Padova, acque più inquinate dopo la pioggia: la necessità di una gestione più sostenibile dei corsi d'acqua urbani
Un team di ricerca internazionale guidato dall’Università di Padova evidenzia la necessità di interventi multifunzionali sui canali urbani a tutela di qualità ambientale, sicurezza e conservazione patrimonio culturale
La gestione dei corsi d’acqua urbani è estremamente complessa perché deve cercare il sottile equilibrio fra tutela dell’ambiente e del paesaggio, la fruizione e le esigenze sociali ed economiche (ad es. difesa dal rischio idraulico, navigazione etc.).
Una gestione sostenibile deve essere quindi integrata e multifunzionale. Uno studio appena pubblicato sulla rivista internazionale «Journal of Environmental Management» mostra che, nel caso dei canali urbani di Padova, tale gestione multifunzionale è fondamentale per valorizzare pienamente questi corsi d’acqua che sono un elemento centrale della storia e identità culturale della città.
La qualità dell’acqua dei canali rappresenta un forte vincolo non solo per la biodiversità ma, anche, per la fruizione tramite sport acquatici, navigazione e pesca e per la valorizzazione del patrimonio monumentale come, ad esempio, le mura rinascimentali cittadine che si specchiano nei canali.
Lo studio, basato su due anni di monitoraggi che hanno combinato numerosi indicatori fisici, chimici e biologici dello stato dell’ecosistema acquatico urbano di Padova, mostra che la qualità dell’acqua si degrada nel suo percorso attraverso la città, specialmente quando piove.
«La qualità dell’acqua si degrada in tempo di pioggia a causa delle acque di dilavamento delle superfici urbane impermeabili e del normale funzionamento degli sfioratori di piena delle fognature miste, analogamente a quanto accade in molte città storiche, basti pensare alla Senna durante le recenti Olimpiadi di Parigi. Padova è un caso di rilevanza internazionale perché le manovre idrauliche svolte per proteggere la città dalle piene amplificano l’impatto delle piogge sulla qualità dell’acqua, rendendo il problema ancora più complesso. Ovviamente la difesa dal rischio idraulico è la priorità, ma vanno cercate soluzioni gestionali multifunzionali» spiegano i primi autori dello studio, i dottorandi Alex Faccin del Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell’Università di Padova, e Aurora Voltolina del Dipartimento di Biologia.
«La collaborazione fra attori pubblici avvenuta attorno al “Piano delle Acque di Padova” potrebbe essere un punto di partenza per strutturare tavoli di lavoro permanenti in cui cercare soluzioni per i canali di Padova, dai protocolli gestionali agli investimenti infrastrutturali, che alla fondamentale difesa dal rischio idraulico affianchino una prospettiva ambientale – dice il prof. Alberto Barausse del Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova e correspondig author dello studio -. A Padova difesa idraulica e qualità dell’acqua sono profondamente legate e, se da un lato la ricerca internazionale (allo studio ha partecipato il prof. Luca Vezzaro dell’Università Tecnica della Danimarca) illustra esperienze di gestione multifunzionale di successo, le soluzioni vanno cercate con un approccio partecipativo, rispettoso delle prerogative di tutti gli enti preposti a diverso titolo alla gestione delle acque di Padova. Vanno rappresentate anche le prospettive del Terzo Settore, che a Padova è particolarmente attivo attorno al tema di mura e canali urbani. Creare un percorso di confronto continuativo sulla qualità ambientale dei canali permetterebbe di unire le molteplici competenze presenti fra gli enti e sul territorio canalizzandole, è proprio il caso di dire, verso l’obiettivo comune della valorizzazione di ‘Padova città d’acque’»
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