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        <title><![CDATA[Rossella Guido]]></title>
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        <description><![CDATA[Italia24.news | Notizie in Tempo Reale su Politica, Economia, Cronaca e Sport - Rossella Guido]]></description>
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                        <item>
                    <title><![CDATA[Diego Cammarano: «LItalia ha tutte le carte in regola per giocare un ruolo chiave nella fusione europea»]]></title>

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                    <description><![CDATA[Dalla scelta strategica di espandersi in Italia alla centralità di talenti, filiera industriale e nuove opportunità energetiche: il CEO della branch italiana di Renaissance Fusion racconta perché la fusione oltre ad essere una promessa scientifica è diventata un terreno concreto di sviluppo industriale]]></description>

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                    <pubDate>Thu, 07 May 2026 10:27:00 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Rossella Guido]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span>La fusione continua a essere raccontata come una delle grandi promesse dellenergia del futuro, ma affinché questa promessa possa diventare realtà servono ricerca, visione industriale, investimenti, supply chain e territori capaci di accoglierne lo sviluppo.</span><span><br></span><span>In questa conversazione con </span><span>Diego Cammarano</span><span>, CEO della branch italiana di </span><span>Renaissance Fusion</span><span>, emerge con chiarezza un punto: la transizione della fusione da ambizione scientifica di lungo periodo a progetto industriale concreto passa anche dallItalia.</span><span><br></span><span>Tra talenti, filiera nucleare, collaborazioni industriali e nuovo contesto politico, il nostro Paese può ritagliarsi un ruolo tuttaltro che marginale in uno dei settori più strategici dei prossimi decenni.</span></p>
<p dir="ltr"><span>GRENOBLE</span><span>  Nel racconto pubblico della fusione cè spesso un eccesso di distanza: la si descrive come un orizzonte remoto, affascinante ma ancora troppo lontano per entrare davvero nel dibattito industriale ed economico del presente. Eppure, osservando da vicino realtà come </span><span>Renaissance Fusion</span><span>, questa percezione comincia a cambiare. Perché accanto alla sfida scientifica del reattore emergono già oggi tecnologie, competenze, materiali e filiere che possono produrre impatti ben prima dellarrivo di una centrale commerciale.</span></p>
<p dir="ltr"><span>A raccontarlo è </span><span>Diego Cammarano</span><span>, CEO della branch italiana di Renaissance Fusion, che lega il tema della fusione non solo alla ricerca di frontiera, ma anche alla possibilità concreta di creare valore, competenze e sviluppo industriale in Europa e in Italia.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Che cosa significa, per lei, rappresentare Renaissance in Italia in una fase in cui la fusione sta passando da ambizione scientifica di lungo periodo a tema sempre più concreto di sviluppo industriale?</span></h3>
<p dir="ltr"><strong>Diego Cammarano:</strong><span><strong> </strong>Quando si parla di fusione, spesso la si definisce il Sacro Graal dellenergia, perché racchiude i vantaggi delle fonti di produzione attuali senza averne gli inconvenienti. È una fonte pilotabile, non emette CO2 e si inserisce perfettamente nel percorso della transizione energetica, che oggi ha un orizzonte molto chiaro: la neutralità carbonica entro il 2050.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Nel caso specifico di Renaissance Fusion, parliamo di unazienda che considero unica, perché le innovazioni su cui lavoriamo non hanno impatto solo sul nostro percorso verso la fusione, ma possono generare ricadute anche in altri ambiti tecnologici e industriali. Questo significa che il lavoro che facciamo oggi non guarda soltanto al lungo termine del reattore, ma può produrre effetti economici e applicativi anche in tempi più brevi.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Dal suo punto di vista, quale ruolo può giocare lItalia nel più ampio ecosistema europeo della fusione, sia in termini di capacità industriali sia di cultura dellinnovazione?</span></h3>
<p dir="ltr"><strong>Diego Cammarano:</strong><span><strong> </strong>LItalia ha sicuramente tutte le possibilità e tutte le carte in regola per giocare un ruolo chiave. Prima di tutto perché la presenza accademica e quella della ricerca pubblica sono di primissimo livello. Esistono molti istituti che lavorano nel campo della fusione, che hanno prodotto risultati importanti nei decenni passati e che, ci auguriamo, continueranno a farlo anche in futuro.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Ma cè un secondo elemento altrettanto importante: il tessuto industriale. In Italia esistono molte aziende che operano nella filiera nucleare e che, pur in assenza di un mercato domestico, hanno mantenuto competenze, sviluppato attività allestero e conservato una capacità industriale di alto livello. Questo significa che, se si riaprisse uno spazio di attività sul territorio nazionale, potrebbero avere un ruolo di primo piano.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Una delle grandi sfide delle tecnologie di frontiera è costruire ponti tra ricerca, industria e investimenti. Quanto è importante oggi questa connessione per una realtà come Renaissance Fusion?</span></h3>
<p dir="ltr"><strong>Diego Cammarano:</strong><span><strong> </strong>È fondamentale. Il nostro obiettivo è arrivare a un primo prototipo, un </span><span>first of a kind</span><span>, nella seconda metà degli anni Trenta, tra il 2035 e il 2040. Ma per arrivarci non basta costruire un dispositivo che funzioni: bisogna anche renderlo economicamente interessante per chi lo acquisterà, per chi lo opererà e, alla fine, anche per chi riceverà la bolletta.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Per questo il ponte tra ricerca, industria e investimenti è decisivo. Da una parte cè il lavoro di lungo periodo che deve portarci al reattore e al suo impatto sulla transizione energetica. Dallaltra, però, ci sono opportunità molto più vicine nel tempo. Stiamo lavorando su magneti superconduttori ad alta temperatura, su applicazioni per la risonanza magnetica, sullo stoccaggio di energia, su componenti per generatori elettrici. È in questa doppia prospettiva  lungo termine e ricadute più immediate  che una realtà come la nostra deve muoversi.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Che cosa ritiene sia più importante far capire a giornalisti e pubblico quando incontrano da vicino una realtà come Renaissance Fusion?</span></h3>
<p dir="ltr"><strong>Diego Cammarano:</strong><span><strong> </strong>Credo sia importante far capire che la fusione non è solo una promessa astratta. Certo, il grande obiettivo resta il reattore e il suo contributo alla transizione energetica, ma intorno a questo traguardo esiste già oggi un lavoro concreto su tecnologie che possono avere applicazioni anche in altri settori.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Nel caso di Renaissance Fusion, la scelta di espanderci in Italia nasce proprio da questa concretezza. Da un lato ci sono talenti e collaborazioni potenziali che il territorio italiano offre in modo quasi unico. Per me, anche sul piano personale, è motivo di orgoglio poter contribuire a creare opportunità per giovani che, in altri contesti, sarebbero stati costretti ad andare allestero, come è accaduto a me anni fa. Lidea di poterli formare e poi mettere nelle condizioni di generare valore in Italia è un elemento molto forte.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Dallaltro lato, lItalia ci permette di interagire con un tessuto industriale ricco di sinergie inattese. Esistono industrie apparentemente lontane dal nostro settore che però condividono principi, processi o componenti utili allo sviluppo dei nostri prodotti. A questo si aggiunge un contesto socio-politico che oggi è diverso rispetto a qualche anno fa: cresce laccettabilità e, in parte, anche la volontà politica di rilanciare la filiera nucleare, non solo come supply chain ma anche come possibilità di produzione energetica. È dentro questo scenario che abbiamo scelto di fare in Italia la nostra prima espansione internazionale dopo la Francia.</span></p>
<h2 dir="ltr"><span>Perché Renaissance Fusion punta sugli stellarator</span></h2>
<p dir="ltr"><span>Nel corso della visita è emerso anche un elemento tecnico che aiuta a comprendere loriginalità dellapproccio dellazienda. Lo </span><span>stellarator</span><span>, spiega Cammarano, è un dispositivo a fusione dalla geometria molto particolare: una sorta di ciambella tridimensionalmente attorcigliata, diversa dal tokamak. Questa configurazione presenta un vantaggio importante, perché consente un funzionamento continuo, mentre il tokamak opera in modo impulsato. È uno degli aspetti che rende questa strada particolarmente interessante dal punto di vista industriale ed energetico.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Nelle parole di Diego Cammarano la fusione smette di apparire come un tema relegato a un futuro indefinito e comincia a mostrarsi per ciò che è già oggi: un terreno in cui ricerca avanzata, manifattura, supply chain, innovazione e politica industriale si intrecciano.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La vera sfida non è soltanto arrivare al reattore, ma costruire attorno a quel traguardo un ecosistema capace di renderlo credibile, sostenibile e competitivo. E se questo ecosistema dovrà avere una dimensione europea, lItalia per competenze, filiera e capitale umano sembra avere tutte le condizioni per non restare ai margini.</span></p>
<p dir="ltr"><em>Intervista a cura di Rossella Guido</em></p>
<p dir="ltr"><em>Press tour UGIS Unione Giornalisti Italiani Scientifici 2026</em></p>
<p><b id="docs-internal-guid-d1a1548c-7fff-d58b-afc6-60cc25c13396"> </b></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Renaissance Fusion e la corsa allenergia pulita: intervista al CEO Sam Guilaumé]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/renaissance-fusion-e-la-corsa-allenergia-pulita-intervista-al-ceo-sam-guilaume</link>
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                    <description><![CDATA[Con sede a Grenoble, Renaissance Fusion lavora per trasformare la fusione da ambizione scientifica di lungo periodo a soluzione industriale ed energetica concreta, combinando stellarator, magneti superconduttori ad alta temperatura e tecnologie a metalli liquidi]]></description>

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                    <pubDate>Thu, 07 May 2026 10:24:48 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Rossella Guido]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span>La fusione viene spesso raccontata come una delle grandi promesse del futuro, ma secondo </span><strong>Sam Guilaumé, CEO di Renaissance Fusion</strong><span><strong>,</strong> il vero punto di svolta è che la fusione è oggi diventata una sfida industriale.</span><span><br></span><span>In questa intervista, Guilaumé spiega perché lazienda abbia scelto di puntare su uno stellarator semplificato, perché la sovranità della supply chain conti quanto il design del reattore e perché tecnologie abilitanti come i magneti superconduttori ad alta temperatura e i sistemi a metalli liquidi siano già oggi centrali nel futuro dellenergia.</span><span><br></span><span>Il messaggio è chiaro: se la fusione vuole diventare affidabile, commerciabile e strategicamente rilevante, il momento di costruire quel futuro è adesso.</span></p>
<hr>
<p dir="ltr"><strong>GRENOBLE</strong><span>  Attorno alla fusione si è costruita per anni una doppia narrazione: da una parte il fascino di una fonte quasi illimitata di energia pulita, dallaltra il sospetto che resti sempre un traguardo spostato più avanti nel tempo. Ma secondo </span><span>Sam Guilaumé</span><span>, CEO di </span><span>Renaissance Fusion</span><span>, questa visione oggi non basta più.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La vera domanda, sostiene, non è più se la fusione possa funzionare sulla Terra, ma quando diventerà industriale, prevedibile e commercialmente sostenibile. Ed è proprio in questo passaggio, dalla scienza allindustrializzazione, che Renaissance Fusion vuole collocarsi.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Lenergia da fusione viene spesso descritta come una delle più grandi speranze a lungo termine per lenergia pulita. In parole semplici, che cosa sta cercando di realizzare Renaissance Fusion e perché è importante proprio adesso?</span></h3>
<p dir="ltr"><strong>Sam Guilaumé:</strong><span><strong> </strong>Quello che fa Renaissance Fusion è industrializzare le macchine a fusione. La fusione è stata una corsa di lungo periodo e, per molto tempo, è stata essenzialmente unattività scientifica. Questo lavoro è iniziato circa ottantanni fa. Oggi, però, abbiamo la prova che la fusione può essere realizzata sulla Terra, e questa dimostrazione continua a essere confermata in diverse parti del mondo.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La domanda, quindi, non è più se la fusione sia possibile, ma quando avverrà. È qui che vogliamo giocare la nostra partita. Vogliamo fare in modo che la fusione diventi prevedibile, industriale e commercialmente sostenibile. Questo è ciò che conta per noi. La fusione rappresenta la promessa di unenergia abbondante e con pochissimi vincoli geopolitici, perché il combustibile può essere accessibile praticamente ovunque. A quel punto, ciò che conta davvero è padroneggiare la tecnologia della fusione  ed è ciò che stiamo sviluppando qui, tra Francia e Italia.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>La vostra azienda lavora sugli stellarator, una tecnologia meno nota al grande pubblico rispetto ad altri concetti di fusione. Che cosa rende questo approccio particolarmente promettente?</span></h3>
<p dir="ltr"><strong>Sam Guilaumé:</strong><span> Quando si parla di confinamento magnetico, esistono principalmente due approcci. Il primo è il </span><span>tokamak</span><span>, che molti conoscono perché lo si associa a ITER, il grande progetto di collaborazione internazionale. Lalternativa è lo </span><span>stellarator</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Si può dire che il tokamak sia più semplice da costruire, ma più difficile da operare. Lo stellarator, al contrario, è più complesso da costruire ma più semplice da far funzionare. Quello che noi abbiamo sviluppato è uno stellarator semplificato, che unisce alcuni vantaggi di entrambi: la relativa semplicità costruttiva del tokamak e la facilità operativa dello stellarator. È questo che, secondo noi, rende lapproccio particolarmente promettente.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Renaissance Fusion non sta lavorando solo al futuro reattore, ma anche a tecnologie come magneti superconduttori e sistemi a metalli liquidi. Quanto sono importanti queste soluzioni per avvicinare la fusione alla vita reale?</span></h3>
<p dir="ltr"><strong>Sam Guilaumé:</strong><span><strong> </strong>Sono due componenti assolutamente critiche, e non soltanto per il nostro design. Saranno importanti anche per altri progetti di fusione. Se pensiamo a unautomobile, potremmo dire che sono come il motore: elementi essenziali.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Questo significa che non contano solo dal punto di vista del progetto, ma anche da quello della supply chain. Laccesso a questi componenti e la capacità di gestirne la catena di approvvigionamento sono fondamentali. Si parla spesso della fusione come di una strada verso la sovranità energetica. A nostro avviso, questa promessa dovrebbe estendersi allintera filiera. Lambizione reale è recuperare sovranità dal basso: dai materiali critici alla costruzione della macchina, fino alla sua operazione e manutenzione. È questa la promessa che Renaissance Fusion sta perseguendo.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Lei è arrivato in Renaissance Fusion dopo molti anni in altri settori high-tech. Quali lezioni del suo percorso ritiene più utili oggi per guidare unazienda impegnata in una sfida scientifica così complessa?</span></h3>
<p dir="ltr"><strong>Sam Guilaumé:</strong><span><strong> </strong>Ciò che mi ha attratto della fusione è stata proprio questa promessa di industrializzazione. Anchio ero tra quelli che consideravano la fusione come una promessa del futuro. Quello che ho trovato interessante in Renaissance Fusion è che qui ho incontrato unazienda in cui si facevano già esperimenti, si costruivano macchine e si affrontava seriamente il tema della supply chain.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La mia esperienza precedente è stata soprattutto nellindustrializzazione, in particolare nellindustria dei semiconduttori e dei sensori. Ho visto più volte il momento in cui un settore passa dalla scienza allindustrializzazione e poi alla commercializzazione. È una transizione che trovo estremamente affascinante. Sono un ingegnere di formazione, ma mi piace costruire cose e mi piace venderle. Ed è proprio questo che rende Renaissance Fusion così interessante per me: non è soltanto un progetto scientifico, ma è molto chiaramente un progetto industriale, e sempre di più anche commerciale. Avremo clienti molto presto.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Attorno alla fusione cè molto entusiasmo, ma anche molta confusione. Che cosa pensa sia più importante far capire al pubblico sul punto in cui si trova davvero oggi questo settore?</span></h3>
<p dir="ltr"><strong>Sam Guilaumé:</strong><span> Credo che la cosa più importante da capire sia che la fusione non è più soltanto un progetto scientifico. Naturalmente la scienza non è completamente finita  cè ancora lavoro scientifico da fare  ma siamo già oltre quel punto di svolta dalla scienza verso lindustrializzazione.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Adesso è il momento di pensare attivamente al finanziamento, alla crescita e alla costruzione del quadro regolatorio necessario perché questa industrializzazione possa avvenire. Ciò che conta è creare consapevolezza e slancio, in modo che tutti comprendano che, anche se la promessa può trovarsi ancora tra cinque e dieci anni, comincia adesso. Sta accadendo adesso. Ed è adesso che bisogna costruire i campioni di domani.</span></p>
<hr>
<p dir="ltr"><span>La visione di Sam Guilaumé colpisce per la sua chiarezza. Non nega la complessità della sfida, ma sposta con decisione il discorso dalla promessa scientifica lontana a una realtà industriale già in costruzione.</span></p>
<p dir="ltr"><span>In questo quadro, il reattore non è più lunica storia da raccontare, ma comprende anche magneti, materiali, supply chain, capacità manifatturiera, regolazione e sovranità strategica.  </span></p>
<p dir="ltr"><em>Intervista a cura di Rossella Guido</em></p>
<p dir="ltr"><em>Press tour UGIS Unione Giornalisti Italiani Scientifici 2026</em></p>
<h2 dir="ltr"><span>English Version</span></h2>
<p><span></span></p>
<p><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/ARvS39oh-WI?si=_ZvrCMCTkQcZkzaa" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h2 dir="ltr"><span>Renaissance Fusion and the race for clean energy: an interview with CEO Sam Guilaumé</span></h2>
<h3 dir="ltr"><span><br></span><span>Based in Grenoble, Renaissance Fusion is working to turn fusion from a scientific ambition into a real-world energy solution, combining stellarators, high-temperature superconducting magnets, and liquid metal technologies.</span></h3>
<p dir="ltr"><span>Renaissance Fusion is a deep-tech company developing fusion energy technologies with the goal of making clean, stable, and abundant power possible in the future. The company focuses on stellarators, a type of fusion reactor, and is also advancing enabling technologies such as high-temperature superconducting magnets and liquid metal shields. Today the company is led by CEO</span><span> Sam Guilaumé</span><span>, a technology executive with more than 30 years of experience across semiconductors, IoT, and digital health, now guiding Renaissance Fusion through a key phase of growth and industrial development.</span></p>
<p dir="ltr"><span>GRENOBLE</span><span>  Fusion has long been surrounded by a double narrative: on one side, the fascination of a nearly limitless source of clean energy; on the other, the suspicion that it always remains just beyond reach. But in the view of </span><span>Sam Guilaumé</span><span>, CEO of </span><span>Renaissance Fusion</span><span>, this perception is now outdated.</span></p>
<p dir="ltr"><span>The real question, he argues, is no longer whether fusion can work on Earth, but when it will become industrial, predictable and commercially viable. That shift from science to industrialisation, is exactly where Renaissance Fusion intends to position itself.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Fusion energy is often described as one of the biggest long-term hopes for clean power. In simple terms, what is Renaissance Fusion trying to achieve, and why does it matter now?</span></h3>
<p dir="ltr"><strong>Sam Guilaumé:</strong><span> What Renaissance Fusion is doing is industrialising fusion machines. Fusion has been a long-term race, and for a long time it was essentially a scientific activity. That work began around eighty years ago. Today, however, we have proof that fusion can be achieved on Earth, and that has now been demonstrated repeatedly around the world.</span></p>
<p dir="ltr"><span>So the question is no longer whether fusion is possible, but when it will happen. This is where we want to play a role. We want to make fusion predictable, industrial and commercially viable. That is what matters to us. Fusion represents the promise of abundant energy with almost no geopolitical constraints, because the fuel can be accessed from almost anywhere. What matters, then, is mastering the fusion technology itself, and that is what we are developing here between France and Italy.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Your company is working on stellarators, which are less familiar to the public than other fusion concepts. What makes this approach especially promising?</span></h3>
<p dir="ltr"><strong>Sam Guilaumé:</strong><span><strong> </strong>When we speak about magnetic confinement, there are essentially two main approaches. One is the </span><span>tokamak</span><span>, which many people know because of ITER, the major international collaboration project. The alternative is the </span><span>stellarator</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>A tokamak can be thought of as simpler to build, but more difficult to operate. A stellarator, by contrast, is more difficult to build, but simpler to operate. What we have developed is a simplified stellarator that combines some of the advantages of both: the relative ease of building associated with tokamaks, and the ease of operation associated with stellarators. That is why we consider this a very promising route.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Renaissance Fusion is not only building towards a future reactor, but also developing technologies such as superconducting magnets and liquid metal systems. How important are these technologies in bringing fusion closer to everyday reality?</span></h3>
<p dir="ltr"><strong>Sam Guilaumé:</strong><span> These are two absolutely critical components, and not only for our own design. They will be important for other fusion designs as well. If you think of a car, they are like the engine: essential building blocks.</span></p>
<p dir="ltr"><span>That means they matter not only from a design perspective, but also from a supply chain perspective. Access to these components and the ability to manage the supply chain are fundamental. Fusion is often presented as a path towards energy sovereignty. In our view, that promise should extend all the way to the supply chain. The real ambition is to regain sovereignty from the ground up: from critical materials to machine construction, from operation to maintenance. This is the promise Renaissance Fusion is pursuing.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>You came to Renaissance Fusion after many years in other high-tech sectors. What lessons from that journey are most useful when leading a company working on such a complex scientific challenge?</span></h3>
<p dir="ltr"><strong>Sam Guilaumé:</strong><span> What attracted me to fusion was precisely this promise of industrialisation. I was among those who used to think of fusion as a promise for the distant future. What I found compelling at Renaissance Fusion was that this was a company where experiments were already being carried out, machines were being built, and the supply chain was being properly addressed.</span></p>
<p dir="ltr"><span>My previous experience was in industrialisation, particularly in the semiconductor and sensor industries. I have seen several times the tipping point at which a field moves from science to industrialisation, and then from industrialisation to commercialisation. I find that transition extremely compelling. I am an engineer by training, but I also like to build things and sell things. What makes Renaissance Fusion so interesting to me is that it is not only a scientific project: it is very much an industrial one, and increasingly also a commercial one. We will be having customers very soon.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>There is a lot of excitement around fusion, but also a lot of misunderstanding. What do you think people most need to understand about where the field really stands today?</span></h3>
<p dir="ltr"><strong>Sam Guilaumé:</strong><span><strong> </strong>What people need to understand is that fusion is not a scientific project anymore. Of course, science is not completely over, there is still scientific work to do,  but we are already beyond that tipping point from science towards industrialisation.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Now is the time to think actively about financing, scaling and creating the right regulatory framework for this industrialisation to happen. What matters is building awareness and momentum, so that everyone understands that even if the promise may still be five to ten years away, it starts now. It is happening now. And this is the moment in which tomorrows champions must be built.</span></p>
<hr>
<p dir="ltr"><span>Sam Guilaumés view of fusion is notable for its clarity. He does not deny the scale of the challenge, but he firmly shifts the conversation away from a distant scientific dream and towards a present industrial reality.</span></p>
<p dir="ltr"><span>In this framework, the reactor is no longer the only story. The real story also includes magnets, materials, supply chains, manufacturing capability, regulatory vision and strategic sovereignty. </span></p>
<p dir="ltr"><em>Interview by Rossella Guido</em></p>
<p dir="ltr"><em>Press tour UGIS - Unione Giornalisti Italiani Scientifici 2026</em></p>
<p></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Francesco Sette: «AllESRF abbiamo cambiato il modo di vedere la materia, la vita e gli organi umani»]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/francesco-sette-allesrf-abbiamo-cambiato-il-modo-di-vedere-la-materia-la-vita-e-gli-organi-umani</link>
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                    <description><![CDATA[Fisico della materia e già direttore generale dellEuropean Synchrotron Radiation Facility (ESRF), Francesco Sette ripercorre la trasformazione della grande infrastruttura europea di Grenoble, tra luce di sincrotrone, nuove frontiere dellimaging e una visione della scienza che unisce tecnologia e futuro]]></description>

