Storia economica: uno studio sul potere dello Stato nello sviluppo delle città

Un team di ricerca guidato dall'Università di Padova analizza gli effetti del decentramento amministrativo e delle forme di federalismo a partire dalla riforma napoleonica del 1806

Mar 19, 2026 - 09:54
Mar 19, 2026 - 14:17
Storia economica: uno studio sul potere dello Stato nello sviluppo delle città

Lo studio della genesi dello Stato moderno e dei suoi effetti sullo sviluppo economico e sui processi di urbanizzazione costituisce un tema centrale nella letteratura economica.

Nella ricerca pubblicata sulla rivista "The Journal of Economic History", i proff. Giulio Cainelli e Roberto Ganau del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali "Marco Fanno" dell'Università di Padova e il prof. Carlo Ciccarelli dell'Università di Roma Tor Vergata hanno analizzato come i cambiamenti nella gerarchia amministrativa di un paese influenzino lo sviluppo a livello cittadino a partire dall'impatto della riforma amministrativa napoleonica del 1806 attuata nel Regno di Napoli, utilizzandola come esperimento storico per valutare se i capoluoghi di distretto dotati di funzioni amministrative sovracomunali abbiano ottenuto un premio di sviluppo urbano rispetto alle città non capitali.

Il contenuto della riforma di Napoleone del 1806

La riforma suddivise le dodici province storiche in quaranta distretti, unità amministrative intermedie tra provincia e comuni, individuando i capoluoghi secondo criteri di "centralità spaziale". Tali centri divennero sedi di funzioni amministrative e rappresentarono la prima presenza statale capillare nell'Italia meridionale continentale, anche attraverso l'invio di funzionari, militari e forze di polizia a supporto del Sottintendente. L'evidenza mostra che i capoluoghi distrettuali registrarono, nei decenni successivi, una maggiore crescita demografica e industriale rispetto a comuni privi di funzioni amministrative sovracomunali, nonché una più intensa dotazione di infrastrutture e di beni pubblici locali. Nonostante l'abolizione dei distretti nel 1927, questi comuni continuarono a espandersi, beneficiando dei processi avviati durante il dominio francese.

Quali implicazioni per l'economia moderna?

Dall'analisi dei docenti derivano due implicazioni di carattere generale: la presenza dello Stato sul territorio è determinante per l'occupazione e per l'offerta di servizi (infrastrutture, sicurezza, welfare); il decentramento amministrativo può influenzare la gerarchia urbana, incidendo sui percorsi di sviluppo locale e sulla geografia economica di un Paese.

«L'analisi presenta inoltre rilevanti implicazioni sul piano nazionale e internazionale – commenta Roberto Ganau, autore della ricerca e docente all'Ateneo patavino –. In ambito nazionale, il recente dibattito sull'autonomia differenziata ha riaperto la discussione sul decentramento amministrativo e sulle forme di federalismo più idonee a sostenere lo sviluppo economico, in particolare nel Mezzogiorno».

«In prospettiva internazionale – continua Giulio Cainelli, anche lui autore della ricerca e docente all'Università di Padova –, il nostro lavoro è coerente con l'ipotesi alla base dei processi di "urbanizzazione amministrativa" che hanno ricevuto ampia attenzione in Cina dopo le riforme economiche del 1978: l'attribuzione di funzioni politico-amministrative a città di piccola e media dimensione ha infatti svolto un ruolo cruciale nel favorire urbanizzazione e agglomerazione in numerose regioni del Paese».

Link allo studio: Napoleonic Administrative Reforms and Development in the Italian Mezzogiorno – «The Journal of Economic History» – 2026

Autori: Giulio Cainelli, Carlo Ciccarelli e Roberto Ganau

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Redazione Italia24 News