Tumore del colon-retto: individuato un nuovo possibile bersaglio per l’immunoterapia

Il recettore immunitario CD300e potrebbe aiutare a riattivare le difese contro il cancro. Uno studio dell'Università di Padova

Dicembre 19, 2025 - 13:13
Dicembre 29, 2025 - 13:14
Tumore del colon-retto: individuato un nuovo possibile bersaglio per l’immunoterapia

Un nuovo passo avanti nella comprensione dei meccanismi che permettono al tumore del colon-retto di eludere il sistema immunitario arriva da Padova. Un gruppo di ricercatori del Università di Padova, coordinato dalla professoressa Gaia Codolo, ha identificato nel recettore immunitario CD300e un potenziale nuovo bersaglio terapeutico, aprendo prospettive concrete per il potenziamento delle immunoterapie oncologiche.

Lo studio, sostenuto dalla Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, è stato pubblicato sul Journal for ImmunoTherapy of Cancer e mostra come CD300e giochi un ruolo chiave nel rendere il microambiente tumorale favorevole alla progressione della malattia.

Macrofagi “riprogrammati” dal tumore

I ricercatori hanno osservato che CD300e è espresso da specifiche cellule del sistema immunitario presenti all’interno del tumore, in particolare dai macrofagi, cellule dell’immunità innata normalmente deputate alla difesa dell’organismo. L’attivazione di questo recettore, indotta dai segnali prodotti dal tumore stesso, spinge i macrofagi verso uno stato che favorisce la crescita tumorale e indebolisce la risposta immunitaria.

«Abbiamo scoperto che CD300e è fortemente indotto da segnali prodotti dal tumore stesso, che riprogrammano i macrofagi rendendoli meno capaci di sostenere la risposta delle cellule T», commenta Gaia Codolo. Le cellule T rappresentano infatti uno dei pilastri della risposta immunitaria antitumorale. «L’identificazione di CD300e come uno dei regolatori chiave di questo processo apre nuove prospettive per lo sviluppo di strategie terapeutiche innovative», aggiunge la coordinatrice della ricerca.

Secondo lo studio, inibire o silenziare CD300e potrebbe contribuire a riattivare le difese immunitarie dell’organismo, aumentando l’efficacia delle terapie immunologiche già in uso, soprattutto nei pazienti che oggi non rispondono a questi trattamenti.

Un lavoro costruito passo dopo passo

Un contributo determinante allo studio è arrivato dalle prime autrici dell’articolo, Annica Barizza e Stefania Vassallo, entrambe ricercatrici del Dipartimento di Biologia dell’Ateneo patavino.

«È stato un lavoro impegnativo, iniziato letteralmente da zero – spiega Annica Barizza –. Abbiamo dovuto costruire passo dopo passo l’intero sistema sperimentale che ci ha permesso di identificare il ruolo di CD300e».

«Siamo rimaste colpite – aggiunge Stefania Vassallo – nell’osservare che, interferendo con questo recettore, si potesse modificare profondamente il comportamento delle cellule immunitarie. Questo ci ha indicato subito che stavamo osservando qualcosa di molto rilevante».

Un approccio integrato contro un tumore complesso

Lo studio è il risultato di una collaborazione multidisciplinare che ha coinvolto anche il Dipartimento di Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica dell’Università di Padova, l’Istituto Oncologico Veneto, il Dipartimento di Medicina Molecolare della Sapienza Università di Roma e l’Università di Brescia.

«La collaborazione con clinici, bioinformatici e ricercatori di altre discipline è stata fondamentale – conclude Codolo –. La complessità dei tumori richiede approcci integrati, capaci di mettere insieme dati immunologici, molecolari e omici».

I ricercatori sottolineano come CD300e possa rappresentare un bersaglio promettente per nuove strategie terapeutiche mirate a “riprogrammare” i macrofagi tumorali, rendendo il microambiente più favorevole a una risposta immunitaria efficace. Il prossimo obiettivo sarà capire se colpire CD300e possa essere integrato con le immunoterapie esistenti, migliorandone i risultati clinici e ampliando il numero di pazienti che possono beneficiarne.

Link: https://jitc.bmj.com/lookup/doi/10.1136/jitc-2025-013249

Titolo: CD300e is a driver of the immunosuppressive tumor microenvironment and colorectal cancer progression via macrophage reprogramming – «Journal for ImmunoTherapy of Cancer» – 2025

Autori: Annica Barizza, Stefania Vassallo, Laura Masatti, Mattia Laffranchi, Sofia Giacometti, Silvia Lonardi, Mattia Bugatti, Sara Coletta, Chiara Della Bella, Mario Milco D’Elios, Simone Pizzini, Antonio Rosato, William Vermi, Matteo Fassan, Gaya Spolverato, Silvano Sozzani, Enrica Calura, Roberta Sommaggio, Gaia Codolo

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Redazione Italia24 News