<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
     xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
     xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
     xmlns:admin="http://webns.net/mvcb/"
     xmlns:rdf="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#"
     xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
     xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/">
<channel>
<title>Italia24.news | Notizie in Tempo Reale su Politica, Economia, Cronaca e Sport &#45; Rossella Guido</title>
<link>https://www.italia24.news/rss/author/rossella-guido</link>
<description>Italia24.news | Notizie in Tempo Reale su Politica, Economia, Cronaca e Sport &#45; Rossella Guido</description>
<dc:language>it</dc:language>
<dc:rights>©2026 Italia24 News &#45; Powered by Brain X Corp</dc:rights>

<item>
<title>Anna Bianchi, quando la fisica nucleare incontra la medicina: il premio che racconta una scienza capace di curare</title>
<link>https://www.italia24.news/anna-bianchi-quando-la-fisica-nucleare-incontra-la-medicina-il-premio-che-racconta-una-scienza-capace-di-curare</link>
<guid>https://www.italia24.news/anna-bianchi-quando-la-fisica-nucleare-incontra-la-medicina-il-premio-che-racconta-una-scienza-capace-di-curare</guid>
<description><![CDATA[ La ricercatrice dei Laboratori Nazionali di Legnaro dell’INFN -  Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, ha ricevuto lo Standout Woman Award 2026 per il suo lavoro sull’applicazione innovativa della fisica nucleare alla medicina, con un focus su radioterapia e adroterapia oncologica ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202604/image_870x580_69de2f555c2ef.webp" length="71132" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 14:16:01 +0200</pubDate>
<dc:creator>Rossella Guido</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 12.0pt 0cm 12.0pt 0cm;"><span style="font-size: 12pt;">Dalla fisica nucleare alla pratica clinica, passando per rivelatori innovativi, qualità della radiazione e nuove prospettive per trattamenti oncologici più precisi e sicuri. <strong>Anna Bianchi,</strong> ricercatrice ai Laboratori Nazionali di Legnaro dell’I<strong>NFN - Istituto Nazionale di Fisica Nucleare</strong>, è tra le vincitrici dello <b>Standout Woman Award 2026</b>, riconoscimento internazionale assegnato a professioniste che si distinguono per competenza, determinazione e impatto nei rispettivi settori. Il premio valorizza in particolare la sua attività di ricerca nell’integrazione dell’efficacia biologica dei fasci radioterapici nei piani di trattamento, con l’obiettivo di migliorare precisione e sicurezza delle terapie, anche in ambito pediatrico. Bianchi lavora all’intersezione tra fisica nucleare e medicina, ha coordinato i progetti INFN <b>MUSICA</b> e <b>AToMiQA</b> ed è componente di <b>EURADOS</b>.<o:p></o:p></span></p>
<p style="margin-top: 12.0pt; margin-bottom: 12.0pt; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="font-size: 12pt;"><b><span style="mso-ansi-language: IT;">Dottoressa Bianchi lei ha appena ricevuto lo Standout Woman Award 2026: che valore ha per lei questo riconoscimento, non solo sul piano personale ma anche come segnale per un’area di ricerca, quella tra fisica e medicina, che spesso resta poco visibile al grande pubblico?</span></b></span></p>
<p style="margin-top: 12.0pt; margin-bottom: 12.0pt; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="font-size: 12pt;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><o:p></o:p></span><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; mso-ansi-language: IT;">Ricevere lo Standout Woman Award 2026 è per me un grande onore e, devo ammettere, anche una sorpresa: vedere riconosciuto il lavoro che porto avanti con passione ogni giorno è estremamente gratificante. Ai Laboratori Nazionali di Legnaro mi confronto costantemente con numeri, modelli e rivelatori, ma partecipare alla cerimonia di premiazione mi ha fatto capire davvero quanto il mio lavoro possa incidere nella vita delle persone, e questo rende tutto ancora più significativo. Oltre al valore personale, il premio ha come effetto aggiuntivo quello di offrire l’occasione di far emergere al grande pubblico un ambito della fisica spesso poco conosciuto, quello che unisce la fisica nucleare alla medicina.</span></span></p>
<p style="margin-top: 12.0pt; margin-bottom: 12.0pt; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; mso-ansi-language: IT;"><o:p></o:p></span><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; mso-ansi-language: IT;">Molti pensano alla fisica nucleare come a qualcosa di lontano, complesso o persino “pericoloso”, senza rendersi conto che in realtà ha applicazioni concrete e fondamentali nella vita quotidiana: dalla diagnostica, come radiografie, TC, scintigrafie o PET, fino alla terapia, con radioterapia, radiofarmaci e adroterapia oncologica. Nel mio lavoro cerco di unire la precisione della fisica con la pratica clinica, sviluppando strumenti e metodi che possano rendere i trattamenti oncologici più sicuri e mirati, anche in ambito pediatrico.</span></span></p>
<p style="margin-top: 12.0pt; margin-bottom: 12.0pt; mso-list: l0 level1 lfo1;"><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; mso-ansi-language: IT;"><o:p></o:p></span><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; mso-ansi-language: IT;">Spero che il premio contribuisca a mostrare quanto questa disciplina possa fare la differenza nella cura dei pazienti e, allo stesso tempo, stimoli l’interesse delle nuove generazioni verso una materia che spesso a scuola viene percepita come difficile o astratta, ma che in realtà offre possibilità straordinarie di innovazione e impatto reale sulla società.<o:p></o:p></span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><b><span style="mso-ansi-language: IT;">Il premio richiama il suo lavoro sull’applicazione della fisica nucleare alla medicina. Per chi non è del settore: in che modo la sua ricerca può contribuire concretamente a rendere radioterapia e adroterapia più precise, efficaci e sicure per i pazienti oncologici?</span></b></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><o:p></o:p></span><span style="mso-ansi-language: IT;">Il nostro gruppo, composto attualmente da due ricercatrici e da me come assegnista di ricerca, sviluppa rivelatori di particelle che non si limitano a misurare la quantità di radiazione somministrata al paziente – la cosiddetta dose – ma ne analizzano anche la qualità. Questo ci permette di studiare l’efficacia biologica del fascio di particelle utilizzato in adroterapia in ogni punto in cui interagisce con il corpo del paziente.</span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><o:p></o:p></span><span style="mso-ansi-language: IT;">In pratica, mentre i piani di trattamento tradizionali tengono principalmente conto della dose e, nel caso degli ioni carbonio, di un fattore calcolato di qualità, noi vogliamo fornire agli ospedali strumenti in grado di misurare con precisione reale quel fattore. L’obiettivo è massimizzare l’efficacia sul tumore, dove serve infliggere il massimo danno alle cellule malate, e allo stesso tempo proteggere i tessuti sani circostanti. In questo modo possiamo rendere radioterapia e adroterapia non solo più precise, ma anche più efficaci e sicure per i pazienti. Questo è di particolare interesse ed impatto per i pazienti pediatrici.</span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><o:p></o:p></span><b><span style="mso-ansi-language: IT;">Nel suo percorso si ritrovano parole chiave molto forti: rivelatori innovativi, microdosimetria, qualità della radiazione, pianificazione del trattamento. Qual è oggi, secondo lei, la frontiera più promettente per trasformare questi avanzamenti scientifici in strumenti davvero utilizzabili nella pratica clinica?</span></b><span style="mso-ansi-language: IT;"><o:p></o:p></span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><span style="mso-ansi-language: IT;">Per trasformare gli avanzamenti scientifici e tecnologici in strumenti realmente utilizzabili nella pratica clinica, è fondamentale costruire una rete di collaborazioni interdisciplinari che coinvolga diversi settori e figure professionali: fisici, medici, ingegneri e biologi, ognuno con competenze complementari. La ricerca da sola non basta: serve un approccio integrato in cui innovazione tecnologica, validazione sperimentale e applicazione clinica procedono insieme.</span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><o:p></o:p></span><span style="mso-ansi-language: IT;">Anche il sostegno degli enti regolatori gioca un ruolo cruciale, perché promuove sia la ricerca sia il trasferimento tecnologico, garantendo che nuovi strumenti come rivelatori innovativi e metodiche di microdosimetria possano essere introdotti nella pratica clinica in modo sicuro e affidabile. La collaborazione internazionale, inoltre, permette di condividere dati, standard e metodologie, accelerando la traduzione dei risultati scientifici in strumenti concreti.</span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><o:p></o:p></span><span style="mso-ansi-language: IT;">Solo combinando ricerca, innovazione, collaborazione e regolamentazione possiamo fare in modo che concetti complessi come qualità della radiazione e del suo utilizzo nella pianificazione del trattamento diventino strumenti reali a beneficio dei pazienti, migliorando precisione, efficacia e sicurezza delle terapie oncologiche.<b><br style="mso-special-character: line-break;"><!--[endif]--></b><o:p></o:p></span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><b><span style="mso-ansi-language: IT;">Lei ha coordinato progetti come MUSICA e AToMiQA, entrambi orientati a introdurre nuove metriche e nuovi strumenti nella valutazione dei trattamenti. Quanto è difficile oggi fare ricerca interdisciplinare tra fisica, ingegneria e medicina, e quali competenze servono per costruire davvero questo ponte?</span></b></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><o:p></o:p></span><span style="mso-ansi-language: IT;">La ricerca interdisciplinare è certamente complessa, ma anche incredibilmente stimolante e produttiva. L’incontro tra competenze diverse – fisica, ingegneria elettronica e meccanica, radiobiologia e modellistica – permette di sviluppare strumenti e metodologie più innovativi e funzionali, capaci di avere un impatto concreto sulla pratica clinica.</span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><o:p></o:p></span><span style="mso-ansi-language: IT;">Nei progetti MUSICA e AToMiQA, ad esempio, gli strumenti che abbiamo progettato nascono proprio dall’integrazione di queste competenze. Non si tratta solo di tecnologia o teoria: combinare fisici, ingegneri e biologi ci ha permesso di creare rivelatori e metodiche che misurano con precisione la qualità della radiazione e la sua efficacia biologica, strumenti immediatamente utilizzabili nella valutazione dei trattamenti oncologici.</span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><o:p></o:p></span><span style="mso-ansi-language: IT;">Le competenze necessarie sono tante e la chiave è comprendere che non risiedono in un’unica figura. Per costruire davvero un ponte tra discipline non è sufficiente avere competenze in un singolo ambito: è fondamentale collaborare, capire il valore delle conoscenze altrui e creare un team in cui ciascuno contribuisca con il proprio know-how unico. La forza di uno sviluppo e di una ricerca interdisciplinare risiede proprio in questa sinergia tra persone con conoscenze uniche e complementari: solo così è possibile ottenere risultati che nessuno potrebbe raggiungere da solo, trasformando le innovazioni scientifiche in strumenti concreti che migliorano la cura dei pazienti.</span></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="mso-ansi-language: IT;"><o:p></o:p></span><span style="mso-ansi-language: IT;"><o:p></o:p></span><b><span style="mso-ansi-language: IT;">Il suo lavoro guarda anche ai pazienti pediatrici, un ambito in cui precisione e sicurezza diventano ancora più cruciali. Che cosa le insegna, da scienziata, lavorare su ricerche che hanno un potenziale impatto così diretto sulla qualità di vita delle persone?</span></b></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><o:p></o:p></span><span style="mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: 12pt;">Da bambina sognavo di diventare astrofisica e la mia grande ispirazione era Margherita Hack. Ricordo ancora l’emozione di ascoltarla durante i suoi incontri e di seguire ogni sua parola: era per me un modello di passione e curiosità senza confini. Crescendo, però, ho capito che la mia passione per la ricerca poteva diventare ancora più significativa se avesse avuto un impatto diretto sulla vita delle persone. È così che mi sono avvicinata alla fisica medica. Oggi, sapere che il mio lavoro può contribuire a rendere un trattamento di adroterapia più preciso e sicuro, soprattutto per i pazienti pediatrici, è una motivazione enorme. </span></span></p>
<p><span style="mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: 12pt;">Ogni giorno mi sprona a migliorare i nostri strumenti, a cercare strade percorribili per introdurre la microdosimetria nei parametri clinici e a cercare soluzioni che massimizzino l’efficacia del trattamento sui tumori riducendo al minimo i danni collaterali ai tessuti sani. Lavorare in questo ambito mi insegna a rimanere con i piedi per terra, a misurare il valore della mia ricerca non solo in termini scientifici, ma nel reale impatto che può avere sulla vita di un paziente. Sapere che ciò che faccio può davvero fare la differenza rende ogni sfida ed ogni difficoltà, incredibilmente significativa e gratificante.</span><o:p></o:p></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Arte e medicina, uno sguardo nuovo per comprendere i capolavori e una prospettiva per il giornalismo: Luigi Memo e Roberto Bonzio in dialogo con Rossella Guido</title>
<link>https://www.italia24.news/arte-e-medicina-uno-sguardo-nuovo-per-comprendere-i-capolavori-luigi-memo--roberto-bonzio-rossella-guido</link>
<guid>https://www.italia24.news/arte-e-medicina-uno-sguardo-nuovo-per-comprendere-i-capolavori-luigi-memo--roberto-bonzio-rossella-guido</guid>
<description><![CDATA[ Dalla Gioconda alla Venere di Botticelli, passando per il ruolo della lentezza, dell’empatia e della complessità: un dialogo tra scienza, cultura e divulgazione a partire dal volume Genio e geni - Lettura clinica delle opere d&#039;arte ]]></description>
<enclosure url="https://img.youtube.com/vi/wHbrChQb_SI/maxresdefault.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 17:20:09 +0100</pubDate>
<dc:creator>Rossella Guido</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p data-start="780" data-end="1143"><span style="font-size: 12pt;">Ci sono immagini che pensiamo di conoscere da sempre. La <strong data-start="837" data-end="849">Gioconda</strong>, la <strong data-start="854" data-end="878">Venere di Botticelli</strong>, i volti della pittura sacra, i grandi capolavori della tradizione occidentale. Eppure, guardati con un altro sguardo, possono rivelare dettagli inattesi: indizi anatomici, anomalie, segni clinici, tracce che mettono in relazione arte, medicina e storia del corpo.</span></p>
<p data-start="1145" data-end="1737"><span style="font-size: 12pt;">È il terreno dell’<strong data-start="1163" data-end="1183">iconodiagnostica</strong>, disciplina che applica la diagnostica medica allo studio delle opere d’arte. Un approccio al centro del volume <em data-start="1296" data-end="1346">Genio e geni. Lettura clinica delle opere d’arte</em>, curato da <strong data-start="1358" data-end="1407">Giorgia Girotto, Luigi Memo e Paolo Gasparini</strong>. Ne abbiamo parlato con <strong data-start="1432" data-end="1446">Luigi Memo</strong>, neonatologo e genetista clinico, e con <strong data-start="1467" data-end="1485">Roberto Bonzio</strong>, giornalista e fondatore di <em data-start="1514" data-end="1537">Italiani di Frontiera</em>, in una conversazione che ha toccato non solo il rapporto tra scienza e immagini, ma anche il modo in cui oggi osserviamo, raccontiamo e interpretiamo la realtà.</span></p>
<p data-start="1822" data-end="2162"><span style="font-size: 12pt;">«Non è un’idea nata in modo estemporaneo», spiega Luigi Memo. «Parliamo di una vera branca della medicina: l’<strong data-start="1931" data-end="1951">iconodiagnostica</strong>. È la disciplina che applica la diagnostica medica allo studio delle opere d’arte, ricercando nei personaggi raffigurati segni e sintomi clinici, riprodotti talvolta consapevolmente, talvolta no, dall’artista».</span></p>
<p data-start="2164" data-end="2596"><span style="font-size: 12pt;">Il termine, ricorda, è relativamente recente: fu introdotto nel 1983 dalla psichiatra di Harvard <strong data-start="2261" data-end="2281">Annalise Pontius</strong>, in un lavoro in cui descriveva l’identificazione di una rara malattia genetica in antiche statue ritrovate nelle Isole Cook. «L’iconodiagnostica esercita prima di tutto la capacità di osservare e di riconoscere i segni di patologia. In altre parole, allena l’occhio clinico».</span></p>
<h3 data-section-id="g73e4n" data-start="4331" data-end="4437">Non si tratta di trovare malattie nei quadri</h3>
<p data-start="2663" data-end="3032"><span style="font-size: 12pt;">«Si tratta di capire come l’arte documenti il corpo umano e le sue patologie all’interno di un preciso contesto storico». La lettura clinica, spiega Memo, usa strumenti tipici della medicina, osservazione, diagnosi differenziale, correlazione tra segni, ma deve dialogare costantemente con la storia dell’arte.</span></p>
<p data-start="3034" data-end="3450"><span style="font-size: 12pt;">Le domande da porsi sono molte: il corpo rappresentato è realistico o idealizzato? Le anomalie osservate sono reali, simboliche o stilistiche? L’artista ha ritratto un caso concreto oppure ha immaginato una figura? «Qui l’aiuto degli storici dell’arte è decisivo», sottolinea Memo, perché senza quel confronto il rischio è di trasformare un’ipotesi in una proiezione arbitraria.</span></p>
<p data-start="3516" data-end="3662"><span style="font-size: 12pt;">Per Bonzio, il lavoro di Luigi Memo incrocia uno dei temi chiave della sua ricerca sul talento italiano: la capacità di connettere ambiti diversi.</span></p>
<p data-start="3664" data-end="4022"><span style="font-size: 12pt;">«Mi ha affascinato moltissimo questa combinazione di competenze», racconta. «Molte delle persone che ho incontrato e intervistato negli anni mi hanno detto che la loro forza stava nell’avere una visione ampia dei problemi, anche di quelli tecnici. Non nell’essere super-specialisti chiusi in un solo recinto, ma nel saper mettere insieme sguardi differenti».</span></p>
<p data-start="4024" data-end="4329"><span style="font-size: 12pt;">È proprio qui, secondo Bonzio, che il progetto diventa significativo anche per un pubblico non medico: «L’incrocio tra storia dell’arte e lettura clinica ci permette di vedere qualcosa che prima non vedevamo, dentro immagini che credevamo di conoscere perfettamente».</span></p>
<h3 data-section-id="g73e4n" data-start="4331" data-end="4437">Qual è il valore di questa chiave di lettura per chi ama l’arte, ma non ha una formazione scientifica?</h3>
<p data-start="4439" data-end="4734"><span style="font-size: 12pt;">Per Luigi Memo, il fascino dell’approccio sta anche nella sua accessibilità: «Guardare clinicamente un’opera vuol dire osservarla con lo sguardo analitico di un medico, cercando segni, sintomi, indizi visivi. Interpretare figure, corpi e dettagli come se fossero veri e propri pazienti dipinti».</span></p>
<p data-start="4736" data-end="5119"><span style="font-size: 12pt;">Ma il punto non è trasformare il visitatore in un medico improvvisato. È semmai offrire una nuova profondità di lettura, una forma di attenzione che unisce bellezza, storia e osservazione del reale. «L’arte», dice Memo, «diventa così un documento sul corpo, sulle patologie, sui modi in cui una società ha visto e interpretato certe condizioni».</span> <span class="" data-state="closed"></span></p>
<h3 data-section-id="g73e4n" data-start="4331" data-end="4437">Esistono limiti a questa interpretazione?</h3>
<p data-start="5233" data-end="5556"><span style="font-size: 12pt;">«Questo approccio è un grande stimolo», osserva Bonzio, «ma proprio per questo ci obbliga a superare i limiti della nostra conoscenza con prudenza». Secondo il giornalista, l’aspetto più interessante è che la lettura clinica delle opere apre significati articolati, ma nello stesso tempo impone rispetto per la complessità.</span></p>
<p data-start="5558" data-end="5947"><span style="font-size: 12pt;">È un punto su cui insiste anche Memo: il medico da solo rischia di vedere soltanto i segni e di ignorare simboli, stile, convenzioni figurative; lo storico dell’arte da solo può invece sottovalutare dettagli anatomici reali. «Una sola competenza non basta», afferma. «È proprio all’incrocio fra questi due tipi di sguardo che nasce un’ipotesi solida». <span class="" data-state="closed"></span></span></p>
