrale.<span></span></p>
<p class="v1MsoNormal">«La forza di GAMBIT non sta soltanto nei numeri – <b>dice la professoressa</b> <b>Maria Vittoria Dieci dell'Università di Padova e Principal Investigator di GAMBIT</b> – ma nella capacità di far lavorare insieme centri e competenze diverse intorno a domande cliniche concrete. In questo studio abbiamo osservato che la risposta patologica completa, pur rimanendo un risultato fortemente favorevole, non è sufficiente a identificare una popolazione completamente uniforme e prognosi favorevole».<span></span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">Importanza dello studio</h3>
<p class="v1MsoNormal"><strong>I risultati dello studio hanno permesso di identificare una popolazione di pazienti nella quale potrebbero essere valutate prospetticamente strategie terapeutiche o di sorveglianza adattate al rischio di recidiva, aprendo strade per ricerche future.</strong> i dati raccolti hanno inoltre mostrato il valore della rete GAMBIT nel generare, attraverso la collaborazione tra molti centri, dati sufficientemente solidi per studiare sottogruppi di pazienti altrimenti difficili da analizzare per la scarsa numerosità.<span></span></p>
<p class="v1MsoNormal">Sul piano pratico, i due parametri utilizzati – lo stato dei linfonodi e la quantità di linfociti che infiltrano il tumore – non richiedono tecnologie avanzate o costose. Il <strong>coinvolgimento linfonodale</strong> viene infatti definito durante il normale percorso diagnostico, dopo la biopsia e l'intervento chirurgico, mentre la quantità di linfociti infiltranti può essere valutata sui vetrini istologici della biopsia stessa, senza costi aggiuntivi.<span></span></p>
<p class="v1MsoNormal">«<span>Questo studio dimostra che la ricerca clinica nata dalla collaborazione tra centri può tradursi in strumenti concreti e già disponibili nella pratica clinica quotidiana – <b>sottolinea la professoressa Valentina Guarneri, Ordinario di Oncologia Medica dell'Università di </b></span><b>Padova e Direttrice del Dipartimento di Oncologia dell'Istituto Oncologico Veneto</b> –. Questo risultato non cambia oggi la cura delle pazienti, ma ci indica con maggiore precisione dove concentrare le ricerche future, lavorando affinché resti sempre al servizio dei pazienti».<span></span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">Che cosa "non" dice lo studio</h3>
<p class="v1MsoNormal">Lo studio è <strong>retrospettivo e osservazionale</strong>: sono infatti stati analizzati dati clinici già esistenti – raccolti in passato – senza intervenire sul trattamento delle pazienti. I risultati a oggi non dimostrano che un trattamento aggiuntivo, esami più frequenti o una diversa strategia di sorveglianza possa migliorare gli esiti del gruppo identificato a rischio di recidiva. Non comportano quindi, al momento, cambiamenti nella gestione clinica, né la necessità di esami aggiuntivi per le pazienti già trattate.<span></span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">Sviluppi futuri</h3>
<p class="v1MsoNormal">Il passo successivo sarà confermare con studi prospettici i dati ottenuti, soprattutto nelle popolazioni trattate con i più recenti regimi comprendenti l'immunoterapia, e quindi utilizzarli per progettare studi clinici più precisi e mirati, con cui valutare strategie realmente proporzionate al rischio di recidiva, così da somministrare i trattamenti giusti, alle giuste pazienti, nel momento giusto.</p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Partecipazione: Milano avvia incontri ed eventi per discutere della nuova linea Metropolitana M6]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/partecipazione-milano-avvia-incontri-ed-eventi-per-discutere-della-nuova-linea-metropolitana-m6</link>
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                    <description><![CDATA[Poliedra - Politecnico di Milano, Ascolto Attivo e Left Loft coordineranno il percorso partecipativo per la nuova M6. Il primo incontro pubblico sarà sabato 24 ottobre]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_0e0bc3f8275ea2d1cf0fd6a938075aa3.webp" length="37422" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 29 Sep 2026 12:37:55 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span>Sarà il gruppo di aziende composto da <strong>Poliedra - Politecnico di Milano, Ascolto Attivo e Left Loft </strong>a realizzare il percorso partecipativo sulla nuova linea della <strong>metropolitana M6</strong>. Il team di imprese si è aggiudicato l'avviso pubblico del Comune di Milano e accompagnerà l'Amministrazione nel confronto con la città su un'infrastruttura strategica per la mobilità e per la trasformazione urbana. </span></p>
<p><span>Saranno almeno <strong>dodici gli eventi, diffusi in città,</strong> tra incontri pubblici, workshop e laboratori, attraverso cui cittadinanza, associazioni, comitati, stakeholder, esperti e realtà dei territori saranno coinvolti in un percorso di informazione, ascolto e confronto. Il primo appuntamento sarà <strong>sabato 24 ottobre</strong>, presso la <strong>Palazzina Appiani</strong>, all'interno di Parco Sempione. </span></p>
<p><span>L'Amministrazione ha scelto di affiancare al lavoro tecnico un percorso di confronto pubblico, con l'obiettivo di condividere con la città gli elementi alla base di una scelta infrastrutturale di grande rilevanza e di rendere il processo decisionale più comprensibile e partecipato. </span></p>
<p><span>La nuova infrastruttura nasce dall'esigenza di <strong>rafforzare le connessioni tra i quartieri oggi meno serviti dalla rete metropolitana</strong> e di migliorare l'integrazione con il sistema del trasporto pubblico locale esistente. Il percorso partecipativo consentirà di approfondire con la cittadinanza opportunità e criticità dei diversi scenari allo studio, mettendo in relazione gli elementi tecnici con le conoscenze, le esperienze e i bisogni dei territori. </span></p>
<p><span>Nel corso degli incontri saranno illustrati gli scenari progettuali analizzati, i criteri tecnici adottati e i principali risultati degli studi svolti, evidenziando le opportunità e le criticità emerse. Allo stesso tempo, il percorso offrirà spazi di ascolto e confronto nei territori interessati, valorizzando il patrimonio di conoscenze ed esperienze di chi li vive quotidianamente. </span></p>
<p><span>Tra gli elementi oggetto di approfondimento ci saranno le diverse ipotesi di tracciato prese in considerazione dall'Amministrazione, i criteri di scelta, le ragioni che indicano quali sono le opzioni più interessanti e le loro possibili ricadute sul sistema della mobilità e sui territori.</span></p>
<p><span>«Sappiamo che in molte città europee – afferma l'assessora alla Partecipazione e al Decentramento <strong>Gaia Romani</strong> – il coinvolgimento della cittadinanza è ormai quasi uno standard nella realizzazione delle grandi opere di trasporto. Per questo, l'avvio di un percorso partecipativo sulla M6 assume un'importanza particolare. È infatti la prima volta che l'Amministrazione investe concretamente nell'ascolto e nel confronto con i cittadini per la realizzazione di una grande opera infrastrutturale nel campo della mobilità, come una metropolitana. Siamo certi che sarà un'occasione preziosa di incontro e, soprattutto, un passo importante nel percorso di amministrazione condivisa verso il quale ci siamo impegnati».</span></p>
<p><span>«Le metropolitane sono infrastrutture strategiche per il futuro sostenibile delle grandi città e delle aree metropolitane - dichiara l'assessora alla Mobilità <strong>Arianna Censi</strong> -. Estendere la rete significa rafforzare il trasporto pubblico, renderlo sempre più capillare e portare collegamenti efficienti più vicino ai quartieri. Allo stesso tempo, una trasformazione così importante deve essere accompagnata dal confronto con la città: il coinvolgimento dei cittadini e delle cittadine è fondamentale per ascoltare esigenze e proposte, orientare le scelte e costruire politiche della mobilità sempre più condivise e vicine alle persone».</span></p>
<p><span>Il percorso di partecipazione è stato illustrato il 19 settembre in occasione del <strong>Forum Mobilità</strong> e avrà una durata di sei mesi e l'evento conclusivo con la presentazione dei risultati è prevista per <strong>marzo 2027</strong>. </span></p>
<p><span>L'esito atteso è la definizione di un <strong>quadro di indicazioni territoriali e cittadine</strong> da mettere a disposizione del Comune e dei progettisti, con l'obiettivo di contribuire allo sviluppo e all'affinamento dello scenario della M6, accompagnando le successive fasi del processo decisionale e facendo emergere anche gli eventuali interventi complementari necessari. </span></p>
<p><span>Tutte le informazioni, gli aggiornamenti e i materiali relativi al percorso saranno disponibili nei prossimi giorni sul sito del Comune di Milano, alla <strong><a href="https://customer105044.musvc2.net/e/tr?q=4%3dOcOaRW%266%3dS%26B%3dWKaTW%269%3dUXWMaWT%26E%3d9HM0J_Ftmq_Qd_Brqs_Lg_Ftmq_PiGNK.69DIGy.D7EuEC.BD_Iovj_Sd4B8CFyEHB_Brqs_LgD4BK363GyS3FB8-w0JBw2_Ftmq_Pi3E7S32HBF6-3-B84CGDI7%267%3d7LGOwS.B8D%260G%3daQXSbL%26KG%3dUTSTcSRWTMTOTP%269%3dSVOa2VT5S7T6OaLUXY2y4uRaW5TSSURV1aKVQUPVRULW27zXUcv4T7L2OUzTzbwW14KZ&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noopener">pagina dedicata</a></strong></span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Le formiche come "sentinelle" dell'inquinamento da traffico: uno studio dell'Università di Parma]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/le-formiche-come-sentinelle-dellinquinamento-da-traffico-uno-studio-delluniversita-di-parma</link>
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                    <description><![CDATA[Su "Environmental Pollution" uno studio dell'Università di Parma. La ricerca apre prospettive concrete per sistemi di biomonitoraggio capillari, scalabili e a basso costo, complementari ai tradizionali sistemi di monitoraggio]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_d4d00a551acb589f73f56a852658f3ed.webp" length="67398" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 29 Sep 2026 12:37:50 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span><b>Le formiche possono diventare</b> "<b>sensori biologici" dell'inquinamento urbano</b>. Lo dimostra <b>una ricerca dell'Università di Parma appena pubblicata sulla rivista internazionale <i>Environmental Pollution</i></b>, nella quale si propone un nuovo approccio per rilevare e mappare il particolato magnetico associato al traffico veicolare. <b>Lo studio apre prospettive concrete per sistemi di biomonitoraggio capillari, scalabili e a basso costo</b>, complementari ai tradizionali sistemi di monitoraggio.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>La ricerca (Ants as bioindicators of urban traffic pollution) ha utilizzato la formica arboricola <strong>Crematogaster scutellaris</strong> come organismo sentinella. I campionamenti hanno interessato <b>30 siti della città di Parma</b> con diversi livelli di traffico e quattro aree di controllo prive di circolazione veicolare. I dati ufficiali sui flussi di traffico, rilevati dal Comune di Parma in differenti aree della città, sono stati messi in relazione con le particelle accumulate sulla superficie delle formiche e con quelle presenti nel suolo.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Combinando <b>misure di suscettibilità magnetica</b> e <b>microscopia elettronica a scansione, </b>i ricercatori e le ricercatrici hanno osservato una forte associazione tra intensità del traffico e quantità di particolato magnetico sulle formiche; la stessa relazione non emergeva nei campioni di suolo. Nel modello elaborato, ogni 1.000 veicoli giornalieri in più corrispondevano a una moltiplicazione per <b>1,41 (circa il 41% in più)</b> della suscettibilità magnetica delle formiche. Le particelle, concentrate soprattutto sul torace, erano ricche di ossidi di ferro e contenevano anche zinco, rame e titanio, con dimensioni e morfologie compatibili con particolato derivato dal traffico.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Un elemento centrale del lavoro è la <b>collaborazione multidisciplinare</b>. Nel Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale (SCVSA) hanno lavorato insieme Daniele Giannetti, Antonio Verolino, Enrico Schifani (ora post-doc all'Universitat Pompeu Fabra di Barcellona), Luciana Mantovani e Donato A. Grasso, integrando competenze biologiche, etologiche, ecologiche, mineralogiche e di analisi ambientale. A questa sinergia si è aggiunta la collaborazione con Francesco Cugini, Daniele Pontiroli e Massimo Solzi del Dipartimento di Scienze Matematiche, Fisiche e Informatiche, per la caratterizzazione magnetica.</span></p>
<p class="v1MsoNormal">«Il dato più interessante è che le formiche non registrano semplicemente la presenza di particelle: grazie alla fedeltà al nido, all'attività di foraggiamento e al contatto diretto con l'ambiente, restituiscono un'impronta locale e integrata nel tempo dell'esposizione», spiega <b>Donato A. Grasso</b>, coordinatore scientifico dello studio. «È un esempio molto concreto di come biologia, ecologia, mineralogia e fisica dei materiali possano convergere per costruire nuovi strumenti di lettura dell'ambiente. Le formiche non sostituiscono le centraline ma possono rappresentare una matrice biologica molto sensibile utile a individuare, con una risoluzione spaziale molto più fine, aree critiche nelle quali concentrare misure strumentali e interventi».</p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>L'impatto applicativo risiede nella possibilità di sviluppare una</span></b><span> <b>diagnostica ambientale a due livelli</b>: uno screening rapido e relativamente economico basato sulla suscettibilità magnetica, seguito, nei siti selezionati, dalla caratterizzazione delle particelle. Un protocollo di questo tipo potrebbe supportare mappe urbane ad alta risoluzione, identificare hotspot di deposizione e orientare campagne mirate di monitoraggio della qualità dell'aria.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>I prossimi sviluppi dovranno validare il metodo in stagioni, città e contesti ambientali differenti, confrontarlo con i dati delle reti ufficiali e con altri bioindicatori, e verificare gli eventuali effetti del particolato sulla salute delle colonie. L'integrazione futura con dati meteorologici, cartografia digitale e procedure automatizzate di analisi potrebbe porre le basi per una rete diffusa di <b>sorveglianza biologica dell'inquinamento</b>.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Link allo studio: Giannetti, D., Verolino, A., Mantovani, L., Cugini, F., Schifani, E., Pontiroli, D., Solzi, M., Grasso, D.A. (2026). <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0269749126013801?via%3Dihub" target="_blank" rel="noopener">Ants as bioindicators of urban traffic pollution</a>. Environmental Pollution, 409, 129010.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Roma, beni culturali: ENEA studia l’impatto delle vibrazioni da traffico sui monumenti]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/roma-beni-culturali-enea-studia-limpatto-delle-vibrazioni-da-traffico-sui-monumenti</link>
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                    <description><![CDATA[ENEA ha pubblicato uno studio sugli effetti delle vibrazioni ambientali e di quelle generate dal traffico urbano su alcuni monumenti storici di Roma]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_8ae190d50af93a80749e06d3f7140193.webp" length="114240" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 29 Sep 2026 12:37:44 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-78be1f37-7fff-4a42-72c9-572e340d21e2"><span>ENEA ha pubblicato uno </span><a href="https://link.springer.com/chapter/10.1007/978-3-032-13469-1_179" target="_blank" rel="noopener"><span>studio</span></a><span> sugli effetti delle <strong>vibrazioni ambientali</strong> (q<span id="docs-internal-guid-507c1548-7fff-7568-248d-8426316d05f5">ueste sollecitazioni si manifestano come onde di compressione e di taglio che si diffondono attraverso la pavimentazione, gli strati della fondazione stradale e il terreno, fino a raggiungere gli edifici adiacenti)</span></span><span> e di quelle generate dal <strong>traffico urbano</strong> su alcuni monumenti storici di Roma -  <strong>Arco di Costantino, Colosseo, Tempio di Minerva Medica, Trofei di Mario,  Colonna di Marco Aurelio, Colonna Traiana e Terme di Caracalla</strong> -  partendo dai dati raccolti durante la</span><span> prima campagna sperimentale realizzata nel 1985</span><span> e analizzandoli alla luce delle evoluzioni tecnologiche successive.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Attraverso l’analisi dei dati sperimentali disponibili è stato possibile valutare l’intensità delle vibrazioni nel tempo e individuare le principali caratteristiche dinamiche dei monumenti studiati, fornendo informazioni utili per le attività di monitoraggio e conservazione del patrimonio storico», spiega il coautore dello studio <strong>Giacomo Buffarini</strong>, ricercatore del Laboratorio ENEA di Analisi e modelli per le infrastrutture critiche del Dipartimento Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili. «I dati raccolti nel 1985 - prosegue - rappresentano una base di riferimento unica per confrontare i risultati di successive campagne sperimentali e valutare l’evoluzione delle condizioni strutturali dei monumenti».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Le misure pubblicate nello studio sono state effettuate mediante <strong>sismometri</strong> (strumenti che misurano la velocità del punto in cui sono collocati) installati a diversi livelli dei monumenti, con una frequenza di acquisizione di 200 Hz, pari a un campionamento ogni 0,005 secondi (l<span id="docs-internal-guid-e7b1059b-7fff-524b-e06b-311ecf70f473">a registrazione era di tipo analogico su pellicola e richiedeva una successiva digitalizzazione per effettuare le analisi numeriche)</span></span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>In generale, i risultati mostrano che <strong>le ampiezze delle vibrazioni tendono ad aumentare nella parte sommitale dei monumenti rispetto alla base</strong>, seppure con intensità diverse in funzione delle caratteristiche geometrico-strutturali e della distanza dalla sorgente delle vibrazioni.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Ad esempio, </span><span>l’Arco di Costantino</span><span> e il </span><span>Colosseo</span><span> presentano amplificazioni relativamente contenute, con differenze moderate tra i valori registrati alla base e quelli rilevati in sommità. Per quanto riguarda l’Arco di Costantino, le analisi hanno evidenziato che il monumento tende a vibrare secondo le proprie frequenze naturali (comprese tra 1 e 10 Hz); il passaggio della metropolitana non determina fenomeni critici di risonanza, mentre è stata rilevata l’influenza del Colosseo che con la sua massa domina la dinamica del contesto ambientale. Più marcato è invece il fenomeno osservato per il </span><span>Tempio di Minerva Medica</span><span>, dove in cima alla struttura si raggiungono valori medi di 0,71 mm/s (millimetri al secondo) e picchi fino a 2,21 mm/s, anche per la vicinanza alla linea ferroviaria. Un comportamento analogo, seppure meno evidente, emerge per la </span><span>Colonna Traiana</span><span> e le </span><span>Terme di Caracalla</span><span>. Al contrario, i </span><span>Trofei di Mario e la Colonna di Marco Aurelio</span><span> mostrano livelli di vibrazione più contenuti e differenze meno significative tra base e sommità.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«I valori massimi delle vibrazioni registrati sono risultati sempre inferiori ai limiti di riferimento (n<span id="docs-internal-guid-5a8df3b3-7fff-1133-f62b-385530e63c8c">orma UNI-9916 - Limiti tipici per edifici storici)</span></span><span> e </span><span>solo in alcuni casi prossimi a tali soglie. Tuttavia, questi valori sono stati definiti per edifici storici in normali condizioni di conservazione. Nel caso di strutture antiche, soggette agli effetti del tempo, o di monumenti che presentano già fenomeni di degrado o danni strutturali, è necessario adottare criteri più cautelativi, considerando soglie inferiori per prevenire ulteriori deterioramenti. L’effetto delle vibrazioni dipende infatti non solo dalla loro intensità, ma anche dalle caratteristiche meccaniche della struttura e dal suo stato di conservazione. Per questo, anche vibrazioni inferiori ai limiti standard devono essere valutate con attenzione nel caso di monumenti particolarmente fragili o compromessi», prosegue <strong>Buffarini</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Inoltre, le vibrazioni indotte dal traffico urbano e quelle ambientali possono essere utilizzate come una sorta di ‘eccitazione naturale’ delle strutture, utile per analizzarne il comportamento dinamico e comprendere la risposta degli edifici alle azioni sismiche, tra le principali cause di danno e crollo nei centri storici. Gli effetti dei terremoti possono, infatti, risultare più critici su strutture già indebolite da fenomeni di degrado progressivo, tra cui anche le vibrazioni generate dal traffico nel lungo periodo. «Per questo è importante ripetere periodicamente le misurazioni, così da individuare eventuali variazioni nel comportamento strutturale che possano indicare segnali di degrado e intervenire a tutela del patrimonio monumentale», conclude <strong>Buffarini</strong>.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Intelligenza artificiale e tumori del cavo orale: uno studio internazionale su un modello per supportare la diagnosi precoce]]></title>

