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<title>Italia24.news | Notizie in Tempo Reale su Politica, Economia, Cronaca e Sport &#45; : Salute</title>
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<description>Italia24.news | Notizie in Tempo Reale su Politica, Economia, Cronaca e Sport &#45; : Salute</description>
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<dc:rights>©2026 Italia24 News &#45; Powered by Brain X Corp</dc:rights>

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<title>Consiglio nazionale delle ricerche: possibile terapia mirata per una rara encefalopatia pediatrica</title>
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<description><![CDATA[ Lo studio del Consiglio nazionale delle ricerche sulle mutazioni del gene SMC1A individua nell’ataluren un promettente candidato terapeutico, aprendo la strada a cure di precisione per forme di epilessia resistenti ai farmaci. Interviene Antonio Musio, ricercatore del Cnr-Itb e coordinatore della ricerca ]]></description>
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<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 17:39:06 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Un <strong>nuovo studio fa luce sui meccanismi molecolari alla base della DEE85</strong>, una rara <strong>encefalopatia epilettica pediatrica</strong> causata da varianti del gene SMC1A, caratterizzata da esordio precoce delle crisi, grave disabilità intellettiva ed epilessia resistente ai farmaci. Lo <strong>studio internazionale è stato guidato dal Consiglio nazionale delle ricerche con l'Istituto di tecnologie biomediche</strong> (Cnr-Itb) e l'<strong>Istituto</strong> <strong>di biologia molecolare e patologia</strong> (Cnr-Ibpm): i risultati sono pubblicati sulla rivista Epilepsia.</span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Analizzando il profilo trascrittomico di cellule derivate da pazienti, cioè quali geni risultano attivi o silenziati, i<strong> ricercatori e le ricercatrici hanno dimostrato che le varianti che interrompono prematuramente la produzione della proteina SMC1A causano le alterazioni più estese dell'espressione genica</strong>, mentre quelle che ne modificano la struttura o i singoli aminoacidi hanno effetti più circoscritti. «Le nostre analisi rivelano che ogni tipo di mutazione genera una firma molecolare distinta, confermando la complessità dei meccanismi patogenetici associati a SMC1A», spiega <strong>Antonio Musio, ricercatore del Cnr-Itb e coordinatore della ricerca</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Il <strong>risultato più rilevante</strong> riguarda l'<strong>effetto dell'ataluren</strong>, una molecola capace di consentire alla cellula di superare i segnali di arresto prematuro nella sintesi proteica. «L'ataluren ha dimostrato la sua efficacia in quanto è in grado di ripristinare la produzione della proteina SMC1A nei casi in cui questa risulta "incompleta", correggendo oltre la metà dei geni alterati e riducendo significativamente l'instabilità genomica», sottolinea Musio. Nessun effetto è stato osservato nelle varianti che alterano il quadro di lettura, confermando la<strong> specificità dell'azione della molecola</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">«Questi risultati», commenta Musio, «dimostrano che la <strong>DEE85 </strong>è essenzialmente un <strong>disturbo della regolazione genica causato da una disfunzione del complesso proteico della coesina</strong>, per il quale esiste un candidato terapeutico concreto. Il prossimo passo è tradurre questi dati preclinici in studi clinici mirati».Questo studio apre la strada allo sviluppo di terapie di precisione per le encefalopatie epilettiche rare legate a SMC1A, per le quali attualmente non esistono opzioni terapeutiche efficaci. «Il <strong>recupero della funzione di SMC1A ottenuto con l'ataluren rappresenta un passo importante verso interventi mirati</strong> per i pazienti con<strong> mutazioni che interrompono prematuramente la produzione della proteina</strong>», conclude Musio.</span></p>
<p dir="ltr"><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">La ricerca è stata finanziata dal Ministero dell'Università e della Ricerca nell'ambito del programma PRIN 2022, dall'Associazione Italiana SMC1A e dall'Agenzia Statale per la Ricerca spagnola.</span></p>
<p></p>]]> </content:encoded>
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<item>
<title>Sindrome di Rett: uno studio italiano indica nuove strade per la terapia genica</title>
<link>https://www.italia24.news/sindrome-di-rett-uno-studio-italiano-indica-nuove-strade-per-la-terapia-genica</link>
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<description><![CDATA[ Una collaborazione di ricerca tra il Cnr e l&#039;IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano ha portato a definire una funzione finora sconosciuta della proteina MeCP2, con rilevanti implicazioni per lo sviluppo di nuove terapie per la Sindrome di Rett, una patologia del neurosviluppo ]]></description>
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<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 09:30:11 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-15e40334-7fff-aa38-f5a9-f14d2fb6c45c"><span>Una scoperta tutta italiana chiarisce <strong>il ruolo del gene della sindrome di Rett,</strong> malattia del neurosviluppo che colpisce soprattutto le bambine causata dalla perdita di funzione del <strong>gene MECP2</strong>. Per tale patologia, caratterizzata da regressione delle abilità motorie, del linguaggio e ridotta interazione sociale, ad oggi non esistono terapie in grado di arrestare o invertire la progressione dei sintomi.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Un gruppo di ricerca composto da ricercatori e ricercatrici dell'<strong>Istituto di neuroscienze (Cnr-In)</strong> e dell'<strong>Istituto di tecnologie biomediche (Cnr-Itb)</strong> del Consiglio nazionale delle ricerche di Milano, in collaborazione con <strong>l'IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano</strong>, ha infatti identificato <strong>una funzione finora sconosciuta della proteina MeCP2</strong>, con rilevanti implicazioni terapeutiche.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Lo studio, guidato dai ricercatori <strong>Vania Broccoli e Mirko Luoni</strong>, è pubblicato sulla prestigiosa rivista <strong>Nature Communications</strong> e ha dimostrato per la prima volta che la proteina MeCP2 è capace di attivare <strong>geni cruciali per lo sviluppo dei neuroni</strong>, in particolare "collaborando" con un complesso epigenetico chiamato <strong>SWI/SNF</strong>, che regola l'accesso al DNA. Tramite analisi sull'intero genoma, questo studio ha delucidato i targets principali della proteina MeCP2 che promuovono il differenziamento dei neuroni e la loro maturazione funzionale. Sorprendentemente, questo meccanismo è attivo durante lo sviluppo cerebrale, mentre è trascurabile in neuroni maturi del cervello adulto. Di conseguenza, i neuroni adulti sono in grado di tollerare livelli significativamente più elevati di MeCP2 rispetto ad altri tipi cellulari.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>«Per anni, la comunità scientifica ha ritenuto che un eccesso di MeCP2 potesse essere dannoso quanto la sua carenza, contribuendo a rallentare lo sviluppo di strategie di terapia genica volte a ripristinare la funzione del gene MECP2 nel cervello delle pazienti. Questo timore ha rappresentato un importante limite nella valutazione della sicurezza di tali approcci», spiega <strong>Vania Broccoli,</strong> coordinatore dello studio. «I nuovi risultati ribaltano questo paradigma: l'effetto tossico di livelli elevati di MeCP2 non è universale, ma dipende dal contesto cellulare e non si applica ai neuroni, le cellule chiave nella patologia. Questo cambio di prospettiva amplia significativamente la finestra terapeutica e apre la strada a strategie di terapia genica più efficaci e sicure».</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>«Attualmente, solo due approcci di terapia genica per la sindrome di Rett hanno raggiunto la fase clinica. Tuttavia, questa scoperta potrebbe accelerare lo sviluppo e la validazione di nuove soluzioni terapeutiche, facilitandone il passaggio verso la sperimentazione clinica», aggiunge <strong>Mirko Luoni</strong>.</span></p>
<p></p>
<p>Link allo studio: "<a href="https://www.nature.com/articles/s41467-026-71432-w" target="_blank" rel="noopener">MeCP2 gene dosage-dependent neurodevelopmentally restricted defects arise by aberrant activation of cell fate-determining bivalent genes</a>", Nat Commun 17, 3225 (2026).</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>&amp;quot;Siamo dove sei tu&amp;quot;: l&amp;apos;Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli porta la sanità pubblica in metro e sui social</title>
<link>https://www.italia24.news/siamo-dove-sei-tu--campagna-di-comunicazione-dellazienda-ospedaliera-universitaria-federico-ii</link>
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<description><![CDATA[ In arrivo newsletter e podcast, digitalizzazione dell&#039;URP per un filo diretto con i cittadini. In arrivo la campagna &quot;Lo sapevi che...&quot; su accessi, prenotazioni e tempi di attesa ]]></description>
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<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 08:58:21 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Prosegue la <strong>campagna di comunicazione dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli "Siamo dove sono i cittadini, siamo dove sei tu"</strong>, il progetto che <strong>porta la sanità pubblica nei luoghi della vita quotidiana</strong>, fisici e digitali, per rendere l'<strong>informazione più semplice, i servizi più accessibili e il rapporto con i cittadini più diretto, partecipato e costante</strong>. In quest'ottica, sono stati <strong>realizzati</strong> brevi <strong>video tutorial </strong>dal titolo "Lo sapevi che...", dedicati alle modalità di accesso alla struttura, all'interazione con l'Ufficio Relazioni con il Pubblico e alle procedure di prenotazione delle prestazioni. Tra i contenuti, un <strong>focus specifico è rivolto alle classi di priorità e ai tempi di attesa</strong>, per favorire scelte consapevoli da parte degli utenti, ed un approfondimento è dedicato alle modalità di<strong> iscrizione al registro dei donatori di midollo osseo e cellule staminali</strong>. Per un'informazione tempestiva e facilmente accessibile, è stato <strong>ideato anche il format "flash-news"</strong>: brevi clip video che, in pochi secondi, raccontano le <strong>principali novità dell'Azienda</strong>: aggiornamenti su eventi, iniziative, nuovi servizi e progetti in corso. A questo strumento <strong>si affiancherà a breve un podcast</strong> pensato per accompagnare l'informazione e il racconto delle attività dell'Azienda.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><strong>Parte centrale della campagna è il viaggio nei Dipartimenti ad Attività Integrata</strong>, attraverso interviste ai professionisti, con particolare attenzione alle più recenti innovazioni tecnologiche e ai percorsi dedicati all'umanizzazione delle cure. Si tratta di <strong>brevi "pillole" informative che raccontano il lavoro delle équipe multidisciplinari</strong>, con uno sguardo attento alle <strong>esigenze dei pazienti, dei loro familiari e dei caregiver</strong>. Tanti gli <strong>approfondimenti</strong> su temi legati alla <strong>salute </strong>e al <strong>benessere</strong>, attraverso brevi interviste con esperti dell'AOU Federico II, pubblicate anche sui principali canali social dell'Azienda per favorire un dialogo diretto con la cittadinanza, promuovendo una maggiore consapevolezza e autonomia nella gestione della propria salute.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">In questa prospettiva, è in corso la <strong>digitalizzazione integrata dell'URP e il lancio della nuova newsletter periodica</strong>, che si configura quale strumento strategico di comunicazione interna ed esterna, utile per condividere con continuità aggiornamenti, novità e iniziative, consolidando il dialogo tra l'Azienda, i cittadini e i professionisti che vi operano. Per veicolare i contenuti della campagna è stata scelta una strategia di comunicazione integrata e multicanale, che ne prevede la diffusione attraverso il circuito televisivo della metropolitana di Napoli e delle principali linee di trasporto urbano e regionale, e la <strong>pubblicazione su tutti i canali di comunicazione aziendale</strong>.</span></p>
<div><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">«L'<strong>obiettivo</strong> non è solo raccontare 'chi siamo', ma <strong>rendere più semplice e comprensibile ciò che facciamo</strong>. Con questo progetto <strong>rafforziamo il dialogo con i cittadini</strong>, per semplificare l'accesso ai servizi e rendere l'informazione uno strumento concreto di trasparenza, tutela e partecipazione. Essere dove sono i cittadini significa presidiare tutti i luoghi in cui si costruisce la relazione: quelli della tradizione, fatti di ascolto diretto e presenza nei servizi, e quelli dell'innovazione, dai canali digitali ai social. Un impegno che ci consente di offrire contenuti chiari, tempestivi e realmente utili, accompagnando le persone nei loro percorsi di cura», sottolinea il <strong>Direttore Generale Elvira Bianco</strong>.</span></div>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Tumore al seno: scoperto un meccanismo molecolare che frena la progressione del cancro</title>
<link>https://www.italia24.news/tumore-al-seno-scoperto-un-meccanismo-molecolare-che-frena-la-progressione-del-cancro</link>
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<description><![CDATA[ Un nuovo studio condotto dal Cnr-Ieomi ha scoperto un meccanismo che regola l&#039;attività dell&#039;interleuchina 8, una proteina che favorisce la crescita e la diffusione del tumore al seno ]]></description>
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<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 14:06:09 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: left;">
<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-0a9e9267-7fff-2056-b4b6-b3510bf61af8"><span>Un team di ricercatrici e ricercatori dell'<strong>Istituto degli endotipi in oncologia, metabolismo e immunologia del Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli (Cnr-Ieomi)</strong>, ha scoperto che una proteina chiamata <strong>Shp1</strong>, normalmente associata a un'azione di contrasto al cancro, è in grado di bloccare la catena di segnali avviata dall'interleuchina 8 (IL-8), agendo come una sorta di "interruttore" molecolare. <strong>L'interleuchina 8 </strong>è una proteina prodotta nell'ambiente che circonda il tumore e lo rende più aggressivo, favorendo la capacità delle cellule cancerose di invadere i tessuti e formare metastasi. Lo studio dimostra che questo meccanismo funziona anche in senso inverso: l'interleuchina 8 può a sua volta disattivare Shp1 mediante una modificazione chimica, innescando una serie di eventi che portano alla distruzione del recettore attraverso cui il segnale viene trasmesso. Il tumore è, quindi, in grado di regolare da solo la propria aggressività attraverso un meccanismo finora completamente sconosciuto. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista <strong>Cell Death &amp; Disease</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>«Abbiamo identificato una modalità del tutto nuova con cui le cellule tumorali regolano il segnale di IL-8, controllando la stabilità del suo recettore», spiega <strong>Alessia Varone</strong>, ricercatrice del Cnr-Ieomi e coordinatrice dello studio. «Questo meccanismo non era mai stato descritto prima e apre la strada allo studio di processi simili anche per altre proteine cruciali nell'ambiente tumorale».</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Lo studio ha anche rilevato che questo meccanismo è attivo in modo selettivo in due sottotipi di tumore al seno tra i più difficili da trattare: i <strong>tumori luminali</strong> e i cosiddetti '<strong>triplo negativi</strong>'. In quest'ultimo caso, bassi livelli di Shp1 si associano a un'elevata produzione di interleuchina 8 e a una prognosi più sfavorevole, suggerendo che questa via molecolare potrebbe diventare sia un marcatore per valutare la gravità della malattia, sia un bersaglio per nuove terapie mirate.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Un elemento chiave dello studio è la stretta integrazione tra ricerca di base e industria farmaceutica, grazie alla collaborazione con Dompé farmaceutici S.p.A., che ha permesso di collegare la scoperta di laboratorio alla valutazione di possibili applicazioni cliniche, accelerando il percorso dalla ricerca di base alla medicina.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>«I nostri dati suggeriscono che agire su questo meccanismo potrebbe rappresentare una strategia innovativa per contrastare i tumori più aggressivi», aggiunge <strong>Daniela Corda</strong>, ricercatrice del Cnr-Ieomi e coautrice senior del lavoro. «È un esempio concreto di come la collaborazione tra ricerca pubblica e industria farmaceutica possa accelerare il trasferimento delle conoscenze verso applicazioni cliniche».</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>L'interleuchina 8 gioca un ruolo rilevante anche in altri tumori solidi, come quelli del polmone, del pancreas e della prostata, rendendo questa scoperta potenzialmente applicabile a un contesto oncologico più ampio.</span></p>
<p dir="ltr"><span></span></p>
<p dir="ltr"><span>Link allo studio: Monti M. et al. <a href="https://www.nature.com/articles/s41419-026-08516-4" target="_blank" rel="noopener">Shp1 Phosphatase Regulates CXCR2 Protein Stability and IL8-Mediated Invasiveness in Breast Cancer</a>. Cell Death &amp; Disease.</span></p>
</div>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>AIFA: ascolto e incontro per una salute più equa e accessibile</title>
<link>https://www.italia24.news/aifa-ascolto-e-incontro-per-una-salute-piu-equa-e-accessibile</link>
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<description><![CDATA[ L’Agenzia rafforza il dialogo con gli stakeholder e promuove l’ascolto e la trasparenza. L&#039;intervento del Presidente Robert Nisticò ]]></description>
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<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 20:35:23 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">I Regolamenti di AIFA Ascolta e AIFA Incontra sono stati approvati in via definitiva e pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale. Le due iniziative sono state fortemente volute dall’Agenzia per favorire un <strong>confronto costruttivo con i propri stakeholder nell’ottica di rafforzare</strong>, attraverso politiche di partecipazione attiva, una <strong>governance aperta e trasparente</strong>.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><strong>AIFA Ascolta </strong>sarà uno <strong>spazio </strong>strutturato di <strong>confronto e ascolto </strong>dedicato ad <strong>associazioni, reti e federazioni di pazienti</strong>: l’<strong>obiettivo</strong> è favorirne il coinvolgimento e valorizzarne il contributo in termini di miglioramento dell’assistenza farmaceutica, sensibilizzando l’Agenzia su temi particolarmente complessi, sulla <strong>risoluzione di problematiche e sulla condivisione di esperienze virtuose in materia di accesso al farmaco e di tutela del diritto alla salute</strong>. Gli<strong> incontri</strong>, che avranno finalità esclusivamente conoscitiva e non decisionale, saranno calendarizzati di norma a <strong>cadenza quadrimestrale</strong>.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><strong>AIFA Incontra </strong>rappresenta invece uno <strong>strumento di dialogo privilegiato tra l’Agenzia e i diversi interlocutori istituzionali, scientifici, industriali e civici che operano nel settore farmaceutico e della salute</strong>. Gli<strong> incontri</strong>, anche in questo caso calendarizzati di norma con <strong>cadenza quadrimestrale</strong>, consentiranno all’AIFA di acquisire informazioni qualificate e agli interlocutori di presentare osservazioni e proposte in un contesto improntato alla massima trasparenza e imparzialità.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">I <strong>Regolamenti approvati prevedono</strong> per entrambe le <strong>iniziative l’istituzione di un Registro di Trasparenza</strong>, uno strumento che nasce proprio per <strong>assicurare il rispetto del principio di trasparenza e pubblicità nei confronti di diversi stakeholder dell’Agenzia</strong>: saranno infatti rese disponibili sul sito dell’Agenzia informazioni chiave sugli incontri come l’oggetto e le finalità, i partecipanti, il resoconto finale e la relativa documentazione.</span><br><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">«Con AIFA Ascolta e AIFA Incontra mettiamo a sistema una nuova idea di governance finalmente aperta alla partecipazione di tutti gli stakeholder» dichiara il <strong>Presidente Robert Nisticò </strong>«<strong>Trasparenza e collaborazione devono essere i pilastri su cui costruire un dialogo partecipato che abbia davvero un impatto significativo sulla salute dei cittadini e sull’assistenza sanitaria nel suo complesso</strong>. Tenere il passo dell’innovazione e assicurare l’accesso equo e tempestivo alle cure sono gli obiettivi che ogni giorno l’AIFA è impegnata a raggiungere: siamo convinti che queste iniziative contribuiranno a soddisfare i bisogni di salute di tutti i cittadini».</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Il progetto UNATI: una risposta scientifica al dibattito sul vino e la salute ospitato dall&amp;apos;Accademia di Medicina di Torino</title>
<link>https://www.italia24.news/moderata-assunzione-di-vino-e-salute-un-dibattito-aperto</link>
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<description><![CDATA[ Venerdì 17 aprile all&#039;Accademia di Medicina di Torino si terrà una seduta scientifica sia in presenza che in webinar. Questa tratterà la moderata assunzione di vino e la salute ad esso relata. L&#039;evento sarà introdotto dal Professor Giuseppe Poli e seguiranno gli interventi di Attilio Giacosa ed Emanuele Albano ]]></description>
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 18:38:31 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><span lang="it"><strong>Venerdì 17 aprile </strong>alle ore<strong> 21:00</strong>, l’<strong>Accademia di Medicina di Torino terrà una seduta scientifica sia in presenza, in via Po 18, sia in modalità webinar, dal titolo “Moderata assunzione di vino e salute</strong></span><strong>"</strong><span lang="it">. Dopo l’introduzione a cura di<strong> </strong></span><strong>Giuseppe Poli</strong>, <span lang="it"><strong>Professore Emerito di Patologia Generale</strong>, Università di Torino, e <strong>Socio Emerito dell’Accademia di Medicina</strong> </span>interverranno <strong>Attilio Giacosa</strong>, Presidente IRVAS (Istituto per la Ricerca su Vino, Alimentazione e Salute), già Direttore della Struttura Complessa di Gastroenterologia, Istituto Scientifico Tumori di Genova ed <strong>Emanuele Albano</strong>, <span lang="it">Professore Emerito di Patologia Generale, Università del Piemonte Orientale, Novara, Socio dell’Accademia di Medicina</span>.</span></p>
<p><span lang="it" style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Il rapporto fra il consumo di vino e salute è un argomento estremamente attuale ma molto dibattuto, su cui è necessario fare chiarezza. Infatti, sebbene il consumo eccessivo di bevande alcoliche sia un fattore di rischio per l’insorgenza di tumori e contribuisca a causare od aggravare molte e gravi patologie umane, comprese quelle cardiovascolari, numerosi studi hanno dimostrato come <strong>in soggetti sani il consumo moderato di vino </strong>(20-30 g di alcol/die per gli uomini e 10-20 g/die per le donne), specialmente durante i pasti, rappresenta un <strong>vantaggio in termini di salute rispetto all’essere astemi, riducendo la mortalità per tutte le cause ed in particolare per quelle cardiovascolari</strong>. La relazione fra consumo di bevande alcoliche e mortalità appare come una curva a forma di “J” dove il rischio di mortalità è più basso per consumi moderati di alcol, rispetto all’essere astemi, mentre il rischio aumenta con dosi elevate.  Questo effetto è particolarmente evidente nel caso del vino, ed è legato ad un’<strong>azione vasodilatatrice, anti-aggregante piastrinica ed anti-infiammatoria, nonché ad un aumento del colesterolo HDL</strong>.</span></p>
<p><span lang="it" style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Al momento, i meccanismi attraverso cui il vino esplica i suoi <strong>effetti protettivi </strong>nei riguardi delle patologie cardiovascolari non sono completamente chiariti. Parte dell’azione dipende dall’<strong>etanolo</strong> stesso che è in grado di <strong>aumentare la produzione di lipoproteine HDL e di ridurre l’aggregazione piastrinica</strong>. La presenza nei vini di <strong>polifenoli</strong>, dotati di <strong>proprietà antiossidanti, anti-aggreganti ed anti-aritmiche</strong>, costituisce un altro <strong>importante fattore</strong>. Tuttavia, la variabilità in termini di biodisponibilità ed attivazione metabolica dei vari polifenoli del vino rende difficile definirne l’effettivo ruolo nella riduzione della mortalità cardiovascolare. Recenti ricerche hanno peraltro evidenziato la<strong> possibilità</strong> che i <strong>polifenoli </strong>dei vini possano esercitare <strong>effetti benefici sull’apparato cardiovascolare in maniera indiretta modificando la flora batterica intestinale</strong> (microbiota) in modo da ridurre la produzione di metaboliti batterici in grado di favorire la progressione dell’aterosclerosi ed associati ad una maggiore incidenza di miocardiopatie ischemiche.</span></p>
<p><span lang="it" style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">In conclusione, la possibilità che un bicchiere di vino a pasto possa avere effetti positivi per la salute riducendo la mortalità cardiovascolare costituisce un interessante fenomeno che richiede di essere supportato da ulteriori studi. A tale proposito, il <strong>progetto UNATI finanziato dalla UE in corso presso la Università di Navarra </strong>si propone di verificare su 10000 soggetti gli effetti sull’organismo del vino e potrà fornire una risposta importante al dibattito scientifico in corso.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><span lang="it">Si potrà seguire l’incontro sia accedendo all’aula magna dell’Accademia di Medicina di Torino in via Po 18 sia in diretta web al link riportato sul sito </span><span lang="it"><a href="http://www.accademiadimedicina.unito.it/" target="_blank" rel="noopener">www.accademiadimedicina.unito.it</a></span>. <span lang="it">La registrazione dell’incontro verrà pubblicata sul sito.</span></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>La struttura nascosta della metastasi: una nuova speranza per la cura</title>
<link>https://www.italia24.news/la-struttura-nascosta-della-metastasi-una-nuova-speranza-per-la-cura</link>
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<description><![CDATA[ I risultati di uno studio coordinato dal professor Stefano Piccolo, dell&#039;Università di Padova, rivelano come le metastasi ancora difficili da curare del tumore al seno crescano seguendo un piano architettonico preciso anche se difficile da vedere. Il piano è quello, dirottato, di una delle forze più potenti della natura: il programma che permette di costruire un embrione ]]></description>
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<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 18:34:12 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">La metastasi è spesso immaginata come qualcosa di molto caotico: cellule tumorali che si staccano, si disperdono, proliferano senza controllo. I<strong> risultati</strong> di questo studio <strong>suggeriscono qualcosa di diverso</strong>, per certi aspetti inquietante, per altri straordinariamente importante per chi cerca di fermare il cancro. I tumori più difficili da curare potrebbero crescere non attraverso il disordine, bensì attraverso una sorta di disegno, “rubando”, per così dire, uno dei programmi più belli della vita, quello che permette di costruire un embrione, e piegandolo a strumento di malattia. E proprio perché è un disegno, <strong>ha una struttura</strong>. E ogni struttura ha il suo punto di cedimento.</span></p>
<p><o:p></o:p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Il gruppo di ricerca dell'<strong>Università di Padova</strong>, dello IOV (<strong>Istituto Oncologico del Veneto</strong>) e dell'<strong>Istituto AIRC di Oncologia Molecolare</strong> (IFOM), ha<strong> mostrato</strong> che il <strong>tumore al seno metastatico</strong> non si espande in modo casuale, ma attraverso un <strong>disegno ordinato</strong>, quasi un cantiere biologico con le sue regole e la sua geometria. Gli scienziati hanno per questo effettuato ricostruzioni in tre dimensioni di tumori umani e altri sistemi sperimentali. Lo <strong>studio fa parte del programma AIRC “5 per mille” dal titolo "La Metastasi come malattia meccanica"</strong>, coordinato dal <strong>professor Stefano Piccolo</strong>, del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova e dell’IFOM.</span></p>
<h3>Una nuova prospettiva</h3>
<p><o:p></o:p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«Per decenni abbiamo studiato il cancro in due dimensioni. Dalle pagine dei libri, dal fondo di una capsula di Petri, da una sottile fettina di tessuto al microscopio, l’istologia, ovvero la fotografia piatta della malattia, ha dominato a lungo la ricerca, anche per la mancanza di altre possibilità tecniche» spiega il prof. Piccolo «. Ma il <strong>cancro</strong>, come ogni organo e come ogni forma vivente, ha una<strong> forma tridimensionale</strong>. <strong>Abbracciare la terza dimensione è un cambio di prospettiva</strong> non solo tecnico, che porta con sé una visione radicalmente nuova della malattia e possibilità di intervento finora impensabili da una prospettiva esclusivamente piatta.<br></span><o:p></o:p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Ciò che abbiamo osservato è, in fondo, semplice da immaginare. Invece di formare un’unica massa densa e rotonda, la <strong>metastasi cresce come una delicata rete di cordoni cellulari connessi tra loro</strong>. Questi cordoni si dividono, si allungano, si ramificano ancora, diffondendosi nel tessuto come le radici di una pianta, espandendosi in tutte le direzioni. Il <strong>risultato è una struttura aperta, molto ordinata, con la forma di una sottile tramatura</strong>, e non certo una struttura costruita a caso, o compatta. E questa forma a cordoni intrecciati, come dimostrano i risultati dello studio, è <strong>funzionale al successo della metastasi stessa</strong>».</span></p>
<p><o:p></o:p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">La domanda che da sempre accompagna la ricerca oncologica è questa: <strong>come fanno poche cellule tumorali disperse a raggiungere un organo lontano e a costruirvi un nuovo tumore?</strong> La risposta che emerge da questo studio è sorprendente: non si accumulano alla rinfusa, come detriti in una massa caotica. <strong>Crescono piuttosto seguendo un vero e proprio piano di costruzione tridimensionale</strong>.</span></p>
<p><o:p></o:p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Il tumore non inventa nulla di nuovo. La sua forza affonda le radici nella natura stessa della vita. La logica di ramificazione seguita da queste cellule metastatiche assomiglia a un processo fondamentale dello sviluppo embrionale, lo stesso tipo di programma biologico che, all'inizio della vita, aiuta a costruire tessuti e organi. Nell’embrione, questo programma è parte della meraviglia del vivente. Nel cancro quello stesso potere viene distorto: un programma dello sviluppo che si riaccende nel posto sbagliato, al momento sbagliato, usato non per creare un organo sano e nascente, ma per edificare un tumore letale.</span></p>
<p><o:p></o:p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Il passo successivo è stato possibile grazie alla collaborazione con il gruppo guidato dal <strong>professor Massimiliano Pagani all'IFOM</strong>, sempre nell’ambito del programma “5 per mille” <strong>coordinato da Piccolo</strong> (il professor Pagani è anche docente all’Università Statale di Milano).</span></p>
<p><o:p></o:p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">I ricercatori hanno scoperto che questo <strong>processo è coordinato da </strong>un gruppo di geni "capomastro", o geni "architetto", di questo "cantiere" metastatico: i <strong>geni ETV</strong>. Si tratta di veri e propri<strong> interruttori molecolari che attivano nelle cellule tumorali questo stesso programma di costruzione</strong>. Tali geni non si limitano a far crescere il tumore genericamente "di più". Indicano piuttosto alle cellule come organizzarsi nello spazio, come ramificarsi, come assemblare la struttura tridimensionale necessaria alla crescita metastatica. E non regolano soltanto la quantità: regolano anche il piano strutturale con cui il cancro genera sé stesso.</span></p>
<p><o:p></o:p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Ed è questo <strong>uno dei risultati più importanti dello studio</strong>. Quando questi <strong>geni architetto vengono silenziati</strong>, i <strong>tumori</strong> non scompaiono ma <strong>perdono la capacità di crescere come reti ramificate e assumono invece un’architettura più compatta, più solida, più chiusa</strong>. Le cellule tumorali possono ancora formarsi nella sede primaria e disseminarsi ad altri organi, ma nella maggior parte dei casi non riescono a costruire metastasi vere e proprie. Manca loro il progetto. Manca loro l’informazione necessaria a edificare la forma più pericolosa della malattia. I tumori privi di questo programma restano cellule isolate o piccole lesioni bloccate; sono invece quelli ramificati a dare origine a metastasi manifeste.</span></p>
<p><o:p></o:p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Questo aiuta anche a spiegare una realtà clinica cruciale: tumori con architetture diverse si comportano in modo profondamente diverso. I <strong>risultati </strong>raccolti nello studio suggeriscono che <strong>alcuni tumori primitivi della mammella portano già in sé questo pericoloso piano di costruzione, mentre altri no</strong>. I tumori con architettura ramificata sono quelli associati alla capacità di metastatizzare; i tumori con struttura più compatta e solida assomigliano invece ai tumori non metastatici: quelli più facilmente controllabili o guaribili, perché non possiedono le istruzioni per costruire metastasi. Il programma di ramificazione, già visibile nel tumore primario, sembra identificare in anticipo le lesioni destinate a diffondersi.</span></p>
<h3>Un nuovo occhio per studiare il cancro </h3>
<p><o:p></o:p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Questo cambia il modo di guardare al cancro. Di solito descriviamo i tumori in termini di mutazioni, velocità di crescita, resistenza ai farmaci. Ma i dati ottenuti in questo studio suggeriscono che il <strong>cancro deve essere compreso anche come architettura</strong>. La metastasi non è solo una questione di geni alterati o di cellule che proliferano senza freni. È anche una questione di costruzione. Un tumore pericoloso ha in sé un preciso programma per edificarsi a distanza. Un programma che proviene da uno dei meccanismi più antichi della biologia: quello che, all'inizio, ha costruito noi.</span></p>
<p><o:p></o:p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Dai dati dello studio emerge anche un possibile punto debole nella struttura, un possibile punto di cedimento:<strong> il tumore infatti non ha solo “rubato” il programma embrionale, ma ne ha ereditato anche le vulnerabilità</strong>.</span></p>
<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Gli scienziati sanno da decenni quali <strong>segnali molecolari </strong>sono <strong>indispensabili perché un organo si formi</strong>. Una di queste molecole è il FGF, o <strong>fattore di crescita dei fibroblasti</strong>, una molecola essenziale, dagli insetti agli esseri umani, per costruire qualsiasi struttura ramificata nel corpo. <strong>Bloccare il FGF ostacola la crescita metastatica lasciando in gran parte intatto il tumore primario</strong>: in tali condizioni le cellule tumorali possono rimanere in vita, ma non riescono a edificare la struttura finale, disseminata e a distanza, che le rende letali. Il 90% circa delle morti per cancro è infatti dovuta a metastasi. Ma FGF potrebbe essere solo l'inizio, dato che molte altre molecole indispensabili per costruire un organismo potrebbero rivelarsi tanti tallone d'Achille delle metastasi.</span></p>
<p><o:p></o:p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«Le analisi multi-omiche hanno rivelato che questi ‘geni architetto’ non agiscono da soli, ma attivano un’intera rete di segnali dello sviluppo embrionale» spiega il <strong>Professor Massimiliano Pagan</strong>i, «Questo significa che non abbiamo un solo bersaglio, ma un’intera logica di costruzione da smontare, e questo moltiplica le possibilità di intervento terapeutico».</span></p>
<p><o:p></o:p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«In fondo» dice il <strong>Professor Michelangelo Cordenonsi</strong>, del <strong>dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova e coautore dell’articolo</strong> «, questa è una storia che tocca uno dei paradossi più profondi della biologia. Lo sviluppo embrionale è tra le forze più positive e potenti della natura: l’insieme di istruzioni che trasforma un piccolo gruppo di cellule in un organismo vivente funzionante, complesso e ordinato.<strong> I dati raccolti in questo studio lavoro suggeriscono che il cancro metastatico non crea un potere nuovo. Ne ruba piuttosto uno antico</strong>. Prende il programma che dà forma alla vita e lo piega alla distruzione della vita stessa. Mostrando questa sorta di ‘tradimento’ in tre dimensioni, i risultati del progetto aprono a un modo nuovo di vedere la fase più mortale del cancro. Una fase che, grazie a queste conoscenze, un giorno non troppo lontano si potrà fermare».</span></p>
<p><o:p></o:p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">L’articolo, pubblicato su Cell, una tra le riviste scientifiche più prestigiose al mondo, non sarebbe stato possibile senza un incontro di competenze rare. La dimensione clinica è stata primariamente garantita dalla collaborazione con la professoressa <strong>Valentina Guarneri</strong>, Direttore UOC Oncologia 2, Istituto Oncologico Veneto IRCCS, e dalla visione sulla patologia digitale fortemente voluta dal <strong>professor Angelo Paolo Dei Tos</strong>, direttore della UOC Anatomia Patologica dell’Azienda Ospedale/Università di Padova. La capacità di rendere gli organi trasparenti per osservarne la struttura tridimensionale, insieme alle analisi multigeniche su larga scala, è stata resa possibile dagli investimenti del PNRR nel Centro Nazionale a RNA e Terapia Genica dell’Università di Padova, coordinato dal professor <strong>Rosario Rizzuto</strong>: una strumentazione d’avanguardia senza la quale questo sguardo nuovo sul cancro non avrebbe potuto emergere.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Per approfondire <br></span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><span lang="EN-GB">articolo:</span></span></span><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S009286742600276X" target="_blank" rel="noopener"><span lang="EN-GB"> 3D morphogenetic blueprint for metastatic outgrowth in breast cancer</span></a><span lang="EN-GB"><o:p></o:p></span></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>AIFA: al via alla rimborsabilità di un nuovo farmaco, di 7 estensioni di indicazioni terapeutiche e di 3 equivalenti</title>
<link>https://www.italia24.news/aifa-al-via-alla-rimborsabilita-di-un-nuovo-farmaco-di-7-estensioni-di-indicazioni-terapeutiche-e-di-3-equivalenti</link>
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<description><![CDATA[ Tra i medicinali che saranno rimborsati, sono compresi nuove indicazioni per il trattamento del cancro alla prostata metastatico, del mieloma multiplo di nuova diagnosi e dell&#039;infezione da virus dell&#039;epatite delta (HDV) e il farmaco per la profilassi pre-esposizione dell&#039;infezione HIV-1 ]]></description>
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<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 09:33:20 +0200</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-9c79f979-7fff-13b7-9269-3925041ed345"><span>Sarà rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale </span><strong>Apretude</strong><span> (cabotegravir LA), il farmaco indicato, in associazione con pratiche sessuali sicure, per la profilassi pre-esposizione al fine di <strong>ridurre il rischio di infezione da HIV-1</strong> acquisita per via sessuale negli adulti e adolescenti a partire dai 16 anni di età.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Il medicinale sarà rimborsato in <strong>classe H/RNRL</strong> (su prescrizione di centri ospedalieri o specialisti infettivologi) la cui prescrizione deve avvenire mediante una scheda di prescrizione cartacea ospedaliera AIFA compilata dal medico. La scheda definisce in modo dettagliato le condizioni cliniche, i criteri di rimborso e di eleggibilità dei pazienti, le modalità di somministrazione e i parametri per la valutazione clinica e il monitoraggio.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>La somministrazione consiste in una iniezione iniziale seguita da una seconda iniezione dopo un mese. Ogni due mesi sono previste delle iniezioni singole di mantenimento.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Apretude rappresenta una ulteriore opzione terapeutica di profilassi pre-esposizione rispetto alla combinazione già rimborsata emtricitabina/tenofovir disoproxil, compresse orali da assumere quotidianamente.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<h3 dir="ltr">ESTENSIONI DI INDICAZIONI TERAPEUTICHE</h3>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Le estensioni di indicazione terapeutica di farmaci già rimborsati per altre indicazioni riguardano i seguenti farmaci:</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<ul>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Darzalex</strong> </span><span>(<strong>daratumumab</strong>), 2 nuove estensioni di indicazione terapeutica per il trattamento del mieloma multiplo in associazione con altri farmaci.</span></p>
</li>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Fasenra</strong> </span><span>(<strong>benralizumab</strong>), per il trattamento della granulomatosi eosinofila con poliangite.</span></p>
</li>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Hepcludex</strong> </span><span>(<strong>bulevirtide</strong>), per il trattamento dell'infezione da virus dell'epatite delta (HDV) cronica in pazienti pediatrici.</span></p>
</li>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Nubeqa</strong> </span><span>(<strong>darolutamide</strong>), per il trattamento del cancro della prostata metastatico ormono-sensibile.</span></p>
</li>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Takhzyro</strong> </span><span>(<strong>lanadelumab</strong>), per la prevenzione di routine degli attacchi ricorrenti di angioedema ereditario (HAE).</span></p>
</li>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Clopidogrel</strong> e <strong>acido acetilsalicilico Viatris</strong> </span><span>(<strong>clopidogrel e acido acetilsalicilico</strong>), per la sindrome coronarica acuta.</span></p>
</li>
</ul>
<p dir="ltr"></p>
<h3 dir="ltr"><span>FARMACI EQUIVALENTI</span></h3>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>I 3 nuovi equivalenti e la nuova indicazione terapeutica che saranno rimborsati dal SSN sono:</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<ul>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><strong>Illuccix</strong><span> (<strong>gozetotide</strong>), medicinale per uso diagnostico.</span></p>
</li>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Perampanel</strong> <strong>Teva</strong> </span><span>(<strong>perampanel</strong>) indicato nel trattamento di crisi epilettiche.</span></p>
</li>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><strong>Teduglutide Viatris</strong><span> (<strong>teduglutide</strong>) indicato nei pazienti affetti da sindrome dell'intestino corto.</span></p>
</li>
</ul>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>In merito ai nuovi anticorpi monoclonali autorizzati per il trattamento delle fasi iniziali della malattia di Alzheimer, il CdA, vista la rilevanza sociale della tematica, ha deciso di convocare le associazioni dei pazienti e le società scientifiche di riferimento per approfondire le questioni relative ai criteri di eleggibilità e agli aspetti organizzativi di questi trattamenti.</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Università di Padova: uno studio rivela che la proteina vimentina promuove la diffusione di alcuni tipi di tumore</title>