<h3 data-section-id="g73e4n" data-start="4331" data-end="4437">In che modo l'arte può aiutare la medicina?</h3>
<p data-start="6004" data-end="6267"><span style="font-size: 12pt;">Per Luigi Memo, il contributo dell’arte alla medicina è tutt’altro che marginale. «L’arte insegna alla medicina a vedere meglio», dice. «Non solo a guardare, ma a osservare in modo lento, selettivo, consapevole. Diventa quasi una palestra per lo sguardo clinico».</span></p>
<p data-start="6269" data-end="6698"><span style="font-size: 12pt;">In un’epoca dominata dalla tecnologia, dalla velocità e dalla diagnostica avanzata, questo richiamo alla lentezza assume un valore particolare. «Davanti a un’opera importante non puoi scansionare tutto velocemente», osserva. «Devi fermarti. E in medicina accade qualcosa di simile: bisogna dedicare tempo all’esame obiettivo, non saltare subito alla diagnosi, cogliere dettagli che emergono solo dopo un’osservazione prolungata».</span></p>
<p data-start="6700" data-end="7095"><span style="font-size: 12pt;">L’arte abitua inoltre a distinguere il dettaglio rilevante da quello irrilevante, la variazione dal normale, l’anomalia dalla semplice differenza. E perfino a tollerare l’incertezza: «Un’opera non ha sempre un’unica interpretazione, così come un paziente raramente racconta tutto subito. Bisogna formulare ipotesi multiple ed evitare conclusioni premature».</span></p>
<h3 data-section-id="ccf8i0" data-start="8982" data-end="9050">Ci sono opere emblematiche che raccontano bene questo approccio?</h3>
<p data-start="9052" data-end="9435"><span style="font-size: 12pt;">Memo cita innanzitutto la <strong data-start="9078" data-end="9090">Gioconda</strong>. «Se la guardi solo con occhio medico», spiega, «puoi cogliere almeno due possibili elementi clinici». Da un lato uno <strong data-start="9209" data-end="9223">xantelasma</strong> all’occhio sinistro, cioè un accumulo di grasso; dall’altro una tumefazione al polso destro compatibile con un <strong data-start="9335" data-end="9345">lipoma</strong>. Mettendo insieme questi dettagli, si può ipotizzare un quadro di <strong data-start="9412" data-end="9434">ipercolesterolemia</strong>.</span></p>
<p data-start="9437" data-end="9789"><span style="font-size: 12pt;">Ma non è l’unica lettura possibile. Altri studiosi, osservando il colorito giallastro, le sopracciglia rade e una tumefazione al collo, hanno ipotizzato invece un quadro di <strong data-start="9610" data-end="9627">ipotiroidismo</strong>. È proprio questa pluralità di interpretazioni, condotte però con metodo, a rendere l’iconodiagnostica così affascinante. <span class="" data-state="closed"></span></span></p>
<p data-start="9791" data-end="10201"><span style="font-size: 12pt;">Altro caso celebre è la <strong data-start="9815" data-end="9839">Venere di Botticelli</strong>, simbolo per eccellenza della bellezza femminile rinascimentale. Eppure, osservata attentamente, presenta due piccole anomalie: un <strong data-start="9971" data-end="9985">piede cavo</strong> e una deviazione mediale del quinto dito, una forma di <strong data-start="10041" data-end="10058">clinodattilia</strong>. «Piccole imperfezioni», nota Memo, «in una figura che dovrebbe rappresentare l’ideale di perfezione».</span></p>
<p data-start="9791" data-end="10201"><span style="font-size: 12pt;">Il volume <strong>"</strong><strong data-start="11882" data-end="11934">Genio e geni. Lettura clinica delle opere d’arte"</strong> si muove così su un terreno raro e prezioso: quello in cui il sapere scientifico arricchisce il mistero dell’arte,  di nuove domande. E in un presente segnato da velocità, semplificazioni e false certezze, il richiamo alla complessità, alla lentezza e alla curiosità appare quanto mai necessario.</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>House of Switzerland, Edelmann: “Più che una vetrina, uno spazio aperto dove il dialogo viene prima di tutto”</title>
<link>https://www.italia24.news/house-of-switzerland-edelmann-piu-che-una-vetrina-uno-spazio-aperto-dove-il-dialogo-viene-prima-di-tutto</link>
<guid>https://www.italia24.news/house-of-switzerland-edelmann-piu-che-una-vetrina-uno-spazio-aperto-dove-il-dialogo-viene-prima-di-tutto</guid>
<description><![CDATA[ L’intervista ad Alexandre Edelmann, ambasciatore e capo di Presenza Svizzera: il senso della House of Switzerland a Milano, il valore delle relazioni tra Svizzera e Italia, la gestione del dolore dopo il dramma di Crans-Montana e l’idea di un Paese che tiene insieme tradizione, innovazione e apertura ]]></description>
<enclosure url="https://img.youtube.com/vi/MfqN493kAt4/maxresdefault.jpg" length="49398" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 15:34:21 +0100</pubDate>
<dc:creator>Rossella Guido</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>La House of Switzerland non come luogo esclusivo di rappresentanza, ma come <strong data-start="750" data-end="777">piattaforma di incontro</strong>. È questa l’idea che <strong>Alexandre Edelmann,</strong> ambasciatore e capo di Presenza Svizzera, consegna a Italia 24 nel corso di un’intervista che mette al centro non solo il racconto di un progetto di <strong>public diplomacy</strong>, ma anche una visione precisa delle <strong>relazioni </strong>tra Svizzera e Italia.</p>
<p>Nelle parole di Edelmann, la casa svizzera allestita nel contesto olimpico e paralimpico non nasce per esibire un’immagine patinata del Paese, bensì per creare uno spazio “gratuito” e “aperto” in cui svizzeri e italiani possano incontrarsi in modo naturale, attorno a sport, cultura, gastronomia e innovazione. Il punto, però, non è soltanto il programma. Il punto è ciò che resta dopo. La conversazione più importante, osserva, è infatti quella che <strong data-start="1543" data-end="1570">continua oltre i Giochi</strong>, trasformando un momento simbolico in relazioni durevoli tra persone, istituzioni, imprese e territori.</p>
<h2 data-section-id="vi3vkp" data-start="1714" data-end="1746">L’impatto? Numeri e relazioni</h2>
<p data-start="1748" data-end="2373">Alla domanda su come si misuri l’impatto di un’operazione di questo tipo, Edelmann distingue tra indicatori immediati e risultati di lungo periodo. Da un lato ci sono i dati più visibili: i visitatori, la copertura mediatica, la presenza sui social. Nell’intervista riferisce che la House of Switzerland era già arrivata a <strong data-start="2071" data-end="2124">quasi 100 mila visitatori dall’inizio di febbraio</strong>, pur con il programma ancora in corso. Dall’altro lato, però, il diplomatico insiste su un elemento più difficile da quantificare: la qualità delle relazioni che nascono e la fiducia che si consolida nel tempo.</p>
<p data-start="1748" data-end="2373">È qui che entra in gioco la diplomazia pubblica, che Edelmann descrive come un lavoro fondato insieme su componenti quantitative e qualitative. Perché il successo vero, suggerisce, non coincide solo con l’affluenza o con la visibilità, ma con la capacità di generare collaborazioni future e di rafforzare la percezione reciproca tra due Paesi che condividono molto più di una semplice vicinanza geografica.</p>
<h2 data-section-id="2yitem" data-start="2821" data-end="2898">Il dopo Crans-Montana: “Rispetto, sobrietà, ma anche la vita che continua”</h2>
<p data-start="2900" data-end="3384">Uno dei passaggi più delicati dell’intervista riguarda la gestione del clima emotivo seguito al dramma di Crans-Montana. Edelmann riconosce con chiarezza il peso di quella ferita, definendola un trauma sentito profondamente sia in Svizzera sia in Italia. Proprio per questo, spiega, all’inizio di gennaio è stata presa la decisione di adattare il programma della House of Switzerland, soprattutto nelle componenti più festive.</p>
<p data-start="2900" data-end="3384">La scelta, nelle sue parole, è stata quella di tenere insieme due esigenze: da una parte il <strong>rispetto e la sobrietà</strong>, dall’altra la necessità di mantenere una presenza pubblica a Milano in occasione dei Giochi. Ne emerge una linea che rifiuta sia la rimozione sia la spettacolarizzazione del dolore. Edelmann parla di “comprensione” e “benevolenza” percepite a Milano, e sottolinea come molti interlocutori italiani abbiano espresso empatia e solidarietà. Il risultato è stato, a suo avviso, un’esperienza attraversata da emozioni miste: il lutto e la consapevolezza che la vita pubblica e il dialogo tra Paesi devono continuare.</p>
<h2 data-section-id="gsa74t" data-start="4068" data-end="4149">Sport-tech, food-tech e turismo sostenibile: la Svizzera che vuole raccontarsi</h2>
<p data-start="4151" data-end="4634">Nella strategia di racconto internazionale della Svizzera, tre filoni emergono con particolare evidenza: <strong data-start="4256" data-end="4303">sport-tech, food-tech e turismo sostenibile</strong>. Non si tratta, spiega Edelmann, di temi scelti casualmente, ma di assi che rappresentano bene la Svizzera contemporanea, capace di tenere insieme tradizione e innovazione. “L’innovazione esiste grazie alla tradizione”, afferma in sostanza, indicando una continuità piuttosto che una rottura.</p>
<p data-start="4151" data-end="4634">Sul fronte dello sport, richiama il ruolo della Svizzera come hub di federazioni internazionali e come ecosistema in cui tecnologia, performance e salute si intrecciano in modo naturale. Sul food, insiste su una doppia dimensione: il patrimonio gastronomico classico, ma anche la ricerca avanzata nel campo dell’alimentazione e della sostenibilità. Quanto al turismo, il focus è sul modello alpino: un turismo che sia sì economicamente rilevante, ma che non consumi i territori, e che permetta a chi vive nelle regioni montane di abitarle in modo equilibrato durante tutto l’anno.</p>
<h2 data-section-id="1pfqc85" data-start="5256" data-end="5278">“L’umano al centro”</h2>
<p data-start="5280" data-end="5788">Eppure, nel momento in cui gli si chiede quale messaggio vorrebbe davvero lasciare ai visitatori, Edelmann sposta il discorso altrove. Non indica un singolo settore, né una parola-chiave di policy. Indica piuttosto un principio: <strong data-start="5509" data-end="5537">la centralità dell’umano</strong>. È questo, per lui, il primo tratto che un visitatore dovrebbe portarsi via dalla House of Switzerland. Innovazione, sostenibilità, cooperazione e sviluppo vengono dopo. Prima c’è la disponibilità all’incontro.</p>
<p data-start="5280" data-end="5788">In questo senso, la Svizzera viene descritta come un Paese abituato a lavorare nella pluralità: quattro lingue nazionali, culture diverse, apertura internazionale, collaborazione come metodo ordinario. Da qui nasce anche una concezione molto netta del dialogo: non come formula retorica, ma come condizione essenziale per trovare soluzioni, soprattutto quando non si è già d’accordo. Anzi, il rischio più grande, osserva Edelmann, è proprio quello di parlare solo con chi la pensa come noi, chiudendosi in una bolla.</p>
<h2 data-section-id="ry1q50" data-start="6348" data-end="6403">La diplomazia come relazione, non solo come immagine</h2>
<p data-start="6405" data-end="6835">L’intervista lascia così emergere un profilo preciso della House of Switzerland: non un semplice padiglione identitario, ma un dispositivo di relazione. E, insieme, un’idea di diplomazia che non si esaurisce nella comunicazione istituzionale, ma passa dalla costruzione di spazi comuni, accessibili, in cui la reputazione internazionale si intreccia con la qualità delle esperienze vissute.</p>
<p data-start="6405" data-end="6835"><strong><a href="https://www.houseofswitzerland.it/" target="_blank" rel="noopener">Scopri i prossimi eventi di House of Switzerland</a></strong></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>C’è un motivo per il quale “Something Big Is Happening” di Matt Shumer sull’AI è diventato virale</title>
<link>https://www.italia24.news/ce-un-motivo-something-big-is-happening-di-matt-shumer-sullai-diventato-virale</link>
<guid>https://www.italia24.news/ce-un-motivo-something-big-is-happening-di-matt-shumer-sullai-diventato-virale</guid>
<description><![CDATA[ Un testo potente che mette in scena urgenza e paura sull’intelligenza artificiale, ma non per le ragioni che pensi ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202602/image_870x580_69906a6dba3bf.webp" length="30972" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Sat, 14 Feb 2026 13:25:14 +0100</pubDate>
<dc:creator>Rossella Guido</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">C’è una ragione semplice per cui il post di Matt Shumer, CEO e co-fondatore di <em>OthersideAI/ HyperWrite</em>, ha fatto il giro del mondo: è una rara occasione in cui qualcuno non si limita a spiegare l’intelligenza artificiale ma prova a </span><strong><span class="s2">farla sentire</span></strong><span class="s1">, e per farlo usa un artificio narrativo impeccabile che rimanda ad <strong>un'emozione </strong>molto forte con una data precisa: febbraio 2020, l’ultima normalità prima dello strappo. Da lì in poi mette in scena un’esperienza emotiva condivisibile, la sensazione che “stia succedendo qualcosa” mentre quasi tutti continuano a vivere come se nulla stesse cambiando.</span><span class="s1"></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La viralità nasce da questa promessa: </span><span class="s3">non sei davanti all’ennesimo articolo sull’AI, sei davanti a un <strong>avvertimento</strong></span><span class="s1">.<span class="Apple-converted-space"> </span>Chi lo legge ha l’impressione di ricevere un messaggio riservato: <em>“noi l’abbiamo già visto accadere, ora tocca a voi”</em>.</span><span class="s1"></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il testo crea un corto circuito tra capacità tecnologiche, percezione sociale e decisioni economiche. </span><span class="s1"></span></p>
<p data-start="7563" data-end="7785"><span>«</span>Se hai provato ChatGPT nel 2023 o a inizio 2024 e hai pensato “si inventa le cose” o “non è così impressionante”, avevi ragione. Quelle prime versioni erano davvero limitate. Allucinavano. Dicevano con sicurezza assurdità. - afferma <strong>Shumer </strong>- Ma quello era due anni fa. Nel tempo dell’AI, è preistoria<span>».</span></p>
<h4 class="p1"><span class="s2">La cosa più importante che Shumer dice (senza dirlo esplicitamente)</span><span class="s1"></span></h4>
<p class="p1"><span class="s1">Shumer descrive un passaggio dell’intelligenza artificiale da “strumento utile” a “sostituto operativo” dove lui dà istruzioni, </span><span class="s1">si allontana dal computer e torna a lavoro finito, testato, iterato, “rifinito” da un modello che sembra avere persino una forma di gusto. </span><span class="s1"></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">È un racconto che parla di </span><span class="s2">workflow</span><span class="s1">: come si lavora, quanto tempo serve, quanta intermediazione umana resta.</span><span class="s1"></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Quello che spaventa è l’idea banale e materialissima della macchina<strong> che </strong></span><strong><span class="s2">porta a termine</span><span class="s1">.</span></strong><span class="s1"></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Oltre ogni romanticismo, qui c’è un fatto che spesso ci sfugge: nella storia delle tecnologie non è mai servita la perfezione, l’impatto nasce quando diventa </span><span class="s2">abbastanza buono</span><span class="s1"> da cambiare perché conviene, accelera,<span class="Apple-converted-space">  </span>riduce costi, e quindi “si può provare”. </span><span class="s1">Abbiamo ormai superato la soglia del giocattolo. </span><span class="s1"></span></p>
<h4 class="p1"><span class="s2">Il limite del racconto</span></h4>
<p class="p1"><span class="s1">La parte più discutibile del testo è sulla </span><span class="s1">capacità dei modelli che possono migliorare a scatti rispetto all’impatto reale sul lavoro e sulle professioni.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Esistono attriti enormi: responsabilità legali, compliance, reputazione, integrazione nei sistemi, qualità dei dati, governance, regole interne, assicurazioni, contenziosi. In altre parole: un modello può saper fare qualcosa molto prima che un’organizzazione decida di </span><span class="s2">fidarsi</span><span class="s1"> a sufficienza da metterlo in produzione.</span><span class="s1"></span></p>
<h4 class="p1"><span class="s2">L’impatto più probabile</span><span class="s1"></span></h4>
<p class="p1"><span class="s1">Se guardiamo alla realtà con un minimo di freddezza, l’effetto più verosimile nel breve non è “spariscono i lavori”, è “cambia la struttura del lavoro”. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"> La parola chiave è </span><strong><span class="s2">compressione</span></strong><span class="s1">: dei <strong>tempi</strong> (ciò che richiedeva giorni “deve” richiederne ore); dei <strong>team </strong>(meno persone per lo stesso output); dei ruoli junior (meno apprendistato, meno “rampe di ingresso”); delle <strong>retribuzioni </strong>(soprattutto per freelance e attività standardizzabili).</span><span class="s1"></span></p>
<p class="p4"><span class="s1">È una trasformazione che non fa rumore come un licenziamento di massa annunciato in conferenza stampa, ma che nel tempo può erodere pezzi interi di filiere: redazioni, traduzioni, produzione di contenuti, back office, customer care, analisi di base, contabilità “di routine”, document review.</span><span class="s1"></span></p>
<p class="p4"><span class="s1">Il post di Shumer, quando parla di “<em>entry-level white collar</em>” colpisce un nervo scoperto: se l’AI diventa il tuo collega instancabile e a basso costo, la prima cosa che salta è l’idea stessa di fare esperienza. </span><span class="s1"></span></p>
<h4 class="p1"><span class="s2">Perché è diventato virale proprio adesso</span><span class="s1"></span></h4>
<p class="p1"><span class="s1">Il ragionamento arriva in un momento in cui la percezione pubblica è <strong>spaccata</strong>: molti hanno provato strumenti gratuiti e li ricordano come imprecisi, altri usano modelli più avanzati nel lavoro quotidiano e vedono un salto. Shumer costruisce tutta la sua tesi su questo divario: la distanza tra “ho provato e non mi ha impressionato” e “lo uso e mi sta cambiando il modo di lavorare”.</span><span class="s1"></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Questo divario è reale perché </span><span class="s2">le decisioni</span><span class="s1"> aziendali e politiche si prendono spesso su percezioni. Se il pubblico sottovaluta, arriva impreparato. Se i vertici sopravvalutano, tagliano e automatizzano male, producendo danni di qualità e di fiducia.</span><span class="s1"></span></p>
<h4 class="p1"><span class="s2">L’Italia e il doppio rischio: ritardo e scorciatoia</span><span class="s1"></span></h4>
<p class="p1"><span class="s1">In un Paese in cui la digitalizzazione procede a macchie di leopardo, la reazione più comune si divide in due. Da un lato la <strong data-start="125" data-end="143">minimizzazione</strong>: “<em>non ci riguarda</em>”, “<em>qui è diverso</em>”, “<em>non può funzionare nella complessità italiana</em>”, <em>“convincimi che sia necessario”</em>. Dall’altro la <strong data-start="307" data-end="322">scorciatoia</strong>: <em>“tagliamo, sostituiamo, facciamo in fretta</em>”, adottando strumenti e decisioni per inseguire l’efficienza senza regole e senza responsabilità chiare.</span></p>
<p class="p4"><span class="s1">Entrambe portano allo stesso risultato: una transizione gestita male, con conflitti che generano più precarietà e disuguaglianze. Perché l’AI, quando entra come leva di produttività, redistribuisce potere, lo toglie a chi esegue senza approfondire e lo concentra in chi controlla processi e budget.</span><span class="s1"></span></p>
<h4 class="p1"><span class="s2">Le domande da porsi </span><span class="s1"></span></h4>
<p class="p1"><span class="s1">Shumer chiude con consigli individuali: abbonati, usa il modello migliore, sperimenta un’ora al giorno, sii “<em>early</em>”. Sono indicazioni pragmatiche e non inutili, ma non bastano per un motivo semplice: non possiamo pensare che una trasformazione sistemica si risolva solo con una strategia personale.</span><span class="s1"></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La domanda vera è collettiva: </span><span class="s2">chi governa questa transizione?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Chi stabilisce quando è lecito usare l’AI in una procedura? Chi risponde dell’errore? Chi firma? Chi controlla bias e qualità? Chi tutela i percorsi di ingresso? Chi paga la formazione? Chi protegge i settori dove la fiducia è parte indispensabile del servizio come la sanità, la giustizia e l’informazione?</span><span class="s1"></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Perché se la risposta resta “ognuno si arrangi”, l’esito è già scritto: chi ha capitale culturale e tempo si adatta, chi è più esposto paga il prezzo. E l’AI da promessa di efficienza, diventa acceleratore di fratture.</span><span class="s2"></span></p>
