Astrofisica. L’Event Horizon Telescope scruta il cuore del getto di OJ 287
Per la prima volta osservato direttamente un campo magnetico elicoidale all’interno di un getto relativistico: nuove conferme sui meccanismi che governano i buchi neri supermassicci
Per la prima volta gli astronomi riescono a osservare direttamente la complessa architettura magnetica all’interno di un getto relativistico, uno dei fenomeni più energetici e affascinanti dell’Universo. Il risultato arriva grazie alle osservazioni dell’Event Horizon Telescope (EHT), la rete globale di radiotelescopi che ha già reso possibile l’immagine dei buchi neri, e riguarda il blazar OJ 287, una galassia attiva situata a circa 1,6 miliardi di anni luce dalla Terra.
Le nuove osservazioni dell’Event Horizon Telescope
Lo studio, rilanciato dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e pubblicato sulla rivista Astronomy & Astrophysics, analizza dati raccolti nell’aprile del 2017, oggi reinterpretati grazie a nuove tecniche di elaborazione e di analisi della polarizzazione. L’attenzione dei ricercatori si è concentrata sulla regione più interna del getto, quella più vicina al buco nero supermassiccio che alimenta l’intera struttura.
Onde d’urto e dinamiche estreme nel plasma
Le immagini ad altissima risoluzione mostrano un getto tutt’altro che uniforme. Al suo interno emergono più componenti in movimento, riconducibili a onde d’urto che viaggiano a velocità differenti e che interagiscono tra loro e con il plasma circostante. Queste interazioni generano variazioni rapide nella polarizzazione della radiazione osservata, rivelando una dinamica estremamente complessa e turbolenta.
La scoperta chiave: il campo magnetico a spirale
L’aspetto più innovativo dello studio è però l’evidenza diretta di un campo magnetico elicoidale, cioè avvolto a spirale lungo l’asse del getto. Si tratta di una configurazione prevista da tempo dai modelli teorici, ma mai osservata con tanta chiarezza nelle immediate vicinanze della sorgente. Questa struttura magnetica sembra svolgere un ruolo cruciale nel mantenere il getto collimato e stabile, oltre che nell’accelerare le particelle a energie elevatissime.
Un passo avanti nella comprensione dei buchi neri
OJ 287 è considerato da anni un laboratorio cosmico ideale. Appartiene alla classe dei blazar, galassie attive il cui getto relativistico è orientato quasi direttamente verso la Terra, e si ritiene ospiti un sistema binario di buchi neri supermassicci con un periodo orbitale di circa dodici anni. Una configurazione rara, che rende questo oggetto particolarmente prezioso per testare le teorie sulla formazione dei getti e sull’evoluzione dei nuclei galattici attivi.
Le nuove osservazioni rafforzano l’idea che i campi magnetici organizzati siano un ingrediente fondamentale nella fisica dei buchi neri. I moti apparentemente superluminali osservati nel getto, spiegabili come effetti relativistici legati alla geometria e alla velocità del flusso, confermano inoltre l’estrema energia in gioco in queste regioni dello spazio.
Dopo aver aperto una finestra diretta sull’orizzonte degli eventi dei buchi neri, l’Event Horizon Telescope dimostra ancora una volta di essere uno strumento chiave per comprendere non solo l’aspetto di questi oggetti estremi, ma anche i processi fisici che ne governano l’ambiente più profondo e violento.
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