<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
     xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
     xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
     xmlns:admin="http://webns.net/mvcb/"
     xmlns:rdf="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#"
     xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
     xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/">
<channel>
<title>Italia24.news | Notizie in Tempo Reale su Politica, Economia, Cronaca e Sport &#45; : Ambiente</title>
<link>https://www.italia24.news/rss/category/ambiente</link>
<description>Italia24.news | Notizie in Tempo Reale su Politica, Economia, Cronaca e Sport &#45; : Ambiente</description>
<dc:language>it</dc:language>
<dc:rights>©2026 Italia24 News &#45; Powered by Brain X Corp</dc:rights>

<item>
<title>Inquinamento di mare: uno studio dell&amp;apos;ENEA rivela la presenza di microplastiche nelle sfere di Posidonia oceanica</title>
<link>https://www.italia24.news/inquinamento-di-mare-uno-studio-enea-rivela-la-presenza-di-microplastiche-nelle-sfere-di-posidonia-oceanica</link>
<guid>https://www.italia24.news/inquinamento-di-mare-uno-studio-enea-rivela-la-presenza-di-microplastiche-nelle-sfere-di-posidonia-oceanica</guid>
<description><![CDATA[ Uno studio dell&#039;ENEA sulle Aegagropile (conosciute come palle di mare di Posidonia) emerge che oltre una sfera su tre è contaminata da plastica, con netta prevalenza di fibre sintetiche in prossimità degli impianti di depurazione, a dimostrazione delle pressioni antropiche sulla costa ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202604/image_870x580_69f0762445290.webp" length="227166" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 12:40:06 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Le <strong>sfere di Posidonia oceanica</strong>, molto comuni sulle spiagge del <strong>Mediterraneo</strong>, rivelano <strong>l’inquinamento da microplastiche nei mari</strong>: <strong>oltre una sfera su tre è contaminata da plastica</strong>, di cui quasi la metà è di dimensioni inferiori a 5 millimetri, con netta prevalenza di fibre sintetiche in prossimità degli impianti di depurazione, a dimostrazione delle pressioni antropiche sulla costa. È quanto emerge da uno studio condotto <strong>dall’ENEA</strong> lungo 13 siti della costa laziale e pubblicato sulla<span> </span>rivista internazionale <strong>Environments (MDPI)</strong> che ha analizzato struttura e contenuto di 1300 di queste sfere, le <strong>Aegagropile</strong>, comunemente note come “<strong>palle di mare</strong>”.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">I risultati mostrano che il 34,9% delle sfere contiene frammenti plastici, per un totale di 1415 particelle identificate, con una media di 3,1 elementi per sfera. Dal punto di vista dimensionale, il 48,7% dei materiali rinvenuti è costituito da microplastiche (inferiori a 5 millimetri), seguite da mesoplastiche (29,6%) e macroplastiche (21,9%).</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">L’analisi morfologica evidenzia una netta prevalenza di <strong>filamenti e fibre sintetiche</strong>, mentre tra i polimeri più diffusi figurano <strong>nylon e polietilene tereftalato (PET)</strong>, quest’ultimo ampiamente utilizzato per il confezionamento di alimenti e bevande, seguiti da polietilene e polipropilene.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">Le analisi spettroscopiche hanno inoltre rilevato segni evidenti di <strong>degradazione chimica</strong>, indicando che la maggior parte delle microplastiche deriva dalla frammentazione di materiali più grandi, a conferma della loro origine secondaria.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">Tra i dati più significativi emerge anche la forte correlazione tra la presenza di microfibre nelle sfere e la vicinanza agli impianti di trattamento delle acque reflue: questi sistemi di depurazione trattengono infatti solo in parte le microfibre sintetiche rilasciate durante il lavaggio domestico dei tessuti, raggiungendo il mare dove si depositano sui fondali.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">«Le aegagropile si formano naturalmente quando i residui fibrosi della Posidonia vengono modellati dalle correnti sul fondale e durante questo processo intrappolano i detriti e le plastiche presenti nel sedimento», spiega <strong>Patrizia Menegoni</strong> del Laboratorio ENEA di Biodiversità ed ecosistemi. «In pratica – aggiunge - funzionano come trappole naturali che, senza ricorrere a tecniche complesse o campionamenti invasivi, sono in grado di concentrare le plastiche presenti sul fondale, restituendoci un segnale chiaro dello stato di contaminazione dell’ecosistema costiero».</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">Dal punto di vista della metodologia osservata, il protocollo di monitoraggio comprende la raccolta manuale sulle spiagge, l’apertura delle sfere, l’osservazione microscopica e l’identificazione dei polimeri con tecniche standardizzate.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">«L’aspetto innovativo è la trasferibilità del metodo che può essere replicato con facilità da laboratori ambientali e agenzie territoriali. Costi contenuti, procedure standard e possibilità di applicazione su larga scala rendono il monitoraggio facilmente accessibile e comparabile nel tempo e nello spazio», sottolinea <strong>Loris Pietrelli</strong>, del Consiglio Scientifico di Legambiente, già ricercatore ENEA e coautore dello studio.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">«In un Mediterraneo considerato tra i bacini più esposti all’inquinamento plastico, le praterie di<span> </span><em>Posidonia oceanica</em>, già fondamentali per ossigenazione, stabilizzazione dei sedimenti e sequestro del carbonio, si rivelano in questo modo anche preziose alleate nella sorveglianza ambientale, trasformandosi in indicatori naturali e a basso costo, capaci di rivelare quanto la plastica sia ormai entrata stabilmente nei cicli ecologici dei nostri mari», conclude <strong>Menegoni</strong>.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;"><span>Menegoni P, Pietrelli L. <a href="https://www.mdpi.com/2076-3298/13/2/71" target="_blank" rel="noopener">The Role of </a></span><a href="https://www.mdpi.com/2076-3298/13/2/71" target="_blank" rel="noopener"><i>Posidonia oceanica</i></a><span><a href="https://www.mdpi.com/2076-3298/13/2/71" target="_blank" rel="noopener"> Spheroids in Assessing Microplastic Contamination in Coastal Ecosystems</a>. </span><em>Environments</em><span>. 2026; 13(2):71</span>. </p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>ISPRA: i risultati del progetto Strong SEA LIFE presentati nel documentario &amp;quot;The Phantom catch&amp;quot;</title>
<link>https://www.italia24.news/ispra-i-risultati-del-progetto-strong-sea-life-presentati-nel-documentario-the-phantom-catch</link>
<guid>https://www.italia24.news/ispra-i-risultati-del-progetto-strong-sea-life-presentati-nel-documentario-the-phantom-catch</guid>
<description><![CDATA[ Il documentario &quot;The Phantom catch&quot;, diretto da Igor D&#039;India, oltre a presentare i risultati del progetto Strong Sea LIFE, coordinato da ISPRA, racconta il viaggio lungo cinque anni per liberare il Mediterraneo da oltre 22 tonnellate di attrezzi da pesca persi in mare ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202604/image_870x580_69eb34270b920.webp" length="31228" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 13:06:39 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><b><span>Più di 180 segnalazioni di attrezzi da pesca dispersi</span></b><span>, 24 azioni di recupero, </span><b><span>156 attrezzi rimossi</span></b><span>, </span><b><span>oltre 22 tonnellate di attrezzi recuperati</span></b><span>. Gli interventi hanno riguardato diverse tipologie di attrezzi da pesca, tra cui reti da posta, reti a strascico, nasse e palangari, individuati a profondità comprese tra 8 e 40 metri. Le analisi</span><span> </span><span>scientifiche sugli attrezzi recuperati hanno permesso di identificare <strong>89 specie appartenenti a 50</strong></span><strong> </strong><span><strong>gruppi di organismi viventi</strong> classificati in base a caratteristiche comuni (taxa), con una predominanza di crostacei (30%), seguiti da alghe e organismi incrostanti. Questo dato testimonia il processo di progressiva <strong>colonizzazione biologica</strong> che interessa gli attrezzi dispersi nel tempo.</span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span>Successi senza precedenti nelle attività di recupero degli attrezzi da pesca dispersi in mare e nella tutela degli habitat marini di maggiore pregio ecologico.</span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span>Sono alcuni dei risultati del progetto <strong>Strong SEA LIFE</strong>, coordinato da <strong>ISPRA</strong> e finanziato dal <strong>Programma LIFE Natura e Biodiversità dell'Unione Europea</strong>, avviato nel dicembre 2021 e giunto al suo quinto anno di attività. L'obiettivo principale dell'iniziativa è proteggere e migliorare lo stato di conservazione degli habitat marini prioritari, costituiti dalle praterie di <strong>Posidonia oceanica</strong> e dagli habitat coralligeni, entrambi inclusi nella <strong>Direttiva Habitat</strong> e nella rete europea dei <strong>Siti Natura 2000</strong>.</span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><b><span></span></b></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><b><span>Il 22 aprile 2026 è stato presentato in anteprima il documentario "The Phantom catch", Il grande problema delle reti fantasma"</span></b><span>, diretto da <strong>Igor D'India</strong>, in cui, oltre a presentare i risultati del progetto Strong Sea LIFE, viene raccontato il viaggio lungo cinque anni che ha visto protagonisti ricercatori e sommozzatori per liberare il Mediterraneo da oltre 22 tonnellate di attrezzi da pesca persi in mare.</span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><b><span>Maria Alessandra Gallone, Presidente ISPRA e SNPA</span></b><span>: «Il progetto LIFE Strong Sea testimonia l'impegno concreto di ISPRA nella tutela della biodiversità marina e nella promozione di una cultura della sostenibilità fondata su conoscenza, ricerca e responsabilità condivisa. Il documentario che presentiamo oggi, attraverso immagini suggestive ed un racconto coinvolgente, non rappresenta soltanto un momento di grande valore per la comunità scientifica, ma anche un incentivo per le giovani generazioni a prendersi cura dell'ambiente marino. La presenza di molti studenti presenti alla proiezione è un segnale incoraggiante: significa che non sono solo spettatori, ma protagonisti del cambiamento e che esiste una crescente consapevolezza rispetto alle sfide ambientali e una forte volontà di contribuire al cambiamento. È proprio da questa energia che dobbiamo partire per costruire un futuro in cui la protezione del mare diventi una priorità comune».</span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"></p>
<h3 class="v1MsoNormal" style="text-align: left;">Le azioni del progetto:</h3>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><b><span></span></b></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><b><span>Le praterie di <i>Posidonia oceanica</i></span></b><span> rappresentano uno degli habitat più importanti e vulnerabili del Mediterraneo. Sono considerate habitat prioritari, ambienti naturali che rischiano di scomparire e per la cui conservazione l'Unione Europea ha una responsabilità particolare perché svolgono un ruolo fondamentale per la biodiversità marina, per la stabilità dei fondali e per la protezione delle coste.</span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span>Allo stesso modo, </span><b><span>il coralligeno</span></b><span> costituisce uno degli ecosistemi costieri più importanti del Mar Mediterraneo per distribuzione, biomassa e ruolo nel ciclo del carbonio. Si tratta di un vero e proprio hot-spot di biodiversità marina: grazie alla complessità strutturale dei suoi popolamenti, questo habitat ospita un numero di specie superiore a quello di qualsiasi altra comunità bentonica del Mediterraneo.</span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><b><span></span></b></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><b><span>Gran parte delle segnalazioni è arrivata direttamente dai pescatori locali,</span></b><span> che hanno scelto di collaborare con il progetto indicando attrezzi dispersi da loro stessi o di cui erano a conoscenza, dimostrando quanto la collaborazione con il mondo della pesca sia fondamentale per affrontare il problema delle reti fantasma.</span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span>L'individuazione degli attrezzi dispersi è stata resa possibile grazie a </span><b><span>un'intensa attività di mappatura dei fondali: 90 transetti</span></b><span> effettuati con Side Scan Sonar (SSS) e MultibeaM </span><b><span>e oltre 250 ore di video registrate da operatori subacquei e ROV</span></b><span> (Remotely Operated Vehicle). Le operazioni subacquee hanno visto il coinvolgimento diretto dei ricercatori ISPRA con il supporto dei sommozzatori della Polizia di Stato. In totale sono state </span><b><span>effettuate più di 50 immersioni, </span></b><span>organizzate con l'alternanza di squadre operative per garantire sicurezza e precisione durante le operazioni.  </span><b><span>Tra gli interventi più impegnativi si segnala la rimozione di una grande rete a strascico sul fondale del Golfo dell'Asinara</span></b><span>, operazione complessa che ha richiesto diverse immersioni preliminari per preparare la rete alla rimozione e ulteriori immersioni dedicate alle fasi operative di recupero.</span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span>Oltre ai recuperi, il progetto ha realizzato anche diverse operazioni di inattivazione degli attrezzi nei casi in cui la rimozione completa non fosse possibile senza arrecare danni agli habitat. In queste situazioni il team ha operato per tagliare e neutralizzare gli attrezzi, massimizzando la sicurezza delle operazioni e la tutela degli ecosistemi. In tutti i siti dove gli attrezzi sono stati rimossi o inattivati è attualmente in corso un monitoraggio ambientale continuativo, con particolare attenzione agli habitat sensibili.</span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><b><span></span></b></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><b><span>Ogni anno vengono effettuate circa 15 immersioni di monitoraggio nei siti selezionati come maggiormente rappresentativi per la presenza di coralligeno e <i>Posidonia oceanica</i>, </span></b><span>al fine di valutare lo stato di conservazione degli habitat dopo le operazioni di rimozione.</span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span>Per la raccolta e lo stoccaggio dei materiali recuperati è stato posizionato un contenitore adibito alla loro raccolta nell'area di Porto Torres, che è stato completamente riempito, raggiungendo un peso complessivo superiore alle 15 tonnellate.<u></u></span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span>Un secondo punto di raccolta, di dimensioni più ridotte, è stato installato nel porto di Golfo Aranci, su richiesta diretta dei pescatori locali e della Guardia Costiera. </span><b><span>Nel porto di Golfo Aranci sono state finora raccolte 7 tonnellate di reti.</span></b></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Liguria, progetto RAISE: realizzati 3 nuovi bio&#45;reef stampati in 3D per favorire il ripopolamento dell&amp;apos;ostrica piatta</title>
<link>https://www.italia24.news/liguria-progetto-raise-realizzati-3-nuovi-bio-reef-stampati-in-3d-per-favorire-il-ripopolamento-dellostrica-piatta</link>
<guid>https://www.italia24.news/liguria-progetto-raise-realizzati-3-nuovi-bio-reef-stampati-in-3d-per-favorire-il-ripopolamento-dellostrica-piatta</guid>
<description><![CDATA[ Aggiunti nella baia di S. Teresa a Lerici (La Spezia), tre nuovi bio-reef costituiti da una innovativa malta contenente gusci di mitili che garantiranno una maggiore bio-attrattività per l&#039;ostrica piatta (Ostrea edulis), un mollusco-filtratore che contribuisce alla rigenerazione e alla tutela degli ambienti marini ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202604/image_870x580_69e5e98981424.webp" length="69428" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 12:17:35 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>ENEA</strong><span> </span>ha messo in mare, al centro della <strong>baia di S. Teresa a Lerici (La Spezia)</strong>, tre nuovi<span> </span><strong>bio-reef</strong> costituiti da una innovativa malta contenente gusci di mitili, con l’obiettivo di favorire il ripopolamento dell’ostrica piatta (<em>Ostrea edulis</em>), un <strong>mollusco</strong>-<strong>filtratore</strong><span> </span>che aiuta a<span> </span><strong>rigenerare gli ambienti marini, tutelare la biodiversità e regolare il clima</strong>. L’attività è stata condotta da ENEA in collaborazione con la <strong>Cooperativa di Mitilicoltori Associati, il Comune di Lerici e la Scuola di Mare</strong> nell’ambito del<span> </span><a href="https://www.raiseliguria.it/en/" target="_blank" rel="noopener"><strong>progetto RAISE</strong></a><span> </span>per lo sviluppo di soluzioni rigenerative basate sulla natura al fine di ricostruire gli habitat naturali e risanare le aree portuali.</p>
<p style="text-align: left;"><strong></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Stampati in 3D</strong><span> </span>con un mix composto da <strong>gusci di mitili (40%) e cemento biocompatibile</strong>, i tre nuovi reef sono stati realizzati nell’ambito di un progetto di dottorato che ha visto collaborare ENEA, <strong>Università di Bologna, Universidad de Cantabria e Fundación Leonardo Torres Quevedo</strong>. L’installazione dei reef è stata possibile grazie all’intervento dei <strong>Palombari del Gruppo Operativo Subacquei (GOS) del COMSUBIN della Marina Militare e dell’azienda Submariner</strong>, supportati da Guardia Costiera e Capitaneria di Porto della Spezia.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">«Con un approccio di economia circolare rigenerativa abbiamo usato gusci di mitili come materia prima seconda in sostituzione di materiali da cava, in modo da valorizzare un sottoprodotto della molluschicoltura e riportare in mare una risorsa naturale preziosa costituita per oltre il 90% da carbonato di calcio, evitandone lo smaltimento in discarica, ma anche riducendo l’impatto ambientale legato all’estrazione di risorse naturali», spiega <strong>Cristian Chiavetta</strong>, responsabile del Laboratorio ENEA Strumenti per la sostenibilità e la circolarità dei sistemi produttivi e territoriali presso il Dipartimento Sostenibilità. «Il cemento utilizzato nella miscela - aggiunge <strong>Chiavetta</strong> - è a basso contenuto di clinker e specificamente formulato per ambienti marini».</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">«I manufatti sono stati poi stampati in 3D, tecnica che garantisce una maggiore libertà progettuale e ottimizzazione delle geometrie, per un design eco-funzionale a supporto della biodiversità», sottolinea <strong>Letizia Caroscio</strong>, dottoranda ENEA-Università di Bologna.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">Con i due reef posizionati nell’ottobre dello scorso anno, salgono a cinque i prototipi che fungeranno da substrato per il ripopolamento dell’<em>Ostrea edulis</em>. Grazie all’elevato contenuto di carbonato di calcio nei gusci, infatti, i reef garantiranno una maggiore bio-attrattività per le ostriche, favorendo anche l’ulteriore formazione di reef naturali in grado di offrire habitat e rifugio a numerose altre specie marine.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">«Questo progetto di ripopolamento e rigenerazione avviato nel Golfo della Spezia è stato possibile solo grazie alla collaborazione delle autorità del territorio, dalla Regione Liguria, che ha autorizzato la messa a mare dei reef, al Comune di Lerici, l’Autorità Portuale, la Marina Militare, la Guardia Costiera e la Capitaneria di Porto della Spezia», sottolinea <strong>Chiara Lombardi</strong>, responsabile del Laboratorio ENEA Biodiversità ed ecosistemi. «Questa operazione - continua - ha permesso, tra le altre cose, il riconoscimento della baia come sito in cui è vietato l’ancoraggio e l’ormeggio, a protezione degli impianti presenti».</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">L’attività si inserisce nel quadro delle progettualità di<span> </span><a href="https://smartbaysteresa.com/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Smart Bay S. Teresa</strong></a>, piattaforma di cooperazione tra ENEA, Cnr, INGV, Comune di Lerici, Cooperativa di Mitilicoltori Associati e Scuola di Mare.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">Le operazioni di supporto e affiancamento dei Palombari durante le attività scientifiche e tecniche in mare e le immersioni relative ai vari progetti di ripristino ambientale sono condotte grazie all’accordo tra COMSUMBIN e Dipartimento Sostenibilità ENEA (2025), derivato dall’accordo quadro tra Stato Maggiore della Difesa ed ENEA (2024).</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Geofisica e Glaciologia: georadar e droni tornano sulla Marmolada per indagare il ghiacciaio di Punta Penia</title>
<link>https://www.italia24.news/geofisica-e-glaciologia-georadar-e-droni-tornano-sulla-marmolada-per-indagare-il-ghiacciaio-di-punta-penia</link>
<guid>https://www.italia24.news/geofisica-e-glaciologia-georadar-e-droni-tornano-sulla-marmolada-per-indagare-il-ghiacciaio-di-punta-penia</guid>
<description><![CDATA[ Il gruppo di lavoro per lo studio sulla Marmolada ha analizzato la stabilità del ghiacciaio di Punta Penia con georadar e modelli numerici ed estenderà successivamente la ricerca all’Adamello per migliorare il monitoraggio ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202604/image_870x580_69dcb0dd06e5a.webp" length="89192" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 10:25:47 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-b9a14c03-7fff-71db-3ccf-501c2f4b66f5" style="text-align: left;"><span>Il Gruppo di lavoro <strong>glaciologico-geofisico</strong> per lo studio della <strong>Marmolada</strong> — che comprende dell'<strong>Università di Parma e l'Università di Padova</strong>, con ricercatori dell'<strong>Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale</strong> (<strong>OGS</strong>) — ha avviato una campagna di indagini geofisiche sul ghiacciaio di <strong>Punta Penia</strong>, completando nei giorni scorsi le misure sul campo. </span><span>L'obiettivo è stabilire se questo settore residuale del ghiacciaio della Marmolada presenti condizioni di instabilità potenziale: forma, quota e dimensioni, osservate in superficie, indicano la necessità di un'analisi approfondita. I dati raccolti con <strong>georadar multibanda su drone</strong> e da terra saranno ora elaborati per <strong>costruire modelli numerici della massa glaciale e valutare gli scenari di pericolosità</strong>, anche in previsione delle future ondate di calore. Lo stesso approccio sarà esteso <strong>all'Adamello</strong>, il più grande ghiacciaio delle Alpi italiane.</span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span></span></p>
<h3 dir="ltr" style="text-align: left;"><span>La montagna cambia: tre rischi emergenti per chi vive e frequenta l'alta quota</span></h3>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span>Il cambiamento climatico non trasforma solo il paesaggio alpino: sta alterando in modo profondo e rapido le <strong>condizioni di sicurezza per le comunità di montagna</strong>, per i lavoratori del settore e per i milioni di persone che ogni anno frequentano l'alta quota per turismo, escursionismo e alpinismo. Tre categorie di rischio, tra loro interconnesse, stanno crescendo con l'accelerazione del riscaldamento globale.</span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span><strong>Crolli e valanghe glaciali</strong>: i</span><span>l ritiro accelerato dei ghiacciai genera settori isolati, assottigliati e termicamente instabili, sempre più soggetti a distacchi improvvisi. Come dimostrato dal <strong>crollo della Marmolada del 3 luglio 2022 </strong>— 11 vittime, il più grave evento glaciale della storia alpina recente — questi fenomeni possono verificarsi senza preavviso visibile e con una dinamica devastante. Gli eventi di collasso glaciale sulle Alpi sono in aumento di frequenza e dimensioni dalla fine degli anni Novanta, in stretta correlazione con l'intensificarsi delle anomalie termiche estive.</span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span><strong>Inondazioni da rotta di laghi glaciali (GLOFs):</strong> i</span><span>l ritiro dei ghiacciai lascia dietro di sé bacini d'acqua trattenuti da morene instabili o da dighe di ghiaccio. La rotta improvvisa di questi laghi — fenomeno noto con l'acronimo internazionale GLOF, </span><span>Glacial Lake Outburst Flood</span><span> — può scatenare ondate di piena e colate detritiche che percorrono interi fondovalle in pochi minuti, mettendo a rischio infrastrutture, abitati e vite umane. Nell'arco alpino il numero di laghi glaciali è cresciuto considerevolmente nell'ultimo ventennio e la loro sorveglianza rappresenta una sfida sempre più urgente per la protezione civile.</span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span><strong>Frane e crolli rocciosi per degradazione del permafrost</strong>: a</span><span>l di là dei ghiacciai veri e propri, vaste porzioni delle pareti rocciose alpine sono interessate dal permafrost — il suolo perennemente gelato che funge da cemento naturale tra i blocchi di roccia. Il riscaldamento in quota sta disgregando questo legante: il permafrost si degrada più in profondità ogni anno, liberando la coesione che manteneva in equilibrio masse rocciose anche di grandi dimensioni. Il risultato è un aumento significativo della frequenza di frane e crolli in quota, spesso di difficile previsione, che interessano sia le vie di comunicazione alpina sia le zone frequentate da escursionisti e alpinisti.</span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span>Questi tre fenomeni non sono indipendenti: interagiscono e si amplificano reciprocamente. La degradazione del permafrost destabilizza le morene che contengono i laghi glaciali; il ritiro dei ghiacciai espone pareti rocciose prima protette dal ghiaccio; le ondate di calore accelerano contemporaneamente la fusione glaciale e il riscaldamento delle rocce in quota. Comprendere e monitorare questi processi in modo integrato è la sfida scientifica che il Gruppo di lavoro ha raccolto, a partire dalla Marmolada e con l'obiettivo di estendersi all'Adamello.</span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span></span></p>
<h3 dir="ltr" style="text-align: left;"><span>La ricerca scientifica: due studi già pubblicati</span></h3>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span>Nei tre anni successivi alla tragedia del 2022, il Gruppo di lavoro ha condotto un'analisi sistematica delle cause del collasso, i cui risultati sono stati pubblicati in due articoli scientifici su riviste internazionali peer-reviewed. Il primo (pubblicato su </span><strong>Geomorphology</strong><span> nel 2023) ha ricostruito la <strong>dinamica del crollo</strong> individuando i meccanismi di sollevamento idraulico e di sovrapressione basale come cause scatenanti. Il secondo (pubblicato su </span><strong>Natural Hazards and Earth System Sciences</strong><span> nel settembre 2025) ha approfondito <strong>l'analisi con simulazioni numeriche</strong> di stabilità basate sul metodo dell'equilibrio limite, dimostrando che solo la combinazione di tre fattori destabilizzanti — pressione idrostatica nei crepacci, sollevamento idraulico e riduzione della resistenza basale — ha determinato la perdita di equilibrio. Questi studi hanno fornito al gruppo gli strumenti concettuali e metodologici per affrontare ora la valutazione del rischio sui settori glaciali residui.</span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span></span></p>
<h3 dir="ltr" style="text-align: left;"><span>La nuova campagna: vedere dentro il ghiacciaio</span></h3>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span>Le indagini appena concluse puntano l'attenzione sul ghiacciaio di Punta Penia per valutarne le condizioni attuali di stabilità. Al centro della campagna vi è l'impiego di un <strong>sistema georadar</strong> (Ground Penetrating Radar – GPR) multibanda, montato su drone e integrato con acquisizioni condotte direttamente dalla superficie glaciale. Le misure da drone consentono una copertura spaziale ampia e sistematica, mentre quelle da terra permettono di raggiungere profondità maggiori e risoluzioni più elevate.</span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span>L'utilizzo di antenne a diverse frequenze permette di esplorare l'interno della massa glaciale in modo non invasivo, restituendo un'immagine tridimensionale della struttura interna: geometria del substrato roccioso, variazioni dello spessore del ghiaccio, presenza e distribuzione di eventuali sacche d'acqua o strati saturi alla base. Quest'ultimo elemento è di importanza cruciale: è proprio la presenza di acqua in pressione alla base o all'interno del ghiacciaio il principale segnale di rischio per la valutazione dell'instabilità.</span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span></span></p>
<h3 dir="ltr" style="text-align: left;"><span>Perché guardare a Punta Penia: le ragioni dell'indagine</span></h3>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span>L'attenzione si concentra sul ghiacciaio di Punta Penia perché le osservazioni di superficie — forma del circo glaciale, pendenza del versante, quota e dimensioni della massa residua — configurano un insieme di <strong>condizioni predisponenti</strong> che, sulla base delle conoscenze acquisite con lo studio del crollo del 2022, suggeriscono la necessità di un'analisi approfondita della struttura interna.</span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span>È importante sottolineare che la presenza di condizioni predisponenti non implica necessariamente l'esistenza di un rischio attuale: solo i dati geofisici in corso di elaborazione permetteranno di stabilire se e in quale misura la massa glaciale presenti caratteristiche di instabilità. I rilievi sul campo sono stati completati; le analisi e la modellazione numerica forniranno nei prossimi mesi una risposta scientificamente fondata.</span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-9d294924-7fff-2dc7-e067-c3042ae0234b" style="text-align: left;"><span>«Dopo il 2022 abbiamo il dovere scientifico di guardare con attenzione ai settori glaciali che presentano analogie morfologiche con quello crollato. Non è un allarme: è un'indagine. La scienza non può pronunciarsi prima di avere i dati, e noi stiamo raccogliendo quei dati»</span><span> — <strong>Aldino Bondesan</strong>, Università di Padova.</span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span>«La montagna alpina sta cambiando più velocemente di quanto i sistemi di sorveglianza attuali siano in grado di seguire. Crolli glaciali, rotte di laghi e frane da permafrost sono fenomeni distinti ma alimentati dalla stessa causa: il riscaldamento in quota. Le metodologie che stiamo sviluppando — dalla Marmolada all'Adamello — puntano a colmare questo divario tra la velocità del cambiamento e la nostra capacità di anticiparlo»</span><span> — <strong>Roberto Francese</strong>, Università di Parma – OGS.</span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span>«Abbiamo avviato queste indagini perché le caratteristiche morfologiche osservabili in superficie ci dicono che è necessario guardare dentro. Non sappiamo ancora cosa troveremo: è esattamente questo l'obiettivo del lavoro. Quello che possiamo dire è che disponiamo oggi degli strumenti per rispondere a questa domanda con rigore scientifico»</span><span> — <strong>Stefano Picotti</strong>, OGS.</span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span>«Il georadar multibanda ci permette di vedere la struttura interna del ghiacciaio con una risoluzione che in passato non era raggiungibile su questo tipo di terreno. I dati sono stati raccolti; ora inizia la fase di elaborazione e modellazione, che dirà se le condizioni predisponenti individuate in superficie trovino riscontro in profondità»</span><span> — <strong>Massimo Giorgi</strong>, OGS.</span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span></span></p>
<h3 dir="ltr" id="docs-internal-guid-4f4a42af-7fff-7458-0141-0f04b7f6a2fd" style="text-align: left;"><span>Dall'Adamello alle Alpi: un programma di monitoraggio del rischio glaciale</span></h3>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span>Il completamento della campagna sulla Marmolada apre la strada <strong>all'estensione delle stesse indagini geofisiche all'Adamello,</strong> il più grande ghiacciaio delle Alpi italiane. Con una superficie residua di circa 17 km², il ghiacciaio dell'Adamello è non solo un serbatoio idrico fondamentale per i territori lombardi e trentini, ma anche un sistema glaciale complesso, con caratteristiche morfologiche e un grado di frequentazione che rendono opportuna una valutazione sistematica delle condizioni di stabilità, dei rischi di formazione di laghi glaciali e del degrado del permafrost nelle aree circostanti.</span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span>L'applicazione della stessa metodologia — georadar multibanda da drone e da terra, modellazione numerica della stabilità, costruzione di scenari di pericolosità — permetterà di confrontare i risultati tra i due sistemi glaciali e di sviluppare approcci di valutazione del rischio trasferibili a scala alpina. L'obiettivo di lungo termine è dotare le autorità competenti di strumenti quantitativi aggiornati per la gestione integrata del rischio in alta montagna.</span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span></span></p>
<h3 dir="ltr" style="text-align: left;"><span>Prossimi passi</span></h3>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span>I dati acquisiti nella campagna saranno elaborati e integrati con le misure geofisiche delle campagne precedenti per produrre una valutazione complessiva del rischio glaciologico sulla Marmolada. I risultati saranno oggetto di pubblicazione scientifica e comunicati alle autorità regionali e nazionali competenti in materia di gestione del rischio in montagna. La ricerca è svolta con fondi istituzionali degli enti coinvolti.</span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span>Link agli studi:</span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-d8a7dae6-7fff-cae5-8b6c-49391ff2556e" style="text-align: left;"><span>Bondesan A. &amp; Francese R.G. (2023). </span><a href="https://doi.org/10.1016/j.geomorph.2023.108687" target="_blank" rel="noopener"><span>The climate-driven disaster of the Marmolada Glacier (Italy).</span></a><span> Geomorphology, 431, 108687. </span></p>
<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-d8a7dae6-7fff-cae5-8b6c-49391ff2556e" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span>Francese R.G. et al. (2025). </span><span><a href="https://doi.org/10.5194/nhess-25-3027-2025" target="_blank" rel="noopener">Failure of Marmolada Glacier (Dolomites, Italy) in 2022: data-based back analysis of possible collapse mechanisms</a>.</span><span> Nat. Hazards Earth Syst. Sci., 25, 3027–3053.</span><span></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Innovazione: ENEA brevetta un dispositivo per monitorare la qualità dell&amp;apos;aria</title>
<link>https://www.italia24.news/innovazione-enea-brevetta-dispositivo-per-monitorare-qualita-dellaria</link>