<h4 class="p1"><span class="s2">L’AI non è un meteorite, è un’infrastruttura</span><span class="s1"></span></h4>
<p class="p1"><span class="s1">Il post di Shumer è virale perché mette paura in modo efficace ma  il suo valore, per noi, non è la paura: è l’urgenza di spostare la discussione dal crederci o deriderla a una domanda più adulta: </span><span class="s2">quali tutele e responsabilità</span><span class="s1">.</span><span class="s1"></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">L’intelligenza artificiale non è un meteorite che cade dal cielo ma un’infrastruttura che stiamo installando in tempo reale dentro lavoro, servizi, media e istituzioni. Le infrastrutture fanno sempre la stessa cosa: o le governi, o ti governano.</span><span class="s1"></span></p>
<h4 class="p1"><span class="s1">Gli occhi, ora, devono restare puntati sulla </span><span class="s2">formazione</span><span class="s1">. </span></h4>
<p class="p1"><span class="s1">Nei report ufficiali della Commissione europea sul </span><span class="s3">Digital Decade</span><span class="s1"> l’Italia resta ferma a<a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/factpages/italy-2024-digital-decade-country-report?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener"> </a></span><a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/factpages/italy-2024-digital-decade-country-report?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener"><span class="s2">45,8%</span></a><span class="s1"><a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/factpages/italy-2024-digital-decade-country-report?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener"> di popolazione</a> con almeno competenze digitali di base, ben sotto la media UE (</span><span class="s2">55,6%</span><span class="s1">) e intanto l’AI Act ha già introdotto un <a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/ai-talent-skills-and-literacy?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener">obbligo esplicito di </a></span><a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/ai-talent-skills-and-literacy?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener"><span class="s2">AI literacy</span></a><span class="s1"><a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/ai-talent-skills-and-literacy?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener"> </a>per chi sviluppa o utilizza sistemi di intelligenza artificiale (in vigore dal </span><span class="s2">2 febbraio 2025</span><span class="s1">, art. 4), cioè formazione adeguata e contestualizzata per chi lavora con questi strumenti. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">In parallelo, la partecipazione degli adulti all’apprendimento continua (lifelong learning) in Italia nel 2023 è indicata da <a href="https://www.cedefop.europa.eu/en/news/italy-participation-adult-learning-latest-indaco-survey-findings?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener">fonti europee</a> attorno all’</span><span class="s2">11,6%</span><span class="s1">, segnale che la riqualificazione c’è ma non è ancora la “massa critica” necessaria per reggere un cambio di paradigma.</span><span class="s1"></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">È necessario parlarne in tutte le sedi e con prospettive <strong>multidisciplinari</strong>: </span><span class="s2">il <strong>medico deve parlare con l’informatico</strong></span><span class="s1">, che a sua volta </span><span class="s2">ha bisogno del <strong>filosofo</strong></span><span class="s1"><strong> </strong>per mettere a fuoco implicazioni, limiti e responsabilità; e poi, perché tutto questo sia comprensibile e visibile fuori dalle stanze degli addetti ai lavori, </span><span class="s2">serve un <strong>giornalismo di qualità</strong> </span><span class="s1">che conosca le implicazioni dell’uso di questi strumenti e li sappia usare in modo efficace, </span><span class="s2">controllando le fonti, dichiarando i metodi e sviluppando nuove tecniche di analisi</span><span class="s1">. Il silenzio e la paura non terranno fuori dalla porta un cambiamento che sta già entrando nei processi, nelle decisioni e nel lavoro quotidiano.</span><span class="s1"></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il futuro è già qui, scrive Shumer, forse sì. Ma la parte decisiva non è che stia già bussando alla porta:<strong> è chi gli apre.</strong></span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><strong></strong></span></p>
<p class="p1"><a href="https://shumer.dev/something-big-is-happening/" target="_blank" rel="noopener"><span class="s1"><strong>SOMETHING BIG IS HAPPENING</strong></span></a></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>La giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza: senza retorica, cosa dicono i numeri</title>
<link>https://www.italia24.news/la-giornata-internazionale-delle-donne-e-delle-ragazze-nella-scienza-senza-retorica-cosa-dicono-i-numeri</link>
<guid>https://www.italia24.news/la-giornata-internazionale-delle-donne-e-delle-ragazze-nella-scienza-senza-retorica-cosa-dicono-i-numeri</guid>
<description><![CDATA[ Dieci anni dopo l’istituzione ONU di un momento di celebrazione della presenza femminile nella scienza i numeri raccontano una verità scomoda: il talento c’è ma il sistema continua a disperderlo proprio dove contano carriera e leadership nei settori strategici ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202602/image_870x580_698c87132d2d9.webp" length="54108" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 14:39:55 +0100</pubDate>
<dc:creator>Rossella Guido</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>C’è una frase che torna puntuale ogni 11 febbraio: <em data-start="459" data-end="515">“Le donne ormai sono ovunque, il problema è superato.”</em> È una frase comoda e soprattutto, è falsa. Lo dimostra lo stato dell’arte più solido disponibile: a livello globale, le donne sono <strong data-start="649" data-end="677">il 31,7% dei ricercatori</strong> (dato <a href="https://www.unesco.org/en/days/women-girls-science#:~:text=Did%20you%20know?,Join%20the%20campaign%20%23EveryVoiceInScience" target="_blank" rel="noopener">UIS/UNESCO)</a>. Non metà, non “quasi pari”, un terzo.</p>
<p>Ci sono certamente dei progressi, ma non sono quelli che amiamo raccontarci nei post celebrativi.  </p>
<p data-start="0" data-end="257">Quando si parla di “donne nella scienza” sembra che i numeri infatti si contraddicano, ma spesso non è la realtà a essere incoerente: è il modo in cui misuriamo. Le percentuali cambiano perché cambiano <strong data-start="194" data-end="208">le domande</strong> e, quindi, cambiano <strong data-start="229" data-end="256">definizioni e perimetri</strong>.</p>
<p data-start="259" data-end="541">Se guardo ai <strong data-start="272" data-end="307">ricercatori e alle ricercatrici</strong> (cioè chi lavora formalmente in ricerca e sviluppo), sto fotografando la forza lavoro scientifica “in servizio”. È un dato utile, ma dice poco su <em data-start="454" data-end="462">quante</em> persone stanno arrivando nel sistema o su <em data-start="505" data-end="511">dove</em> finiscono dopo la formazione.</p>
<p data-start="543" data-end="871">Se invece considero i <strong data-start="565" data-end="580">lavori STEM</strong>, entro nel mercato del lavoro: una categoria più ampia, che include professioni tecniche e digitali anche fuori dai laboratori e dalle università. Qui il quadro può cambiare molto, perché conta quanto un Paese assorbe competenze scientifiche in impresa, in sanità, nell’industria, nella PA.</p>
<p data-start="873" data-end="1242">Poi c’è la misura della <strong data-start="897" data-end="909">pipeline</strong>, cioè laureate STEM e dottorati: qui spesso i numeri migliorano, talvolta arrivano vicino alla parità. Ma attenzione: questo non significa automaticamente che la carriera poi segua lo stesso andamento. È possibile e frequente che la pipeline sia quasi bilanciata e che il sistema, più avanti, perda persone lungo il percorso.</p>
<p data-start="1244" data-end="1580">Infine c’è la metrica che conta di più quando parliamo di potere decisionale: la <strong data-start="1325" data-end="1339">leadership</strong>. Quanti ruoli apicali, quante direzioni di dipartimento, quante responsabilità di grandi progetti e budget. Sono indicatori più rari e meno “standardizzati”, ma decisivi per capire chi orienta l’agenda scientifica e chi prende le decisioni.</p>
<p data-start="1582" data-end="2085">In Europa un esempio pratico chiarisce bene la differenza: la Commissione può registrare progressi nella composizione di panel, comitati e governance dei programmi (e anche in alcune percentuali di partecipazione in Horizon Europe), ma questo non significa che i gap strutturali siano automaticamente risolti, soprattutto nei settori più competitivi e nei livelli senior. In altre parole: puoi migliorare l’accesso ai tavoli, senza che questo si traduca subito in un riequilibrio stabile delle carriere.</p>
<p data-start="2087" data-end="2612">E qui sta l’errore più frequente, quello che falsifica il dibattito: prendere <strong data-start="2165" data-end="2183">un solo numero,</strong> per esempio “48% di dottorande”, e usarlo come prova generale di parità. Quel dato è una <strong data-start="2276" data-end="2292">prova locale</strong>: ci dice che il bacino di talenti esiste, e che molte donne arrivano ai livelli più alti della formazione. Ma non ci dice se poi quelle competenze diventano <strong data-start="2450" data-end="2463">stabilità</strong>, <strong data-start="2465" data-end="2493">retribuzioni comparabili</strong>, <strong data-start="2495" data-end="2521">continuità di carriera</strong>, e soprattutto <strong data-start="2537" data-end="2551">leadership</strong>. È come confondere l’iscrizione a una gara con il traguardo.</p>
<p>La Commissione europea segnala che in <strong data-start="1592" data-end="1599">ICT</strong> le donne sono <strong data-start="1614" data-end="1646">circa il <a href="https://research-and-innovation.ec.europa.eu/news/all-research-and-innovation-news/gender-equality-research-and-innovation-not-progressing-fast-enough-according-new-she-figures-report-2025-02-11_en" target="_blank" rel="noopener">22% tra i dottorati</a></strong>: un collo di bottiglia che non si risolve con gli slogan, ma con politiche mirate e investimenti coerenti.</p>
<p>Anche a parità di titoli, l’asimmetria sale al crescere del livello: meno posizioni stabili, meno ruoli senior, meno guida di gruppi e istituzioni. La scienza non è solo produzione di conoscenza: è anche accesso a budget, reti, decisioni, in una sola parole è potere.</p>
<p data-start="2158" data-end="2321">La comunicazione pubblica su questi temi inciampa spesso in un trucco involontario: scegliere la metrica che conviene alla tesi. Se guardo ai <strong data-start="2337" data-end="2350">dottorati</strong>, posso dire “quasi parità”, s<span class="" data-state="closed"></span>e guardo ai <strong data-start="2434" data-end="2459">ricercatori nel mondo</strong>, devo dire “un terzo”, se guardo a <strong data-start="2537" data-end="2586">scienziate e ingegnere nel mercato del lavoro</strong>, in alcuni Paesi, Italia inclusa, torno a percentuali basse (<strong data-start="2650" data-end="2659">34,1%</strong> nel 2023 secondo <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/edn-20250211-1" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>).</p>
<p data-start="2158" data-end="2321">I dati descrivono <strong data-start="2772" data-end="2789">stadi diversi</strong> dello stesso percorso. Il punto è che il sistema perde pezzi proprio nei passaggi decisivi: dall’università al lavoro qualificato, dal lavoro alla stabilità, dalla stabilità alla leadership. Se celebriamo l’ingresso e ignoriamo l’uscita, stiamo raccontando una favola.</p>
<div class="flex flex-col text-sm pb-25">
<article class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto [content-visibility:auto] supports-[content-visibility:auto]:[contain-intrinsic-size:auto_100lvh] scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" data-turn-id="5fd01630-8bb3-465c-8d2d-39530628290d" data-testid="conversation-turn-4" data-scroll-anchor="true" data-turn="assistant" tabindex="-1">
<div class="text-base my-auto mx-auto pb-10 [--thread-content-margin:--spacing(4)] @w-sm/main:[--thread-content-margin:--spacing(6)] @w-lg/main:[--thread-content-margin:--spacing(16)] px-(--thread-content-margin)">
<div class="[--thread-content-max-width:40rem] @w-lg/main:[--thread-content-max-width:48rem] mx-auto max-w-(--thread-content-max-width) flex-1 group/turn-messages focus-visible:outline-hidden relative flex w-full min-w-0 flex-col agent-turn" tabindex="-1">
<div class="flex max-w-full flex-col grow">
<div data-message-author-role="assistant" data-message-id="319b924f-2259-4790-bff3-9efe09645421" dir="auto" class="min-h-8 text-message relative flex w-full flex-col items-end gap-2 text-start break-words whitespace-normal [.text-message+&amp;]:mt-1" data-message-model-slug="gpt-5-2-thinking">
<div class="flex w-full flex-col gap-1 empty:hidden first:pt-[1px]">
<div class="markdown prose dark:prose-invert w-full wrap-break-word light markdown-new-styling">
<h3 data-start="3060" data-end="3119">Il nodo vero: se la scienza è inclusiva arricchisce tutti</h3>
<p data-start="3120" data-end="3870">La Commissione europea lo dice senza giri di parole: la parità in ricerca e innovazione <strong data-start="3208" data-end="3245">non avanza abbastanza velocemente</strong> e questo espone l’Europa a rischi concreti su competenze, capacità di innovazione e competitività. <span class="" data-state="closed"></span><br data-start="3382" data-end="3385">È dunque una questione industriale e, strategica. I settori che crescono, AI, cybersicurezza, semiconduttori, robotica, biotech, non possono permettersi di lasciare ai margini metà del potenziale umano. E non possono farlo, soprattutto, per ragioni culturali, organizzative, o per carriere costruite su modelli che penalizzano chi ha meno accesso alle reti e al tempo “invisibile” del lavoro scientifico.</p>
<p data-start="3872" data-end="4217">Per questo l’11 febbraio dovrebbe essere trattato come un check-up annuale, non come una cerimonia. Un giorno in cui smettiamo di dire “mancano le ragazze” e iniziamo a chiederci: <strong data-start="4089" data-end="4123">dove si rompono le traiettorie</strong>, chi decide, chi firma i progetti, chi guida i team, chi resta fuori dai settori che contano.</p>
<p data-start="4219" data-end="4503">Oltre ad ispirare il baricentro dovrebbe spostarsi sul <strong data-start="65" data-end="94">trattenere e far crescere</strong> le carriere, diversamente continueremo a produrre la stessa immagine rassicurante: molte foto nelle aule, poche ai vertici. </p>
</div>
</div>
</div>
</div>
<div class="z-0 flex min-h-[46px] justify-start">
<h3 data-start="3096" data-end="3187">Iniziative internazionali per far crescere la presenza femminile nella scienza</h3>
<ol data-start="3189" data-end="4770">
<li data-start="3189" data-end="3430">
<p data-start="3192" data-end="3430"><strong data-start="3192" data-end="3238"><a href="https://www.unesco.org/en/prizes/women-science" target="_blank" rel="noopener">L’Oréal–UNESCO For Women in Science</a> (FWIS)</strong><br data-start="3238" data-end="3241">Premi e programmi “Young Talents” in una rete globale, pensati per sostenere ricercatrici in fasi chiave della carriera (visibilità, risorse, network).<span class="" data-state="closed"></span></p>
</li>
<li data-start="3432" data-end="3688"><a href="https://research-and-innovation.ec.europa.eu/strategy/strategy-research-and-innovation/democracy-and-rights/gender-equality-research-and-innovation_en" target="_blank" rel="noopener"><strong data-start="3693" data-end="3770">Horizon Europe – Gender Equality Plan (GEP) come criterio di eleggibilità</strong></a><br data-start="3770" data-end="3773">Per molte organizzazioni, avere un <strong data-start="3808" data-end="3832">Gender Equality Plan</strong> è condizione per accedere a finanziamenti Horizon Europe: sposta il tema da “iniziative volontarie” a requisito organizzativo, con aree minime raccomandate (recruiting, progressione, leadership, work-life balance, ecc.). <span class="" data-state="closed"></span></li>
<li data-start="4093" data-end="4477">
<p data-start="4096" data-end="4477"><a href="https://www.advance-he.ac.uk/equality-charters/athena-swan-charter" target="_blank" rel="noopener"><strong data-start="4096" data-end="4176">Athena SWAN Charter (Advance HE) – framework di trasformazione organizzativa</strong></a><br data-start="4176" data-end="4179">Schema/charter di accreditamento usato per guidare cambiamenti strutturali in università e centri di ricerca (policy, progressioni, cultura organizzativa), nato per STEMM e poi esteso alla parità di genere più in generale, adottato anche fuori dal Regno Unito. <span class="" data-state="closed"></span></p>
</li>
<li data-start="4479" data-end="4770">
<p data-start="4482" data-end="4770"><a href="https://www.unesco.org/en/articles/unesco-launches-new-global-project-close-gender-gap-science" target="_blank" rel="noopener"><strong data-start="4482" data-end="4558">UNESCO–OWSD “GenSIS” (Gender-inclusive science institutions and systems)</strong></a><br data-start="4558" data-end="4561">Progetto globale lanciato da UNESCO per rafforzare la leadership femminile in ricerca e higher education, agendo su istituzioni e sistemi (non solo sulle singole persone)</p>
</li>
</ol>
</div>
</div>
</div>
</article>
</div>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Il farmacista clinico tra formazione e sistema sanitario</title>
<link>https://www.italia24.news/il-farmacista-clinico-tra-formazione-e-sistema-sanitario</link>
<guid>https://www.italia24.news/il-farmacista-clinico-tra-formazione-e-sistema-sanitario</guid>
<description><![CDATA[ Intervista a Maria Cecilia Giron, docente di Farmacologia e direttrice del Master in Farmacia Clinica dell’Università di Padova ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202601/image_870x580_6970caa6651e5.webp" length="34808" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 13:47:11 +0100</pubDate>
<dc:creator>Rossella Guido</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span>La crescente complessità dei percorsi di cura rende sempre più evidente la necessità di figure professionali capaci di integrare competenze farmacologiche avanzate e visione clinica all’interno dei team multidisciplinari. È in questo contesto che si consolida il ruolo del farmacista clinico, al centro del convegno </span><span>Il farmacista (sempre più) clinico. Una professione al centro del percorso terapeutico</span><span>, svoltosi il 14 gennaio all’Archivio Antico di Palazzo del Bo, a Padova.</span></p>
<p dir="ltr"><span>L’incontro, ospitato dall’</span><strong>Università di Padova</strong><span>, ha messo a confronto esperienze, modelli europei e prospettive normative, offrendo una fotografia aggiornata di una figura professionale destinata a incidere in modo strutturale sulla qualità e sulla sicurezza delle cure.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Il farmacista clinico tra Europa e Italia</span></h3>
<p dir="ltr"><span>In molti Paesi europei, dal Regno Unito al Belgio, dalla Spagna ai Paesi nordici, il farmacista clinico è da tempo parte integrante dei reparti ospedalieri, delle terapie intensive, dei programmi di antimicrobial stewardship e della gestione delle cronicità. Un modello che ha dimostrato, dati alla mano, di migliorare appropriatezza prescrittiva, outcome clinici e sostenibilità dei sistemi sanitari.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Anche in Italia il quadro sta cambiando. Le esperienze presentate durante il convegno hanno mostrato come il farmacista clinico contribuisca in modo determinante alla revisione delle terapie, alla gestione della politerapia nell’anziano fragile, al supporto nelle scelte terapeutiche complesse e nella produzione di farmaci avanzati, dalla terapia intensiva all’assistenza territoriale.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Professoressa Giron, perché oggi si parla con tanta forza di farmacista clinico?</span></h3>
<p dir="ltr"><span>«Nell’ultimo ventennio la medicina ha compiuto passi da gigante in termini di precocità diagnostica, intervento clinico ed efficacia delle terapie farmacologiche e avanzate. Patologie un tempo considerate incurabili e ad alta mortalità si sono trasformate in malattie croniche, con un significativo <strong>prolungamento dell’aspettativa e della qualità di vita.</strong></span></p>
