Women Today 2026: all’Ex Fornace di Milano uno sguardo sulla femminilità contemporanea con “Cittadinanze visive”

L’Istituto Italiano di Fotografia presenta la terza edizione del format espositivo “Women Today. Liberi sguardi sull’universo femminile”, una rassegna che vuole raccontare le diverse sfaccettature della femminilità contemporanea filtrata dallo sguardo di giovani fotografe e fotografi dell'istituto

Mar 30, 2026 - 11:56
Mar 30, 2026 - 18:01
Women Today 2026: all’Ex Fornace di Milano uno sguardo sulla femminilità contemporanea con “Cittadinanze visive”

«Cittadinanze Visive prende forma dalla ridefinizione dello sguardo come strumento critico: non si limita a osservare il femminile, ma si configura come pratica politica situata, in grado di interrogare le condizioni civili, sociali e culturali in cui il femminile si manifesta», è così che si apre la terza edizione, della mostra fotografica “Women Today. Liberi sguardi sull’universo femminile” presentata dall’Istituto Italiano di Fotografia.

La mostra collettiva è ospitata presso gli spazi dell’Ex Fornace di Milano dal 21 al 30 marzo 2026.

Il tema “Cittadinanze visive” si propone come una sfida, ovvero: mettere in discussione lo sguardo critico sia dei fotografi e delle fotografe sia degli spettatori e delle spettatrici. «I tredici lavori esposti indagano il dispositivo stesso del vedere, chiedendosi chi guarda, da quale posizione e con quale potere. In un contesto in cui le immagini partecipano alla costruzione di gerarchie, stereotipi e meccanismi di esclusione, la mostra propone una riflessione sulla libertà di guardare come pratica di giustizia. Lo sguardo si sviluppa come gesto etico e politico, riconoscendo l’altro come soggetto, sottraendolo alla riduzione a oggetto di consumo visivo e contribuendo alla formazione di una visione comunitaria, consapevole e responsabile», descrive Valeria Cherchi, docente dell’Istituto Italiano di Fotografia.

Cittadinanza e femminilità 

Il concetto di “Cittadinanza” viene rielaborato al di fuori del significato di status legale diventando così una condizione relazionale e visiva: il rapporto tra chi scatta, chi è ritratto e chi osserva, dove le immagini, i colori, gli sguardi, le parole e i contesti socio-culturali costituiscono i “nuovi elementi anagrafici” che caratterizzano il documento. 

Attraverso questa lettura di Cittadinanza, lo sguardo sul femminile viene ricontestualizzato attraverso gli scatti e le composizioni delle opere presentate: un esempio è “Vedo” di Michele Tomanelli in cui propone una riflessione, attraverso archivi, interviste e fotografie, sulla presenza delle donne nella scienza e sulle modalità con cui vengono rappresentate e riconosciute; il lavoro di Tomanelli nasce da questa contraddizione: essere presenti non significa essere realmente visibili.

I progetti mostrano come il femminile spazia attraverso vari contesti come quello lavorativo, urbano e territoriale, con forti e profondi temi legati al gender, all'identità e alla memoria storica, fino a contesti più intimi e introspettivi, che raccontano di esperienze personali legate anche al proprio corpo, come ad esempio in “Wounded Cycles” di Amber Brugman, dove l'autrice esplora il rapporto tra trauma intergenerazionale e squilibri ormonali femminili a partire dalla propria esperienza di endometriosi e sindrome dell'ovaio policistico (PCOS); il suo obiettivo è creare uno spazio di riconoscimento e vulnerabilità, promuovendo una visione più ampia della salute femminile.

Forte è anche il tema dell'identità contemporanea presente nell'opera “Tunanteras” di Luigi Colonna dove, attraverso opere digitali e fisiche, ritrae tre giovani danzatrici peruviane di seconda generazione che eseguono la danza della tradizione andina Tunantada: l'opera rappresenta simboli ancestrali in chiave contemporanea e reinterpreta nuove geografie e generazioni esplorando l'identità contemporanea e il senso di appartenenza della comunità peruviana a Milano.

«Tunanteras è per dare significato e valore alle donne che ballano questa danza tradizionale e che all'inizio veniva danzata solamente da maschi; è anche una forma di rivendicazione femminile e, in questo caso, anche andina: io provengo da questa città andina che si chiama Huancayo, in Perù e per me è bello collaborare con questi progetti fotografici e portare la Tunantada, questa danza ancestrale, e fondere questo passato e presente, ancestrale e contemporaneo, che è quello che rappresentiamo anche noi ragazze di seconda generazione», afferma Rocío Taza García, una delle protagoniste degli scatti che ha contribuito all'opera multimediale.

Curata dalla fotografa e docente Valeria Cherchi, l’esposizione è patrocinata da Regione Lombardia e Municipio 6 del Comune di Milano e propone un percorso che usa la fotografia per interrogare identità, rappresentazione e visibilità nello spazio pubblico e privato.

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Ruth.Abaja Stagista e Studente presso Università degli Studi di Milano-Bicocca