Il potere delle parole, le parole del potere
5 dicembre a Cagliari evento dell'Odg Sardegna, Giulia giornaliste Sardegna, in collaborazione con il Dipartimento di pedagogia, psicologia, filosofia della Facoltà degli Studi Umanistici dell’Università di Cagliari
“Ciò che non si nomina non esiste, e ciò che comincia a essere nominato comincia anche a esistere”. La parola conferisce dignità e identità alle persone e ai fatti. Negli ultimi anni il dibattito sul linguaggio ha assunto grande fervore, ma ha prodotto fino a oggi posizioni distanti e radicalizzate. Linguisti, filosofi, politici, giornalisti, comunicatori, si interrogano su un linguaggio politicamente corretto, sulle parole da usare e ancor di più su quelle da non usare. Il linguaggio è uno strumento potentissimo, a disposizione del giornalismo, che può confermare pregiudizi, stereotipi e bias cognitivi, ma può anche contribuire a contrastarli attraverso una scelta ragionata e corretta delle parole, con la quale si possono costruire ponti e distruggere muri: le parole hanno un grande potere, ma anche il potere oggi ha sempre più le sue parole.
Venerdì 5 dicembre dalle 15 alle 18 Giulia giornaliste Sardegna e Ordine dei Giornalisti della Sardegna, in collaborazione con il Dipartimento di pedagogia, psicologia, filosofia della Facoltà degli Studi Umanistici dell’Università di Cagliari organizzano il corso di formazione “Il potere delle parole, le parole del potere”, in Aula Motzo, piazza d’Armi, loc. Sa Duchessa.
Il corso si prefigge di promuovere la necessaria riflessione sull’importanza delle parole, di aprire un confronto diretto tra giornalisti e rappresentanti politici per mettere a fuoco scelte comunicative basate su un rigoroso accertamento delle fonti e sulla certificazione delle notizie, in modo che la parola della politica torni a essere convincente e non puramente convalidante.
La partecipazione al corso dà diritto di acquisire 3 crediti formativi.
Intervengono: Giuseppe Meloni, presidente OdG della Sardegna; Elisabetta Gola, Direttrice del Dipartimento di pedagogia, psicologia e filosofia Unica – Prorettrice alla Comunicazione e Immagine; Marco Pignotti, Coordinatore della Laurea Magistrale in Giornalismo e Informazione Web – Unica; Francesca Ervas, Coordinatrice del Corso di Studi in Scienze della Comunicazione, Unica; Roberta Celot, Responsabile Ansa Sardegna, Giulia giornaliste; Susi Ronchi, Coordinatrice Giulia giornaliste Sardegna; Maria Laura Orrù, Sindaca, Consigliera regionale della Sardegna; Alessandro Serra, esponente politico. Modera l’incontro Fabio Manca, giornalista.
La cultura cambia e la lingua evolve: ne emerge una forte sollecitazione della società al mondo dell’informazione per aiutare il cambiamento e saperlo rappresentare, riuscendo a raccontare, con un linguaggio inclusivo e antidiscriminatorio, anche quelle componenti della nostra società che nei media non hanno attualmente uno spazio adeguato. Oggi più che mai, in un’epoca in cui le modalità di comunicare e di informare sono sempre più condizionate dai linguaggi, dai tempi e dalle regole della Rete, dall’avanzare di tecnologie sempre più potenti e pervasive, al mondo del giornalismo è richiesta una presa di coscienza profonda sui rischi che la diffusione sempre più ampia di fake news e pseudo notizie possa contaminare una corretta e rispettosa rappresentazione delle persone e di ciò che accade. È evidente come la comunicazione politica abbia subito profondi cambiamenti con l’affermarsi di uno stile sempre più invasivo, con l’ascesa dei nuovi canali di diffusione di opinioni, idee etc, e con la crisi, che ne consegue dell’informazione tradizionale. La parola della politica diventa sempre più autoritaria, non si preoccupa più di essere argomentata, è aggressiva e assertiva, punto d’incontro tra verità e propaganda, poco incline a riconoscere i fatti privilegiando le opinioni e le ideologie. Può farlo in quanto la comunicazione politica si sta liberando dell’intermediazione giornalistica e dei suoi filtri, entra direttamente nelle case di coloro ai quali è indirizzata, preferibilmente il proprio elettorato, rivendica e pone in essere la propria autonomia, parla da sé e di sé. Soprattutto ha coniato un linguaggio proprio, autoreferenziale, che esalta ed enfatizza il proprio punto di vista senza preoccuparsi di proporre soluzioni ai problemi di cui si parla.
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