<p dir="ltr"><span>Parallelamente, <strong>è cambiato profondamente il profilo dello specialista medico</strong>, sempre più focalizzato sulla gestione di specifici gruppi di patologie, così come quello del paziente, che oggi richiede risposte rapide, chiare e spesso “risolutive”. La crescente disponibilità di informazioni – non sempre affidabili – attraverso internet e i social media ha inoltre favorito la ricerca del cosiddetto “super specialista”, contribuendo ad aumentare la complessità del sistema.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Tutto questo ha portato a un contesto sanitario estremamente articolato, che non può più permettersi una gestione frammentata della terapia farmacologica. Basti pensare che ogni anno l’<strong>Agenzia Europea dei Medicinali </strong>approva circa un centinaio di nuovi farmaci, a ulteriore testimonianza della complessità crescente nella gestione delle terapie.</span></p>
<p dir="ltr"><span>L’aumento delle cronicità, della politerapia, dell’utilizzo di farmaci ad alto rischio, di dispositivi medici e delle terapie avanzate rende quindi indispensabile una figura dotata di competenze farmacologiche approfondite in specifici ambiti clinici, ma anche di una reale visione globale del paziente, considerando età, comorbidità, stato psicofisico e contesto familiare, lavorativo e sociale.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il farmacista clinico risponde a questa esigenza: opera all’interno dei team multidisciplinari, contribuisce alla revisione critica delle terapie, intercetta e previene errori, migliora l’appropriatezza prescrittiva e supporta le decisioni terapeutiche più complesse. Non si tratta di un ruolo “aggiuntivo”, ma di una <strong>risposta strutturale ai bisogni attuali del sistema di cura</strong>, con ricadute significative sia sulla qualità di vita del paziente che sull’efficienza e sulla sostenibilità del sistema sanitario».</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>In Europa è una figura già consolidata. L’Italia è pronta?</span></h3>
<p dir="ltr"><span>«L’<strong>Italia</strong> sta compiendo passi importanti, ma si trova ancora in una fase di transizione. In molti Paesi europei, il <strong>farmacista clinico ospedaliero</strong> è da anni una presenza stabile nei reparti, nelle terapie intensive, nei programmi di </span><span>antimicrobial stewardship</span><span> e nella gestione delle patologie croniche.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Nel<strong> Regno Unito</strong>, inoltre, si è sviluppata anche la figura del </span><span>farmacista prescrittore</span><span>, che si occupa direttamente della gestione di alcune patologie minori (ad esempio infezioni urinarie non complicate, sindromi simil-influenzali e infezioni cutanee superficiali). In questi casi il farmacista <strong>può prescrivere i farmaci necessari seguendo protocolli rigorosi,</strong> elaborati in collaborazione con il medico clinico-specialista, con medicinali appropriati e rimborsati dal Servizio Sanitario anglosassone. Questo approccio consente un intervento tempestivo, riducendo il rischio di aggravamenti legati a un ritardo nell’inizio della terapia.</span></p>
<p dir="ltr"><span>I dati inglesi mostrano un aumento costante degli accessi in farmacia e un elevato livello di <strong>soddisfazione dei cittadini,</strong> a fronte di una riduzione dei tempi di attesa per le visite mediche. Ciò permette ai medici di concentrarsi sulle patologie più complesse e al sistema sanitario inglese di ottimizzare l’impiego delle risorse. La collaborazione strutturata tra medico, farmacista e servizio sanitario pone il cittadino al centro di un modello virtuoso, in cui ogni professionista contribuisce in modo complementare al benessere della comunità.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Anche <strong>in Italia</strong> esistono esperienze eccellenti. Nel corso dell’evento abbiamo cercato di valorizzarle attraverso il contributo di cinque direttori di reparti di farmacia ospedaliera operanti in contesti diversi – ospedali universitari, ULSS/ASL e IRCCS – provenienti da <strong>Padova, Roma e Germania,</strong> insieme alla rappresentanza dei giovani farmacisti delle farmacie aperte al pubblico (FENAGIFAR) e ad un’esperienza concreta di collaborazione tra clinico medico e clinico farmacista.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Queste realtà dimostrano come, grazie all’impegno dei singoli professionisti e delle singole strutture, il farmacista clinico svolga un <strong>ruolo fondamentale nel garantire sicurezza e appropriatezza delle cure</strong>, migliorare gli outcome clinici e contribuire alla sostenibilità del sistema sanitario. La sfida, oggi, è trasformare queste esperienze virtuose in modelli riconosciuti e diffusi, integrando in modo strutturale il farmacista clinico nei percorsi assistenziali.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Un percorso che negli Stati Uniti è già ampiamente consolidato, dove esistono figure di farmacisti clinici altamente specializzati in contesti assistenziali specifici – come </span><span>Emergency Medicine Pharmacy, Critical Care Pharmacy, Oncology Pharmacy, Pain Management Pharmacy</span><span> o </span><span>Pediatric Pharmacy</span><span> – a seguito di un percorso formativo di circa dieci anni o poco più».</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Quanto conta la formazione in questo percorso?</span></h3>
<p dir="ltr"><span>«La formazione è l’elemento chiave. Grazie al costante impegno delle società scientifiche dei farmacisti ospedalieri, come SIFO e SIFACT in Italia e EAHP (</span><em>European Association of Hospital Pharmacists</em><span>) a livello europeo, sono stati sviluppati <strong>percorsi formativi mirati </strong>a fornire una preparazione avanzata, strutturata e fortemente orientata alla pratica clinica ultraspecialistica, in stretta collaborazione con le università.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Diversi modelli europei dimostrano chiaramente che il farmacista clinico cresce attraverso <strong>percorsi post-laurea dedicati, formazione sul campo e lo sviluppo di competenze cliniche, comunicative e decisionali.</strong> La formazione non può quindi essere improvvisata, ma deve essere riconosciuta, continua e integrata nei contesti assistenziali reali.</span></p>
<p dir="ltr"><span>È proprio in questa direzione che si inserisce il <strong>Master FACTO</strong>, recentemente attivato presso l’Università di Padova grazie a una forte collaborazione tra il Dipartimento di Scienze del Farmaco e i Direttori delle Unità Operative di Farmacia Ospedaliera dell’Azienda Ospedale-Università di Padova, dell’ULSS 6 Euganea e dell’IOV. L’obiettivo è colmare il divario tra teoria e pratica, formando farmacisti capaci di dialogare con i clinici, interpretare il contesto assistenziale e contribuire attivamente alle decisioni terapeutiche.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Se vogliamo che il farmacista clinico diventi una risorsa stabile e strutturale del sistema sanitario, dobbiamo investire seriamente nella formazione avanzata. Non può trattarsi di percorsi occasionali, legati esclusivamente all’impegno e all’entusiasmo di singoli professionisti o di poche realtà ospedaliere, ma di opportunità accessibili e riconosciute per tutti coloro che desiderano intraprendere questo avanzamento di professionalità e competenza.</span></p>
<p dir="ltr"><span>In questo contesto si inserisce anche l’intervento della Dott.ssa <strong>Di Turi, </strong>Direttore dell’UO di Farmacia Ospedaliera ASL Roma 3 e Segretario Generale e Responsabile Legale di SINAFO, che nel corso dell’evento ha illustrato il nuovo disegno di legge attualmente in discussione al Senato sul farmacista clinico, finalizzato a rimodellare e aggiornare l’attuale sistema assistenziale.</span></p>
<p dir="ltr"><span>L’attenzione crescente sul piano politico e normativo rappresenta un’ulteriore conferma della presa di coscienza dell’importanza strategica del farmacista clinico nella società contemporanea. Una figura chiamata a operare non solo nelle diverse aree cliniche ospedaliere, ma anche a raccogliere la sfida della continuità delle cure sul territorio, contribuendo a restituire alla farmacia aperta al pubblico un ruolo centrale di supporto al paziente, in modo complementare e integrato all’attività del medico di medicina generale».</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Una figura strategica per la continuità delle cure</span></h3>
<p dir="ltr"><span>Dal confronto tra accademia e sistema sanitario è emerso con chiarezza il valore del farmacista clinico nella continuità ospedale-territorio. La sua integrazione nei team consente di ridurre errori, migliorare la sicurezza del paziente e garantire maggiore coerenza terapeutica nei passaggi tra diversi setting assistenziali, soprattutto nei pazienti fragili e cronici.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il convegno ha acceso i riflettori sul necessario riconoscimento normativo di questa figura nel contesto italiano, alla luce delle strategie già adottate a livello europeo.</span></p>
<p></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Una giornata qualunque scatena un dibattito collettivo: il video di Giulia Clori diventa uno specchio sociale</title>
<link>https://www.italia24.news/una-giornata-qualunque-scatena-un-dibattito-collettivo-il-video-di-giulia-clori-diventa-uno-specchio-sociale</link>
<guid>https://www.italia24.news/una-giornata-qualunque-scatena-un-dibattito-collettivo-il-video-di-giulia-clori-diventa-uno-specchio-sociale</guid>
<description><![CDATA[ Dal racconto quotidiano in Norvegia condiviso dalla creator The Italo-Norwegian Queen a un confronto acceso su lavoro, tempo e qualità della vita ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202601/image_870x580_6968cca825d4d.webp" length="64498" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 15 Jan 2026 12:17:45 +0100</pubDate>
<dc:creator>Rossella Guido</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.italia24.news/uploads/images/202601/image_870x_6968cc07de2eb.webp" alt="" width="219" height="350"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"></span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Un video di pochi minuti. Una giornata lavorativa raccontata senza enfasi, senza slogan, senza confronti dichiarati. Eppure è bastato questo per trasformare una semplice narrazione quotidiana in un acceso dibattito sui social, capace di far emergere frustrazioni, identità ferite e visioni opposte del lavoro e della qualità della vita.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Il contenuto mostrava una giornata “tipica” in Norvegia: orari regolari, pause definite, attività dopo il lavoro, tempo personale. Nulla di straordinario, almeno in apparenza. Ma la reazione del pubblico italiano ha rivelato che, più del video in sé, a colpire è stato ciò che rappresentava simbolicamente.</span></p>
<h3>Chi è <em>The Italo-Norwegian Queen</em> e qual è il suo percorso personale </h3>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">L’account The Italo-Norwegian Queen è una <strong>pagina social gestita da una creator italiana espatriata in Norvegia</strong> che si presenta come spazio di condivisione della propria vita nel Nord Europa.</span><strong><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"></span></strong></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Dal profilo ufficiale emerge che si tratta di una persona con una storia di migrazione familiare: Giulia Clori,<strong> nata a Roma nel 1997 e cresciuta a Lanciano (Abruzzo), si è trasferita in Norvegia nel 2012</strong> con la famiglia in cerca di nuove opportunità.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">L’obiettivo dichiarato dell’account è quello di “<strong>far scoprire la Norvegia a 360°</strong>” e raccontare esperienze di vita all’estero, attraverso contenuti che spaziano da momenti quotidiani, vlog, osservazioni culturali e incursioni linguistiche, fino alla condivisione di aspetti della quotidianità norvegese.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Utilizza una forte identità italiana nel mondo abbinata all’esperienza di vita nel nord Europa, con contenuti diffusi su varie piattaforme tra cui Facebook, YouTube, Instagram e TikTok. L’approccio narrativo è personale, racconta aspetti della cultura norvegese, riflessioni sulla vita quotidiana e confronti, a volte impliciti, con la realtà italiana. </span></p>
<h3>Il confronto non dichiarato</h3>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Molti commenti non si sono soffermati sul contenuto del video, bensì sul<strong> confronto </strong>implicito con la realtà italiana. Orari di lavoro prolungati, rientri serali, carichi familiari, stress quotidiano: elementi che emergono come risposta automatica, quasi difensiva.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Non si discute la Norvegia. Si parla dell’Italia.</span><br><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Non si analizza la giornata mostrata. Si racconta la propria.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Questo meccanismo è tipico dei contenuti che toccano temi sensibili: il lavoro, il tempo, la possibilità di scelta. Quando questi tre elementi si intrecciano, il dibattito smette di essere oggettivo e diventa profondamente <strong>emotivo</strong>.</span></p>
<h3>Tra giudizio e proiezione</h3>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">L’<strong>analisi dei commenti</strong> evidenzia una conversazione fortemente polarizzata, con toni spesso <strong>critici </strong>e talvolta <strong>aggressivi</strong>, in cui il contenuto del video viene progressivamente frammentato e reinterpretato attraverso<strong> filtri personali. </strong></span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Accanto alle reazioni emotive più nette, «<em>una giornata deprimente</em>», «<em>paese con depressione cronica</em>», emergono commenti di segno opposto che leggono la routine come sinonimo di equilibrio, sottolineando elementi come il tempo libero e la possibilità di scegliere: «<em>alle 15:30 è libera, potrebbe fare qualsiasi cosa</em>». </span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">A questi si aggiunge una terza tipologia di interventi, apparentemente marginali ma sociologicamente rilevanti, che si concentrano su <strong>dettagli privati:</strong> «<em>Pranzo alle 11:30?</em>», «<em>Pensavo mangiassero più calorico con quel freddo</em>», «<em>Perché la palestra se poi c’è quella bomba?</em>», «<em>Ho visto lo stesso film ieri sera</em>». </span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Anche le osservazioni su cosa guarda in televisione o su come e cosa mangia spostano il discorso dal racconto alla sorveglianza del quotidiano, trasformando una narrazione personale in un terreno di <strong>micro-giudizio</strong>. Nel complesso, la conversazione <strong>non discute più il senso del video, </strong>ma rivela un bisogno diffuso di confronto, normalizzazione e controllo, in cui ogni scelta, dal cibo al tempo libero, diventa pretesto per r<strong>iaffermare la propria visione di vita come parametro di riferimento.</strong></span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">È il meccanismo della proiezione: ciò che non sentiamo possibile per noi viene svalutato negli altri. La libertà altrui, quando sembra irraggiungibile, può diventare una provocazione.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Non mancano <strong>commenti solidali,</strong> molti utenti hanno riconosciuto nella giornata mostrata un <strong>equilibrio</strong>, hanno parlato di tempo restituito, di qualità della vita, di una diversa organizzazione sociale che non riduce il lavoro, ma lo colloca entro confini più sostenibili.</span></p>
<h3>Il carico invisibile</h3>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Tra i commenti più significativi emergono soprattutto quelli che raccontano il “dopo lavoro”, in particolare dal punto di vista femminile. Per molte persone, la fine dell’orario lavorativo non coincide con l’inizio del tempo libero, ma con un <strong>secondo turno</strong> fatto di cura, gestione domestica, responsabilità familiari.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">In questo senso, il video ha involontariamente acceso i riflettori su una delle grandi questioni contemporanee: non quante ore lavoriamo, ma quante ore restano davvero nostre.</span></p>
<h3>La vera frattura: la libertà di scegliere</h3>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Col passare delle ore, il dibattito si è <strong>evoluto</strong>. Sono emerse posizioni più equilibrate, che hanno riconosciuto una verità spesso dimenticata nel confronto social: non esiste un modello universale di felicità.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">C’è chi sceglierebbe il Nord, chi il mare.</span><br><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Chi il silenzio, chi il caos.</span><br><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Chi finire alle 16, chi alle 20.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Il problema non è la diversità delle scelte, ma <strong>la difficoltà di accettarle senza giudicarle</strong>. È qui che la discussione si fa culturale: una società matura dovrebbe potersi confrontare sulla capacità di convivere con modelli diversi senza sentirsi minacciata.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Era un racconto personale e proprio per questo ha funzionato come uno specchio: ognuno vi ha visto riflessa la propria idea di vita, di lavoro e di sacrificio.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Forse il vero disagio non nasce nel confronto tra Paesi, ma nel momento in cui ci rendiamo conto che alternative esistono e che, a volte, non averle scelte o non aver potuto sceglierle, è più difficile da accettare che criticarle.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">In fondo, il dibattito non parla di Norvegia. Parla di noi.</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>ChatGPT Salute: un salto carpiato nei dati sensibili e la questione della fiducia</title>
<link>https://www.italia24.news/chatgpt-salute-un-salto-carpiato-nei-dati-sensibili-e-la-questione-della-fiducia</link>
<guid>https://www.italia24.news/chatgpt-salute-un-salto-carpiato-nei-dati-sensibili-e-la-questione-della-fiducia</guid>
<description><![CDATA[ L’intelligenza artificiale entra nel perimetro della medicina reale, serve un nuovo patto sociale tra tecnologia, sanità e cittadini ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202601/image_870x580_696132a4b6313.webp" length="20342" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 09 Jan 2026 18:13:50 +0100</pubDate>
<dc:creator>Rossella Guido</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Con il lancio di ChatGPT Salute, OpenAI compie un passaggio che va ben oltre l’introduzione di una nuova funzionalità. Per la prima volta, l’uso sanitario dell’intelligenza artificiale, già ampiamente diffuso e non governato, viene circoscritto in un <strong>ambiente dedicato,</strong> separato dal resto della piattaforma e accompagnato da <strong>garanzie rafforzate su privacy e trattamento dei dati.</strong><br>ChatGPT Health (ChatGPT Salute) è un’esperienza pensata per <strong>collegare referti, cartelle cliniche e app</strong> di benessere e restituire risposte più contestualizzate. </p>
<p>È una mossa che OpenAI definisce <strong>inevitabile</strong>, alla luce di quanto dichiarato in fase di lancio da Ashley Alexander, Vice President of Health Products in OpenAI: secondo l’azienda, <strong><a href="https://www.linkedin.com/posts/ashleyyuki_today-were-introducing-chatgpt-health-a-activity-7414754561120362497-rIdJ/" target="_blank" rel="noopener">oltre oltre 230 milioni di persone a livello globale ogni settimana </a></strong>pongono domande su salute e benessere.</p>
<p>Se guardiamo alle conversazioni in rete, soprattutto su LinkedIn (dove la notizia è rimbalzata con forza), emerge un quadro più interessante del lancio in sé: è in atto una <strong>discussione sul patto sociale tra tecnologia, sanità e cittadini.</strong></p>
<h2 dir="ltr"><span>La normalizzazione dell’uso medico</span></h2>
<p dir="ltr"><span>In particolare il dibattito pubblico oscilla tra due estremi: da una parte il timore legittimo di “ChatGPT che fa il medico”, dall’altra l’evidenza che milioni di persone già usano l’AI per orientarsi, capirci qualcosa e prepararsi a una visita. Il lancio di ChatGPT Salute nasce esattamente da qui: </span><span>OpenAI prende atto di un comportamento di massa e prova a mettergli attorno guardrail tecnici e di policy</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span>Il messaggio ufficiale insiste su tre punti: <strong>supporto e non sostituzione</strong> del medico, <strong>compartimentazione</strong> dell’esperienza, e la promessa-chiave per la <strong>reputazione: l</strong></span><span><strong>e conversazioni di</strong> <strong>Health non verranno usate per addestrare i modelli di base</strong></span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>È il tentativo di trasformare un uso “clandestino” in un uso “progettato”, e in controluce, è anche la risposta a un rischio industriale: se la gente usa comunque ChatGPT per la salute, allora tanto vale diventare lo </span><span>snodo</span><span> dove quei dati passano e dove si forma la fedeltà dell’utente.</span></p>