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                    <description><![CDATA[Uno studio internazionale coordinato dall'Università degli Studi di Sassari sull'utilizzo l'intelligenza artificiale per aiutare medici e odontoiatri a riconoscere precocemente le lesioni sospette del cavo orale]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_93b5c3773852c0a34b8a2d613d69a481.webp" length="28132" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Mon, 28 Sep 2026 12:47:10 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span><strong>Utilizzare l'intelligenza artificiale per aiutare medici e odontoiatri a riconoscere precocemente le lesioni sospette del cavo orale</strong> e indirizzare più rapidamente i pazienti verso una valutazione specialistica. È questo l'obiettivo dello <b>studio internazionale</b> <strong>coordinato dall'Università degli Studi di Sassari</strong> e pubblicato sulla rivista <strong>Otolaryngology–Head and Neck Surgery, </strong>organo ufficiale dell'American Academy of Otolaryngology–Head and Neck Surgery Foundation. Il lavoro, dal titolo <i>"<a href="https://www.lifescience.net/publications/2214806/image-based-diagnosis-of-oral-lesions-performance-/" target="_blank" rel="noopener">Image-Based Diagnosis of Oral Lesions: Performance of a Vision-Language Model versus Human Clinicians</a>"</i>, ha valutato le capacità di un sistema di intelligenza artificiale multimodale appositamente allenato e basato su Gemini 2.5 Pro nell'analisi delle immagini delle lesioni della mucosa orale.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>La ricerca rappresenta uno dei risultati dell'investimento realizzato dall'Università degli Studi di Sassari e dall'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Sassari nell'ambito del progetto <b>e.INS – Ecosystem of Innovation for Next Generation Sardinia</b> e, in particolare, dello Spoke 01 "<strong>A new route to preventive medicine: genomics, digital innovation and telemedicine</strong>", di cui l'Università di Sassari è soggetto esecutore e Spoke Leader. Il programma è finanziato nell'ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con risorse dell'Unione europea – NextGenerationEU. In questo contesto si inserisce anche il progetto Telemaco-S, nato dalla collaborazione tra Università e AOU di Sassari e dedicato allo sviluppo di soluzioni di telemedicina e medicina di precisione.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>«Il carcinoma del cavo orale continua a rappresentare un problema importante perché una quota ancora troppo elevata dei pazienti arriva alla <b>diagnosi</b> quando la malattia è già in uno stadio avanzato», spiega il professor <strong>Giacomo De Riu,</strong> Ordinario di Chirurgia Maxillo-Facciale dell'Università di Sassari e Direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Maxillo-Facciale dell'AOU di Sassari. «Il ritardo diagnostico può dipendere dal paziente, che talvolta sottovaluta una lesione iniziale, ma anche dalla difficoltà di riconoscere manifestazioni che nelle prime fasi possono assomigliare a condizioni benigne. Ridurre il tempo tra la comparsa della lesione, il suo riconoscimento e l'invio allo specialista rappresenta quindi uno degli obiettivi più importanti nella lotta contro questi tumori».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Lo studio prospettico multicentrico ha coinvolto <b>350 pazienti</b>, raccolti in 20 centri universitari e ospedalieri di Italia, Belgio, Francia, Spagna e Israele. Le diagnosi delle lesioni sono state verificate attraverso l'esame istologico, utilizzato come riferimento per valutare l'accuratezza del sistema.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>«Abbiamo voluto verificare cosa accadesse portando un modello multimodale disponibile al pubblico, ma in una versione appositamente allenato, fuori dai dataset sperimentali e all'interno di una casistica clinica reale», spiega <strong>Luigi Angelo Vaira</strong>, ricercatore dell'Università di Sassari e dirigente medico dell'AOU di Sassari, principal investigator dello studio. «Abbiamo sviluppato un protocollo standardizzato basato su Gemini 2.5 Pro e lo abbiamo testato prospetticamente su 350 pazienti. Al sistema non abbiamo chiesto semplicemente di riconoscere la presenza di una lesione: doveva valutarne la possibile natura benigna o maligna, formulare una diagnosi e stabilire quanto rapidamente il paziente dovesse essere indirizzato verso una valutazione specialistica».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>I risultati hanno mostrato un'accuratezza complessiva del 97,1% nella distinzione tra lesioni maligne e benigne.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Lo studio ha inoltre previsto un <b>confronto esplorativo</b> con singoli professionisti caratterizzati da differenti livelli di esperienza. Nella distinzione tra lesioni maligne e benigne, l'accuratezza è stata del 72,5% per il medico di medicina generale, 78,2% per l'odontoiatra, 87,4% per lo specialista in patologia orale e 99,4% per il chirurgo testa-collo esperto, rispetto al 97,1% del sistema basato su Gemini.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>«Questo confronto non significa che l'intelligenza artificiale sia superiore a una determinata categoria professionale», sottolinea <strong>Vaira</strong>. «Lo studio non è stato progettato per dimostrarlo. Evidenzia piuttosto quanto il riconoscimento delle lesioni del cavo orale possa essere complesso al di fuori dei contesti specialistici. È proprio qui che immaginiamo il possibile ruolo dell'intelligenza artificiale: non sostituire il medico, ma supportarlo nell'individuazione di una lesione potenzialmente sospetta e facilitare un invio più rapido allo specialista. Il fatto che il chirurgo testa-collo esperto abbia ottenuto le migliori performance conferma che la <b>competenza specialistica </b>rimane il riferimento».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>La prospettiva futura è quella di integrare, dopo ulteriori validazioni, strumenti di questo tipo nei percorsi di <b>telemedicina </b>e triage territoriale, offrendo un supporto ai professionisti che rappresentano il primo punto di contatto del paziente. L'intelligenza artificiale non viene quindi proposta come alternativa al medico, ma come un ulteriore strumento capace di potenziarne le capacità, migliorare l'accesso alle competenze specialistiche e contribuire a ridurre i ritardi diagnostici.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>«Il punto centrale», conclude <strong>Vaira</strong>, «è che non dobbiamo interpretare l'intelligenza artificiale come un concorrente del medico. È una tecnologia estremamente potente che, se adeguatamente validata e inserita all'interno di percorsi clinici controllati, può diventare un <b>nuovo strumento</b> nelle nostre mani. La sfida dei prossimi anni sarà imparare a utilizzarla nel modo corretto, mettendola al servizio del professionista e soprattutto del paziente».</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Innovazione: ENEA presenta un modello integrato per creare valore tra ricerca e industria]]></title>

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                    <description><![CDATA[ENEA ha presentato il 22 settembre 2026 alla Camera dei Deputati un modello integrato per potenziare il trasferimento tecnologico dalla ricerca all’industria]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_9bafe1a4c24bce24e8cefcd732a387f0.webp" length="67602" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Mon, 28 Sep 2026 12:47:07 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span><b>Sette milioni </b>stanziati nel programma<b> Proof of Concept, 950 brevetti, 80 laboratori, 9 spinoff, infrastrutture di ricerca uniche in Italia, best practice </b>e<b> innovazioni di successo </b>nel campo delle tecnologie<b> nucleari, energetiche e ambientali</b>. È quanto è emerso nel corso dell’incontro <b>Technology Transfer: creare Valore tra Ricerca ed Industria</b>, che ha riunito oggi alla Camera dei Deputati rappresentanti di istituzioni, ricerca, industria e finanza per un confronto su come rafforzare il trasferimento tecnologico per portare l’innovazione dai laboratori al sistema produttivo e sostenere la competitività industriale, soprattutto delle PMI. </span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Sono intervenuti all’evento, tra gli altri, il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica<b> Gilberto Pichetto Fratin</b>, il Capo di Gabinetto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy <b>Federico Eichberg</b>, il Presidente di Unioncamere <b>Andrea Prete</b>, il Vicepresidente Ricerca e Sviluppo di Confindustria <b>Francesco De Santis</b>, la Responsabile del Fondo Technology Transfer di Cassa Depositi e Prestiti Venture Capital <b>Claudia Pingue</b>, il Presidente del Cnr <b>Andrea Lenzi</b>, il Direttore Scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia <b>Giorgio Metta</b> e, per <b>ENEA</b>, la Presidente <b>Francesca Mariotti</b>, il Direttore Generale f.f. <b>Gianluca Calabretta</b> e il Direttore del Trasferimento Tecnologico <b>Alessandro Coppola.</b></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Il modello ENEA si sviluppa attraverso il <b>Knowledge Exchange Program (KEP+)</b>, che organizza l’offerta scientifico-tecnologica dell’Ente in <b>14 verticali industriali</b>, mettendola in relazione con i bisogni delle imprese e delle loro filiere di appartenenza. Un valore aggiunto di rilevante importanza è la struttura di <b>Knowledge Transfer Management</b>, creata con <i>project manager</i> dedicati a stimolare, costruire ed accompagnare la relazione con le imprese.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>«La collaborazione tra un’istituzione di ricerca pubblica come ENEA e i nostri naturali interlocutori del mondo delle imprese, della finanza e delle istituzioni   può rappresentare il motore per trasformare la conoscenza scientifica in valore economico, progresso sociale e benessere collettivo», ha sottolineato la Presidente ENEA <b>Francesca Mariotti</b>. «ENEA – ha proseguito – dispone di competenze tecnico-scientifiche e infrastrutture distintive a cui si associa una straordinaria capacità di lavorare in squadra con imprese e istituzioni. La sfida è creare le condizioni perché questo patrimonio strategico del Paese si traduca sempre più e nel minor tempo possibile in innovazioni applicate e maggiore competitività industriale».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Superconduttori, fotovoltaico, accumuli, materiali innovativi, tecnologie per ambiente, salute e beni culturali, impianti di ricerca e medicina nucleare sono solo alcuni degli ambiti di ricerca di potenziale impiego industriale in cui ENEA gioca un ruolo di primo piano anche in ambito internazionale. In alcuni casi i risultati della ricerca diventano nuove imprese, come i <b>9 spinoff</b> ENEA riconosciuti, tra cui <b>Suprema</b>, nato per realizzare il più grande impianto europeo per la produzione di nastri superconduttori ad alta temperatura critica, impiegati in campo energetico, nucleare, medicale e aerospaziale. Nel 2025 la società ha ottenuto un investimento di <b>900 mila euro da Tech4Planet</b>, il Polo nazionale di trasferimento tecnologico per la sostenibilità promosso da CDP Venture Capital.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>«La nostra idea di trasferimento tecnologico parte da un principio semplice: non basta avere tecnologie eccellenti, occorre portarle proattivamente alle aziende e creare le condizioni perché possano incontrare l’impresa giusta, trovare una concreta applicazione industriale ed attrarre la fiducia degli investitori», ha dichiarato il Direttore del Trasferimento Tecnologico ENEA <b>Alessandro Coppola</b>. «Per questo – ha continuato – in ENEA abbiamo adottato modelli organizzativi e strumenti dedicati che integrano competenze scientifiche, industriali, finanziarie, contrattuali e di proprietà intellettuale, con l’obiettivo di rendere più efficace l’allineamento tra i differenti soggetti del Trasferimento Tecnologico ed il passaggio dalla conoscenza al mercato».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Per accompagnare le tecnologie verso il mercato ENEA ha attivato dal 2018 un proprio programma <b>Proof of Concept (PoC)</b>, per il quale ad oggi sono stati <b>stanziati</b> circa <b>7 milioni di euro </b>con <b>66 progetti </b>già cofinanziati e sviluppati<b> </b>con partner industriali e altri <b>20</b> in fase di valutazione. A questo si aggiungono <b>950 brevetti </b>e <b>11 linee di ricerca sulla decarbonizzazione </b>nell’ambito dell’Accordo di Programma MASE-ENEA 2025-2027.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Space Weather: l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia inaugura un nuovo Osservatorio Ionosferico alla Spezia]]></title>

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                    <description><![CDATA[La nuova infrastruttura sarà dedicata al monitoraggio continuo della ionosfera e allo studio dei fenomeni di Space Weather]]></description>

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                    <pubDate>Mon, 28 Sep 2026 12:47:05 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Giovedì 1° ottobre, alla Spezia, l'<b>Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)</b> inaugurerà il terzo Osservatorio Ionosferico in Italia. <b>L'infrastruttura sarà interamente dedicata all'osservazione della ionosfera e allo studio dei fenomeni di <i>Space Weather</i></b>, attività sempre più importanti per comprendere e monitorare i fenomeni che possono influenzare le tecnologie e le reti di comunicazione.</span><span lang="it"></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">La cerimonia di inaugurazione si svolgerà alle ore 11:00, in via Fabio Filzi 38, presso la <b>Stazione di Sondaggio Ionosferico INGV</b>, alla presenza dei vertici dell'INGV, di rappresentanti delle Amministrazioni locali e delle autorità militari del territorio.</span><span lang="it"></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Saranno presenti anche esponenti dell'<b>Istituto culturale Associazione Astrofili Spezzini®</b>, che ospita l'Osservatorio in un immobile di sua proprietà. La collaborazione tra INGV e Associazione, che consolida il legame tra ricerca scientifica e realtà culturali del territorio, sarà al centro di un seminario di approfondimento scientifico in programma alle ore 12, presso la sede dell'Associazione, in via Pietro M. Beghi 21.</span><span lang="it"></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">«</span><span lang="it">L'inaugurazione del nuovo Osservatorio Ionosferico della Spezia rappresenta un ulteriore passo nel potenziamento della rete osservativa dell'INGV e rafforza la nostra capacità di studiare e monitorare i fenomeni dello Space Weather, sempre più rilevanti per una società fortemente dipendente dalle tecnologie e dai sistemi di comunicazione – <span lang="it">dichiara il Presidente dell'INGV, <b>Fabio Florindo</b> –. La collaborazione con l'Istituto culturale Associazione Astrofili Spezzini® rappresenta inoltre un esempio virtuoso di sinergia con il territorio, capace di coniugare ricerca scientifica, osservazione e diffusione della conoscenza».</span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Fin dalla costituzione dell'Istituto Nazionale di Geofisica, voluta nel 1936 da Guglielmo Marconi, <b>lo studio dell'ambiente ionosferico e spaziale figura tra i compiti istituzionali dell'INGV.</b> L'obiettivo è duplice: far progredire la ricerca scientifica e fornire applicazioni pratiche per le radiocomunicazioni in banda HF, contribuendo a individuare e prevedere le migliori condizioni di radiopropagazione nel bacino del Mediterraneo.</span><span lang="it"></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span lang="it">Affiancandosi agli storici osservatori di Roma e Gibilmanna</span></b><span lang="it">, la nuova installazione alla Spezia <b>amplia la rete osservativa dell'INGV </b>e rafforza le attività di ricerca sulle dinamiche tra Sole e Terra, con ricadute dirette e fondamentali per la sicurezza delle infrastrutture tecnologiche e delle reti di comunicazione.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Bibliopride 2026: arriva in Italia "Libri proibiti. The Librarians", il documentario di Kim A. Snyder]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/bibliopride-2026-arriva-in-italia-libri-proibiti-the-librarians-il-documentario-di-kim-a-snyder</link>
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                    <description><![CDATA[L'Associazione Italiana Biblioteche e Wanted Cinema insieme per portare al pubblico italiano, in occasione di Bibliopride 2026, il pluripremiato documentario di Kim A. Snyder sulla difesa della libertà di leggere]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_dabaaa04677382d09fdd56007f5839f5.webp" length="63760" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Mon, 28 Sep 2026 12:47:02 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" class="v1gmail-CDt4Ke"><span>Biblioteche, libertà di lettura, accesso alla conoscenza e democrazia. Sono questi i temi al centro di </span><strong>Libri proibiti. The Librarians</strong><span>, il documentario diretto da <strong>Kim A. Snyder</strong>, vincitore nel 2026 dell'Emmy Award per "l'Exceptional Merit in Documentary Filmmaking", che arriva in Italia grazie alla collaborazione tra <strong>Associazione Italiana Biblioteche (AIB) e Wanted Cinema,</strong> in occasione del</span><a href="https://www.aib.it/eventi/bibliopride-2026/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span> </span><span>Bibliopride 2026</span></a><span> – La settimana nazionale delle biblioteche giunto alla 15. edizione.</span></p>
<p dir="ltr" class="v1gmail-CDt4Ke"><span>L'iniziativa nasce dalla volontà condivisa dell'AIB e Wanted Cinema, con il supporto di AVI (Associazione Videoteche e Mediateche Italiane), di portare all'attenzione del pubblico italiano un film che parla del ruolo delle biblioteche e del valore della professione bibliotecaria, ma che tocca questioni di portata universale: la libertà di leggere, il diritto di accedere alle informazioni, la pluralità delle idee e la capacità delle comunità di difendere questi principi.</span></p>
<p dir="ltr" class="v1gmail-CDt4Ke"><span>Libri proibiti. The Librarians</span><span> racconta la <strong>mobilitazione di bibliotecarie e bibliotecari statunitensi che si trovano a fronteggiare una crescente ondata di contestazioni e divieti di libri</strong>. Attraverso le loro storie, il film mostra il lavoro quotidiano di professionisti che difendono il diritto delle persone a incontrare libri, informazioni e punti di vista differenti, anche quando questo significa assumere posizioni difficili e affrontare pressioni e minacce.</span></p>
<p dir="ltr" class="v1gmail-CDt4Ke"><span>Il film diventa così anche una riflessione sul significato contemporaneo della biblioteca: non soltanto un luogo nel quale i libri vengono conservati e messi a disposizione, ma uno spazio pubblico di libertà, confronto e partecipazione, nel quale ogni persona deve poter accedere alla conoscenza e costruire autonomamente il proprio pensiero.</span></p>
<p dir="ltr" class="v1gmail-CDt4Ke"><span>Il riconoscimento ottenuto agli Emmy Awards 2026 conferma la forza e la rilevanza del lavoro di Kim A. Snyder e della sua équipe. Il premio per "l'Exceptional Merit in Documentary Filmmaking" viene assegnato dalla Television Academy sulla base della visione espressa dai filmmaker, della capacità narrativa e dell'impatto dell'opera documentaria.</span></p>
<p dir="ltr" class="v1gmail-CDt4Ke"><span>È proprio questo il filo che lega </span><span>Libri proibiti. The Librarians</span><span> al Bibliopride, <strong>la Settimana nazionale delle biblioteche promossa dall'AIB dal 28 settembre al 4 ottobre</strong> e dedicata quest'anno al tema "<strong>Bibliobrave. Biblioteche coraggiose</strong>".</span></p>
<p dir="ltr" class="v1gmail-CDt4Ke"><span>Essere biblioteche coraggiose significa infatti saper interpretare i bisogni delle comunità, contrastare la disinformazione, garantire l'accesso libero e inclusivo alla conoscenza, tutelare la pluralità delle voci e promuovere il diritto di ogni persona a leggere, informarsi e formarsi.</span></p>
<p dir="ltr" class="v1gmail-CDt4Ke"><span>«Portare </span><span>Libri proibiti. The Librarians</span><span> in Italia proprio durante il Bibliopride ci è sembrato naturale», afferma <strong>Laura Ballestra</strong>, presidente dell'Associazione Italiana Biblioteche. «Il film racconta con grande forza una delle dimensioni più profonde del lavoro bibliotecario: garantire alle persone la libertà di incontrare libri, informazioni e idee diverse. Le biblioteche sono luoghi nei quali la democrazia si esercita concretamente ogni giorno, attraverso l'accesso alla conoscenza e il confronto tra punti di vista. È questo il coraggio che vogliamo raccontare con il Bibliopride 2026 e che il film porta sullo schermo».</span></p>
<div id="v1gmail-h.6o8llbcgf7n2"></div>
<h3 id="v1gmail-h.6o8llbcgf7n2_l" dir="ltr" class="v1gmail-JYVBee v1gmail-CDt4Ke"><span>Una rete di proiezioni in tutta Italia</span></h3>
<p dir="ltr" class="v1gmail-CDt4Ke"><span>La collaborazione tra L'AIB e Wanted Cinema si concretizza anche nella costruzione di una rete di proiezioni distribuite sul territorio nazionale.</span></p>
<p dir="ltr" class="v1gmail-CDt4Ke"><span>Grazie al lavoro dell'AIB e delle sue Sezioni regionali, sono stati individuati cinema disponibili a programmare</span><span> Libri proibiti. The Librarians</span><span> nei diversi territori italiani, creando una rete capace di portare il film al di fuori dei principali circuiti cinematografici e di favorire l'incontro con le comunità locali.</span></p>
<p dir="ltr" class="v1gmail-CDt4Ke"><span>Le Sezioni regionali AIB hanno svolto un ruolo di raccordo con i territori, contribuendo a individuare le sale interessate e a costruire un calendario di appuntamenti che accompagna il lancio italiano del film nel corso del Bibliopride 2026.</span></p>
<p dir="ltr" class="v1gmail-CDt4Ke"><span>L'</span><a href="https://www.aib.it/eventi/bibliopride-2026/#sezione-0" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span>elenco aggiornato delle proiezioni</span></a><span>, con le date, le sale e le località coinvolte, è disponibile sul sito dell'Associazione Italiana Biblioteche e sarà aggiornato con le nuove adesioni.</span></p>
<p dir="ltr" class="v1gmail-CDt4Ke"><span>La rete delle proiezioni vuole così trasformare la visione del film in un'occasione di incontro e di confronto, mettendo in relazione cinema, biblioteche e comunità e portando sul territorio le domande sollevate da </span><span>Libri proibiti. The Librarians</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr" class="v1gmail-CDt4Ke"><span>La storia raccontata dal film, pur nascendo in un contesto specifico, pone interrogativi che riguardano tutte le società democratiche: chi decide cosa possiamo leggere? Chi garantisce la pluralità dell'informazione? Quale ruolo hanno le biblioteche quando l'accesso alla conoscenza viene messo in discussione?</span></p>
<p dir="ltr" class="v1gmail-CDt4Ke"><span>Sono domande che il film affida al pubblico e che l'AIB, Wanted Cinema e l'AVI intendono rilanciare attraverso le iniziative legate al lancio italiano.</span></p>
<p dir="ltr" class="v1gmail-CDt4Ke"><span>Perché una biblioteca coraggiosa non dice alle persone cosa leggere. Offre loro la possibilità di scegliere.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Come nasce una nuova specie? Uno studio sul genoma che coinvolge diverse popolazioni della farfalla Heliconius erato]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/come-nasce-una-nuova-specie-uno-studio-sul-genoma-che-coinvolge-diverse-popolazioni-della-farfalla-heliconius-erato</link>
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                    <description><![CDATA[Su Science Advances uno studio internazionale che coinvolge l’Università di Parma e l’Università di Puerto Rico, Río Piedras: condotte ricerche sulla farfalla Heliconius erato, vero e proprio “laboratorio naturale” dell’evoluzione]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_18ce2c4be438b3e1f16a84d38fa94ccd.webp" length="69346" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Mon, 28 Sep 2026 12:47:00 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span><b>Come nasce una nuova specie? È una delle grandi domande della biologia evolutiva.</b> Cosa fa sì che due popolazioni, inizialmente appartenenti alla stessa specie e ancora capaci di scambiarsi geni, inizino progressivamente a prendere strade evolutive diverse? <b>Un nuovo studio internazionale appena pubblicato su <i>Science Advances</i> </b>(<a href="https://www.science.org/doi/10.1126/sciadv.adz6665?referrer=https%3A%2F%2Fwww.google.com%2F" target="_blank" rel="noopener"><i>Multilocus basis of incipient reproductive isolation in hybridizing populations is revealed by pangenomic and epigenetic divergence</i></a>) <b>suggerisce una risposta che apre nuove interpretazioni</b>, mostrando che le prime fasi della formazione di una nuova specie possono essere molto più complesse di quanto suggerito dai modelli tradizionali: <b>una nuova specie non nasce necessariamente da un singolo cambiamento genetico decisivo,</b> ma può emergere gradualmente dall’accumulo di molte differenze, distribuite in diverse parti del genoma e coinvolte in diversi processi biologici.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Allo studio, che nasce dalla collaborazione tra ricercatori e ricercatrici di diverse istituzioni internazionali, partecipa <b>l’Università di Parma insieme all’Università di Puerto Rico, Río Piedras</b>.</span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">Le farfalle come “laboratorio naturale” dell’evoluzione</h3>
<p class="v1MsoNormal"><span>Per studiare questo processo sono state analizzate <b>diverse popolazioni della farfalla <i>Heliconius erato</i></b>. Queste popolazioni rappresentano <b>un sistema particolarmente interessante per studiare l’evoluzione in azione</b>: sono geneticamente differenti, ma in diversi casi continuano a scambiarsi informazioni genetiche sia codificanti (geni) che non (regolatorie).</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>Sono quindi un vero e proprio “laboratorio naturale” per osservare le prime fasi della formazione di nuove specie, quando le barriere riproduttive non sono ancora completamente consolidate.</span></b></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Il gruppo di ricerca ha utilizzato tecnologie genomiche ad alta risoluzione per osservare queste differenze non soltanto in singoli geni, ma nell’intero genoma.</span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">Un “pangenoma” per vedere una diversità che prima poteva sfuggire</h3>
