Milano-Bicocca e Lacor Hospital: formazione, ricerca e cura per costruire ponti di salute globale
Dal programma BRIDGE al progetto PRISMA, si consolida la collaborazione tra l’Ateneo, l’IRCCS San Gerardo e l’ospedale ugandese fondato da Piero e Lucille Corti
Il Lacor Hospital, nel Nord Uganda, non è soltanto un luogo di cura. È un presidio sanitario, formativo e umano che da decenni accoglie pazienti, studenti, medici e ricercatori, trasformando la medicina in un’esperienza concreta di responsabilità condivisa. Una realtà nata dalla visione di Piero e Lucille Corti e oggi al centro di una rete internazionale che coinvolge anche l’Università degli Studi di Milano-Bicocca.
A raccontarlo è l’ultimo numero di Notizie dal Lacor, il periodico della Fondazione Piero e Lucille Corti ETS, che dedica ampio spazio al rapporto tra il Lacor Hospital e il mondo accademico. Il filo conduttore è chiaro: cura quotidiana, formazione, ricerca e cooperazione non sono dimensioni separate, ma parti di un unico percorso capace di generare competenze, relazioni e futuro. Come si legge nell’editoriale, il Lacor è «una realtà capace di tenere insieme cura quotidiana, formazione, ricerca e futuro», riconosciuta da medici, ricercatori e volontari che continuano a scegliere il Nord Uganda come luogo di incontro e crescita.
In questa prospettiva si inserisce BRIDGE, acronimo di Bicocca Research and Innovation for Development and Global hEalth, il progetto che, attraverso un accordo quinquennale con l’Università di Milano-Bicocca, prevede l’istituzione al Lacor di un avamposto dell’Ateneo, in un’ottica di mutuo accrescimento tecnico e valoriale . Un’esperienza che ha già permesso, dal 2023, l’invio al Lacor di decine di studenti e specializzandi impegnati in tirocini formativi nell’ambito del programma di Global Health voluto dal professor Pietro Invernizzi.
Per Invernizzi, oggi Direttore Scientifico della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza, il valore del Lacor sta nella possibilità di formare professionisti della salute non solo sul piano tecnico-scientifico, ma anche umano. L’esperienza in un contesto segnato da grandi bisogni e risorse limitate mette infatti i giovani di fronte alla complessità reale della cura, costringendoli a sviluppare autonomia, responsabilità, discernimento clinico e capacità di relazione. «Il Lacor è un bene rifugio», sottolinea Invernizzi, «un luogo in cui si possono mettere energie e persone sapendo che lì possono crescere e non disperdersi».
La collaborazione non riguarda solo la formazione. Il nuovo passaggio è PRISMA, Prevention, Research and Integrated Services for Maternal, Child and Cancer Health Care, progetto finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e guidato dall’Università di Milano-Bicocca. L’obiettivo è contribuire al miglioramento della salute e alla riduzione della mortalità materna, neonatale e infantile, oltre che alla prevenzione e cura dei tumori della donna e del bambino . Il progetto coinvolge una rete ampia di partner: IRCCS San Gerardo, Fondazione Corti, Fondazione Ambrosoli, Medici con l’Africa CUAMM, Fondazione AVSI e Gulu University.
È proprio questa dimensione di rete a rendere il Lacor un interlocutore prezioso per l’università. Non un semplice ospedale da sostenere, ma un partner con cui costruire percorsi condivisi di formazione, ricerca e cooperazione internazionale. Una collaborazione fondata sul rispetto reciproco, lontana da ogni logica paternalistica. «Non si va giù per aiutare qualcun altro», osserva Invernizzi, perché il rispetto nasce dal riconoscimento dell’altro come pari e dalla capacità di lavorare insieme dentro una relazione seria e reciproca.
Nel numero viene ricordato anche il trentesimo anniversario della morte di Lucille Teasdale Corti, scomparsa nel 1996, in piena guerriglia, quando ogni sera fino a 15mila persone cercavano rifugio al Lacor dalle incursioni dei ribelli del Lord’s Resistance Army . Una memoria che non resta confinata al passato, ma continua a generare cura, formazione e futuro. Oggi, infatti, il Lacor affronta nuove sfide: l’evoluzione delle patologie, la crescita delle malattie croniche, le necessità tecnologiche e il bisogno di coniugare medicina moderna e frugalità.
In questo scenario, la presenza di Milano-Bicocca rappresenta un contributo concreto alla costruzione di una salute globale fondata su competenze, scambio e responsabilità. Un ponte tra Nord e Sud del mondo, tra università e ospedale, tra ricerca e cura quotidiana. Perché, come emerge dal racconto della Fondazione Corti, il futuro della medicina non si costruisce solo nei laboratori o nelle aule, ma anche nei luoghi in cui il bisogno rende più evidente il senso profondo della professione sanitaria.
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