<h2 dir="ltr"><span>Il grande terzo incomodo </span></h2>
<p dir="ltr"><span>Anche le posizioni ricorrenti sono essenzialmente due: la prima è<strong> </strong>l’<strong>entusiasmo </strong>pragmatico, finalmente un assistente capace di </span><span>tradurre referti</span><span>, mettere ordine tra app e PDF, aiutare nella continuità tra una visita e l’altra, in un sistema sanitario percepito come frammentato e con tempi stretti. È la lettura che OpenAI stessa enfatizza, anche attraverso la narrazione di chi guida il prodotto: la sanità è piena di “vuoti” tra appuntamenti e dati sparsi, e l’AI può rendere l’utente più preparato.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La seconda è lo <strong>scetticismo</strong>: “più persone useranno ChatGPT per la salute, quindi aumenterà anche il rischio”. In questa corrente c’è una parola che torna spesso: </span><em>overconfidence</em><span>. Se l’AI parla bene, l’utente le crede e il confine tra “spiegazione” e “consiglio clinico” diventa sottilissimo.</span></p>
<p dir="ltr"><span>E poi c’è il grande terzo incomodo, che in Europa pesa più che altrove: </span><span>la <strong>governance del dato</strong> sanitario</span><span>. Non a caso, il servizio viene descritto come </span><strong>non ancora disponibile in Europa</strong><span>.</span><span><br></span><span>Qui la discussione cambia tono e il focus si sposta dall'utilità a “c<em>hi può legittimamente trattare questi dati, con quali consensi, per quali finalità, con quali controlli?</em>”. È il punto che rende il lancio europeo un problema di </span><span>architettura legale e fiduciaria</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Dal punto di vista clinico, la promessa è chiara e al tempo stesso delicata. ChatGPT Salute si propone come strumento di </span><strong>interpretazione</strong><span>, non di diagnosi: aiuta a comprendere esami di laboratorio, a prepararsi a una visita, a mettere in relazione dati provenienti da cartelle cliniche, app di benessere e dispositivi indossabili. È, in sostanza, un <strong>amplificatore cognitivo per il paziente.</strong></span></p>
<p dir="ltr"><span>Il <strong>rischio</strong>, tuttavia, è intrinseco al linguaggio stesso dell’AI: risposte coerenti, fluide e personalizzate </span><span>possono essere <strong>percepite come consigli clinici</strong>, soprattutto in <strong>contesti di fragilità o ansia</strong></span><span><strong>.</strong> Il confine tra informazione e decisione sanitaria resta sottile, e la vera sfida sarà </span><span>prevenire l’interpretazione impropria</span><span> da parte dell’utente.</span></p>
<h2 dir="ltr"><span>Privacy “rinforzata”: promessa necessaria, ma non sufficiente</span></h2>
<p dir="ltr"><span>OpenAI parla di protezioni dedicate, isolamento, cifratura mirata e controlli più stringenti per un’area separata. È un linguaggio che serve a un obiettivo preciso: convincere che in “Health” ci sia un diverso perimetro di rischio.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Tuttavia, per quanto le misure tecniche siano importanti, la fiducia si conquista con la </span><span>chiarezza</span><span> su casi limite e responsabilità. Chi intercetta l’utente che sta interpretando male un sintomo grave? Come si gestisce la persona vulnerabile, l’ansioso, l’ipocondriaco che alimenta compulsivamente la ricerca di conferme? In sanità, l’errore più comune non è il bug: è il fraintendimento.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Per questo, la notizia vera non è “arriva ChatGPT Salute”, ma:<strong> </strong></span><strong>chi si prende cura della relazione tra informazione e decisione?</strong></p>
<p dir="ltr"><span>Sul piano legale, ChatGPT Salute entra in uno dei territori più regolati in assoluto. I dati sanitari rientrano nelle categorie particolari di dati personali e richiedono </span><strong>consensi espliciti, specifici e granulari per ogni finalità</strong><span><strong>.</strong> La scelta di OpenAI di creare un ambiente separato, con memorie dedicate e l’esclusione dell’uso dei dati per l’addestramento dei modelli, è una risposta necessaria, ma non sufficiente.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Non è un caso che il servizio </span><span>non sia ancora disponibile in Europa</span><span>. La compatibilità con il quadro normativo europeo, tra GDPR, AI Act e responsabilità in ambito sanitario, non è un dettaglio tecnico, ma una </span><span>condizione di legittimità</span><span>. Qui si gioca una partita che non riguarda solo OpenAI, ma il futuro stesso delle piattaforme AI in sanità.</span></p>
<h2 dir="ltr"><span>Un prodotto consumer che tocca un settore regolato</span></h2>
<p dir="ltr"><span>OpenAI insiste sul fatto che ChatGPT Health </span><span>non è pensato per la diagnosi o il trattamento</span><span>.</span><span><br></span><span> È una frase che suona come cautela clinica, ma ha anche una lettura industriale: restare dal lato “informativo” aiuta a non scivolare nel territorio più duro delle certificazioni sanitarie.</span></p>
<p dir="ltr"><span><strong data-start="592" data-end="746">Nella percezione del pubblico, tuttavia, un’AI che legge referti e conosce farmaci e storia clinica assume già i contorni di una consulenza sanitaria.</strong> Indipendentemente dalle cautele dichiarate dall’azienda, il punto decisivo è quello <strong>percepito</strong><strong data-start="825" data-end="870"> dall’utente </strong>quando è solo, davanti a un valore fuori range nelle analisi.</span></p>
<p dir="ltr"><span>A questo si aggiunge un ulteriore livello di complessità, già ampiamente documentato nel dibattito internazionale: <strong data-start="115" data-end="191">l’utilizzo dell’AI come surrogato dello psicologo o del supporto emotivo</strong>. Studi, analisi accademiche e prese di posizione di organismi sanitari internazionali hanno evidenziato come molte persone ricorrano a chatbot conversazionali per affrontare ansia, stress, solitudine o sintomi depressivi, attratte dalla disponibilità continua, dall’assenza di giudizio e dal linguaggio empatico simulato. Tuttavia, come più volte ricordato anche in ambito di salute mentale, il rischio non è solo quello di indicazioni inappropriate, ma di una <strong data-start="653" data-end="679">dipendenza relazionale</strong> da uno strumento che non possiede capacità diagnostiche, responsabilità clinica né la possibilità di intercettare segnali di crisi acuta, ideazione suicidaria o peggioramento psicopatologico. In questo contesto, l’AI può offrire un supporto percepito, ma non una presa in carico, con il pericolo concreto di ritardare l’accesso a cure professionali proprio nei momenti di maggiore vulnerabilità.</span></p>
<h3><span>Etica e trasparenza: il problema della fiducia</span></h3>
<p dir="ltr"><span>C’è un tema che nelle conversazioni emerge con una franchezza che raramente si vede nei lanci tech: l’AI sanitaria prospera perché </span><span>esiste un vuoto, d</span><span>a qui la provocazione inevitabile: è accettabile che la porta d’ingresso alla comprensione del proprio stato di salute sia un prodotto privato globale, anziché un’infrastruttura pubblica o almeno un<strong> ecosistema </strong>certificato e integrato con la medicina territoriale?</span></p>
<p dir="ltr"><span>In altre parole: ChatGPT Salute è un referendum implicito su </span><strong>come vogliamo organizzare la sanità nell’era dei dati.</strong></p>
<p dir="ltr"><span>Tra promessa di empowerment, nodi regolatori e nuovi equilibri di mercato, l’ingresso strutturato dell’AI nella salute personale apre una fase che impone <strong>responsabilità etica.</strong></span></p>
<p dir="ltr"><span>Ogni strumento che opera in ambito salute vive di fiducia che, in questo caso, dipenderà dalla </span><span>trasparenza dei limiti</span><span>. Chi intercetta i casi a rischio? Come viene gestita l’</span><span>overconfidence</span><span> dell’utente? Quali segnali inducono l’AI a raccomandare un contatto umano immediato?</span></p>
<p dir="ltr"><span>L’etica dell’AI sanitaria si misura in ciò che il sistema </span><strong>sceglie di non fare</strong><span> e in come comunica questa scelta all’utente. Senza una progettazione esplicita di questi confini, anche il miglior assistente rischia di trasformarsi in un oracolo percepito come infallibile.</span></p>
<h3><span>Economia e marketing: il vero valore è la relazione</span></h3>
<p dir="ltr"><span>Dal punto di vista economico, ChatGPT Salute intercetta uno dei mercati più rilevanti e sensibili del digitale: quello della salute personale dove il valore risiede nella<strong> </strong></span><strong>relazione continuativa</strong><span><strong> con l’utente.</strong> Diventare il luogo in cui le persone “pensano” e governano la propria salute significa occupare uno spazio strategico tra paziente, sistema sanitario e industria del benessere.</span></p>
<p dir="ltr"><span>È una mossa che parla anche al marketing in termini di posizionamento come infrastruttura cognitiva di riferimento. Un asset potente, purché sostenibile nel tempo sul piano reputazionale.</span></p>
<h2 dir="ltr"><span>E’ utile, solo se cambia il modello di responsabilità</span></h2>
<p dir="ltr"><span>ChatGPT Salute mette in evidenza un vuoto strutturale: sistemi sanitari frammentati, tempi di visita e difficoltà di accesso alle informazioni inserendosi per colmare questo spazio.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La domanda finale è </span><strong>chi governerà l’integrazione</strong><span>? Piattaforme private globali o ecosistemi pubblici e professionali capaci di coniugare innovazione, equità e responsabilità clinica?</span></p>
<p dir="ltr"><span>ChatGPT Salute può essere un acceleratore di alfabetizzazione sanitaria, e in parte lo è già. Ma per essere davvero un passo avanti, e non un moltiplicatore di ansia o disinformazione ben scritta, dovrà dimostrare almeno tre cose nel tempo: <strong>trasparenza</strong> sulle fonti e sui limiti, gestione robusta dei casi a <strong>rischio</strong>, integrazione sensata con <strong>professionisti e servizi.</strong></span></p>
<p></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Istruzione, lavoro e diseguaglianze persistenti: l’Italia di fronte ai suoi vincoli strutturali</title>
<link>https://www.italia24.news/istruzione-lavoro-e-diseguaglianze-persistenti-litalia-di-fronte-ai-suoi-vincoli-strutturali</link>
<guid>https://www.italia24.news/istruzione-lavoro-e-diseguaglianze-persistenti-litalia-di-fronte-ai-suoi-vincoli-strutturali</guid>
<description><![CDATA[ Il nuovo rapporto Istat 2024 racconta un Paese che migliora ma non abbastanza: aumentano i laureati, cresce l’occupazione giovanile, diminuiscono i divari territoriali e di genere in alcuni ambiti. Tuttavia la distanza dall’Europa resta ampia e la mobilità sociale continua a dipendere dal contesto familiare ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202512/image_870x580_6932f645c2e53.webp" length="61074" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 05 Dec 2025 16:18:56 +0100</pubDate>
<dc:creator>Rossella Guido</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p data-start="975" data-end="1487">L’analisi dei <strong>dati Istat relativi al 2024</strong> offre l’occasione per riflettere sulla relazione strutturale tra <strong>istruzione, occupazione e disuguaglianze in Italia.</strong> Ci troviamo di fronte a un quadro che non può essere letto né con il linguaggio dell’emergenza né con quello del trionfalismo. Le trasformazioni in atto, infatti, sono reali ma lente, spesso insufficienti a modificare in profondità la gerarchia delle opportunità che contraddistingue il mercato del lavoro italiano.</p>
<p data-start="1489" data-end="1951">L’Italia, in particolare, continua a distinguersi nel panorama europeo per la <strong>modesta diffusione del titolo terziario ovvero dei percorsi di studio che seguono il diploma, dalle lauree ai corsi professionalizzanti degli Istituti Tecnologici Superiori, </strong>e per un ritardo che, nonostante i progressi, tende a perpetuarsi. Il capitale umano del Paese cresce, ma non abbastanza da compensare decenni di sottoinvestimento. I processi di convergenza con l’Europa appaiono parziali, e la loro intensità non è ancora sufficiente per ridurre le distanze nei tempi che la competizione globale richiederebbe.</p>
<h2 data-start="1953" data-end="2035">Il capitale umano italiano: una lenta convergenza frenata da limiti strutturali</h2>
<p data-start="2037" data-end="2502">Nel 2024, la quota di adulti con un<strong> titolo secondario superiore si attesta al 66,7%,</strong> valore ormai allineato alla media europea. È tuttavia sul fronte della formazione terziaria che emergono i nodi più rilevanti: solo il <strong>22,3% dei 25-64enni possiede un titolo universitario</strong> o equivalente, contro il <strong>36,1% della media UE</strong>. Questo divario, lungi dal ridursi, tende a mantenersi, segno che le dinamiche nazionali non si muovono alla stessa velocità del contesto europeo.</p>
<p data-start="2504" data-end="3076">La situazione è ancor più evidente osservando la fascia 25-34 anni: il 31,6% di laureati costituisce un miglioramento, ma resta significativamente lontano dall’obiettivo europeo del 45%. Questo ritardo si collega a due fattori: la minore diffusione di percorsi terziari professionalizzanti (come gli ITS), marginali nel nostro ordinamento, e la persistente selettività sociale dell’accesso all’università. In Italia, più che altrove, il livello di istruzione dei genitori continua a determinare quello dei figli, sottraendo al sistema la sua funzione di ascensore sociale.</p>
<h2 data-start="3078" data-end="3168">Divari territoriali in attenuazione: un processo di ribilanciamento, non di superamento</h2>
<p data-start="3170" data-end="3660">Uno degli aspetti più discussi del rapporto riguarda la riduzione del differenziale Nord-Mezzogiorno nei tassi di occupazione dei laureati. Nel 2024 lo scarto tra i 25-64enni scende a 11 punti percentuali; tra i 30-34enni a 17,8 punti, molto meno rispetto ai 26,5 punti registrati nel 2018. È un progresso reale, attribuibile sia alla crescita occupazionale più sostenuta nel Mezzogiorno sia a dinamiche migratorie interne che negli ultimi anni sembrano essersi ridotte rispetto al passato.</p>
<p data-start="3662" data-end="4153">Sarebbe tuttavia ingenuo interpretare questi dati come un segnale di riequilibrio strutturale. Il Sud resta caratterizzato da una domanda di lavoro insufficiente, da un tessuto produttivo meno diversificato e da una maggiore esposizione all’instabilità economica. La riduzione dei divari non implica la loro scomparsa, ma piuttosto la loro trasformazione. La convergenza è più un prodotto di dinamiche cicliche che l’esito di una ristrutturazione profonda del sistema produttivo meridionale.</p>
<h2 data-start="4155" data-end="4243">Il paradosso del capitale umano femminile: più elevate qualifiche, minori opportunità</h2>
<p data-start="4245" data-end="4684">Un dato ormai stabile nel tempo è quello della maggiore scolarizzazione femminile: il 25,9% delle donne tra i 25 e i 64 anni possiede un titolo terziario, contro il 18,7% degli uomini. Questo risultato potrebbe suggerire un’erosione delle disuguaglianze di genere. Eppure, sul mercato del lavoro tali progressi non trovano un adeguato riscontro: il tasso di occupazione femminile rimane di venti punti inferiore rispetto a quello maschile.</p>
<p data-start="4686" data-end="5261">Ciò indica che in Italia l’istruzione delle donne produce ritorni occupazionali meno elevati rispetto a quelli degli uomini, a parità di titolo. Le ragioni sono molteplici: un welfare familiare che continua ad attribuire alle donne la funzione primaria di cura; servizi educativi per la prima infanzia insufficienti; una segmentazione del mercato del lavoro che penalizza i percorsi femminili. È un fenomeno che conferma il nesso tra istruzione e occupazione, ma che al tempo stesso rivela la persistenza di barriere strutturali incomprimibili tramite la sola leva educativa.</p>
<h2 data-start="5263" data-end="5346">I giovani e la transizione scuola-lavoro: miglioramenti evidenti ma non uniformi</h2>
<p data-start="5348" data-end="5744">Il miglioramento più significativo riguarda i giovani. Nel 2024 il tasso di occupazione dei neo laureati raggiunge il 77,3% e quello dei neo diplomati il 60,6%. Crescono più che nel resto d’Europa e diminuiscono i tassi di disoccupazione. È un segnale incoraggiante, che indica una certa capacità del mercato del lavoro di assorbire i giovani in formazione o appena usciti dai percorsi formativi.</p>
<p data-start="5746" data-end="6242">Tuttavia, questo progresso convive con la persistenza di un fenomeno caratteristico del caso italiano: la forte eterogeneità delle traiettorie. I NEET restano il 15,2%, valore molto superiore alla media europea. L’abbandono scolastico precoce scende al 9,8%, avvicinandosi al target UE, ma mantiene una marcata connotazione territoriale e sociale. Le differenze tra chi ha genitori laureati e chi proviene da famiglie con basso capitale culturale continuano a essere tra le più elevate in Europa.</p>
<p data-start="6244" data-end="6365">In altre parole, il sistema migliora ma non si democratizza. Le opportunità aumentano ma non si distribuiscono equamente.</p>
<h2 data-start="6367" data-end="6427">L’istruzione come fattore di protezione (ancora) decisivo</h2>
<p data-start="6429" data-end="6906">Un tratto costante del mercato del lavoro italiano, che i dati confermano con chiarezza, è la forte relazione tra titolo di studio e occupabilità. Nel 2024, tra i 25-64enni, il tasso di occupazione raggiunge l’84,7% per i laureati, contro il 74,0% dei diplomati e il 55,0% di chi possiede al massimo un titolo di scuola secondaria inferiore. Gli incrementi osservati nell’ultimo anno sono più consistenti proprio nei livelli più bassi di istruzione, ma il divario rimane ampio.</p>
<p data-start="6908" data-end="7335">Questo “premio dell’istruzione” rende evidente una caratteristica strutturale del nostro mercato del lavoro: è un sistema selettivo, nel quale la posizione occupazionale tende a riflettere in modo quasi meccanico la posizione formativa. Per questo motivo, ogni ritardo nell’accumulazione di capitale umano non è un problema isolato, ma un vincolo che incide per decenni sulla produttività, sui redditi e sulla coesione sociale.</p>
<h2 data-start="7337" data-end="7383">Una modernizzazione incompiuta</h2>
<p data-start="7385" data-end="7777">Il quadro delineato dall’Istat restituisce l’immagine di un Paese in transizione, ma non ancora in trasformazione. Il miglioramento degli indicatori è indiscutibile: diminuiscono i divari territoriali, cresce l’occupazione giovanile, cala il tasso di abbandono scolastico e si riduce l’asimmetria tra domanda e offerta per alcune categorie. Tuttavia, le fragilità restano profonde e radicate.</p>
<p data-start="7779" data-end="8116">L’Italia sconta un ritardo storico nell’investimento in capitale umano, un sistema formativo che fatica a essere inclusivo, un mercato del lavoro che premia l’istruzione ma non sempre la valorizza in modo coerente e un impianto di welfare che continua a trasferire alle famiglie – e soprattutto alle donne – il costo della conciliazione.</p>
<p data-start="8118" data-end="8500">Se l’obiettivo è colmare la distanza con l’Europa e garantire un’effettiva mobilità sociale, occorre una strategia che vada oltre l’adeguamento degli indicatori: è necessaria una riforma culturale e istituzionale che riconosca l’istruzione come infrastruttura fondamentale dello sviluppo. Solo allora le dinamiche osservate potranno tradursi in un cambiamento realmente strutturale.</p>
<p data-start="8502" data-end="8922" data-is-last-node="" data-is-only-node="">L’Italia sta cambiando, ma molto resta da fare. Il compito della sociologia è ricordarci che i numeri non sono soltanto misure: sono la rappresentazione delle condizioni di vita di milioni di persone e, al tempo stesso, il punto di partenza per immaginare un futuro diverso. L’auspicio è che questo futuro possa fondarsi su un sistema educativo più equo, un mercato del lavoro più inclusivo e una società meno diseguale.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Giornalismo artificiale, significati umani. La rivista “Wings” di Sharazad inaugura una redazione di agenti AI dedicando un numero agli “Italiani di Frontiera” di Roberto Bonzio</title>
<link>https://www.italia24.news/giornalismo-artificiale-significati-umani</link>
<guid>https://www.italia24.news/giornalismo-artificiale-significati-umani</guid>