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<description><![CDATA[ Un gruppo di ricerca dell’Università di Padova ha definito le modalità con cui la proteina vimentina contribuisce alla diffusione delle metastasi ]]></description>
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 10:42:07 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-46732810-7fff-80b2-672f-e6a95b861be3" style="text-align: left;"><span><strong>In alcuni tipi di tumori</strong>, come il carcinoma gastrico e mammario, le cellule possono iniziare a produrre alti livelli di una <strong>proteina chiamata vimentina</strong>. Tale proteina forma una sorta di <strong>scheletro meccanico</strong> che rende le cellule capaci di diffondersi nell’organismo e di generare <strong>metastasi</strong>. In aggiunta la vimentina è presente anche nel nucleo di tali cellule, dove stimola la produzione proprio di quelle proteine di cui le cellule tumorali hanno bisogno per diffondersi con efficienza nell’organismo.</span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span>«Recentemente, il nostro gruppo di ricerca ha dimostrato che questa funzione dipende dal legame di vimentina a particolari strutture tridimensionali del DNA – </span><span>spiega la prof.ssa <strong>Claudia Sissi</strong>, del Dipartimento di Scienze del Farmaco e autrice corrispondente dell’articolo</span><span> –. In questo nuovo studio siamo riusciti a identificare la porzione della proteina che la rende capace di attaccarsi al genoma. Inoltre, abbiamo confermato che tale porzione della proteina è anche necessaria per creare la struttura di supporto meccanico per le cellule metastatiche, ed è quindi un elemento cruciale per la diffusione del tumore».</span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span>I dati raccolti, grazie al sostegno di <strong>Fondazione AIRC</strong> per la ricerca sul cancro, hanno mostrato che le due funzioni di vimentina, apparentemente diverse, concorrono in realtà a promuovere la formazione e la diffusione delle metastasi.</span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span>«</span><span>Poiché abbiamo individuato precisamente la parte della proteina responsabile di queste azioni pro-metastatiche, sarà ora possibile progettare nuovi farmaci capaci di colpirla con precisione.</span><span> In tal modo potrebbe essere neutralizzata la capacità delle cellule di migrare e formare nuovi tumori a distanza dal sito primario. Tali terapie, che dovranno essere individuate e sperimentate in ampi studi preclinici e clinici, potrebbero essere più efficaci e tollerate per i pazienti rispetto a quelle in uso attualmente</span><span>» conclude la <strong>prof.ssa Sissi</strong>. </span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span>Link all’articolo: "<a href="https://academic.oup.com/nar/article/54/6/gkag247/8539532?guestAccessKey=9a6b37cb-5b32-4cc8-95a8-17fe0372abf1&amp;utm_source=authortollfreelink&amp;utm_campaign=nar&amp;utm_medium=email" target="_blank" rel="noopener">Unraveling the molecular mechanisms of vimentin interaction with G-quadruplex repeats Open Access</a>"; </span><span>Marta Cozzaglio , Nicolò Dal Ponte , Martina Rotondo , Barbara Biondi , Riccardo Rigo , Barbara Spolaore , Claudia Sissi.</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>AIFA, negoziazione dei farmaci: al via alle nuove procedure &amp;quot;semplificate&amp;quot; e &amp;quot;fast track&amp;quot;</title>
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<description><![CDATA[ L&#039;iniziativa dell&#039;AIFA ha come obiettivo la riduzione dei tempi dei procedimenti di ammissione alla rimborsabilità dei farmaci, assicurando la sostenibilità economica per il SSN ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202603/image_870x580_69c5055e6a8e7.webp" length="44062" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 09:55:13 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-7b1bd059-7fff-902b-851e-f87ffc7d0950"><span><strong>L'Agenzia Italiana del Farmaco</strong> ha adottato il nuovo "<strong>Documento di armonizzazione delle procedure di semplificazione dell'iter negoziale di prezzo e rimborso</strong>". L'iniziativa mira a ridurre i tempi di conclusione dei procedimenti per la determinazione del prezzo e della rimborsabilità, accelerando l'accesso sul mercato per specifiche categorie di farmaci e consentendo alla <strong>Commissione Scientifica ed Economica (CSE)</strong> di concentrare le proprie attività sui dossier che richiedono approfondimenti valutativi più complessi.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>«È un passo importante nell'ottica della semplificazione e della sburocratizzazione dell'Agenzia - afferma il </span><span>Presidente dell'AIFA</span><span>,</span><span> <strong>Robert Nisticò</strong></span><span> - Avere a disposizione procedure negoziali aggiornate e armonizzate significa poter garantire iter più celeri e trasparenti e quindi un accesso più tempestivo dei pazienti alle terapie rimborsate».</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>«Dopo l'aggiornamento delle linee guida dei dossier di richiesta del prezzo e della rimborsabilità da parte delle aziende farmaceutiche, il documento pubblicato oggi mira a ottimizzare il procedimento amministrativo, oltre a razionalizzare e coordinare l'attività degli uffici nell'ambito delle diverse procedure di prezzo e rimborso»,</span><span> </span><span>commenta il </span><span>Direttore Tecnico Scientifico</span><span>,</span><span> <strong>Pierluigi Russo</strong></span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Per garantire decisioni più rapide e tempestive, AIFA ha individuato due categorie di procedure: le "semplificate" e le "fast track".</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<h2 dir="ltr"><span>Procedure semplificate</span></h2>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Queste procedure </span><span>non sono sottoposte alla valutazione della CSE</span><span>. Le pratiche vengono istruite dall'<strong>Ufficio Prezzi e Rimborso</strong> e sottoposte direttamente all'approvazione del <strong>Consiglio di Amministrazione (CdA)</strong> prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Rientrano in questo gruppo:</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<ul>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Equivalenti e biosimilari</strong>:</span><span> sono previsti iter rapidi sia per la prima negoziazione che per le successive, a condizione che le aziende propongano un prezzo conforme alla riduzione prevista dal D.M 21 luglio 2022 (Decreto scaglioni), o prezzi allineati/inferiori ai prezzi di riferimento più bassi già negoziati.</span></p>
</li>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Estensione delle indicazioni terapeutiche</strong>:</span><span> riconoscimento automatico della rimborsabilità per i farmaci equivalenti/biosimilari che richiedono estensioni di indicazioni già rimborsate per il farmaco </span><span>originator</span><span>, purché il prezzo sia allineato al prezzo di riferimento o al più basso in vigore.</span></p>
</li>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Modifiche del confezionamento primario</strong>:</span><span> iter semplificato per l'ammissione alla rimborsabilità di nuove confezioni con materiale o tipologia di confezionamento diverso, qualora il prezzo proposto sia allineato a quello della confezione già rimborsata.</span></p>
</li>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Importazioni parallele</strong>:</span><span> iter semplificato per i farmaci di importazione parallela che offrono una specifica riduzione di prezzo rispetto al prodotto corrispondente già commercializzato in Italia.</span></p>
</li>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Rinegoziazione automatica delle condizioni negoziali</strong>:</span><span> Le aziende possono accedere a questa procedura tramite uno "Smart dossier" formulando una specifica proposta di sconto senza che ci sia una rivalutazione del posizionamento terapeutico del farmaco né del regime di rimborsabilità.</span></p>
</li>
</ul>
<p dir="ltr"></p>
<h2 dir="ltr"><span>Procedure Fast Track</span></h2>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Queste procedure </span><span>prevedono il passaggio in CSE</span><span>, ma si distinguono per una valutazione estremamente celere basata su pareri standardizzati e parametri negoziali stabiliti in via preventiva dalla Commissione. Appartengono a questo gruppo:</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<ul>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Variazioni di dosaggio e unità posologiche</strong>:</span><span> le nuove confezioni per modifica del numero di unità posologiche o dosaggio (incrementi o riduzioni) saranno oggetto di una rapida valutazione, applicando riduzioni di prezzo fisse.</span></p>
</li>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Nuove associazioni fisse di farmaci</strong>:</span><span> le nuove associazioni fisse accederanno alla procedura rapida, se propongono un prezzo inferiore rispetto alla somma dei prezzi vigenti più bassi dei singoli principi attivi già rimborsati.</span></p>
</li>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Rinegoziazione per farmaci carenti</strong>:</span><span> per prevenire la carenza di farmaci essenziali è prevista una procedura di rinegoziazione per neutralizzare gli impatti delle riduzioni di legge e garantirne la permanenza sul mercato.</span></p>
</li>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Rinegoziazioni per farmaci con tetto di spesa</strong>:</span><span> le aziende possono accedere a questa procedura tramite "Smart Dossier", purché il farmaco abbia un fatturato stabile o in diminuzione e non abbia mai superato il tetto per almeno tre verifiche amministrative consecutive.</span></p>
</li>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Classificazione dei farmaci in Fascia C</strong>:</span><span> iter snelli sono previsti per le richieste di classificazione in fascia C in caso di analoghi già disponibili nella medesima classe di rimborsabilità, come ad esempio i vaccini.</span></p>
</li>
</ul>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Ai fini della sottomissione del dossier, il Richiedente è tenuto a presentare la consueta istanza negoziale, indicando nella </span><span>cover letter</span><span> la volontà di avvalersi delle procedure previste dal Documento e specificando la relativa tipologia di riferimento.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Nelle more dell'aggiornamento della piattaforma informatica e-Dossier, il Richiedente, per l'individuazione della sotto-tipologia negoziale, potrà fare riferimento alla tabella "<strong>Modalità di presentazione del dossier per procedure di semplificazione</strong>", che evidenzia la corrispondenza tra le sotto-tipologie attualmente disponibili in piattaforma e quelle indicate nel Documento. Restano ferme le modalità di presentazione del dossier previste per la tipologia negoziale TN 8.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Il nuovo Documento annulla e sostituisce tutte le procedure semplificate precedentemente in vigore.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Maggiori informazioni alla pagina "<a href="https://www.aifa.gov.it/domanda-rimborsabilita-e-prezzo" target="_blank" rel="noopener">Domanda di rimborsabilità e prezzo</a>".</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>AIFA e FIASO:  un&amp;apos;alleanza per la sicurezza dei pazienti e la sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale</title>
<link>https://www.italia24.news/aifa-e-fiaso-unalleanza-per-la-sicurezza-dei-pazienti-e-la-sostenibilita-del-sistema-sanitario-nazionale</link>
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<description><![CDATA[ Miglioramento dell&#039;appropriatezza prescrittiva e riduzione delle disomogeneità. Intervengono il Presidente di AIFA , Robert Nisticò e Giuseppe Quintavalle, Presidente di FIASO ]]></description>
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 06:51:48 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Costruire un percorso stabile orientato a <strong>elevare la qualità delle cure, tutelare la sicurezza dei pazienti e garantire la sostenibilità a lungo termine del Servizio Sanitario Nazionale</strong>: è l’<strong>impegno </strong>comune ribadito dai vertici di <strong>AIFA</strong> e <strong>FIASO</strong> (Federazione Italiana delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere) nel corso dell’incontro che si è tenuto presso la sede dell’Agenzia.</span><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«Abbiamo condiviso con il neo eletto presidente Quintavalle la volontà di proseguire e rendere più strutturata la collaborazione reciproca su temi di interesse convergente quali l’appropriatezza prescrittiva, la sicurezza delle cure, l’innovazione e la formazione, mettendo a fattor comune le competenze regolatorie dell’Agenzia e la vasta rete organizzativa e di ricerca territoriale rappresentata da FIASO» afferma il <b>Presidente dell’AIFA Robert Nisticò</b>.</span><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«Per le aziende sanitarie, <strong>rafforzare la farmacovigilanza</strong> significa disporre di strumenti più efficaci per prevenire i rischi, tutelare i pazienti e migliorare la qualità dell’assistenza. Su questo terreno, FIASO è pronta a contribuire alla definizione di una roadmap operativa condivisa, valorizzando il ruolo delle aziende associate e della rete territoriale e ospedaliera, per rendere più omogenei i percorsi, più appropriato l’uso dei farmaci e più sostenibile l’innovazione nel SSN», evidenzia <b>Giuseppe Quintavalle, Presidente di FIASO</b>.</span><o:p></o:p></p>
<h3>L’incontro come occasione per tracciare un programma delle prossime azioni congiunte</h3>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><o:p></o:p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><b>Rafforzamento della farmacovigilanza: </b>le due istituzioni lavoreranno per integrare i flussi informativi territoriali e ospedalieri e promuovere modelli di sorveglianza attiva basati su <strong>dati real-world</strong>, con particolare riguardo alle popolazioni più esposte, come i pazienti anziani o in politerapia.<br></span><o:p></o:p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><b>Appropriatezza prescrittiva:</b> l'obiettivo è sviluppare strumenti condivisi di audit clinico, migliorare l'aderenza terapeutica e ridurre le disomogeneità e le inappropriatezze a livello regionale e aziendale.<br></span><o:p></o:p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><b>Medicina di precisione e gestione della complessità:</b> AIFA e FIASO intendono favorire modelli di medicina personalizzata, supportando percorsi diagnostico-terapeutici basati su test genetici e biomarcatori. Un'attenzione particolare sarà rivolta alla gestione delle politerapie nei pazienti oncologici e negli anziani, promuovendo percorsi di revisione delle cure (deprescribing) e algoritmi di allerta per le interazioni terapeutiche.<br></span><o:p></o:p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;"><b>Innovazione e sostenibilità:</b> la collaborazione prevederà l'uso validato di algoritmi predittivi a supporto della pratica clinica, modelli di stratificazione dei pazienti e strumenti per monitorare in sinergia i consumi e la spesa farmaceutica.</span><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Per dare ulteriore impulso a queste attività, AIFA e FIASO hanno concordato di istituire un gruppo tecnico dedicato che definirà un programma di lavoro annuale con progetti pilota e programmi di formazione continua all'interno delle Aziende sanitarie.</span><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">All’incontro hanno preso parte, oltre a Nisticò e Quintavalle, il <strong>Direttore Tecnico Scientifico Pierluigi Russo e il Direttore Amministrativo Giovanni Pavesi per AIFA e il Direttore Nicola Pinelli per FIASO</strong>.</span><o:p></o:p></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Nuove scoperte sulla resistenza ai trattamenti nel tumore ovarico</title>
<link>https://www.italia24.news/nuove-scoperte-sulla-resistenza-ai-trattamenti-nel-tumore-ovarico</link>
<guid>https://www.italia24.news/nuove-scoperte-sulla-resistenza-ai-trattamenti-nel-tumore-ovarico</guid>
<description><![CDATA[ Un gruppo di ricerca, coordinato da ricercatori dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” 
e del Cnr-Igb di Napoli, ha identificato un meccanismo molecolare che permetterebbe alle cellule 
del tumore ovarico di sopravvivere alla chemioterapia e di dare recidive. I risultati , pubblicati sulla rivista Molecular Cancer, suggeriscono nuove strade per migliorare l’efficacia delle attuali terapie ]]></description>
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<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 06:51:33 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Il<strong> carcinoma ovarico di alto grado</strong> (High-Grade Ovarian Carcinoma, HGOC) è una <strong>neoplasia </strong></span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><strong>ginecologica ancora difficile da curare</strong>. Nonostante i progressi nelle terapie, la maggior parte delle </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">pazienti va incontro nel tempo a recidive, spesso a causa della comparsa di resistenza ai trattamenti </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">chemioterapici.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">I <strong>risultat</strong>i di uno <strong>studio</strong> condotto congiuntamente da ricercatori dell’<strong>Università della Campania ‘Luigi </strong></span><strong><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Vanvitelli’ e dell’Istituto di genetica e biofisica del Consiglio nazionale delle </span></strong><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><strong>ricerche di Napoli (Cnr-Igb) </strong>hanno mostrato un ruolo inaspettato del recettore dei glucocorticoidi. </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Tra questi ultimi vi sono ormoni quali il cortisone o simili, farmaci comunemente somministrati </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">durante la chemioterapia per prevenire reazioni di ipersensibilità e ridurre la tossicità dei farmaci </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">antitumorali. Tuttavia il loro impatto sulla progressione tumorale rimane ancora poco chiaro. La </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">ricerca è stata coordinata dalla <strong>Professoressa Gilda Cobellis, del dipartimento di Medicina di </strong></span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><strong>Precisione dell’Università della Campania</strong>, e dalla <strong>dottoressa Gabriella Minchiotti del Cnr-Igb</strong>.</span></p>
<h3>Il ruolo dei glucocorticoidi nella progressione del carcinoma ovarico di alto grado<span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"> </span></h3>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">I dati raccolti indicano che l’attivazione del recettore dei glucocorticoidi è in grado di regolare diversi </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">processi chiave della progressione tumorale, tra cui la transizione epitelio-mesenchimale (EMT), </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">l’eterogeneità cellulare, la capacità migratoria delle cellule tumorali e la resistenza al cisplatino, uno </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">dei principali chemioterapici utilizzati nelle terapie contro il tumore ovarico. Complessivamente tali </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">effetti si traducono in una<strong> progressiva resistenza alla chemioterapia e in una riduzione significativa </strong></span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><strong>della sopravvivenza delle pazienti</strong>.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Gli studi sono stati condotti in colture cellulari in tre dimensioni, con cui si è cercato di riprodurre più </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">fedelmente l’ambiente tumorale rispetto alle colture in singolo strato. «I risultati ottenuti», commenta </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><strong>Gilda Cobellis</strong>, docente dell'Ateneo Vanvitelli e coautrice della ricerca, «hanno mostrato che </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">l’attivazione del recettore dei glucocorticoidi può indurre nelle cellule tumorali uno stato di </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">proliferazione lenta ma reversibile, anche detto stato dormiente». Tale stato è caratterizzato da una </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">ridotta sintesi proteica, una riprogrammazione metabolica e l’attivazione di vie di risposta adattativa </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">allo stress cellulare. </span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">«In particolare la dormienza cellulare è associata a cambiamenti metabolici guidati da tale recettore. </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Ciò suggerisce una stretta connessione tra la plasticità tumorale e i segnali provenienti dal </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">microambiente», sottolinea<strong> Eduardo Jorge Patriarca, ricercatore del Cnr-Igb</strong> e coautore dell’articolo.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Secondo i ricercatori, piccoli insiemi di cellule tumorali dormienti potrebbero sopravvivere ai </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">trattamenti chemioterapici e riattivarsi successivamente, riprendendo il ciclo cellulare e dando origine </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">alla ricomparsa della malattia. La condizione di dormienza potrebbe spiegare uno dei principali </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">meccanismi alla base delle recidive nel carcinoma ovarico.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">I<strong> risultati ottenuti</strong>, grazie a fondi premiali dell’Università della Campania ‘L. Vanvitelli’, della </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Regione Campania e con il sostegno della Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, aprono<strong> nuove </strong></span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><strong>prospettive per la comprensione dei meccanismi di resistenza terapeutica e di recidiva tumorale</strong>. </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Inoltre <strong>suggeriscono una possibile nuova strada per migliorare l’efficacia delle terapie contro il </strong></span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><strong>carcinoma ovarico di alto grado</strong>. I dati andranno ora validati in ulteriori studi preclinici e clinici. La<strong> </strong></span><strong><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">ricerca ha coinvolto anche il Professor Luigi Cobellis, ordinario di Ginecologia, il Professor Renato </span><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Franco, dell’Anatomia Patologica, e la Professoressa Lucia Altucci, del Dipartimento di Medicina di </span></strong><span style="font-size: 12pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><strong>Precisione, dell’Università della Campania</strong>.</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Salute e depressione: l&amp;apos;utilizzo dei derivati della psilocina senza effetti allucinogeni per curare disturbi neuropsichiatrici</title>
<link>https://www.italia24.news/salute-e-depressione-lutilizzo-dei-derivati-della-psilocina-senza-effetti-allucinogeni-per-curare-disturbi-neuropsichiatrici</link>
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<description><![CDATA[ Un team di ricercatori guidato dall&#039;Università di Padova ha sviluppato versioni modificate della psilocina, il principio attivo dei funghi allucinogeni, per curare la depressione e altri disturbi senza gli effetti psichedelici associati ]]></description>
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<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 09:30:44 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;">La <strong>psilocibina</strong> – una sostanza psichedelica naturale presente in alcuni funghi – è sempre più studiata per il suo potenziale nel trattamento di <strong>disturbi neuropsichiatrici</strong> come <strong>depressione, ansia e dipendenze.</strong> Tuttavia, i suoi effetti allucinogeni rappresentano ancora un limite importante per un utilizzo terapeutico più ampio.</p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;">Un team di ricercatori, <b>guidato da Andrea Mattarei e Sara De Martin del Dipartimento di Scienze del Farmaco dell'Università di Padova</b> e da <strong>Paolo Manfredi</strong> di <strong>NeuroArbor Therapeutics</strong>, ha proposto una possibile soluzione sviluppando versioni modificate della psilocina, la forma attiva della psilocibina, progettate per rilasciare il composto nel cervello in modo più lento e controllato. In test preliminari sui topi, queste molecole hanno mantenuto l'attività sui recettori della serotonina mostrando però effetti psichedelici significativamente ridotti rispetto alla psilocibina di grado farmaceutico. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista "<strong>Journal of Medicinal Chemistry"</strong>.</p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;">«I nostri risultati suggeriscono che gli effetti psichedelici e l'attività serotoninergica della psilocina potrebbero essere separabili –, <b>spiega Andrea Mattarei, docente di Chimica Farmaceutica al Dipartimento di Scienze del Farmaco dell'Università di Padova e <i>corresponding author</i> dello studio</b> –. Questo apre la strada allo sviluppo di nuovi farmaci che mantengano l'attività biologica utile riducendo al tempo stesso gli effetti allucinogeni».</p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;">I ricercatori hanno <strong>sintetizzato cinque nuovi derivati della psilocina</strong> e ne hanno valutato stabilità, assorbimento e attività biologica. Tra questi, un composto denominato <strong>4e</strong> si è dimostrato il candidato più promettente grazie alla capacità di rilasciare psilocina in modo graduale mantenendo una forte attività sui recettori della serotonina. Negli esperimenti su modelli murini, il composto è stato in grado di attraversare efficacemente la barriera emato-encefalica, producendo livelli cerebrali di psilocina più bassi ma più prolungati rispetto alla psilocibina.</p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;">«Questi risultati dimostrano la possibilità di sviluppare derivati della psilocina capaci di mantenere l'attività sui recettori serotoninergici riducendo gli effetti acuti di alterazione della percezione. Saranno necessari ulteriori studi per comprendere meglio il meccanismo d'azione di queste molecole e valutarne pienamente il potenziale terapeutico e la sicurezza nell'uomo» <b>conclude Mattarei</b>.</p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;">La ricerca è stata finanziata da MGGM Therapeutics, LLC, in collaborazione con NeuroArbor Therapeutics Inc.</p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;"></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;">Link alla ricerca: <a href="https://pubs.acs.org/doi/10.1021/acs.jmedchem.5c01797" target="_blank" rel="noopener">Design, Synthesis, and Pharmacokinetic Profiling of Fluorinated Reversible N-Alkyl Carbamate Derivatives of Psilocin for Sub-Hallucinogenic Brain Exposure</a> – «Journal of Medicinal Chemistry» – 2026</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Food policy, Milano: rinnovata la convenzione per il consolidamento del Milan Urban Food Policy Pact</title>
<link>https://www.italia24.news/food-policy-milano-rinnovata-la-convenzione-per-il-consolidamento-del-milan-urban-food-policy-pact</link>
<guid>https://www.italia24.news/food-policy-milano-rinnovata-la-convenzione-per-il-consolidamento-del-milan-urban-food-policy-pact</guid>
<description><![CDATA[ Firmato a Milano il rinnovo della convenzione tra Comune e Cooperazione Italiana per rafforzare il patto internazionale Milan Urban Food Policy Pact che prevede nei prossimi tre anni il proseguimento di collaborazione, formazione e supporto alle città per sistemi alimentari più sostenibili ]]></description>
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<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 10:34:39 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span>Si è tenuta il 19 marzo a <strong>Palazzo Marino</strong>, alla presenza della <strong>Vicesindaco di Milano con delega alla Food Policy Anna Scavuzzo</strong> e del <strong>Direttore dell'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), Marco Riccardo Rusconi,</strong> <strong>la firma per il rinnovo della convenzione finalizzata al consolidamento del Milan Urban Food Policy Pact (MUFPP)</strong>, il più importante <strong>Patto internazionale</strong>, siglato nel 2015 come eredità di Expo, che impegna sindaci di tutto il mondo nello <strong>sviluppo di sistemi alimentari urbani più sani, inclusivi e sostenibili.</strong> L'accordo rafforzerà ulteriormente, nei prossimi tre anni, la <strong>collaborazione tra il Comune di Milano e la Cooperazione italiana allo sviluppo nei Paesi partner. </strong></span></p>
<p style="text-align: left;"><span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span>La convenzione, preannunciata in occasione del <strong>MUFPP Global Forum</strong> che si è tenuto lo scorso ottobre a Milano, rappresenta la seconda fase di una collaborazione strategica avviata nel 2023.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span>«Grande è la soddisfazione per la collaborazione con la Cooperazione Italiana, che conferma una fiducia cresciuta nel tempo grazie a progetti di qualità, con un impatto rilevante sia in termini di risultati che di relazioni e sinergie. La collaborazione fra Comune di Milano e Cooperazione Italiana è strategica, anche attraverso l'azione congiunta con le città del Milan Urban Food Policy Pact che sono diffuse in tutto il mondo. La Cooperazione Italiana è un partner che offre competenze tecniche e relazioni consolidate con i Paesi partner – dichiara la Vicesindaco <strong>Scavuzzo</strong> – e ha contribuito ad ampliare la rete del MUFPP da 252 a oltre 340 città firmatarie, con un aumento rilevante nei Paesi prioritari per la Cooperazione italiana, da 18 a 44 città. Questo conferma l'efficacia di un lavoro in partnership su priorità comuni. Allo stesso tempo la collaborazione ha consentito di approfondire gli aspetti urbani delle sfide legate alla trasformazione dei sistemi alimentari e di apprezzare l'impatto concreto e il valore delle iniziative realizzate dalle città del MUFPP in tutto il mondo». </span></p>
<p style="text-align: left;"><span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span>La prima convenzione <strong>AICS-MUFPP</strong> ha prodotto risultati significativi: oltre 1.190 funzionari hanno preso parte ad attività di formazione sulle politiche alimentari urbane. Sono state realizzate sei pubblicazioni tematiche, valorizzando esperienze provenienti da Paesi prioritari della Cooperazione italiana. Cooperazione Italiana e MUFPP hanno inoltre partecipato congiuntamente ad importanti eventi dell'agenda globale dei sistemi alimentari, promuovendo il ruolo delle città, oltre che alle edizioni 2022 e 2025 dei <strong>Milan Pact Awards (MPA)</strong> come comitato di valutazione del premio che valorizza le migliori pratiche di politiche alimentari urbane. In particolare, nell'ambito degli <strong>MPA2025</strong> sono state premiate <strong>Gerico (Palestina), Medellín e Bogotà (Colombia), Mbale (Uganda), Nairobi e Kisumu (Kenya)</strong> le cui pratiche innovative saranno diffuse anche in altri Paesi partner della Cooperazione italiana. </span></p>
<p style="text-align: left;"><span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span>La nuova fase della convenzione, attiva nel periodo gennaio 2026-dicembre 2028, si svilupperà a partire dai risultati conseguiti e sarà maggiormente orientata all'attuazione delle politiche da parte delle città. L'iniziativa prevede in particolare <strong>percorsi di accompagnamento tecnico per le amministrazioni locali, scambi e visite di studio per rafforzare la collaborazione diretta tra città, strumenti e studi a supporto dell'analisi e della pianificazione di politiche e la valorizzazione delle buone pratiche</strong> attraverso i Milan Pact Awards, la cui prossima edizione è prevista per il 2027. Il rinnovo di questa collaborazione permetterà di valorizzare ulteriormente il ruolo del MUFPP come principale piattaforma di apprendimento, scambio di conoscenze e condivisione di soluzioni innovative per affrontare sfide complesse delle città, contribuendo alla trasformazione dei sistemi alimentari urbani in chiave sostenibile.</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>La Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori come riferimento lombardo per il trattamento del carcinoma ovarico</title>
<link>https://www.italia24.news/la-fondazione-irccs-san-gerardo-dei-tintori-come-riferimento-lombardo-per-il-trattamento-del-carcinoma-ovarico</link>
<guid>https://www.italia24.news/la-fondazione-irccs-san-gerardo-dei-tintori-come-riferimento-lombardo-per-il-trattamento-del-carcinoma-ovarico</guid>
<description><![CDATA[ Regione Lombardia ha istituito una rete di 9 centri per la chirurgia del tumore ovarico, tra gli hub della rete la Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori che conferma il proprio ruolo di centro di riferimento nell’ambito della chirurgia ginecologica oncologica ]]></description>
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<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 13:51:26 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Con delibera XII/5744 del 16 febbraio 2026, <strong>Regione Lombardia</strong> ha istituito, a partire <strong>dal 1° aprile 2026,</strong> <strong>una rete di nove centri regionali per la chirurgia del </strong><strong>tumore dell’ovaio</strong>, con un’organizzazione che prevede agende dedicate e percorsi multidisciplinari per ridurre i tempi d’attesa e garantire standard elevati di cura per le pazienti con neoplasie ginecologiche, in linea con le raccomandazioni della <strong>European Society of Gynaecological Oncology (ESGO)</strong>. La <strong>Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori, </strong>che figura tra gli hub della rete, conferma il proprio ruolo di centro di riferimento nell’ambito della <strong>chirurgia ginecologica oncologica</strong>, con un’attività clinica e chirurgica di rilievo nel trattamento <br>delle neoplasie femminili, in particolare del <strong>carcinoma ovarico</strong>.</p>
<p></p>
<p>Nel 2025, la struttura ha preso in carico circa 200 pazienti affette da patologie oncologiche ginecologiche, di cui circa 70 hanno beneficiato di un intervento chirurgico per carcinoma ovarico, evidenziando <strong>l’importanza di un percorso specialistico strutturato nel contesto regionale e nazionale</strong>.</p>
<p></p>
<p>«Siamo orgogliosi dei risultati raggiunti nel 2025 e del contributo che il nostro team ha dato alla gestione di casi complessi di ginecologia oncologica - dichiara il prof. <strong>Robert Fruscio</strong>, direttore facente funzione della Ginecologia e direttore della Ginecologia Preventiva -. Il nostro approccio si basa su competenze chirurgiche di alto livello, multidisciplinarietà e continuità assistenziale: elementi essenziali per affrontare patologie come il carcinoma ovarico, che richiedono precisione, tempestività e innovazione terapeutica. Continuiamo a promuovere la ricerca clinica in ambito diagnostico, terapeutico e preventivo, e a collaborare con le principali realtà scientifiche per migliorare gli esiti per le pazienti».</p>
<p></p>
<p>La tradizione clinica e di ricerca in ginecologia oncologica dell’Ospedale San Gerardo affonda le sue radici in decenni di esperienza e sviluppo scientifico: un percorso che ha consolidato competenze specialistiche e ha reso la struttura un punto di riferimento per la cura delle neoplasie ginecologiche anche a livello nazionale.</p>
<p></p>
<p>«In un contesto in cui la diagnosi precoce e l’appropriatezza terapeutica sono determinanti per la prognosi delle pazienti - sottolinea il Presidente della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori <strong>Claudio Cogliati</strong> - l’esperienza del nostro Istituto si pone al servizio della comunità femminile lombarda e italiana, contribuendo attivamente al miglioramento dei percorsi diagnostico-terapeutici e alla diffusione di nuove conoscenze nel campo della chirurgia oncologica ginecologica».</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Stagione influenzale: uno studio sulla circolazione dei virus per prevedere quale sarà la prossima variante dominante</title>
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<description><![CDATA[ Un team di ricerca di Padova e Milano pubblica uno studio che mette in luce una struttura di circolazione dei virus finora rimasta nascosta studiando i pattern geografici delle 3 varianti principali di virus influenzale ]]></description>
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<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 10:14:22 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-ce744f9c-7fff-5a4a-b795-9c7073b654f0" style="text-align: left;"><span>Ogni inverno parliamo di “<strong>influenza</strong>”, ma in realtà <strong>il virus influenzale non è sempre lo stesso</strong>. Quello che chiamiamo virus influenzale è infatti composto da un gruppo di tre varianti principali: <strong>l’influenza di tipo B e i due sottotipi H3N2 e H1N1 dell’influenza di tipo A</strong>, ciascuno con caratteristiche diverse. Durante le stagioni influenzali, questi sottotipi possono circolare in proporzioni simili oppure, in alcuni casi, uno di essi può diventare predominante, con forti differenze da un paese all’altro e da una stagione all’altra. Tuttavia, poiché i diversi sottotipi non hanno la stessa severità né lo stesso impatto su bambini e anziani, prevedere in anticipo quali saranno più diffusi è fondamentale per prepararsi ad affrontare l’ondata di infezioni invernali.</span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span>Ma come si diffondono i diversi tipi di influenza? E cosa determina in alcuni casi la predominanza di un virus sugli altri?</span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span>Lo studio "</span><span><a href="https://www.nature.com/articles/s44360-026-00069-2" target="_blank" rel="noopener">Characterization and forecast of global influenza subtype dynamics</a>"</span><span> pubblicato su «<strong>Nature Health</strong>» evidenzia come, a livello globale, la maggior parte delle stagioni influenzali nei vari paesi siano caratterizzate dalla circolazione di tutti e tre i sottotipi seppur in proporzioni molto diverse</span><span>. Esistono tuttavia <strong>stagioni anomale che si distinguono per la quasi totale predominanza di un singolo sottotipo all’interno dei singoli paesi. </strong>Tra queste vi è la <strong>stagione del 2009</strong></span><strong>-</strong><span><strong>2010</strong>, quando un nuovo virus A/H1N1 ha causato una pandemia, soppiantando temporaneamente</span><span> </span><span>gli altri sottotipi. Un fenomeno simile si è osservato anche durante la <strong>pandemia di COVID-19: </strong></span><span>la drastica riduzione dei viaggi internazionali e dei contatti sociali ha fortemente limitato la circolazione e la diversificazione dei virus influenzali, portando in molti paesi alla quasi totale dominanza di un solo sottotipo.</span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span>La ricerca, condotta da un team coordinato da <strong>Chiara Poletto</strong> del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova e da <strong>Francesco Bonacina</strong> attualmente ricercatore all’Università Bocconi (al momento dello studio affiliato all</span><span>’Istituto nazionale francese </span><span>della sanità e della ricerca medica (</span><span>INSERM) e all’università Sorbona di Parigi), mostra come i paesi in cui i sottotipi circolano in proporzioni simili siano anche quelli maggiormente connessi dai flussi di viaggi aerei.</span><span> Questo risultato evidenzia come <strong>i virus si diffondano rapidamente da una regione all’altra del pianeta seguendo gli spostamenti delle persone, e suggerisce che osservare ciò che accade in altri paesi possa fornire indicazioni utili anche per comprendere e anticipare l’andamento dell’epidemia in un dato paese</strong>, come ad esempio l’Italia.</span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span>«Per monitorare la circolazione dei virus influenzali, l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccoglie settimanalmente dati sul numero di campioni positivi ai diversi sottotipi nei laboratori di riferimento di oltre 150 paesi nel mondo – </span><span>spiega la prof.ssa <strong>Chiara Poletto</strong></span><span> -. Partendo da questa base di dati, abbiamo analizzato l’evoluzione della composizione percentuale dei sottotipi influenzali a livello globale tra il 2000 e il 2023. Per l’analisi abbiamo adottato un approccio statistico specifico, noto come “</span><span>Analisi dei Dati Composizionali”</span><span>, comunemente utilizzato in ambiti come l’ecologia e la geologia. Questo metodo ci ha permesso di confrontare in modo coerente paesi e stagioni diverse, evitando distorsioni legate alla natura percentuale dei dati».</span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span></span></p>
<p dir="ltr" style="text-align: left;"><span>«Concentrandoci sul periodo 2010–2019 ed escludendo quindi le stagioni eccezionali, abbiamo studiato i pattern geografici di abbondanza dei sottotipi e identificato ampie regioni del mondo in cui questi si alternano seguendo pattern simili – </span><span>dice il dott. <strong>Francesco Bonacina</strong></span><span> -. Abbiamo esplorato la possibilità di prevedere la composizione dei sottotipi di una stagione futura utilizzando le informazioni delle stagioni precedenti. Confrontando diversi metodi, abbiamo riscontrato che i modelli che tengono conto della struttura geografica globale offrono previsioni più accurate rispetto a quelli basati esclusivamente sui trend temporali locali. </span><span>Il nostro studio mette in luce una struttura globale nella circolazione dei virus influenzali finora nascosta. Sfruttare questa conoscenza può contribuire a migliorare le previsioni su quali sottotipi tenderanno a dominare le epidemie future nei diversi paesi, offrendo alle autorità sanitarie nuovi strumenti per anticipare l’evoluzione dell’influenza stagionale e rafforzare quindi la preparazione alla sua gestione</span><span>».</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Ospedale San Gerardo, Monza: donato un dispositivo per la rieducazione del pavimento pelvico</title>
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<description><![CDATA[ La Fondazione delle Piane dona all&#039;Ospedale San Gerardo di Monza un nuovo strumento dedicato al trattamento delle disfunzioni del pavimento pelvico, una tecnologia avanzata per potenziare i percorsi di cura dedicati alle donne ]]></description>
