ArtePadova 2025: un attraversamento tra maestri, materia e nuovi lessici visivi

Le icone del Novecento dialogano con linguaggi che oggi stanno ridefinendo il rapporto tra gesto, materia e percezione

Novembre 18, 2025 - 14:34
Novembre 18, 2025 - 14:35
ArtePadova 2025: un attraversamento tra maestri, materia e nuovi lessici visivi
Photo credit: ARTEPADOVA
ArtePadova 2025: un attraversamento tra maestri, materia e nuovi lessici visivi
ArtePadova 2025: un attraversamento tra maestri, materia e nuovi lessici visivi

ArtePadova, nell'edizione di quest'anno, ha dato l'impressione di un paesaggio che cambia sotto i piedi del visitatore.
I padiglioni attraversavano epoche e visioni senza fratture, mettendo in dialogo le icone del Novecento con linguaggi che oggi stanno ridefinendo il rapporto tra gesto, materia e percezione.

Le gallerie più storiche proponevano opere che continuano a orientare lo sguardo collettivo: i tagli di Lucio Fontana, ancora capaci di suggerire un'idea di spazio che non appartiene alla superficie; le cancellature di Isgrò, che suonano come una forma di resistenza intellettuale; le sovrapposizioni urbane di Rotella; le atmosfere sospese di De Chirico; e naturalmente i codici pop di Andy Warhol, che restano un alfabeto universale dell'immagine contemporanea.

GIORGIO DE CHIRICO | GALLERIA TORNABUONI

Non mancava la dimensione più popolare e viscerale dell'arte povera, né quella più concettuale legata agli anni Sessanta e Settanta: un insieme di genealogie che ricordava quanto il presente continui a nutrirsi di eredità stratificate.

Accanto a questi maestri, la fiera lasciava spazio a sperimentazioni che lavorano sul materiale come campo di tensione.
Dalle soluzioni riciclate di Theo Gallino, capaci di trasformare la quotidianità industriale in superfici narrative, ai lavori tessili e ai polimeri manipolati che molte gallerie hanno proposto come nuove frontiere del gesto.

ELENA BROVELLI | "FABIOLA." | PORTALE COSMICO

È in questa costellazione che si inseriva anche la presenza di Elena Brovelli, con il suo portale FABIOLA.
Una fibra iridescente che scende dal quadro fino al pavimento, espandendosi nello spazio come un'unica colata materica. La sua installazione non appariva come elemento isolato, bensì come una delle declinazioni possibili di questa rinnovata attenzione per la materia: un approccio in cui il tessuto non è superficie, ma comportamento; non rappresentazione, ma traccia di un gesto calibrato.

Il pubblico si muoveva davanti a FABIOLA. come si muoveva davanti a molte delle proposte più ricercate della fiera: non alla ricerca di un'immagine, ma di un attraversamento.

Una continuità narrativa che univa Brovelli, Gallino e altri artisti presenti: tutti legati, pur in modi diversi, alla volontà di ridefinire il confine tra installazione, scultura e rito visivo.

L'impressione generale, uscendo dalla fiera, era quella di un panorama in trasformazione.
Non un confronto tra passato e presente, ma una geografia in cui i maestri del Novecento convivono con autori che oggi esplorano nuovi lessici materici.

E proprio in questa convivenza, fluida, naturale, si comprende il senso più profondo di ArtePadova 2025:
l'arte non procede per fratture, ma per continui passaggi.

Alcuni già canonizzati, altri in via di definizione.

Tutti, però, parte di uno stesso percorso.

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Redazione Italia24 News