Padova inaugura la prima facility italiana OPM-MEG per lo studio del cervello
Al Padova Neuroscience Center una tecnologia di magnetoencefalografia con magnetometri a pompa ottica permetterà di osservare in tempo reale l’attività neuronale, con applicazioni nella ricerca sui processi cognitivi e sulle patologie neurologiche e psichiatriche
Il Padova Neuroscience Center (PNC) dell’Università degli Studi di Padova, inaugura la prima facility italiana di magnetoencefalografia con magnetometri a pompa ottica (OPM-MEG), una tecnologia avanzata per comprendere come gli oltre 80 miliardi di neuroni del cervello comunicano in tempo reale tra loro nei processi cognitivi e nelle malattie.
Che cos'è un sistema OPM-MEG
Un sistema OPM-MEG è una tecnologia avanzata di magnetoencefalografia che registra l’attività cerebrale in tempo reale misurando i campi magnetici, estremamente deboli, generati dai neuroni durante la loro attività. L’acronimo indica la magnetoencefalografia con magnetometri a pompa ottica, sensori di nuova generazione che consentono di osservare con grande precisione come il cervello comunica e si attiva nei diversi processi cognitivi.
Rispetto ai sistemi MEG tradizionali, basati su sensori superconduttori criogenici, gli OPM sono più piccoli, portatili e non richiedono raffreddamento a temperature molto basse. Possono quindi essere collocati direttamente vicino al cuoio capelluto, migliorando la sensibilità della misura e la qualità del segnale. Questa caratteristica permette anche di studiare l’attività cerebrale in condizioni più naturali e, in alcuni casi, durante il movimento del soggetto.
L’OPM-MEG combina la rapidità temporale dell’elettroencefalogramma con una maggiore precisione nella localizzazione dell’attività cerebrale. Non sostituisce la risonanza magnetica funzionale, ma la integra, offrendo una lettura dinamica e in tempo reale dei processi neuronali. La facility del Padova Neuroscience Center dell’Università di Padova è la prima installata in Italia e si colloca tra le poche infrastrutture di questo tipo già attive in Europa, accanto a quelle di Barcellona, Zurigo e Atene.
Perchè è importante per le neuroscienze
Alta risoluzione temporale e spaziale
Misure più vicine alla corteccia
Accessibilità e mobilità
Applicazioni cliniche e di ricerca
Schizofrenia: La schizofrenia è associata a gravi deficit cognitivi e funzionali, legati ad alterazioni delle oscillazioni neurali, in particolare nella banda gamma. Queste oscillazioni, che dipendono da circuiti GABAergici e recettori NMDA, risultano ridotte nei pazienti e anche in individui ad alto rischio clinico di sviluppare psicosi (CHR-P). Le tecniche elettrofisiologiche come EEG e MEG sono state utilizzate per studiare tali alterazioni, ma i sistemi OPM-MEG offrono vantaggi significativi: migliore rapporto segnale-rumore, possibilità di rilevare l’attività di strutture profonde (ippocampo, cervelletto), maggiore tolleranza al movimento e costi inferiori. Tutti questi fattori rendono l’OPM-MEG uno strumento promettente per la diagnosi precoce e lo studio della fisiopatologia della schizofrenia.
Alzheimer: La malattia di Alzheimer è caratterizzata da deficit cognitivi progressivi associati ad alterazioni delle oscillazioni neurali, in particolare nelle bande alfa, beta, delta e theta. Queste alterazioni si riscontrano anche in soggetti con deterioramento cognitivo lieve (MCI), fase precoce e a rischio di sviluppare l'Alzheimer. La MEG a riposo si sta rivelando un potenziale biomarcatore precoce, ma la MEG tradizionale (SQUID) è poco adatta a pazienti anziani con limitata tolleranza al movimento. I sistemi OPM-MEG, invece, grazie alla loro tolleranza al movimento e migliore accessibilità, offrono un'alternativa promettente per studiare l'Alzheimer anche in coorti più ampie e meno collaborative.
Parkinson: I disturbi del movimento come Parkinson e distonia mostrano alterazioni delle oscillazioni neurali, soprattutto nei gangli della base, osservate grazie alla DBS. Oscillazioni beta, gamma e a bassa frequenza si associano a specifici sintomi motori. Tuttavia, le tecniche non invasive (EEG, SQUID-MEG) hanno difficoltà a rilevare con precisione queste dinamiche, soprattutto in aree profonde come cervelletto e gangli della base. Gli OPM-MEG, grazie alla maggiore flessibilità e tolleranza al movimento, offrono registrazioni più accurate anche durante movimenti involontari e permettono un migliore accesso a regioni cerebrali sensoriali e profonde. Questo potrebbe rivoluzionare lo studio dei disturbi del movimento, facilitando diagnosi e trattamenti più mirati.
Epilettologia: per la localizzazione non invasiva dei focolai epilettici. L'OPM-MEG offre diversi vantaggi rispetto alle attuali tecniche di valutazione prechirurgica, poiché consente movimenti della testa e persino la deambulazione durante le registrazioni. Questo è particolarmente rilevante per bambini piccoli e persone con disabilità intellettiva e/o problemi comportamentali. Un primo studio che ha applicato l’OPM-MEG a bambini affetti da epilessia ha dimostrato che un sistema con 32 sensori è in grado di rilevare spike interictali con un rapporto segnale/rumore (SNR) superiore e un’accuratezza di localizzazione paragonabile a quella di un sistema SQUID-MEG con 204 sensori. Inoltre, altri studi hanno evidenziato che l’OPM-MEG può rilevare in modo affidabile scariche epilettiformi interictali, convalidandone l’efficacia mediante registrazioni EEG intracerebrali (stereotassiche). In sintesi, nei pazienti con epilessia, l’OPM-MEG può migliorare la localizzazione del focus epilettico, riducendo potenzialmente la necessità di registrazioni invasive. Inoltre, la versatilità dei sistemi OPM ne estende l’utilità alle popolazioni pediatriche e consente misurazioni durante il movimento, ampliando così l’applicabilità anche a gruppi di pazienti finora esclusi da tali valutazioni.
Neurochirurgia: per la pianificazione preoperatoria e il mapping funzionale.
Neuroscienze cognitive: per studiare l’elaborazione linguistica, l’attenzione, la memoria.
Neurosviluppo: consente studi su bambini grazie alla tolleranza al movimento
OPM MEG al Padova Neuroscience Center
A differenza dei tradizionali sistemi MEG basati su sensori SQUID (che richiedono criogenia e impongono rigide condizioni di immobilità), la nuova generazione OPM-MEG è indossabile, non necessita di raffreddamento criogenico e può adattarsi con flessibilità a teste di qualsiasi forma e dimensione, dai neonati agli adulti. Il sistema consente inoltre una maggiore libertà di movimento durante la scansione, aprendo la strada a studi più naturali e dinamici sul cervello in azione.
L’installazione è attualmente in corso a opera degli specialisti della ditta britannica Cerca Magnetics Ltd, vincitrice del bando di gara. Il progetto è stato reso possibile grazie al finanziamento ottenuto dal progetto EBRAINS Italy di cui il prof. Maurizio Corbetta è il principal investigator per il PNC e al sostegno dell’Università di Padova, con un sentito ringraziamento al prorettore Carlo Pellegrino, e agli architetti Giuseppe Olivi e Stefano Marzaro, che stanno seguendo tutte le fasi dell’allestimento.
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