Dall'Italia alla Patagonia: l'Università di Padova protagonista della viticoltura resiliente del futuro

Si è svolto a Viñas del Nant y Fall a Trevelin, nel cuore della Patagonia Argentina, il workshop internazionale, co-organizzato dall'Università di Padova, "Viticoltura resiliente dall'Italia alla Patagonia: clima, sensori remoti e nuovi paradigmi"

Maggio 07, 2026 - 13:29
Aggiornato: 6 Giorni Fa
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Dall'Italia alla Patagonia: l'Università di Padova protagonista della viticoltura resiliente del futuro
crediti: unipd

Si è tenuto in questi giorni a Viñas del Nant y Fall a Trevelin, nel cuore della Patagonia Argentina, il workshop internazionale “Viticoltura resiliente dall’Italia alla Patagonia: clima, sensori remoti e nuovi paradigmi, promosso dall’Ambasciata d’Italia a Buenos Aires e dal Consolato Generale d’Italia a Bahía Blanca e co-organizzato dall’Università di Padova.

Un ponte tra Italia e Argentina per raccontare come la ricerca italiana possa contribuire concretamente alla costruzione di una viticoltura più resiliente, sostenibile e innovativa. Uno dei passaggi chiave del workshop è stato l’uso di tecniche e tecnologie avanzate applicate in Italia alla viticoltura, e il loro potenziale trasferimento in un territorio straordinario e complesso come la Patagonia.

Tra i protagonisti scientifici dell’evento spicca in primis l’Università degli Studi di Padova, con il Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali (TESAF). Il professor Paolo Tarolli, ordinario di idraulica agraria, è intervenuto sul tema dei sensori remoti per una viticoltura sostenibile e resiliente, con particolare attenzione al ruolo di satelliti e droni nell’adattamento al cambiamento climatico. A seguire, il ricercatore Eugenio Straffelini, sempre dell’Ateneo patavino, ha presentato applicazioni pratiche dei sensori remoti nei vigneti, con focus su analisi idrologiche e indici di vegetazione.

«In un contesto globale segnato dagli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico, la viticoltura è chiamata a ripensare strumenti, strategie e modelli di gestione – spiega il prof. Paolo Tarolli -. Nel corso dell’incontro è emerso chiaramente come le tecnologie di osservazione della Terra - dai satelliti ai droni, fino ai sensori remoti e agli indici di vegetazione - possano diventare strumenti decisivi per monitorare lo stato dei vigneti, ottimizzare l’uso dell’acqua, analizzare le dinamiche idrologiche e sostenere produzioni vitivinicole più resilienti.»

Alcuni strumenti innovativi proposti dall’Università di Padova:

  • Sensore LiDAR e topografia ad altissima risoluzione: permette di leggere il vigneto in grande dettaglio, individuando zone soggette a erosione, instabilità, ristagno o dissesto, soprattutto in aree terrazzate e a forte pendenza.

  • Microinvasi per acqua e sicurezza idraulica: la topografia ad alta risoluzione consente di progettare piccoli invasi con doppia funzione: raccogliere acqua per l’irrigazione nei periodi siccitosi e rallentare il deflusso durante piogge intense, riducendo erosione e rischio di piene.

  • Droni e fotogrammetria in vigneti estremi: nei vigneti eroici o terrazzati, i droni permettono di ricostruire modelli 3D dettagliati del terreno, utili per capire dove scorre l’acqua, dove intervenire sul drenaggio e come prevenire fenomeni erosivi.

  • Indice di siccità agricola con intelligenza artificiale: combinando dati satellitari, meteorologici, del suolo, della vegetazione e della morfologia, è possibile mappare la siccità agricola e capire quali aree sono più vulnerabili.

  • Intelligenza artificiale “spiegabile” per capire le cause della siccità: il modello non si limita a indicare dove la siccità è più intensa, ma aiuta anche a stimare il peso dei diversi fattori che la determinano, come precipitazioni, temperatura, suolo, topografia e stato della vegetazione. In questo modo la mappa diventa uno strumento utile per orientare le decisioni.

  • Viticoltura di precisione per l’adattamento climatico: l’integrazione di LiDAR, droni, satelliti e intelligenza artificiale permette di individuare dove trattenere l’acqua, dove migliorare il drenaggio e quali aree del vigneto sono più vulnerabili agli eventi climatici estremi.

Il programma ha visto inoltre la partecipazione dell’Universidad Nacional de Cuyo, con un contributo sui paradigmi e le sfide dell’irrigazione nei vigneti, dell’Universidad Nacional de Río Negro, con un intervento sulla presenza italiana nella storia vitivinicola della Patagonia argentina, e della cantina Viñas del Nant y Fall, che ha presentato il caso di studio della loro azienda familiare (proprietari di origini italiane) come esempio virtuoso legato alla passione ed alla tecnologia italiana.

La Patagonia, con i suoi paesaggi estremi e le sue condizioni climatiche peculiari, diventa così un laboratorio naturale per sperimentare nuove forme di resilienza agricola.

L’evento ha rappresentato anche un’importante occasione di diplomazia scientifica italiana, rafforzando il dialogo tra Italia e Argentina su temi strategici quali agricoltura sostenibile, innovazione digitale, gestione delle risorse idriche, cambiamento climatico e valorizzazione dei territori vitivinicoli estremi.

In questo scenario, l’Università di Padova conferma il proprio ruolo di riferimento internazionale nella ricerca interdisciplinare applicata ai paesaggi agricoli, alla viticoltura di precisione, alla sostenibilità e resilienza dei sistemi agro-forestali in un contesto di cambiamento climatico.

L’iniziativa si è inserita inoltre nell’ambito del progetto HerITage for Future: bridging Italy and Latin America through mutual learning and innovative teaching, finanziato dal programma PNRR – Transnational Education (TNE) con fondi dell’Unione Europea – NextGenerationEU.

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