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<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 09:49:11 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Un nuovo dispositivo all’avanguardia destinato all’<strong>Ambulatorio di Rieducazione del Pavimento Pelvico della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori</strong>. È quello consegnato questa mattina da parte di <strong>Fondazione Delle Piane</strong>. Si tratta di uno strumento di ultima generazione che rappresenta un importante potenziamento delle risorse dedicate alla cura e al benessere delle pazienti. </p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">Il dispositivo donato è dotato di funzionalità di stimolazione elettrica e biofeedback e rappresenta uno strumento avanzato per il <strong>trattamento delle disfunzioni del pavimento pelvico</strong>. Grazie a questa donazione, l’Ambulatorio di Rieducazione del Pavimento Pelvico potrà potenziare le attività, integrando alle metodiche manuali già in uso tecniche strumentali di supporto, a beneficio delle donne in tutte le fasi della vita, dall’inizio della vita fertile, durante la gravidanza e il post-partum, fino alla menopausa. </p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">L’apparecchio per il trattamento non invasivo delle disfunzioni pelviche permette di <strong>“rendere visibile” l’attività muscolare invisibile</strong>, trasformando impulsi fisiologici in segnali grafici su uno schermo. Grazie a questa funzione di “specchio tecnologico”, le pazienti possono riacquisire consapevolezza e controllo su funzioni fondamentali, accelerando il recupero in ambiti delicati come il post-partum, la proctologia e il dolore pelvico cronico.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">La <strong>stimolazione elettrica</strong> funzionale funge da supporto alla <strong>chinesiterapia</strong> (lavoro attivo del paziente) che permette di rendere più o meno tonici i muscoli del pavimento pelvico a seconda della disfunzione: rinforza in presenza di un tono ridotto che può provocare incontinenza urinaria o prolasso e decontrae in caso di tono aumentato che può provocare dolore. L’integrazione del sistema all’interno dell’ospedale <strong>potenzia</strong> così un <strong>percorso riabilitativo multidisciplinare</strong>, permettendo ai clinici di monitorare con precisione oggettiva i progressi delle pazienti e offrire terapie personalizzate, efficaci e motivanti.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">«La riabilitazione pelvica è una branca in forte espansione e poter offrire ai nostri pazienti uno strumento così preciso e all’avanguardia contribuirà a migliorare la qualità e l’appropriatezza dei percorsi assistenziali offerti alle nostre pazienti», commenta il dott. <strong>Matteo Frigerio</strong>, Responsabile dell’Ambulatorio di Rieducazione del Pavimento Pelvico. «La donazione di questo strumento non è solo l’acquisto di un dispositivo elettromedicale, ma il sostegno a un progetto di cura che mira a restituire dignità e benessere quotidiano a moltissime persone - dichiarano i rappresentanti della Fondazione Delle Piane -. Siamo orgogliosi di supportare il San Gerardo, punto di riferimento per la sanità lombarda e nazionale». </p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">La Fondazione Delle Piane è da tempo impegnata nel sostegno a progetti di finanziamento per la salute collettiva, promuovendo iniziative volte al miglioramento dei servizi sanitari e supportando concretamente le strutture ospedaliere attraverso donazioni di apparecchiature e risorse destinate all’assistenza e alla cura, ponendo al centro il benessere del paziente e l’innovazione clinica. Un impegno costante che rappresenta un esempio significativo di attenzione ai bisogni della comunità e di collaborazione attiva con il sistema sanitario.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">«Rinnovo il mio ringraziamento alla Fondazione Delle Piane per la sensibilità dimostrata e per il prezioso contributo offerto a favore delle pazienti e dell’intera collettività - sottolinea il Presidente della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori <strong>Claudio Cogliati</strong> -. Spesso sottovalutata, la salute del pavimento pelvico incide profondamente sulla vita sociale e psicologica delle persone. Con il progetto sostenuto dalla Fondazione Delle Piane, il San Gerardo si conferma un ospedale capace di guardare oltre la patologia, occupandosi della piena ripresa funzionale e del ritorno a una vita attiva».</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Monza: eseguito per la prima volta un intervento robotico per trattare una grave sudorazione compensatoria</title>
<link>https://www.italia24.news/ospedale-san-gerardo-monza-eseguito-per-la-prima-volta-un-intervento-robotico-per-trattare-una-grave-sudorazione-compensatoria</link>
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<description><![CDATA[ Due pazienti tornano a una vita normale grazie a un intervento innovativo per compensare una grave forma di sudorazione eccessiva, eseguito dalla Chirurgia Toracica dell&#039;Ospedale San Gerardo di Monza che ha utlizzato un robot per una maggiore precisione chirurgica ]]></description>
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<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 11:02:50 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>All’Ospedale San Gerardo</strong> <strong>è stato eseguito per la prima volta un intervento di simpaticectomia estesa con tecnica robotica per trattare una grave forma di iperidrosi compensatoria</strong> (sudorazione eccessiva comparsa dopo un precedente intervento).</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">L’operazione è stata realizzata dalla <strong>Chirurgia Toracica</strong> su due pazienti di 28 e 56 anni, provenienti dal Friuli Venezia Giulia e dal Lazio. Entrambi avevano sviluppato, a distanza di anni dal primo intervento eseguito in altra sede, una forte sudorazione in altre parti del corpo.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">La procedura è stata eseguita in due tempi: prima su un lato del torace e poi sull’altro, con due ricoveri distinti tra settembre e dicembre 2025. I risultati sono stati molto positivi: <strong>in entrambi i casi la sudorazione compensatoria è quasi scomparsa</strong> e i pazienti sono tornati a una vita sociale normale. Inoltre, il controllo della sudorazione di mani, ascelle e piedi – motivo del primo intervento – è rimasto efficace.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;"><strong>L’iperidrosi</strong> è una condizione che provoca una produzione di sudore superiore al normale e può creare forte disagio nella vita quotidiana. Quando non dipende da altre malattie viene definita “primitiva”. Se riguarda zone specifiche del corpo, come mani, ascelle o piedi, si parla di forma “focalizzata”.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">Le terapie locali, come creme o tossina botulinica, spesso offrono benefici temporanei. Il trattamento più efficace è la <strong>simpaticectomia</strong>, un intervento mininvasivo che agisce sui nervi responsabili della sudorazione. In alcuni casi, però, dopo l’operazione può comparire la cosiddetta iperidrosi compensatoria, cioè una maggiore sudorazione in altre parti del corpo. Di solito è lieve, ma in alcuni casi può diventare molto fastidiosa.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">Per questi casi è stata sviluppata la simpaticectomia estesa, una tecnica che interrompe i segnali nervosi responsabili della sudorazione compensatoria. In Italia questo intervento è stato finora eseguito solo su pochi pazienti. <strong>L’utilizzo del robot</strong> ha permesso una maggiore precisione chirurgica e ha contribuito al buon risultato dell’operazione.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">«Sebbene il San Gerardo sia tradizionalmente uno dei centri italiani con il maggior numero di interventi per iperidrosi, questa procedura non era mai stata realizzata prima presso l’Ospedale - sottolinea il prof. <strong>Francesco Petrella</strong>, Direttore della Chirurgia Toracica -. Il successo clinico ci conforta nelle scelte terapeutiche eseguite e ci spinge ad ampliare le nostre frontiere cliniche e di ricerca sulla patologia. L’esperienza maturata consolida inoltre il ruolo del centro come punto di riferimento nazionale ed europeo nello studio e nel trattamento chirurgico dell’iperidrosi».</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Monza: presentato il progetto del primo Centro Trapianti di cellule staminali ematopoietiche in Palestina</title>
<link>https://www.italia24.news/monza-presentato-il-progetto-del-primo-centro-trapianti-di-cellule-staminali-ematopoietiche-in-palestina</link>
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<description><![CDATA[ Il progetto dell&#039;organizzazione umanitaria Soleterre è stato presentato a Monza in collaborazione con la Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori e alla Fondazione Maria Letizia Verga. L&#039;iniziativa prevede la creazione del primo centro trapianti per pazienti adulti e pediatrici in Cisgiordania, nella città di Ramallah, presso l&#039;Istishari Arab Hospital ]]></description>
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<pubDate>Mon, 02 Mar 2026 11:09:26 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Nella mattinata del 27 febbraio, il <strong>sottosegretario alla</strong> <strong>Presidenza di Regione Lombardia con delega alle Relazioni internazionali ed europee, Raffaele Cattaneo, </strong>ha fatto visita alla <strong>Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza e alla Fondazione </strong><strong>Maria Letizia Verga</strong>, presso l’omonimo Centro, dove è stato presentato ufficialmente il <strong>progetto di avvio del primo Centro Trapianti di cellule staminali ematopoietiche in Palestina.</strong></p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">L’iniziativa prevede la creazione del <strong>primo centro trapianti per pazienti adulti e pediatrici in </strong><strong>Cisgiordania, nella città di Ramallah, presso l’Istishari Arab Hospital</strong>. Un progetto di cooperazione sanitaria internazionale che punta a garantire cure altamente specialistiche direttamente sul territorio palestinese, evitando ai pazienti viaggi all’estero spesso complessi e onerosi.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">A guidare l’iniziativa è <strong>Soleterre</strong>, <strong>organizzazione umanitaria da anni impegnata in progetti di </strong><strong>salute globale, in collaborazione con una rete di professionisti di ospedali italiani</strong>. Capofila clinico-scientifico è la Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori, con la referente scientifica <strong>Marta Verna</strong>, in collaborazione con la Fondazione Maria Letizia Verga, che dal 1986 ha dato vita e continua a sostenere il progetto di <strong>Children Global Medicine</strong> per trasferire competenze nei Paesi a risorse limitate e migliorare l’accesso alle cure per i bambini con malattie oncoematologiche.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">Durante l’incontro, il sottosegretario Cattaneo ha sottolineato il valore strategico della <strong>cooperazione internazionale come strumento di diplomazia e intervento umanitario</strong>, capace di portare sollievo concreto alle popolazioni che vivono in contesti complessi, come la Palestina, evidenziando gli esiti positivi dei progetti promossi da Regione Lombardia e recentemente completati.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">Il progetto si inserisce nel solco di analoghe esperienze già concluse con successo nel Kurdistan iracheno, in Paraguay e a Mosul, sempre in Iraq, dove sono stati attivati centri trapianti oggi pienamente operativi e autonomi. La metodologia prevista è quella già consolidata nei precedenti programmi: un percorso triennale di capacity building in cui il team internazionale crea e finanzia integralmente la componente di “Education and Training”, mentre l’ospedale ospitante, sostiene le spese per eventuali adeguamenti strutturali, acquisto di farmaci e macchinari.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">Nel maggio 2025 è stata effettuata una prima missione esplorativa a Ramallah per verificare sostenibilità e fattibilità dell’iniziativa. Nel febbraio 2026 è in corso in Italia una fase chiave del progetto, con <strong>l’accoglienza e la formazione dei professionisti palestinesi</strong>, <strong>presso la Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori - Centro Maria Letizia Verga</strong>, dove si sta svolgendo la formazione clinica per due infermieri e un medico per il trapianto pediatrico e due infermieri e un medico per il trapianto negli adulti, grazie al finanziamento della Fondazione Maria Letizia Verga. <strong>Presso l’Ospedale San Camillo di Roma la formazione di due tecnici di laboratorio in aferesi e manipolazione cellulare</strong>; <strong>presso l’Ospedale San Francesco di Nuoro la formazione di un medico in </strong><strong>citofluorimetria</strong>, la conta cellulare e la tipizzazione HLA (un esame di laboratorio che serve a identificare le caratteristiche genetiche del sistema immunitario di una persona, in particolare i geni del complesso maggiore di istocompatibilità chiamato HLA - Human Leukocyte Antigen).</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">A <strong>maggio 2026</strong> è prevista una <strong>missione in loco dei professionisti italiani per realizzare il </strong><strong>primo corso educazionale sul trapianto di cellule staminali</strong>. A <strong>settembre 2026 è programmato </strong><strong>l’avvio dell’attività clinica.</strong> Durante la fase iniziale dei trapianti, i professionisti palestinesi saranno affiancati attraverso una “staffetta” di colleghi italiani che garantiranno una supervisione continua in presenza, assicurando il massimo standard di sicurezza e qualità delle procedure.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">«Il traguardo finale - spiega la dott.ssa <strong>Marta Verna</strong>, referente scientifica del progetto Children Global Medicine - è la piena indipendenza del centro entro i tre anni di progetto, con la possibilità di proseguire successivamente con una supervisione da remoto. Un modello che coniuga formazione, trasferimento di competenze e sostenibilità strutturale, con l’obiettivo di costruire un presidio stabile e autosufficiente per la cura delle patologie oncoematologiche in Palestina».</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">«Mentre in Italia proseguono le attività di formazione clinica, in Cisgiordania un bambino di 5 anni con leucemia si vede negare l’accesso a un trapianto salvavita. In Palestina, infatti, non esiste ancora un centro trapianti di midollo osseo, e questo costringe molti bambini a trasferimenti lunghi e traumatici all’estero, con un impatto profondo sul piano medico, psicologico e familiare. Realizzare il primo centro trapianti di tutta la Palestina è un passaggio rivoluzionario: significa rendere possibile l’accesso alle cure nel proprio Paese, preservando la continuità affettiva e la dignità della cura. Un ringraziamento alle persone che lo rendono possibile e alla dott.ssa Marta Verna per il coordinamento clinico», sottolinea <strong>Damiano Rizzi,</strong> Presidente di Fondazione Soleterre.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">«La visita odierna del sottosegretario Raffaele Cattaneo conferma l’attenzione di Regione Lombardia verso i progetti di cooperazione sanitaria ad alto impatto sociale e scientifico, capaci di unire eccellenza clinica, qui espressa dalla nostra Fondazione, con la solidarietà internazionale, la collaborazione pubblico-privato e lo sviluppo sostenibile dei sistemi sanitari», aggiunge il Direttore Generale della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza <strong>Michele Brait</strong>.</p>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: left;">«Il progetto presentato oggi, per il quale esprimo vivo apprezzamento - conclude il sottosegretario <strong>Cattaneo</strong> - è pienamente coerente con gli obiettivi strategici di Regione Lombardia in materia di cooperazione internazionale. Di recente abbiamo sostenuto anche un intervento della Onlus Fonti di Pace, che ha garantito cure infermieristiche, riabilitative e supporto psicologico a 362 civili feriti o con disabilità in Palestina. Restiamo al fianco dei più fragili non con parole vuote, ma con azioni concrete - sostegno sul campo, formazione del personale sanitario e rafforzamento delle competenze locali - perché per noi la cooperazione internazionale significa responsabilità, presenza e risultati tangibili per le comunità coinvolte».</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Farmaci: il via libera dell&amp;apos;AIFA a nuovi medicinali rimborsabili e a nuove indicazioni in ambito oncologico</title>
<link>https://www.italia24.news/farmaci-il-via-libera-dellaifa-a-nuovi-medicinali-rimborsabili-e-a-nuove-indicazioni-in-ambito-oncologico</link>
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<description><![CDATA[ Approvati dal Consiglio di Amministrazione dell&#039;AIFA la rimborsabilità di nuovi medicinali, alcuni anche per malattie rare, e saranno inoltre disponibili nuove estensioni di indicazioni in ambito oncologico. Queste decisioni rendono più accessibili le terapie innovative e ampliano la copertura del SSN ]]></description>
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<pubDate>Fri, 27 Feb 2026 11:03:40 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-60f74b57-7fff-5940-5604-083e80e8a6e3"><strong>Il Consiglio di Amministrazione dell'AIFA</strong><span> ha dato</span><a href="https://www.aifa.gov.it/-/duchenne-e-mieloma-multiplo-il-ssn-rimborsa-due-terapie-innovative"><span> </span><span>il via libera alla rimborsabilità di sei nuovi farmaci,</span></a><span> quattro dei quali destinati a malattie rare, e a numerose estensioni di indicazione in ambito oncologico. Le decisioni assunte rafforzano l'accesso alle terapie innovative e ampliano le opzioni disponibili nel Servizio Sanitario Nazionale per persone affette da patologie oncologiche e pazienti con malattie rare ad alto bisogno clinico.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<h2 dir="ltr"><span>Farmaci per le</span><span> </span><span>malattie rare</span></h2>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>I farmaci orfani innovativi che saranno rimborsati dal SSN sono </span><strong>Duvyzat</strong><span> (givinostat), per la distrofia muscolare di Duchenne (DMD) e </span><strong>Carvykti</strong><span> (ciltacabtagene autoleucel) per il mieloma multiplo.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Duvyzat (givinostat) è una molecola autorizzata nell'Unione Europea a giugno 2025. <strong>L'Italia sarà tra i primi Paesi europei a renderla rimborsabile</strong>. Si tratta di un farmaco molto atteso dalla comunità dei pazienti affetti dalla distrofia di Duchenne, soprattutto dopo la decisione della Commissione europea di marzo 2025 di non rinnovare l'autorizzazione all'immissione in commercio condizionata del medicinale Translarna (ataluren) per la stessa indicazione terapeutica, a causa di un rapporto benefici/rischi negativo.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>L'altro farmaco orfano innovativo è Carvykti (ciltacabtagene autoleucel), CAR-T rimborsata per il trattamento dei pazienti con <strong>mieloma multiplo recidivato e refrattario</strong> che hanno ricevuto almeno una precedente terapia e sono refrattari a lenalidomide. Negli studi sperimentali, Carvykti ha dimostrato di riuscire a ridurre significativamente il rischio di progressione o di morte rispetto ai trattamenti del braccio di controllo.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Gli altri due farmaci orfani ammessi alla rimborsabilità sono </span><strong>Akantior</strong><span> (poliesanide), prima terapia autorizzata in Europa per il trattamento della cheratite da Acanthamoeba, e </span><strong>Yorvipath</strong><span> (palopegteriparatide), per la terapia sostitutiva dell'ormone paratiroideo (PTH) indicata nel trattamento di adulti con ipoparatiroidismo cronico, rara malattia metabolica caratterizzata da una carenza di paratormone (PTH).</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Il via libera del CdA ha riguardato anche 2 nuove molecole indicate per l'uso in ambito oncologico, 14 estensioni di indicazione terapeutica e 2 generici.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<h2 dir="ltr"><span>Farmaci oncologici</span></h2>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>I 2 nuovi </span><span>oncologici</span><span> sono:</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<ul>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Lazcluze</strong> </span><span>(lazertinib), per il trattamento, in combinazione con amivantamab, del carcinoma polmonare non a piccole cellule avanzato.</span></p>
</li>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Tevimbra</strong> </span><span>(tislelizumab), indicato in monoterapia per il trattamento di pazienti adulti con carcinoma a cellule squamose dell'esofago non resecabile, localmente avanzato o metastatico.</span></p>
</li>
</ul>
<p dir="ltr"></p>
<h2 dir="ltr"><span>Estensioni di indicazioni terapeutiche</span></h2>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Le estensioni di indicazione terapeutica di farmaci già rimborsati per altre indicazioni riguardano i seguenti farmaci:</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<ul>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Darzalex</strong> </span><span>(daratumumab), due estensioni di indicazione terapeutica per il trattamento del mieloma multiplo.</span></p>
</li>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><strong>Eltrombopag Krka </strong><span>(eltrombopag), per il trattamento della trombocitopenia immune primaria (ITP).</span></p>
</li>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Jaypirca</strong> </span><span>(pirtobrutinib), per il trattamento della leucemia linfatica cronica.</span></p>
</li>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Opdivo</strong> </span><span>(nivolumab), 3 estensioni di indicazioni: 2 nel trattamento del carcinoma uroteliale e 1 nel trattamento del carcinoma del colon retto in associazione a </span><span>Yervoy</span><span> (ipilimumab).</span></p>
</li>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Rybrevant</strong> </span><span>(amivantamab), 3 estensioni di indicazione nel trattamento del carcinoma polmonare non a piccole cellule.</span></p>
</li>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Tevimbra</strong> </span><span>(tislelizumab), 3 estensioni per il trattamento dell'adenocarcinoma gastrico o della giunzione gastroesofagea, del carcinoma polmonare non a piccole cellule e del carcinoma squamocellulare del cavo orale.</span></p>
</li>
</ul>
<p dir="ltr"></p>
<h2 dir="ltr"><span>Farmaci generici</span></h2>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>I 2 generici che saranno rimborsati dal <strong>SSN</strong> sono:</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<ul>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><strong>Lorazepam Macure</strong><span> (lorazepam), benzodiazepina in soluzione iniettabile indicata come premedicazione, prima di procedure chirurgiche o diagnostiche o per il trattamento sintomatico di ansia patologica e tensione in pazienti non in grado di assumere il medicinale orale.</span></p>
</li>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Nintedanib Accordpharma</strong> </span><span>(Nintedanib esilato) indicato in associazione con docetaxel per il trattamento dei pazienti adulti con carcinoma polmonare non a piccole cellule.</span></p>
</li>
</ul>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Infine è stato negoziato il prezzo di </span><strong>Beleodaq</strong><span> (belinostat), farmaco non autorizzato in Italia, per l'inserimento nella lista della </span><strong>Legge 648/1996</strong><span> con l'indicazione per il trattamento di pazienti adulti con linfoma periferico a cellule T (PTCL) recidivato o refrattario. Anche Beleodaq sarà quindi rimborsato dal SSN.</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Ospedale San Gerardo, Monza: l&amp;apos;infermiera Ilaria Taini sul podio della competizione nazionale “Sirtex Wound Games 2026”</title>
<link>https://www.italia24.news/ospedale-san-gerardo-monza-linfermiera-ilaria-taini-sul-podio-della-competizione-nazionale-sirtex-wound-games-2026</link>
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<description><![CDATA[ L&#039;infermiera Ilaria Taini, del Day Hospital Medicina e Malattie Rare, ottiene un importante riconoscimento vincendo il secondo posto alla competizione nazionale &quot;Sirtex Wound Games&quot;, organizzata dalla Sirtes - Scuola Internazionale di Riparazione Tessutale e svoltasi presso il Teatro Nuovo di Pisa ]]></description>
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<pubDate>Fri, 27 Feb 2026 09:29:14 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Importante riconoscimento per <strong>Ilaria Taini</strong>, <strong>infermiera del Day Hospital Medicina e Malattie Rare</strong>, che ha conquistato il secondo posto alla competizione nazionale “<strong>Sirtex Wound Games</strong>”, organizzata dalla <strong>Sirtes - Scuola Internazionale di Riparazione Tessutale</strong> e svoltasi presso il <strong>Teatro Nuovo di Pisa</strong>. </p>
<p></p>
<p>Fondata nel 2000 a Pisa, Sirtes è un’associazione culturale a carattere scientifico, apolitica e senza fini di lucro, impegnata nella diffusione e nell’arricchimento delle conoscenze nell’ambito del <strong>Wound Care</strong>, letteralmente la “Cura delle ferite”. L’obiettivo è accrescere la cultura della Riparazione Tessutale tra medici di medicina generale, specialisti, podologi, infermieri e studenti, attraverso attività di aggiornamento, sensibilizzazione e condivisione scientifica. </p>
<p></p>
<p>Dal 2023 la Scuola organizza annualmente i Sirtex Wound Games, una competizione che mette alla prova i <strong>Wound Care Specialists</strong> attraverso cinque sfide: presentazione di un caso clinico, prova artistica a tema Wound Care, test teorico, relazione su argomento assegnato dalla giuria e prova pratica finale con gestione completa di un caso clinico e relativo trattamento. </p>
<p></p>
<p>L’edizione 2026 ha visto 16 concorrenti provenienti da tutta Italia, suddivisi in due squadre, sfidarsi in una competizione intensa e altamente qualificante, definita “all’ultima lesione”. Ilaria Taini si è distinta fin dalla prima prova con la presentazione del caso clinico dal titolo “Presa in carico di una persona affetta da <strong>LES (Lupus Eritematoso Sistemico)</strong> con ulcere cutanee infette: dalla continuità assistenziale a un progetto di E-Health”, ottenendo punteggi che le hanno permesso di proseguire con successo nel percorso di gara. </p>
<p></p>
<p>Particolarmente significativo il risultato ottenuto nella prova artistica “Bendandoti”, classificatasi al primo posto su otto concorrenti, con il consenso di 39 votanti su 80. Superata l’eliminatoria della prova teorica, Taini ha inoltre relazionato sul tema assegnato dalla giuria “Ulcere atipiche e pioderma gangrenoso”, dimostrando solide competenze cliniche e capacità di approfondimento scientifico.</p>
<p></p>
<p>Nella prova pratica finale ha scelto la gestione di una persona con <strong>ulcera venosa</strong>, eseguendo il trattamento topico e il bendaggio elastocompressivo. La valutazione conclusiva ha registrato parità di punteggio tra il voto della giuria e quello del pubblico rispetto alla sfidante. La competizione si è conclusa con l’assegnazione del secondo posto, determinato dal voto decisivo del Presidente del Consiglio Direttivo, espresso a favore della concorrente della squadra avversaria.</p>
<p></p>
<p>«È stata una prova ardua», il commento di <strong>Ilaria Taini</strong>, «ma sono molto contenta del risultato ottenuto e di aver tenuto alto il nome della nostra azienda. Vorrei estendere i ringraziamenti alle colleghe che mi hanno supportata a distanza, a tutti i miei compagni di squadra e a Chiara Bernabò e Clara Maino delle Medicazioni Avanzate, senza le quali non avrei raggiunto questo traguardo».</p>
<p></p>
<p>«Il risultato ottenuto - commenta Stefano Citterio, Direttore Aziendale delle Professioni Sanitarie e Sociali - rappresenta un riconoscimento di grande valore professionale, che testimonia competenza clinica, capacità comunicativa e passione per la cultura della Riparazione Tessutale, contribuendo a valorizzare il ruolo infermieristico nell’ambito delle Malattie Rare e del Wound Care a livello nazionale».</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Dalla medicina &amp;quot;taglia unica&amp;quot; alle cure su misura: AIFA pubblica il Position Paper su medicina di precisione e appropriatezza prescrittiva</title>
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<description><![CDATA[ La pubblicazione &quot;Position Paper&quot; dell&#039;AIFA sul cambiamento e sui progressi della medicina che arriva sempre di più verso l&#039;applicazione di cure più mirate dove la terapia viene costruita considerando l&#039;insieme delle interazioni tra farmaci, organismo e contesto clinico ]]></description>
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<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 08:02:43 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-5900f952-7fff-3430-9281-cd4dd05b5e47"><span>La medicina sta cambiando pelle. I progressi della <strong>genomica</strong>, della <strong>farmacogenomica</strong> e delle <strong>tecnologie digitali</strong> stanno progressivamente superando il modello delle terapie standard, uguali per tutti, per aprire la strada a <strong>cure sempre più mirate</strong>, costruite sulle caratteristiche biologiche, cliniche e sociali di ciascun paziente. È la medicina di precisione, un cambiamento che non riguarda solo l'innovazione scientifica, ma il modo stesso di concepire la cura.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>In questo quadro si colloca la pubblicazione, da parte dell'<strong>Agenzia Italiana del Farmaco, del Position Paper</strong> "<a href="https://www.aifa.gov.it/-/dalla-medicina-taglia-unica-alle-cure-su-misura-pp-aifa" target="_blank" rel="noopener">Medicina di precisione e appropriatezza della prescrizione farmacologica</a>", un documento che individua le aree di intervento prioritarie per migliorare efficacia e sicurezza delle terapie e rafforzare, al tempo stesso, la sostenibilità del <strong>Servizio Sanitario Nazionale</strong>.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Il position paper è il frutto del lavoro condotto dal Tavolo tecnico AIFA sulla prescrittomica insediato a novembre 2024: una sinergia tra esperti dell'Agenzia, Società Scientifiche, Ordini professionali, Accademia, Istituti di Ricerca e Associazioni dei pazienti, che hanno lavorato in gruppi tematici per produrre raccomandazioni condivise.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Il punto di partenza è un dato strutturale: l'invecchiamento della popolazione. In Italia quasi il 24% dei cittadini ha più di 65 anni e la convivenza con più patologie croniche è sempre più frequente. Secondo i dati richiamati nel Position Paper, <strong>il 68% degli over 65 assume almeno cinque farmaci diversi</strong> e il 28,5% ne assume dieci o più. Una condizione che espone a un rischio elevato di interazioni farmacologiche, reazioni avverse, inefficacia delle cure e scarsa aderenza terapeutica.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>In questo contesto, il processo prescrittivo diventa un esercizio ad alta complessità. «La prescrizione farmacologica non può più essere considerata un atto isolato», si legge nel <strong>documento AIFA</strong>, «ma deve trasformarsi in una valutazione integrata del binomio "paziente-malattia", capace di tenere insieme dati clinici, terapie concomitanti, fragilità, fattori biologici e comportamentali».</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Accanto alle evidenze generate dagli studi clinici controllati, il Position Paper valorizza l'impiego sistematico della <strong>Real-World Evidence</strong> per monitorare efficacia, sicurezza e appropriatezza prescrittiva nel contesto reale, in una logica di apprendimento continuo e aggiornamento dinamico delle raccomandazioni cliniche.</span></p>
<p dir="ltr"><span></span></p>
<p dir="ltr"><span>«Non possiamo più accettare che la politerapia, spesso inevitabile negli anziani, diventi una fonte di rischio invece che di beneficio», afferma il Presidente di AIFA, <strong>Robert Nisticò</strong>. «La medicina di precisione è lo strumento che ci consente di aumentare le probabilità di efficacia delle cure e ridurre gli effetti indesiderati, mettendo davvero la persona al centro».</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Il Position Paper introduce il concetto di <strong>prescrittomica</strong>, definita come l'applicazione integrata di dati clinici e informazioni multi-omiche (genomica, trascrittomica, proteomica, metabolomica ed epigenetica), integrate con strumenti digitali e di intelligenza artificiale, al fine di personalizzare le scelte terapeutiche, i dosaggi e i percorsi di monitoraggio nel singolo paziente. Significa passare da una logica "per farmaci" a una logica "per sistemi", in cui la terapia viene costruita considerando l'insieme delle interazioni tra farmaci, organismo e contesto clinico. «Attuare la prescrittomica», si legge nel documento, «equivale a fornire strumenti concreti di miglioramento dell'appropriatezza prescrittiva».</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Tra le proposte operative, AIFA indica la necessità di incentivare e sistematizzare pratiche come la <strong>ricognizione e la riconciliazione farmacologica</strong>, fondamentali nei pazienti in politerapia, e di promuovere l'uso di software di supporto alle decisioni cliniche per l'analisi preventiva delle interazioni farmaco-farmaco. Un ruolo centrale è attribuito anche alla farmacogenomica, che consente di individuare variazioni genetiche in grado di influenzare la risposta ai farmaci, e al Therapeutic Drug Monitoring, utile per personalizzare i dosaggi e prevenire tossicità o inefficacia. L'adozione di sistemi di supporto decisionale, algoritmi di intelligenza artificiale e strumenti analitici avanzati richiede la definizione di standard condivisi di validazione, qualità analitica e tracciabilità, al fine di garantirne un utilizzo appropriato, sicuro e clinicamente affidabile.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>«La tecnologia non sostituisce il medico, ma lo aiuta a decidere meglio», sottolinea <strong>Nisticò</strong>. «Strumenti come i sistemi di supporto decisionale, se correttamente validati e utilizzati, possono fare la differenza nella gestione dei pazienti complessi».</span></p>
<p dir="ltr"><span></span></p>
<p dir="ltr"><span>Il documento guarda inoltre al futuro, indicando nell'<strong>intelligenza artificiale e nella bioinformatica</strong> leve strategiche per costruire modelli predittivi in grado di supportare la pratica clinica e migliorare la governance della spesa farmaceutica. Per rendere strutturale la medicina di precisione, risultano necessari modelli organizzativi stabili, basati su reti e centri dedicati, integrazione multidisciplinare delle competenze e percorsi formativi strutturati, assicurando equità di accesso e sostenibilità misurabile dell'innovazione.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Al tempo stesso, il position paper richiama <strong>l'importanza della formazione dei professionisti e del coinvolgimento attivo dei pazienti,</strong> perché «l'appropriatezza prescrittiva non è solo un fatto tecnico, ma anche culturale». «La medicina di precisione non è un lusso per pochi», conclude il Presidente AIFA. «È un dovere etico e un investimento sul futuro del Servizio Sanitario Nazionale: curare meglio significa anche utilizzare meglio le risorse pubbliche».</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Con la pubblicazione del Position Paper, AIFA conferma il proprio impegno a guidare questa transizione. «In un Paese che invecchia rapidamente - conclude <strong>Nisticò</strong> - la sfida non è aumentare il numero dei farmaci prescritti, ma prescriverli in modo più appropriato, sicuro e mirato, trasformando l'innovazione scientifica in beneficio concreto per i cittadini».</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Il sogno di Camilla diventa realtà: donate 17 poltrone&#45;letto alla Pediatria dell&amp;apos;IRCCS San Gerardo di Monza</title>
<link>https://www.italia24.news/il-sogno-di-camilla-diventa-realta-donate-17-poltrone-letto-alla-pediatria-dellirccs-san-gerardo-di-monza</link>
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<description><![CDATA[ Famiglie, associazioni e territorio uniti per offrire più comfort ai genitori dei bambini ricoverati ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202602/image_870x580_698f428b74c67.webp" length="84504" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Fri, 13 Feb 2026 16:29:12 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Quello che era nato come un sogno ambizioso si è oggi trasformato in una realtà concreta. La famiglia di <strong>Camilla Monguzzi</strong>, scomparsa a soli 14 anni nel luglio 2024 a causa di un raro tumore cerebrale, ha visto realizzarsi il desiderio della figlia: sostituire tutte le vecchie poltrone-letto destinate ai genitori dei bambini ricoverati nel reparto di Pediatria della <strong>Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori.</strong></span><br><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Un progetto che ha preso forma progressivamente lo scorso anno, dopo la consegna delle prime tre poltrone-letto a metà luglio, resa possibile grazie al supporto dell’associazione <strong>“Una Vita in Rosa”</strong> e di donatori privati, e con la successiva nascita dell’associazione <strong>“Camilla Vive Odv”</strong>, l’iniziativa ha trovato un decisivo punto di svolta grazie al contributo delle associazioni del territorio. Una rete virtuosa che ha saputo trasformare la solidarietà in risultati concreti.</span><br><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Un contributo decisivo è arrivato a settembre con ulteriori 5.304 euro donati dall’associazione “Una Vita in Rosa” e dai <strong>4.000 euro donati dall’associazione “Amici di Lollo”.</strong></span><br><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Fondamentale anche il sostegno di Giancarlo Capelli, detto “il Barone”, storico ultras del Milan, che ha favorito il coinvolgimento di “Amici della Brianza Aps” che insieme a “Camilla Vive Odv” e a “Amici di Lollo”, nel mese di ottobre hanno dato vita al primo <strong>Trofeo Camilla Monguzzi,</strong> un evento capace di unire sport e solidarietà nel nome di Camilla.</span><br><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">A completare il progetto è stata l’associazione <strong>“EDOniamoSperanza” con una donazione di 8.451 euro</strong>, la quale per concludere la raccolta fondi, nel mese di novembre ha promosso una partecipata tombolata di beneficenza.</span><br><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">Tutte le associazioni si sono unite per raggiungere l’obiettivo finale: la consegna di tutte e <strong>17 le poltrone-letto al reparto di Pediatria.</strong></span><br><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«È stato profondamente commovente vedere come persone segnate dal nostro stesso dolore abbiano scelto di sostenerci in modo così concreto - raccontano Monica Lorenzon e Luca Monguzzi, genitori di Camilla -. Questa giornata ha per noi un valore doppio non solo perché il sogno di Camilla è diventato realtà, ma anche perché siamo alla vigilia della Giornata Mondiale contro il tumore infantile, che si celebra il 15 febbraio e vogliamo continuare a mantenere alta l’attenzione su questi temi».</span><br><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">L’impegno dell’associazione “Camilla Vive Odv” prosegue con una visione chiara: diventare un punto di riferimento per le famiglie che affrontano esperienze simili, sviluppando nuovi progetti e sostenendo, a propria volta, le iniziative delle altre realtà associative del territorio.</span><br><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«Desidero esprimere un ringraziamento profondo e sentito alla famiglia Monguzzi e a tutti i donatori che, con grande generosità, hanno reso possibile la raccolta fondi per l’acquisto delle poltrone-letto. Il loro gesto di solidarietà è un atto di autentica vicinanza che farà la differenza nella quotidianità dei genitori dei nostri piccoli pazienti, offrendo loro maggiore comfort, accoglienza e un po’ di serenità in un momento così delicato. Questo importante traguardo è la testimonianza di un grande cuore e di un’attenzione sincera verso le famiglie e i bambini che affrontano un percorso complesso», sottolinea il Presidente della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori, Claudio Cogliati.</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Accademia di Medicina di Torino: la conferenza del 13 febbraio sulle novità per il trattamento della calcolosi renale</title>
<link>https://www.italia24.news/accademia-di-medicina-di-torino-la-conferenza-del-13-febbraio-sulle-novita-del-trattamento-della-calcolosi-renale</link>
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<description><![CDATA[ La conferenza scientifica dell&#039;Accademia di Medicina di Torino del 13 febbraio tratterà il tema della formazione dei calcoli renali e delle recenti innovazioni sul suo trattamento ]]></description>
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<pubDate>Fri, 13 Feb 2026 11:36:26 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-827365c9-7fff-02d5-4883-19898a4c5b25" style="text-align: left;"><span><strong>Venerdì 13 febbraio alle ore 21.00, l’Accademia di Medicina di Torino </strong>terrà una seduta scientifica sia in presenza, in via Po 18, sia con modalità webinar, dal titolo <strong>“Novità in tema di calcolosi renale: indicazioni dietetico farmacologiche e di chirurgia mini invasiva</strong>". Dopo l’introduzione a cura di <strong>Francesco Porpiglia</strong>, <strong>Professore Ordinario di Urologia, Università di Torino </strong>e <strong>Piero Stratta</strong>, <strong>Professore Ordinario di Nefrologia, Università del Piemonte Orientale – Novara, </strong>entrambi soci dell’Accademia di Medicina di Torino, interverranno <strong>Cristian Fiori, Dipartimento di Oncologia - Università degli Studi di Torino</strong>, Struttura Complessa San Luigi Gonzaga, Orbassano (To) e <strong>Martino Marangella, Primario di Nefrologia, Ospedale Mauriziano, Torino</strong>, socio dell’Accademia di Medicina.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>La formazione dei <strong>calcoli renali</strong> consegue alla soprasaturazione urinaria di sali poco solubili. Pertanto la prevenzione dipende dalla capacità di sottosaturare stabilmente le urine ricorrendo sia a misure igienico-dietetiche sia a farmaci o integratori. Nelle calcolosi urica e cistinica è abbastanza agevole portare a sottosaturazione le urine. Non così nella calcolosi calcica idiopatica che, purtroppo, è la più frequente. In questa si cerca di modificare i fattori di rischio: calcio, ossalato, citrato, magnesio, volume urinario. Ma è quasi impossibile sottosaturare se non si riduce l’escrezione di ossalato.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>La riduzione della ossaluria è stata ottenuta con l’introduzione recente di molecole RNA inibitorie, che riducono la generazione endogena di ossalato. Il loro uso, ad oggi riservato a pazienti con Iperossaluria primitiva, potrà forse essere esteso in futuro alle forme idiopatiche. Per fortuna dei pazienti <strong>l’approccio urologico interventistico ha migliorato in modo decisivo gli esiti della patologia mettendo a disposizione procedure poco invasive e nefrolesive</strong>. Negli ultimi anni infatti, la chirurgia urologica ha conosciuto una <strong>profonda evoluzione tecnologica</strong>. Dalla chirurgia tradizionale si è progressivamente passati a tecniche endoscopiche sempre meno invasive, oggi ulteriormente potenziate dall’introduzione di robot endoscopici, sistemi di visione tridimensionale e tecnologie laser sempre più sofisticate.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>La continua miniaturizzazione degli strumenti consente di raggiungere e trattare i calcoli con maggiore precisione, riducendo il trauma per il rene e migliorando la sicurezza delle procedure. Questo percorso di innovazione ha trasformato radicalmente l’esperienza del paziente, rendendo il trattamento della calcolosi renale più efficace, mirato e sostenibile anche nei casi complessi.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Si potrà seguire l’incontro sia accedendo all’aula magna dell’Accademia di Medicina di Torino in via Po 18 sia in diretta web al link riportato sul </span><a href="http://www.accademiadimedicina.unito.it" target="_blank" rel="noopener"><span>sito</span></a><span>. La registrazione dell’incontro verrà pubblicata sul sito.</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Leucemia linfoblastica acuta: individuata una combinazione di farmaci che indebolisce le cellule leucemiche</title>
<link>https://www.italia24.news/leucemia-linfoblastica-acuta-individuata-una-combinazione-di-farmaci-che-indeboliscono-le-cellule-leucemiche</link>
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<description><![CDATA[ Pubblicati sulla rivista «Signal transduction and Targeted Therapy» i risultati di un gruppo di ricerca dell’Università di Padova e dello IOV: una combinazione di farmaci è in grado di indurre la morte delle cellule leucemiche in esperimenti di laboratorio ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202602/image_870x580_698daf837104f.webp" length="98074" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Thu, 12 Feb 2026 11:00:07 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-0db31d81-7fff-7c9d-993f-957a9f207fd1"><span>Un gruppo di ricercatori dell’<strong>Università di Padova e dell’Istituto Oncologico Veneto (IOV–IRCCS)</strong> ha individuato una <strong>nuova strategia per il trattamento della leucemia linfoblastica acuta a cellule T (T-ALL)</strong>, una malattia ancora difficile da curare in caso di ricaduta o di resistenza alle terapie standard.</span></p>
<p dir="ltr"><span></span></p>
<p dir="ltr"><span>La chemioterapia adattata al rischio è un approccio terapeutico personalizzato in cui l’intensità del trattamento viene stabilita in base a specifici fattori prognostici, come lo stadio della malattia, i marcatori molecolari o la risposta iniziale alla cura, per massimizzare i tassi di guarigione riducendo al minimo gli effetti collaterali. Tale approccio ha migliorato significativamente l’esito clinico dei pazienti con leucemia linfoblastica acuta a cellule T (T-ALL). Tuttavia in circa il 20% dei pazienti pediatrici e il 50% degli adulti con T-ALL si verifica una resistenza alla terapia già nel tumore primario o durante una recidiva. L’identificazione di nuove opzioni terapeutiche per il trattamento di questi pazienti è quindi una priorità clinica.</span></p>
<p dir="ltr"><span></span></p>