<p class="v1MsoNormal"><span>Uno degli aspetti innovativi dello studio è l’utilizzo del pangenoma, cioè una rappresentazione della diversità genomica che tiene conto di più individui e popolazioni. Tradizionalmente, infatti, per studiare il genoma di una specie si utilizza una singola sequenza di riferimento, ma questo approccio può nascondere una parte importante della variabilità genetica.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>L’approccio “pangenomico” offre invece una visione molto più completa della variabilità genetica, perché permette di individuare anche sequenze presenti in alcuni individui o popolazioni ma assenti in altre.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Nello specifico si è costruito un pangenoma di di <i>Heliconius erato</i>, ottenuto integrando sei genomi rappresentativi di sei popolazioni diverse. Il pangenoma costruito nello studio comprende circa 688 milioni di basi, quasi il doppio rispetto al singolo genoma di riferimento utilizzato in precedenza. Questo ha permesso di identificare una quantità maggiore e più rappresentativa della variabilità genetica presente nelle diverse popolazioni all’interno della specie.</span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">Non cambia solo il DNA: cambia anche il modo in cui il genoma funziona</h3>
<p class="v1MsoNormal"><span>Lo studio ha analizzato anche un altro livello fondamentale: come il genoma viene regolato. E per questo si è studiata l’accessibilità della cromatina, un indicatore delle regioni non codificanti del genoma che possono essere coinvolte nella regolazione dell’attività dei geni.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Le differenze osservate tra le popolazioni indicano che, mentre queste iniziano a divergere, non cambia soltanto la sequenza del DNA: possono cambiare anche i paesaggi regolatori che controllano l’utilizzo dell’informazione genetica. Questi cambiamenti regolatori sembrano contribuire, insieme alla divergenza della sequenza, alla formazione di barriere nella regolazione (attivazione o soppressione) di geni.</span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">Dalla differenza alla nuova specie</h3>
<p class="v1MsoNormal"><span>È proprio mettendo insieme questi diversi livelli di informazione che emerge il risultato più importante dello studio.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>Le barriere che progressivamente riducono lo scambio genetico tra popolazioni non sembrano essere necessariamente il prodotto di pochi grandi cambiamenti</span></b><span>. Al contrario, i dati sono coerenti con un modello nel quale molte differenze di effetto piccolo o moderato si accumulano nel tempo, interessando regioni del genoma coinvolte nella regolazione, nel comportamento, nella fisiologia e nella riproduzione.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>In altre parole, la formazione di una nuova specie può essere un processo distribuito nel genoma e costruito passo dopo passo.</span></b></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Questa prospettiva permette di <b>comprendere meglio come popolazioni che inizialmente appartengono alla stessa specie possano, nel corso dell’evoluzione, diventare sempre più differenti fino a sviluppare barriere riproduttive stabili.</b></span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">Un nuovo modo di studiare l’evoluzione</h3>
<p class="v1MsoNormal"><span>La ricerca rappresenta inoltre <b>un esempio di come la moderna genomica stia cambiando il modo in cui è possibile studiare l’evoluzione</b>: invece di cercare una singola risposta in un singolo gene, oggi è possibile osservare contemporaneamente la sequenza del DNA, la sua organizzazione e regolazione e la variabilità presente all’interno delle popolazioni.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>È attraverso questa <b>visione integrata</b> che diventa possibile <b>seguire uno dei processi più importanti della storia della vita: l<strong>e prime fasi del passaggio da popolazioni in divergenza </strong>verso l’origine di una nuova specie.</b></span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">Il ruolo dell'Università di Parma e il valore aggiunto delle collaborazioni internazionali</h3>
<p class="v1MsoNormal"><span>Lo studio nasce dalla collaborazione tra ricercatori e ricercatrici di diverse istituzioni internazionali. Tra queste l'Università di Parma e l'Università di Puerto Rico, Río Piedras, insieme a gruppi di ricerca negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Belgio e a Panama.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>Riccardo Papa</span></b><span>, docente del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale <b>dell’Università di Parma</b>, è responsabile scientifico e corresponding author dello studio.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>La ricerca rappresenta un esempio della capacità di integrare competenze di biologia evolutiva, genomica, bioinformatica e analisi epigenomica attraverso collaborazioni scientifiche internazionali. La pubblicazione su <i>Science Advances</i>, rivista internazionale multidisciplinare peer-reviewed e open access della famiglia <i>Science</i> dell'American Association for the Advancement of Science (AAAS), sottolinea la rilevanza dei risultati.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Milano, MUDEC: dal 18 settembre al 1° novembre la mostra dell'artista Charmaine Poh]]></title>

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                    <description><![CDATA[Dal 18 settembre al 1° novembre il MUDEC presenta "Make a travel deep of your inside, and don't forget me to take", prima personale italiana dell'artista Charmaine Poh in Italia]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_03a7b2fae2d46653cd8b94cfcf76f28d.webp" length="205530" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Mon, 28 Sep 2026 12:46:56 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span><strong>Dal 18 settembre al 1° novembre 2026, il MUDEC – Museo delle Culture</strong> presenta <strong>Make a travel deep of your inside, and don't forget me to take di Charmaine Poh,</strong> artista singaporiana-cinese nominata Deutsche Bank <strong>"Artist of the Year" 2025</strong>. La mostra, a cura di <strong>Britta Färber, Global Head of Art &amp; Culture di Deutsche Bank</strong>, arriva a Milano dopo la presentazione a Berlino e rappresenta la prima personale dell'artista in Italia.</span></p>
<p><span>L'esposizione è realizzata con <strong>Deutsche Bank </strong>e in collaborazione con <strong>24 ORE Cultura</strong> – Gruppo Il Sole 24 ORE. Per il quinto anno consecutivo, il riconoscimento internazionale dedicato all'arte contemporanea torna al MUDEC, nell'ambito della collaborazione con Deutsche Bank, 24 ORE Cultura e il Comune di Milano, avviata nel 2022. Un percorso che ha portato in città ricerche e linguaggi dell'arte contemporanea internazionale, con l'obiettivo di avvicinare pubblici sempre più ampi ai temi e alle pratiche artistiche del presente.</span></p>
<p><span>«Per il quinto anno il MUDEC accoglie il premio Deutsche Bank 'Artist of the Year', grazie alla collaborazione con Deutsche Bank e 24 ORE Cultura - dichiara l'assessore alla Cultura, <strong>Tommaso Sacchi</strong> -. È una partnership che ha portato a Milano alcune delle ricerche più interessanti dell'arte contemporanea internazionale, rafforzando la vocazione del museo come luogo di confronto tra culture e linguaggi. Il lavoro di Charmaine Poh ci invita a riflettere sul rapporto tra identità, corpo, tecnologia e migrazione, temi che attraversano con forza le opere in mostra. Ringrazio Deutsche Bank e 24 ORE Cultura per aver rinnovato questo percorso insieme al MUDEC e al Comune di Milano».</span></p>
<p><span>Nata a Singapore nel 1990, Charmaine Poh è la più giovane artista ad aver ricevuto il premio "Artist of the Year". La sua ricerca attraversa video, installazioni, fotografia, testo e performance, intrecciando esperienze personali, tecnologie digitali, memoria, ecologia e storia. Al centro del suo lavoro sono le questioni dell'identità, delle strutture di potere, della queerness e delle forme contemporanee di rappresentazione.</span></p>
<p><span>Il titolo della mostra, Make a travel deep of your inside, and don't forget me to take, nasce da una frase emersa in uno scambio epistolare tra l'artista e un amico. La sua forma grammaticalmente imperfetta diventa una riflessione sullo spazio dell'intraducibile, sulle identità ibride e su ciò che si colloca tra lingue, culture ed esperienze. Il percorso espositivo si sviluppa così come un ambiente immersivo e stratificato, nel quale dimensione intima e tensione collettiva, memoria personale e costruzione sociale dell'identità dialogano con tecnologia e corporeità.</span></p>
<p><span>Tra i nuclei centrali dell'esposizione figura <strong>The Moon is Wet (2025)</strong>, grande installazione video a tre canali realizzata appositamente per il progetto. L'opera intreccia le storie della dea del mare Mazu, delle Majie, lavoratrici domestiche migranti non sposate provenienti dalla Cina meridionale, e di una contemporanea lavoratrice domestica indonesiana. Ne emerge un racconto che attraversa la storia migratoria di Singapore, le dinamiche del lavoro e le forme di solidarietà femminile e collettiva.</span></p>
<p><span>La mostra è accompagnata da un <strong>public program con workshop, talk, visite guidate e attività partecipative,</strong> pensato per ampliare l'esperienza espositiva e coinvolgere pubblici differenti. Il programma, dedicato ai temi dell'identità digitale, della rappresentazione del corpo, della visibilità pubblica, delle relazioni e delle nuove forme di socialità, prende il via venerdì 18 settembre alle ore 18.30, nell'Auditorium del MUDEC, con un Artist Talk.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Inquinamento: nuove immagini radar satellitari aiutano a individuare dallo spazio la plastica in mare]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/inquinamento-nuove-immagini-radar-satellitari-aiutano-a-individuare-dallo-spazio-la-plastica-in-mare</link>
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                    <description><![CDATA[Uno studio condotto da INGV, CNR-ISMAR e Sapienza Università di Roma mostra che i dati satellitari sono in grado di identificare accumuli di plastica sulla superficie marina, aprendo a nuove prospettive per il monitoraggio dallo spazio di rifiuti di plastica negli ambienti acquatici]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_3c78a7a3a7daf4ba0c94659628f92e66.webp" length="60300" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Fri, 25 Sep 2026 12:16:00 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span>Individuare dallo spazio accumuli di plastica in mare: è stato questo l'obiettivo di uno studio condotto dall'<b>Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia</b> (INGV), dall'Istituto<b> di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche</b> (CNR-ISMAR) e dalla <b>Sapienza Università di Roma</b> nell'ambito del programma <b>Space It Up!</b> finanziato dall'<b>Agenzia Spaziale Italiana</b> (ASI) e dal <b>Ministero dell'Università e della Ricerca</b> (MUR) ai sensi del contratto n. 2024-5-E.0.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Grazie a due esperimenti condotti nel Lago di Massaciuccoli in Toscana e nel Golfo di La Spezia, i ricercatori hanno dimostrato che <b>i dati satellitari</b> acquisiti da sensori Radar ad Apertura Sintetica (SAR) <b>permettono di identificare accumuli galleggianti di plastica</b>, fornendo uno dei primi riscontri sperimentali sulle potenzialità di questa tecnologia in ambiente marino. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica <strong>Remote Sensing of Environment.</strong></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Per condurre gli esperimenti è stata realizzata una piccola isola di plastica, progettata per riprodurre nel modo più realistico possibile forma e dimensioni tipiche degli accumuli di rifiuti plastici presenti in ambienti marini e oceanici. I sensori SAR a bordo dei satelliti <i>COSMO-SkyMed, </i>programma dell'<b>Agenzia Spaziale Italiana</b> e del <b>Ministero della Difesa</b>, e <i>ICEYE</i> hanno acquisito immagini dell'isola utilizzando diverse configurazioni in termini di risoluzione spaziale, geometria di osservazione e polarizzazione. L'analisi delle immagini ha quindi evidenziato come gli accumuli plastici risultino chiaramente distinguibili rispetto alla superficie d'acqua circostante. Nello studio pubblicato si evidenzia infatti come la presenza della plastica modifichi la rugosità superficiale dell'acqua, determinando un aumento dell'intensità del segnale misurato dal sensore.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Questo risultato apre <b>nuove prospettive per il monitoraggio dei rifiuti plastici in mare da dati radar satellitari</b>. Finora, infatti, la maggior parte degli studi condotti sul tema si sono concentrati sull'utilizzo di sensori ottici operanti nello spettro elettromagnetico del visibile e dell'infrarosso termico, mentre l'utilizzo dei sensori SAR è tuttora ancora poco esplorato, pur presentando un vantaggio importante: questa tecnologia, infatti,  <b>può acquisire immagini sia di giorno che di notte e anche in presenza di copertura nuvolosa</b>, offrendo la possibilità, in futuro, di monitorare i rifiuti di plastica in ambienti acquatici con <b>maggiore continuità</b>.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="EN-US"><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0034425726002634" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><b><span lang="IT">Link allo studio.</span></b></a></span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Clima: uno studio di ENEA rivela che i venti deboli riducono l’assorbimento di CO₂ nel Mediterraneo]]></title>

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                    <description><![CDATA[Secondo uno studio ENEA il Mediterraneo centrale ha assorbito il 30% di anidride carbonica in meno all'inizio del 2023 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, in coincidenza con venti deboli e un'intensa ondata di calore marina]]></description>

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                    <pubDate>Fri, 25 Sep 2026 12:15:57 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-de467cd8-7fff-6d98-ce10-2e4d832dd83c"><span><strong>Il Mediterraneo centrale ha assorbito il 30% di anidride carbonica in meno all’inizio del 2023 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, in coincidenza con venti deboli e un’intensa ondata di calore marina</strong>. È uno dei principali risultati dello studio condotto da ENEA e pubblicato sulla rivista </span><a href="https://doi.org/10.1029/2025JC023007" target="_blank" rel="noopener"><span>Journal of Geophysical Research: Oceans</span></a><span>, che raccoglie per la prima volta dati continui sugli scambi di CO₂ tra atmosfera e mare in questa area del Mediterraneo.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Anche questa ondata di calore eccezionale ha avuto con ogni probabilità un importante impatto anche sugli scambi di CO2 tra atmosfera e oceano, con un rilascio significativo dall’oceano verso l’atmosfera. I dati raccolti all’Osservatorio Oceanografico di Lampedusa durante </span><span>l’eccezionale ondata marina di calore dell’estate 2026</span><span> mostrano valori di temperatura che hanno superato 31°C a 1 metro, 30°C a 5 e a 18 metri di profondità. Valori così elevati e per un periodo così esteso non si sono mai osservati da quando ci sono rilevazioni», spiega <strong>Alcide di Sarra</strong>, ricercatore del Laboratorio ENEA Modelli e Misure per la Qualità dell’Aria e Osservazioni Climatiche e responsabile, insieme a Damiano Sferlazzo, dell’Osservatorio Oceanografico di Lampedusa.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Le misure contenute nello studio sono state effettuate dall’Osservatorio Oceanografico di Lampedusa dell’ENEA tra dicembre 2021 e giugno 2023, nell’ambito delle attività della rete europea ICOS (Integrated Carbon Observation System), che ha attribuito all’osservatorio il massimo riconoscimento europeo (Classe 1) per la qualità e l’affidabilità dei dati atmosferici forniti.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Il Mediterraneo centrale funziona come un grande serbatoio di anidride carbonica, assorbendo CO₂ dall’atmosfera in inverno e rilasciandola durante l’estate», spiega <strong>Alcide di Sarra.</strong> «I dati raccolti sono i primi a mostrare che, su base annuale, questa regione del Mediterraneo contribuisce a rimuovere CO₂ dall’atmosfera. Tra maggio 2022 e aprile 2023, tuttavia, abbiamo osservato una netta riduzione degli scambi di CO₂ tra atmosfera e mare, in concomitanza con un’ondata di calore marina intensa e prolungata».</span></p>
<p dir="ltr"><span>Nel dettaglio, <strong>nel luglio 2022 la temperatura superficiale del Mar Mediterraneo è risultata significativamente più elevata rispetto ai valori medi del periodo 1991-2020, a causa di un’ondata di calore marina intensa e persistente, durata da maggio 2022 ad aprile 2023</strong>. In media, sull’intero bacino, l’aumento ha raggiunto circa 1,5-2 °C, mentre nel Mediterraneo centrale sono stati registrati picchi ancora più elevati, fino a 4 °C oltre la media stagionale.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Nello stesso periodo, i ricercatori ENEA hanno rilevato una <strong>marcata riduzione della frequenza dei venti intensi</strong> (con 42 valori medi giornalieri di velocità del vento superiori a 8 m/s, rispetto ai 71 registrati nell’anno precedente). Al contrario, è aumentato il numero di giornate caratterizzate da venti deboli (con 47 giorni in cui la velocità media giornaliera è risultata inferiore a 5 m/s, rispetto ai soli 26 giorni dell’anno precedente). Queste condizioni hanno favorito il mantenimento dell’ondata di calore marina nell’area di studio, il Mediterraneo centrale.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Inoltre, l’eccezionale aumento della temperatura superficiale del mare è stato fortemente influenzato dalla <strong>persistenza di condizioni anticicloniche sull’Europa centro-occidentale</strong>, che hanno determinato condizioni meteorologiche stabili, con cielo prevalentemente sereno. Episodi occasionali di vento intenso hanno temporaneamente favorito la redistribuzione del calore all’interno dell’oceano, ma la successiva stabilizzazione della colonna d’acqua ha limitato il trasferimento del calore verso profondità maggiori, contribuendo al mantenimento di temperature elevate.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Per comprendere le cause del ridotto assorbimento di CO₂ durante l’ondata di calore marina, i ricercatori hanno calcolato i flussi aria-mare modificando separatamente i valori di temperatura e vento. Nel primo esperimento hanno valutato il ruolo della temperatura del mare, sostituendo i valori elevati registrati durante l’ondata di calore con quelli dell’anno precedente: il risultato è stato un assorbimento di CO₂ quasi identico a quello osservato realmente, dimostrando che <strong>la sola temperatura non è sufficiente a spiegare la riduzione degli scambi aria-mare di CO₂.</strong></span></p>
<p dir="ltr"><span>Nel secondo esperimento è stato invece analizzato l’effetto del vento, utilizzando per il periodo dell’ondata di calore i valori di velocità registrati nell’anno precedente, caratterizzato da venti più intensi. In questo caso l’assorbimento di CO₂ è tornato ai livelli normali, indicando che <strong>la riduzione del flusso di anidride carbonica verso il mare osservata all’inizio del 2023 è stata determinata principalmente dalla diminuzione dell’intensità dei venti.</strong></span></p>
<p dir="ltr"><span>«Grazie a oltre un anno e mezzo di rilevazioni continue siamo stati in grado di misurare l’impatto di questo evento climatico estremo sul ciclo del carbonio marino. Questi dati costituiscono la base per costruire un set di osservazioni a lungo termine, utile a comprendere meglio l’evoluzione di questi fenomeni in un hotspot climatico come il Mediterraneo, particolarmente sensibile ai cambiamenti climatici e sempre più caratterizzato da eventi estremi come gli uragani mediterranei, i cosiddetti medicane, e le ondate di calore marine», conclude di <strong>Sarra</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il Mediterraneo è un mare quasi chiuso, collegato all’Oceano Atlantico solo attraverso lo stretto di Gibilterra, un passaggio relativamente stretto e poco profondo. Le sue acque più calde e salate rispetto a quelle oceaniche svolgono un ruolo importante nella circolazione oceanica globale. La circolazione superficiale è attiva in due aree principali dove si formano le acque profonde che trasportano in basso la CO₂ assorbita dall’atmosfera, contribuendo a ridurre temporaneamente l’anidride carbonica atmosferica: una si trova nel bacino occidentale e l’altra in quella orientale. </span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA["La signorina Else", il monologo interiore di Arthur Schnitzler arriva a Roma il 3 e 4 ottobre con Cecilia Cinardi]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/la-signorina-else-il-monologo-interiore-di-arthur-schnitzler-arriva-a-roma-il-3-e-4-ottobre-con-cecilia-cinardi</link>
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                    <description><![CDATA[Il 3 e 4 ottobre allo Spazio Culturale Nous la rilettura di Federico Olivetti, con la coreografia di Michela Lucenti e le scene e i costumi di Emanuela Dall'Aglio]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_f8a3526e2035be6b308e240ea8d0fae8.webp" length="96962" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Fri, 25 Sep 2026 12:15:54 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p>Una giovane donna, una famiglia sull'orlo della rovina, un ricatto e poche ore per decidere del proprio destino. È da questa situazione che prende vita <strong>"La signorina Else"</strong>, spettacolo tratto dall'omonima opera di <strong>Arthur Schnitzler</strong>, con <strong>Cecilia Cinardi</strong>, per l'adattamento e la regia di <strong>Federico Olivetti</strong> e la coreografia di <strong>Michela Lucenti</strong>. L'appuntamento è per <strong>sabato 3 ottobre alle ore 20.00 e domenica 4 ottobre alle ore 18.00</strong> allo <strong>Spazio Culturale Nous, in via Lucrino 15 a Roma</strong>.</p>
<p>Al centro dello spettacolo c'è Else, giovane donna appartenente a una famiglia dell'alta borghesia che si trova improvvisamente coinvolta nelle conseguenze delle scelte del padre. Un telegramma, arrivato mentre la famiglia è in vacanza a <strong>San Martino di Castrozza</strong>, spezza l'apparente tranquillità del soggiorno: il padre, giocatore e ormai vicino alla bancarotta, ha bisogno di <strong>trentamila fiorini</strong> per evitare la galera e lo scandalo. L'unico uomo disposto a prestare il denaro si trova nello stesso albergo e il suo intervento finisce per coinvolgere direttamente Else.</p>
<p>È così che una vacanza elegante si trasforma progressivamente in una situazione difficile, nella quale Else si ritrova sola a confrontarsi con una richiesta inattesa e con le convenzioni sociali che la circondano. Tra i corridoi dell'albergo, gli sguardi degli altri e una società costruita sull'apparenza, la giovane protagonista si trova a fare i conti con una situazione che sembra non lasciarle una facile via d'uscita.</p>
<p>La versione teatrale di Olivetti parte dalla particolare struttura del testo di Schnitzler, scritto nella forma del <strong>monologo interiore</strong>, e si concentra sulla dimensione più intima del personaggio, trasformando la scena in uno spazio nel quale pensieri, ricordi, fantasie e realtà si intrecciano continuamente.</p>
