“Mi pare ieri”: Ernesto Bassignano e l’arte del ricordare senza paura
Nel suo nuovo libro, il cantautore e giornalista racconta un’epoca attraverso i volti che l’hanno resa irripetibile
Ernesto Bassignano usa il ritratto come forma di resistenza. C’è una forma di coraggio nel raccontare gli altri senza addolcirli, nel fissarli su carta per come sono stati davvero: fragili, ironici, inconcludenti e splendidi.
In Mi pare ieri, Bassignano compone un mosaico di anime che hanno attraversato la cultura italiana come lampi: Lucio Dalla, Gian Maria Volonté, Mariangela Melato, Roberto Benigni, Umberto Bindi. Ogni ritratto è una battaglia contro la dimenticanza, un atto d’amore verso un’epoca in cui arte e vita si confondevano.
Seduto davanti a noi, Bassignano parla piano, con la voce di chi ha visto molto e ancora si stupisce di tutto.
“Nei suoi anni radiofonici con Ezio Luzzi, c’era un’Italia che sapeva ancora ridere di sé. È possibile recuperare quello spirito oggi?”
Temo che la mia Hopersoitrend con Luzzi sia stata l'ultima trasmissione colta e goliardica, in diretta, senza altri autori all’infuori di me.
Oggi poca roba: cabaret e battute scritte.
“In molti dei suoi ritratti si percepisce il dolore del tempo che passa, ma anche una gratitudine profonda. Ha mai avuto paura di dimenticare?”
È proprio perché non voglio dimenticare che ho scritto questo libro, e vorrei che qualcun altro ricordasse quei dieci anni di risate libere.
Dieci anni, tutti i giorni, con l’attualità da commentare e i falsi, i bugiardi e gli sciocchi da sbertucciare.
“Lei ha frequentato artisti geniali e controversi. Cosa accomuna, secondo lei, la grandezza e la fragilità?”
C’è un nesso preciso tra fragilità, coraggio e fantasia.
Io, per esempio, sono un curioso coraggioso ma anche un timido che rimedia buttandosi ogni giorno senza rete.
“Mi pare ieri! è anche un libro sul coraggio di cambiare pelle. Quanto le è costato farlo ogni volta?”
Non mi è costato nulla. Non avrei mai potuto diventare solo un giornalista o solo un cantautore.
La mia curiosità mi ha spinto anche verso l’arte e la politica. Certo, è stato difficile e pericoloso, ma sapevo che non potevo fare altro: sperimentare su tutto.
“Le parole ‘scusa… scusa…’ di Bindi sembrano una preghiera laica. Pensa che molti artisti abbiano chiesto perdono al proprio tempo?”
Sì. È la preghiera di un genio che, senza rete né paracadute, ha gettato il proprio corpo in tutti i dirupi della vita.
Ancora oggi piango dal dolore e dalla rabbia per una perdita di tale peso.
“La musica, il teatro, la politica… quanto è stato importante per lei il senso del gruppo, della comunità?”
Molto importante: il gruppo, la comunità, il lavorare insieme per un grande obiettivo, anche sacrificando una personalità forte e dirompente.
Ho accettato la sfida credendo totalmente nell’idea. Sono un idealista un po’ fesso che si è sacrificato per niente.
“Guardando indietro, c’è qualcosa che rifarebbe diversamente?”
Sì. Sinceramente avrei potuto essere un po’ meno convinto della reale buona volontà dell’uomo di sinistra.
Una volta meritava, poi pian piano la spinta si è persa in favore dell’economia, della furbizia, del realismo.
“E qualcosa che non cambierebbe per nulla al mondo?”
Di sicuro la sincerità e quella voglia che ancora oggi, a quasi ottant’anni, fa di me un brontosauro sopravvissuto.
“Se Mi pare ieri! fosse un messaggio in bottiglia, a chi lo affiderebbe?”
Se fosse un message in the bottle, vorrei che lo trovassero un bimbo e una bimba di nove o dieci anni, e che ne facessero un piccolo tesoro da tenere sul comodino.
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