<p dir="ltr"><span>Grazie a uno studio effettuato di recente, i cui risultati sono stati appena pubblicati sulla prestigiosa rivista </span><strong>Signal transduction and Targeted Therapy</strong><span> del gruppo «<strong>Nature</strong>», gli autori hanno individuato <strong>alcuni farmaci in grado di rendere le cellule leucemiche molto più vulnerabili all’azione di venetoclax</strong>, un farmaco utilizzato in oncologia, ma inefficace come singolo agente nei pazienti con T-ALL.</span></p>
<p dir="ltr"><span></span></p>
<p dir="ltr"><span>«Bloccando mTORC1, un complesso di proteine che nelle cellule leucemiche resistenti alle terapie è eccessivamente attivo, abbiamo osservato l’attivazione della cosiddetta risposta integrata allo stress, che può portare alla morte programmata delle cellule tumorali – </span><span>spiega il prof. <strong>Vincenzo Ciminale</strong>, del Dipartimento di Scienze chirurgiche, oncologiche e gastroenterologiche dell’Università di Padova, nonché autore senior</span><span> </span><span>dell’articolo </span><span>–. In questo processo svolge un ruolo fondamentale la proteina BMF, indispensabile per innescare la morte delle cellule leucemiche. La presenza di BMF potrebbe inoltre aiutare a individuare i pazienti più adatti a beneficiare della terapia combinata, poiché questa proteina non è espressa in tutti i casi di leucemia T-ALL».</span></p>
<p dir="ltr"><span></span></p>
<p dir="ltr"><span>«L’efficacia della combinazione farmacologica è stata valutata in esperimenti con topi di laboratorio, nei quali erano state trapiantate cellule leucemiche ottenute da campioni di pazienti con T-ALL. I topi sono quindi stati trattati con diverse combinazioni di farmaci o con placebo – </span><span>chiarisce la dottoressa <strong>Loredana Urso</strong>, dello IOV, e prima autrice dell’articolo </span><span>–. Negli animali con tumori sensibili al trattamento si è osservata una marcata riduzione della leucemia e, cosa di fondamentale importanza, con modesti effetti indesiderati sulle cellule del sangue sane».</span></p>
<p dir="ltr"><span></span></p>
<p dir="ltr"><span>I risultati ottenuti forniscono una solida base scientifica per futuri studi clinici con i pazienti al fine di migliorare le opzioni terapeutiche per la cura di recidive di T-ALL. I dati raccolti sottolineano inoltre l’importanza di approcci terapeutici più precisi e mirati, basati sulle caratteristiche biologiche della malattia. </span><span>Lo studio è stato condotto da ricercatori dell’Università di Padova e dell’Istituto Oncologico Veneto (IOV), grazie al contributo di <strong>Fondazione AIRC</strong> per la ricerca sul cancro.</span></p>
<p dir="ltr"><span></span></p>
<p dir="ltr"><span>Link all’articolo: </span><a href="https://www.nature.com/articles/s41392-025-02368-8" target="_blank" rel="noopener"><span>mTOR inhibition sensitizes T-ALL cells to Venetoclax through engagement of the integrated stress response</span></a></p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>AIFA e NADO insieme per garantire salute e sicurezza nello sport  prevenendo il doping involontario</title>
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<description><![CDATA[ La nuova collaborazione AIFA - NADO e la creazione di un protocollo d&#039;intesa per realizzare una piattaforma dedicata alla sicurezza e alla consapevolezza degli atleti ]]></description>
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<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 14:43:13 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">L'<strong>Agenzia Italiana del Farmaco</strong> (AIFA) e l'<strong>Organizzazione nazionale antidoping</strong> (NADO) hanno stipulato un protocollo d'intesa finalizzato a fornire agli atleti e al personale di supporto informazioni accessibili e immediate sui medicinali che contengono sostanze proibite ai sensi della Lista delle sostanze e dei metodi proibiti adottati dalla World Anti-doping Agency (<strong>Lista WADA</strong>).</span><br><br><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">L'<strong>AIFA </strong>condivide con la <strong>NADO </strong>le informazioni estratte dalla propria banca dati che è in costante aggiornamento con l'obiettivo di crere una specifica piattaforma.</span><br><br><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«È interesse di AIFA favorire un uso corretto, responsabie e consapevole dei medicinali anche tra gli altleti che partecipano a competizioni sportove - afferma <strong>Isabella Marta</strong>, dirigente dell'Area Autorizzazione Medicinali dell'AIFA - In quest'otttica siamo lieti di mettere a disposizione della NADO la banca dei dati dei farmaci dell'Agenzia e fornire le informazioni e gli aggiornamenti richiesti a beneficio degli atleti e dei loro team che potranno gestire con <strong>maggiore consapevolezza</strong> la loro<strong> salute </strong>in relazione ai medicinali che contengono principi attivi ad azione dopante. Un tema che sappiamo essere molto sentito e delicato, soprattutto in occasioni di manifestazioni di rilievo internazionale come i <strong>Giochi olimpici e paraolimpici invernali </strong>in corso a<strong> Milano Cortina</strong>»<br><br>Ogni anno l'AIFA fornisce al <strong>Ministero della Salute</strong> l'elenco dei <strong>medicinali autorizzati </strong>In Italia contenenti sostanze vietate per il doping. Viene predisposto dunque il decreto ministeriale di aggiornamento della lista di sostanze e medicinali vietati in accordo alla Lista WADA. </span><br><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">La banca dati di "AIFA medicinali" riporta, per specifiche sostanze, l'avviso "contiene sostanze dopanti" e il pittogramma del doping (presente anche in etichetta).</span><br><br><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;">«Il protocollo sottoscritto con AIFA – afferma la dottoressa <strong>Alessia Di Gianfrancesco</strong>, direttore generale di NADO Italia – enfatizza l'impegno costante di NADO Italia a fornire informazioni idonee a preservare l'atleta pulito e a <strong>prevenire il doping involontario</strong>, mettendo a disposizione uno strumento immediato di verifica della presenza di sostanze proibite nello sport in farmaci commercializzati in Italia».</span><br><span></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>Mostra fotografica Global Health: il racconto dell’esperienza tra ricerca, formazione e cooperazione</title>
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<description><![CDATA[ Inaugurato oggi alla Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza il progetto espositivo che unisce testimonianze dal campo e percorsi di ricerca ]]></description>
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<pubDate>Mon, 09 Feb 2026 21:16:59 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%;">Raccontare la salute globale attraverso i volti, i luoghi e le esperienze di chi lavora e si forma nei contesti a risorse limitate: è questo l’obiettivo della mostra <i>Global Health</i>, promossa nell’ambito delle attività di ricerca, formazione e cooperazione internazionale sviluppate dall’<strong>Università degli Studi di Milano-Bicocca</strong> e dalla <strong>Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori.</strong></span><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%;"><o:p></o:p></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">La mostra nasce all’interno delle attività del <strong>Bicocca Global Health Cente</strong>r dell’<strong>Università degli Studi di Milano-Bicocca,</strong> con particolare riferimento alle attività dell’outpost universitario in <strong>Uganda</strong>, avviato per rafforzare la collaborazione scientifica, clinica e formativa con i <strong>Paesi a basso reddito</strong>. Un’esperienza che integra ricerca, didattica e impegno sul campo, coinvolgendo docenti, ricercatori, studenti, medici e infermieri.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">L’idea della mostra prende forma come strumento di divulgazione e restituzione pubblica di questo percorso: non solo risultati scientifici, ma soprattutto persone, relazioni e pratiche di cura. <o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">L’esposizione accompagna il visitatore dentro il significato contemporaneo di <i>Global Health</i>, un approccio integrato alla salute che tiene insieme dimensione clinica, sociale, formativa e culturale. I pannelli raccontano infatti le attività di ricerca e cooperazione nei contesti a risorse limitate e le esperienze formative vissute da studenti e giovani professionisti sanitari, restituendo il valore umano e professionale di questi percorsi. Accanto al ruolo dell’università e delle istituzioni ospedaliere, emerge il contributo fondamentale delle organizzazioni non governative partner: Fondazione Corti, Medici con l’Africa CUAMM, Fondazione Italia-Uganda, Fondazione Dr. Ambrosoli e Fondazione Maria Letizia Verga, che, attraverso partnership di lungo periodo, contribuiscono alla costruzione di modelli di cooperazione sostenibili e radicati nei territori. <o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">La mostra si inserisce nel quadro delle attività del Bicocca Global Health Center, istituito dal <strong>Dipartimento di Medicina e Chirurgia</strong> dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca con l’obiettivo di contribuire al panorama della salute globale attraverso ricerca, formazione e<strong> collaborazione con partner non governativi.</strong> Il Centro promuove un ambiente in cui studenti, ricercatori e docenti affrontano le sfide complesse della salute globale per generare un cambiamento concreto e condiviso.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">Cuore dell’attività del Centro è il <strong>Two Pillars Project,</strong> un percorso formativo che mira a formare la nuova generazione di leader della salute globale, sviluppando sia le competenze professionali sia la crescita personale di studenti e medici in formazione. In questa cornice si colloca la creazione dell’outpost <strong>BRIDGE-Uganda</strong> (<i>Bicocca Research and Innovation for Development and Global Health</i>) presso il <strong>Lacor Hospital,</strong> nato per sostenere lo sviluppo e la sostenibilità di soluzioni sanitarie di qualità, programmi educativi e pratiche cliniche guidate a livello locale, attraverso un approccio multidisciplinare.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: helvetica, arial, sans-serif;">La mostra esposta presso la <strong>Palazzina Accoglienza della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori,</strong> rafforza la <strong>collaborazione tra l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e l’IRCCS</strong>, valorizzando il dialogo tra ricerca accademica, pratica clinica e impegno internazionale e si propone come uno spazio di riflessione aperto.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><strong class="Yjhzub" jscontroller="zYmgkd" jsuid="VQMSuf_l">«</strong>Questa mostra racconta il significato più autentico della salute globale per l’università e per le istituzioni sanitarie: un impegno che unisce ricerca, didattica e cooperazione internazionale. È anche un forte valore formativo per studenti e giovani professionisti, che crescono attraverso esperienze sul campo condivise con le ONG partner. Un percorso che dimostra come la collaborazione tra saperi, persone e territori possa generare un impatto reale e duraturo<strong class="Yjhzub" jscontroller="zYmgkd" jsuid="VQMSuf_l">»</strong>, sottolinea <strong>Pietro Invernizzi</strong>, Direttore Scientifico della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: helvetica, arial, sans-serif;"><strong class="Yjhzub" jscontroller="zYmgkd" jsuid="VQMSuf_l">«</strong>La salute è un bene universale, ma non è distribuita in modo equo.</span><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Tahoma',sans-serif;"><span style="font-family: helvetica, arial, sans-serif;"> <span class="agcmg">Le fotografie raccontano questa realtà: ospedali in contesti fragili, medici, infermieri e studenti italiani che lavorano fianco a fianco con colleghi internazionali, pazienti che affrontano la malattia con dignità e speranza. Sono immagini che parlano di incontro, ricerca, formazione e responsabilità globale</span>. <span class="agcmg">Perché questa mostra al San Gerardo?</span> <span class="agcmg">Perché l’IRCCS non è solo un ospedale: è un Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, con una forte vocazione alla ricerca e alla formazione - spiega il Presidente della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori <strong>Claudio Cogliati </strong>-. È convenzionato con l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e ospita il Campus Biomedico, dove si formano migliaia di studenti di Medicina e Professioni Sanitarie, coinvolti in progetti nazionali e internazionali sulla salute globale. La mostra, ospitata negli spazi del San Gerardo, è un invito a riflettere sul ruolo degli ospedali nel costruire una sanità più equa, in Italia e nel mondo<strong class="Yjhzub" jscontroller="zYmgkd" jsuid="VQMSuf_l">»</strong>.</span></span><o:p></o:p></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>Terapie farmacologiche: nuovi possibili medicinali rimborsabili approvati dall’EMA</title>
<link>https://www.italia24.news/terapie-farmacologiche-nuovi-possibili-medicinali-rimborsabili-approvati-dallema</link>
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<description><![CDATA[ Fino ad oggi l’80% è poi diventato rimborsabile in Italia. Nisticò, Presidente AIFA: “La strategia è quella di garantire anche il governo della spesa autorizzando la rimborsabilità di quei farmaci che dimostrino di apportate un reale vantaggio terapeutico rispetto a quelli già disponibili gratuitamente per i pazienti” ]]></description>
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<pubDate>Thu, 05 Feb 2026 11:41:57 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-2055eff2-7fff-45ce-3039-09e14a3a1ffa"><span>A comporre l’onda dei nuovi farmaci che con buone probabilità diverranno rimborsabili nel 2026, oltre all’attesissimo </span><strong>Kaftrio</strong><span> (combinazione dei principi attivi ivacaftor/tezacaftor/elexacaftor), per il quale il <strong>Consiglio di Amministrazione dell’AIFA</strong> ha appena approvato l’estensione per il trattamento della fibrosi cistica, ci sono altre terapie molto attese. In rampa di lancio c’è, tra gli altri, </span><strong>Mounjaro</strong><span> (tirzepatide), già noto per le sue capacità dimagranti ma indicato per la cura del diabete di tipo 2. A comporre l’armadietto in realtà poco fornito dei medicinali anti Alzheimer c’è poi l’anticorpo monoclonale contro il deterioramento cognitivo lieve nelle fasi iniziali della malattia. Nutrito il plotone dei farmaci antitumorali, che vanno </span><span>dall’<strong>Anktiva</strong></span><span> (nogapendekin alfa inbakicept) per il trattamento precoce del tumore alla vescica alla Car T di nuova generazione che con meno tossicità e maggiore efficacia tratta la leucemia linfoblastica acuta.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Sono solo alcuni dei 104 farmaci che nel 2025 hanno avuto parere positivo dall’</span><span><strong>Agenzia Europea per i Medicinali (EMA</strong>)</span><span> e che, dopo l’autorizzazione della Commissione Europea, sono destinati a far parte del bagaglio degli strumenti terapeutici a beneficio di medici e pazienti anche in Italia.  Di questi </span><strong>38</strong><span> sono prodotti a base di nuovi principi attivi, </span><strong>16</strong><span> sono medicinali orfani per le malattie rare, ben </span><strong>41</strong><span> (circa il 40% del totale) sono biosimilari, il “generico” dell’originale biologico.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Per rendere rapidamente disponibile un farmaco dopo l’approvazione europea, l’AIFA ha inserito quasi tutti questi medicinali nella classe </span><strong>Cnn (Classe C non negoziata</strong><span><strong>)</strong> dei farmaci non ancora valutati ai fini della rimborsabilità, e ne ha definito il regime di fornitura. Per alcuni medicinali è stata anche avviata, con le aziende che ne hanno presentato domanda, la negoziazione per la rimborsabilità da parte del Servizio sanitario Nazionale (SSN). Traguardo fino ad oggi raggiunto dall’</span><span>80</span><span>% dei medicinali autorizzati dall’Ema, percentuale tra le più alte d’Europa.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>«Fermo restando che la strategia di AIFA -specifica il Presidente dell’Agenzia, </span><strong>Robert Nisticò</strong><span>- è quella di garantire anche il governo della spesa autorizzando la rimborsabilità di quei farmaci che dimostrino di apportate un reale vantaggio terapeutico rispetto a quelli già disponibili gratuitamente per i pazienti».</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Buona parte di questi farmaci rappresentano nuove soluzioni per malati che avevano esaurito le opzioni di cura o per i quali i trattamenti esistenti erano insufficienti o a elevata tossicità. Altri sono la prima terapia disponibile per patologie che, fino ad oggi, ne erano prive.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Tra i medicinali con nuovi principi attivi, quelli dell’</span><span><strong>area oncologica</strong> </span><span>sono i più rappresentati con </span><strong>14</strong><span> farmaci (6 orfani), alcuni dei quali approvati con autorizzazione subordinata a condizioni, una procedura più rapida a cui si può ricorrere per garantire ai pazienti un accesso anticipato alla terapia a fronte di un bisogno di salute insoddisfatto. Anche se con dati clinici meno completi rispetto alle procedure ordinarie, il medicinale autorizzato soddisfa sempre i rigorosi standard in termini di efficacia, sicurezza e qualità e la ditta titolare deve fornire ulteriori dati per confermare che i benefici continuano a superare i potenziali rischi.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Tra questi, </span><strong>Anktiva</strong><span> (nogapendekin alfa inbakicept), un farmaco indicato per il trattamento precoce del tumore della vescica non muscolo-invasivo refrattario ai trattamenti ad oggi disponibili, e </span><strong>Aucatzyl</strong><span> (obecabtagene autoleucel), una CAR-T di nuova generazione a minore tossicità ed elevata efficacia per la leucemia linfoblastica acuta nei pazienti che non hanno risposto positivamente a molteplici linee di trattamento precedenti. È invece già approdato in Italia lo scorso dicembre (inserimento in Cnn) </span><strong>Zemcelpro</strong><span> (cellule CD34- derivate da cordone ombelicale di dorocubicel / allogenico, non espanse), una terapia cellulare indicata per i pazienti con tumori del sangue che necessitano di un trapianto di cellule staminali ma non hanno un donatore compatibile.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Con autorizzazione subordinata a condizioni hanno avuto il via libera anche </span><strong>Rezdiffra</strong><span> (resmetirom), primo trattamento per la steatoepatite associata a disfunzione metabolica (MASH), nota anche come “fegato grasso”,</span><span> </span><span>una patologia in fortissima crescita legata a stili di vita e obesità, per la quale finora non esistevano terapie farmacologiche approvate in UE, e </span><span><strong>Duvyzat</strong> </span><span>(givinostat), trattamento per la distrofia muscolare di Duchenne (DMD), una malattia genetica rara, a esito infausto, in cui i muscoli si indeboliscono progressivamente e perdono funzionalità. Entrambi i farmaci sono stati inseriti in classe Cnn a fine anno. Sempre in ambito neurologico si segnala il via libera a </span><span><strong>Kisunla</strong> </span><span>(donanemab), anticorpo monoclonale per il trattamento del deterioramento cognitivo lieve nelle fasi iniziali della malattia di Alzheimer.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Una svolta importante per i pazienti con diabete di tipo 1 al secondo stadio si attende da </span><strong>Teizeild</strong><span> (teplizumab), un medicinale first-in-class (capostipite di una nuova classe di farmaci) capace, in adulti e bambini a partire dagli otto anni di età, di ritardare la progressione della malattia ad uno stadio in cui compaiono i sintomi classici (sete eccessiva, aumento della minzione, fame intensa, perdita di peso, affaticamento, visione offuscata) e occorre ricorrere al trattamento con l’insulina.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Inserito a dicembre 2025 in classe Cnn è anche l’antiretrovirale </span><strong>Yeytuo</strong><span> (lenacapavir) per la profilassi pre-esposizione (PrEP), che rappresenta una novità nella prevenzione della trasmissione sessuale dell’infezione da HIV, per via delle due somministrazioni sottocutanee l’anno che affrancano i soggetti a rischio dall’assunzione di compresse per via orale su base giornaliera.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Tra i farmaci orfani in arrivo si segnalano altre due terapie avanzate (ATMP).</span><span> <strong>Waskyra</strong></span><span> (etuvetidigene autotemcel), la prima terapia genica ex vivo che utilizza le cellule staminali modificate e reinfuse del paziente (quindi senza rischio di rigetto) per correggere il difetto genetico della sindrome di Wiskott-Aldrich, una patologia immunitaria con opzioni terapeutiche fino ad oggi estremamente limitate. </span><strong>Vyjuvek</strong><span> (beremagene geperpavec) è una terapia genica topica innovativa in formulazione gel per il trattamento delle ferite in pazienti con epidermolisi bollosa distrofica, una malattia genetica della pelle, grave e debilitante.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Una importante opzione terapeutica per una rara patologia autoimmune che colpisce la tiroide, la malattia oculare di Graves, è rappresentata dall’anticorpo monoclonale </span><span><strong>Tepezza</strong> </span><span>(teprotumumab), inserito a novembre da AIFA in classe Cnn.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Dei sei farmaci autorizzati mediante il </span><strong>programma PRIME</strong><span> - che supporta lo sviluppo di medicinali ritenuti di elevato interesse per la salute pubblica dal punto di vista dell’innovazione terapeutica e destinati a pazienti con esigenze di cura insoddisfatte - si segnalano </span><strong>Brinsupri</strong><span> (brensocatib), il primo trattamento per la bronchiectasia non fibrocistica, una malattia polmonare grave, cronica e progressiva che comporta danni alle vie aeree e una severa disfunzione polmonare, e il vaccino </span><strong>Vimkunya</strong><span>  (vaccino contro la chikungunya) per la prevenzione della malattia causata dal virus Chikungunya. Questo vaccino – già inserito a giugno 2025 in Cnn - è uno strumento di prevenzione fondamentale per chi vive o viaggia in zone endemiche.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Altrettanto rilevanti per i pazienti sono le estensioni di indicazioni terapeutiche di medicinali già approvati. Nel 2025 l’EMA ne ha autorizzate ben 89, quasi la metà riguarda l’uso nella popolazione pediatrica di prodotti già autorizzati negli adulti. Tra questi </span><span>Kaftrio</span><span> (ivacaftor/tezacaftor/elexacaftor) e </span><span>Kalydeco</span><span> (ivacaftor), due farmaci per il trattamento della fibrosi cistica, </span><span>Mounjaro</span><span> (tirzepatide), per il trattamento del diabete di tipo 2 e </span><span>Ixchiq </span><span>(vaccino contro la chikungunya).</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Il 2025 ha segnato inoltre il boom delle autorizzazioni di medicinali </span><strong>biosimilari</strong><span>, con il numero più alto (41 farmaci) mai approvato in un solo anno dall’EMA. Di questi, 23 sono biosimilari di denosumab, un anticorpo monoclonale per il trattamento di patologie in ambito endocrinologico, come l'osteoporosi, la perdita di massa ossea e altre patologie dell’apparato scheletrico. I biosimilari - come i generici (sono </span><span>10</span><span> quelli autorizzati da EMA nel 2025) - rappresentano una risorsa preziosa per i sistemi sanitari perché consentono di ampliare l'accesso a trattamenti essenziali, con risparmi che possono essere reinvestiti per garantire l’introduzione di terapie innovative ad alto costo.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>«</span><span>Anche quest’anno l’Agenzia ha una missione impegnativa e stimolante da assolvere: rendere disponibile in tempi brevi l’onda di nuovi farmaci in arrivo, molti dei quali altamente innovativi e dal costo elevato – </span><span>commenta il Presidente </span><strong>Robert Nisticò</strong><span> – Novità importanti riguardano le terapie antitumorali, su cui la ricerca sta facendo importanti progressi, proponendo terapie geniche e cellulari, sempre più mirate, efficaci e a minor tossicità, destinate a specifiche sottopopolazioni di pazienti che non rispondono alle terapie già in uso. Siamo consapevoli che soprattutto alcuni dei farmaci autorizzati dall’EMA sono molto attesi in Italia, perché potrebbero rappresentare una svolta nel percorso di cura di malattie gravi. Per questo l’AIFA sta lavorando per rendere più celeri ed efficienti le procedure di valutazione e di negoziazione, grazie a una stretta collaborazione tra gli uffici tecnici e la Commissione Scientifica ed Economica. C’è un tema noto, legato alla sostenibilità di queste terapie, che ci richiama a una profonda riflessione sulla gestione della spesa farmaceutica nel suo complesso. Di questo ci stiamo occupando fornendo al legislatore il supporto dell’Agenzia nella definizione di una normativa e di una governance del farmaco più al passo coi tempi. I nuovi farmaci vanno poi attentamente monitorati nel loro uso clinico, sia sotto il profilo dell’efficacia che della sicurezza, perché non sempre le aspettative vengono confermate nella pratica ed è dovere dell’Agenzia assicurarsi che i farmaci siano premiati e garantiti dal Servizio Sanitario Nazionale solo in funzione del loro reale valore terapeutico aggiunto</span><span>».</span></p>
<p dir="ltr"><span></span></p>
<p dir="ltr"><span>Maggiori informazioni sul <a href="https://www.aifa.gov.it/-/l-onda-dei-nuovi-medicinali-approvati-da-ema" target="_blank" rel="noopener">sito</a> dell'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA)</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>Il progetto “Non c&amp;apos;è T da Perdere”: da Cortina d’Ampezzo una grande iniziativa di prevenzione andrologica gratuita</title>
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<description><![CDATA[ L’iniziativa di Regione Veneto, Azienda-Ospedale Università Padova e Università di Padova per la prevenzione andrologica a Cortina d&#039;Ampezzo organizza visite gratuite e screening mirati ]]></description>
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<pubDate>Thu, 05 Feb 2026 11:28:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-a71bda5b-7fff-362f-f306-bcd10a6387d1"><span>In occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali, parte da Cortina d’Ampezzo una grande iniziativa di prevenzione andrologica gratuita. Visite, screening e divulgazione per riportare al centro il benessere dell'uomo, dal “Testosterone” al “Tempo” per la diagnosi precoce.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Mentre i riflettori del mondo si accendono sulle nevi delle Dolomiti per le Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano Cortina 2026, una nuova sfida prende il via a bordo pista, questa volta dedicata alla tutela della salute. </span><span>Nasce “<strong>Non c’è T da perdere</strong>” (in inglese No T to Lose), un ambizioso <strong>progetto di prevenzione medica e divulgazione scientifica che accompagnerà l’intera durata dei Giochi olimpici, dal 6 febbraio al 15 marzo 2026</strong>.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Promosso da </span><strong>Regione del Veneto, Azienda Ospedale-Università Padova e Università degli Studi di Padova</strong><span><strong>, </strong>con il coordinamento scientifico del Prof. </span><strong>Andrea Garolla</strong><span>, l'iniziativa mira a sensibilizzare la popolazione maschile sul fondamentale tema della prevenzione in ambito andrologico.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Il nome del progetto gioca su una “T” che racchiude tre concetti fondamentali per la salute dell’uomo: Testicolo, Testosterone e non solo, ma anche Tempo. Elementi chiave spesso trascurati, ma determinanti per diagnosticare precocemente patologie che, se ignorate, possono compromettere la fertilità, la sessualità e il benessere generale.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Il cuore pulsante dell’attività sarà </span><span>a <strong>Cortina d’Ampezzo</strong></span><span>. Durante le gare, cittadini, turisti e appassionati potranno accedere agli ambulatori allestiti presso il SISP (in via Cesare Battisti 80, a due passi da Corso Italia) per effettuare visite gratuite e screening mirati per fasce d’età. Dai 14 ai 18 anni l’attenzione sarà sullo sviluppo puberale e la prevenzione dei tumori testicolari; per i giovani adulti (19-25 anni) il focus sarà sulla fertilità e le malattie sessualmente trasmissibili, mentre per gli over 50 si punterà sulla prevenzione prostatica e metabolica.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Oltre alle visite, il progetto animerà <strong>l’Agorà della Prevenzione</strong>: uno spazio di incontro dove, ogni pomeriggio prima delle premiazioni, medici, ricercatori e grandi testimonial dello sport e dello spettacolo si alterneranno per raccontare l’importanza di “giocare d’anticipo” contro le malattie. Tra i volti noti che supportano l'iniziativa spicca il campione di sci <strong>Kristian Ghedina</strong>, key testimonial del progetto.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Per il Presidente della Regione, <strong>Alberto Stefani</strong>, </span><span>«Salute e sport vanno quasi sempre a braccetto in quanto la prima è almeno in parte conseguenza del secondo. Quale vetrina migliore può quindi esserci per il Progetto “Non c’è T da perdere” se non la grande kermesse che ruota attorno agli aspetti più prettamente agonistici di un evento planetario come le Olimpiadi invernali? Auguro il miglior successo all’iniziativa, che ha tra l’altro il pregio di accendere i riflettori sulla prevenzione andrologica e su problemi molto impattanti sulla salute dell’uomo».</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Gli fa eco l’Assessore alla Sanità della Regione, <strong>Gino Gerosa</strong>, secondo il quale</span><span>, «La prevenzione gioca e giocherà , ancor più nell’immediato futuro, un ruolo fondamentale per migliorare la salute  dei cittadini. Deve iniziare nelle età più precoci per favorire un invecchiamento di successo. Tutto questo concorrerà’ a rendere il sistema sanitario più sostenibile e pronto a rispondere alle nuove sfide rappresentate da cronicità e fragilità».</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Il Prof. <strong>Andrea Garolla</strong>, coordinatore scientifico, spiega così l’importanza del progetto</span><span>: «In Italia, dopo l'abolizione della visita di leva nel 2005, è venuta a mancare l’unica forma di screening di massa per i giovani maschi. Oggi assistiamo a una vera e propria discriminazione di genere nella prevenzione: mentre le ragazze sono abituate fin da giovani ai controlli ginecologici, meno del 5% dei maschi sotto i vent'anni ha mai fatto una visita andrologica. Con "Non c'è T da perdere" vogliamo invertire questa rotta proprio nel contesto olimpico, dove il corpo e la salute sono protagonisti assoluti. La "T" del nostro slogan sta per Testicolo e Testosterone, ma soprattutto per Tempo: perché in medicina, come nello sport, il tempismo è tutto e la diagnosi precoce è la vera medaglia d'oro che può salvare la vita».</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Il progetto, che vede il supporto della <strong>Fondazione Foresta Ets</strong>, e gode del patrocinio di enti come il <strong>CONI</strong>, il <strong>CIP</strong>, <strong>l’Esercito Italiano, la Croce Rossa Italiana</strong>, rappresenta un modello unico di sinergia tra sport e salute pubblica, con l’obiettivo di lasciare un’eredità duratura: una maggiore consapevolezza che la prevenzione andrologica non ha età.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Per maggiori informazioni sul calendario degli eventi e per prenotare le visite gratuite, è possibile consultare il </span><a href="https://www.nottl.it/" target="_blank" rel="noopener"><span>sito ufficiale</span></a><span>.</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>Malattie tropicali neglette: difendere la salute globale</title>
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<description><![CDATA[ L&#039;appello dell’OMS, in occasione della Giornata Mondiale delle Malattie Tropicali Neglette del 30 gennaio, ad una maggiore consapevolezza del contesto globale delle patologie che tuttora colpiscono circa un miliardo di persone nel mondo ]]></description>
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<pubDate>Sun, 01 Feb 2026 21:50:54 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-502bfe32-7fff-c044-7a1b-ba3d04dc08dc"><span>"</span><strong>Unite, Act and Eliminate</strong><span>". Unire le forze, agire ed eliminare le malattie tropicali neglette: è questo l'invito rilanciato dall'</span><strong>Organizzazione Mondiale della Sanità</strong><span> in occasione della Giornata Mondiale delle Malattie Tropicali Neglette 2026. </span><span>Un appello che <strong>l'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA)</strong></span><span> raccoglie con convinzione, richiamando la </span><strong>responsabilità condivisa della comunità internazionale di mantenere alta l'attenzione su patologie che continuano a colpire milioni di persone nel mondo</strong><span> e che viene testimoniato anche attraverso l'illuminazione simbolica della propria sede.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>«Viviamo in un mondo in cui ci si muove sempre di più e, con le persone, viaggiano anche le malattie: infezioni che per lungo tempo abbiamo considerato lontane oggi possono raggiungere rapidamente nuovi territori», ha dichiarato il Presidente dell'AIFA, </span><strong>Robert Nisticò</strong><span>, «rendendo indispensabile un'attenzione costante, coordinata e globale da parte dei sistemi sanitari».</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Le malattie tropicali neglette comprendono un ampio gruppo di patologie causate da virus, batteri, protozoi, parassiti, funghi e tossine, che colpiscono circa un miliardo di persone nel mondo. Storicamente marginalizzate nell'agenda sanitaria globale, continuano a produrre un impatto sanitario, sociale ed economico rilevante, in particolare nei Paesi a basso e medio reddito, gravando anche sulle famiglie dei pazienti in termini di disabilità, esclusione sociale e perdita di produttività.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>I cambiamenti climatici e la crescente mobilità di persone, animali e merci caratterizzano il contesto globale in cui le malattie tropicali, in quanto trasmissibili, non sono più limitate ai Paesi a basso reddito, ma interessano anche le nostre latitudini, compresa l'Italia. </span><span>A conferma di questa evoluzione, <strong>dal 1° gennaio al 23 dicembre 2025</strong> il sistema di sorveglianza nazionale dell<strong>'Istituto Superiore di Sanità</strong> ha registrato 469 casi confermati di chikungunya e 217 casi di dengue. </span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>«I dati sulla chikungunya mostrano come queste infezioni possano ormai interessare direttamente anche il nostro Paese», ha aggiunto il Presidente Nisticò, «rafforzando la necessità di investire in prevenzione, sorveglianza epidemiologica, capacità diagnostiche e ricerca scientifica».</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>In questo scenario si inserisce la <strong>road map dell'OMS</strong> per il periodo <strong>2021-2030</strong>. A dicembre 2025, 58 Paesi avevano eliminato almeno una NTD e 84 processi di eliminazione erano stati completati e riconosciuti. Nel 2024 oltre 880 milioni di persone hanno ricevuto trattamenti contro le NTD, sostenuti anche da uno dei più grandi programmi di donazione di farmaci al mondo. Tra il 2011 e il 2025 sono stati distribuiti ai Paesi oltre 31 miliardi di compresse e flaconi.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Accanto all'azione dell'OMS, <strong>l'Agenzia Europea per i Medicinali</strong>, attraverso strumenti come lo <strong>Scientific Advice</strong>, <strong>la procedura PRIME e il Programma EU-M4all, </strong>promuove percorsi accelerati per lo sviluppo e l'accesso a vaccini e terapie innovative, in particolare per i Paesi a basso e medio reddito. In questo ambito, il <strong>Comitato per i Medicinali per Uso Umano (CHMP)</strong> ha recentemente espresso pareri su farmaci contro la schistosomiasi e la tripanosomiasi, mentre nuovi prodotti per chikungunya e dengue sono in fase di valutazione.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Gli interventi farmacologici restano tuttavia solo una parte della risposta alle malattie tropicali neglette, che richiede azioni integrate di sanità pubblica, controllo dei vettori, accesso all'acqua potabile, servizi igienici e promozione dell'igiene. I progressi globali dimostrano che l'eliminazione delle NTD è un obiettivo concreto che necessita di continuità di impegno, cooperazione internazionale e investimenti stabili nel tempo.</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>Neuropsichiatria: dimostrata l’associazione tra schizofrenia ed eccessivo rilascio di serotonina nella corteccia frontale</title>
<link>https://www.italia24.news/neuropsichiatria-dimostrata-lassociazione-tra-schizofrenia-ed-eccessivo-rilascio-di-serotonina-nella-corteccia-frontale</link>
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<description><![CDATA[ La ricerca del King&#039;s College di Londra in collaborazione con l&#039;Università di Padova, pubblicata su «JAMA Psychiatry», fornisce la prima prova diretta che un eccessivo rilascio di serotonina in aree cerebrali cruciali si lega ai sintomi più invalidanti del disturbo ]]></description>
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<pubDate>Sat, 31 Jan 2026 20:26:16 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-85719b36-7fff-9a2f-8c3d-6fd02d321c00"><span>Pubblicata su </span><span>«<strong>JAMA Psychiatry</strong>»</span><span> - con il titolo </span><a href="https://jamanetwork.com/journals/jamapsychiatry/article-abstract/2842666"><span>"Role of Serotonin in the Neurobiology of Schizophrenia and Association With Negative Symptoms"</span></a><span> - la ricerca dell'</span><strong>Institute of Psychiatry, Psychology &amp; Neuroscience del King's College di Londra</strong><span> - a cui hanno partecipato il Professor </span><strong>Mattia Veronese</strong><span> e la Postdoc </span><strong>Lucia Maccioni</strong><span> entrambi del Dipartimento di Ingegneria dell'Informazione dell'</span><strong>Università di Padova</strong><span> - che ha individuato un possibile nuovo bersaglio per trattare la schizofrenia.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Per la prima volta una ricerca - basata su un campione di pazienti - dimostra che </span><span>la <strong>schizofrenia è associata a un rilascio significativamente maggiore di serotonina nella corteccia frontale</strong></span><span><strong>,</strong> area cerebrale fondamentale per la motivazione e la pianificazione. Questo eccesso è strettamente </span><span>correlato alla gravità dei cosiddetti "sintomi negativi"</span><span> della malattia quali l'isolamento sociale, la mancanza di motivazione e la perdita di piacere per la vita, fattori tutti che impediscono alle persone di ristabilirsi.</span></p>
<p></p>
<h2 dir="ltr"><span>Lo studio</span></h2>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>I ricercatori hanno analizzato un gruppo di 54 persone (26 con schizofrenia e 28 sane) sottoponendoli a due scansioni PET - Tomografia a Emissione di Positroni che è una tecnica di diagnostica per immagini avanzata che usa radiofarmaci visualizzare e quantificare processi biologici, molecolari o recettoriali nei tessuti in vivo - con un radio-tracciante che si lega selettivamente ai recettori cerebrali della serotonina. Tra le due scansioni tutti i componenti del campione hanno ricevuto una singola dose del farmaco d-amfetamina, inducendo indirettamente il rilascio di serotonina.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>I ricercatori hanno notato un rilascio di serotonina molto più marcato nella corteccia frontale (area del cervello chiave per la motivazione e la pianificazione) e nelle persone con schizofrenia rispetto al gruppo di controllo. Ulteriori analisi hanno stabilito un legame diretto tra questo picco, la severità dei sintomi negativi e il grado di disabilità funzionale. L'ipotesi del </span><strong>coinvolgimento del sistema serotoninergico nella schizofrenia</strong><span> era stata proposta scientificamente oltre 60 anni fa, ma non era mai stata dimostrata in vivo un'alterazione del rilascio di serotonina in pazienti affetti da schizofrenia. I risultati della ricerca identificano la regolazione del sistema serotoninergico come candidato promettente per il trattamento della malattia.</span></p>
<p></p>
<p dir="ltr"><span>Alla ricerca ha partecipato un team del Dipartimento di Ingegneria dell'Informazione dell'Università di Padova. Grazie all'impiego di avanzate metodologie computazionali e statistiche, i ricercatori padovani hanno contribuito in modo determinante alla misurazione del legame tra l'azione farmacologica della d-amfetamina e le alterazioni molecolari associate alla schizofrenia.</span></p>
<p dir="ltr"><span></span></p>
<p dir="ltr"><span>«L'integrazione delle scienze bioingegneristiche, come quelle utilizzate in questo studio, sottolinea come la ricerca medica sperimentale moderna sia sempre più multidisciplinare e richieda competenze avanzate nelle tecnologie dell'informazione e nell'elaborazione dei dati - dice </span><strong>Mattia Veronese</strong><span> del Dipartimento di Ingegneria dell'Informazione dell'Università di Padova -. In particolare, l'analisi quantitativa delle neuroimmagini e l'uso di strumenti statistici sofisticati sono oggi fondamentali per interpretare fenomeni complessi come le alterazioni neurochimiche nei disturbi psichiatrici».</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>Psilocibina: basse dosi della sostanza mostrano benefici metabolici senza effetti psichedelici</title>
<link>https://www.italia24.news/psilocibina-basse-dosi-della-sostanza-mostrano-benefici-metabolici-senza-effetti-psichedelici</link>
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<description><![CDATA[ Uno studio coordinato dalle Università di Padova e Milano ha dimostrato miglioramenti di obesità, insulino-resistenza e steatosi epatica con la somministrazione cronica di dosi molto basse e non psichedeliche di psilocibina – una sostanza psichedelica naturale presente in alcuni funghi ]]></description>