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                    <pubDate>Tue, 05 May 2026 10:52:09 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Rossella Guido]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span>Ci sono infrastrutture che producono risultati e poi ce ne sono alcune che cambiano il perimetro stesso del possibile. LESRF appartiene a questa seconda categoria. </span></p>
<p dir="ltr"><span>Nel corso di un <strong data-start="945" data-end="1032">press tour a Grenoble organizzato da UGIS  Unione Giornalisti Italiani Scientifici</strong>, <strong data-start="1034" data-end="1052">Rossella Guido</strong> intervista <strong data-start="1064" data-end="1083">Francesco Sette</strong>, fisico della materia e protagonista di una delle stagioni più <strong>importanti</strong> nella storia dell<strong data-start="1176" data-end="1184">ESRF</strong>. </span><span>In questa conversazione emerge il significato scientifico dellupgrade che ha portato allESRF-EBS e il valore culturale e strategico di una grande infrastruttura europea condivisa.</span><span><br></span><span>Dalla struttura atomica dei materiali fino alla tomografia degli organi umani, un filo conduttore unico verso nuove frontiere della conoscenza</span></p>
<p dir="ltr"><strong>La versione completa dellintervista è disponibile su YouTube.</strong></p>
<hr>
<p dir="ltr"><span><strong>GRENOBLE</strong>  LESRF è uno di quei luoghi in cui la ricerca europea smette di essere unidea astratta e prende la forma concreta di una macchina, di una comunità scientifica, di una visione di lungo periodo. Per capire che cosa rappresenti oggi questa infrastruttura bisogna ascoltare anche chi ne ha attraversato le trasformazioni più profonde.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Francesco Sette, fisico della materia, già direttore della ricerca e poi direttore generale dellESRF, ha accompagnato uno dei passaggi più importanti della storia del centro di Grenoble: quello che ha portato allESRF-EBS, la nuova generazione della facility che ha ridefinito standard e possibilità della luce di sincrotrone in Europa.</span></p>
<p><img src="https://www.italia24.news/uploads/images/202605/image_870x_69f9ae3006784.webp" alt="" width="468" height="263"></p>
<h3 dir="ltr"><span>Professor Sette, lei ha accompagnato lESRF in una delle sue trasformazioni più importanti. Guardando oggi questa infrastruttura, qual è leredità scientifica e culturale che sente più sua?</span></h3>
<p dir="ltr"><strong>Francesco Sette:</strong><span> Il mio background è quello di uno scienziato della struttura della materia. Ho sempre visto nei raggi X emessi dalla luce di sincrotrone uno strumento unico per studiare la materia con risoluzione atomica, e quindi per capire ciò che determina caratteristiche e funzioni dei materiali, dai sistemi per la catalisi alle batterie, fino alla materia biologica e alle proteine.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Se penso alleredità di questi anni, credo che stia proprio nellavere contribuito a far fare allESRF un salto di scala: non solo capire dove si trovano gli atomi in una struttura, ma vedere come questa organizzazione si sviluppa gerarchicamente in sistemi sempre più complessi. È lì che la ricerca diventa davvero trasformativa, perché apre la strada a una comprensione più profonda della materia, della vita e dei processi funzionali.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>LESRF è spesso raccontato attraverso numeri straordinari: fasci di raggi X, linee di luce, pubblicazioni, utenti internazionali. Ma qual è, secondo lei, il modo più semplice per spiegare a un pubblico non specialista perché questo luogo è importante?</span></h3>
<p dir="ltr"><strong>Francesco Sette: </strong><span>Direi che lESRF è importante perché rende possibile vedere ciò che altrimenti non potremmo vedere. La posizione degli atomi, lorganizzazione della materia, la struttura delle proteine, il funzionamento di sistemi complessi: tutto questo ha implicazioni enormi in campi molto diversi, dalla chimica alla biologia, dai materiali allenergia.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Ma cè anche un altro aspetto. LESRF è nato come infrastru</span><span>ttura europea condivisa, pensata per rendere possibili applicazioni che i singoli Paesi, da soli, non avrebbero potuto permettersi. È un modello molto europeo: mettere insieme risorse, competenze e visioni per costruire qualcosa che nessuno riuscirebbe a realizzare individualmente, non solo per ragioni economiche ma anche culturali.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Lei ha vissuto lESRF da scienziato, direttore della ricerca e poi direttore generale. Come cambia lo sguardo quando si passa dal fare scienza al creare le condizioni perché migliaia di altri ricercatori possano farla?</span></h3>
<p dir="ltr"><strong>Francesco Sette:</strong><span><strong> </strong>Cambia molto, perché non si tratta più soltanto di produrre risultati scientifici in prima persona, ma di costruire un ambiente in cui la ricerca degli altri possa esprimersi al massimo livello. Significa pensare non solo agli strumenti, ma alla qualità della visione, alla sostenibilità delle scelte, alla capacità di anticipare il passo successivo.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Negli ultimi quindici anni era diventato chiaro che il grande salto da fare non fosse più semplicemente capire la struttura atomica della materia, ma coglierne lorganizzazione funzionale a scale diverse: dalle proteine fino alla cellula, dalle reti neurali alle batterie, dai processi di sequestro della CO alla produzione di idrogeno. Guidare una struttura come lESRF significa proprio creare le condizioni perché queste domande possano essere affrontate.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>LESRF-EBS è stato completato rispettando tempi e budget, in un contesto molto complesso. Qual è stata la sfida manageriale più difficile: la tecnologia, le risorse, il consenso interno, oppure la capacità di tenere insieme tutto questo?</span></h3>
<p dir="ltr"><span><b id="docs-internal-guid-4be4c88f-7fff-d0ae-fd19-f0de7c279a20">Francesco Sette: </b>In una trasformazione di questa portata, la vera sfida è sempre riuscire a tenere insieme tutto: la visione scientifica, la fattibilità tecnologica, le risorse, i tempi, la coesione interna. Uninfrastruttura come questa non evolve per compartimenti separati. Ogni </span><span>passo tecnico ha implicazioni organizzative, ogni scelta strategica deve essere condivisa, ogni obiettivo scientifico richiede capacità di esecuzione.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il fatto che questa nuova macchina sia stata costruita tra il 2018 e il 2020 e sia diventata un nuovo standard internazionale dimostra che quel passaggio è riuscito. Oggi tutti i centri di luce di sincrotrone guardano ai concetti sviluppati qui allESRF, e questo forse è il segno più concreto del lavoro fatto.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Quali sono state le scoperte o le applicazioni che, più di altre, le hanno fatto pensare: Ecco, questo è il motivo per cui vale la pena investire in una grande infrastruttura di ricerca?</span></h3>
<p dir="ltr"><strong>Francesco Sette:</strong><span><strong> </strong>In questo momento, lapplicazione che ha colpito di più la comunità scientifica è la tomografia in contrasto di fase applicata agli organi umani interi. È qualcosa che ha rivoluzionato il livello di dettaglio della nostra conoscenza di questi organi senza dover ricorrere a sezionamenti materiali, ma ricostruendoli virtualmente in tre dimensioni con una precisione mai raggiunta prima.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Possiamo quasi dire che si tratta di una rivoluzione paragonabile a quella di Leonardo, quando nel Cinquecento cominciò a introdurre nello studio anatomico una procedura scientifica di osservazione e classificazione del corpo umano. Siamo ancora allinizio, ma è uno di quei risultati che mostrano con chiarezza perché abbia senso investire in una grande infrastruttura di ricerca.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Dopo tanti anni alla guida dellESRF, cè un momento preciso, magari non pubblico, magari dentro la sala di controllo o davanti a una linea di luce, in cui ha capito che stavate davvero entrando in una nuova fase della storia della scienza europea?</span></h3>
<p dir="ltr"><strong>Francesco Sette: </strong><span>Più che un singolo momento, direi che la consapevolezza è maturata quando è diventato evidente che le nuove macchine ci stavano portando oltre la semplice descrizione delle strutture. Stavamo entrando in una fase in cui sarebbe stato possibile creare immagini capaci di spiegare il funzionamento di oggetti complessi.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Penso soprattutto a due frontiere. La prima è quella dei film cellulari: la possibilità di osservare, in futuro, lattività coordinata dei processi allinterno delle cellule. La seconda è la comprensione tridimensionale delle reti neurali con risoluzione sinaptica. In entrambi i casi, non si tratta solo di raccogliere più dati, ma di cambiare il tipo di conoscenza che possiamo ottenere, e quindi anche il tipo di futuro scientifico e tecnologico che possiamo immaginare.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Francesco Sette racconta lESRF come si raccontano i luoghi che hanno segnato una soglia: non soltanto come centri di eccellenza, ma come spazi in cui la ricerca europea ha imparato a vedere di più e a pensare più in grande.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Nel suo sguardo, la luce di sincrotrone non è soltanto uno strumento sofisticato, è il punto in cui fisica, biologia, tecnologia e immaginazione scientifica si incontrano. </span></p>
<p><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/W19y8Hag-1o?si=90cckZ9SmOmIc-b2" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Jean Daillant: «LESRF è una infrastruttura che aiuta lEuropa a produrre conoscenza, innovazione e competitività»]]></title>

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                    <description><![CDATA[Dalla nuova fase aperta con lExtremely Brilliant Source al ruolo delle grandi infrastrutture scientifiche in unEuropa attraversata da transizione energetica, competizione tecnologica e sfide geopolitiche: il direttore generale dellESRF - European Synchrotron Radiation Facility racconta visione, priorità e potenziale di uno dei più importanti centri di ricerca del continente]]></description>

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                    <pubDate>Tue, 05 May 2026 10:28:46 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Rossella Guido]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 12.0pt 0cm 12.0pt 0cm;"><span lang="it">Grenoble è uno dei grandi nodi europei della ricerca ed è anche un luogo in cui diventa evidente come la scienza contemporanea non possa più essere raccontata come un mondo separato, chiuso in laboratori altamente specializzati e distante dalla vita quotidiana. AllESRF ,<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>la luce di sincrotrone attraversa oggi la materia, la salute, lambiente, lindustria, le batterie, il cibo, gli organi umani.<br><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>In questa intervista, <b>Jean Daillant</b>, direttore generale dellESRF, riflette sulle priorità del suo mandato, sullimpatto della trasformazione resa possibile dall<b>Extremely Brilliant Source</b> e sul ruolo che grandi infrastrutture come questa possono avere nel rafforzare lautonomia scientifica e industriale dellEuropa.<br><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><b>La versione completa dellintervista è disponibile su YouTube.<o:p></o:p></b></span></p>
<div class="MsoNormal" align="center" style="text-align: center;"><hr size="0" width="93%" align="center"></div>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12.0pt 0cm 12.0pt 0cm;"><b><span lang="it">GRENOBLE</span></b><span lang="it">  Cè un punto in cui la ricerca smette di apparire come un sapere remoto e comincia a mostrarsi per ciò che è davvero: una infrastruttura di possibilità. È in luoghi come lESRF che questa evidenza prende forma con maggiore chiarezza. Perché qui la fisica non resta confinata in un recinto specialistico, ma diventa strumento per osservare meglio la materia, comprendere sistemi biologici complessi, analizzare materiali avanzati, leggere organi umani interi, contribuire allinnovazione e alla competitività europea.<o:p></o:p></span></p>
<p><img src="https://www.italia24.news/uploads/images/202605/image_870x_69f9aab1d40d7.webp" alt="" width="384" height="216"></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12.0pt 0cm 12.0pt 0cm;"><span lang="it">A guidare oggi questa realtà è <b>Jean Daillant</b>, che ha assunto la direzione generale dellESRF il 2 settembre 2024. Nel corso del press tour con <strong>UGIS - Unione dei Giornalisti Italiani Scientifici </strong>a Grenoble, lo abbiamo incontrato per capire quale visione stia portando in questa nuova fase e quale ruolo attribuisca a una grande infrastruttura scientifica nel contesto europeo di oggi.<o:p></o:p></span></p>
<h3 style="margin-top: 14.0pt; mso-pagination: widow-orphan; page-break-after: auto;"><a name="_tcg2fcfsw1a8"></a><b><span lang="it" style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; color: black;">Direttore Daillant, Lei ha assunto la guida dellESRF il 2 settembre 2024. Con quale visione ha iniziato questo mandato e quali considera oggi le priorità principali per il futuro della struttura?<o:p></o:p></span></b></h3>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12.0pt 0cm 12.0pt 0cm;"><b><span lang="it">Jean Daillant:</span></b><span lang="it"> Conoscevo già lESRF di dieci anni fa e, quando sono arrivato nel 2024, sono rimasto molto colpito dal grande salto compiuto grazie allupgrade della facility e dalla qualità della scienza che veniva già prodotta qui. Dopo poco più di un anno, però, sono ancora più impressionato dal potenziale che vedo per il futuro.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12.0pt 0cm 12.0pt 0cm;"><span lang="it">Direi che oggi le priorità sono soprattutto due. La prima è ampliare ulteriormente la portata dei progetti che sviluppiamo, in modo sempre più collaborativo con la nostra comunità di utenti. La seconda, che è anche una grande sfida, è riuscire a valorizzare al meglio tutti i dati che raccogliamo. Cè infatti un potenziale straordinario, in particolare nelluso dellintelligenza artificiale, per produrre conoscenza a un livello davvero senza precedenti.<o:p></o:p></span></p>
<h3 style="margin-top: 14.0pt; mso-pagination: widow-orphan; page-break-after: auto;"><a name="_h7ing6sf3p8l"></a><b><span lang="it" style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; color: black;">LESRF è spesso percepito come un luogo altamente specialistico. Se dovesse spiegarne il valore a un pubblico non scientifico, come racconterebbe in modo semplice perché questa infrastruttura è importante per la società europea?<o:p></o:p></span></b></h3>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12.0pt 0cm 12.0pt 0cm;"><b><span lang="it">Jean Daillant:</span></b><span lang="it"> In realtà sfiderei proprio questa idea. LESRF non è affatto una struttura che riguarda solo un ambito ristretto. Al contrario, contribuisce a una gamma molto ampia di aree scientifiche: biologia, chimica, scienza dei materiali, fisica, scienze planetarie, scienze ambientali e molte altre ancora.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12.0pt 0cm 12.0pt 0cm;"><span lang="it">Questa ampiezza si traduce anche in un impatto sociale crescente. Lavoriamo, per esempio, su batterie, salute, ambiente, scienze alimentari. Per questo direi che il valore dellESRF per lEuropa consiste nel contribuire concretamente a quasi tutte le sue grandi priorità.<o:p></o:p></span></p>
<h3 style="margin-top: 14.0pt; mso-pagination: widow-orphan; page-break-after: auto;"><a name="_bs9ou2w1p0i4"></a><b><span lang="it" style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; color: black;">Negli ultimi anni lESRF ha attraversato una trasformazione cruciale con lExtremely Brilliant Source. In che modo questo salto tecnologico ha cambiato la qualità della ricerca e la gamma delle possibili applicazioni nei diversi campi scientifici?<o:p></o:p></span></b></h3>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12.0pt 0cm 12.0pt 0cm;"><b><span lang="it">Jean Daillant:</span></b><span lang="it"> Lobiettivo principale di questo upgrade era ottenere fasci di raggi X molto più focalizzati e brillanti. Questo oggi ci consente di osservare campioni molto eterogenei con alta risoluzione, con la possibilità di fare zoom in e zoom out e di lavorare anche in tempo reale.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12.0pt 0cm 12.0pt 0cm;"><span lang="it">In più, poiché produciamo raggi X molto penetranti, possiamo studiare grandi dispositivi mentre sono in funzione oppure organi umani completi con un livello di risoluzione che prima non era possibile raggiungere. È questo che ha cambiato profondamente sia la qualità della ricerca sia lampiezza delle sue applicazioni.<o:p></o:p></span></p>
<h3 style="margin-top: 14.0pt; mso-pagination: widow-orphan; page-break-after: auto;"><a name="_8ga4wz82xgrp"></a><b><span lang="it" style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; color: black;">Nel contesto europeo attuale, segnato da competizione tecnologica, transizione energetica e tensioni geopolitiche, che ruolo possono avere grandi infrastrutture di ricerca come lESRF nel rafforzare lautonomia scientifica e industriale dellEuropa?<o:p></o:p></span></b></h3>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12.0pt 0cm 12.0pt 0cm;"><b><span lang="it">Jean Daillant:</span></b><span lang="it"> Proprio di recente, a Bruxelles, in occasione del lancio di una nuova associazione che riunisce le sorgenti di luce europee, è emerso con grande chiarezza anche da parte della Commissione quanto queste grandi infrastrutture siano necessarie. Sono certamente hub per la scienza, ma anche per la tecnologia e per linnovazione.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12.0pt 0cm 12.0pt 0cm;"><span lang="it">Noi lavoriamo ogni anno con più di cento aziende europee, grandi gruppi ma anche PMI e startup, in settori diversi. Questo significa contribuire concretamente a rafforzare la competitività europea e a ridurre la dipendenza dellEuropa da Paesi esterni.<o:p></o:p></span></p>
<h3 style="margin-top: 14.0pt; mso-pagination: widow-orphan; page-break-after: auto;"><a name="_orgoujyhmwm8"></a><b><span lang="it" style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; color: black;"> Se dovesse indicare una sola idea che il pubblico dovrebbe portare via visitando lESRF, quale sarebbe?<o:p></o:p></span></b></h3>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12.0pt 0cm 12.0pt 0cm;"><b><span lang="it">Jean Daillant:</span></b><span lang="it"> Che lESRF è una infrastruttura di ricerca che contribuisce a molti campi diversi della scienza e dellinnovazione.</span><b><span lang="it" style="font-size: 17.0pt; line-height: 115%;"><o:p></o:p></span></b></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12.0pt 0cm 12.0pt 0cm;"><span lang="it">Limpressione, uscendo dallESRF, è che Jean Daillant non guardi a questa infrastruttura come a un tempio della specializzazione, ma come a un luogo in cui la ricerca europea può ampliare contemporaneamente la propria profondità scientifica e la propria rilevanza strategica.<br><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>E forse è proprio questo il punto più interessante: in una fase storica in cui lEuropa è chiamata a ripensare autonomia, competitività e capacità di visione, centri come lESRF ricordano che la conoscenza non è un lusso collaterale, ma una delle forme più concrete del futuro.<o:p></o:p></span></p>
<div class="MsoNormal" align="center" style="text-align: center;"><hr size="0" width="93%" align="center"></div>
<h2 style="margin-bottom: 4.0pt; mso-pagination: widow-orphan; page-break-after: auto;"><a name="_q8qv64o6g9h8"></a><b><span lang="it" style="font-size: 17.0pt; line-height: 115%;">ENGLISH VERSION<o:p></o:p></span></b></h2>
<p><b><span lang="it" style="font-size: 17.0pt; line-height: 115%;"><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/vmz6jyxxHsU?si=mRDthP3d4XQpAUyb" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></span></b></p>
<h3 style="margin-top: 14.0pt; mso-pagination: widow-orphan; page-break-after: auto;"><a name="_h04h3efm9gje"></a><b><span lang="it" style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; color: black;">Title<o:p></o:p></span></b></h3>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12.0pt 0cm 12.0pt 0cm;"><b><span lang="it">Jean Daillant: ESRF is an infrastructure that helps Europe generate knowledge, innovation and competitiveness<o:p></o:p></span></b></p>
<h3 style="margin-top: 14.0pt; mso-pagination: widow-orphan; page-break-after: auto;"><a name="_nnf263oi7gwq"></a><b><span lang="it" style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; color: black;">Subtitle<o:p></o:p></span></b></h3>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12.0pt 0cm 12.0pt 0cm;"><span lang="it">From the new phase opened by the Extremely Brilliant Source to the role of large research infrastructures in a Europe shaped by the energy transition, technological competition and geopolitical tensions, ESRF European Synchrotron Radiation Facilitys Director General reflects on vision, priorities and the future potential of one of the continents leading research centres.<o:p></o:p></span></p>
<h3 style="margin-top: 14.0pt; mso-pagination: widow-orphan; page-break-after: auto;"><a name="_sr3hp4josght"></a><b><span lang="it" style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; color: black;">Description<o:p></o:p></span></b></h3>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12.0pt 0cm 12.0pt 0cm;"><span lang="it">Grenoble is not only one of Europes major research hubs. It is also a place where it becomes clear that contemporary science can no longer be described as a separate world, confined to highly specialised laboratories and remote from everyday life. At ESRF, synchrotron light now intersects with matter, health, the environment, industry, batteries, food and even whole human organs.<br><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>In this interview, <b>Jean Daillant</b>, Director General of ESRF, reflects on the priorities of his mandate, on the transformation brought about by the <b>Extremely Brilliant Source</b>, and on the role that large research infrastructures can play in strengthening Europes scientific and industrial autonomy.<br><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><b>The full version of the interview is available on YouTube</b><span style="mso-no-proof: yes;"><o:p></o:p></span></span></p>
<div class="MsoNormal" align="center" style="text-align: center; margin: 12.0pt 0cm 12.0pt 0cm;"><hr size="0" width="93%" align="center"></div>
<h2 style="margin-bottom: 4.0pt; mso-pagination: widow-orphan; page-break-after: auto;"><a name="_80pt4bxrcn6w"></a><b><span lang="it" style="font-size: 17.0pt; line-height: 115%;">Interview<o:p></o:p></span></b></h2>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12.0pt 0cm 12.0pt 0cm;"><b><span lang="it">GRENOBLE</span></b><span lang="it">  There comes a point at which research stops appearing as a remote body of knowledge and begins to reveal itself for what it really is: an infrastructure of possibility. It is in places such as ESRF that this becomes most visible. Here, physics does not remain enclosed within a specialist domain; it becomes a tool for observing matter more closely, understanding complex biological systems, analysing advanced materials, reading entire human organs, and contributing directly to innovation and European competitiveness.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12.0pt 0cm 12.0pt 0cm;"><span lang="it">Today ESRF is led by <b>Jean Daillant</b>, who took over as Director General on 2 September 2024. During the visit to Grenoble, we spoke with him about the vision he is bringing to this new phase and the role he believes a major research infrastructure should play in todays Europe.<o:p></o:p></span></p>
<h3 style="margin-top: 14.0pt; mso-pagination: widow-orphan; page-break-after: auto;"><a name="_lizy7i1ph8wd"></a><b><span lang="it" style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; color: black;">Director Daillant, you took over the leadership of ESRF on 2 September 2024. With what vision did you begin this mandate, and what do you see today as the main priorities for the future of the facility?<o:p></o:p></span></b></h3>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12.0pt 0cm 12.0pt 0cm;"><b><span lang="it">Jean Daillant:</span></b><span lang="it"> I already knew ESRF as it was ten years ago, and when I arrived in 2024 I was genuinely struck by the major step forward made through the facility upgrade, as well as by the quality of the science already being carried out here. But now, after a little more than a year, I am even more impressed and encouraged by the potential I see for the years ahead.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12.0pt 0cm 12.0pt 0cm;"><span lang="it">I would say that the priorities are essentially two. The first is to further broaden the scope of the projects we develop, in an increasingly collaborative way with our user community. The second, which is also a major challenge, is to make the best possible use of all the data we collect. There is extraordinary potential there, especially through the use of artificial intelligence, to generate knowledge at a truly unprecedented level.<o:p></o:p></span></p>
<h3 style="margin-top: 14.0pt; mso-pagination: widow-orphan; page-break-after: auto;"><a name="_akf4uqw6x7a2"></a><b><span lang="it" style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; color: black;">ESRF is often perceived as a highly specialised place. If you had to explain its value to a non-scientific audience, how would you describe in simple terms why this infrastructure matters for European society?<o:p></o:p></span></b></h3>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12.0pt 0cm 12.0pt 0cm;"><b><span lang="it">Jean Daillant:</span></b><span lang="it"> I would actually challenge that very idea. ESRF is not a facility that serves only a narrow field. On the contrary, it contributes to a very wide range of scientific areas: biology, chemistry, materials science, physics, planetary science, environmental science and many others.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12.0pt 0cm 12.0pt 0cm;"><span lang="it">That breadth also translates into growing societal impact. We work, for example, on batteries, health, environmental science and food science. So I would say that ESRFs value for Europe lies in the fact that it contributes in a very concrete way to almost all of Europes major priorities.<o:p></o:p></span></p>
<h3 style="margin-top: 14.0pt; mso-pagination: widow-orphan; page-break-after: auto;"><a name="_7pbarwii9tj0"></a><b><span lang="it" style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; color: black;">In recent years ESRF has undergone a crucial transformation with the Extremely Brilliant Source. How has this technological leap changed the quality of research and the range of possible applications across different scientific fields?<o:p></o:p></span></b></h3>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12.0pt 0cm 12.0pt 0cm;"><b><span lang="it">Jean Daillant:</span></b><span lang="it"> The main objective of this upgrade was to produce much more focused and brilliant X-ray beams. This now allows us to look at very heterogeneous samples with high resolution, with zooming in and out capabilities, and to do so in real time.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12.0pt 0cm 12.0pt 0cm;"><span lang="it">Because we also produce very penetrating X-rays, we can now study large devices while they are operating, or even full human organs with a level of resolution that was simply not possible before. That is what has profoundly changed both the quality of the research and the breadth of its applications.<o:p></o:p></span></p>
<h3 style="margin-top: 14.0pt; mso-pagination: widow-orphan; page-break-after: auto;"><a name="_o9yfg8jfp5wt"></a><b><span lang="it" style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; color: black;">In todays European context, marked by technological competition, the energy transition and geopolitical tensions, what role can large research infrastructures such as ESRF play in strengthening Europes scientific and industrial autonomy?<o:p></o:p></span></b></h3>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12.0pt 0cm 12.0pt 0cm;"><b><span lang="it">Jean Daillant:</span></b><span lang="it"> Very recently, in Brussels, at the launch of a new association bringing together Europes light sources, it became very clear, including from the European Commission, just how necessary such large facilities are. They are certainly hubs for science, but also for technology and innovation.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12.0pt 0cm 12.0pt 0cm;"><span lang="it">Each year, we work with more than one hundred European companies, including large groups, SMEs and start-ups, across a range of sectors. That means contributing directly to European competitiveness and helping reduce Europes dependence on external countries.<o:p></o:p></span></p>
<h3 style="margin-top: 14.0pt; mso-pagination: widow-orphan; page-break-after: auto;"><a name="_3gru83ljs2k"></a><b><span lang="it" style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; color: black;">If you had to point to one single idea that the public should take away after visiting ESRF, what would it be?<o:p></o:p></span></b></h3>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12.0pt 0cm 12.0pt 0cm;"><b><span lang="it">Jean Daillant:</span></b><span lang="it"> That ESRF is a research infrastructure contributing to many different areas of science and innovation.</span><b><span lang="it" style="font-size: 17.0pt; line-height: 115%;"><o:p></o:p></span></b></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 12.0pt 0cm 12.0pt 0cm;"><span lang="it">The impression one leaves ESRF with is that Jean Daillant does not view this facility as a temple of specialisation, but as a place where European research can expand both its scientific depth and its strategic relevance at the same time.<br><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>And perhaps that is the most interesting point of all: at a historical moment in which Europe is being called upon to rethink autonomy, competitiveness and long-term vision, centres such as ESRF remind us that knowledge is not a secondary luxury, but one of the most concrete forms of the future.<o:p></o:p></span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Anna Bianchi, quando la fisica nucleare incontra la medicina: il premio che racconta una scienza capace di curare]]></title>

