Salute e depressione: l'utilizzo dei derivati della psilocina senza effetti allucinogeni per curare disturbi neuropsichiatrici

Un team di ricercatori guidato dall'Università di Padova ha sviluppato versioni modificate della psilocina, il principio attivo dei funghi allucinogeni, per curare la depressione e altri disturbi senza gli effetti psichedelici associati

Mar 24, 2026 - 09:30
Mar 24, 2026 - 15:02
Salute e depressione: l'utilizzo dei derivati della psilocina senza effetti allucinogeni per curare disturbi neuropsichiatrici
Andrea Mattarei; crediti: unipd

La psilocibina – una sostanza psichedelica naturale presente in alcuni funghi – è sempre più studiata per il suo potenziale nel trattamento di disturbi neuropsichiatrici come depressione, ansia e dipendenze. Tuttavia, i suoi effetti allucinogeni rappresentano ancora un limite importante per un utilizzo terapeutico più ampio.

Un team di ricercatori, guidato da Andrea Mattarei e Sara De Martin del Dipartimento di Scienze del Farmaco dell'Università di Padova e da Paolo Manfredi di NeuroArbor Therapeutics, ha proposto una possibile soluzione sviluppando versioni modificate della psilocina, la forma attiva della psilocibina, progettate per rilasciare il composto nel cervello in modo più lento e controllato. In test preliminari sui topi, queste molecole hanno mantenuto l'attività sui recettori della serotonina mostrando però effetti psichedelici significativamente ridotti rispetto alla psilocibina di grado farmaceutico. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista "Journal of Medicinal Chemistry".

«I nostri risultati suggeriscono che gli effetti psichedelici e l'attività serotoninergica della psilocina potrebbero essere separabili –, spiega Andrea Mattarei, docente di Chimica Farmaceutica al Dipartimento di Scienze del Farmaco dell'Università di Padova e corresponding author dello studio –. Questo apre la strada allo sviluppo di nuovi farmaci che mantengano l'attività biologica utile riducendo al tempo stesso gli effetti allucinogeni».

I ricercatori hanno sintetizzato cinque nuovi derivati della psilocina e ne hanno valutato stabilità, assorbimento e attività biologica. Tra questi, un composto denominato 4e si è dimostrato il candidato più promettente grazie alla capacità di rilasciare psilocina in modo graduale mantenendo una forte attività sui recettori della serotonina. Negli esperimenti su modelli murini, il composto è stato in grado di attraversare efficacemente la barriera emato-encefalica, producendo livelli cerebrali di psilocina più bassi ma più prolungati rispetto alla psilocibina.

«Questi risultati dimostrano la possibilità di sviluppare derivati della psilocina capaci di mantenere l'attività sui recettori serotoninergici riducendo gli effetti acuti di alterazione della percezione. Saranno necessari ulteriori studi per comprendere meglio il meccanismo d'azione di queste molecole e valutarne pienamente il potenziale terapeutico e la sicurezza nell'uomo» conclude Mattarei.

La ricerca è stata finanziata da MGGM Therapeutics, LLC, in collaborazione con NeuroArbor Therapeutics Inc.

Link alla ricerca: Design, Synthesis, and Pharmacokinetic Profiling of Fluorinated Reversible N-Alkyl Carbamate Derivatives of Psilocin for Sub-Hallucinogenic Brain Exposure – «Journal of Medicinal Chemistry» – 2026

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Redazione Italia24 News