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<pubDate>Thu, 29 Jan 2026 23:09:53 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-a0b4c788-7fff-bde0-9d61-225adc3daa13"><span>Un nuovo studio preclinico, pubblicato sulla rivista </span><span>«<strong>Pharmacological Research</strong>»</span><span> e guidato dalle </span><strong>Università di Padova e Milano</strong><span>, apre nuove prospettive per la cura delle malattie metaboliche dimostrando che la </span><strong>somministrazione cronica di dosi molto basse e non psichedeliche di psilocibina</strong><span> – una sostanza psichedelica naturale presente in alcuni funghi – produce significativi benefici metabolici in modelli di obesità, diabete di tipo 2 e steatosi epatica associata a disfunzione metabolica (MASLD), senza coinvolgere i meccanismi cerebrali responsabili degli effetti psichedelici.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>In un modello di malattia metabolica indotta dalla dieta, il trattamento a lungo termine con psilocibina ha determinato una riduzione dell'aumento ponderale, un marcato miglioramento della sensibilità insulinica, la normalizzazione della glicemia e una regressione della steatosi epatica. Tali benefici si sono verificati senza ridurre l'assunzione di cibo e senza effetti collaterali sul sistema nervoso centrale, suggerendo un meccanismo d'azione prevalentemente periferico, distinto da quello alla base degli effetti psichedelici.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Attraverso analisi molecolari, lo studio ha mostrato una </span><strong>quasi completa normalizzazione del metabolismo epatico, riducendo i grassi "tossici" e riattivando i meccanismi che permettono all'insulina di funzionare correttamente</strong><span><strong>; </strong>questi cambiamenti si riflettono anche in un miglioramento visibile della struttura del fegato e dei principali indicatori metabolici.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<h2 dir="ltr"><span>Il potenziale terapeutico della psilocibina</span></h2>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Oltre agli effetti epatici e glicemici, la psilocibina ha dimostrato di </span><strong>preservare la funzione e la forza del muscolo scheletrico</strong><span>, ritardando la perdita di performance muscolare associata all'obesità: le analisi molecolari indicano infatti un ripristino della sensibilità alla leptina, un ormone chiave nella regolazione dell'energia e della massa muscolare.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Un aspetto particolarmente rilevante della ricerca riguarda il meccanismo d'azione: i benefici metabolici osservati dipendono infatti da un recettore della serotonina presente nel fegato (5-HT₂B) e non coinvolgono il recettore cerebrale responsabile degli effetti psichedelici. Questo significa che è possibile separare l'azione metabolica della psilocibina dagli effetti sul sistema nervoso centrale.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>«Questi dati mettono in discussione l'idea che il potenziale terapeutico della psilocibina sia necessariamente legato all'esperienza psichedelica – </span><span>osserva la prof.ssa <strong>Sara De Martin</strong>, </span><span>corresponding author </span><span>della ricerca e docente al Dipartimento di Scienze del Farmaco dell'Università di Padova </span><span>–. A basse dosi croniche, la psilocibina agisce come modulatore periferico del metabolismo, in particolare a livello epatico, attraverso un pathway serotoninergico distinto».</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>«Questi studi, condotti in un modello sperimentale nel topo, suggeriscono che la psilocibina potrebbe rappresentare una nuova cura per MASLD, il diabete di tipo 2 e l'obesità nell'uomo» </span><span>aggiunge il prof. <strong>Franco Folli,</strong> </span><span>corresponding author </span><span>e</span><span> </span><span>docente al Dipartimento di Scienze della Salute dell'Università di Milano</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span><strong>I risultati suggeriscono che strategie terapeutiche basate su psilocibina non psichedelica potrebbero rappresentare una nuova classe di farmaci metabolici</strong>,</span><span> con potenziali applicazioni nel trattamento di MASLD, obesità, diabete di tipo 2 e delle complicanze muscolari associate. Gli autori sottolineano che saranno necessari studi clinici per confermare sicurezza, dosaggio ed efficacia nell'uomo, sebbene dati clinici preliminari di farmacocinetica e tollerabilità a basse dosi supportino la fattibilità traslazionale di questo approccio.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Lo studio è stato condotto nell'ambito di una collaborazione internazionale e multi-istituzionale, guidata </span><span><strong>dall'Università di Padova e dall'Università di Milano, con l'Institute of Oncology Research (IOR) di Bellinzona, l'Azienda Socio-Sanitaria Territoriale (ASST) dei Sette Laghi di Varese e l'Università dell'Insubria, supportata da MGGM Therapeutics (New York) e Neuroarbor Therapeutics (Delaware)</strong>,</span><span> coinvolgendo centri di ricerca in <strong>Italia</strong></span><strong>, Svizzera, Germania e Stati Uniti.</strong></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Link allo studio: <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1043661825005055?via%3Dihub" target="_blank" rel="noopener">Low, non-psychedelic doses of psilocybin as a novel treatment for MASLD, obesity and type 2 diabetes via 5-HT2B receptor-dependent mechanisms – «Pharmacological Research» – 2026</a></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>Cellule tumorali: sviluppata una piattaforma di microscopia integrata per catturare la loro dinamica</title>
<link>https://www.italia24.news/cellule-tumorali-sviluppata-una-piattaforma-di-microscopia-integrata-per-catturare-la-loro-dinamica</link>
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<description><![CDATA[ Una nuova piattaforma di microscopia integrata, sviluppata dall&#039;AIRC, consente di osservare in laboratorio in tempo reale come le cellule tumorali ricevono stimoli meccanici che influenzano l&#039;invasività, lo sviluppo di metastasi e la risposta ai farmaci, e come reagiscono a tali stimoli ]]></description>
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<pubDate>Thu, 29 Jan 2026 23:09:15 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-e7cafded-7fff-947f-ed9b-b8ccca9437f1"><span>Una nuova piattaforma è stata sviluppata da un gruppo interdisciplinare dell'</span><strong>Istituto Airc di Oncologia Molecolare Ets (IFOM</strong><span><strong>) di Milano, dell'Università Statale di Milano e dell'Università degli Studi di Perugia</strong>, <strong>del CNRS-Institut Curie di Parigi e del Cnr-Iom di Perugia</strong></span><span><strong>,</strong> grazie anche al sostegno di un </span><strong>My First AIRC Grant (MFAG) e di un Prin PNRR</strong><span><strong>.</strong> La piattaforma permette di </span><span><strong>misurare simultaneamente proprietà meccaniche e risposte biochimiche in sferoidi ottenuti da cellule di tumore del seno</strong>.</span><span> Gli sferoidi sono masse cellulari microscopiche in tre dimensioni con cui è possibile cercare di riprodurre in laboratorio l'architettura e le interazioni dei tessuti tumorali. Gli esperimenti condotti hanno rivelato che deformazioni cicliche attivano rapidamente il </span><strong>gene dello stress ATF3</strong><span> e inducono comportamenti più invasivi. La tecnologia completamente ottica sviluppata, descritta ora sull'autorevole rivista scientifica </span><strong>Advanced Science</strong><span>, apre nuove prospettive per comprendere i processi alla base della progressione tumorale e per potere in futuro agire su di essi.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Comprendere come le cellule tumorali ricevono e trasformano gli stimoli meccanici è una delle frontiere più promettenti dell'oncologia moderna. Le risposte a tali stimoli possono infatti influenzare la crescita di un tumore, la sua invasività e la capacità di dare metastasi. Negli ultimi anni è emerso che le forze fisiche nei tessuti sono ben di più dello scenario in cui i tumori crescono, dato che ne influenzano direttamente l'invasività, lo sviluppo delle metastasi e la risposta ai farmaci</span><span>.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Tuttavia, studiare questi processi mentre accadono, in tempo reale e senza modificare le cellule, è estremamente difficile. Gli strumenti disponibili fino a poco tempo fa permettevano infatti solo osservazioni parziali e non simultanee di diversi processi. O si misurava la componente meccanica, o quella biochimica, spesso in condizioni semplificate e lontane dalla complessità dei tessuti tipica dell'organismo umano.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Oggi un gruppo interdisciplinare di ricercatori di IFOM Ets, Università degli Studi di Perugia, Università degli Studi di Milano, Istituto Officina dei materiali del Consiglio nazionale delle ricerche di Perugia (Cnr-Iom) e Institut Curie – CNRS di Parigi, con competenze diverse in fisica, bioingegneria e biologia del tumore, ha sviluppato una piattaforma fotonica integrata di nuova generazione che supera questi ostacoli.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<h2 dir="ltr"><span>Luce per l'osservazione delle cellule tumorali</span></h2>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Il sistema messo a punto è totalmente </span><strong>ottico</strong><span>. Combina per la prima volta la </span><span>tecnica di microscopia avanzata Brillouin</span><span>, con cui si può misurare la rigidità e le proprietà meccaniche tramite la luce, e la tecnologia Raman, in grado di </span><strong>rivelare la composizione biochimica all'interno di un microdispositivo fluidico</strong><span>. Ciò consente di osservare e misurare simultaneamente le proprietà meccaniche e le risposte biochimiche delle cellule tumorali in sistemi tridimensionali complessi come gli sferoidi tumorali. Questi ultimi sono masse cellulari microscopiche in tre dimensioni con cui è possibile cercare di riprodurre in laboratorio l'architettura e le interazioni dei tessuti tumorali, ricreando sperimentalmente condizioni molto simili ai tessuti viventi.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>«Per la ricerca sul cancro questo progresso è fondamentale – spiega </span><strong>Silvia Caponi</strong><span><strong>, </strong>fisica del Cnr-Iom di Perugia. La transizione tecnologica è analoga a ciò che ha portato, alla fine degli anni Venti del Novecento all'integrazione di audio e video nel cinema sonoro. La piattaforma fotonica funziona infatti un po' come produrre un film con immagine e audio sincronizzati, combinando allo stesso tempo ciò che le cellule "sentono" in termini di forze fisiche, come rigidità e deformazione, con il monitoraggio delle loro risposte, come le variazioni di durezza e le conseguenti risposte molecolari. Se questi processi sono analizzati separatamente, potremmo raccontare di volta in volta solo metà della storia».</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>«Si tratta infatti - sottolinea </span><strong>Brenda Green</strong><span>, bioingegnere canadese che ha potuto condurre lo studio grazie a un My First AIRC Grant (MFAG) presso IFOM, l'Istituto AIRC di Oncologia Molecolare di Milano - di un sistema non invasivo, basato esclusivamente sull'uso della luce e che permette di osservare in laboratorio il comportamento delle cellule tumorali mentre vengono sottoposte a stimoli meccanici simili a quelli comuni nei tessuti viventi».</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>«Questa nuova piattaforma rappresenta un salto di qualità nella diagnostica ottica», prosegue Silvia Caponi (Cnr-Iom). «Grazie all'integrazione di tecniche di microscopia avanzata su un chip microfluidico, possiamo ottenere allo stesso tempo informazioni meccaniche e molecolari: misuriamo la rigidità delle cellule e ne osserviamo la risposta meccanica utilizzando approcci ottici senza contatto, che sfruttano unicamente la luce».</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Applicata a sferoidi tridimensionali di tumore al seno, la tecnologia ha mostrato che deformazioni meccaniche cicliche inducono modificazioni immediate nella forma del nucleo cellulare e attivano una forte risposta allo stress, evidenziata da un aumento notevole dell'espressione del gene ATF3. «Si tratta di un gene – illustra Brenda Green – che si attiva quando una cellula riceve uno stress meccanico, metabolico o ambientale, che può influenzare processi legati alla sopravvivenza, all'adattamento e, nei tumori, al potenziale invasivo» «È sorprendente», sottolinea nuovamente Green «<strong>osservare quanto rapidamente le cellule reagiscono e, soprattutto, come mantengono memoria dello stimolo meccanico</strong>: a 24 ore di distanza mostrano già un comportamento più invasivo, come se la forza applicata avesse riscritto il loro programma biologico».</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Il cuore della piattaforma è un </span><span>innovativo dispositivo microfluidico</span><span> che consente di applicare alle cellule stimoli fisici controllati, simulando con grande accuratezza le condizioni dei tessuti viventi. «La microfluidica ci permette di riprodurre compressioni, flussi e deformazioni con una finezza irraggiungibile con gli strumenti tradizionali», aggiunge il Prof. </span><strong>Maurizio Mattarelli</strong><span> responsabile del Laboratorio di Imaging nel Dipartimento di Fisica e Geologia dell'Università degli Studi di Perugia. «Combinando queste condizioni dinamiche con la sensibilità della microscopia Brillouin–Raman, otteniamo una visione inedita dei processi di adattamento cellulare in condizioni dinamiche, finora impossibili da misurare in tempo reale».</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>«Questa tecnologia – conclude </span><strong>Giorgio Scita</strong><span>, direttore del laboratorio </span><span>Meccanismi di migrazione delle cellule tumorali</span><span> di IFOM Ets e Professore Ordinario di Patologia Generale all'Università degli Studi di Milano, – apre una nuova prospettiva per lo studio dei tumori in sistemi tridimensionali come gli sferoidi tumorali. È un </span><strong>approccio completamente ottico, non invasivo e compatibile con i modelli biologici avanzati utilizzati in meccanobiologia</strong><span>: un importante passo avanti per comprendere i processi che guidano la progressione tumorale e in futuro per poter agire su di essi».</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Le istituzioni coinvolte includono IFOM Ets di Milano; Università degli Studi di Perugia (Dipartimento di Fisica e Geologia; Dipartimento di Chimica, Biologia e Biotecnologie); Università degli Studi di Milano (Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia); CNRS UMR144 – Institut Curie e Institut Pierre-Gilles de Gennes di Parigi; e il Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto Officina dei Materiali (Cnr-Iom) di Perugia.</span></p>
<p dir="ltr"><span></span></p>
<p dir="ltr"><span>Link allo studio: "<a href="https://advanced.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/advs.202513153" target="_blank" rel="noopener">Brillouin Microscopy of Breast tumor Spheroids On-a-Chip: Mechanical and Transcriptional Responses to Microfluidic-Induced Rapid Deformations", Advanced Science, First published: 16 December 2025</a></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>Fibrosi cistica: estesa la platea dei pazienti che possono accedere gratuitamente ai nuovi farmaci modulatori di CFTR</title>
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<description><![CDATA[ Il via libera del Consiglio di Amministrazione dell&#039;AIFA all&#039;utilizzo gratuito di alcuni farmaci ai malati di fibrosi cistica che rispondono alle nuove indicazioni autorizzate da EMA per i modulatori del gene CFTR ]]></description>
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<pubDate>Thu, 29 Jan 2026 23:08:57 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-46002460-7fff-4e8c-a37d-293e1dd1b391"><span>Tutti i malati di fibrosi cistica che rispondono alle nuove indicazioni autorizzate da </span><strong>European Medicines Agency (EMA)</strong><span> per i modulatori del <strong>gene CFTR</strong> potranno beneficiare gratuitamente del farmaco </span><strong>Kaftrio</strong><span> (ivacaftor/tezacaftor/elexacaftor) in associazione con </span><strong>Kalydeco</strong><span> (ivacaftor). È quanto ha deciso il <strong>Consiglio di Amministrazione dell'AIFA</strong> nella seduta del 28 gennaio, a chiusura di una serrata trattativa condotta dalla </span><strong>Commissione Scientifica ed Economica (CSE)</strong><span> dell'Agenzia con l'azienda farmaceutica titolare del medicinale.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il farmaco era già rimborsato in Italia per i pazienti a partire dai 2 anni di età con le mutazioni più comuni, che interessano circa l'80% dei malati (oltre 3.000 in Italia, secondo le stime). Con l'estensione alle mutazioni più rare, la platea dei pazienti che accederanno al trattamento a carico del Servizio Sanitario Nazionale ricomprenderà anche la quasi totalità dei malati non ancora inclusi nella rimborsabilità (circa 1.600), che fino ad oggi non avevano valide alternative di cura.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La decisione, molto attesa, è stata possibile grazie all'importante sconto (confidenziale) ottenuto dall'Agenzia sul prezzo proposto dall'azienda all'inizio della negoziazione, a luglio 2025.</span></p>
<p dir="ltr"><span>La <strong>fibrosi cistica</strong> è una malattia genetica rara e progressiva che colpisce soprattutto l'apparato respiratorio e quello digerente. É dovuta a un gene mutato, chiamato </span><strong>gene CFTR (Cystic Fibrosis Transmembrane Regulator),</strong><span><strong> </strong>che determina la produzione di muco eccessivamente denso. Questo muco chiude i bronchi, portando a infezioni respiratorie ripetute, e ostruisce il pancreas impedendo la corretta digestione e assimilazione del cibo. I farmaci modulatori della proteina CFTR, come Kaftrio e Kalydeco, agiscono sulla funzionalità respiratoria, migliorando significativamente la qualità di vita dei pazienti.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il CdA ha anche ammesso alla rimborsabilità </span><strong>Alyftrek</strong><span> (vanzacaftor/tezacaftor/deutivacaftor), un altro modulatore CFTR di nuova generazione per la fibrosi cistica, somministrabile in due compresse da assumere una volta al giorno in pazienti di età pari o superiore a 6 anni.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Complessivamente il via libera del Consiglio di Amministrazione ha riguardato 2 farmaci orfani, 2 nuove molecole, 7 generici, 3 biosimilari e 5 estensioni di indicazione terapeutica.</span></p>
<p dir="ltr"><span>«</span><span>Su alcuni di questi farmaci, come quelli per la fibrosi cistica, c'era molta attesa da parte dei pazienti </span><span>– afferma il Presidente </span><strong>Robert Nisticò</strong><span> –</span><span> e siamo lieti che l'impegno dell'Agenzia nel confronto con l'azienda abbia consentito di concludere positivamente l'iter di negoziazione, essendo nostra priorità mettere a disposizione dei cittadini i medicinali essenziali. Chiaramente è responsabilità dell'AIFA far sì che i costi di queste nuove terapie siano sostenibili per il Servizio Sanitario Nazionale. Per questo è fondamentale valutare l'innovazione in funzione del suo reale valore aggiunto per i pazienti e in un'ottica di investimento per il sistema sanitario nel suo complesso. Farmaci che modificano radicalmente la storia di una patologia e contribuiscono ad aumentare l'aspettativa di vita in condizioni di salute migliori, sono anche una risorsa per il SSN perché consentono ad esempio di ridurre l'impatto dei costi di ospedalizzazione e di tutti quei trattamenti che si rendono necessari per fronteggiare le complicanze frequenti e gravi cui vanno incontro i pazienti a causa di queste malattie</span><span>».</span></p>
<p class="v1MsoNormal">«È difficile descrivere l’emozione di questo momento -<b><i><span> </span></i></b><span>dichiara<strong> Antonio Guarini, </strong>Presidente LIFC<b><i> </i></b>- Dopo un lungo periodo di attesa e di battaglie, vedere riconosciuto il diritto alla cura per tanti pazienti finora esclusi significa aprire un nuovo capitolo nella storia della fibrosi cistica in Italia».</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Quella del 28 gennaio è una giornata decisiva, da ricordare, per la comunità fibrosi cistica (FC) in Italia. La Commissione Scientifica ed Economica (CSE) di AIFA ha finalmente approvato l’estensione dell’indicazione terapeutica di Kaftrio® in combinazione con Kalydeco® per tutte le persone con fibrosi cistica di età pari o superiore a 2 anni che presentano almeno una mutazione non di classe I nel gene CFTR (Cystic Fibrosis Transmembrane Conductance Regulator).</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Tutto questo permetterà ad ulteriori circa <b>1.500 persone </b>con fibrosi cistica di accedere ad un trattamento innovativo che finora li vedeva esclusi, e offrirà un’alternativa terapeutica, secondo giudizio dei medici, a coloro che abbiano avuto una risposta insoddisfacente o che non abbiano tollerato il Kaftrio.</span></p>
<p class="v1MsoNormal">«Per molti bambini, ragazzi ed adulti con fibrosi cistica, questo non è solo un farmaco: è una nuova possibilità di vita, di studio, di lavoro, di relazioni, di autonomia - aggiunge <strong>Guarini </strong>- Siamo felicissimi, ma non possiamo dimenticare chi è ancora orfano di cura definitiva: continueremo a lavorare e impegnarci anche per loro».</p>
<p class="v1MsoNormal"><span>La decisione della CSE di AIFA è il risultato di un lavoro costante di confronto e sensibilizzazione che LIFC porta avanti da mesi, insieme alla Società Italiana per lo Studio della Fibrosi Cistica, alle famiglie, alle Istituzioni e all’intera comunità scientifica.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>L’Associazione aveva chiesto a gran voce che la valutazione dell’estensione fosse affrontata con priorità da parte di AIFA, per garantire finalmente l’accesso ai nuovi farmaci al 30% circa delle persone con FC che ne erano ancora escluse.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Kaftrio® ed Alyftrek® rappresentano oggi le terapie più avanzate disponibili per agire sulla causa alla base della fibrosi cistica, migliorando in modo significativo la funzione respiratoria, lo stato di nutrizione, la qualità della vita e la prospettiva di sopravvivenza</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>LIFC ringrazia AIFA per l’attenzione e la sensibilità dimostrate e continuerà a collaborare con le istituzioni affinché la decisione venga resa operativa in tutte le regioni nel più breve tempo possibile.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il secondo farmaco orfano è </span><strong>Lyvdelzi</strong><span> (seladelpar), indicato per il trattamento della colangite biliare primaria.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Le due nuove molecole ammesse alla rimborsabilità sono gli anticorpi monoclonali:</span></p>
<ul>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Alhemo</strong> </span><span>(concizumab), per la profilassi di routine degli episodi emorragici in pazienti con emofilia A o B</span></p>
</li>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span><strong>Andembry</strong> </span><span>(garadacimab) per la prevenzione di routine degli attacchi ricorrenti di angioedema ereditario</span></p>
</li>
</ul>
<p dir="ltr"><span>Saranno rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale anche altri 2 biosimilari di aflibercept (</span><strong>Baiama</strong><span> e </span><strong>Eydenzelt</strong><span>), il farmaco per la degenerazione maculare neovascolare correlata all'età,</span><span> </span><span>e di golimumab</span><span> </span><span>(</span><strong>Gobivaz</strong><span>), l'anticorpo monoclonale utilizzato per il trattamento di forme moderate e severe di artrite reumatoide, artrite psoriasica e spondilite anchilosante e colite ulcerosa.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Saranno ammessi alla rimborsabilità anche i primi generici di nintedanib (</span><strong>Nintedanib Teva e Viatris, Nipfilan, Puqod</strong><span>), di nintedanib esilato (</span><strong>Nintedanib Accord e Sandoz</strong><span>), indicati per il trattamento della fibrosi polmonare idiopatica e di malattie interstiziali polmonari, e dell'antiepilettico brivaracetam (</span><strong>Brivaracetam Teva</strong><span>).</span></p>
<p dir="ltr"><span>Le altre estensioni di indicazione terapeutica che saranno a carico del SSN sono:</span></p>
<ul>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><strong>Fabhalta</strong><span> (iptacopan), per il trattamento della glomerulopatia da C3, una rara e grave malattia renale</span></p>
</li>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><strong>Jivi</strong><span> (fattore VIII), per il trattamento e la profilassi delle emorragie nei pazienti precedentemente trattati, di età ≥7 anni, con emofilia A</span></p>
</li>
<li aria-level="1" dir="ltr">
<p dir="ltr" role="presentation"><span></span><span><strong>Kisqali</strong> </span><span>(ribociclib), per il cancro della mammella in fase iniziale.</span><span></span></p>
</li>
</ul>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Diabendro unisce diabete, endocrinologia ed andrologia</title>
<link>https://www.italia24.news/diabendro-unisce-diabete-endocrinologia-ed-andrologia</link>
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<description><![CDATA[ Novità e connessioni delle patologie endocrino-metaboliche e gonadiche ]]></description>
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<pubDate>Mon, 26 Jan 2026 11:51:31 +0100</pubDate>
<dc:creator>Gaia Moschetti</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p data-start="332" data-end="742"><em data-start="332" data-end="343">Diabendro</em> torna a mettere in rete competenze e saperi clinici. <strong data-start="397" data-end="408">Diabete</strong>, <strong data-start="410" data-end="428">endocrinologia</strong> e <strong data-start="431" data-end="445">andrologia</strong> sono stati al centro della <strong data-start="473" data-end="502">III edizione di Diabendro</strong>, il meeting annuale che unisce in un’unica parola – e in un unico approccio – tre ambiti fondamentali della medicina. L’evento si è svolto per due giorni presso l’<strong data-start="666" data-end="695">Hotel Gli Dei di Pozzuoli</strong>, riunendo <strong data-start="706" data-end="741">i massimi esperti della materia</strong>.</p>
<p data-start="744" data-end="918">Il congresso è stato <strong data-start="765" data-end="815">presieduto dalla professoressa Annamaria Colao</strong>, con <strong data-start="821" data-end="880">Responsabile scientifico il professor Rosario Pivonello</strong> e <strong data-start="883" data-end="917">Co-responsabile Davide Menafra</strong>.</p>
<blockquote data-start="920" data-end="1280">
<p data-start="922" data-end="1280">«La diabetologia, l’andrologia e la medicina della riproduzione e della sessualità, insieme all’endocrinologia, sono discipline della medicina umana strettamente interconnesse, che condividono molteplici meccanismi fisiopatologici e descrivono disordini ad eziologia multifattoriale, frequentemente associati», ha spiegato <strong data-start="1245" data-end="1279">il professor Rosario Pivonello</strong>.</p>
</blockquote>
<h3 data-start="1282" data-end="1362"><strong data-start="1286" data-end="1362">Metabolismo, ormoni e salute riproduttiva: un legame sempre più evidente</strong></h3>
<p data-start="1364" data-end="1915">In particolare, le <strong data-start="1383" data-end="1433">alterazioni del metabolismo glico-insulinemico</strong>, metaboliche e cardiovascolari risultano <strong data-start="1475" data-end="1499">altamente prevalenti</strong> nei pazienti con <strong data-start="1517" data-end="1567">disfunzioni gonadiche, riproduttive e sessuali</strong>, così come nei soggetti affetti da <strong data-start="1603" data-end="1652">patologie endocrine ipofisarie e surrenaliche</strong>, quali <strong data-start="1660" data-end="1675">Acromegalia</strong>, <strong data-start="1677" data-end="1713">Deficit di ormone della crescita</strong> e <strong data-start="1716" data-end="1739">Sindrome di Cushing</strong>.<br data-start="1740" data-end="1743">D’altro canto, anche i <strong data-start="1766" data-end="1813">disordini gonadici, riproduttivi e sessuali</strong> risultano frequenti nei pazienti con <strong data-start="1851" data-end="1862">diabete</strong> e con patologie endocrine ipofisarie e surrenaliche.</p>
<p data-start="1917" data-end="2321">Cresce inoltre l’interesse per le <strong data-start="1951" data-end="2003">condizioni metaboliche legate allo stile di vita</strong>, come l’<strong data-start="2012" data-end="2023">obesità</strong>, e per il ruolo della <strong data-start="2046" data-end="2060">nutrizione</strong> e dell’<strong data-start="2068" data-end="2088">esercizio fisico</strong> come strumenti di <strong data-start="2107" data-end="2129">prevenzione e cura</strong>. Temi affrontati in un’ottica di <strong data-start="2163" data-end="2191">aggiornamento innovativo</strong>, sia come fattori di rischio sia come possibili <strong data-start="2240" data-end="2266">soluzioni terapeutiche</strong> per le disfunzioni gonadiche, riproduttive e sessuali.</p>
<h3 data-start="2323" data-end="2408"><strong data-start="2327" data-end="2408">Dalle terapie farmacologiche allo stile di vita: approcci integrati alla cura</strong></h3>
<p data-start="2410" data-end="2926">Oltre alla patologia in sé, anche le <strong data-start="2447" data-end="2473">terapie farmacologiche</strong> impiegate nei diversi trattamenti possono avere un impatto su <strong data-start="2536" data-end="2575">metabolismo, fertilità e sessualità</strong>. Durante il congresso sono stati presentati i <strong data-start="2622" data-end="2675">più recenti dati della letteratura internazionale</strong>, utili per la <strong data-start="2690" data-end="2709">pratica clinica</strong>, in particolare nella gestione delle <strong data-start="2747" data-end="2795">sequele metaboliche, riproduttive e sessuali</strong>. Ampio spazio è stato dedicato anche al <strong data-start="2836" data-end="2889">ruolo cardine delle modifiche dello stile di vita</strong> e all’<strong data-start="2896" data-end="2925">integrazione nutraceutica</strong>.</p>
<p data-start="2928" data-end="3292">Il programma ha previsto <strong data-start="2953" data-end="3024">sessioni con esperti provenienti da centri di riferimento nazionali</strong>, che hanno illustrato le <strong data-start="3050" data-end="3099">più recenti evidenze diagnostico-terapeutiche</strong> e le <strong data-start="3105" data-end="3146">nuove prospettive di cura trasversali</strong>. Non sono mancati <strong data-start="3165" data-end="3195">dibattiti e tavole rotonde</strong> su tematiche controverse e multidisciplinari, con momenti di discussione plenaria e interattiva.</p>
<p data-start="3294" data-end="3828">Il congresso era rivolto principalmente ai <strong data-start="3337" data-end="3364">professionisti sanitari</strong> – andrologi, urologi, ginecologi, ostetriche, endocrinologi, diabetologi, nutrizionisti, internisti, oncologi, psicologi/psichiatri, infermieri, medici di medicina generale e biologi – ma anche a tutti coloro che intendessero approfondire il <strong data-start="3607" data-end="3699">legame fisiopatologico tra diabete, endocrinopatie e disfunzioni riproduttive e sessuali</strong>. Forte anche l’attenzione alla <strong data-start="3731" data-end="3760">formazione degli studenti</strong>, coinvolti attivamente indipendentemente dal livello di istruzione.</p>
<p data-start="3294" data-end="3828">Numerose le <strong data-start="3842" data-end="3864">sessioni di lavoro</strong>, tra cui:<br data-start="3874" data-end="3877"><strong data-start="3877" data-end="3918">Diabete e complicanze cardiovascolari</strong>; <strong data-start="3920" data-end="3976">Obesità, diabete, riproduzione e sessualità maschile</strong>; <strong data-start="3978" data-end="4042">Andrologia, riproduzione e sessualità: nuovi scenari di cura</strong>; <strong data-start="4044" data-end="4094">Asse ipotalamo-ipofisi-surrene e cronobiologia</strong>; <strong data-start="4096" data-end="4168">Alterazioni della secrezione del GH e complicanze cardio-metaboliche</strong>; <strong data-start="4170" data-end="4237">Ecografia in ambito endocrinologico, ginecologico e andrologico</strong>, in collaborazione con <strong data-start="4261" data-end="4270">SIUMB</strong> e <strong data-start="4273" data-end="4283">SIEAMS</strong>.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Un batterio intestinale alleato del fegato e della salute metabolica</title>
<link>https://www.italia24.news/un-batterio-intestinale-alleato-del-fegato-e-della-salute-metabolica</link>
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<description><![CDATA[ Uno studio internazionale, a cui ha preso parte anche l&#039;Italia con il Cnr-Ispaam, l&#039;Università di Tor Vergata e l&#039;IRCCS Neuromed, ha rivelato che il batterio intestinale Dysosmobacter welbionis è in grado di convertire il mio-inositolo presente negli alimenti in acido butirrico, un composto ben noto per i suoi effetti benefici sulla salute. Questo batterio può essere, quindi, considerato un buon candidato alla base della produzione di nuovi probiotici per la prevenzione e la cura di alcune malattie metaboliche nell&#039;uomo. La ricerca è pubblicata sulla rivista Gut ]]></description>
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<pubDate>Fri, 23 Jan 2026 17:05:24 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<div class="v1elementToProof">
<p data-start="446" data-end="889">Un batterio intestinale poco conosciuto ma dalle grandi potenzialità potrebbe aprire nuove prospettive nella <strong data-start="555" data-end="638">prevenzione e nel trattamento dei disturbi metabolici e delle malattie epatiche</strong>. Si tratta di <strong data-start="653" data-end="682"><em data-start="655" data-end="680">Dysosmobacter welbionis</em></strong>, protagonista di un ampio studio internazionale che ha evidenziato il suo <strong data-start="757" data-end="809">ruolo chiave nel proteggere la salute del fegato</strong>, nonché nel prevenire e migliorare possibili <strong data-start="855" data-end="888">disturbi di natura metabolica</strong>.</p>
<p data-start="891" data-end="1288">Alla ricerca hanno partecipato l’<span class="whitespace-normal">Istituto per il sistema produzione animale in ambiente Mediterraneo del Cnr</span> (Cnr-Ispaam), l’<span class="whitespace-normal">Università degli Studi di Roma Tor Vergata</span> e l’<span class="whitespace-normal">IRCCS Neuromed</span>, insieme a numerosi atenei e centri di ricerca europei. Lo studio è stato coordinato dall’<span class="whitespace-normal">Université catholique de Louvain</span> e dal <span class="whitespace-normal">WEL Research Institute</span> ed è stato pubblicato sulla rivista scientifica <strong data-start="1278" data-end="1287"><em data-start="1280" data-end="1285">Gut</em></strong>.</p>
<h3 data-start="1290" data-end="1348"><strong data-start="1294" data-end="1348">Un indicatore di buona salute epatica e metabolica</strong></h3>
<p data-start="1350" data-end="1791">I risultati mostrano che <strong data-start="1375" data-end="1404"><em data-start="1377" data-end="1402">Dysosmobacter welbionis</em></strong> è associato a un <strong data-start="1422" data-end="1470">quadro di buona salute metabolica ed epatica</strong>. In particolare, la sua <strong data-start="1495" data-end="1533">assenza o ridotta rappresentazione</strong> nell’intestino sembra essere una caratteristica di soggetti affetti da <strong data-start="1605" data-end="1660">steatosi epatica associata a disfunzione metabolica</strong> o da <strong data-start="1666" data-end="1694">fibrosi epatica avanzata</strong>; viceversa, la sua presenza è associata a un <strong data-start="1740" data-end="1790">miglioramento di possibili disturbi metabolici</strong>.</p>
<p data-start="1793" data-end="2301">Come spiega <strong data-start="1805" data-end="1829">Antonio Dario Troise</strong>, coordinatore dello studio per il Cnr-Ispaam:<br data-start="1875" data-end="1878">«Lo studio si è concentrato sul potenziale ruolo protettivo di questo batterio intestinale per la salute del fegato: la sua assenza o ridotta rappresentazione nell'intestino sembra essere una caratteristica di soggetti affetti da steatosi epatica associata a disfunzione metabolica, o presentanti una fibrosi epatica avanzata; viceversa, la sua presenza è associata a un miglioramento di possibili disturbi metabolici».</p>
<h3 data-start="2303" data-end="2374"><strong data-start="2307" data-end="2374">Dal mio-inositolo all’acido butirrico: una via metabolica unica</strong></h3>
<p data-start="2376" data-end="3017">L’aspetto più innovativo emerso dalla ricerca è la capacità di <strong data-start="2439" data-end="2468"><em data-start="2441" data-end="2466">Dysosmobacter welbionis</em></strong> di metabolizzare il <strong data-start="2489" data-end="2506">mio-inositolo</strong> – un poliolo naturalmente presente in <strong data-start="2545" data-end="2587">frutta, legumi, cereali e frutta secca</strong>, noto per migliorare la <strong data-start="2612" data-end="2640">sensibilità all’insulina</strong> e la <strong data-start="2646" data-end="2689">composizione del microbiota intestinale</strong> – trasformandolo in <strong data-start="2710" data-end="2729">acido butirrico</strong>, un composto che svolge un ruolo cruciale per la <strong data-start="2779" data-end="2821">salute metabolica ed epatica dell’uomo</strong>. Sebbene alcuni batteri intestinali possano convertire questa molecola in <strong data-start="2896" data-end="2913">acido acetico</strong> e <strong data-start="2916" data-end="2936">acido propionico</strong>, non era mai stata dimostrata la possibilità di trasformarla in acido butirrico.</p>
<p data-start="3019" data-end="3950">«L'ampia analisi metagenomica compiuta ha permesso di valutare l'associazione del batterio con biomarcatori di rischio metabolico e di verificare come il batterio possieda una “via metabolica unica” per convertire il mio-inositolo alimentare in acido butirrico, differenziandosi così da tutti gli altri commensali intestinali», prosegue <strong data-start="3360" data-end="3378">Andrea Scaloni</strong>, ricercatore del Cnr-Ispaam coinvolto nello studio. «Data la significativa presenza di questo batterio nell'intestino di soggetti sani e la sua costante associazione con la salute metabolica ed epatica dell'ospite, il batterio Dysosmobacter welbionis risulterebbe, quindi, emergere come un candidato ideale per lo sviluppo di probiotici di nuova generazione da usare in approcci terapeutici innovativi diretti al microbiota intestinale dell'uomo e volti a prevenire e/o gestire malattie metaboliche come il cosiddetto fegato grasso, l'obesità e il diabete di tipo 2».</p>
<p data-start="3952" data-end="4463">Test di <strong data-start="3960" data-end="4012">somministrazione del batterio in modelli animali</strong> affetti da <strong data-start="4024" data-end="4052">fegato grasso (steatosi)</strong> hanno permesso di verificare un <strong data-start="4085" data-end="4159">significativo miglioramento della glicemia e della disfunzione epatica</strong>. «La scoperta, poi, che la fermentazione del mio-inositolo determini direttamente la produzione di acido butirrico potrebbe modificare gli attuali paradigmi della ricerca sulle interazioni dieta–microbiota–ospite, ed in particolare quelli riguardanti la somministrazione alimentare di tale poliolo».</p>
</div>
<div class="v1elementToProof"><b> </b></div>
<div class="v1elementToProof"><b>Link allo studio</b><b>:</b> </div>
<div class="v1elementToProof">Articolo "A novel myo-inositol to butyrate fermentation pathway in the prevalent human gut species Dysosmobacter welbionis, a bacterium associated with improved metabolic and liver health"</div>
<div class="v1elementToProof">Gut (2025), doi.org/10.1186/s40168-024-02002-9 </div>
<div class="v1elementToProof"><a href="https://gut.bmj.com/content/early/2026/01/06/gutjnl-2025-336617.abstract" target="_blank" rel="noopener">https://gut.bmj.com/content/early/2026/01/06/gutjnl-2025-336617.abstract</a> </div>]]> </content:encoded>
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<title>Il farmacista clinico tra formazione e sistema sanitario</title>
<link>https://www.italia24.news/il-farmacista-clinico-tra-formazione-e-sistema-sanitario</link>
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<description><![CDATA[ Intervista a Maria Cecilia Giron, docente di Farmacologia e direttrice del Master in Farmacia Clinica dell’Università di Padova ]]></description>
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<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 13:47:11 +0100</pubDate>
<dc:creator>Rossella Guido</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span>La crescente complessità dei percorsi di cura rende sempre più evidente la necessità di figure professionali capaci di integrare competenze farmacologiche avanzate e visione clinica all’interno dei team multidisciplinari. È in questo contesto che si consolida il ruolo del farmacista clinico, al centro del convegno </span><span>Il farmacista (sempre più) clinico. Una professione al centro del percorso terapeutico</span><span>, svoltosi il 14 gennaio all’Archivio Antico di Palazzo del Bo, a Padova.</span></p>
<p dir="ltr"><span>L’incontro, ospitato dall’</span><strong>Università di Padova</strong><span>, ha messo a confronto esperienze, modelli europei e prospettive normative, offrendo una fotografia aggiornata di una figura professionale destinata a incidere in modo strutturale sulla qualità e sulla sicurezza delle cure.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Il farmacista clinico tra Europa e Italia</span></h3>
<p dir="ltr"><span>In molti Paesi europei, dal Regno Unito al Belgio, dalla Spagna ai Paesi nordici, il farmacista clinico è da tempo parte integrante dei reparti ospedalieri, delle terapie intensive, dei programmi di antimicrobial stewardship e della gestione delle cronicità. Un modello che ha dimostrato, dati alla mano, di migliorare appropriatezza prescrittiva, outcome clinici e sostenibilità dei sistemi sanitari.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Anche in Italia il quadro sta cambiando. Le esperienze presentate durante il convegno hanno mostrato come il farmacista clinico contribuisca in modo determinante alla revisione delle terapie, alla gestione della politerapia nell’anziano fragile, al supporto nelle scelte terapeutiche complesse e nella produzione di farmaci avanzati, dalla terapia intensiva all’assistenza territoriale.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Professoressa Giron, perché oggi si parla con tanta forza di farmacista clinico?</span></h3>
<p dir="ltr"><span>«Nell’ultimo ventennio la medicina ha compiuto passi da gigante in termini di precocità diagnostica, intervento clinico ed efficacia delle terapie farmacologiche e avanzate. Patologie un tempo considerate incurabili e ad alta mortalità si sono trasformate in malattie croniche, con un significativo <strong>prolungamento dell’aspettativa e della qualità di vita.</strong></span></p>
<p dir="ltr"><span>Parallelamente, <strong>è cambiato profondamente il profilo dello specialista medico</strong>, sempre più focalizzato sulla gestione di specifici gruppi di patologie, così come quello del paziente, che oggi richiede risposte rapide, chiare e spesso “risolutive”. La crescente disponibilità di informazioni – non sempre affidabili – attraverso internet e i social media ha inoltre favorito la ricerca del cosiddetto “super specialista”, contribuendo ad aumentare la complessità del sistema.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Tutto questo ha portato a un contesto sanitario estremamente articolato, che non può più permettersi una gestione frammentata della terapia farmacologica. Basti pensare che ogni anno l’<strong>Agenzia Europea dei Medicinali </strong>approva circa un centinaio di nuovi farmaci, a ulteriore testimonianza della complessità crescente nella gestione delle terapie.</span></p>
<p dir="ltr"><span>L’aumento delle cronicità, della politerapia, dell’utilizzo di farmaci ad alto rischio, di dispositivi medici e delle terapie avanzate rende quindi indispensabile una figura dotata di competenze farmacologiche approfondite in specifici ambiti clinici, ma anche di una reale visione globale del paziente, considerando età, comorbidità, stato psicofisico e contesto familiare, lavorativo e sociale.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il farmacista clinico risponde a questa esigenza: opera all’interno dei team multidisciplinari, contribuisce alla revisione critica delle terapie, intercetta e previene errori, migliora l’appropriatezza prescrittiva e supporta le decisioni terapeutiche più complesse. Non si tratta di un ruolo “aggiuntivo”, ma di una <strong>risposta strutturale ai bisogni attuali del sistema di cura</strong>, con ricadute significative sia sulla qualità di vita del paziente che sull’efficienza e sulla sostenibilità del sistema sanitario».</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>In Europa è una figura già consolidata. L’Italia è pronta?</span></h3>
<p dir="ltr"><span>«L’<strong>Italia</strong> sta compiendo passi importanti, ma si trova ancora in una fase di transizione. In molti Paesi europei, il <strong>farmacista clinico ospedaliero</strong> è da anni una presenza stabile nei reparti, nelle terapie intensive, nei programmi di </span><span>antimicrobial stewardship</span><span> e nella gestione delle patologie croniche.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Nel<strong> Regno Unito</strong>, inoltre, si è sviluppata anche la figura del </span><span>farmacista prescrittore</span><span>, che si occupa direttamente della gestione di alcune patologie minori (ad esempio infezioni urinarie non complicate, sindromi simil-influenzali e infezioni cutanee superficiali). In questi casi il farmacista <strong>può prescrivere i farmaci necessari seguendo protocolli rigorosi,</strong> elaborati in collaborazione con il medico clinico-specialista, con medicinali appropriati e rimborsati dal Servizio Sanitario anglosassone. Questo approccio consente un intervento tempestivo, riducendo il rischio di aggravamenti legati a un ritardo nell’inizio della terapia.</span></p>
