Università di Padova: uno studio rivela che anche i pulcini formano associazioni tra suoni e forme
Pubblicata su «Science» la ricerca dell'Università di Padova in cui si dimostra che anche i pulcini hanno una predisposizione innata verso specifici collegamenti tra suono e forma
Negli umani, Bouba-Kiki è quel fenomeno in cui le persone, indipendentemente dalla loro cultura o lingua parlata, associano sistematicamente determinate forme astratte a specifici suoni. Bouba e Kiki non esistono in realtà, sono "etichette verbali", parole inventate che evocano caratteristiche fisiche. Nella specifica associazione la maggior parte degli individui della nostra specie associa il suono "Kiki" a un oggetto appuntito e "Bouba" a uno tondeggiante. Studi condotti su bambini molto piccoli suggeriscono che questo effetto possa riflettere un meccanismo percettivo innato, sebbene sia difficile escludere del tutto la possibilità che tali associazioni possano venire apprese molto rapidamente dopo la nascita, dato che i bambini sono precocemente esposti ad a una grande quantità di informazioni multisensoriali.
Lo studio intitolato "Matching sounds to shapes: Evidence of the Bouba-Kiki effect in naïve baby chicks", pubblicato su «Science» dai ricercatori dei dipartimenti di Psicologia Generale e di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione dell'Università di Padova, ha indagato l'effetto Bouba-Kiki in pulcini di pollo nei primissimi giorni di vita dopo la schiusa, testando in modo pressoché totale le loro esperienze precedenti al test.
La ricerca:
In una prima fase, i ricercatori hanno insegnato a pulcini di tre giorni ad aggirare un pannello su cui era stampata una forma ambigua, composta sia da elementi tondeggianti che elementi spigolosi, rispetto ad un pannello privo di disegno. Lo scopo era quello di indurre gli animali a scegliere il pannello con la forma secondo la regola "forma per cibo appetitoso".
Successivamente, i pulcini si sono confrontati con due nuovi pannelli: uno dal contorno interamente appuntito e uno tondeggiante. Ciascun animale è stato sottoposto a 24 prove, alternate in modo casuale: in metà veniva riprodotta in sottofondo, tramite un altoparlante nascosto, una ripetizione del suono "Kiki", nelle altre, il suono "Bouba". I ricercatori hanno osservato che i pulcini sceglievano il pannello con la forma appuntita quando udivano "Kiki" e quello con la forma tondeggiante quando udivano "Bouba".
I ricercatori - Maria Loconsole, Silvia Benavides-Varela e Lucia Regolin - hanno poi rafforzato il controllo su tre fattori critici: la maturazione (testando i pulcini entro le prime 24 ore dalla schiusa), l'esperienza sociale (effettuando il test prima che gli animali avessero contatto con altri pulcini) e l'associazione tra pannello con forma ambigua e ricompensa (quindi eliminando qualsiasi precedente addestramento o ricompensa alimentare).
Alla nascita, ciascun pulcino veniva inserito in un'arena in cui era presente uno schermo televisivo su cui veniva proiettato per 30 minuti uno stimolo visivo con contorni sia rotondi che spigolosi, così da consentire un periodo di familiarizzazione. Dopodiché, i ricercatori hanno testato la preferenza spontanea dei pulcini tra due forme (tondeggiante e spigolosa), associate alla ripetizione del suono "Bouba" o "Kiki". Si è registrato che gli animali - che erano liberi di esplorare l'ambiente e di avvicinarsi a ciascuna delle due forme - trascorrevano più tempo in prossimità della forma congruente con il suono udito, similmente a quel che accade negli umani.
I dati raccolti su pulcini di pochi giorni sembrano indicare l'esistenza di una predisposizione innata verso specifiche associazioni tra suono e forma, di conseguenza tale meccanismo non è una solo prerogativa degli umani, ma può essere presente in altre specie animali.
«I nostri risultati ci hanno permesso di dimostrare che non è necessario avere un cervello predisposto al linguaggio umano perché si creino delle associazioni tra suoni e forme - dice Maria Loconsole del dipartimento di Psicologia Generale dell'Università di Padova -. La ricerca evidenzia come esistano dei meccanismi percettivi semplici e basilari che sono condivisi tra diverse specie animali. Questo lavoro rappresenta un'importante punto di partenza per nuove ricerche sul fonosimbolismo nell'uomo, per capire come una predisposizione comune ad associazioni tra diverse modalità sensoriali possa aver svolto un ruolo particolare nel supportare l'emergere del linguaggio nella nostra specie».
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