<guid>https://www.italia24.news/innovazione-enea-brevetta-dispositivo-per-monitorare-qualita-dellaria</guid>
<description><![CDATA[ ENEA ha brevettato un dispositivo elettronico per misurare in tempo reale le concentrazioni di gas inquinanti in atmosfera, consentendo un monitoraggio constante della qualità dell’aria ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202604/image_870x580_69ced5a4009df.webp" length="45916" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 16:41:16 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>ENEA</strong> ha messo a punto un <strong>innovativo</strong> <strong>dispositivo elettronico</strong> <strong>che misura gli inquinanti atmosferici gassosi in tempo reale</strong>. Oltre a permettere la misurazione di concentrazioni di gas disperse in atmosfera, consente l’osservazione costante della qualità dell’aria e la calibrazione o ricalibrazione di sensori elettrochimici per gas.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">Caratterizzato dal tasso di maturità tecnologica più alto (TRL 9), è composto da una scheda elettronica e almeno un sensore elettrochimico che genera un segnale alla presenza di gas.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">«A differenza dei dispositivi di uso comune quello che noi abbiamo realizzato permette di utilizzare contemporaneamente fino a 4 sensori alla volta e di calibrarli senza ricorrere ai servizi di ricalibrazione offerti dalle case produttrici dei sensori», spiega l’inventore del brevetto <strong>Domenico Suriano,</strong> ricercatore ENEA del Laboratorio Modelli e misure per la qualità dell’aria del Dipartimento Sostenibilità presso il Centro Ricerche di Brindisi.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">L’utilizzo contemporaneo dei sensori e la possibilità di una loro ricalibrazione senza modifiche della componentistica elettronica del circuito, caratteristica del nuovo dispositivo, permette un risparmio sia di tempo che economico</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">«L’originalità dell’invenzione sta nella struttura e nella configurazione del blocco analogico dell’elettronica abbinato col blocco digitale sullo stesso substrato della scheda”, sottolinea Suriano. “Permette di ricalibrare il sensore senza alterare la tipologia del circuito o sostituire i componenti elettronici che caratterizzano i due parametri essenziali, ovvero, l’impostazione del livello di amplificazione delle correnti elettriche di uscita del sensore e l’impostazione del livello di zero elettronico del sensore», conclude <strong>Suriano</strong>.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">Le potenzialità del dispositivo sono state oggetto di test in collaborazione con <strong>Arpa Puglia e il Joint Research Center della Commissione europea (JRC) a Ispra (Varese).</strong></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Territorio e rischi naturali: l&amp;apos;INGV porta al Senato i risultati del Seminario di Ragusa</title>
<link>https://www.italia24.news/territorio-e-rischi-naturali-lingv-porta-al-senato-i-risultati-del-seminario-di-ragusa</link>
<guid>https://www.italia24.news/territorio-e-rischi-naturali-lingv-porta-al-senato-i-risultati-del-seminario-di-ragusa</guid>
<description><![CDATA[ L&#039;iniziativa del 7 aprile approfondisce gli scenari di rischio nella Sicilia sud-orientale e consolida il rafforzamento della cooperazione tra INGV e istituzioni locali ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202604/image_870x580_69ccdc13973e3.webp" length="104794" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 13:03:36 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><b><span>Il 7 aprile</span></b><span>, dalle ore 18, presso la prestigiosa Sala "Caduti di Nassirya" del <b>Senato della Repubblica</b>, su iniziativa del Senatore <b>Salvatore Sallemi</b>, si terrà <b>la</b> <b>conferenza stampa di presentazione del volume degli atti del Seminario dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)</b> <b>svoltosi a Ragusa la scorsa estate</b>.</span><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span>L'iniziativa rappresenta <b>un'importante occasione di approfondimento sugli scenari di rischio naturale e antropico del territorio ibleo</b>, nella Sicilia sud-orientale, <b>e consolida una cooperazione istituzionale di eccellenza tra l'INGV e il Libero Consorzio Comunale di Ragusa</b> (già Provincia Regionale).</span><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span>Il volume raccoglie i risultati del workshop durante il quale i ricercatori dell'INGV, in collaborazione con gli esperti locali, hanno delineato le principali criticità di un'area caratterizzata da un'elevata complessità geologica e ambientale.</span><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span>Durante la conferenza stampa interverranno il Senatore <b>Salvatore Sallemi</b>, titolare dell'iniziativa, il Presidente dell'INGV, <b>Fabio Florindo</b>, la Presidente del Libero Consorzio Comunale di Ragusa, <b>Maria Rita Annunziata Schembari</b>, il Prefetto e Vice Presidente dell'Agenzia Europea dell'Ambiente (EEA), <b>Stefano Laporta</b>, il Dirigente di ricerca INGV, <b>Massimo Chiappini</b>, il Presidente dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), <b>Nicola Casagli</b>, il Professore Emerito dell'Università di Padova e Membro della Commissione Grandi Rischi, <b>Giuseppe Maschio</b>, la Dirigente di ricerca dell'Istituto per la Tecnologia delle Membrane del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR - ITM), <b>Lidietta Giorno</b>. A condurre e coordinare la presentazione il Presidente della Conferenza Mediterranea - COMEN, <b>Francesco Venerando Mantegna</b>.</span><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><i><span></span></i></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;">«La collaborazione tra l'INGV e il Libero Consorzio Comunale di Ragusa è un esempio virtuoso di forte sinergia tra istituzioni del territorio e comunità scientifica - dichiara il <b>Senatore Salvatore Sallemi</b> - Auspico che questo modello si estenda anche alle restanti aree costiere della Regione Siciliana».<span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span>Tra i risultati più rilevanti del percorso avviato si evidenzia<b> l'istituzione di un Tavolo tecnico-scientifico permanente tra INGV e il Libero Consorzio Comunale di Ragusa</b>, volto a rafforzare la collaborazione tra i ricercatori dell'Istituto e i più qualificati studiosi del territorio, con l'obiettivo di trasformare l'analisi scientifica in strumenti utili alla pianificazione e alla prevenzione.</span><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><i><span></span></i></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;">«La firma della convenzione tra il nostro Istituto e il Libero Consorzio Comunale di Ragusa - dichiara <b>Fabio Florindo</b>, Presidente dell'INGV - rappresenta un'importante opportunità per rafforzare e rendere sempre più efficaci le tecniche di osservazione dei fenomeni geofisici».<span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span>Priorità centrale resta la <b>prevenzione dei rischi naturali</b>, attraverso lo sviluppo di un monitoraggio innovativo e integrato di parametri ambientali critici. In questo contesto è stata avanzata una proposta per il Sistema Osservativo Ambientale (SOA), un'infrastruttura regionale di monitoraggio ambientale progettata per affrontare i rischi climatici e geologici urgenti che interessano la Sicilia. Il SOA promuove un passaggio da una gestione reattiva delle emergenze a un modello scientifico proattivo basato su tre principali reti ad alta tecnologia: la rete OS-IS® che utilizza sensori terrestri e tecniche di machine learning per monitorare il moto ondoso e l'impatto costiero; lo <i>Smart Rainfall System</i> (SRS) che sfrutta l'interferenza dei segnali satellitari per fornire una mappatura in tempo reale e ad alta risoluzione delle precipitazioni estreme; il sistema BlueBox, un laboratorio portatile per il monitoraggio dei parametri di salute marina tramite navi già operanti in area di interesse. Integrando tecnologie di intelligenza artificiale e Internet of Things (IoT), il SOA mira a fornire ai decisori dati precisi per stabilire le priorità sugli investimenti infrastrutturali e mitigare i danni causati da frane e da erosione costiera.</span><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><b><span></span></b></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><b><span>Gli studi condotti finora hanno evidenziato una criticità prioritaria rappresentata dall'intrusione salina</span></b><span>. Le analisi di laboratorio, infatti, confermano l'avanzamento del cuneo salino nelle falde acquifere costiere, ovvero un fenomeno causato dall'eccessivo prelievo di acqua per l'irrigazione nelle aree di serricoltura, accompagnato da un significativo inquinamento delle acque.</span><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;">«La ricerca scientifica è chiamata a dare risposte concrete - spiega <b>Massimo Chiappini</b>, Dirigente di Ricerca dell'INGV – La nostra missione è duplice: da un lato aumentare la conoscenza e la consapevolezza dei rischi, dall'altro fornire strumenti utili alle istituzioni e ai cittadini, affinché possano adottare misure efficaci di prevenzione e adattamento. Investire in queste azioni significa ridurre la vulnerabilità e costruire resilienza».<span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span>La presentazione al Senato rappresenta, in questo quadro, una significativa attestazione di incisività della cooperazione istituzionale, finalizzata a consentire un passaggio più efficace dalla fase di studio alla definizione di concrete proposte progettuali per la tutela e la gestione del territorio.</span><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span lang="it"></span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span lang="it">La conferenza stampa sarà trasmessa in diretta streaming su<span> </span></span><span lang="it"><a href="https://webtv.senato.it/" target="_blank" rel="noopener"><span>Senato WebTV</span></a></span><span lang="it"><span> </span>e sul<span> </span></span><span lang="it"><a href="https://www.youtube.com/user/SenatoItaliano" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span>canale Youtube del Senato</span></a></span><span lang="it">.</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Mar Mediterraneo: nuove tecnologie identificano il &amp;quot;capodoglio pigmeo&amp;quot; grazie all&amp;apos;analisi del DNA ambientale</title>
<link>https://www.italia24.news/mar-mediterraneo-nuove-tecnologie-identificano-il-capodoglio-pigmeo-grazie-allanalisi-del-dna-ambientale</link>
<guid>https://www.italia24.news/mar-mediterraneo-nuove-tecnologie-identificano-il-capodoglio-pigmeo-grazie-allanalisi-del-dna-ambientale</guid>
<description><![CDATA[ La scoperta del progetto europeo LIFE-CONCEPUT MARIS, capitanato da ISPRA, che ha identificato il cetaceo, ritenuto finora assente nelle acque mediterranee, grazie alle tracce genetiche rilasciate nell&#039;ambiente marino ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202603/image_870x580_69cb999392461.webp" length="34184" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 12:35:01 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;">Le nuove tecnologie stanno rivoluzionando la <strong>biologia marina</strong>; una scoperta inattesa riscrive le conoscenze sulla biodiversità del Mar Mediterraneo. <b>Il cogia di De Blainville</b> o, secondo la terminologia anglosassone, il "capodoglio pigmeo" (<i>Kogia breviceps</i>), <b>finora ritenuto assente in queste acque, è stato identificato grazie all'analisi del DNA ambientale</b> (eDNA), l'insieme di tutte le tracce genetiche che un organismo lascia dietro di sé nell'ambiente. Nessun avvistamento diretto, nessuna ripresa subacquea: la presenza di questo cetaceo elusivo è emersa attraverso le <strong>tracce genetiche rilasciate nell'ambiente marino</strong> e raccolte in semplici campioni d'acqua. Una tecnica innovativa che apre nuove prospettive per lo studio e il monitoraggio delle specie difficili da osservare e che conferma il potenziale dell'"investigazione molecolare" come strumento chiave per esplorare ecosistemi ancora poco conosciuti e aggiornare la distribuzione delle specie nel Mare Nostrum.</p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;">La sorprendente scoperta l'hanno fatta i ricercatori dell'<strong>Università di Milano-Bicocca</strong>, in collaborazione con quelli di <strong>ISPRA</strong>, <strong>Stazione Zoologica di Napoli e Università di Valencia</strong>, che lavorano al <strong>progetto europeo LIFE-CONCEPTU MARIS</strong>, capitanato da <strong>ISPRA</strong> e appena concluso, il cui obiettivo è stato il monitoraggio dei cetacei e delle tartarughe marine del Mediterraneo usando traghetti di linea come piattaforme di raccolta di dati e campioni.</p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"></p>
<h3 class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><b>Identikit di un cetaceo elusivo</b></h3>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;">Il cogia di De Blainville raggiunge circa 3-3,5 metri di lunghezza, vive nei mari tropicali e temperati caldi e si nutre soprattutto di calamari che individua con il sofisticato biosonar. <strong>Rarissimo da osservare in mare aperto</strong>, è <strong>probabilmente</strong> <strong>più diffuso di quanto sembri</strong>: semplicemente, passa gran parte della sua vita lontano dalla costa e non è visibile ad occhio umano.</p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;">Per poterlo rintracciare<b>, </b>i ricercatori hanno prelevato campioni di acqua di mare da traghetti commerciali in navigazione. In totale, sono stati raccolti <strong>12 litri d'acqua per ciascuno dei 393 punti di campionamento sparsi nel Mediterraneo centro-occidentale.</strong></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;">L'acqua, immediatamente filtrata a bordo delle navi, ha permesso di catturare tutto il materiale biologico sospeso, che racchiude in sé <strong>frammenti di DNA</strong>. In laboratorio, utilizzando tecniche di sequenziamento avanzate, è stata fatta la scoperta sorprendente: il DNA del cogia di De Blainville è stato trovato in 10 campioni diversi, corrispondenti ad almeno 5 eventi di presenza indipendenti. Queste tracce erano distribuite in un'area molto vasta che si estende dal <strong>Mar Tirreno fino allo Stretto di Gibilterra.</strong></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"></p>
<h3 class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><b>La sua strategia di difesa</b></h3>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;">Il DNA del cogia di De Blainville è stato trovato, paradossalmente, con maggiore facilità rispetto a quello di altri cetacei rari ma avvistati più spesso, questo grazie alla sua straordinaria strategia di difesa. Quando minacciati, i cetacei del genere Kogia espellono un fluido bruno-rossastro da una "sacca d'inchiostro" interna, simile a quella dei calamari. Questo fluido crea un'enorme nuvola che li nasconde alla vista dei predatori, come orche o squali, fluido che, espulso in grandi quantità (fino a 11 litri per volta), è ricchissimo di DNA. Di conseguenza, lo stesso meccanismo che rende il cogia di De Blainville invisibile agli occhi di un predatore lo rende, al contrario, molto visibile agli strumenti di analisi molecolare.</p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"></p>
<h3 class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><b>Dove e da quanto tempo esiste</b></h3>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;">La vasta distribuzione geografica e temporale dei rilevamenti, insieme alla presenza di diversi profili genetici, suggerisce che non si tratta di singoli individui provenienti dall'Atlantico. È molto più probabile che nel Mediterraneo esista una popolazione stabile e radicata di cogia di De Blainville.</p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;">Un'ipotesi ancora più affascinante è che la popolazione mediterranea possa essere un "relitto", una sottopopolazione rimasta isolata per lungo tempo. A suggerirlo è il ritrovamento di un profilo genetico unico, diverso da quelli degli esemplari atlantici prossimi a Gibilterra, che potrebbe indicare una lunga storia evolutiva all'interno del bacino.</p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;">Questa scoperta scientifica ha un'importante conseguenza pratica: giustifica la richiesta di includere ufficialmente il cogia di De Blainville nelle <strong>liste di protezione internazionali per il Mediterraneo</strong>, come <strong>l'accordo ACCOBAMS</strong> (Accordo per la Conservazione dei Cetacei nel Mar Nero, Mar Mediterraneo e Zona Atlantica adiacente), per garantirne la tutela.</p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;">La notizia della scoperta è stata da poco pubblicata sulla rivista <strong>Mammal Review</strong>, trimestrale di primaria importanza che tratta temi legati all'ecologia applicata, la conservazione e la gestione dei mammiferi, studi sul comportamento animale, dinamiche di popolazione, confermando la solidità e la rilevanza scientifica dei risultati.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>CNR &#45; Istituto di Scienze marine: aperto al pubblico di Venezia il Biodiversity Gateway</title>
<link>https://www.italia24.news/cnr-istituto-di-scienze-marine-apre-al-pubblico-di-venezia-il-biodiversity-gateway</link>
<guid>https://www.italia24.news/cnr-istituto-di-scienze-marine-apre-al-pubblico-di-venezia-il-biodiversity-gateway</guid>
<description><![CDATA[ Inaugurato il centro Biodiversity Gate del CNR-Ismar il 28 marzo alla Palazzina Canonica di Venezia: al suo interno, installazioni immersive, laboratori didattici e attività di divulgazione per conoscere la biodiversità del nostro territorio e imparare a tutelarla ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202603/image_870x580_69cb995b05bc6.webp" length="32958" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 12:34:58 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-4941280d-7fff-7703-bc98-58416d2cbcfb"><span>A conclusione dell'<strong>International Symposium "Transformative Ocean Science",</strong> che dal 24 marzo ha riunito nella capitale veneta  studiosi, decisori politici e stakeholder nazionali e internazionali  impegnati sul tema della tutela degli ambienti marini, </span><span><strong>sabato 28 marzo si inaugura il Biodiversity Gateway</strong>,</span><span> progetto coordinato dall'<strong>Istituto di Scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ismar)</strong> nell'ambito del <strong>National Biodiversity Future Center (NBFC):</strong> uno spazio fisico che sarà aperto in forma permanente presso la Palazzina Canonica con l'intento di creare un ponte tra ricerca scientifica e società per conoscere la biodiversità italiana e imparare a tutelarla.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>L'inaugurazione della sede di <strong>Venezia</strong> </span><span>Biodiversity Gateway – </span><span>che si unisce al centro già istituito nel 2025 a Palermo e ai nodi territoriali di Roma, Napoli, Lecce e Fano – è in programma per tutta la giornata di </span><span>sabato 28 marzo. </span><span>La mattina, in programma presso la sede del Cnr-Ismar (Arsenale Tesa), prevede i saluti istituzionali del Presidente del Cnr </span><strong>Andrea Lenzi</strong><span>, dell'Assessore all'Ambiente del Comune di Venezia </span><strong>Massimiliano De Martin</strong><span>, del Presidente della Regione Veneto</span><span> <strong>Alberto Stefani</strong> </span><span>e del Presidente di NBFC </span><strong>Luigi Fiorentino</strong><span>. Seguiranno interventi di </span><span><strong>Massimo Labra</strong> </span><span>(Direttore Scientifico NBFC), </span><span><strong>Francesco M. Falcieri</strong> </span><span>(Coordinatore del Gateway), </span><span><strong>Federica Foglini</strong> </span><span>(Coordinatrice del Gateway digitale), </span><span><strong>Francesco Musco</strong> </span><span>(Presidente del CORILA), </span><span><strong>Pierpaolo Campostrini</strong> </span><span>(Direttore del CORILA) e del conduttore televisivo e naturalista </span><strong>Emanuele Biggi.</strong></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>«L'inaugurazione del Biodiversity Gateway rappresenta un passo importante per avvicinare la ricerca scientifica alla società. La biodiversità è una risorsa strategica per il nostro Paese e la sua tutela richiede conoscenza, consapevolezza e responsabilità condivisa", dichiara </span><strong>Andrea Lenzi</strong><span>, Presidente del Consiglio nazionale delle ricerche. "Con questo spazio, il Cnr e NBFC costruiscono un ponte tra scienza, cittadini e territori, rendendo accessibili i risultati della ricerca e promuovendo una cultura della sostenibilità fondata sui dati e sull'evidenza scientifica. Venezia, per la sua storia e la sua fragilità ambientale, è un luogo ideale per rafforzare questo dialogo e per sviluppare una visione della tutela degli ecosistemi che sia al tempo stesso scientifica, educativa e internazionale».</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>«Venezia rafforza il suo ruolo come hub globale per le scienze ambientali e del mare, oggi, con l'inaugurazione del Gateway, uno spazio che intende rappresentare una porta di accesso al mondo della biodiversità, che giunge a poche ore dalla conclusione di un simposio internazionale che ha riunito 400 ricercatori ed esperti da 23 Paesi, 59 Istituzioni di ricerca e 13 Organizzazioni internazionali, con l'obiettivo di creare un consenso per supportare le azioni del Patto degli Oceani recentemente lanciato dalla Commissione Europea e della recente iniziativa Ocean Eye presentata dalla Presidente Von der Leyen durante la settimana degli oceani a  Bruxelles», dichiara </span><strong>Mario Sprovieri, </strong><span>direttore del Cnr-Ismar.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>«L'apertura al pubblico del Biodiversity Gateway di Venezia rappresenta il segno tangibile di un percorso che il Centro Nazionale per Biodiversità ha intrapreso con determinazione e che oggi entra in una nuova fase di maturità e apertura. Il Gateway nasce per essere un luogo di incontro tra ricerca, innovazione e società. Un luogo che si apre al territorio, dialoga con le istituzioni, coinvolge i cittadini e contribuisce a costruire consapevolezze e responsabilità condivisa sul tema della biodiversità. In un contesto unico al mondo come quello lagunare, fragile e straordinario al tempo stesso, assume un significato ancora più profondo. Questo risultato è frutto di un lavoro corale di ricercatrici e ricercatori, delle istituzioni coinvolte dei partner territoriali e di tutti coloro che hanno creduto nella missione del Centro», afferma </span><strong>Luigi Fiorentino</strong><span>, presidente del National Biodiversity Future Center.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>«La sfida della biodiversità si vince partendo dalla conoscenza scientifica, ma includendo i cittadini e gli enti territoriali: il Gateway è la porta che connette la comunità scientifica con i diversi stakeholder per generare una comunità unita di custodi del territorio», commenta </span><strong>Massimo Labra</strong><span>, direttore scientifico del National Biodiversity Future Center.</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>ENEA: &amp;quot;Riqualificare gli edifici romani per ridurre i consumi e le emissioni&amp;quot;</title>
<link>https://www.italia24.news/enea-riqualificare-gli-edifici-romani-per-ridurre-i-consumi-e-le-emissioni</link>
<guid>https://www.italia24.news/enea-riqualificare-gli-edifici-romani-per-ridurre-i-consumi-e-le-emissioni</guid>
<description><![CDATA[ Oltre 350mila interventi di riqualificazione energetica a Roma dal 2013 ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202603/image_870x580_69ca52dd11917.webp" length="42148" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 13:05:21 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<section id="section-id-c8af0869-9c70-46ed-b085-e3754594a678" class="sppb-section">
<div class="sppb-row-container">
<div class="sppb-row">
<div class="sppb-col-md-12  " id="column-wrap-id-4ceccbba-f1e7-4ac4-866b-6de361a767bc">
<div id="column-id-4ceccbba-f1e7-4ac4-866b-6de361a767bc" class="sppb-column ">
<div class="sppb-column-addons">
<div id="sppb-addon-wrapper-efb4e7a8-f21c-42bd-bcf1-78d9bd99b957">
<div id="sppb-addon-efb4e7a8-f21c-42bd-bcf1-78d9bd99b957">
<div>
<div>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Un <strong>potenziale risparmio del 20% sui consumi di energia del patrimonio residenziale romano</strong>, che conta circa 1,28 milioni di abitazioni occupate in oltre 175 mila edifici. È quanto emerge dallo studio "<strong>Strategia di riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare di Roma Capitale</strong>", elaborato da ENEA nell’ambito del Climate City Contract di Roma Capitale, secondo cui circa il 60% delle emissioni complessive della città è connesso agli edifici.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Nel complesso, il settore residenziale rappresenta la quota più rilevante dei consumi energetici degli edifici della Capitale. Secondo le elaborazioni ENEA (dati 2022) il 59,7% dei consumi energetici degli edifici è legato alle abitazioni, mentre il terziario privato pesa per il 26% e gli edifici pubblici per il 14,3%.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">L’analisi ENEA si basa su oltre 400 mila attestati di prestazione energetica (APE), dai quali emerge che circa due terzi degli immobili residenziali romani si collocano nelle classi più basse (F-G), caratterizzate da scarse prestazioni energetiche.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Lo studio ricostruisce anche l’impatto delle politiche di incentivazione attivate negli ultimi anni: dal 2013 a Roma sono stati realizzati oltre<strong> 350 mila interventi di riqualificazione energetica</strong>, grazie a strumenti come Ecobonus, Superbonus, Bonus Casa e Conto Termico. Complessivamente gli <strong>investimenti hanno superato 6,1 miliardi di euro</strong>, generando un <strong>risparmio energetico di oltre 1 TWh all’anno</strong>, pari a circa il 9% dei consumi del settore residenziale nel 2022.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Il report analizza anche i consumi del patrimonio pubblico della Capitale: la quota maggiore dei consumi energetici viene dagli ospedali (27,8%), seguiti da strutture amministrative (22,8%) ed edifici scolastici (11,6%).</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">ENEA ha presentato diversi scenari per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio di Roma Capitale: quello di policy, il più ambizioso, delinea un risparmio energetico di poco più di 100 GWh/anno a fronte di circa 100 mila interventi effettuati ogni anno. Dall’analisi emerge che, per centrare gli obiettivi del Climate City Contract, gli interventi dovrebbero concentrarsi su specifici segmenti del settore residenziale, in particolare i condomini costruiti nel secondo dopoguerra fino agli anni Ottanta, accelerando le azioni negli alloggi abitati da famiglie in condizioni di povertà energetica, al fine di migliorare la qualità dell’abitare e ridurre il peso delle bollette.</span></p>
<h3>Previsioni e aspettative<span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"> </span></h3>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>Secondo l’analisi ENEA</strong>, nel periodo<strong> 2025-2040</strong>, la<strong> riduzione delle emissioni potrebbe variare da circa 250 mila fino a 450 mila tonnellate di CO₂ all’anno</strong>, in funzione dei diversi scenari di intervento e di investimento. Tra gli immobili più strategici per la riqualificazione sono stati individuati oltre 40 mila grandi condomini con scarse prestazioni energetiche, costruiti tra il secondo dopoguerra e gli anni Settanta (circa 600 mila alloggi) e circa 750 edifici residenziali pubblici, con più di otto abitazioni.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«Incrociando questi dati con indicatori quali l’Indice di Disagio Sociale e Indice di Disagio Edilizio, è possibile individuare i quartieri in cui concentrare le prime azioni di riqualificazione, con l’obiettivo di coniugare transizione energetica e inclusione sociale», spiega <strong>Monica Misceo, responsabile del Laboratorio ENEA Progetti e buone pratiche per la riqualificazione energetica degli edifici</strong>. «Sarebbe utile» conclude « coinvolgere nuove figure professionali, come i facilitatori sociali, per promuovere percorsi di partecipazione ai processi di riqualificazione, mediando le relazioni tra tecnici, professionisti e inquilini. Questo coinvolgimento è fondamentale per prevenire possibili conflitti in fase di cantierizzazione, evitando rallentamenti nella realizzazione degli interventi».</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«La<strong> riqualificazione energetica</strong> del patrimonio edilizio rappresenta una leva strategica non solo per la decarbonizzazione, ma anche per <strong>migliorare la qualità dell’abitare e sostenere la transizione energetica di Roma Capitale</strong>», dichiara <strong>Edoardo Zanchini, direttore dell'Ufficio Clima di Roma Capitale</strong>. «Per raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica» conclude «è necessario un approccio integrato che combini elettrificazione dei consumi, riqualificazione dell’involucro edilizio, digitalizzazione e gestione intelligente dell’energia, integrazione delle fonti rinnovabili e strumenti finanziari capaci di mobilitare nuovi investimenti».</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Per approfondire<br>studio:<span> </span><a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.romaperilclima.it/wp-content/uploads/2026/03/Strategia-di-Riqualificazione-Energetica-del-Patrimonio-Immobiliare-di-Roma-Capitale_documento_ENEA_conferenza_3marzo2026_compressed.pdf">Strategia di riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare di Roma Capitale</a> <br></span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">sito: <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.romaperilclima.it/il-climate-city-contract/">Climate City Contract</a> </span></p>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</section>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Ambiente, dai freni agli pneumatici: i licheni per tracciare la dispersione di microplastiche e metalli tossici in città</title>
<link>https://www.italia24.news/ambiente-dai-freni-agli-pneumatici-i-licheni-per-tracciare-la-dispersione-di-microplastiche-e-metalli-tossici-in-citta</link>
<guid>https://www.italia24.news/ambiente-dai-freni-agli-pneumatici-i-licheni-per-tracciare-la-dispersione-di-microplastiche-e-metalli-tossici-in-citta</guid>
<description><![CDATA[ A Toronto, un team internazionale si è occupato di innovative indagini di biomonitoraggio multidisciplinare sull&#039;impatto ambientale delle microplastiche da usura degli pneumatici ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202603/image_870x580_69c66815cbc23.webp" length="102608" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 11:41:12 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span>Un team internazionale di esperti dell'</span><b>Università di Siena (UniSI),</b><span> dell'</span><b>Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)</b><span> e della </span><b>Trent University di Peterborough, Canada</b><span>, ha studiato la diffusione delle emissioni automobilistiche non-esauste (da abrasione, non combuste) lungo un transetto di 150 metri dalla Highway 401, a Toronto, Ontario, la strada più trafficata del Nord America.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Lo studio, dal titolo: "<a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0013935126005517?via%3Dihub" target="_blank" rel="noopener">Distance decay of tire wear particles and potentially toxic elements near Canada's busiest highway: Assessing lichen transplants as biomonitors</a>", è stato effettuato esponendo trapianti lichenici a diverse distanze dalla sede stradale, mettendo così in rilievo, attraverso analisi multidisciplinari,<b><span> </span>la decrescita esponenziale del bioaccumulo di microplastiche da usura degli pneumatici con l'aumento della distanza dalla strada</b><span> </span>e la concomitante<span> </span><b>diminuzione del 70% del contenuto in particolato metallico veicolare a 35 metri dalla<span> </span><i>highway</i>, con una robusta correlazione tra particolato emesso dai freni e dagli pneumatici.</b></span></p>
<p class="v1MsoNormal"></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">La ricerca è stata realizzata nell'ambito del Dottorato congiunto tra UniSi e INGV, in collaborazione con il progetto CHIOMA (Cultural Heritage Investigations and Observations: a Multidisciplinary Approach)".</span></p>
<p class="v1MsoNormal"></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">«</span><span lang="it">Nel mio periodo di permanenza all'estero per il percorso dottorale», dichiara <b>Lisa Grifoni</b>, recente PhD cum laude in Scienze della Vita, «sono state intraprese innovative analisi combinate ottiche, chimiche e magnetiche in collaborazione con il Prof. <b>Julian Aherne</b> della School of Environment della Trent University, per <b>delineare la diffusione delle </b></span><b><span lang="it">microplastiche da usura degli pneumatici negli ambienti urbani caratterizzati da intenso traffico veicolare</span></b><span lang="it">, ottenendo ottime indicazioni sulle potenzialità di questi metodi integrati»</span><span lang="it">.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">«Le nuove disposizioni Euro 7 rappresentano una svolta nella legislazione delle emissioni automobilistiche, regolando per la prima volta i limiti emissivi da attrito, ossia da freni e gomme»</span><span lang="it">, dichiara <b>Aldo Winkler</b>, responsabile del laboratorio di paleomagnetismo dell'INGV, «in tal senso, questo articolo introduce l'applicazione delle metodologie magnetiche alle microplastiche degli pneumatici, espandendo l'approccio che nel 2020 dimostrò il ruolo determinante dei freni automobilistici per la diffusione di particolato metallico in ambito urbano».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">«Questo studio apre <b>nuove prospettive nell'utilizzo dei licheni come bioaccumulatori di particolato inquinante,</b> mettendo in risalto la stretta correlazione tra microgomme, elementi chimici potenzialmente tossici e particolato magnetico, attraverso design espositivi che permettono di osservare la diffusione delle emissioni automobilistiche con una risoluzione spaziale difficilmente conseguibile con altri metodi», sottolinea <b>Stefano Loppi</b>, docente del Dipartimento di Scienze della Vita di UniSi.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="it">Tra gli<span> </span><b>sviluppi futuri</b>, in continuità con il progetto CHIOMA, si intende<span> </span><b>indagare la diffusione e la contaminazione da microplastiche nei beni culturali</b>,<span> </span><b>utilizzando, per la loro conservazione preventiva, i metodi del biomonitoraggio magnetico e chimico.</b></span><span lang="it"></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia: potenziato il monitoraggio del Mediterraneo con il nuovo cavo sottomarino</title>
<link>https://www.italia24.news/istituto-nazionale-di-geofisica-e-vulcanologia-potenziato-il-monitoraggio-del-mediterraneo-con-il-nuovo-cavo-sottomarino</link>
<guid>https://www.italia24.news/istituto-nazionale-di-geofisica-e-vulcanologia-potenziato-il-monitoraggio-del-mediterraneo-con-il-nuovo-cavo-sottomarino</guid>