<p dir="ltr"><span>I dati inglesi mostrano un aumento costante degli accessi in farmacia e un elevato livello di <strong>soddisfazione dei cittadini,</strong> a fronte di una riduzione dei tempi di attesa per le visite mediche. Ciò permette ai medici di concentrarsi sulle patologie più complesse e al sistema sanitario inglese di ottimizzare l’impiego delle risorse. La collaborazione strutturata tra medico, farmacista e servizio sanitario pone il cittadino al centro di un modello virtuoso, in cui ogni professionista contribuisce in modo complementare al benessere della comunità.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Anche <strong>in Italia</strong> esistono esperienze eccellenti. Nel corso dell’evento abbiamo cercato di valorizzarle attraverso il contributo di cinque direttori di reparti di farmacia ospedaliera operanti in contesti diversi – ospedali universitari, ULSS/ASL e IRCCS – provenienti da <strong>Padova, Roma e Germania,</strong> insieme alla rappresentanza dei giovani farmacisti delle farmacie aperte al pubblico (FENAGIFAR) e ad un’esperienza concreta di collaborazione tra clinico medico e clinico farmacista.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Queste realtà dimostrano come, grazie all’impegno dei singoli professionisti e delle singole strutture, il farmacista clinico svolga un <strong>ruolo fondamentale nel garantire sicurezza e appropriatezza delle cure</strong>, migliorare gli outcome clinici e contribuire alla sostenibilità del sistema sanitario. La sfida, oggi, è trasformare queste esperienze virtuose in modelli riconosciuti e diffusi, integrando in modo strutturale il farmacista clinico nei percorsi assistenziali.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Un percorso che negli Stati Uniti è già ampiamente consolidato, dove esistono figure di farmacisti clinici altamente specializzati in contesti assistenziali specifici – come </span><span>Emergency Medicine Pharmacy, Critical Care Pharmacy, Oncology Pharmacy, Pain Management Pharmacy</span><span> o </span><span>Pediatric Pharmacy</span><span> – a seguito di un percorso formativo di circa dieci anni o poco più».</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Quanto conta la formazione in questo percorso?</span></h3>
<p dir="ltr"><span>«La formazione è l’elemento chiave. Grazie al costante impegno delle società scientifiche dei farmacisti ospedalieri, come SIFO e SIFACT in Italia e EAHP (</span><em>European Association of Hospital Pharmacists</em><span>) a livello europeo, sono stati sviluppati <strong>percorsi formativi mirati </strong>a fornire una preparazione avanzata, strutturata e fortemente orientata alla pratica clinica ultraspecialistica, in stretta collaborazione con le università.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Diversi modelli europei dimostrano chiaramente che il farmacista clinico cresce attraverso <strong>percorsi post-laurea dedicati, formazione sul campo e lo sviluppo di competenze cliniche, comunicative e decisionali.</strong> La formazione non può quindi essere improvvisata, ma deve essere riconosciuta, continua e integrata nei contesti assistenziali reali.</span></p>
<p dir="ltr"><span>È proprio in questa direzione che si inserisce il <strong>Master FACTO</strong>, recentemente attivato presso l’Università di Padova grazie a una forte collaborazione tra il Dipartimento di Scienze del Farmaco e i Direttori delle Unità Operative di Farmacia Ospedaliera dell’Azienda Ospedale-Università di Padova, dell’ULSS 6 Euganea e dell’IOV. L’obiettivo è colmare il divario tra teoria e pratica, formando farmacisti capaci di dialogare con i clinici, interpretare il contesto assistenziale e contribuire attivamente alle decisioni terapeutiche.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Se vogliamo che il farmacista clinico diventi una risorsa stabile e strutturale del sistema sanitario, dobbiamo investire seriamente nella formazione avanzata. Non può trattarsi di percorsi occasionali, legati esclusivamente all’impegno e all’entusiasmo di singoli professionisti o di poche realtà ospedaliere, ma di opportunità accessibili e riconosciute per tutti coloro che desiderano intraprendere questo avanzamento di professionalità e competenza.</span></p>
<p dir="ltr"><span>In questo contesto si inserisce anche l’intervento della Dott.ssa <strong>Di Turi, </strong>Direttore dell’UO di Farmacia Ospedaliera ASL Roma 3 e Segretario Generale e Responsabile Legale di SINAFO, che nel corso dell’evento ha illustrato il nuovo disegno di legge attualmente in discussione al Senato sul farmacista clinico, finalizzato a rimodellare e aggiornare l’attuale sistema assistenziale.</span></p>
<p dir="ltr"><span>L’attenzione crescente sul piano politico e normativo rappresenta un’ulteriore conferma della presa di coscienza dell’importanza strategica del farmacista clinico nella società contemporanea. Una figura chiamata a operare non solo nelle diverse aree cliniche ospedaliere, ma anche a raccogliere la sfida della continuità delle cure sul territorio, contribuendo a restituire alla farmacia aperta al pubblico un ruolo centrale di supporto al paziente, in modo complementare e integrato all’attività del medico di medicina generale».</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Una figura strategica per la continuità delle cure</span></h3>
<p dir="ltr"><span>Dal confronto tra accademia e sistema sanitario è emerso con chiarezza il valore del farmacista clinico nella continuità ospedale-territorio. La sua integrazione nei team consente di ridurre errori, migliorare la sicurezza del paziente e garantire maggiore coerenza terapeutica nei passaggi tra diversi setting assistenziali, soprattutto nei pazienti fragili e cronici.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Il convegno ha acceso i riflettori sul necessario riconoscimento normativo di questa figura nel contesto italiano, alla luce delle strategie già adottate a livello europeo.</span></p>
<p></p>]]> </content:encoded>
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<title>Demenza frontetemporale: ripristinando una proteina chiave nel cervello è possibile migliorare i sintomi</title>
<link>https://www.italia24.news/demenza-frontetemporale-ripristinando-una-proteina-chiave-nel-cervello-e-possibile-migliorare-i-sintomi</link>
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<description><![CDATA[ Una ricerca coordinata dall&#039;Università di Padova dimostra che è possibile ripristinare una proteina chiave nel cervello e migliorare i sintomi di demenza frontotemporale ]]></description>
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<pubDate>Mon, 19 Jan 2026 19:21:38 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-f421d986-7fff-2e7f-e2b5-d7763b97ebba"><span>La terapia genica basata su cellule staminali ematopoietiche autologhe (HSC-GT) – che provengono cioè dalla stessa persona che riceverà il trattamento e che hanno la capacità di generare tutte le cellule del sangue – rappresenta una promettente strategia per il trattamento di gravi malattie neurodegenerative causate da mutazioni del gene GRN come la Demenza Frontotemporale (FTD) e una rara patologia pediatrica, la CeroidoLipofuscinosi neuronale di tipo 11 (CLN11). Queste patologie, ad oggi senza cura, sono caratterizzate dalla carenza della proteina progranulina (PGRN) nel cervello, essenziale per la sopravvivenza dei neuroni.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Nello studio pubblicato sulla rivista<strong> «Science Translational Medicine»</strong> e guidato dall'<strong>Università di Padova</strong> i ricercatori hanno utilizzato una tecnica di terapia genica </span><span>ex vivo</span><span>: hanno prelevato <strong>cellule staminali ematopoietiche</strong>, le hanno corrette geneticamente in laboratorio inserendo una copia funzionante del gene umano GRN e le hanno poi trapiantate in un modello murino che riproduce le caratteristiche principali delle due malattie. Una volta trapiantate (per via endovenosa o intracerebroventricolare), queste cellule hanno raggiunto il cervello e si sono trasformate in cellule simili alla microglia – le "sentinelle" del sistema immunitario del cervello –, capaci di produrre progranulina in modo stabile nel tempo.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>«In tutte le condizioni sperimentali è stata osservata una ricostituzione della produzione di PGRN nel sistema nervoso centrale da parte delle cellule geneticamente modificate derivate dal trapianto – </span><strong>afferma la prof.ssa Alessandra Biffi, corresponding author dello studio e docente al Dipartimento di Salute della Donna e del Bambino dell'Università di Padova</strong><span><strong> </strong>–. Ciò ha determinato una </span><span style="text-decoration: underline;">correzione dell'accumulo lipidico, una diminuzione della neuroinfiammazione (gliosi) e un miglioramento delle funzioni comportamentali, in particolare del riconoscimento sociale.</span><span> Di particolare interesse è l'osservazione che i benefici terapeutici sono stati ottenuti anche quando le cellule geneticamente modificate si sono insediate esclusivamente nel cervello, dopo somministrazione intracerebroventricolare del trattamento».</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Lo studio dimostra come <strong>una ricostituzione parziale ma stabile nel tempo della progranulina nel cervello sia sufficiente a correggere la patologia</strong>, aprendo nuove prospettive per lo sviluppo di terapie geniche efficaci per due patologie neurodegenerative severe e prive di trattamento quali la Demenza Frontotemporale e la CeroidoLipofuscinosi neuronale di tipo 11.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p><span>Link allo studio: </span><a href="https://www.science.org/doi/abs/10.1126/scitranslmed.adw9930" target="_blank" rel="noopener"><span>Restoration of progranulin by engineered hematopoietic stem cell–derived microglia corrects phenotypes of granulin knockout mice </span><span>– «Science Translational Medicine» – 2026</span></a></p>]]> </content:encoded>
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<title>Malattia polmonare cronica del prematuro: ottenere diagnosi precoci e prevenire le complicanze respiratorie con una ecografia polmonare</title>
<link>https://www.italia24.news/malattia-polmonare-cronica-del-prematuro-ottenere-diagnosi-precoci-e-prevenire-le-complicanze-respiratorie-con-una-ecografia-polmonare</link>
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<description><![CDATA[ Pubblicato su «Lancet Regional Health Europe» lo studio internazionale ‘Aerazione polmonare e scambio gassoso nei neonati pretermine che sviluppano displasia broncopolmonare da moderata a grave: uno studio prospettico multicentrico della coorte PATH-BPD’ coordinato delle Università di Padova e Parigi ]]></description>
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<pubDate>Thu, 15 Jan 2026 14:48:10 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-5a64e2a1-7fff-dd7d-db2f-6ddf659ebbdb"><span>La <strong>displasia broncopolmonare (BPD)</strong>, nota anche come malattia polmonare cronica del prematuro, rappresenta la più comune e grave complicanza respiratoria della prematurità. Ancora orfana di prevenzione e terapie efficaci, anche se alcuni farmaci sono in avanzata sperimentazione, non era possibile finora identificare quali neonati evolvessero verso le forme più gravi della malattia e le loro caratteristiche, prima che fosse “troppo tardi” e il danno polmonare già instaurato.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><strong>Lo studio ‘Aerazione polmonare e scambio gassoso nei neonati pretermine che sviluppano displasia broncopolmonare da moderata a grave: uno studio prospettico multicentrico della coorte PATH-BPD’, coordinato da Daniele De Luca (Ordinario di Neonatologia all’Università Paris Saclay), e Eugenio Baraldi (Ordinario di Pediatria all’Università di Padova), con la partecipazione di centri spagnoli, francesi e italiani, ha consentito di identificare molto precocemente con l’ecografia polmonare, i bambini che evolvono verso la BPD grave. Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista «Lancet Regional Health Europe» ha coinvolto quasi 250 estremi prematuri (peso medio 940 grammi).</strong></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>«Tra questi prematuri, coloro che hanno sviluppato BPD grave mostravano un'aerazione polmonare all’ecografia polmonare e parametri di ossigenazione alterati fin dal decimo giorno di vita e l’aerazione polmonare mostrava un peggioramento costante nel tempo» spiega il prof. Eugenio Baraldi. </span></p>
<p dir="ltr"><span>«Si tratta di parametri facilmente misurabili al letto del neonato, in forma non invasiva e consentono di capire già dal decimo giorno di vita chi andrà incontro alla forma più grave della patologia» commenta il dott. <strong>Luca Bonadies</strong>, co-autore della ricerca ed esperto di ecografia polmonare.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Oggi vi sono due farmaci (IGF1 e r-hu-SPD) attualmente in fase avanzata di sperimentazione clinica da parte dei professori De Luca a Parigi e dal Prof. Baraldi e Dr. Bonadies presso la neonatologia dell’<strong>Azienda Ospedale-Università di Padova</strong>. Il loro utilizzo nella pratica clinica potrebbe essere guidato dall’ecografia polmonare che permetterebbe di selezionare precocemente i neonati che possono beneficiarne maggiormente.     </span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Il Prof. Baraldi coordina anche lo studio di fase I con vescicole extra-cellulari, che rappresenta una forma terapeutica ancora più innovativa per la prevenzione della BPD messa a punto presso la <strong>Torre della Ricerca Pediatrica “Città della Speranza”</strong> in collaborazione con il gruppo di ricerca  del Prof. <strong>Maurizio Muraca</strong>.  Gli sforzi della ricerca sono quindi tutti diretti verso un trattamento il più precoce e personalizzato possibile della BPD, con lo scopo di migliorarne la prognosi a lungo termine.</span></p>
<p dir="ltr"></p>
<p dir="ltr"><span>Lo studio pubblicato su Lancet è uno dei risultati della collaborazione siglata nel 2021 tra la <strong>rettrice Daniela Mapelli dell’Università di Padova e la rettrice dell’Università Paris-Saclay di Parigi</strong>. Si tratta di un accordo nell’ambito di un <strong>trattato del Quirinale tra Italia e Francia</strong>, per la promozione di progetti congiunti di ricerca clinica e traslazionale e lo scambio fra le università di giovani neonatologi.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Link allo studio: <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S266677622500376X?dgcid=SSRN_redirect_SD&amp;ssrnid=5556385" target="_blank" rel="noopener">"<span id="docs-internal-guid-e84d4478-7fff-7830-a4cc-3bbb53a943e0">Lung aeration and gas exchange in preterm infants developing moderate-to-severe bronchopulmonary dysplasia: a multicentre prospective study from the PATH-BPD cohort"</span></a></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>Welfare, percorso formativo per studenti nelle RSA: convenzione tra Università di Milano&#45;Bicocca e Fondazione La Pelucca</title>
<link>https://www.italia24.news/welfare-percorso-formativo-per-studenti-nelle-rsa-convenzione-tra-universita-di-milano-bicocca-e-fondazione-la-pelucca</link>
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<description><![CDATA[ Un accordo per integrare università e assistenza residenziale, rafforzando la formazione geriatrica degli specializzandi e la qualità delle cure agli anziani fragili ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202601/image_870x580_6967b285b81b5.webp" length="48922" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 16:11:48 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p>Rafforzare le competenze in ambito geriatrico e promuovere un percorso strutturato di formazione sul campo. È questo l’obiettivo della convenzione firmata tra<strong><span> </span>Fondazione Istituto Geriatrico ‘La Pelucca’<span> </span></strong>e<span> </span><strong>Università degli Studi di Milano-Bicocca</strong>, dedicata a un percorso formativo che consentirà agli specializzandi di svolgere attività e apprendimento all’interno della RSA, a contatto diretto con la complessità clinica e assistenziale dei pazienti. Tutto questo, mettendo in rete università e assistenza residenziale per migliorare la qualità delle cure agli anziani fragili.</p>
<p>A siglare l’accordo, per la Fondazione Istituto Geriatrico ‘La Pelucca’, sono stati il presidente<span> </span><strong>Giuseppe Nicosia<span> </span></strong>e il direttore generale e sanitario<span> </span><strong>Giuseppe Minutolo</strong>. Per l’Università degli Studi di Milano-Bicocca era presente il professor<span> </span><strong>Giuseppe Bellelli</strong>. A testimonianza del valore dell’iniziativa per il territorio, alla cerimonia ha partecipato anche il sindaco di Sesto San Giovanni,<span> </span><strong>Roberto Di Stefano.</strong></p>
<p><span>«</span>Sono molto soddisfatto, attraverso questa convenzione investiamo in modo concreto nella cultura geriatrica e nella qualità dell’assistenza<span>»</span> dichiara<span> </span><strong>Giuseppe Bellelli,</strong><span> </span>professore ordinario di Geriatria dell’<strong>Università di Milano-Bicocca</strong><span> </span>e già direttore della<span> </span><strong>Struttura Complessa di Geriatria</strong><span> </span>della<span> </span><strong>Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza</strong>, nominato presidente eletto per il biennio 2027-2028 della<span> </span><strong>Società Italiana di Gerontologia e Geriatria</strong>. <span>«</span>Mettere in relazione l’università, che ha il compito di produrre conoscenza e formazione, con una RSA di riferimento come La Pelucca, dove si affrontano ogni giorno fragilità cliniche complesse – aggiunge - consente di unire teoria e pratica. Sono convinto che questa partnership possa generare risultati significativi nella formazione, nella ricerca e soprattutto nell’appropriatezza e nell’efficacia delle cure erogate ai pazienti<span>».</span></p>
<p><span>«</span>Con questo accordo – dichiara<span> </span><strong>Giuseppe Minutolo</strong><span> </span>- rafforziamo la collaborazione con le università e offriamo agli specializzandi un’opportunità formativa sul campo, contribuendo al miglioramento continuo del nostro approccio assistenziale. Siamo felici di accogliere ragazzi e ragazze per costruire con l’Università un percorso stabile che ci permette di consolidare competenze, diffondere buone pratiche e alimentare un circolo virtuoso tra assistenza, studio e innovazione. Il nostro obiettivo resta uno: offrire agli anziani fragili e alle loro famiglie una presa in carico sempre più competente, umana e continua, valorizzando il lavoro quotidiano del nostro team e la collaborazione con istituzioni e mondo accademico<span>».</span></p>
<p>La complessa collaborazione - autorizzata dal<span> </span><strong>Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca</strong>, dal CdA dell'<strong>Università Bicocca<span> </span></strong>e dal Consiglio del<span> </span><strong>Dipartimento di Medicina e Chirurgia</strong><span> </span>della stessa, e nel rispetto dell’autonomia organizzativa delle parti - è finalizzata a sviluppare attività formative e di affiancamento in RSA, favorendo l’integrazione tra esperienza clinico-assistenziale e percorso universitario, con l’obiettivo di potenziare le competenze specialistiche in geriatria e welfare.<br>Inoltre, la Fondazione,<strong><span> </span>finanzierà una borsa di studio per uno specializzando in Geriatria,</strong><span> </span>che svolgerà parte della formazione alla Pelucca.</p>
<p>La convenzione si inserisce nel percorso di<span> </span><strong>buone pratiche per il Welfare</strong><span> </span>avviato dalla Fondazione ‘La Pelucca’. Un percorso che ha già portato alla costruzione di<span> </span><strong>partnership e progetti<span> </span></strong>orientati all’innovazione dei servizi e alla<span> </span><strong>tutela dei pazienti più fragili</strong>. Attività che spaziano dalla collaborazione sulle<span> </span><strong>cure palliative</strong><span> </span>per rafforzare il raccordo tra assistenza domiciliare e residenziale all’adesione a iniziative di confronto e studio in ambito manageriale e sanitario, fino al progetto-pilota dedicato alla<span> </span><strong>prevenzione della violenza contro il personale sanitario</strong>, con attività di sensibilizzazione che coinvolgono anche i familiari.</p>]]> </content:encoded>
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<title>L&amp;apos;imaging avanzato svela le differenze tra astrociti sani e malati: così potremo predire le malattie neurologiche</title>
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<description><![CDATA[ Una tecnica innovativa messa a punto da un team di ricerca del Cnr-Isof in collaborazione con la Boston University ha rivelato differenze cruciali nelle strutture proteiche degli astrociti, cellule cerebrali vitali per la salute del cervello: è stata così individuata una &#039;firma proteica&#039; dalla quale trarre informazioni sullo stato di buona salute di tali cellule rispetto a cellule malate. Lo spiega un articolo pubblicato su Advanced Science ]]></description>
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<pubDate>Tue, 13 Jan 2026 17:14:43 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<div class="v1elementToProof"><span style="font-size: 12pt;">Uno studio pionieristico Italia-Usa ha rivelato differenze molecolari e funzionali cruciali nelle strutture proteiche degli astrociti, cellule cerebrali a forma di stella, vitali per la salute del cervello: la ricerca, <a href="https://doi.org/10.1002/advs.202515228" target="_blank" rel="noopener">pubblicata su <i>Advanced Science</i>,</a> guidato dal team di ricerca della Professoressa <strong>Michelle Y. Sander </strong>della <strong>Boston University, </strong>e dal gruppo di <strong>Valentina Benfenati</strong> dall'Istituto per la sintesi organica e la fotoreattività del <strong>Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna</strong> (Cnr-Isof).</span></div>
<div class="v1elementToProof"><span style="font-size: 12pt;">Sfruttando la tecnica della microscopia fototermica multispettrale a infrarossi a risoluzione temporale avanzata, il team ha identificato le caratteristiche chimiche, strutturali e funzionali delle proteine degli astrociti: una "firma proteica" che rappresenta un indicatore del differenziamento degli astrociti e del loro stato di buona salute, e fornisce informazioni preziose per la comprensione di alcune malattie neurologiche.</span></div>
<div class="v1elementToProof"><span style="font-size: 12pt;"></span></div>
<div class="v1elementToProof"><span style="font-size: 12pt;">Lo studio ha preso in esame, in particolare, la <strong>morfologia dei "microdomini"</strong>, minuscole estensioni cellulari (a livello micrometrico) attraverso cui gli astrociti svolgono la loro funzione di mantenimento dell'equilibri tra biomolecole, ioni e acqua all'interno del cervello, comunicando con neuroni e vasi. La disfunzione e l'alterazione della morfologia e della chimica strutturale di questi microdomini è collegata a varie malattie croniche come l'Alzheimer e il glioma, ma i metodi attuali spesso non riescono ad analizzarla senza perturbare il loro stato fisiologico naturale. Lo studio colma questa lacuna offrendo un metodo unico per caratterizzare i microdomini astrocitari, trovando "firme proteiche" distinte negli astrociti differenziati rispetto a quelli non differenziati.</span></div>
<div class="v1elementToProof"><span style="font-size: 12pt;"></span></div>
<div class="v1elementToProof"><span style="font-size: 12pt;"><strong>Valentina Benfenati,</strong> co-leader del Cnr-Isof: <span>«</span>Lo studio combina interfacce con nanomateriali, neuroscienze e ottica innovativa per fornire l'esclusiva 'impronta digitale chimica' degli astrociti sani. Da anni studiamo approcci che ci consentano di studiare gli astrociti <i>in vitro </i>per utilizzarli nell'ambito della medicina predittiva, così da ridurre anche l'utilizzo di modelli animali in preclinica. Questo studio ci ha portato alla messa a punto di un modello unico, sia strutturalmente che funzionalmente, nella riproduzione di ciò che gli astrociti mostrano <i>in vivo<span>»</span></i>.</span></div>
<div class="v1elementToProof"><span style="font-size: 12pt;">Sono state, cioè, svolte analisi chimiche su due differenti tipologie di astrociti – rispettivamente "cresciuti" su nanomateriali o su substrati standard – rivelando che i primi hanno maggiore resistenza termica.</span></div>
<div class="v1elementToProof"><span style="font-size: 12pt;"><span>«</span>I nostri risultati evidenziano un legame diretto tra la struttura proteica secondaria degli astrociti differenziati e le dinamiche di diffusione attraverso cui gli astrociti regolano l'equilibrio di acqua e ioni nel cervello<span>»</span> aggiunge <strong>Chiara Lazzarini,</strong> co-prima autrice del lavoro.</span></div>
<div class="v1elementToProof"><span style="font-size: 12pt;"><span>«</span>Avere informazioni sull'architettura molecolare, la struttura chimica e la correlazione con la funzione dei microdomini degli astrociti attraverso un approccio senza marcatura (ovvero senza alterare il campione) rappresenta un significativo passo avanti nella comprensione degli astrociti e più in generale della glia, in stati di salute o di malattie come il glioma o l'Alzheimer, o del neurosviluppo, caratterizzati da alterazioni di morfologia o di processi di diffusione come il volume cellulare<span>»</span>. Aggiunge Lazzarini.</span></div>
<div class="v1elementToProof"><span style="font-size: 12pt;"></span></div>
<div class="v1elementToProof"><span style="font-size: 12pt;">Il lavoro, a cui hanno contribuito anche il Dipartimento di Bioscienze, Biotecnologie e Ambiente dell'Università di Bari e il dipartimento FaBit dell'Università di Bologna, è stato finanziato dall'Air Force Office of Scientific Research (AFOSR), Biophysics Program (ASTROLIGHT and ASTROTALK), della National Science Foundation (NSF) e del Ministero dell'Università e della Ricerca (MUR) tramite il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR-Ecosister) e NEXTGENERATIONEU (NGEU) PRIN-PNRR. Lo studio rientra nelle attività strategiche del gruppo di lavoro "<em>Advanced Materials, Nanomaterials and Biophysics"</em> della Commissione congiunta <strong>Italia-USA</strong> per la cooperazione scientifica e tecnologica tra il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale italiano e il Dipartimento di Stato americano, guidato dal Dott. Luigi Ambrosio (Cnr) e da Sofi Bin-Salamon (US-AFOSR).</span></div>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>Sarà rimborsato dal SSN il primo trattamento (Skyclarys) per l&amp;apos;Atassia di Friedreich</title>
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<description><![CDATA[ Ammessi alla rimborsabilità dal CdA dell&#039;AIFA 7 farmaci (di cui 3 orfani), 2 generici e 6 estensioni di indicazione terapeutica ]]></description>
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<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 13:28:13 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<div>Il Consiglio di Amministrazione dell'AIFA – nella seduta del 15 dicembre – ha dato il via libera alla rimborsabilità di<span> </span><b>Skyclarys</b> (omaveloxolone), farmaco orfano per il trattamento dell'atassia di Friedreich.</div>
<div>L'atassia di Friedreich è una malattia genetica rara che interessa principalmente il sistema nervoso centrale e il cuore. Esordisce durante l'infanzia o l'adolescenza e la sua progressione porta spesso alla perdita dell'autonomia motoria entro il terzo decennio di vita, mentre le complicanze cardiache rappresentano la principale causa di mortalità. Si stima che colpisca 1 persona ogni 20.000–50.000 nel mondo. In Italia, la prevalenza stimata è di circa 1,07 casi ogni 100.000 abitanti.   <br>Skyclarys, primo farmaco che ha dimostrato di rallentare la progressione della malattia, è stato autorizzato dall'Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) a febbraio 2024 e inserito da AIFA, a luglio 2024, nell'elenco dei farmaci distribuiti ai sensi della legge n. 648/1996, un programma di accesso precoce che consente l'erogazione gratuita ai pazienti eleggibili, con il costo interamente sostenuto dal Servizio Sanitario Nazionale.           <br>Adesso, dopo la negoziazione con l'Azienda titolare, il farmaco sarà disponibile in regime di rimborsabilità per il trattamento dei pazienti di età pari o superiore ai 16 anni, dietro prescrizione dei centri per la cura delle malattie rare.</div>
<div>Altri due farmaci orfani sono stati ammessi alla rimborsabilità:</div>
<ul>
<li><b>Hetronifly</b> (serplulimab), indicato in combinazione con carboplatino ed etoposide per il trattamento di prima linea di pazienti adulti con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso;</li>
<li><b>Winrevair</b> (sotatercept), indicato, in associazione ad altre terapie, per il trattamento dell'ipertensione arteriosa polmonare, per migliorare la capacità di esercizio fisico.</li>
</ul>
<div>Il CdA ha inoltre autorizzato la rimborsabilità di<span> </span><b>Recigar</b> (Citisina), una nuova molecola indicata per smettere di fumare. L'uso di Recigar permette di ridurre gradualmente la dipendenza da nicotina e di disabituarsi dal fumo di tabacco senza sintomi di astinenza da nicotina (come umore depresso, irritabilità, ansia, difficoltà a concentrarsi, insonnia, aumento dell'appetito). È consigliato nelle persone di età compresa tra i 18 e i 65 anni. La durata del trattamento è di 25 giorni.</div>
<div>Saranno rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale anche:</div>
<ul>
<li><b>Hympavzi</b> (marstacimab), per la profilassi di routine degli episodi di sanguinamento in pazienti con emofilia A o B severe;</li>
<li><b>Ibuprofene Gen Orph</b> (ibuprofene), per il trattamento del dotto arterioso pervio nei neonati prematuri;</li>
<li><b>Kayfanda</b> (odevixibat), per il trattamento del prurito colestatico da sindrome di Alagille (ALGS).</li>
</ul>
<div>Ammessi alla rimborsabilità anche due generici:</div>
<ul>
<li><b>Mesalazina DOC</b> (mesalazina), indicato per la colite ulcerosa;</li>
<li><b>Oroxelam<span> </span></b>(midazolam),<b><span> </span></b>indicato per le crisi convulsive acute prolungate nei bambini e negli adulti.          </li>
</ul>
<div>Tra le estensioni di indicazione terapeutica, gli anticorpi monoclonali<span> </span><b>Keytruda</b> (pembrolizumab) e<span> </span><b>Padcev</b> (enfortumab vedotin), in associazione tra loro, saranno rimborsati per il trattamento del carcinoma uroteriale.     </div>
<div><b>Keytruda</b> (pembrolizumab), in associazione ad altri farmaci, sarà rimborsato anche per il carcinoma dell'endometrio e della cervice.</div>
<div>Per il carcinoma dell'endometrio sarà anche rimborsata un'estensione di indicazione del farmaco<span> </span><b>Jemperli<span> </span></b>(dostarlimab). Infine,<span> </span><b>Pirferidone Sandoz</b> (pirferidone) sarà rimborsato per il trattamento della fibrosi polmonare idiopatica.</div>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>Tumore del colon&#45;retto: individuato un nuovo possibile bersaglio per l’immunoterapia</title>
<link>https://www.italia24.news/tumore-del-colon-retto-individuato-un-nuovo-possibile-bersaglio-per-limmunoterapia</link>
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<description><![CDATA[ Il recettore immunitario CD300e potrebbe aiutare a riattivare le difese contro il cancro. Uno studio dell&#039;Università di Padova ]]></description>
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<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 13:13:51 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<div class="flex flex-col text-sm pb-25">
<article class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" data-turn-id="request-WEB:095c0405-dd43-4260-84c6-7dda802f589d-16" data-testid="conversation-turn-32" data-scroll-anchor="true" data-turn="assistant" tabindex="-1">
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<div class="markdown prose dark:prose-invert w-full break-words light markdown-new-styling">
<p data-start="226" data-end="707">Un nuovo passo avanti nella comprensione dei meccanismi che permettono al <strong data-start="300" data-end="326">tumore del colon-retto</strong> di eludere il sistema immunitario arriva da Padova. Un gruppo di ricercatori del <strong data-start="408" data-end="449"><span class="whitespace-normal">Università di Padova</span></strong>, coordinato dalla professoressa <strong data-start="482" data-end="523"><span class="whitespace-normal">Gaia Codolo</span></strong>, ha identificato nel <strong data-start="545" data-end="577">recettore immunitario CD300e</strong> un potenziale nuovo bersaglio terapeutico, aprendo prospettive concrete per il potenziamento delle <strong data-start="677" data-end="706">immunoterapie oncologiche</strong>.</p>
<p data-start="709" data-end="972">Lo studio, sostenuto dalla <strong data-start="736" data-end="777"><span class="whitespace-normal">Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro</span></strong>, è stato pubblicato sul <em data-start="802" data-end="841"><span class="whitespace-normal">Journal for ImmunoTherapy of Cancer</span></em> e mostra come CD300e giochi un ruolo chiave nel rendere il <strong data-start="901" data-end="927">microambiente tumorale</strong> favorevole alla progressione della malattia.</p>
<h3 data-start="974" data-end="1014">Macrofagi “riprogrammati” dal tumore</h3>
<p data-start="1016" data-end="1454">I ricercatori hanno osservato che CD300e è espresso da specifiche cellule del sistema immunitario presenti all’interno del tumore, in particolare dai <strong data-start="1166" data-end="1179">macrofagi</strong>, cellule dell’immunità innata normalmente deputate alla difesa dell’organismo. L’attivazione di questo recettore, indotta dai segnali prodotti dal tumore stesso, spinge i macrofagi verso uno stato che <strong data-start="1381" data-end="1415">favorisce la crescita tumorale</strong> e indebolisce la risposta immunitaria.</p>
<p data-start="1456" data-end="1953">«Abbiamo scoperto che CD300e è fortemente indotto da segnali prodotti dal tumore stesso, che riprogrammano i macrofagi rendendoli meno capaci di sostenere la risposta delle cellule T», commenta Gaia Codolo. Le cellule T rappresentano infatti uno dei pilastri della risposta immunitaria antitumorale. «L’identificazione di CD300e come uno dei regolatori chiave di questo processo apre nuove prospettive per lo sviluppo di strategie terapeutiche innovative», aggiunge la coordinatrice della ricerca.</p>
<p data-start="1955" data-end="2211">Secondo lo studio, <strong data-start="1974" data-end="2005">inibire o silenziare CD300e</strong> potrebbe contribuire a riattivare le difese immunitarie dell’organismo, aumentando l’efficacia delle terapie immunologiche già in uso, soprattutto nei pazienti che oggi non rispondono a questi trattamenti.</p>
<h3 data-start="2213" data-end="2253">Un lavoro costruito passo dopo passo</h3>
<p data-start="2255" data-end="2499">Un contributo determinante allo studio è arrivato dalle prime autrici dell’articolo, <strong data-start="2340" data-end="2381"><span class="whitespace-normal">Annica Barizza</span></strong> e <strong data-start="2384" data-end="2425"><span class="whitespace-normal">Stefania Vassallo</span></strong>, entrambe ricercatrici del Dipartimento di Biologia dell’Ateneo patavino.</p>
<p data-start="2501" data-end="2718">«È stato un lavoro impegnativo, iniziato letteralmente da zero – spiega Annica Barizza –. Abbiamo dovuto costruire passo dopo passo l’intero sistema sperimentale che ci ha permesso di identificare il ruolo di CD300e».</p>
<p data-start="2720" data-end="2990">«Siamo rimaste colpite – aggiunge Stefania Vassallo – nell’osservare che, interferendo con questo recettore, si potesse modificare profondamente il comportamento delle cellule immunitarie. Questo ci ha indicato subito che stavamo osservando qualcosa di molto rilevante».</p>
<h3 data-start="2992" data-end="3045">Un approccio integrato contro un tumore complesso</h3>
<p data-start="3047" data-end="3393">Lo studio è il risultato di una <strong data-start="3079" data-end="3115">collaborazione multidisciplinare</strong> che ha coinvolto anche il Dipartimento di Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica dell’Università di Padova, l’<strong data-start="3237" data-end="3278"><span class="whitespace-normal">Istituto Oncologico Veneto</span></strong>, il Dipartimento di Medicina Molecolare della <strong data-start="3325" data-end="3366"><span class="whitespace-normal">Sapienza Università di Roma</span></strong> e l’Università di Brescia.</p>
<p data-start="3395" data-end="3638">«La collaborazione con clinici, bioinformatici e ricercatori di altre discipline è stata fondamentale – conclude Codolo –. La complessità dei tumori richiede approcci integrati, capaci di mettere insieme dati immunologici, molecolari e omici».</p>
<p data-start="3640" data-end="4086" data-is-last-node="" data-is-only-node="">I ricercatori sottolineano come CD300e possa rappresentare un <strong data-start="3702" data-end="3727">bersaglio promettente</strong> per nuove strategie terapeutiche mirate a “riprogrammare” i macrofagi tumorali, rendendo il microambiente più favorevole a una risposta immunitaria efficace. Il prossimo obiettivo sarà capire se colpire CD300e possa essere integrato con le immunoterapie esistenti, migliorandone i risultati clinici e ampliando il numero di pazienti che possono beneficiarne.</p>
</div>
</div>
</div>
</div>
<div class="z-0 flex min-h-[46px] justify-start">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span lang="EN-GB" style="mso-ansi-language: EN-GB;">Link: </span><a href="https://jitc.bmj.com/lookup/doi/10.1136/jitc-2025-013249" target="_blank" rel="noopener"><span lang="EN-GB" style="mso-ansi-language: EN-GB;">https://jitc.bmj.com/lookup/doi/10.1136/jitc-2025-013249</span></a><span lang="EN-GB" style="mso-ansi-language: EN-GB;"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span lang="EN-GB" style="mso-ansi-language: EN-GB;">Titolo: <i style="mso-bidi-font-style: normal;">CD300e is a driver of the immunosuppressive tumor microenvironment and colorectal cancer progression via macrophage reprogramming </i>– «</span><span lang="EN-GB" style="mso-bidi-font-size: 11.0pt; mso-ansi-language: EN-GB;">Journal for ImmunoTherapy of Cancer</span><span lang="EN-GB" style="mso-ansi-language: EN-GB;">» – 2025<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Autori: Annica Barizza, Stefania Vassallo, Laura Masatti, Mattia Laffranchi, Sofia Giacometti, Silvia Lonardi, Mattia Bugatti, Sara Coletta, Chiara Della Bella, Mario Milco D’Elios, Simone Pizzini, Antonio Rosato, William Vermi, Matteo Fassan, Gaya Spolverato, Silvano Sozzani, Enrica Calura, Roberta Sommaggio, Gaia Codolo<span style="mso-bidi-font-size: 11.0pt;"><o:p></o:p></span></p>
</div>
<div class="mt-3 w-full empty:hidden">
<div class="text-center"></div>
</div>
</div>
</div>
</article>
</div>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>La mente può accendere e spegnere il tatto: una ricerca di UniTo e UniMiB mostra come il cervello moduli la percezione corporea</title>
<link>https://www.italia24.news/la-mente-puo-accendere-e-spegnere-il-tatto-una-ricerca-di-unito-e-unimib-mostra-come-il-cervello-moduli-la-percezione-corporea</link>
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<description><![CDATA[ Un nuovo studio congiunto Università di Torino e Università di Milano-Bicocca pubblicato su PNAS rivela che per percepire un tocco non serve essere toccati davvero: basta riconoscere quella parte del corpo come &quot;nostra&quot; ]]></description>
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<pubDate>Wed, 17 Dec 2025 16:42:29 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p data-start="176" data-end="548"><strong data-start="176" data-end="254">Una semplice credenza può influenzare ciò che percepiamo sul nostro corpo.</strong> È quanto emerge da uno studio in collaborazione tra il <strong data-start="310" data-end="351">Manibus Lab dell'Università di Torino</strong> e l’<strong data-start="356" data-end="388">Università di Milano-Bicocca</strong>, recentemente pubblicato su <strong data-start="417" data-end="475">Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS)</strong>, una delle riviste scientifiche più autorevoli a livello internazionale.</p>
<p data-start="550" data-end="1056">Lo studio, intitolato <strong data-start="572" data-end="671">“Body ownership gates tactile awareness by reshaping the somatosensory functional connectivity”</strong>, dimostra come la <strong data-start="690" data-end="714">percezione del tatto</strong> non dipenda solo dallo <strong data-start="738" data-end="756">stimolo fisico</strong>, ma anche dal <strong data-start="771" data-end="805">senso di appartenenza corporea</strong>: il cervello percepisce un tocco solo se riconosce come <strong data-start="862" data-end="875">“propria”</strong> la parte del corpo coinvolta. In altre parole, la <strong data-start="926" data-end="955">credenza sul nostro corpo</strong> funziona come un vero e proprio <strong data-start="988" data-end="1004">interruttore</strong> che accende o spegne la <strong data-start="1029" data-end="1055">consapevolezza tattile</strong>.</p>
<h3 data-start="1063" data-end="1112"><strong data-start="1067" data-end="1112">Dalla mano di gomma alla percezione reale</strong></h3>
<p data-start="1114" data-end="1521">Per indagare questo meccanismo, i ricercatori e le ricercatrici hanno utilizzato la celebre <strong data-start="1206" data-end="1239">illusione della mano di gomma</strong>, un paradigma sperimentale che consente di <strong data-start="1283" data-end="1341">alterare temporaneamente la rappresentazione del corpo</strong>. Dopo aver indotto nei partecipanti la sensazione che una <strong data-start="1400" data-end="1420">mano artificiale</strong> fosse la propria, sono stati applicati <strong data-start="1460" data-end="1479">stimoli tattili</strong> sia sulla mano finta sia su quella reale.</p>
<p data-start="1523" data-end="1865">I risultati mostrano che, quando la <strong data-start="1559" data-end="1576">mano di gomma</strong> viene percepita come parte del proprio corpo, i partecipanti riferiscono di <strong data-start="1653" data-end="1673">sentire il tocco</strong> anche se questo è applicato esclusivamente sulla mano finta. Al contrario, il <strong data-start="1752" data-end="1783">tocco reale sulla mano vera</strong> diventa meno percepibile, come se il cervello ne <strong data-start="1833" data-end="1864">ridimensionasse l’intensità</strong>.</p>
<h3 data-start="1872" data-end="1905"><strong data-start="1876" data-end="1905">Cosa succede nel cervello</strong></h3>
<p data-start="1907" data-end="2306">Per comprendere i <strong data-start="1925" data-end="1947">meccanismi neurali</strong> alla base di questo fenomeno, il team di ricerca ha combinato due metodiche neurofisiologiche <strong data-start="2042" data-end="2058">non invasive</strong>: <strong data-start="2060" data-end="2091">elettroencefalografia (EEG)</strong> e <strong data-start="2094" data-end="2139">stimolazione magnetica transcranica (TMS)</strong>. L’integrazione di queste tecniche ha permesso di analizzare <strong data-start="2201" data-end="2246">in tempo reale la connettività funzionale</strong> tra le aree cerebrali coinvolte nella percezione del tatto.</p>
<p data-start="2308" data-end="2817">I dati mostrano come la <strong data-start="2332" data-end="2371">corteccia somatosensoriale primaria</strong>, responsabile dell’elaborazione del tatto, <strong data-start="2415" data-end="2460">moduli la propria connettività funzionale</strong> con altre regioni cerebrali in modo coerente con la <strong data-start="2513" data-end="2542">credenza del partecipante</strong>. Quando il tocco è visto sulla mano di gomma riconosciuta come <strong data-start="2606" data-end="2619">“propria”</strong>, il dialogo tra le aree cerebrali <strong data-start="2654" data-end="2665">aumenta</strong>; quando invece il tocco è applicato sulla mano reale temporaneamente <strong data-start="2735" data-end="2748">“esclusa”</strong> dalla rappresentazione corporea, questa comunicazione <strong data-start="2803" data-end="2816">si riduce</strong>.</p>
<h3 data-start="2824" data-end="2853"><strong data-start="2828" data-end="2853">Implicazioni cliniche</strong></h3>
<p data-start="2855" data-end="3377">Questi risultati non riguardano solo <strong data-start="2892" data-end="2931">illusioni percettive di laboratorio</strong>, ma aprono <strong data-start="2943" data-end="2993">prospettive importanti anche in ambito clinico</strong>. Comprendere come la <strong data-start="3015" data-end="3056">credenza moduli la percezione tattile</strong> potrebbe avere ricadute significative, ad esempio, nella <strong data-start="3114" data-end="3149">riabilitazione dopo amputazioni</strong>. In futuro, <strong data-start="3162" data-end="3182">protesi avanzate</strong> potrebbero sfruttare la capacità del cervello di <strong data-start="3232" data-end="3259">“sentire con gli occhi”</strong>, restituendo sensazioni tattili più naturali e migliorando l’<strong data-start="3321" data-end="3353">integrazione del dispositivo</strong> nel corpo del paziente.</p>
<blockquote data-start="3379" data-end="3984">
<p data-start="3381" data-end="3984"><strong data-start="3381" data-end="3488">«Con questo studio si amplia il dibattito su come i segnali sensoriali vengano processati dal cervello»</strong>, dichiara <strong data-start="3499" data-end="3517">Alberto Pisoni</strong>, Professore Associato del Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e <strong data-start="3619" data-end="3648">primo autore dello studio</strong>.<br data-start="3649" data-end="3652">I dati, spiega, <strong data-start="3670" data-end="3732">confermano il ruolo della comunicazione fra aree cerebrali</strong> nel supportare funzioni cognitive complesse, come l’<strong data-start="3785" data-end="3822">accesso cosciente alle sensazioni</strong>. Le conoscenze emerse potranno aprire a <strong data-start="3863" data-end="3916">nuovi studi sui correlati neurali della coscienza</strong> e a <strong data-start="3921" data-end="3946">applicazioni cliniche</strong> in ambito neurologico e psichiatrico.</p>