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                    <description><![CDATA[La ricercatrice dei Laboratori Nazionali di Legnaro dellINFN -  Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, ha ricevuto lo Standout Woman Award 2026 per il suo lavoro sullapplicazione innovativa della fisica nucleare alla medicina, con un focus su radioterapia e adroterapia oncologica]]></description>

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                    <pubDate>Tue, 14 Apr 2026 14:16:01 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Rossella Guido]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 12.0pt 0cm 12.0pt 0cm;"><span style="font-size: 12pt;">Dalla fisica nucleare alla pratica clinica, passando per rivelatori innovativi, qualità della radiazione e nuove prospettive per trattamenti oncologici più precisi e sicuri. <strong>Anna Bianchi,</strong> ricercatrice ai Laboratori Nazionali di Legnaro dellI<strong>NFN - Istituto Nazionale di Fisica Nucleare</strong>, è tra le vincitrici dello <b>Standout Woman Award 2026</b>, riconoscimento internazionale assegnato a professioniste che si distinguono per competenza, determinazione e impatto nei rispettivi settori. Il premio valorizza in particolare la sua attività di ricerca nellintegrazione dellefficacia biologica dei fasci radioterapici nei piani di trattamento, con lobiettivo di migliorare precisione e sicurezza delle terapie, anche in ambito pediatrico. Bianchi lavora allintersezione tra fisica nucleare e medicina, ha coordinato i progetti INFN <b>MUSICA</b> e <b>AToMiQA</b> ed è componente di <b>EURADOS</b>.<o:p></o:p></span></p>
<p style="margin-top: 12.0pt; margin-bottom: 12.0pt; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="font-size: 12pt;"><b><span style="mso-ansi-language: IT;">Dottoressa Bianchi lei ha appena ricevuto lo Standout Woman Award 2026: che valore ha per lei questo riconoscimento, non solo sul piano personale ma anche come segnale per unarea di ricerca, quella tra fisica e medicina, che spesso resta poco visibile al grande pubblico?</span></b></span></p>
<p style="margin-top: 12.0pt; margin-bottom: 12.0pt; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="font-size: 12pt;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><o:p></o:p></span><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; mso-ansi-language: IT;">Ricevere lo Standout Woman Award 2026 è per me un grande onore e, devo ammettere, anche una sorpresa: vedere riconosciuto il lavoro che porto avanti con passione ogni giorno è estremamente gratificante. Ai Laboratori Nazionali di Legnaro mi confronto costantemente con numeri, modelli e rivelatori, ma partecipare alla cerimonia di premiazione mi ha fatto capire davvero quanto il mio lavoro possa incidere nella vita delle persone, e questo rende tutto ancora più significativo. Oltre al valore personale, il premio ha come effetto aggiuntivo quello di offrire loccasione di far emergere al grande pubblico un ambito della fisica spesso poco conosciuto, quello che unisce la fisica nucleare alla medicina.</span></span></p>
<p style="margin-top: 12.0pt; margin-bottom: 12.0pt; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; mso-ansi-language: IT;"><o:p></o:p></span><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; mso-ansi-language: IT;">Molti pensano alla fisica nucleare come a qualcosa di lontano, complesso o persino pericoloso, senza rendersi conto che in realtà ha applicazioni concrete e fondamentali nella vita quotidiana: dalla diagnostica, come radiografie, TC, scintigrafie o PET, fino alla terapia, con radioterapia, radiofarmaci e adroterapia oncologica. Nel mio lavoro cerco di unire la precisione della fisica con la pratica clinica, sviluppando strumenti e metodi che possano rendere i trattamenti oncologici più sicuri e mirati, anche in ambito pediatrico.</span></span></p>
<p style="margin-top: 12.0pt; margin-bottom: 12.0pt; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; mso-ansi-language: IT;"><o:p></o:p></span><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; mso-ansi-language: IT;">Spero che il premio contribuisca a mostrare quanto questa disciplina possa fare la differenza nella cura dei pazienti e, allo stesso tempo, stimoli linteresse delle nuove generazioni verso una materia che spesso a scuola viene percepita come difficile o astratta, ma che in realtà offre possibilità straordinarie di innovazione e impatto reale sulla società.<o:p></o:p></span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><b><span style="mso-ansi-language: IT;">Il premio richiama il suo lavoro sullapplicazione della fisica nucleare alla medicina. Per chi non è del settore: in che modo la sua ricerca può contribuire concretamente a rendere radioterapia e adroterapia più precise, efficaci e sicure per i pazienti oncologici?</span></b></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><o:p></o:p></span><span style="mso-ansi-language: IT;">Il nostro gruppo, composto attualmente da due ricercatrici e da me come assegnista di ricerca, sviluppa rivelatori di particelle che non si limitano a misurare la quantità di radiazione somministrata al paziente  la cosiddetta dose  ma ne analizzano anche la qualità. Questo ci permette di studiare lefficacia biologica del fascio di particelle utilizzato in adroterapia in ogni punto in cui interagisce con il corpo del paziente.</span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><o:p></o:p></span><span style="mso-ansi-language: IT;">In pratica, mentre i piani di trattamento tradizionali tengono principalmente conto della dose e, nel caso degli ioni carbonio, di un fattore calcolato di qualità, noi vogliamo fornire agli ospedali strumenti in grado di misurare con precisione reale quel fattore. Lobiettivo è massimizzare lefficacia sul tumore, dove serve infliggere il massimo danno alle cellule malate, e allo stesso tempo proteggere i tessuti sani circostanti. In questo modo possiamo rendere radioterapia e adroterapia non solo più precise, ma anche più efficaci e sicure per i pazienti. Questo è di particolare interesse ed impatto per i pazienti pediatrici.</span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><o:p></o:p></span><b><span style="mso-ansi-language: IT;">Nel suo percorso si ritrovano parole chiave molto forti: rivelatori innovativi, microdosimetria, qualità della radiazione, pianificazione del trattamento. Qual è oggi, secondo lei, la frontiera più promettente per trasformare questi avanzamenti scientifici in strumenti davvero utilizzabili nella pratica clinica?</span></b><span style="mso-ansi-language: IT;"><o:p></o:p></span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><span style="mso-ansi-language: IT;">Per trasformare gli avanzamenti scientifici e tecnologici in strumenti realmente utilizzabili nella pratica clinica, è fondamentale costruire una rete di collaborazioni interdisciplinari che coinvolga diversi settori e figure professionali: fisici, medici, ingegneri e biologi, ognuno con competenze complementari. La ricerca da sola non basta: serve un approccio integrato in cui innovazione tecnologica, validazione sperimentale e applicazione clinica procedono insieme.</span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><o:p></o:p></span><span style="mso-ansi-language: IT;">Anche il sostegno degli enti regolatori gioca un ruolo cruciale, perché promuove sia la ricerca sia il trasferimento tecnologico, garantendo che nuovi strumenti come rivelatori innovativi e metodiche di microdosimetria possano essere introdotti nella pratica clinica in modo sicuro e affidabile. La collaborazione internazionale, inoltre, permette di condividere dati, standard e metodologie, accelerando la traduzione dei risultati scientifici in strumenti concreti.</span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><o:p></o:p></span><span style="mso-ansi-language: IT;">Solo combinando ricerca, innovazione, collaborazione e regolamentazione possiamo fare in modo che concetti complessi come qualità della radiazione e del suo utilizzo nella pianificazione del trattamento diventino strumenti reali a beneficio dei pazienti, migliorando precisione, efficacia e sicurezza delle terapie oncologiche.<b><br style="mso-special-character: line-break;"><!--[endif]--></b><o:p></o:p></span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><b><span style="mso-ansi-language: IT;">Lei ha coordinato progetti come MUSICA e AToMiQA, entrambi orientati a introdurre nuove metriche e nuovi strumenti nella valutazione dei trattamenti. Quanto è difficile oggi fare ricerca interdisciplinare tra fisica, ingegneria e medicina, e quali competenze servono per costruire davvero questo ponte?</span></b></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><o:p></o:p></span><span style="mso-ansi-language: IT;">La ricerca interdisciplinare è certamente complessa, ma anche incredibilmente stimolante e produttiva. Lincontro tra competenze diverse  fisica, ingegneria elettronica e meccanica, radiobiologia e modellistica  permette di sviluppare strumenti e metodologie più innovativi e funzionali, capaci di avere un impatto concreto sulla pratica clinica.</span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><o:p></o:p></span><span style="mso-ansi-language: IT;">Nei progetti MUSICA e AToMiQA, ad esempio, gli strumenti che abbiamo progettato nascono proprio dallintegrazione di queste competenze. Non si tratta solo di tecnologia o teoria: combinare fisici, ingegneri e biologi ci ha permesso di creare rivelatori e metodiche che misurano con precisione la qualità della radiazione e la sua efficacia biologica, strumenti immediatamente utilizzabili nella valutazione dei trattamenti oncologici.</span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><o:p></o:p></span><span style="mso-ansi-language: IT;">Le competenze necessarie sono tante e la chiave è comprendere che non risiedono in ununica figura. Per costruire davvero un ponte tra discipline non è sufficiente avere competenze in un singolo ambito: è fondamentale collaborare, capire il valore delle conoscenze altrui e creare un team in cui ciascuno contribuisca con il proprio know-how unico. La forza di uno sviluppo e di una ricerca interdisciplinare risiede proprio in questa sinergia tra persone con conoscenze uniche e complementari: solo così è possibile ottenere risultati che nessuno potrebbe raggiungere da solo, trasformando le innovazioni scientifiche in strumenti concreti che migliorano la cura dei pazienti.</span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><o:p></o:p></span><span style="mso-ansi-language: IT;"><o:p></o:p></span><b><span style="mso-ansi-language: IT;">Il suo lavoro guarda anche ai pazienti pediatrici, un ambito in cui precisione e sicurezza diventano ancora più cruciali. Che cosa le insegna, da scienziata, lavorare su ricerche che hanno un potenziale impatto così diretto sulla qualità di vita delle persone?</span></b></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><o:p></o:p></span><span style="mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: 12pt;">Da bambina sognavo di diventare astrofisica e la mia grande ispirazione era Margherita Hack. Ricordo ancora lemozione di ascoltarla durante i suoi incontri e di seguire ogni sua parola: era per me un modello di passione e curiosità senza confini. Crescendo, però, ho capito che la mia passione per la ricerca poteva diventare ancora più significativa se avesse avuto un impatto diretto sulla vita delle persone. È così che mi sono avvicinata alla fisica medica. Oggi, sapere che il mio lavoro può contribuire a rendere un trattamento di adroterapia più preciso e sicuro, soprattutto per i pazienti pediatrici, è una motivazione enorme. </span></span></p>
<p><span style="mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: 12pt;">Ogni giorno mi sprona a migliorare i nostri strumenti, a cercare strade percorribili per introdurre la microdosimetria nei parametri clinici e a cercare soluzioni che massimizzino lefficacia del trattamento sui tumori riducendo al minimo i danni collaterali ai tessuti sani. Lavorare in questo ambito mi insegna a rimanere con i piedi per terra, a misurare il valore della mia ricerca non solo in termini scientifici, ma nel reale impatto che può avere sulla vita di un paziente. Sapere che ciò che faccio può davvero fare la differenza rende ogni sfida ed ogni difficoltà, incredibilmente significativa e gratificante.</span><o:p></o:p></span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Arte e medicina, uno sguardo nuovo per comprendere i capolavori e una prospettiva per il giornalismo: Luigi Memo e Roberto Bonzio in dialogo con Rossella Guido]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/arte-e-medicina-uno-sguardo-nuovo-per-comprendere-i-capolavori-luigi-memo-roberto-bonzio-rossella-guido</link>
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                    <description><![CDATA[Dalla Gioconda alla Venere di Botticelli, passando per il ruolo della lentezza, dellempatia e della complessità: un dialogo tra scienza, cultura e divulgazione a partire dal volume Genio e geni - Lettura clinica delle opere d'arte]]></description>