<description><![CDATA[ L’esperimento di una redazione virtuale riapre il dibattito su competenze, responsabilità e senso del racconto nell’ecosistema dell’informazione ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202511/image_870x580_6915aab5cd6af.webp" length="72684" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 13 Nov 2025 10:54:42 +0100</pubDate>
<dc:creator>Rossella Guido</dc:creator>
<media:keywords>giornalismo artificiale</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<h3>Un laboratorio narrativo tra umanità e algoritmi</h3>
<p>Cosa accade quando le storie di talenti italiani passano attraverso una redazione di <strong>giornalisti generati dall'intelligenza artificiale? </strong>“Wings”, edizione speciale della rivista di <strong>Sharazad</strong>, agenzia di consulenza fondata da<strong> Stefano Schiavo</strong>, offre una prima risposta concreta: è possibile combinare strumenti diversi senza rinunciare alla qualità del racconto.</p>
<p data-start="728" data-end="1462">Il numero è dedicato agli <em data-start="754" data-end="777">Italiani di Frontiera</em> di <strong data-start="781" data-end="799">Roberto Bonzio</strong>, un progetto che da oltre quindici anni documenta percorsi professionali e umani fuori dagli schemi. Bonzio ha lasciato la scrivania dell’agenzia Reuters per concentrarsi su storie di cittadini italiani che hanno scelto strade non tradizionali, in contesti che spaziano dalla Silicon Valley ai laboratori di ricerca, dalle periferie urbane a realtà culturali indipendenti. Questa lunga attività di raccolta e interpretazione ha prodotto un patrimonio narrativo che valorizzare singole eccellenze e permette di osservare come creatività, competenze e capacità di adattamento costituiscano un tratto distintivo dell’<strong>esperienza italiana nel mondo</strong>.</p>
<p data-start="1972" data-end="2599">La redazione di <strong data-start="2057" data-end="2070">agenti AI</strong> di Wings utilizza un “motore delle interviste” che permette di condurre indagini su più livelli, soprattutto economici, trasformando dati e conversazioni reali in insight narrativi. La tecnologia di <strong data-start="2270" data-end="2283">Tacita.ai</strong> rende possibile ricerche di mercato, white paper, analisi statistiche e indagini realizzate attraverso interviste autentiche a persone reali, ma condotte da intervistatori artificiali progettati ad hoc.  </p>
<p data-start="2601" data-end="2911">In Wings, questa sinergia ha generato articoli che portano dentro di sé una doppia anima: <strong data-start="2691" data-end="2759">la creatività umana e l’efficienza dell’intelligenza artificiale</strong>. Un ampliamento delle possibilità del racconto e una nuova forma di giornalismo ibrido che moltiplica l'esperienza umana.</p>
<h3 data-start="2601" data-end="2911">A Milano una conversazione sul futuro del giornalismo</h3>
<p>L’arrivo di giornalisti artificiali, agenti AI capaci di condurre interviste, analizzare dati e strutturare testi è un esperimento che interroga il giornalismo alla sua radice L’esperienza presentata durante l’incontro “Giornalismo artificiale” organizzato a Milano il 12 novembre da <strong>Divergens, </strong>ha reso evidente che siamo di fronte a un cambiamento di contesto.</p>
<p>Sul palco, il registro ironico di <strong>Germano Lanzoni</strong> ha ricordato un punto essenziale: ogni trasformazione genera paure, e la comicità può aiutare a osservarle da un’angolatura meno rigida. Ridere dell’ignoto crea spazi per discuterne. Allo stesso modo, gli interventi di esperti di organizzazioni e futuro del lavoro hanno mostrato come l’AI stia trasformando le professioni tecniche, e le relazioni umane.</p>
<h3>Una mappatura in evoluzione: dai primi studi alle applicazioni contemporanee dell’AI nel giornalismo</h3>
<p>La discussione si inserisce nel solco aperto dal professor <strong data-start="2111" data-end="2130">Charlie Beckett</strong> della London School of Economics, che con il progetto <a href="https://blogs.lse.ac.uk/polis/2019/11/18/new-powers-new-responsibilities/" target="_blank" rel="noopener"><em data-start="2186" data-end="2200">JournalismAI</em> </a>ha posto <strong>le basi </strong>per un dibattito globale sulle trasformazioni introdotte dall’intelligenza artificiale nelle redazioni. Beckett ha avviato una delle prime esplorazioni sistematiche sul rapporto tra intelligenza artificiale e pratiche giornalistiche, nel <a href="https://www.lse.ac.uk/media-and-communications/polis/JournalismAI/The-report" target="_blank" rel="noopener">rapporto </a>del 2019 aveva coinvolto <strong>71 organizzazioni in 32 Paesi</strong> e poneva l’accento sulle prime aree in cui l’intelligenza artificiale stava penetrando nei processi giornalistici: raccolta dei dati, automazione di flussi di lavoro, archiviazione e personalizzazione. Successivamente, <a href="https://www.journalismai.info/research/2023-generating-change" target="_blank" rel="noopener">una nuova indagine del 2023</a> ha ampliato il campione a <strong>105 redazioni operanti in 46 Paesi, </strong>segnando un passaggio quantitativo e qualitativo: l’adozione delle tecnologie di generative AI ha raggiunto circa<strong> l’85% </strong>dei casi, ma allo stesso tempo mette in rilievo la necessità di sviluppare nuove competenze, ridefinire ruoli e gestire criticamente i rischi legati a bias, etica e diversità linguistica. </p>
<h3 data-start="281" data-end="353">Cosa può fare e cosa non può fare un giornalista artificiale</h3>
<p data-start="355" data-end="1098">Quando si parla di giornalisti artificiali, la tentazione è immaginare una sostituzione totale del lavoro umano. In realtà, ciò che l’intelligenza artificiale rende possibile è soprattutto un diverso equilibrio tra le fasi della produzione editoriale. Gli agenti AI sono particolarmente efficaci nel gestire compiti che richiedono rigore, costanza e velocità: possono <strong>analizzare </strong>grandi quantità di dati, organizzare materiali eterogenei, riconoscere ricorrenze e anomalie, formulare serie di domande con coerenza e mantenere una struttura stabile nelle interviste. In questi ambiti la loro presenza può aumentare l’efficienza, ridurre gli errori meccanici e permettere alle redazioni di affrontare <strong>indagini complesse</strong> con una maggiore rapidità.</p>
<p data-start="1100" data-end="1715">Questa capacità operativa, tuttavia, non coincide con ciò che chiamiamo <strong>comprensione</strong>. Un algoritmo non interpreta ciò che raccoglie, non attribuisce significati profondi a una risposta né coglie le <strong>sfumature emotive</strong> che emergono in un dialogo autentico. Può registrare un’esitazione, ma non comprenderne la ragione; può proporre una sintesi, ma non decidere se sia la sintesi più giusta o rispettosa per chi è coinvolto. La responsabilità narrativa, così come quella etica, rimane una competenza umana, perché richiede sensibilità, esperienza e un’attenzione al contesto che nessun modello statistico può replicare.</p>
<p data-start="1717" data-end="2232">Ciò che l’AI non può sostituire è anche la <strong>relazione</strong>. Molte storie nascono da un clima di fiducia, da un ascolto che si costruisce lentamente, da uno scambio in cui l’intervistato sente di potersi affidare all’intervistatore. Un agente artificiale può facilitare la raccolta delle informazioni, ma non instaurare questo tipo di legame. Allo stesso modo non può sviluppare un punto di vista originale: <strong>rielabora </strong>ciò che ha già visto altrove e lo restituisce in forme più o meno raffinate, ma<strong> non apre sentieri nuovi.</strong></p>
<p data-start="2234" data-end="2677">Per questo parlare di “giornalisti artificiali” significa ragionare su<strong> una collaborazione </strong>tra l’AI che aiuta a preparare il terreno e l’essere umano che ne costruisce il significatoÈ nell’incontro tra queste due dimensioni che possono nascere nuove forme di indagine e nuovi modi di raccontare, senza rinunciare a ciò che rende il giornalismo <strong>un’attività profondamente umana.</strong></p>
<h3 data-start="224" data-end="289">Le implicazioni deontologiche del giornalismo algoritmico</h3>
<p data-start="291" data-end="773">L’ingresso dell’intelligenza artificiale nelle redazioni modifica il modo in cui le notizie prendono forma e impone una riflessione attenta sugli equilibri che regolano il lavoro giornalistico. La prima responsabilità riguarda la <strong>trasparenza</strong>: quando un contenuto è stato generato o supportato da agenti artificiali, è essenziale comunicarlo al lettore. Non per sollevare preoccupazioni, ma per rispettare il principio di chiarezza che da sempre accompagna il giornalismo di qualità.</p>
<p data-start="775" data-end="1280">C’è poi la questione, più profonda, della <strong>responsabilità editoriale. </strong>Un algoritmo non può rispondere delle scelte che compie, né delle conseguenze che queste possono avere sulle persone e sui contesti. Per questo ogni fase del lavoro, dalla selezione delle informazioni alla loro interpretazione, continua a richiedere una supervisione umana attenta, capace di verificare la correttezza dei fatti, di contestualizzare i dati e di valutare quali implicazioni possa generare un’informazione resa pubblica.</p>
<p data-start="1282" data-end="1846">L’uso di sistemi algoritmici porta con sé anche il tema dei <strong>bias</strong>. I modelli di AI apprendono da grandi masse di dati e, insieme ai contenuti, possono assorbire schemi culturali, preferenze e distorsioni presenti nei materiali utilizzati per addestrarli. Le domande poste da un agente virtuale, le storie che seleziona, le priorità che attribuisce ai temi non sono mai completamente neutrali. Per questo è necessario mantenere uno sguardo critico sul modo in cui l’AI orienta il processo narrativo, intervenendo quando è necessario per riequilibrare la prospettiva.</p>
<p data-start="1848" data-end="2226">Un’altra attenzione riguarda il<strong> rapporto con le persone intervistate.</strong> L’interlocutore ha diritto di sapere se sta parlando con un essere umano o con un agente costruito digitalmente, e in che modo verranno utilizzate le informazioni condivise. È un punto che tocca non solo la privacy, ma anche la fiducia, elemento centrale in qualunque forma di narrazione basata sull’ascolto.</p>
<p data-start="2228" data-end="2605">Infine, c’è un rischio più sottile: <strong>l’omologazione</strong>. L’AI tende a riprodurre forme note, strutture consolidate, linguaggi prevalenti. Se non accompagnata da una forte presenza umana, la produzione dei contenuti potrebbe progressivamente appiattirsi verso stili riconoscibili e prevedibili, riducendo quella varietà di sguardi che costituisce una delle ricchezze del giornalismo.</p>
<p data-start="2607" data-end="2970">Questi aspetti rappresentano coordinate fondamentali per integrare l’intelligenza artificiale nei principi etici della professione e reinterpretarli alla luce di strumenti nuovi. </p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Italia e Cina rilanciano la cooperazione scientifica: energia, intelligenza artificiale e biotecnologie al centro della 14ᵃ “Week of Science, Technology and Innovation”</title>
<link>https://www.italia24.news/italia-e-cina-rilanciano-la-cooperazione-scientifica-energia-intelligenza-artificiale-e-biotecnologie-al-centro-della-14%E1%B5%83-week-of-science-technology-and-innovation</link>
<guid>https://www.italia24.news/italia-e-cina-rilanciano-la-cooperazione-scientifica-energia-intelligenza-artificiale-e-biotecnologie-al-centro-della-14%E1%B5%83-week-of-science-technology-and-innovation</guid>
<description><![CDATA[ Dal 13 al 15 novembre a Pechino e Hangzhou, ricercatori e imprese dei due Paesi si incontrano per sviluppare progetti comuni in energia, intelligenza artificiale e biotecnologie ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202511/image_870x580_690cf7d6e0125.webp" length="68536" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 06 Nov 2025 20:33:17 +0100</pubDate>
<dc:creator>Rossella Guido</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span>L’Italia lancia un nuovo impulso alla cooperazione scientifica con la Cina: in occasione della 14ᵃ edizione della “</span><a href="https://www.cittadellascienza-cina.it/edizione-2025/"><span>Week of Science, Technology and Innovation</span></a><span>” che si svolgerà </span><span>dal 13 al 15 novembre 2025</span><span>, a Pechino e Hangzhou, in Cina, tra i due Paesi sono stati annunciati bandi per progetti congiunti in ambito energia, intelligenza artificiale e biotecnologie.</span><a href="https://www.unina.it/en/w/xiv-settimana-cina-italia-della-scienza-della-tecnologia-e-dell-innovazione?utm_source=chatgpt.com"><span> </span></a></p>
<p dir="ltr"><span>L’iniziativa, promossa dal Ministero dell’Università e della Ricerca italiana e dal suo omologo cinese, mira a facilitare la mobilità dei ricercatori, lo scambio di tecnologie e la partecipazione a reti internazionali. </span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Cooperazione scientifica italo-cinese: un ponte stabile tra ricerca e impresa</span></h3>
<p dir="ltr"><span>Il programma di cooperazione tra Italia e Cina si articola in una serie di </span><span>incontri annuali di matchmaking</span><span>, che si tengono alternativamente nei due Paesi, favorendo l’incontro tra imprese, università e centri di ricerca. A questi eventi si affiancano </span><span>servizi di informazione, animazione e supporto alla creazione di partenariati internazionali</span><span>, pensati per stimolare nuove collaborazioni e progetti di ricerca congiunti.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Accanto ai meeting principali, il calendario include </span><span>seminari tematici, workshop e incontri B2B</span><span>, oltre a un’intensa attività di promozione istituzionale condotta sotto l’egida dei rispettivi governi. Si tratta, a tutti gli effetti, di un’iniziativa inserita in uno </span><span>storico programma di cooperazione bilaterale</span><span> che, dal 2013, rappresenta uno dei punti di riferimento più solidi nelle relazioni scientifiche tra i due Paesi.</span></p>
<p dir="ltr"><span>L’organizzazione è affidata alla </span><span>Fondazione IDIS – Città della Scienza</span><span>, che coordina il programma sulla base dell’</span><span>Accordo Quadro firmato nel 2013</span><span> dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, dal Ministero degli Affari Esteri, dal Ministero dello Sviluppo Economico, dall’Agenzia ICE, dall’Agenzia per l’Italia Digitale e da Città della Scienza stessa.</span></p>
<p dir="ltr"><span>L’iniziativa si svolge in stretta collaborazione con il </span><span>Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR)</span><span> e vede il coinvolgimento di partner di primo piano del sistema dell’innovazione italiano: </span><span>ENEA</span><span>, </span><span>Enterprise Europe Network (EEN)</span><span>, </span><span>Gestore Servizi Energetici (GSE)</span><span> e </span><span>Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN)</span><span>, insieme a diverse agenzie regionali impegnate nella promozione dell’innovazione.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Sul fronte cinese, il programma è promosso dal </span><span>Ministry of Science and Technology (MOST)</span><span> e coordinato dal </span><span>Beijing Municipal Science &amp; Technology Commission (BMSTC)</span><span>, organismo emanazione del MOST, con il supporto della </span><span>Beijing Association for Science and Technology (BAST)</span><span>, membro della </span><span>Chinese Association for Science and Technology (CAST)</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Grazie a questa struttura consolidata, la </span><span>China-Italy Science, Technology &amp; Innovation Week</span><span> si conferma ogni anno come una piattaforma strategica per il dialogo scientifico, l’innovazione industriale e la crescita sostenibile condivisa tra i due Paesi.</span></p>
<p></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Il riscaldamento globale ha raggiunto una nuova tappa critica: le valutazioni più recenti indicano che il 2025 è tra gli anni più caldi mai registrati</title>
<link>https://www.italia24.news/il-riscaldamento-globale-ha-raggiunto-una-nuova-tappa-critica-le-valutazioni-piu-recenti-indicano-che-il-2025-e-tra-gli-anni-piu-caldi-mai-registrati</link>
<guid>https://www.italia24.news/il-riscaldamento-globale-ha-raggiunto-una-nuova-tappa-critica-le-valutazioni-piu-recenti-indicano-che-il-2025-e-tra-gli-anni-piu-caldi-mai-registrati</guid>
<description><![CDATA[ Secondo la World Meteorological Organization (WMO) e il United Nations Environment Programme (UNEP), gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi sono sempre più a rischio: la soglia di +1,5 °C di aumento medio della temperatura globale potrebbe essere superata nel corso del prossimo decennio ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202511/image_870x580_690d085dab22b.webp" length="190080" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 05 Nov 2025 21:43:37 +0100</pubDate>
<dc:creator>Rossella Guido</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<h3 dir="ltr"><span>Il pianeta continua a scaldarsi a ritmi record. </span><b></b></h3>
<p dir="ltr"><span>Secondo il rapporto </span><span>State of the Climate Update for COP30</span><span> pubblicato dalla </span><a href="https://wmo.int/publication-series/state-of-climate-update-cop30"><span>World Meteorological Organization (WMO)</span></a><span>, il periodo </span><span>2015-2025</span><span> è il più caldo mai registrato, con una temperatura media globale per i primi otto mesi del 2025 di </span><strong>+1,42 °C ± 0,12 °C</strong><span> rispetto all’era pre-industriale collocandosi probabilmente al secondo o terzo posto nella storia delle rilevazioni globali.</span><a href="https://www.lemonde.fr/en/environment/article/2025/11/06/2025-set-to-be-second-or-third-hottest-year-on-record_6747191_114.html?utm_source=chatgpt.com"><span> </span></a></p>
<p dir="ltr"><span>Le </span><span>concentrazioni di<strong> gas serra</strong></span><span> e il </span><span>contenuto di <strong>calore degli oceani</strong></span><span> hanno raggiunto nuovi massimi, mentre i ghiacci polari continuano a ridursi: l’Artico ha toccato l’estensione minima invernale più bassa di sempre e l’Antartide resta ben al di sotto della media stagionale.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Anche<strong> il </strong></span><strong>livello dei mari</strong><span> continua a salire in modo costante, alimentato dallo scioglimento dei ghiacciai e dall’espansione termica delle acque. A ciò si aggiungono </span><span>eventi meteorologici estremi</span><span> – ondate di calore, incendi, alluvioni, che nel 2025 hanno provocato impatti devastanti su comunità, economie e sistemi alimentari.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il documento lancia un appello urgente ai <strong>governi riuniti in questi giorni</strong> alla</span><a href="https://cop30.br/en"><span> </span><span>COP30 di Belém (Brasile</span></a><span>)</span><span>: senza un’accelerazione concreta delle politiche di mitigazione e adattamento, la soglia critica di </span><span>+1,5 °C</span><span> fissata dall’Accordo di Parigi sarà probabilmente superata </span><span>nel corso del prossimo decennio</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La WMO sottolinea infine l’importanza dei </span><span>sistemi di allerta precoce</span><span> e dei </span><span>servizi climatici</span><span> per ridurre i rischi e proteggere le popolazioni più vulnerabili. “Gli eventi estremi non sono più eccezioni,” avverte il rapporto, “ma la nuova normalità di un clima che cambia troppo in fretta.”</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Emissioni ancora fuori controllo: l’allarme dell’UNEP</span><b></b></h3>
<p dir="ltr"><span>Secondo </span><a href="https://www.unep.org/resources/emissions-gap-report-2025"><span>United Nations Environment Programme (UNEP)</span></a><span>, nel rapporto </span><span>‘Emissions Gap Report 2025: Off Target’</span><span>, appena pubblicato, la terra è «molto probabilmente» destinata a superare la soglia di +1,5 °C rispetto al periodo preindustriale entro il prossimo decennio: uno scenario che<strong> fino a poco tempo fa era considerato remoto.</strong></span><b></b></p>
<p dir="ltr"><span>Il rapporto mostra che gli </span><span>impegni attuali dei Paesi</span><span> non sono sufficienti a evitare un aumento delle temperature globali che supererà in modo significativo i target fissati dall’Accordo di Parigi. Secondo l’analisi, se i contributi nazionali (</span><span>Nationally Determined Contribution NDC</span><span>) venissero applicati in pieno, l’aumento termico stimato per questo secolo sarebbe di </span><strong>2,3 – 2,5 °C</strong><span>, mentre con le politiche oggi in vigore si va verso il </span><strong>2,8 °C</strong><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Per restare entro la soglia di </span><span>1,5 °C</span><span>, occorrerebbe una riduzione delle emissioni globali del </span><strong>55 % entro il 2035</strong><span><strong>, rispetto ai livelli del 2019</strong>. Per l’obiettivo intermedio di </span><span>2 °C</span><span>, la riduzione richiesta è di circa il </span><span>35 % entro il 2035</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il rapporto avverte inoltre che il margine per recuperare resta, ma è sempre più risicato: ogni frazione di grado di riscaldamento evitata significa meno impatti su persone, ecosistemi e economie e minore dipendenza da tecnologie di rimozione del carbonio <strong>ancora incerte.</strong></span><b></b></p>
