Scuola Etica Digitale, intervista a Claudio Silvestri: un modello per educare all’AI in modo responsabile
Nel dialogo con Rossella Guido per la rubrica "24 minuti" di Italia 24, Claudio Silvestri fondatore di The Gentle Academy e direttore di Scuola Etica Digitale e Impresa Etica Digitale, spiega perché l’intelligenza artificiale in classe non può essere affrontata come una semplice questione di strumenti, ma come una sfida culturale che coinvolge studenti, docenti, dirigenti e famiglie
L’intelligenza artificiale entra sempre più spesso nella scuola, ma la questione decisiva non è solo imparare a usarla. Per Claudio Silvestri, fondatore di The Gentle Academy e direttore di Scuola Etica Digitale, il programma certificato e validato da E.N.I.A Ente Nazionale Intelligenza Artificiale, il vero nodo è educare al pensiero critico, alla responsabilità e alla consapevolezza. In questa prospettiva, l’innovazione non può prescindere dai valori e dalla centralità della persona.
Nel corso dell’intervista spiega infatti che nella scuola “l’unica cosa che in questo momento non manca è la tecnologia”, mentre ciò che spesso manca è un approccio etico: la capacità di fermarsi, fare domande, riflettere sulle risposte e mantenere vivo il pensiero critico. Per questo la scelta di mettere al centro l’espressione “etica digitale” non è un dettaglio lessicale, ma una precisa visione educativa.
Una sfida che riguarda tutta la comunità educativa
Nella visione di Scuola Etica Digitale, l’intelligenza artificiale non può essere delegata solo agli studenti o affidata alla buona volontà di qualche docente più aggiornato. È una trasformazione che coinvolge l’intera comunità: studenti, famiglie, insegnanti e dirigenti scolastici.
Docenti spaventati, studenti tentati dalla scorciatoia
Uno dei passaggi più interessanti dell’intervista riguarda il rapporto con i docenti. Silvestri riconosce che in alcuni casi gli insegnanti vivono questa fase con timore, anche per la paura di poter essere un giorno sostituiti. Ma la sua lettura è diversa: l’intelligenza artificiale può fornire risposte rapide, ma non può sostituire ciò che per un docente è essenziale, cioè spiegare, accompagnare, far ragionare e contestualizzare. La vera criticità, semmai, è non conoscere abbastanza questi strumenti e non comprenderne limiti e rischi.
Gentilezza, ascolto, felicità: i valori che entrano nell’innovazione
L’intervista mostra bene come il lavoro di Silvestri non nasca direttamente dalla tecnologia, ma da un percorso più ampio sui valori. L’origine di tutto, ricorda, è The Gentle Academy, avviata alcuni anni fa per lavorare su leadership gentile, ambienti di lavoro positivi, collaborazione, empatia e gestione dello stress. Da lì è maturata l’idea di portare questi temi anche nelle scuole, già a partire dalle medie, per trasmettere alle future generazioni competenze umane considerate decisive.
In questa cornice rientra anche una parola che spesso appare insolita nei contesti professionali: felicità. Silvestri la distingue da una felicità puramente edonistica, legata al possesso e alla rincorsa continua di qualcosa di nuovo, e la riconduce invece alla capacità di apprezzare ciò che si ha, di costruire relazioni sane e di non perdere il contatto con ciò che conta davvero. Un concetto che, racconta, nei ragazzi più giovani emerge spesso in modo sorprendentemente limpido.
È su questo stesso impianto valoriale che si fonda anche Impresa Etica Digitale, realtà di recentissima costituzione che intende portare nel mondo del lavoro e delle organizzazioni i temi della responsabilità, della centralità della persona e della qualità delle relazioni.
Verso una "Scuola AI Friendly”
Nel corso della conversazione emerge anche un obiettivo concreto: la costruzione di scuole “Etica AI Friendly”. Silvestri chiarisce che questa espressione non significa dotare gli istituti di più tecnologia, ma renderli più consapevoli. Una scuola davvero pronta all’AI è quella che sa stabilire quando usare questi strumenti, quando non usarli, come impiegarli e soprattutto perché farlo.
In questa direzione si inserisce anche il protocollo d’intenti con gli Istituti De Amicis di Milano, pensato come tappa verso una rete nazionale di scuole riconoscibili per un approccio più consapevole e strutturato. Allo stesso modo, Silvestri sottolinea l’importanza di formatori certificati che non si limitino a insegnare come costruire un prompt, ma sappiano affrontare il tema dell’AI dentro una prospettiva educativa più ampia.
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