Ricominciare da qui: i nuovi orizzonti del viaggio consapevole
Dall’Asia alle isole europee meno battute, come scegliere mete che uniscono autenticità, sicurezza e rispetto per l’ambiente nell’era del turismo post-pandemia
Il mondo ha riaperto le sue frontiere, ma non è più quello che conoscevamo. Dopo anni di chiusure e restrizioni, viaggiare non è soltanto un desiderio ritrovato: è diventato un atto di scelta, di responsabilità e, sempre più spesso, di consapevolezza. Secondo i dati ufficiali delle Nazioni Unite per il Turismo (UN Tourism), nel 2024 gli arrivi internazionali hanno superato i livelli del 2019, raggiungendo quota 1,4 miliardi di viaggiatori. È il segno di un entusiasmo globale che si rinnova, ma anche di un equilibrio ancora fragile tra libertà di movimento e sostenibilità.
Oggi chi parte non cerca solo una meta, ma un modo nuovo di abitare il viaggio. Il turismo di massa, quello che affolla gli stessi centri storici e le stesse spiagge, concentrando in pochi mesi il flusso di milioni di persone, mostra tutti i suoi limiti. Le città d’arte si svuotano dei residenti, i borghi si trasformano in scenografie, i paesaggi naturali si logorano sotto il peso di un’economia che vive di “presenze”, non di qualità.
Per questo sta emergendo una nuova geografia del viaggio: più lenta, più silenziosa, più radicata nei territori. Le mete alternative, i periodi di bassa stagione, le aree interne e i piccoli centri stanno diventando i laboratori di un turismo che sa distribuire meglio i benefici economici e ridurre la pressione ambientale. Scoprire il mondo, e riscoprire il senso stesso dello spostarsi: conoscere, ascoltare, restituire.
Viaggiare consapevolmente significa anche riscrivere il tempo del viaggio. Invece di accumulare tappe, si sceglie di restare un po’ di più. Invece di correre da un’attrazione all’altra, si privilegia la continuità dei gesti semplici: prendere un treno invece di un volo interno, alloggiare in una struttura familiare, pranzare in una trattoria di quartiere, acquistare un manufatto da chi lo produce. Non è romanticismo, è economia circolare applicata al turismo. Ogni scelta che riduce intermediari e spostamenti contribuisce a ridurre emissioni, sprechi e diseguaglianze.
Secondo la European Environment Agency (EEA), il turismo rappresenta oggi uno dei settori con il maggiore impatto ambientale in Europa, in termini di consumo energetico, risorse idriche e gestione dei rifiuti. Tuttavia, la stessa agenzia sottolinea come il cambiamento sia possibile: la diversificazione dei flussi turistici e la valorizzazione delle mete “secondarie” possono ridurre fino al 30% la pressione su ecosistemi fragili e infrastrutture urbane. Anche il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) ricorda che il settore turistico sarà tra i più esposti agli effetti della crisi climatica, dalle ondate di calore agli incendi, fino alla perdita di biodiversità costiera.
Il nuovo viaggiatore, dunque, non è solo chi si sposta: è chi sceglie di farlo con attenzione, informandosi, interrogando i luoghi, partecipando alla loro vita senza sovrastarla. È un viaggiatore che rallenta per capire.
Atlas 24 nasce per raccontare proprio questo: non la nostalgia di un turismo “di una volta”, ma la maturità di un turismo che guarda avanti. Che riscopre il valore del tempo, la dignità dei territori, la bellezza delle relazioni autentiche. Perché oggi, più che mai, viaggiare significa esplorare per capire chi siamo.
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