<description><![CDATA[ Il nuovo collegamento potenzia il sito osservativo Western Ionian Sea (WIS), infrastruttura scientifica dedicata alla raccolta di dati in tempo reale dal mare profondo ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202603/image_870x580_69c3eed924821.webp" length="58056" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 06:51:16 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Si sono <strong>concluse </strong>con successo le <strong>operazioni di installazione di un nuovo cavo elettro-ottico </strong></span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><strong>sottomarino</strong> al largo della costa di Catania, realizzato dall’<strong>Istituto Nazionale di Geofisica e </strong></span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><strong>Vulcanologia</strong> (INGV) grazie ai finanziamenti del <strong>progetto PNRR ITINERIS</strong>, dedicato al </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">potenziamento e all’integrazione delle infrastrutture di ricerca italiane nelle reti europee di </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">eccellenza. <strong>L’intervento, rappresenta un importante avanzamento nelle capacità di </strong></span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><strong>osservazione e monitoraggio del mare profondo nel Mediterraneo</strong>. </span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Il nuovo cavo, lungo circa 35 km, collega la stazione a terra situata nel porto di Catania al </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">sito Western Ionian Sea (WIS), localizzato a circa 2000 metri di profondità nel Mar Ionio </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">occidentale.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Il sito WIS articolato in diversi sistemi osservativi interconnessi, costituisce un’infrastruttura </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">di ricerca di livello europeo in grado di effettuare un monitoraggio multiparametrico e in </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">tempo reale dell’ambiente marino profondo. <strong>L’infrastruttura è gestita congiuntamente da </strong></span><strong><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">INGV e INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) ed è </span></strong><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">parte del consorzio europeo EMSO ERIC</span><strong><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"> (European Multidisciplinary Seafloor and water column Observatory </span></strong><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><strong>European Research Infrastructure Consortium)</strong>. </span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Dotato di 24 fibre ottiche, il nuovo sistema, prodotto per INGV da una partnership costituita </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">da <strong>Elettra Tlc e MacArtney Italy</strong>, consente la <strong>trasmissione in tempo reale di grandi </strong></span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><strong>quantità di dati </strong>provenienti dagli osservatori installati sul fondale garantendone al tempo </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">stesso  l’alimentazione elettrica. La terminazione sottomarina del cavo è stata progettata per </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">ospitare nuovi sistemi di osservazione, mentre un sistema dedicato di gestione e </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">distribuzione dei dati consentirà l’accesso in tempo reale all’intera infrastruttura. </span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Il <strong>potenziamento della connettività </strong>consentirà di ampliare l’area osservata e favorirà lo </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">sviluppo di esperimenti innovativi e interdisciplinari, offrendo servizi di hosting per diverse </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">comunità scientifiche, dalla geofisica all’oceanografia fino alla biologia marina, e </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">assicurando accessibilità sia in situ che da remoto, con un significativo <strong>miglioramento del </strong></span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><strong>monitoraggio continuo dell’ambiente marino profondo</strong>. </span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">«Grazie a questo intervento la vita operativa della infrastruttura, sviluppata dagli inizi degli </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">anni 2000,  sarà estesa di almeno ulteriori 20 anni, garantendo continuità e stabilità alle </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">attività di ricerca nel lungo periodo» afferma <strong>Davide Embriaco, responsabile dell’attività </strong></span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><strong>INGV WIS</strong> del progetto PNRR ITINERIS. </span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">«Questa infrastruttura rafforza in modo significativo le capacità di osservazione in mare </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">profondo e apre nuove opportunità per studi interdisciplinari sempre più integrati, che </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">contribuiranno alla comprensione dei processi che regolano ambienti ancora in gran parte </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">inesplorati» dichiara la<strong> Direttrice del Dipartimento Ambiente dell’INGV,  Fabrizia </strong></span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><strong>Buongiorno</strong>.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">«Investire in queste infrastrutture significa <strong>potenziare la capacità</strong> del Paese di <strong>comprendere </strong></span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><strong>e monitorare i processi naturali</strong>, contribuendo a sostenere una ricerca integrata a livello  </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">internazionale volta alla conoscenza  e alla tutela dell’ambiente marino,» conclude il </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><strong>Presidente dell’INGV, Fabio Florindo</strong>. «Il progetto PNRR ITINERIS rappresenta un </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">esempio concreto di integrazione tra innovazione tecnologica e ricerca scientifica di </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">eccellenza».</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Accordo tra Museo Nazionale Romano e Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia per la salvaguardia del patrimonio culturale</title>
<link>https://www.italia24.news/accordo-tra-museo-nazionale-romano-e-istituto-nazionale-di-geofisica-e-vulcanologia-per-la-salvaguardia-del-patrimonio-culturale</link>
<guid>https://www.italia24.news/accordo-tra-museo-nazionale-romano-e-istituto-nazionale-di-geofisica-e-vulcanologia-per-la-salvaguardia-del-patrimonio-culturale</guid>
<description><![CDATA[ Firmato l&#039;accordo di collaborazione scientifica tra MNR e INGV per monitorare e prevenire eventuali danni causati dall&#039;inquinamento atmosferico ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202603/image_870x580_69c1028c135fd.webp" length="35858" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 11:12:10 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">È stato <strong>firmato </strong>venerdì 20 marzo, alle Terme di Diocleziano, l’<strong>Accordo di collaborazione scientifica tra il </strong></span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>Museo Nazionale Romano</strong> (MNR) e l’<strong>Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia</strong> </span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">(INGV), rappresentati rispettivamente dalla <strong>Direttrice Federica Rinaldi </strong>e dal <strong>Presidente Fabio </strong></span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>Florindo</strong>.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">In base all’Accordo, nel prossimo quadriennio le due Istituzioni collaboreranno alla </span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>promozione di iniziative congiunte di ricerca e valorizzazione del patrimonio culturale</strong> </span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">impegnandosi a promuovere la realizzazione di eventi istituzionali negli ambiti della </span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">divulgazione e diffusione delle conoscenze relative al patrimonio e alle attività culturali, a </span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">livello nazionale e internazionale, nel rispetto delle proprie finalità istituzionali.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">In particolar modo, gli Istituti individueranno di concerto opportunità di collaborazione e </span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">programmi di ricerca volti a<strong> incentivare i metodi di indagine e la salvaguardia dai rischi </strong></span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>naturali e antropici rivolti al patrimonio culturale</strong>, comprendendo gli edifici museali e le </span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">sedi espositive, ma anche le opere esposte e conservate nei depositi, approfondendo così  le  </span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">conoscenze  storico-artistiche e i metodi di indagine tecnico-scientifica nel settore delle tecniche </span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">geofisiche, fisiche e chimiche applicate ai beni culturali.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Promuoveranno e svilupperanno, inoltre, eventi espositivi, mostre e iniziative, contribuendo </span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">alla realizzazione di<strong> progetti divulgativi ed educativi</strong> anche nell’ambito della storia della </span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">scienza applicata ai beni culturali. </span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«Le attività congiunte tra INGV e Museo Nazionale Romano prenderanno il via con studi </span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">innovativi di<strong> biomonitoraggio magnetico dell’inquinamento atmosferico</strong>», spiega <strong>Fabio </strong></span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>Florindo</strong>, Presidente dell’INGV. «Applicheremo tecniche avanzate di paleomagnetismo a </span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">foglie e licheni, trasformandoli in veri e propri <strong>sensori naturali capaci di tracciare la </strong></span><strong><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">diffusione del particolato metallico prodotto dal traffico automobilistico e ferroviario nelle </span></strong><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>aree interne e circostanti le Terme di Diocleziano</strong>. Questa linea di ricerca si inserisce nel solco </span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">degli studi pionieristici coordinati da Aldo Winkler, referente INGV dell’Accordo, sul </span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">magnetismo applicato alle soluzioni Nature-Based per la conservazione preventiva del </span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">patrimonio culturale. Un approccio che apre nuove prospettive per l’uso di tecniche geofisiche </span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">non distruttive e non invasive, fondamentali per la tutela, l’individuazione e l’analisi dei reperti </span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">artistici e archeologici». </span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«</span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">L’<strong>inquinamento atmosferico </strong>rappresenta una <strong>minaccia</strong> <strong>per il patrimonio culturale e </strong></span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>architettonico</strong>; l’<strong>Accordo</strong> con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia <strong>consentirà</strong> al </span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Museo Nazionale Romano, articolato su quattro sedi museali, diffuse nel cuore della città di </span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Roma (Palazzo Massimo, Terme di Diocleziano, Crypta Balbi e Palazzo Altemps) di <strong> </strong></span><strong><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">monitorare e prevenire i danni causati dall’inquinamento atmosferico sul materiale lapideo </span></strong><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>delle opere in collezione e nei depositi</strong>. La manutenzione ordinaria e programmata, la </span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">prevenzione e l’adozione di moderne tecniche di conservazione, con il supporto dell'Istituto </span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, permetteranno di salvaguardare e trasmettere alle </span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">future generazioni il nostro patrimonio culturale», dichiara <strong>Federica Rinaldi</strong>, Direttrice del </span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Museo Nazionale Romano. </span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Risorse idriche: secondo i dati ISPRA le precepitazioni del 2025 risultano in calo rispetto al 2024</title>
<link>https://www.italia24.news/risorse-idriche-secondo-i-dati-ispra-le-precepitazioni-del-2025-risultano-in-calo-rispetto-al-2024</link>
<guid>https://www.italia24.news/risorse-idriche-secondo-i-dati-ispra-le-precepitazioni-del-2025-risultano-in-calo-rispetto-al-2024</guid>
<description><![CDATA[ Nel 2025 la risorsa idrica rinnovabile, secondo i dati su precipitazioni e disponibilità idrica forniti dall&#039;ISPRA, risulta in calo rispetto alle medie storiche confermando la tendenza negativa osservata dal 1951 ad oggi ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202603/image_870x580_69c110e523524.webp" length="57020" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 10:37:55 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><b>Nel 2025, le precipitazioni totali in Italia sono state pari a 963,4 mm (circa 291 miliardi di m³), in calo di circa il 9% rispetto al 2024</b>, un anno particolarmente piovoso. Il 2025 fa però segnare un lieve aumento del 2% rispetto alla precipitazione media annua del periodo 1991–2020, ultimo trentennio climatologico, che ammonta a circa 285 miliardi di m³.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><b></b></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><b>Nel 2025 la risorsa idrica rinnovabile</b>, vale a dire la quantità di precipitazioni al netto della perdita per evapotraspirazione, stimata in circa 128 miliardi di m³,<span> </span><b>risulta in calo rispetto alle medie storiche</b>, è stata<span> </span><b>inferiore di oltre il 7% rispetto alla media annua di lungo periodo</b><span> </span>(circa 138 miliardi di m³),<span> </span><b>del 4% rispetto alla media dell'ultimo trentennio climatologico e di circa il 19% rispetto al 2024.<span> </span></b><span>L'attuale aggiornamento del bilancio idrologico continua quindi a confermare la tendenza negativa osservata dal 1951 ad oggi, riferita in particolare alla disponibilità di risorsa idrica rinnovabile a livello nazionale.</span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span>Questo, in sintesi, il quadro complessivo che emerge dalle valutazioni prodotte dall'ISPRA attraverso il <strong>modello BIGBANG</strong>, che fornisce le stime delle componenti del bilancio idrologico nazionale, il quadro quantitativo della risorsa idrica e, più in generale, la situazione idrologica nel 2025, </span>analizzando le tendenze e gli scostamenti rispetto ai valori medi del lungo periodo 1951–2025 e del trentennio climatologico 1991–2020. Il dettaglio delle valutazioni sarà presentato il 24 marzo nel corso del Workshop "<strong>Bilancio idrologico e disponibilità di risorsa idrica: aggiornamento 2025, previsioni stagionali e proiezioni climatiche</strong>", organizzato dall'ISPRA in occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua.</p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><b><span>Maria Alessandra Gallone, Presidente ISPRA e SNPA</span></b><span>: «Di fronte ai dati che abbiamo davanti, non si può né rimandare né rassegnarsi, occorre agire in maniera propositiva e lungimirante: il tema dell'acqua è una priorità nazionale che Ispra contribuirà a far conoscere attraverso il proprio sistema scientifico, per rafforzare sempre più la cultura della gestione della risorsa idrica ed essere a fianco delle istituzioni e dei territori. E' fondamentale informare su come ridurre gli sprechi, promuovere una cultura dell'utilizzo sostenibile dell'acqua, del riutilizzo delle acque reflue. La missione di Ispra e del suo patrimonio umano di scienziati e tecnologi è quello della prevenzione attraverso i sistemi di monitoraggio per aiutare a proteggere ciò che abbiamo e a progettare, con determinazione. I dati parlano chiaro e rappresentano una base solida per orientare le scelte in questa direzione».</span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"></p>
<h3 class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span>Altri dati che emergono dal monitoraggio ISPRA relativo all'anno 2025</span></h3>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><b><span></span></b></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><b><span>Marzo 2025 è stato il mese più piovoso</span></b><span> (114,3 mm), con un'anomalia positiva del +48% rispetto al valore medio relativo al lungo periodo 1951–2025 (77,3 mm), seguito da novembre (poco più di 95 mm), normalmente tra i mesi più piovosi, che ha però fatto registrare un -20% rispetto alla media di lungo periodo. I mesi di luglio e agosto, generalmente i meno piovosi a livello nazionale, hanno invece fatto registrare un surplus di precipitazione, rispettivamente del 35% e del 42%, rispetto alle medie di lungo periodo.</span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><b></b></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><b>A livello distrettuale, i deficit maggiori rispetto all'ultimo trentennio climatologico, si sono avuti nei Distretti dell'Appennino Meridionale</b><span> </span>(–10% di precipitazioni e –21% di risorsa idrica)<span> </span><b>e dell'Appennino Centrale</b><span> </span>(–7% di precipitazioni e –30% di risorsa idrica).  Nei Distretti di Sardegna e Sicilia la risorsa idrica è diminuita registrando rispettivamente un deficit rispettivamente del –12% e –13%. Nei territori del Centro-Sud e delle Isole maggiori sono continuate condizioni di siccità, anche se meno gravose degli anni precedenti, con conseguenti problemi legati alla severità idrica e quindi al soddisfacimento della domanda di acqua per le esigenze umane ed ecologiche.</p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;">Gestire in modo sostenibile l'acqua, una risorsa preziosa quanto vulnerabile, pone la <strong>necessità di un monitoraggio continuo e sistematico e di analisi della distribuzione spaziale e temporale</strong>, in grado di fornire un quadro tempestivo e completo della sua disponibilità attuale e futura in chiave previsionale. Basi conoscitive adeguate sono infatti fondamentali per orientare in maniera efficace ed efficiente le politiche gestionali sulla risorsa idrica e tutelare gli ecosistemi e i relativi servizi che da essa dipendono. Il modello ISPRA di bilancio idrologico nazionale si colloca proprio tra gli strumenti che forniscono supporto decisionale. Il modello BIGBANG non solo fornisce elementi informativi utili e affidabili per l'individuazione delle criticità sull'intero territorio nazionale, ma si configura come strumento conoscitivo a supporto della definizione di misure di prevenzione e adattamento, necessarie per la gestione sostenibile di una risorsa preziosa in un contesto in continua evoluzione anche per effetto dei cambiamenti climatici.</p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;">Link alla pagina del <a href="https://www.isprambiente.gov.it/pre_meteo/idro/BIGBANG_ISPRA.html">bilancio idrologico</a>.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Pollini: a Milano l&amp;apos;aumento delle temperature fa anticipare i sintomi nei soggetti allergici</title>
<link>https://www.italia24.news/pollini-a-milano-laumento-delle-temperature-fa-anticipare-i-sintomi-nei-soggetti-allergici</link>
<guid>https://www.italia24.news/pollini-a-milano-laumento-delle-temperature-fa-anticipare-i-sintomi-nei-soggetti-allergici</guid>
<description><![CDATA[ Uno studio condotto da ATS Milano e dall&#039;Università di Milano-Bicocca mostra che l&#039;aumento delle temperature negli ultimi decenni causa l&#039;anticipazione delle emissioni di pollini e, di conseguenza, dei sintomi delle allergie ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202603/image_870x580_69c110258b5fd.webp" length="33522" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 09:53:16 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span><strong>Chi soffre di allergie ai pollini potrebbe presto fare i conti con un inizio precoce dei sintomi</strong>. Secondo un nuovo studio pubblicato su Scientific Reports, firmato da <strong>ATS Città Metropolitana di Milano e dall'Università degli Studi di Milano-Bicocca,</strong> <strong>l'aumento delle temperature</strong> registrato negli ultimi decenni sta già <strong>anticipando progressivamente l'inizio dell'emissione di polline</strong> dalle piante appartenenti alle famiglie delle graminacee (cereali, erbe spontanee e piante ornamentali) e urticacee (ortiche e parietaria). Se il trend dovesse continuare, entro i prossimi 60 anni la fioritura di queste piante – e quindi l'emissione del polline - potrebbe iniziare fino a due settimane prima rispetto a oggi.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span>La ricerca, dal titolo <a href="https://customer72157g.musvc2.net/e/tr?q=3%3dIeLQMd%266%3dQ%266%3dbOW%267%3dYNRMa%26E%3d8BR0I_0ymp_Ki_Bqkx_Lf_0ymp_JnGME.LuJCPy.37K_Bqkx_LfsPD9uJyI_0ymp_JnCTIcSX-RZP-TIdNQ-E%26B%3d7KATwR.6CD%269A%3dYOXQ%26RC%3dRRZPZKZTQIbLRI%26F%3dPUvDyVxgM3thR4s0z4MCPXIfRXucPXI9LYKDL4vDNRO0zUK0vRO0xSIZSSRATSI1s9uA&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noopener">Effects of climate change on pollen season features of herbaceous species in the Milan area, Northern Italy</a>, si basa su quasi <strong>30 anni di dati aerobiologici </strong>raccolti dalla stazione di monitoraggio di Legnano, una delle serie storiche più lunghe della Lombardia.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span>«I risultati dello studio – spiega <strong>Maira Bonini</strong>, aerobiologa e Direttrice di Igiene e Sanità Pubblica di ATS Città Metropolitana di Milano - indicano un rischio elevato di esposizione per le persone allergiche nel breve termine, tenendo anche presente che, quando si parla di pollini, bisogna sfatare un mito: le allergie non sono solo primaverili ma ormai durano tutto l'anno. Ad esempio, la presenza di polline del nocciolo e del cipresso è già rilevabile nell'aria dai primi di gennaio, mentre i pollini di cedro sono rilevabili sino a fine novembre. Appare quindi evidente la necessità di implementare sistemi di monitoraggio a lungo termine sia per scopi ecologici che di salute pubblica».</span></p>
<p style="text-align: left;"><span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span>Lo studio nasce dalla collaborazione di tre realtà con competenze complementari. L'ATS ha fornito i dati sulle concentrazioni di pollini, frutto del suo lavoro continuativo di monitoraggio aerobiologico sul territorio. I dati meteorologici sono stati estratti da <strong>Copernicus Climate Change Service</strong>, la piattaforma climatica di riferimento a livello europeo, grazie al supporto tecnico dell<strong>'Istituto Meteorologico Finlandese</strong>. A mettere insieme questi due patrimoni di dati ci hanno pensato i ricercatori dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca, che hanno sviluppato i modelli statistici alla base della pubblicazione.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span>«Questo studio – afferma <strong>Gianna Monti</strong>, professoressa di statistica di Milano-Bicocca - dimostra la fondamentale sinergia tra mondo accademico e sanitario territoriale, come ATS Milano. La realtà è complessa e non risponde a leggi deterministiche: il nostro lavoro è dominare l'incertezza con strumenti probabilistici. In un oceano di informazioni, la statistica è la bussola che permette alla scienza di poggiare sui dati; senza di essi, ogni conclusione resta una semplice opinione».</span></p>
<p style="text-align: left;"><span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span>I modelli statistici sviluppati dai ricercatori dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca mostrano come negli ultimi 60 anni si sia registrato un incremento significativo delle temperature, e proiettano questo trend per i prossimi sei decenni. Se le previsioni dovessero essere confermate, l'inizio dell'emissione di polline da parte di graminacee e urticacee potrebbe avvenire fino a due settimane prima rispetto ad oggi, con un impatto diretto sulla durata e sull'intensità dei sintomi per i soggetti allergici.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span>Questo studio conferma il valore del lavoro di monitoraggio che ATS Città Metropolitana di Milano porta avanti da oltre 30 anni sul proprio territorio. Con 5 stazioni aerobiologiche attive tra Milano città, l'Ovest Milanese e il Lodigiano, ATS raccoglie in modo continuativo dati su pollini e spore di interesse allergologico, contribuendo a costruire serie storiche di lungo periodo, come quella di Legnano, determinante per questa ricerca. Frutto di questo impegno è anche il bollettino del polline, <a href="https://customer72157g.musvc2.net/e/tr?q=3%3dOYGQSX%261%3dQ%26B%3dVJW%26C%3dSIRSU%260%3d8HL5I_Fshp_Qc_7qqr_Gf_Fshp_PhBMK.39I-AA11BG.xJ_Fshp_PhpJG_Jfsn_TU3yJ91-G77L7Rx_Houe_Rd90923-85FNxP7_Jfsn_TU1A4x5BLt_Houe_RdAv93Ft-KF4pDy-KpD7Lp-FI4qB75p_Houe_RdH4B0A39-GH4H3%266%3d2KGNrR.B79%269G%3d1y3pSJXW%26L8%3dRXTKZQTOQOVGRO%260%3dp6V3IST4IXPVJV3WG2RVNWT4OZPSt5X4O4OZKW3ZGW47sTT8tZWYtUy6HZV7sTW8&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" title="Link" target="_blank" rel="noopener noreferrer">pubblicato ogni settimana sul sito di ATS</a>: uno strumento utile per conoscere la situazione aerobiologica e valutare il rischio di esposizione nella propria zona.</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Materie prime critiche: ENEA coinvolta nel progetto europeo SCRREEN3</title>
<link>https://www.italia24.news/materie-prime-critiche-enea-coinvolta-nel-progetto-europeo-scrreen3</link>
<guid>https://www.italia24.news/materie-prime-critiche-enea-coinvolta-nel-progetto-europeo-scrreen3</guid>
<description><![CDATA[ ENEA partecipa alla rete europea di esperti di materie prime critiche per migliorare qualità e accessibilità dei dati su queste risorse essenziali per la transizione verde e digitale, ma ad alto rischio di approvvigionamento ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202603/image_870x580_69bd1ff407bf4.webp" length="30114" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 09:51:14 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Consolidare la<span> </span><strong>rete europea di esperti</strong><span> </span>dedicata alle<span> </span><strong>materie prime critiche</strong><span> </span>e migliorare attraverso un<span> </span><a target="_blank" rel="noopener" href="https://scrreen3.flexx.camp/factsheets"><strong>database</strong></a><span> </span>centralizzato<span> </span><strong>qualità e accessibilità dei dati</strong><span> </span>sulle risorse naturali essenziali per la transizione verde e digitale, ma ad alto rischio di approvvigionamento. È questo l’obiettivo del progetto europeo<strong><span> </span>SCRREEN3 </strong>(<span>progetto coordinato dal Bureau de Recherches Géologiques et Minières BRGM -  Francia finanziato nell’ambito di Horizon Europe, Expert Network on Critical Raw Materials),</span><span> </span>da circa 3 milioni di euro, che coinvolge 16 partner tra enti di ricerca, università e associazioni industriali, tra cui<span> </span><strong>ENEA</strong>.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">SCRREEN3 rappresenta la terza generazione del progetto SCRREEN, partito nel 2016 per supportare la Commissione Europea nella definizione di una strategia di settore e nell’adozione dei regolamenti volti a garantire in Europa un approvvigionamento sicuro, sostenibile e diversificato di materie prime critiche.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">«Queste materie sono fondamentali per la transizione ecologica, energetica e digitale e, nello specifico, per una vasta gamma di applicazioni commerciali come batterie, mobilità elettrica, tecnologie energetiche rinnovabili, elettronica, difesa e aerospazio», spiega <strong>Rovena Preka</strong>, ricercatrice ENEA del Dipartimento Sostenibilità. «È fondamentale ampliare la base di conoscenze su queste materie – prosegue - non solo perché la domanda è in costante crescita, ma anche per la forte dipendenza dell’UE da una catena di approvvigionamento legata a Paesi terzi e sempre più condizionata da tensioni geopolitiche».</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">Grazie al progetto sono stati messi insieme circa 300 esperti provenienti da industria e ricerca per fornire consulenza specialistica a supporto dei processi decisionali UE, coprendo le materie prime critiche e strategiche e le loro catene del valore. Sono stati inoltre analizzati <strong>84 elementi fondamentali per la transizione, tra materie prime, materie prime critiche e strategiche,</strong> tracciandone provenienza, tecniche di estrazione, strategie di approvvigionamento, prezzi e settori d’impiego.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">Per ogni elemento è stata finalizzata una scheda tecnica, una sorta di carta d’identità, accessibile attraverso un portale pubblico, pensato come strumento di supporto alle istituzioni UE, sia per l’analisi delle criticità e delle prospettive del settore sia, soprattutto, per l’aggiornamento periodico dell’elenco delle materie prime critiche che la Commissione deve effettuare ogni tre anni.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">ENEA sta seguendo nello specifico lo sviluppo delle schede relative a 8 elementi (selenio, renio, indio, bismuto, alluminio e bauxite, samario, gadolinio e borato) che spaziano tra metalli non ferrosi, di transizione, terre rare, tutti elementi fondamentali per applicazioni per l’industri energetica, aerospaziale e farmaceutica.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">«Lavorando in stretto contatto con la Direzione Generale per il Mercato Interno della Commissione Europea puntiamo a completare la digitalizzazione delle schede e l’automazione dei flussi di dati, in modo da rendere le informazioni più accessibili e facilmente aggiornabili. Inoltre, miriamo a rafforzare l’integrazione dei nostri studi con le analisi di previsione della domanda condotte dal Joint Research Centre della Commissione, per consolidare il ruolo del network come infrastruttura di conoscenza sulle materie prime critiche», conclude la ricercatrice ENEA.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">Per maggiori informazioni sul progetto:<span> </span><a target="_blank" href="https://scrreen.eu/the-project/" rel="noopener">scrreen.eu</a></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>La ricerca ENEA: un passo avanti nella comprensione del clima terrestre</title>
<link>https://www.italia24.news/la-ricerca-enea-un-passo-avanti-nella-comprensione-del-clima-terrestre</link>
<guid>https://www.italia24.news/la-ricerca-enea-un-passo-avanti-nella-comprensione-del-clima-terrestre</guid>
<description><![CDATA[ Un aumento delle onde di gravità atmosferica con effetti globali ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202603/image_870x580_69baba46d8132.webp" length="62786" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 18:11:09 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Il <strong>riscaldamento</strong> della superficie dell’Antartide dal 1950 a oggi, in particolare nella <strong>Penisola Antartica</strong>, sta <strong>alterando</strong> in modo significativo la <strong>stabilità degli strati più bassi dell’atmosfera</strong>. È quanto emerge da uno <strong>studio</strong> condotto da <strong>ENEA</strong> insieme a un <strong>gruppo di scienziati </strong>provenienti da sei <strong>istituzioni internazionali </strong>(<span>International Centre for Theoretical Physics; Gran Bretagna British Antarctic Survey, The Met Office, University of Bath e European Centre for Medium-Range Weather Forecasts; Francia, Laboratoire de Météorologie Dynamique e Sorbonne Université / École Polytechnique, Parigi) </span>e pubblicato sulla rivista <strong>Journal of Climate</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«La progressiva <strong>riduzione della stabilità atmosferica vicino al suolo</strong>, causato dall’aumento delle temperature superficiali, <strong>aumenta la formazione di onde di gravità atmosferiche </strong>(<span>oscillazioni dell’aria che si formano quando una massa d’aria viene spostata verticalmente)</span> a partire dalla Penisola Antartica, una delle principali ‘fabbriche’ di queste onde che svolgono un ruolo cruciale nella dinamica del clima terrestre», spiega la prima autrice dello studio, <strong>Maria Vittoria Guarino, ricercatrice ENEA del Dipartimento Sostenibilità</strong>. «Un’<strong>atmosfera meno stabile facilita </strong>infatti la <strong>nascita e la propagazione di questi segnali ondulatori</strong> che viaggiano verso l’alto e la nostra ricerca mette in evidenza per la prima volta un incremento di tali onde, collegandolo un cambiamento nei flussi atmosferici superficiali».</span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Lo<strong> studio evidenzia </strong>come gli <strong>effetti</strong> del <strong>riscaldamento della superficie </strong>non rimangano confinati al suolo, ma <strong>stiano generando più onde </strong>che si propagano fino alla stratosfera e oltre, contribuendo a<strong> rimodellare la circolazione atmosferica </strong>con effetti che da locali diventano globali.</span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«Le <strong>onde di gravità atmosferica</strong> non sono solo un fenomeno locale ma sono in grado di<strong> influenzare il vortice polare</strong>, i <strong>processi </strong>legati all’<strong>ozono</strong> e il <strong>meteo</strong> delle medie latitudini. E un aumento della loro presenza nei cieli indica cambiamenti potenzialmente profondi nella dinamica del clima del nostro Pianeta», conclude Guarino.</span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">I <strong>risultati</strong> ottenuti si basano su <strong>dati di stazioni meteorologiche, osservazioni satellitari, prodotti di rianalisi e simulazioni modellistiche</strong>, che mostrano un aumento marcato e coerente delle onde di gravità. A dicembre, per la sua rilevanza scientifica, lo studio è stato messo in evidenza dalla<strong> American Meteorological Society</strong> tra gli Early Online Highlights che sono i contributi pubblicati online in anteprima perché considerati di particolare interesse, ed è stato segnalato nella newsletter rivolta ai media.</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Padova certifica la sostenibilità degli eventi</title>
<link>https://www.italia24.news/universita-di-padova-leader-nella-gestione-sostenibile-degli-eventi</link>
<guid>https://www.italia24.news/universita-di-padova-leader-nella-gestione-sostenibile-degli-eventi</guid>
