L’Intelligenza Artificiale va nello spazio: con il “Project Suncatcher” di Google la corsa dell'AI ora punta oltre la Terra

Data center orbitanti alimentati dal Sole promettono di rivoluzionare energia, geopolitica e sovranità dei dati

Novembre 8, 2025 - 08:54
Novembre 8, 2025 - 09:08
L’Intelligenza Artificiale va nello spazio: con il “Project Suncatcher” di Google la corsa dell'AI ora punta oltre la Terra

Dal cloud all’orbita: l’ambizione di Google

Quando Google parla di un “moonshot project”, la parola non è scelta a caso. Con Project Suncatcher, presentato ufficialmente il 4 novembre 2025 sul blog di Google Research, il colosso di Mountain View immagina un futuro in cui i data center non saranno più ancorati alla Terra ma orbitanti nello spazio, alimentati dal Sole e interconnessi da fasci ottici ad altissima velocità.
Un’idea che sembra fantascienza, ma che arriva nel momento in cui l’intelligenza artificiale, soprattutto quella generativa, consuma quantità di energia sempre più insostenibili.

Secondo il documento tecnico ufficiale, le costellazioni di micro-satelliti opereranno su orbite “dawn-dusk”, ottenendo fino a otto volte la produttività energetica rispetto a un impianto solare terrestre.

I primi prototipi, sviluppati in collaborazione con Planet Labs, saranno lanciati nel 2027. Ogni satellite ospiterà chip “Trillium TPU” resistenti alle radiazioni, in grado di comunicare tra loro tramite collegamenti ottici fino a decine di terabit al secondo.

L’urgenza energetica dell’IA

Dietro la narrazione visionaria c’è una realtà ineludibile: l’IA consuma troppa energia.Secondo i dati più recenti della International Energy Agency (IEA), i data center potrebbero arrivare a consumare entro la fine del decennio fino al 3% della domanda elettrica globale, circa il doppio rispetto al 2022, un livello paragonabile all’attuale consumo complessivo della Germania.
Ecco allora che lo spazio diventa l’ultima frontiera per un’energia “pura”, costante, e (in teoria) illimitata.

Chi controllerà i dati oltre l’atmosfera?

L’idea di spostare l’infrastruttura digitale in orbita apre interrogativi nuovi.
Chi possiede, regola e tutela questi data center spaziali? L’Outer Space Treaty del 1967 stabilisce che lo spazio “appartiene all’umanità intera”, ma non contempla l’uso commerciale massiccio di infrastrutture di calcolo. Le agenzie come l’ESA e la NASA osservano con interesse ma anche cautela: l’accumulo di satelliti aumenta il rischio di detriti e interferenze astronomiche, già denunciato da diversi studi pubblicati su Nature Astronomy.

Sostenibilità o nuovo inquinamento orbitale?

Google promette un impatto ambientale inferiore: niente acqua per il raffreddamento, energia rinnovabile continua.

L’Agenzia Spaziale Europea, attraverso la sua Clean Space Initiative, ha avviato studi sull’impatto ambientale dei lanci, evidenziando che i razzi rilasciano gas serra e particelle metalliche in grado di alterare gli strati alti dell’atmosfera. Pur senza fornire cifre ufficiali sulle emissioni, l’ESA riconosce che la sostenibilità dello spazio passa anche dalla riduzione dell’impronta climatica delle missioni orbitali.

Senza piani di rientro controllato, il rischio è che i satelliti esausti si sommino ai detriti spaziali, la sostenibilità, insomma, non si misura solo in watt ma in termini di responsabilità.

Un’occasione anche per l’Europa

Se Suncatcher riuscisse, potremmo trovarci davanti a un nuovo paradigma energetico e industriale. L’Europa, con la strategia EU Space Law in fase di redazione e il programma Horizon Europe dedicato alle tecnologie pulite, ha l’opportunità di non restare spettatrice.
Investire in IA sostenibile e infrastrutture orbitanti europee significherebbe non solo ridurre la dipendenza tecnologica da Stati Uniti e Cina, ma anche valorizzare competenze di eccellenza presenti in Italia — basti pensare al polo spaziale di Torino o ai progetti del Centro Italiano di Ricerche Aerospaziali (CIRA) di Capua.

Spazio: il prossimo data center

Il sogno di Google è quello di “scalare l’IA oltre i limiti terrestri”.
Ma ogni volta che una tecnologia supera i confini fisici, occorre ridefinire anche i limiti etici, politici e ambientali.

Project Suncatcher rappresenta una visione audace: portare l’IA nello spazio per affrancarsi dai limiti terrestri di energia, spazio, raffreddamento. È un ambito di ricerca con enormi potenzialità, ma che è ancora distante da realizzazioni su larga scala. Le sfide tecniche, economiche, ambientali e regolamentari sono considerevoli.
La sua realizzazione potrebbe segnare un cambiamento radicale nell’infrastruttura del calcolo, e quindi nell’IA, nell’arco delle prossime due o tre decadi.

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Redazione Italia24 News