Trombosi Venosa Superficiale: l'assunzione prolungata di Mesoglicano ripara le pareti venose danneggiate
Un team di ricercatori di 16 centri italiani coordinato da Padova conferma gli effetti riparatori del principio attivo Mesoglicano
Il mesoglicano è un principio attivo appartenente alla classe degli antitrombotici, farmaci che aiutano a prevenire la formazione di coaguli all'interno dei vasi sanguigni (vene e arterie), utilizzato nella prevenzione e nel trattamento delle patologie vascolari, incluse le trombosi venose e le ulcere croniche.
Nell’articolo "Mesoglycan for long-term secondary prevention in patients with superficial vein thrombosis (METRO): a multicentre, randomised clinical trial in Italy", pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica «eClinicalMedicine» che fa parte del gruppo editoriale di «The Lancet», i ricercatori del gruppo coordinato dal dott. Giuseppe Camporese (Unità Operativa Complessa Clinica Medica 1 ad indirizzo Trombotico-Emorragico dell’Azienda Ospedale-Università di Padova) e dal prof. Paolo Simioni (direttore UOC Clinica Medica 1), hanno dimostrato che il trattamento con il mesoglicano in pazienti con recente diagnosi di trombosi venosa superficiale, riduce in modo statisticamente significativo il tasso di recidiva nel lungo termine. I dati supportano l'ipotesi che il farmaco agisca per accumulo e che l'effetto farmacologico "riparatore" della parete venosa danneggiata dalla trombosi si manifesti lentamente nel tempo, perdurando poi a lungo anche dopo che il trattamento è stato terminato.
Lo studio ha coinvolto centri in tutta Italia: Padova, Venezia, Mirano (VE), Conegliano (TV), Castelfranco Veneto (TV), Perugia, Roma, Napoli, Avellino, Palermo, Macerata, Ancona, Firenze, Bari, Avezzano (AQ), Varese. Sono stati reclutati 553 pazienti con recente diagnosi di trombosi venosa superficiale, trattata per 45 giorni con fondaparinux 2.5 mg/die, come da Linee Guida internazionali (il fondaparinux è usato per prevenire la formazione di coaguli di sangue e per curare le trombosi). Al termine di questa terapia, utilizzata per la fase acuta della malattia, i pazienti sono stati randomizzati (assegnati casualmente a gruppi diversi) e un gruppo ha ricevuto mesoglicano 50 mg x 2/die, l’altro gruppo la corrispettiva sostanza placebo, per 12 mesi.
Al termine del trattamento, i pazienti sono stati seguiti per ulteriori 12 mesi di follow-up clinico, per una durata totale dello studio di 24 mesi.
«A oggi nessuna linea guida internazionale riporta raccomandazioni o suggerimenti su come prevenire le recidive di trombosi venosa superficiale, né tantomeno viene riportato quale sia il reale tasso di incidenza di recidive nel lungo termine; in letteratura sono disponibili solo dati da studi o registri retrospettivi, o da studi prospettici con un follow-up al massimo di 3 mesi dopo sospensione della terapia con il fondaparinux - spiega il dott. Giuseppe Camporese, primo autore della pubblicazione -. Lo studio ha dimostrato una riduzione statisticamente significativa degli eventi (prevalentemente recidive di trombosi venose superficiali), di circa il 30%, a 24 mesi, nel gruppo di pazienti trattati con mesoglicano rispetto a quelli con placebo, confermando quindi un trattamento efficace nel lungo termine e sicuro. Lo studio ha rilevato inoltre un tasso di recidiva di eventi tromboembolici venosi a 24 mesi nei pazienti non trattati del 39%, molto più elevato rispetto a quanto riportato fino a oggi in studi precedenti».
«Questo studio colma un’importante lacuna nelle conoscenze sulla gestione della trombosi venosa superficiale dopo la fase acuta della malattia - aggiunge Paolo Simioni, co-autore della pubblicazione -. I risultati indicano che il mesoglicano non si limita a un effetto antitrombotico, ma sembra favorire un progressivo recupero della funzionalità della parete venosa danneggiata, traducendosi in una riduzione delle recidive nel lungo periodo. Si tratta di un approccio innovativo, fondato sulla protezione e sulla riparazione del vaso, che potrà contribuire a migliorare la qualità di vita dei pazienti e rappresentare un punto di riferimento per i futuri aggiornamenti delle linee guida internazionali».
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