<description><![CDATA[ Dalle cerimonie di dottorato agli incontri di public engagement, l’Ateneo consolida un modello organizzativo orientato ad ambiente, inclusione e responsabilità sociale ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202603/image_870x580_69b7e48c2e206.webp" length="43652" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 17:29:17 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Dopo aver ottenuto per <strong>due anni consecutivi </strong>(2024 e 2025) il <strong>primo posto in Italia </strong>nella classifica del prestigioso <strong>ranking QS Sustainability</strong>, l’<strong>Ateneo di Padova </strong>ha intrapreso un <strong>percorso</strong> volto all’<strong>integrazione sistemica della sostenibilità nelle attività di comunicazione e nelle iniziative di rappresentanza</strong>.</span></p>
<h3>La volontà trasformata in azione<span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"></span></h3>
<p><o:p></o:p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Questo impegno si è tradotto in una<strong> progettualità</strong> complessa, <strong>avviata nel corso del 2024</strong> dall'Area Comunicazione e Marketing, finalizzata alla costruzione e all’adozione di un <strong>Sistema di Gestione Sostenibile per gli Eventi </strong>conforme alla norma UNI ISO 20121:2024, con l’<strong>obiettivo</strong> di sistematizzare le buone pratiche esistenti in un framework operativo unitario per la <strong>gestione degli eventi istituzionali</strong>.</span></p>
<p><o:p></o:p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Il <strong>percorso</strong> di certificazione si è <strong>chiuso </strong>nel mese di <strong>dicembre 2025 con esito positivo</strong>, portando l'<strong>Università di Padova</strong>, secondo quanto rilevato dal database ufficiale Accredia (l’ente italiano di accreditamento), ad essere l'<strong>unica istituzione universitaria italiana </strong>a detenere tale prestigiosa <strong>certificazione</strong>, risultato che colloca una volta di più l’Ateneo in una posizione trainante nelle politiche di sviluppo sostenibile nel panorama accademico nazionale.</span></p>
<p><o:p></o:p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Il 12 marzo, a Palazzo del Bo, si è svolto l’<strong>incontro Bureau Veritas</strong> per la <strong>consegna della certificazione</strong> alla presenza della <strong>prof.ssa Francesca da Porto</strong>, <strong>prorettrice con delega alla Sostenibilità</strong>, del<strong> direttore generale ingegnere Alberto Scuttari</strong>, e di <strong>Roberta Prati</strong>, <strong>South East Europe Certification Director</strong> di Bureau Veritas.</span></p>
<p><o:p></o:p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«L’impegno concreto verso l’Agenda 2030 e i principi di sostenibilità a cui ci ispiriamo continuano a trasformare e migliorare la struttura organizzativa e il metodo di lavoro del nostro Ateneo» spiega la prof.ssa<strong> Francesca da Porto</strong>, prorettrice con delega alla Sostenibilità «. Il conseguimento della Certificazione ISO 20121 per la gestione sostenibile degli eventi rappresenta un ulteriore rilevante traguardo in questa direzione. L’innovativo sistema per la pianificazione, organizzazione e realizzazione sostenibile degli eventi sviluppato, integra in modo molto efficace aspetti di sostenibilità ambientale, di inclusione, sicurezza e sostenibilità sociale, di responsabilità della catena di fornitura e di sostenibilità economica. Il coinvolgimento, nel corso degli eventi, di tutti gli stakeholder interni, e di molte istituzioni esterne all’Ateneo, ci consentirà di<strong> trasferire valore</strong> e di <strong>condividere </strong>questi<strong> nuovi modelli</strong>. L’<strong>importanza</strong> di questo<strong> traguardo</strong> raggiunto non <strong>risiede</strong> quindi solamente nella riduzione dell’impatto dei nostri eventi, e nell’esperienza migliorata di chi vi parteciperà, ma anche e soprattutto nella <strong>portata educativa di un messaggio semplice che guarda al futuro</strong>: per qualsiasi attività e in qualsiasi contesto è possibile fare scelte consapevoli e responsabili, che creano valore senza lasciare impronte negative».</span></p>
<p><o:p></o:p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«L’ottenimento della certificazione ISO 20121 certifica la capacità dell'Ateneo di realizzare i propri eventi con attenzione alla loro sostenibilità nel rispetto della trasparenza e del principio di rotazione dei fornitori» afferma l’<strong>ingegnere</strong> <strong>Alberto Scuttari</strong>, direttore generale dell’Università di Padova -. Gli eventi sostenibili sono l'evoluzione della nostra strategia di sostenibilità, che dal 2018 decliniamo con orizzonte quinquennale nella Carta degli Impegni, attraverso un modello gestionale rigoroso e certificato. Essere l'unica università in Italia certificata per questo standard dimostra che l'amministrazione efficiente e la responsabilità ambientale possono procedere di pari passo, creando un valore aggiunto.»</span></p>
<p><o:p></o:p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«Il conseguimento della certificazione ISO 20121 accreditata da parte dell’Università di Padova rappresenta un traguardo di particolare rilievo per il sistema universitario italiano» dice <strong>Elena Battellino</strong>, referente Accredia per lo schema ISO 20121«. La <strong>certificazione </strong>rilasciata sotto accreditamento <strong>garantisce affidabilità, imparzialità e competenza nel processo di valutazione</strong>, assicurando la conformità a uno standard internazionale secondo criteri rigorosi e riconosciuti. L’adozione di un sistema di gestione sostenibile certificato sotto accreditamento contribuisce a diffondere un approccio strutturato, misurabile e verificabile alla sostenibilità, con ricadute concrete in termini ambientali, sociali ed economici su tutta la filiera. Ci auguriamo che questa iniziativa possa rappresentare uno stimolo per altri Atenei, favorendo una crescente integrazione dei principi di sostenibilità nella gestione degli eventi accademici».</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><strong>Roberta Prati</strong>, South East Europe Certification Director di Bureau Veritas ha dichiarato: «Siamo orgogliosi di valorizzare, con la certificazione ISO 20121, l’impegno concreto dell’Università di Padova nella gestione degli eventi. Per un'istituzione accademica che forma le generazioni future, <strong>questa scelta comunica un messaggio chiaro: la sostenibilità è una pratica quotidiana che ci esorta ad educare attraverso l'esempio</strong>. Ogni evento può lasciare ai partecipanti un’eredità preziosa, in termini di cultura della Sostenibilità.»</span></p>
<p><o:p></o:p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">L’attività, coordinata dall’Ufficio Public engagement con la collaborazione degli uffici Comunicazione ed Eventi permanenti, è stata supportata sotto il profilo metodologico e scientifico dallo Spin-off dell’Ateneo Spin Life s.r.l.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Il progetto prende <strong>avvio</strong> nel <strong>2024</strong> con una prima fase di<strong> analisi</strong> delle procedure di organizzazione di eventi applicate dagli uffici dell'Area ACOM alla luce della norma ISO 20121 e dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) “Eventi sostenibili”, volta a<strong> individuare eventuali gap e margini di miglioramento e a produrre un modello procedurale</strong>.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Nel <strong>2025</strong> si è proceduto ad <strong>applicare il Sistema ad un campione di eventi</strong> monitorandone i risultati per arrivare ad intraprendere l’iter di certificazione condotto dall’ente accreditato Bureau Veritas.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">A questo scopo, l’applicazione del sistema è stata circoscritta a due cluster di eventi rappresentativi della vasta gamma di iniziative proposte dall’Ateneo: le Cerimonie di conferimento dei diplomi di dottorato, quali eventi di alto profilo istituzionale, e le presentazioni editoriali e incontri con l’autore inclusi nella rassegna Racconti della Natura e organizzati all’Orto Botanico e Museo della Natura e dell’Uomo, quali momenti cardine delle attività di public engagement.</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Ambiente: i disturbi sulle foreste europee potrebbero raddoppiare entro la fine del secolo</title>
<link>https://www.italia24.news/ambiente-i-disturbi-sulle-foreste-europee-potrebbero-raddoppiare-entro-la-fine-del-secolo</link>
<guid>https://www.italia24.news/ambiente-i-disturbi-sulle-foreste-europee-potrebbero-raddoppiare-entro-la-fine-del-secolo</guid>
<description><![CDATA[ Uno studio internazionale, a cui ha partecipato anche l&#039;Italia con il Cnr-Isafom, ha fornito la valutazione più completa finora disponibile sull&#039;evoluzione dei disturbi forestali in Europa in diversi scenari climatici grazie a osservazioni satellitari e simulazioni avanzate ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202603/image_870x580_69b7db2903f0f.webp" length="135486" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 11:20:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-28bda772-7fff-269d-5a7e-c50eb486df5d"><span>Una ricerca pubblicata su <strong>Science</strong>, frutto di un lavoro tra team internazionali a cui <strong>l'Italia</strong> ha partecipato con <strong>l'Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isafom), </strong>ha fornito la valutazione più completa finora disponibile sull'evoluzione dei <strong>disturbi forestali in Europa</strong> fino al 2100, in diversi scenari climatici.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Lo studio ha integrato <strong>osservazioni satellitari</strong> raccolte nell'arco di oltre trent'anni (1986–2020) con <strong>simulazioni modellistiche avanzate di ecosistemi forestali condotte in 13.000 siti distribuiti in tutta Europa</strong>. Il database, costituito da circa <strong>135 milioni di punti di simulazione</strong>, è stato utilizzato per addestrare un modello basato su intelligenza artificiale in grado di proiettare lo sviluppo delle foreste e i regimi di disturbo con una risoluzione spaziale di un ettaro. Quest'approccio ha consentito una valutazione dettagliata e spazialmente esplicita dell'evoluzione del rischio di disturbo nei diversi scenari climatici.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>I risultati indicano, tra le principali minacce alle foreste europee, l'incidenza crescente di <strong>incendi</strong>, <strong>tempeste</strong> e <strong>infestazioni di insetti xilofagi</strong> (come il bostrico), evidenziando che i disturbi forestali aumenteranno in tutti gli scenari considerati.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>«Le foreste sono sistemi dinamici nei quali la mortalità degli alberi rappresenta una componente naturale dei processi ecologici. Tuttavia, il cambiamento climatico sta amplificando frequenza e intensità dei disturbi su larga scala. Negli ultimi anni, diverse regioni europee – in particolare nell'Europa centrale e meridionale – hanno registrato livelli senza precedenti di danno forestale associati a eventi meteorologici estremi, siccità prolungate e infestazione da insetti. Queste tendenze sollevano interrogativi cruciali sulla stabilità futura degli ecosistemi forestali e sulla loro capacità di continuare a garantire funzioni fondamentali quali l'assorbimento di carbonio, la produzione di legno, la conservazione della biodiversità e la regolazione del clima», afferma <strong>Alessio Collalti</strong>, ricercatore del Cnr-Isafom di Perugia che ha partecipato allo studio, responsabile del Laboratorio di Modellistica Forestale dell'Istituto.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Anche nelle traiettorie di riscaldamento più moderate, i livelli di danno attesi superano quelli osservati nel periodo di riferimento, già caratterizzato da un'elevata intensità di disturbi. Negli scenari ad alte emissioni, associati a un incremento della temperatura globale superiore a 4°C entro il 2100, la superficie forestale interessata da disturbi potrebbe più che raddoppiare.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Le differenze regionali risultano marcate. <strong>L'Europa meridionale e occidentale emerge come particolarmente vulnerabile</strong>, con un aumento significativo degli incendi e dello stress idrico, condizioni che favoriscono anche la diffusione di insetti dannosi. L'Europa settentrionale appare complessivamente meno colpita su scala continentale, ma sono attesi hotspot locali di crescente vulnerabilità. Questi risultati indicano che i disturbi forestali stanno assumendo una dimensione sistemica, con implicazioni per i mercati del legno, per i bilanci di carbonio e per la resilienza degli ecosistemi.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>«I disturbi stanno diventando un fattore determinante del bilancio del carbonio delle foreste europee. Comprenderne l'evoluzione futura è essenziale per definire strategie di mitigazione climatica che tengano conto della reale dinamica forestale», conclude <strong>Collalti</strong>. </span></p>
<p dir="ltr"><span><strong></strong></span></p>
<p dir="ltr"><span><strong>Daniela Dalmonech</strong>, ricercatrice presso lo stesso laboratorio e coautrice del lavoro, aggiunge: «I nostri risultati evidenziano la necessità di integrare il rischio di disturbo nelle politiche forestali e nella pianificazione gestionale. Strategie adattative volte ad aumentare la diversità strutturale e la resilienza degli ecosistemi saranno fondamentali nei prossimi decenni».</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Tuttavia, lo studio sottolinea anche come tali fattori di rischio possano offrire anche opportunità di trasformazione. I processi di rinnovazione successivi agli eventi estremi possono, infatti, favorire l'insediamento di popolamenti più adattati alle nuove condizioni climatiche, a condizione che gli interventi gestionali siano guidati da solide basi scientifiche.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>«Nel complesso la ricerca evidenzia come il cambiamento climatico sia destinato a modificare profondamente i regimi di disturbo delle foreste europee nel corso del XXI secolo. Anticipare tali cambiamenti attraverso modellistica integrata, monitoraggio continuo e gestione adattativa sarà cruciale per salvaguardare le funzioni ecologiche e socio-economiche delle foreste in un contesto di rapido riscaldamento globale», conclude <strong>Collalti</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"><span></span></p>
<p dir="ltr"><span>Link allo studio: "<a href="https://www.science.org/doi/abs/10.1126/science.adx6329" target="_blank" rel="noopener">Climate change will increase forest disturbances in Europe throughout the 21st century"</a>, Grünig, M.; Rammer, W.; Senf, C., et al. (2026) Science.</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Geologia marina, ambiente: disponibile online la nuova Carta Strutturale dei Mari Italiani</title>
<link>https://www.italia24.news/geologia-marina-ambiente-disponibile-online-la-nuova-carta-strutturale-dei-mari-italiani</link>
<guid>https://www.italia24.news/geologia-marina-ambiente-disponibile-online-la-nuova-carta-strutturale-dei-mari-italiani</guid>
<description><![CDATA[ La nuova Carta Strutturale dei Mari Italiani, ora disponibile online, è uno strumento fondamentale per approfondire la conoscenza dei fondali marini del nostro Paese, risultato di anni di attività congiunta tra enti pubblici di ricerca e atenei italiani ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202603/image_870x580_69b290de45518.webp" length="97432" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 09:41:19 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span>Fornire una rappresentazione organica delle principali unità tettoniche e delle strutture geologiche presenti nei mari italiani, dalle profondità abissali alle dorsali sommerse, offrendo un quadro aggiornato e integrato dell'assetto geologico delle aree sommerse; è questo l'obiettivo della nuova <b>Carta Strutturale dei Mari Italiani, dal 10 marzo 2026 disponibile online, strumento fondamentale per la conoscenza delle strutture geologiche che caratterizzano i fondali marini del nostro Paese</b>.</span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span>Realizzata dal <b>Dipartimento per il Servizio Geologico d'Italia dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), in collaborazione con l'Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISMAR), l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV),</b> <b>l'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale - OGS e le Università di Genova, Palermo, Roma Tre e Trieste,</b> la Carta è il risultato di anni di ricerca congiunta tra enti pubblici di ricerca e atenei italiani.</span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><b><span></span></b></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><b><span>Il progetto è stato sviluppato nell'ambito del programma europeo <a href="https://emodnet.ec.europa.eu/en/geology" target="_blank" rel="noopener">EMODnet Geology</a> (European Marine Observation and Data Network)</span></b><span>, che raccoglie e rende accessibili, attraverso un portale web, un'ampia quantità di dati geologici marini acquisiti nei decenni nei mari europei.</span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span>La penisola italiana è quasi interamente circondata da bacini marini di diversa età, profondità e caratteristiche geologiche; sotto la superficie del Mar Mediterraneo si estende infatti un sistema complesso di montagne e vulcani sommersi, scarpate e faglie che, nel corso di milioni di anni, hanno formato e modellato il fondale marino, generando una grande ricchezza di ambienti molto diversificati, fondamentali per lo sviluppo della biodiversità, oltre a grandi eruzioni, terremoti e maremoti. In questo contesto, <b>la mappatura del territorio sommerso rappresenta un passaggio fondamentale per accrescere la conoscenza dell'evoluzione geologica del Mediterraneo e dei processi che ne governano la dinamica.</b></span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span>Per la realizzazione della Carta sono stati integrati i dati presenti in letteratura, per offrire una descrizione complessiva delle aree sommerse e migliorare la comprensione delle relazioni geologiche tra le diverse aree in cui è suddivisa la crosta terrestre (domini), in relazione alle tipologie di placche che la compongono e ai loro reciproci contatti. Si individuano aree di avampaese (aree continentali non ancora raggiunte da movimenti tettonici), aree di subduzione (dove una placca si immerge sotto un'altra), sistemi vulcanici, bacini di retroarco (che si aprono dietro allineamenti di vulcani indotti da subduzione) e bacini oceanici mesozoici. <b>L'armonizzazione e la sistematizzazione delle informazioni disponibili consentono oggi di disporre di uno strumento scientifico di riferimento, utile non solo per la ricerca ma anche per le attività di pianificazione e gestione dell'ambiente marino.</b></span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><span>I dati raccolti assumono infatti un valore strategico per la tutela dell'ambiente, per la pianificazione e la sostenibilità delle infrastrutture <i>offshore</i> – come cavi, condotte e impianti energetici – e per la sicurezza rispetto ai rischi connessi all'attività vulcanica e sismica, inclusi terremoti, maremoti e frane sottomarine. <b>La Carta potrà inoltre contribuire all'esplorazione delle georisorse presenti nei bacini che circondano la penisola italiana</b>, strettamente legate alla storia geologica di ciascun bacino e ai contributi provenienti dalle aree emerse adiacenti e dalle regioni profonde della crosta terrestre.</span></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><b><span></span></b></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"><b><span>La nuova Carta Strutturale dei Mari Italiani si configura come documento di riferimento per la comunità scientifica e come base solida per lo sviluppo di ulteriori studi e ricerche future</span></b><span>. Il progetto si inserisce nel quadro della strategia marina europea, favorendo la condivisione di dati aperti e interoperabili a supporto della ricerca scientifica e della <i>blue economy</i>, inclusa la ricerca di fonti alternative di energia – ad esempio per l'individuazione di siti destinati a centrali eoliche e impianti geotermici – e per la ricerca di acqua potabile e altre applicazioni.</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Padova, acque più inquinate dopo la pioggia: la necessità di una gestione più sostenibile dei corsi d&amp;apos;acqua urbani</title>
<link>https://www.italia24.news/padova-acque-piu-inquinate-dopo-la-pioggia-la-necessita-di-una-gestione-piu-sostenibile-dei-corsi-dacqua-urbani</link>
<guid>https://www.italia24.news/padova-acque-piu-inquinate-dopo-la-pioggia-la-necessita-di-una-gestione-piu-sostenibile-dei-corsi-dacqua-urbani</guid>
<description><![CDATA[ Un team di ricerca internazionale guidato dall’Università di Padova evidenzia la necessità di interventi multifunzionali sui canali urbani a tutela di qualità ambientale, sicurezza e conservazione patrimonio culturale ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202602/image_870x580_69a0240938743.webp" length="89290" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 11:22:21 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-1f5c9e78-7fff-1fb6-e98f-54907728be0a" style="text-align: left;"><span><strong>La gestione dei corsi d’acqua urbani</strong> è estremamente complessa perché deve cercare il sottile equilibrio fra tutela dell’ambiente e del paesaggio, la fruizione e le esigenze sociali ed economiche (ad es. difesa dal rischio idraulico, navigazione etc.).</span></p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span>Una gestione sostenibile deve essere quindi integrata e multifunzionale. Uno studio appena pubblicato sulla rivista internazionale «<strong>Journal of Environmental Management</strong>» mostra che, nel caso dei <strong>canali urbani di Padova</strong>, tale gestione multifunzionale è fondamentale per valorizzare pienamente questi corsi d’acqua che sono un elemento centrale della storia e identità culturale della città.</span></p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span>La <strong>qualità dell’acqua</strong> dei canali rappresenta un forte vincolo non solo per la biodiversità ma, anche, per la fruizione tramite sport acquatici, navigazione e pesca e per la valorizzazione del patrimonio monumentale come, ad esempio, le mura rinascimentali cittadine che si specchiano nei canali.</span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span>Lo studio</span><span>, basato su due anni di monitoraggi che hanno combinato numerosi indicatori fisici, chimici e biologici dello stato dell’ecosistema acquatico urbano di Padova, </span><span>mostra che <strong>la qualità dell’acqua si degrada nel suo percorso attraverso la città, specialmente quando piove.</strong></span><strong> </strong></p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span>«La qualità dell’acqua si degrada in tempo di pioggia a causa delle acque di dilavamento delle superfici urbane impermeabili e del normale funzionamento degli sfioratori di piena delle fognature miste, analogamente a quanto accade in molte città storiche, basti pensare alla Senna durante le recenti Olimpiadi di Parigi. Padova è un caso di rilevanza internazionale perché le manovre idrauliche svolte per proteggere la città dalle piene amplificano l’impatto delle piogge sulla qualità dell’acqua, rendendo il problema ancora più complesso. Ovviamente la difesa dal rischio idraulico è la priorità, ma vanno cercate soluzioni gestionali multifunzionali» </span><span>spiegano i primi autori dello studio, i dottorandi <strong>Alex Faccin</strong> del Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell’Università di Padova, e <strong>Aurora Voltolina</strong> del Dipartimento di Biologia</span><span>.</span></p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span>«La collaborazione fra attori pubblici avvenuta attorno al “Piano delle Acque di Padova” potrebbe essere un punto di partenza per strutturare tavoli di lavoro permanenti in cui cercare soluzioni per i canali di Padova, dai protocolli gestionali agli investimenti infrastrutturali, che alla fondamentale difesa dal rischio idraulico affianchino una prospettiva ambientale – </span><span>dice il prof. <strong>Alberto Barausse</strong> del Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova e </span><span>correspondig author dello studio</span><span> -. A Padova difesa idraulica e qualità dell’acqua sono profondamente legate e, se da un lato la ricerca internazionale (allo studio ha partecipato il prof. Luca Vezzaro dell’Università Tecnica della Danimarca) illustra esperienze di gestione multifunzionale di successo, le soluzioni vanno cercate con un approccio partecipativo, rispettoso delle prerogative di tutti gli enti preposti a diverso titolo alla gestione delle acque di Padova. Vanno rappresentate anche le prospettive del Terzo Settore, che a Padova è particolarmente attivo attorno al tema di mura e canali urbani. Creare un percorso di confronto continuativo sulla qualità ambientale dei canali permetterebbe di unire le molteplici competenze presenti fra gli enti e sul territorio canalizzandole, è proprio il caso di dire, verso l’obiettivo comune della valorizzazione di ‘Padova città d’acque’»</span></p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span>Link allo studio: </span><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0301479726002446" target="_blank" rel="noopener"><span>Integrated environmental monitoring in the canals of Padova (Italy) shows the need for trade-off solutions in water resources management in complex historical cities</span><span>.</span></a></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Ambiente: ENEA sviluppa nuove soluzioni per la gestione dei rifiuti organici</title>
<link>https://www.italia24.news/ambiente-enea-sviluppa-nuove-soluzioni-per-la-gestione-dei-rifiuti-organici</link>
<guid>https://www.italia24.news/ambiente-enea-sviluppa-nuove-soluzioni-per-la-gestione-dei-rifiuti-organici</guid>
<description><![CDATA[ ENEA, nell’ambito del progetto europeo Medwise coordinato dall’Università di Catania, è impegnata a sviluppare nuove soluzioni di economia circolare nella gestione dei rifiuti organici, che comporteranno la riduzione delle emissioni e la creazione di occupazione verde nei Paesi del Mediterraneo ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202602/image_870x580_69a0231c0f97f.webp" length="115410" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 10:12:29 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Nuove soluzioni per la <strong>gestione dei rifiuti organici</strong> nei <strong>Paesi del Mediterraneo</strong> saranno sviluppate e testate nell’ambito del progetto europeo<span> </span><a href="https://www.interregnextmed.eu/project-page/medwise/" target="_blank" rel="noopener">MEDWISE</a><span> </span>da 2,5 milioni di euro, al quale partecipano <strong>7 partner di 6 Paesi: Giordania, Libano, Palestina, Spagna, Turchia e l’Italia con ENEA e Università di Catania (coordinatore).</strong></p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">«ENEA partecipa con un ruolo chiave nel raggiungimento degli obiettivi, guidando l’implementazione di economia circolare e simbiosi industriale per risparmiare risorse, ridurre emissioni e creare occupazione verde», sottolinea la responsabile di MEDWISE per ENEA <strong>Antonella Luciano</strong>, ricercatrice del Dipartimento Sostenibilità.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">MEDWISE riunisce centri di ricerca e soggetti privati per affrontare le crescenti crisi dei rifiuti, specialmente quelli organici, nei Paesi del Mediterraneo in cui vengono ancora smaltiti in discarica. Tre le direttrici su cui si lavorerà fino al 2028: <strong>sistemi di compostaggio decentralizzati per la valorizzazione degli scarti e la produzione di compost; sviluppo di simbiosi industriali tra le filiere per garantire una gestione più sostenibile dei rifiuti organici; un’app IA per la prevenzione degli sprechi alimentari.</strong> Le soluzioni di compostaggio decentralizzato verranno implementate in Spagna e in Libano, mentre attività di simbiosi industriale e le iniziative di prevenzione e riduzione degli sprechi alimentari saranno realizzate in tutti i Paesi partner.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">«MEDWISE non si limita alla sperimentazione in laboratorio, ma punta a soluzioni applicabili nella vita reale, adattandole ai diversi contesti territoriali e sociali dei Paesi coinvolti», aggiunge <strong>Antonella Luciano. </strong>«Il progetto – conclude - incoraggia enti locali, imprese, ricercatori e studenti ad adottare pratiche circolari. Mediante iniziative di formazione e sensibilizzazione, vuole contribuire a una cultura della sostenibilità, dimostrando che i rifiuti possono essere un’opportunità concreta di innovazione e competitività».</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Conifere delle Alpi: uno studio rivela un&amp;apos;anticipazione nel processo di produzione del nuovo legno negli ultimi 200 anni</title>
<link>https://www.italia24.news/conifere-delle-alpi-uno-studio-rivela-unanticipazione-nel-processo-di-produzione-del-nuovo-legno-negli-ultimi-200-anni</link>
<guid>https://www.italia24.news/conifere-delle-alpi-uno-studio-rivela-unanticipazione-nel-processo-di-produzione-del-nuovo-legno-negli-ultimi-200-anni</guid>
<description><![CDATA[ Un team di ricerca coordinato dall’Università di Padova analizza gli anelli da gelo delle conifere delle Alpi per studiare il processo di formazione del nuovo legno e valuta gli effetti del riscaldamento climatico su di esso ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202602/image_870x580_69959c66a217b.webp" length="245596" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 11:28:24 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Il <strong>riscaldamento climatico</strong> sta modificando il calendario biologico delle piante, soprattutto nelle regioni montane. Tuttavia, non tutte le fasi della crescita vegetale rispondono allo stesso modo. Un nuovo studio condotto sulle principali <strong>conifere delle Alpi </strong>mostra che <strong>l’avvio del processo che produce nuovo legno si è effettivamente anticipato negli ultimi 200 anni,</strong> ma in misura più moderata rispetto a quanto osservato per foglie e fiori.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">Lo studio Phenological Shifts in Wood Formation Tracked by Frost Rings Across Two Centuries pubblicato sulla rivista «Global Change Biology» è frutto del lavoro di un team di ricercatori Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali (TeSAF) dell’Università di Padova, insieme a colleghi <strong>dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR di Bologna, coordinato dal professor Marco Carrer del TeSAF.</strong></p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">«Invece di monitorare direttamente la crescita annuale, operazione impossibile da portare avanti su archi temporali molto estesi, abbiamo adottato un approccio retrospettivo. Studiando gli anelli ci siamo concentrati sui cosiddetti “anelli da gelo”, piccole cicatrici nel legno causate da improvvisi abbassamenti di temperatura durante la fase attiva di crescita, che però ci confermano che l’albero stava crescendo», dice <strong>Marco Carrer</strong>, ecologo forestale e corresponding author dello studio.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">«Analizzando oltre 4.000 individui di larice, pino cembro e abete rosso nelle Dolomiti e, confrontando i loro anelli da gelo con lunghe serie storiche di temperature giornaliere (dal 1774 al 2020), abbiamo ricostruito il momento in cui gli alberi avevano iniziato a crescere. Momento che si è anticipato di circa 7 giorni ogni 100 anni», aggiunge <strong>Michele Brunetti</strong> dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR di Bologna.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">«In pratica si è trattato di individuare le ondate di gelo del passato in grado di produrre danni nei nostri boschi, gelate occorse tendenzialmente tra maggio e giugno, quando gli alberi avevano già cominciato a crescere. Sono gli stessi eventi in grado di causare danni ingenti alle colture agricole», afferma la dottoressa <strong>Eugenia Mantovani</strong>, prima autrice e dottoranda presso la Scuola di Dottorato LERH del TeSAF.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">La schiusura delle gemme e le fasi di fioritura si sono anticipate in misura molto maggiore, anche di oltre un mese negli ultimi due secoli. Questo evidenzia come le <strong>risposte al cambiamento climatico possano essere molto complesse e differenziate anche tra diverse parti dello stesso individuo</strong>. Poiché l’accrescimento legnoso è strettamente legato alla capacità delle foreste di assorbire carbonio, questi risultati forniscono nuove informazioni utili per migliorare i modelli globali della vegetazione e rendere più accurate le previsioni sulla risposta degli ecosistemi forestali al cambiamento climatico.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">Link allo studio: <span id="docs-internal-guid-6df434ae-7fff-e324-d348-9ca3d951539c">Mantovani, E., Prendin, A. L., Brunetti, M., Frigo, D., Dibona, R., &amp; Carrer, M. (2026). </span><a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/gcb.70745" target="_blank" rel="noopener"><span>Phenological Shifts in Wood Formation Tracked by Frost Rings Across Two Centuries</span></a><span><a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/gcb.70745" target="_blank" rel="noopener">.</a> Global Change Biology, 32(2), e70745.</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Ambiente: il cambiamento climatico ridefinisce la vita sui fondali del Mediterraneo mettendo a rischio centinaia di specie</title>
<link>https://www.italia24.news/il-cambiamento-climatico-ridefinisce-la-vita-sui-fondali-del-mediterraneo-mettendo-a-rischio-centinaia-di-specie</link>
<guid>https://www.italia24.news/il-cambiamento-climatico-ridefinisce-la-vita-sui-fondali-del-mediterraneo-mettendo-a-rischio-centinaia-di-specie</guid>
<description><![CDATA[ Un nuovo studio condotto dall&#039;Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale rivela possibili spostamenti verso nord, migrazioni in profondità e frammentazione degli habitat marini, e richiama la necessità di una gestione del mare che tenga maggiormente conto degli effetti del cambiamento climatico ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202602/image_870x580_6994411458c5a.webp" length="114422" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 17 Feb 2026 10:40:03 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span>Il <strong>cambiamento climatico</strong> sta trasformando in modo profondo la vita sui <strong>fondali del Mar Mediterraneo</strong>, determinando importanti <strong>modifiche nella distribuzione geografica, diversità e composizione delle comunità di specie bentoniche</strong>, cioè gli organismi acquatici che vivono in stretta relazione col fondale marino per gran parte della loro vita. Queste specie sono importantissime per il ruolo cruciale che rivestono nel mantenimento dell'equilibrio ecosistemico dei nostri mari.</span></p>
<p dir="ltr"><span></span></p>
