Ecuador: uno studio internazionale mostra un quadro aggiornato della pratica del "gas flaring"
Pubblicato uno studio internazionale in cui vengono dimostrate le forti incongruenze tra la sentenza che prevedeva la progressiva dismissione delle attività di gas flaring e le effettive operazioni petrolifere in Ecuador
Lo studio pubblicato su «Environmental Research Letters», guidato dal Centro di Eccellenza Jean Monnet sulle Just Fossil Fuel Transitions e dal gruppo di ricerca internazionale "Cambiamenti Climatici, Territori, Diversità" del dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell'Università di Padova, insieme alla Unión de Afectados y Afectadas por las Operaciones Petroleras de Texaco (UDAPT) presenta un quadro aggiornato del gas flaring - anche detti mecheros petroleros, cioè la pratica di bruciare a cielo aperto il gas naturale in eccesso che fuoriesce durante l'estrazione del petrolio nella Regione Amazzonica ecuadoriana.
La sentenza sullo spegnimento dei siti di gas flaring
Il 26 gennaio 2021 la Corte di Nueva Loja ha emanato una sentenza con la quale ordinava lo spegnimento di tutti i siti di gas flaring vicini a centri abitati entro 18 mesi e la fine completa delle attività di flaring entro il 2030 nella Regione.
Questo nuovo studio, ha indagato se e come la sentenza stia essendo applicata attraverso l'aggiornamento della mappatura dei siti di gas flaring. Lo studio si inserisce in un processo di extreme citizen science, un approccio che vede i cittadini coinvolti in tutte le fasi della ricerca scientifica, dalla definizione degli obiettivi all'interpretazione e diffusione dei risultati, realizzato all'interno della campagna ¡Apaguen Los Mecheros, Enciendan La Vida!. In precedenza, il gruppo di ricerca ha già contribuito con informazioni utili nell'ambito della causa legale: nel 2019 aveva realizzato la prima valutazione indipendente delle attività di gas flaring nella Regione e, nel 2023, stimato il rischio del gas flaring per la salute umana.
I dati emersi dalla ricerca
I risultati evidenziano incongruenze tra la sentenza, le evidenze scientifiche e le effettive operazioni petrolifere: lo studio registra 47 "nuovi siti" di gas flaring e la presenza di attività in siti dove il Ministero dell'Energia e delle Miniere dichiara di aver eliminato le torce.
Petroecuador - la compagnia petrolifera statale dell'Ecuador - ha dichiarato di aver smantellato 110 torce nella Fase I del piano nazionale di riduzione. Incrociando queste localizzazioni con le rilevazioni satellitari e le evidenze di campo, il gruppo di ricerca ha accertato lo stato attuale di 72 di esse: in 37 siti, pari al 51%, sono state trovate torce ancora attive, mentre 35 sono risultate inattive (Figura 4). Inoltre, l'analisi dell'altezza delle torce mostra che quelle spente erano significativamente più piccole di quelle in funzione. Questo dato, insieme all'aumento del 22% dei volumi bruciati registrato dopo la sentenza, suggerisce una riconfigurazione territoriale delle operazioni petrolifere, in cui i siti più piccoli vengono chiusi e il loro gas viene convogliato verso quelli più grandi: una centralizzazione del flaring più che una sua reale riduzione.
Lo studio fornisce inoltre un dataset aggiornato sulle attività di gas flaring a partire dalla mappatura partecipativa realizzata nel 2019 con metodologie di extreme citizen science, stimando tra 198 e 252 siti di flaring potenzialmente attivi nella Regione (Fig. 2). Infine, lo studio documenta una serie di pratiche dubbie, come gli enclosed gas flaring e il venting. Nel primo caso, il bruciatore è alloggiato all'interno di un tubo progettato per contenere il calore radiante, la luminosità e il rumore. Pur presentate come un miglioramento tecnologico, queste installazioni sono molto più difficili da rilevare con il sensore VIIRS – il principale strumento utilizzato per stimare il flaring a livello mondiale – e risultano molto più difficili da individuare anche a terra. Di fatto, creano una zona in cui il flaring può proseguire senza essere osservato. Sono stati inoltre registrati nove casi di venting, rilascio intenzionale e diretto di gas naturale incombusto nell'atmosfera: il venting è particolarmente preoccupante perché rilascia metano, un gas serra molto più potente della CO2 prodotta dalla combustione, ed è di fatto invisibile ai satelliti.
Come arginare il fenomeno e l'importanza della extreme citizen science
I risultati dell'articolo sono particolarmente preoccupanti anche alla luce del contesto geografico della ricerca: la Regione Amazzonica ecuadoriana è infatti un hotspot a livello globale di biodiversità e ospita 11 nazionalità indigeni di cui due gruppi, i Tagaeri-Taromenane, in isolamento volontario. Ciononostante, da oltre 50 anni la frontiera petrolifera è in continua espansione, arrivando a coprire il 26% della Regione, oltre 30,000 km², spesso in sovrapposizione con territori indigeni e aree protette (Fig. 5).
Gli autori avanzano quindi tre raccomandazioni allo Stato ecuadoriano: 1) accelerare gli sforzi per la valorizzazione del gas naturale, che sarebbe anche economicamente vantaggiosa; 2) monitorare efficacemente il rispetto della sentenza, anche da parte delle compagnie petrolifere, adottando riferimenti scientificamente solidi sugli impatti del flaring; 3) rendere pubblici i dati sul gas flaring e sull'industria petrolifera, come previsto dall'Accordo di Escazú.
Inoltre lo studio mostra come il telerilevamento open access, combinato con evidenze raccolte sul campo attraverso la extreme citizen science, possa sostenere una verifica indipendente, trasparente e replicabile su larga scala del rispetto delle norme ambientali nelle frontiere estrattive politicamente contese. Rivela inoltre perché le evidenze di campo e il monitoraggio indipendente restino indispensabili per una verifica a terra e una comprensione reale delle attività di gas flaring, che possono risultare sottostimate sia nei dati ufficiali sia nelle analisi da telerilevamento.
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