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                    <pubDate>Fri, 27 Mar 2026 17:20:09 +0100</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Rossella Guido]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p data-start="780" data-end="1143"><span style="font-size: 12pt;">Ci sono immagini che pensiamo di conoscere da sempre. La <strong data-start="837" data-end="849">Gioconda</strong>, la <strong data-start="854" data-end="878">Venere di Botticelli</strong>, i volti della pittura sacra, i grandi capolavori della tradizione occidentale. Eppure, guardati con un altro sguardo, possono rivelare dettagli inattesi: indizi anatomici, anomalie, segni clinici, tracce che mettono in relazione arte, medicina e storia del corpo.</span></p>
<p data-start="1145" data-end="1737"><span style="font-size: 12pt;">È il terreno dell<strong data-start="1163" data-end="1183">iconodiagnostica</strong>, disciplina che applica la diagnostica medica allo studio delle opere darte. Un approccio al centro del volume <em data-start="1296" data-end="1346">Genio e geni. Lettura clinica delle opere darte</em>, curato da <strong data-start="1358" data-end="1407">Giorgia Girotto, Luigi Memo e Paolo Gasparini</strong>. Ne abbiamo parlato con <strong data-start="1432" data-end="1446">Luigi Memo</strong>, neonatologo e genetista clinico, e con <strong data-start="1467" data-end="1485">Roberto Bonzio</strong>, giornalista e fondatore di <em data-start="1514" data-end="1537">Italiani di Frontiera</em>, in una conversazione che ha toccato non solo il rapporto tra scienza e immagini, ma anche il modo in cui oggi osserviamo, raccontiamo e interpretiamo la realtà.</span></p>
<p data-start="1822" data-end="2162"><span style="font-size: 12pt;">«Non è unidea nata in modo estemporaneo», spiega Luigi Memo. «Parliamo di una vera branca della medicina: l<strong data-start="1931" data-end="1951">iconodiagnostica</strong>. È la disciplina che applica la diagnostica medica allo studio delle opere darte, ricercando nei personaggi raffigurati segni e sintomi clinici, riprodotti talvolta consapevolmente, talvolta no, dallartista».</span></p>
<p data-start="2164" data-end="2596"><span style="font-size: 12pt;">Il termine, ricorda, è relativamente recente: fu introdotto nel 1983 dalla psichiatra di Harvard <strong data-start="2261" data-end="2281">Annalise Pontius</strong>, in un lavoro in cui descriveva lidentificazione di una rara malattia genetica in antiche statue ritrovate nelle Isole Cook. «Liconodiagnostica esercita prima di tutto la capacità di osservare e di riconoscere i segni di patologia. In altre parole, allena locchio clinico».</span></p>
<h3 data-section-id="g73e4n" data-start="4331" data-end="4437">Non si tratta di trovare malattie nei quadri</h3>
<p data-start="2663" data-end="3032"><span style="font-size: 12pt;">«Si tratta di capire come larte documenti il corpo umano e le sue patologie allinterno di un preciso contesto storico». La lettura clinica, spiega Memo, usa strumenti tipici della medicina, osservazione, diagnosi differenziale, correlazione tra segni, ma deve dialogare costantemente con la storia dellarte.</span></p>
<p data-start="3034" data-end="3450"><span style="font-size: 12pt;">Le domande da porsi sono molte: il corpo rappresentato è realistico o idealizzato? Le anomalie osservate sono reali, simboliche o stilistiche? Lartista ha ritratto un caso concreto oppure ha immaginato una figura? «Qui laiuto degli storici dellarte è decisivo», sottolinea Memo, perché senza quel confronto il rischio è di trasformare unipotesi in una proiezione arbitraria.</span></p>
<p data-start="3516" data-end="3662"><span style="font-size: 12pt;">Per Bonzio, il lavoro di Luigi Memo incrocia uno dei temi chiave della sua ricerca sul talento italiano: la capacità di connettere ambiti diversi.</span></p>
<p data-start="3664" data-end="4022"><span style="font-size: 12pt;">«Mi ha affascinato moltissimo questa combinazione di competenze», racconta. «Molte delle persone che ho incontrato e intervistato negli anni mi hanno detto che la loro forza stava nellavere una visione ampia dei problemi, anche di quelli tecnici. Non nellessere super-specialisti chiusi in un solo recinto, ma nel saper mettere insieme sguardi differenti».</span></p>
<p data-start="4024" data-end="4329"><span style="font-size: 12pt;">È proprio qui, secondo Bonzio, che il progetto diventa significativo anche per un pubblico non medico: «Lincrocio tra storia dellarte e lettura clinica ci permette di vedere qualcosa che prima non vedevamo, dentro immagini che credevamo di conoscere perfettamente».</span></p>
<h3 data-section-id="g73e4n" data-start="4331" data-end="4437">Qual è il valore di questa chiave di lettura per chi ama larte, ma non ha una formazione scientifica?</h3>
<p data-start="4439" data-end="4734"><span style="font-size: 12pt;">Per Luigi Memo, il fascino dellapproccio sta anche nella sua accessibilità: «Guardare clinicamente unopera vuol dire osservarla con lo sguardo analitico di un medico, cercando segni, sintomi, indizi visivi. Interpretare figure, corpi e dettagli come se fossero veri e propri pazienti dipinti».</span></p>
<p data-start="4736" data-end="5119"><span style="font-size: 12pt;">Ma il punto non è trasformare il visitatore in un medico improvvisato. È semmai offrire una nuova profondità di lettura, una forma di attenzione che unisce bellezza, storia e osservazione del reale. «Larte», dice Memo, «diventa così un documento sul corpo, sulle patologie, sui modi in cui una società ha visto e interpretato certe condizioni».</span> <span class="" data-state="closed"></span></p>
<h3 data-section-id="g73e4n" data-start="4331" data-end="4437">Esistono limiti a questa interpretazione?</h3>
<p data-start="5233" data-end="5556"><span style="font-size: 12pt;">«Questo approccio è un grande stimolo», osserva Bonzio, «ma proprio per questo ci obbliga a superare i limiti della nostra conoscenza con prudenza». Secondo il giornalista, laspetto più interessante è che la lettura clinica delle opere apre significati articolati, ma nello stesso tempo impone rispetto per la complessità.</span></p>
<p data-start="5558" data-end="5947"><span style="font-size: 12pt;">È un punto su cui insiste anche Memo: il medico da solo rischia di vedere soltanto i segni e di ignorare simboli, stile, convenzioni figurative; lo storico dellarte da solo può invece sottovalutare dettagli anatomici reali. «Una sola competenza non basta», afferma. «È proprio allincrocio fra questi due tipi di sguardo che nasce unipotesi solida». <span class="" data-state="closed"></span></span></p>
<h3 data-section-id="g73e4n" data-start="4331" data-end="4437">In che modo l'arte può aiutare la medicina?</h3>
<p data-start="6004" data-end="6267"><span style="font-size: 12pt;">Per Luigi Memo, il contributo dellarte alla medicina è tuttaltro che marginale. «Larte insegna alla medicina a vedere meglio», dice. «Non solo a guardare, ma a osservare in modo lento, selettivo, consapevole. Diventa quasi una palestra per lo sguardo clinico».</span></p>
<p data-start="6269" data-end="6698"><span style="font-size: 12pt;">In unepoca dominata dalla tecnologia, dalla velocità e dalla diagnostica avanzata, questo richiamo alla lentezza assume un valore particolare. «Davanti a unopera importante non puoi scansionare tutto velocemente», osserva. «Devi fermarti. E in medicina accade qualcosa di simile: bisogna dedicare tempo allesame obiettivo, non saltare subito alla diagnosi, cogliere dettagli che emergono solo dopo unosservazione prolungata».</span></p>
<p data-start="6700" data-end="7095"><span style="font-size: 12pt;">Larte abitua inoltre a distinguere il dettaglio rilevante da quello irrilevante, la variazione dal normale, lanomalia dalla semplice differenza. E perfino a tollerare lincertezza: «Unopera non ha sempre ununica interpretazione, così come un paziente raramente racconta tutto subito. Bisogna formulare ipotesi multiple ed evitare conclusioni premature».</span></p>
<h3 data-section-id="ccf8i0" data-start="8982" data-end="9050">Ci sono opere emblematiche che raccontano bene questo approccio?</h3>
<p data-start="9052" data-end="9435"><span style="font-size: 12pt;">Memo cita innanzitutto la <strong data-start="9078" data-end="9090">Gioconda</strong>. «Se la guardi solo con occhio medico», spiega, «puoi cogliere almeno due possibili elementi clinici». Da un lato uno <strong data-start="9209" data-end="9223">xantelasma</strong> allocchio sinistro, cioè un accumulo di grasso; dallaltro una tumefazione al polso destro compatibile con un <strong data-start="9335" data-end="9345">lipoma</strong>. Mettendo insieme questi dettagli, si può ipotizzare un quadro di <strong data-start="9412" data-end="9434">ipercolesterolemia</strong>.</span></p>
<p data-start="9437" data-end="9789"><span style="font-size: 12pt;">Ma non è lunica lettura possibile. Altri studiosi, osservando il colorito giallastro, le sopracciglia rade e una tumefazione al collo, hanno ipotizzato invece un quadro di <strong data-start="9610" data-end="9627">ipotiroidismo</strong>. È proprio questa pluralità di interpretazioni, condotte però con metodo, a rendere liconodiagnostica così affascinante. <span class="" data-state="closed"></span></span></p>
<p data-start="9791" data-end="10201"><span style="font-size: 12pt;">Altro caso celebre è la <strong data-start="9815" data-end="9839">Venere di Botticelli</strong>, simbolo per eccellenza della bellezza femminile rinascimentale. Eppure, osservata attentamente, presenta due piccole anomalie: un <strong data-start="9971" data-end="9985">piede cavo</strong> e una deviazione mediale del quinto dito, una forma di <strong data-start="10041" data-end="10058">clinodattilia</strong>. «Piccole imperfezioni», nota Memo, «in una figura che dovrebbe rappresentare lideale di perfezione».</span></p>
<p data-start="9791" data-end="10201"><span style="font-size: 12pt;">Il volume <strong>"</strong><strong data-start="11882" data-end="11934">Genio e geni. Lettura clinica delle opere darte"</strong> si muove così su un terreno raro e prezioso: quello in cui il sapere scientifico arricchisce il mistero dellarte,  di nuove domande. E in un presente segnato da velocità, semplificazioni e false certezze, il richiamo alla complessità, alla lentezza e alla curiosità appare quanto mai necessario.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[House of Switzerland, Edelmann: Più che una vetrina, uno spazio aperto dove il dialogo viene prima di tutto]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/house-of-switzerland-edelmann-piu-che-una-vetrina-uno-spazio-aperto-dove-il-dialogo-viene-prima-di-tutto</link>
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                    <description><![CDATA[Lintervista ad Alexandre Edelmann, ambasciatore e capo di Presenza Svizzera: il senso della House of Switzerland a Milano, il valore delle relazioni tra Svizzera e Italia, la gestione del dolore dopo il dramma di Crans-Montana e lidea di un Paese che tiene insieme tradizione, innovazione e apertura]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202605/image_900x600_726e93fcf48c9b1cf7d85afaf28e808a.webp" length="45900" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 10 Mar 2026 15:34:21 +0100</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Rossella Guido]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p>La House of Switzerland non come luogo esclusivo di rappresentanza, ma come <strong data-start="750" data-end="777">piattaforma di incontro</strong>. È questa lidea che <strong>Alexandre Edelmann,</strong> ambasciatore e capo di Presenza Svizzera, consegna a Italia 24 nel corso di unintervista che mette al centro non solo il racconto di un progetto di <strong>public diplomacy</strong>, ma anche una visione precisa delle <strong>relazioni </strong>tra Svizzera e Italia.</p>
<p>Nelle parole di Edelmann, la casa svizzera allestita nel contesto olimpico e paralimpico non nasce per esibire unimmagine patinata del Paese, bensì per creare uno spazio gratuito e aperto in cui svizzeri e italiani possano incontrarsi in modo naturale, attorno a sport, cultura, gastronomia e innovazione. Il punto, però, non è soltanto il programma. Il punto è ciò che resta dopo. La conversazione più importante, osserva, è infatti quella che <strong data-start="1543" data-end="1570">continua oltre i Giochi</strong>, trasformando un momento simbolico in relazioni durevoli tra persone, istituzioni, imprese e territori.</p>
<h2 data-section-id="vi3vkp" data-start="1714" data-end="1746">Limpatto? Numeri e relazioni</h2>
<p data-start="1748" data-end="2373">Alla domanda su come si misuri limpatto di unoperazione di questo tipo, Edelmann distingue tra indicatori immediati e risultati di lungo periodo. Da un lato ci sono i dati più visibili: i visitatori, la copertura mediatica, la presenza sui social. Nellintervista riferisce che la House of Switzerland era già arrivata a <strong data-start="2071" data-end="2124">quasi 100 mila visitatori dallinizio di febbraio</strong>, pur con il programma ancora in corso. Dallaltro lato, però, il diplomatico insiste su un elemento più difficile da quantificare: la qualità delle relazioni che nascono e la fiducia che si consolida nel tempo.</p>
<p data-start="1748" data-end="2373">È qui che entra in gioco la diplomazia pubblica, che Edelmann descrive come un lavoro fondato insieme su componenti quantitative e qualitative. Perché il successo vero, suggerisce, non coincide solo con laffluenza o con la visibilità, ma con la capacità di generare collaborazioni future e di rafforzare la percezione reciproca tra due Paesi che condividono molto più di una semplice vicinanza geografica.</p>
<h2 data-section-id="2yitem" data-start="2821" data-end="2898">Il dopo Crans-Montana: Rispetto, sobrietà, ma anche la vita che continua</h2>
<p data-start="2900" data-end="3384">Uno dei passaggi più delicati dellintervista riguarda la gestione del clima emotivo seguito al dramma di Crans-Montana. Edelmann riconosce con chiarezza il peso di quella ferita, definendola un trauma sentito profondamente sia in Svizzera sia in Italia. Proprio per questo, spiega, allinizio di gennaio è stata presa la decisione di adattare il programma della House of Switzerland, soprattutto nelle componenti più festive.</p>
<p data-start="2900" data-end="3384">La scelta, nelle sue parole, è stata quella di tenere insieme due esigenze: da una parte il <strong>rispetto e la sobrietà</strong>, dallaltra la necessità di mantenere una presenza pubblica a Milano in occasione dei Giochi. Ne emerge una linea che rifiuta sia la rimozione sia la spettacolarizzazione del dolore. Edelmann parla di comprensione e benevolenza percepite a Milano, e sottolinea come molti interlocutori italiani abbiano espresso empatia e solidarietà. Il risultato è stato, a suo avviso, unesperienza attraversata da emozioni miste: il lutto e la consapevolezza che la vita pubblica e il dialogo tra Paesi devono continuare.</p>
<h2 data-section-id="gsa74t" data-start="4068" data-end="4149">Sport-tech, food-tech e turismo sostenibile: la Svizzera che vuole raccontarsi</h2>
<p data-start="4151" data-end="4634">Nella strategia di racconto internazionale della Svizzera, tre filoni emergono con particolare evidenza: <strong data-start="4256" data-end="4303">sport-tech, food-tech e turismo sostenibile</strong>. Non si tratta, spiega Edelmann, di temi scelti casualmente, ma di assi che rappresentano bene la Svizzera contemporanea, capace di tenere insieme tradizione e innovazione. Linnovazione esiste grazie alla tradizione, afferma in sostanza, indicando una continuità piuttosto che una rottura.</p>
<p data-start="4151" data-end="4634">Sul fronte dello sport, richiama il ruolo della Svizzera come hub di federazioni internazionali e come ecosistema in cui tecnologia, performance e salute si intrecciano in modo naturale. Sul food, insiste su una doppia dimensione: il patrimonio gastronomico classico, ma anche la ricerca avanzata nel campo dellalimentazione e della sostenibilità. Quanto al turismo, il focus è sul modello alpino: un turismo che sia sì economicamente rilevante, ma che non consumi i territori, e che permetta a chi vive nelle regioni montane di abitarle in modo equilibrato durante tutto lanno.</p>
<h2 data-section-id="1pfqc85" data-start="5256" data-end="5278">Lumano al centro</h2>
<p data-start="5280" data-end="5788">Eppure, nel momento in cui gli si chiede quale messaggio vorrebbe davvero lasciare ai visitatori, Edelmann sposta il discorso altrove. Non indica un singolo settore, né una parola-chiave di policy. Indica piuttosto un principio: <strong data-start="5509" data-end="5537">la centralità dellumano</strong>. È questo, per lui, il primo tratto che un visitatore dovrebbe portarsi via dalla House of Switzerland. Innovazione, sostenibilità, cooperazione e sviluppo vengono dopo. Prima cè la disponibilità allincontro.</p>
<p data-start="5280" data-end="5788">In questo senso, la Svizzera viene descritta come un Paese abituato a lavorare nella pluralità: quattro lingue nazionali, culture diverse, apertura internazionale, collaborazione come metodo ordinario. Da qui nasce anche una concezione molto netta del dialogo: non come formula retorica, ma come condizione essenziale per trovare soluzioni, soprattutto quando non si è già daccordo. Anzi, il rischio più grande, osserva Edelmann, è proprio quello di parlare solo con chi la pensa come noi, chiudendosi in una bolla.</p>
<h2 data-section-id="ry1q50" data-start="6348" data-end="6403">La diplomazia come relazione, non solo come immagine</h2>
<p data-start="6405" data-end="6835">Lintervista lascia così emergere un profilo preciso della House of Switzerland: non un semplice padiglione identitario, ma un dispositivo di relazione. E, insieme, unidea di diplomazia che non si esaurisce nella comunicazione istituzionale, ma passa dalla costruzione di spazi comuni, accessibili, in cui la reputazione internazionale si intreccia con la qualità delle esperienze vissute.</p>
<p data-start="6405" data-end="6835"><strong><a href="https://www.houseofswitzerland.it/" target="_blank" rel="noopener">Scopri i prossimi eventi di House of Switzerland</a></strong></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Cè un motivo per il quale Something Big Is Happening di Matt Shumer sullAI è diventato virale]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/ce-un-motivo-something-big-is-happening-di-matt-shumer-sullai-diventato-virale</link>
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                    <description><![CDATA[Un testo potente che mette in scena urgenza e paura sullintelligenza artificiale, ma non per le ragioni che pensi]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202602/image_870x580_69906a6dba3bf.webp" length="30972" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Sat, 14 Feb 2026 13:25:14 +0100</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Rossella Guido]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Cè una ragione semplice per cui il post di Matt Shumer, CEO e co-fondatore di <em>OthersideAI/ HyperWrite</em>, ha fatto il giro del mondo: è una rara occasione in cui qualcuno non si limita a spiegare lintelligenza artificiale ma prova a </span><strong><span class="s2">farla sentire</span></strong><span class="s1">, e per farlo usa un artificio narrativo impeccabile che rimanda ad <strong>un'emozione </strong>molto forte con una data precisa: febbraio 2020, lultima normalità prima dello strappo. Da lì in poi mette in scena unesperienza emotiva condivisibile, la sensazione che stia succedendo qualcosa mentre quasi tutti continuano a vivere come se nulla stesse cambiando.</span><span class="s1"></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La viralità nasce da questa promessa: </span><span class="s3">non sei davanti allennesimo articolo sullAI, sei davanti a un <strong>avvertimento</strong></span><span class="s1">.<span class="Apple-converted-space"> </span>Chi lo legge ha limpressione di ricevere un messaggio riservato: <em>noi labbiamo già visto accadere, ora tocca a voi</em>.</span><span class="s1"></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il testo crea un corto circuito tra capacità tecnologiche, percezione sociale e decisioni economiche. </span><span class="s1"></span></p>
<p data-start="7563" data-end="7785"><span>«</span>Se hai provato ChatGPT nel 2023 o a inizio 2024 e hai pensato si inventa le cose o non è così impressionante, avevi ragione. Quelle prime versioni erano davvero limitate. Allucinavano. Dicevano con sicurezza assurdità. - afferma <strong>Shumer </strong>- Ma quello era due anni fa. Nel tempo dellAI, è preistoria<span>».</span></p>
<h4 class="p1"><span class="s2">La cosa più importante che Shumer dice (senza dirlo esplicitamente)</span><span class="s1"></span></h4>
<p class="p1"><span class="s1">Shumer descrive un passaggio dellintelligenza artificiale da strumento utile a sostituto operativo dove lui dà istruzioni, </span><span class="s1">si allontana dal computer e torna a lavoro finito, testato, iterato, rifinito da un modello che sembra avere persino una forma di gusto. </span><span class="s1"></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">È un racconto che parla di </span><span class="s2">workflow</span><span class="s1">: come si lavora, quanto tempo serve, quanta intermediazione umana resta.</span><span class="s1"></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Quello che spaventa è lidea banale e materialissima della macchina<strong> che </strong></span><strong><span class="s2">porta a termine</span><span class="s1">.</span></strong><span class="s1"></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Oltre ogni romanticismo, qui cè un fatto che spesso ci sfugge: nella storia delle tecnologie non è mai servita la perfezione, limpatto nasce quando diventa </span><span class="s2">abbastanza buono</span><span class="s1"> da cambiare perché conviene, accelera,<span class="Apple-converted-space">  </span>riduce costi, e quindi si può provare. </span><span class="s1">Abbiamo ormai superato la soglia del giocattolo. </span><span class="s1"></span></p>
<h4 class="p1"><span class="s2">Il limite del racconto</span></h4>
<p class="p1"><span class="s1">La parte più discutibile del testo è sulla </span><span class="s1">capacità dei modelli che possono migliorare a scatti rispetto allimpatto reale sul lavoro e sulle professioni.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Esistono attriti enormi: responsabilità legali, compliance, reputazione, integrazione nei sistemi, qualità dei dati, governance, regole interne, assicurazioni, contenziosi. In altre parole: un modello può saper fare qualcosa molto prima che unorganizzazione decida di </span><span class="s2">fidarsi</span><span class="s1"> a sufficienza da metterlo in produzione.</span><span class="s1"></span></p>
<h4 class="p1"><span class="s2">Limpatto più probabile</span><span class="s1"></span></h4>
<p class="p1"><span class="s1">Se guardiamo alla realtà con un minimo di freddezza, leffetto più verosimile nel breve non è spariscono i lavori, è cambia la struttura del lavoro. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"> La parola chiave è </span><strong><span class="s2">compressione</span></strong><span class="s1">: dei <strong>tempi</strong> (ciò che richiedeva giorni deve richiederne ore); dei <strong>team </strong>(meno persone per lo stesso output); dei ruoli junior (meno apprendistato, meno rampe di ingresso); delle <strong>retribuzioni </strong>(soprattutto per freelance e attività standardizzabili).</span><span class="s1"></span></p>
<p class="p4"><span class="s1">È una trasformazione che non fa rumore come un licenziamento di massa annunciato in conferenza stampa, ma che nel tempo può erodere pezzi interi di filiere: redazioni, traduzioni, produzione di contenuti, back office, customer care, analisi di base, contabilità di routine, document review.</span><span class="s1"></span></p>
<p class="p4"><span class="s1">Il post di Shumer, quando parla di <em>entry-level white collar</em> colpisce un nervo scoperto: se lAI diventa il tuo collega instancabile e a basso costo, la prima cosa che salta è lidea stessa di fare esperienza. </span><span class="s1"></span></p>
<h4 class="p1"><span class="s2">Perché è diventato virale proprio adesso</span><span class="s1"></span></h4>
<p class="p1"><span class="s1">Il ragionamento arriva in un momento in cui la percezione pubblica è <strong>spaccata</strong>: molti hanno provato strumenti gratuiti e li ricordano come imprecisi, altri usano modelli più avanzati nel lavoro quotidiano e vedono un salto. Shumer costruisce tutta la sua tesi su questo divario: la distanza tra ho provato e non mi ha impressionato e lo uso e mi sta cambiando il modo di lavorare.</span><span class="s1"></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Questo divario è reale perché </span><span class="s2">le decisioni</span><span class="s1"> aziendali e politiche si prendono spesso su percezioni. Se il pubblico sottovaluta, arriva impreparato. Se i vertici sopravvalutano, tagliano e automatizzano male, producendo danni di qualità e di fiducia.</span><span class="s1"></span></p>
<h4 class="p1"><span class="s2">LItalia e il doppio rischio: ritardo e scorciatoia</span><span class="s1"></span></h4>
<p class="p1"><span class="s1">In un Paese in cui la digitalizzazione procede a macchie di leopardo, la reazione più comune si divide in due. Da un lato la <strong data-start="125" data-end="143">minimizzazione</strong>: <em>non ci riguarda</em>, <em>qui è diverso</em>, <em>non può funzionare nella complessità italiana</em>, <em>convincimi che sia necessario</em>. Dallaltro la <strong data-start="307" data-end="322">scorciatoia</strong>: <em>tagliamo, sostituiamo, facciamo in fretta</em>, adottando strumenti e decisioni per inseguire lefficienza senza regole e senza responsabilità chiare.</span></p>
<p class="p4"><span class="s1">Entrambe portano allo stesso risultato: una transizione gestita male, con conflitti che generano più precarietà e disuguaglianze. Perché lAI, quando entra come leva di produttività, redistribuisce potere, lo toglie a chi esegue senza approfondire e lo concentra in chi controlla processi e budget.</span><span class="s1"></span></p>
<h4 class="p1"><span class="s2">Le domande da porsi </span><span class="s1"></span></h4>
<p class="p1"><span class="s1">Shumer chiude con consigli individuali: abbonati, usa il modello migliore, sperimenta unora al giorno, sii <em>early</em>. Sono indicazioni pragmatiche e non inutili, ma non bastano per un motivo semplice: non possiamo pensare che una trasformazione sistemica si risolva solo con una strategia personale.</span><span class="s1"></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La domanda vera è collettiva: </span><span class="s2">chi governa questa transizione?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Chi stabilisce quando è lecito usare lAI in una procedura? Chi risponde dellerrore? Chi firma? Chi controlla bias e qualità? Chi tutela i percorsi di ingresso? Chi paga la formazione? Chi protegge i settori dove la fiducia è parte indispensabile del servizio come la sanità, la giustizia e linformazione?</span><span class="s1"></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Perché se la risposta resta ognuno si arrangi, lesito è già scritto: chi ha capitale culturale e tempo si adatta, chi è più esposto paga il prezzo. E lAI da promessa di efficienza, diventa acceleratore di fratture.</span><span class="s2"></span></p>
<h4 class="p1"><span class="s2">LAI non è un meteorite, è uninfrastruttura</span><span class="s1"></span></h4>
<p class="p1"><span class="s1">Il post di Shumer è virale perché mette paura in modo efficace ma  il suo valore, per noi, non è la paura: è lurgenza di spostare la discussione dal crederci o deriderla a una domanda più adulta: </span><span class="s2">quali tutele e responsabilità</span><span class="s1">.</span><span class="s1"></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Lintelligenza artificiale non è un meteorite che cade dal cielo ma uninfrastruttura che stiamo installando in tempo reale dentro lavoro, servizi, media e istituzioni. Le infrastrutture fanno sempre la stessa cosa: o le governi, o ti governano.</span><span class="s1"></span></p>
<h4 class="p1"><span class="s1">Gli occhi, ora, devono restare puntati sulla </span><span class="s2">formazione</span><span class="s1">. </span></h4>
<p class="p1"><span class="s1">Nei report ufficiali della Commissione europea sul </span><span class="s3">Digital Decade</span><span class="s1"> lItalia resta ferma a<a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/factpages/italy-2024-digital-decade-country-report?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener"> </a></span><a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/factpages/italy-2024-digital-decade-country-report?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener"><span class="s2">45,8%</span></a><span class="s1"><a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/factpages/italy-2024-digital-decade-country-report?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener"> di popolazione</a> con almeno competenze digitali di base, ben sotto la media UE (</span><span class="s2">55,6%</span><span class="s1">) e intanto lAI Act ha già introdotto un <a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/ai-talent-skills-and-literacy?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener">obbligo esplicito di </a></span><a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/ai-talent-skills-and-literacy?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener"><span class="s2">AI literacy</span></a><span class="s1"><a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/ai-talent-skills-and-literacy?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener"> </a>per chi sviluppa o utilizza sistemi di intelligenza artificiale (in vigore dal </span><span class="s2">2 febbraio 2025</span><span class="s1">, art. 4), cioè formazione adeguata e contestualizzata per chi lavora con questi strumenti. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">In parallelo, la partecipazione degli adulti allapprendimento continua (lifelong learning) in Italia nel 2023 è indicata da <a href="https://www.cedefop.europa.eu/en/news/italy-participation-adult-learning-latest-indaco-survey-findings?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener">fonti europee</a> attorno all</span><span class="s2">11,6%</span><span class="s1">, segnale che la riqualificazione cè ma non è ancora la massa critica necessaria per reggere un cambio di paradigma.</span><span class="s1"></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">È necessario parlarne in tutte le sedi e con prospettive <strong>multidisciplinari</strong>: </span><span class="s2">il <strong>medico deve parlare con linformatico</strong></span><span class="s1">, che a sua volta </span><span class="s2">ha bisogno del <strong>filosofo</strong></span><span class="s1"><strong> </strong>per mettere a fuoco implicazioni, limiti e responsabilità; e poi, perché tutto questo sia comprensibile e visibile fuori dalle stanze degli addetti ai lavori, </span><span class="s2">serve un <strong>giornalismo di qualità</strong> </span><span class="s1">che conosca le implicazioni delluso di questi strumenti e li sappia usare in modo efficace, </span><span class="s2">controllando le fonti, dichiarando i metodi e sviluppando nuove tecniche di analisi</span><span class="s1">. Il silenzio e la paura non terranno fuori dalla porta un cambiamento che sta già entrando nei processi, nelle decisioni e nel lavoro quotidiano.</span><span class="s1"></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il futuro è già qui, scrive Shumer, forse sì. Ma la parte decisiva non è che stia già bussando alla porta:<strong> è chi gli apre.</strong></span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><strong></strong></span></p>
<p class="p1"><a href="https://shumer.dev/something-big-is-happening/" target="_blank" rel="noopener"><span class="s1"><strong>SOMETHING BIG IS HAPPENING</strong></span></a></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[La giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza: senza retorica, cosa dicono i numeri]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/la-giornata-internazionale-delle-donne-e-delle-ragazze-nella-scienza-senza-retorica-cosa-dicono-i-numeri</link>
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                    <description><![CDATA[Dieci anni dopo listituzione ONU di un momento di celebrazione della presenza femminile nella scienza i numeri raccontano una verità scomoda: il talento cè ma il sistema continua a disperderlo proprio dove contano carriera e leadership nei settori strategici]]></description>

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                    <pubDate>Wed, 11 Feb 2026 14:39:55 +0100</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Rossella Guido]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p>Cè una frase che torna puntuale ogni 11 febbraio: <em data-start="459" data-end="515">Le donne ormai sono ovunque, il problema è superato.</em> È una frase comoda e soprattutto, è falsa. Lo dimostra lo stato dellarte più solido disponibile: a livello globale, le donne sono <strong data-start="649" data-end="677">il 31,7% dei ricercatori</strong> (dato <a href="https://www.unesco.org/en/days/women-girls-science#:~:text=Did%20you%20know?,Join%20the%20campaign%20%23EveryVoiceInScience" target="_blank" rel="noopener">UIS/UNESCO)</a>. Non metà, non quasi pari, un terzo.</p>
<p>Ci sono certamente dei progressi, ma non sono quelli che amiamo raccontarci nei post celebrativi.  </p>
<p data-start="0" data-end="257">Quando si parla di donne nella scienza sembra che i numeri infatti si contraddicano, ma spesso non è la realtà a essere incoerente: è il modo in cui misuriamo. Le percentuali cambiano perché cambiano <strong data-start="194" data-end="208">le domande</strong> e, quindi, cambiano <strong data-start="229" data-end="256">definizioni e perimetri</strong>.</p>
<p data-start="259" data-end="541">Se guardo ai <strong data-start="272" data-end="307">ricercatori e alle ricercatrici</strong> (cioè chi lavora formalmente in ricerca e sviluppo), sto fotografando la forza lavoro scientifica in servizio. È un dato utile, ma dice poco su <em data-start="454" data-end="462">quante</em> persone stanno arrivando nel sistema o su <em data-start="505" data-end="511">dove</em> finiscono dopo la formazione.</p>
<p data-start="543" data-end="871">Se invece considero i <strong data-start="565" data-end="580">lavori STEM</strong>, entro nel mercato del lavoro: una categoria più ampia, che include professioni tecniche e digitali anche fuori dai laboratori e dalle università. Qui il quadro può cambiare molto, perché conta quanto un Paese assorbe competenze scientifiche in impresa, in sanità, nellindustria, nella PA.</p>
<p data-start="873" data-end="1242">Poi cè la misura della <strong data-start="897" data-end="909">pipeline</strong>, cioè laureate STEM e dottorati: qui spesso i numeri migliorano, talvolta arrivano vicino alla parità. Ma attenzione: questo non significa automaticamente che la carriera poi segua lo stesso andamento. È possibile e frequente che la pipeline sia quasi bilanciata e che il sistema, più avanti, perda persone lungo il percorso.</p>
<p data-start="1244" data-end="1580">Infine cè la metrica che conta di più quando parliamo di potere decisionale: la <strong data-start="1325" data-end="1339">leadership</strong>. Quanti ruoli apicali, quante direzioni di dipartimento, quante responsabilità di grandi progetti e budget. Sono indicatori più rari e meno standardizzati, ma decisivi per capire chi orienta lagenda scientifica e chi prende le decisioni.</p>
<p data-start="1582" data-end="2085">In Europa un esempio pratico chiarisce bene la differenza: la Commissione può registrare progressi nella composizione di panel, comitati e governance dei programmi (e anche in alcune percentuali di partecipazione in Horizon Europe), ma questo non significa che i gap strutturali siano automaticamente risolti, soprattutto nei settori più competitivi e nei livelli senior. In altre parole: puoi migliorare laccesso ai tavoli, senza che questo si traduca subito in un riequilibrio stabile delle carriere.</p>
<p data-start="2087" data-end="2612">E qui sta lerrore più frequente, quello che falsifica il dibattito: prendere <strong data-start="2165" data-end="2183">un solo numero,</strong> per esempio 48% di dottorande, e usarlo come prova generale di parità. Quel dato è una <strong data-start="2276" data-end="2292">prova locale</strong>: ci dice che il bacino di talenti esiste, e che molte donne arrivano ai livelli più alti della formazione. Ma non ci dice se poi quelle competenze diventano <strong data-start="2450" data-end="2463">stabilità</strong>, <strong data-start="2465" data-end="2493">retribuzioni comparabili</strong>, <strong data-start="2495" data-end="2521">continuità di carriera</strong>, e soprattutto <strong data-start="2537" data-end="2551">leadership</strong>. È come confondere liscrizione a una gara con il traguardo.</p>
<p>La Commissione europea segnala che in <strong data-start="1592" data-end="1599">ICT</strong> le donne sono <strong data-start="1614" data-end="1646">circa il <a href="https://research-and-innovation.ec.europa.eu/news/all-research-and-innovation-news/gender-equality-research-and-innovation-not-progressing-fast-enough-according-new-she-figures-report-2025-02-11_en" target="_blank" rel="noopener">22% tra i dottorati</a></strong>: un collo di bottiglia che non si risolve con gli slogan, ma con politiche mirate e investimenti coerenti.</p>
<p>Anche a parità di titoli, lasimmetria sale al crescere del livello: meno posizioni stabili, meno ruoli senior, meno guida di gruppi e istituzioni. La scienza non è solo produzione di conoscenza: è anche accesso a budget, reti, decisioni, in una sola parole è potere.</p>
<p data-start="2158" data-end="2321">La comunicazione pubblica su questi temi inciampa spesso in un trucco involontario: scegliere la metrica che conviene alla tesi. Se guardo ai <strong data-start="2337" data-end="2350">dottorati</strong>, posso dire quasi parità, s<span class="" data-state="closed"></span>e guardo ai <strong data-start="2434" data-end="2459">ricercatori nel mondo</strong>, devo dire un terzo, se guardo a <strong data-start="2537" data-end="2586">scienziate e ingegnere nel mercato del lavoro</strong>, in alcuni Paesi, Italia inclusa, torno a percentuali basse (<strong data-start="2650" data-end="2659">34,1%</strong> nel 2023 secondo <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/edn-20250211-1" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>).</p>
<p data-start="2158" data-end="2321">I dati descrivono <strong data-start="2772" data-end="2789">stadi diversi</strong> dello stesso percorso. Il punto è che il sistema perde pezzi proprio nei passaggi decisivi: dalluniversità al lavoro qualificato, dal lavoro alla stabilità, dalla stabilità alla leadership. Se celebriamo lingresso e ignoriamo luscita, stiamo raccontando una favola.</p>
<div class="flex flex-col text-sm pb-25">
<article class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto [content-visibility:auto] supports-[content-visibility:auto]:[contain-intrinsic-size:auto_100lvh] scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" data-turn-id="5fd01630-8bb3-465c-8d2d-39530628290d" data-testid="conversation-turn-4" data-scroll-anchor="true" data-turn="assistant" tabindex="-1">
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<div data-message-author-role="assistant" data-message-id="319b924f-2259-4790-bff3-9efe09645421" dir="auto" class="min-h-8 text-message relative flex w-full flex-col items-end gap-2 text-start break-words whitespace-normal [.text-message+&amp;]:mt-1" data-message-model-slug="gpt-5-2-thinking">
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<div class="markdown prose dark:prose-invert w-full wrap-break-word light markdown-new-styling">
<h3 data-start="3060" data-end="3119">Il nodo vero: se la scienza è inclusiva arricchisce tutti</h3>
<p data-start="3120" data-end="3870">La Commissione europea lo dice senza giri di parole: la parità in ricerca e innovazione <strong data-start="3208" data-end="3245">non avanza abbastanza velocemente</strong> e questo espone lEuropa a rischi concreti su competenze, capacità di innovazione e competitività. <span class="" data-state="closed"></span><br data-start="3382" data-end="3385">È dunque una questione industriale e, strategica. I settori che crescono, AI, cybersicurezza, semiconduttori, robotica, biotech, non possono permettersi di lasciare ai margini metà del potenziale umano. E non possono farlo, soprattutto, per ragioni culturali, organizzative, o per carriere costruite su modelli che penalizzano chi ha meno accesso alle reti e al tempo invisibile del lavoro scientifico.</p>
<p data-start="3872" data-end="4217">Per questo l11 febbraio dovrebbe essere trattato come un check-up annuale, non come una cerimonia. Un giorno in cui smettiamo di dire mancano le ragazze e iniziamo a chiederci: <strong data-start="4089" data-end="4123">dove si rompono le traiettorie</strong>, chi decide, chi firma i progetti, chi guida i team, chi resta fuori dai settori che contano.</p>
<p data-start="4219" data-end="4503">Oltre ad ispirare il baricentro dovrebbe spostarsi sul <strong data-start="65" data-end="94">trattenere e far crescere</strong> le carriere, diversamente continueremo a produrre la stessa immagine rassicurante: molte foto nelle aule, poche ai vertici. </p>
</div>
</div>
</div>
</div>
<div class="z-0 flex min-h-[46px] justify-start">
<h3 data-start="3096" data-end="3187">Iniziative internazionali per far crescere la presenza femminile nella scienza</h3>
<ol data-start="3189" data-end="4770">
<li data-start="3189" data-end="3430">
<p data-start="3192" data-end="3430"><strong data-start="3192" data-end="3238"><a href="https://www.unesco.org/en/prizes/women-science" target="_blank" rel="noopener">LOréalUNESCO For Women in Science</a> (FWIS)</strong><br data-start="3238" data-end="3241">Premi e programmi Young Talents in una rete globale, pensati per sostenere ricercatrici in fasi chiave della carriera (visibilità, risorse, network).<span class="" data-state="closed"></span></p>
</li>
<li data-start="3432" data-end="3688"><a href="https://research-and-innovation.ec.europa.eu/strategy/strategy-research-and-innovation/democracy-and-rights/gender-equality-research-and-innovation_en" target="_blank" rel="noopener"><strong data-start="3693" data-end="3770">Horizon Europe  Gender Equality Plan (GEP) come criterio di eleggibilità</strong></a><br data-start="3770" data-end="3773">Per molte organizzazioni, avere un <strong data-start="3808" data-end="3832">Gender Equality Plan</strong> è condizione per accedere a finanziamenti Horizon Europe: sposta il tema da iniziative volontarie a requisito organizzativo, con aree minime raccomandate (recruiting, progressione, leadership, work-life balance, ecc.). <span class="" data-state="closed"></span></li>
<li data-start="4093" data-end="4477">
<p data-start="4096" data-end="4477"><a href="https://www.advance-he.ac.uk/equality-charters/athena-swan-charter" target="_blank" rel="noopener"><strong data-start="4096" data-end="4176">Athena SWAN Charter (Advance HE)  framework di trasformazione organizzativa</strong></a><br data-start="4176" data-end="4179">Schema/charter di accreditamento usato per guidare cambiamenti strutturali in università e centri di ricerca (policy, progressioni, cultura organizzativa), nato per STEMM e poi esteso alla parità di genere più in generale, adottato anche fuori dal Regno Unito. <span class="" data-state="closed"></span></p>
</li>
<li data-start="4479" data-end="4770">
<p data-start="4482" data-end="4770"><a href="https://www.unesco.org/en/articles/unesco-launches-new-global-project-close-gender-gap-science" target="_blank" rel="noopener"><strong data-start="4482" data-end="4558">UNESCOOWSD GenSIS (Gender-inclusive science institutions and systems)</strong></a><br data-start="4558" data-end="4561">Progetto globale lanciato da UNESCO per rafforzare la leadership femminile in ricerca e higher education, agendo su istituzioni e sistemi (non solo sulle singole persone)</p>
</li>
</ol>
</div>
</div>
</div>
</article>
</div>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Il farmacista clinico tra formazione e sistema sanitario]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/il-farmacista-clinico-tra-formazione-e-sistema-sanitario</link>
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                    <description><![CDATA[Intervista a Maria Cecilia Giron, docente di Farmacologia e direttrice del Master in Farmacia Clinica dellUniversità di Padova]]></description>