<p><strong>«</strong>La signorina Else è un monologo interiore, lo studio di una ferita mortale, il ritratto di un'anima malinconica, profondamente sola<strong>»</strong>, sottolinea <strong>Federico Olivetti</strong> nel presentare il lavoro. <strong>«</strong>Dietro le maschere mondane e scherzose con cui cerca di nascondersi emerge il desiderio di essere finalmente vista, riconosciuta e, soprattutto, di ritrovare se stessa. Per lei uscire dall'invisibilità significa scegliere uno scandalo, un gesto teatrale e rivoltoso che mette in discussione il mondo che la circonda e il ruolo che le è stato assegnato<strong>».</strong></p>
<p>A dare corpo e voce alla protagonista è <strong>Cecilia Cinardi</strong>, mentre il progetto scenico e visivo è firmato da <strong>Emanuela Dall'Aglio</strong> per scene e costumi, con le luci di <strong>Javier Delle Monache</strong> e la coreografia di <strong>Michela Lucenti</strong>. Alla regia e all'adattamento <strong>Federico Olivetti</strong>, artista dalla lunga esperienza nel teatro di ricerca, allievo di <strong>Luca Ronconi</strong>, assistente di <strong>Robert Wilson</strong>, drammaturgo per <strong>Peter Stein</strong> e attore per <strong>Carlo Cecchi</strong> e <strong>Anatolij Vassiliev</strong>. Con la compagnia La rabbia giovane ha diretto, tra gli altri, testi di Strindberg, Bergman, Kieslowski, von Kleist e lo stesso Schnitzler.</p>
<p>Con <strong>"La signorina Else"</strong>, il teatro torna dunque a interrogare una figura femminile sospesa tra il desiderio di essere riconosciuta e l'impossibilità di sottrarsi alle convenzioni sociali che la circondano. Una storia scritta da Schnitzler all'inizio del Novecento che, attraverso la sua particolare esplorazione della coscienza e del mondo interiore della protagonista, continua a trovare una forte risonanza sulla scena contemporanea.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>"La signorina Else" </strong>di Arthur Schnitzler</p>
<p style="text-align: center;">con Cecilia Cinardi</p>
<p style="text-align: center;">adattamento e regia Federico Olivetti</p>
<p style="text-align: center;">coreografia Michela Lucenti</p>
<p style="text-align: center;">scene e costumi Emanuela Dall'Aglio</p>
<p style="text-align: center;">luci Javier Delle Monache</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Spazio Culturale Nous</strong></p>
<p style="text-align: center;">Via Lucrino 15, Roma</p>
<p style="text-align: center;"><strong>3 ottobre 2026, ore 20.00</strong><br><strong>4 ottobre 2026, ore 18.00</strong></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Influenza: 9 i vaccini autorizzati dall'AIFA e dall'Agenzia Europea per i Medicinal per la stagione 2026-2027]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/influenza-9-i-vaccini-autorizzati-dallaifa-e-dallagenzia-europea-per-i-medicinal-per-la-stagione-2026-2027</link>
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                    <description><![CDATA[Nove vaccini sono stati autorizzati dall'AIFA e dall'Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) per l'immunizzazione contro l'influenza stagionale (2026-2027)]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_3b84ba1c726bc49d8d43982bfbcebb2b.webp" length="46848" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Fri, 25 Sep 2026 12:15:48 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-6c44fb5e-7fff-d2c6-c255-49ebd0f352c5"><span>Con la stagione autunnale alle porte, <strong>l'Agenzia Italiana del Farmaco</strong> comunica la lista dei vaccini autorizzati per la <strong>campagna antinfluenzale 2026-2027.</strong></span></p>
<p dir="ltr"><span><strong>Sono 9 i vaccini autorizzati dall'AIFA e dall'Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) per l'immunizzazione contro l'influenza stagionale</strong>. Come ogni anno, l'autorizzazione riguarda l'aggiornamento dei ceppi virali sulla base delle caratteristiche antigeniche dei ceppi circolanti nell'ultima stagione, secondo le raccomandazioni <strong>dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).</strong></span></p>
<p dir="ltr"><span>I vaccini autorizzati per la campagna antinfluenzale 2026-2027 sono i seguenti:</span></p>
<ul>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Efluelda</strong> </span><span>(Sanofi Winthrop Industrie), sospensione iniettabile: indicato per l'immunizzazione attiva degli adulti di età pari o superiore a 60 anni.</span></p>
</li>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Fluad</strong> </span><span>(Seqirus Netherlands B.V.), adiuvato, sospensione iniettabile: indicato per l'immunizzazione attiva degli adulti (di età pari o superiore a 50 anni).</span></p>
</li>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Fluarix e Fluarix Tetra</strong> </span><span>(Glaxosmithkline S.p.A.), sospensione iniettabile: indicati per l'immunizzazione attiva degli adulti e dei bambini a partire dai 6 mesi di età.</span></p>
</li>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Flucelvax</strong> </span><span>(Seqirus Netherlands B.V.), sospensione iniettabile: indicato per l'immunizzazione attiva degli adulti e dei bambini dai 6 mesi di età.</span></p>
</li>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Fluenz</strong> </span><span>(Astrazeneca AB) spray nasale: indicato per l'immunizzazione attiva in bambini e adolescenti di età compresa tra 2 e 18 anni.</span></p>
</li>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Influvac S e Influvac S Tetra</strong> </span><span>(Viatris Healthcare Limited), sospensione iniettabile: indicati per l'immunizzazione attiva degli adulti e dei bambini a partire dai 6 mesi di età.</span></p>
</li>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Vaxigrip</strong> </span><span>(Sanofi Winthrop Industrie), sospensione iniettabile: indicato per l'immunizzazione attiva degli adulti, comprese le donne in gravidanza, e dei bambini dai 6 mesi di età. La vaccinazione materna delle donne in gravidanza estende la protezione ai lattanti a partire dalla nascita e fino ai 6 mesi di età (protezione passiva).</span></p>
</li>
</ul>
<p dir="ltr"><span>I vaccini antinfluenzali sono utilizzati da anni nelle campagne vaccinali ed hanno un profilo di sicurezza consolidato. L'Agenzia monitora la sicurezza dei vaccini e, attraverso la <strong>Rete Nazionale di Farmacovigilanza (RNF)</strong> con il supporto dei <strong>Centri Regionali di Farmacovigilanza (CRFV)</strong>, raccoglie e analizza le segnalazioni di sospette reazioni avverse da operatori sanitari e cittadini. I dati sono condivisi anche con l'Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) per garantire un monitoraggio coordinato a livello europeo.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il Ministero della Salute, nella Circolare "Prevenzione e controllo dell'influenza: raccomandazioni per la stagione 2026-2027" del 23 giugno 2026, raccomanda di:  «Condurre le campagne di vaccinazione antinfluenzale regionali a partire dall'inizio di ottobre (40ma settimana dell'anno) e offrire la vaccinazione alle persone eleggibili in qualsiasi momento della stagione influenzale, anche se si presentano in ritardo per la vaccinazione o se riferiscono di aver già avuto uno o più episodi simil-influenzali. Questo può essere particolarmente importante se si tratta di una stagione influenzale tardiva o quando si presentano pazienti a rischio».</span></p>
<p dir="ltr"><span>La vaccinazione è <strong>raccomandata e offerta attivamente e gratuitamente</strong> a tutti coloro che hanno compiuto 60 anni, alle donne in gravidanza e nel post-partum, ai bambini tra i 6 mesi e i 6 anni, a chi è affetto da malattie che espongono a un maggior rischio di complicanze in caso di influenza, alle persone ricoverate presso strutture di lungodegenza, ai familiari di soggetti ad alto rischio di complicanze, agli addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo (come medici e personale sanitario e socio-assistenziale, forze di polizia e vigili del fuoco), ad altre categorie di lavoratori  socialmente utili e particolarmente esposti, a lavoratori a contatto con animali che potrebbero costituire fonte di infezione da virus influenzali non umani, ad altre categorie come i donatori di sangue.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Non tutti i vaccini autorizzati sono necessariamente disponibili sul mercato. Le Regioni decidono annualmente, tramite gare per la fornitura, tra i prodotti disponibili in commercio, quelli che verranno utilizzati durante le campagne vaccinali per l'offerta gratuita a carico del Servizio Sanitario Nazionale.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La vaccinazione è la forma più efficace di prevenzione dell'influenza e delle sue complicanze. L'AIFA ricorda che, oltre alle misure di protezione e cura basate sui vaccini, una misura importante nel limitare la diffusione dell'influenza è rappresentata dalle buone norme di comportamento quali l'igiene delle mani (lavare regolarmente e frequentemente le mani con acqua e sapone) e il contenimento delle secrezioni respiratorie (coprire la bocca e il naso con un fazzoletto quando si tossisce e starnutisce e poi gettarlo nella spazzatura; aerare regolarmente le stanze in cui si soggiorna).</span></p>
<p dir="ltr"><span><a href="https://www.aifa.gov.it/-/influenza-9-i-vaccini-autorizzati-per-la-stagione-2026-2027" target="_blank" rel="noopener">Link per approfondire</a>.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Giornata Mondiale del Cuore: dal 28 settembre al 4 ottobre visite ed esami negli ospedali con il bollino rosa]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/giornata-mondiale-del-cuore-dal-28-settembre-al-4-ottobre-visite-ed-esami-negli-ospedali-con-il-bollino-rosa</link>
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                    <description><![CDATA[Fondazione Onda ETS promuove la (H) Open Week sulle malattie cardiovascolari, quest'anno dedicata alle cardiomiopatie: in oltre 150 ospedali del network con il Bollino Rosa, saranno offerti esami, colloqui e visite]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_e1d8e2909707df40d16c96c520f92f99.webp" length="79262" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Fri, 25 Sep 2026 12:15:45 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span><strong>Dal 28 settembre al 4 ottobre 2026</strong>, in occasione della Giornata mondiale del cuore, <b>Fondazione Onda ETS</b> promuove la <b>(H) Open Week sulle malattie cardiovascolari</b>, quest'anno dedicata in particolare alle <b>cardiomiopatie</b>. In oltre 150 ospedali del network con il Bollino Rosa, saranno proposti colloqui e visite, oltre che materiale informativo, con l'obiettivo di favorire la prevenzione, facilitare l'accesso alla diagnosi precoce e accrescere la consapevolezza sulle malattie cardiovascolari e sui principali fattori di rischio.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>I servizi disponibili sono dal 15 settembre consultabili sul sito di Fondazione Onda ETS attraverso il <a href="https://iniziative.fondazioneonda.it/ricerca" target="_blank" rel="noopener">motore di ricerca dedicato</a>, che consente di selezionare regione e provincia e visualizzare gli ospedali aderenti, le prestazioni offerte, le date e le modalità di accesso.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span><b>Francesca Merzagora</b>, presidente di Fondazione Onda ETS, dichiara: «Da oltre vent'anni Fondazione Onda ETS promuove una cultura della prevenzione attenta alle differenze di sesso e genere, contribuendo a portare la salute cardiovascolare al centro dell'attenzione di cittadini, professionisti e istituzioni. Con questa nuova edizione dell'(H) Open Week vogliamo offrire un'opportunità concreta di accesso ai servizi e, attraverso il focus sulle cardiomiopatie, richiamare l'attenzione su malattie che possono rimanere silenziose, avere origine familiare e richiedere una diagnosi tempestiva e una presa in carico specialistica».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Nel 2023 le malattie del sistema circolatorio hanno causato in Italia oltre 206 mila decessi, rappresentando quasi il 31% di tutte le morti registrate e confermandosi la principale causa di mortalità nel Paese. Il loro impatto è particolarmente significativo nella popolazione femminile: sono responsabili del 33% dei decessi tra le donne, rispetto al 28% tra gli uomini (Istat, Cause di morte in Italia, 2023)</span><span>.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Al centro di questa edizione dell'(H) Open Week sulle malattie cardiovascolari sono le <b>cardiomiopatie, un gruppo eterogeneo di patologie che interessano il muscolo cardiaco, modificandone struttura e funzionalità</b>. Possono manifestarsi con affanno, stanchezza, dolore toracico, palpitazioni o perdita di coscienza; in alcuni casi, tuttavia, rimangono a lungo asintomatiche e vengono riconosciute soltanto durante un controllo medico o in seguito a un evento cardiovascolare. Molte cardiomiopatie hanno, inoltre, una componente genetica e possono interessare più persone all'interno della stessa famiglia. Per questo il percorso diagnostico non riguarda soltanto il singolo paziente, ma può rendere opportuni la valutazione dei familiari, il monitoraggio nel tempo e, nei casi indicati, il ricorso alla consulenza e ai test genetici.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Negli ultimi anni Fondazione Onda ETS ha sviluppato un articolato programma di iniziative dedicate alla prevenzione cardiovascolare, affiancando all'(H) Open Week campagne di sensibilizzazione, indagini sulla percezione del rischio cardiovascolare, documenti di indirizzo e momenti di confronto con istituzioni e società scientifiche. Tra le iniziative più significative figura il <b>Manifesto sulla prevenzione cardiovascolare</b>, nato per promuovere strategie condivise di prevenzione e diagnosi precoce, insieme a indagini che hanno evidenziato come una quota rilevante della popolazione sottostimi ancora i principali fattori di rischio e l'impatto delle malattie cardiovascolari, in particolare nelle donne. Un percorso che conferma l'impegno della Fondazione nel favorire una maggiore consapevolezza e nel promuovere modelli assistenziali sempre più appropriati e orientati alla medicina di genere.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>L'iniziativa, realizzata grazie al contributo non condizionato di Bristol Myers Squibb, ha il patrocinio di: AICARM – Associazione Italiana Cardiomiopatie, SIC – Società Italiana di Cardiologia e SIMG – Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[La gestione dell'intensità luminosa può aumentare il contenuto di vitamina B9 nelle coltivazioni: uno studio sulla biofortificazione]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/la-gestione-dellintensita-luminosa-puo-aumentare-il-contenuto-di-vitamina-b9-nelle-coltivazioni-uno-studio-sulla-biofortificazione</link>
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                    <description><![CDATA[La biofortificazione, cioè la migliore gestione dell'intensità luminosa durante la coltivazione, può aumentare significativamente il contenuto di vitamina B9 in alcune specie orticole a foglia]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_0706d7b36e772a6e93744e01d9887894.webp" length="121558" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Fri, 25 Sep 2026 12:15:40 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-98393d10-7fff-661d-02f9-a452ea5160eb"><span>Un nuovo studio pubblicato sulla rivista internazionale </span><strong>Scientia Horticulturae</strong><span> dimostra che <strong>la gestione dell'intensità luminosa durante la coltivazione può aumentare significativamente il contenuto di vitamina B9 in alcune specie orticole a foglia</strong>, migliorandone al tempo stesso la qualità nutrizionale. Ottenere questo risultato attraverso tecniche semplici e sostenibili rappresenta una delle sfide più attuali per l'agricoltura moderna.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La ricerca, condotta <strong>dall'Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISPA, sedi di Bari e Lecce), </strong>ha analizzato la risposta a differenti livelli di illuminazione durante la crescita di foglie giovani e piccioli (baby-leaf) di ortaggi quali <strong>mizuna, cicoria e tatsoi</strong>, comunemente utilizzate per la preparazione delle insalate di IV gamma.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«I risultati mostrano un maggior accumulo di B9, consentendo di ottenere ortaggi più ricchi di questo micronutriente. Questa vitamina svolge un ruolo fondamentale nella sintesi del DNA e nella divisione cellulare ed è particolarmente importante durante la gravidanza e nelle fasi di crescita. un'insufficiente assunzione di vitamina B9 rappresenta ancora oggi una criticità nutrizionale più diffusa a livello mondiale», spiega <strong>Francesco Serio</strong> di CNR-ISPA. «Le conclusioni della ricerca mostrano che una porzione da 100 grammi di mizuna e tatsoi coltivate in questo modo riesce a soddisfare circa il 45% della razione giornaliera raccomandata di folati, la principale forma in cui la vitamina B9 è presente nelle piante, per un adulto e il 30% di quella raccomandata in gravidanza».</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Oltre all'aumento della vitamina B9, la maggiore disponibilità di luce ha determinato una marcata riduzione dell'accumulo di nitrati nelle foglie. Questo duplice effetto consente di migliorare il profilo nutrizionale del prodotto senza penalizzare la produttività della coltura, rendendo la strategia particolarmente interessante per i moderni sistemi di produzione orticola in ambiente protetto e per l'agricoltura verticale», conclude <strong>Serio</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Lo studio - di cui sono coautori <strong>Massimiliano D'Imperio, Lucia Bonelli, Francesco Milano</strong>, <strong>Miriana Durante, Angela Boari, Maria Gonnella e Angelo Parente</strong> del CNR-ISPA di Bari e Lecce - mostra un incremento di vitamina B9 maggiore se l'illuminazione è al livello più alto (intensità costante a 300 µmol m⁻² s⁻¹) che però determina anche criticità, come un aumento della sostanza secca del 14,2% e un maggior consumo energetico rispetto alle intensità più basse sperimentate. Lo studio prosegue quindi per l'ulteriore ottimizzazione del processo.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Link all'articolo: </span></p>
<div class="v1elementToProof">Massimiliano D'Imperio, Lucia Bonelli, Francesco Milano, Miriana Durante, Angela Boari, Francesco Serio, Maria Gonnella, Angelo Parente, "<a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0304423826005248?via%3Dihub" target="_blank" rel="noopener">Light intensity management as a strategy to enhance folate accumulation in soilless baby leaf production</a>", Scientia Horticulturae, Volume 366, <span>2026.</span></div>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Milano: presso CASVA la mostra "Somaini. Giardini Inquieti: la filosofia del paesaggio" dal 15 settembre al 28 ottobre]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/milano-presso-casva-la-mostra-somaini-giardini-inquieti-la-filosofia-del-paesaggio-dal-15-settembre-al-28-ottobre</link>
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                    <description><![CDATA[Aperta dal 15 settembre fino al 28 ottobre, ingresso gratuito, le opere dagli archivi dell'artista Francesco Somaini raccontano il rapporto tra arte, architettura, paesaggio e trasformazione della città]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_8d3e9c66556f89bee93dc147099c91f9.webp" length="55006" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 24 Sep 2026 12:06:24 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span>In occasione del centenario della nascita di <strong>Francesco Somaini</strong> (1926-2005), tra i maggiori interpreti internazionali della scultura del Novecento, il <strong>CASVA - Centro di Alti Studi sulle Arti Visive di Milano</strong> ospita, <strong>dal 15 settembre al 28 ottobre 2026</strong>, la mostra "<strong>Somaini. Giardini Inquieti: la filosofia del paesaggio</strong>".<br></span></p>
<p><span>Attraverso <strong>circa 100 opere</strong> – tra disegni, fotografie, documenti, fotomontaggi, plastici e sculture, molti dei quali inediti – la mostra a ingresso gratuito, curata da <strong>Fulvio Irace</strong>, in collaborazione con la <strong>Fondazione Francesco Somaini Scultore ETS di Milano</strong>, ricostruisce oltre trent'anni di ricerca di Somaini sul tema del paesaggio urbano, raccontando una visione della città in cui il verde non è semplice elemento decorativo, ma spazio pubblico, luogo di relazione e strumento di rigenerazione urbana.<br></span></p>
<p><span>«L'impegno del Comune di Milano nel celebrare questa ricorrenza nasce dalla volontà di valorizzare il pensiero e l'opera di figure che hanno contribuito a definire l'identità culturale della città, mantenendone vivo il contributo critico e progettuale - dichiara l'assessore alla Cultura, <strong>Tommaso Sacchi</strong> -. Attraverso il lavoro di Somaini, la mostra propone una riflessione sul futuro dei nostri ambienti urbani e sul ruolo dell'arte nella costruzione di una relazione più consapevole tra individuo, città e natura. Un'occasione per osservare lo spazio che abitiamo con uno sguardo rinnovato, attento alla complessità del presente e alle responsabilità verso il futuro».<br></span></p>
<p><span>Il percorso espositivo approfondisce il pensiero di uno dei più importanti scultori italiani del Novecento, mettendo in luce come le sue riflessioni sulla "<strong>Nuova Natura</strong>", sull'ecologia e sul ruolo dello spazio pubblico abbiano anticipato temi oggi centrali nel dibattito internazionale sulla sostenibilità e sul progetto urbano. Una ricerca sviluppata tra gli anni Sessanta e Novanta attraverso progetti per Milano, Mantova, Duisburg, Parigi e altre città europee.<br></span></p>
<p><span>Uno dei nuclei principali della mostra è dedicato a Milano e ai progetti elaborati da Somaini per la città: <strong>dal Giardino di Largo Marinai d'Italia alla riqualificazione dell'area dell'ex Verziere, oggi interessata dalla realizzazione della BEIC – Biblioteca Europea di Informazione e Cultura</strong>. Disegni, bozzetti e materiali progettuali raccontano una concezione innovativa del giardino pubblico come paesaggio scolpito, spazio di comunità e luogo di incontro tra arte e natura.<br></span></p>
<p><span>La sede del CASVA di Milano, istituzione dedicata alla conservazione e alla valorizzazione degli archivi di architettura, design e arti visive, rappresenta il contesto ideale per questa esposizione. Situato nel <strong>quartiere QT8</strong>, a pochi passi dal Parco Monte Stella, il centro offre una prospettiva privilegiata per approfondire il dialogo tra progetto, città e paesaggio, temi al centro della ricerca di Francesco Somaini.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Agricoltura avanzata, digitale e sostenibile: inaugurato Living Lab, la nuova serra ad alta automazione dell'Università di Parma]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/agricoltura-avanzata-digitale-e-sostenibile-inaugurato-living-lab-la-nuova-serra-ad-alta-automazione-delluniversita-di-parma</link>