<p dir="ltr"><span>È quanto emerge da una nuova ricerca italo-svizzera, guidata dall'<strong>Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale - OGS</strong> e pubblicata sulla rivista internazionale </span><strong>Global Change Biology</strong><span>, con il titolo "<em>The Geography of Mediterranean Benthic Communities Under Climate Change</em>". Lo studio ha preso in analisi le <strong>possibili evoluzioni degli ecosistemi del fondale marino nei prossimi decenni</strong>, in risposta a fenomeni legati al cambiamento climatico come l'innalzamento delle temperature, il cambiamento nella disponibilità di ossigeno in prossimità del fondale e le mutazioni delle correnti. Sono stati così individuati impatti rilevanti, che però non sono uniformi su scala regionale.</span></p>
<p dir="ltr"><span></span></p>
<p dir="ltr"><span>In particolare, per la ricerca sono stati impiegati modelli di distribuzione delle specie, moderne proiezioni biogeochimiche e climatiche relative all'oceano, e un ampio database di oltre 100.000 segnalazioni di presenza, con l'obiettivo di valutare la distribuzione attuale e futura di circa 350 specie bentoniche nel Mediterraneo. L'analisi ha escluso specie invasive, commercialmente sfruttate e cefalopodi, concentrandosi su organismi fondamentali per il funzionamento degli ecosistemi marini e per i servizi che possono fornire, ad esempio bivalvi, spugne e coralli.</span></p>
<p dir="ltr"><span></span></p>
<p dir="ltr"><span>«I risultati indicano che la maggior parte delle specie bentoniche è destinata a spostarsi progressivamente verso nord, principalmente in risposta a mutamenti della temperatura dell'acqua e alla diminuzione dei livelli di ossigeno disciolto in prossimità del fondale», afferma <strong>Damiano Baldan</strong>, primo autore dello studio e ricercatore presso la Sezione di Oceanografia dell'OGS. «Le proiezioni di distribuzione mostrano che fino al 60% delle specie potrebbe subire una contrazione del proprio areale di distribuzione, e che il 77% è destinato a migrare verso nord; inoltre, il 30% delle specie analizzate si sposterà verso acque più profonde e circa il 20% andrà incontro a una crescente frammentazione del proprio habitat».</span></p>
<p dir="ltr"><span></span></p>
<p dir="ltr"><span>«Più nello specifico», continua <strong>Baldan</strong>, «lo studio ha rilevato una maggiore tendenza alla contrazione dell'areale e a spostamenti verso acque più profonde per le specie adattate a condizioni termiche fredde, che rischiano quindi maggiormente la frammentazione o l'estinzione. Al contrario, per le specie adattate a condizioni più calde è proiettata un'espansione dell'areale e una migrazione verso acque meno profonde».</span></p>
<p dir="ltr"><span></span></p>
<p dir="ltr"><span>Tutti questi processi rappresentano un campanello d'allarme: comportano infatti un <strong>aumento significativo del rischio di estinzione locale</strong>, soprattutto per le specie caratterizzate da una limitata capacità di dispersione. Gli organismi bentonici svolgono un ruolo cruciale negli ecosistemi marini, contribuendo al corretto funzionamento delle reti trofiche e di processi chiave come la bioturbazione e il ciclo dei nutrienti. Tuttavia, la loro elevata sensibilità al riscaldamento delle acque e la scarsa mobilità li rendono particolarmente vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico.</span></p>
<p dir="ltr"><span></span></p>
<p dir="ltr"><span>A livello di comunità, gli impatti non sono omogenei all'interno del Bacino del Mediterraneo. Per il Mediterraneo settentrionale, i risultati mostrano una tendenza all'incremento della ricchezza di specie, a danno invece delle regioni meridionali. Per alcune aree, invece, il numero complessivo di specie potrebbe rimanere piuttosto stabile, a fronte però di un forte ricambio di specie, con notevoli impatti sugli ecosistemi e perdita di funzioni chiave.</span></p>
<p dir="ltr"><span></span></p>
<p dir="ltr"><span>Per quanto concerne, infine, le variazioni nella composizione delle comunità, queste risultano particolarmente marcate nelle proiezioni relative al Mar Egeo, al Tirreno, alle zone profonde del Mar Ionio e alle coste dell'Adriatico.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Dallo studio emerge dunque l'urgenza di <strong>adottare una pianificazione dello spazio marittimo</strong> basata sugli ecosistemi e attenta agli effetti del cambiamento climatico. Le strategie di conservazione tradizionali, fondate sulle attuali distribuzioni della biodiversità, rischiano infatti di risultare inefficaci in un contesto di rapido cambiamento ambientale.</span></p>
<p dir="ltr"><span></span></p>
<p dir="ltr"><span>Link all'articolo: Baldan, D., Y. Chauvier-Mendes, D. Panzeri, G. Cossarini, C. Solidoro, and V. Bandelj. (2026). "<a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/gcb.70725" target="_blank" rel="noopener">The Geography of Mediterranean Benthic Communities Under Climate Change</a>", </span><span>Global Change Biology</span><span> 32, no. 2 e70725.</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Ambiente: le novità del progetto europeo CAMS2&#45;40&#45;bis del Copernicus Atmosphere Monitoring Service</title>
<link>https://www.italia24.news/ambiente-le-novita-del-progetto-europeo-cams2-40-bis-del-copernicus-atmosphere-monitoring-service</link>
<guid>https://www.italia24.news/ambiente-le-novita-del-progetto-europeo-cams2-40-bis-del-copernicus-atmosphere-monitoring-service</guid>
<description><![CDATA[ Le novità del nuovo progetto del Copernicus Atmosphere Monitoring Service per le previsioni giornaliere della qualità dell&#039;aria in Europa, tra cui l&#039;aumento del numero di specie di pollini monitorate ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202602/image_870x580_698f03802f68f.webp" length="78406" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 13 Feb 2026 10:20:54 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-318fc512-7fff-e0c6-5118-305b8b2a1957"><span><strong>Previsioni giornaliere della qualità dell’aria in Europa</strong> </span><span>con una risoluzione spaziale fino a 3 chilometri, utilizzo dei </span><span>dati satellitari</span><span> del <strong>programma europeo </strong></span><strong>Copernicus</strong><span> e ampliamento delle </span><strong>previsioni sui pollini</strong><span> per una migliore prevenzione delle allergie. Sono queste le principali novità del nuovo <strong>progetto europeo CAMS2-40-bis </strong>del </span><strong>Copernicus Atmosphere Monitoring Service</strong><span>, attraverso il quale il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine ECMWF continuerà a finanziare, dopo il precedente programma quinquennale CAMS2-40, le attività di ricerca sulla qualità dell’aria condotte da un consorzio di 11 partner, tra cui </span><strong>ENEA</strong><span> per l’Italia.</span></p>
<p dir="ltr"><span></span></p>
<p dir="ltr"><span>Il progetto produrrà e renderà disponibili dati sull’inquinamento atmosferico in Europa e, parallelamente, lavorerà <strong>all’</strong></span><strong>implementazione dei sistemi previsionali</strong><span>, aggiornandoli alle migliori pratiche scientifiche e sperimentando previsioni con una definizione spaziale che dagli attuali 10 sarà portata a 3-5 km.</span></p>
<p dir="ltr"><span></span></p>
<p dir="ltr"><span>«Fin dal 2022 l’Italia partecipa al programma europeo per la qualità dell’aria </span><span>Copernicus </span><span>con il sistema </span><span>ENEA</span><span> </span><span>MINNI</span><span>, considerato tra i più affidabili in Europa grazie alle elevate prestazioni del supercomputer Cresco», commenta il responsabile del progetto ENEA <strong>Massimo D’Isidoro</strong>, ricercatore del Dipartimento Sostenibilità.</span></p>
<p dir="ltr"><span></span></p>
<p dir="ltr"><span><strong>MINNI</strong> contribuisce insieme ad altri 10 modelli</span><span> alle previsioni fino a 5 giorni della qualità dell’aria e della concentrazione di pollini in Europa. Sommando il numero di informazioni rese pubbliche si arriva a una media giornaliera di </span><strong>80 miliardi di dati</strong><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span></span></p>
<p dir="ltr"><span>Tutti i modelli del consorzio utilizzano ed elaborano gli stessi dati: <strong>le emissioni inquinanti fornite da Copernicus e le previsioni meteorologiche ad alta risoluzione del Centro europeo ECMWF.</strong> I risultati degli undici sistemi vengono poi combinati in un unico prodotto chiamato </span><span>ensemble</span><span> che copre una gamma di </span><span>19 inquinanti</span><span>, tra cui ozono, biossido di azoto, biossido di zolfo e polveri sottili PM2.5 e PM10.</span></p>
<p dir="ltr"><span></span></p>
<p dir="ltr"><span>Con il progetto CAMS2-40-bis, alle previsioni sui pollini delle sei specie già monitorate (graminacee, olivo, betulla, ontano, ambrosia e artemisia) si aggiungono quelle su nocciolo e cipresso. </span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Difesa Costiera: pubblicato il Geodatabase di ISPRA</title>
<link>https://www.italia24.news/difesa-costiera-pubblicato-il-geodatabase-di-ispra</link>
<guid>https://www.italia24.news/difesa-costiera-pubblicato-il-geodatabase-di-ispra</guid>
<description><![CDATA[ ISPRA ha pubblicato e distribuito gratuitamente, sotto forma di un GEOdatabase, i dati che identificano e caratterizzano i tratti di costa italiana interessati dalla presenza delle opere di difesa rigide installate sul nostro territorio ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202602/image_870x580_698b0a473c4be.webp" length="61704" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 10:47:05 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><b>L'Italia oggi ha quasi un quinto della costa interessato dalla presenza di opere rigide di difesa</b>: al 2020 si trattava di<span> </span><b>più di 1.500 km di costa</b>, pari al 18%, con una crescita sui dati del 2000 del 27%, oltre 200 km di costa. La Calabria, più di altre Regioni, ha visto crescere la costa interessata da queste strutture del 66%.<span> </span><b>Dal 2020 ad oggi, seguendo lo stesso trend, si aggiungerebbero circa ulteriori 50 km circa</b>.</p>
<p class="v1MsoNormal"></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;">I cambiamenti climatici hanno portato ad un aumento della frequenza e dell'intensità dei fenomeni meteorologici estremi, come cicloni mediterranei e mareggiate; l'innalzamento del livello del mare e le alterazioni dei regimi di vento e delle correnti amplificano l'energia delle onde, accelerando i processi di erosione costiera e aumentando la vulnerabilità delle coste già fragili. In questo contesto, episodi come il ciclone Harry, che si è recentemente abbattuto sulle coste di Sicilia, Calabria e Sardegna, non sono più eventi isolati, ma segnali di una tendenza strutturale che si aggiunge agli effetti di alcune attività umane e richiede strategie di adattamento e gestione costiera sempre più integrate e basate su evidenze scientifiche.</p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"></p>
<p class="v1MsoNormal">Eventi come questi hanno riportato l'attenzione sulle conoscenze e sugli strumenti che possono essere applicati per evitare il ripetersi di fenomeni come quelli accaduti nei giorni scorsi, a partire dalla mappatura dagli interventi già realizzati, soprattutto le opere di difesa "rigide", come le scogliere, in ulteriore sviluppo nonostante le <a href="http://www.erosionecostiera.isprambiente.it/linee-guida-nazionali" target="_blank" rel="noopener">Linee Guida nazionali</a> sottolineino come si tratti di soluzioni tali da limitare gli impatti in alcuni siti specifici, ma che allo stesso tempo limitano il ripascimento naturale su interi tratti costieri, bloccando il trasposto di sedimenti lungo la costa.</p>
<p class="v1MsoNormal"></p>
<p class="v1MsoNormal"><b>Negli scorsi decenni sono state istallate lungo la costa quasi 11.000 opere di difesa rigide,</b><span> </span>che interagiscono in modo diverso con le aree naturali circostanti. Ad esempio, in Liguria sono molto comuni le istallazioni di pennelli, cioè di scogliere perpendicolari alla costa capaci di intrappolare la dinamica sedimentaria. Lungo le regioni adriatiche il grosso delle spiagge è interessato dalla presenza di varie tipologie di scogliere staccate dalla linea di riva, capaci di limitare le onde e quindi l'effetto delle mareggiate. Spesso poi le opere rigide acquisiscono forme particolari per funzionamenti specifici, come il sistema di grandi pennelli "a T" lungo la costa tirrenica calabrese.</p>
<p class="v1MsoNormal"></p>
<p class="v1MsoNormal">Conoscere e poter integrare negli studi futuri le opere rigide costruite ed i tratti di costa interessati da questi interventi, diventa oggi un elemento chiave per attuare strumenti più efficaci, come una pianificazione coordinata ed azioni locali, tipicamente i ripascimenti delle spiagge.</p>
<p class="v1MsoNormal"></p>
<p class="v1MsoNormal"><b>ISPRA ha pubblicato e distribuito gratuitamente</b>, sotto forma di<span> </span><b>un geoDB</b>, i<span> </span><b>dati che identificano e caratterizzano i tratti di costa italiana interessati dalla presenza delle opere di difesa rigide installate sul nostro territorio</b>, quei tratti che risentono dell'influenza di strutture come scogliere, pennelli, muraglioni in cemento o scogliere radenti alla costa. La pubblicazione di questo geoDB si affianca a quella dei <strong>geoDB ISPRA "Assetto Costiero",</strong> che prendono in esame l'intero assetto nazionale, compresa la mappatura in alta risoluzione di tutte le opere di difesa costiera rigide presenti lungo il litorale italiano e che, seguendo la direttiva europea INSPIRE, sarà prossimamente aggiornato grazie ai risultati del<span> </span><b>PNRR-MER (Marine Ecosystem Restoration</b>).</p>
<p class="v1MsoNormal"></p>
<p class="v1MsoNormal">Il GeoDB rappresenta il riferimento italiano nell'ambito della definizione della linea di costa, offrendo un ulteriore elemento utile per il monitoraggio, la pianificazione e la progettazione costiera.</p>
<p class="v1MsoNormal"></p>
<p class="v1MsoNormal">LINK AL <a href="https://sinacloud.isprambiente.it/portal/apps/webappviewer/index.html?id=089e0739893f482e9e9b627360b6ff6d" target="_blank" rel="noopener">GEODB</a><span> </span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>La Commissione Europea istituisce il primo standard volontario per gli assorbimenti permanenti di carbonio</title>
<link>https://www.italia24.news/la-commissione-europea-istituisce-il-primo-standard-volontario-al-mondo-per-gli-assorbimenti-permanenti-di-carbonio</link>
<guid>https://www.italia24.news/la-commissione-europea-istituisce-il-primo-standard-volontario-al-mondo-per-gli-assorbimenti-permanenti-di-carbonio</guid>
<description><![CDATA[ La Commissione Europea ha adottato le prime metodologie volontarie per certificare gli assorbimenti di CO₂, favorendo innovazione, investimenti e l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050 ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202602/image_870x580_69847e61c6c23.webp" length="64164" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 05 Feb 2026 11:48:20 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-27c0a4d3-7fff-a31d-2f9f-f492f3fbb20d"><span>Il 3 Febbraio la Commissione europea ha adottato il </span><a href="https://climate.ec.europa.eu/document/download/96845e08-0311-45b4-b6c0-7040e31d9cd0_en?filename=C_2026_553_1_EN_ACT_part1_v5.pdf" target="_blank" rel="noopener"><span>primo insieme di metodologie</span></a><span> nell'ambito del regolamento sugli </span><a href="https://climate.ec.europa.eu/eu-action/carbon-removals-and-carbon-farming_en" target="_blank" rel="noopener"><span>assorbimenti di carbonio e il sequestro del carbonio nei suoli agricoli</span></a><span>, volto a </span><strong>certificare le attività che assorbono in modo permanente la CO₂ dall'atmosfera</strong><span>. Con l'adozione di queste prime metodologie di certificazione volontaria, l'UE definisce regole chiare e crea nuove opportunità per l'innovazione climatica, gli investimenti nelle tecnologie di assorbimento del carbonio e il contrasto al greenwashing. Questo importante traguardo posiziona l'Unione europea come leader globale negli assorbimenti di carbonio, offrendo maggiore chiarezza a imprese e investitori e contribuendo alla creazione di un mercato emergente sia per le start-up innovative sia per una solida bioeconomia europea, sostenendo al contempo l'obiettivo dell'UE di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Il Commissario per il Clima, l'azzeramento delle emissioni nette e la crescita pulita, <strong>Wopke </strong></span><strong>Hoekstra</strong><span>, ha dichiarato: «</span><span>L'Unione europea sta intraprendendo azioni decisive per guidare lo sforzo globale in materia di assorbimenti di carbonio. Stabilendo standard volontari chiari e solidi, non solo promuoviamo un'azione climatica responsabile all'interno dell'Europa, ma fissiamo anche un punto di riferimento globale per altri. Si tratta di un passo fondamentale verso il raggiungimento dei nostri obiettivi di neutralità climatica e la garanzia di un futuro sostenibile».</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Le nuove norme riguardano </span><strong>tre tipologie di attività di assorbimento permanente del carbonio</strong><span><strong>:</strong> la cattura direttamente dall'atmosfera con stoccaggio del carbonio, la cattura delle emissioni biogeniche con stoccaggio del carbonio e l'assorbimento del carbonio tramite biochar. Con il quadro di certificazione e le regole di governance ora in vigore, i progetti di assorbimento del carbonio basati su queste attività possono iniziare a presentare domanda per la certificazione UE. Ciò consentirà, </span><span>nei prossimi mesi, la certificazione e il riconoscimento dei primi progetti nell'ambito del quadro europeo di assorbimento del carbonio.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Il regolamento delegato sarà trasmesso al <strong>Parlamento europeo</strong> e al <strong>Consiglio dell'UE</strong> per il periodo di controllo, al termine del quale, in assenza di obiezioni, entrerà in vigore.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p><span>Ulteriori informazioni sulle </span><a href="https://climate.ec.europa.eu/news-other-reads/news/eu-sets-worlds-first-voluntary-standard-permanent-carbon-removals-2026-02-03_en"><span>nuove metodologie per gli assorbimenti permanenti di carbonio</span></a><span> sono disponibili online.</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Laguna di Venezia: ecosistema minacciato da una noce di mare</title>
<link>https://www.italia24.news/laguna-di-venezia-ecosistema-minacciato-da-una-noce-di-mare</link>
<guid>https://www.italia24.news/laguna-di-venezia-ecosistema-minacciato-da-una-noce-di-mare</guid>
<description><![CDATA[ Il team di ricerca UNIPD-OGS evidenzia come lo ctenoforo Mnemiopsis leidyi, comunemente noto come “noce di mare” rappresenti un pericolo per gli ecosistemi costieri e lagunari ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202601/image_870x580_69775af01636d.webp" length="63896" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Mon, 26 Jan 2026 16:19:02 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-355876fa-7fff-045c-16c8-d0b4d8cbae08"><span>L’attenzione per il granchio blu </span><span>Callinectes sapidus</span><span>, che sta causando ingenti danni ai nostri ecosistemi costieri, ha distolto in parte il nostro interesse da un’altra specie invasiva: <strong>lo ctenoforo </strong></span><strong>Mnemiopsis leidyi.</strong></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Mnemiopsis</span><span>, considerato una delle 100 specie invasive più dannose al mondo, da quasi un decennio è presente nel Mar Adriatico, causando seri problemi agli operatori della pesca, soprattutto nelle lagune. </span><strong>Un team di ricerca dell’Università di Padova e </strong><span><strong>dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale</strong> – <strong>OGS</strong> ha recentemente pubblicato sulla rivista <strong>«Estuarine, Coastal and Shelf Science» </strong>lo studio </span><em>An invader chronicles: local ecological niche of Mnemiopsis leidyi in the Venice Lagoon,</em><span><em> </em>nel quale si evidenzia come la specie </span><span>Mnemiopsis leidyi </span><span>costituisca per la laguna di Venezia un potenziale pericolo ecologico, grazie alla sua adattabilità e ai cambiamenti climatici in atto, che possono favorirne la proliferazione a scapito di altre specie dell’ecosistema.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>«Sebbene la dinamica di questa specie sia stata studiata in altre aree del mondo, le informazioni relative alle lagune mediterranee, caratterizzate da una forte variabilità spaziale e stagionale delle condizioni ambientali, sono ancora limitate – </span><span>spiega il dott. <strong>Filippo Piccardi</strong>, primo autore dello studio e ricercatore dell’Università di Padova</span><span> –. Il nostro studio costituisce la prima indagine integrata sul campo e in laboratorio della nicchia ecologica di </span><span>Mnemiopsis leidyi</span><span> nella Laguna di Venezia. Abbiamo adottato un approccio interdisciplinare e monitorato per due anni la distribuzione spaziale della specie con esperimenti controllati per definire le principali soglie ambientali di sopravvivenza. I risultati mostrano che </span><span>Mnemiopsis leidyi</span><span> segue un andamento stagionale, con </span><span>bloom</span><span> (eventi di riproduzione massiva) in tarda primavera e tra fine estate e inizio autunno, probabilmente legati a temperature più elevate e a condizioni di salinità ottimali».</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>L’abbondanza della specie risulta quindi positivamente <strong>correlata sia alla temperatura dell’acqua sia alla salinità</strong>. Gli esperimenti di laboratorio, integrati con le osservazioni </span><span>in situ</span><span>, indicano come </span><span>Mnemiopsis leidyi</span><span> sia in grado di sopravvivere in un ampio intervallo di temperature (10–32 °C) e salinità (10–34). Tuttavia, lo studio evidenzia come le condizioni estreme di questi range, le temperature molto elevate (32 °C) o la bassa salinità (10) possono ridurre significativamente ridurre la sopravvivenza della specie.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>«Integrando osservazioni sul campo e risultati sperimentali sulla tolleranza di </span><span>Mnemiopsis leidyi</span><span> a cambiamenti di temperatura e salinità, il nostro studio fornisce nuove informazioni sulla nicchia ecologica di</span><span> </span><span>  questa specie nella Laguna di Venezia – </span><span>spiega la dott.ssa <strong>Valentina Tirelli</strong>, coautrice dello studio e ricercatrice presso l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale</span><span> –. I nostri risultati suggeriscono che i cambiamenti climatici in atto potrebbero favorire condizioni ambientali sempre più idonee a questo ctenoforo, incrementandone la presenza in grandi aggregati e, di conseguenza, aumentando il rischio di severe ripercussioni sul funzionamento dell’intero ecosistema lagunare».</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Lo studio evidenzia dunque la necessità di un monitoraggio mirato e di strategie di gestione adattativa per mitigare le conseguenze ecologiche e socio-economiche dell’espansione di </span><span>Mnemiopsis leidyi</span><span>.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Link allo studio: <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0272771425005566" target="_blank" rel="noopener">An invader chronicles: local ecological niche of </a></span><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0272771425005566" target="_blank" rel="noopener"><span>Mnemiopsis leidyi</span><span> in the Venice Lagoon</span></a></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Ambiente: uno studio internazionale sull&amp;apos;inquinamento dell&amp;apos;aria da microplastiche degli pneumatici</title>
<link>https://www.italia24.news/ambiente-enea-studia-linquinamento-dellaria-da-microplastiche-degli-pneumatici</link>
<guid>https://www.italia24.news/ambiente-enea-studia-linquinamento-dellaria-da-microplastiche-degli-pneumatici</guid>
<description><![CDATA[ Uno studio internazionale pubblicato sulla rivista Atmospheric Environment sulle concentrazioni di microplastiche da pneumatici nell’aria, condotto nell’ambito del progetto europeo POLYRISK, con la collaborazione di ENEA ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202601/image_870x580_696cee59ece28.webp" length="32632" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Mon, 19 Jan 2026 19:20:10 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-8e05c447-7fff-f830-a095-d70fda00ea3f"><span>Le concentrazioni di </span><span><strong>microplastiche da pneumatici</strong> </span><span>nell’aria possono risultare </span><strong>fino a cinque volte più elevate</strong><span> nelle </span><strong>zone urbane a traffico intenso</strong><span> dove i veicoli frenano e ripartono di frequente. È quanto emerge da uno studio internazionale pubblicato sulla rivista </span><strong>Atmospheric Environment</strong><span> e condotto nell’ambito del progetto europeo </span><strong>POLYRISK</strong><span>[1], con la collaborazione di </span><strong>ENEA</strong><span>.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>“In città una delle principali fonti di inquinamento da microplastiche è rappresentata dalle minuscole particelle generate dall’attrito degli pneumatici sull’asfalto durante la normale circolazione dei veicoli. Finora, solo pochi studi internazionali hanno quantificato le concentrazioni atmosferiche di queste particelle”, spiega </span><strong>Maria Rita Montereali</strong><span>, ricercatrice del Laboratorio ENEA Impatti sul Territorio e nei Paesi in Via di Sviluppo presso il Dipartimento Sostenibilità e coautrice dello studio insieme alle colleghe </span><strong>Laura Caiazzo</strong><span> e </span><strong>Sonia Manzo</strong><span> del medesimo dipartimento. “Con il nostro lavoro – aggiunge - abbiamo voluto misurare la presenza di queste microplastiche e valutarne le variazioni in relazione ad altri inquinanti primari del traffico, analizzando aree caratterizzate da differenti condizioni di circolazione veicolare. In futuro, i dati raccolti potranno essere utilizzati per verificare le possibili associazioni con gli effetti sulla salute”.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Nel periodo 2022-2023 il team del progetto POLIRISK ha monitorato tre siti contraddistinti da flussi e velocità di traffico diversi: una strada urbana con traffico di tipo ‘stop-and-go’, un tratto autostradale a traffico elevato ma scorrevole e un parco cittadino che distava dalla strada (secondaria) più vicina 50 metri, con campagne di campionamento del particolato atmosferico PM10[2] a Utrecht (Paesi Bassi), dove si stima che ogni anno vengano rilasciate nell’aria tra le 880 e le 2900 tonnellate di particelle plastiche a causa dell’abrasione degli pneumatici su strada.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Per le rilevazioni sulla qualità dell’aria, i ricercatori hanno utilizzato marcatori di gomma sintetica e naturale – le principali componenti degli pneumatici – e un marcatore per il benzotiazolo, un additivo impiegato per indurire la gomma. In parallelo, sono stati monitorati anche altri inquinanti generati dal traffico provenienti dall’usura dei freni (metalli come ferro, rame, cromo e manganese) e dalle emissioni dei motori, per verificarne la correlazione con le microplastiche oggetto dello studio.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Nel parco sono state misurate le concentrazioni di microplastiche da pneumatici più basse (3,1-5,1 nanogrammi per metro cubo), mentre quelle più elevate sono state rilevate vicino all’autostrada (7,8-18,1 ng/m³) e in misura maggiore nella zona a traffico “stop-and-go” dove i veicoli si fermavano e ripartivano frequentemente. Quindi, rispetto al parco i livelli di gomma sintetica e naturale nell’aria erano in media fino a 3 volte più alti in autostrada e quasi 5 volte maggiori nella zona a traffico “stop-and-go”.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Anche le concentrazioni di benzotiazolo risultavano più elevate vicino all’autostrada (2,4 volte superiori) e nella zona “stop-and-go” (4,6 volte maggiori) rispetto al parco. “Il benzotiazolo è una sostanza utilizzata nel processo di vulcanizzazione della gomma per la produzione degli pneumatici. Sebbene sia presente anche in altri prodotti - come antigelo, inibitori di corrosione per l’industria della carta o intermedi nella sintesi di coloranti - nel nostro studio è stato considerato un marcatore di particolare interesse, perché viene impiegato nei test di tossicità in vitro e in vivo e nei nostri campioni mostrava una forte correlazione con altri indicatori della presenza di particelle di gomma nell’aria”, spiega la ricercatrice ENEA Laura Caiazzo.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>In generale, le concentrazioni di metalli derivanti dall’usura dei freni sono risultate da tre a otto volte superiori nelle zone trafficate rispetto al parco. Inoltre, rispetto all’autostrada, l’area caratterizzata da traffico intermittente ‘stop-and-go’ presentava le quantità più elevate di elementi metallici nell’aria (da 2 a 4,8 volte in più).</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Nei campioni raccolti, la quantità di microplastiche da pneumatici rappresentava in media lo 0,45% del particolato PM10[3]: una frazione relativamente piccola, il cui peso  potrebbe però aumentare in futuro. “L’adozione di standard di qualità dell’aria sempre più severi, che stabiliscono limiti ancora più bassi per le emissioni dagli scarichi, può determinare un aumento relativo del contributo delle particelle, non derivanti dalla combustione, al particolato PM10, una tendenza che probabilmente continuerà nei prossimi anni”, commenta la ricercatrice ENEA Sonia Manzo, che ha coordinato lo studio per ENEA. “La diffusione dei veicoli elettrici – conclude - ridurrà in parte le emissioni di inquinanti legati alla combustione, ma è prevedibile che comporterà un aumento dei livelli di microplastiche prodotte dall’usura e dal contatto con l’asfalto degli pneumatici, a causa di un attrito superiore per il maggior peso di tali veicoli”.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Link allo studio: <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1352231025002328?via%3Dihub" target="_blank" rel="noopener">“Comparison of traffic-related micro- and nanoplastic concentrations at three urban locations”</a></span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><strong>Note:</strong></p>
<p dir="ltr"><em>[1] Lo studio descritto nell’articolo è parte di una più ampia attività di ricerca condotta nell’ambito del progetto Polyrisk, del programma di ricerca e innovazione Horizon 2020, il cui obiettivo principale è quello di valutare gli effetti dell’esposizione alle micro e nano plastiche sulla salute dell’uomo.</em></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><em>[2] La maggior parte delle particelle di gomma e asfalto rientra tra i PM10 e la campagna di campionamento è durata quattro ore al giorno per 23 giorni.</em></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><em>[3] Con valori compresi tra 0,07% e 1,48%</em></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Bonifiche dei siti contaminati in Italia: coinvolto quasi un comune su due, oltre 16.000 procedimenti attivi in Italia</title>
<link>https://www.italia24.news/bonifiche-siti-contaminati-italia-un-comune-su-due-oltre-16000-procedimenti-attivi-in-italia</link>
<guid>https://www.italia24.news/bonifiche-siti-contaminati-italia-un-comune-su-due-oltre-16000-procedimenti-attivi-in-italia</guid>
<description><![CDATA[ Pubblicato il IV Rapporto ISPRA &quot;Stato delle bonifiche dei siti contaminati in Italia: quarto rapporto sui dati regionali&quot; ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202601/image_870x580_69676f137fce7.webp" length="89102" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 16:18:59 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-eca45c19-7fff-0973-b5eb-eef117bfa9dc"><span>Il <strong>46% dei Comuni d'Italia</strong></span><span>, pari a 3.619 Comuni, </span><strong>è interessato da almeno un procedimento di bonifica</strong><span> in corso al I gennaio 2024; </span><strong>Il 70% dei procedimenti di bonifica regionali si è concluso senza necessità di intervento di bonifica e/o di messa in sicurezza; ogni anno vengono attivati</strong><span> sul territorio nazionale </span><strong>in media 1.190 nuovi procedimenti di bonifica.</strong></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>E' quanto emerge dal </span><span>IV Rapporto sulle bonifiche dei siti regionali </span><span>pubblicato da ISPRA, che illustra e analizza i dati relativi ai procedimenti di bonifica aggiornati al I gennaio 2024 sulla base dei dati trasmessi da SNPA, dalle Regioni e dalle Province Autonome per il popolamento 2024 di MOSAICO, la banca dati nazionale sui procedimenti di bonifica. Le elaborazioni riguardano 16.365 procedimenti di bonifica in corso e 22.191 procedimenti di bonifica conclusi.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Sintesi dei dati emersi dal rapporto:</span></p>
<ul>
<li dir="ltr"><span>L'avvio di un procedimento di bonifica non comporta l'automatica necessità di un intervento di bonifica, ma solo a seguito dei dovuti accertamenti emerge tale obbligo. </span><span><strong>L'esecuzione di un intervento si è resa necessaria solo per il 30% dei siti</strong>;</span><span></span><span></span></li>
<li dir="ltr"><strong>Sul territorio nazionale sono censiti 3.243 procedimenti</strong><span>, in fase di intervento di bonifica, di cui 2.601 con intervento in corso e 642 con lavori terminati ma non ancora certificati;</span><span></span><span></span></li>
<li dir="ltr"><span>Il 28% dei procedimenti in fase di intervento/bonifica si trova in Lombardia, il 12% in Piemonte, l'11% in Toscana;</span><span></span><span></span></li>
<li dir="ltr"><span>A livello nazionale, </span><strong>risultano censiti 484 siti orfani</strong><span>, di cui 225 finanziati e 55 con procedimento concluso al I gennaio 2024. I siti orfani sono quelli per i quali nessun soggetto, a vario titolo, ha provveduto agli adempimenti previsti dalla norma per i procedimenti di bonifica. Si tratta prevalentemente di siti "storici", per i quali la macchina dell'Amministrazione pubblica si è attivata recentemente stanziando finanziamenti collegati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR);</span><span></span><span></span></li>
<li dir="ltr"><span>La maggior parte dei siti per i quali sono disponibili informazioni sulle superfici ha dimensioni ridotte: </span><span><strong>il 70% delle superfici amministrative è inferiore ai 10.000 mq e il 30% è addirittura sotto i 1.000 mq; nel 18% dei casi la superfice è maggiore di 20 ettari</strong>;</span><span></span><span></span></li>
<li><span>Qual è la </span><strong>durata dei procedimenti di bonifica</strong><span> in Italia? Secondo i dati nazionali, la metà dei procedimenti conclusi con intervento di bonifica o di messa in sicurezza </span><strong>terminano in meno di quattro anni, mentre solo nel 25% dei casi sono necessari almeno 8 anni.</strong></li>
</ul>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Entrano in vigore ulteriori protezioni a livello dell&amp;apos;UE contro le PFAS nell&amp;apos;acqua potabile</title>
<link>https://www.italia24.news/entrano-in-vigore-ulteriori-protezioni-a-livello-dellue-contro-le-pfas-nellacqua-potabile</link>
<guid>https://www.italia24.news/entrano-in-vigore-ulteriori-protezioni-a-livello-dellue-contro-le-pfas-nellacqua-potabile</guid>
