Scienza e futuro parlano anche al femminile

Alla 38ª edizione di “I giovani e le scienze”, in programma dal 21 al 23 marzo 2026 presso FAST a Milano, per la prima volta la competizione raggiunge un equilibrio perfetto tra studentesse e studenti, per l’occasione riscopriamo le grandi scienziate che hanno contribuito al progresso della ricerca, troppo a lungo rimaste ai margini della memoria collettiva

Mar 17, 2026 - 17:38
Mar 17, 2026 - 09:49
Scienza e futuro parlano anche al femminile

Progresso: questa è la parola mantra degli ultimi decenni. Il progresso ci guida, ci ispira, o almeno così dovrebbe. Progresso è futuro, ma anche presente. Insomma, un concetto che si articola in molteplici forme: è la rivoluzione tecnologica attualmente in atto, è imparare a gestirla, è il cambiamento della società moderna, la possibilità di una vita migliore, più confortevole, in salute e con maggiori prospettive.

Eppure c’è un ma, quel ma che c’è sempre, un’ombra che si affaccia in questo quadro idilliaco in cui viviamo, o almeno in cui ci illudiamo di vivere. Viviamo nell’era del tutto e subito, in cui l’impossibile diventa quasi sempre possibile, in cui i sogni diventano  realtà, ma anche in un’era in cui le disparità, buone amiche dell’umanità, restano immutate.

In Italia cresce l’occupazione femminile, ma persistono forti squilibri: il divario di genere nel tasso di occupazione resta elevato, le retribuzioni femminili continuano a essere penalizzate soprattutto dopo la maternità e le dimissioni volontarie dopo la nascita di un figlio riguardano ancora in larga maggioranza le lavoratrici madri. 

Un paradosso che lascia l’amaro in bocca se si pensa che, statistiche  alla mano, le donne sono più istruite: più lauree, più competenze, ma meno incarichi.

Nel mondo delle discipline STEM, poi, il divario diventa una voragine con dati, seppur in crescita, che vedono poche donne iscritte alle facoltà scientifiche. Di queste, una piccolissima parte tenta una qualche carriera nella ricerca e nell’innovazione tecnologica.

Ma la statistica non è per sempre e un raggio di sole in questo clima cupo e deprimente inizia a vedersi.

Dal 1989 Milano ospita “I giovani e le scienze”, selezione dei migliori talenti per EUCYS - European Union Contest for Young Scientists, una competizione dedicata a studenti delle scuole superiori organizzata da FAST - Federazione delle associazioni scientifiche e tecniche, su impulso della Commissione europea.

Per i corridoi della FAST sono passati centinaia e centinaia di giovani promesse della scienza, anche se la voce femminile è stata per anni quella meno rappresentata.

Fino a oggi. Fino alla 38esima edizione in cui per la prima volta in competizione fra loro ci sono 36 ragazze e 36 ragazzi. I premi, prestigiosi, sono uguali per tutti, l’ambizione e le potenzialità sono le stesse. La passione, quella non conosce genere né  disparità.

La passione che smuove il mondo, direbbe qualcuno. La stessa che ha animato brillanti menti femminili del passato. Menti che, forse, oggi riceverebbero più onori.

Come Marie Curie la quale, a un giornalista che le chiedeva come fosse vivere con un genio rispose “Non lo so, lo chieda a mio marito”.

Marie Curie vinse due premi Nobel, ma la ricordiamo comunque col nome del marito perché senza di lui non si sarebbe neanche potuta avvicinare alla ricerca.

Ma non è l’unica, purtroppo.

Rosalind Franklin ha dato un contributo fondamentale per decriptare la struttura del DNA. Senza di lei James Watson e Francis Crick non avrebbero avuto la stessa intuizione o, comunque, avrebbero impiegato più tempo. Watson e Crick vinsero il Nobel nel 1962 e sono ricordati in tutti i libri. Rosalind Franklin morì nel 1958.

Otto Hahn, fisico tedesco, nel 1944 vinse il Nobel per il suo contributo alla teoria della fissione nucleare. Peccato che il contributo maggiore lo diede Lise Meitner, che dovette scappare dalla Germania e il cui apporto scientifico rimase celato perché, oltre che donna, era anche ebrea.

Questo fenomeno, quello per cui la memoria di grandi donne viene cancellata dalla scienza, ha un nome ben specifico: si chiama effetto Matilda, dalla suffragetta Matilda Joslyn Gage che per prima denunciò questo atteggiamento nell’ottocento.

Tutte queste scienziate, ma non solo loro, ci dimostrano come fare scienza non sia soltanto metodo. Scienza è passione, è curiosità, è ricerca. E il dato presentato dalla FAST, una parità fra aspiranti scienziate e aspiranti scienziati, è un forte passo in avanti verso la parità e un futuro più realistico, fatto di metà e metà e non di maggioranze e minoranze.

Un futuro di uguaglianza. Un futuro di passioni genuine. Un futuro di cambiamento in nome di tutte quelle donne, e di tutti quegli uomini, che hanno dato il loro contributo alla nostra società e che noi abbiamo il compito di portare avanti e migliorare con la fiaccola della scienza sempre accesa. 

Per maggiori informazioni su I giovani e le scienze: I giovani e le scienze - FAST

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Magali Prunai Romana di nascita, milanese di adozione, scrivo da sempre di ciò che ritengo rilevante per la società. Denominatore comune del mio lavoro: affrontare con passione qualsiasi sfida, dalle questioni di genere alle tematiche ambientali, cercando sempre di offrire un punto di vista che esca dai luoghi comuni, senza mai rinunciare al metodo e al rigore scientifico. Un percorso iniziato all’età di 16 anni fra free press e testate cartacee e on-line, approdato oggi alla comunicazione e organizzazione eventi per FAST- Federazione delle associazioni scientifiche e tecniche.