<p dir="ltr"><span>Infine, l’UNEP fa notare che, nonostante le tecnologie a basse emissioni (solare, eolica, efficienza energetica) siano più accessibili che mai, il contesto politico, finanziario e tecnologico richiede un’accelerazione: serve più sostegno ai Paesi in via di sviluppo, una ristrutturazione della finanza internazionale e azioni immediate.</span><b></b></p>
<p dir="ltr"><span>Le implicazioni sono gravi: superare questo limite significa aumentare drasticamente il rischio di fenomeni climatici estremi, di perdita irreversibile di ecosistemi, di instabilità per intere economie e società. </span><b></b></p>
<p dir="ltr"><span>La chiave, sottolineano gli esperti, è </span><span>agire subito e in modo massiccio</span><span>, puntando su energie rinnovabili, riduzione dei combustibili fossili, e rafforzamento degli strumenti di adattamento climatico.</span><b id="docs-internal-guid-4061b3e9-7fff-d3f8-9936-fc18906480ea"></b></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Salute globale in bilico: rallentano i progressi verso gli obiettivi sanitari mondiali</title>
<link>https://www.italia24.news/salute-globale-in-bilico-rallentano-i-progressi-verso-gli-obiettivi-sanitari-mondiali</link>
<guid>https://www.italia24.news/salute-globale-in-bilico-rallentano-i-progressi-verso-gli-obiettivi-sanitari-mondiali</guid>
<description><![CDATA[ Il rapporto del World Health Organization (WHO) evidenzia che, nonostante alcuni risultati positivi negli ultimi anni, permane una forte disparità nell’accesso ai servizi essenziali e nei sistemi sanitari nazionali ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202511/image_870x580_690d0beb0afa1.webp" length="81232" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 04 Nov 2025 22:01:31 +0100</pubDate>
<dc:creator>Rossella Guido</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span>Il mondo ha registrato progressi importanti in tema di salute globale, ma il recente rapporto </span><a href="https://www.who.int/publications/i/item/9789240110496"><span>World Health Statistics 2025: Monitoring Health for the SDGs</span></a><span>, pubblicato dalla World Health Organization WHO, lancia un forte monito: il percorso verso la copertura sanitaria universale e gli obiettivi legati alla salute fissati dall’Agenda 2030 è tutt’altro che assicurato.</span><a href="https://www.who.int/publications/i/item/9789240110496?utm_source=chatgpt.com"><span> </span></a></p>
<p dir="ltr"><span>Il documento segnala che, sebbene 1,4 miliardi di persone in più vivano “una vita più sana” rispetto al passato, grazie ad interventi come la riduzione del consumo di tabacco e un miglior accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari, la crescita dei servizi sanitari essenziali </span><span>resta troppo lenta</span><span>. Milioni di individui, soprattutto nei Paesi a basso reddito, non possono ancora ricevere cure di qualità senza affrontare </span><span>costi insostenibili</span></p>
<p dir="ltr"><span>Un’altra criticità riguarda la </span><span>vulnerabilità dei sistemi sanitari</span><span>: le recenti pandemie, le emergenze ambientali e i conflitti hanno dimostrato quanto le strutture pubbliche e ospedaliere siano ancora lente nell’adattarsi e nel rafforzare la propria resilienza.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Persistono poi </span><span>ampie disuguaglianze geografiche</span><span>. I Paesi a basso reddito continuano a registrare tassi più elevati di mortalità prematura e aspettative di vita inferiori rispetto alle nazioni più sviluppate, creando un divario sanitario sempre più evidente. </span></p>
<p dir="ltr"><span>Per raggiungere l’obiettivo</span><span> 3 dell’Agenda 2030</span><span>, che mira a garantire una vita sana e promuovere il benessere per tutti, la WHO invita a </span><span>investire di più nella sanità pubblica</span><span>, rafforzare la cooperazione internazionale e ridurre le disparità nell’accesso ai servizi. </span></p>
<p dir="ltr"><span>“</span><span>Progress is possible, but it requires sustained investment, political commitment and international solidarity. We must ensure that everyone, everywhere, can access the health services they need without financial hardship.</span><span>”</span><span><br></span><span> (“I progressi sono possibili, ma richiedono investimenti costanti, impegno politico e solidarietà internazionale. Dobbiamo assicurarci che tutte le persone, ovunque, possano accedere ai servizi sanitari di cui hanno bisogno senza difficoltà economiche.”)</span><span><br></span><strong>Tedros Adhanom Ghebreyesus</strong><span><strong>,</strong> Direttore Generale dell’OMS (</span><a href="https://www.who.int/news/item/15-05-2025-who-warns-of-slowing-global-health-gains-in-new-statistics-report"><span>WHO Newsroom, 15 maggio 2025</span></a><span>)</span></p>
<p dir="ltr"><span>La salute nel mondo migliora, ma </span><span>non abbastanza velocemente</span><span> né </span><span>in modo equo</span><span>. Il messaggio è chiaro: il “ritmo” è rallentato, servono decisioni robuste e politiche globali coordinate per riavviare la corsa verso un futuro più sano per tutti.</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>NEO il primo robot domestico umanoide è realtà: 1X apre i preordini a 20.000 dollari</title>
<link>https://www.italia24.news/neo-il-primo-robot-domestico-umanoide-e-realta-1x-apre-i-preordini-a-20000-dollari</link>
<guid>https://www.italia24.news/neo-il-primo-robot-domestico-umanoide-e-realta-1x-apre-i-preordini-a-20000-dollari</guid>
<description><![CDATA[ La startup norvegese-americana 1X Technologies presenta NEO, un assistente per la casa dalle fattezze umane. Ma, per ora, molte delle sue funzioni richiedono ancora il controllo umano a distanza. ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202511/image_870x580_690e4ec90b6dc.webp" length="14620" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Mon, 03 Nov 2025 20:56:27 +0100</pubDate>
<dc:creator>Rossella Guido</dc:creator>
<media:keywords>robot, ai, neo, 1x</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>La startup norvegese-americana <strong>1X Technologies </strong>ha annunciato il debutto in pre-ordine del robot umanoide per uso domestico NEO, con un prezzo di lancio pari a <strong data-start="288" data-end="306">20.000 dollari</strong> o in alternativa un abbonamento mensile da <strong data-start="350" data-end="365">499 dollari</strong>.</p>
<p>Sebbene l’idea sia quella di avere un assistente robotico in casa, al momento NEO non è ancora completamente autonomo: molte delle sue operazioni vengono effettuate tramite <strong data-start="580" data-end="599">tele-operazione</strong> da parte di esseri umani.</p>
<h3 data-start="188" data-end="208">Cosa offre NEO</h3>
<p data-start="210" data-end="633">A guardarlo, NEO sembra un essere umano in miniatura: <strong data-start="264" data-end="301">alto circa un metro e sessantotto</strong>, con <strong data-start="307" data-end="352">un peso di poco superiore ai trenta chili</strong>, si muove con una naturalezza sorprendente. Questo grazie a una <strong data-start="417" data-end="468">struttura interna basata su “tendini sintetici”</strong>, che imitano i movimenti dei muscoli umani, e a un <strong data-start="520" data-end="570">guscio esterno in materiale polimerico morbido</strong> pensato per garantire sicurezza anche in ambienti domestici.</p>
<p data-start="635" data-end="961">Nonostante l’aspetto rassicurante, è tutt’altro che fragile. NEO può <strong data-start="704" data-end="733">sollevare fino a 68 chili</strong> e <strong data-start="736" data-end="761">trasportarne circa 25</strong>, caratteristiche che lo rendono potenzialmente utile per compiti fisici o di supporto in casa. La sua <strong data-start="864" data-end="886">batteria da 842 Wh</strong> gli assicura un’autonomia di circa <strong data-start="922" data-end="937">quattro ore</strong>, con ricarica rapida.</p>
<p data-start="963" data-end="1264">In movimento, è quasi silenzioso: l’azienda dichiara un livello di rumore <strong data-start="1037" data-end="1064">inferiore ai 22 decibel</strong>, paragonabile a poco più di un sussurro. Sul fronte tecnologico, non manca nulla: <strong data-start="1132" data-end="1196">Wi-Fi, Bluetooth, 5G e una rete di sensori visivi e acustici</strong> gli consentono di percepire e adattarsi all’ambiente circostante.</p>
<p data-start="1266" data-end="1554">Per chi fosse tentato di portarselo a casa, NEO viene proposto in <strong data-start="1332" data-end="1359">due modalità d’acquisto</strong>: con pagamento diretto (“<strong data-start="1385" data-end="1401">Early Access</strong>”) o tramite <strong data-start="1414" data-end="1437">abbonamento mensile</strong>. Le prime consegne sono previste <strong data-start="1471" data-end="1501">negli Stati Uniti nel 2026</strong>, mentre l’arrivo in Europa è stimato <strong data-start="1539" data-end="1551">dal 2027</strong>.</p>
<h3 data-start="1682" data-end="1731">Tele-operazione e limiti dell’autonomia</h3>
<p data-start="1732" data-end="2449">La parte più rilevante, e insieme più cauta, riguarda il livello di autonomia attuale di NEO. Nonostante l’azienda lo presenti come “assistente domestico”, in realtà il robot è in una fase in cui <strong data-start="1930" data-end="1986">molti compiti sono guidati da operatori umani remoti</strong> (remote tele-operators) che, tramite visori VR e controller, pilotano il robot nelle case degli early adopters.<br data-start="2136" data-end="2139">Secondo il CEO <strong>Bernt Børnich</strong>, questa modalità costituisce una vera e propria strategia di addestramento (“human-in-the-loop”), in cui il robot «impara» mentre lavora in ambienti reali.</p>
<p data-start="214" data-end="513">Chi decide di acquistare NEO deve sapere che, per quanto affascinante, il robot non è ancora in grado di cavarsela del tutto da solo. Dietro ogni suo movimento, dietro la precisione con cui afferra un oggetto o percorre una stanza, c’è spesso <strong data-start="457" data-end="486">una mano umana invisibile</strong> che lo guida a distanza.</p>
<p data-start="515" data-end="950">Un <strong data-start="518" data-end="538">operatore remoto</strong>, autorizzato e identificato, può infatti collegarsi, sempre <strong data-start="600" data-end="631">con il consenso dell’utente, </strong>e prendere temporaneamente il controllo del robot, osservando attraverso le sue telecamere per aiutarlo a completare un compito o correggere un errore. È una forma di <strong data-start="801" data-end="829">telepresenza controllata</strong>, una sorta di “tutoraggio” digitale che serve anche ad addestrare NEO e a renderlo, con il tempo, sempre più autonomo.</p>
<p data-start="952" data-end="1268">Naturalmente, la <strong>privacy </strong>resta una questione centrale. L’utente può <strong data-start="1020" data-end="1045">definire aree vietate</strong>, stanze o zone della casa in cui il robot, e quindi l’operatore, non può entrare né guardare. Il controllo ultimo rimane sempre in mano a chi vive con NEO, che può disattivarlo o limitarne l’accesso in qualsiasi momento.</p>
<p data-start="1270" data-end="1698">Quanto alla piena indipendenza, <strong data-start="1302" data-end="1327">non è ancora arrivata</strong>. L’azienda parla apertamente di una fase di “<strong data-start="1373" data-end="1389">robotic slop</strong>”: un periodo in cui il robot non sarà perfetto, ma imparerà dagli errori, migliorando gradualmente grazie all’interazione con gli esseri umani. È un percorso di crescita, più che un prodotto finito, un po’ come avere in casa un apprendista che, per diventare davvero autonomo, deve ancora fare esperienza.</p>
<h2 data-start="3143" data-end="3187">Confronto: cosa c’è sul mercato</h2>
<p data-start="247" data-end="529">Il debutto di NEO apre un nuovo capitolo nella robotica umanoide, ma non è certo l’unico protagonista in scena. Al momento, diversi progetti simili si muovono su fronti differenti, ricerca, industria o sperimentazione, e nessuno, finora, si era spinto fino al mercato domestico.</p>
<p data-start="531" data-end="1036">In Cina, per esempio, <strong data-start="553" data-end="601"><a data-start="555" data-end="599" class="decorated-link" rel="noopener" target="_blank" href="https://www.unitree.com/">Unitree Robotics </a></strong>propone i modelli <strong data-start="620" data-end="626">G1</strong> e <strong data-start="629" data-end="635">R1</strong>, pensati soprattutto per <strong data-start="661" data-end="685">ricerca e formazione</strong>. Il primo ha un prezzo indicativo di circa <strong data-start="729" data-end="747">16.000 dollari</strong>, mentre il R1, nella versione base, parte da circa <strong data-start="799" data-end="816">5.600 dollari</strong>. Sono piattaforme di sviluppo, più vicine a un <strong data-start="864" data-end="886">kit da laboratorio</strong> che a un assistente casalingo: richiedono programmazione, intervento umano costante e un buon livello di competenze tecniche per essere utilizzate.</p>
<p data-start="1038" data-end="1463">Negli Stati Uniti, <strong data-start="1057" data-end="1113"><a data-start="1059" data-end="1111" class="decorated-link" rel="noopener" target="_blank" href="https://www.agilityrobotics.com/">Agility Robotics </a></strong>sta portando avanti il progetto <strong data-start="1146" data-end="1155">Digit</strong>, un robot umanoide pensato non per le case ma per <strong data-start="1206" data-end="1234">la logistica industriale</strong>. Digit è già impiegato in <strong data-start="1261" data-end="1281">magazzini pilota</strong> e ambienti di produzione, ma non è ancora disponibile per il pubblico. Si tratta di una macchina professionale, con un prezzo e un livello di complessità decisamente “enterprise”.</p>
<p data-start="1465" data-end="1877">Sul fronte più mediatico troviamo <strong data-start="1499" data-end="1549"><a data-start="1501" data-end="1547" class="decorated-link cursor-pointer" rel="noopener" target="_blank" href="https://www.tesla.com/it_it/AI">Tesla Optimus </a></strong>e <strong data-start="1552" data-end="1591"><a data-start="1554" data-end="1589" class="decorated-link" href="https://www.figure.ai/">Figure AI </a></strong>due progetti che hanno catturato l’immaginario collettivo ma che, al momento, <strong data-start="1671" data-end="1694">non sono in vendita</strong>. Entrambi restano in fase di sviluppo: i prototipi esistono, le roadmap circolano, ma non ci sono ancora date certe né per la produzione di massa né per un eventuale uso domestico.</p>
<p data-start="1879" data-end="2270"><strong data-start="1891" data-end="1898">NEO</strong> di<a href="https://www.1x.tech/neo" target="_blank" rel="noopener"><strong> 1X Technologies</strong></a> rappresenta dunque oggi <strong data-start="1935" data-end="1971">l’unica offerta “consumer-ready”,</strong> o almeno, la più vicina a esserlo, nel panorama degli umanoidi. È il primo robot pensato per entrare davvero nelle abitazioni, anche se con <strong data-start="2115" data-end="2167">un’autonomia ancora assistita da operatori umani</strong>. Gli altri, per ora, restano confinati tra laboratori, università e linee di produzione industriale.</p>
<h3 data-start="3033" data-end="3065">Implicazioni e riflessioni</h3>
<p data-start="3100" data-end="3742">La mossa di 1X Technologies rappresenta un passo significativo nel settore della robotica domestica: un robot antropomorfo venduto a consumatori privati, con specifiche hardware avanzate e progettato per integrarsi in ambienti familiari. Il prezzo di 20 mila dollari lo colloca a metà tra un elettrodomestico premium e un veicolo, segnale che la robotica sta entrando nell’ambito consumer.<br data-start="3541" data-end="3544">La modalità “tele-operata + apprendimento continuo” potrebbe consentire di colmare il gap fra robotica di laboratorio e robotica domestica reale in ambienti complessi e pieni di eccezioni.</p>
<p data-start="243" data-end="928">Per quanto affascinante, l’idea di un robot domestico “umanoide” porta con sé una serie di considerazioni che non possono essere ignorate. La prima riguarda la <strong data-start="403" data-end="429">privacy e la sicurezza</strong>. Sapere che un operatore umano può, anche se solo su consenso, connettersi al robot e vedere attraverso le sue telecamere, solleva inevitabilmente domande sulla <strong data-start="591" data-end="617">sorveglianza domestica</strong> e sulla tutela dei <strong data-start="637" data-end="655">dati personali</strong>. 1X assicura che esistano filtri e limiti con aree della casa impostabili come “vietate”, accessi solo su autorizzazione, e immagini oscurate in certe situazioni, ma alla fine sarà l’utente a decidere <strong data-start="856" data-end="874">quanto fidarsi</strong> di una presenza connessa che abita la propria casa.</p>
<p data-start="930" data-end="1419">C’è poi il tema dell’<strong data-start="951" data-end="970">autonomia reale</strong>. Al momento NEO non è ancora completamente indipendente: molti dei compiti che promette di svolgere, dal riordinare una stanza al caricare una lavastoviglie, sono ancora affiancati da <strong data-start="1157" data-end="1182">supporto umano remoto</strong>. È una fase di transizione, una sorta di “beta domestica”, in cui il robot impara, si adatta e migliora. Chi sceglie di acquistarlo deve quindi essere consapevole di partecipare a un percorso di crescita, più che a un prodotto finito.</p>
<p data-start="1421" data-end="1806">Anche il <strong data-start="1430" data-end="1439">costo</strong> non è trascurabile. Con <strong data-start="1464" data-end="1482">20.000 dollari</strong> di prezzo d’ingresso, o un abbonamento mensile non certo popolare, NEO resta un bene per <strong data-start="1573" data-end="1590">early adopter</strong> e appassionati di tecnologia. Inoltre, per ora le consegne sono previste solo negli Stati Uniti: l’Europa dovrà aspettare e mettere in conto dogana, assistenza, lingua, compatibilità elettrica e normative diverse.</p>
<p data-start="1808" data-end="2238">Come accade per tutte le nuove tecnologie, il successo di NEO dipenderà dal <strong data-start="1892" data-end="1915">tempo e dalla scala</strong>. Solo quando centinaia o migliaia di unità saranno in funzione, si potranno misurare i reali progressi dell’intelligenza artificiale e l’affidabilità della piattaforma. Ma la cautela resta d’obbligo: la robotica domestica è un campo giovane, e il rischio di <strong data-start="2174" data-end="2210">promettere troppo, troppo presto</strong> è sempre dietro l’angolo.</p>
<p data-start="876" data-end="1145">La domanda, dunque, non è se NEO funzionerà. È <strong data-start="923" data-end="959">come noi decideremo di convivere</strong> con ciò che rappresenta. Perché l’arrivo di questi robot domestici segnerà un’evoluzione della tecnologia, ed anche <strong data-start="1105" data-end="1142">una trasformazione del quotidiano</strong>.</p>
<p data-start="1147" data-end="1256">E quando, tra qualche anno, ripenseremo a questo momento, forse diremo:<br data-start="1226" data-end="1229"><em>“È cominciato tutto qui.”</em></p>
<p data-start="3861" data-end="4102"></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Riga, la Premier lettone Evika Siliņa incontra i giovani scienziati: anche l’Italia tra i protagonisti di EUCYS 2025</title>
<link>https://www.italia24.news/riga-la-premier-lettone-evika-silina-incontra-i-giovani-scienziati-anche-litalia-tra-i-protagonisti-di-eucys-2025</link>
<guid>https://www.italia24.news/riga-la-premier-lettone-evika-silina-incontra-i-giovani-scienziati-anche-litalia-tra-i-protagonisti-di-eucys-2025</guid>
<description><![CDATA[ Guarda le video interviste esclusive dell’esperienza italiana in Lettonia ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202511/image_870x580_690f3aa7c28a6.webp" length="93602" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Sat, 20 Sep 2025 13:42:49 +0200</pubDate>
<dc:creator>Rossella Guido</dc:creator>
<media:keywords>Eucys</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p data-start="414" data-end="844">Si è concluso a Riga, in Lettonia <strong><span class="whitespace-normal"><a href="https://www.eucys2025.eu/en/" target="_blank" rel="noopener">EUCYS 2025</a>,</span></strong> il concorso scientifico dell’Unione Europea che ogni anno riunisce le menti più brillanti tra i 14 e i 20 anni. Anche quest’anno l’Italia è stata protagonista con una delegazione composta da <a href="https://www.italia24.news/eucys-2025-5-studenti-con-3-progetti-alla-sfida-di-riga-in-lettonia-il-15-20-settembre" target="_blank" rel="noopener"><strong data-start="683" data-end="728">cinque studenti e tre progetti innovativi</strong></a>, selezionati attraverso<strong> <span class="whitespace-normal">I Giovani e le Scienze</span>,</strong> promosso da<strong> FAST-Federazione delle associazioni scientifiche e tecniche.</strong></p>
