INTERZONE 2025: la decima edizione accende Campidarte tra ricerca sonora, improvvisazione e nuovi linguaggi
Il 22 e 23 novembre a Ussana due giornate dedicate alla sperimentazione contemporanea, nel solco dell'eredità di Roberto Pellegrini, con performance che intrecciano acustica e elettronica, corpo e spazio, tradizione e innovazione
Torna INTERZONE, la rassegna che da dieci anni attraversa i confini della ricerca sonora, e lo fa il 22 e 23 novembre 2025 approdando a Campidarte, il centro culturale di Ussana, un territorio in cui il suono diventa esperienza, materia viva, gesto che si espande e si trasforma senza barriere.
Nata dall'intuizione di Roberto Pellegrini, musicista, docente e ricercatore sonoro scomparso nel 2014, INTERZONE continua il suo percorso interrogando ciò che significa oggi esplorare il suono, abitare l'improvvisazione, lasciarsi attraversare da forme e linguaggi che mettono continuamente in discussione i limiti della percezione. Campidarte, con la sua natura ibrida e pulsante, amplifica questa visione e la rilancia come spazio di ascolto, smarrimento e scoperta.
Nella due giorni – a ingresso gratuito - si incontreranno le pratiche corporee e vibrazionali di Francesca Romana Motzo e Francesco Ciminiello, l'ibridazione strumentale ed elettronica di Antonio Lai, le alchimie acustico-elettroacustiche di Massimo Olla e Mauro Medda, la rilettura jazzistica del Marco Morandini Trio, le traiettorie flamenco-jazz del Crosswind Ensemble con Chiara Atzori, Ramprasad Secchi, Caterina Monaco, Matteo Marongiu e Marco Puddu, la dimensione performativa e partecipativa di Inside S. Project con Silvia Bandini e Marco Caredda, le scritture collettive dei Resonant Paths con Matteo Maccioni, Caterina Monaco, Alessandro Loddo e Antonio Orrù, e la ricerca improvvisativa libera di Arràmini, che riunisce Andrea Lai, Stefano Colombelli e Antonio Pinna. Un corpo sonoro plurale, che restituisce la complessità della scena contemporanea sarda e la forza del lascito di Roberto Pellegrini.
Il programma delle due giornate
L'apertura di venerdì 22 novembre, dalle 20, sarà affidata al Duo Volta_Rivolta, il progetto di Francesca Romana Motzo e Francesco Ciminiello che, con Permanenza (secondo modulo), propone un'immersione nella vibrazione del metallo come materia viva. La ricerca dei due artisti si concentra sulla relazione tra corpo, respiro e gesto, in un percorso che trasforma l'atto performativo in un processo percettivo continuo: il suono non è solo prodotto, ma abitato. Motzo, da anni impegnata nella sperimentazione sulla relazione tra movimento e frequenza acustica, e Ciminiello, tra i percussionisti più attivi nella scena della contemporanea in Sardegna, fondono pratiche improvvisative e ascolto profondo per generare uno spazio essenziale, quasi rituale, in cui la vibrazione diventa estensione fisica dell'interprete.
Il programma proseguirà alle 21 con Antonio Lai e il suo NX Live, un dispositivo ibrido che unisce la chitarra elettrica a un sistema digitale interattivo progettato attraverso Max/MSP e sensori Arduino, permettendo al gesto di diventare parametro attivo della costruzione del suono. Il musicista interviene in tempo reale su sintesi, articolazione e spazializzazione, oscillando tra timbri pulsanti, frammenti granulati e tessiture più liriche. La ricerca di Lai, formatosi nel Corso di Musica Elettronica del Conservatorio di Cagliari, si muove da anni nel dialogo tra suono reale e artificiale, con particolare attenzione al live coding e ai sistemi generativi.
La serata si addentrerà dalle 22 nel territorio dell'incontro tra acustico ed elettronico con il Medda/Olla Duo, dove la tromba di Mauro Medda incontra i dronin, gli oggetti sonori e i dispositivi analogici ed elettroacustici costruiti da Massimo Olla, artista noto per l'artigianalità sperimentale dei suoi strumenti. Il dialogo tra i due musicisti genera ambienti sospesi, in cui la tromba attraversa paesaggi di risonanze, feedback controllati e vibrazioni grezze, mantenendo costante tensione tra pulsione improvvisativa e scultura timbrica. L'ibridazione dei linguaggi diventa così la cifra del progetto: un attraversamento della soglia tra naturale e artificiale, tra respiro e circuito, tra gesto e macchina.
A chiudere la prima giornata (alle 23) sarà il Marco Morandini Trio, formazione che riporta l'ascolto nella dimensione del jazz classico, inteso però come spazio mobile, di continua riscrittura. La scelta di Morandini di lavorare sugli standard degli anni Cinquanta e Sessanta non è nostalgica, ma interpretativa: swing, interplay e libertà ritmica diventano strumenti per una lettura personale che unisce equilibrio, dinamica e gusto melodico. Il trio offre così un contrappunto narrativo alla sperimentazione della giornata, restituendo alla tradizione un ruolo di dialogo e non di distanza, inserendola a pieno titolo nel processo di ricerca che caratterizza l'intera rassegna.