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                    <description><![CDATA[Inaugurato all'Università di Parma il Living Lab, una serra di ricerca ad alta automazione, cruciale per rafforzare le attività di ricerca nel settore dell'agricoltura, della sostenibilità e delle tecnologie applicate ai sistemi agroalimentari]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_cbbd197896ea006b8e30cf9d38ccec75.webp" length="134438" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 24 Sep 2026 12:06:21 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span><b>È realtà il Living Lab, nuova serra di ricerca ad alta automazione dell'Università di Parma</b>. Un risultato di grande rilievo per l'Ateneo, realizzato con il contributo di Agritech (Centro Nazionale di Ricerca per le Tecnologie dell'Agricoltura): si tratta infatti di un'infrastruttura cruciale per rafforzare le attività di ricerca nel settore dell'agricoltura, della sostenibilità e delle tecnologie applicate ai sistemi agroalimentari.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Il 23 settembre l'inaugurazione al Campus Scienze e Tecnologie, con interventi del Rettore <b>Paolo Martelli</b>, del Direttore del Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco <b>Gianni Galaverna</b> e di <b>Tommaso Ganino</b>, docente di Arboricoltura generale e coltivazioni arboree e Responsabile scientifico del Living Lab.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Nel Living Lab è presente un <b>sistema automatico di fenotipizzazione digitale</b>, recentemente acquisito grazie a un finanziamento PNC ottenuto dai gruppi di ricerca <b>CroPS Research Group</b>, coordinato dal docente del Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco <b>Tommaso Ganino</b>, e <b>IoT Lab</b>, coordinato dal docente del Dipartimento di Ingegneria e Architettura <b>Gianluigi Ferrari</b>. Tommaso Ganino è inoltre coordinatore scientifico del progetto che ha reso possibile l'acquisizione della strumentazione.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Il <strong>fenotipizzatore</strong> rappresenta una tecnologia avanzata per lo <strong>studio delle piante</strong>: attraverso <strong>sistemi di imaging 3D e multispettrale</strong> consente di monitorarne in modo automatico, non distruttivo e ad alta precisione la crescita, l'architettura e lo stato fisiologico. La possibilità di acquisire nel tempo un gran numero di dati quantitativi permetterà di valutare, con elevata accuratezza, le risposte delle piante alle diverse condizioni di crescita e ai trattamenti sperimentali.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Questa infrastruttura apre quindi nuove prospettive per la ricerca nel campo della fenotipizzazione vegetale, degli stress abiotici, dell'efficienza nell'uso delle risorse, dell'agricoltura digitale e della sostenibilità, contribuendo allo sviluppo di sistemi colturali sempre più efficienti, resilienti e basati su dati oggettivi.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>Ad oggi l'Università di Parma si colloca tra i pochissimi centri, circa una decina, dotati di un sistema automatico di fenotipizzazione digitale in ambiente di serra</span></b><span>, e questo rappresenta sicuramente un <i>plus</i> per l'Ateneo e una concreta valorizzazione dell'impegno dell'Università di Parma anche nel settore dell'agricoltura avanzata.</span></p>
<p class="v1MsoNormal">«La nuova serra di ricerca e l'installazione della piattaforma di fenotipizzazione digitale ad alta tecnologia rappresentano un risultato di particolare rilievo per il nostro Ateneo. Si tratta di un'infrastruttura strategica, capace di rafforzare in modo concreto il posizionamento dell'Università di Parma nei settori dell'agricoltura avanzata, della sostenibilità, della digitalizzazione dei processi produttivi e dell'innovazione applicata ai sistemi agroalimentari», ha osservato il Rettore <b>Paolo Martelli</b>, che ha inoltre sottolineato il valore del gioco di squadra che sta dietro il risultato raggiunto. «È un traguardo importante – ha aggiunto – che conferma la capacità dell'Università di Parma di investire in ricerca, innovazione e sostenibilità con una visione concreta e condivisa».</p>
<p class="v1MsoNormal"><span>La serra e il fenotipizzatore costituiscono una piattaforma complessa che integra controllo climatico, sensoristica, automazione, imaging 3D e multispettrale, analisi digitale delle performance vegetali e gestione sperimentale avanzata.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Un ulteriore elemento di valore è rappresentato proprio dal gruppo interdisciplinare che si è consolidato intorno alla nuova infrastruttura. Il progetto AgriTech ha infatti favorito la nascita di una rete di ricerca allargata che coinvolge tre Dipartimenti: il Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco, con competenze agronomiche, microbiologiche e tecnologiche; il Dipartimento di Ingegneria e Architettura, con il gruppo impegnato su IoT, sensoristica e tecnologie digitali; e il Dipartimento di Ingegneria dei Sistemi e delle Tecnologie Industriali, con competenze legate all'uso efficiente dell'acqua e alle tecnologie industriali.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>La serra e la nuova piattaforma di fenotipizzazione rappresentano quindi non solo un'infrastruttura tecnologica, ma anche un punto di aggregazione scientifica capace di generare progettualità, collaborazioni e ricadute concrete per l'Ateneo.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Prevenire e contrastare la violenza di genere: approvato a Milano-Bicocca il Codice europeo di condotta per le università]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/prevenire-e-contrastare-la-violenza-di-genere-approvato-a-milano-bicocca-il-codice-europeo-di-condotta-per-le-universita</link>
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                    <description><![CDATA[Il documento, sottoscritto al termine della conferenza paneuropea UNIRE e OCEAN, traduce i principi della Convenzione di Istanbul in impegni concreti per gli atenei di tutta Europa]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_6ff7a421af0a9551ac1d5c6dec245b02.webp" length="100430" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 24 Sep 2026 12:06:15 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span>Un </span><span><strong>quadro comune di impegni e strumenti</strong> </span><span>per aiutare le </span><span>università europee </span><span>a prevenire e contrastare la </span><strong>violenza di genere contro le donne e la violenza domestica</strong><span><strong>.</strong> È questo l'obiettivo del</span><span> <strong>Codice europeo di condotta</strong></span><span> </span><span>che è stato presentato, discusso e approvato </span><span>nel corso della conferenza paneuropea </span><span>"<strong>Implementing the Istanbul Convention after the EU's Accession in the Academic System. Backlash, Gaps and Institutional Responsibility</strong>"</span><span>, </span><a href="https://customer72157g.musvc2.net/e/tr?q=A%3dJY8YNX%26r%3dY%267%3dW8b%268%3dS0ZNU%261%3dFCLvQ_AsYx_Lc_xylr_8n_AsYx_Kh3UF.MtG6Ah.GC_JW1i_TLCE7tR2_JW1i_TLA8FlCA7tXt-HgLxMxM97g-G6HrC67tR2Fm-GBLgLuMr-A8F2C7LoM7-3lRxJ-kSB-3iAxKyG8F-gAt6kK25-yWBLkK%26w%3dE1QE58.LxL%26oQ%3dJZFh%26CK%3d8hKXFgKTFfL9t3gT7Z%261%3d4DYvSkbNUihuV7AS8hgvT9CJT90R6AaOb0DRTiYMS9Zt6BfMSBcNWkftW9fK8jbx&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span>in corso di svolgimento </span><span>tra il 21 e il 22 settembre</span></a><span> <strong>all'</strong></span><strong>Università degli Studi di Milano-Bicocca.</strong></p>
<p dir="ltr"><span>Il documento è stato elaborato <strong>dall'</strong></span><strong>Academic Network UNIRE – Università in Rete contro la violenza di genere, in collaborazione con OCEAN – Open Council of Europe Academic Networks</strong><span><strong>, a sostegno dell'attuazione della Convenzione del Consiglio d'Europa</strong> sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica, nota come </span><strong>Convenzione di Istanbul</strong><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La conferenza si è aperta con i saluti istituzionali di </span><strong>Marco Emilio Orlandi</strong><span>, rettore dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca, e di </span><strong>Elena Lucchini</strong><span>, assessora alla Famiglia, solidarietà sociale, disabilità e pari opportunità di Regione Lombardia. I lavori sono stati introdotti da </span><strong>Marina Calloni</strong><span>, docente dell'Università di Milano-Bicocca e direttrice dell'Academic Network UNIRE, insieme a </span><strong>Olaf Köndgen</strong><span> di OCEAN – Council of Europe. </span></p>
<p dir="ltr"><span>Il Codice traduce i principi della Convenzione in </span><strong>25 impegni e standard operativi</strong><span> rivolti a università, istituzioni di alta formazione, alleanze universitarie e reti accademiche. L'obiettivo è sostenere gli atenei nella promozione</span><span> </span><span>delle politiche già esistenti, nell'individuazione delle eventuali lacune e nella definizione di azioni concrete di miglioramento.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Tra gli ambiti affrontati dal documento figurano </span><span>la <strong>prevenzione</strong></span><strong>, l'informazione e la sensibilizzazione</strong><span>, la formazione della comunità accademica, </span><span>la ricerca, la raccolta dei dati</span><span>, i servizi di ascolto e supporto, </span><span>i canali di segnalazione, la valutazione del rischio</span><span>, la protezione da possibili ritorsioni e la gestione delle procedure interne.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Particolare attenzione è dedicata anche alla </span><strong>mobilità accademica internazionale</strong><span>. Il Codice propone infatti strumenti per garantire continuità nella <strong>protezione e nel supporto</strong> delle persone coinvolte in</span><span> episodi di violenza durante programmi Erasmus, scambi, tirocini, visite di ricerca e percorsi congiunti</span><span> tra più istituzioni. Tra i principi indicati vi sono la presenza di un <strong>punto di contatto, la collaborazione tra atenei</strong> e </span><span>la possibilità di evitare che la persona coinvolta debba ricominciare da capo il percorso di richiesta di aiuto a ogni passaggio tra istituzioni</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il documento chiarisce inoltre che le università non sono necessariamente chiamate a creare nuove strutture o procedure parallele. </span><span>Gli atenei possono utilizzare e <strong>rafforzare gli strumenti già esistenti</strong>,</span><span> integrando la prevenzione e il contrasto della violenza di genere nei </span><strong>Gender Equality Plan</strong><span><strong>, nelle politiche di parità, nei codici di condotta, nei servizi di supporto e nelle procedure istituzionali,</strong> collaborando soprattutto in rete a livello europeo e internazionale.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il documento comprende anche uno </span><span>strumento di autovalutazione</span><span>, attraverso il quale ogni istituzione può verificare il livello di attuazione delle misure previste, individuare le aree da rafforzare e definire responsabilità, azioni e tempi di intervento.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La conferenza ha rappresentato un momento di confronto tra università, reti accademiche, istituzioni e organizzazioni impegnate nella prevenzione della violenza di genere.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Per Milano-Bicocca il contrasto alla violenza di genere e la promozione delle pari opportunità sono un impegno che accompagna l'Ateneo fin dalla sua fondazione – dichiara </span><strong>Marco Emilio Orlandi</strong><span>, rettore dell'Università di Milano-Bicocca –. Nel tempo abbiamo costruito politiche e servizi dedicati, offrendo alla comunità accademica strumenti gratuiti di consulenza, ascolto, protezione e accompagnamento, attraverso per esempio la Consigliera di Fiducia e lo sportello antiviolenza. Il Codice europeo di condotta per le università è un passo ulteriore: ci permette di valorizzare e rafforzare quanto già realizzato, individuando gli ambiti su cui intervenire e condividendo con gli atenei europei le buone pratiche per garantire ambienti di studio e di lavoro sicuri».</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Il Codice di Condotta, promosso dall'Academic Network UN.I.RE. insieme alla rete OCEAN del Consiglio d'Europa, nasce dal lavoro di chi le università le vive ogni giorno – afferma </span><strong>Marina Calloni</strong><span><strong>,</strong> docente dell'Università di Milano-Bicocca e direttrice dell'Academic Network UN.I.RE –. Una proposta discussa durante la conferenza nell'ambito dei gruppi di lavoro, con partecipanti giunte/i da tante università e Paesi diversi. Il loro contributo è entrato nelle conclusioni di queste due giornate, consapevoli della sfida che dobbiamo comunemente affrontare nella prevenzione della violenza di genere. Ma lo possiamo fare solo se siamo unite/i in rete. Chi subisce violenza non deve sentirsi sola, nemmeno prima di trovare il coraggio di denunciare».</span></p>
<h2 dir="ltr"><span>Il Codice europeo di condotta per le università in sintesi</span></h2>
<p dir="ltr"><span>Il documento propone impegni comuni per:</span></p>
<ul>
<li dir="ltr">
<p dir="ltr"><span>rafforzare la responsabilità istituzionale degli atenei;</span></p>
</li>
<li dir="ltr">
<p dir="ltr"><span>integrare la prevenzione della violenza nelle politiche di parità;</span></p>
</li>
<li dir="ltr">
<p dir="ltr"><span>rendere più accessibili informazioni, servizi e canali di segnalazione;</span></p>
</li>
<li dir="ltr">
<p dir="ltr"><span>garantire supporto anche in assenza di una denuncia formale;</span></p>
</li>
<li dir="ltr">
<p dir="ltr"><span>formare il personale e la comunità studentesca;</span></p>
</li>
<li dir="ltr">
<p dir="ltr"><span>raccogliere dati anonimi e monitorare l'efficacia delle misure;</span></p>
</li>
<li dir="ltr">
<p dir="ltr"><span>proteggere le persone durante la mobilità accademica;</span></p>
</li>
<li dir="ltr">
<p dir="ltr"><span>verificare periodicamente i risultati e le aree di miglioramento.</span></p>
</li>
</ul>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Il latte di delfino "assomiglia" a quello umano: uno studio che coinvolge i mammiferi marini]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/il-latte-di-delfino-assomiglia-a-quello-umano-uno-studio-che-coinvolge-i-mammiferi-marini</link>
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                    <description><![CDATA[Lo studio dell'Università di Padova analizza per la prima volta i microRNA nel latte di tursiope, scoprendo somiglianze con quello dei mammiferi terrestri]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_f2ffd3a8fc72519606a9fd03490bf81e.webp" length="56710" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 24 Sep 2026 12:06:13 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal">Il latte materno è molto più di una fonte di nutrimento: è un fluido biologico complesso, contenente numerose molecole coinvolte nella regolazione di processi cellulari e fisiologici. Tra queste molecole vi sono i <strong>microRNA</strong> (miRNA), piccoli RNA capaci di regolare l'attività dei geni: la loro presenza è stata ampiamente studiata nel latte umano e di diverse specie domestiche, mentre fino ad oggi non erano disponibili informazioni sul loro profilo nel latte dei mammiferi marini.</p>
<p class="v1MsoNormal">Un nuovo studio <b>guidato da un team di ricercatori dei Dipartimenti di Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse naturali e Ambiente e di Biologia dell'Università di Padova,</b> pubblicato sulla rivista «PLOS One», ha analizzato per la prima volta i miRNA presenti nel <strong>latte del tursiope</strong> (<i>Tursiops truncatus</i>), una delle specie di delfino più conosciute, combinando analisi bioinformatiche del suo genoma con il sequenziamento dei miRNA di un campione di latte.<u></u></p>
<p class="v1MsoNormal">I risultati hanno mostrato che, nonostante i profondi adattamenti anatomici, metabolici, fisiologici e riproduttivi che hanno accompagnato l'evoluzione dei cetacei verso la vita acquatica, il latte del tursiope presenta alcune delle principali famiglie di microRNA già descritte nel latte di altri mammiferi. Lo studio, basato sul sequenziamento di un campione aggregato ottenuto combinando 76 prelievi di latte raccolti da due femmine in diverse fasi della lattazione, ha infatti identificato tra i miRNA più abbondanti famiglie come miR-148 e let-7, già rilevate nel latte umano e in quello di diverse specie domestiche, tra cui asino, capra, pecora e bovino. La raccolta è stata effettuata nell'ambito delle normali attività veterinarie e di monitoraggio del benessere da parte dell'ASL e dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana.</p>
<p class="v1MsoNormal">«Questo studio nasce dall'idea di estendere ai mammiferi marini un filone di ricerca che avevamo già sviluppato studiando il latte di diverse specie terrestri – <b>spiega Filippo Cendron, primo autore dello studio e ricercatore al Dipartimento di Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse naturali e Ambiente dell'Università di Padova</b> –. La possibilità di applicare strumenti genomici a una matrice biologica così particolare ci ha consentito di esplorare un ambito finora pressoché sconosciuto. Credo che il principale valore del lavoro risieda proprio nell'avere aperto una nuova linea di ricerca e creato una base di conoscenze che potrà essere ampliata per comprendere meglio la biologia della lattazione nei cetacei e la sua evoluzione nei mammiferi».</p>
<p class="v1MsoNormal">Ritrovare nel delfino le stesse famiglie di miRNA tipiche dei mammiferi terrestri è un dato di grande interesse evolutivo: pur con le profonde trasformazioni subite dai cetacei, i principali componenti regolatori del latte sono rimasti gli stessi delle specie terrestri.</p>
<p class="v1MsoNormal">«La collaborazione tra i veterinari e i ricercatori coinvolti nello studio ha consentito di raggiungere un risultato importante: la prima caratterizzazione di questi RNA nel latte di un mammifero marino. Restano ancora molti aspetti da approfondire, tra cui la possibilità che le somiglianze osservate corrispondano anche a funzioni biologiche conservate. Questo studio apre, tuttavia, nuove prospettive di ricerca e pone le basi per ulteriori indagini» <b>conclude Umberto Rosani, <i>corresponding author</i> e ricercatore al Dipartimento di Biologia dell'Ateneo patavino</b>.</p>
<p class="v1MsoNormal">Link allo studio: <a href="https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0356241" target="_blank" rel="noopener"><i>First insights into the miRNA landscape of Tursiops truncatus milk reveal shared dominant microRNA families with terrestrial mammals</i></a><span> – «PLOS One» – 2026</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Lipari: i siti archeologici sommersi raccontano 3.900 anni di cambiamenti costieri]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/lipari-i-siti-archeologici-sommersi-raccontano-3900-anni-di-cambiamenti-costieri</link>
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                    <description><![CDATA[Uno studio multidisciplinare ricostruisce l'evoluzione del paesaggio costiero dell'isola e apre nuove prospettive per la ricerca sugli insediamenti dell'Età del Bronzo]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_fbd0933c96b25fb7b8be48ed32538b32.webp" length="84248" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 23 Sep 2026 14:20:42 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><b><span lang="it">L'isola vulcanica di</span></b><span lang="it"> <b>Lipari, la principale delle Isole Eolie</b>, conserva una lunga storia di insediamenti umani, testimoniata da numerosi siti archeologici terrestri e sottomarini. Lo studio <i>"<a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1040618226003253?via%3Dihub" target="_blank" rel="noopener">3900 years of land subsidence at Lipari Island (Italy): new insights for Early Bronze Age</a></i><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1040618226003253?via%3Dihub" target="_blank" rel="noopener"> </a><i><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1040618226003253?via%3Dihub" target="_blank" rel="noopener">submerged findings</a>" </i>recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista<i> Quaternary International</i>, ha ricostruito come è aumentato nel tempo il livello marino, cambiando il<b> paesaggio costiero dell'isola,</b> mettendo in evidenza il ruolo dei processi geologici, tettonici e vulcanici nella progressiva sommersione di siti archeologici e storici.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Il lavoro è stato realizzato da un team internazionale di ricercatori dell'<b>Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)</b>, del <b>Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR)</b>, delle <b>Università Sapienza di Roma e Università di Bologna</b>, del <b>LESIA - Observatoire de Paris</b> per la Francia e della <b>Radboud Radio Lab </b>per l'Olanda, in collaborazione con gli archeologi della <b>Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana</b> e della <b>Henry M. Jackson Foundation for the Advancement of Military Medicine Inc. (HJF) </b>degli Stati Uniti. La ricerca, in particolare, nasce dalle intuizioni di<b> Sebastiano Tusa</b>, celebre archeologo, assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana e docente universitario, scomparso prematuramente nel 2019 in un incidente aereo, a cui viene dedicato questo studio.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">I dati scientifici hanno evidenziato come le complessità geologiche, tettoniche e vulcaniche dell'Isola di Lipari abbiano portato alla progressiva sommersione dei siti archeologici e storici posti lungo le coste. «Per comprendere le cause della loro rapida sommersione - spiega <b>Marco Anzidei</b>, Dirigente di Ricerca dell'INGV e primo autore della ricerca - è stato condotto uno studio multidisciplinare attraverso misure geodetiche GNSS, rilievi batimetrici ad altissima risoluzione, rilievi sismici, indagini archeologiche subacquee, dati topografici storici e ricostruzione delle variazioni del livello del mare».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Dai dati acquisiti e dalle analisi di laboratorio è stato possibile capire come <b>il paesaggio sottomarino e costiero sia sensibilmente cambiato negli ultimi quattro millenni</b>. In particolare, la presenza di marcatori archeologici dell'Età del Bronzo, rinvenuti a una profondità compresa tra 20 e 42 metri nel settore sommerso di Pignataro di Fuori, ha permesso di stimare un abbassamento dell'isola alla velocità media di 7,9 millimetri all'anno negli ultimi 3.900 anni, a partire dalla Prima Età del Bronzo, un processo che prosegue ancora oggi.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">«</span><span lang="it">Questo valore - continua <strong>Anzidei</strong> - rappresenta la migliore approssimazione desumibile da tutti gli indicatori utilizzati che coprono un periodo compreso tra circa 100 e 3.900 anni fa, che oggi si trovano sommersi a causa dei cambiamenti morfologici della zona costiera dovuti all'aumento del livello del mare, dei movimenti verticali del terreno e all'erosione».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Il sito di Pignataro di Fuori rappresenta così un'importante testimonianza dell'evoluzione del paesaggio costiero delle Isole Eolie e offre nuove possibilità per individuare e studiare altri insediamenti antichi oggi sommersi. <b>Lo studio apre nuove prospettive di ricerca di ulteriori insediamenti dell'Età del Bronzo</b>, non solo nel settore sommerso delle Isole Eolie, ma anche lungo altre coste del Mediterraneo non ancora investigate attraverso queste nuove metodologie integrate.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Milano: alla Fabbrica del Vapore "Al Lavoro", una mostra sui diritti e sulle lotte dei lavoratori]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/milano-alla-fabbrica-del-vapore-al-lavoro-una-mostra-sui-diritti-e-sulle-lotte-dei-lavoratori</link>
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                    <description><![CDATA[Dal 18 settembre all'11 ottobre, nello spazio Cisterne, fotografie, documenti, video e opere d'arte raccontano le trasformazioni del mondo del lavoro]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_0829df9c1608033632245eb1cd21c159.webp" length="151156" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 23 Sep 2026 14:20:39 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><span><strong>Dal 18 settembre all'11 ottobre 2026, la Fabbrica del Vapore, nello spazio Cisterne, ospita "Al Lavoro", mostra a cura di Progetto Comunicazione, in collaborazione con Prospekt, dedicata ai diritti, alle lotte e alle trasformazioni del mondo del lavoro in Italia</strong>. Attraverso fotografie, documenti, video, testi, grafici e opere d'arte, l'esposizione - a ingresso gratuito - affronta i grandi temi dell'occupazione, dei salari e dei contratti, della sicurezza e della salute, mettendo in relazione la memoria delle lotte del passato con le sfide del presente. Il percorso si interroga anche sull'evoluzione delle tutele e delle condizioni di lavoro, dalle grandi fabbriche alle nuove forme di precarietà e sfruttamento.</span></p>