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                    <pubDate>Wed, 21 Jan 2026 13:47:11 +0100</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Rossella Guido]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span>La crescente complessità dei percorsi di cura rende sempre più evidente la necessità di figure professionali capaci di integrare competenze farmacologiche avanzate e visione clinica allinterno dei team multidisciplinari. È in questo contesto che si consolida il ruolo del farmacista clinico, al centro del convegno </span><span>Il farmacista (sempre più) clinico. Una professione al centro del percorso terapeutico</span><span>, svoltosi il 14 gennaio allArchivio Antico di Palazzo del Bo, a Padova.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Lincontro, ospitato dall</span><strong>Università di Padova</strong><span>, ha messo a confronto esperienze, modelli europei e prospettive normative, offrendo una fotografia aggiornata di una figura professionale destinata a incidere in modo strutturale sulla qualità e sulla sicurezza delle cure.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Il farmacista clinico tra Europa e Italia</span></h3>
<p dir="ltr"><span>In molti Paesi europei, dal Regno Unito al Belgio, dalla Spagna ai Paesi nordici, il farmacista clinico è da tempo parte integrante dei reparti ospedalieri, delle terapie intensive, dei programmi di antimicrobial stewardship e della gestione delle cronicità. Un modello che ha dimostrato, dati alla mano, di migliorare appropriatezza prescrittiva, outcome clinici e sostenibilità dei sistemi sanitari.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Anche in Italia il quadro sta cambiando. Le esperienze presentate durante il convegno hanno mostrato come il farmacista clinico contribuisca in modo determinante alla revisione delle terapie, alla gestione della politerapia nellanziano fragile, al supporto nelle scelte terapeutiche complesse e nella produzione di farmaci avanzati, dalla terapia intensiva allassistenza territoriale.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Professoressa Giron, perché oggi si parla con tanta forza di farmacista clinico?</span></h3>
<p dir="ltr"><span>«Nellultimo ventennio la medicina ha compiuto passi da gigante in termini di precocità diagnostica, intervento clinico ed efficacia delle terapie farmacologiche e avanzate. Patologie un tempo considerate incurabili e ad alta mortalità si sono trasformate in malattie croniche, con un significativo <strong>prolungamento dellaspettativa e della qualità di vita.</strong></span></p>
<p dir="ltr"><span>Parallelamente, <strong>è cambiato profondamente il profilo dello specialista medico</strong>, sempre più focalizzato sulla gestione di specifici gruppi di patologie, così come quello del paziente, che oggi richiede risposte rapide, chiare e spesso risolutive. La crescente disponibilità di informazioni  non sempre affidabili  attraverso internet e i social media ha inoltre favorito la ricerca del cosiddetto super specialista, contribuendo ad aumentare la complessità del sistema.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Tutto questo ha portato a un contesto sanitario estremamente articolato, che non può più permettersi una gestione frammentata della terapia farmacologica. Basti pensare che ogni anno l<strong>Agenzia Europea dei Medicinali </strong>approva circa un centinaio di nuovi farmaci, a ulteriore testimonianza della complessità crescente nella gestione delle terapie.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Laumento delle cronicità, della politerapia, dellutilizzo di farmaci ad alto rischio, di dispositivi medici e delle terapie avanzate rende quindi indispensabile una figura dotata di competenze farmacologiche approfondite in specifici ambiti clinici, ma anche di una reale visione globale del paziente, considerando età, comorbidità, stato psicofisico e contesto familiare, lavorativo e sociale.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il farmacista clinico risponde a questa esigenza: opera allinterno dei team multidisciplinari, contribuisce alla revisione critica delle terapie, intercetta e previene errori, migliora lappropriatezza prescrittiva e supporta le decisioni terapeutiche più complesse. Non si tratta di un ruolo aggiuntivo, ma di una <strong>risposta strutturale ai bisogni attuali del sistema di cura</strong>, con ricadute significative sia sulla qualità di vita del paziente che sullefficienza e sulla sostenibilità del sistema sanitario».</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>In Europa è una figura già consolidata. LItalia è pronta?</span></h3>
<p dir="ltr"><span>«L<strong>Italia</strong> sta compiendo passi importanti, ma si trova ancora in una fase di transizione. In molti Paesi europei, il <strong>farmacista clinico ospedaliero</strong> è da anni una presenza stabile nei reparti, nelle terapie intensive, nei programmi di </span><span>antimicrobial stewardship</span><span> e nella gestione delle patologie croniche.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Nel<strong> Regno Unito</strong>, inoltre, si è sviluppata anche la figura del </span><span>farmacista prescrittore</span><span>, che si occupa direttamente della gestione di alcune patologie minori (ad esempio infezioni urinarie non complicate, sindromi simil-influenzali e infezioni cutanee superficiali). In questi casi il farmacista <strong>può prescrivere i farmaci necessari seguendo protocolli rigorosi,</strong> elaborati in collaborazione con il medico clinico-specialista, con medicinali appropriati e rimborsati dal Servizio Sanitario anglosassone. Questo approccio consente un intervento tempestivo, riducendo il rischio di aggravamenti legati a un ritardo nellinizio della terapia.</span></p>
<p dir="ltr"><span>I dati inglesi mostrano un aumento costante degli accessi in farmacia e un elevato livello di <strong>soddisfazione dei cittadini,</strong> a fronte di una riduzione dei tempi di attesa per le visite mediche. Ciò permette ai medici di concentrarsi sulle patologie più complesse e al sistema sanitario inglese di ottimizzare limpiego delle risorse. La collaborazione strutturata tra medico, farmacista e servizio sanitario pone il cittadino al centro di un modello virtuoso, in cui ogni professionista contribuisce in modo complementare al benessere della comunità.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Anche <strong>in Italia</strong> esistono esperienze eccellenti. Nel corso dellevento abbiamo cercato di valorizzarle attraverso il contributo di cinque direttori di reparti di farmacia ospedaliera operanti in contesti diversi  ospedali universitari, ULSS/ASL e IRCCS  provenienti da <strong>Padova, Roma e Germania,</strong> insieme alla rappresentanza dei giovani farmacisti delle farmacie aperte al pubblico (FENAGIFAR) e ad unesperienza concreta di collaborazione tra clinico medico e clinico farmacista.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Queste realtà dimostrano come, grazie allimpegno dei singoli professionisti e delle singole strutture, il farmacista clinico svolga un <strong>ruolo fondamentale nel garantire sicurezza e appropriatezza delle cure</strong>, migliorare gli outcome clinici e contribuire alla sostenibilità del sistema sanitario. La sfida, oggi, è trasformare queste esperienze virtuose in modelli riconosciuti e diffusi, integrando in modo strutturale il farmacista clinico nei percorsi assistenziali.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Un percorso che negli Stati Uniti è già ampiamente consolidato, dove esistono figure di farmacisti clinici altamente specializzati in contesti assistenziali specifici  come </span><span>Emergency Medicine Pharmacy, Critical Care Pharmacy, Oncology Pharmacy, Pain Management Pharmacy</span><span> o </span><span>Pediatric Pharmacy</span><span>  a seguito di un percorso formativo di circa dieci anni o poco più».</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Quanto conta la formazione in questo percorso?</span></h3>
<p dir="ltr"><span>«La formazione è lelemento chiave. Grazie al costante impegno delle società scientifiche dei farmacisti ospedalieri, come SIFO e SIFACT in Italia e EAHP (</span><em>European Association of Hospital Pharmacists</em><span>) a livello europeo, sono stati sviluppati <strong>percorsi formativi mirati </strong>a fornire una preparazione avanzata, strutturata e fortemente orientata alla pratica clinica ultraspecialistica, in stretta collaborazione con le università.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Diversi modelli europei dimostrano chiaramente che il farmacista clinico cresce attraverso <strong>percorsi post-laurea dedicati, formazione sul campo e lo sviluppo di competenze cliniche, comunicative e decisionali.</strong> La formazione non può quindi essere improvvisata, ma deve essere riconosciuta, continua e integrata nei contesti assistenziali reali.</span></p>
<p dir="ltr"><span>È proprio in questa direzione che si inserisce il <strong>Master FACTO</strong>, recentemente attivato presso lUniversità di Padova grazie a una forte collaborazione tra il Dipartimento di Scienze del Farmaco e i Direttori delle Unità Operative di Farmacia Ospedaliera dellAzienda Ospedale-Università di Padova, dellULSS 6 Euganea e dellIOV. Lobiettivo è colmare il divario tra teoria e pratica, formando farmacisti capaci di dialogare con i clinici, interpretare il contesto assistenziale e contribuire attivamente alle decisioni terapeutiche.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Se vogliamo che il farmacista clinico diventi una risorsa stabile e strutturale del sistema sanitario, dobbiamo investire seriamente nella formazione avanzata. Non può trattarsi di percorsi occasionali, legati esclusivamente allimpegno e allentusiasmo di singoli professionisti o di poche realtà ospedaliere, ma di opportunità accessibili e riconosciute per tutti coloro che desiderano intraprendere questo avanzamento di professionalità e competenza.</span></p>
<p dir="ltr"><span>In questo contesto si inserisce anche lintervento della Dott.ssa <strong>Di Turi, </strong>Direttore dellUO di Farmacia Ospedaliera ASL Roma 3 e Segretario Generale e Responsabile Legale di SINAFO, che nel corso dellevento ha illustrato il nuovo disegno di legge attualmente in discussione al Senato sul farmacista clinico, finalizzato a rimodellare e aggiornare lattuale sistema assistenziale.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Lattenzione crescente sul piano politico e normativo rappresenta unulteriore conferma della presa di coscienza dellimportanza strategica del farmacista clinico nella società contemporanea. Una figura chiamata a operare non solo nelle diverse aree cliniche ospedaliere, ma anche a raccogliere la sfida della continuità delle cure sul territorio, contribuendo a restituire alla farmacia aperta al pubblico un ruolo centrale di supporto al paziente, in modo complementare e integrato allattività del medico di medicina generale».</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Una figura strategica per la continuità delle cure</span></h3>
<p dir="ltr"><span>Dal confronto tra accademia e sistema sanitario è emerso con chiarezza il valore del farmacista clinico nella continuità ospedale-territorio. La sua integrazione nei team consente di ridurre errori, migliorare la sicurezza del paziente e garantire maggiore coerenza terapeutica nei passaggi tra diversi setting assistenziali, soprattutto nei pazienti fragili e cronici.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il convegno ha acceso i riflettori sul necessario riconoscimento normativo di questa figura nel contesto italiano, alla luce delle strategie già adottate a livello europeo.</span></p>
<p></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Una giornata qualunque scatena un dibattito collettivo: il video di Giulia Clori diventa uno specchio sociale]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/una-giornata-qualunque-scatena-un-dibattito-collettivo-il-video-di-giulia-clori-diventa-uno-specchio-sociale</link>
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                    <description><![CDATA[Dal racconto quotidiano in Norvegia condiviso dalla creator The Italo-Norwegian Queen a un confronto acceso su lavoro, tempo e qualità della vita]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202601/image_870x580_6968cca825d4d.webp" length="64498" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 15 Jan 2026 12:17:45 +0100</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Rossella Guido]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.italia24.news/uploads/images/202601/image_870x_6968cc07de2eb.webp" alt="" width="219" height="350"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"></span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Un video di pochi minuti. Una giornata lavorativa raccontata senza enfasi, senza slogan, senza confronti dichiarati. Eppure è bastato questo per trasformare una semplice narrazione quotidiana in un acceso dibattito sui social, capace di far emergere frustrazioni, identità ferite e visioni opposte del lavoro e della qualità della vita.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Il contenuto mostrava una giornata tipica in Norvegia: orari regolari, pause definite, attività dopo il lavoro, tempo personale. Nulla di straordinario, almeno in apparenza. Ma la reazione del pubblico italiano ha rivelato che, più del video in sé, a colpire è stato ciò che rappresentava simbolicamente.</span></p>
<h3>Chi è <em>The Italo-Norwegian Queen</em> e qual è il suo percorso personale </h3>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Laccount The Italo-Norwegian Queen è una <strong>pagina social gestita da una creator italiana espatriata in Norvegia</strong> che si presenta come spazio di condivisione della propria vita nel Nord Europa.</span><strong><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"></span></strong></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Dal profilo ufficiale emerge che si tratta di una persona con una storia di migrazione familiare: Giulia Clori,<strong> nata a Roma nel 1997 e cresciuta a Lanciano (Abruzzo), si è trasferita in Norvegia nel 2012</strong> con la famiglia in cerca di nuove opportunità.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Lobiettivo dichiarato dellaccount è quello di <strong>far scoprire la Norvegia a 360°</strong> e raccontare esperienze di vita allestero, attraverso contenuti che spaziano da momenti quotidiani, vlog, osservazioni culturali e incursioni linguistiche, fino alla condivisione di aspetti della quotidianità norvegese.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Utilizza una forte identità italiana nel mondo abbinata allesperienza di vita nel nord Europa, con contenuti diffusi su varie piattaforme tra cui Facebook, YouTube, Instagram e TikTok. Lapproccio narrativo è personale, racconta aspetti della cultura norvegese, riflessioni sulla vita quotidiana e confronti, a volte impliciti, con la realtà italiana. </span></p>
<h3>Il confronto non dichiarato</h3>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Molti commenti non si sono soffermati sul contenuto del video, bensì sul<strong> confronto </strong>implicito con la realtà italiana. Orari di lavoro prolungati, rientri serali, carichi familiari, stress quotidiano: elementi che emergono come risposta automatica, quasi difensiva.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Non si discute la Norvegia. Si parla dellItalia.</span><br><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Non si analizza la giornata mostrata. Si racconta la propria.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Questo meccanismo è tipico dei contenuti che toccano temi sensibili: il lavoro, il tempo, la possibilità di scelta. Quando questi tre elementi si intrecciano, il dibattito smette di essere oggettivo e diventa profondamente <strong>emotivo</strong>.</span></p>
<h3>Tra giudizio e proiezione</h3>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">L<strong>analisi dei commenti</strong> evidenzia una conversazione fortemente polarizzata, con toni spesso <strong>critici </strong>e talvolta <strong>aggressivi</strong>, in cui il contenuto del video viene progressivamente frammentato e reinterpretato attraverso<strong> filtri personali. </strong></span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Accanto alle reazioni emotive più nette, «<em>una giornata deprimente</em>», «<em>paese con depressione cronica</em>», emergono commenti di segno opposto che leggono la routine come sinonimo di equilibrio, sottolineando elementi come il tempo libero e la possibilità di scegliere: «<em>alle 15:30 è libera, potrebbe fare qualsiasi cosa</em>». </span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">A questi si aggiunge una terza tipologia di interventi, apparentemente marginali ma sociologicamente rilevanti, che si concentrano su <strong>dettagli privati:</strong> «<em>Pranzo alle 11:30?</em>», «<em>Pensavo mangiassero più calorico con quel freddo</em>», «<em>Perché la palestra se poi cè quella bomba?</em>», «<em>Ho visto lo stesso film ieri sera</em>». </span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Anche le osservazioni su cosa guarda in televisione o su come e cosa mangia spostano il discorso dal racconto alla sorveglianza del quotidiano, trasformando una narrazione personale in un terreno di <strong>micro-giudizio</strong>. Nel complesso, la conversazione <strong>non discute più il senso del video, </strong>ma rivela un bisogno diffuso di confronto, normalizzazione e controllo, in cui ogni scelta, dal cibo al tempo libero, diventa pretesto per r<strong>iaffermare la propria visione di vita come parametro di riferimento.</strong></span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">È il meccanismo della proiezione: ciò che non sentiamo possibile per noi viene svalutato negli altri. La libertà altrui, quando sembra irraggiungibile, può diventare una provocazione.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Non mancano <strong>commenti solidali,</strong> molti utenti hanno riconosciuto nella giornata mostrata un <strong>equilibrio</strong>, hanno parlato di tempo restituito, di qualità della vita, di una diversa organizzazione sociale che non riduce il lavoro, ma lo colloca entro confini più sostenibili.</span></p>
<h3>Il carico invisibile</h3>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Tra i commenti più significativi emergono soprattutto quelli che raccontano il dopo lavoro, in particolare dal punto di vista femminile. Per molte persone, la fine dellorario lavorativo non coincide con linizio del tempo libero, ma con un <strong>secondo turno</strong> fatto di cura, gestione domestica, responsabilità familiari.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">In questo senso, il video ha involontariamente acceso i riflettori su una delle grandi questioni contemporanee: non quante ore lavoriamo, ma quante ore restano davvero nostre.</span></p>
<h3>La vera frattura: la libertà di scegliere</h3>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Col passare delle ore, il dibattito si è <strong>evoluto</strong>. Sono emerse posizioni più equilibrate, che hanno riconosciuto una verità spesso dimenticata nel confronto social: non esiste un modello universale di felicità.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Cè chi sceglierebbe il Nord, chi il mare.</span><br><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Chi il silenzio, chi il caos.</span><br><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Chi finire alle 16, chi alle 20.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Il problema non è la diversità delle scelte, ma <strong>la difficoltà di accettarle senza giudicarle</strong>. È qui che la discussione si fa culturale: una società matura dovrebbe potersi confrontare sulla capacità di convivere con modelli diversi senza sentirsi minacciata.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Era un racconto personale e proprio per questo ha funzionato come uno specchio: ognuno vi ha visto riflessa la propria idea di vita, di lavoro e di sacrificio.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Forse il vero disagio non nasce nel confronto tra Paesi, ma nel momento in cui ci rendiamo conto che alternative esistono e che, a volte, non averle scelte o non aver potuto sceglierle, è più difficile da accettare che criticarle.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">In fondo, il dibattito non parla di Norvegia. Parla di noi.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[ChatGPT Salute: un salto carpiato nei dati sensibili e la questione della fiducia]]></title>

