Università di Parma inaugura la mostra fotografica Valore Lavoro con CSAC e Associazione Gaibazzi
Dal 10 ottobre al 30 novembre focus su sicurezza, occupazione femminile e salario tra gli anni '50 e '70. In mostra Cisventi, Publifoto e la tragedia di Ribolla del 1954. Promossa da Lab Venti Ventuno
Sarà inaugurata sabato 10 ottobre alle 17 nella sede dell'Associazione Remo Gaibazzi (borgo Scacchini, 3/a) l'esposizione fotografica Valore Lavoro, ideata da Lab Venti Ventuno dell'Università di Parma e sviluppata in collaborazione con CSAC (Centro Studi e Archivio della Comunicazione e Associazione Gaibazzi). La mostra propone un percorso storico-documentario attraverso una selezione di fotografie tratte dagli archivi del fotografo Carlo Cisventi e dell'agenzia fotogiornalistica Publifoto, oggi conservati allo CSAC dell'Università di Parma. Il percorso comprende inoltre alcune opere di Remo Gaibazzi, nelle quali le parole lavoro e valore introducono una riflessione sul significato dell'attività umana e della stessa pratica artistica.
Di Carlo Cisventi (1929-1988), una scelta di scatti dedicati al lavoro mette in luce la qualità di un percorso autoriale appartato e di forte rilievo nel panorama della fotografia italiana del Novecento. Riferibili a un arco cronologico compreso tra la metà degli anni Cinquanta e gli anni Settanta, le immagini restituiscono differenti aspetti del lavoro sullo sfondo delle profonde trasformazioni che attraversarono l'Italia del secondo dopoguerra, mutandone insieme il paesaggio umano, sociale e produttivo. Luoghi dell'industria, volti, gesti e momenti della vita quotidiana di lavoratori e lavoratrici, fissati dalla fotografia, compongono la memoria visiva di una stagione cruciale della storia italiana, segnata, nei primi decenni dell'Italia repubblicana, dallo sviluppo del sistema produttivo, dalla crescita economica e dal progressivo ampliarsi del dibattito sulle condizioni e sui diritti del lavoro. Le immagini fotografiche in mostra si offrono così non soltanto come documenti di un'epoca, ma come strumenti per mettere a fuoco questioni che attraversano la storia del lavoro e continuano a interrogare il presente: la sicurezza, l'occupazione femminile, il salario, le forme di tutela sociale. Al tempo stesso restituiscono la pluralità dei significati che il lavoro assume nell'esperienza individuale e collettiva: luogo di responsabilità, emancipazione, socialità, dimensione essenziale e costitutiva dell'esperienza umana.
Da Ribolla 1954 ai giorni nostri: la sicurezza sul lavoro al centro
All'interno del percorso un piccolo nucleo di fotografie dell'archivio Publifoto documenta la tragedia mineraria di Ribolla del 4 maggio 1954, uno degli episodi più drammatici della cronaca italiana del dopoguerra: un fatto che, nella sequenza delle immagini, assume il valore di un punto di condensazione storica e apre la riflessione sul tema, ancora attualissimo, della sicurezza sul lavoro.
La mostra, che sarà aperta fino al 30 novembre a ingresso libero, pone così in dialogo memoria storica e presente, richiamando la centralità del lavoro nella storia democratica italiana. La stessa Costituzione lo colloca, fin dal suo primo articolo, a fondamento della Repubblica. Per accostamenti e richiami, le fotografie aprono uno sguardo sulle forme in cui il lavoro è stato rappresentato e percepito nel dibattito pubblico e nella società.
La scelta dell'Associazione Remo Gaibazzi quale sede espositiva assume, in questo quadro, un significato particolare. Remo Gaibazzi (1915-1994) dedicò infatti una parte rilevante della propria ricerca artistica al tema del lavoro, considerandolo un elemento centrale della vita individuale e collettiva. La sua riflessione sui rapporti fra lavoro, valore e società coinvolse anche il modo di intendere la pratica artistica, ricondotta alla concretezza del fare artistico e al tempo necessario alla realizzazione dell'opera. La presenza in mostra delle opere di Gaibazzi amplia il percorso espositivo, mettendo in relazione la documentazione fotografica della vita dei lavoratori e delle lavoratrici con la riflessione dell'artista sul lavoro e sul suo valore.
Promotore dell'iniziativa è Lab Venti Ventuno, laboratorio interdipartimentale dell'Università di Parma nato da un'iniziativa congiunta del Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali (DUSIC) e del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali (SEA). Costituito nella primavera del 2025, il laboratorio indaga in prospettiva interdisciplinare i significati e le trasformazioni del lavoro tra Novecento e Duemila, mettendo in relazione prospettive economiche, letterarie, artistiche, storiche e sociologiche.
L'esposizione sarà accompagnata da tre incontri di approfondimento, sempre nella sede dell'Associazione. Le conversazioni critiche daranno spazio a una riflessione sul linguaggio fotografico e sul ruolo delle immagini nel raffigurare e interpretare il lavoro e le sue molte trasformazioni. Nel loro insieme gli incontri allargheranno inoltre lo sguardo agli snodi che hanno segnato la storia novecentesca del lavoro e alle tensioni che ne attraversano il presente, nel mutare di codici e contesti. Aperti al pubblico, metteranno al centro della riflessione alcune delle domande che la mostra pone attraverso il linguaggio fotografico, sul valore fondante del lavoro e sul rapporto tra diritti, articolazione della vita civile, democrazia.
Il calendario degli incontri
- Mercoledì 14 ottobre, ore 16.30
Paolo Barbaro: Il lavoro della fotografia
Modera Margherita Zazzero - Venerdì 30 ottobre, ore 16.30
Incontro con Massimo Alberti
In dialogo con Fabio Landini - Venerdì 14 novembre, ore 17
Incontro con Daniele Vicari
In dialogo con Marta Fana
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