Gaetano Romeo: «Nell’era dell’AI conta chi costruisce autorevolezza»
Intervista a Gaetano Romeo, esperto di digital marketing, SEO, crescita digitale e intelligenza artificiale applicata alla comunicazione, sul futuro dell’informazione, del posizionamento online e del rapporto tra competenze umane e tecnologie generative
L’intelligenza artificiale sta trasformando in profondità il modo in cui contenuti, informazioni e strategie digitali vengono pensati, prodotti e distribuiti. In questo scenario, la comunicazione non può limitarsi a inseguire algoritmi, piattaforme e automazioni: deve ritrovare il proprio centro nella credibilità, nella competenza e nella capacità di generare valore reale per le persone.
Ne parliamo con Gaetano Romeo, professionista del digital marketing, autore e docente, con un percorso che attraversa SEO, growth marketing, formazione e strategie digitali. Romeo è autore di diversi libri sul marketing digitale, speaker in eventi europei e formatore aziendale, attivo nel mondo digitale fin dai primi anni Duemila.
L’intelligenza artificiale generativa ha reso più semplice produrre testi, immagini, sintesi, contenuti per il web e per i social. Ma questa abbondanza rischia di diventare anche rumore. Secondo lei, qual è oggi la vera sfida per chi comunica online?
L'attuale sfida non riguarda l'esigenza di creare contenuti, ma la loro curatela e verifica. In questo contesto l'AI ha democratizzato la produzione, riducendo quasi a zero i costi legati all'offerta. Questo meccanismo in maniera paradossale innalza il valore del contenuto a nuovi livelli inediti.
Per non farsi sommergere dal rumore di fondo, la soluzione non può limitarsi a quella tecnica, ossia a semplici ottimizzazioni algoritmiche, ma deve essere altrettanto umana. La 'vera' SEO avrà bisogno di un approccio innovativo, fondato anche su una competenza verificabile e su una capacità di sintesi intellettuale che solo chi ha conosciuto le dinamiche del mercato può fornire.
Non sarà una questione quindi di offrire maggiori contenuti, ma di creare contenuti tali da rimanere essenziali anche senza il riferimento al brand o al nome dell'autore.
Per anni la SEO è stata associata soprattutto alla capacità di “farsi trovare” sui motori di ricerca. Oggi, con l’arrivo dell’AI nelle ricerche e nei sistemi di risposta automatica, che cosa cambia nel modo di pensare la visibilità digitale?
Si sta assistendo ad un cambio di paradigma dalla “SEO di keywords” alla “SEO dell’autorità”. Nello specifico, una volta che il motore di ricerca smette di mostrare una lista di link e inizia a presentare una risposta che è stata generata attraverso un LLM, il brand non può più limitarsi ad essere presente, deve essere una vera e propria fonte.
La strategia SEO è cambiata completamente: non è più sufficiente avere una buona struttura tecnica per ottenere visibilità, bisogna far emergere una reputazione digitale autentica, citata dagli altri, ed infine basata sull’expertise dell’azienda, E-E-A-T è la base della nuova era SEO.
Il modello AI può essere molto bravo a simulare la figura dell’esperto, ma non riesce ad emularne l’esperienza, i casi affrontati, il percorso di studio e la sequenza di decisioni prese nel tempo.
Che ruolo ha oggi il personal branding per chi lavora in ambiti ad alta competenza, come la scienza, la salute, la tecnologia o la consulenza? È ancora una questione di immagine o è diventato qualcosa di più profondo?
Il personal branding viene spesso frainteso con la ricerca di celebrità, ma per un professionista autorevole è l’esatto opposto. Essere preoccupati di ridimensionare il proprio ambito di competenza nasce spesso da un’impostazione accademica secondo cui semplificare significa 'abbassare il livello'.
Tuttavia, la vera perizia risiede nel sapere tradurre la complessità senza distorcerla. Quando un professionista scrive con rigore , citando le proprie fonti, ammettendo i limiti della propria disciplina e dando ragione delle proprie scelte, non sta praticando il marketing del suo nome; sta delineando una frontiera di credibilità. La credibilità è l'unico atto di valore che l'intelligenza artificiale non può produrre sinteticamente perché è frutto di tempo, coerenza e fattibilità.
Nel rapporto tra aziende, istituzioni e pubblico, la comunicazione digitale è spesso chiamata a semplificare temi complessi. Dove passa il confine tra semplificazione corretta e perdita di rigore?
Il confine tra i due concetti è sottile, mobile e spesso difficile da tracciare, ma si colloca nella dignità intellettuale del contenuto. La semplificazione corretta è quella che elimina l’eccesso, conservando l’integrità causale del fenomeno. La distorsione, invece, avviene quando le sfumature vengono eliminate solo per rendere la storia più coinvolgente.
Evitare ciò è possibile soltanto grazie ai protocolli editoriali delle organizzazioni, che vedranno la necessità di una revisione scientifica dei contenuti digitali, proprio come avviene per i documenti tecnici. Il pericolo dell'AI sta qui: generare discorsi che siano apparentemente logici, rischiano di eliminare contesti critici.
Un altro tema è quello dell’etica: trasparenza sull’uso dell’AI, controllo delle fonti, responsabilità editoriale. Quali regole minime dovrebbero darsi oggi comunicatori, giornalisti e aziende?
Si è entrati in una fase di transizione culturale. La tecnologia arriverà presto a ogni tavolo di lavoro, la differenziazione passerà sempre di più dalla capacità di giudizio. La competenza tecnica non sarà altro che un prerequisito; quello che farà la differenza sarà la capacità di incorporare l'AI nella propria routine lavorativa, senza però delegare all'intelligenza artificiale il ruolo decisionale .
Ad un giovane professionista consiglierei di non lasciarsi affascinare dal software del momento ,che sarà possibilmente superato in pochi mesi, ma di imparare invece a fondo il metodo: la logica del mercato, la costruzione di un discorso, l'interpretazione di un dato.
Per l'imprenditore non sarà sufficiente raccontare l'innovazione con slogan generativi, ma dovrà dimostrarla nella trasparenza delle operazioni: mostrarne i processi è oggi più forte che limitarsi a dichiararne finalità.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatia
0
Amore
0
Divertente
0
wow
0
Triste
0
Arrabbiato
0
Commenti (0)