<description><![CDATA[ Scattano in tutta l’Unione europea nuovi obblighi di controllo e trasparenza sulle PFAS nell’acqua potabile, con limiti armonizzati, monitoraggi sistematici e misure preventive a tutela della salute pubblica ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202601/image_870x580_69667045538b8.webp" length="31980" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 13 Jan 2026 17:18:33 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><span lang="IT">Da ieri, gli Stati membri devono monitorare in modo armonizzato i livelli di sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) nell’acqua potabile, per conformarsi ai nuovi valori limite dell'UE previsti dalla rifusione della </span><span lang="EN-GB"><a href="https://eur-lex.europa.eu/eli/dir/2020/2184/oj?eliuri=eli%3Adir%3A2020%3A2184%3Aoj&amp;locale=it" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span lang="IT">direttiva sull'acqua potabile</span></a><span lang="IT">. Sono inoltre tenuti a informare la Commissione sui risultati del monitoraggio, inclusi i dati relativi ai superamenti dei valori limite, agli incidenti e alle eventuali deroghe concesse.</span></span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><span lang="IT">Questa misura contribuisce direttamente a uno degli obiettivi fondamentali della </span><span lang="EN-GB"><a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?qid=1750857768458&amp;uri=CELEX%3A52025DC0280" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span lang="IT">strategia sulla resilienza idrica</span></a><span lang="IT">: garantire il diritto all'acqua potabile sicura. Risponde, inoltre, all'invito contenuto nella strategia ad agire con urgenza contro gli inquinanti che minacciano le fonti di acqua potabile in Europa.</span></span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><span lang="IT">La rifusione della </span><span lang="EN-GB"><a href="https://eur-lex.europa.eu/eli/dir/2020/2184/oj?eliuri=eli%3Adir%3A2020%3A2184%3Aoj&amp;locale=it" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span lang="IT">direttiva sull'acqua potabile</span></a><span lang="IT"> è stata adottata nel 2020 e gli Stati membri erano tenuti a recepirla nel diritto nazionale entro gennaio 2023. Per favorire un monitoraggio coerente in tutta l'UE, nel 2024 la Commissione ha pubblicato specifiche </span><a href="https://eur-lex.europa.eu/eli/C/2024/4910" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span lang="IT">linee guida tecniche</span></a><span lang="IT">.</span></span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT" style="font-size: 12pt;">È la prima volta che nell'Unione europea viene attuato un monitoraggio sistematico delle PFAS nell'acqua potabile. In caso di superamento dei valori limite, gli Stati membri devono adottare misure per ridurre i livelli di PFAS a tutela della salute pubblica e informare i cittadini. Tali interventi possono includere la chiusura dei pozzi contaminati, l'introduzione di ulteriori fasi di trattamento per rimuovere le PFAS o la limitazione dell'uso delle forniture di acqua potabile finché il superamento persiste.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><span lang="IT">Jessika <b>Roswall</b>, Commissaria per l'Ambiente, la resilienza idrica e un'economia circolare competitiva, ha dichiarato: <i>"L'inquinamento da PFAS rappresenta una preoccupazione crescente per l'acqua potabile in tutta Europa. Con i limiti armonizzati e il monitoraggio obbligatorio ora in vigore, gli Stati membri dispongono delle regole e degli strumenti necessari per individuare e affrontare rapidamente le PFAS, proteggendo così la salute pubblica</i>".</span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;"><span lang="IT"> </span><span lang="EN-GB"><a href="https://environment.ec.europa.eu/news/new-eu-rules-limit-pfas-drinking-water-2026-01-12_en" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span lang="IT">Maggiori informazioni sulle nuove norme ora in vigore</span></a><span lang="IT"> sono disponibili online.</span></span></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Quando i fiumi smettono di scorrere</title>
<link>https://www.italia24.news/quando-i-fiumi-smettono-di-scorrere</link>
<guid>https://www.italia24.news/quando-i-fiumi-smettono-di-scorrere</guid>
<description><![CDATA[ Un team di ricercatori dell’Università di Padova ha calcolato che quasi l’80% dei corsi d’acqua presenti sulla Terra smette di fluire almeno un giorno all’anno ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202601/image_870x580_696115d047e10.webp" length="102542" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 09 Jan 2026 15:51:33 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p data-start="206" data-end="737">I fiumi non sono semplici linee blu disegnate su una mappa, ma sistemi vivi che si muovono e “respirano”, espandendosi e contraendosi in risposta a fattori climatici. Questa dinamica naturale produce un’alternanza tra fasi di flusso e periodi di asciutta lungo molti tratti dei reticoli idrografici: in altre parole, molto spesso i fiumi smettono di scorrere, anche solo per brevi periodi.  </p>
<p data-start="739" data-end="797"><strong data-start="739" data-end="797">I corsi d’acqua non perenni come regola, non eccezione</strong></p>
<p data-start="799" data-end="1409">Nello studio <a href="https://www.nature.com/articles/s44221-025-00549-x" target="_blank" rel="noopener">appena pubblicato sulla rivista «Nature Water»</a>, un team di ricercatori dell’<span class="whitespace-normal">Università di Padova</span> mostra che i corsi d’acqua non-perenni non rappresentano un’eccezione, bensì costituiscono la tipologia fluviale più diffusa sul pianeta Terra. Analizzando dati globali e osservazioni di campo, la ricerca sviluppata dall’Ateneo patavino stima che quasi l’80% dei corsi d’acqua presenti sulla Terra smetta di fluire almeno un giorno all’anno. Anche in regioni considerate climaticamente umide, come il Veneto, oltre la metà del reticolo idrografico è costituita da tratti non-perenni.</p>
<p data-start="1411" data-end="1470"><strong data-start="1411" data-end="1470">Una rete fluviale globale molto più estesa del previsto</strong></p>
<p data-start="1472" data-end="1872">Dalle analisi emerge inoltre che le reti fluviali del pianeta sono molto più estese di quanto comunemente rappresentato: considerando l’intera trama dei corsi d’acqua, la loro lunghezza complessiva raggiunge valori compresi tra 1,2 e 1,5 miliardi di chilometri. Di questa enorme rete, circa tre quarti – oltre un miliardo di chilometri – è costituita da corsi d’acqua che si asciugano periodicamente.</p>
<p data-start="1874" data-end="1934"><strong data-start="1874" data-end="1934">Implicazioni ambientali e gestione delle risorse idriche</strong></p>
<p data-start="1936" data-end="2509">«Questa diffusione è legata alla struttura stessa delle reti fluviali, dominate da una miriade di piccoli corsi d’acqua estremamente numerosi e dinamici, che si attivano e si disattivano in risposta alle precipitazioni e alle condizioni idrologiche locali – spiega <strong>Gianluca Botter,</strong> corresponding author dello studio e docente al dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell’Università di Padova –. Il loro comportamento influenza il funzionamento dell’intero sistema fluviale, lasciando una traccia evidente anche nei bacini idrografici di grandi dimensioni».</p>
<p data-start="2511" data-end="3205" data-is-last-node="" data-is-only-node="">I risultati mettono in discussione l’idea, ancora molto diffusa, che il dominio fluviale resti sempre uguale a sé stesso dalle sorgenti alla foce. Al contrario, l’alternanza naturale tra fasi di flusso e di asciutta emerge come una caratteristica intrinseca e inevitabile dei sistemi fluviali. Questa dinamica ha implicazioni dirette per la qualità dell’acqua, i cicli biogeochimici, la biodiversità e i servizi ecosistemici offerti sia dai grandi fiumi sia dai piccoli torrenti: riconoscerla e integrarla nelle politiche di protezione dei corsi d’acqua è un passaggio fondamentale per affrontare le sfide ambientali poste dal cambiamento climatico e dall’uso sostenibile delle risorse idriche.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Frane, alluvioni, smottamenti e terremoti:  l’Università di Padova presente Al&#45;Earth, l’app che permette di segnalare gli eventi geologici del territorio</title>
<link>https://www.italia24.news/frane-alluvioni-smottamenti-e-terremoti-luniversita-di-padova-presente-al-earth-lapp-che-permette-di-segnalare-gli-eventi-geologici-del-territorio</link>
<guid>https://www.italia24.news/frane-alluvioni-smottamenti-e-terremoti-luniversita-di-padova-presente-al-earth-lapp-che-permette-di-segnalare-gli-eventi-geologici-del-territorio</guid>
<description><![CDATA[ Una nuova applicazione mobile gratuita rivolta ai cittadini per la segnalazione di eventi e fenomeni geologici osservabili sul territorio ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202601/image_870x580_695f82d713578.webp" length="42632" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 08 Jan 2026 11:12:42 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p class="Didefault" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; line-height: normal; mso-hyphenate: none; margin: 0cm 28.0pt 12.0pt 0cm;"><span style="font-size: 13.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif;">Negli ultimi anni, la comprensione dei processi geologici e la gestione dei rischi naturali sono diventate sempre più centrali per la sicurezza e la sostenibilità dei territori. In questo contesto, <i>Al-Earth</i> si configura come uno <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">strumento di <i style="mso-bidi-font-style: normal;">citizen science</i></span>, che consente ai cittadini di contribuire attivamente alla raccolta di dati utili alla ricerca scientifica, al monitoraggio ambientale e alla prevenzione dei rischi naturali.</span><span style="font-size: 13.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times Roman';"><o:p></o:p></span></p>
<p class="Didefault" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; line-height: normal; mso-hyphenate: none; margin: 0cm 28.0pt 14.05pt 0cm;"><b><span style="font-size: 13.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif;">Le tipologie di eventi segnalabili</span></b><b><span style="font-size: 13.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times Roman';"><o:p></o:p></span></b></p>
<p class="Didefault" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; line-height: normal; mso-hyphenate: none; margin: 0cm 28.0pt 12.0pt 0cm;"><span style="font-size: 13.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif;">L<span dir="RTL"></span><span dir="RTL"></span><span lang="AR-SA" dir="RTL"><span dir="RTL"></span><span dir="RTL"></span>’</span>App <i style="mso-bidi-font-style: normal;">Al-Earth</i> consente agli utenti di segnalare in modo geolocalizzato diverse tipologie di eventi geologici, selezionando le categorie frane e smottamenti, eventi idrogeologici (allagamenti e alluvioni), terremoti e valanghe.</span><span style="font-size: 13.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times Roman';"><o:p></o:p></span></p>
<p class="Didefault" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; line-height: normal; mso-hyphenate: none; margin: 0cm 28.0pt 12.0pt 0cm;"><span style="font-size: 13.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif;">È inoltre disponibile una categoria </span><span dir="RTL"></span><span dir="RTL"></span><span lang="AR-SA" dir="RTL" style="font-size: 13.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-ansi-language: AR-SA;"><span dir="RTL"></span><span dir="RTL"></span>“</span><span style="font-size: 13.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif;">Altro”, pensata per consentire ai cittadini di portare all<span dir="RTL"></span><span dir="RTL"></span><span lang="AR-SA" dir="RTL"><span dir="RTL"></span><span dir="RTL"></span>’</span>attenzione dei ricercatori segnalazioni di particolare interesse geologico, come il ritrovamento di fossili o minerali o la presenza di affioramenti rocciosi significativi.</span><span style="font-size: 13.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times Roman';"><o:p></o:p></span></p>
<p class="Didefault" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; line-height: normal; mso-hyphenate: none; margin: 0cm 28.0pt 12.0pt 0cm;"><span style="font-size: 13.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif;">Ogni segnalazione può essere accompagnata da <b>fotografie e/o video, descrizioni e coordinate geografiche</b>, contribuendo alla creazione di un archivio di dati georeferenziati a supporto delle attività di ricerca e analisi territoriale.</span><span style="font-size: 13.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times Roman';"><o:p></o:p></span></p>
<p class="Didefault" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; line-height: normal; mso-hyphenate: none; margin: 0cm 28.0pt 12.0pt 0cm;"><span style="font-size: 13.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif;">Particolare attenzione è stata dedicata alla tutela della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">privacy degli utenti</b>: le segnalazioni inviate tramite <i style="mso-bidi-font-style: normal;">Al-Earth </i>non sono pubbliche e vengono ricevute esclusivamente dal Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova, che le utilizza a fini scientifici e di ricerca. All<span dir="RTL"></span><span dir="RTL"></span><span lang="AR-SA" dir="RTL"><span dir="RTL"></span><span dir="RTL"></span>’</span>interno dell<span dir="RTL"></span><span dir="RTL"></span><span lang="AR-SA" dir="RTL"><span dir="RTL"></span><span dir="RTL"></span>’</span>App, ogni utente può visualizzare soltanto le proprie segnalazioni, garantendo un uso controllato e responsabile dei dati raccolti.</span><span style="font-size: 13.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times Roman';"><o:p></o:p></span></p>
<p class="Didefault" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; line-height: normal; mso-hyphenate: none; margin: 0cm 28.0pt 12.0pt 0cm;"><span style="font-size: 13.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif;">L<span dir="RTL"></span><span dir="RTL"></span><span lang="AR-SA" dir="RTL"><span dir="RTL"></span><span dir="RTL"></span>’</span>App Al-Earth è stata <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">sviluppata dall<span dir="RTL"></span><span dir="RTL"></span><b style="mso-ansi-font-weight: normal;"><span lang="AR-SA" dir="RTL"><span dir="RTL"></span><span dir="RTL"></span>’</span></b>agenzia Nodopiano</span>, in collaborazione con il <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Dipartimento di Geoscienze dell<span dir="RTL"></span><span dir="RTL"></span><b style="mso-ansi-font-weight: normal;"><span lang="AR-SA" dir="RTL"><span dir="RTL"></span><span dir="RTL"></span>’</span></b>Università di Padova</span>, nell’ambito di un<span dir="RTL"></span><span dir="RTL"></span><span lang="AR-SA" dir="RTL"><span dir="RTL"></span><span dir="RTL"></span>’</span>iniziativa di <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Terza Missione</span> volta a rafforzare il dialogo tra università, territorio e cittadinanza.</span><span style="font-size: 13.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times Roman';"><o:p></o:p></span></p>
<p class="Didefault" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; line-height: normal; mso-hyphenate: none; margin: 0cm 28.0pt 14.05pt 0cm;"><b><span style="font-size: 13.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif;">Disponibilità</span></b><b><span style="font-size: 13.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times Roman';"><o:p></o:p></span></b></p>
<p class="Didefault" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; line-height: normal; mso-hyphenate: none; margin: 0cm 28.0pt 12.0pt 0cm;"><span style="font-size: 13.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif;">L<span dir="RTL"></span><span dir="RTL"></span><span lang="AR-SA" dir="RTL"><span dir="RTL"></span><span dir="RTL"></span>’</span>App Al-Earth è disponibile per dispositivi mobili ed è scaricabile dal sito ufficiale del progetto:<o:p></o:p></span></p>
<p class="Didefault" style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; line-height: normal; mso-hyphenate: none; margin: 0cm 28.0pt 12.0pt 0cm;"><span style="font-size: 13.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times Roman';"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span><a href="https://geoalearth.geoscienze.unipd.it/?utm_source=chatgpt.com"><span style="font-size: 13.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif;">https://geoalearth.geoscienze.unipd.it</span></a><span style="font-size: 13.0pt; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: 'Times Roman';"><o:p></o:p></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Fotosintesi oltre il visibile: scoperta dai ricercatori dell&amp;apos;Università di Padova una microalga “fuori spettro”</title>
<link>https://www.italia24.news/fotosintesi-oltre-il-visibile-scoperta-dai-ricercatori-delluniversita-di-padova-una-microalga-fuori-spettro</link>
<guid>https://www.italia24.news/fotosintesi-oltre-il-visibile-scoperta-dai-ricercatori-delluniversita-di-padova-una-microalga-fuori-spettro</guid>
<description><![CDATA[ La nannochloropsis gaditana cresce utilizzando fotoni a bassa energia, aprendo nuovi scenari sulla fotosintesi e sull’adattamento alla luce far-red ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202601/image_870x580_695edf59aa151.webp" length="14656" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 07 Jan 2026 17:37:19 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Gli organismi fotosintetici ossigenici, che catturano l’energia luminosa e l’anidride carbonica per produrre molecole organiche e liberare ossigeno, si sono evoluti nel nostro pianeta per sfruttare la luce visibile, la radiazione emessa in dosi maggiori dal nostro Sole.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">La luce visibile, che corrisponde ai fotoni delle lunghezze d’onda fra i 400 e i 700 nm, è per questo motivo da sempre definita <i>Photosynthetic Active Radiation</i>, (PAR). Fino a pochi anni fa era convinzione consolidata che la luce oltre il visibile non fosse sufficientemente energetica per sostenere da sola la fotosintesi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Nell’ultimo decennio, tuttavia, <strong>questa idea è stata messa in discussione dalla scoperta di alcuni organismi capaci di crescere e fare fotosintesi liberando ossigeno anche quando esposti a radiazione <i style="mso-bidi-font-style: normal;">far-red</i>,</strong> con minore energia, con lunghezze d’onda tra i 700 ai 750 nm.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Questa straordinaria <strong>capacità </strong>era per il momento stata riscontrata in poche specie di cianobatteri e microalghe, che vivono in ambienti con scarsa disponibilità di luce visibile e con spettri arricchiti proprio nel far-red, suggerendo una specializzazione fotosintetica dipendente dall’evoluzione in particolari nicchie ecologiche.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Lo studio <i style="mso-bidi-font-style: normal;">Thylakoids reorganization enables driving photosynthesis under far‐red light in the microalga <span style="mso-bidi-font-style: italic;">Nannochloropsis gaditana</span></i>, pubblicato <a href="https://nph.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/nph.70786" target="_blank" rel="noopener">nella rivista «</a><span style="mso-bidi-font-style: italic;"><a href="https://nph.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/nph.70786" target="_blank" rel="noopener">New Phytologist»</a> e </span>condotto nei <strong>laboratori di Fotosintesi e Biotecnologie vegetali del Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova</strong> dal gruppo di ricerca del professor <strong>Tomas Morosinotto</strong> e della professoressa <strong>Nicoletta La Rocca</strong>, ha portato alla scoperta di una nuova modalità di utilizzo della luce <i style="mso-bidi-font-style: normal;">far-red</i> in una microalga, <a name="_Hlk216433858"></a><i>Nannochloropsis gaditana</i><i>,</i> ampiamente diffusa in ambiente oceanico e marino costiero che è risultata capace di crescere e fotosintetizzare anche con la sola luce oltre il visibile a 730 nm con un meccanismo non ancora descritto in letteratura.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>«In questo lavoro abbiamo dimostrato che questa microalga è in grado di usare i fotoni far-red a bassa energia senza sintetizzare nuovi pigmenti o componenti proteici specifici come fanno solitamente gli altri organismi – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">spiega la dott.ssa Elisabetta Liistro, primo autore dello studio -.</b> La fotosintesi in questa condizione luminosa è sostenuta da una riorganizzazione dei complessi dove avviene la fotosintesi, e da una modifica delle membrane del cloroplasto che li contengono, a formare grandi strutture aggregate mai descritte in precedenza. Queste modifiche strutturali alle membrane fotosintetiche hanno un effetto fotonico, che permette l’ottimizzazione della distribuzione della luce e del suo utilizzo».<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">«La scoperta di questo nuovo tipo di acclimatazione è di estremo interesse in quanto apre alla possibilità che ci sia effettivamente una maggior biodiversità nella capacità degli organismi fotosintetici di adattarsi a condizioni ambientali particolari quali la radiazione far-red, rispetto a quanto la comunità scientifica non abbia ritenuto finora - <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">afferma Nicoletta La Rocca, coordinatrice della ricerca </b>-. La ricerca inoltre amplia la conoscenza sugli strumenti a disposizione degli organismi viventi per sfruttare lunghezze d'onda a bassa energia suggerendo che queste ultime forniscano un significativo contributo alla fotosintesi in diversi organismi».<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">La microalga <i>Nannochloropsis gaditana</i></span><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%;"> è inoltre di alto interesse biotecnologico per la produzione di biocarburanti, acidi grassi ed omega 3.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">«In un’ottica applicativa, comprendere a fondo la possibilità che anche dei fotoni a bassa energia possano sostenere la fotosintesi ossigenica è fondamentale per modellare accuratamente il ciclo del carbonio e prevedere le rese delle colture <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">- commenta il professor Tomas Morosinotto </b>-, con un impatto critico nella produttività di coltivazione di microalghe e cianobatteri in fotobioreattori, dove gli organismi fotosintetici spesso sperimentano condizioni di auto-ombreggiamento e quindi di scarsità di luce visibile.»<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%;">Lo studio è stato svolto nell’ambito dei progetti dello Spoke 3 UNIPD, finanziati dal PNRR nel contesto del National Biodiversity Future Center (NBFC).<o:p></o:p></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Energia: dall&amp;apos;ENEA una nuova linea di ricerca per produrre catalizzatori da materiali riciclati</title>
<link>https://www.italia24.news/energia-dallenea-una-nuova-linea-di-ricerca-per-produrre-catalizzatori-da-materiali-riciclati</link>
<guid>https://www.italia24.news/energia-dallenea-una-nuova-linea-di-ricerca-per-produrre-catalizzatori-da-materiali-riciclati</guid>
<description><![CDATA[ L&#039;agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l&#039;energia e lo sviluppo economico sostenibile sta contribuendo allo sviluppo di strategie sicure e green per l’utilizzo e il recupero di materie prime critiche, come platino, palladio e rodio, nell’ambito del progetto europeo CHemPGM ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202601/image_870x580_695e8781c3aa2.webp" length="43290" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 07 Jan 2026 17:19:34 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p data-start="171" data-end="501">Trasformare i rifiuti in risorse strategiche per la transizione energetica: è questo l’obiettivo della nuova linea di ricerca dell’<strong data-start="302" data-end="343"><span class="whitespace-normal">ENEA</span></strong>, che ha sviluppato <strong data-start="363" data-end="423">catalizzatori innovativi ottenuti da materiali riciclati</strong>, capaci di ridurre in modo significativo l’uso di <strong data-start="474" data-end="500">materie prime critiche</strong>.</p>
<p data-start="503" data-end="751">La ricerca si inserisce in un contesto globale segnato da forti tensioni sulle catene di approvvigionamento e dalla crescente necessità di rendere più sostenibili i processi industriali legati all’energia, dall’idrogeno verde alla chimica avanzata.</p>
<h3 data-start="758" data-end="804">Catalizzatori più sostenibili e strategici</h3>
<p data-start="806" data-end="1209">I catalizzatori sono componenti essenziali in numerosi processi industriali ed energetici, ma spesso richiedono metalli rari o costosi, come platino, palladio o cobalto. Il team di ENEA ha dimostrato che è possibile <strong data-start="1022" data-end="1074">recuperare elementi utili da materiali di scarto</strong> e riutilizzarli per realizzare catalizzatori ad alte prestazioni, riducendo l’impatto ambientale e la dipendenza da forniture esterne.</p>
<p data-start="1211" data-end="1388">Un risultato che coniuga <strong data-start="1236" data-end="1306">economia circolare, sicurezza energetica e innovazione tecnologica</strong>, aprendo la strada a soluzioni più resilienti per il sistema industriale europeo.</p>
<h3 data-start="1395" data-end="1438">Applicazioni chiave: energia e idrogeno</h3>
<p data-start="1440" data-end="1538">I nuovi catalizzatori trovano applicazione in settori cruciali della transizione energetica, come la <strong data-start="1544" data-end="1588">produzione di idrogeno a basse emissioni </strong>i processi di <strong data-start="1608" data-end="1649">conversione e stoccaggio dell’energia</strong>, la <strong data-start="1658" data-end="1681">chimica sostenibile</strong> e la riduzione delle emissioni industriali.</p>
<p data-start="1727" data-end="1881">Grazie all’impiego di materiali riciclati, queste tecnologie diventano non solo più ecologiche, ma anche <strong data-start="1832" data-end="1880">più competitive dal punto di vista economico</strong>.</p>
<h3 data-start="1888" data-end="1937">Un passo avanti verso l’autonomia tecnologica</h3>
<p data-start="1939" data-end="2140">La ricerca ENEA risponde anche a una priorità strategica dell’Unione europea: diminuire la dipendenza dalle materie prime critiche importate, rafforzando al contempo la capacità di innovazione interna.</p>
<p data-start="2142" data-end="2381">Lo sviluppo di catalizzatori da materiali riciclati dimostra come la scienza possa offrire soluzioni concrete alle grandi sfide energetiche contemporanee, trasformando un problema – i rifiuti – in un <strong data-start="2342" data-end="2380">vantaggio tecnologico e ambientale</strong>.</p>
<p data-start="2383" data-end="2541" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Un esempio virtuoso di come la ricerca pubblica italiana contribuisca in modo diretto alla costruzione di un futuro energetico più sostenibile e indipendente.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Migliaia di orme di dinosauri scoperte nel Parco Nazionale dello Stelvio</title>
<link>https://www.italia24.news/migliaia-di-orme-di-dinosauri-scoperte-nel-parco-nazionale-dello-stelvio</link>
<guid>https://www.italia24.news/migliaia-di-orme-di-dinosauri-scoperte-nel-parco-nazionale-dello-stelvio</guid>
<description><![CDATA[ Risalenti a oltre 200 milioni di anni fa, a guidare la ricerca il Museo di Storia Naturale di Milano ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202512/image_870x580_69441a5dcd287.webp" length="171106" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 16 Dec 2025 16:21:15 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="748" height="421" style="display: table; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://www.youtube.com/embed/vknDDkewe3w?si=bD2M2W_FI0BKm8WV" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p></p>
<p><span><span style="font-size: 12pt;">Nel cuore delle Alpi, all'interno del Parco Nazionale dello Stelvio, in Valle di Fraele tra Livigno e Bormio – territori che ospiteranno alcune competizioni delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 – è stato scoperto uno dei più importanti giacimenti di orme di dinosauri del Triassico a livello mondiale. La scoperta risale al settembre 2025, quando il fotografo naturalista Elio Della Ferrara ha individuato su estese pareti di dolomia, oggi quasi verticali, migliaia di impronte fossili riconducibili a dinosauri vissuti circa 210 milioni di anni fa. Le orme si estendono per quasi cinque chilometri, interessando numerosi affioramenti distribuiti su più crinali, e costituiscono il più grande sito di questo tipo nelle Alpi e uno dei più ricchi conosciuti al mondo.</span><br><span style="font-size: 12pt;"> </span><br><span style="font-size: 12pt;">Le analisi preliminari, condotte dal Museo di Storia Naturale di Milano in collaborazione con il MUSE – Museo delle Scienze di Trento e il Dipartimento di Scienze della Terra "Ardito Desio" dell'Università degli Studi di Milano, per conto della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio competente e in accordo con il Parco Nazionale dello Stelvio, indicano che la maggior parte delle tracce è attribuibile a dinosauri erbivori prosauropodi, antenati dei grandi sauropodi del Giurassico, che si muovevano in branchi numerosi su antiche piane di marea.</span><br><span style="font-size: 12pt;">Si tratta delle prime orme di dinosauro mai rinvenute in Lombardia e delle uniche scoperte a nord della Linea Insubrica, uno dei principali elementi strutturali delle Alpi. Per densità, estensione e stato di conservazione, il complesso Plator–Doscopa rappresenta un sito di rilevanza scientifica straordinaria, destinato a impegnare geologi e paleontologi per decenni di studi.</span><br><span style="font-size: 12pt;"> </span><br><span style="font-size: 12pt;">"La scoperta della 'valle dei dinosauri' nel territorio lombardo è senza dubbio eccezionale per la geologia e la paleontologia – commenta il Sindaco di Milano Giuseppe Sala –. Gli studi che proseguiranno a partire dal ritrovamento di queste orme permetteranno di conoscere meglio la storia del nostro Pianeta e del territorio in cui abitiamo. Sono fiero di sapere che al riconoscimento delle prime impronte di dinosauro e quindi della portata straordinaria di quanto il fotografo Della Ferrera ha immortalato abbia contribuito con grande competenza anche il Museo di Storia Naturale di Milano, grazie allo sguardo attento ed esperto del paleontologo Dal Sasso. A poche settimane dall'apertura delle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, questa scoperta accende un'inattesa quanto affascinante luce sulle montagne della Lombardia".</span><br><span style="font-size: 12pt;"> </span><br><span style="font-size: 12pt;">Per l'assessore alla Cultura, Tommaso Sacchi, "questa scoperta straordinaria rappresenta un motivo di orgoglio non solo per la comunità scientifica, ma per tutta Milano e la Lombardia. Il lavoro svolto dal Museo di Storia Naturale di Milano, grazie alla competenza dei suoi ricercatori e alla collaborazione con le istituzioni territoriali, dimostra ancora una volta il valore della nostra città come centro di eccellenza nella ricerca e nella divulgazione scientifica. Ritrovamenti di tale rilevanza sono rarissimi e aprono nuovi scenari per la conoscenza della storia del nostro territorio. Sosterremo con convinzione il lavoro di studio, tutela e valorizzazione di questo sito, affinché possa diventare un esempio virtuoso di collaborazione tra istituzioni, ricerca e territorio, e un'eredità culturale per le generazioni future".</span><br></span></p>
<p></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Energia: in dieci anni oltre 40 mila diagnosi energetiche e 17 mila interventi di efficienza</title>
<link>https://www.italia24.news/energia-in-dieci-anni-oltre-40-mila-diagnosi-energetiche-e-17-mila-interventi-di-efficienza</link>
<guid>https://www.italia24.news/energia-in-dieci-anni-oltre-40-mila-diagnosi-energetiche-e-17-mila-interventi-di-efficienza</guid>
<description><![CDATA[ I dati ENEA fotografano l’evoluzione dell’obbligo normativo in uno strumento strategico per imprese e sistema produttivo ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202512/image_870x580_69526d5dcd508.webp" length="64652" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 12 Dec 2025 13:00:12 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p data-start="266" data-end="678">In dieci anni di applicazione dell’obbligo di diagnosi energetica, l’Italia ha compiuto un passo significativo verso una maggiore <strong data-start="396" data-end="444">efficienza energetica del sistema produttivo</strong>. Dal 2015 al 2025 sono state <strong data-start="474" data-end="515">oltre 40 mila le diagnosi energetiche</strong> trasmesse a <strong data-start="528" data-end="569"><span class="whitespace-normal">ENEA</span></strong> da circa <strong data-start="579" data-end="598">10 mila aziende</strong>, equamente suddivise tra grandi imprese e imprese a forte consumo di energia.</p>
<p data-start="680" data-end="971">Un patrimonio informativo che si è tradotto in risultati concreti: <strong data-start="747" data-end="794">oltre 17 mila interventi di efficientamento</strong> realizzati e un risparmio complessivo superiore a <strong data-start="845" data-end="905">1,3 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep)</strong>, pari al consumo medio annuo di più di <strong data-start="945" data-end="970">4 milioni di famiglie</strong>.</p>
<p data-start="973" data-end="1190">I dati sono stati presentati durante l’evento <em data-start="1019" data-end="1087">La diagnosi energetica a dieci anni dall’introduzione dell’obbligo</em>, organizzato da ENEA e partecipato da oltre <strong data-start="1132" data-end="1189">400 rappresentanti di imprese e operatori del settore</strong>.</p>
<h3 data-start="1192" data-end="1237">Manifattura in testa, cresce il terziario</h3>
<p data-start="1239" data-end="1514">L’analisi delle diagnosi inviate evidenzia come il <strong data-start="1290" data-end="1316">settore manifatturiero</strong> sia il principale protagonista del percorso di efficientamento: quasi il <strong data-start="1390" data-end="1420">65% degli audit energetici</strong> proviene infatti da imprese industriali, mentre circa il <strong data-start="1478" data-end="1485">25%</strong> riguarda il <strong data-start="1498" data-end="1511">terziario</strong>.</p>
<p data-start="1516" data-end="1788">Il workshop è stato anche l’occasione per riflettere su come la diagnosi energetica si sia evoluta nel tempo, passando da <strong data-start="1638" data-end="1663">adempimento normativo</strong> a <strong data-start="1666" data-end="1690">strumento strategico</strong> per migliorare la competitività, ridurre i costi energetici e accedere alle agevolazioni fiscali.</p>
<h3 data-start="1790" data-end="1824">Un ecosistema per l’efficienza</h3>
<p data-start="1826" data-end="2235">«Grazie all’obbligo normativo, si è creato un vero e proprio ecosistema di imprese, operatori e associazioni di categoria, che ha reso le aziende più mature e consapevoli sui benefici dell’efficienza e quindi più disponibili a implementare interventi di miglioramento energetico», spiega <strong data-start="2114" data-end="2155"><span class="whitespace-normal">Marcello Salvio</span></strong>, responsabile del Laboratorio ENEA Efficienza energetica nei settori economici.</p>