</blockquote>
<blockquote data-start="3986" data-end="4439">
<p data-start="3988" data-end="4439"><strong data-start="3988" data-end="4146">«Questo studio rappresenta un primo passo verso la comprensione del meccanismo con cui il cervello costruisce la percezione del tatto sfruttando la vista»</strong>, afferma <strong data-start="4156" data-end="4179">Francesca Garbarini</strong>, docente al Dipartimento di Psicologia e <strong data-start="4221" data-end="4280">coordinatrice del Manibus Lab dell’Università di Torino</strong>. L’obiettivo futuro è <strong data-start="4303" data-end="4365">modulare la connessione tra aree visive e somatosensoriali</strong>, aprendo la strada a <strong data-start="4387" data-end="4438">interventi sperimentali su portatori di protesi</strong>.</p>
</blockquote>
<p data-start="4446" data-end="4592">Per l’<strong data-start="4452" data-end="4476">Università di Torino</strong> hanno partecipato allo studio <strong data-start="4507" data-end="4591">Carlotta Fossataro, Alice Rossi Sebastiano, Marcella Romeo e Francesca Garbarini</strong>.</p>
<p data-start="4594" data-end="4737">Per l’<strong data-start="4600" data-end="4632">Università di Milano-Bicocca</strong> hanno contribuito <strong data-start="4651" data-end="4736">Alberto Pisoni, Eleonora Arrigoni, Nadia Bolognini e Leonor Josefina Romero Lauro</strong>.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Tumore pediatrico del cervelletto: una molecola di RNA regola la sopravvivenza  delle cellule di medulloblastoma</title>
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<description><![CDATA[ Uno studio condotto da Cnr-Ibpm, Sapienza Università di Roma e Center for Life Nano- &amp; Neuro-Science dell&#039;IIT ha caratterizzato una molecola di RNA non codificante con un ruolo chiave nella sopravvivenza delle cellule tumorali del medulloblastoma di gruppo 3. La ricerca è pubblicata sulla rivista Cell Death &amp; Disease ]]></description>
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<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 13:16:06 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<div class="v1elementToProof"><span style="font-size: 12pt;">Una ricerca guidata dall'Istituto di biologia e patologia molecolari del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma (Cnr-Ibpm) ha caratterizzato un particolare RNA non codificante (lncRNA), che non dà, cioè, origine a proteine,, con un ruolo chiave nella sopravvivenza delle cellule tumorali del medulloblastoma di gruppo 3, la forma più aggressiva di tumore pediatrico del cervelletto.</span></div>
<div class="v1elementToProof"><span style="font-size: 12pt;">Lo studio, pubblicato sulla rivista <i>Cell Death &amp; Disease</i>, si inserisce nel contesto delle <i>RNA-based therapies</i>, una delle frontiere della medicina di precisione, ed è stato realizzato con il supporto del <i>Centro Nazionale per lo Sviluppo di Terapia Genica e Farmaci con Tecnologia a RNA</i>, finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.</span></div>
<div class="v1elementToProof"><span style="font-size: 12pt;">Coordinato da Pietro Laneve (Cnr-Ibpm), il lavoro è il risultato di una collaborazione che ha coinvolto anche ricercatrici e ricercatori della <i>Sapienza Università di Roma </i>guidati da Monica Ballarino, esperta di lncRNA, e del <i>Center for Life Nano- &amp; Neuro-Science</i> dell'Istituto Italiano di Tecnologia.</span></div>
<div class="v1elementToProof"><span style="font-size: 12pt;">"La ricerca ha rivelato che questa molecola, denominata lncMB3, agisce come un potente fattore anti-apoptotico, impedisce, cioè, la morte delle cellule tumorali", spiega Laneve. "Interagendo con specifici partner funzionali, essa è infatti grado di 'controllare' il destino delle cellule tumorali alterando l'espressione di geni che svolgono un ruolo fondamentale per l'equilibrio tra proliferazione e morte cellulare programmata, nonché di geni ritenuti <i>driver</i> del medulloblastoma di gruppo 3".</span></div>
<div class="v1elementToProof"><span style="font-size: 12pt;">Lo studio propone anche interessanti risvolti applicativi: "Disattivando lncMB3 nelle cellule tumorali,  si attivano processi di apoptosi e di riduzione della vitalità cellulare, effetti che risultano amplificati in combinazione con alcuni chemioterapici, come il cisplatino, come dimostrato in collaborazione con Daniela Trisciuoglio (Cnr-Ibpm)", aggiunge Laneve. "Una possibile futura strategia terapeutica per contrastare il tumore consiste nell'impiegare nanovettori di ferritina umana, sviluppati da Elisabetta Falvo e Pierpaolo Ceci (Cnr-Ibpm), efficaci nel veicolare alle cellule di medulloblastoma molecole 'antagoniste' di lncMB3". L'inibizione di lncMB3, quindi, potrebbe aprire la strada ad approcci che integrano biologia dell'RNA e nanotecnologie. "Stiamo perfezionando potenziali agenti terapeutici che saranno testati <i>in vivo</i> in modelli preclinici", conclude il ricercatore. "Il medulloblastoma di gruppo 3, caratterizzato da elevati tassi di recidiva e metastasi, rappresenta una sfida della neuro-oncologia pediatrica. La scoperta di lncMB3 e del suo meccanismo d'azione fornisce una nuova chiave di lettura della malattia e apre la via a terapie più mirate e meno tossiche, basate sull'interferenza selettiva di RNA non codificanti patologici".</span></div>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Retinite pigmentosa: un farmaco noto apre nuove prospettive  per rallentare la degenerazione dei coni della retina e la perdita della vista indotte dalla patologia</title>
<link>https://www.italia24.news/retinite-pigmentosa-un-farmaco-noto-apre-nuove-prospettive-per-rallentare-la-degenerazione-dei-coni-della-retina-e-la-perdita-della-vista-indotte-dalla-patologia</link>
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<description><![CDATA[ Uno studio del Cnr-In di Pisa, pubblicato sulla rivista Progress in Retinal and Eye Research, descrive il trattamento. Il team di ricerca ha esplorato una strada semplice ma nuova: riutilizzare farmaci antinfiammatori già noti, come il desametasone ]]></description>
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<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 12:52:04 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<div class="v1elementToProof"><span style="font-size: 12pt;">Uno studio dell'Istituto di Neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Cnr-In) ha messo a punto un trattamento in grado di rallentare sensibilmente la degenerazione dei coni della retina e la perdita della vista indotte dalla Retinite Pigmentosa.</span></div>
<div class="v1elementToProof"><span style="font-size: 12pt;">Tale patologia è una rara malattia genetica che porta a una perdita progressiva della vista: colpisce inizialmente i bastoncelli - le cellule della retina che ci permettono di vedere al buio - e successivamente anche i coni, responsabili della visione diurna e dei dettagli. Quando i coni degenerano, la qualità della vita dei pazienti peggiora drasticamente, poiché la lettura, il riconoscimento dei volti e la percezione dei colori vengono meno.</span></div>
<div class="v1elementToProof"><span style="font-size: 12pt;">Il team di ricerca, coordinato dalla ricercatrice Enrica Strettoi, ha esplorato una strada semplice ma nuova: riutilizzare farmaci antinfiammatori già noti, come il desametasone, per contrastare i processi di infiammazione che si attivano nella retina danneggiata, contribuendo alla perdita dei fotorecettori.</span></div>
<div class="v1elementToProof"><span style="font-size: 12pt;">I risultati dello studio, frutto di cinque anni di lavoro, sono stati pubblicati sulla rivista <i>Progress in Retinal and Eye Research</i>, all'interno di un'ampia review che include anche dati inediti.</span></div>
<div class="v1elementToProof"><span style="font-size: 12pt;">"Negli ultimi anni la ricerca ha fatto ampi progressi nella comprensione delle cause genetiche della malattia e nello sviluppo di terapie geniche, ma a tutt'oggi non esiste una cura valida per tutti i pazienti", spiega la ricercatrice Enrica Strettoi (Cnr-In). "Il nostro studio si è focalizzato su un elemento chiave emerso di recente, ovvero il ruolo dell'infiammazione provocata da cellule immunitarie come microglia e macrofagi, che si attivano nella retina danneggiata, contribuendo alla perdita dei fotorecettori".</span></div>
<div class="v1elementToProof"><span style="font-size: 12pt;">Partendo da questa osservazione, il gruppo di ricerca ha esplorato una strada semplice ma nuova: riutilizzare farmaci antinfiammatori già noti, come il desametasone. Somministrando tale farmaco per via intraoculare in modelli preclinici di retinite pigmentosa, è stato osservato che le cellule visive (coni) e l'epitelio pigmentato, un tessuto fondamentale per il supporto della retina, si preservano dall'infiammazione.</span></div>
<div class="v1elementToProof"><span style="font-size: 12pt;">"I risultati positivi ottenuti suggeriscono che i glucocorticoidi, farmaci già approvati e ampiamente utilizzati in oculistica, e di cui il desametasone fa parte, potrebbero rappresentare una nuova opportunità terapeutica per la Retinite Pigmentosa, indipendentemente dalla mutazione genetica che la causa. Una prospettiva che apre la strada a trattamenti immediatamente trasferibili alla clinica, con l'obiettivo di rallentare la perdita visiva e migliorare la qualità di vita dei pazienti in questa grave patologia orfana", aggiunge la ricercatrice</span></div>
<div class="v1elementToProof"><span style="font-size: 12pt;">Lo studio ha ricevuto finanziamenti dalla Fondazione Velux, dalla Allergan/Abbvie, dalla Fondazione Rosa Pristina e dal PNNR Tuscany Health Ecosystem.</span></div>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>Fibrosi cistica, la “seconda identità” del farmaco Ivacaftor apre nuove prospettive di cura</title>
<link>https://www.italia24.news/fibrosi-cistica-la-seconda-identita-del-farmaco-ivacaftor-apre-nuove-prospettive-di-cura</link>
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<description><![CDATA[ Team di ricercatori dell&#039;Università di Padova dimostra che il farmaco ha anche la capacità di proteggere le cellule da morte ossidativa ]]></description>
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<pubDate>Wed, 10 Dec 2025 18:56:23 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p class="v1MsoNormal"><span>Nel mondo della medicina di precisione l'ivacaftor, uno dei primi farmaci approvato contro la fibrosi cistica, è celebre per essere un "potenziatore": agisce migliorando il funzionamento di una proteina (il CFTR), permettendo quindi ai polmoni dei pazienti di funzionare meglio.<span></span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Un team di ricercatori dell'Università di Padova, <b>guidato dal prof. Giorgio Cozza del Dipartimento di Medicina Molecolare</b>, ha svelato che questo farmaco possiede anche una "seconda identità", finora insospettata, che agisce indipendentemente dalla sua missione principale. <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2213231725004574?via%3Dihub" target="_blank" rel="noopener">Lo studio</a>, dal titolo </span><i>Beyond CFTR: Ivacaftor's Role in Restoring Cellular Redox Balance and Preventing Ferroptosis</i><span>,</span><i><span> </span></i><span>è stato pubblicato sulla rivista </span>«<span>Redox Biology</span>».<span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Per capire la scoperta, bisogna immaginare le nostre cellule "sotto assedio". In altri stati patologici, oltre alla fibrosi cistica, le cellule subiscono un grave stress ossidativo: è come se le loro membrane "arrugginissero" a causa di molecole instabili chiamate radicali liberi. Quando questo danno ai lipidi delle membrane diventa insostenibile, si innesca una forma di morte cellulare violenta chiamata ferroptosi.<span></span></span></p>
<p class="v1MsoNormal">Lo studio dimostra per la<strong> prima volta </strong>che l'ivacaftor, oltre al suo noto meccanismo principale, si comporta come un vero e proprio "spazzino" chimico: <strong>intercetta e neutralizza direttamente i radicali liberi che attaccano i lipidi, bloccando la reazione a catena che porterebbe alla morte della cellula</strong>.<span> A differenza di molti antiossidanti che non riescono ad agire efficientemente sui lipidi e si consumano rapidamente, l'ivacaftor mostra una resistenza sorprendente, rimanendo attivo e proteggendo le cellule per giorni. Inoltre, il farmaco favorisce il ripristino delle difese antiossidanti naturali della cellula. Questa capacità protettiva funziona anche in cellule che non esprimono il bersaglio primario (il CFTR): ciò suggerisce che l'effetto antiossidante dell'ivacaftor vada oltre la fibrosi cistica e potrebbe un giorno essere utilizzato per trattare altre malattie caratterizzate da forte stress ossidativo.<span></span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>«Il nostro studio è un esempio di quanto sia utile scoprire le potenzialità nascoste di una molecola già approvata e sicura dal punto di vista clinico. Un fenomeno che si chiama riposizionamento di farmaci (<i>drug repurposing</i>) e che permette di accelerare incredibilmente i tempi per nuove applicazioni terapeutiche, ottimizzando risorse che altrimenti richiederebbero decenni per essere sviluppate da zero – <b>commenta Giorgio Cozza, coordinatore dello studio</b> –. Ma la forza di questo lavoro risiede anche nella solidità dell'approccio multidisciplinare che ha dissezionato il meccanismo d'azione dal livello macroscopico a quello atomico».<span></span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>Oltre al Dipartimento di Medicina Molecolare, hanno collaborato allo studio i Dipartimenti di Scienze del Farmaco e di Scienze Chimiche dell'Università di Padova attraverso la validazione biologica di Michela Rubin, Ilaria Artusi e Valentina Bosello Travain, l'analisi biochimica e lipidomica di Monica Rossetto, Antonina Gucciardi, Maria Luisa di Paolo e Giovanni Miotto e l'approccio atomistico computazionale di Davide Zeppilli e Laura Orian. Ha contribuito alla ricerca anche José Pedro Friedmann Angeli dell'Università di Würzburg, esperto mondiale di ferroptosi.<span></span></span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span>La ricerca è stata sostenuta dalla Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica – ETS e dal PNRR spoke 7 Biocomputing CN3.</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>Nasce MiThyCA, un sistema di Intelligenza Artificiale che aiuta a leggere le immagini digitali dei vetrini istologici della tiroide</title>
<link>https://www.italia24.news/nasce-mithyca-un-sistema-di-intelligenza-artificiale-che-aiuta-a-leggere-le-immagini-digitali-dei-vetrini-istologici-della-tiroide</link>
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<description><![CDATA[ Senza sostituire la diagnosi medica emula il processo usato in patologia. Lo studio innovativo, guidato dall&#039;Università Ca&#039; Foscari Venezia e dall&#039;Università di Milano-Bicocca, è stato pubblicato su Endocrine Pathology ]]></description>
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<pubDate>Tue, 02 Dec 2025 15:06:42 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span>Un gruppo di ricerca interdisciplinare che ha coinvolto l'<strong>Università Ca' Foscari Venezia, l'Università di Milano-Bicocca, l'Istituto Europeo di Oncologia e l'ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo</strong> ha sviluppato <strong>MiThyCA</strong>, un sistema di Intelligenza Artificiale che aiuta a leggere le immagini digitali dei vetrini istologici della tiroide. In pochi secondi, MiThyCA evidenzia le zone che meritano un controllo prioritario da parte del personale sanitario, con l'obiettivo di ridurre i tempi di attesa e facilitare e personalizzare con la tecnologia il percorso di cura delle persone. Lo studio è stato <a href="https://customer72157g.musvc1.net/e/tr?q=7%3dHZLULY%266%3dU%265%3dWMW%266%3dTNVLV%26E%3dBAM0M_9tmt_Jd_Bujs_Lj_9tmt_Ii6C5D.CJ9B8AvK.wI4_Kkwg_UZ59M3738_Bujs_LjHc.KdQZ_Bujs_Lj0TLdIU-TVL-cSbNZ-G%268%3d4NCPtT.89A%26BC%3dUKaT%26N0%3dUTVLTLdIcSXIUN%26B%3drTKbJcvaJYLVHTyaPWO0Q9MawXRWNVPcQ5wcPcLUJ7NZP55r4uuVvaP8P6uUQ7yWv6vb&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noopener">pubblicato sulla rivista scientifica Endocrine Pathology</a>. Il progetto è open source, quindi già a disposizione della comunità scientifica, ed è stato supportato nella sua ideazione dalla Fondazione Anthem, un'iniziativa finanziata dal Ministero dell'Università e della Ricerca nell'ambito del Piano Nazionale Complementare (PNC).</span><span id="v1docs-internal-guid-5f4c05db-7fff-77ff-9636-d2a888c186a1"></span></p>
<h3 dir="ltr"><span>La patologia digitale: diagnosi ad alta risoluzione</span></h3>
<p dir="ltr"><span>Il contesto è la patologia digitale, ovvero l'analisi di vetrini istologici digitalizzati con scanner molto potenti in grado di produrre "fotografie" dei campioni, in cui è possibile zoomare fino al livello delle singole cellule. La prima difficoltà è che la diagnosi dipende da valutazioni su scale molto diverse, che insieme possono discriminare tumori da altre patologie non invasive o meno aggressive. Il sistema sviluppato nella ricerca mette in campo due reti neurali che lavorano in sequenza: un primo "occhio digitale" coglie i dettagli delle cellule; un secondo "occhio" considera la visione d'insieme dell'immagine. </span><span>Mettendo insieme le due letture, MiThyCA indica dove conviene guardare prima. </span><span id="v1docs-internal-guid-5f4c05db-7fff-77ff-9636-d2a888c186a1"></span></p>
<p dir="ltr"><span>Inoltre, le immagini di patologia digitale sono di enormi dimensioni, quindi esiste anche un problema di quantità di tempo richiesto per elaborarle. Oggi l'analisi di ogni vetrino richiede minuti. In pochi secondi, invece, MiThyCA individua le aree sospette da sottoporre alla valutazione di patologi e patologhe. Questo risultato è stato ottenuto usando i modelli di intelligenza artificiale più leggeri possibili, ma che fossero in grado di assicurare una performance ottima.</span><span id="v1docs-internal-guid-5f4c05db-7fff-77ff-9636-d2a888c186a1"></span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Ridurre i tempi di analisi: da minuti a pochi secondi</span></h3>
<p dir="ltr"><span>"Le due caratteristiche che abbiamo voluto mantenere nello sviluppo di MiThyCA - spiegano<strong> ricercatrici e ricercatori dell'Universitá di Milano-Bicocca </strong>- consistono nella facilità e nella rapidità di esecuzione. L'algoritmo agisce in maniera sequenziale "simulando" la modalità di analisi del patologo e della patologa, e richiede pochi secondi per fornire una risposta, ovviando a uno degli attuali limiti di algoritmi più complessi a disposizione per la diagnosi".</span><span id="v1docs-internal-guid-5f4c05db-7fff-77ff-9636-d2a888c186a1"></span></p>
<p dir="ltr"><span>Un altro aspetto particolarmente complesso del lavoro è la provenienza dei dati. Ospedali e laboratori diversi hanno scanner e protocolli differenti, che producono immagini spesso molto diverse. MiThyCA è stata allenata per essere resistente a questo tipo di variazioni, e produrre consistentemente output validi in contesti diversi.</span><span id="v1docs-internal-guid-5f4c05db-7fff-77ff-9636-d2a888c186a1"></span></p>
<p dir="ltr"><span>"Abbiamo costruito un programma che, in pochi secondi, segnala alla patologa o al patologo le zone del vetrino da controllare. - afferma <strong>Marco Salvatore Nobile,</strong> professore di Bioinformatica al Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica dell'Università Ca' Foscari Venezia, che precisa - La diagnosi resta sempre umana: il software suggerisce dove guardare prima. Per portare questa tecnologia nella pratica quotidiana abbiamo scelto modelli leggeri, che funzionano anche senza hardware speciale e tengono conto delle differenze tra scanner e protocolli".</span><span id="v1docs-internal-guid-5f4c05db-7fff-77ff-9636-d2a888c186a1"></span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Prestazioni elevate: accuratezza fino al 90%</span></h3>
<p dir="ltr"><span>Lo studio ha analizzato 73 immagini digitali di vetrini provenienti da più centri. Nei test il sistema ha indicato correttamente le aree di interesse in circa 8–9 casi su 10; per ogni vetrino ha impiegato pochi secondi. Le dimensioni dell'immagine non hanno influenzato in modo rilevante i tempi di calcolo.</span></p>
<h3 dir="ltr"><span>Collaborazione multidisciplinare e prospettive future </span><span id="v1docs-internal-guid-5f4c05db-7fff-77ff-9636-d2a888c186a1"></span></h3>
<p dir="ltr"><span>Il lavoro, che ha coinvolto esperte ed esperti di patologia, statistica e informatica, è stato realizzato in collaborazione con diversi centri di ricerca universitari e ospedalieri. A questa ricerca è stata inoltre dedicata la tesi di laurea triennale in Informatica di <strong>Leone Bacciu</strong>, coautore dello studio e premiato a Ca' Foscari come miglior studente di area scientifica della sua sessione. </span><span>Il team ora punta a validazioni su casistiche più ampie e all'integrazione nei processi della patologia digitale. </span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Antibiotici: &amp;quot;Se non sei un medico, non fare il medico&amp;quot;. Al via la Campagna promossa da AIFA in collaborazione con il Ministero della Salute</title>
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<description><![CDATA[ Uno spot dal tono ironico per mettere in guardia dall&#039;affidarsi all&#039;autodiagnosi ]]></description>
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<pubDate>Tue, 02 Dec 2025 14:43:34 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<div class="v1elementToProof">"<i>Se non sei un medico, non fare il medico</i>" è il<span> </span><i>claim</i> della campagna di comunicazione sull'uso consapevole degli antibiotici, promossa dall'Agenzia Italiana del Farmaco in collaborazione con il Ministero della Salute. Spot sulle reti Rai e Mediaset, spazi dedicati su stampa ed emittenti locali e diffusione sui canali social per sensibilizzare i cittadini sui rischi legati all'"autoprescrizione" di questi farmaci, che vanno sempre assunti con la prescrizione del medico e seguendone le indicazioni.</div>
<div class="v1elementToProof">L'uso improprio contribuisce infatti ad alimentare il fenomeno drammatico dell'antimicrobico-resistenza, la capacità dei batteri di rafforzarsi e sopravvivere agli antibiotici, rendendoli di fatto inefficaci, con conseguenze anche molto gravi per la salute. Non riuscire a controllare un'infezione significa rischiare la vita, specie se si è un paziente fragile.</div>
<div class="v1elementToProof">L'Italia è ancora tra i Paesi europei con i consumi più elevati e con preoccupanti livelli di germi multiresistenti a più di una classe di antibiotici. Secondo i più recenti dati AIFA (Rapporto OsMed, 2025), a livello territoriale gli antimicrobici (prevalentemente antibiotici) rappresentano la quota di consumi di farmaci più elevata (1,7%) in Italia, superata solo dalla Francia (2%). Nel nostro Paese, inoltre, si è registrato un aumento del 7% nel periodo 2021-2024, più che nel resto d'Europa (+4,4%).          <br>È il segnale che occorre un impegno maggiore per circoscrivere l'impiego di antibiotici ai casi di reale necessità, evitando il "fai da te". Ridurre i consumi impropri significa assumerli solo dopo aver consultato il medico, nelle dosi e per il tempo indicati, senza interrompere prematuramente il trattamento al primo miglioramento dei sintomi, e non utilizzare antibiotici avanzati da precedenti cure. Significa essere consapevoli che l'influenza stagionale è causata da virus e non da batteri e che quindi ricorrere all'antibiotico in questi casi, oltre a non produrre benefici, può peggiorare lo stato di salute della persona malata ed esporla a effetti indesiderati anche importanti.</div>
<div class="v1elementToProof">Con tono ironico, la Campagna mette in guardia dall'affidarsi all'autodiagnosi, consultando il "dottor Google" o l'intelligenza artificiale, e sottolinea l'importanza di non ricorrere all'automedicazione con gli antibiotici ai primi sintomi influenzali.</div>
<div class="v1elementToProof">«L'uso responsabile degli antibiotici – afferma il ministro della Salute<span> </span><b>Orazio Schillaci</b> – è necessario per contrastare la resistenza dei batteri che, come sappiamo, si traduce poi nel rischio di infezioni ospedaliere. Con questa campagna vogliamo sensibilizzare i cittadini a non consumare antibiotici se non affidandosi al proprio medico per garantire appropriatezza e una adeguata aderenza terapeutica. L'antibiotico-resistenza è una priorità di salute pubblica che vede il Ministero impegnato su più fronti anche per lo sviluppo di antibiotici. È una sfida, però, che richiede l'impegno di tutti: istituzioni, operatori sanitari e cittadini».</div>
<div class="v1elementToProof">«Con questa iniziativa di comunicazione puntiamo a scoraggiare il "fai da te", ribadendo con forza che non bisogna mai sostituirsi al medico. È importante comprendere che l'antibiotico va usato se necessario – spiega il Presidente di AIFA,<span> </span><b>Robert Nisticò</b> – e solo il medico può valutare caso per caso se prescrivere un antibiotico e quale sia il più indicato, tenendo conto di diversi fattori, perché gli antibiotici non sono tutti uguali. Un'altra parola chiave è prevenzione: possiamo fare molto per limitare le infezioni, con misure di igiene e comportamenti responsabili, anche e soprattutto negli ospedali e nelle strutture di lungodegenza, dove abbiamo pazienti più fragili e più esposti e dove è ancora più importante alzare la guardia. Solo un impegno di tutti verso un obiettivo comune può aiutarci a mantenere efficaci anche per il futuro questi preziosi strumenti di salute».</div>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Alzheimer: la connettività cerebrale nuovo paradigma per valutare l’efficacia dei farmaci</title>
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<description><![CDATA[ Su «Brain» team di ricerca internazionale guidato da Padova apre una “terza via” per la lotta all’Alzheimer ]]></description>
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<pubDate>Mon, 01 Dec 2025 11:27:07 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin-right: 28.0pt; text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-ascii-font-family: 'Times New Roman'; mso-ascii-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-font-family: 'Times New Roman'; mso-hansi-theme-font: minor-bidi;">Negli ultimi mesi la ricerca sull’Alzheimer ha vissuto una svolta con l’approvazione di nuovi farmaci immunoterapici in grado di ridurre le placche di amiloide, una delle principali caratteristiche della malattia. I benefici clinici, però, restano modesti, aprendo il dibattito su come valutarne davvero l’efficacia.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 28.0pt; text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-ascii-font-family: 'Times New Roman'; mso-ascii-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-font-family: 'Times New Roman'; mso-hansi-theme-font: minor-bidi;">In questo contesto nasce lo studio, coordinato dall’Università di Padova e condotto con il Centro Ospedaliero Universitario di Losanna, Svizzera, e Chiesi Farmaceutici, che propone un cambio di prospettiva: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">considerare la connettività cerebrale, ossia il modo in cui le aree del cervello comunicano, come nuovo obiettivo terapeutico e misura chiave per i farmaci.<o:p></o:p></b></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 28.0pt; text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-ascii-font-family: 'Times New Roman'; mso-ascii-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-font-family: 'Times New Roman'; mso-hansi-theme-font: minor-bidi;">«<span style="mso-bidi-font-style: italic;">La connettività del cervello è un indicatore sensibile e precoce dei cambiamenti legati all’Alzheimer</span> - <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">spiega il dott. Lorenzo Pini, del dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova e primo autore dello studio</b> -. <span style="mso-bidi-font-style: italic;">È un approccio che guarda al cervello come a una rete dinamica di connessioni. Un modello che stiamo applicando anche a ictus e tumori, a dimostrazione di quanto questo paradigma sia trasversale nel campo della neurologia.»<o:p></o:p></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 28.0pt; text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-ascii-font-family: 'Times New Roman'; mso-ascii-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-font-family: 'Times New Roman'; mso-hansi-theme-font: minor-bidi; mso-bidi-font-style: italic;">«La nostra <i>review</i> </span><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-ascii-font-family: 'Times New Roman'; mso-ascii-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-font-family: 'Times New Roman'; mso-hansi-theme-font: minor-bidi;">evidenzia come rafforzare la connettività cerebrale possa aiutare a migliorare la valutazione dei farmaci, ma anche aprire la strada a nuove terapie capaci di agire sull’ecosistema cerebrale nel suo insieme.» <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dice il prof. Maurizio Corbetta, Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova e <i style="mso-bidi-font-style: normal;">corresponding author</i> dello studio.<o:p></o:p></b></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 28.0pt; text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-ascii-font-family: 'Times New Roman'; mso-ascii-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-font-family: 'Times New Roman'; mso-hansi-theme-font: minor-bidi; mso-bidi-font-style: italic;">«Lo studio dimostra il valore della sinergia tra ricerca e industria</span><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-ascii-font-family: 'Times New Roman'; mso-ascii-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-font-family: 'Times New Roman'; mso-hansi-theme-font: minor-bidi;"> - <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">sottolinea il dott. Bruno Imbimbo, Global Project Leader di Chiesi Farmaceutici e co-autore dello studio</b> -, una collaborazione che ci permetterà di <span style="mso-bidi-font-style: italic;">sviluppare modelli avanzati che guidino la scoperta di terapie davvero efficaci per i pazienti</span>».<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 28.0pt; text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 13.0pt; line-height: 115%; mso-ascii-font-family: 'Times New Roman'; mso-ascii-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-font-family: 'Times New Roman'; mso-hansi-theme-font: minor-bidi;">Questo punto di vista apre così una “terza via” nella lotta all’Alzheimer: non solo placche e sintomi clinici, ma anche la salute delle connessioni cerebrali come obiettivo primario.<o:p></o:p></span></p>
<p class="Default"><span lang="EN-GB" style="font-size: 13.0pt; mso-ascii-font-family: 'Times New Roman'; mso-ascii-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-font-family: 'Times New Roman'; mso-hansi-theme-font: minor-bidi; mso-ansi-language: EN-GB;">Lo studio </span><a href="https://academic.oup.com/brain/advance-article-abstract/doi/10.1093/brain/awaf404/8345027?redirectedFrom=fulltext" target="_blank" rel="noopener"><b><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span lang="EN-GB" style="font-size: 13.0pt; mso-ansi-language: EN-GB;">Brain Connectivity as a New Target for Alzheimer’s Therapy?</span></i></b></a><b><span lang="EN-GB" style="font-size: 13.0pt; mso-ansi-language: EN-GB;"> </span></b><span style="font-size: 13.0pt; mso-bidi-font-weight: bold;">È stato pubblicato su <b>«</b></span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 13.0pt; mso-ascii-font-family: 'Times New Roman'; mso-ascii-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-font-family: 'Times New Roman'; mso-hansi-theme-font: minor-bidi; mso-bidi-font-style: italic;">Brain»</span></b><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 13.0pt; mso-ascii-font-family: 'Times New Roman'; mso-ascii-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-font-family: 'Times New Roman'; mso-hansi-theme-font: minor-bidi;">,</span></b><span style="font-size: 13.0pt; mso-ascii-font-family: 'Times New Roman'; mso-ascii-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-font-family: 'Times New Roman'; mso-hansi-theme-font: minor-bidi;"> una delle riviste più prestigiose di neurologia.<o:p></o:p></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>Le Fondazioni Telethon e Cariplo finanziano due progetti all&amp;apos;Università di Padova. Ghiandola ipofisaria, ormoni e malattia di Huntington</title>
<link>https://www.italia24.news/le-fondazioni-telethon-e-cariplo-finanziano-due-progetti-alluniversita-di-padova-ghiandola-ipofisaria-ormoni-e-malattia-di-huntington</link>
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<description><![CDATA[ Due team di ricerca al lavoro per indagare cause, meccanismi e nuove possibili prospettive di cura ]]></description>
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<pubDate>Sat, 29 Nov 2025 13:33:18 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Finanziati due progetti dell’Università di Padova da Fondazione Telethon e Fondazione Cariplo. Giunto alla sua quarta edizione, il bando sostiene progetti di ricerca di base dedicati allo studio di geni e proteine con funzione sconosciuta, i cosiddetti “Tdark”. L’iniziativa mira a favorire studi innovativi capaci di far luce su questi geni <strong>“orfani di conoscenza”</strong>, aprendo nuove prospettive nella comprensione delle <strong>malattie rare </strong>e nello sviluppo di strumenti diagnostici e terapeutici.<br>In questo contesto, sono stati finanziati con <strong>315 mila euro</strong> due progetti di rilevanza internazionale del Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova.</p>
<p><img src="https://www.italia24.news/uploads/images/202511/image_870x_692ae7e00617e.webp" alt="" width="223" height="223"><strong>Il primo è dedicato allo studio della ghiandola ipofisaria e dei meccanismi che regolano la produzione di ormoni fondamentali per la salute.</strong> Lo studio è frutto della collaborazione tra il prof. <strong>Gianluca Occhi</strong> del Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova e il dott. <strong>Giampaolo Trivellin</strong> (Humanitas University), che coordinerà il progetto.<br>La ghiandola ipofisaria, pur essendo di piccole dimensioni, svolge un ruolo cruciale nel controllo delle principali funzioni endocrine. Alterazioni del suo equilibrio possono portare a patologie gravi, come i tumori neuroendocrini ipofisari (PitNET) o l’acrogigantismo legato al cromosoma X (X-LAG), una rarissima malattia genetica che provoca una crescita anomala nei bambini.</p>
<p>«Il nostro progetto si concentra sul gene OTOS, recentemente individuato come potenziale attore chiave in queste condizioni – spiega il prof <strong>Occhi </strong>-. OTOS produce la proteina otospiralin, presente nell’ipofisi e particolarmente abbondante nei tumori che producono in eccesso l’ormone della crescita (GH) e la prolattina (PRL). Il nostro team si propone di chiarire la funzione di OTOS e il suo ruolo in queste patologie. Il nostro obiettivo è trasformare queste conoscenze in strumenti diagnostici e, in prospettiva, in terapie mirate. La collaborazione con Humanitas ci consente di unire competenze complementari e di rafforzare il ruolo di Padova nella ricerca biomedica internazionale.»</p>
<p>Grazie a metodologie avanzate, tra cui l’impiego di organoidi ipofisari sviluppati a partire da cellule staminali, il gruppo di ricerca contribuirà in modo determinante a studiare come OTOS agisce nelle cellule sane e tumorali, e quali conseguenze derivano dalla sua attivazione o inattivazione. Questo approccio innovativo permetterà di ricreare in laboratorio modelli fedeli della malattia, aprendo nuove strade per comprenderne i meccanismi.<br>Le ricadute di questa ricerca potrebbero essere significative: OTOS potrebbe diventare un nuovo biomarcatore utile per la diagnosi precoce dei PitNET e, in futuro, aprire la strada allo sviluppo di trattamenti personalizzati.</p>
<p><img src="https://www.italia24.news/uploads/images/202511/image_870x_692ae83c2c44f.webp" alt="" width="223" height="224"><strong>Il secondo progetto</strong>, coordinato dal prof. <strong>Graziano Martello</strong> del Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova, approfondisce il ruolo del gene Fbxo34 nella malattia di Huntington, una grave patologia neurodegenerativa ereditaria ancora priva di cure risolutive. La malattia genetica causata da una mutazione genica che porta alla produzione di una proteina tossica (mHTT) capace di alterare molteplici processi cellulari, tra cui metabolismo energetico, omeostasi redox e qualità delle proteine.</p>
<p>«Fbxo34 è emerso come gene di particolare interesse grazie a un nostro precedente studio che ha permesso di identificarlo come possibile modulatore dei meccanismi cellulari di protezione contro la tossicità della proteina mHTT – spiega il professor <strong>Martello </strong>-. Tuttavia, la sua funzione rimane ancora largamente inesplorata. Il nuovo progetto mira a chiarire come Fbxo34 contribuisca alla sopravvivenza neuronale e quali vie biologiche possa controllare nel contesto della malattia. Il nostro gruppo di ricerca studierà l’impatto di Fbxo34 sui percorsi molecolari alterati nell’Huntington, valutando se questo gene possa rappresentare un nuovo bersaglio per interventi terapeutici innovativi. I risultati attesi potrebbero ampliare in modo sostanziale le conoscenze sui meccanismi alla base della neurodegenerazione e aprire la strada a future strategie di trattamento.»</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Allenare il cervello per rallentare il declino cognitivo: come corpo e mente agiscono sull&amp;apos;infiammazione</title>
<link>https://www.italia24.news/allenare-il-cervello-per-rallentare-il-declino-cognitivo-come-corpo-e-mente-agiscono-sullinfiammazione</link>
<guid>https://www.italia24.news/allenare-il-cervello-per-rallentare-il-declino-cognitivo-come-corpo-e-mente-agiscono-sullinfiammazione</guid>
<description><![CDATA[ Uno studio italiano, coordinato dall&#039;IRCCS Istituto Clinico Humanitas e dall&#039;Istituto di Neuroscienze del Cnr di Pisa, ha misurato gli effetti di un programma mirato alla prevenzione di malattie neurodegenerative. Attività fisica e cognitiva, in un contesto sociale arricchito, aumentano le molecole antinfiammatorie che proteggono il cervello ]]></description>
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<pubDate>Mon, 24 Nov 2025 12:36:05 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<div class="v1elementToProof">
<p data-start="111" data-end="701">Combinare <strong data-start="121" data-end="141">movimento fisico</strong>, <strong data-start="143" data-end="169">stimolazione cognitiva</strong> e <strong data-start="172" data-end="193">relazioni sociali</strong> può avere un impatto significativo sulla salute del cervello che invecchia. Un recente studio italiano pubblicato sulla rivista <a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40746966/" target="_blank" rel="noopener"><strong data-start="322" data-end="363"><em data-start="324" data-end="361">Brain, Behavior &amp; Immunity – Health</em></strong></a> ha dimostrato che un intervento multidimensionale denominato <strong data-start="425" data-end="446">“Train the Brain”</strong> è in grado di migliorare le funzioni cognitive in soggetti con <strong data-start="510" data-end="537">lieve declino cognitivo</strong> (Mild Cognitive Impairment, <strong data-start="566" data-end="573">MCI</strong>) e di modulare la <strong data-start="592" data-end="618">risposta infiammatoria</strong> del sistema immunitario, con effetti misurabili attraverso un prelievo del sangue.</p>
<p data-start="703" data-end="1267">La ricerca, guidata dall’<strong data-start="728" data-end="764">IRCCS Istituto Clinico Humanitas</strong> e dall’<strong data-start="772" data-end="825">Istituto di neuroscienze del Cnr di Pisa (Cnr-In)</strong>, con la collaborazione dell’<strong data-start="854" data-end="906">Istituto di fisiologia clinica del Cnr (Cnr-Ifc)</strong>, della <strong data-start="914" data-end="941">Fondazione Stella Maris</strong> e della <strong data-start="950" data-end="984">Clinica Neurologica della AOUP</strong>, si inserisce nel crescente filone di studi che riconosce l’<strong data-start="1045" data-end="1070">infiammazione cronica</strong> come uno dei principali processi biologici associati all’invecchiamento e allo sviluppo di patologie neurodegenerative come la <strong data-start="1198" data-end="1223">malattia di Alzheimer</strong>, in un fenomeno noto come <strong data-start="1250" data-end="1266">inflammaging</strong>.</p>
<p data-start="1269" data-end="1828">Se è vero che tutti gli individui sperimentano un fisiologico declino delle funzioni cognitive con l'invecchiamento, esiste una specifica sottopopolazione in cui questi cambiamenti sono più marcati e misurabili: i soggetti con diagnosi <strong data-start="1505" data-end="1512">MCI</strong>. Queste persone non solo presentano un deterioramento cognitivo superiore a quello atteso per la loro età, ma hanno anche un <strong data-start="1638" data-end="1654">alto rischio</strong> di sviluppare la malattia di Alzheimer. Per questo motivo, sono i destinatari d'elezione di strategie mirate a prevenire o ritardare la progressione del loro quadro clinico.</p>
<p data-start="1830" data-end="2229">Negli individui affetti da MCI si osservano frequentemente <strong data-start="1889" data-end="1941">livelli aumentati di citochine pro-infiammatorie</strong>. Queste molecole, che agiscono come messaggeri chiave del sistema immunitario, quando presenti in eccesso nel sistema nervoso possono avere <strong data-start="2082" data-end="2102">effetti deleteri</strong>, compromettendo la funzionalità neuronale, riducendo la plasticità sinaptica e favorendo meccanismi di <strong data-start="2206" data-end="2228">neurodegenerazione</strong>.</p>
<p data-start="2231" data-end="2309">La ricerca è stata finanziata da <strong data-start="2264" data-end="2283">Fondazione Pisa</strong> e <strong data-start="2286" data-end="2308">Fondazione Cariplo</strong>.</p>
<hr data-start="2311" data-end="2314">
<h3 data-start="2316" data-end="2395">Il programma “Train the Brain”: un intervento multidimensionale corpo-mente</h3>
<p data-start="2397" data-end="2722">Per contrastare efficacemente tali processi, i ricercatori del <strong data-start="2460" data-end="2478">Cnr-In di Pisa</strong> hanno sviluppato il programma <strong data-start="2509" data-end="2530">“Train the Brain”</strong>, che si svolge all'interno della <strong data-start="2564" data-end="2588">Palestra della Mente</strong> presso l'Area della Ricerca del Cnr di Pisa, un luogo interamente dedicato agli studi volti a contrastare l'invecchiamento cerebrale.</p>
<p data-start="2724" data-end="3075">Il programma si basa su un <strong data-start="2751" data-end="2794">approccio integrato e multidimensionale</strong> per la salute del cervello, combinando attività fisica per promuovere la salute vascolare e metabolica, esercizi di <strong data-start="2911" data-end="2937">stimolazione cognitiva</strong> per mantenere e migliorare le funzioni cerebrali, e <strong data-start="2990" data-end="3013">interazioni sociali</strong> per contrastare l'isolamento e favorire il benessere emotivo.</p>
<p data-start="3077" data-end="3819">“I primi studi sul programma <strong data-start="3106" data-end="3127">‘Train the Brain’</strong> hanno mostrato risultati molto promettenti in termini di <strong data-start="3185" data-end="3227">miglioramento delle capacità cognitive</strong> – in particolare memoria e attenzione – e di <strong data-start="3273" data-end="3312">modificazioni strutturali cerebrali</strong> rilevate tramite risonanza magnetica, tra cui un miglioramento della perfusione ematica cerebrale e una maggiore conservazione del volume della <strong data-start="3457" data-end="3476">sostanza grigia</strong>”, afferma il prof. <strong data-start="3496" data-end="3515">Alessandro Sale</strong>, Dirigente di Ricerca e group leader del Cnr-In di Pisa. “Inoltre, gli effetti benefici dell'allenamento perdurano nel tempo e non sembrano essere condizionati da fattori come genere, età e scolarità, sebbene il miglioramento appaia più marcato nelle donne e nei soggetti con minor grado di istruzione”.</p>
<hr data-start="3821" data-end="3824">
<h3 data-start="3826" data-end="3867">Le basi immunitarie del miglioramento</h3>
<p data-start="3869" data-end="4133">Per comprendere i meccanismi alla base dei cambiamenti osservati, i ricercatori dell’<strong data-start="3954" data-end="3990">IRCCS Istituto Clinico Humanitas</strong>, guidati dalla prof.ssa <strong data-start="4015" data-end="4035">Michela Matteoli</strong>, direttrice del Programma di Neuroscienze, hanno analizzato il ruolo del <strong data-start="4109" data-end="4132">sistema immunitario</strong>.</p>
