Ildar Abdrazakov escluso dal Don Giovanni al Filarmonico di Verona

Il basso russo fuori dal cast dopo un appello della Fondazione Navalny: il caso divide mondo culturale e politico

Novembre 9, 2025 - 12:32
Novembre 9, 2025 - 13:00
Ildar Abdrazakov escluso dal Don Giovanni al Filarmonico di Verona

La Fondazione Arena di Verona ha reso noto con una comunicazione ufficiale molto stringata che il celebre basso russo Ildar Abdrazakov non parteciperà alla produzione del Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart, in programma al Teatro Filarmonico di Verona dal 18 al 25 gennaio 2026.

La notizia, riportata da diverse testate, ha immediatamente acceso il dibattito sul rapporto tra arte, politica e libertà di espressione.

Motivazioni e contesto

La decisione è arrivata dopo un appello pubblico della Anti-Corruption Foundation, l’organizzazione fondata da Alexei Navalny, che aveva chiesto alla Fondazione Arena di Verona di cancellare la partecipazione di Abdrazakov, accusandolo di vicinanza al presidente Vladimir Putin e di ricoprire incarichi culturali in istituzioni della Crimea annessa.

Secondo quanto riportato dal Corriere del Veneto, il ministro della Cultura Alessandro Giuli avrebbe espresso apprezzamento per la scelta della Fondazione Arena, dichiarando che «le arti russe sono benvenute in Italia quando rappresentano dialogo, non propaganda».

L’artista e la sua carriera

Nato a Ufa nel 1976, Abdrazakov è considerato uno dei bassi più autorevoli della sua generazione. Ha calcato i palcoscenici del Metropolitan Opera di New York, del Teatro alla Scala e del Bolshoi di Mosca, collaborando con direttori come Muti, Gergiev e Barenboim.

La sua esclusione da Verona arriva dopo altre controversie legate a cantanti russi ritenuti vicini al Cremlino, da Anna Netrebko a Denis Matsuev, sollevando interrogativi su quanto la geopolitica influenzi oggi il mondo della lirica internazionale.

Implicazioni culturali

La vicenda apre un nuovo capitolo nel dibattito su libertà artistica e responsabilità etica.

Negli ultimi anni, dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, molte istituzioni europee, dai teatri d’opera ai festival, hanno adottato una linea più rigida nei confronti di artisti considerati vicini al Cremlino.

Questa tendenza, secondo diversi critici, rischia però di trasformarsi in una “cancel culture diplomatica”, dove la valutazione artistica viene oscurata dall’appartenenza nazionale o da posizioni politiche presunte.

Tradizionalmente, la musica classica è un terreno di dialogo tra culture, ma in tempi di tensioni globali anche le istituzioni teatrali sono chiamate a prendere posizione.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatia Antipatia 0
Amore Amore 0
Divertente Divertente 0
Arrabbiato Arrabbiato 0
Triste Triste 0
Oh Oh 1