<p data-start="2237" data-end="2554">Per supportare le imprese negli adempimenti e semplificare l’invio della documentazione, ENEA ha ulteriormente aggiornato il <strong data-start="2362" data-end="2382">portale audit102</strong>, introducendo anche una sezione dedicata alla <strong data-start="2429" data-end="2488">realizzazione degli interventi di efficienza energetica</strong>, rafforzando così il collegamento tra diagnosi e azioni concrete.</p>
<h3 data-start="2556" data-end="2593">Formazione e nuove regole europee</h3>
<p data-start="2595" data-end="3021">Accanto agli strumenti digitali, un ruolo centrale è stato svolto dall’attività di formazione e informazione.<br data-start="2704" data-end="2707">«L’attività di formazione e informazione realizzata da ENEA è stata continua, con oltre 19 linee guida settoriali, 11 Quaderni dell’Efficienza Energetica, numerosi corsi tematici e oltre 200 eventi dedicati alla diagnosi e al continuo e costante confronto con associazioni di categoria e imprese», continua Salvio.</p>
<p data-start="3023" data-end="3429">Lo sguardo è ora rivolto al futuro e al recepimento della nuova normativa europea.<br data-start="3105" data-end="3108">«A breve il Parlamento – conclude – dovrebbe portare a compimento il recepimento della nuova direttiva efficienza energetica 1791/2023 ed ENEA si è già attivata per rendere operative le novità e supportare gli stakeholder nel percorso di transizione verso le nuove modalità di adempimento ai prossimi obblighi normativi».</p>
<p data-start="3431" data-end="3702" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Un bilancio che conferma come <strong data-start="3461" data-end="3537">efficienza energetica, competitività industriale e transizione ecologica</strong> siano oggi sempre più interconnesse, e come il ruolo di ENEA continui a essere centrale nel guidare imprese e territori verso un modello energetico più sostenibile.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Rifiuti urbani: nel 2024 la produzione cresce del 2,3%, ma migliora la raccolta differenziata</title>
<link>https://www.italia24.news/rifiuti-urbani-nel-2024-la-produzione-cresce-del-23-ma-migliora-la-raccolta-differenziata</link>
<guid>https://www.italia24.news/rifiuti-urbani-nel-2024-la-produzione-cresce-del-23-ma-migliora-la-raccolta-differenziata</guid>
<description><![CDATA[ Secondo il rapporto ISPRA l’Italia supera il 67% complessivo, il Sud accelera e riduce il divario con Centro e Nord ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202512/image_870x580_69526a1aca1cc.webp" length="62200" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 12:47:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<div class="flex flex-col text-sm pb-25">
<article class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" data-turn-id="request-WEB:095c0405-dd43-4260-84c6-7dda802f589d-10" data-testid="conversation-turn-20" data-scroll-anchor="true" data-turn="assistant" tabindex="-1">
<div class="text-base my-auto mx-auto pb-10 [--thread-content-margin:--spacing(4)] @w-sm/main:[--thread-content-margin:--spacing(6)] @w-lg/main:[--thread-content-margin:--spacing(16)] px-(--thread-content-margin)">
<div class="[--thread-content-max-width:40rem] @w-lg/main:[--thread-content-max-width:48rem] mx-auto max-w-(--thread-content-max-width) flex-1 group/turn-messages focus-visible:outline-hidden relative flex w-full min-w-0 flex-col agent-turn" tabindex="-1">
<div class="flex max-w-full flex-col grow">
<div data-message-author-role="assistant" data-message-id="0fa78262-2bfe-40a1-bc37-68fcb2cb972c" dir="auto" class="min-h-8 text-message relative flex w-full flex-col items-end gap-2 text-start break-words whitespace-normal [.text-message+&amp;]:mt-1" data-message-model-slug="gpt-5-2">
<div class="flex w-full flex-col gap-1 empty:hidden first:pt-[1px]">
<div class="markdown prose dark:prose-invert w-full break-words light markdown-new-styling">
<p data-start="236" data-end="672">Nel 2024 la produzione nazionale di rifiuti urbani raggiunge <strong data-start="297" data-end="333">oltre 29,9 milioni di tonnellate</strong>, segnando un <strong data-start="347" data-end="373">+2,3% rispetto al 2023</strong>. È quanto emerge dall’edizione 2025 del <em data-start="414" data-end="439">Rapporto Rifiuti Urbani</em>, presentata oggi da <strong data-start="460" data-end="501"><span class="whitespace-normal">ISPRA</span></strong>, che fotografa un Paese in cui aumentano i rifiuti prodotti, ma cresce anche – in modo significativo – la capacità di intercettarli e gestirli in maniera più sostenibile.</p>
<p data-start="674" data-end="988">L’incremento della produzione è coerente con l’andamento degli indicatori economici: nel 2024 il Prodotto interno lordo e la spesa per consumi finali sono cresciuti entrambi dello <strong data-start="854" data-end="862">0,7%</strong>. Nei 14 comuni italiani con oltre 200 mila abitanti, la produzione di rifiuti urbani registra un aumento medio dell’<strong data-start="979" data-end="987">1,8%</strong>.</p>
<h3 data-start="990" data-end="1052">Raccolta differenziata in aumento, il Sud recupera terreno</h3>
<p data-start="1054" data-end="1375">Il dato più incoraggiante riguarda la <strong data-start="1092" data-end="1118">raccolta differenziata</strong>, che a livello nazionale raggiunge il <strong data-start="1157" data-end="1166">67,7%</strong>, confermando un trend di crescita costante. Il Nord si attesta al <strong data-start="1233" data-end="1242">74,2%</strong>, il Centro al <strong data-start="1257" data-end="1266">63,2%</strong>, mentre il Sud sale al <strong data-start="1290" data-end="1299">60,2%</strong>, riducendo progressivamente il divario storico con le altre aree del Paese.</p>
<p data-start="1377" data-end="1727">Le performance migliori si registrano in <strong data-start="1418" data-end="1444">Emilia-Romagna (78,9%)</strong> e <strong data-start="1447" data-end="1465">Veneto (78,2%)</strong>, seguite da <strong data-start="1478" data-end="1498">Sardegna (76,6%)</strong>, <strong data-start="1500" data-end="1531">Trentino-Alto Adige (75,8%)</strong>, <strong data-start="1533" data-end="1554">Lombardia (74,3%)</strong> e <strong data-start="1557" data-end="1590">Friuli-Venezia Giulia (72,7%)</strong>. L’Emilia-Romagna è anche la regione che segna la crescita più marcata rispetto al 2023, con un incremento di <strong data-start="1701" data-end="1726">1,7 punti percentuali</strong>.</p>
<p data-start="1729" data-end="2027">Superano l’obiettivo europeo del <strong data-start="1762" data-end="1769">65%</strong> anche Marche, Valle d’Aosta, Umbria, Piemonte, Toscana, Basilicata e Abruzzo. Complessivamente, <strong data-start="1866" data-end="1902">oltre il 72% dei comuni italiani</strong> ha raggiunto o superato la soglia del 65%, mentre quasi il <strong data-start="1962" data-end="1980">90% dei comuni</strong> differenzia più della metà dei propri rifiuti.</p>
<h3 data-start="2029" data-end="2062">Le grandi città: luci e ombre</h3>
<p data-start="2064" data-end="2421">Tra le città con più di 200 mila abitanti, spiccano <strong data-start="2116" data-end="2135">Bologna (72,8%)</strong>, <strong data-start="2137" data-end="2155">Padova (65,1%)</strong>, <strong data-start="2157" data-end="2176">Venezia (63,7%)</strong> e <strong data-start="2179" data-end="2197">Milano (63,3%)</strong>. Seguono Firenze, Messina, Torino e Verona. Restano invece sotto il 50%, seppur in miglioramento, <strong data-start="2296" data-end="2306">Genova</strong>, <strong data-start="2308" data-end="2316">Roma</strong>, <strong data-start="2318" data-end="2326">Bari</strong> e <strong data-start="2329" data-end="2339">Napoli</strong>, che continuano a rappresentare una delle principali sfide del sistema nazionale.</p>
<h3 data-start="2423" data-end="2457">Impianti, riciclo e discariche</h3>
<p data-start="2459" data-end="2847">Nel 2024 risultano operativi <strong data-start="2488" data-end="2535">625 impianti di gestione dei rifiuti urbani</strong>, oltre la metà dedicati al trattamento della frazione organica. Il recupero avviene soprattutto attraverso impianti integrati anaerobico/aerobico, seguiti dal compostaggio. Il totale dei rifiuti trattati biologicamente supera <strong data-start="2762" data-end="2791">7,2 milioni di tonnellate</strong>, in crescita del <strong data-start="2809" data-end="2817">3,9%</strong> rispetto all’anno precedente.</p>
<p data-start="2849" data-end="3144">La <strong data-start="2852" data-end="2882">percentuale di riciclaggio</strong> sale al <strong data-start="2891" data-end="2900">52,3%</strong>, superando l’obiettivo del 50% fissato per il 2020. Resta però la sfida dei prossimi anni: per raggiungere il target del <strong data-start="3022" data-end="3037">55% al 2025</strong> servirà un ulteriore incremento di <strong data-start="3073" data-end="3098">2,7 punti percentuali</strong>, mentre l’obiettivo al 2030 è fissato al 60%.</p>
<p data-start="3146" data-end="3336">Lo smaltimento in <strong data-start="3164" data-end="3177">discarica</strong> continua a ridursi: nel 2024 rappresenta il <strong data-start="3222" data-end="3231">14,8%</strong> dei rifiuti prodotti, pari a circa <strong data-start="3267" data-end="3296">4,4 milioni di tonnellate</strong>, in calo del <strong data-start="3310" data-end="3318">3,7%</strong> rispetto al 2023.</p>
<h3 data-start="3338" data-end="3368">Imballaggi, export e costi</h3>
<p data-start="3370" data-end="3565">Sul fronte degli <strong data-start="3387" data-end="3401">imballaggi</strong>, l’Italia centra già tutti gli obiettivi di riciclaggio previsti per il 2025. Per la prima volta anche la <strong data-start="3508" data-end="3520">plastica</strong> supera il target, raggiungendo il <strong data-start="3555" data-end="3564">51,1%</strong>.</p>
<p data-start="3567" data-end="3851">Nel 2024 è stato esportato il <strong data-start="3597" data-end="3633">4,3% dei rifiuti urbani prodotti</strong> (1,3 milioni di tonnellate), a fronte di 216 mila tonnellate importate. Campania, Lazio e Lombardia sono le regioni che esportano di più, con <strong data-start="3776" data-end="3812">Danimarca, Paesi Bassi e Austria</strong> come principali Paesi di destinazione.</p>
<p data-start="3853" data-end="4070">Cresce infine il <strong data-start="3870" data-end="3896">costo medio pro capite</strong> per la gestione dei rifiuti urbani, che sale a <strong data-start="3944" data-end="3971">214,4 euro per abitante</strong> (+17,4 euro rispetto al 2023). Il Centro registra i costi più elevati, seguito dal Sud e dal Nord.</p>
<h3 data-start="4072" data-end="4093">Il ruolo del PNRR</h3>
<p data-start="4095" data-end="4470">Il Rapporto dedica ampio spazio agli interventi finanziati dal <strong data-start="4158" data-end="4166">PNRR</strong>, che ha destinato <strong data-start="4185" data-end="4209">2,1 miliardi di euro</strong> alla gestione dei rifiuti e all’economia circolare. ISPRA supporta il monitoraggio del Programma nazionale di gestione dei rifiuti, una delle riforme chiave per la transizione ecologica, valutandone l’efficacia rispetto agli obiettivi ambientali e industriali.</p>
<p data-start="4472" data-end="4700" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Un quadro che conferma luci e ombre del sistema italiano, ma che evidenzia anche come <strong data-start="4558" data-end="4615">raccolta differenziata, riciclo ed economia circolare</strong> stiano diventando sempre più leve strategiche per lo sviluppo sostenibile del Paese.</p>
</div>
</div>
</div>
</div>
<div class="z-0 flex min-h-[46px] justify-start"></div>
<div class="mt-3 w-full empty:hidden">
<div class="text-center"></div>
</div>
</div>
</div>
</article>
</div>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Antartide – La rompighiaccio “Laura Bassi” salpa per una nuova missione scientifica</title>
<link>https://www.italia24.news/antartide-la-rompighiaccio-laura-bassi-salpa-per-una-nuova-missione-scientifica</link>
<guid>https://www.italia24.news/antartide-la-rompighiaccio-laura-bassi-salpa-per-una-nuova-missione-scientifica</guid>
<description><![CDATA[ Al via la campagna 2025-2026 del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide: a bordo ricercatrici e ricercatori impegnati in studi su clima, oceani e biodiversità ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202512/image_870x580_6932b7d39bc84.webp" length="51322" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 05 Dec 2025 11:48:34 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p data-start="302" data-end="842">La <strong data-start="305" data-end="334">rompighiaccio Laura Bassi</strong>, la nave italiana di proprietà dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS per la ricerca polare gestita su incarico del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), ha lasciato il porto di <strong data-start="485" data-end="516">Lyttelton, in Nuova Zelanda</strong>, per dare avvio alla nuova missione scientifica nelle acque antartiche. La campagna 2025-2026 è parte delle attività finanziate dal <strong data-start="649" data-end="694">Ministero dell’Università e della Ricerca</strong> e coordinate da <strong data-start="711" data-end="718">CNR</strong>, <strong data-start="720" data-end="728">ENEA</strong> e <strong data-start="731" data-end="738">OGS</strong>, con l’obiettivo di ampliare le conoscenze sul continente bianco e sull’evoluzione del clima globale.</p>
<h2 data-start="849" data-end="919">Una missione strategica per clima, ecosistemi e dinamiche oceaniche</h2>
<p data-start="921" data-end="1243">La “Laura Bassi” opererà tra Mare di Ross e Baia Terra Nova, trasportando materiali, personale e strumentazioni verso le basi italiane <strong data-start="1056" data-end="1075">Mario Zucchelli</strong> e <strong data-start="1078" data-end="1091">Concordia</strong>, e svolgendo una serie di ricerche oceanografiche e geofisiche fondamentali per comprendere la rapidità dei cambiamenti in corso nel sistema antartico.</p>
<p data-start="1245" data-end="1512">Le attività includono misure su <strong data-start="1277" data-end="1351">temperatura, salinità, acque di fusione dei ghiacci, correnti profonde</strong>, nonché campionamenti di <strong data-start="1377" data-end="1417">plancton, sedimenti e microplastiche</strong>, che consentiranno di aggiornare gli indicatori ambientali utili ai modelli climatici globali.</p>
<h2 data-start="1519" data-end="1585">Logistica, supporto alle basi e sicurezza in condizioni estreme</h2>
<p data-start="1629" data-end="2150">Oltre alla ricerca scientifica, la missione garantisce il rifornimento logistico delle basi italiane: carburante, attrezzature, vettovaglie, materiali per esperimenti e tutto il necessario per sostenere il lavoro degli oltre cento tecnici e ricercatori presenti nella stagione estiva australe.<br data-start="1922" data-end="1925">Le operazioni sono particolarmente complesse a causa della formazione precoce dei ghiacci e delle condizioni meteomarine estreme, che richiedono un coordinamento stretto tra la nave, le basi e i centri di controllo in Italia.</p>
<h2 data-start="2157" data-end="2219">L’importanza del contributo italiano alla ricerca antartica</h2>
<p data-start="2221" data-end="2521">La missione della “Laura Bassi” rappresenta un tassello essenziale dell’impegno dell’Italia nell’ambito del <strong data-start="2329" data-end="2351">Trattato Antartico</strong>, che promuove la cooperazione scientifica internazionale e la tutela dell’ambiente.<br data-start="2435" data-end="2438">Le osservazioni raccolte nel corso di queste campagne sono utilizzate per studiare l’evoluzione delle <strong data-start="2544" data-end="2564">calotte glaciali</strong>, il ruolo dell’Antartide nei <strong data-start="2598" data-end="2634">cambiamenti del livello del mare</strong>, la risposta degli <strong data-start="2658" data-end="2679">ecosistemi polari</strong> al riscaldamento globale, la formazione delle <strong data-start="2730" data-end="2748">acque profonde</strong>, motore della circolazione oceanica mondiale.</p>
<p data-start="2796" data-end="2964">Questi dati sono cruciali per comprendere come variazioni climatiche estreme in Antartide possano influenzare il clima del pianeta, dalle correnti marine all’atmosfera.</p>
<h2 data-start="2971" data-end="3010">Verso una nuova stagione di scoperte</h2>
<p data-start="3012" data-end="3453">La “Laura Bassi” rientrerà in Nuova Zelanda al termine delle sue attività, dopo diverse settimane di navigazione in alcune delle acque più fredde e remote del pianeta.<br data-start="3179" data-end="3182">La campagna 2025-2026 conferma il ruolo dell’Italia come protagonista nella ricerca polare e rafforza la collaborazione tra istituti scientifici, personale tecnico e partner internazionali impegnati nel comprendere i meccanismi profondi che regolano il clima della Terra.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Ambiente &amp;amp; Ricerca – ENEA estende il monitoraggio della qualità dell’aria in laghi e foreste</title>
<link>https://www.italia24.news/ambiente-ricerca-enea-estende-il-monitoraggio-della-qualita-dellaria-in-laghi-e-foreste</link>
<guid>https://www.italia24.news/ambiente-ricerca-enea-estende-il-monitoraggio-della-qualita-dellaria-in-laghi-e-foreste</guid>
<description><![CDATA[ Nuove reti di sensori, analisi ad alta risoluzione e dati condivisi per comprendere l’impatto dell’inquinamento sugli ecosistemi naturali ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202512/image_870x580_692ef3f37b865.webp" length="41254" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 02 Dec 2025 15:13:59 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p data-start="284" data-end="767">L’ENEA ha ampliato in modo significativo il proprio sistema di monitoraggio della qualità dell’aria nelle aree naturali più sensibili del Paese: <strong data-start="429" data-end="463">laghi alpini e foreste montane</strong>, ambienti cruciali per la biodiversità e particolarmente vulnerabili agli effetti dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici. L’iniziativa rientra nelle attività del progetto <strong data-start="642" data-end="654">MONALISA</strong>, che mira a rafforzare l’osservazione ambientale attraverso tecnologie innovative e reti di sensori distribuiti.</p>
<h2 data-start="774" data-end="821">Un monitoraggio che “entra” negli ecosistemi</h2>
<p data-start="823" data-end="1285">A differenza delle misurazioni tradizionalmente effettuate in aree urbane o industriali, ENEA concentra ora l’attenzione su territori meno antropizzati, dove gli ecosistemi rispondono in modo più rapido e visibile agli stress ambientali.<br data-start="1060" data-end="1063">Le nuove installazioni consentono di rilevare in continuo parametri come <strong data-start="1136" data-end="1208">ozono, ossidi di azoto, particolato fine, composti organici volatili</strong>, oltre a variabili climatiche come temperatura, radiazione solare e umidità.</p>
<p data-start="1287" data-end="1522">Questi dati permettono di comprendere come l’inquinamento atmosferico influenzi la salute delle foreste, l’acidificazione dei laghi e l’equilibrio degli habitat alpini, contribuendo a identificare segnali precoci di degrado ambientale.</p>
<h2 data-start="1529" data-end="1588">Dalle Alpi agli Appennini: una rete sempre più capillare</h2>
<p data-start="1590" data-end="1712">Le attività di potenziamento hanno interessato vari siti già monitorati da ENEA e da istituti di ricerca partner, tra cui:</p>
<ul data-start="1714" data-end="2042">
<li data-start="1714" data-end="1814">
<p data-start="1716" data-end="1814"><strong data-start="1716" data-end="1737">stazioni in quota</strong> posizionate in foreste protette e aree montane difficilmente raggiungibili</p>
</li>
<li data-start="1815" data-end="1909">
<p data-start="1817" data-end="1909"><strong data-start="1817" data-end="1862">punti di misura presso laghi d’alta quota</strong>, veri “sentinella” dei cambiamenti climatici</p>
</li>
<li data-start="1910" data-end="2042">
<p data-start="1912" data-end="2042"><strong data-start="1912" data-end="1963">nuovi sensori a basso consumo e alta precisione</strong>, capaci di trasmettere dati in tempo reale anche in condizioni meteo estreme</p>
</li>
</ul>
<p data-start="2044" data-end="2266">La rete così ampliata consente non solo una copertura territoriale più ampia, ma anche una comprensione più dettagliata dei processi che regolano la qualità dell’aria in ecosistemi lontani dalle fonti dirette di emissione.</p>
<h2 data-start="2273" data-end="2325">Tecnologie avanzate per capire come cambia l’aria</h2>
<p data-start="2369" data-end="2602">Il progetto MONALISA integra strumenti scientifici ad alta sensibilità con modelli di simulazione atmosferica che permettono di “ricostruire” il viaggio degli inquinanti, dalle sorgenti industriali e urbane fino alle aree più remote.</p>
<p data-start="2604" data-end="2843">Grazie a questi modelli, i ricercatori possono individuare <strong data-start="2663" data-end="2694">le origini dei contaminanti</strong>, stimare il loro impatto sulla vegetazione e studiare come l’inquinamento interagisca con altri fattori ambientali, come siccità e ondate di calore.</p>
<p data-start="2845" data-end="3003">L’obiettivo è definire strategie efficaci per la protezione degli ecosistemi naturali e fornire supporto scientifico a politiche di mitigazione e adattamento.</p>
<h2 data-start="3010" data-end="3061">Perché monitorare laghi e foreste è fondamentale</h2>
<p data-start="3063" data-end="3249">Laghi e foreste rappresentano laboratori naturali in cui è possibile osservare in modo amplificato gli effetti dell’inquinamento atmosferico.<br data-start="3204" data-end="3207">Tra gli elementi più sensibili si trovano:</p>
<ul data-start="3251" data-end="3586">
<li data-start="3251" data-end="3363">
<p data-start="3253" data-end="3363"><strong data-start="3253" data-end="3274">le acque lacustri</strong>, che reagiscono rapidamente a depositi di sostanze acidificanti e nutrienti in eccesso</p>
</li>
<li data-start="3364" data-end="3476">
<p data-start="3366" data-end="3476"><strong data-start="3366" data-end="3405">le conifere e le latifoglie montane</strong>, vulnerabili all’ozono, che può compromettere fotosintesi e crescita</p>
</li>
<li data-start="3477" data-end="3586">
<p data-start="3479" data-end="3586"><strong data-start="3479" data-end="3500">i suoli forestali</strong>, dove la qualità dell’aria influisce sulla composizione chimica e sui microrganismi</p>
</li>
</ul>
<p data-start="3588" data-end="3721">Comprendere queste dinamiche è essenziale per anticipare gli impatti su biodiversità, risorse idriche, boschi e servizi ecosistemici.</p>
<h2 data-start="3728" data-end="3782">Una base dati condivisa per la comunità scientifica</h2>
<p data-start="3784" data-end="4181">Uno dei punti di forza del progetto è la disponibilità dei dati raccolti, che vengono integrati in piattaforme condivise con università, enti ambientali e istituti di ricerca internazionali.<br data-start="3974" data-end="3977">Questa apertura consente di sviluppare <strong data-start="4016" data-end="4053">indicatori ambientali più precisi</strong> e di contribuire a reti europee come <strong data-start="4091" data-end="4114">ICOS, LTER e ACTRIS</strong>, dedicate allo studio dell’atmosfera e degli ecosistemi terrestri.</p>
<h2 data-start="4188" data-end="4249">Un passo in avanti per la tutela degli ecosistemi naturali</h2>
<p data-start="4251" data-end="4679">L’ampliamento del monitoraggio da parte di ENEA rappresenta un tassello importante in un contesto in cui gli habitat montani e lacustri sono sempre più esposti a pressioni climatiche e inquinanti.<br data-start="4447" data-end="4450">Grazie a una rete più estesa, tecnologie avanzate e collaborazioni scientifiche transnazionali, sarà possibile comprendere meglio come cambiano aria, acqua e vegetazione, e garantire strumenti più efficaci per la loro protezione.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Mar Ligure sotto pressione: temperature in aumento e ondate di calore marine</title>
<link>https://www.italia24.news/mar-ligure-sotto-pressione-temperature-in-aumento-e-ondate-di-calore-marine</link>
<guid>https://www.italia24.news/mar-ligure-sotto-pressione-temperature-in-aumento-e-ondate-di-calore-marine</guid>
<description><![CDATA[ L’allarme degli scienziati ENEA sugli ecosistemi costieri ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202512/image_870x580_692d6fa275f6a.webp" length="106328" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Mon, 01 Dec 2025 11:44:20 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p data-start="139" data-end="696">Il Mar Ligure si sta riscaldando a un ritmo sempre più rapido. <span>È quanto emerge dallo studio pubblicato sulla rivista </span><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0924796325001198" target="_blank" rel="noopener">Journal of Marine Systems</a>, <span>e presentato a La Spezia in occasione del workshop dedicato al progetto “Pilota Smart Bay Santa Teresa”, promosso da ENEA, Università di Genova, Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia (ISIG) e altre organizzazioni attive sul territorio. </span>Il progetto monitora di continuo lo stato di salute dell’ecosistema marino grazie a boe, droni, satelliti e osservazioni in profondità. I dati parlano chiaro: le temperature superficiali risultano superiori alle medie stagionali per periodi sempre più lunghi e intensi, un segnale ormai inequivocabile dell’impatto del cambiamento climatico nel Mediterraneo, considerato uno dei punti più vulnerabili del pianeta.</p>
<h2 data-start="703" data-end="734">Un mare che cambia volto</h2>
<p data-start="736" data-end="1216">Gli scienziati spiegano che non si tratta di semplici anomalie estive, ma di un fenomeno strutturale che modifica l’ambiente marino nel suo complesso. Le ondate di calore marine, cioè i periodi in cui il mare rimane stabilmente più caldo del normale, durano oggi settimane e interessano vaste aree del bacino. Questo surriscaldamento altera gli equilibri a cui la fauna e la flora sono abituate da millenni, con conseguenze che nelle profondità del mare diventano subito visibili.</p>
<p data-start="736" data-end="1216"><span>"Le analisi condotte hanno rilevato chiari segnali di cambiamento climatico con le ondate di calore, che si dimostrano una minaccia per gli organismi sensibili alla temperatura e per le comunità calcificanti, fondamentali per la biodiversità”, ha spiegato la coautrice dello studio <strong>Tiziana Ciuffardi,</strong> del Laboratorio ENEA di Biodiversità ed ecosistemi presso il Dipartimento Sostenibilità.</span></p>
<p data-start="1218" data-end="1507">Le acque più calde modificano le correnti, favoriscono la proliferazione di specie termofile e mettono in difficoltà organismi che non riescono ad adattarsi a una temperatura in costante crescita. È un cambiamento lento, ma inesorabile, che si traduce in un mare meno ricco e meno stabile.</p>
<h2 data-start="1514" data-end="1545">Ecosistemi in sofferenza</h2>
<p data-start="1547" data-end="2131">Le conseguenze si notano soprattutto sulle comunità bentoniche, quelle che vivono sui fondali e lungo le scogliere sommerse. Gorgonie, spugne, coralli costieri e altri organismi sensibili reagiscono male allo stress termico prolungato: durante le campagne di monitoraggio sono stati osservati fenomeni di necrosi e indebolimento delle strutture vitali. La difficoltà maggiore è che, tra un’ondata di calore e la successiva, il recupero risulta sempre più lento. Il rischio è che alcuni habitat caratteristici del Mar Ligure possano avviarsi verso un declino difficilmente reversibile.</p>
<p data-start="2133" data-end="2486">Il problema non è solo ecologico. Un mare in difficoltà ha ricadute evidenti anche su settori come pesca, turismo, qualità delle acque e servizi ecosistemici da cui dipendono molte attività economiche delle comunità costiere. In altre parole, la salute del mare è direttamente legata alla qualità della vita delle persone che vivono lungo le sue sponde.</p>
<h2 data-start="2493" data-end="2550">Tecnologia e scienza per capire cosa sta accadendo</h2>
<p data-start="2552" data-end="3044">Per fotografare con precisione questo cambiamento, ENEA utilizza un insieme di strumenti altamente tecnologici. Le boe oceanografiche raccolgono in continuo dati su temperatura, salinità e correnti; i satelliti permettono di identificare le anomalie termiche su vasta scala; droni e robot subacquei osservano da vicino gli ecosistemi più delicati; i modelli matematici elaborano previsioni utili per capire come evolveranno le condizioni del mare nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.</p>
<p data-start="3046" data-end="3375">Il quadro che emerge è quello di un Mediterraneo sempre più caldo, che mette alla prova anche le specie più resistenti. Capire in anticipo come e dove si svilupperanno le prossime ondate di calore marine è fondamentale per pianificare eventuali interventi di mitigazione e per adottare strategie di tutela delle aree più fragili.</p>
<h2 data-start="3382" data-end="3419">Un appello alla responsabilità</h2>
<p data-start="3421" data-end="3906">Gli esperti ENEA sottolineano che il Mar Ligure ha ancora capacità di adattamento, ma questa resilienza non è infinita. Per evitare che gli ecosistemi costieri subiscano danni irreversibili, servono politiche climatiche più incisive, misure di riduzione delle emissioni e interventi mirati alla protezione degli habitat più vulnerabili. La scienza e la tecnologia possono offrire strumenti utili, ma non bastano senza l’impegno delle istituzioni, delle comunità locali e dei cittadini.</p>
<p data-start="3908" data-end="4106">Il Mediterraneo, scrivono i ricercatori, non è solo un mare che ospita biodiversità preziosa: è un patrimonio culturale, economico e identitario. Proteggerlo significa proteggere il nostro futuro.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Dal mare all’energia: con “Green Plasma” le reti fantasma diventano risorsa</title>
<link>https://www.italia24.news/dal-mare-allenergia-con-green-plasma-le-reti-fantasma-diventano-risorsa</link>
<guid>https://www.italia24.news/dal-mare-allenergia-con-green-plasma-le-reti-fantasma-diventano-risorsa</guid>
<description><![CDATA[ All&#039;Università Politecnica delle Marche presentati i risultati della sperimentazione condotta nell&#039;ambito del Progetto PNRR MER ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202512/image_870x580_692d6c612c7bd.webp" length="50734" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Mon, 01 Dec 2025 11:22:53 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span>Reti fantasma che non soffocano più i fondali, ma generano energia: è la nuova prospettiva aperta da <i>Green Plasma</i>, la tecnologia in grado di trattare fino a 100 kg di plastica marina non riciclabile al giorno, trasformandola in <i>syngas</i>, un gas combustibile ricco di idrogeno impiegabile per generare elettricità, direttamente nei porti e nelle aree di raccolta. Il sistema, sperimentato nell'ambito del progetto <b>PNRR MER – Ghost Nets</b>, utilizzando le reti da pesca abbandonate in mare e recuperate, è stato presentato ad Ancona e offre una via innovativa per la gestione dei rifiuti marini più difficili da trattare.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>La tecnologia è stata illustrata venerdì 28 novembre nel corso del convegno "Green Plasma per lo smaltimento delle reti fantasma", ospitato presso l'Università Politecnica delle Marche e presentata nel giorno della "Giornata del Mediterraneo", una ricorrenza che richiama l'attenzione sulla fragilità del mare e sull'urgenza di soluzioni più sostenibili. La sperimentazione è stata realizzata da <b>Fondazione Marevivo, Castalia, CoNISMa, in collaborazione con l'Università Politecnica delle Marche e la società IRIS.</b></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><b><span>Ogni anno ben 12 milioni di tonnellate di plastica</span></b><span>- l'equivalente di un camion di spazzatura riversato in acqua al minuto - finiscono negli oceani, danneggiando irrimediabilmente l'ecosistema marino. Attrezzi da pesca come reti, cime, retini, nasse, cordame e cassette di polistirolo, dispersi o abbandonati in mare, si accumulano in superficie e sui fondali, destinati a non degradarsi. I dati ISPRA mostrano che l'86,5% dei rifiuti trovati in ambiente marino è connesso ad attività di pesca. Per questi materiali, altamente degradati, non esistono filiere di riciclo efficaci diverse dallo smaltimento in discarica.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Nel corso dei primi due anni, il <b>progetto MER - Ghost Nets coordinato da ISPRA</b>, ha già permesso di mappare 157 ettari di fondale, ripristinarne 25, rimuovere oltre 400 attrezzi da pesca abbandonati - pari a 11 tonnellate di materiali plastici e metallici - e liberare habitat vulnerabili popolati da coralli, gorgonie, ricci, crostacei e numerose specie protette. Le attività proseguiranno nel 2026, consolidando gli interventi di recupero e offrendo ulteriori occasioni per applicare la tecnologia Green Plasma in contesti operativi reali.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Nell'ambito dell'intervento, <b>Fondazione Marevivo, Castalia e CoNISMa</b>- in collaborazione con <b>l'Università Politecnica delle Marche e IRIS </b>- hanno promosso la sperimentazione del sistema, valutandone la capacità di offrire un'alternativa allo smaltimento tradizionale. <i>Green Plasma </i>consente di "smaltire" i rifiuti direttamente in loco, abbattendo i costi e l'impatto ambientale derivanti dal trasporto in discarica.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>"La sperimentazione <i>Green Plasma</i> rappresenta un avanzamento significativo nella gestione delle reti fantasma - dichiarano <b>i ricercatori ISPRA.</b> - Si tratta di materiali altamente degradati che rendono impossibile il loro riciclo attraverso le filiere tradizionali. Dimostrare che possano essere convertiti in un gas energetico direttamente nei luoghi di recupero significa introdurre un metodo di trattamento più sostenibile dal punto di vista ambientale e più efficiente sul piano operativo. Il modello Green Plasma è replicabile soprattutto nelle aree portuali deputate al conferimento degli attrezzi da pesca dismessi e pienamente coerente con gli obiettivi del PNRR e con le esigenze di tutela del Mediterraneo".</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>"Il Green Plasma è un dispositivo valido poiché consente di non attivare tutta la logistica del trasporto in discarica e di ridurre l'inquinamento atmosferico che ne deriverebbe - sottolinea <b>Raffaella Giugni, Segretario Generale Marevivo.</b>- Tuttavia, riteniamo sia fondamentale trovare materiali alternativi alla plastica per gli attrezzi da pesca, sensibilizzare sempre di più i pescatori sulla necessità di non disperderli in mare e promuovere sistemi di tracciamento delle reti attraverso strumenti di geolocalizzazione".</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>"Il progetto Ghost Nets ci ha permesso di recuperare quasi 11.000 kg di attrezzi da pesca abbandonati, evitando che continuassero a danneggiare il mare. Abbiamo scelto una gestione centralizzata dei rifiuti presso l'impianto Labromare di Livorno, socio consorziato di Castalia, garantendo un trattamento omogeneo e tracciabile – fa sapere <b>Stefano Chianese, Project Manager RTI Ghost Nets. - </b>L'ottimizzazione logistica ha ridotto del 54% i chilometri di trasporto, minimizzando costi e impatto ambientale. Le reti sono state avviate a recupero secondo principi di economia circolare, valorizzando plastiche e metalli. È un risultato concreto che dimostra come cooperazione e innovazione possano davvero proteggere gli ecosistemi marini".</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>"La rimozione delle reti fantasma è un'operazione complessa e delicata, che richiede un'accurata valutazione delle condizioni del fondale e delle comunità presenti <strong>prima, durante e dopo l'intervento - </strong></span><span>dichiara <b>il Prof. Carlo Cerrano del Dipartimento di Scienze della Vita e dell'Ambiente (DISVA), Università Politecnica delle Marche,in rappresentanza di CoNISMa. - </b></span><span>La permanenza prolungata degli attrezzi in mare favorisce l'insediamento e il concrezionamento di organismi, con il rischio di danneggiare specie protette o di particolare pregio durante il recupero. Per questo i ricercatori del </span><b><span>CoNISMa </span></b><span>hanno seguito direttamente sul campo ogni fase del processo, garantendo il massimo livello di cautela e un costante controllo scientifico durante le operazioni di recupero. Ad Ancona, alcune gorgonie sono state rimosse durante la rimozione delle reti e sono ora mantenute in acquari nell'attesa di essere ricollocate".</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>"Il Green Plasma rappresenta un esempio concreto di come la ricerca e la sperimentazione possano dare un contributo alla gestione di un problema ambientale molto complesso – dichiara <b>Francesco Regoli, Delegato alla Ricerca per l'Università Politecnica delle Marche</b>. - Conosciamo bene le conseguenze dell'inquinamento da plastiche in mare, l'importanza delle operazioni di pulizia dei fondali e la difficoltà di trovare soluzioni adeguate per i rifiuti raccolti. </span><span>I risultati della sperimentazione hanno evidenziato l'efficacia della tecnologia Green Plasma nel valorizzare un rifiuto critico come le reti da pesca in un gas ricco di potere calorifico, e abbattendo la massa del rifiuto di oltre il 90%. Oltre alla tecnologia, Green Plasma introduce anche un nuovo paradigma: non solo si trasforma un rifiuto in risorsa, ma si crea anche un </span><span>modello virtuoso in cui la possibilità di osservare la produzione di energia direttamente nei luoghi di raccolta incentiva comportamenti responsabili, riduce la necessità di stoccaggio e trasporto e contribuisce a sensibilizzare cittadini, operatori e aziende sull'importanza di una ridurre questo tipo di inquinamento".</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Ambiente: ENEA, soluzioni basate sulla natura per migliorare la salute in città</title>