<p data-start="4135" data-end="4509">Lo studio ha coinvolto <strong data-start="4158" data-end="4192">76 persone con diagnosi di MCI</strong>, suddivise in un gruppo sperimentale – impegnato per 7 mesi nel programma multidimensionale – e un gruppo di controllo, che ha ricevuto solo supporto informativo. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a <strong data-start="4401" data-end="4426">valutazioni cognitive</strong>, <strong data-start="4428" data-end="4461">risonanza magnetica cerebrale</strong> e <strong data-start="4464" data-end="4486">analisi del sangue</strong> pre e post intervento.</p>
<p data-start="4511" data-end="5200">“I risultati hanno evidenziato, nel gruppo <strong data-start="4554" data-end="4575">‘Train the Brain’</strong>, una <strong data-start="4581" data-end="4608">riduzione significativa</strong> dei livelli plasmatici di molecole associate a infiammazione sistemica e declino cognitivo, come <strong data-start="4706" data-end="4714">IL-6</strong>, <strong data-start="4716" data-end="4726">IL-17A</strong>, <strong data-start="4728" data-end="4737">TNF-α</strong> e <strong data-start="4740" data-end="4749">CCL11</strong> – prosegue Matteoli –. Parallelamente, si è osservato un <strong data-start="4807" data-end="4833">aumento o mantenimento</strong> di molecole <strong data-start="4846" data-end="4866">antinfiammatorie</strong> note per il loro effetto neuroprotettivo, tra cui <strong data-start="4917" data-end="4926">IL-10</strong>, <strong data-start="4928" data-end="4937">TGF-β</strong> e <strong data-start="4940" data-end="4948">IL-4</strong>. La stessa IL-10, fondamentale per la sopravvivenza neuronale e la <strong data-start="5016" data-end="5038">neurogenesi adulta</strong>, aumenta dopo l’allenamento e correla con le capacità di memoria, configurandosi come un potenziale <strong data-start="5139" data-end="5165">marcatore di efficacia</strong> per programmi motori e cognitivi”.</p>
<p data-start="5202" data-end="5408">Nel complesso, il programma dimostra di agire non solo sul piano psicologico e motivazionale, ma anche su <strong data-start="5308" data-end="5339">processi biologici centrali</strong> per il mantenimento della salute cerebrale durante l'invecchiamento.</p>
<hr data-start="5410" data-end="5413">
<h3 data-start="5415" data-end="5452">Il cervello non invecchia da solo</h3>
<p data-start="5454" data-end="5847">“Lo studio ribadisce un concetto fondamentale: <strong data-start="5501" data-end="5561">il cervello è fortemente influenzato dallo stile di vita</strong> – conclude <strong data-start="5573" data-end="5590">Genni Desiato</strong>, ricercatrice post-doc all’IRCCS Istituto Clinico Humanitas –. Movimento, stimolazione cognitiva e relazioni sociali esercitano un impatto diretto sulla salute cerebrale e sull’infiammazione sistemica, agendo in modo misurabile fino al livello molecolare”.</p>
<p data-start="5849" data-end="6334">Adottare uno <strong data-start="5862" data-end="5886">stile di vita attivo</strong>, combinando regolarmente esercizio fisico e allenamento cognitivo, può <strong data-start="5958" data-end="5984">rallentare o invertire</strong> i primi segnali di declino. E non è mai troppo tardi per iniziare: anche semplici azioni quotidiane come <strong data-start="6090" data-end="6103">camminare</strong>, stimolare la mente con letture o giochi e mantenere una <strong data-start="6161" data-end="6184">vita sociale attiva</strong> possono fare la differenza. Questi accorgimenti rappresentano vere e proprie <strong data-start="6262" data-end="6286">strategie preventive</strong> accessibili a tutti per un buon invecchiamento.</p>
</div>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Nuove speranze contro il tumore al cervello: il cocktail genetico progettato dai ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia per indebolire il glioblastoma</title>
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<description><![CDATA[ Nei test preclinici la combinazione di undici miRNA rallenta la crescita tumorale e potenzia l’effetto dei chemioterapici ]]></description>
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<pubDate>Fri, 21 Nov 2025 11:44:25 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p data-start="306" data-end="801">Un nuovo approccio terapeutico sviluppato dall’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) mostra risultati promettenti contro il glioblastoma, uno tra i tumori cerebrali più aggressivi. Il team del <strong data-start="526" data-end="568">Laboratorio di Neurobiologia dei miRNA</strong>, guidato da <strong data-start="581" data-end="609">Davide De Pietri Tonelli</strong>, ha messo a punto un <strong data-start="631" data-end="670">cocktail di undici microRNA (miRNA)</strong> in grado di rallentare la crescita delle cellule cancerose e aumentarne la sensibilità ai trattamenti chemioterapici tradizionali.</p>
<p data-start="803" data-end="1132">Lo studio, sostenuto da Fondazione AIRC è stato pubblicato sulla rivista <strong data-start="870" data-end="907"><a href="https://www.cell.com/molecular-therapy-family/nucleic-acids/fulltext/S2162-2531(25)00317-8" target="_blank" rel="noopener">Molecular Therapy – Nucleic Acids</a>.</strong><br><strong data-start="934" data-end="1132"></strong></p>
<h3 data-start="1134" data-end="1195">Un insieme di miRNA per colpire il tumore su più fronti</h3>
<p data-start="1196" data-end="1564">I ricercatori hanno scelto di agire non con una singola molecola di RNA, come spesso avviene nei trial clinici internazionali, ma con una <strong data-start="1334" data-end="1366">combinazione di undici miRNA</strong> coinvolti nei processi di <strong data-start="1393" data-end="1408">neurogenesi</strong>. Si tratta di molecole non codificanti fondamentali per la regolazione genica e per il mantenimento dell’equilibrio cellulare nel sistema nervoso centrale.</p>
<p data-start="1566" data-end="1815">Nel glioblastoma questi meccanismi risultano profondamente alterati: le cellule tumorali riducono i miRNA che ne limitano la proliferazione e acquisiscono maggiore capacità di invadere i tessuti circostanti e sfruttare i vasi sanguigni per nutrirsi.</p>
<p data-start="1817" data-end="2059">La somministrazione del cocktail sviluppato dall’IIT ha mostrato di invertire parte di questi processi: <strong data-start="1921" data-end="1977">le cellule tumorali rallentano crescita e invasività</strong>, rendendo il tumore più esposto ai trattamenti standard come il <strong data-start="2042" data-end="2058">temozolomide</strong>.</p>
<h3 data-start="2061" data-end="2122">Il ruolo delle nanoparticelle e le prospettive cliniche</h3>
<p data-start="2123" data-end="2445">La miscela di miRNA è stata veicolata attraverso <strong data-start="2172" data-end="2234">nanoparticelle simili a quelle impiegate nei vaccini a RNA</strong>, una tecnologia che permette un rilascio mirato e potenzialmente più efficace. La piattaforma, coperta da <strong data-start="2341" data-end="2357">brevetto IIT</strong>, dovrà ora affrontare il percorso di validazione necessario per l’applicazione clinica.</p>
<p data-start="2447" data-end="2813"><span>Il protocollo è stato messo a punto dal gruppo del Laboratorio di Neurobiologia dei miRNA dell’<strong>IIT</strong>, coordinato dal ricercatore Davide De Pietri Tonelli. Allo studio hanno partecipato anche i ricercatori del <strong>Laboratorio di Nanotecnologie per la Medicina di Precisione </strong>dell’IIT diretto da<strong> Paolo Decuzzi,</strong> del <strong>Laboratorio di Chimica Analitica dell’IIT,</strong> dell’<strong>Università di Genova</strong> e dell<strong>’IRCCS Policlinico San Martino</strong>. Il lavoro sperimentale è stato supportato da finanziamenti della <strong>Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro </strong>coordinati dal Dott. De Pietri Tonelli.</span></p>
<h3 data-start="2815" data-end="2876">Un’azione sinergica contro uno dei tumori più difficili</h3>
<p data-start="3146" data-end="3440"><span>“A livello internazionale vi sono molti trials clinici con farmaci a RNA, dove però si usa un singolo RNA a cui il tumore può trovare la via per sottarsi”, spiega<strong> Davide De Pietri Tonelli,</strong> coordinatore del Laboratorio di Neurobiologia dei miRNA dell’IIT. “Con un cocktail di miRNA tale possibilità è ridotta, perché ciascun miRNA agisce su più fronti, non lasciando spazio alla cellula tumorale di riprendere la sua attività di crescita”.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">Il gruppo di ricerca ha dimostrato che, introducendo la combinazione degli undici miRNA nel tumore, le cellule del glioblastoma rallentano la loro crescita e invasività. I test sono stati eseguiti su cellule tumorali estratte da pazienti e su modelli preclinici.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">“Attraverso i nostri studi genetici e computazionali abbiamo compreso che questi miRNA collaborano tra loro per impedire al tumore di crescere, bloccando alcune interazioni tra le cellule tumorali e l’ambiente che le circonda”, chiarisce <strong>Silvia Rancati, </strong>prima autrice del lavoro, studentessa di dottorato nel gruppo di Tonelli e oggi ricercatrice post-doc nel laboratorio di Polymers and biomaterials dell’IIT a Genova.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">La combinazione degli undici miRNA è stata somministrata tramite nanoparticelle simili a quelle utilizzate nei vaccini a RNA, ma le modalità potrebbero essere diverse a seconda del tipo di terapia antitumorale necessaria. Il protocollo, brevettato, ha dimostrato la sua efficacia in laboratorio e dovrà intraprendere un percorso di validazione per arrivare alla clinica.</span></p>
<p class="v1MsoNormal"><span lang="IT">“Questa ricerca mette in evidenza l’importanza della scienza guidata dalla curiosità e la forza della collaborazione multidisciplinare, che unisce neurobiologia, nanotecnologia, chimica analitica e biologia computazionale all’interno dell’IIT, insieme alle competenze cliniche presenti nell’ecosistema ligure”, conclude <strong>De Pietri Tonelli.</strong></span></p>]]> </content:encoded>
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<item>
<title>Farmaci: l&amp;apos;AIFA aggiorna le terapie rimborsate, novità per malattie respiratorie, infiammatorie e HIV</title>
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<description><![CDATA[ Nuove indicazioni per dupilumab e l’ingresso di un antivirale equivalente per l’HIV-1, ampliando le opzioni terapeutiche rimborsate dal SSN ]]></description>
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<pubDate>Thu, 20 Nov 2025 16:05:48 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p data-start="105" data-end="412">Il Consiglio di Amministrazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco, riunito il 19 novembre 2025, ha approvato l’ammissione alla rimborsabilità per tre novità terapeutiche: due estensioni di indicazione per l’anticorpo monoclonale dupilumab e un nuovo antivirale equivalente destinato al trattamento dell’HIV.</p>
<p data-start="414" data-end="886">Nel dettaglio, <strong data-start="429" data-end="453">Dupixent (dupilumab)</strong> ottiene la rimborsabilità per due ulteriori ambiti clinici. Il farmaco, già utilizzato in diverse patologie infiammatorie di tipo 2, potrà ora essere prescritto a carico del Servizio sanitario nazionale anche per il trattamento della <strong data-start="688" data-end="735">broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO)</strong> e dell’<strong data-start="743" data-end="767">esofagite eosinofila</strong>, una malattia infiammatoria cronica dell’esofago che negli ultimi anni ha registrato una crescente attenzione clinica.</p>
<p data-start="888" data-end="1427">Accanto alle nuove indicazioni di dupilumab, il CdA ha inoltre approvato la rimborsabilità dell’<strong data-start="984" data-end="1058">equivalente Viatris di emtricitabina/rilpivirina/tenofovir alafenamide</strong>, una combinazione tripla impiegata nella terapia dell’<strong data-start="1113" data-end="1135">infezione da HIV-1</strong>. L’ingresso di un generico in questa categoria rappresenta un passo significativo in termini di sostenibilità e ampliamento dell’accesso, considerato il ruolo centrale della terapia antiretrovirale nel controllo dell’infezione e nel miglioramento della qualità di vita delle persone con HIV.</p>
<p data-start="1429" data-end="1729" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Le decisioni adottate – sottolinea l’Agenzia – si inseriscono nel quadro delle attività di valutazione e aggiornamento continuo delle opzioni terapeutiche disponibili, con l’obiettivo di garantire ai pazienti trattamenti efficaci e innovativi mantenendo al contempo l’equilibrio della spesa pubblica.</p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Istituto Italiano di Tecnologia: METTL9, la proteina tuttofare fondamentale per lo sviluppo dei neuroni</title>
<link>https://www.italia24.news/istituto-italiano-di-tecnologia-mettl9-la-proteina-tuttofare-fondamentale-per-lo-sviluppo-dei-neuroni</link>
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<description><![CDATA[ Un team internazionale, coordinato dall’Istituto Italiano di Tecnologia, ha dimostrato il ruolo cruciale della proteina METTL9 per il corretto sviluppo dei neuroni, aprendo nuove prospettive per lo studio delle malattie del sistema nervoso ]]></description>
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<pubDate>Tue, 18 Nov 2025 12:25:55 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords>neuroni</media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: black; font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Un team internazionale e multidisciplinare guidato da <strong>Luca Pandolfini,</strong> ricercatore dell’<strong>Istituto Italiano di Tecnologia – IIT</strong> presso l’unità <i>Non-coding RNAs and RNA-based therapeutics</i> coordinata da Stefano Gustincich, ha scoperto il ruolo fondamentale della proteina METTL9 per il corretto sviluppo dei neuroni. Lo studio, <a href="https://doi.org/10.1038/s41467-025-62414-5" target="_blank" rel="noopener">pubblicato sulla rivista <i>Nature Communications</i>,</a> ha rivelato un comportamento inaspettato di METTL9, definito “moonlighting proteico”, ossia la capacità di una proteina di svolgere più attività distinte. I risultati, potrebbe avere importanti implicazioni per comprendere le basi di alcune malattie del sistema nervoso, come Alzheimer o Parkinson, e particolari condizioni del neurosviluppo. <o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: black; font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Durante lo sviluppo embrionale, alcune cellule immature si trasformano in neuroni per contribuire alla formazione del cervello. Questo processo, conosciuto come<span class="apple-converted-space"> </span><strong>differenziamento neuronale</strong>, è estremamente delicato e regolato da una rete complessa di<span class="apple-converted-space"> </span><strong>proteine</strong>, molecole prodotte dalla cellula in grado di far funzionare e regolare l’organismo.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif; color: black;">Attraverso tecniche avanzate di manipolazione cellulare, il team coordinato da IIT ha dimostrato il ruolo fondamentale della proteina <strong>METTL9 nel differenziamento neurale</strong>: quando viene rimossa dalle cellule, infatti, queste non riescono a diventare neuroni. <o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><span style="color: black;">In letteratura scientifica, METTL9 è già nota per essere un enzima, ossia una proteina in grado di modificare chimicamente altre proteine.</span><span style="color: black;"> Tuttavia, in questo nuovo studio, è stato scoperto che, più che la sua<strong> la funzione chimica, è la presenza stessa della proteina </strong>METTL9 a risultare cruciale per lo sviluppo neuronale</span><span style="color: black;">. Questo significa che METTL9, oltre al suo già noto ruolo di enzima, svolge anche <strong>una seconda attività, indipendente dalla prima e completamente nuova</strong>, legata alla <strong>sua presenza fisica nella cellula e alle interazioni che stabilisce con altre proteine</strong>.<o:p></o:p></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: black; font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Questo comportamento viene definito “<strong>moonlighting</strong>”, un termine usato per indicare il “secondo lavoro” che una proteina può svolgere oltre alla sua attività principale.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: black; font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Nel caso di<span class="apple-converted-space"> </span><em>METTL9</em>, sembra che questa seconda funzione mantenga il corretto funzionamento dell’apparato del Golgi, una struttura cellulare che funziona come centro di processamento e smistamento di molecole, comprese le proteine, da inviare in varie parti della cellula o verso il suo esterno.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif; color: black;">Quando METTL9 è assente, l’apparato del Golgi si disorganizza, e <strong>le proteine non riescono a essere trasportate correttamente</strong>. Questo compromette lo sviluppo del cervello, processo in cui molte proteine devono essere prodotte e distribuite con precisione.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif; color: black;">In ambito clinico, è documentato che alterazioni nei meccanismi di traporto di proteine sono associate a diverse patologie neurologiche, come Alzheimer e Parkinson, o a condizioni del neurosviluppo che possono compromettere le capacità cognitive. In questi contesti, un trasporto proteico inefficace può contribuire alla degenerazione neuronale. <o:p></o:p></span></p>
<p><img src="https://www.italia24.news/uploads/images/202511/image_870x_691c56ad6c519.webp" alt="" width="587" height="330" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;"></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: black; font-family: verdana, geneva, sans-serif;">“<i>La scoperta che METTL9 contribuisce al corretto funzionamento del trasporto di proteine, durante lo sviluppo del cervello, apre nuove strade per comprendere come certi difetti genetici possano essere all’origine di gravi malattie neurologiche </i>– afferma <strong>Azzurra Codino</strong>, prima autrice dello studio e ricercatrice dell’Istituto Italiano di Tecnologia –<i> Sebbene il nostro lavoro non abbia affrontato direttamente queste patologie, potrebbe rappresentare un punto di partenza importante per future ricerche, con potenziali ricadute nella comprensione di molte malattie del sistema nervoso.”<o:p></o:p></i></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><span style="color: black; mso-themecolor: text1;">“<i>In questo studio – </i>afferma <strong>Luca Pandolfini</strong>, coordinatore dello studio e ricercatore dell’Istituto Italiano di Tecnologia <i>– non solo abbiamo identificato una proteina cruciale per lo sviluppo del cervello, ma abbiamo anche dimostrato che il fenomeno del moonlighting </i></span><i><span style="color: black;">potrebbe essere molto più diffuso di quanto si credesse finora. Infatti, il nostro lavoro, apre la possibilità che molti enzimi possano svolgere nuove funzioni ancora inesplorate, indipendenti da quelle già note.</span></i><span style="color: black; mso-themecolor: text1;">”<o:p></o:p></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><span style="color: black; mso-themecolor: text1;">Questa ricerca è stata resa possibile grazie ad una rete di collaborazioni d’eccellenza che ha coinvolto l’Università di Cambridge, le Università di Pisa e Torino, l</span><span style="mso-fareast-font-family: Aptos; color: black; mso-themecolor: text1;">’IEO,</span></span><span style="color: black; mso-themecolor: text1;"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"> il CNR e la Scuola Normale Superiore di Pisa. Queste sinergie hanno favorito un approccio multidisciplinare, sostenuto anche dal prezioso supporto delle facilities di Genomica, Microscopia e Biofisica Strutturale di IIT.</span><o:p></o:p></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

<item>
<title>Oggi è la Giornata europea degli antibiotici: l’allarme dell’antibiotico&#45;resistenza torna al centro del dibattito, esaminiamo i dati nazionali e l&amp;apos;impegno di AIFA</title>
<link>https://www.italia24.news/oggi-e-la-giornata-europea-degli-antibiotici-antibiotico-resistenza-dati-nazionali-e-impegno-di-aifa</link>
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<description><![CDATA[ Europa e Italia ancora lontani dagli obiettivi 2030 per la riduzione dei consumi e il contenimento delle resistenze, sono necessarie azioni più incisive e rapide per contrastare il fenomeno globale ]]></description>
<enclosure url="https://www.italia24.news/uploads/images/202511/image_870x580_691c4c6854bb9.webp" length="18008" type="image/jpeg"/>
<pubDate>Tue, 18 Nov 2025 11:27:23 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 107%; font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Ogni anno nell'Unione Europea <strong>oltre 35.000 persone muoiono a causa di infezioni provocate da microrganismi resistenti agli antimicrobici,</strong> un numero superiore alla somma dei decessi per influenza, tubercolosi e HIV/AIDS. Sono 4,3 milioni l’anno i pazienti, nell'UE/Spazio Economico Europeo (SEE), che contraggono almeno un'infezione correlata all'assistenza sanitaria durante la degenza in ospedale, ogni giorno un paziente ricoverato su 14. Molte di queste infezioni sono sempre più difficili da curare: 1 microrganismo su 3 è ormai resistente a importanti antibiotici, limitando così le opzioni di trattamento. Inoltre, il 3% dei residenti nelle strutture di assistenza a lungo termine nell'UE/SEE va incontro ad almeno un'infezione legata all'assistenza sanitaria. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 107%; font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Questi i dati del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), <a href="https://antibiotic.ecdc.europa.eu/en/publications-data/infographic-antimicrobial-resistance-targets-how-eu-doing-2025-update" target="_blank" rel="noopener">pubblicati oggi </a>in occasione della <a href="https://antibiotic.ecdc.europa.eu/en/european-antibiotic-awareness-day-eaad-2025" target="_blank" rel="noopener">Giornata europea per l'uso consapevole degli antibiotici 2025</a>. Per richiamare l’attenzione e sensibilizzare sull’antibiotico-resistenza, il 18 novembre la sede dell’Agenzia italiana del farmaco si illumina di blu.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><b><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 107%; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;">Nisticò: “Dall’innovazione nuovi strumenti nel contrasto all’antibiotico-resistenza, ma fondamentale restano l’approccio One-Health e la ricerca, la promozione di buone pratiche e le iniziative di informazione e sensibilizzazione”<o:p></o:p></span></b></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 107%; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">“<em>L’antibiotico-resistenza</em> – ricorda il Presidente dell’Agenzia italiana del farmaco Robert Nisticò - <em>è una pandemia silente che, secondo le ultime stime del Centro europeo per il controllo delle malattie (ECDC), provoca 12mila morti l’anno nel nostro Paese ed ha anche un impatto economico significativo, con un costo di 2,4 miliardi l’anno per l’SSN e 2,7 milioni di posti letto occupati a causa di queste infezioni. Il report dell’ECDC indica un cammino in salita più o meno per tutti i Paesi europei, con l’Italia che, nonostante flebili segnali di miglioramento su alcuni obiettivi specifici, rimane tra le realtà più critiche. I dati europei e nazionali – </em>afferma <em>– sono una ulteriore conferma di quanto sia fondamentale impegnarci tutti per salvaguardare questo prezioso strumento di salute che sono gli antibiotici. È necessario</em> – sottolinea Nisticò - a<em>dottare <strong>un approccio globale One-Health</strong>, agendo nella direzione comune di un uso appropriato di questi farmaci in ambito umano, veterinario e zootecnico, e incentivare la ricerca, soprattutto quella indipendente. Una priorità per AIFA. L’Agenzia è impegnata a promuovere e sostenere l’innovazione e a sensibilizzare gli addetti ai lavori e la popolazione attraverso strumenti digitali, come l’app AIFA Firstline, e campagne di comunicazione come quella che prossimamente lanceremo insieme al Ministero della Salute, oltre che con una sempre più proficua collaborazione con i clinici, le Regioni e il territorio</em>”.</span><span style="mso-spacerun: yes;"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"> </span> </span><o:p></o:p></span></p>
<h3 class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 12pt;">Un Paese che ancora fatica a cambiare rotta</span></strong></h3>
<p data-start="1956" data-end="2422" style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 12pt;">Il dato nazionale sui consumi – 22,3 dosi giornaliere ogni mille abitanti – è in lieve calo, ma ancora molto lontano dall’obiettivo europeo, fissato per il 2030 a 17,8 dosi. Uno scarto che racconta una cultura prescrittiva difficile da modificare e una scarsa consapevolezza pubblica, in particolare nelle regioni del Sud, dove i consumi restano nettamente più alti (19,2 dosi) nonostante un calo significativo nell’ultimo anno.</span></p>
<p data-start="2424" data-end="2807" style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 12pt;">A pesare <strong>non è soltanto quanto antibiotico utilizziamo, ma <em data-start="2483" data-end="2490">quali</em> antibiotici utilizziamo</strong>: il rapporto tra prodotti ad ampio spettro e quelli a spettro ristretto rimane tra i più elevati in Europa, un indicatore chiave della capacità – ancora insufficiente – di indirizzare le cure in modo appropriato e di contenere l’insorgenza di resistenze.</span></p>
<h3 data-start="2809" data-end="2842" style="text-align: justify;"><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 12pt;">Le resistenze che avanzano</span></strong></h3>
<p data-start="2844" data-end="3242" style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 12pt;">Alcuni batteri resistenti, come <em data-start="2876" data-end="2899">Klebsiella pneumoniae</em> resistente ai carbapenemi, mostrano un peggioramento preoccupante: l’incidenza è cresciuta del 10,2% rispetto al 2019, distanziando ulteriormente il target europeo. </span><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 107%; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La prevalenza d’uso è <strong>maggiore nelle donne</strong> rispetto agli uomini (40,3% vs 33,3%), con differenze più marcate tra i 35 e i 54 anni, probabilmente per un maggiore utilizzo di antibiotici nel trattamento delle infezioni delle vie urinarie nelle donne.</span><o:p></o:p></span></p>
<p data-start="2844" data-end="3242" style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 12pt;">Altri indicatori, come le infezioni da <em data-start="3104" data-end="3122">Escherichia coli</em> resistente alle cefalosporine di terza generazione, migliorano ma non abbastanza.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 107%; font-family: verdana, geneva, sans-serif;">La prevalenza d’uso degli antibiotici a livello nazionale è stata del 36,8%, maggiore al Sud e Isole (43,6%) e più bassa al Nord (30,6%) e al Centro (40,1%). Al <strong>Sud </strong>emerge una maggiore propensione alla <strong>prescrizione di antibiotici più costosi</strong>, come rivela il costo per utilizzatore più elevato (28,1 euro) rispetto al Centro (26,5 euro) e al Nord (22,7 euro).<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 107%; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;">Anche in termini di <strong>consumo</strong>, le <strong>Regioni del Sud e Isole</strong> mostrano il valore maggiore (19,2 dosi giornaliere ogni mille abitanti) rispetto al Centro (18,4 dosi) e al Nord (14,6 dosi). Rispetto al 2023, tuttavia, registrano una riduzione del 5,1%, mentre nelle altre due aree si nota un aumento di poco superiore all’1%.</span><o:p></o:p></span></p>
<p data-start="3244" data-end="3531" style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 12pt;">È un quadro che conferma come l’antibiotico-resistenza sia ormai un fenomeno endemico, strutturale, radicato in un sistema sanitario che produce eccellenza clinica ma fatica nelle dinamiche organizzative, nei percorsi diagnostici rapidi e nella gestione territoriale dell’appropriatezza.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif;"><b><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 107%; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;">L’impegno di AIFA per promuovere studi indipendenti sugli antibiotici<o:p></o:p></span></b></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 12pt;">AIFA rafforza il proprio impegno nella lotta all’antibiotico-resistenza sostenendo la <strong data-start="159" data-end="183">ricerca indipendente</strong>, un tassello centrale dell’approccio <strong data-start="221" data-end="235">One Health</strong> previsto anche dal PNCAR 2022-2025. Nel 2025 l’Agenzia ha dedicato a questo ambito – insieme alla medicina di precisione – un nuovo <strong data-start="368" data-end="399">bando da 20 milioni di euro</strong>, aperto a studi no profit finalizzati a sviluppare nuove combinazioni terapeutiche, strategie innovative per migliorare l’efficacia degli antimicrobici, marcatori predittivi di risposta e strumenti diagnostici rapidi.</span><br data-start="617" data-end="620"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 12pt;">Il bando, che si chiude proprio il 18 novembre, è disponibile sul portale ufficiale dell’Agenzia: <strong data-start="718" data-end="803"><a data-start="720" data-end="801" class="decorated-link" rel="noopener" target="_blank" href="https://www.aifa.gov.it/bandi-2025">Bando AIFA 2025 per la ricerca indipendente</a></strong></span></p>
<h3 data-start="4553" data-end="4585" style="text-align: justify;"><strong><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 12pt;">La vera sfida è culturale</span></strong></h3>
<p data-start="4587" data-end="5089" style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 12pt;">Si può finanziare l’Innovazione, potenziare la sorveglianza, aggiornare i piani nazionali. Ma senza una rivoluzione culturale, tra medici, operatori sanitari, cittadini, nessuna misura sarà sufficiente. L’antibiotico-resistenza è un fenomeno che nasce anche da <strong>abitudini quotidiane</strong>, spesso radicate: la richiesta di antibiotici per malanni stagionali che non ne richiedono l’uso, l’autoprescrizione, il mancato completamento delle terapie, l’assenza di test diagnostici rapidi diffusi sul territorio.</span></p>
<p data-start="5091" data-end="5420" style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif; font-size: 12pt;">Oggi <strong>quasi quattro italiani su dieci hanno ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici nell’ultimo anno, con picchi molto alti tra i bambini piccoli e gli over 85</strong>. Questo dato rivela un sistema che non riesce ancora a modulare l’uso dei farmaci sulla base delle reali necessità cliniche.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 107%; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;"></span></p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>Sanità digitale 5.0, prevenzione continua e robotica: i progetti delle quattro fondazioni finanziate dal PNC</title>
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<description><![CDATA[ Alla Sapienza presentati i progressi di Dü4Health, Dare, Anthem e Fit4MedRob: ricerca interdisciplinare e tecnologie avanzate per trasformare cure, diagnosi e riabilitazione ]]></description>
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<pubDate>Thu, 13 Nov 2025 10:39:15 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p data-start="503" data-end="1056">Quattro grandi fondazioni impegnate nell’innovazione biomedica hanno presentato a Roma lo stato di avanzamento delle proprie attività, nell’ambito dei progetti sostenuti dal Piano nazionale complementare che integra il PNRR con fondi dedicati alla ricerca. All’incontro, ospitato all’Università La Sapienza l'11 novembre, hanno partecipato il ministro della Salute Orazio Schillaci e la Consigliera del ministro dell’Università e della Ricerca, Maria Alessandra Gallone.</p>
<p data-start="1058" data-end="1676">La prima delle iniziative, <strong data-start="1085" data-end="1098">Dü4Health</strong>, lavora sulla costruzione del <em data-start="1129" data-end="1147">gemello digitale</em> (digital twin) del paziente: una rappresentazione computazionale che integra dati clinici, immagini radiologiche, analisi istologiche e parametri rilevati da sensori indossabili. Gli algoritmi di intelligenza artificiale permettono di simulare l’evoluzione delle patologie e di prevedere la risposta ai trattamenti. Le simulazioni vengono validate in laboratorio attraverso organoidi e modelli in vitro, un passaggio che consente di migliorare la comprensione dei meccanismi biologici e raffinare i sistemi di supporto alle decisioni cliniche.</p>
<p data-start="1678" data-end="2102"><strong data-start="1678" data-end="1686">Dare</strong>, invece, affronta il tema della prevenzione trasformandola in un processo continuo e personalizzato. L’obiettivo è costruire vere e proprie <em data-start="1827" data-end="1850">traiettorie di salute</em>, percorsi digitali che accompagnano il cittadino lungo tutto l’arco della vita. Oltre settanta progetti pilota sono già attivi in cinque regioni, con un bacino di oltre due milioni e mezzo di persone coinvolte tra dati storici e raccolte prospettiche.</p>
<p data-start="2104" data-end="2541">La Fondazione <strong data-start="2118" data-end="2128">Anthem</strong> riunisce discipline diverse, dalla medicina alla fisica, dall’ingegneria all’informatica, per accelerare il passaggio dalla conoscenza scientifica a soluzioni applicabili nei contesti clinici. I ventotto progetti pilota coordinati puntano a sviluppare nuovi strumenti diagnostici, sistemi di imaging avanzato, modelli predittivi basati sull’intelligenza artificiale e dispositivi per la medicina di precisione.</p>
<p data-start="2543" data-end="2909">Completa il quadro <strong data-start="2562" data-end="2576">Fit4MedRob</strong>, un’iniziativa dedicata alla robotica medicale per riabilitazione e assistenza. Le tecnologie sperimentate integrano componenti biorobotiche e piattaforme digitali per supportare persone con difficoltà motorie, sensoriali o cognitive. Oltre duemila pazienti stanno partecipando ai trial clinici in corso nei diversi centri italiani.</p>
<p data-start="2543" data-end="2909"><span>Orazio Schillaci, Ministro della Salute: «Le nuove tecnologie rappresentano una leva fondamentale per la prevenzione e aprono prospettive inedite per migliorare la salute delle persone. Solo investendo sulla prevenzione potremo ridurre il numero dei malati in futuro, destinando meno risorse all’assistenza e più alla ricerca. In questo modo potremo preservare il nostro Servizio Sanitario Nazionale come modello di riferimento, dove universalità, uguaglianza e gratuità delle cure devono restare principi irrinunciabili. Per questo l’innovazione deve sempre essere al servizio dell’equità: la salute degli italiani non può dipendere né dal reddito né dal luogo di residenza».</span></p>
<p data-start="2911" data-end="3243">L’incontro romano ha messo in evidenza come questi progetti, nati grazie ai finanziamenti del Piano nazionale complementare, stiano contribuendo a costruire un modello di sanità più predittiva, personalizzata e tecnologicamente avanzata, in cui l’interdisciplinarità non è un optional ma un metodo.</p>
<p></p>]]> </content:encoded>
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<title>Ospedale Bambino Gesù: confermato il legame tra la ‘malattia del bacio’ e la sclerosi multipla nei bambini</title>
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<description><![CDATA[ Uno studio dei ricercatori dell’Ospedale Pediatrico romano evidenzia una correlazione specifica tra l’infezione da virus della mononucleosi e l’insorgenza della malattia infiammatoria cronica del sistema nervoso ]]></description>
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<pubDate>Tue, 11 Nov 2025 23:15:00 +0100</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<p>Il virus che innesca la mononucleosi infettiva - la cosiddetta “malattia del bacio” - gioca un ruolo diretto nell’insorgenza della sclerosi multipla tra bambini e ragazzi. La conferma arriva da uno studio condotto da clinici e ricercatori dell’Unità di Neurologia dello sviluppo dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù su un campione di 219 giovani pazienti. I risultati dell’indagine, appena pubblicati sulla <a href="https://link.springer.com/article/10.1007/s00415-025-13477-3" target="_blank" rel="noopener">rivista scientifica Journal of Neurology,</a> aprono nuove prospettive per la comprensione della malattia infiammatoria del sistema nervoso centrale e per future strategie di prevenzione, come la vaccinazione contro l’infezione da virus di Epstein-Barr (EBV).</p>
<h3>La sclerosi multipla: 1 paziente su 10 è in età pediatrica</h3>
<p><span>La sclerosi multipla è una malattia infiammatoria cronica del sistema nervoso centrale in cui il sistema immunitario attacca per errore la mielina, la guaina che riveste le fibre nervose. Sebbene la maggior parte dei casi si manifesti in età adulta, circa 1 paziente su 10 è un bambino o un adolescente. Le cause della malattia restano ancora in parte sconosciute, ma l’ipotesi che fattori genetici e ambientali – tra cui le infezioni virali – possano contribuire alla sua insorgenza è sempre più solida.</span></p>
<p>Negli adulti l’associazione tra l’EBV - il virus responsabile della mononucleosi infettiva - e sclerosi multipla è infatti ben documentata. Fino ad oggi, tuttavia, tale relazione era meno evidente nei casi con esordio prima dei 18 anni.</p>
<h3>La ricerca del Bambino Gesù<br><span></span></h3>
<p>Lo studio condotto da clinici e ricercatori dell’Unità di Neurologia dello Sviluppo del Bambino Gesù, con la collaborazione del Dipartimento di Neuroscienze della Sapienza Università di Roma, è durato 2 anni e ha coinvolto complessivamente 219 pazienti tra i 6 e i 17 anni (età media 12 anni), 57 dei quali affetti da sclerosi multipla. Tramite tecniche di laboratorio basate sulla chemiluminescenza, sono stati analizzati campioni di sangue di tutti i partecipanti per individuare la presenza di anticorpi specifici contro l’EBV riscontrando che il 100% dei bambini con sclerosi multipla era positivo al virus, spesso contratto in modo asintomatico.<br><span></span></p>
<p><span>Per confermare la specificità di questo risultato, i ricercatori hanno confrontato i dati emersi dai pazienti con sclerosi multipla con due gruppi di controllo composti da bambini con malattie autoimmuni non neurologiche e da piccoli pazienti con cefalea primaria, considerati immunologicamente sani. In questi ultimi, solo il 59% mostrava segni di un’infezione pregressa da EBV. La differenza, statisticamente significativa, ha rafforzato l’ipotesi di una connessione diretta tra le due malattie.</span></p>
<h3>Verso nuove strategie di prevenzione e cura<br><span></span></h3>
<p>I dati emersi dallo studio del Bambino Gesù indicano dunque un nesso causale e specifico del virus di Epstein-Barr nello sviluppo della sclerosi multipla in età pediatrica, aprendo la strada a nuovi percorsi per la prevenzione e la cura.<br><span></span></p>
<p><span>«Mentre la relazione tra infezione da EBV e insorgenza della sclerosi multipla in età adulta è accettata dalla comunità scientifica, la sua importanza per i casi ad esordio prima dei 18 anni appariva piuttosto dubbia. I nostri risultati, invece, confermano che si tratta di un fattore di rischio fondamentale anche nel bambino e nell’adolescente» sottolinea il dott. Gabriele Monte, prima firma dello studio.</span></p>
<p><span>«Comprendere le cause della sclerosi multipla è fondamentale per poter sviluppare trattamenti mirati e strategie di prevenzione efficaci» aggiunge il prof. Massimiliano Valeriani, responsabile di Neurologia dello Sviluppo del Bambino Gesù e coordinatore della ricerca. «Il nostro studio supporta la possibilità che un vaccino contro il virus che scatena la mononucleosi possa avere un impatto significativo sulla riduzione dell’incidenza della sclerosi multipla nei più giovani».</span></p>
<h3><span>Un centro di riferimento per la sclerosi multipla pediatrica</span></h3>
<p><span>Il Centro per la Sclerosi Multipla dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù è punto di riferimento nazionale per la diagnosi, la terapia e la ricerca su questa complessa patologia nei bambini e negli adolescenti. I giovani pazienti e le loro famiglie vengono seguiti lungo tutto il percorso di cura sino al follow up in età adulta. Sebbene l’esordio della malattia sia raro prima dei 10 anni (1%), nel 10% dei casi si manifesta tra i 10 e i 18 anni, con caratteristiche cliniche peculiari che richiedono protocolli specifici e studi mirati. Con circa 70 pazienti attualmente in cura, il Bambino Gesù gestisce la più ampia casistica pediatrica a livello nazionale.</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

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<title>Salute globale in bilico: rallentano i progressi verso gli obiettivi sanitari mondiali</title>
<link>https://www.italia24.news/salute-globale-in-bilico-rallentano-i-progressi-verso-gli-obiettivi-sanitari-mondiali</link>
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<description><![CDATA[ Il rapporto del World Health Organization (WHO) evidenzia che, nonostante alcuni risultati positivi negli ultimi anni, permane una forte disparità nell’accesso ai servizi essenziali e nei sistemi sanitari nazionali ]]></description>
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<pubDate>Tue, 04 Nov 2025 22:01:31 +0100</pubDate>
<dc:creator>Rossella Guido</dc:creator>
<media:keywords></media:keywords>
<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><span>Il mondo ha registrato progressi importanti in tema di salute globale, ma il recente rapporto </span><a href="https://www.who.int/publications/i/item/9789240110496"><span>World Health Statistics 2025: Monitoring Health for the SDGs</span></a><span>, pubblicato dalla World Health Organization WHO, lancia un forte monito: il percorso verso la copertura sanitaria universale e gli obiettivi legati alla salute fissati dall’Agenda 2030 è tutt’altro che assicurato.</span><a href="https://www.who.int/publications/i/item/9789240110496?utm_source=chatgpt.com"><span> </span></a></p>
<p dir="ltr"><span>Il documento segnala che, sebbene 1,4 miliardi di persone in più vivano “una vita più sana” rispetto al passato, grazie ad interventi come la riduzione del consumo di tabacco e un miglior accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari, la crescita dei servizi sanitari essenziali </span><span>resta troppo lenta</span><span>. Milioni di individui, soprattutto nei Paesi a basso reddito, non possono ancora ricevere cure di qualità senza affrontare </span><span>costi insostenibili</span></p>
<p dir="ltr"><span>Un’altra criticità riguarda la </span><span>vulnerabilità dei sistemi sanitari</span><span>: le recenti pandemie, le emergenze ambientali e i conflitti hanno dimostrato quanto le strutture pubbliche e ospedaliere siano ancora lente nell’adattarsi e nel rafforzare la propria resilienza.</span></p>
<p dir="ltr"><span>Persistono poi </span><span>ampie disuguaglianze geografiche</span><span>. I Paesi a basso reddito continuano a registrare tassi più elevati di mortalità prematura e aspettative di vita inferiori rispetto alle nazioni più sviluppate, creando un divario sanitario sempre più evidente. </span></p>
<p dir="ltr"><span>Per raggiungere l’obiettivo</span><span> 3 dell’Agenda 2030</span><span>, che mira a garantire una vita sana e promuovere il benessere per tutti, la WHO invita a </span><span>investire di più nella sanità pubblica</span><span>, rafforzare la cooperazione internazionale e ridurre le disparità nell’accesso ai servizi. </span></p>
<p dir="ltr"><span>“</span><span>Progress is possible, but it requires sustained investment, political commitment and international solidarity. We must ensure that everyone, everywhere, can access the health services they need without financial hardship.</span><span>”</span><span><br></span><span> (“I progressi sono possibili, ma richiedono investimenti costanti, impegno politico e solidarietà internazionale. Dobbiamo assicurarci che tutte le persone, ovunque, possano accedere ai servizi sanitari di cui hanno bisogno senza difficoltà economiche.”)</span><span><br></span><strong>Tedros Adhanom Ghebreyesus</strong><span><strong>,</strong> Direttore Generale dell’OMS (</span><a href="https://www.who.int/news/item/15-05-2025-who-warns-of-slowing-global-health-gains-in-new-statistics-report"><span>WHO Newsroom, 15 maggio 2025</span></a><span>)</span></p>
<p dir="ltr"><span>La salute nel mondo migliora, ma </span><span>non abbastanza velocemente</span><span> né </span><span>in modo equo</span><span>. Il messaggio è chiaro: il “ritmo” è rallentato, servono decisioni robuste e politiche globali coordinate per riavviare la corsa verso un futuro più sano per tutti.</span></p>]]> </content:encoded>
</item>

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