<p><span>La mostra è stata inaugurata per la prima volta al <strong>Palazzo Ducale di Genova nel 2008</strong> e successivamente allestita, nel 2009, a Sesto San Giovanni, un tempo definita la "capitale del lavoro". Nel 2025 il progetto è stato completamente rinnovato in collaborazione con l'agenzia fotografica Prospekt e presentato al DUMBO di Bologna. Nel 2026 la mostra è stata ulteriormente aggiornata per un nuovo allestimento a Genova nel 25° anniversario dei fatti di Genova del 2001. L'edizione milanese, che arricchisce il percorso con contenuti e materiali dedicati al territorio, è ospitata alla Fabbrica del Vapore dal 18 settembre all'11 ottobre 2026, nello spazio Cisterne.</span></p>
<p><span>«Ospitare alla Fabbrica del Vapore la mostra Al Lavoro significa offrire alla città un'occasione di riflessione sulle trasformazioni del mondo lavorativo e sul valore dei diritti - dichiara l'assessore alla Cultura, <strong>Tommaso Sacchi</strong> -. Attraverso fotografie, documenti, video e opere d'arte, la mostra collega la memoria delle grandi stagioni del lavoro alle sfide del presente, con uno sguardo anche sul territorio milanese. Una scelta significativa per uno spazio nato dal lavoro e oggi dedicato alla cultura contemporanea».</span></p>
<p><span>Il percorso fotografico <strong>attraversa il tempo e i settori economici</strong>, dalle grandi fabbriche degli anni Settanta alle lotte dei braccianti agricoli, fino ai nuovi paradigmi del lavoro precario, alla new economy e alla tirannia degli algoritmi, alla crisi dei salari, ai crescenti problemi nel settore sanitario e alle più recenti battaglie sindacali.</span></p>
<p><span>Sono esposte immagini di fotografi appartenenti a <strong>generazioni diverse</strong>. A firme storiche come <strong>Paola Agosti, Gianni Berengo Gardin, Lucio Cavicchioni, Francesco Cito, Dino Fracchia, Fausto Giaccone, Silvestre Loconsolo, Uliano Lucas, Fernando Moleres, Carlo Orsi e Alberto Roveri, si affiancano Elio Colavolpe, Claudia Corrent, Alessandro Digaetano, Massimo Di Nonno, Michele Lapini, André Lihon, Diambra Mariani, Francesco Merlini, Eros Mauroner, Samuele Pellecchia, Alexey Pivovarov, Massimo Sciacca</strong> e molti altri.</span></p>
<p><span>Il percorso espositivo comprende testimonianze video di rider raccolte in diversi Paesi, le opere scultoree dell'artista Winfried Loeschburg e la grande installazione "Non sono bianche queste morti" dedicata alle vittime degli incidenti sul lavoro, un'opera collettiva realizzata appositamente per l'edizione 2026 della mostra.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[EU KIDS ACT: per una limitazione dell'accesso dei minori nell'UE alle piattaforme di social media]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/eu-kids-act-per-una-limitazione-dellaccesso-dei-minori-nellue-alle-piattaforme-di-social-media</link>
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                    <description><![CDATA[La Commissione europea ha adottato il 17 settembre 2026 la proposta EU KIDS Act per limitare l'accesso dei minori ai social media]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_d019f94cfd42d48c97005fa69b61c489.webp" length="52510" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 23 Sep 2026 14:20:36 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p>Il 17 settembre 2026 la Commissione europea ha adottato la proposta <strong>EU KIDS ACT</strong> per migliorare la <strong>sicurezza online dei minori nell'Unione</strong>.</p>
<p>La proposta vieta alle piattaforme di social media di accedere ai minori di età inferiore ai 13 anni e fissa a 15 anni l'<strong>età minima a livello di UE</strong> per l'apertura di un account proprio, così da mantenere una gradualità d'approccio L'EU KIDS ACT rovescia l'onere della prova: sono ora i fornitori a dover dimostrare che i loro servizi <strong>sono adatti all'età e sicuri fin dalla progettazione</strong>.</p>
<p><strong>Ursula</strong> <strong>von der Leyen</strong>, Presidente della Commissione, ha dichiarato: «I nostri figli si confrontano oggi con le tecnologie più sofisticate mai create, tecnologie che in nessun caso sono state pensate tenendo presente il loro benessere. L'EU KIDS ACT rovescia l'onere della prova: spetta alle piattaforme dimostrare di esser sicure fin dalla progettazione. E poi, rimettiamo i genitori al timone fornendo gli strumenti che permetteranno loro di aiutare i figli a muoversi in un mondo online più sicuro».</p>
<p>L'EU KIDS ACT si articola nei quattro pilastri seguenti.</p>
<h3><strong>1. </strong>Partenza ritardata sui social media</h3>
<p>L'EU KIDS ACT propone che i minori possano creare account autonomi sui servizi dei social media soltanto a partire <strong>dai 15 anni di età</strong>.</p>
<p>Per i ragazzi <strong>tra i 13 e i 15 anni la proposta prevede il controllo parentale</strong>, consentendo a genitori e tutori di creare miniaccount a cui il minore può accedere attraverso il loro account. In questo modo il ragazzo potrebbe accedere a social media e piattaforme di condivisione di video adatti alla sua età. La progettazione dei servizi disponibili sui miniaccount deve implicare garanzie, quali la limitazione dei contatti sociali e la limitazione a un'ora al giorno della permanenza davanti allo schermo, nel riconoscimento del ruolo che spetta a genitori e tutori nel favorire lo sviluppo autonomo e sicuro dei ragazzi online.</p>
<p><strong>Tra i 3 e i 13 anni, bambini e ragazzi non possono accedere ai social media, ma possono accedere, tramite account gestiti dal genitore o tutore, a servizi di condivisione di video a misura di minore progettati appositamente per loro</strong>.  A tal fine le piattaforme devono mettere a disposizione dei genitori e tutori uno strumento agevole che circoscriva rigorosamente l'accesso del bambino o ragazzo che usa il dispositivo dell'adulto a siffatti servizi a misura di minore e ne limiti l'esposizione a un massimo di un'ora al giorno.</p>
<h3><strong>2. </strong>Sicurezza sin dalla progettazione</h3>
<p>L'EU KIDS ACT impone una serie di obblighi a tutti i fornitori online che offrono servizi di social media, condivisione di video, videogiochi online, assistenti IA e chatbot ad utenti di età inferiore ai 18 anni.</p>
<p>Fra questi obblighi si annoverano il divieto di inserire caratteristiche che creano dipendenza e feed di raccomandazione basati sulla profilazione che trascinino i minori in "vortici di contenuti" nocivi, il divieto di scorrimento infinito senza punti di arresto, di stratagemmi di ricompensa e di notifiche push durante le ore di riposo e il blocco dei contatti non richiesti sollecitati da estranei. Gli assistenti IA e i chatbot di IA devono essere disattivati per impostazione predefinita e non possono simulare relazioni interpersonali con modalità che creino dipendenza emotiva. </p>
<p>I profili dei minori devono essere privati per impostazione predefinita, con videocamera, microfono e geolocalizzazione disattivati. I servizi online devono offrire ai minori metodi agevoli per bloccare e silenziare altri utenti, strumenti efficaci di gestione del tempo e sistemi di raccomandazione sicuri che il ragazzo possa controllare, affinare e reimpostare. </p>
<h3><strong>3. </strong>Accertamento dell'età rispettoso della vita privata</h3>
<p>L'EU KIDS ACT obbliga i servizi online e gli app store a usare strumenti di accertamento dell'età, ad esempio servendosi dell'app di verifica dell'età dell'UE che, non conservando documenti di identità né dati biometrici, rispetta le massime garanzie di tutela della vita privata. Gli Stati membri saranno coinvolti da vicino nella predisposizione di questo ecosistema.</p>
<p>I fornitori di servizi di social media e di piattaforme di condivisione di video saranno tenuti a verificare l'età dell'utente all'apertura di un nuovo account.</p>
<p>Per i conti preesistenti i fornitori dovranno stimare l'età in base ad approssimazioni ragionevoli (ad esempio, data di creazione dell'account, dati della carta di credito associata).</p>
<h3><strong>4. </strong>Applicazione effettiva</h3>
<p>La proposta rovescia l'"onere della prova" attribuendo ai fornitori di piattaforme online di dimensioni molto grandi la responsabilità di dimostrare che i loro servizi sono "sicuri fin dalla progettazione".</p>
<p>I fornitori di servizi online saranno tenuti a presentare un piano di conformità alla Commissione, e anche a un verificatore indipendente che valuterà attentamente il nuovo servizio, la nuova caratteristica o la nuova funzionalità. Qualora, in base alla relazione del verificatore, reputi carente il piano di conformità, la Commissione può chiedere al fornitore di proporre misure correttive.</p>
<p>Il quadro di applicazione si basa sulle strutture già predisposte nell'ambito del regolamento sui servizi digitali e del regolamento sull'intelligenza artificiale, avvalendosi di meccanismi consolidati e delle competenze esistenti. La proposta EU KIDS ACT prevede, nei confronti dei fornitori che non ne rispettano le norme, procedure di esecuzione accelerate in cui la Commissione concluda le indagini entro 90 giorni.</p>
<h3>Prossime tappe</h3>
<p>La proposta legislativa è stata presentata al Parlamento europeo e al Consiglio perché diano avvio al processo legislativo di esame e adozione.  Esiste una domanda chiara d'intervento urgente e globale a livello di Unione, ed è quindi fondamentale che l'atto sia adottato in tempi rapidi.</p>
<h3>Contesto</h3>
<p>La proposta odierna si basa sulla relazione e sulle raccomandazioni dei copresidenti del <a href="https://commission.europa.eu/topics/digital-economy-and-society/special-panel_it" target="_blank" rel="noopener">panel speciale sulla sicurezza dei minori online</a> dott.ssa <strong>Maria Melchior</strong> e prof. dott. <strong>Jorg M Fegert.</strong> La Presidente von der Leyen ha convocato il panel speciale per ricevere da esperti un contributo ai fini del quadro dell'UE per la sicurezza dei minori online.</p>
<p>Il panel speciale, composto da oltre 60 esperti tra cui rappresentanti delle organizzazioni della società civile, rappresentanti dei giovani, genitori, educatori, psichiatri infantili, specialisti di sanità pubblica, neurologi e specialisti di tecnologia, ha cominciato i lavori a marzo 2026 e si è riunito tre volte prima che la relazione fosse presentata a luglio 2026. </p>
<p>La proposta risponde alle sempre più assidue richieste degli europei di maggiore protezione dei minori online: secondo l'<a href="https://europa.eu/eurobarometer/surveys/detail/3682" target="_blank" rel="noopener">Eurobarometro speciale sul decennio digitale 2026</a>, il 92% degli europei ritiene che l'ulteriore rafforzamento della protezione dei minori e dei giovani online sia una priorità politica assoluta, che si tratti di difenderli dal bullismo online, dall'esposizione a contenuti nocivi, dalla progettazione che crea dipendenza o da altri rischi ancora.</p>
<h3>Per ulteriori informazioni</h3>
<p><a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/it/library/proposal-eu-kids-act-eu-keeping-internet-digital-spaces-accountable-and-trustworthy" target="_blank" rel="noopener">Proposta EU KIDS ACT</a></p>
<p><a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/fs_26_1891" target="_blank" rel="noopener">Scheda informativa sull'EU KIDS ACT</a></p>
<p><a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/it/faqs/kids-act-explained" target="_blank" rel="noopener">Domande ricorrenti sull'EU KIDS ACT</a></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Ready to start: parte il nuovo programma dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare per le scuole]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/ready-to-start-parte-il-nuovo-programma-dellistituto-nazionale-di-fisica-nucleare-per-le-scuole</link>
                    <guid isPermaLink="true">https://www.italia24.news/ready-to-start-parte-il-nuovo-programma-dellistituto-nazionale-di-fisica-nucleare-per-le-scuole</guid>

                    <description><![CDATA[Con questo programma, l'INFN rinnova il proprio impegno nella promozione e diffusione della fisica e della scienza, con particolare attenzione al mondo della scuola e alle nuove generazioni]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_9b7d6d698483ad26413f2067a331fdfd.webp" length="59132" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Wed, 23 Sep 2026 14:20:33 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-836a89ff-7fff-0bc5-89a1-371a987edf71"><span>Con l'inizio del nuovo anno scolastico 2026-2027, <strong>l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare</strong> (INFN) rinnova il proprio impegno al fianco delle scuole proponendo un ricco programma di attività rivolte a studentesse e studenti, insegnanti e istituti scolastici di tutto il territorio nazionale.</span></p>
<p dir="ltr"><span>L'offerta dell'INFN comprende </span><strong>17 progetti e iniziative</strong><span> che accompagneranno le scuole durante tutto l'anno, proponendo occasioni di incontro, formazione e sperimentazione sui temi della fisica e della ricerca scientifica. Laboratori, incontri con ricercatrici e ricercatori, esperienze nei laboratori dell'INFN, concorsi e percorsi di comunicazione della scienza: sono molte le modalità attraverso cui docenti, ragazzi e ragazze potranno avvicinarsi alla ricerca scientifica e conoscere più da vicino il lavoro di chi fa ricerca alle frontiere della fisica, studiando la struttura della materia e i fenomeni dell'universo.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Un'offerta pensata per coinvolgere diverse fasce d'età e differenti livelli di formazione, dalla scuola primaria alla secondaria di secondo grado, e per offrire agli insegnanti strumenti e occasioni di aggiornamento utili a portare la scienza dentro e fuori dalle aule.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Tra gli appuntamenti che caratterizzeranno il nuovo anno scolastico ci sono il ritorno di progetti ormai consolidati dell'INFN e l'avvio di nuove edizioni e attività, con un calendario che prenderà il via già nelle prossime settimane.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Un anno di scienza, ricerca e formazione con l'INFN</span></h3>
<p dir="ltr"><span>L'offerta dell'INFN per le scuole si sviluppa lungo percorsi diversi, pensati per accompagnare studenti e studentesse alla scoperta della ricerca scientifica attraverso modalità di coinvolgimento sempre nuove: dalla lettura alla creatività, dalla sperimentazione in laboratorio all'analisi dei dati, il gioco e il making, fino al confronto diretto con ricercatrici e ricercatori dell'Istituto.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>CREATIVITÀ, SECONDARIE DI SECONDO GRADO</span></h3>
<p dir="ltr"><span>Per le studentesse e gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado tornano alcuni dei progetti che negli anni hanno coinvolto migliaia di ragazze e ragazzi in tutta Italia. Il nuovo anno si apre con la </span><span>VI edizione di <strong>Art&amp;Science Across Italy</strong></span><span>, che da ottobre 2026 coinvolgerà ragazzi e ragazze in un percorso biennale che mette in dialogo il mondo della ricerca scientifica con quello dell'arte. Alla letteratura scientifica è dedicato il </span><span><strong>Premio Asimov</strong>, </span><span>che coinvolge giovani lettori e lettrici chiamati a leggere e valutare attraverso una recensione uno dei libri in gara. La cinquina finalista verrà selezionata nell'autunno 2026 e la proclamazione del vincitore si terrà a maggio 2027 nella cornice del Salone Internazionale del Libro a Torino. Sul rapporto tra scienza e nuove tecnologie si concentrerà invece </span><strong>DialogAI</strong><span>, che all'inizio del 2027 coinvolgerà le classi nella scrittura di un dialogo teatrale realizzato con il supporto dell'intelligenza artificiale. </span></p>
<h3 dir="ltr"><span>RICERCA A SCUOLA, SECONDARIE DI SECONDO GRADO</span></h3>
<p dir="ltr"><span>Tra i percorsi che permettono di avvicinarsi più direttamente al lavoro della ricerca ci sono </span><span><strong>Lab2Go</strong>, <strong>International Masterclasses, OCRA e RadioLab</strong></span><span>. Quattro proposte diverse per temi e strumenti, ma accomunate dalla possibilità per studentesse e studenti di sperimentare in prima persona alcuni aspetti della ricerca scientifica: raccogliere e analizzare dati, interpretare i risultati, lavorare in gruppo e confrontarsi con altri studenti. Con </span><span>Lab2Go</span><span>, studentesse e studenti si cimentano con attività di laboratorio e analisi dei dati che li poterà poi a contribuire alla valorizzazione e riqualificazione dei laboratori scientifici presenti nelle loro scuole. Le </span><span>International Masterclasses</span><span>, in programma tra febbraio e marzo 2027 nelle sedi dell'INFN e delle università, permettono di lavorare su dati ed esercizi legati agli esperimenti di fisica delle particelle, per poi condividere e discutere i risultati con colleghi di tutto il mondo. Allo stesso modo, il progetto </span><span>OCRA</span><span> porta alla scoperta dei raggi cosmici, soprattutto nell'ambito dell'</span><span>International Cosmic Day</span><span>, il 19 novembre 2026, una giornata internazionale che riunisce studenti, studentesse, docenti, scienziate e scienziati di diversi paesi. Con </span><span>RadioLab</span><span>, infine, l'attenzione si sposta sulla radioattività ambientale e sul radon, attraverso attività di misura, analisi e interpretazione dei dati. Esperienze che permettono così di avvicinarsi alla ricerca non soltanto attraverso i suoi contenuti, ma anche nel modo concreto con cui la scienza viene costruita, discussa e condivisa. Sempre agli studenti e alle studentesse è rivolto </span><span>HoPE </span><span>il progetto che li avvicina alle discipline STEM mettendoli alla prova attraverso la progettazione e realizzazione di piccoli prototipi sperimentali in questi ambiti.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>FORMAZIONE DOCENTI, SECONDARIE</span></h3>
<p dir="ltr"><span>Accanto alle attività rivolte agli studenti, con </span><strong>AggiornaMenti, HOP e PID </strong><span>l'INFN propone percorsi dedicati anche alla formazione dei docenti, con iniziative pensate per portare nelle aule strumenti, metodologie e conoscenze legate alla ricerca contemporanea.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>GIOCHI DI SCIENZA, PRIMARIE E SECONDARIE</span></h3>
<p dir="ltr"><span>Un'attenzione particolare è dedicata ai più piccoli. Con </span><span><strong>INFN Kids</strong>, </span><span>bambine e bambini potranno avvicinarsi ai concetti fondamentali della fisica, dalla materia all'energia, fino all'elettrostatica e alla struttura dell'atomo. Il progetto prevede inoltre la possibilità di visitare i laboratori INFN e di incontrare la ricerca anche fuori dalle sedi scientifiche: nel 2026, infatti, </span><span>INFN Kids </span><span>sarà presente anche a <strong>Lucca Comics&amp;Games</strong>, portando la fisica all'interno di uno dei principali appuntamenti italiani dedicati alla cultura pop.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Ma la scoperta della scienza passa anche attraverso il gioco. </span><span><strong>INFN Game</strong>, </span><span>attraverso la realizzazione di giochi in scatola, propone un modo coinvolgente per avvicinarsi ai temi della fisica delle particelle e della ricerca, trasformando concetti scientifici e sfide collaborative in un'esperienza ludica pensata per studenti e pubblico. Accanto a INFN Game, </span><span><strong>HEPscape</strong>!</span><span> fa della fisica delle alte energie un'esperienza interattiva, attraverso delle escape room che permettono di affrontare concetti e temi della ricerca in modo coinvolgente. HEPscape! sarà protagonista di numerosi appuntamenti sul territorio, dalla European Researchers' Night di Avezzano, Terni, Pisa e Bari, a Lucania Is Comics, Lucca Comics&amp;Games e GALA 2026 all'Aquila.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>VITA IN LABORATORIO, SECONDARIE DI SECONDO GRADO</span></h3>
<p dir="ltr"><span>Non mancano poi i percorsi che permettono di vivere la ricerca in prima persona, entrando negli spazi dell'INFN e confrontandosi direttamente con chi fa ricerca quotidianamente. Torneranno </span><strong>STAGE, lo STEAM SUMMER CAMP</strong><span> e la scuola internazionale </span><strong>INSPYRE – INternational School on modern PhYsics and REsearch</strong><span>, dedicata a studentesse e studenti delle scuole secondarie di secondo grado italiane e straniere, che nel 2027 prevede due appuntamenti, ai Laboratori Nazionali INFN di Frascati dal 12 al 16 aprile e, in autunno, alla Sezione INFN di Lecce. Tutte e tre gli appuntamenti prevedono tre o più giorni dedicati interamente alla fisica moderna e alla ricerca, con lezioni, dibattiti ed esperimenti interattivi.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>CONTEST E ATTIVITÀ ONLINE, SECONDARIE</span></h3>
<p dir="ltr"><span>A completare l'offerta è </span><span><strong>ScienzaPerTutti</strong> </span><span>che invita gli studenti e le studentesse a raccontare la scienza attraverso un video dedicato agli aspetti scientifici nascosti dietro un elemento della vita quotidiana. Un modo per trasformare la curiosità in una storia e sperimentare, insieme alla ricerca, anche gli strumenti della comunicazione scientifica.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Un programma ampio e articolato, che unisce ricerca, formazione, sperimentazione, gioco e comunicazione e che nel corso dell'anno scolastico coinvolgerà scuole, studentesse e studenti su tutto il territorio nazionale, grazie alla rete delle Sezioni e dei Laboratori Nazionali dell'INFN e alle numerose collaborazioni con università, enti e istituzioni del territorio.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Con questo programma l'INFN rinnova anche quest'anno il suo forte impegno verso la promozione e la diffusione della fisica e della scienza, con un occhio di riguardo verso il mondo della scuola e delle generazioni future.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Tutti i progetti elencati sono realizzati attraverso il Comitato di Coordinamento della Terza Missione (CC3M) dell'INFN che sostiene i progetti di Public Engagement promossi dalla comunità di ricerca grazie a un processo di peer-review interno.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Per restare aggiornato</span></h3>
<p dir="ltr"><span>Il programma dell'INFN per l'anno 2026/2027 è in continuo aggiornamento. I docenti interessati a partecipare a uno dei progetti presentati possono consultare il portale INFN dedicato alle scuole, dove sono disponibili le informazioni sulle attività, sulle modalità di partecipazione e sulle eventuali scadenze, al seguente <a href="https://progettiscuola.infn.it/" target="_blank" rel="noopener">indirizzo web</a>.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Un hydrogel fotoresponsivo che trasforma la luce in movimento: un innovativo studio con potenziali applicazioni in campo biomedico]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/un-hydrogel-fotoresponsivo-che-trasforma-la-luce-in-movimento-un-innovativo-studio-con-potenziali-applicazioni-in-campo-biomedico</link>
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                    <description><![CDATA[Uno studio coordinato dal Politecnico di Torino presenta un innovativo materiale polimerico che cambia forma in risposta alla luce, con potenziali applicazioni nella medicina rigenerativa, nelle biotecnologie e nella microfluidica]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_0bf7b551c2f521f1cbf35d6af88c0319.webp" length="32670" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Mon, 21 Sep 2026 15:41:59 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-2181178a-7fff-662c-6657-428ec0c8477b"><strong>La luce non serve soltanto a illuminare: può diventare un vero e proprio strumento capace di mettere in movimento un materiale.</strong></p>