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                    <description><![CDATA[Lintelligenza artificiale entra nel perimetro della medicina reale, serve un nuovo patto sociale tra tecnologia, sanità e cittadini]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202601/image_870x580_696132a4b6313.webp" length="20342" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Fri, 09 Jan 2026 18:13:50 +0100</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Rossella Guido]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p>Con il lancio di ChatGPT Salute, OpenAI compie un passaggio che va ben oltre lintroduzione di una nuova funzionalità. Per la prima volta, luso sanitario dellintelligenza artificiale, già ampiamente diffuso e non governato, viene circoscritto in un <strong>ambiente dedicato,</strong> separato dal resto della piattaforma e accompagnato da <strong>garanzie rafforzate su privacy e trattamento dei dati.</strong><br>ChatGPT Health (ChatGPT Salute) è unesperienza pensata per <strong>collegare referti, cartelle cliniche e app</strong> di benessere e restituire risposte più contestualizzate. </p>
<p>È una mossa che OpenAI definisce <strong>inevitabile</strong>, alla luce di quanto dichiarato in fase di lancio da Ashley Alexander, Vice President of Health Products in OpenAI: secondo lazienda, <strong><a href="https://www.linkedin.com/posts/ashleyyuki_today-were-introducing-chatgpt-health-a-activity-7414754561120362497-rIdJ/" target="_blank" rel="noopener">oltre oltre 230 milioni di persone a livello globale ogni settimana </a></strong>pongono domande su salute e benessere.</p>
<p>Se guardiamo alle conversazioni in rete, soprattutto su LinkedIn (dove la notizia è rimbalzata con forza), emerge un quadro più interessante del lancio in sé: è in atto una <strong>discussione sul patto sociale tra tecnologia, sanità e cittadini.</strong></p>
<h2 dir="ltr"><span>La normalizzazione delluso medico</span></h2>
<p dir="ltr"><span>In particolare il dibattito pubblico oscilla tra due estremi: da una parte il timore legittimo di ChatGPT che fa il medico, dallaltra levidenza che milioni di persone già usano lAI per orientarsi, capirci qualcosa e prepararsi a una visita. Il lancio di ChatGPT Salute nasce esattamente da qui: </span><span>OpenAI prende atto di un comportamento di massa e prova a mettergli attorno guardrail tecnici e di policy</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span>Il messaggio ufficiale insiste su tre punti: <strong>supporto e non sostituzione</strong> del medico, <strong>compartimentazione</strong> dellesperienza, e la promessa-chiave per la <strong>reputazione: l</strong></span><span><strong>e conversazioni di</strong> <strong>Health non verranno usate per addestrare i modelli di base</strong></span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>È il tentativo di trasformare un uso clandestino in un uso progettato, e in controluce, è anche la risposta a un rischio industriale: se la gente usa comunque ChatGPT per la salute, allora tanto vale diventare lo </span><span>snodo</span><span> dove quei dati passano e dove si forma la fedeltà dellutente.</span></p>
<h2 dir="ltr"><span>Il grande terzo incomodo </span></h2>
<p dir="ltr"><span>Anche le posizioni ricorrenti sono essenzialmente due: la prima è<strong> </strong>l<strong>entusiasmo </strong>pragmatico, finalmente un assistente capace di </span><span>tradurre referti</span><span>, mettere ordine tra app e PDF, aiutare nella continuità tra una visita e laltra, in un sistema sanitario percepito come frammentato e con tempi stretti. È la lettura che OpenAI stessa enfatizza, anche attraverso la narrazione di chi guida il prodotto: la sanità è piena di vuoti tra appuntamenti e dati sparsi, e lAI può rendere lutente più preparato.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La seconda è lo <strong>scetticismo</strong>: più persone useranno ChatGPT per la salute, quindi aumenterà anche il rischio. In questa corrente cè una parola che torna spesso: </span><em>overconfidence</em><span>. Se lAI parla bene, lutente le crede e il confine tra spiegazione e consiglio clinico diventa sottilissimo.</span></p>
<p dir="ltr"><span>E poi cè il grande terzo incomodo, che in Europa pesa più che altrove: </span><span>la <strong>governance del dato</strong> sanitario</span><span>. Non a caso, il servizio viene descritto come </span><strong>non ancora disponibile in Europa</strong><span>.</span><span><br></span><span>Qui la discussione cambia tono e il focus si sposta dall'utilità a c<em>hi può legittimamente trattare questi dati, con quali consensi, per quali finalità, con quali controlli?</em>. È il punto che rende il lancio europeo un problema di </span><span>architettura legale e fiduciaria</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Dal punto di vista clinico, la promessa è chiara e al tempo stesso delicata. ChatGPT Salute si propone come strumento di </span><strong>interpretazione</strong><span>, non di diagnosi: aiuta a comprendere esami di laboratorio, a prepararsi a una visita, a mettere in relazione dati provenienti da cartelle cliniche, app di benessere e dispositivi indossabili. È, in sostanza, un <strong>amplificatore cognitivo per il paziente.</strong></span></p>
<p dir="ltr"><span>Il <strong>rischio</strong>, tuttavia, è intrinseco al linguaggio stesso dellAI: risposte coerenti, fluide e personalizzate </span><span>possono essere <strong>percepite come consigli clinici</strong>, soprattutto in <strong>contesti di fragilità o ansia</strong></span><span><strong>.</strong> Il confine tra informazione e decisione sanitaria resta sottile, e la vera sfida sarà </span><span>prevenire linterpretazione impropria</span><span> da parte dellutente.</span></p>
<h2 dir="ltr"><span>Privacy rinforzata: promessa necessaria, ma non sufficiente</span></h2>
<p dir="ltr"><span>OpenAI parla di protezioni dedicate, isolamento, cifratura mirata e controlli più stringenti per unarea separata. È un linguaggio che serve a un obiettivo preciso: convincere che in Health ci sia un diverso perimetro di rischio.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Tuttavia, per quanto le misure tecniche siano importanti, la fiducia si conquista con la </span><span>chiarezza</span><span> su casi limite e responsabilità. Chi intercetta lutente che sta interpretando male un sintomo grave? Come si gestisce la persona vulnerabile, lansioso, lipocondriaco che alimenta compulsivamente la ricerca di conferme? In sanità, lerrore più comune non è il bug: è il fraintendimento.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Per questo, la notizia vera non è arriva ChatGPT Salute, ma:<strong> </strong></span><strong>chi si prende cura della relazione tra informazione e decisione?</strong></p>
<p dir="ltr"><span>Sul piano legale, ChatGPT Salute entra in uno dei territori più regolati in assoluto. I dati sanitari rientrano nelle categorie particolari di dati personali e richiedono </span><strong>consensi espliciti, specifici e granulari per ogni finalità</strong><span><strong>.</strong> La scelta di OpenAI di creare un ambiente separato, con memorie dedicate e lesclusione delluso dei dati per laddestramento dei modelli, è una risposta necessaria, ma non sufficiente.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Non è un caso che il servizio </span><span>non sia ancora disponibile in Europa</span><span>. La compatibilità con il quadro normativo europeo, tra GDPR, AI Act e responsabilità in ambito sanitario, non è un dettaglio tecnico, ma una </span><span>condizione di legittimità</span><span>. Qui si gioca una partita che non riguarda solo OpenAI, ma il futuro stesso delle piattaforme AI in sanità.</span></p>
<h2 dir="ltr"><span>Un prodotto consumer che tocca un settore regolato</span></h2>
<p dir="ltr"><span>OpenAI insiste sul fatto che ChatGPT Health </span><span>non è pensato per la diagnosi o il trattamento</span><span>.</span><span><br></span><span> È una frase che suona come cautela clinica, ma ha anche una lettura industriale: restare dal lato informativo aiuta a non scivolare nel territorio più duro delle certificazioni sanitarie.</span></p>
<p dir="ltr"><span><strong data-start="592" data-end="746">Nella percezione del pubblico, tuttavia, unAI che legge referti e conosce farmaci e storia clinica assume già i contorni di una consulenza sanitaria.</strong> Indipendentemente dalle cautele dichiarate dallazienda, il punto decisivo è quello <strong>percepito</strong><strong data-start="825" data-end="870"> dallutente </strong>quando è solo, davanti a un valore fuori range nelle analisi.</span></p>
<p dir="ltr"><span>A questo si aggiunge un ulteriore livello di complessità, già ampiamente documentato nel dibattito internazionale: <strong data-start="115" data-end="191">lutilizzo dellAI come surrogato dello psicologo o del supporto emotivo</strong>. Studi, analisi accademiche e prese di posizione di organismi sanitari internazionali hanno evidenziato come molte persone ricorrano a chatbot conversazionali per affrontare ansia, stress, solitudine o sintomi depressivi, attratte dalla disponibilità continua, dallassenza di giudizio e dal linguaggio empatico simulato. Tuttavia, come più volte ricordato anche in ambito di salute mentale, il rischio non è solo quello di indicazioni inappropriate, ma di una <strong data-start="653" data-end="679">dipendenza relazionale</strong> da uno strumento che non possiede capacità diagnostiche, responsabilità clinica né la possibilità di intercettare segnali di crisi acuta, ideazione suicidaria o peggioramento psicopatologico. In questo contesto, lAI può offrire un supporto percepito, ma non una presa in carico, con il pericolo concreto di ritardare laccesso a cure professionali proprio nei momenti di maggiore vulnerabilità.</span></p>
<h3><span>Etica e trasparenza: il problema della fiducia</span></h3>
<p dir="ltr"><span>Cè un tema che nelle conversazioni emerge con una franchezza che raramente si vede nei lanci tech: lAI sanitaria prospera perché </span><span>esiste un vuoto, d</span><span>a qui la provocazione inevitabile: è accettabile che la porta dingresso alla comprensione del proprio stato di salute sia un prodotto privato globale, anziché uninfrastruttura pubblica o almeno un<strong> ecosistema </strong>certificato e integrato con la medicina territoriale?</span></p>
<p dir="ltr"><span>In altre parole: ChatGPT Salute è un referendum implicito su </span><strong>come vogliamo organizzare la sanità nellera dei dati.</strong></p>
<p dir="ltr"><span>Tra promessa di empowerment, nodi regolatori e nuovi equilibri di mercato, lingresso strutturato dellAI nella salute personale apre una fase che impone <strong>responsabilità etica.</strong></span></p>
<p dir="ltr"><span>Ogni strumento che opera in ambito salute vive di fiducia che, in questo caso, dipenderà dalla </span><span>trasparenza dei limiti</span><span>. Chi intercetta i casi a rischio? Come viene gestita l</span><span>overconfidence</span><span> dellutente? Quali segnali inducono lAI a raccomandare un contatto umano immediato?</span></p>
<p dir="ltr"><span>Letica dellAI sanitaria si misura in ciò che il sistema </span><strong>sceglie di non fare</strong><span> e in come comunica questa scelta allutente. Senza una progettazione esplicita di questi confini, anche il miglior assistente rischia di trasformarsi in un oracolo percepito come infallibile.</span></p>
<h3><span>Economia e marketing: il vero valore è la relazione</span></h3>
<p dir="ltr"><span>Dal punto di vista economico, ChatGPT Salute intercetta uno dei mercati più rilevanti e sensibili del digitale: quello della salute personale dove il valore risiede nella<strong> </strong></span><strong>relazione continuativa</strong><span><strong> con lutente.</strong> Diventare il luogo in cui le persone pensano e governano la propria salute significa occupare uno spazio strategico tra paziente, sistema sanitario e industria del benessere.</span></p>
<p dir="ltr"><span>È una mossa che parla anche al marketing in termini di posizionamento come infrastruttura cognitiva di riferimento. Un asset potente, purché sostenibile nel tempo sul piano reputazionale.</span></p>
<h2 dir="ltr"><span>E utile, solo se cambia il modello di responsabilità</span></h2>
<p dir="ltr"><span>ChatGPT Salute mette in evidenza un vuoto strutturale: sistemi sanitari frammentati, tempi di visita e difficoltà di accesso alle informazioni inserendosi per colmare questo spazio.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La domanda finale è </span><strong>chi governerà lintegrazione</strong><span>? Piattaforme private globali o ecosistemi pubblici e professionali capaci di coniugare innovazione, equità e responsabilità clinica?</span></p>
<p dir="ltr"><span>ChatGPT Salute può essere un acceleratore di alfabetizzazione sanitaria, e in parte lo è già. Ma per essere davvero un passo avanti, e non un moltiplicatore di ansia o disinformazione ben scritta, dovrà dimostrare almeno tre cose nel tempo: <strong>trasparenza</strong> sulle fonti e sui limiti, gestione robusta dei casi a <strong>rischio</strong>, integrazione sensata con <strong>professionisti e servizi.</strong></span></p>
<p></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Istruzione, lavoro e diseguaglianze persistenti: lItalia di fronte ai suoi vincoli strutturali]]></title>

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                    <description><![CDATA[Il nuovo rapporto Istat 2024 racconta un Paese che migliora ma non abbastanza: aumentano i laureati, cresce loccupazione giovanile, diminuiscono i divari territoriali e di genere in alcuni ambiti. Tuttavia la distanza dallEuropa resta ampia e la mobilità sociale continua a dipendere dal contesto familiare]]></description>

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                    <pubDate>Fri, 05 Dec 2025 16:18:56 +0100</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Rossella Guido]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p data-start="975" data-end="1487">Lanalisi dei <strong>dati Istat relativi al 2024</strong> offre loccasione per riflettere sulla relazione strutturale tra <strong>istruzione, occupazione e disuguaglianze in Italia.</strong> Ci troviamo di fronte a un quadro che non può essere letto né con il linguaggio dellemergenza né con quello del trionfalismo. Le trasformazioni in atto, infatti, sono reali ma lente, spesso insufficienti a modificare in profondità la gerarchia delle opportunità che contraddistingue il mercato del lavoro italiano.</p>
<p data-start="1489" data-end="1951">LItalia, in particolare, continua a distinguersi nel panorama europeo per la <strong>modesta diffusione del titolo terziario ovvero dei percorsi di studio che seguono il diploma, dalle lauree ai corsi professionalizzanti degli Istituti Tecnologici Superiori, </strong>e per un ritardo che, nonostante i progressi, tende a perpetuarsi. Il capitale umano del Paese cresce, ma non abbastanza da compensare decenni di sottoinvestimento. I processi di convergenza con lEuropa appaiono parziali, e la loro intensità non è ancora sufficiente per ridurre le distanze nei tempi che la competizione globale richiederebbe.</p>
<h2 data-start="1953" data-end="2035">Il capitale umano italiano: una lenta convergenza frenata da limiti strutturali</h2>
<p data-start="2037" data-end="2502">Nel 2024, la quota di adulti con un<strong> titolo secondario superiore si attesta al 66,7%,</strong> valore ormai allineato alla media europea. È tuttavia sul fronte della formazione terziaria che emergono i nodi più rilevanti: solo il <strong>22,3% dei 25-64enni possiede un titolo universitario</strong> o equivalente, contro il <strong>36,1% della media UE</strong>. Questo divario, lungi dal ridursi, tende a mantenersi, segno che le dinamiche nazionali non si muovono alla stessa velocità del contesto europeo.</p>
<p data-start="2504" data-end="3076">La situazione è ancor più evidente osservando la fascia 25-34 anni: il 31,6% di laureati costituisce un miglioramento, ma resta significativamente lontano dallobiettivo europeo del 45%. Questo ritardo si collega a due fattori: la minore diffusione di percorsi terziari professionalizzanti (come gli ITS), marginali nel nostro ordinamento, e la persistente selettività sociale dellaccesso alluniversità. In Italia, più che altrove, il livello di istruzione dei genitori continua a determinare quello dei figli, sottraendo al sistema la sua funzione di ascensore sociale.</p>
<h2 data-start="3078" data-end="3168">Divari territoriali in attenuazione: un processo di ribilanciamento, non di superamento</h2>
<p data-start="3170" data-end="3660">Uno degli aspetti più discussi del rapporto riguarda la riduzione del differenziale Nord-Mezzogiorno nei tassi di occupazione dei laureati. Nel 2024 lo scarto tra i 25-64enni scende a 11 punti percentuali; tra i 30-34enni a 17,8 punti, molto meno rispetto ai 26,5 punti registrati nel 2018. È un progresso reale, attribuibile sia alla crescita occupazionale più sostenuta nel Mezzogiorno sia a dinamiche migratorie interne che negli ultimi anni sembrano essersi ridotte rispetto al passato.</p>
<p data-start="3662" data-end="4153">Sarebbe tuttavia ingenuo interpretare questi dati come un segnale di riequilibrio strutturale. Il Sud resta caratterizzato da una domanda di lavoro insufficiente, da un tessuto produttivo meno diversificato e da una maggiore esposizione allinstabilità economica. La riduzione dei divari non implica la loro scomparsa, ma piuttosto la loro trasformazione. La convergenza è più un prodotto di dinamiche cicliche che lesito di una ristrutturazione profonda del sistema produttivo meridionale.</p>
<h2 data-start="4155" data-end="4243">Il paradosso del capitale umano femminile: più elevate qualifiche, minori opportunità</h2>
<p data-start="4245" data-end="4684">Un dato ormai stabile nel tempo è quello della maggiore scolarizzazione femminile: il 25,9% delle donne tra i 25 e i 64 anni possiede un titolo terziario, contro il 18,7% degli uomini. Questo risultato potrebbe suggerire unerosione delle disuguaglianze di genere. Eppure, sul mercato del lavoro tali progressi non trovano un adeguato riscontro: il tasso di occupazione femminile rimane di venti punti inferiore rispetto a quello maschile.</p>
<p data-start="4686" data-end="5261">Ciò indica che in Italia listruzione delle donne produce ritorni occupazionali meno elevati rispetto a quelli degli uomini, a parità di titolo. Le ragioni sono molteplici: un welfare familiare che continua ad attribuire alle donne la funzione primaria di cura; servizi educativi per la prima infanzia insufficienti; una segmentazione del mercato del lavoro che penalizza i percorsi femminili. È un fenomeno che conferma il nesso tra istruzione e occupazione, ma che al tempo stesso rivela la persistenza di barriere strutturali incomprimibili tramite la sola leva educativa.</p>
<h2 data-start="5263" data-end="5346">I giovani e la transizione scuola-lavoro: miglioramenti evidenti ma non uniformi</h2>
<p data-start="5348" data-end="5744">Il miglioramento più significativo riguarda i giovani. Nel 2024 il tasso di occupazione dei neo laureati raggiunge il 77,3% e quello dei neo diplomati il 60,6%. Crescono più che nel resto dEuropa e diminuiscono i tassi di disoccupazione. È un segnale incoraggiante, che indica una certa capacità del mercato del lavoro di assorbire i giovani in formazione o appena usciti dai percorsi formativi.</p>
<p data-start="5746" data-end="6242">Tuttavia, questo progresso convive con la persistenza di un fenomeno caratteristico del caso italiano: la forte eterogeneità delle traiettorie. I NEET restano il 15,2%, valore molto superiore alla media europea. Labbandono scolastico precoce scende al 9,8%, avvicinandosi al target UE, ma mantiene una marcata connotazione territoriale e sociale. Le differenze tra chi ha genitori laureati e chi proviene da famiglie con basso capitale culturale continuano a essere tra le più elevate in Europa.</p>
<p data-start="6244" data-end="6365">In altre parole, il sistema migliora ma non si democratizza. Le opportunità aumentano ma non si distribuiscono equamente.</p>
<h2 data-start="6367" data-end="6427">Listruzione come fattore di protezione (ancora) decisivo</h2>
<p data-start="6429" data-end="6906">Un tratto costante del mercato del lavoro italiano, che i dati confermano con chiarezza, è la forte relazione tra titolo di studio e occupabilità. Nel 2024, tra i 25-64enni, il tasso di occupazione raggiunge l84,7% per i laureati, contro il 74,0% dei diplomati e il 55,0% di chi possiede al massimo un titolo di scuola secondaria inferiore. Gli incrementi osservati nellultimo anno sono più consistenti proprio nei livelli più bassi di istruzione, ma il divario rimane ampio.</p>
<p data-start="6908" data-end="7335">Questo premio dellistruzione rende evidente una caratteristica strutturale del nostro mercato del lavoro: è un sistema selettivo, nel quale la posizione occupazionale tende a riflettere in modo quasi meccanico la posizione formativa. Per questo motivo, ogni ritardo nellaccumulazione di capitale umano non è un problema isolato, ma un vincolo che incide per decenni sulla produttività, sui redditi e sulla coesione sociale.</p>
<h2 data-start="7337" data-end="7383">Una modernizzazione incompiuta</h2>
<p data-start="7385" data-end="7777">Il quadro delineato dallIstat restituisce limmagine di un Paese in transizione, ma non ancora in trasformazione. Il miglioramento degli indicatori è indiscutibile: diminuiscono i divari territoriali, cresce loccupazione giovanile, cala il tasso di abbandono scolastico e si riduce lasimmetria tra domanda e offerta per alcune categorie. Tuttavia, le fragilità restano profonde e radicate.</p>
<p data-start="7779" data-end="8116">LItalia sconta un ritardo storico nellinvestimento in capitale umano, un sistema formativo che fatica a essere inclusivo, un mercato del lavoro che premia listruzione ma non sempre la valorizza in modo coerente e un impianto di welfare che continua a trasferire alle famiglie  e soprattutto alle donne  il costo della conciliazione.</p>
<p data-start="8118" data-end="8500">Se lobiettivo è colmare la distanza con lEuropa e garantire uneffettiva mobilità sociale, occorre una strategia che vada oltre ladeguamento degli indicatori: è necessaria una riforma culturale e istituzionale che riconosca listruzione come infrastruttura fondamentale dello sviluppo. Solo allora le dinamiche osservate potranno tradursi in un cambiamento realmente strutturale.</p>
<p data-start="8502" data-end="8922" data-is-last-node="" data-is-only-node="">LItalia sta cambiando, ma molto resta da fare. Il compito della sociologia è ricordarci che i numeri non sono soltanto misure: sono la rappresentazione delle condizioni di vita di milioni di persone e, al tempo stesso, il punto di partenza per immaginare un futuro diverso. Lauspicio è che questo futuro possa fondarsi su un sistema educativo più equo, un mercato del lavoro più inclusivo e una società meno diseguale.</p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Giornalismo artificiale, significati umani. La rivista Wings di Sharazad inaugura una redazione di agenti AI dedicando un numero agli Italiani di Frontiera di Roberto Bonzio]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/giornalismo-artificiale-significati-umani</link>
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                    <description><![CDATA[Lesperimento di una redazione virtuale riapre il dibattito su competenze, responsabilità e senso del racconto nellecosistema dellinformazione]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202511/image_870x580_6915aab5cd6af.webp" length="72684" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 13 Nov 2025 10:54:42 +0100</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Rossella Guido]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<h3>Un laboratorio narrativo tra umanità e algoritmi</h3>
<p>Cosa accade quando le storie di talenti italiani passano attraverso una redazione di <strong>giornalisti generati dall'intelligenza artificiale? </strong>Wings, edizione speciale della rivista di <strong>Sharazad</strong>, agenzia di consulenza fondata da<strong> Stefano Schiavo</strong>, offre una prima risposta concreta: è possibile combinare strumenti diversi senza rinunciare alla qualità del racconto.</p>
<p data-start="728" data-end="1462">Il numero è dedicato agli <em data-start="754" data-end="777">Italiani di Frontiera</em> di <strong data-start="781" data-end="799">Roberto Bonzio</strong>, un progetto che da oltre quindici anni documenta percorsi professionali e umani fuori dagli schemi. Bonzio ha lasciato la scrivania dellagenzia Reuters per concentrarsi su storie di cittadini italiani che hanno scelto strade non tradizionali, in contesti che spaziano dalla Silicon Valley ai laboratori di ricerca, dalle periferie urbane a realtà culturali indipendenti. Questa lunga attività di raccolta e interpretazione ha prodotto un patrimonio narrativo che valorizzare singole eccellenze e permette di osservare come creatività, competenze e capacità di adattamento costituiscano un tratto distintivo dell<strong>esperienza italiana nel mondo</strong>.</p>
<p data-start="1972" data-end="2599">La redazione di <strong data-start="2057" data-end="2070">agenti AI</strong> di Wings utilizza un motore delle interviste che permette di condurre indagini su più livelli, soprattutto economici, trasformando dati e conversazioni reali in insight narrativi. La tecnologia di <strong data-start="2270" data-end="2283">Tacita.ai</strong> rende possibile ricerche di mercato, white paper, analisi statistiche e indagini realizzate attraverso interviste autentiche a persone reali, ma condotte da intervistatori artificiali progettati ad hoc.  </p>
<p data-start="2601" data-end="2911">In Wings, questa sinergia ha generato articoli che portano dentro di sé una doppia anima: <strong data-start="2691" data-end="2759">la creatività umana e lefficienza dellintelligenza artificiale</strong>. Un ampliamento delle possibilità del racconto e una nuova forma di giornalismo ibrido che moltiplica l'esperienza umana.</p>
<h3 data-start="2601" data-end="2911">A Milano una conversazione sul futuro del giornalismo</h3>
<p>Larrivo di giornalisti artificiali, agenti AI capaci di condurre interviste, analizzare dati e strutturare testi è un esperimento che interroga il giornalismo alla sua radice Lesperienza presentata durante lincontro Giornalismo artificiale organizzato a Milano il 12 novembre da <strong>Divergens, </strong>ha reso evidente che siamo di fronte a un cambiamento di contesto.</p>
<p>Sul palco, il registro ironico di <strong>Germano Lanzoni</strong> ha ricordato un punto essenziale: ogni trasformazione genera paure, e la comicità può aiutare a osservarle da unangolatura meno rigida. Ridere dellignoto crea spazi per discuterne. Allo stesso modo, gli interventi di esperti di organizzazioni e futuro del lavoro hanno mostrato come lAI stia trasformando le professioni tecniche, e le relazioni umane.</p>
<h3>Una mappatura in evoluzione: dai primi studi alle applicazioni contemporanee dellAI nel giornalismo</h3>
<p>La discussione si inserisce nel solco aperto dal professor <strong data-start="2111" data-end="2130">Charlie Beckett</strong> della London School of Economics, che con il progetto <a href="https://blogs.lse.ac.uk/polis/2019/11/18/new-powers-new-responsibilities/" target="_blank" rel="noopener"><em data-start="2186" data-end="2200">JournalismAI</em> </a>ha posto <strong>le basi </strong>per un dibattito globale sulle trasformazioni introdotte dallintelligenza artificiale nelle redazioni. Beckett ha avviato una delle prime esplorazioni sistematiche sul rapporto tra intelligenza artificiale e pratiche giornalistiche, nel <a href="https://www.lse.ac.uk/media-and-communications/polis/JournalismAI/The-report" target="_blank" rel="noopener">rapporto </a>del 2019 aveva coinvolto <strong>71 organizzazioni in 32 Paesi</strong> e poneva laccento sulle prime aree in cui lintelligenza artificiale stava penetrando nei processi giornalistici: raccolta dei dati, automazione di flussi di lavoro, archiviazione e personalizzazione. Successivamente, <a href="https://www.journalismai.info/research/2023-generating-change" target="_blank" rel="noopener">una nuova indagine del 2023</a> ha ampliato il campione a <strong>105 redazioni operanti in 46 Paesi, </strong>segnando un passaggio quantitativo e qualitativo: ladozione delle tecnologie di generative AI ha raggiunto circa<strong> l85% </strong>dei casi, ma allo stesso tempo mette in rilievo la necessità di sviluppare nuove competenze, ridefinire ruoli e gestire criticamente i rischi legati a bias, etica e diversità linguistica. </p>
<h3 data-start="281" data-end="353">Cosa può fare e cosa non può fare un giornalista artificiale</h3>
<p data-start="355" data-end="1098">Quando si parla di giornalisti artificiali, la tentazione è immaginare una sostituzione totale del lavoro umano. In realtà, ciò che lintelligenza artificiale rende possibile è soprattutto un diverso equilibrio tra le fasi della produzione editoriale. Gli agenti AI sono particolarmente efficaci nel gestire compiti che richiedono rigore, costanza e velocità: possono <strong>analizzare </strong>grandi quantità di dati, organizzare materiali eterogenei, riconoscere ricorrenze e anomalie, formulare serie di domande con coerenza e mantenere una struttura stabile nelle interviste. In questi ambiti la loro presenza può aumentare lefficienza, ridurre gli errori meccanici e permettere alle redazioni di affrontare <strong>indagini complesse</strong> con una maggiore rapidità.</p>
<p data-start="1100" data-end="1715">Questa capacità operativa, tuttavia, non coincide con ciò che chiamiamo <strong>comprensione</strong>. Un algoritmo non interpreta ciò che raccoglie, non attribuisce significati profondi a una risposta né coglie le <strong>sfumature emotive</strong> che emergono in un dialogo autentico. Può registrare unesitazione, ma non comprenderne la ragione; può proporre una sintesi, ma non decidere se sia la sintesi più giusta o rispettosa per chi è coinvolto. La responsabilità narrativa, così come quella etica, rimane una competenza umana, perché richiede sensibilità, esperienza e unattenzione al contesto che nessun modello statistico può replicare.</p>
<p data-start="1717" data-end="2232">Ciò che lAI non può sostituire è anche la <strong>relazione</strong>. Molte storie nascono da un clima di fiducia, da un ascolto che si costruisce lentamente, da uno scambio in cui lintervistato sente di potersi affidare allintervistatore. Un agente artificiale può facilitare la raccolta delle informazioni, ma non instaurare questo tipo di legame. Allo stesso modo non può sviluppare un punto di vista originale: <strong>rielabora </strong>ciò che ha già visto altrove e lo restituisce in forme più o meno raffinate, ma<strong> non apre sentieri nuovi.</strong></p>
<p data-start="2234" data-end="2677">Per questo parlare di giornalisti artificiali significa ragionare su<strong> una collaborazione </strong>tra lAI che aiuta a preparare il terreno e lessere umano che ne costruisce il significatoÈ nellincontro tra queste due dimensioni che possono nascere nuove forme di indagine e nuovi modi di raccontare, senza rinunciare a ciò che rende il giornalismo <strong>unattività profondamente umana.</strong></p>
<h3 data-start="224" data-end="289">Le implicazioni deontologiche del giornalismo algoritmico</h3>
<p data-start="291" data-end="773">Lingresso dellintelligenza artificiale nelle redazioni modifica il modo in cui le notizie prendono forma e impone una riflessione attenta sugli equilibri che regolano il lavoro giornalistico. La prima responsabilità riguarda la <strong>trasparenza</strong>: quando un contenuto è stato generato o supportato da agenti artificiali, è essenziale comunicarlo al lettore. Non per sollevare preoccupazioni, ma per rispettare il principio di chiarezza che da sempre accompagna il giornalismo di qualità.</p>
<p data-start="775" data-end="1280">Cè poi la questione, più profonda, della <strong>responsabilità editoriale. </strong>Un algoritmo non può rispondere delle scelte che compie, né delle conseguenze che queste possono avere sulle persone e sui contesti. Per questo ogni fase del lavoro, dalla selezione delle informazioni alla loro interpretazione, continua a richiedere una supervisione umana attenta, capace di verificare la correttezza dei fatti, di contestualizzare i dati e di valutare quali implicazioni possa generare uninformazione resa pubblica.</p>
<p data-start="1282" data-end="1846">Luso di sistemi algoritmici porta con sé anche il tema dei <strong>bias</strong>. I modelli di AI apprendono da grandi masse di dati e, insieme ai contenuti, possono assorbire schemi culturali, preferenze e distorsioni presenti nei materiali utilizzati per addestrarli. Le domande poste da un agente virtuale, le storie che seleziona, le priorità che attribuisce ai temi non sono mai completamente neutrali. Per questo è necessario mantenere uno sguardo critico sul modo in cui lAI orienta il processo narrativo, intervenendo quando è necessario per riequilibrare la prospettiva.</p>
<p data-start="1848" data-end="2226">Unaltra attenzione riguarda il<strong> rapporto con le persone intervistate.</strong> Linterlocutore ha diritto di sapere se sta parlando con un essere umano o con un agente costruito digitalmente, e in che modo verranno utilizzate le informazioni condivise. È un punto che tocca non solo la privacy, ma anche la fiducia, elemento centrale in qualunque forma di narrazione basata sullascolto.</p>
<p data-start="2228" data-end="2605">Infine, cè un rischio più sottile: <strong>lomologazione</strong>. LAI tende a riprodurre forme note, strutture consolidate, linguaggi prevalenti. Se non accompagnata da una forte presenza umana, la produzione dei contenuti potrebbe progressivamente appiattirsi verso stili riconoscibili e prevedibili, riducendo quella varietà di sguardi che costituisce una delle ricchezze del giornalismo.</p>
<p data-start="2607" data-end="2970">Questi aspetti rappresentano coordinate fondamentali per integrare lintelligenza artificiale nei principi etici della professione e reinterpretarli alla luce di strumenti nuovi. </p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Italia e Cina rilanciano la cooperazione scientifica: energia, intelligenza artificiale e biotecnologie al centro della 14 Week of Science, Technology and Innovation]]></title>