<p data-start="846" data-end="1111">Dal 15 al 20 settembre, centinaia di giovani ricercatori provenienti da oltre 30 Paesi si sono confrontati in Lettonia, portando idee e soluzioni che guardano al futuro: dall’intelligenza artificiale alla sostenibilità ambientale, passando per la ricerca applicata.</p>
<h3 data-start="1460" data-end="1500">Un trampolino per la ricerca europea</h3>
<p data-start="1502" data-end="1678">EUCYS è una vetrina internazionale per le giovani menti europee e una piattaforma di incontro tra scuole, università, centri di ricerca e istituzioni.</p>
<p data-start="1680" data-end="1898">I progetti italiani, hanno raccolto <strong data-start="1753" data-end="1817">grande interesse da parte di giurati e delegazioni straniere</strong>, confermando la qualità della ricerca scientifica nelle scuole del nostro Paese.</p>
<h3 data-start="1680" data-end="1898">Video interviste</h3>
<p data-start="1680" data-end="1898"><em data-start="1117" data-end="1268">Nel reportage video realizzato dalla nostra redazione le interviste alla Premier lettone <strong>Evika Siliņa</strong>, agli studenti e le studentesse selezionati per l'Italia.</em></p>
<p></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>EUCYS 2025: 5 studenti con 3 progetti alla sfida di Riga in Lettonia il 15&#45;20 settembre</title>
<link>https://www.italia24.news/eucys-2025-5-studenti-con-3-progetti-alla-sfida-di-riga-in-lettonia-il-15-20-settembre</link>
<guid>https://www.italia24.news/eucys-2025-5-studenti-con-3-progetti-alla-sfida-di-riga-in-lettonia-il-15-20-settembre</guid>
<description><![CDATA[ Sono attesi 133 finalisti da 37 paesi con 91 progetti e competono per premi in denaro, visite tecniche, riconoscimenti d’onore ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202510/image_870x580_68f0c99bcd250.webp" length="17152" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 12 Sep 2025 12:47:49 +0200</pubDate>
<dc:creator>Rossella Guido</dc:creator>
<media:keywords>Eucys</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong>Bio-RuBisCO2, Robo-ProT 2.0, Robo-Prot_Alzheimer e GlobalGuard:</strong> sono questi gli acronimi di tre prototipi e progetti realizzati da 5 giovani italiani neo-inventori, di età compresa tra i 17 e i 19 anni, che rappresenteranno l’Italia alla finale europea del concorso <strong>“EUCYS- Giovani scienziati – edizione 2025</strong>” a Riga. <o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Sono stati selezionati da una giuria internazionale nella finale italiana svoltasi a Milano e realizzata dalla <strong>FAST- Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche.</strong> Sono tutte soluzioni per migliorare il mondo e dare risposte a problemi concreti come aiutare i Paesi più poveri al monitoraggio dei disastri ambientali, idee di economia circolare per una corretta alimentazione, dispositivi robotici per pazienti che fanno fatica a mantenere una aderenza terapeutica. “Siamo giovani e curiosi. Nei nostri laboratori scolastici e con i nostri docenti abbiamo fatto tante ore extra-scolastiche per poter partecipare e siamo entusiasti di rappresentare il nostro Paese. Speriamo di poter vincere”, ci dicono i neo Archimede.           <o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Dopo la partecipazione alle gare in Stati Uniti, Spagna, Portogallo, Svizzera, Inghilterra, Giappone e in attesa dei prossimi appuntamenti in Brasile, Lussemburgo, Messico, Taiwan, Belgio, Tunisia e molto altro, ecco finalmente EUCYS-European Union Contest for Young Scientists della DG Ricerca della Commissione europea dal 15 al 20 settembre p.v.. Per la FAST, riconosciuta come National Organizer per l’Italia, rimane il più rilevante traguardo del concorso I giovani e le scienze con la 37° edizione celebrata il 15-17 marzo scorso, la ragione stessa della competizione italiana fin dal 1989. Infatti è voluto dalle istituzioni europee (Parlamento, Consiglio, Commissione); è riconosciuto dai Governi degli Stati membri; in Italia il MIM-Ministero dell’istruzione e del merito lo ha inserito nel programma per la valorizzazione delle eccellenze, assegnando ai finalisti scelti da FAST lo stesso compenso riservato a quanti ottengono la lode alla maturità. <o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong>Rappresentano l’Italia 5 giovani con tre progetti;</strong> sono i vincitori dei primi premi conferiti dalla Giuria in <strong>biologia</strong>, <strong>medicina </strong>e <strong>ingegneria</strong>:<o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">1.<strong>Alice Barbieri e Giorgia Merolli</strong> del Liceo scientifico Marconi di Tortona con Elia Pietro Galli del Liceo scientifico Ascanio Sobrero di Casale Monferrato; sono autori del lavoro in biologia “Bio-RuBisCO2: recupero sostenibile di proteine da fogliame di scarto”;<o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">2.<strong>Matteo Quistaini </strong>del Liceo Ettore Majorana di Rho con il progetto in medicina “Robo-ProT 2.0 e Robo-Prot_Alzheimer: terapie probiotiche personalizzate, specifiche e mirate attraverso dispositivo robotico per la creazione immediata di una terapia associata al singolo paziente”;<o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">3<strong>.Ginevra Terrizzano</strong> del Liceo scientifico Sacro Cuore di Milano con lo studio “GlobalGuard:sviluppo di una rete di CubeSat per il monitoraggio in tempo reale dei disastri ambientali nelle economie emergenti”.<o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">“Sono fiducioso che questi brillanti genietti, commenta il presidente della FAST<strong> Federico Mazzolari </strong>, “possano esprimere al meglio le loro proposte, condividere idee e ambizioni con gli altri partecipanti; e magari ricevere alcuni dei premi in palio”. <strong>Alberto Pieri,</strong> segretario generale della Federazione e responsabile del concorso chiosa: “Certo perché partecipare è importante; ma vincere è meglio”.<o:p></o:p></p>
<hr>
<h3 class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Scopriamo i progetti</h3>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><b>Bio-RuBisCO2: recupero sostenibile di proteine da fogliame di scarto</b><b></b></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><b>Alice Barbieri </b><i>(2006)</i><b>, Giorgia Merolli </b><i>(2007) </i><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i>Liceo Scientifico I.I.S. Marconi, Tortona (AL) </i><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><b>Elia Pietro Galli </b><i>(2006) </i><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i>Liceo Scientifico I.S. Ascanio Sobrero, Casale Monferrato (AL) </i><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Il fattore principale del progetto è l’idea di limitare gli sprechi quotidiani all’interno delle aziende agricole, andando a recuperare proteine da estratti di foglie che oggi rappresenta­no un materiale di scarto della produzione e della lavorazione di alcuni vegetali. <o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Alice, Elia e Giorgia si concentrano sulla proteina RuBisCO che, oltre ad essere abbondante, è ricca di amminoacidi essenziali e potrebbe quindi essere destinata all’alimentazione umana o animale. L’utilizzo del materiale di scarto si potrebbe accompagnare ad un vantaggio economico, soprattutto in termini di riduzione dei costi di smaltimento e il risparmio po­trebbe essere investito nuovamente in altri ambiti dell’azienda stessa. Gli autori sviluppano la ricerca correlando la riduzione degli sprechi vegetali al risparmio economico e ad un’al­ternativa alimentare sana ed equilibrata. <o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">In questo modo si entra perfettamente all’interno dell’idea di economia circolare perché ciò che per molti può essere un semplice scarto, per altri può divenire una risorsa. <o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Viene messa a punto una semplice procedura che permette di stimare l’abbondanza di RuBi­sCO in campioni di foglie di scarto di varie specie di cui, solitamente, vengono utilizzati esclusivamente i loro semi o frutti. La procedura si basa sulla frammentazione meccanica delle foglie in acqua, seguita da ultrasonicazione e rimozione della componente partico­lata. Ciò che si propone di realizzare in futuro è l’isolamento effettivo della proteina, in maniera tale da poterla realmente impiegare per lo scopo proposto, inserendola nel nuovo mercato dei “novel food”. Zero spreco, riduzione dei rifiuti e riutilizzo degli scarti per nuove produzioni sostenibili!<o:p></o:p></p>
<hr>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><b>Robo-ProT 2.0 e Robo-ProT_Alzheimer: terapie probiotiche personalizzate, specifiche e mirate attraverso dispositivo robotico per la creazione immediata di una terapia associata al singolo paziente </b><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><b>Serena Moltani </b><i>(2006)</i><b>, Matteo Quistaini </b><i>(2006) </i><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i>Liceo Ettore Majorana, Rho (MI) </i><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Il progetto unisce biotecnologie e informatica per sviluppare terapie probiotiche personalizzate. Robo-ProT 2.0 è un dispositivo innovativo che seleziona e combina specifici ceppi batterici per rispondere alle esigenze di ogni paziente, migliorando la salute intestinale e contribuendo al benessere generale. L’intestino, infatti, non è solo un organo digestivo, ma un vero e proprio centro di regolazione dell’equilibrio dell’organismo, connesso a molteplici funzioni vitali. <o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Un focus particolare è stato dedicato alla prevenzione del morbo di Alzheimer, attraverso Robo- ProT_Alzheimer. Studi recenti dimostrano che il microbiota intestinale influenza il cervello e potrebbe avere un ruolo chiave nella prevenzione delle malattie neurodegenerative. Il sistema di Serena e Matteo analizza, seleziona e combina probiotici con potenziali effetti neuroprotettivi, testandone digitalmente l’efficacia grazie a modelli di simulazione dell’intestino e della barriera emato-encefalica. Questo permette di identificare le combinazioni migliori e più sicure, aprendo la strada a un nuovo approccio terapeutico basato su elementi naturali e facilmente integrabili nello stile di vita quotidiano. <o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Grazie a questo approccio innovativo, Robo-ProT 2.0 potrebbe rivoluzionare la medicina preventiva, offrendo trattamenti naturali, mirati ed efficaci. L’obiettivo è rendere accessibili terapie biotecnologiche all’avanguardia, migliorando la qualità della vita e aprendo nuove prospettive per il futuro della salute. In un mondo in cui la medicina personalizzata è sempre più al centro della ricerca, gli autori credono che questa tecnologia possa rappresentare una svolta, con applicazioni che vanno oltre il campo delle malattie neurodegenerative.<o:p></o:p></p>
<hr>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><b>GlobalGuard: Sviluppo di una rete di CubeSat per il monitoraggio in tempo reale dei disastri ambientali nelle economie emergenti </b><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><b>Ginevra Terrizzano </b><i>(2007) </i><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i>Liceo Scientifico Sacro Cuore, Milano </i><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Partendo dall’osservazione che i tradizionali sistemi di monitoraggio dei disastri risultano costosi e complessi, soprattutto per i paesi a medio e basso reddito, più vulnerabili agli eventi catastrofici, l’ipotesi di ricerca è che una rete di CubeSat possa offrire un sistema sostenibile per il monitoraggio di tali fenomeni, misurando parametri chiave come temperatura, umidità del suolo e condizioni atmosferiche. I CubeSat sono una tipologia di nanosatelliti sviluppati nel 1999 dalla California Polytechnic State University e dalla Stanford University. Piccoli (10x10x10 cm per 1U), economici e modulari, hanno reso l’accesso allo spazio più inclusivo, permettendo a università, piccole imprese e paesi in via di sviluppo di partecipare a missioni prima troppo costose. <o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">GlobalGuard è il nome che Ginevra ha dato alla rete scalabile di CubeSat in grado di fornire monitoraggio ambientale in tempo reale e previsioni sui disastri a costi ridotti. Lo studio valuta se i CubeSat che la costituiscono possano rilevare efficacemente segnali premonitori di incendi, inondazioni e siccità, garantendo al contempo un accesso equo ai dati per le regioni vulnerabili. Analizza inoltre le limitazioni tecnologiche, per una valutazione completa della loro efficacia. GlobalGuard trasmette i dati in tempo reale a una piattaforma mobile che li rende accessibili a comunità locali, autorità e organizzazioni umanitarie, sfruttando la diffusione degli smartphone nei paesi in via di sviluppo. La ricerca si basa su una revisione della letteratura, uno studio comparativo sui componenti disponibili e un’analisi delle missioni CubeSat esistenti, per arrivare a descrivere materiali e caratteristiche tecniche del sistema.<o:p></o:p></p>
<hr>
<h3 class="MsoNormal"><strong>La nostra redazione seguirà da vicino l’edizione 2025 di EUCYS</strong></h3>
<p class="MsoNormal">Anche Italia 24 sarà presente a Riga con una delegazione di giornalisti scientifici per raccontare da vicino storie, progetti, aspirazioni e volti della scienza di domani. Attraverso reportage, interviste e contenuti esclusivi, seguiremo ogni fase dell’evento per offrire ai nostri lettori una finestra sul futuro della ricerca.<br>Per saperne di più:<br>Tutti i dettagli sull’edizione 2025 di EUCYS sono disponibili sul <a href="https://www.eucys2025.eu/en/" target="_blank" rel="noopener">sito ufficiale</a><o:p> </o:p></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Giovani menti europee in gara a Riga</title>
<link>https://www.italia24.news/giovani-menti-europee-in-gara-a-riga</link>
<guid>https://www.italia24.news/giovani-menti-europee-in-gara-a-riga</guid>
<description><![CDATA[ Alla 36ª edizione del Concorso dell’Unione Europea per Giovani Scienziati, in Lettonia, 133 studenti tra i 14 e i 20 anni presentano i loro progetti. Italia 24 seguirà l’evento. ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202510/image_870x580_68f0c94e3c780.webp" length="60212" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 11 Sep 2025 12:15:35 +0200</pubDate>
<dc:creator>Rossella Guido</dc:creator>
<media:keywords>Eucys</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<h3>Il futuro della scienza passa da Riga</h3>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal;"><b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Dal 15 al 20 settembre 2025, la capitale lettone ospita EUCYS, la più importante fiera della scienza per giovani in Europa</span></b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal;"><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Riga si prepara ad accogliere l’eccellenza della ricerca giovanile europea. Dal 15 al 20 settembre 2025 si svolgerà la <b>36ª edizione del Concorso dell’Unione Europea per Giovani Scienziati (EUCYS)</b>, una delle manifestazioni scientifiche più rilevanti a livello internazionale per ragazzi dai 14 ai 20 anni.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal;"><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Organizzata dalla <b>Commissione Europea</b> in collaborazione con l’<b>Agenzia Statale per lo Sviluppo dell’Istruzione della Repubblica di Lettonia</b>, la competizione vedrà protagonisti <b>133 giovani scienziati provenienti da 37 Paesi</b>. La sede scelta per l’edizione 2025 è <b>Hanzas Perons</b>, uno dei centri culturali più dinamici di Riga.<o:p></o:p></span></p>
<h3><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Idee che cambiano il mondo<o:p></o:p></span></h3>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal;"><b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Biologia, Intelligenza Artificiale, Ambiente, Fisica e molto altro: i settori in gara</span></b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal;"><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">I partecipanti, tutti già vincitori di premi nazionali, presenteranno progetti in una vasta gamma di discipline: <b>Biologia, Chimica, Informatica, Ingegneria, Scienze Ambientali, Scienza dei Materiali, Matematica, Medicina, Fisica e Scienze Sociali</b>.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal;"><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Ogni progetto sarà valutato da una <b>prestigiosa giuria scientifica internazionale</b>, affiancata dalla stampa e da visitatori provenienti da tutta Europa. L’evento sarà <b>aperto gratuitamente al pubblico</b>, comprese scuole e famiglie, con l’obiettivo di promuovere la cultura scientifica tra i più giovani.<o:p></o:p></span></p>
<h3><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Un trampolino verso il futuro<o:p></o:p></span></h3>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal;"><b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Premi in denaro e accesso ai forum scientifici più prestigiosi del mondo</span></b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal;"><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">In palio, premi in denaro per un valore complessivo di <b>oltre 25.000 euro</b>:<o:p></o:p></span></p>
<ul type="disc">
<li class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"><b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">1° premio: €7.000</span></b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"><o:p></o:p></span></li>
<li class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"><b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">2° premio: €5.000</span></b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"><o:p></o:p></span></li>
<li class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"><b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">3° premio: €2.500</span></b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"><o:p></o:p></span></li>
</ul>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal;"><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">A questi si aggiungono <b>Premi Onorari</b>, che permetteranno ai vincitori di rappresentare l’UE in contesti di altissimo profilo come il <b>London International Youth Science Forum (LIYSF)</b> e lo <b>Stockholm International Youth Science Seminar (SIYSS)</b>.<o:p></o:p></span></p>
<h3><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Non solo UE: la scienza parla tutte le lingue<o:p></o:p></span></h3>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal;"><b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Tra i partecipanti, anche delegazioni da Paesi extraeuropei</span></b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal;"><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Sebbene il concorso sia promosso dall’Unione Europea, tra i partecipanti figurano anche <b>giovani scienziati provenienti da Paesi non membri dell’UE</b>, a testimonianza del respiro internazionale e inclusivo dell’iniziativa.<o:p></o:p></span></p>
<h3><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Italia 24 presente all’evento<o:p></o:p></span></h3>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal;"><b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">La nostra redazione seguirà da vicino l’edizione 2025 di EUCYS</span></b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal;"><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Anche <i>Italia 24</i> sarà presente a Riga con una <b>delegazione di giornalisti scientifici</b> per raccontare da vicino storie, progetti, aspirazioni e volti della scienza di domani. Attraverso reportage, interviste e contenuti esclusivi, seguiremo ogni fase dell’evento per offrire ai nostri lettori una finestra sul futuro della ricerca.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto; line-height: normal;"><b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Per saperne di più:</span></b><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"><br>Tutti i dettagli sull’edizione 2025 di EUCYS sono disponibili sul <a href="https://www.eucys2025.eu/en/" target="_blank" rel="noopener">sito ufficiale.</a></span><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"></span></p>
<p><a href="https://www.eucys2025.eu/en/" target="_blank" rel="noopener"><img src="https://www.italia24.news/uploads/images/202510/image_870x_68f0c99c7d56e.webp" alt="" width="409" height="289"></a></p>]]> </content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>