<p dir="ltr"><span>È questa la prospettiva aperta dallo studio</span><a href="https://email.mddr.polito.it/c/eJxEzztuxCAQANDTQLdoGP4FRRpfY4U94yySfwISSzl9tGlygSc9ym6lhYzkrENMAVGjl7yXuj37xVR_6nlwhtVF44wHIyzs_dOj2plqIWrcu6pDvvK6RjMvOhSvXeAUfCJO1ieNEEswUdaMgB6SjpAAwSvHGJDmeV6pBCzL2yZq6jq3Os63uuXXGFcX5kPgJHC671sdZXw1Vsu5C5xKG3XZuAucutUmhAegfwBarR9OttyYyl9BWKijbLWgVQffXf7vnpUyJo0a5cjyO-NvAAAA___8HVQT" target="_blank" rel="noopener"><span> </span><span>"Photo-guided Azopolymer Hydrogel Actuators"</span><span>,</span></a><span> pubblicato sulla rivista</span><a href="https://email.mddr.polito.it/c/eJxEzz1uxCAQR_HTQIngjw24oEjja6xmPUMWyV8yJJZy-mjT5AI_vcd5LLyw15JdTFMEHIKWjer6aKdw_anHLtmWMfnRB-vVYLf2GWA24UrMl7RmatevnMrI5AZQigP5IMm6FCEUUykgB10zLIKdXLKThQ1mFETw8_ksTBG0vG3my5zHWvvxVtf86v1syn8ozArzfd9mp_51iVmOTWFeGynM-sqXMP21qsHWTmslDGaXu-n_jUfljMnBQfesvzN-AwAA__8qgk57" target="_blank" rel="noopener"><span> </span><span>Light: Science &amp; Applications</span></a><span>, tra le principali riviste scientifiche internazionali dedicate alla ricerca di base e applicata nei campi dell'ottica e della fotonica, che vede tra gli autori il professor </span><strong>Emiliano Descrovi</strong><span> del Dipartimento di Scienza Applicata e Tecnologia-DISAT, coordinatore del lavoro, e </span><strong>David Urban</strong><span>, che ha svolto un dottorato in cotutela tra la Norwegian University of Science and Technology (NTNU) e il Politecnico di Torino.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il lavoro introduce una nuova classe di </span><span><strong>materiali responsivi a stimoli esterni</strong> </span><span>in grado di trasformare impulsi luminosi in movimento meccanico controllato e reversibile. Al centro della ricerca c'è un </span><strong>hydrogel fotoresponsivo</strong><span>, cioè un materiale polimerico soffice, ricco d'acqua e capace di rispondere alla luce, con caratteristiche simili a quelle dei tessuti biologici. Al suo interno sono incorporate delle </span><strong>nanoparticelle di azopolimero</strong><span><strong>:</strong> minuscoli "motori" sensibili alla luce che, quando vengono illuminati, cambiano forma seguendo la direzione della polarizzazione del fascio luminoso. Questo hydrogel raccoglie e trasmette questo movimento all'intera struttura, conferendole elasticità, stabilità anche in ambiente acquoso e la reversibilità dell'attuazione meccanica.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Uno degli aspetti più innovativi della ricerca è la </span><strong>riconfigurabilità del materiale. Negli azopolimeri tradizionali, infatti, la deformazione è permanente o quasi permanente</strong><span><strong>:</strong> una volta modificata la forma, il materiale conserva quella configurazione e ogni successiva deformazione cumula con la precedente. Nel nuovo composito, invece, l'idrogel introduce forze elastiche che consentono di riportare la struttura verso la configurazione iniziale. </span><strong>In questo modo, lo stesso microsistema può essere deformato ripetutamente</strong><span><strong>, </strong>in direzioni e modalità diverse, semplicemente variando la polarizzazione della luce, senza perdere le proprie funzionalità.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Lo studio dimostra, inoltre, prestazioni senza precedenti. </span><strong>In una configurazione tipica, il materiale raggiunge deformazioni reversibili del 200%</strong><span>, valori superiori a quelli finora ottenuti con materiali fotoresponsivi analoghi, mantenendo al tempo stesso stabilità in ambiente acquoso e la possibilità di sovrascrivere le deformazioni precedenti per circa una decina di cicli ripetuti.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Se la reversibilità della deformazione rappresenta il principale avanzamento scientifico del lavoro, il controllo remoto mediante la luce ne costituisce il maggiore punto di forza applicativo. </span><strong>La luce diventa, infatti, un vero e proprio strumento di controllo</strong><span><strong>:</strong> può essere indirizzata con estrema precisione solo dove necessario, senza ricorrere a fili, motori o dispositivi meccanici, quindi al contatto.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Questa caratteristica permette di manipolare strutture grandi appena pochi micrometri, come </span><strong>micro-pilastri</strong><span> che si allungano seguendo la direzione della luce o </span><strong>micro-pozzetti</strong><span> che possono aprirsi e richiudersi più volte in modo controllato.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Le possibili applicazioni sono numerose e interessano innanzitutto il settore biomedicale. Il materiale è stato progettato come </span><strong>substrato dinamico per la crescita cellulare</strong><span><strong>: </strong>modificandone localmente la forma mediante la luce sarà possibile guidare orientamento, migrazione e compartimentazione di cellule e tessuti, con un livello di controllo spaziale e temporale non raggiungibile con i tradizionali substrati statici. Il tutto implementabile in un microscopio convenzionale da laboratorio.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La piattaforma potrà inoltre essere impiegata nello sviluppo di dispositivi microfluidici, sistemi per la coltura tridimensionale di cellule e organoidi, microvalvole ottiche e microsistemi intelligenti controllati dalla luce, aprendo nuove prospettive per la medicina rigenerativa, il drug delivery e le biotecnologie.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il risultato segna anche un importante passo verso il trasferimento tecnologico. </span><strong>La tecnologia è protetta da una domanda di brevetto </strong><span>depositata nel 2025</span><span>, </span><span>attualmente in fase di estensione internazionale (PCT),</span><span> </span><span>con l'obiettivo di accelerarne lo sviluppo verso applicazioni industriali e commerciali.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Questo lavoro si colloca in un filone di ricerca particolarmente di frontiera, relativamente poco consolidato, ma che in grado di regalare nuovi e sorprendenti risultati. Nonostante la difficoltà nel raccogliere fondi dedicati a supporto di questa attività, grazie al talento ed all'entusiasmo dei miei collaboratori, in primis il dottor David Urban che ho avuto il piacere di co-supervisionare durante il suo dottorato tra Trondheim e Torino, siamo riusciti a realizzare questo polimero composito capace di queste straordinarie deformazioni reversibili controllate dalla luce. Una bella storia che spero potrà avere un seguito anche fuori dall'università, in ambiti più applicativi e vicini al mercato»</span><span>, dichiara il professor </span><strong>Emiliano Descrovi</strong><span>.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Il nuovo progetto discografico di Roberto Colombo & Adriano Sangineto: presentato l'album BRRR!]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/il-nuovo-progetto-discografico-di-roberto-colombo-and-adriano-sangineto-presentato-lalbum-brrr</link>
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                    <description><![CDATA[Alla Fabbrica di Lampadine di Milano è stato presentato BRRR!, il nuovo album nato dalla collaborazione tra il produttore Roberto Colombo e l’arpista Adriano Sangineto]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_7fe7aa0c5b9fc2c0e714ecdf2a36838e.webp" length="21268" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Mon, 21 Sep 2026 15:41:57 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p>È stato presentato alla <strong>Fabbrica di Lampadine di Milano</strong>, mercoledì <strong>16 settembre</strong>, <strong>l’album BRRR!, </strong>il nuovo progetto del <strong>produttore discografico, musicista e arrangiatore Roberto Colombo e dell’arpista Adriano Sangineto.</strong></p>
<p>Un duo inedito, che vede per la prima volta insieme i due artisti alle prese con un’interazione musicale unica che lascerà ampi spazi all’ improvvisazione. Tra i nomi più importanti dei music maker italiani, Roberto Colombo lega il proprio nome ai <br>successi di grandi artisti: ha prodotto i dischi di <strong>Enzo Jannacci, Giuni Russo, Alberto Camerini, Garbo, Le Orme, Ivan Cattaneo, i Matia Bazar, Miguel Bosé e Morgan</strong>. È stato inoltre arrangiatore per <strong>Adriano Celentano ed Edoardo Bennato</strong>, oltre a curare l’intera discografia solista di <strong>Antonella Ruggiero.</strong> Ha composto musiche per spot pubblicitari e per importantiprogrammi televisivi, tra cui “Viaggiando”, sigla radio di RaiStereoNotte, le sigle di testa e di coda “Beautiful”, “Studio Aperto”, Italia1 e “Segnatempo”, sigla del segnale orario di Canale 5. Da oltre vent’anni segue l’attività musicale di Antonella Ruggiero come produttore discografico.</p>
<p><strong>Adriano Sangineto</strong> è un musicista (specializzato in arpa celtica), compositore e arrangiatore italiano. Ha compiuto gli studi musicali presso il Conservatorio di Milano dove si è laureato in clarinetto e composizione sperimentale. Suona l’arpa celtica e il clarinetto basso, arricchendo il proprio sound con un uso raffinato dell’effettistica elettronica che, senza risultare invadente, conferisce grande intensità e varietà sonora.</p>
<p>La sua ventennale esperienza lo ha portato a esibirsi in diverse parti del mondo, inclusi Stati Uniti e Australia. Negli ultimi anni Antonella Ruggiero ha presentato il concerto “arpeggio elettrico” con Sangineto e Colombo.</p>
<p>Il concept del progetto ruota attorno a un universo sonoro ricco e profondo, capace di <br>alternare momenti di grande intensità a passaggi riflessivi, dando vita a un connubio artistico unico nel suo genere. Nella stesura musicale vengono rilette le sigle televisive più famose di Colombo.</p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Dante, Lavoisier e l'AI: una nuova lingua per scoprire i farmaci]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/dante-lavoisier-e-lai-una-nuova-lingua-per-scoprire-i-farmaci</link>
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                    <description><![CDATA[Una nuova Perspective del prof. Stefano Moro, docente al Dipartimento di Scienze del Farmaco dell'Università di Padova, pubblicata sulla rivista scientifica dell'American Chemical Society, propone una lettura parallela dell'evoluzione del linguaggio della chimica]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_0658cf64284ce6c38fe942d5ea4d905c.webp" length="236736" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Mon, 21 Sep 2026 15:41:54 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p>Che cos'hanno in comune una parola e una molecola? Più di quanto possa sembrare. <strong>Una nuova Perspective del prof. Stefano Moro</strong>, docente al Dipartimento di Scienze del Farmaco dell'Università di Padova, pubblicata sulla rivista scientifica dell'<strong>American Chemical Society</strong>, propone di leggere l'evoluzione del linguaggio e quella della chimica come due storie parallele: entrambe hanno trasformato conoscenze inizialmente intuitive in sistemi di simboli, regole e rappresentazioni sempre più precise.</p>
<p>Oggi, grazie all'Intelligenza Artificiale, non solo è possibile generare una molecola chimicamente valida, ma anche valutare se quella molecola possa apparire sensata, originale e promettente agli occhi di un chimico esperto per lo sviluppo di un potenziale farmaco.</p>
<p>Da Dante, che contribuì a riflettere sulla struttura della lingua volgare, a Lavoisier, che introdusse una nomenclatura sistematica per la chimica, il filo conduttore è la formalizzazione della conoscenza. In tempi più recenti, formule di struttura, stringhe, grafi molecolari ed embedding – tra le principali modalità utilizzate per rappresentare le molecole in ambito computazionale – hanno reso possibile descrivere e confrontare le molecole attraverso strumenti informatici.</p>
<p>Prendendo spunto dal celebre lavoro di Alan Turing, la riflessione scientifica del prof. Moro, intitolata <a href="https://pubs.acs.org/jcisd8/article/66/17/10457/5329805/The-Chemical-Imitation-Game-Navigating-Spaces-of" target="_blank" rel="noopener"><em>The Chemical Imitation Game: Navigating Spaces of Meaning in Language and Chemistry</em></a>, pone una domanda centrale: mentre i nuovi modelli di Intelligenza Artificiale diventano sempre più capaci di generare ed esplorare strutture molecolari, possiamo chiederci non tanto se una macchina "comprenda" davvero la chimica, quanto se il modo in cui naviga lo spazio chimico possa produrre risultati simili a quelli guidati dall'intuizione di un chimico esperto. E che cosa può insegnarci questa somiglianza sulla natura stessa della conoscenza chimica?</p>
<p>Progettare un possibile farmaco significa infatti bilanciare contemporaneamente molte proprietà: attività biologica, selettività, solubilità, stabilità, accessibilità sintetica, farmacocinetica e compatibilità con il bersaglio terapeutico. L'Intelligenza Artificiale può esplorare milioni di alternative e individuare regioni promettenti dello spazio chimico, ma la valutazione finale richiede ancora esperienza, interpretazione e intuizione scientifica.</p>
<p>«L'Intelligenza Artificiale non sostituisce l'intuizione del chimico: ne amplia la capacità di esplorare spazi molecolari troppo vasti per essere affrontati con i soli strumenti tradizionali. La sfida non è generare semplicemente nuove molecole, ma imparare a riconoscere quali abbiano davvero un significato sia chimico sia terapeutico», <b>spiega Stefano Moro, autore della Perspective e docente al Dipartimento di Scienze del Farmaco dell'Università di Padova</b>.</p>
<p><strong>In questa prospettiva, l'AI non sostituisce il chimico farmaceutico: ne amplia il raggio d'azione. La macchina può proporre nuove direzioni, mentre il ricercatore interpreta, seleziona e collega quelle proposte alla realtà biologica e sperimentale.</strong></p>
<p>Il messaggio è quindi semplice: <strong>migliori rappresentazioni della chimica possono portare a migliori strategie per esplorarla</strong><b>.</b> Nel settore farmaceutico, questo potrebbe significare individuare più rapidamente molecole interessanti, comprenderne meglio il comportamento e progettare candidati terapeutici in modo più razionale.</p>
<p><b>La <i>Perspective</i> è stata inoltre selezionata per la copertina del «Journal of Chemical Information and Modeling».</b> L'immagine mette in scena proprio questa convergenza: da Dante e Lavoisier fino agli spazi molecolari navigati dall'Intelligenza Artificiale, come simbolo di un percorso che unisce linguaggio, chimica e scoperta di nuovi farmaci.</p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[La Notte delle Ricercatrici e dei Ricercatori: i programmi di alcune università italiane per il 25 settembre]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/la-notte-delle-ricercatrici-e-dei-ricercatori-i-programmi-di-alcune-universita-italiane-per-il-25-settembre</link>
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                    <description><![CDATA[In occasione della Notte delle Ricercatrici e dei Ricercatori del 25 settembre, il programma e le iniziative di alcune università italiane e delle loro rispettive città]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202609/image_900x600_c6f58a5c65282a4086a043e2f846cd1c.webp" length="31810" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Mon, 21 Sep 2026 15:41:52 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<h2 class="v1MsoNormal" align="center" style="text-align: left;">Università di Parma</h2>
<p class="v1MsoNormal" align="center" style="text-align: left;">Giochi scientifici, laboratori, esperimenti, dimostrazioni, concerti e molto altro al Campus Scienze e Tecnologie, al Campus veterinario, in centro e allo CSAC. Attività anche a Piacenza </p>
<p class="v1MsoNormal" align="center" style="text-align: left;">Per alcuni eventi necessaria la prenotazione</p>
<p class="v1MsoNormal"><span><b><i>Dai uno sguardo al tuo futuro.</i></b> È pieno di fascino e di spunti lo slogan della <b>Notte delle Ricercatrici e dei Ricercatori</b>, la più importante manifestazione europea di comunicazione scientifica,<b> </b>che<b> torna a Parma venerdì 25 settembre promossa dall'Università di Parma con IMEM – CNR ed EU GREEN, con il patrocinio del Comune di Parma e della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane - CRUI.</b></span><span> </span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>L'edizione 2026 è stata presentata in conferenza stampa dal Rettore<b> Paolo Martelli</b>, dall'Assessora alla Comunità giovanile del Comune di Parma <b>Beatrice Aimi</b>, dal Direttore di IMEM-CNR <b>Andrea Zappettini</b> e dalla Delegata del Rettore al Public Engagement <b>Sara Martin</b>.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>L'Ateneo proporrà il 25 settembre tantissimi eventi: dai giochi scientifici ai laboratori, dagli esperimenti alle dimostrazioni, dalle visite guidate alle mostre, ai concerti e a molto altro, per un pubblico ampio ed eterogeneo che quest'anno parte addirittura dai 6 mesi di età. <b>Le attività si svolgeranno al Campus Scienze e Tecnologie, al Campus veterinario di via del Taglio, in centro storico e allo CSAC a Valserena.</b></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>L'intera manifestazione mette al centro i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell'Agenda 2030 ONU.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Sarà possibile andare dentro la materia fino agli atomi, esplorare l'ecosistema stagno, cercare di capire quale è il segreto di un navigatore, giocare con le magie della chimica, conoscere le cellule del sangue, fare incontri ravvicinati con rocce, minerali e fossili, apprezzare tutti i colori delle scienze degli alimenti e avere a che fare con Dottori Robot, Chatbox Amici e Super Cervelli, giocare con l'intelligenza artificiale generativa e molto altro.<b></b></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Il 25 la "Notte" sarà anche a Piacenza (nell'ex Chiesa del Carmine) con i corsi d'area medico-sanitaria Unipr che si svolgono a Piacenza (corso di laurea magistrale a ciclo unico in Medicine and Surgery e corsi in Fisioterapia e Infermieristica)</span></p>
<p><span><b>Le attività sono quasi tutte a libero accesso</b></span><span>, ma alcune richiedono la prenotazione (laboratori a numero chiuso):<strong> è possibile prenotarsi esclusivamente online attraverso il sito web ufficiale dell'evento</strong></span><span><strong>.</strong></span><span><strong> </strong></span><span> <b>Le prenotazioni saranno aperte dal 14 al 22 settembre</b>.<b></b></span><span><b> </b></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span><b>Il programma dettagliato e le mappe degli appuntamenti sono disponibili sul <a href="https://lanottedeiricercatori.unipr.it/" target="_blank" rel="noopener">sito web ufficiale.</a></b></span></p>
<h2 class="v1MsoNormal">Università di Milano-Bicocca</h2>
<p class="v1MsoNormal" align="center" style="text-align: left;"><span lang="it">Università di Milano-Bicocca<br>Venerdì 25 settembre 2026<br>Dalle ore 17.00, pomeriggio e serata<span></span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" align="center" style="text-align: left;"><span lang="it">BiM (Auditorium e Pavilion) - Viale Piero e Alberto Pirelli 10, Milano<span></span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" align="center" style="text-align: left;"><span lang="it">Edificio Agorà U6 - Piazza dell'Ateneo Nuovo 1, Milano</span></p>
<p class="v1MsoNormal" align="center" style="text-align: left;"><b><span lang="it">Milano-Bicocca celebra la Notte europea delle ricercatrici e dei ricercatori con uno spettacolo di <span>Vittorio Lingiardi</span>, laboratori, spazi di incontro e gioco</span></b></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">In occasione della <b><i>Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori 2026</i></b>, l'Università di Milano-Bicocca propone il <b>25 settembre</b> un pomeriggio e una serata dedicati all'<b>incontro tra ricerca e cittadinanza</b>, con uno spettacolo</span><b><span lang="it"> </span></b><span lang="it">di <span>Vittorio Lingiardi</span>, laboratori, <span>esperienze immersive, conversazioni e </span>momenti di partecipazione.<span> </span><span></span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Un programma pensato per pubblici diversi e per raccontare la scienza non soltanto attraverso i suoi risultati, ma anche attraverso <b>domande, esperienze, errori, scoperte</b> e storie di chi ogni giorno fa ricerca.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Si parte alle ore 17.00 con i</span><span lang="it"> <b>laboratori scientifici</b>, rivolti ai più giovani e non solo,<b> </b><span>dedicati al valore dell'errore nel percorso scientifico, alla chimica dei colori, alle proprietà dello slime e all'esplorazione dell'Universo in un planetario gonfiabile per un'esperienza immersiva tra le galassie.</span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span lang="it">Vittorio Lingiardi</span></b><span lang="it"> - psichiatra e psicoanalista, professore della Sapienza Università di Roma - porta in scena il <b>reading-spettacolo musicale "Corpo, umano"</b> dalle</span><span lang="it"> ore 18 alle 19.30<span> presso l'Auditorium in BiM in viale Piero e Alberto Pirelli 10. Con l'attrice Federica Fracassi, Lingiardi pone il corpo al centro della scena e ci guida, con sensibilità, alla scoperta degli organi che lo compongono, attraverso la voce della scienza e del mito, dell'arte e della letteratura.</span><s><span></span></s></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Con l'evento <b><i>Diari di scienza – Un assaggio di ricerca</i></b>,</span><span lang="it"> ospitato presso Fuorimano all'interno del Pavilion in BiM dalle 19.30 alle 21.30, <span>il pubblico potrà <b>incontrare direttamente ricercatrici e ricercatori dell'Ateneo, in un'atmosfera informale e conviviale</b>. In brevi incontri di 20 minuti, ciascuno racconterà la propria ricerca come una pagina di diario: dalla domanda da cui tutto ha avuto inizio alle sfide e agli imprevisti incontrati lungo il percorso, fino ai risultati attesi e al loro impatto sulla società. Al suono della campanella, i partecipanti saranno invitati a spostarsi verso un nuovo racconto e proseguire il viaggio alla scoperta di nuove discipline e storie di ricerca.</span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Dalle 21.30 <span>la serata è dedicata al <b>Quizzone scientifico, </b>a cura di Frame-Divulgazione Scientifica, in cui a mettersi in gioco saranno gli spettatori, chiamati a rispondere a una serie di domande a tema scientifico. Argomenti e quesiti saranno elaborati in collaborazione con le ricercatrici e i ricercatori di<i> Diari di scienza</i>. Per partecipare sarà sufficiente utilizzare il proprio smartphone: grazie a un software online, accessibile senza scaricare alcuna app, il pubblico potrà rispondere in tempo reale alle domande e seguire l'andamento della sfida. Chi totalizzerà il maggior numero di risposte esatte nel minor tempo si aggiudicherà la vittoria e il premio finale.</span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Le iniziative sono proposte dall'<b>Università di Milano-Bicocca in collaborazione con BiM</b>. La partecipazione è libera, previa iscrizione</span><span lang="it">. </span><span lang="it">Per partecipare e consultare il programma, si può </span><span lang="it"><a href="https://customer72157g.musvc2.net/e/tr?q=9%3dHd0WLc%26t%3dW%265%3db9b%266%3dXBXLZ%263%3dDAQxO_9xav_Jh_zwjw_0l_9xav_Im5SD.RvE4Fj.EA_OYyg_YNACBvPz_OYyg_YNQ5FuEs-0mHv9z7-5L2Pv-B3N6Mm7-uBtHv-Oq9vOk7AOq9z-B-lAz-Oq9vOk7ALzE-Ig0b%26u%3dJ3OC00.JvQ%26qO%3dHdEc%26AP%3d0fIcHeHXHdJXHY%26y%3d8AZQAC9vXm9vbn7r8iXtB00w9BeHcmfJXB7QYCdv09XscDdtXCXwbHZHBFetgkWuCkev&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span>visitare la pagina dedicata del sito di ateneo</span></a></span><span lang="it">.</span></p>
<h2 class="v1MsoNormal"><span lang="it">Università di Palermo</span></h2>