Il percorso riprende sabato 23 novembre, dalle 17, con il Crosswind Ensemble, formazione nata nel 2025 all'interno del Conservatorio di Cagliari e composta da musicisti che hanno saputo sviluppare un'identità sonora già matura. Il quintetto intreccia la libertà del fraseggio jazz con la pulsazione del flamenco, costruendo un dialogo che non si limita alla citazione stilistica, ma rielabora i linguaggi in una dimensione personale. Le voci di Chiara Atzori, Ramprasad Secchi, Caterina Monaco, Matteo Marongiu e Marco Puddu si muovono con naturalezza tra bulerías, armonie modali e improvvisazione estesa, evocando le esperienze di artisti come Chano Domínguez, Paco de Lucía e Chick Corea, senza mai perderne la lezione più profonda: l'incontro come spazio creativo, la tradizione come materia viva.
Il pomeriggio prosegurà alle 18 con Inside S. Project, creato da Silvia Bandini e Marco Caredda, una realtà che dal 2018 esplora l'intersezione tra corpo, suono e relazione. La scena si trasforma in un organismo mobile, in cui la danza non accompagna la musica, ma la genera, la disegna, la contraddice. Bandini, con un linguaggio corporeo che unisce danza contemporanea e ricerca performativa, e Caredda, figura versatile della musica improvvisata e della composizione per la danza, costruiscono insieme uno spazio in cui il pubblico non è semplice spettatore, ma presenza attiva, chiamata a condividere la trasformazione del gesto e dell'ascolto. Ogni performance diventa così un processo aperto, un accadere che prende forma nell'incontro tra chi agisce e chi osserva.
Il viaggio continuerà alle 19 con i Resonant Paths, quartetto formato da Matteo Maccioni, Caterina Monaco, Alessandro Loddo e Antonio Orrù, musicisti cresciuti nel Conservatorio di Cagliari e già protagonisti della nuova scena jazz sarda. Il progetto attraversa un immaginario sonoro che oscilla tra il post-bop e le atmosfere rarefatte della scuola ECM, con composizioni originali che fondono scrittura collettiva e improvvisazione. Le influenze rock e jazz contemporanee si intrecciano in trame che alternano intensità ritmica, lirismo e ricerca timbrica, dando vita a una narrazione musicale coesa e in costante evoluzione.
A chiudere la rassegna (alle 20) sarà Arràmini, nuovo progetto che riunisce Andrea Lai, Stefano Colombelli e Antonio Pinna in uno spazio dedicato alla costruzione istantanea del suono. La loro è un'improvvisazione che nasce nell'ascolto reciproco, nella presenza fisica e nell'aderenza sensibile alla materia sonora. Lai esplora la duttilità timbrica dei fiati tra clarinetti e sassofoni, Colombelli porta il contrabbasso nella sua doppia dimensione lirica e percussiva, mentre Pinna – formatosi anche attraverso il lavoro con Roberto Pellegrini e le pratiche della conduction – trasforma le percussioni in un linguaggio relazionale. Il trio fa del tempo presente la sua unica partitura, costruendo la musica nell'istante esatto in cui affiora, senza mediazioni.
La giornata del 23 novembre conferma così la natura di INTERZONE come spazio poroso, attraversabile, in cui stile e forma non sono confini ma possibilità. Ogni performance diventa un varco: un luogo in cui il suono si apre, incontra e si rinnova.
INTERZONE celebra così dieci anni di attraversamenti, mantenendo vivo lo spirito che ne ha guidato la nascita: un luogo in cui il suono non viene semplicemente eseguito, ma abitato, interrogato, condiviso. Un appuntamento che conferma Campidarte come spazio privilegiato per la sperimentazione contemporanea e per la comunità di artisti che continua a nutrire l'eredità di Roberto Pellegrini.
Interzone nasce con l'intento di aprire al pubblico il lavoro di musicisti, insegnanti e studenti di discipline musicali, comprendendo cosa significhi oggi fare ricerca musicale e in quale direzione si stiano muovendo i nuovi linguaggi sonori. È una rassegna che abita la soglia, uno spazio intermedio tra luce e ombra, tra suono e silenzio, un territorio di attraversamento in cui – come ricordava Burroughs – "non si deve aver paura di perdersi", perché smarrimento e disorientamento non sono incidenti ma condizioni necessarie alla scoperta. A custodire e portare avanti questa visione è il gruppo organizzatore formato da Daniele Ledda, Massimo Tore, Marco Caredda, Donatella Meloni, Roberto Migoni, Francesco Ciminiello e Andrea Desogus, persone che hanno condiviso vita e lavoro con Roberto Pellegrini, mantenendone vivo l'insegnamento.
L'evento è realizzato con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna (RAS L.1/90 art. 56) e della Fondazione di Sardegna.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatia
0
Amore
0
Divertente
0
Arrabbiato
0
Triste
0
Oh
0