<link>https://www.italia24.news/ambiente-enea-soluzioni-basate-sulla-natura-per-migliorare-la-salute-in-citta</link>
<guid>https://www.italia24.news/ambiente-enea-soluzioni-basate-sulla-natura-per-migliorare-la-salute-in-citta</guid>
<description><![CDATA[ Infrastrutture verdi per mitigare le temperature e ridurre la mortalità associata ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202511/image_870x580_691f1e8ec55f2.webp" length="53356" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 20 Nov 2025 14:59:15 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 6.0pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; line-height: 115%;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman',serif;">Foreste urbane, corridoi verdi, agricoltura verticale, tetti green e pavimentazioni permeabili: sono alcune ‘Soluzioni basate sulla Natura’ (NBS ovvero <i>Nature-based Solutions</i>) per <b>ridurre la mortalità nelle aree urbane</b>, grazie alla loro capacità di mitigare le temperature sia <b>in estate</b> che <b>in inverno</b>. È quanto emerge da una ricerca internazionale pubblicata sulla rivista </span><a href="https://www.mdpi.com/1999-4907/16/7/1089"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: Aptos; color: blue; border: none windowtext 1.0pt; mso-border-alt: none windowtext 0cm; padding: 0cm; mso-font-kerning: 1.0pt; mso-ligatures: standardcontextual; mso-fareast-language: EN-US; text-decoration: none; text-underline: none;">Forests</span></a><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman',serif;"> e condotta nell’ambito del progetto europeo </span><a href="https://www.lifeveggap.eu/it/"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman',serif; mso-fareast-font-family: Aptos; color: blue; border: none windowtext 1.0pt; mso-border-alt: none windowtext 0cm; padding: 0cm; mso-font-kerning: 1.0pt; mso-ligatures: standardcontextual; mso-fareast-language: EN-US; text-decoration: none; text-underline: none;">VEG-GAP</span></a><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman',serif;">, coordinato da<strong> ENEA</strong>, che ha analizzato il potenziale sul medio-lungo termine del rinverdimento urbano. I risultati dello studio in due città campione italiane evidenziano che l’adozione di interventi verdi potrebbe <b>evitare ogni anno fino 3,4 decessi a Bologna e 1,2 a Milano</b>.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 6.0pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; line-height: 115%;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman',serif;">“La vegetazione aiuta a contrastare l’effetto isola di calore nelle città, favorendo il raffrescamento urbano e portando benefici alla salute dei cittadini, soprattutto nelle aree più urbanizzate”, spiega Mihaela Mircea, ricercatrice ENEA del Laboratorio Modelli e misure per la qualità dell’aria e osservazioni climatiche, coordinatrice del progetto VEG-GAP, nonché coautrice dello studio insieme ai colleghi Ilaria D’Elia, Massimo D’Isidoro e Felicita Russo. “La variabilità climatica – aggiunge – non si limita a provocare ‘solo’ ondate di caldo o di freddo estreme, ma altera anche l’andamento delle temperature nel lungo periodo. Ed è quindi fondamentale comprendere come queste esposizioni prolungate a temperature molto variabili possano influire sulla salute della popolazione che vive in città”. <o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; line-height: 115%; margin: 0cm 0cm 6.0pt 0cm;">Per valutare l’impatto del <b>rinverdimento urbano</b> sulle temperature cittadine, i ricercatori si sono avvalsi di due modelli a elevata risoluzione spaziale (1 km²), in grado di stimare la qualità dell’aria e la mortalità nel lungo termine, attribuibile sia all’aumento (gradi caldo) che alla diminuzione (gradi freddo) della temperatura giornaliera. Per le città di <b>Milano e Bologna</b> è stato utilizzato il sistema modellistico italiano <a href="https://clima.sostenibilita.enea.it/research/MINNI"><b><span style="mso-fareast-font-family: Aptos; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; color: blue; border: none windowtext 1.0pt; mso-border-alt: none windowtext 0cm; padding: 0cm; mso-font-kerning: 1.0pt; mso-ligatures: standardcontextual; mso-fareast-language: EN-US; text-decoration: none; text-underline: none;">MINNI</span></b></a> sviluppato da ENEA, mentre per la terza città campione, Madrid, si è ricorso al sistema modellistico internazionale WRF-CMAQ. <o:p></o:p></p>
<p style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; line-height: 115%; margin: 0cm 0cm 6.0pt 0cm;">A <b>Milano</b>, la realizzazione di un piano di rinverdimento urbano porterebbe a lievi variazioni rispetto alla temperatura ottimale per la salute, pari a + 0,1 °C nelle giornate più calde e a -2,4 °C in quelle più fredde. Queste variazioni si tradurrebbero in un leggero aumento della mortalità legata al caldo (+0,9 decessi l’anno) e in una diminuzione più significativa di quella attribuibile al freddo (-2,1 decessi/anno), con un saldo positivo di <b>1,2 morti evitate ogni anno</b>. “Il limitato impatto di soluzioni NBS sulla temperatura a Milano è correlato sia alle azioni di rinverdimento pianificate che alla morfologia urbana, caratterizzata da una topografia piatta e da un’elevata densità edilizia, che rende difficile ottenere effetti di raffrescamento significativi tramite le azioni di rinverdimento considerate nello studio”, sottolinea Mircea. <o:p></o:p></p>
<p style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; line-height: 115%; margin: 0cm 0cm 6.0pt 0cm;">Anche a <b>Bologna</b>, un nuovo piano di rivegetazione urbana determinerebbe un ‘raffrescamento’<b> </b>soprattutto nella parte nord della città (fino a circa 0,2 °C in meno) e una<b> </b>lieve riduzione dei gradi caldo (-0.7 °C). In termini di impatto sulla salute, diminuirebbe di più la mortalità associata al freddo (3 morti l’anno evitate) rispetto a quella legata al caldo (-0,4 morti), per un bilancio netto di <b>3,4 decessi evitati</b>. <o:p></o:p></p>
<p style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; line-height: 115%; margin: 0cm 0cm 6.0pt 0cm;">Più significativo l’impatto dell’introduzione di <b>soluzioni <i>green</i></b> a <b>Madrid</b>: si avrebbe una <b>riduzione netta di 4,1 decessi annui</b>, dovuta alla<b> </b>diminuzione della mortalità legata al caldo (7,4 decessi in meno all’anno) e a lieve aumento della mortalità associata al freddo (3,2 decessi in più <span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman';">a causa, principalmente, dell’incremento dei gradi freddo</span>). <o:p></o:p></p>
<p style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph; line-height: 115%; margin: 0cm 0cm 6.0pt 0cm;">“Le soluzioni NBS possono giocare un ruolo chiave nel rendere le città più resilienti di fronte al cambiamento climatico e alla perdita di biodiversità, minacce globali che non possono essere affrontate separatamente dalla questione della crescita urbana, considerando che entro il 2050 circa il 68% della popolazione mondiale vivrà in aree urbane”, commenta Mircea. “Per questo motivo – conclude – un numero crescente di amministrazioni pubbliche le sta integrando nelle proprie strategie di gestione del territorio e di protezione dei cittadini, per affrontare sfide sempre più urgenti come la scarsità di risorse idriche, il rischio di alluvioni e di ondate di calore e il degrado degli ecosistemi causato dall’urbanizzazione e dai cambiamenti climatici”.<o:p></o:p></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Foreste europee e clima: l&amp;apos;importanza della scelta delle specie arboree</title>
<link>https://www.italia24.news/foreste-europee-e-clima-limportanza-della-scelta-delle-specie-arboree</link>
<guid>https://www.italia24.news/foreste-europee-e-clima-limportanza-della-scelta-delle-specie-arboree</guid>
<description><![CDATA[ Uno studio guidato dall’ETH di Zurigo, con la partecipazione del Cnr-Isafom di Perugia, mostra che l’effetto delle foreste dipende anche dal tipo di specie e dalle caratteristiche locali ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202511/image_870x580_69143df965cfa.webp" length="127396" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 12 Nov 2025 08:56:32 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Le foreste europee coprono poco più del 30% del territorio continentale e sono considerate alleate fondamentali nella lotta al cambiamento climatico. Uno <a href="https://www.nature.com/articles/s41467-025-64580-y" target="_blank" rel="noopener">studio pubblicato su <i>Nature Communications</i></a>, guidato dall’ETH di Zurigo e al quale ha partecipato, per l’Italia, l’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche di Perugia  (Cnr-Isafom) all’interno del progetto Europeo Horizon Europe “<a href="https://www.forestnavigator.eu/" target="_blank" rel="noopener">ForestNavigator</a>”, mostra che più alberi e più foreste non comportano necessariamente un clima più fresco.</p>
<p>Il lavoro integra aspetti biogeochimici (assorbimento di carbonio) con quelli biofisici (riflettività, evaporazione e scambi di calore), in modo da disegnare strategie più efficaci per la mitigazione e l’adattamento al cambiamento climatico, ed evidenzia come in molte regioni europee, l’espansione forestale possa talvolta contribuire al riscaldamento locale invece che al raffreddamento. È il caso, ad esempio, delle foreste di conifere che, avendo una chioma più scura, assorbono una quantità di energia solare maggiore rispetto a pascoli o campi coltivati. Questo minor riflesso della radiazione solare riduce l’effetto rinfrescante legato all’evaporazione.</p>
<p>“Siamo abituati a pensare alle foreste come soli serbatoi di carbonio”, spiega Alessio Collalti responsabile del <a href="https://www.forest-modelling-lab.com/" target="_blank" rel="noopener">Laboratorio modellistica forestale</a> del Cnr-Isafom di Perugia, coautore dello studio e responsabile scientifico del Cnr all’interno del progetto. “Ma il loro effetto sul clima è più complesso: oltre a catturare CO? atmosferica, le foreste influenzano la temperatura dell’aria e la sua umidità così come la riflettività della superficie terrestre”. Per indagare queste dinamiche, il team di ricerca ha utilizzato il modello climatico regionale COSMO-CLM2, simulando il clima europeo tra il 2015 e il 2059 in diversi scenari di gestione forestale. Confrontando l’afforestazione, cioè il processo con cui vengono piantati alberi in aree dove non era originariamente presente alcuna forma di foresta, e la riforestazione tradizionale con scenari di conversione delle conifere in latifoglie, ha scoperto che la scelta delle specie può modificare in modo significativo la risposta climatica del territorio.</p>
<p>“I risultati sono chiari: sostituire le conifere, come pini e abeti, con latifoglie, come faggio o quercia, può ridurre la temperatura media massima giornaliera di luglio fino a 0,6 °C su larga scala”, spiega Collalti, “quando la conversione è combinata con nuove piantagioni, il riscaldamento previsto di +0,3 °C può trasformarsi in un raffreddamento di –0,7 °C. Una differenza di pochi decimi di grado può sembrare minima, ma durante le ondate di calore può fare la differenza in termini di salute pubblica, stress agricolo e domanda energetica”. Questi risultati hanno implicazioni dirette per le politiche climatiche europee ed evidenziano che strategie di forestazione (sia afforestazione che riforestazione), come l’iniziativa europea che prevede di piantare 3 miliardi di alberi in più nell'UE entro il 2030, dovrebbero superare la logica puramente quantitativa e considerare quali specie piantare e dove, poiché non tutte le foreste apportano gli stessi benefici climatici. “Riconsiderare la composizione delle foreste europee non è semplice”, prosegue il ricercatore, “richiede pianificazione a lungo termine, nuovi approcci gestionali e un coordinamento tra politiche europee e nazionali. Ma i benefici potenziali, maggiore resilienza, biodiversità e capacità di raffreddamento, rendono questo cambiamento una priorità”. </p>
<p>In un’Europa che si riscalda sempre di più, lo studio dimostra che la scelta delle specie giuste è fondamentale per una buona gestione: “Le foreste sono attori attivi del sistema climatico, capaci di amplificare o mitigare il riscaldamento a seconda di come vengono gestite”, conclude Collalti.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Cop30 in Brasile: l’Europa alla prova della transizione globale</title>
<link>https://www.italia24.news/cop30-in-brasile-leuropa-alla-prova-della-transizione-globale</link>
<guid>https://www.italia24.news/cop30-in-brasile-leuropa-alla-prova-della-transizione-globale</guid>
<description><![CDATA[ A Belém l’Unione Europea rilancia la sfida del secolo: decarbonizzare senza dividere ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202511/image_870x580_69133dd3f3f2a.webp" length="35322" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 11 Nov 2025 14:45:28 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong data-start="271" data-end="280">COP30</strong>, la conferenza ONU sul clima in corso a <strong data-start="321" data-end="342">Belém, in Brasile</strong>, dal<strong> 10 al 21 novembre</strong>, è entrata nel vivo. Ministri e leader di quasi 200 Paesi discutono di come mantenere vivo l’obiettivo dell’<strong data-start="471" data-end="492">Accordo di Parigi</strong>, cioè limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C.<br data-start="542" data-end="545">L’atmosfera è intensa, ma anche carica di attese: tutti sanno che questa è una tappa decisiva per capire se il mondo sta davvero cambiando rotta.</p>
<p>"Alla COP30 di questa settimana ribadiremo il nostro forte impegno verso l’Accordo di Parigi" ha dichiarato la presidente della Commissione Europea <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_25_2585" target="_blank" rel="noopener">Ursula von der Leyen.</a><br data-start="92" data-end="95">La transizione globale verso un’economia pulita è in corso ed è irreversibile. La nostra priorità è garantire che questa transizione sia <strong data-start="234" data-end="263">giusta, inclusiva ed equa</strong>. A Belém ascolteremo i nostri partner internazionali e affronteremo insieme le questioni fondamentali. Per mantenere vivo il nostro obiettivo comune, dobbiamo riconoscere le diverse realtà nazionali e lavorare insieme per realizzarlo."</p>
<p>La Commissione ha annunciato un nuovo obiettivo di riduzione delle emissioni nette tra –66,25% e –72,5% entro il 2035 rispetto ai livelli del 1990, coprendo tutti i settori economici e tutti i gas serra. È una tappa intermedia verso il –90% entro il 2040, passo decisivo verso la neutralità climatica al 2050, in linea con gli impegni dell’Accordo di Parigi.</p>
<p>Si tratta di un obiettivo che, nelle parole del Commissario per il Clima <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_25_2585" target="_blank" rel="noopener">Wopke Hoekstra</a> "va di pari passo con la competitività e l'indipendenza. Stiamo anche mostrando una leadership sulla scena internazionale, con un'ambizione estremamente ambiziosa. Alla COP30 abbiamo bisogno di un risultato sulla <strong>mitigazione </strong>che metta il mondo sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi dell'accordo di Parigi e sull'adattamento per rafforzare la resilienza globale agli impatti già qui. L'ultima valutazione delle Nazioni Unite chiarisce che gli impegni attuali non fornirebbero ciò che è necessario per mantenere a portata di mano 1,5°C. Questo deve essere un <strong>campanello d'allarme </strong>per tutte le principali economie per aumentare la loro ambizione e accelerare l'attuazione nel mondo reale."</p>
<h3 data-start="2413" data-end="2454">Finanza verde e solidarietà globale</h3>
<p data-start="2455" data-end="2766">Al centro dei negoziati di Belém c’è anche la questione della <strong data-start="2517" data-end="2538">finanza climatica</strong>. Il cosiddetto <strong data-start="2554" data-end="2581">“Baku to Belém Roadmap”</strong>, promosso da Azerbaigian e Brasile, mira a mobilitare <strong data-start="2636" data-end="2688">1.300 miliardi di dollari all’anno entro il 2035</strong> per sostenere i Paesi in via di sviluppo nella loro transizione energetica.</p>
<p data-start="2768" data-end="3248">L’Unione Europea, primo contributore mondiale di finanza pubblica per il clima, ha erogato nel 2024 <strong data-start="2868" data-end="2893">31,7 miliardi di euro</strong> da fondi pubblici, mobilitando altri <strong data-start="2931" data-end="2966">11 miliardi da capitali privati</strong>. L’obiettivo, spiegano i negoziatori europei, è creare un <strong data-start="3025" data-end="3063">meccanismo stabile e multilaterale</strong> che aiuti le economie più vulnerabili in particolare i <strong data-start="3121" data-end="3154">Piccoli Stati insulari (SIDS)</strong> e i <strong data-start="3159" data-end="3191">Paesi meno sviluppati (LDCs)</strong> ad affrontare gli effetti del riscaldamento globale.</p>
<h3 data-start="357" data-end="407">La sfida geopolitica della decarbonizzazione</h3>
<p data-start="409" data-end="852">La <strong data-start="412" data-end="430">COP30 di Belém</strong> segna un passaggio decisivo nella geopolitica del clima. Come ribadito dalla <a data-start="508" data-end="595" rel="noopener" target="_blank" class="decorated-link" href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_25_2585">Commissione Europea,</a> l’Unione punta a una risposta collettiva per colmare i <strong data-start="652" data-end="688">gap di ambizione e di attuazione</strong> ancora presenti negli impegni globali, chiedendo di <strong data-start="741" data-end="781">accelerare la transizione energetica</strong> e di <strong data-start="787" data-end="849">limitare al minimo ogni superamento della soglia di 1,5 °C</strong>.</p>
<p data-start="854" data-end="1296">Bruxelles sostiene obiettivi concreti: <strong data-start="893" data-end="951">triplicare la capacità mondiale di energia rinnovabile</strong> e <strong data-start="954" data-end="1036">raddoppiare il tasso di miglioramento dell’efficienza energetica entro il 2030</strong>, in linea con la sua <strong data-start="1058" data-end="1101">visione climatica ed energetica globale</strong>. L’Europa vuole così porsi come partner affidabile, capace di “agire in casa e cooperare all’estero”, sostenendo i Paesi in via di sviluppo nel percorso verso una crescita pulita e resiliente.</p>
<p data-start="1298" data-end="1730">Come osserva il comunicato, la sfida non è solo ambientale ma anche economica e politica. L’UE vede nella decarbonizzazione un <strong data-start="1425" data-end="1467">volano di competitività e indipendenza</strong>, non un vincolo. Ma questa ambizione, pur condivisibile, espone anche l’Europa a una tensione strutturale: da un lato il bisogno di mantenere la leadership morale e tecnologica; dall’altro, la necessità di garantire equità e consenso sociale nella transizione.</p>
<p data-start="1732" data-end="2133">In questo senso, la strategia europea a Belém rappresenta una prova di <strong data-start="1803" data-end="1830">credibilità geopolitica</strong>: guidare la trasformazione globale senza isolarsi, costruendo alleanze tra Nord e Sud del mondo. Come sottolinea la Commissione, <em data-start="1960" data-end="2055">“la transizione globale è in corso e irreversibile, ma deve essere giusta, inclusiva ed equa”</em> — un principio tanto ambizioso quanto necessario per il futuro del pianeta.</p>
<h3 data-start="2768" data-end="3248">Prospettive: cosa tenere d'occhio nei prossimi giorni</h3>
<p data-start="846" data-end="1116">C’è ancora incertezze su <strong data-start="871" data-end="897">testi negoziali chiave</strong>: come evidenziato da <a href="https://www.carbonbrief.org/interactive-tracking-negotiating-texts-at-the-cop30-climate-summit" target="_blank" rel="noopener">Carbon Brief,</a> molti argomenti restano “in rosso” nella matrice di avanzamento, meaning che non ci sono ancora bozze condivise o sufficientemente convergenti. <span class="ms-1 inline-flex max-w-full items-center relative top-[-0.094rem] animate-[show_150ms_ease-in]" data-testid="webpage-citation-pill"></span></p>
<p data-start="1119" data-end="1325">Alcune questioni strutturali, come il finanziamento climatico, gli strumenti di mercato del carbonio e la “transizione giusta” rimangono ancora fortemente contestate. <strong>L’assenza </strong>o la <strong>partecipazione ridotta</strong> di alcune potenze globali o incerti sulla posizione negoziale possono complicare il raggiungimento di un consenso forte. </p>
<p data-start="1591" data-end="1728">Se emergerà un accordo o un <em>“landing zone</em>” condiviso su testi-ponte (<em>bridging texts</em>) entro la fine della conferenza sarà un segnale di svolta. Se verranno <strong data-start="1743" data-end="1779">finalizzati indicatori normativi</strong> per l’adattamento al cambiamento climatico (uno degli obiettivi dichiarati della COP30) questo certamente definirà la concretezza dell’impegno.</p>
<p data-start="1591" data-end="1728">Uno dei test più difficili sarà capire quanto forte sia l’impegno sul<strong> finanziamento globale per i Paesi in via di sviluppo. </strong>Se e in che modalità inoltre emergerà un accordo concreto sulla triplicazione delle <strong>energie rinnovabili </strong>e raddoppio dell’efficienza energetica entro 2030, tema centrale anche per l’Europa.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Roma respira: torna la Domenica Ecologica</title>
<link>https://www.italia24.news/roma-respira-torna-la-domenica-ecologica</link>
<guid>https://www.italia24.news/roma-respira-torna-la-domenica-ecologica</guid>
<description><![CDATA[ Stop alle auto nella Fascia Verde, ecco orari, deroghe e motivazioni del provvedimento ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202511/image_870x580_6910717b0d17f.webp" length="95980" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Sun, 09 Nov 2025 11:48:41 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione Italia24 News</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><span>Roma si prepara a una nuova Domenica Ecologica, la prima della stagione invernale 2025-2026. L’obiettivo: dare una pausa allo smog e alla congestione urbana. Il provvedimento, voluto dal Campidoglio, prevede il blocco totale della circolazione per la maggior parte dei veicoli privati all’interno della Fascia Verde, la grande area che abbraccia buona parte della Capitale.</span></p>
<h3>Le fasce orarie di stop saranno due:<br><span></span></h3>
<p><span> 7:30–12:30 e 16:30–20:30.</span></p>
<p>Durante questi intervalli sarà vietato l’uso delle auto a benzina e diesel più inquinanti, mentre resteranno liberi di circolare solo i veicoli a basse o zero emissioni, come quelli elettrici, ibridi, a metano o GPL, oltre a una parte dei mezzi Euro 6 e a ciclomotori e motocicli conformi ai più recenti standard ambientali.<br><span></span></p>
<h3>Le prossime date</h3>
<p><span></span><span>La Giunta Gualtieri ha già stabilito due giornate certe:</span></p>
<ul>
<li><span>Domenica 9 novembre 2025</span></li>
<li><span>Domenica 7 dicembre 2025</span></li>
</ul>
<p>Le altre tre date verranno comunicate nei prossimi mesi, con l’obiettivo di coprire l’intero periodo invernale fino alla primavera 2026. Ogni domenica sarà accompagnata da un’ordinanza specifica, che chiarirà eventuali modifiche o esenzioni legate a eventi cittadini — a partire dal Giubileo, che renderà più complessa la gestione del traffico nella Capitale.</p>
<h3>Chi può circolare</h3>
<p>Oltre ai mezzi elettrici e ibridi, potranno muoversi anche:</p>
<ul>
<li><span>Veicoli di emergenza, forze dell’ordine, servizi sanitari e mezzi del trasporto pubblico.</span></li>
<li><span>Categorie speciali come medici in servizio, disabili con contrassegno e operatori con comprovate necessità di lavoro.</span></li>
<li><span>Auto condivise (car-sharing) e taxi.</span></li>
</ul>
<p>Per tutti gli altri, scatteranno controlli mirati e possibili sanzioni per chi ignora il divieto.</p>
<h3>Perché serve (davvero) la Domenica Ecologica</h3>
<p>Nonostante negli ultimi anni la qualità dell’aria della Capitale mostri un lento miglioramento, Roma continua a registrare valori elevati di biossido di azoto (NO₂) nelle aree a traffico intenso e episodi isolati di PM10 oltre la norma. Lo confermano i più recenti rapporti di ISPRA e ARPA Lazio, secondo cui i livelli medi di polveri sottili restano sotto i limiti di legge, ma il biossido di azoto rappresenta ancora una criticità in alcuni quartieri centrali e lungo le arterie principali.</p>
<p><span>Le Domeniche Ecologiche non hanno un impatto duraturo sulla qualità dell’aria, gli effetti sulla concentrazione di inquinanti sono temporanei e limitati alle ore del blocco, ma servono soprattutto a promuovere un cambiamento culturale.</span></p>
<p><span>Il loro scopo è ricordare ai cittadini che una mobilità sostenibile non è solo una scelta ecologica, ma anche urbana e sociale, fondata su mezzi pubblici più efficienti, veicoli elettrici e stili di vita meno dipendenti dall’auto privata.</span></p>
<p><span>È una misura simbolica ma educativa, pensata per accompagnare le politiche strutturali previste dal <a href="https://www.regione.lazio.it/cittadini/tutela-ambientale-difesa-suolo/qualita-ambiente/aria?utm_source=italia24.news">Piano di Risanamento della Qualità dell’Aria della Regione Lazio</a>, che coordina anche le iniziative comunali in materia di mobilità e riduzione delle emissioni.</span></p>
<p><span></span></p>
<h3>Come muoversi senza auto<br><span></span></h3>
<p><span></span></p>
<p>Durante i blocchi, Roma TPL, Atac e Trenitalia potenziano le linee principali. Inoltre, saranno disponibili parcheggi di scambio e agevolazioni per chi sceglie il trasporto collettivo.<br><span></span></p>
<p><span></span></p>
<p><span>Tra le alternative: bici, monopattini, car-sharing e persino navette gratuite in alcune zone ad alta affluenza.</span></p>
<h3>Dove controllare se sei dentro la Fascia Verde</h3>
<p><span></span></p>
<p><span></span></p>
<p><span></span></p>
<p><span></span></p>
<p>Sul portale <a href="https://romamobilita.it/" target="_blank" rel="noopener">Roma Mobilità</a> è disponibile una mappa interattiva che consente di verificare se la propria via ricade all’interno dell’area di divieto. Basta inserire l’indirizzo per sapere subito se e quando si può circolare.<br><span></span></p>
<p><span></span></p>
<h3>Il messaggio del Campidoglio</h3>
<p><span></span></p>
<p><span>«Oltre che utili al miglioramento della qualità dell’aria, le domeniche ecologiche nascono per sensibilizzare e coinvolgere i romani sui temi ambientali» — si legge nel comunicato ufficiale di <a href="https://www.turismoroma.it/it/notizie/domeniche-ecologiche-2025-26?utm_source=italia24.news" target="_blank" rel="noopener">Roma Capitale</a>.</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Il riscaldamento globale ha raggiunto una nuova tappa critica: le valutazioni più recenti indicano che il 2025 è tra gli anni più caldi mai registrati</title>
<link>https://www.italia24.news/il-riscaldamento-globale-ha-raggiunto-una-nuova-tappa-critica-le-valutazioni-piu-recenti-indicano-che-il-2025-e-tra-gli-anni-piu-caldi-mai-registrati</link>
<guid>https://www.italia24.news/il-riscaldamento-globale-ha-raggiunto-una-nuova-tappa-critica-le-valutazioni-piu-recenti-indicano-che-il-2025-e-tra-gli-anni-piu-caldi-mai-registrati</guid>
<description><![CDATA[ Secondo la World Meteorological Organization (WMO) e il United Nations Environment Programme (UNEP), gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi sono sempre più a rischio: la soglia di +1,5 °C di aumento medio della temperatura globale potrebbe essere superata nel corso del prossimo decennio ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202511/image_870x580_690d085dab22b.webp" length="190080" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 05 Nov 2025 21:43:37 +0100</pubDate>
<dc:creator>Rossella Guido</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<h3 dir="ltr"><span>Il pianeta continua a scaldarsi a ritmi record. </span><b></b></h3>
<p dir="ltr"><span>Secondo il rapporto </span><span>State of the Climate Update for COP30</span><span> pubblicato dalla </span><a href="https://wmo.int/publication-series/state-of-climate-update-cop30"><span>World Meteorological Organization (WMO)</span></a><span>, il periodo </span><span>2015-2025</span><span> è il più caldo mai registrato, con una temperatura media globale per i primi otto mesi del 2025 di </span><strong>+1,42 °C ± 0,12 °C</strong><span> rispetto all’era pre-industriale collocandosi probabilmente al secondo o terzo posto nella storia delle rilevazioni globali.</span><a href="https://www.lemonde.fr/en/environment/article/2025/11/06/2025-set-to-be-second-or-third-hottest-year-on-record_6747191_114.html?utm_source=chatgpt.com"><span> </span></a></p>
<p dir="ltr"><span>Le </span><span>concentrazioni di<strong> gas serra</strong></span><span> e il </span><span>contenuto di <strong>calore degli oceani</strong></span><span> hanno raggiunto nuovi massimi, mentre i ghiacci polari continuano a ridursi: l’Artico ha toccato l’estensione minima invernale più bassa di sempre e l’Antartide resta ben al di sotto della media stagionale.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Anche<strong> il </strong></span><strong>livello dei mari</strong><span> continua a salire in modo costante, alimentato dallo scioglimento dei ghiacciai e dall’espansione termica delle acque. A ciò si aggiungono </span><span>eventi meteorologici estremi</span><span> – ondate di calore, incendi, alluvioni, che nel 2025 hanno provocato impatti devastanti su comunità, economie e sistemi alimentari.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il documento lancia un appello urgente ai <strong>governi riuniti in questi giorni</strong> alla</span><a href="https://cop30.br/en"><span> </span><span>COP30 di Belém (Brasile</span></a><span>)</span><span>: senza un’accelerazione concreta delle politiche di mitigazione e adattamento, la soglia critica di </span><span>+1,5 °C</span><span> fissata dall’Accordo di Parigi sarà probabilmente superata </span><span>nel corso del prossimo decennio</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La WMO sottolinea infine l’importanza dei </span><span>sistemi di allerta precoce</span><span> e dei </span><span>servizi climatici</span><span> per ridurre i rischi e proteggere le popolazioni più vulnerabili. “Gli eventi estremi non sono più eccezioni,” avverte il rapporto, “ma la nuova normalità di un clima che cambia troppo in fretta.”</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Emissioni ancora fuori controllo: l’allarme dell’UNEP</span><b></b></h3>
<p dir="ltr"><span>Secondo </span><a href="https://www.unep.org/resources/emissions-gap-report-2025"><span>United Nations Environment Programme (UNEP)</span></a><span>, nel rapporto </span><span>‘Emissions Gap Report 2025: Off Target’</span><span>, appena pubblicato, la terra è «molto probabilmente» destinata a superare la soglia di +1,5 °C rispetto al periodo preindustriale entro il prossimo decennio: uno scenario che<strong> fino a poco tempo fa era considerato remoto.</strong></span><b></b></p>
<p dir="ltr"><span>Il rapporto mostra che gli </span><span>impegni attuali dei Paesi</span><span> non sono sufficienti a evitare un aumento delle temperature globali che supererà in modo significativo i target fissati dall’Accordo di Parigi. Secondo l’analisi, se i contributi nazionali (</span><span>Nationally Determined Contribution NDC</span><span>) venissero applicati in pieno, l’aumento termico stimato per questo secolo sarebbe di </span><strong>2,3 – 2,5 °C</strong><span>, mentre con le politiche oggi in vigore si va verso il </span><strong>2,8 °C</strong><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Per restare entro la soglia di </span><span>1,5 °C</span><span>, occorrerebbe una riduzione delle emissioni globali del </span><strong>55 % entro il 2035</strong><span><strong>, rispetto ai livelli del 2019</strong>. Per l’obiettivo intermedio di </span><span>2 °C</span><span>, la riduzione richiesta è di circa il </span><span>35 % entro il 2035</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il rapporto avverte inoltre che il margine per recuperare resta, ma è sempre più risicato: ogni frazione di grado di riscaldamento evitata significa meno impatti su persone, ecosistemi e economie e minore dipendenza da tecnologie di rimozione del carbonio <strong>ancora incerte.</strong></span><b></b></p>
<p dir="ltr"><span>Infine, l’UNEP fa notare che, nonostante le tecnologie a basse emissioni (solare, eolica, efficienza energetica) siano più accessibili che mai, il contesto politico, finanziario e tecnologico richiede un’accelerazione: serve più sostegno ai Paesi in via di sviluppo, una ristrutturazione della finanza internazionale e azioni immediate.</span><b></b></p>
<p dir="ltr"><span>Le implicazioni sono gravi: superare questo limite significa aumentare drasticamente il rischio di fenomeni climatici estremi, di perdita irreversibile di ecosistemi, di instabilità per intere economie e società. </span><b></b></p>
<p dir="ltr"><span>La chiave, sottolineano gli esperti, è </span><span>agire subito e in modo massiccio</span><span>, puntando su energie rinnovabili, riduzione dei combustibili fossili, e rafforzamento degli strumenti di adattamento climatico.</span><b id="docs-internal-guid-4061b3e9-7fff-d3f8-9936-fc18906480ea"></b></p>]]> </content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>