<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-8b5ed4b8-7fff-1e6d-8eca-a831dc5f9424"><span><strong>SHARPER 2026:</strong> la Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori all'Università di Palermo</span></p>
<p dir="ltr"><strong>Venerdì 25 settembre, dalle 19:00</strong><span>, al </span><span>Campus universitario di Viale delle Scienze</span><span> si terrà </span><span>SHARPER 2026 – Notte europea delle ricercatrici e dei ricercatori</span><span>, appuntamento dedicato all'incontro tra ricerca e società che ogni anno coinvolge migliaia di cittadine e cittadini in tutta Europa.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«Il Campus UniPa si trasformerà in un grande spazio dedicato alla divulgazione scientifica – spiegano i referenti scientifici - Laboratori interattivi, esperienze immersive, dimostrazioni, mostre, visite guidate, attività per bambini e famiglie, incontri con ricercatrici e ricercatori, spettacoli e numerose altre iniziative gratuite consentiranno al pubblico di tutte le età di conoscere da vicino il lavoro svolto nei laboratori e nei centri di ricerca dell'Ateneo e delle istituzioni partner, per raccontare i risultati e il valore della ricerca scientifica, favorire il dialogo tra ricercatrici, ricercatori e cittadinanza e promuovere una cultura dell'innovazione aperta, partecipata e accessibile. Quest'anno verrà allestito anche un palco sul quale le ricercatrici e i ricercatori racconteranno i progetti nei quali sono coinvolti e non solo».</span></p>
<p dir="ltr"><span>L'edizione 2026 di SHARPER, organizzata nell'ambito del partenariato nazionale del progetto che riunisce università, enti di ricerca e organizzazioni impegnate nella promozione della cultura scientifica e del dialogo tra ricerca e cittadini, è realizzata sotto l'egida della <strong>Commissione europea nell'ambito delle azioni Marie Skłodowska-Curie – MSCA and Citizens ed è sostenuta dal cofinanziamento dell'Università degli Studi di Palermo, dell'Istituto di Farmacologia Traslazionale del Consiglio Nazionale delle Ricerche – IFT-CNR, e dell'Istituto Nazionale di Astrofisica – INAF</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Anche per questa edizione, l'Università degli Studi di Palermo parteciperà con ricercatrici e ricercatori, </span><span>Dipartimenti</span><span> e numerose strutture dell'Ateneo, tra cui il </span><strong>Sistema Museale di Ateneo – UniPa Heritage, il Sistema Bibliotecario, la Scuola di Dottorato, ATeN Center – Advanced Technologies Network Center e il Teaching Learning Centre - Centro per l'innovazione e il miglioramento della didattica universitaria TLC-CIMDU.</strong></p>
<p dir="ltr"><span>La manifestazione si avvale, inoltre, del patrocinio della </span><span>Conferenza dei Rettori delle Università Italiane – CRUI</span><span>, che promuove la partecipazione degli Atenei italiani alla Notte europea delle ricercatrici e dei ricercatori, e della collaborazione di numerosi partner istituzionali e territoriali, tra cui il <strong>progetto </strong></span><span><strong>Atlante – Aria e Salute, l'Aeronautica Militare, la Polizia Scientifica, l'Azienda Sanitaria Provinciale di Palermo – ASP Palermo</strong> </span><span>e altri enti e organizzazioni che contribuiranno alla realizzazione delle attività rivolte al pubblico.</span></p>
<p dir="ltr"><a href="https://www.sharper-night.it/sharper-palermo/" target="_blank" rel="noopener"><span>Info e programma completo al link.</span></a></p>
<p dir="ltr"><span>SHARPER è un evento associato all'iniziativa "<strong>MSCA and Citizens</strong>" dell'Unione Europea, nell'ambito delle azioni Marie Skłodowska-Curie – HORIZON-MSCA-2025-CITIZENS-01.</span></p>
<h2 dir="ltr"><span>Università Ca' Foscari Venezia</span></h2>
<p><strong>"UniVerso", AL VIA LA "MARATONA DELLA SCIENZA": UNA SETTIMANA DA RICERCATORI IN LABORATORIO E IN CITTA'</strong><span></span></p>
<p><span>VENEZIA - Da <strong>lunedì 21 settembre</strong> prende il via la "maratona della scienza" che fino a <strong>venerdì 25 settembre 2026</strong> trasformerà campus, musei, calli e spazi urbani in un grande cantiere di scoperta aperto a tutte e tutti. Con il format "<strong>UniVerso: la ricerca si racconta</strong>", <strong>l'Università Ca' Foscari Venezia, con il contributo di Fondazione di Venezia</strong>, porta la scienza in città con un'ampia programmazione di eventi gratuiti e accessibili, pensati per accendere la curiosità a tutte le età.</span><span></span><span></span></p>
<p><span><strong>Venerdì 25 settembre</strong> <strong>ventiquattro ore di itinerari guidati e gratuiti</strong> per cittadine e cittadini tra storia, arte, scienza e letteratura: un ricco programma di attività e incontri, gratuiti e su prenotazione, per scoprire Venezia attraverso lo sguardo della comunità accademica. Un viaggio tra racconti inediti, percorsi interattivi ed esperienze dedicate alla storia, all'arte, alla scienza e all'innovazione, per conoscere la città e i suoi luoghi da nuove prospettive. Molte visite sono già sold out, ma ci sono ancora poche disponibilità per <strong>Palazzo Ducale, Palazzetto Bru Zane, Palazzo Grassi, la mostra Tamizdat@Ca'Foscari e il BemboLab.</strong> </span><span></span></p>
<p><span>Attraverso la collaborazione con le istituzioni culturali del territorio, l'Ateneo propone <strong>17 itinerari guidati e visite speciali:</strong> si passa da un'escursione urbana alla scoperta delle tracce arabe, a una lezione speciale alla Biblioteca Marciana davanti alla prima traduzione moderna dell'Iliade, da un'indagine tra i graffiti secolari di Palazzo Ducale a una visita sul legame tra ricerca e musica romantica al Palazzetto Bru Zane, dagli approfondimenti sulle avanguardie alla Fondazione Peggy Guggenheim alla mostra "Tamizdat@Ca'Foscari" sui libri proibiti della Biennale del Dissenso, da un percorso immersivo tra le frequenze delle radio libere, alle esplorazioni polari curate dal CNR, da una visita guidata alla storia industriale di Porto Marghera, fino alla mostra "Amar Kanwar. Co-travellers" a Palazzo Grassi.</span><span></span></p>
<p><span>Il programma completo e il link per riservare i posti sono disponibili sul <a href="https://www.unive.it/web/it/6636/home" target="_blank" rel="noopener">sito ufficiale</a>.</span><span></span></p>
<p><span>Si aggiungono inoltre le attività dedicate alle scuole che dureranno per tutta la settimana</span><span></span></p>
<p><span><strong>KIDS: la ricerca a misura di scuola (21-25 settembre) -</strong> attività riservate solo alle scuole</span><span></span></p>
<p><span>La settimana si apre con le attività dedicate alle scuole del territorio: oltre 30 classi di scuola primaria e secondaria di primo grado – per un totale di circa 700 bambine, bambini, studentesse e studenti – sperimenteranno in prima persona il lavoro di chi fa ricerca ogni giorno.</span><span></span></p>
<p><span>Ad accoglierli ci saranno le aule e i laboratori del Campus Scientifico di Mestre (Via Torino) e del Polo didattico di San Basilio a Venezia, riempiti di esperienze interattive guidate da professoresse, professori, ricercatrici e ricercatori: dalle molecole all'economia circolare, dall'intelligenza artificiale fino alle simulazioni di salvataggio all'interno di una stazione spaziale, dalle sfide come detective ambientali ai percorsi legati al mondo della Lingua dei Segni Italiana (LIS), dalle analisi sull'identità contemporanea a laboratori pratici dedicati alla materia e ai pigmenti artistici, e molto altro ancora. Non mancheranno le spedizioni sul campo: le classi potranno esplorare una vera tenda di perforazione polare (dôme) allestita all'aperto per simulare le missioni tra i ghiacci, e salire a bordo di una barca che naviga tra i canali lagunari per ascoltare i suoni sottomarini e decifrare la forma del paesaggio invisibile sotto la città.</span><span></span></p>
<p><span>«Portare la ricerca fuori dai laboratori e farla toccare con mano a bambine e bambini così come al pubblico adulto è l'anima della nostra missione di public engagement – sottolinea la Magnifica Rettrice di Ca' Foscari, <strong>Tiziana Lippiello</strong>. – La conoscenza è un bene comune aperto, inclusivo e stimolante per tutte e tutti. Vedere la meraviglia negli occhi di tanti giovani alunni e alunne che scoprono come funziona il mondo insieme alle nostre e ai nostri docenti è la conferma che spiegare concetti complessi con un linguaggio chiaro e appassionante non significa banalizzare, ma coltivare le menti di domani».</span></p>
<p><span><strong>Partner culturali per i tour</strong>: Ca' Foscari Tour, BemboLab, Fondazione Università Ca' Foscari, Istresco - Istituto per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea della Marca Trevigiana, The Human Safety Net, Istituto di Scienze Polari - Consiglio Nazionale delle Ricerche, MUVE - Fondazione Musei Civici Venezia, Ateneo Veneto, Convitto Nazionale Marco Foscarini, Biblioteca Nazionale Marciana, MiC - Ministero della Cultura, Palazzetto Bru Zane - Centre de Musique Romantique Française, Biodiversity Gateway, CNR ISMAR - Istituto di Scienze Marine, Conservatorio di Musica Benedetto Marcello Venezia, Accademia di Belle Arti Venezia, Peggy Guggenheim Collection, Fondazione dell'Albero d'Oro - Palazzo Vendramin Grimani, Palazzo Grassi - Punta della Dogana Pinault Collection</span></p>
<h2><span>Università di Sassari</span></h2>
<p><b><span>SASSARI.</span></b><span> Anche quest'anno l'Università di Sassari partecipa alla <b>Notte Europea dei Ricercatori e delle Ricercatrici</b>, l'iniziativa promossa dalla Commissione Europea nell'ambito delle azioni Marie Curie. Sassari è una delle 13 città partner del progetto <b>SHARPER <i>SHAring Researchers' Passion for Extreme Regions</i></b><i>, </i>un grande evento diffuso con centinaia di appuntamenti tra mostre, laboratori, spettacoli e attività di divulgazione. L'evento conclusivo della manifestazione avrà come protagonista il fisico e divulgatore scientifico Riccardo azzali. SHARPER è stata presentata stamattina nel corso di una conferenza stampa dal Rettore Gavino Mariotti, dalla responsabile dell'Ufficio Terza Missione e Placement, Paola Murru, e dal Prorettore Vicario Andrea Piana.</span></p>
<p><b><span>Il cuore della manifestazione al Padiglione Tavolara il 25 settembre</span></b><span></span></p>
<p><span>Gli appuntamenti principali sono fissati per giovedì 24, dalle 9.00 alle 13.30, e venerdì 25 settembre 9:00-13:30 e 16:30-20.00 nel piano terra del Padiglione Tavolara a Sassari. Il 24 settembre alle 9.15, all'inaugurazione sarà presente il rettore <b>Gavino Mariotti</b>.</span></p>
<p><span>La Notte dei ricercatori e delle ricercatrici sarà caratterizzata dagli exhibit e dai laboratori scientifici nei 23 stand dei dipartimenti dell'Università e degli enti di ricerca e formazione del territorio. Le mattinate saranno dedicate alle scuole primarie e secondarie, mentre nel pomeriggio di <b>venerdì 25 settembre, SHARPER aprirà le porte a famiglie e cittadini.</b></span></p>
<p><span>Saranno protagonisti <b>docenti e studenti dell'Università di Sassari</b> insieme agli <b>animatori scientifici dei partner</b>: Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, CNR Area della ricerca di Sassari, Accademia di Belle Arti M. Sironi, Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna, Società Astronomica Turritana, AIF Associazione per l'insegnamento della Fisica, CSI Centro Sportivo Italiano e le scuole superiori Istituto Paglietti di Porto Torres, Istituto Tecnico Ruju e Istituto Tecnico Angioy di Sassari.</span></p>
<p><b><span>"Prendersi cura attraverso la conoscenza": evento aperto al pubblico in Aula Magna</span></b><span></span></p>
<p><span>Nelle due giornate, l'Aula Magna del palazzo centrale dell'ateneo, in piazza Università, ospiterà alcuni <a href="https://www.uniss.it/it/ateneo/il-nostro-ateneo/eventi-istituzionali/notte-europea-dei-ricercatori/sharper-notte-europea-18" target="_blank" rel="noopener">eventi divulgativi</a></span><span>: <b>il 24 settembre dalle 16:00 alle 17:00, tavola rotonda della CNUPP (Conferenza Nazionale dei Delegati dei Rettori per i Poli Universitari Penitenziari) intitolata "Prendersi cura attraverso la conoscenza"</b>, aperta a tutti gli interessanti.</span></p>
<p><b><span>Evento finale in Aula Magna con il fisico Riccardo Azzali</span></b></p>
<p><span>La Notte europea dei Ricercatori si concluderà venerdì 25 settembre alle 20:15 in Aula Magna con un intervento di Riccardo Azzali intitolato "Le cose che non mi fanno dormire la notte".</span></p>
<p><span>Riccardo Azzali è un fisico teorico e divulgatore scientifico, autore per Mondadori e fondatore del progetto FilosofiaScienza, seguito da oltre 3 milioni di persone su Instagram, TikTok, YouTube e Facebook. Il suo taglio unisce fisica e filosofia con l'obiettivo di rendere accessibili le grandi domande anche a chi non ha studi scientifici alle spalle.</span></p>
<p><b><span>Per le scuole</span></b><span></span></p>
<p><span>Il 25 settembre dalle 8:30 alle 10:30, sempre in Aula Magna, i dipartimenti di Medicina, Chirurgia e Farmacia e Scienze chimiche, fisiche, matematiche e naturali guideranno il pubblico in un "Viaggio nel corpo umano", alla scoperta del cervello e dell'invisibile, fino alla conoscenza delle potenzialità della chimica dei metalli nella lotta all'antibiotico resistenza.</span></p>
<p><span>Tutto il programma è pubblicato nella <a href="https://www.uniss.it/it/sharper" target="_blank" rel="noopener">pagina dedicata</a></span><span> e sui canali instagram @unissgram e @percorsi_uniss.</span></p>
<p><b><span>I pre-eventi per tutti: "Studi su Salomè" e "Botanica WOW! Un orto da scoprire"</span></b><span></span></p>
<p><span>Mercoledì <b>23 settembre</b> <b>alle 20:00</b>, al Nuovo Cineteatro Astra in </span><a href="https://www.google.com/maps/search/Corso+Cossiga+5?entry=gmail&amp;source=g" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span>Corso Cossiga 5</span></a><span>, sarà rappresentato <b>"Studi su Salomè"</b>, liberamente tratto da Salomè di Oscar Wilde. Il <b>24 settembre dalle 17:30</b> alle 18:30, appuntamento all'Orto botanico Uniss in via Piandanna con "Botanica WOW! Un orto da scoprire". Sempre il 24 settembre, nelle case di reclusione di Tempio Pausania e Alghero, il Polo universitario penitenziario dell'Università di Sassari organizza la "Biblioteca della cura".</span></p>
<p><span>Il nutrito <a href="https://www.uniss.it/it/ateneo/il-nostro-ateneo/eventi-istituzionali/notte-europea-dei-ricercatori/sharper-notte-europea-16" target="_blank" rel="noopener">calendario</a></span><span><a href="https://www.uniss.it/it/ateneo/il-nostro-ateneo/eventi-istituzionali/notte-europea-dei-ricercatori/sharper-notte-europea-16" target="_blank" rel="noopener"> della manifestazione</a> di divulgazione scientifica ha già preso il via grazie a Uniss e ai suoi partner. Il 12 agosto a Platamona è andata in scena "Un'eclissi sul mare", in collaborazione con la SAT- Società astronomica turritana e Borgata Biancareddu. Il 19 settembre si sono svolti gli "Scavi in diretta a Perfugas".</span></p>
<p><b><span>Altri eventi riservati alle scuole</span></b><span></span></p>
<p><span>Hanno già fatto registrare grande interesse alla partecipazione gli altri eventi destinati alle scuole:</span></p>
<p><span>-23 settembre 9:00-12:30, CineTeatro Astra: "Non conferenza sull'Einstein Telescope";</span></p>
<p><span>-28 settembre 9:30-12:30, Loc. Argentiera: MINING-SENSE<br>Sensibilizzazione ed educazione ambientale per il recupero dei siti del "Parco Geominerario";</span></p>
<p><span>-1° ottobre 9:00, 10:30, 12:00, Orto botanico Uniss di via Piandanna: "<i>DETECTIVE DEI FIORI<br></i>Indagini all'Orto Botanico".</span></p>
<p><b><span>Come partecipare</span></b><span></span></p>
<p><b><span>Gli istituti scolastici</span></b><span> possono scrivere all'indirizzo </span><a href="mailto:terzamissione@uniss.it" onclick="return rcmail.command('compose','terzamissione@uniss.it',this)" rel="noreferrer"><span>terzamissione@uniss.it</span></a><span> per la richiesta di informazioni e la prenotazione delle attività.</span></p>
<p><b><span>Le famiglie e la cittadinanza </span></b><span>possono partecipare<b> </b>liberamente a tutti gli eventi, prenotando dove richiesto.</span></p>
<p><b><span>Una rete nazionale ed europea</span></b><span></span></p>
<p><span>La Notte Europea dei Ricercatori (ERN - European Researchers' Night) è un'iniziativa promossa dalla Commissione Europea con l'intento di favorire l'incontro della società con i ricercatori e le ricercatrici e incentivare la "cittadinanza scientifica", come motore sociale e politico del mondo contemporaneo. Spettacoli, laboratori, dibattiti: sono molteplici gli eventi informali che mirano a coinvolgere cittadini e cittadine di tutte le età, per far conoscere le professioni della ricerca e l'impatto della ricerca scientifica sulle nostre vite.</span></p>
<p><span>L'Università di Sassari partecipa da sei anni al progetto SHARPER, che coinvolge oggi 13 città italiane. L'Ateneo e i suoi partner propongono eventi in scuole, teatri, piazze e locali pubblici. La manifestazione principale è il 25 settembre con attività per tutta la giornata nel Padiglione E. Tavolara (Giardini Pubblici), ma sono previste anteprime ed eventi correlati nei giorni precedenti e successivi.</span></p>
<p><span>Il ricco programma di Sharper Sassari spazia dalla biologia all'intelligenza artificiale, dall'archeologia alla sostenibilità ambientale. Oltre alla città di Sassari, saranno interessati altri centri della Sardegna.</span></p>
<p><span>SHARPER unirà le energie di città come Ancona, Cagliari, Catania, Genova, L'Aquila, Palermo, Perugia, Sassari, Trieste e altre. L'iniziativa è coordinata da <b>Psiquadro</b>, insieme a un consorzio di università, centri di ricerca e associazioni culturali, tra cui <b>INFN, CNR, INAF e INGV</b>.</span></p>
<p><span>Per l'ateneo sassarese, il progetto è coordinato dall'<b>Ufficio Terza Missione e Territorio</b>, con il contributo della <b>Regione Autonoma della Sardegna</b> e del <b>Comune di Sassari</b>. Un'occasione per avvicinare cittadini e famiglie al mondo della ricerca.</span></p>]]></content:encoded>
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                            <item>
                    <title><![CDATA[Padova: venerdì 18 settembre l'inaugurazione della nuova Galleria delle Macchine con una visita guidata in anteprima]]></title>

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                    <description><![CDATA[Dai modelli didattici di turbine e pompe del 1867 alle prime auto "Made in Padova" di Bernardi fino al motore di un aereo tedesco abbattuto. Guidano il pubblico la conservatrice Fanny Marcon e il direttore scientifico Alberto Benato]]></description>

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                    <pubDate>Fri, 18 Sep 2026 14:05:46 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span>Il nuovo spazio espositivo offerto con visita guidata in anteprima è un viaggio nella storia dell'ingegneria dall'Ottocento ai giorni nostri, nell'anno dei <strong>150 anni della Scuola per Ingegneri.</strong></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Turbine, pompe e motori a combustione interna raccolti dall'Ottocento a oggi, fino a un raro esemplare di motore turbogetto Junkers Jumo 004, ricavato da un aereo caccia tedesco Messerschmitt abbattuto in Veneto durante la Seconda guerra mondiale. Sono i reperti esposti nella <b>Galleria delle Macchine</b>, <b>il nuovo spazio espositivo allestito accanto al Museo di Macchine «Enrico Bernardi», in via Venezia 1</b>, a cura del Dipartimento di Ingegneria Industriale e del Centro di Ateneo per i Musei dell'Università di Padova.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>Sarà aperto per la prima volta al pubblico </span></b><span><b>venerdì 18 settembre alle 17.30 per «Dietro le quinte della nuova Galleria delle Macchine»</b>, per una visita guidata condotta dalla conservatrice del Museo Bernardi Fanny Marcon e dal direttore scientifico Alberto Benato. Si tratta di un'occasione rara, dal momento che il Museo è visitabile soltanto su appuntamento.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b>Per partecipare è sufficiente iscriversi a <a href="https://www.eventbrite.it/e/biglietti-dietro-le-quinte-della-nuova-galleria-delle-macchine-1999747466504" target="_blank" rel="noopener">questo link.</a></b><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>«Questi oggetti, ora esposti nella Galleria delle Macchine, continuano a essere un fondamento della formazione per le studentesse e gli studenti di ingegneria - <b>commentano Fanny Marcon e Alberto Benato, conservatrice e direttore scientifico del Museo Bernardi</b> -. Non sono solo testimonianza di un patrimonio storico, ma rappresentano anche l'impegno costante del Dipartimento di Ingegneria Industriale e dell'Università di Padova nel mantenere viva la connessione tra passato, presente e futuro dell'ingegneria, proprio nell'anno in cui si celebrano i 150 anni dalla fondazione della Scuola di applicazione per Ingegneri».</span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">Il percorso espositivo</h3>
<p class="v1MsoNormal"><span>La Galleria delle Macchine presenta un percorso espositivo unico nel suo genere, che rappresenta la continuità e l'evoluzione di una tradizione ormai secolare nella formazione degli ingegneri. Una storia iniziata nel 1867 con l'istituzione del Gabinetto di meccanica dell'Università di Padova, che conservava modelli didattici che permettevano di mostrare agli studenti le varie tipologie di macchine e il loro funzionamento. Tra i professori che incrementarono la raccolta ci fu Enrico Bernardi (Verona 1841, Torino 1919), professore di Macchine termiche, idrauliche e agricole alla Scuola di applicazione per Ingegneri, a cui il museo è dedicato. Diresse il Gabinetto dal 1879 al 1915, arricchendolo con i prototipi dei motori da lui ideati e costruiti nell'officina meccanica della Scuola per Ingegneri. Il Gabinetto confluì poi nell'Istituto di macchine – oggi Dipartimento di Ingegneria Industriale.</span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">Il percorso di visita</h3>
<p class="v1MsoNormal"><span>Il percorso, che si sviluppa in sette sezioni, parte dai modelli didattici del Gabinetto di meccanica, che servivano a mostrare agli studenti le varie tipologie di macchine e il loro funzionamento. Seguono le turbine e le pompe idrauliche, con la De Pretto Escher di Schio, ancora in attività. Poi le macchine a vapore e i motori a combustione interna, dal monocilindrico di una Lambretta a quelli dell'industria automobilistica italiana. Ci sono il motore della Fiat 1100 e il Diesel del Lancia Ro, un autocarro per uso militare. Fra i motori aeronautici e a reazione, un Fiat A.50 e lo Jumo 004. Chiude l'officina meccanica allestita nel 1892 a Palazzo Cavalli, con il tornio e il trapano su cui gli studenti facevano pratica.</span></p>
<h3 class="v1MsoNormal">Padova e le prime automobili</h3>
<p class="v1MsoNormal"><span>Un capitolo speciale è dedicato alla nascita dell'automobilismo italiano, che vide Padova protagonista: nel 1894 Enrico Bernardi fondò con Giacomo Miari e Francesco Giusti del Giardino (entrambi ex studenti della Scuola di Applicazioni per Ingegneri) la Società Miari e Giusti, la prima industria automobilistica italiana. Nonostante il carattere innovativo dell'iniziativa, la produzione rimase limitata a causa delle difficili condizioni economiche del Veneto dell'epoca, e l'attività cessò definitivamente nel 1901, dopo aver realizzato circa un centinaio di vetture. Il testimone passò intanto a Torino, dove nel 1899 un gruppo di investitori guidato da Giovanni Agnelli fondò la FIAT, destinata a diventare la più grande azienda automobilistica italiana. Lo stesso Bernardi vi fu assunto come ingegnere capo nel 1915, restando fino alla morte nel 1919. Parallelamente, nel 1906 Vincenzo Lancia – ex pilota FIAT – fondò l'omonima azienda, distinguendosi per soluzioni tecniche all'avanguardia, come la carrozzeria portante introdotta nel 1922 con la Lancia Lambda.</span></p>]]></content:encoded>
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