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                    <description><![CDATA[Dal 13 al 15 novembre a Pechino e Hangzhou, ricercatori e imprese dei due Paesi si incontrano per sviluppare progetti comuni in energia, intelligenza artificiale e biotecnologie]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202511/image_870x580_690cf7d6e0125.webp" length="68536" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Thu, 06 Nov 2025 20:33:17 +0100</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Rossella Guido]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span>LItalia lancia un nuovo impulso alla cooperazione scientifica con la Cina: in occasione della 14 edizione della </span><a href="https://www.cittadellascienza-cina.it/edizione-2025/"><span>Week of Science, Technology and Innovation</span></a><span> che si svolgerà </span><span>dal 13 al 15 novembre 2025</span><span>, a Pechino e Hangzhou, in Cina, tra i due Paesi sono stati annunciati bandi per progetti congiunti in ambito energia, intelligenza artificiale e biotecnologie.</span><a href="https://www.unina.it/en/w/xiv-settimana-cina-italia-della-scienza-della-tecnologia-e-dell-innovazione?utm_source=chatgpt.com"><span> </span></a></p>
<p dir="ltr"><span>Liniziativa, promossa dal Ministero dellUniversità e della Ricerca italiana e dal suo omologo cinese, mira a facilitare la mobilità dei ricercatori, lo scambio di tecnologie e la partecipazione a reti internazionali. </span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Cooperazione scientifica italo-cinese: un ponte stabile tra ricerca e impresa</span></h3>
<p dir="ltr"><span>Il programma di cooperazione tra Italia e Cina si articola in una serie di </span><span>incontri annuali di matchmaking</span><span>, che si tengono alternativamente nei due Paesi, favorendo lincontro tra imprese, università e centri di ricerca. A questi eventi si affiancano </span><span>servizi di informazione, animazione e supporto alla creazione di partenariati internazionali</span><span>, pensati per stimolare nuove collaborazioni e progetti di ricerca congiunti.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Accanto ai meeting principali, il calendario include </span><span>seminari tematici, workshop e incontri B2B</span><span>, oltre a unintensa attività di promozione istituzionale condotta sotto legida dei rispettivi governi. Si tratta, a tutti gli effetti, di uniniziativa inserita in uno </span><span>storico programma di cooperazione bilaterale</span><span> che, dal 2013, rappresenta uno dei punti di riferimento più solidi nelle relazioni scientifiche tra i due Paesi.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Lorganizzazione è affidata alla </span><span>Fondazione IDIS  Città della Scienza</span><span>, che coordina il programma sulla base dell</span><span>Accordo Quadro firmato nel 2013</span><span> dal Ministero dellIstruzione, dellUniversità e della Ricerca, dal Ministero degli Affari Esteri, dal Ministero dello Sviluppo Economico, dallAgenzia ICE, dallAgenzia per lItalia Digitale e da Città della Scienza stessa.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Liniziativa si svolge in stretta collaborazione con il </span><span>Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR)</span><span> e vede il coinvolgimento di partner di primo piano del sistema dellinnovazione italiano: </span><span>ENEA</span><span>, </span><span>Enterprise Europe Network (EEN)</span><span>, </span><span>Gestore Servizi Energetici (GSE)</span><span> e </span><span>Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN)</span><span>, insieme a diverse agenzie regionali impegnate nella promozione dellinnovazione.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Sul fronte cinese, il programma è promosso dal </span><span>Ministry of Science and Technology (MOST)</span><span> e coordinato dal </span><span>Beijing Municipal Science &amp; Technology Commission (BMSTC)</span><span>, organismo emanazione del MOST, con il supporto della </span><span>Beijing Association for Science and Technology (BAST)</span><span>, membro della </span><span>Chinese Association for Science and Technology (CAST)</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Grazie a questa struttura consolidata, la </span><span>China-Italy Science, Technology &amp; Innovation Week</span><span> si conferma ogni anno come una piattaforma strategica per il dialogo scientifico, linnovazione industriale e la crescita sostenibile condivisa tra i due Paesi.</span></p>
<p></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Il riscaldamento globale ha raggiunto una nuova tappa critica: le valutazioni più recenti indicano che il 2025 è tra gli anni più caldi mai registrati]]></title>

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                    <description><![CDATA[Secondo la World Meteorological Organization (WMO) e il United Nations Environment Programme (UNEP), gli obiettivi fissati dallAccordo di Parigi sono sempre più a rischio: la soglia di +1,5 °C di aumento medio della temperatura globale potrebbe essere superata nel corso del prossimo decennio]]></description>

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                    <pubDate>Wed, 05 Nov 2025 21:43:37 +0100</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Rossella Guido]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<h3 dir="ltr"><span>Il pianeta continua a scaldarsi a ritmi record. </span><b></b></h3>
<p dir="ltr"><span>Secondo il rapporto </span><span>State of the Climate Update for COP30</span><span> pubblicato dalla </span><a href="https://wmo.int/publication-series/state-of-climate-update-cop30"><span>World Meteorological Organization (WMO)</span></a><span>, il periodo </span><span>2015-2025</span><span> è il più caldo mai registrato, con una temperatura media globale per i primi otto mesi del 2025 di </span><strong>+1,42 °C ± 0,12 °C</strong><span> rispetto allera pre-industriale collocandosi probabilmente al secondo o terzo posto nella storia delle rilevazioni globali.</span><a href="https://www.lemonde.fr/en/environment/article/2025/11/06/2025-set-to-be-second-or-third-hottest-year-on-record_6747191_114.html?utm_source=chatgpt.com"><span> </span></a></p>
<p dir="ltr"><span>Le </span><span>concentrazioni di<strong> gas serra</strong></span><span> e il </span><span>contenuto di <strong>calore degli oceani</strong></span><span> hanno raggiunto nuovi massimi, mentre i ghiacci polari continuano a ridursi: lArtico ha toccato lestensione minima invernale più bassa di sempre e lAntartide resta ben al di sotto della media stagionale.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Anche<strong> il </strong></span><strong>livello dei mari</strong><span> continua a salire in modo costante, alimentato dallo scioglimento dei ghiacciai e dallespansione termica delle acque. A ciò si aggiungono </span><span>eventi meteorologici estremi</span><span>  ondate di calore, incendi, alluvioni, che nel 2025 hanno provocato impatti devastanti su comunità, economie e sistemi alimentari.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il documento lancia un appello urgente ai <strong>governi riuniti in questi giorni</strong> alla</span><a href="https://cop30.br/en"><span> </span><span>COP30 di Belém (Brasile</span></a><span>)</span><span>: senza unaccelerazione concreta delle politiche di mitigazione e adattamento, la soglia critica di </span><span>+1,5 °C</span><span> fissata dallAccordo di Parigi sarà probabilmente superata </span><span>nel corso del prossimo decennio</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La WMO sottolinea infine limportanza dei </span><span>sistemi di allerta precoce</span><span> e dei </span><span>servizi climatici</span><span> per ridurre i rischi e proteggere le popolazioni più vulnerabili. Gli eventi estremi non sono più eccezioni, avverte il rapporto, ma la nuova normalità di un clima che cambia troppo in fretta.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Emissioni ancora fuori controllo: lallarme dellUNEP</span><b></b></h3>
<p dir="ltr"><span>Secondo </span><a href="https://www.unep.org/resources/emissions-gap-report-2025"><span>United Nations Environment Programme (UNEP)</span></a><span>, nel rapporto </span><span>Emissions Gap Report 2025: Off Target</span><span>, appena pubblicato, la terra è «molto probabilmente» destinata a superare la soglia di +1,5 °C rispetto al periodo preindustriale entro il prossimo decennio: uno scenario che<strong> fino a poco tempo fa era considerato remoto.</strong></span><b></b></p>
<p dir="ltr"><span>Il rapporto mostra che gli </span><span>impegni attuali dei Paesi</span><span> non sono sufficienti a evitare un aumento delle temperature globali che supererà in modo significativo i target fissati dallAccordo di Parigi. Secondo lanalisi, se i contributi nazionali (</span><span>Nationally Determined Contribution NDC</span><span>) venissero applicati in pieno, laumento termico stimato per questo secolo sarebbe di </span><strong>2,3  2,5 °C</strong><span>, mentre con le politiche oggi in vigore si va verso il </span><strong>2,8 °C</strong><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Per restare entro la soglia di </span><span>1,5 °C</span><span>, occorrerebbe una riduzione delle emissioni globali del </span><strong>55 % entro il 2035</strong><span><strong>, rispetto ai livelli del 2019</strong>. Per lobiettivo intermedio di </span><span>2 °C</span><span>, la riduzione richiesta è di circa il </span><span>35 % entro il 2035</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il rapporto avverte inoltre che il margine per recuperare resta, ma è sempre più risicato: ogni frazione di grado di riscaldamento evitata significa meno impatti su persone, ecosistemi e economie e minore dipendenza da tecnologie di rimozione del carbonio <strong>ancora incerte.</strong></span><b></b></p>
<p dir="ltr"><span>Infine, lUNEP fa notare che, nonostante le tecnologie a basse emissioni (solare, eolica, efficienza energetica) siano più accessibili che mai, il contesto politico, finanziario e tecnologico richiede unaccelerazione: serve più sostegno ai Paesi in via di sviluppo, una ristrutturazione della finanza internazionale e azioni immediate.</span><b></b></p>
<p dir="ltr"><span>Le implicazioni sono gravi: superare questo limite significa aumentare drasticamente il rischio di fenomeni climatici estremi, di perdita irreversibile di ecosistemi, di instabilità per intere economie e società. </span><b></b></p>
<p dir="ltr"><span>La chiave, sottolineano gli esperti, è </span><span>agire subito e in modo massiccio</span><span>, puntando su energie rinnovabili, riduzione dei combustibili fossili, e rafforzamento degli strumenti di adattamento climatico.</span><b id="docs-internal-guid-4061b3e9-7fff-d3f8-9936-fc18906480ea"></b></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Salute globale in bilico: rallentano i progressi verso gli obiettivi sanitari mondiali]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/salute-globale-in-bilico-rallentano-i-progressi-verso-gli-obiettivi-sanitari-mondiali</link>
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                    <description><![CDATA[Il rapporto del World Health Organization (WHO) evidenzia che, nonostante alcuni risultati positivi negli ultimi anni, permane una forte disparità nellaccesso ai servizi essenziali e nei sistemi sanitari nazionali]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202511/image_870x580_690d0beb0afa1.webp" length="81232" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Tue, 04 Nov 2025 22:01:31 +0100</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Rossella Guido]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span>Il mondo ha registrato progressi importanti in tema di salute globale, ma il recente rapporto </span><a href="https://www.who.int/publications/i/item/9789240110496"><span>World Health Statistics 2025: Monitoring Health for the SDGs</span></a><span>, pubblicato dalla World Health Organization WHO, lancia un forte monito: il percorso verso la copertura sanitaria universale e gli obiettivi legati alla salute fissati dallAgenda 2030 è tuttaltro che assicurato.</span><a href="https://www.who.int/publications/i/item/9789240110496?utm_source=chatgpt.com"><span> </span></a></p>
<p dir="ltr"><span>Il documento segnala che, sebbene 1,4 miliardi di persone in più vivano una vita più sana rispetto al passato, grazie ad interventi come la riduzione del consumo di tabacco e un miglior accesso allacqua e ai servizi igienico-sanitari, la crescita dei servizi sanitari essenziali </span><span>resta troppo lenta</span><span>. Milioni di individui, soprattutto nei Paesi a basso reddito, non possono ancora ricevere cure di qualità senza affrontare </span><span>costi insostenibili</span></p>
<p dir="ltr"><span>Unaltra criticità riguarda la </span><span>vulnerabilità dei sistemi sanitari</span><span>: le recenti pandemie, le emergenze ambientali e i conflitti hanno dimostrato quanto le strutture pubbliche e ospedaliere siano ancora lente nelladattarsi e nel rafforzare la propria resilienza.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Persistono poi </span><span>ampie disuguaglianze geografiche</span><span>. I Paesi a basso reddito continuano a registrare tassi più elevati di mortalità prematura e aspettative di vita inferiori rispetto alle nazioni più sviluppate, creando un divario sanitario sempre più evidente. </span></p>
<p dir="ltr"><span>Per raggiungere lobiettivo</span><span> 3 dellAgenda 2030</span><span>, che mira a garantire una vita sana e promuovere il benessere per tutti, la WHO invita a </span><span>investire di più nella sanità pubblica</span><span>, rafforzare la cooperazione internazionale e ridurre le disparità nellaccesso ai servizi. </span></p>
<p dir="ltr"><span></span><span>Progress is possible, but it requires sustained investment, political commitment and international solidarity. We must ensure that everyone, everywhere, can access the health services they need without financial hardship.</span><span></span><span><br></span><span> (I progressi sono possibili, ma richiedono investimenti costanti, impegno politico e solidarietà internazionale. Dobbiamo assicurarci che tutte le persone, ovunque, possano accedere ai servizi sanitari di cui hanno bisogno senza difficoltà economiche.)</span><span><br></span><strong>Tedros Adhanom Ghebreyesus</strong><span><strong>,</strong> Direttore Generale dellOMS (</span><a href="https://www.who.int/news/item/15-05-2025-who-warns-of-slowing-global-health-gains-in-new-statistics-report"><span>WHO Newsroom, 15 maggio 2025</span></a><span>)</span></p>
<p dir="ltr"><span>La salute nel mondo migliora, ma </span><span>non abbastanza velocemente</span><span> né </span><span>in modo equo</span><span>. Il messaggio è chiaro: il ritmo è rallentato, servono decisioni robuste e politiche globali coordinate per riavviare la corsa verso un futuro più sano per tutti.</span></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[NEO il primo robot domestico umanoide è realtà: 1X apre i preordini a 20.000 dollari]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/neo-il-primo-robot-domestico-umanoide-e-realta-1x-apre-i-preordini-a-20000-dollari</link>
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                    <description><![CDATA[La startup norvegese-americana 1X Technologies presenta NEO, un assistente per la casa dalle fattezze umane. Ma, per ora, molte delle sue funzioni richiedono ancora il controllo umano a distanza.]]></description>

                                            <enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202511/image_870x580_690e4ec90b6dc.webp" length="14620" type="image/jpeg"/>

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                    <pubDate>Mon, 03 Nov 2025 20:56:27 +0100</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Rossella Guido]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p>La startup norvegese-americana <strong>1X Technologies </strong>ha annunciato il debutto in pre-ordine del robot umanoide per uso domestico NEO, con un prezzo di lancio pari a <strong data-start="288" data-end="306">20.000 dollari</strong> o in alternativa un abbonamento mensile da <strong data-start="350" data-end="365">499 dollari</strong>.</p>
<p>Sebbene lidea sia quella di avere un assistente robotico in casa, al momento NEO non è ancora completamente autonomo: molte delle sue operazioni vengono effettuate tramite <strong data-start="580" data-end="599">tele-operazione</strong> da parte di esseri umani.</p>
<h3 data-start="188" data-end="208">Cosa offre NEO</h3>
<p data-start="210" data-end="633">A guardarlo, NEO sembra un essere umano in miniatura: <strong data-start="264" data-end="301">alto circa un metro e sessantotto</strong>, con <strong data-start="307" data-end="352">un peso di poco superiore ai trenta chili</strong>, si muove con una naturalezza sorprendente. Questo grazie a una <strong data-start="417" data-end="468">struttura interna basata su tendini sintetici</strong>, che imitano i movimenti dei muscoli umani, e a un <strong data-start="520" data-end="570">guscio esterno in materiale polimerico morbido</strong> pensato per garantire sicurezza anche in ambienti domestici.</p>
<p data-start="635" data-end="961">Nonostante laspetto rassicurante, è tuttaltro che fragile. NEO può <strong data-start="704" data-end="733">sollevare fino a 68 chili</strong> e <strong data-start="736" data-end="761">trasportarne circa 25</strong>, caratteristiche che lo rendono potenzialmente utile per compiti fisici o di supporto in casa. La sua <strong data-start="864" data-end="886">batteria da 842 Wh</strong> gli assicura unautonomia di circa <strong data-start="922" data-end="937">quattro ore</strong>, con ricarica rapida.</p>
<p data-start="963" data-end="1264">In movimento, è quasi silenzioso: lazienda dichiara un livello di rumore <strong data-start="1037" data-end="1064">inferiore ai 22 decibel</strong>, paragonabile a poco più di un sussurro. Sul fronte tecnologico, non manca nulla: <strong data-start="1132" data-end="1196">Wi-Fi, Bluetooth, 5G e una rete di sensori visivi e acustici</strong> gli consentono di percepire e adattarsi allambiente circostante.</p>
<p data-start="1266" data-end="1554">Per chi fosse tentato di portarselo a casa, NEO viene proposto in <strong data-start="1332" data-end="1359">due modalità dacquisto</strong>: con pagamento diretto (<strong data-start="1385" data-end="1401">Early Access</strong>) o tramite <strong data-start="1414" data-end="1437">abbonamento mensile</strong>. Le prime consegne sono previste <strong data-start="1471" data-end="1501">negli Stati Uniti nel 2026</strong>, mentre larrivo in Europa è stimato <strong data-start="1539" data-end="1551">dal 2027</strong>.</p>
<h3 data-start="1682" data-end="1731">Tele-operazione e limiti dellautonomia</h3>
<p data-start="1732" data-end="2449">La parte più rilevante, e insieme più cauta, riguarda il livello di autonomia attuale di NEO. Nonostante lazienda lo presenti come assistente domestico, in realtà il robot è in una fase in cui <strong data-start="1930" data-end="1986">molti compiti sono guidati da operatori umani remoti</strong> (remote tele-operators) che, tramite visori VR e controller, pilotano il robot nelle case degli early adopters.<br data-start="2136" data-end="2139">Secondo il CEO <strong>Bernt Børnich</strong>, questa modalità costituisce una vera e propria strategia di addestramento (human-in-the-loop), in cui il robot «impara» mentre lavora in ambienti reali.</p>
<p data-start="214" data-end="513">Chi decide di acquistare NEO deve sapere che, per quanto affascinante, il robot non è ancora in grado di cavarsela del tutto da solo. Dietro ogni suo movimento, dietro la precisione con cui afferra un oggetto o percorre una stanza, cè spesso <strong data-start="457" data-end="486">una mano umana invisibile</strong> che lo guida a distanza.</p>
<p data-start="515" data-end="950">Un <strong data-start="518" data-end="538">operatore remoto</strong>, autorizzato e identificato, può infatti collegarsi, sempre <strong data-start="600" data-end="631">con il consenso dellutente, </strong>e prendere temporaneamente il controllo del robot, osservando attraverso le sue telecamere per aiutarlo a completare un compito o correggere un errore. È una forma di <strong data-start="801" data-end="829">telepresenza controllata</strong>, una sorta di tutoraggio digitale che serve anche ad addestrare NEO e a renderlo, con il tempo, sempre più autonomo.</p>
<p data-start="952" data-end="1268">Naturalmente, la <strong>privacy </strong>resta una questione centrale. Lutente può <strong data-start="1020" data-end="1045">definire aree vietate</strong>, stanze o zone della casa in cui il robot, e quindi loperatore, non può entrare né guardare. Il controllo ultimo rimane sempre in mano a chi vive con NEO, che può disattivarlo o limitarne laccesso in qualsiasi momento.</p>
<p data-start="1270" data-end="1698">Quanto alla piena indipendenza, <strong data-start="1302" data-end="1327">non è ancora arrivata</strong>. Lazienda parla apertamente di una fase di <strong data-start="1373" data-end="1389">robotic slop</strong>: un periodo in cui il robot non sarà perfetto, ma imparerà dagli errori, migliorando gradualmente grazie allinterazione con gli esseri umani. È un percorso di crescita, più che un prodotto finito, un po come avere in casa un apprendista che, per diventare davvero autonomo, deve ancora fare esperienza.</p>
<h2 data-start="3143" data-end="3187">Confronto: cosa cè sul mercato</h2>
<p data-start="247" data-end="529">Il debutto di NEO apre un nuovo capitolo nella robotica umanoide, ma non è certo lunico protagonista in scena. Al momento, diversi progetti simili si muovono su fronti differenti, ricerca, industria o sperimentazione, e nessuno, finora, si era spinto fino al mercato domestico.</p>
<p data-start="531" data-end="1036">In Cina, per esempio, <strong data-start="553" data-end="601"><a data-start="555" data-end="599" class="decorated-link" rel="noopener" target="_blank" href="https://www.unitree.com/">Unitree Robotics </a></strong>propone i modelli <strong data-start="620" data-end="626">G1</strong> e <strong data-start="629" data-end="635">R1</strong>, pensati soprattutto per <strong data-start="661" data-end="685">ricerca e formazione</strong>. Il primo ha un prezzo indicativo di circa <strong data-start="729" data-end="747">16.000 dollari</strong>, mentre il R1, nella versione base, parte da circa <strong data-start="799" data-end="816">5.600 dollari</strong>. Sono piattaforme di sviluppo, più vicine a un <strong data-start="864" data-end="886">kit da laboratorio</strong> che a un assistente casalingo: richiedono programmazione, intervento umano costante e un buon livello di competenze tecniche per essere utilizzate.</p>
<p data-start="1038" data-end="1463">Negli Stati Uniti, <strong data-start="1057" data-end="1113"><a data-start="1059" data-end="1111" class="decorated-link" rel="noopener" target="_blank" href="https://www.agilityrobotics.com/">Agility Robotics </a></strong>sta portando avanti il progetto <strong data-start="1146" data-end="1155">Digit</strong>, un robot umanoide pensato non per le case ma per <strong data-start="1206" data-end="1234">la logistica industriale</strong>. Digit è già impiegato in <strong data-start="1261" data-end="1281">magazzini pilota</strong> e ambienti di produzione, ma non è ancora disponibile per il pubblico. Si tratta di una macchina professionale, con un prezzo e un livello di complessità decisamente enterprise.</p>
<p data-start="1465" data-end="1877">Sul fronte più mediatico troviamo <strong data-start="1499" data-end="1549"><a data-start="1501" data-end="1547" class="decorated-link cursor-pointer" rel="noopener" target="_blank" href="https://www.tesla.com/it_it/AI">Tesla Optimus </a></strong>e <strong data-start="1552" data-end="1591"><a data-start="1554" data-end="1589" class="decorated-link" href="https://www.figure.ai/">Figure AI </a></strong>due progetti che hanno catturato limmaginario collettivo ma che, al momento, <strong data-start="1671" data-end="1694">non sono in vendita</strong>. Entrambi restano in fase di sviluppo: i prototipi esistono, le roadmap circolano, ma non ci sono ancora date certe né per la produzione di massa né per un eventuale uso domestico.</p>
<p data-start="1879" data-end="2270"><strong data-start="1891" data-end="1898">NEO</strong> di<a href="https://www.1x.tech/neo" target="_blank" rel="noopener"><strong> 1X Technologies</strong></a> rappresenta dunque oggi <strong data-start="1935" data-end="1971">lunica offerta consumer-ready,</strong> o almeno, la più vicina a esserlo, nel panorama degli umanoidi. È il primo robot pensato per entrare davvero nelle abitazioni, anche se con <strong data-start="2115" data-end="2167">unautonomia ancora assistita da operatori umani</strong>. Gli altri, per ora, restano confinati tra laboratori, università e linee di produzione industriale.</p>
<h3 data-start="3033" data-end="3065">Implicazioni e riflessioni</h3>
<p data-start="3100" data-end="3742">La mossa di 1X Technologies rappresenta un passo significativo nel settore della robotica domestica: un robot antropomorfo venduto a consumatori privati, con specifiche hardware avanzate e progettato per integrarsi in ambienti familiari. Il prezzo di 20 mila dollari lo colloca a metà tra un elettrodomestico premium e un veicolo, segnale che la robotica sta entrando nellambito consumer.<br data-start="3541" data-end="3544">La modalità tele-operata + apprendimento continuo potrebbe consentire di colmare il gap fra robotica di laboratorio e robotica domestica reale in ambienti complessi e pieni di eccezioni.</p>
<p data-start="243" data-end="928">Per quanto affascinante, lidea di un robot domestico umanoide porta con sé una serie di considerazioni che non possono essere ignorate. La prima riguarda la <strong data-start="403" data-end="429">privacy e la sicurezza</strong>. Sapere che un operatore umano può, anche se solo su consenso, connettersi al robot e vedere attraverso le sue telecamere, solleva inevitabilmente domande sulla <strong data-start="591" data-end="617">sorveglianza domestica</strong> e sulla tutela dei <strong data-start="637" data-end="655">dati personali</strong>. 1X assicura che esistano filtri e limiti con aree della casa impostabili come vietate, accessi solo su autorizzazione, e immagini oscurate in certe situazioni, ma alla fine sarà lutente a decidere <strong data-start="856" data-end="874">quanto fidarsi</strong> di una presenza connessa che abita la propria casa.</p>
<p data-start="930" data-end="1419">Cè poi il tema dell<strong data-start="951" data-end="970">autonomia reale</strong>. Al momento NEO non è ancora completamente indipendente: molti dei compiti che promette di svolgere, dal riordinare una stanza al caricare una lavastoviglie, sono ancora affiancati da <strong data-start="1157" data-end="1182">supporto umano remoto</strong>. È una fase di transizione, una sorta di beta domestica, in cui il robot impara, si adatta e migliora. Chi sceglie di acquistarlo deve quindi essere consapevole di partecipare a un percorso di crescita, più che a un prodotto finito.</p>
<p data-start="1421" data-end="1806">Anche il <strong data-start="1430" data-end="1439">costo</strong> non è trascurabile. Con <strong data-start="1464" data-end="1482">20.000 dollari</strong> di prezzo dingresso, o un abbonamento mensile non certo popolare, NEO resta un bene per <strong data-start="1573" data-end="1590">early adopter</strong> e appassionati di tecnologia. Inoltre, per ora le consegne sono previste solo negli Stati Uniti: lEuropa dovrà aspettare e mettere in conto dogana, assistenza, lingua, compatibilità elettrica e normative diverse.</p>
<p data-start="1808" data-end="2238">Come accade per tutte le nuove tecnologie, il successo di NEO dipenderà dal <strong data-start="1892" data-end="1915">tempo e dalla scala</strong>. Solo quando centinaia o migliaia di unità saranno in funzione, si potranno misurare i reali progressi dellintelligenza artificiale e laffidabilità della piattaforma. Ma la cautela resta dobbligo: la robotica domestica è un campo giovane, e il rischio di <strong data-start="2174" data-end="2210">promettere troppo, troppo presto</strong> è sempre dietro langolo.</p>
<p data-start="876" data-end="1145">La domanda, dunque, non è se NEO funzionerà. È <strong data-start="923" data-end="959">come noi decideremo di convivere</strong> con ciò che rappresenta. Perché larrivo di questi robot domestici segnerà unevoluzione della tecnologia, ed anche <strong data-start="1105" data-end="1142">una trasformazione del quotidiano</strong>.</p>
<p data-start="1147" data-end="1256">E quando, tra qualche anno, ripenseremo a questo momento, forse diremo:<br data-start="1226" data-end="1229"><em>È cominciato tutto qui.</em></p>
<p data-start="3861" data-end="4102"></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Riga, la Premier lettone Evika Silia incontra i giovani scienziati: anche lItalia tra i protagonisti di EUCYS 2025]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/riga-la-premier-lettone-evika-silina-incontra-i-giovani-scienziati-anche-litalia-tra-i-protagonisti-di-eucys-2025</link>
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                    <description><![CDATA[Guarda le video interviste esclusive dellesperienza italiana in Lettonia]]></description>

