Welfare: beni confiscati diventano case per l’autonomia delle donne che escono dalla violenza

Cinque appartamenti a Milano destinati all’accoglienza nella fase finale dei percorsi di fuoriuscita

Dicembre 21, 2025 - 13:31
Dicembre 29, 2025 - 13:32
Welfare: beni confiscati diventano case per l’autonomia delle donne che escono dalla violenza

Cinque beni confiscati alla criminalità organizzata diventano strumenti concreti di welfare e inclusione sociale. A Milano, gli immobili – monolocali e bilocali – saranno messi a disposizione della Rete Antiviolenza del Comune di Milano per accogliere donne nella fase conclusiva del loro percorso di uscita dalla violenza, accompagnandole verso una piena autonomia abitativa e personale.

Gli appartamenti entrano ufficialmente nel sistema cittadino di interventi dedicati alla promozione dei diritti e al contrasto di ogni forma di discriminazione, offrendo un contesto protetto alle donne, anche con figli, che hanno già affrontato il percorso di presa in carico da parte dei centri antiviolenza e delle case rifugio.

Gestione condivisa e accoglienza temporanea

Gli alloggi saranno concessi in comodato d’uso gratuito a Fondazione Somaschi Onlus, che li gestirà in collaborazione con Farsi Prossimo, La Strada e Telefono Donna.

Le persone accolte dovranno essere seguite da un Centro Antiviolenza o inserite in una Casa rifugio e presentare un buon livello di autosufficienza, tale da consentire la gestione autonoma dell’abitazione. È inoltre richiesto un reddito che permetta di sostenere le spese ordinarie – utenze, spese condominiali e un contributo per la locazione – in un’ottica di progressiva indipendenza.

La permanenza prevista è di 12 mesi, prorogabile fino a 24, con un accompagnamento sociale ed educativo leggero, pensato per sostenere il passaggio verso una piena autonomia.

Da luoghi di illegalità a spazi di libertà

«Alla fine di un percorso di liberazione dalla violenza che prevede la presa in carico da parte di un centro antiviolenza e l’eventuale inserimento in una casa rifugio – dichiara Lamberto Bertolé, assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano – è possibile che una donna e i suoi figli abbiano bisogno di un ambiente protetto dove mettere alla prova l’autonomia raggiunta prima di potersi confrontare con il mondo esterno in totale indipendenza. Questi appartamenti offrono l’opportunità di affrontare la necessaria transizione con la serenità imprescindibile per il successo del percorso».

«I beni confiscati, in questo caso, si trasformano da luoghi di illegalità a occasioni di liberazione per le donne che coraggiosamente sono riuscite a fare una scelta importante per la loro vita e per quella dei loro figli», conclude Bertolé.

Risorse e sostegno pubblico

Il sistema cittadino coordinato dal Comune di Milano metterà a disposizione 9mila euro per coprire le spese di preparazione degli alloggi, mentre l’arredamento sarà garantito grazie a risorse del Fondo Sociale Europeo.

Un intervento che conferma come il riutilizzo sociale dei beni confiscati possa diventare leva concreta di politiche pubbliche capaci di intrecciare legalità, welfare e diritti, trasformando patrimoni sottratti alla criminalità in spazi di rinascita e autonomia.

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Redazione Italia24 News