Api, pascoli e clima: quando la biodiversità diventa qualità e futuro

Alla House of Switzerland, l’apicoltore Carlo Mariani e Giovanna Frova di SCM Italia raccontano perché api e animali sono ingranaggi dello stesso ecosistema

Mar 29, 2026 - 00:00
Mar 28, 2026 - 19:30

C’è un modo semplice per capire se un territorio sta bene: ascoltare le api. Non in senso poetico, ma operativo. “Lo leggi quando vai in apiario e vedi quanto le api si attivano lungo l’intercorrere delle stagioni”, spiega Carlo Mariani, apicoltore. Dove la fioritura è ricca e varia, l’alveare “lavora”: entra nettare, cresce la covata, aumenta il numero di api. Dove invece prevalgono cemento o agricoltura intensiva, la natura diventa “a finestre”: fioriture concentrate in un unico momento e poi il vuoto, con effetti immediati sull’attività dell’apiario.

Le api come indicatore: la biodiversità si vede in movimento

Nel racconto di Mariani, la biodiversità è un comportamento misurabile, se c’è disponibilità di polline e nettare, la regina “decide” di espandere la colonia. È una risposta biologica a una domanda ambientale: più risorse, più vita. E viceversa: l’incertezza si manifesta in api meno attive, raccolti più instabili, scorte più difficili da accumulare.

Il cambiamento climatico, prima ancora della biodiversità

Negli ultimi anni, dice Mariani, la trasformazione più evidente l’ha vista nel clima: fluttuazioni di temperature e piogge che incidono sulle fioriture e quindi sul raccolto. L’esempio è concreto: la robinia/acacia, tradizionale appuntamento di maggio in un clima temperato relativamente stabile, oggi può essere azzerata da una settimana improvvisa di freddo e maltempo che fa cadere i fiori e interrompe il nettare. Le api si adattano, cercano altro, ma l’equilibrio diventa più fragile. E l’apicoltore deve adattarsi a sua volta: spostare le arnie, inseguire la fioritura, accettare oscillazioni anche importanti nelle quantità. 

Il pascolo come ecosistema: 350 piante per un latte “più profumato”

Se le api raccontano il territorio “dal volo”, i pascoli lo raccontano dal suolo. Giovanna Frova, amministratore delegato di SCM Italia e impegnata nella promozione dei formaggi svizzeri, lega biodiversità e identità in modo diretto: nei pascoli svizzeri, anche in pianura possono crescere oltre 350 varietà tra piante, fiori ed erbe. È questa ricchezza botanica a rendere il latte più “profumato e prezioso”, perché ciò che l’animale bruca entra nella qualità del prodotto.

Animali “custodi” del paesaggio: biodiversità, habitat aperti, benessere animale

Frova aggiunge un tassello spesso trascurato: le vacche non sono solo “produttrici di latte”, ma attori ecologici. Brucando e selezionando specie vegetali diverse anno dopo anno, aiutano a impedire l’avanzare del bosco e a mantenere habitat aperti, ricchi di biodiversità. E persino i loro movimenti contribuiscono alla dispersione dei semi. In questa visione, il benessere animale non è un dettaglio etico separato: è una condizione di qualità e di stabilità della filiera. Per Frova, la richiesta alle istituzioni è chiara: far rispettare regole e controlli, perché “un animale felice” e trattato correttamente influenza ciò che arriva a tavola, il territorio e l’economia locale.

“Made of Nature”: più che naturale, più che uno slogan

Il titolo dell’evento svolto alla House of Switzerland, Made of Nature, non è marketing, sostiene Frova, ma un modo per dire che quei formaggi “hanno la natura dentro”: una filiera legata al territorio d’origine, alle risorse di un ecosistema ancora in buona parte incontaminato, e a tradizioni locali che valorizzano materie prime e processi. Non un “ritorno” alla natura, semmai un promemoria: la natura non è sfondo, è infrastruttura della vita quotidiana.

Giovani: curiosi, ma anche diffidenti verso lo storytelling

Sul rapporto con le nuove generazioni, i due punti di vista si completano. Mariani vede curiosità verso le api, alimentata anche dal web (non sempre con informazioni corrette), ma riconosce che l’apicoltura come mestiere resta percepita come dura e incerta. Frova racconta invece un interesse forte, con una nota interessante: molti giovani sono diffidenti perché abituati a “storytelling” che sembra pubblicità. E proprio per questo, quando la filiera è verificabile “basta prendere due ore da Milano e andare in Svizzera” la reazione è spesso di stupore e attenzione, anche grazie a strumenti immersivi come QR code per “viaggi virtuali” nei paesaggi alpini. 

La biodiversità è una questione di sistema

Se c’è una frase che sintetizza la conversazione è questa: ogni attore ha un ruolo. Api, animali, fioriture, piogge, temperature, e infine l’uomo, che può scegliere se essere presenza distruttiva o manutentore dell’equilibrio. La biodiversità non è una cornice romantica: è ciò che rende possibile qualità e identità di un territorio, che spetta a noi preservare.

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Redazione Italia24 News