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                    <pubDate>Sat, 20 Sep 2025 13:42:49 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Rossella Guido]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p data-start="414" data-end="844">Si è concluso a Riga, in Lettonia <strong><span class="whitespace-normal"><a href="https://www.eucys2025.eu/en/" target="_blank" rel="noopener">EUCYS 2025</a>,</span></strong> il concorso scientifico dellUnione Europea che ogni anno riunisce le menti più brillanti tra i 14 e i 20 anni. Anche questanno lItalia è stata protagonista con una delegazione composta da <a href="https://www.italia24.news/eucys-2025-5-studenti-con-3-progetti-alla-sfida-di-riga-in-lettonia-il-15-20-settembre" target="_blank" rel="noopener"><strong data-start="683" data-end="728">cinque studenti e tre progetti innovativi</strong></a>, selezionati attraverso<strong> <span class="whitespace-normal">I Giovani e le Scienze</span>,</strong> promosso da<strong> FAST-Federazione delle associazioni scientifiche e tecniche.</strong></p>
<p data-start="846" data-end="1111">Dal 15 al 20 settembre, centinaia di giovani ricercatori provenienti da oltre 30 Paesi si sono confrontati in Lettonia, portando idee e soluzioni che guardano al futuro: dallintelligenza artificiale alla sostenibilità ambientale, passando per la ricerca applicata.</p>
<h3 data-start="1460" data-end="1500">Un trampolino per la ricerca europea</h3>
<p data-start="1502" data-end="1678">EUCYS è una vetrina internazionale per le giovani menti europee e una piattaforma di incontro tra scuole, università, centri di ricerca e istituzioni.</p>
<p data-start="1680" data-end="1898">I progetti italiani, hanno raccolto <strong data-start="1753" data-end="1817">grande interesse da parte di giurati e delegazioni straniere</strong>, confermando la qualità della ricerca scientifica nelle scuole del nostro Paese.</p>
<h3 data-start="1680" data-end="1898">Video interviste</h3>
<p data-start="1680" data-end="1898"><em data-start="1117" data-end="1268">Nel reportage video realizzato dalla nostra redazione le interviste alla Premier lettone <strong>Evika Silia</strong>, agli studenti e le studentesse selezionati per l'Italia.</em></p>
<p></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[EUCYS 2025: 5 studenti con 3 progetti alla sfida di Riga in Lettonia il 15-20 settembre]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/eucys-2025-5-studenti-con-3-progetti-alla-sfida-di-riga-in-lettonia-il-15-20-settembre</link>
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                    <description><![CDATA[Sono attesi 133 finalisti da 37 paesi con 91 progetti e competono per premi in denaro, visite tecniche, riconoscimenti donore]]></description>

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                    <pubDate>Fri, 12 Sep 2025 12:47:49 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Rossella Guido]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong>Bio-RuBisCO2, Robo-ProT 2.0, Robo-Prot_Alzheimer e GlobalGuard:</strong> sono questi gli acronimi di tre prototipi e progetti realizzati da 5 giovani italiani neo-inventori, di età compresa tra i 17 e i 19 anni, che rappresenteranno lItalia alla finale europea del concorso <strong>EUCYS- Giovani scienziati  edizione 2025</strong> a Riga. <o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Sono stati selezionati da una giuria internazionale nella finale italiana svoltasi a Milano e realizzata dalla <strong>FAST- Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche.</strong> Sono tutte soluzioni per migliorare il mondo e dare risposte a problemi concreti come aiutare i Paesi più poveri al monitoraggio dei disastri ambientali, idee di economia circolare per una corretta alimentazione, dispositivi robotici per pazienti che fanno fatica a mantenere una aderenza terapeutica. Siamo giovani e curiosi. Nei nostri laboratori scolastici e con i nostri docenti abbiamo fatto tante ore extra-scolastiche per poter partecipare e siamo entusiasti di rappresentare il nostro Paese. Speriamo di poter vincere, ci dicono i neo Archimede.           <o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Dopo la partecipazione alle gare in Stati Uniti, Spagna, Portogallo, Svizzera, Inghilterra, Giappone e in attesa dei prossimi appuntamenti in Brasile, Lussemburgo, Messico, Taiwan, Belgio, Tunisia e molto altro, ecco finalmente EUCYS-European Union Contest for Young Scientists della DG Ricerca della Commissione europea dal 15 al 20 settembre p.v.. Per la FAST, riconosciuta come National Organizer per lItalia, rimane il più rilevante traguardo del concorso I giovani e le scienze con la 37° edizione celebrata il 15-17 marzo scorso, la ragione stessa della competizione italiana fin dal 1989. Infatti è voluto dalle istituzioni europee (Parlamento, Consiglio, Commissione); è riconosciuto dai Governi degli Stati membri; in Italia il MIM-Ministero dellistruzione e del merito lo ha inserito nel programma per la valorizzazione delle eccellenze, assegnando ai finalisti scelti da FAST lo stesso compenso riservato a quanti ottengono la lode alla maturità. <o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong>Rappresentano lItalia 5 giovani con tre progetti;</strong> sono i vincitori dei primi premi conferiti dalla Giuria in <strong>biologia</strong>, <strong>medicina </strong>e <strong>ingegneria</strong>:<o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">1.<strong>Alice Barbieri e Giorgia Merolli</strong> del Liceo scientifico Marconi di Tortona con Elia Pietro Galli del Liceo scientifico Ascanio Sobrero di Casale Monferrato; sono autori del lavoro in biologia Bio-RuBisCO2: recupero sostenibile di proteine da fogliame di scarto;<o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">2.<strong>Matteo Quistaini </strong>del Liceo Ettore Majorana di Rho con il progetto in medicina Robo-ProT 2.0 e Robo-Prot_Alzheimer: terapie probiotiche personalizzate, specifiche e mirate attraverso dispositivo robotico per la creazione immediata di una terapia associata al singolo paziente;<o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">3<strong>.Ginevra Terrizzano</strong> del Liceo scientifico Sacro Cuore di Milano con lo studio GlobalGuard:sviluppo di una rete di CubeSat per il monitoraggio in tempo reale dei disastri ambientali nelle economie emergenti.<o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Sono fiducioso che questi brillanti genietti, commenta il presidente della FAST<strong> Federico Mazzolari </strong>, possano esprimere al meglio le loro proposte, condividere idee e ambizioni con gli altri partecipanti; e magari ricevere alcuni dei premi in palio. <strong>Alberto Pieri,</strong> segretario generale della Federazione e responsabile del concorso chiosa: Certo perché partecipare è importante; ma vincere è meglio.<o:p></o:p></p>
<hr>
<h3 class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Scopriamo i progetti</h3>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><b>Bio-RuBisCO2: recupero sostenibile di proteine da fogliame di scarto</b><b></b></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><b>Alice Barbieri </b><i>(2006)</i><b>, Giorgia Merolli </b><i>(2007) </i><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i>Liceo Scientifico I.I.S. Marconi, Tortona (AL) </i><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><b>Elia Pietro Galli </b><i>(2006) </i><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i>Liceo Scientifico I.S. Ascanio Sobrero, Casale Monferrato (AL) </i><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Il fattore principale del progetto è lidea di limitare gli sprechi quotidiani allinterno delle aziende agricole, andando a recuperare proteine da estratti di foglie che oggi rappresenta­no un materiale di scarto della produzione e della lavorazione di alcuni vegetali. <o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Alice, Elia e Giorgia si concentrano sulla proteina RuBisCO che, oltre ad essere abbondante, è ricca di amminoacidi essenziali e potrebbe quindi essere destinata allalimentazione umana o animale. Lutilizzo del materiale di scarto si potrebbe accompagnare ad un vantaggio economico, soprattutto in termini di riduzione dei costi di smaltimento e il risparmio po­trebbe essere investito nuovamente in altri ambiti dellazienda stessa. Gli autori sviluppano la ricerca correlando la riduzione degli sprechi vegetali al risparmio economico e ad unal­ternativa alimentare sana ed equilibrata. <o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">In questo modo si entra perfettamente allinterno dellidea di economia circolare perché ciò che per molti può essere un semplice scarto, per altri può divenire una risorsa. <o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Viene messa a punto una semplice procedura che permette di stimare labbondanza di RuBi­sCO in campioni di foglie di scarto di varie specie di cui, solitamente, vengono utilizzati esclusivamente i loro semi o frutti. La procedura si basa sulla frammentazione meccanica delle foglie in acqua, seguita da ultrasonicazione e rimozione della componente partico­lata. Ciò che si propone di realizzare in futuro è lisolamento effettivo della proteina, in maniera tale da poterla realmente impiegare per lo scopo proposto, inserendola nel nuovo mercato dei novel food. Zero spreco, riduzione dei rifiuti e riutilizzo degli scarti per nuove produzioni sostenibili!<o:p></o:p></p>
<hr>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><b>Robo-ProT 2.0 e Robo-ProT_Alzheimer: terapie probiotiche personalizzate, specifiche e mirate attraverso dispositivo robotico per la creazione immediata di una terapia associata al singolo paziente </b><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><b>Serena Moltani </b><i>(2006)</i><b>, Matteo Quistaini </b><i>(2006) </i><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i>Liceo Ettore Majorana, Rho (MI) </i><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Il progetto unisce biotecnologie e informatica per sviluppare terapie probiotiche personalizzate. Robo-ProT 2.0 è un dispositivo innovativo che seleziona e combina specifici ceppi batterici per rispondere alle esigenze di ogni paziente, migliorando la salute intestinale e contribuendo al benessere generale. Lintestino, infatti, non è solo un organo digestivo, ma un vero e proprio centro di regolazione dellequilibrio dellorganismo, connesso a molteplici funzioni vitali. <o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Un focus particolare è stato dedicato alla prevenzione del morbo di Alzheimer, attraverso Robo- ProT_Alzheimer. Studi recenti dimostrano che il microbiota intestinale influenza il cervello e potrebbe avere un ruolo chiave nella prevenzione delle malattie neurodegenerative. Il sistema di Serena e Matteo analizza, seleziona e combina probiotici con potenziali effetti neuroprotettivi, testandone digitalmente lefficacia grazie a modelli di simulazione dellintestino e della barriera emato-encefalica. Questo permette di identificare le combinazioni migliori e più sicure, aprendo la strada a un nuovo approccio terapeutico basato su elementi naturali e facilmente integrabili nello stile di vita quotidiano. <o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Grazie a questo approccio innovativo, Robo-ProT 2.0 potrebbe rivoluzionare la medicina preventiva, offrendo trattamenti naturali, mirati ed efficaci. Lobiettivo è rendere accessibili terapie biotecnologiche allavanguardia, migliorando la qualità della vita e aprendo nuove prospettive per il futuro della salute. In un mondo in cui la medicina personalizzata è sempre più al centro della ricerca, gli autori credono che questa tecnologia possa rappresentare una svolta, con applicazioni che vanno oltre il campo delle malattie neurodegenerative.<o:p></o:p></p>
<hr>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><b>GlobalGuard: Sviluppo di una rete di CubeSat per il monitoraggio in tempo reale dei disastri ambientali nelle economie emergenti </b><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><b>Ginevra Terrizzano </b><i>(2007) </i><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i>Liceo Scientifico Sacro Cuore, Milano </i><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Partendo dallosservazione che i tradizionali sistemi di monitoraggio dei disastri risultano costosi e complessi, soprattutto per i paesi a medio e basso reddito, più vulnerabili agli eventi catastrofici, lipotesi di ricerca è che una rete di CubeSat possa offrire un sistema sostenibile per il monitoraggio di tali fenomeni, misurando parametri chiave come temperatura, umidità del suolo e condizioni atmosferiche. I CubeSat sono una tipologia di nanosatelliti sviluppati nel 1999 dalla California Polytechnic State University e dalla Stanford University. Piccoli (10x10x10 cm per 1U), economici e modulari, hanno reso laccesso allo spazio più inclusivo, permettendo a università, piccole imprese e paesi in via di sviluppo di partecipare a missioni prima troppo costose. <o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">GlobalGuard è il nome che Ginevra ha dato alla rete scalabile di CubeSat in grado di fornire monitoraggio ambientale in tempo reale e previsioni sui disastri a costi ridotti. Lo studio valuta se i CubeSat che la costituiscono possano rilevare efficacemente segnali premonitori di incendi, inondazioni e siccità, garantendo al contempo un accesso equo ai dati per le regioni vulnerabili. Analizza inoltre le limitazioni tecnologiche, per una valutazione completa della loro efficacia. GlobalGuard trasmette i dati in tempo reale a una piattaforma mobile che li rende accessibili a comunità locali, autorità e organizzazioni umanitarie, sfruttando la diffusione degli smartphone nei paesi in via di sviluppo. La ricerca si basa su una revisione della letteratura, uno studio comparativo sui componenti disponibili e unanalisi delle missioni CubeSat esistenti, per arrivare a descrivere materiali e caratteristiche tecniche del sistema.<o:p></o:p></p>
<hr>
<h3 class="MsoNormal"><strong>La nostra redazione seguirà da vicino ledizione 2025 di EUCYS</strong></h3>
<p class="MsoNormal">Anche Italia 24 sarà presente a Riga con una delegazione di giornalisti scientifici per raccontare da vicino storie, progetti, aspirazioni e volti della scienza di domani. Attraverso reportage, interviste e contenuti esclusivi, seguiremo ogni fase dellevento per offrire ai nostri lettori una finestra sul futuro della ricerca.<br>Per saperne di più:<br>Tutti i dettagli sulledizione 2025 di EUCYS sono disponibili sul <a href="https://www.eucys2025.eu/en/" target="_blank" rel="noopener">sito ufficiale</a><o:p> </o:p></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
                            <item>
                    <title><![CDATA[Giovani menti europee in gara a Riga]]></title>

                    <link>https://www.italia24.news/giovani-menti-europee-in-gara-a-riga</link>
                    <guid isPermaLink="true">https://www.italia24.news/giovani-menti-europee-in-gara-a-riga</guid>

                    <description><![CDATA[Alla 36ª edizione del Concorso dellUnione Europea per Giovani Scienziati, in Lettonia, 133 studenti tra i 14 e i 20 anni presentano i loro progetti. Italia 24 seguirà levento.]]></description>

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                    <pubDate>Thu, 11 Sep 2025 12:15:35 +0200</pubDate>

                    <dc:creator><![CDATA[Rossella Guido]]></dc:creator>

                    
                                            <content:encoded><![CDATA[<h3>Il futuro della scienza passa da Riga</h3>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal;"><b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Dal 15 al 20 settembre 2025, la capitale lettone ospita EUCYS, la più importante fiera della scienza per giovani in Europa</span></b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal;"><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Riga si prepara ad accogliere leccellenza della ricerca giovanile europea. Dal 15 al 20 settembre 2025 si svolgerà la <b>36ª edizione del Concorso dellUnione Europea per Giovani Scienziati (EUCYS)</b>, una delle manifestazioni scientifiche più rilevanti a livello internazionale per ragazzi dai 14 ai 20 anni.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal;"><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Organizzata dalla <b>Commissione Europea</b> in collaborazione con l<b>Agenzia Statale per lo Sviluppo dellIstruzione della Repubblica di Lettonia</b>, la competizione vedrà protagonisti <b>133 giovani scienziati provenienti da 37 Paesi</b>. La sede scelta per ledizione 2025 è <b>Hanzas Perons</b>, uno dei centri culturali più dinamici di Riga.<o:p></o:p></span></p>
<h3><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Idee che cambiano il mondo<o:p></o:p></span></h3>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal;"><b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Biologia, Intelligenza Artificiale, Ambiente, Fisica e molto altro: i settori in gara</span></b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal;"><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">I partecipanti, tutti già vincitori di premi nazionali, presenteranno progetti in una vasta gamma di discipline: <b>Biologia, Chimica, Informatica, Ingegneria, Scienze Ambientali, Scienza dei Materiali, Matematica, Medicina, Fisica e Scienze Sociali</b>.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal;"><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Ogni progetto sarà valutato da una <b>prestigiosa giuria scientifica internazionale</b>, affiancata dalla stampa e da visitatori provenienti da tutta Europa. Levento sarà <b>aperto gratuitamente al pubblico</b>, comprese scuole e famiglie, con lobiettivo di promuovere la cultura scientifica tra i più giovani.<o:p></o:p></span></p>
<h3><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Un trampolino verso il futuro<o:p></o:p></span></h3>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal;"><b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Premi in denaro e accesso ai forum scientifici più prestigiosi del mondo</span></b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal;"><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">In palio, premi in denaro per un valore complessivo di <b>oltre 25.000 euro</b>:<o:p></o:p></span></p>
<ul type="disc">
<li class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"><b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">1° premio: 7.000</span></b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"><o:p></o:p></span></li>
<li class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"><b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">2° premio: 5.000</span></b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"><o:p></o:p></span></li>
<li class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"><b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">3° premio: 2.500</span></b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"><o:p></o:p></span></li>
</ul>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal;"><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">A questi si aggiungono <b>Premi Onorari</b>, che permetteranno ai vincitori di rappresentare lUE in contesti di altissimo profilo come il <b>London International Youth Science Forum (LIYSF)</b> e lo <b>Stockholm International Youth Science Seminar (SIYSS)</b>.<o:p></o:p></span></p>
<h3><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Non solo UE: la scienza parla tutte le lingue<o:p></o:p></span></h3>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal;"><b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Tra i partecipanti, anche delegazioni da Paesi extraeuropei</span></b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal;"><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Sebbene il concorso sia promosso dallUnione Europea, tra i partecipanti figurano anche <b>giovani scienziati provenienti da Paesi non membri dellUE</b>, a testimonianza del respiro internazionale e inclusivo delliniziativa.<o:p></o:p></span></p>
<h3><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Italia 24 presente allevento<o:p></o:p></span></h3>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal;"><b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">La nostra redazione seguirà da vicino ledizione 2025 di EUCYS</span></b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal;"><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Anche <i>Italia 24</i> sarà presente a Riga con una <b>delegazione di giornalisti scientifici</b> per raccontare da vicino storie, progetti, aspirazioni e volti della scienza di domani. Attraverso reportage, interviste e contenuti esclusivi, seguiremo ogni fase dellevento per offrire ai nostri lettori una finestra sul futuro della ricerca.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal;"><b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Per saperne di più:</span></b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"><br>Tutti i dettagli sulledizione 2025 di EUCYS sono disponibili sul <a href="https://www.eucys2025.eu/en/" target="_blank" rel="noopener">sito ufficiale.</a></span><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"></span></p>
<p><a href="https://www.eucys2025.eu/en/" target="_blank" rel="noopener"><img src="https://www.italia24.news/uploads/images/202510/image_870x_68f0c99c7d56e.webp" alt="" width="409" height="289"></a></p>]]></content:encoded>
                                    </item>
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